venerdì 4 dicembre 2009

Pensieri 119

La povertà è tra i fattori che favoriscono e aggravano i conflitti, anche armati. A loro volta questi ultimi alimentano tragiche situazioni di povertà… Quasi la metà di coloro che vivono in povertà assoluta oggi è rappresentata dai bambini. Considerare la povertà ponendoci dalla parte dei bambini induce a ritenere prioritari quelli obiettivi che li interessano più direttamente come, ad esempio, la cura delle madri, l’impegno educativo, l’accesso ai vaccini, alle cure mediche e all’acqua potabile, la salvaguardia dell’ambiente e, soprattutto, l’impegno a difesa della famiglia e della stabilità delle relazioni al suo interno. Quando la famiglia s’indebolisce, i danni cadono inevitabilmente sui bambini. Ove non è tutelata la dignità della donna e della mamma, a risentirne sono ancora principalmente i bambini… Le ingenti risorse materiali e umane impiegate per le spese militari e per gli armamenti vengono di fatto distolte dai progetti di sviluppo dei popoli, specialmente di quelli più poveri e più bisognosi di aiuti. E questo va contro a quanto afferma la stessa Carta delle Nazioni unite, che impegna a “promuovere lo stabilimento e il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale con il minimo dispendio delle risorse umane ed economiche mondiali per gli armamenti”(art. 56) (Papa Benedetto XVI, dal Messaggio per la giornata della pace del 1 gennaio 2009).

La Trinità creatrice è il modello tassativo dell’uomo, sua immagine. Il comandamento di Gesù: “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli” (Mt 5,48) significa: il comportamento trinitario sia il vostro modello di vita. E il modello trinitario è il modello della relazione, della pericoresi, dell’amore. Non ci sono altre strade per poter diventare imitatori di Dio, per giungere alla perfezione. Bisogna passare dalla pretenziosa affermazione di sé all’altruistico mettersi in disparte e fare spazio all’altro.

L’individualismo occidentale avrebbe potuto essere evitato, se Dio fosse stato compreso in modo trinitario e non monoteistico (J. Moltmann, Sulla Trinità 27, D’Auria, Napoli 1982).

L’individualismo è un sistema di costumi, di idee e di istituzioni che organizza l’individuo sulla base di un atteggiamento di isolamento e di difesa. Fu l’individualismo a costituire l’ideologia e la struttura dominante della società borghese occidentale tra il XVIII e il XIX secolo. Un uomo astratto, senza relazioni o legami con la natura, dio sovrano in seno a una libertà senza direzione e senza misura, che subito manifesta verso gli altri diffidenza, calcolo, rivendicazione; istituzioni ridotte ad assicurare la convivenza reciproca degli egoismi, o a trarne il massimo rendimento associandoli tra loro in funzione del profitto: ecco il tipo di società che sta agonizzando sotto i nostri occhi, uno dei più miseri che la storia abbia conosciuto. Esso è l’antitesi stessa del personalismo, il suo più diretto avversario (E. Mounier, Il personalismo 47, AVE, Roma 1964).

La persona è un’affermazione di disponibile umiltà.

L’uomo non riesce ad essere se stesso che nella misura in cui si apre al dialogo e al dono.

Per tutti i cristiani, nessuno escluso, il radicalismo evangelico è un’esigenza fondamentale e irrinunciabile, che scaturisce dall’appello di Cristo a seguirlo e ad imitarlo, in forza dell’intima comunione di vita con lui operata dallo Spirito (Giovanni Paolo II, papa, Lettera Pastores dabo vobis)

"Il chinarsi è un gesto materno. Si chinano tanto le mamme che le loro spalle ben presto ne portano il segno, l'inconfondibile segno della maternità che discende e accondiscende. Nella religione è tutto un chinarsi. "Si chinano i cieli... si chinò sulla bara... chinatosi, si mise a scrivere col dito in terra... E chinato il capo, spirò!”. Così risponde il Figlio di Dio alle ipocrite rigidezze dei figli degli uomini (Primo Mazzolari, Il solco).

Gesù sarà in agonia fino alla fine del mondo: durante questo tempo, non bisogna dormire (B. Pascal, Pensiero 553).

Il Cuore di Gesù, l’amore di Gesù, è tutto il Vangelo (Venerabile Leone Dehon, 1843-1925).

Il Verbo di Dio assume un cuore di carne per divinizzare la materia e riscattarla al pari dell’anima dell’uomo… E’ in questo cuore che la misericordia e la verità si sono incontrate, che la giustizia e la pace si sono abbracciate: è il luogo degli sponsali celesti, delle nozze divine, del bacio eterno tra Dio e l’uomo. Il Verbo ha assunto un cuore umano per fare di sé il luogo, il santuario dell’amore reciproco di Dio e degli uomini (Leone Dehon).

La devozione al Sacro Cuore si riferisce a tutti i misteri e a tutti gli stati di vita di nostro Signore. Di tutto essa dà spiegazione con questa unica parola: Amore. Tutta la sua vita è stata adorazione e amore, dall’abbassamento dell’incarnazione fino alla morte sulla croce; immolazione esteriore con la sofferenza, l’umiliazione, la povertà; umiliazione interiore con l’amore e l’adorazione. E’ la prima finalità del sacrificio. E’ anche il primo atto della sua vita eucaristica (Leone Dehon).

Dio non sa cosa farsene del nostro sapere e delle nostre opere se non possiede il nostro cuore (Leone Dehon)

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