Cari figli, sono continuamente in mezzo a voi perché, col mio infinito amore, desidero mostrarvi la porta del Paradiso.
Desidero dirvi come si apre: per mezzo della bontà, della misericordia, dell’amore e della pace, per mezzo di mio Figlio.
Perciò, figli miei, non perdete tempo in vanità.
Solo la conoscenza dell’Amore di mio Figlio può salvarvi. Per mezzo di questo Amore salvifico e dello Spirito Santo,
Egli mi ha scelto ed io, insieme a Lui, scelgo voi perché siate apostoli del Suo Amore e della Sua Volontà.
Figli miei, su di voi c’è una grande responsabilità.
Desidero che voi, col vostro esempio, aiutiate i peccatori a tornare a vedere, che arricchiate le loro povere anime e li riportiate tra le mie braccia.
Perciò pregate, pregate, digiunate e confessatevi regolarmente.
Se mangiare mio Figlio è il centro della vostra vita, allora non abbiate paura: potete tutto. Io sono con voi.
Prego ogni giorno per i pastori e mi aspetto lo stesso da voi.
Perché, figli miei, senza la loro guida ed il rafforzamento che vi viene per mezzo della benedizione non potete andare avanti.
Vi ringrazio.
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sabato 2 giugno 2012
Con quale autorità fai queste cose?
Mc 11,27-33
Andarono di nuovo a Gerusalemme. E, mentre egli camminava nel tempio, vennero da lui i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani e gli dissero: «Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l'autorità di farle?». Ma Gesù disse loro: «Vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi». Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: «Dal cielo», risponderà: «Perché allora non gli avete creduto?». Diciamo dunque: «Dagli uomini»?». Ma temevano la folla, perché tutti ritenevano che Giovanni fosse veramente un profeta. Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo». E Gesù disse loro: «Neanche io vi dico con quale autorità faccio queste cose». Nei primi 26 versetti di questo capitolo Gesù aveva espresso il suo giudizio su Gerusalemme, il tempio e la falsa religiosità, con dei gesti, dei fatti (entrata in Gerusalemme, fico seccato, purificazione del tempio). Da 11,27 a 12,37 il suo giudizio viene espresso con le parole. L’agire di Gesù ha suscitato una reazione violenta da parte dei padroni della religione. Era entrato nel tempio senza chiedere permesso, come uno che entra in casa propria; aveva scacciato venditori e cambiavalute muniti di regolare permesso rilasciato dall’autorità; aveva messo sotto accusa il modo di far religione: il tempio non era più casa di preghiera, ma spelonca di ladri. Davanti a una simile accusa il potere costituito non poteva tacere. E non tacque. «Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l’autorità per farle?»
Nel contesto, la domanda si riferisce all’ingresso di Gesù in Gerusalemme e all’espulsione dei mercati dal tempio. Ma in pratica viene coinvolta tutta la sua attività. Perciò anche la domanda delle autorità giudaiche supera il quadro immediato nel quale è stata posta: il processo contro Gesù è già iniziato. «Vi farò anch’io una domanda». Il processo si capovolge e gli accusatori sono messi sotto accusa e invitati a rendere conto del loro comportamento.
Gesù non pone una contro–domanda per sfuggire alle domande dei suoi avversari, ma per rendere possibile una risposta: non si capisce Gesù se prima non si è capito Giovanni il Battista. Se infatti Giovanni è venuto da Dio per preparare la strada al Messia, Gesù agisce con l’autorità che gli compete come Messia, ed è Dio che gli ha dato questa autorità. Ora essi non vogliono assolutamente ammettere questo: per loro Gesù non rivela il vero volto di Dio e perciò deve morire perché è un bestemmiatore. Su questa loro decisione essi non sono disposti a ritornare e rimangono ostili alla rivelazione di Gesù.
Cosa farà Gesù? Li lascerà senza una risposta? Sembrerebbe di sì: «Gesù disse loro: ‘Neanch’io vi dico con quale autorità faccio queste cose’ «. In realtà Gesù risponde con la parabola dei vignaioli omicidi, che troviamo immediatamente dopo questo brano. E tutti e tre i sinottici dichiarano che i suoi interlocutori compresero che aveva detto quella parabola per loro (Mt 21,45; Mc 12,12; Lc 20,19)
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Preghiera del mattino del 2/VI/2012
Dio eterno, tuo Figlio Gesù ti ha pregato: "Custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi".
Anche noi ti preghiamo: abbatti le mura che ci separano!
Rafforza ciò che ci unisce e fa' che superiamo ciò che ci divide.
Fa' che, per uno sforzo comune, le nostre vie si uniscano.
Fa' che oggi ti lodiamo e ti restiamo fedeli ed obbedienti nella comunione dei Santi.
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Anche noi ti preghiamo: abbatti le mura che ci separano!
Rafforza ciò che ci unisce e fa' che superiamo ciò che ci divide.
Fa' che, per uno sforzo comune, le nostre vie si uniscano.
Fa' che oggi ti lodiamo e ti restiamo fedeli ed obbedienti nella comunione dei Santi.
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venerdì 1 giugno 2012
Sacro Cuore di Gesù
OGGI 1 GIUGNO INIZIA IL MESE AL SACRO CUORE DI GESU', AFFIDIAMO A LUI TUTTE LE NOSTRE NECESSITA', I NOSTRI AMMALATI E LE CALAMITA' NATURALI CHE HANNO COLPITO
LA NOSTRA ITALIA IN QUESTO TEMPO.
Cuore divino di Gesù, io ti offro per mezzo del Cuore Immacolato di Maria, madre della Chiesa, in unione al Sacrificio eucaristico, le preghiere e le azioni, le gioie e le sofferenze di questo giorno: in riparazione dei peccati, per la salvezza di tutti gli uomini, nella grazia dello Spirito Santo, a gloria del divin Padre.
Amatissimi,desideriamo proporvi un piccolo sussidio per poter vivere i nove primi venerdì del mese così come ha chiesto il S. Cuore di Gesù a Santa Margherita Maria Alacoque. Vivere per nove mesi consecutivi il mistero dell’amore del Cuore di Gesù è una grande Grazia che ci sosterrà per tutta la vita fino al passaggio alla vita eterna ce l'ha promesso Gesù. (Ave Maria!)
(maria m.)
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Cuore divino di Gesù, io ti offro per mezzo del Cuore Immacolato di Maria, madre della Chiesa, in unione al Sacrificio eucaristico, le preghiere e le azioni, le gioie e le sofferenze di questo giorno: in riparazione dei peccati, per la salvezza di tutti gli uomini, nella grazia dello Spirito Santo, a gloria del divin Padre.
Amatissimi,desideriamo proporvi un piccolo sussidio per poter vivere i nove primi venerdì del mese così come ha chiesto il S. Cuore di Gesù a Santa Margherita Maria Alacoque. Vivere per nove mesi consecutivi il mistero dell’amore del Cuore di Gesù è una grande Grazia che ci sosterrà per tutta la vita fino al passaggio alla vita eterna ce l'ha promesso Gesù. (Ave Maria!)
(maria m.)
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Non era ancora la stagione dei fichi
Dal Vangelo secondo Marco (11,11-26)
Ed entrò a Gerusalemme, nel tempio. E dopo aver guardato ogni cosa attorno, essendo ormai l'ora tarda, uscì con i Dodici diretto a Betània. La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, ebbe fame. E avendo visto di lontano un fico che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se mai vi trovasse qualche cosa; ma giuntovi sotto, non trovò altro che foglie. Non era infatti quella la stagione dei fichi. E gli disse: «Nessuno possa mai più mangiare i tuoi frutti». E i discepoli l'udirono. Andarono intanto a Gerusalemme. Ed entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e comperavano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe e non permetteva che si portassero cose attraverso il tempio. Ed insegnava loro dicendo: «Non sta forse scritto: La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le genti? Voi invece ne avete fatto una spelonca di ladri!». L'udirono i sommi sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutto il popolo era ammirato del suo insegnamento. Quando venne la sera uscirono dalla città. La mattina seguente, passando, videro il fico seccato fin dalle radici. Allora Pietro, ricordatosi, gli disse: «Maestro, guarda: il fico che hai maledetto si è seccato». Gesù allora disse loro: «Abbiate fede in Dio! In verità vi dico: chi dicesse a questo monte: Lèvati e gettati nel mare, senza dubitare in cuor suo ma credendo che quanto dice avverrà, ciò gli sarà accordato. Per questo vi dico: tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato. Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi i vostri peccati».
Non era ancora la stagione dei fichi Non era ancora la stagione dei fichi «Non era ancora la stagione dei fichi». Nella lettera ai Romani, l'apostolo Paolo dà un'interpretazione di questo passaggio: «Non voglio infatti che ignoriate, fratelli, questo mistero: l'indurimento di una parte di Israele è in atto fino a che saranno entrate tutte le genti. Allora tutto Israele sarà salvato» (Rom 11,25-26).
Se il Signore avesse trovato dei frutti su quel fico, tutte le genti non sarebbero entrate. Ma poiché tutte le genti sono entrate, tutto Israele finalmente sarà salvato... Del resto, si trova questo passaggio nell'Apocalisse di Giovanni: «Della tribù di Giuda dodicimila crederanno; della tribù di Ruben dodicimila crederanno» ed egualmente delle altre tribù (Ap 7,5-8). In totale, erano centoquarantaquattromila a credere... Se Israele avesse creduto, nostro Signore non sarebbe stato crocifisso, e se nostro Signore non fosse stato crocifisso, la moltitudine dei pagani non sarebbe stata salvata. Pertanto gli ebrei diventeranno credenti, ma crederanno solo alla fine del mondo. Per essi, non era la stagione di credere nella croce...
La loro incredulità, è la nostra fede; la loro caduta ha permesso la nostra ascesa. Non era il momento per loro, perché fosse il nostro.
San Girolamo
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Ed entrò a Gerusalemme, nel tempio. E dopo aver guardato ogni cosa attorno, essendo ormai l'ora tarda, uscì con i Dodici diretto a Betània. La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, ebbe fame. E avendo visto di lontano un fico che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se mai vi trovasse qualche cosa; ma giuntovi sotto, non trovò altro che foglie. Non era infatti quella la stagione dei fichi. E gli disse: «Nessuno possa mai più mangiare i tuoi frutti». E i discepoli l'udirono. Andarono intanto a Gerusalemme. Ed entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e comperavano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe e non permetteva che si portassero cose attraverso il tempio. Ed insegnava loro dicendo: «Non sta forse scritto: La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le genti? Voi invece ne avete fatto una spelonca di ladri!». L'udirono i sommi sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutto il popolo era ammirato del suo insegnamento. Quando venne la sera uscirono dalla città. La mattina seguente, passando, videro il fico seccato fin dalle radici. Allora Pietro, ricordatosi, gli disse: «Maestro, guarda: il fico che hai maledetto si è seccato». Gesù allora disse loro: «Abbiate fede in Dio! In verità vi dico: chi dicesse a questo monte: Lèvati e gettati nel mare, senza dubitare in cuor suo ma credendo che quanto dice avverrà, ciò gli sarà accordato. Per questo vi dico: tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato. Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi i vostri peccati».
Non era ancora la stagione dei fichi Non era ancora la stagione dei fichi «Non era ancora la stagione dei fichi». Nella lettera ai Romani, l'apostolo Paolo dà un'interpretazione di questo passaggio: «Non voglio infatti che ignoriate, fratelli, questo mistero: l'indurimento di una parte di Israele è in atto fino a che saranno entrate tutte le genti. Allora tutto Israele sarà salvato» (Rom 11,25-26).
Se il Signore avesse trovato dei frutti su quel fico, tutte le genti non sarebbero entrate. Ma poiché tutte le genti sono entrate, tutto Israele finalmente sarà salvato... Del resto, si trova questo passaggio nell'Apocalisse di Giovanni: «Della tribù di Giuda dodicimila crederanno; della tribù di Ruben dodicimila crederanno» ed egualmente delle altre tribù (Ap 7,5-8). In totale, erano centoquarantaquattromila a credere... Se Israele avesse creduto, nostro Signore non sarebbe stato crocifisso, e se nostro Signore non fosse stato crocifisso, la moltitudine dei pagani non sarebbe stata salvata. Pertanto gli ebrei diventeranno credenti, ma crederanno solo alla fine del mondo. Per essi, non era la stagione di credere nella croce...
La loro incredulità, è la nostra fede; la loro caduta ha permesso la nostra ascesa. Non era il momento per loro, perché fosse il nostro.
San Girolamo
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Preghiera del mattino del 1/VI/2012
Padre Santo, mandaci lo Spirito Santo affinché egli ci porti alla comprensione della verità totale che è tuo Figlio Gesù Cristo.
Rischiaraci con la luce del Verbo della vita, perché camminiamo nello splendore della verità.
Liberaci da ogni falsa illusione, che ci mette alla mercé delle mode, dei soggettivismi o dei nostri stessi sentimenti.
Da' forza alla debolezza del nostro desiderio affinché rimaniamo fedeli alla tua grazia.
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Rischiaraci con la luce del Verbo della vita, perché camminiamo nello splendore della verità.
Liberaci da ogni falsa illusione, che ci mette alla mercé delle mode, dei soggettivismi o dei nostri stessi sentimenti.
Da' forza alla debolezza del nostro desiderio affinché rimaniamo fedeli alla tua grazia.
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giovedì 31 maggio 2012
Tu sei benedetta fra le donne
Volgi i tuoi occhi alla Vergine e contempla come vive la virtù della lealtà. Quando Elisabetta ha bisogno di Lei, il Vangelo dice che accorre «cum festinatione», con gioiosa sollecitudine. Impara! (Solco, 371)
Mio piccolo amico, ormai sai cavartela da solo. Accompagna con gioia Giuseppe e Maria Santissima e ascolterai le tradizioni della casa di Davide.
Sentirai parlare di Elisabetta e di Zaccaria, t'intenerirai per l'amore purissimo di Giuseppe; e il tuo cuore batterà forte ogni volta che verrà nominato il bambino che nascerà a Betlemme
Camminiamo in fretta verso le montagne, fino a un villaggio della tribù di Giuda (Lc 1, 39)
Siamo giunti. E' la casa in cui deve nascere Giovanni, il Battista. Elisabetta, riconoscente, rende lode alla Madre del suo Redentore: Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno! E donde a me tanto bene, che la Madre del mio Signore venga a visitarmi? (Lc 1, 42-43).
Il Battista sussulta nel seno di sua madre ( Lc 1, 41). L'umiltà di Maria trabocca nel Magnificat - E tu e io, che siamo anzi, eravamo dei superbi promettiamo di essere umili. (Santo Rosario, 2º mistero gaudioso)
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Mio piccolo amico, ormai sai cavartela da solo. Accompagna con gioia Giuseppe e Maria Santissima e ascolterai le tradizioni della casa di Davide.
Sentirai parlare di Elisabetta e di Zaccaria, t'intenerirai per l'amore purissimo di Giuseppe; e il tuo cuore batterà forte ogni volta che verrà nominato il bambino che nascerà a Betlemme
Camminiamo in fretta verso le montagne, fino a un villaggio della tribù di Giuda (Lc 1, 39)
Siamo giunti. E' la casa in cui deve nascere Giovanni, il Battista. Elisabetta, riconoscente, rende lode alla Madre del suo Redentore: Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno! E donde a me tanto bene, che la Madre del mio Signore venga a visitarmi? (Lc 1, 42-43).
Il Battista sussulta nel seno di sua madre ( Lc 1, 41). L'umiltà di Maria trabocca nel Magnificat - E tu e io, che siamo anzi, eravamo dei superbi promettiamo di essere umili. (Santo Rosario, 2º mistero gaudioso)
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Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente: ha innalzato gli umili
Lc 1,39-56
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata
nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino
sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta
tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore
venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia
nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto». Allora Maria disse:
«L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l'umiltà della sua serva.
D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto per me l'Onnipotente
e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre». Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua. Dopo l'annunciazione dell'angelo, Maria si mette in cammino verso la montagna, con sollecitudine. Per Gesù è il primo viaggio missionario compiuto per mezzo della madre, che anticipa l'azione evangelizzatrice della comunità cristiana. Prende qui l'avvio il grande andare, che riempie tutto il vangelo di Luca e gli Atti degli apostoli. La parola di Dio va dal cielo alla terra, da Nazareth a Gerusalemme, da Gerusalemme in Giudea e fino ai confini della terra; va senza esitazioni, sempre in fretta.
Nel saluto di Maria, che porta Gesù nel grembo, Elisabetta e Giovanni incontrano il Salvatore.
L'arrivo di Maria in casa di Elisabetta suscita grande sorpresa e Elisabetta esprime la propria meraviglia con le parole pronunciate da Davide al sopraggiungere dell'Arca dell'Alleanza: "Come potrà venire da me l'arca del Signore?" (2Sam 6,9). Nella casa di Zaccaria si realizza ciò che avverrà a Gerusalemme dopo la risurrezione del Signore. "Negli ultimi giorni, dice il Signore, io effonderò il mio Spirito sopra ogni persona; i vostri figli e le vostre figlie profeteranno" (At 2,17-21; Gl 3,1-5).
La storia dell'infanzia della Chiesa sarà la ripetizione e la continuazione dell'infanzia di Gesù. Elisabetta, "piena di Spirito Santo" (v.41), conosce il segreto di Maria, e la proclama: "Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo" (v.42). Dio ha benedetto Maria con la pienezza di tutte le benedizioni che sono in Cristo (cfr Ef 1,3). Maria viene considerata come l'arca dell'Alleanza del Nuovo Testamento: nel suo grembo porta il Santo, la rivelazione di Dio, la fonte di ogni benedizione, la causa prima della gioia della salvezza, il centro del nuovo culto.
Il saluto di Maria provoca l'esultanza di Giovanni Battista. Il tempo della salvezza è il tempo della gioia. Il cantico di lode di Elisabetta finisce con le parole che esaltano Maria: "Beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore" (v.45). Maria è diventata la madre di Gesù perché ha obbedito alla parola di Dio. E quando una donna del popolo, rivolgendosi a Gesù, la proclamerà beata: "Beato il grembo che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!", Gesù preciserà e completerà l'espressione di lode, dicendo: "Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!" (Lc 11,27-28).
Con un atto di fede comincia la storia della salvezza d'Israele; Abramo parte per un paese sconosciuto con la moglie sterile, solo, perché Dio lo chiama e gli promette una discendenza benedetta (Gen 12). Con un atto di fede comincia la storia della salvezza del mondo; Maria crede alla parola del Signore: vergine, diventa la madre di Dio.
La prima beatitudine del vangelo di Luca è l'esaltazione della fede di Maria. La fede è la virtù che ha accompagnato Maria nel suo cammino e l'ha radicata profondamente nel progetto di salvezza di Dio. Questo cantico è molto vicino a quello che intonerà Gesù quando, esultando nello Spirito Santo, scoprirà che la benevolenza del Padre si rivela ai piccoli (Lc 10,21-22). Maria esalta l'opera di salvezza che Dio sta realizzando tra gli uomini. Questo inno si sviluppa come un mosaico di citazioni e di allusioni bibliche, che trova un parallelo nel cantico di Anna (1Sam 2,1-10), considerato generalmente come la sua fonte principale sia dal punto di vista della situazione che della tematica e della formulazione. Qualche esegeta suggerisce di leggere questo cantico di Maria sullo sfondo della grande liberazione dell'Esodo e in particolare del celebre Cantico del mare (Es 15,1-18.21). Maria canta la grandezza di Dio. Riconosce che Dio è Dio. La conseguenza della scoperta di Dio grande nell'amore è l'esultanza dello spirito.
La scoperta dell'amore immenso di Dio per noi vince la paura. Chi conosce il vero Dio, gioisce della sua stessa gioia. Il motivo del dono di Dio a Maria non è il suo merito, ma il suo demerito, la sua umiltà (da humus=terra, parola da cui deriva anche "uomo"). Maria è il nulla assoluto, che solo è in grado di ricevere il Tutto. Dio è amore. L'amore è dono. Il dono è tale solo nella misura in cui non è meritato. Dio quindi è accolto in noi come amore e dono solo nella misura della coscienza del nostro demerito, della nostra lontananza, della nostra piccolezza e umiltà oggettive.
Maria è il primo essere umano che riconosce il proprio nulla e la propria distanza infinita da Dio in modo pieno e assoluto. Il merito fondamentale di Maria è la coscienza del proprio demerito: ella riconosce la propria infinita nullità. Per questo, giustamente, la Chiesa proclama Maria esentata dal peccato originale, che consiste nella menzogna antica che impedisce all'uomo questa umiltà fiduciosa, che dovrebbe essere tipica della creatura (cfr Sal 131).
L'umiltà di Maria non è quella virtù che porta ad abbassarsi. La sua non è virtù, ma la verità essenziale di ogni creatura, che lei riconosce e accetta: il proprio nulla, il proprio essere terra-terra. Tutte le generazioni gioiranno con lei della sua stessa gioia di Dio, perché in lei l'abisso di tutta l'umanità è stato colmato di luce e si è rivelato come capacità di concepire Dio, il Dono dei doni.
Dio è amore onnipotente. Lo ha mostrato donando totalmente se stesso. Il suo nome (la sua persona) è conosciuto e glorificato tra gli uomini perché Dio stesso santifica il suo nome rivelandosi e donandosi al povero. Maria sintetizza in una sola parola tutti gli attributi di colui che ha già chiamato Signore, Dio, Salvatore, Potente, Santo: il nome di Dio è Misericordia. Dio è amore che non può non amare. E' misericordia che non può non sentire tenerezza verso la miseria delle sue creature.
San Clemente di Alessandria afferma che "per la sua misteriosa divinità Dio è Padre. Ma la tenerezza che ha per noi lo fa diventare Madre. Amando, il Padre diventa femminile" (Dal Quis dives salvetur, 37,2). Maria descrive la storia biblica della salvezza in sette azioni di Dio. La descrizione con i verbi al passato significa quello che Dio ha già fatto nell'Antico Testamento, ma anche quello che ha compiuto nel Nuovo, perché il Cantico, composto dalla comunità cristiana, canta l'operato di Dio alla luce della risurrezione di Cristo già avvenuta.
A proposito di questa rivoluzione operata da Dio, che rovescia i potenti dai troni e manda a mani vuote i ricchi, notiamo che anche questa è un'opera grandiosa e commovente della misericordia di Dio: quando il potente cade nella polvere e il sazio prova l'indigenza, essi sono posti nella condizione per essere rialzati e saziati da Dio. Nell'esperienza del vuoto e nel crollo degli idoli, l'uomo si trova nella condizione migliore per cercare Dio. In Maria è presente Dio fatto uomo. In lui si realizzano le promesse di Dio. E' per la fede in Cristo che si è discendenza di Abramo (Lc 3, 8). Il compimento della promessa fatta da Dio ad Abramo è definitivo: "In te si diranno benedette tutte le famiglie della terra" (Gen 12,3).
Padre Lino Pedron
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mercoledì 30 maggio 2012
Il Figlio dell'uomo non è venuto per essere servito ma per servire
Dal Vangelo secondo Marco (10,32-45)
Mentre erano in viaggio per salire a Gerusalemme, Gesù camminava davanti a loro ed essi erano stupiti; coloro che venivano dietro erano pieni di timore. Prendendo di nuovo in disparte i Dodici, cominciò a dir loro quello che gli sarebbe accaduto: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell'uomo sarà consegnato ai sommi sacerdoti e agli scribi: lo condanneranno a morte, lo consegneranno ai pagani, lo scherniranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e lo uccideranno; ma dopo tre giorni risusciterà». E gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, noi vogliamo che tu ci faccia quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere nella tua gloria uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». Gesù disse loro: «Voi non sapete ciò che domandate. Potete bere il calice che io bevo, o ricevere il battesimo con cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse: «Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e il battesimo che io ricevo anche voi lo riceverete. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato». All'udire questo, gli altri dieci si sdegnarono con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù, chiamatili a sé, disse loro: «Voi sapete che coloro che sono ritenuti capi delle nazioni le dominano, e i loro grandi esercitano su di esse il potere. Fra voi però non è così; ma chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore, e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti. Il Figlio dell'uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».
L'uomo è stato creato per servire il suo Creatore. Cosa c'è di più giusto infatti che servire colui che vi ha dato alla luce, senza il quale non potete esistere? E cosa c'è di più felice che servirlo, poiché servirlo è regnare?
Eppure l'uomo ha detto al suo Creatore: «Non ti servirò» (Ger 2,20). «Allora ti servirò io, disse il Creatore all'uomo. Siediti, ti servirò, ti laverò i piedi»... Sì, Cristo «servo buono e fedele» (Mt 25,21), hai veramente servito, hai servito in tutta fede e in tutta verità, in tutta pazienza e in tutta costanza. Senza tiepidezza ti sei lanciato come un prode per percorrere la via dell'obbedienza (Sal 18,3); senza fingere, ci hai dato in sovrappiù, dopo tante pene, la tua stessa vita; senza fiatare, flagellato e innocente, non apristi la bocca (Is 53,7). Sta scritto ed è vero:«Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse» (Lc 12,47).
Ma questo servo, vi domando, quali degne azioni non ha compiuto? Cosa ha omesso di ciò che doveva fare? «Ha fatto bene ogni cosa», esclamavano coloro che osservavano la sua condotta, «fa udire i sordi e fa parlare i muti» (Mc 7,37). Ha compiuto ogni sorta di opere degne di ricompensa, allora come mai ha sofferto tante umiliazioni? Ha presentato le sue spalle alla frusta, ha ricevuto numerosi colpi atroci, dappertutto il suo sangue scorre. È stato interrogato in mezzo agli obbrobri e ai tormenti, come uno schiavo o un malfattore che sottopongono alla tortura per strappargli la confessione di un crimine. O superbia detestabile dell'uomo sdegnoso di servire, e che non poteva essere umiliato se non con l'esempio della servitù del suo Dio!... Si, mio Signore, hai molto faticato per servirmi; sarebbe giusto ed equo che d'ora in poi ti riposassi, mentre il tuo servo, a sua volta, cominciasse a servirti, è venuto il suo turno... Hai vinto, Signore, questo servo ribelle; stendo le mani per ricevere i tuoi legami, chino il capo per ricevere il tuo giogo. Permetti che io ti serva. Accoglimi per sempre come tuo servo, ancorché servo inutile se la tua grazia non mi assiste e non mi affianca sempre nella fatica (Sap 9,10).
Beato Guerrico d'Igny
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Mentre erano in viaggio per salire a Gerusalemme, Gesù camminava davanti a loro ed essi erano stupiti; coloro che venivano dietro erano pieni di timore. Prendendo di nuovo in disparte i Dodici, cominciò a dir loro quello che gli sarebbe accaduto: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell'uomo sarà consegnato ai sommi sacerdoti e agli scribi: lo condanneranno a morte, lo consegneranno ai pagani, lo scherniranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e lo uccideranno; ma dopo tre giorni risusciterà». E gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, noi vogliamo che tu ci faccia quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere nella tua gloria uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». Gesù disse loro: «Voi non sapete ciò che domandate. Potete bere il calice che io bevo, o ricevere il battesimo con cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse: «Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e il battesimo che io ricevo anche voi lo riceverete. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato». All'udire questo, gli altri dieci si sdegnarono con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù, chiamatili a sé, disse loro: «Voi sapete che coloro che sono ritenuti capi delle nazioni le dominano, e i loro grandi esercitano su di esse il potere. Fra voi però non è così; ma chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore, e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti. Il Figlio dell'uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».
L'uomo è stato creato per servire il suo Creatore. Cosa c'è di più giusto infatti che servire colui che vi ha dato alla luce, senza il quale non potete esistere? E cosa c'è di più felice che servirlo, poiché servirlo è regnare?
Eppure l'uomo ha detto al suo Creatore: «Non ti servirò» (Ger 2,20). «Allora ti servirò io, disse il Creatore all'uomo. Siediti, ti servirò, ti laverò i piedi»... Sì, Cristo «servo buono e fedele» (Mt 25,21), hai veramente servito, hai servito in tutta fede e in tutta verità, in tutta pazienza e in tutta costanza. Senza tiepidezza ti sei lanciato come un prode per percorrere la via dell'obbedienza (Sal 18,3); senza fingere, ci hai dato in sovrappiù, dopo tante pene, la tua stessa vita; senza fiatare, flagellato e innocente, non apristi la bocca (Is 53,7). Sta scritto ed è vero:«Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse» (Lc 12,47).
Ma questo servo, vi domando, quali degne azioni non ha compiuto? Cosa ha omesso di ciò che doveva fare? «Ha fatto bene ogni cosa», esclamavano coloro che osservavano la sua condotta, «fa udire i sordi e fa parlare i muti» (Mc 7,37). Ha compiuto ogni sorta di opere degne di ricompensa, allora come mai ha sofferto tante umiliazioni? Ha presentato le sue spalle alla frusta, ha ricevuto numerosi colpi atroci, dappertutto il suo sangue scorre. È stato interrogato in mezzo agli obbrobri e ai tormenti, come uno schiavo o un malfattore che sottopongono alla tortura per strappargli la confessione di un crimine. O superbia detestabile dell'uomo sdegnoso di servire, e che non poteva essere umiliato se non con l'esempio della servitù del suo Dio!... Si, mio Signore, hai molto faticato per servirmi; sarebbe giusto ed equo che d'ora in poi ti riposassi, mentre il tuo servo, a sua volta, cominciasse a servirti, è venuto il suo turno... Hai vinto, Signore, questo servo ribelle; stendo le mani per ricevere i tuoi legami, chino il capo per ricevere il tuo giogo. Permetti che io ti serva. Accoglimi per sempre come tuo servo, ancorché servo inutile se la tua grazia non mi assiste e non mi affianca sempre nella fatica (Sap 9,10).
Beato Guerrico d'Igny
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Preghiera del mattino del 30/V/2012
Padre che sei nei cieli, tu ci hai fatto dono di tuo Figlio.
Anche la notte scorsa, molti dei nostri fratelli hanno conosciuto la sofferenza, la povertà, la malattia e si sono sentiti soli e abbandonati.
Abbi pietà di loro; da' loro un po' di gioia.
Rendici attenti nei loro confronti, affinché li aiutiamo in quanto ci è possibile.
Rendici forti, in questo nuovo giorno, sulla via della croce della nostra vita.
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Anche la notte scorsa, molti dei nostri fratelli hanno conosciuto la sofferenza, la povertà, la malattia e si sono sentiti soli e abbandonati.
Abbi pietà di loro; da' loro un po' di gioia.
Rendici attenti nei loro confronti, affinché li aiutiamo in quanto ci è possibile.
Rendici forti, in questo nuovo giorno, sulla via della croce della nostra vita.
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martedì 29 maggio 2012
Riceverete in questo tempo cento volte tanto insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà.
Mc 10,28-31
Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento
volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà. Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi». Non si sceglie la povertà per se stessa, non si lasciano le persone più care per il gusto di lasciarle: ciò sarebbe irragionevole, sarebbe un vero male. Se si sceglie di lasciare tutto e tutti è per qualcosa di più grande e soprattutto per Qualcuno più grande: per seguire Gesù e dedicare ideali, mente e cuore all'annuncio del vangelo. Sono queste le finalità che danno un senso alla povertà e al distacco. Nella povertà Gesù propone all'uomo la rinuncia al Dio di questo mondo. La povertà è essenziale per seguire Cristo ed è indispensabile per avere la vita eterna (v.17).
In origine con l'espressione "il centuplo", forse, si intendeva la vita eterna, ma la comunità cristiana scorgeva questo centuplo già nel fatto che i discepoli di Cristo, rinunciando alla casa, alla famiglia e alle proprietà, ritrovavano una nuova famiglia e una casa nella comunità. Sebbene i credenti possano trovare una certa compensazione nei numerosi "fratelli, sorelle, madri e figli", come pure nell'assistenza materiale che ricevono in seno alla comunità, devono tuttavia sapere che quaggiù siamo ancora nel tempo delle persecuzioni, delle tribolazioni, della croce.
Anche il fare della comunità la propria casa può nascondere delle insidie. Chi cerca nella comunione con i fratelli e le sorelle di fede una reale compensazione in cambio di ciò che ha lasciato, non ha ancora compreso la chiamata a seguire Gesù fino alla croce. Gesù si separò perfino dai discepoli più cari, morendo solo e abbandonato, per la salvezza di tutti.
La comunità non è in primo luogo un rifugio per le persone sole, ma uno spazio dove si raccolgono coloro che rinunciano ai propri desideri per amore di Gesù e si mettono al servizio degli altri uomini. Essa non costituisce un cantuccio tranquillo e appartato dal mondo, ma un punto di partenza per andare verso il mondo. Le persecuzioni sono i test di fedeltà a Cristo e al vangelo. Il giorno in cui la comunità cristiana non fosse più perseguitata si potrebbero fare solo due ipotesi: o tutti sono diventati definitivamente cristiani, compreso il diavolo, o i cristiani non sono più tali.
Padre Lino Pedron
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Preghiera del mattino del 29/V/2012
Dio altissimo e onnipotente, fonte di ogni bontà e di ogni gioia, facci comprendere che, seguendoti e facendo la tua volontà, noi siamo liberi.
Allontana da noi ciò che ci separa da te ed elimina ciò che opprime il nostro corpo e la nostra anima, perché possiamo, con un cuore libero, fare la tua volontà.
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Allontana da noi ciò che ci separa da te ed elimina ciò che opprime il nostro corpo e la nostra anima, perché possiamo, con un cuore libero, fare la tua volontà.
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lunedì 28 maggio 2012
Vendi quello che hai e vieni! Seguimi!
Mc 10,17-27
Mentre andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse:
«Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e
tua madre». Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza ». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va', vendi
quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli
si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni. Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono
ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù
riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello
passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano
tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini,
ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio». Il vangelo di oggi ci insegna il vero atteggiamento del cristiano nei confronti della proprietà, della povertà e della ricchezza. Il comportamento da tenere nei confronti dei beni terreni va visto in ordine a Gesù: se facilitano o impediscono il seguire Gesù. Dall'esempio presentato da questo brano di vangelo impariamo quanto le ricchezze esercitano un pericoloso potere perfino su persone serie e impegnate.
Inoltre, sull'esempio di Pietro e dei primi discepoli che per Gesù hanno abbandonato tutto, siamo incoraggiati a camminare sulla via del distacco e della povertà. Non a tutti, forse, è indispensabile alleggerirsi dei propri averi; tutti però devono ascoltare l'appello a una totale dedizione, che Gesù rivolge a ciascuno, sia pure in modo diverso. Si tratta di fare spazio a Gesù.
Rinunciare a se stessi per seguire Gesù significa concretamente togliere di mezzo gli idoli che occupano lo spazio e il tempo della nostra vita, e sono di ostacolo sulla via del regno di Dio. L'uomo di cui parla il vangelo è un osservante della legge (v.20), ma il seguire Gesù è molto di più che il semplice adempimento della legge. Anche il giusto ha un distacco da fare e non è detto che sempre lo faccia. Il peccatore pubblico Levi (cfr Lc 5,27-28) accettò l'invito, l'uomo ricco, giusto e osservante lo rifiutò. Una vocazione mancata a causa della schiavitù delle ricchezze.
Queste perciò non sono innocue, ma tendono a rendere l'uomo schiavo. Quando questo avviene, le ricchezze comandano e l'uomo obbedisce. L'avidità di ricchezza è vera idolatria (cfr Col 3,5) e l'attaccamento al denaro è la radice di tutti i mali (cfr 1Tm 6,10). Il denaro è un ottimo servo, ma un pessimo padrone. Rifiutando la libertà che gli viene offerta, questo tale se ne va rattristato. Questa tristezza è segno che la grazia l'ha toccato: la sua ricchezza si oppone attualmente al progresso spirituale, ma la misericordia di Dio l'ha reso cosciente di ciò, facendogli capire che, con le sue azioni e osservanze, non può ottenere in eredità la vita eterna. La tristezza che lo invade è dono dell'amore del Dio buono (v.18) che incessantemente lo chiama. Fino a questo punto l'attaccamento ai suoi beni lo rende cieco: non vede il suo vero bene che è Dio presente in Gesù.
Nell'alternativa o Dio o mammona, sceglie mammona, ossia le cose che possiede. Alla fine, invece della gioia di chi ha trovato il tesoro (cfr Mt 13,44), ha la tristezza di chi l'ha perduto. E' difficile entrare nel regno di Dio per coloro che hanno ricchezze (v.23) e anche per gli altri (v.24). Un giorno Gesù aveva parlato di quelli che ricevono il seme della Parola tra le spine: "Sono coloro che hanno ascoltato la parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e l'inganno della ricchezza e tutte le altre bramosie, soffocano la parola e questa rimane senza frutto" (Mc 4,18-19).
Le ricchezze, ma non solo le ricchezze, possono preoccupare e ingannare l'uomo e soffocare la parola di Dio nel suo cuore. Tutti siamo troppo grandi per entrare nel regno di Dio dove entrano solo i piccoli e i bambini: siamo cammelli che tentano buffamente di passare per la cruna di un ago. Riconoscere questa nostra impossibilità è già un buon punto di partenza per diventare piccoli.
Salvarsi non è né facile né difficile: è assolutamente impossibile all'uomo. Solo Dio può salvarci.
Il mestiere di Dio è fare ciò che è impossibile all'uomo. A noi non resta che chiedere, nonostante le nostre resistenze contrarie, questa salvezza impossibile che solo Dio può donarci.
Padre Lino Pedron
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Preghiera del mattino del 28/V/2012
Signore Dio, molto spesso siamo stanchi e disperati in questi tempi di insicurezza, in cui ci sentiamo deboli e siamo indecisi.
Assistici in questo giorno che abbiamo cominciato.
Concedici la tua luce e la tua forza.
La tua volontà è che ogni uomo che tu hai portato alla vita trovi il suo sviluppo sulla terra e, infine, presso di te, per l'eternità.
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Assistici in questo giorno che abbiamo cominciato.
Concedici la tua luce e la tua forza.
La tua volontà è che ogni uomo che tu hai portato alla vita trovi il suo sviluppo sulla terra e, infine, presso di te, per l'eternità.
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domenica 27 maggio 2012
Lo Spirito di verità vi guiderà alla verità tutta intera
Dal vangelo secondo Giovanni (15,26-27; 16,12-15)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio. Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».
Questa affermazione cosa c'entra con la liturgia della Pentecoste? Non c'è un rapporto diretto apparentemente, eppure l'idea che vi siano verità scomode nel Vangelo di Gesù mi fa pensare all'opera stessa dello Spirito di Dio che, nella storia della salvezza, ha sempre soffiato contro corrente. Il soffio vitale che trasforma un ominide in uomo dotato di pensiero, contro ogni logica relativa alle altre creature viventi; lo Spirito di Dio che lascia un segno indelebile nel concepimento verginale di Maria, contro ogni legge di natura; lo Spirito di Pentecoste che mette in contatto tutti gli uomini e tutte le culture, contro ogni logica linguistica e relazionale.
Oggi lo Spirito soffia ancora come e dove vuole e ci parla di amore e rispetto per la vita, sempre, contro ogni logica in una società egocentrica e figlia del relativo.
L'idea dello Spirito di Dio nel contesto trinitario che la storia della salvezza e le parole di Gesù ci trasmettono è la più alta, la più sublime forma di libertà che possa capitarci di pensare. Non ci sono regole nella libertà dell'amore: ama, diceva S. Agostino, e fa' ciò che vuoi. Se vedessimo la realtà, la realtà delle cose, non potremmo non annunciare; non potremmo non piangere di gioia. Invochiamo dunque lo Spirito Santo.
Paolo Aragona
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In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio. Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».
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"Come nei secoli passati così anche oggi ci sono persone o ambienti che, trascurando questa Tradizione di secoli, vorrebbero falsificare la parola di Cristo e togliere dal Vangelo le verità, secondo loro, troppo scomode per l'uomo moderno".
Così ha detto Papa Benedetto il 26 maggio 2006 ai fedeli polacchi radunati a Varsavia in quasi 300 mila sotto una pioggia scrosciante. Ha parlato di verità scomode per l'uomo moderno. Questa affermazione cosa c'entra con la liturgia della Pentecoste? Non c'è un rapporto diretto apparentemente, eppure l'idea che vi siano verità scomode nel Vangelo di Gesù mi fa pensare all'opera stessa dello Spirito di Dio che, nella storia della salvezza, ha sempre soffiato contro corrente. Il soffio vitale che trasforma un ominide in uomo dotato di pensiero, contro ogni logica relativa alle altre creature viventi; lo Spirito di Dio che lascia un segno indelebile nel concepimento verginale di Maria, contro ogni legge di natura; lo Spirito di Pentecoste che mette in contatto tutti gli uomini e tutte le culture, contro ogni logica linguistica e relazionale.
Oggi lo Spirito soffia ancora come e dove vuole e ci parla di amore e rispetto per la vita, sempre, contro ogni logica in una società egocentrica e figlia del relativo.
L'idea dello Spirito di Dio nel contesto trinitario che la storia della salvezza e le parole di Gesù ci trasmettono è la più alta, la più sublime forma di libertà che possa capitarci di pensare. Non ci sono regole nella libertà dell'amore: ama, diceva S. Agostino, e fa' ciò che vuoi. Se vedessimo la realtà, la realtà delle cose, non potremmo non annunciare; non potremmo non piangere di gioia. Invochiamo dunque lo Spirito Santo.
Paolo Aragona
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Preghiera del mattino del 27/V/2012
Gesù, nostro Salvatore, tu non ci hai lasciati soli, quando sei salito al cielo, poiché ci hai inviato lo Spirito Santo come dono ai credenti.
Lo Spirito Santo ha la grazia della tua croce per salvarci e il potere del tuo sangue prezioso per liberarci dai peccati e dalle ferite da essi inflitte ai nostri cuori e ai nostri sentimenti.
Ti chiediamo, Signore, di risvegliare in noi il dono dello Spirito, che abbiamo ricevuto nel battesimo e nella confermazione.
Egli rinnovi le nostre vite, affinché impariamo ad ascoltare la sua voce in noi e a creare così un nuovo mondo attorno a noi.
Rafforzi la nostra speranza all'inizio di questa giornata e ci dia il coraggio di superare tutti gli ostacoli che possono presentarsi sul nostro cammino.
Vieni, Spirito Santo!
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Lo Spirito Santo ha la grazia della tua croce per salvarci e il potere del tuo sangue prezioso per liberarci dai peccati e dalle ferite da essi inflitte ai nostri cuori e ai nostri sentimenti.
Ti chiediamo, Signore, di risvegliare in noi il dono dello Spirito, che abbiamo ricevuto nel battesimo e nella confermazione.
Egli rinnovi le nostre vite, affinché impariamo ad ascoltare la sua voce in noi e a creare così un nuovo mondo attorno a noi.
Rafforzi la nostra speranza all'inizio di questa giornata e ci dia il coraggio di superare tutti gli ostacoli che possono presentarsi sul nostro cammino.
Vieni, Spirito Santo!
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sabato 26 maggio 2012
Questo è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte, e la sua testimonianza è vera
Gv 21,20-25
Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». Pietro dunque, come lo
vide, disse a Gesù: «Signore, che cosa sarà di lui?». Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga
finché io venga, a te che importa? Tu seguimi». Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che
egli rimanga finché io venga, a te che importa?». Questi è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte, e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera. Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere. La predizione della sua morte suscita in Pietro la curiosità sulla sorte del discepolo amato che lo seguiva dietro il Maestro (v.20). Ma Gesù non soddisfa la curiosità dell'apostolo.
Pietro non deve preoccuparsi della fine dell'amico, ma solo di seguire il Maestro; Gesù potrebbe lasciarlo in vita fino al suo ritorno nella parusia, che probabilmente non era ritenuta lontana (cfr 1Cor 4,5; 11,26; 1Ts 4,15ss; Ap 3,11; 22,7.12.20). Probabilmente questo discepolo amato, noto a tutti i lettori del vangelo di Giovanni, dovette essere molto longevo; per questo le parole del Signore a Pietro, riportate nel v.22, furono equivocate e considerate una profezia della sua immortalità (v.23).
Alla fine di questo brano troviamo un secondo epilogo sulla veracità della testimonianza del discepolo amato e sull'incompletezza del vangelo di Giovanni. Con l'iperbole del v.25 l'autore vuol mettere in risalto che solo una piccola parte delle opere compiute da Gesù è stata messa per iscritto.
Questo lavoro di raccolta e di penetrazione è un grande dono per la fede della Chiesa e di ogni discepolo, che ha per vocazione un orizzonte senza confini, come il messaggio spirituale di Cristo.
Origene ha scritto: "Primizia dei vangeli è quello secondo Giovanni, il cui senso profondo non può cogliere chi non abbia poggiato il capo sul petto di Gesù e non abbia ricevuto da lui Maria come sua madre. Colui che sarà un nuovo Giovanni deve diventare tale da essere indicato da Gesù, per così dire, come Giovanni che è Gesù"
(Commento al vangelo di Giovanni, Torino 1968, 123)
Padre Lino Pedron
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Preghiera del mattino del 26/V/2012
Signore, la tua Chiesa è simile questa mattina a Gerusalemme, preparata come una Sposa per la venuta dello Spirito.
Venite, corriamo, il Re ci fa entrare nella sua dimora per farci dono del suo amore.
Signore, fa' che, in questa Pentecoste, allarghi il mio cuore. Possa il mio cuore assumere le dimensioni della terra intera, perché il tuo Spirito si diffonda in ogni essere.
Lo Spirito è il dito di Dio che scolpisce nei nostri cuori la tua legge d'amore, affinché non siamo lettere morte e diventiamo audaci testimoni del tuo regno che si avvicina.
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Venite, corriamo, il Re ci fa entrare nella sua dimora per farci dono del suo amore.
Signore, fa' che, in questa Pentecoste, allarghi il mio cuore. Possa il mio cuore assumere le dimensioni della terra intera, perché il tuo Spirito si diffonda in ogni essere.
Lo Spirito è il dito di Dio che scolpisce nei nostri cuori la tua legge d'amore, affinché non siamo lettere morte e diventiamo audaci testimoni del tuo regno che si avvicina.
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venerdì 25 maggio 2012
Messaggio di Medjugorje del 25/5/2012 a Marja
Anche oggi vi invito alla conversione e alla santità.
Dio desidera darvi la gioia e la pace attraverso la preghiera ma voi, figlioli, siete ancora lontano, attaccati alla terra e alle cose della terra.
Perciò vi invito di nuovo: aprite il vostro cuore e il vostro sguardo verso Dio e le cose di Dio e la gioia e la pace regneranno nel vostro cuore.
Grazie per aver risposto alla mia chiamata.
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Pasci i miei agnelli, pasci le mie pecore
Gv 21,15-19
Quand'ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo,
Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta:
«Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose
Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e
andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove
tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo,
aggiunse: «Seguimi». Al termine del pasto con i discepoli, Gesù si rivolge a Pietro, chiedendogli una professione d'amore, per affidargli il suo gregge: "Simone di Giovanni, mi ami tu più di costoro?" (v.15).
Il Cristo per costituire Pietro pastore della Chiesa esige da lui un amore più grande di quello degli altri amici. Nella sua risposta l'apostolo si appella alla scienza divina di Gesù chiamandolo Signore, evitando così la presunzione di considerarsi migliore degli altri.
La triste esperienza del rinnegamento, dopo che Pietro aveva protestato di voler dare la vita per Gesù anche se tutti gli altri l'avessero abbandonato (Mc 14,29), ha prodotto il suo effetto benefico. Pietro non si confronta più con gli altri, ma professa con sincerità e semplicità il suo amore per il Signore. Pietro, dopo la sua dichiarazione d'amore, riceve da Gesù il conferimento dell'ufficio pastorale: "Pasci i miei agnelli" (v.15); "Pasci le mie pecore" (vv.16-17).
Quindi Pietro è costituito pastore di tutto il gregge, ossia guida spirituale di tutta la Chiesa. I membri della Chiesa appartengono a Cristo: sono i suoi agnelli e le sue pecore.
Gesù, prima di lasciare definitivamente questo mondo, costituisce Pietro suo vicario nella missione di guida e di pastore del popolo di Dio. Dopo aver investito Pietro della missione di guida della Chiesa, Gesù gli predice la fine: in vecchiaia l'apostolo sperimenterà la prigione e verserà il suo sangue per il Signore. Gesù ha perdonato Pietro, lo ha riabilitato e ha fatto di lui un uomo nuovo che lo imiterà anche nel martirio. Durante l'ultima cena Pietro aveva affermato di voler seguire subito il Signore, offrendo la sua vita per lui; Gesù però gli aveva replicato che l'avrebbe seguito in futuro.
Dopo la sua risurrezione il Signore annuncia a Pietro che questa testimonianza la darà in vecchiaia (v.18). A somiglianza di Gesù, Pietro glorificherà Dio con la testimonianza del sangue versato.
Seguire Gesù è andare con lui fino alla morte (v.19).
Padre Lino Pedron
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