sabato 30 gennaio 2010

Santa Giacinta Marescotti

Vergine del Terz’Ordine regolare di San Francesco

Giacinta, al secolo Clarice, figlia del Conte Marcantonio Marescotti e di donna Ottavia Orsini, nasce a Vignanello (VT) il 6 marzo 1585.

Assieme alle sue due sorelle Ginevra e Ortensia, studia al Convento di San Bernardino a Viterbo; al termine degli studi Ginevra rimane in convento e prende il nome di Suor Immacolata.

Clarice e Ortensia sono introdotte nelle migliori case; Clarice è molto attratta dal giovane Paolo Capizucchi ma egli chiede la mano della sorella minore Ortensia. Clarice ne rimane sconvolta e dopo qualche settimana decide di raggiungere la sorella Suor Immacolata a San Bernardino.

Qui prende il nome di Giacinta, ma senza farsi monaca: sceglie lo stato di terziaria francescana, che non comporta clausura stretta. Anziché vivere in una cella, si fa arredare un intero appartamento nello stile delle sue stanze a Vignanello, ed è servita da due giovani novizie.
Conduce una vita mondana e licenziosa fino al 1615, quando, in seguito ad una malattia, entrò in una crisi spirituale: si ritrovò sola e gridò forte “O Dio ti supplico, dai un senso alla mia vita, dammi la speranza, dammi la salvezza!”.
Il giorno dopo venne a trovarla il Padre confessore e la notte seguente Suor Giacinta trascorse l'intera notte pregando, e provò una serenità ultraterrena. Si convertì e si diede ad esercizi di penitenza e di perfezione cristiana.

Per Suor Giacinta cominciano ventiquattro anni straordinari e durissimi: povertà totale e continue penitenze, con asprezze oggi poco comprensibili, ma che rivelano energie nuove e sorprendenti. Dalle due camerette raffinate lei passa a una cella derelitta per vivere di privazioni ma al tempo stesso, di lì, compie un’opera singolare di “riconquista”.

Personaggi lontani dalla fede vi tornano per opera sua, e si fanno suoi collaboratori nell’aiuto ad ammalati e poveri. Un aiuto che Giacinta la penitente vuole sistematico, regolare, per opera di persone fortemente motivate.
Questa mistica si fa organizzatrice di istituti assistenziali; aiutata dal cittadino Francesco Pacini fece nascere una confraternita laicale, detta dei “Sacconi” (dal sacco che i confratelli indossano nel loro servizio), col fine di elemosine e di soccorsi ai poveri, malati e detenuti. Dedicò il resto della sua vita ad aiutare il prossimo.

Non sono molti quelli che la conoscono di persona. Ma subito dopo la sua morte, avvenuta il 30 gennaio 1640, tutta Viterbo corre alla chiesa dove è esposta la salma e tutti si portano via un pezzetto del suo abito, sicché bisognerà rivestirla tre volte.
Il corpo è nella chiesa del Monastero di San Bernardino, a Viterbo.

Fu beatificata da Pp Benedetto XIII nel 1726 e proclamata santa da Pp Pio VII nel 1807

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