domenica 28 agosto 2011

520 - Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi sé stesso

Da allora Gesù cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno. Ma Pietro lo trasse in disparte e cominciò a protestare dicendo: «Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!». Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Qual vantaggio infatti avrà l'uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima? O che cosa l'uomo potrà dare in cambio della propria anima? Poiché il Figlio dell'uomo verrà nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e renderà a ciascuno secondo le sue azioni.

Dopo aver comandato ai suoi discepoli di non dire che egli era il Cristo, perché la loro concezione del Messia non era ancora adeguata, Gesù compie un passo avanti decisivo nella sua vita: annuncia che è giunta l’ora della sua passione, della sua morte e della sua risurrezione. La dichiarazione di Gesù costituisce un’autentica tentazione per Pietro che protesta e sgrida Gesù. Questa idea di un Messia sofferente è insopportabile per Pietro, e non solo per Pietro. Invece di accettare la rivelazione del Padre (v.17) ossia il pensiero di Dio (v. 23), egli proietta su Gesù la propria concezione del Messia. Facendo da maestro a Gesù e anteponendosi a lui, egli diviene satana, tentatore del suo Signore. Non è per nulla casuale la presenza nel medesimo brano di due aspetti fortemente contrastanti: la professione di fede di Pietro e la sua incomprensione del mistero di Gesù, l’autorità affidata a Pietro e il rimprovero rivoltogli da Gesù. L’evangelista sottolinea intenzionalmente questo contrasto per indicarci che Pietro è la roccia sulla quale Cristo fonda la sua Chiesa non per le sue qualità naturali, ma per grazia e per elezione divina. Il punto centrale della seconda parte del brano è questo: ogni atteggiamento deve porsi in riferimento a Gesù. Nessuna rinuncia è chiesta per se stessa, ma solo per il Cristo. I tre verbi (rinunciare a se stessi, prendere la croce e seguire Gesù) indicano in che cosa consiste essere discepoli di Gesù. La rinuncia a se stessi esige che il discepolo non cerchi più se stesso, ma viva per Cristo e per i fratelli. Prendere la propria croce significa andare fino alle estreme conseguenze della vita cristiana. Seguire Cristo non è un fatto puramente esteriore, ma un’adesione del cuore e della mente. L’espressione: "Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà" non è un invito a disprezzare la vita, ma a spenderla per amore. La frase: "Quale vantaggio avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria vita?" evoca l’opposizione tra la salvezza che cerca l’uomo nel possesso di sé e delle cose e la salvezza offerta da Dio che consiste nel dono di sé e delle cose. Giocare tutta la propria vita su Cristo non è un atto eroico di orgoglio, ma un gesto di umiltà profonda di chi accetta di ricevere la propria vita da un Altro. Il v. 27 parla del giudizio in base alle opere. La persona operante riceverà la ricompensa per ciò che è diventata vivendo secondo il Vangelo.


Padre Lino Pedron
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