venerdì 30 agosto 2013

Ecco lo sposo! Andategli incontro!

Mt 25,1-13 
Allora il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l'olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l'olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. A mezzanotte si alzò un grido: «Ecco lo sposo! Andategli incontro!». Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: «Dateci un po' del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono». Le sagge risposero: «No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene». Ora, mentre quelle andavano a comprare l'olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: «Signore, signore, aprici!». Ma egli rispose: «In verità io vi dico: non vi conosco». Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora. 

La storia raccontata in questo pezzo di vangelo ci presenta dieci ragazze che attendono lo sposo. Chi è lo sposo e chi sono le dieci ragazze? Lo sposo è Cristo, le dieci ragazze sono la comunità cristiana. La storia non parla della sposa, perché le dieci ragazze sono la sposa e attendono l’arrivo non di uno sposo, ma del loro sposo. Queste dieci ragazze sono la sposa di Cristo, la Chiesa (cf. Ef 5,22-32). Queste dieci ragazze si dividono in due categorie: cinque sono sagge e cinque sono stolte. 
In che cosa si manifesta la saggezza delle prime cinque? 
Hanno calcolato che l’attesa dello sposo sarebbe andata per le lunghe: per questo «insieme con le lampade, presero anche dell’olio in piccoli vasi» (v. 4). Avevano capito che la vita ha una durata troppo lunga per poter conservare sempre la stessa carica di fede e di carità senza fare rifornimento. Le lampade accese significano la costante vigilanza che occorre per non perdersi nella notte della dimenticanza e dell’infedeltà in questo mondo. 
Tema di questo racconto è l’attesa del Signore che viene. 
Ciò non significa che la vita presente sia una sala d’attesa della vita eterna, ma che deve essere vissuta come vita responsabilizzata in vista del Signore che viene. L’attendere Dio presuppone la fede. L’olio delle lampade è la fede con le opere. Le cinque ragazze sagge, che rappresentano i buoni cristiani, non sembrano poi tanto buone, anzi, sembrano decisamente scostanti e cattivelle. Alle amiche stolte che le supplicano: «Dateci del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono rispondono: «No, che non abbia a mancare per noi e per voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene» (vv. 8-9). 
Le ragazze sagge non possono dare il loro olio alle stolte perché nessuno può essere vigilante al posto di un altro, nessuno può amare Cristo al posto di un altro: è un affare personale, è un assegno «non trasferibile». 
Questo racconto istruttivo ha lo scopo di esortare a tenersi pronti all’arrivo del Signore: un arrivo di cui non conosciamo né il giorno né l’ora, ma che non è lontano ed è certissimo e inevitabile. 
Queste ragazze stolte che chiamano Gesù: «Signore, Signore» (v. 11) hanno dimenticato l’insegnamento che egli aveva già impartito al capitolo 7, 22-23 di questo vangelo: «Molti mi diranno in quel giorno (il giorno del giudizio finale): Signore, Signore ... Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità». Queste parole non condannano la preghiera, non proibiscono di invocare Cristo come «Signore», ma ci insegnano che la preghiera deve essere congiunta alla pratica della vita cristiana. 
Bisogna fare la volontà del Padre, diversamente la preghiera non serve. Nell’attesa del grande giorno della venuta del Signore bisogna vegliare e non comportarsi come i cristiani di Tessalonica che nel prolungarsi dell’attesa della venuta del Signore cominciarono a darsi all’ozio e al vagabondaggio (1Ts 4,11; 2Ts 3,6-12). 
Così le ragazze del racconto evangelico (cioè noi cristiani!) devono essere impegnate, operose e diligenti. Matteo ha dato a questo racconto edificante una conclusione che concorda con la finale del discorso della montagna (Matteo,5-6-7). Anche là troviamo la contrapposizione tra il saggio e lo stolto. 
Nel discorso della montagna essere saggio significa: non limitarsi ad ascoltare le parole di Gesù, ma metterle anche in pratica. Questa disposizione viene trasferita anche al presente racconto delle dieci ragazze che rappresentano la comunità cristiana. Sono pronti ad andare incontro al Signore quei cristiani che fanno la volontà di Dio come l’ha insegnata Gesù nel discorso della montagna. Vigilare nell’attesa del Signore che viene in maniera improvvisa, vuol dire essere pronti; ed essere pronti significa essere fedeli alla volontà del Padre, facendo quelle opere di amore sulla base delle quali verrà fatto il giudizio finale. 
Questa è la vera «saggezza» cristiana: attuare con perseveranza la volontà del Padre che il Signore Gesù ha definitivamente rivelato. Nella parabola del giudizio finale (Matteo 25,31-46) il Signore ci indicherà dettagliatamente quali sono le opere buone che dobbiamo fare nell’attesa della sua venuta. 
Padre Lino Pedron
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