Libertà di coscienza: no! Quanti mali ha causato ai popoli e alle persone questo deplorevole errore, che permette di agire contro i propri intimi dettami. Libertà «delle coscienze», sì: che significa il dovere di seguire l'imperativo interiore..., ah, ma dopo aver ricevuto una seria formazione! (Solco, 389)
Quando nella mia attività sacerdotale, ormai lunga, non solo predico, ma addirittura grido il mio amore alla libertà personale, noto in qualcuno un gesto di diffidenza, come se si possa sospettare che la difesa della libertà comporti un pericolo per la fede. Non si inquietino, i pusillanimi. Porta attentati alla fede soltanto un'errata interpretazione della libertà, una libertà senza scopo, senza norma oggettiva, senza legge, senza responsabilità. In una parola: il libertinaggio. Purtroppo, è di questo che molti si fanno propugnatori; e questa rivendicazione effettivamente è un attentato alla fede.
Pertanto, non è esatto parlare di "libertà di coscienza", nel senso di considerare moralmente valido che l'uomo respinga Dio. Abbiamo già ricordato che possiamo opporci ai disegni di salvezza del Signore; lo possiamo, ma non lo dobbiamo fare. E se qualcuno deliberatamente assumesse tale atteggiamento, peccherebbe trasgredendo il primo e fondamentale comandamento: Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore [Dt 6, 5].
Difendo invece con tutte le mie forze la libertà delle coscienze [Leone XIII Enc. Libertas Prestantissimum, 20-VII-1888, ASS 20, 606], che sta a significare che a nessuno è lecito impedire che la creatura renda il culto a Dio. Bisogna rispettare i legittimi desideri di verità: l'uomo ha l'obbligo grave di cercare il Signore, di conoscerlo e di adorarlo, ma nessuno sulla terra deve permettersi di imporre agli altri una fede che non hanno; e, reciprocamente, nessuno può arrogarsi il diritto di porre ostacoli a chi ha ricevuto la fede da Dio.
La santa Chiesa, nostra Madre, si è sempre pronunciata a favore della libertà, e ha respinto tutti i fatalismi, vecchi e nuovi. Ha sempre insegnato che ogni anima è padrona del suo destino, nel bene come nel male: E coloro che non si allontanarono dal bene, andranno alla vita eterna; coloro che avranno commesso il male, al fuoco eterno [Simbolo Quicumque]. È impressionante questo tremendo potere, tuo, mio, di tutti, che rivela nel contempo la nostra dignità. A tal punto il peccato è un male volontario, che non potrebbe affatto essere peccato se non avesse principio nella volontà: questa affermazione è così evidente, che su di essa concordano i pochi saggi e i molti ignoranti che popolano il mondo [Sant'Agostino, De vera religione, 14, 17]. (Amici di Dio, 32-33)
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lunedì 8 agosto 2011
domenica 7 agosto 2011
452 - Lo uccideranno, ma risorgerà. I figli sono liberi dal tributo
Mentre si trovavano insieme in Galilea, Gesù disse loro: «Il Figlio dell'uomo sta per esser consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno, ma il terzo giorno risorgerà». Ed essi furono molto rattristati. Venuti a Cafarnao, si avvicinarono a Pietro gli esattori della tassa per il tempio e gli dissero: «Il vostro maestro non paga la tassa per il tempio?». Rispose: «Sì». Mentre entrava in casa, Gesù lo prevenne dicendo: «Che cosa ti pare, Simone? I re di questa terra da chi riscuotono le tasse e i tributi? Dai propri figli o dagli altri?». Rispose: «Dagli estranei». E Gesù: «Quindi i figli sono esenti. Ma perché non si scandalizzino, và al mare, getta l'amo e il primo pesce che viene prendilo, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d'argento. Prendila e consegnala a loro per me e per te».
La grande tristezza dei discepoli deriva dalla loro incapacità di comprendere che la risurrezione, già annunciata nella trasfigurazione (Mt 17, 1-8), dev’essere preceduta necessariamente dalla sofferenza e dalla morte. E’ ancora e sempre questione di poca fede. I veri figli di Dio (quelli che riconoscono in Gesù il Figlio prediletto del Padre) sono liberi dalle imposte per il tempio perché Gesù, che è più importante del tempio (Mt 12, 6), li libera da esse. Ma Gesù tiene conto del rischio dello scandalo che un tale atteggiamento potrebbe provocare. Questo brano inoltre sottolinea, attraverso l’unica moneta che paga la tassa per Gesù e per Pietro, il destino comune che lega Pietro al suo Signore. La nostra realtà di figli di Dio non ci dispensa dalle mediazioni umane; si tratta di scoprire, nel profondo delle schiavitù quotidiane della nostra condizione di uomini, il modo nel quale il Figlio di Dio ci ispira di viverle come figli liberi.
Padre Lino Pedron
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La grande tristezza dei discepoli deriva dalla loro incapacità di comprendere che la risurrezione, già annunciata nella trasfigurazione (Mt 17, 1-8), dev’essere preceduta necessariamente dalla sofferenza e dalla morte. E’ ancora e sempre questione di poca fede. I veri figli di Dio (quelli che riconoscono in Gesù il Figlio prediletto del Padre) sono liberi dalle imposte per il tempio perché Gesù, che è più importante del tempio (Mt 12, 6), li libera da esse. Ma Gesù tiene conto del rischio dello scandalo che un tale atteggiamento potrebbe provocare. Questo brano inoltre sottolinea, attraverso l’unica moneta che paga la tassa per Gesù e per Pietro, il destino comune che lega Pietro al suo Signore. La nostra realtà di figli di Dio non ci dispensa dalle mediazioni umane; si tratta di scoprire, nel profondo delle schiavitù quotidiane della nostra condizione di uomini, il modo nel quale il Figlio di Dio ci ispira di viverle come figli liberi.
Padre Lino Pedron
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Padre Lino Pedron
451 - Richieste di preghiere 30/2011
90) Elisa dal Veneto:
Vi prego di pregare per me affinchè ritorni Eros che mi ha lasciata, pregate per la sua conversione insieme a me, e se è volontà di Dio che rinasca l'amore fra noi per creare una famiglia cristiana.
91) Cristina dal Lazio:
chiedo preghiere per la liberazione dalla maledizione della mia famiglia e per la conversione dei miei figli più grandi che hanno lasciato la via del signore Riccardo, Federico, Edoardo.
92) Vincenzo dalla Sicilia:
Vi chiedo umilmente preghiere per me che sono stanco di vivere a causa della mia ansia e depressione. Grazie anticipatamente.
93) Luigi dalla Lombardia:
Cari amici,pregate per le mie intenzioni,in particolare per la malattia di Giovanna,grazie.
94) Lucienne, dalla Francia, chiede preghiere perché si risolva la grave situazione di disagio e pericolo causata dalle bande di teppisti e malviventi che tengono sotto assedio il quartiere dove lei vive.
Bonjour, je souhaiterais votre soutien par des prières. Ayant de grand problèmes dans mon immeuble et entourage, car des jeunes,extérieurs à la résidence viennent squatter le halle et les escaliers,fumant de la drogue à l'intérieur, dégradant les sols et murs,les boutons de lumière et cassant les ampoules. lorsque je veux entrer dans mon immeuble ils sont là à plusieurs, gênant le passage Faisant un tel tapage nocturne qu'il n'est plus possible de dormir, de plus cela se passe sous mes fenêtres, la nuit ils viennent à plusieurs voitures et en descendent pour s'entrebattent échangeant de la drogue et autres objets.Malheureusement personnes ne fait rien pour arrêter cela,car lorsque j'appelle la police en pleine nuit suite à ces dérangements bruyants, tapageurs, personnes ne peut rien faire car ils se sauvent dès qu'il voient la voiture de police au loin arriver , de même l'office d'habitation Polylogis 3 Moulins Habitat auquel je dépend ne donne aucune réponse suite à mon courrier, lorsque je leurs demande d'arranger les digicodes d'accès de portes qui ont été détériorés par ces jeunes ce qui permet à tout individu de pénétrer dans l'immeuble aisément....
Ayant eu mon appartement de cambrioler avec effraction et pénétration dans celui ci,il y a quelque temps, je ne peu plus vivre en toute tranquillité désormais, je vie dans la peur constante ne me sentant plus rassurer du tout en étant chez moi, ne dormant que superficiellement me sentant déranger par tous ces faits et bruits. N'ayant plus de gardien dans l' immeubles pour surveiller ces lieux,cela permets tous ces méfaits, auquel il serais pourtant urgent qu'il y en ais un de nouveau jour et nuit , que Dieu intercède afin que l'office replace un gardien vigilent et efficace sur ces lieux. Pouvez vous m'accorder vos bienveillantes prières afin que tout ces jeunes ne viennent plus déranger la paix de l'immeuble ainsi qu'au alentour proche car ils cassent aussi les feux rouge du coin et au bout de ma rue...Que Dieu au travers de vos prières fasse que l'ordre et la paix règne dans ces lieux, immeuble et rue... Vous remerciant bien vivement de votre aide .. Mme Lefevre
95) Louise, dal Camerun, ci chiede di unirci alle sua preghiere perché sia santificato il Nome di Dio.
Unions de prière afin que le Nom de Dieu soit sanctifié. Amen
96) Giampietro dal Veneto:
Carissimi vi prego di pregare per me ,sto cercando lavoro ma non ne trovo ,che Dio vi benedica.
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Vi prego di pregare per me affinchè ritorni Eros che mi ha lasciata, pregate per la sua conversione insieme a me, e se è volontà di Dio che rinasca l'amore fra noi per creare una famiglia cristiana.
91) Cristina dal Lazio:
chiedo preghiere per la liberazione dalla maledizione della mia famiglia e per la conversione dei miei figli più grandi che hanno lasciato la via del signore Riccardo, Federico, Edoardo.
92) Vincenzo dalla Sicilia:
Vi chiedo umilmente preghiere per me che sono stanco di vivere a causa della mia ansia e depressione. Grazie anticipatamente.
93) Luigi dalla Lombardia:
Cari amici,pregate per le mie intenzioni,in particolare per la malattia di Giovanna,grazie.
94) Lucienne, dalla Francia, chiede preghiere perché si risolva la grave situazione di disagio e pericolo causata dalle bande di teppisti e malviventi che tengono sotto assedio il quartiere dove lei vive.
Bonjour, je souhaiterais votre soutien par des prières. Ayant de grand problèmes dans mon immeuble et entourage, car des jeunes,extérieurs à la résidence viennent squatter le halle et les escaliers,fumant de la drogue à l'intérieur, dégradant les sols et murs,les boutons de lumière et cassant les ampoules. lorsque je veux entrer dans mon immeuble ils sont là à plusieurs, gênant le passage Faisant un tel tapage nocturne qu'il n'est plus possible de dormir, de plus cela se passe sous mes fenêtres, la nuit ils viennent à plusieurs voitures et en descendent pour s'entrebattent échangeant de la drogue et autres objets.Malheureusement personnes ne fait rien pour arrêter cela,car lorsque j'appelle la police en pleine nuit suite à ces dérangements bruyants, tapageurs, personnes ne peut rien faire car ils se sauvent dès qu'il voient la voiture de police au loin arriver , de même l'office d'habitation Polylogis 3 Moulins Habitat auquel je dépend ne donne aucune réponse suite à mon courrier, lorsque je leurs demande d'arranger les digicodes d'accès de portes qui ont été détériorés par ces jeunes ce qui permet à tout individu de pénétrer dans l'immeuble aisément....
Ayant eu mon appartement de cambrioler avec effraction et pénétration dans celui ci,il y a quelque temps, je ne peu plus vivre en toute tranquillité désormais, je vie dans la peur constante ne me sentant plus rassurer du tout en étant chez moi, ne dormant que superficiellement me sentant déranger par tous ces faits et bruits. N'ayant plus de gardien dans l' immeubles pour surveiller ces lieux,cela permets tous ces méfaits, auquel il serais pourtant urgent qu'il y en ais un de nouveau jour et nuit , que Dieu intercède afin que l'office replace un gardien vigilent et efficace sur ces lieux. Pouvez vous m'accorder vos bienveillantes prières afin que tout ces jeunes ne viennent plus déranger la paix de l'immeuble ainsi qu'au alentour proche car ils cassent aussi les feux rouge du coin et au bout de ma rue...Que Dieu au travers de vos prières fasse que l'ordre et la paix règne dans ces lieux, immeuble et rue... Vous remerciant bien vivement de votre aide .. Mme Lefevre
95) Louise, dal Camerun, ci chiede di unirci alle sua preghiere perché sia santificato il Nome di Dio.
Unions de prière afin que le Nom de Dieu soit sanctifié. Amen
96) Giampietro dal Veneto:
Carissimi vi prego di pregare per me ,sto cercando lavoro ma non ne trovo ,che Dio vi benedica.
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450 - Gesù che cammina sulle acque
Gesù che cammina sulle acque e viene verso di noi è una rivelazione della sua potenza divina. Ecco! I discepoli lo vedono avanzare verso di loro, come Mosè e Elia scorsero Dio sul Monte Sinai, come Giobbe e Daniele lo videro sulle nubi. Furono sconvolti e gridarono dalla pura e dissero: "E' un fantasma".
Ma subito Gesù parlò loro incoraggiandoli: "Coraggio, sono io (Io-Sono), non abbiate paura!". Dove c'è molta paura, c'è poca fede...
Pietro chiese a Gesù di poter camminare anch'egli sulle acque come se fossero terraferma...i suoi passi cominciarono a muoversi spediti ma appena subentrò il soffiare forte il vento si impaurì e chiese aiuto ... "Signore, salvami!". Gesù lo aiutò, dicendogli "Uomo di poca fede, perchè hai dubitato?".
Quante volte anche noi camminiamo senza indugio alcuno, mossi dalla fede, ed anche noi, come Pietro, al sopraggiungere delle prime avversità arrestiamo i nostri passi, paralizzati dalla paura...GEsù viene in nostro soccorso e ci prende la mano, ammonendoci però, perchè la nostra fede non è così forte come crediamo, e per tal motivo lasciamo che a prendere il sopravvento sia la paura.
Gesù ci insegna che non dobbiamo avere paura ... senza la fede nulla possiamo, ma attraverso l'Amore in Cristo nulla ci è precluso e non dobbiamo temere niente e nessuno. Quando ci troviamo nel mare in tempesta, affidiamoci a Lui : "Gesù pensaci Tu!" la tempesta si diraderà...e nessuna paura riuscirà a prendere il sopravvento.
Preghiamo:
Signore aiutami a non dubitare di Te, a vincere le mie paure, le mie insicurezze e quando sopraggiungerà la tempesta non sarò sola, perchè con me ci sarai Tu...sempre...per sempre.
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Ma subito Gesù parlò loro incoraggiandoli: "Coraggio, sono io (Io-Sono), non abbiate paura!". Dove c'è molta paura, c'è poca fede...
Pietro chiese a Gesù di poter camminare anch'egli sulle acque come se fossero terraferma...i suoi passi cominciarono a muoversi spediti ma appena subentrò il soffiare forte il vento si impaurì e chiese aiuto ... "Signore, salvami!". Gesù lo aiutò, dicendogli "Uomo di poca fede, perchè hai dubitato?".
Quante volte anche noi camminiamo senza indugio alcuno, mossi dalla fede, ed anche noi, come Pietro, al sopraggiungere delle prime avversità arrestiamo i nostri passi, paralizzati dalla paura...GEsù viene in nostro soccorso e ci prende la mano, ammonendoci però, perchè la nostra fede non è così forte come crediamo, e per tal motivo lasciamo che a prendere il sopravvento sia la paura.
Gesù ci insegna che non dobbiamo avere paura ... senza la fede nulla possiamo, ma attraverso l'Amore in Cristo nulla ci è precluso e non dobbiamo temere niente e nessuno. Quando ci troviamo nel mare in tempesta, affidiamoci a Lui : "Gesù pensaci Tu!" la tempesta si diraderà...e nessuna paura riuscirà a prendere il sopravvento.
Preghiamo:
Signore aiutami a non dubitare di Te, a vincere le mie paure, le mie insicurezze e quando sopraggiungerà la tempesta non sarò sola, perchè con me ci sarai Tu...sempre...per sempre.
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449 - Messaggio straordinario di Medjugorje a Ivan 5/8/2011
Carissimi, ecco quanto Krizan ci ha riferito sull'apparizione avuta da Ivan il 5 Agosto 2011, sul Podbrdo alle ore 23.00:
La Madonna è venuta molto molto gioiosa e felice, è venuta con tre angeli. Appena arrivata ci ha salutato tutti col suo materno saluto: Sia lodato Gesù, cari figli miei! Poi ha detto:
"Cari figli, anche oggi in questa mia grande gioia quando vi vedo in tale numero, desidero invitare voi ed invitare tutti i giovani a partecipare oggi all'evangelizzazione del mondo, a partecipare all'evangelizzazione delle famiglie.
Cari figli, pregate, pregate, pregate.
La Madre prega insieme a voi ed intercede presso Suo Figlio.
Pregate, cari figli. Grazie, cari figli, perché anche oggi avete risposto alla mia chiamata."
Poi la Madonna ha pregato su tutti noi con le mani distese, in particolare sui malati presenti, ci ha benedetto con la sua benedizione materna e ha benedetto tutto quello che abbiamo portato per la benedizione. Poi Ivan ha raccomandato tutti noi, i nostri bisogni, le nostre intenzioni, le nostre famiglie ed in particolare i malati. Poi la Madonna ha pregato in particolare sui giovani presenti. Poi se n'è andata in questa preghiera nel segno della luce e della croce col saluto:andate in pace, cari figli miei! Ivan alla fine ha detto che la Madonna invita tutti noi e tutti i giovani a partecipare all'evangelizzazione, a diffondere la Parola di Cristo e a portarla oggi nel mondo.
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La Madonna è venuta molto molto gioiosa e felice, è venuta con tre angeli. Appena arrivata ci ha salutato tutti col suo materno saluto: Sia lodato Gesù, cari figli miei! Poi ha detto:
"Cari figli, anche oggi in questa mia grande gioia quando vi vedo in tale numero, desidero invitare voi ed invitare tutti i giovani a partecipare oggi all'evangelizzazione del mondo, a partecipare all'evangelizzazione delle famiglie.
Cari figli, pregate, pregate, pregate.
La Madre prega insieme a voi ed intercede presso Suo Figlio.
Pregate, cari figli. Grazie, cari figli, perché anche oggi avete risposto alla mia chiamata."
Poi la Madonna ha pregato su tutti noi con le mani distese, in particolare sui malati presenti, ci ha benedetto con la sua benedizione materna e ha benedetto tutto quello che abbiamo portato per la benedizione. Poi Ivan ha raccomandato tutti noi, i nostri bisogni, le nostre intenzioni, le nostre famiglie ed in particolare i malati. Poi la Madonna ha pregato in particolare sui giovani presenti. Poi se n'è andata in questa preghiera nel segno della luce e della croce col saluto:andate in pace, cari figli miei! Ivan alla fine ha detto che la Madonna invita tutti noi e tutti i giovani a partecipare all'evangelizzazione, a diffondere la Parola di Cristo e a portarla oggi nel mondo.
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448 - Comandami di venire verso di te sulle acque
Subito dopo ordinò ai discepoli di salire sulla barca e di precederlo sull'altra sponda, mentre egli avrebbe congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, solo, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava ancora solo lassù. La barca intanto distava già qualche miglio da terra ed era agitata dalle onde, a causa del vento contrario. Verso la fine della notte egli venne verso di loro camminando sul mare. I discepoli, a vederlo camminare sul mare, furono turbati e dissero: «E' un fantasma» e si misero a gridare dalla paura. Ma subto Gesù parlò loro: «Coraggio, sono io, non abbiate paura». Pietro gli disse: «Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro, scendendo dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma per la violenza del vento, s'impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca gli si prostrarono davanti, esclamando: «Tu sei veramente il Figlio di Dio!».
Il versetto introduttivo richiama il clima che doveva essersi creato nei discepoli e nella folla dopo il miracolo dei pani. L’intervento energico di Gesù sui discepoli e sulla folla lascia comprendere quale piega avesse preso la situazione. Gli apostoli, trovatisi improvvisamente al centro di una inaudita vicenda, cominciano a ricoprirsi di una facile gloria e di un’euforia difficilmente controllabile L’evangelista Giovanni ricorda che la gente che aveva mangiato i pani volevano rapire Gesù per farlo re (Gv 6,14-15) Davanti a questa situazione Gesù fa imbarcare gli apostoli, manda a casa la gente e sale sul monte a pregare (v.23; Gv 6,15).
Il monte è il luogo dell’incontro con Dio. Gesù è il Figlio e quindi ha un’esigenza infinita di stare col Padre. Gesù è uomo e nel confronto con il Padre trova costantemente la chiarezza e il coraggio per compiere la sua missione. In questo testo si possono cogliere alcune reminiscenze del cantico di Mosè dopo il passaggio del mare dei giunchi: il mare che fa affondare, le onde che si innalzano, la mano tesa, il timore e il turbamento (Es 15). Queste annotazioni ci inducono a leggere questo brano come una teofania rivolta a "quelli della barca", cioè alla Chiesa del Risorto. Il Dio salvatore dell’Esodo salva nuovamente il suo popolo. L’episodio è un simbolo della comunità cristiana perseguitata: essa non deve temere, perché il Signore è presente.
Una riflessione particolare merita l’episodio di Pietro. La sua possibilità di camminare sulle acque dipende unicamente dalla parola del Signore: "vieni!", e la sua forza sta tutta nella fede in Gesù. Con la fede ogni discepolo può ripetere gli stessi miracoli del suo Signore. Ma se la fede viene a mancare, il discepolo torna ad essere facile preda delle forze del male (rappresentate nella Bibbia dalle acque impetuose).
Il vento rappresenta il momento della prova (Mt 7, 25.27) e il mare indica le forze del caos (cfr Gb 7, 12; Sal 89, 10-11; ecc.) sulle quali Dio esercita il suo potere (Sal 107, 25-30) sia nella creazione (Gen 1,7), sia nell’esperienza della liberazione (Es 14, 15-31).Gesù si rivela alla comunità dei suoi discepoli in mezzo alle difficoltà di un mare agitato e ne conferma la fede, liberandoli dalla paura e dal dubbio. L’episodio di Pietro è una specie di catechesi sulla realtà del discepolo invitato ad affidarsi totalmente al suo Signore anche nelle situazioni che mettono in crisi la sua adesione incrollabile di fede. In questo racconto c’è certamente un anticipo del rinnegamento e della conversione di Pietro nella burrascosa notte della settimana di passione (Mt 26,69-75), ma egli è ormai per sempre riabilitato e la sua fede è diventata esemplare come lo è stata la sua diffidenza. Solo alla fine la comunità dei discepoli, educata nella fede in mezzo alle sue prove, fa la professione esplicita di fede in Gesù: "Tu sei veramente il Figlio di Dio". Il tema centrale del brano è, dunque, la fede. La situazione di Pietro dimostra chiaramente che la fede in Gesù non è esclusivamente ragionevolezza o avvedutezza razionale. Credere è osare. Chi osa credere è sorretto da colui nel quale crede. La fede è obbedienza (vv. 28-29). Chi pratica l’obbedienza della fede ottiene di partecipare all’essere, ai poteri di Cristo.
Padre Lino Pedron
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Il versetto introduttivo richiama il clima che doveva essersi creato nei discepoli e nella folla dopo il miracolo dei pani. L’intervento energico di Gesù sui discepoli e sulla folla lascia comprendere quale piega avesse preso la situazione. Gli apostoli, trovatisi improvvisamente al centro di una inaudita vicenda, cominciano a ricoprirsi di una facile gloria e di un’euforia difficilmente controllabile L’evangelista Giovanni ricorda che la gente che aveva mangiato i pani volevano rapire Gesù per farlo re (Gv 6,14-15) Davanti a questa situazione Gesù fa imbarcare gli apostoli, manda a casa la gente e sale sul monte a pregare (v.23; Gv 6,15).
Il monte è il luogo dell’incontro con Dio. Gesù è il Figlio e quindi ha un’esigenza infinita di stare col Padre. Gesù è uomo e nel confronto con il Padre trova costantemente la chiarezza e il coraggio per compiere la sua missione. In questo testo si possono cogliere alcune reminiscenze del cantico di Mosè dopo il passaggio del mare dei giunchi: il mare che fa affondare, le onde che si innalzano, la mano tesa, il timore e il turbamento (Es 15). Queste annotazioni ci inducono a leggere questo brano come una teofania rivolta a "quelli della barca", cioè alla Chiesa del Risorto. Il Dio salvatore dell’Esodo salva nuovamente il suo popolo. L’episodio è un simbolo della comunità cristiana perseguitata: essa non deve temere, perché il Signore è presente.
Una riflessione particolare merita l’episodio di Pietro. La sua possibilità di camminare sulle acque dipende unicamente dalla parola del Signore: "vieni!", e la sua forza sta tutta nella fede in Gesù. Con la fede ogni discepolo può ripetere gli stessi miracoli del suo Signore. Ma se la fede viene a mancare, il discepolo torna ad essere facile preda delle forze del male (rappresentate nella Bibbia dalle acque impetuose).
Il vento rappresenta il momento della prova (Mt 7, 25.27) e il mare indica le forze del caos (cfr Gb 7, 12; Sal 89, 10-11; ecc.) sulle quali Dio esercita il suo potere (Sal 107, 25-30) sia nella creazione (Gen 1,7), sia nell’esperienza della liberazione (Es 14, 15-31).Gesù si rivela alla comunità dei suoi discepoli in mezzo alle difficoltà di un mare agitato e ne conferma la fede, liberandoli dalla paura e dal dubbio. L’episodio di Pietro è una specie di catechesi sulla realtà del discepolo invitato ad affidarsi totalmente al suo Signore anche nelle situazioni che mettono in crisi la sua adesione incrollabile di fede. In questo racconto c’è certamente un anticipo del rinnegamento e della conversione di Pietro nella burrascosa notte della settimana di passione (Mt 26,69-75), ma egli è ormai per sempre riabilitato e la sua fede è diventata esemplare come lo è stata la sua diffidenza. Solo alla fine la comunità dei discepoli, educata nella fede in mezzo alle sue prove, fa la professione esplicita di fede in Gesù: "Tu sei veramente il Figlio di Dio". Il tema centrale del brano è, dunque, la fede. La situazione di Pietro dimostra chiaramente che la fede in Gesù non è esclusivamente ragionevolezza o avvedutezza razionale. Credere è osare. Chi osa credere è sorretto da colui nel quale crede. La fede è obbedienza (vv. 28-29). Chi pratica l’obbedienza della fede ottiene di partecipare all’essere, ai poteri di Cristo.
Padre Lino Pedron
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sabato 6 agosto 2011
447 - Primo sabato del mese
"Gesù vuole stabilire nel mondo la devozione al Mio Cuore Immacolato. A chi l'abbraccerà, prometto la salvezza; e saranno amate da Dio queste anime, come fiori collocati da Me per ornare il Suo trono." (La Mamma Celeste a Lucia di Fatima)
La sera del 10 dicembre 1925 Suor Lucia dos Santos ricevette nella cella del suo convento la visita del Bambin Gesù e della Vergine Maria. La Mamma Celeste le mostro' un cuore circondato da spine e quindi le disse:
"Guarda, figlia mia, il mio Cuore tutto trafitto da spine, che gli uomini vi conficcano ogni momento, con le loro bestemmie e ingratitudini! Tu almeno cerca di consolarmi e fa’ sapere al mondo che io prometto di assistere nell’ora della morte con le grazie necessarie alla salvezza tutti quelli che nel primo sabato di cinque mesi consecutivi si confesseranno, riceveranno la S. Comunione, reciteranno la terza parte del Rosario e mi terranno compagnia durante un quarto d’ora meditando sui misteri del Rosario, con l’intenzione di farmi riparazione”
Condizioni:
1 - Confessione - la confessione può essere fatta anche entro otto giorni il primo sabato o anche di più, purché ci si comunichi in grazia; deve essere fatta con l'intenzione di offrire riparazione al Cuore Immacolato di Maria. Se si dimenticasse di formulare questa intenzione in questa confessione allora essa può essere formulata nella confessione seguente.
2 - Comunione - fatta in grazia di Dio con la stessa intenzione della confessione. La Comunione deve essere fatta nel primo sabato del mese.
La Confessione e la Comunione devono ripetersi per cinque mesi consecutivi, senza interruzione, altrimenti si deve ricominciare da capo.
3- Recitare la corona del Rosario - (almeno la quarta parte: cioè 5 misteri) con la stessa intenzione della confessione.
4 - Meditazione - per un quarto d'ora fare compagnia alla SS.ma Vergine meditando sui misteri del rosario (su uno o più misteri, l'importante è che la meditazione venga offerta con l'intenzione di riparare il Cuore Immacolato e che duri almeno 15 minuti).
Un confessore di Lucia le chiese il perché del numero cinque. Lei lo chiese a Gesù, il quale le rispose: “Si tratta di riparare le cinque offese dirette al Cuore Immacolato di Maria.":
1 – Le bestemmie contro la sua Immacolata Concezione.
2 – Contro la sua Verginità.
3 – Contro la sua Maternità divina e il rifiuto di riconoscerla come Madre degli uomini.
4 – L’opera di coloro che pubblicamente infondono nel cuore dei piccoli l’indifferenza, il disprezzo e perfino l’odio contro questa Madre Immacolata.
5 – L’opera di coloro che la offendono direttamente nelle sue immagini sacre.
"Abbi compassione del Cuore della Tua Madre Santissima avvolto nelle spine che gli uomini ingrati gli configgono continuamente, mentre non v'è chi faccia atti di riparazione per strappargliele..."
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La sera del 10 dicembre 1925 Suor Lucia dos Santos ricevette nella cella del suo convento la visita del Bambin Gesù e della Vergine Maria. La Mamma Celeste le mostro' un cuore circondato da spine e quindi le disse:
"Guarda, figlia mia, il mio Cuore tutto trafitto da spine, che gli uomini vi conficcano ogni momento, con le loro bestemmie e ingratitudini! Tu almeno cerca di consolarmi e fa’ sapere al mondo che io prometto di assistere nell’ora della morte con le grazie necessarie alla salvezza tutti quelli che nel primo sabato di cinque mesi consecutivi si confesseranno, riceveranno la S. Comunione, reciteranno la terza parte del Rosario e mi terranno compagnia durante un quarto d’ora meditando sui misteri del Rosario, con l’intenzione di farmi riparazione”
Condizioni:
1 - Confessione - la confessione può essere fatta anche entro otto giorni il primo sabato o anche di più, purché ci si comunichi in grazia; deve essere fatta con l'intenzione di offrire riparazione al Cuore Immacolato di Maria. Se si dimenticasse di formulare questa intenzione in questa confessione allora essa può essere formulata nella confessione seguente.
2 - Comunione - fatta in grazia di Dio con la stessa intenzione della confessione. La Comunione deve essere fatta nel primo sabato del mese.
La Confessione e la Comunione devono ripetersi per cinque mesi consecutivi, senza interruzione, altrimenti si deve ricominciare da capo.
3- Recitare la corona del Rosario - (almeno la quarta parte: cioè 5 misteri) con la stessa intenzione della confessione.
4 - Meditazione - per un quarto d'ora fare compagnia alla SS.ma Vergine meditando sui misteri del rosario (su uno o più misteri, l'importante è che la meditazione venga offerta con l'intenzione di riparare il Cuore Immacolato e che duri almeno 15 minuti).
Un confessore di Lucia le chiese il perché del numero cinque. Lei lo chiese a Gesù, il quale le rispose: “Si tratta di riparare le cinque offese dirette al Cuore Immacolato di Maria.":
1 – Le bestemmie contro la sua Immacolata Concezione.
2 – Contro la sua Verginità.
3 – Contro la sua Maternità divina e il rifiuto di riconoscerla come Madre degli uomini.
4 – L’opera di coloro che pubblicamente infondono nel cuore dei piccoli l’indifferenza, il disprezzo e perfino l’odio contro questa Madre Immacolata.
5 – L’opera di coloro che la offendono direttamente nelle sue immagini sacre.
"Abbi compassione del Cuore della Tua Madre Santissima avvolto nelle spine che gli uomini ingrati gli configgono continuamente, mentre non v'è chi faccia atti di riparazione per strappargliele..."
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446 - La trasfigurazione del Signore
Il cielo! “Né occhio vide, né orecchio udì, né mente umana immaginò quello che Dio ha preparato per coloro che lo amano”. Non ti incoraggiano a lottare queste rivelazioni dell'Apostolo? (Cammino, 751)
E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce (Mt 17,2). Gesù: vederti, parlarti! Rimanere così, a contemplarti, inabissato nell’immensità della tua bellezza, senza interrompere mai, mai questa contemplazione! O Gesù, magari ti vedessi! Magari ti vedessi per rimanere ferito d’amore per Te! Ed ecco una voce che diceva: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo» (Mt 17, 5). Signore nostro, siamo qua, disposti ad ascoltare ciò che vuoi dirci. Parlaci; siamo attenti alla tua voce. Fa’ che la tua parola, cadendo nella nostra anima, infiammi la nostra volontà perché si lanci fervidamente a obbedirti.
Vultum tuum, Domine, requiram (Sal 26, 8), il tuo volto, Signore, io cerco. Mi riempie di speranza chiudere gli occhi e pensare che giungerà il momento, quando Dio vorrà, in cui potrò vederlo, non come in uno specchio, in maniera confusa... ma faccia a faccia (1 Cor 13, 12). Sì, l’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente: quando verrò e vedrò il volto di Dio? (Sal 41, 3). (Santo Rosario. IVº mistero luminoso).
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E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce (Mt 17,2). Gesù: vederti, parlarti! Rimanere così, a contemplarti, inabissato nell’immensità della tua bellezza, senza interrompere mai, mai questa contemplazione! O Gesù, magari ti vedessi! Magari ti vedessi per rimanere ferito d’amore per Te! Ed ecco una voce che diceva: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo» (Mt 17, 5). Signore nostro, siamo qua, disposti ad ascoltare ciò che vuoi dirci. Parlaci; siamo attenti alla tua voce. Fa’ che la tua parola, cadendo nella nostra anima, infiammi la nostra volontà perché si lanci fervidamente a obbedirti.
Vultum tuum, Domine, requiram (Sal 26, 8), il tuo volto, Signore, io cerco. Mi riempie di speranza chiudere gli occhi e pensare che giungerà il momento, quando Dio vorrà, in cui potrò vederlo, non come in uno specchio, in maniera confusa... ma faccia a faccia (1 Cor 13, 12). Sì, l’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente: quando verrò e vedrò il volto di Dio? (Sal 41, 3). (Santo Rosario. IVº mistero luminoso).
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445 - Preghiera del mattino
Dio adorabile, questa mattina ti vediamo risplendere come il sole davanti ai tuoi discepoli, facendoci così pregustare quella che sarà la nostra gloria.
Quanta bellezza orna la tua bontà e quanta gioia la tua verità!
Fa' che non dimentichi mai questa visione, in tutta la mia vita, anche quando tu non sei trasfigurato davanti ai miei occhi e concedimi di riconoscerti anche se ti nascondi umilmente nel mondo, come il lievito in azione nel pane. Aiutami a vedere con lo sguardo della fede tutto ciò che mi circonda.
Concedimi anche la grazia di ascoltare la tua parola nel profondo del mio cuore, sapendo che è l'unica fonte certa di verità. Mantieni viva la mia fede, anche quando la mia vista corta e il mio debole udito ritardano la mia risposta. Gesù, ti voglio bene e credo in te: infiamma il mio tiepido cuore e dissolvi la mia incredulità.
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Quanta bellezza orna la tua bontà e quanta gioia la tua verità!
Fa' che non dimentichi mai questa visione, in tutta la mia vita, anche quando tu non sei trasfigurato davanti ai miei occhi e concedimi di riconoscerti anche se ti nascondi umilmente nel mondo, come il lievito in azione nel pane. Aiutami a vedere con lo sguardo della fede tutto ciò che mi circonda.
Concedimi anche la grazia di ascoltare la tua parola nel profondo del mio cuore, sapendo che è l'unica fonte certa di verità. Mantieni viva la mia fede, anche quando la mia vista corta e il mio debole udito ritardano la mia risposta. Gesù, ti voglio bene e credo in te: infiamma il mio tiepido cuore e dissolvi la mia incredulità.
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444 - Dio vi chiama per servirlo nei compiti e attraverso i compiti civili
Il mondo ci aspetta. Sì!, amiamo appassionatamente questo mondo perché Dio ce l'ha insegnato: «Sic Deus dilexit mundum...» - così Dio ha amato il mondo; e perché è il nostro campo di battaglia - una bellissima guerra di carità -, affinché tutti raggiungiamo la pace che Cristo è venuto a instaurare. (Solco, 290)
Ho insegnato incessantemente, con parole della Sacra Scrittura, che il mondo non è cattivo: perché è uscito dalle mani di Dio, perché è creatura sua, perché Jahvè lo guardò e vide che era buono (Cfr. Gen 1, 7 e ss). Siamo noi uomini a renderlo cattivo e brutto, con i nostri peccati e le nostre infedeltà. Siatene pur certi, figli miei: qualsiasi specie di evasione dalle realtà oneste di tutti i giorni significa per voi uomini e donne del mondo, il contrario della volontà di Dio.
Dovete invece comprendere adesso - con una luce tutta nuova - che Dio vi chiama per servirlonei compiti e attraverso i compiti civili, materiali, temporali della vita umana: in un laboratorio, nella sala operatoria di un ospedale, in caserma, dalla cattedra di un'università, in fabbrica, in officina, sui campi, nel focolare domestico e in tutto lo sconfinato panorama del lavoro, Dio ci aspetta ogni giorno. Sappiatelo bene: c'è un qualcosa di santo, di divino, nascosto nelle situazioni più comuni, qualcosa che tocca a ognuno di voi scoprire (...).
Non vi è altra strada, figli miei: o sappiamo trovare il Signore nella nostra vita ordinaria, o non lo troveremo mai. Per questo vi posso dire che la nostra epoca ha bisogno di restituire alla materia e alle situazioni che sembrano più comuni, il loro nobile senso originario, metterle al servizio del Regno di Dio, spiritualizzarle, facendone mezzo e occasione del nostro incontro continuo con Gesù Cristo (Colloqui con Mons. Escrivá, 114).
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Ho insegnato incessantemente, con parole della Sacra Scrittura, che il mondo non è cattivo: perché è uscito dalle mani di Dio, perché è creatura sua, perché Jahvè lo guardò e vide che era buono (Cfr. Gen 1, 7 e ss). Siamo noi uomini a renderlo cattivo e brutto, con i nostri peccati e le nostre infedeltà. Siatene pur certi, figli miei: qualsiasi specie di evasione dalle realtà oneste di tutti i giorni significa per voi uomini e donne del mondo, il contrario della volontà di Dio.
Dovete invece comprendere adesso - con una luce tutta nuova - che Dio vi chiama per servirlonei compiti e attraverso i compiti civili, materiali, temporali della vita umana: in un laboratorio, nella sala operatoria di un ospedale, in caserma, dalla cattedra di un'università, in fabbrica, in officina, sui campi, nel focolare domestico e in tutto lo sconfinato panorama del lavoro, Dio ci aspetta ogni giorno. Sappiatelo bene: c'è un qualcosa di santo, di divino, nascosto nelle situazioni più comuni, qualcosa che tocca a ognuno di voi scoprire (...).
Non vi è altra strada, figli miei: o sappiamo trovare il Signore nella nostra vita ordinaria, o non lo troveremo mai. Per questo vi posso dire che la nostra epoca ha bisogno di restituire alla materia e alle situazioni che sembrano più comuni, il loro nobile senso originario, metterle al servizio del Regno di Dio, spiritualizzarle, facendone mezzo e occasione del nostro incontro continuo con Gesù Cristo (Colloqui con Mons. Escrivá, 114).
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443 - Il suo volto brillò come il sole
Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Pietro prese allora la parola e disse a Gesù: «Signore, è bello per noi restare qui; se vuoi, farò qui tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando quando una nuvola luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed ecco una voce che diceva: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo». All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò e, toccatili, disse: «Alzatevi e non temete». Sollevando gli occhi non videro più nessuno, se non Gesù solo. E mentre discendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, finché il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti».
Questa prima parte del capitolo 17 presenta una teofania, una manifestazione di Dio, annunciata alla fine del capitolo precedente: "In verità vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non morranno finché non vedranno il Figlio dell’uomo venire nel suo regno" (Mt 16,28).
L’espressione "dopo sei giorni" che introduce il brano pare riferirsi a Es 24,16, dove "dopo sei giorni", cioè il settimo giorno, "Dio chiamò Mosè dalla nube, sulla montagna del Sinai". Anche qui è su una montagna elevata e in disparte che Gesù, nuovo Mosè che libera il suo popolo, conduce i tre discepoli. Elia è considerato, come Mosè, il prototipo e il precursore del Messia: è sulla montagna di Dio che egli trovò e rafforzò le radici del suo profetismo (1Re 19,8). Queste due grandi figure dell’Antico Testamento sono presenti presso Gesù trasfigurato non solo come simboli della
Legge e dei Profeti, ma come estremi mediatori dell’alleanza. Rappresentano così l’inizio e la fine della storia che si adempie in Gesù.
Pietro, con il suo intervento, vorrebbe fissare questa storia in un luogo preciso (v.4). La voce e la nube glielo impediscono: alle tende costruite da mano d’uomo si sostituisce la presenza autentica di Dio, simboleggiata dalla nube, segno della dimora di Dio o shekinah (cfr Es 40,34-35; 1Re 8,10-12; Ez 10,3-4; Sal 18,12) e la voce dei discepoli lascia il posto a una voce che viene dai cieli. Il sole e la luce di cui Gesù è rivestito manifestano che la realtà del cielo è presente in lui. Le parole proferite dalla voce riprendono alla lettera quelle della visione del battesimo di Gesù: "Questi è il mio Figlio, il prediletto, nel quale mi sono compiaciuto" che sono l’amalgama di tre citazioni dell’Antico Testamento (Sal 2,7; Gen 22,2; Is 42,1). Matteo qui aggiunge: "Ascoltatelo!", e questo evoca probabilmente il profeta "simile a Mosè" che Dio avrebbe suscitato: "Il Signore tuo Dio susciterà per te, in mezzo a te, fra i tuoi fratelli, un profeta pari a me; a lui darete ascolto" (Dt 18,15). Alla fine il racconto si concentra su Gesù "solo", perché egli è l’adempimento dell’Antico Testamento, che in lui assume la sua consistenza e la realtà unica, partecipando alla quale tutta la storia umana prende senso e valore. Perché i discepoli possano scoprire questo centro unico che è Gesù, è necessario che egli venga presso di loro e li tocchi per conferire loro la salvezza. La trasfigurazione è avvenuta affinché i tre discepoli che ritroveremo nel Getsemani (Mt 26,37) facessero l’esperienza della regalità escatologica di Gesù attraverso la sua sofferenza. Dio concede loro, per un istante, di anticipare la Pasqua. Ma si tratta di un anticipo fugace e provvisorio: la strada da percorrere è ancora quella della croce. Gesù chiede ai discepoli di non parlare di questa visione perché la sua vera identità messianica può essere capita solo dopo la sua risurrezione.
Comprendendo chi è Gesù, i discepoli comprendono anche chi è Giovanni Battista, chi è Mosè, chi è Elia: è nel confronto con il Cristo che tutto e tutti trovano la loro giusta dimensione e la loro esatta collocazione.
Il racconto della trasfigurazione va lasciato nel suo contesto. Il contesto parla della morte di Gesù, di una morte violenta (Mt 16,21-25; 17,12). Così anche la scena della trasfigurazione tratta della morte, "del fatto che si deve disprezzare la morte e considerarla soltanto come un passaggio da questa abitazione di lavoro e di servizio alla gloria di una vita migliore" (Lutero). L’imperativo "ascoltatelo!" ci mette in guardia dal fraintendimento del racconto: "Ascoltatelo, anche se verrà crocifisso". Anche il vangelo secondo Luca ha questo significato di morte e di risurrezione: "Mosè ed Elia parlavano del suo prossimo esodo che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme"
(9,31).
Padre Lino Pedron
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Questa prima parte del capitolo 17 presenta una teofania, una manifestazione di Dio, annunciata alla fine del capitolo precedente: "In verità vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non morranno finché non vedranno il Figlio dell’uomo venire nel suo regno" (Mt 16,28).
L’espressione "dopo sei giorni" che introduce il brano pare riferirsi a Es 24,16, dove "dopo sei giorni", cioè il settimo giorno, "Dio chiamò Mosè dalla nube, sulla montagna del Sinai". Anche qui è su una montagna elevata e in disparte che Gesù, nuovo Mosè che libera il suo popolo, conduce i tre discepoli. Elia è considerato, come Mosè, il prototipo e il precursore del Messia: è sulla montagna di Dio che egli trovò e rafforzò le radici del suo profetismo (1Re 19,8). Queste due grandi figure dell’Antico Testamento sono presenti presso Gesù trasfigurato non solo come simboli della
Legge e dei Profeti, ma come estremi mediatori dell’alleanza. Rappresentano così l’inizio e la fine della storia che si adempie in Gesù.
Pietro, con il suo intervento, vorrebbe fissare questa storia in un luogo preciso (v.4). La voce e la nube glielo impediscono: alle tende costruite da mano d’uomo si sostituisce la presenza autentica di Dio, simboleggiata dalla nube, segno della dimora di Dio o shekinah (cfr Es 40,34-35; 1Re 8,10-12; Ez 10,3-4; Sal 18,12) e la voce dei discepoli lascia il posto a una voce che viene dai cieli. Il sole e la luce di cui Gesù è rivestito manifestano che la realtà del cielo è presente in lui. Le parole proferite dalla voce riprendono alla lettera quelle della visione del battesimo di Gesù: "Questi è il mio Figlio, il prediletto, nel quale mi sono compiaciuto" che sono l’amalgama di tre citazioni dell’Antico Testamento (Sal 2,7; Gen 22,2; Is 42,1). Matteo qui aggiunge: "Ascoltatelo!", e questo evoca probabilmente il profeta "simile a Mosè" che Dio avrebbe suscitato: "Il Signore tuo Dio susciterà per te, in mezzo a te, fra i tuoi fratelli, un profeta pari a me; a lui darete ascolto" (Dt 18,15). Alla fine il racconto si concentra su Gesù "solo", perché egli è l’adempimento dell’Antico Testamento, che in lui assume la sua consistenza e la realtà unica, partecipando alla quale tutta la storia umana prende senso e valore. Perché i discepoli possano scoprire questo centro unico che è Gesù, è necessario che egli venga presso di loro e li tocchi per conferire loro la salvezza. La trasfigurazione è avvenuta affinché i tre discepoli che ritroveremo nel Getsemani (Mt 26,37) facessero l’esperienza della regalità escatologica di Gesù attraverso la sua sofferenza. Dio concede loro, per un istante, di anticipare la Pasqua. Ma si tratta di un anticipo fugace e provvisorio: la strada da percorrere è ancora quella della croce. Gesù chiede ai discepoli di non parlare di questa visione perché la sua vera identità messianica può essere capita solo dopo la sua risurrezione.
Comprendendo chi è Gesù, i discepoli comprendono anche chi è Giovanni Battista, chi è Mosè, chi è Elia: è nel confronto con il Cristo che tutto e tutti trovano la loro giusta dimensione e la loro esatta collocazione.
Il racconto della trasfigurazione va lasciato nel suo contesto. Il contesto parla della morte di Gesù, di una morte violenta (Mt 16,21-25; 17,12). Così anche la scena della trasfigurazione tratta della morte, "del fatto che si deve disprezzare la morte e considerarla soltanto come un passaggio da questa abitazione di lavoro e di servizio alla gloria di una vita migliore" (Lutero). L’imperativo "ascoltatelo!" ci mette in guardia dal fraintendimento del racconto: "Ascoltatelo, anche se verrà crocifisso". Anche il vangelo secondo Luca ha questo significato di morte e di risurrezione: "Mosè ed Elia parlavano del suo prossimo esodo che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme"
(9,31).
Padre Lino Pedron
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Padre Lino Pedron
venerdì 5 agosto 2011
442 - Consacrazione al Sacro Cuore di Gesù
O Gesú, che hai manifestato a S. Margherita Maria il desiderio di regnare con il tuo Cuore sulle famiglie cristiane vogliamo oggi proclamare la tua regalità d'amore sulla nostra famiglia.
Noi tutti vogliamo vivere, d'ora innanzi come Tu vuoi: - vogliamo far fiorire nella nostra casa le virtù alle quali hai promesso la pace quaggiù.
Vogliamo tener lontano da noi tutti quello che è in contrasto con Te.
Tu regnerai sul nostro intelletto, per la semplicità della nostra fede; sui nostri cuori per l'amore continuo che avremo per te e che ravviveremo ricevendo spesso la S. Comunione. Degnati, o Cuore Divino, di restare sempre in mezzo a noi, di benedire le nostre attività spirituali e materiali, di santificare le nostre gioie di sollevare le nostre pene. Se mai qualcuno di noi avesse la disgrazia di offenderti ricordagli o Gesú, che hai un Cuore buono e misericordioso con il peccatore che si pente.
E nei giorni di dolore saremo fiduciosamente sottomessi al tuo divino volere.
Ci consoleremo pensando che verrà un giorno in cui tutta la famiglia,
riunita felice in cielo potrà cantare per sempre le tue glorie e i tuoi benefici.
Ti presentiamo oggi questa nostra consacrazione per mezzo del Cuore Immacolato di Maria e del glorioso suo Sposo S. Giuseppe, affinché con il loro aiuto possiamo metterla in pratica in tutti i giorni della nostra vita. Dolce Cuore del mio Gesú, fa ch'io t'ami sempre piú.
Cuore di Gesú, venga il tuo regno.
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Noi tutti vogliamo vivere, d'ora innanzi come Tu vuoi: - vogliamo far fiorire nella nostra casa le virtù alle quali hai promesso la pace quaggiù.
Vogliamo tener lontano da noi tutti quello che è in contrasto con Te.
Tu regnerai sul nostro intelletto, per la semplicità della nostra fede; sui nostri cuori per l'amore continuo che avremo per te e che ravviveremo ricevendo spesso la S. Comunione. Degnati, o Cuore Divino, di restare sempre in mezzo a noi, di benedire le nostre attività spirituali e materiali, di santificare le nostre gioie di sollevare le nostre pene. Se mai qualcuno di noi avesse la disgrazia di offenderti ricordagli o Gesú, che hai un Cuore buono e misericordioso con il peccatore che si pente.
E nei giorni di dolore saremo fiduciosamente sottomessi al tuo divino volere.
Ci consoleremo pensando che verrà un giorno in cui tutta la famiglia,
riunita felice in cielo potrà cantare per sempre le tue glorie e i tuoi benefici.
Ti presentiamo oggi questa nostra consacrazione per mezzo del Cuore Immacolato di Maria e del glorioso suo Sposo S. Giuseppe, affinché con il loro aiuto possiamo metterla in pratica in tutti i giorni della nostra vita. Dolce Cuore del mio Gesú, fa ch'io t'ami sempre piú.
Cuore di Gesú, venga il tuo regno.
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441 - Primo venerdì del mese
Mostrando il suo Cuore a Santa Margherita Maria Alacoque (1647-1690), Gesù disse: "Ecco quel cuore che ha tanto amato gli uomini e dai quali non riceve che ingratitudini e disprezzo...".
In diverse apparizioni alla stessa Santa, Gesù fece diverse promesse per coloro che avessero onorato il suo Cuore, tra le quali c' è quella definita "la grande promessa":
"A tutti quelli che, per nove mesi consecutivi, si comunicheranno al primo venerdì d'ogni mese, io prometto la grazia della perseveranza finale: essi non morranno in mia disgrazia, ma riceveranno i Santi Sacramenti (se necessari) ed il mio Cuore sarà loro sicuro asilo in quel momento estremo."
CONDIZIONI:
1. Accostarsi alla Comunione.
La Comunione va fatta bene, cioè in grazia di Dio; quindi, se si è in peccato mortale, bisogna premettere la confessione.
2. Per nove mesi consecutivi.
Quindi chi avesse incominciato le Comunioni e poi per dimenticanza, malattia, ecc. ne avesse tralasciata anche una sola, deve incominciare da capo.
3. Ogni primo venerdì del mese.
La pia pratica si può iniziare in qualsiasi mese dell'anno.
"Era tradizionale – e in alcuni Paesi lo è ancora – la consacrazione al Sacro Cuore delle famiglie, che ne conservavano un’immagine nella loro casa. Le radici di questa devozione affondano nel mistero dell’Incarnazione; è proprio attraverso il Cuore di Gesù che in modo sublime si è manifestato l’Amore di Dio verso l’umanità." (Benedetto XVI)
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In diverse apparizioni alla stessa Santa, Gesù fece diverse promesse per coloro che avessero onorato il suo Cuore, tra le quali c' è quella definita "la grande promessa":
"A tutti quelli che, per nove mesi consecutivi, si comunicheranno al primo venerdì d'ogni mese, io prometto la grazia della perseveranza finale: essi non morranno in mia disgrazia, ma riceveranno i Santi Sacramenti (se necessari) ed il mio Cuore sarà loro sicuro asilo in quel momento estremo."
CONDIZIONI:
1. Accostarsi alla Comunione.
La Comunione va fatta bene, cioè in grazia di Dio; quindi, se si è in peccato mortale, bisogna premettere la confessione.
2. Per nove mesi consecutivi.
Quindi chi avesse incominciato le Comunioni e poi per dimenticanza, malattia, ecc. ne avesse tralasciata anche una sola, deve incominciare da capo.
3. Ogni primo venerdì del mese.
La pia pratica si può iniziare in qualsiasi mese dell'anno.
"Era tradizionale – e in alcuni Paesi lo è ancora – la consacrazione al Sacro Cuore delle famiglie, che ne conservavano un’immagine nella loro casa. Le radici di questa devozione affondano nel mistero dell’Incarnazione; è proprio attraverso il Cuore di Gesù che in modo sublime si è manifestato l’Amore di Dio verso l’umanità." (Benedetto XVI)
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440 - Preghiera del mattino
Questa mattina, Signore, riempie il mio spirito il pensiero che, per il tuo amore disinteressato e per nessun'altra motivazione, tu mi hai scelto fra tutti gli uomini come erede del tuo regno e mi hai destinato ad essere tuo compagno nella felicità per i secoli dei secoli.
Tu, la gioia eterna di tutti i tuoi santi e di tutta la creazione, hai scelto proprio me, una creatura che non ha niente da offrirti se non quanto ha ricevuto da te (solo i miei peccati infatti vengono davvero da me).
Aiutami oggi, Signore, a capire più chiaramente il futuro glorioso che mi hai preparato in tua compagnia, se solo conservo la mia fede in te.
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Tu, la gioia eterna di tutti i tuoi santi e di tutta la creazione, hai scelto proprio me, una creatura che non ha niente da offrirti se non quanto ha ricevuto da te (solo i miei peccati infatti vengono davvero da me).
Aiutami oggi, Signore, a capire più chiaramente il futuro glorioso che mi hai preparato in tua compagnia, se solo conservo la mia fede in te.
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439 - Che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?
Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Qual vantaggio infatti avrà l'uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima? O che cosa l'uomo potrà dare in cambio della propria anima? Poiché il Figlio dell'uomo verrà nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e renderà a ciascuno secondo le sue azioni. In verità vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non morranno finché non vedranno il Figlio dell'uomo venire nel suo regno».
Il punto centrale del brano è questo: ogni atteggiamento deve porsi in riferimento a Gesù. Nessuna rinuncia è chiesta per se stessa, ma solo per il Cristo. I tre verbi (rinunciare a se stessi, prendere la croce e seguire Gesù) indicano in che cosa consiste essere discepoli di Gesù. La rinuncia a se stessi esige che il discepolo non cerchi più se stesso, ma viva per Cristo e per i fratelli. Prendere la propria croce significa andare fino alle estreme conseguenze della vita cristiana. Seguire Cristo non è un fatto puramente esteriore, ma un’adesione del cuore e della mente. L’espressione: "Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà" non è un invito a disprezzare la vita, ma a spenderla per amore. La frase: "Quale vantaggio avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria vita?" evoca l’opposizione tra la salvezza che cerca l’uomo nel possesso di sé e delle cose e la salvezza offerta da Dio che consiste nel dono di sé e delle cose. Giocare tutta la propria vita su Cristo non è un atto eroico di orgoglio, ma un gesto di umiltà profonda di chi accetta di ricevere la propria vita da un Altro. Il v. 27 parla del giudizio in base alle opere. La persona operante riceverà la ricompensa per ciò che è diventata vivendo secondo il vangelo. La venuta del Figlio dell’uomo nel suo regno (v. 28) è la parusia (la venuta finale), nella quale la sua sovranità si imporrà definitivamente. Ma qui l’accento è posto sulla promessa, rivolta ad alcuni, "che non moriranno prima di vedere il Figlio dell’uomo venire nel suo regno". Con queste parole Matteo annuncia la teofania (manifestazione di Dio) della trasfigurazione che segue immediatamente nel capitolo 17.
Padre Lino Pedron
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Il punto centrale del brano è questo: ogni atteggiamento deve porsi in riferimento a Gesù. Nessuna rinuncia è chiesta per se stessa, ma solo per il Cristo. I tre verbi (rinunciare a se stessi, prendere la croce e seguire Gesù) indicano in che cosa consiste essere discepoli di Gesù. La rinuncia a se stessi esige che il discepolo non cerchi più se stesso, ma viva per Cristo e per i fratelli. Prendere la propria croce significa andare fino alle estreme conseguenze della vita cristiana. Seguire Cristo non è un fatto puramente esteriore, ma un’adesione del cuore e della mente. L’espressione: "Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà" non è un invito a disprezzare la vita, ma a spenderla per amore. La frase: "Quale vantaggio avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria vita?" evoca l’opposizione tra la salvezza che cerca l’uomo nel possesso di sé e delle cose e la salvezza offerta da Dio che consiste nel dono di sé e delle cose. Giocare tutta la propria vita su Cristo non è un atto eroico di orgoglio, ma un gesto di umiltà profonda di chi accetta di ricevere la propria vita da un Altro. Il v. 27 parla del giudizio in base alle opere. La persona operante riceverà la ricompensa per ciò che è diventata vivendo secondo il vangelo. La venuta del Figlio dell’uomo nel suo regno (v. 28) è la parusia (la venuta finale), nella quale la sua sovranità si imporrà definitivamente. Ma qui l’accento è posto sulla promessa, rivolta ad alcuni, "che non moriranno prima di vedere il Figlio dell’uomo venire nel suo regno". Con queste parole Matteo annuncia la teofania (manifestazione di Dio) della trasfigurazione che segue immediatamente nel capitolo 17.
Padre Lino Pedron
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giovedì 4 agosto 2011
438 - Mettere amore nelle cose piccole
Lontano laggiù, nell'orizzonte sembra che il cielo si unisca alla terra. Non dimenticare che, dove veramente la terra e il cielo si uniscono, è nel tuo cuore di figlio di Dio. (Solco, 309).
Questa dottrina della Sacra Scrittura, che si trova, come sapete, nel cuore stesso della spiritualità dell'Opus Dei, vi deve spingere a realizzare il vostro lavoro con perfezione, ad amare Dio e gli uomini facendo con amore le piccole cose della vostra giornata abituale, scoprendo quel qualcosa di divino che è nascosto nei particolari. Vengono a pennello, a questo proposito, i versi del poeta di Castiglia: « Pian pianino, con bella grafia: / ché fare le cose bene / vale più che farle».
Vi assicuro, figli miei, che quando un cristiano compie con amore le attività quotidiane meno trascendenti, in esse trabocca la trascendenza di Dio. Per questo vi ho ripetuto, con ostinata insistenza, che la vocazione cristiana consiste nel trasformare in endecasillabi la prosa quotidiana. Il cielo e la terra, figli miei, sembra che si uniscano laggiù, sulla linea dell'orizzonte. E invece no, è nei vostri cuori che si fondono davvero, quando vivete santamente la vita ordinaria... (Colloqui con Mons. Escrivá, 116)
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Questa dottrina della Sacra Scrittura, che si trova, come sapete, nel cuore stesso della spiritualità dell'Opus Dei, vi deve spingere a realizzare il vostro lavoro con perfezione, ad amare Dio e gli uomini facendo con amore le piccole cose della vostra giornata abituale, scoprendo quel qualcosa di divino che è nascosto nei particolari. Vengono a pennello, a questo proposito, i versi del poeta di Castiglia: « Pian pianino, con bella grafia: / ché fare le cose bene / vale più che farle».
Vi assicuro, figli miei, che quando un cristiano compie con amore le attività quotidiane meno trascendenti, in esse trabocca la trascendenza di Dio. Per questo vi ho ripetuto, con ostinata insistenza, che la vocazione cristiana consiste nel trasformare in endecasillabi la prosa quotidiana. Il cielo e la terra, figli miei, sembra che si uniscano laggiù, sulla linea dell'orizzonte. E invece no, è nei vostri cuori che si fondono davvero, quando vivete santamente la vita ordinaria... (Colloqui con Mons. Escrivá, 116)
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437 - Preghiera del mattino
Questa mattina ti ringrazio, Signore, per il dono della vita, perché ogni giorno nuovo mi permette di ricominciare, di rimediare agli errori commessi, di ripartire alla ricerca del bene che tu vuoi che io faccia.
Fa' che oggi mi rivolga a te in modo che, alla fine della giornata, possa dire di avere davvero, per grazia tua, sentito la tua voce e risposto alla tua chiamata.
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Fa' che oggi mi rivolga a te in modo che, alla fine della giornata, possa dire di avere davvero, per grazia tua, sentito la tua voce e risposto alla tua chiamata.
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436 - Tu sei Pietro, e a te darò le chiavi del regno dei cieli
Essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: «La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo?». Risposero: «Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Voi chi dite che io sia?».
Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.
Da allora Gesù cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno. Ma Pietro lo trasse in disparte e cominciò a protestare dicendo: «Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».
Gesù pone la domanda fondamentale, sulla quale si decide il destino di ogni uomo: "Voi chi dite che io sia?". Dire chi è Gesù è collocare la propria esistenza su un terreno solido, incrollabile. La risposta di Pietro è decisa e sicura. Ma il suo discernimento non deriva dalla "carne" e dal "sangue", cioè dalle proprie forze, ma dal fatto che ha accolto in sé la fede che il Padre dona. Gesù costituisce Pietro come roccia della sua Chiesa: la casa fondata sopra la roccia (cfr 7,24) comincia a prendere il suo vero significato. Non è fuori luogo chiedersi se Pietro era pienamente cosciente di ciò che gli veniva rivelato e di ciò che diceva. Notiamo il forte contrasto tra questa professione di fede seguita dall’elogio di Gesù: "Beato te, Simone…" e l’incomprensione del v. 22: "Dio te ne scampi, Signore…" e infine l’aspro rimprovero di Gesù: "Via da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!". Questo contrasto mette in evidenza la differenza tra la fede apparente e quella vera: non basta professare la messianicità di Gesù. Bisogna credere e accettare che il progetto del Padre si realizza attraverso la morte e la risurrezione del Figlio. Pietro riceve le chiavi del regno dei cieli. Le chiavi sono segno di sovranità e di potere. Pietro dunque insieme alle chiavi riceve piena autorità sul regno dei cieli. Egli esercita tale autorità sulla terra e non in funzione di portinaio del cielo, come comunemente si pensa. In qualità di trasmettitore e garante della dottrina e dei comandamenti di Gesù, la cui osservanza apre all’uomo il regno dei cieli, egli vincola alla loro osservanza. Gli scribi e i farisei, in quanto detentori delle chiavi fino a quel momento, avevano esercitato la medesima autorità. Ma, rifiutando il vangelo, essi non fanno altro che chiudere il regno dei cieli agli uomini. Simon Pietro subentra al loro posto. Se si considera attentamente questa contrapposizione, risulta che il compito principale di cui è incaricato Pietro è quello di aprire il regno dei cieli. Il suo incarico va descritto in senso positivo. Non si potrà identificare la Chiesa con il regno dei cieli. Ma il loro accostamento in quest’unico brano del vangelo offre l’opportunità di riflettere sul loro reciproco rapporto. Alla Chiesa, quale popolo di Dio, è affidato il regno dei cieli (cfr 21, 43). In essa vivono gli uomini destinati al Regno. Pietro assolve il proprio sevizio nella Chiesa quando invita a ricordarsi della dottrina di Gesù, che permette agli uomini l’ingresso nel Regno. Nel giudaismo, gli equivalenti di legare e sciogliere (‘asar e sherà’) hanno il significato specifico di proibire e permettere, in riferimento ai pronunciamenti dottrinali. Accanto al potere di magistero si pone quello disciplinare. In questo campo i due verbi hanno il senso di scomunicare e togliere la scomunica. Questo duplice potere viene assegnato a Pietro. Non è il caso di separare il potere di magistero da quello disciplinare e riferire l’uno a 16, 19 e l’altro a 18, 18. Ma non è possibile negare che in questo versetto 19 il potere dottrinale, specialmente nel senso della fissazione della dottrina, sta in primo piano. Pietro è presentato come maestro supremo, tuttavia con una differenza non trascurabile rispetto al giudaismo: il ministero di Pietro non è ordinato alla legge, ma alla direttiva e all’insegnamento di Gesù. Il legare e lo sciogliere di Pietro viene riconosciuto in cielo, cioè le decisioni di carattere dottrinale prese da Pietro vengono confermate nel presente da Dio. L’idea del giudizio finale è più lontana, proprio se si includono anche decisioni disciplinari. Nel vangelo di Matteo, Pietro viene presentato come il discepolo che fa da esempio. Ciò che gli è accaduto è trasferibile ad ogni discepolo. Questo vale sia per i suoi pregi sia per le sue deficienze, che vengono impietosamente riferite. Ma a Pietro rimane una funzione esclusiva ed unica: egli è e resta la roccia della Chiesa del Messia Gesù. Pietro è il garante della tradizione su Cristo com’è presentata dal vangelo di Matteo. Nel suo ufficio egli subentra agli scribi e ai farisei, che finora hanno portato le chiavi del regno dei cieli. A lui tocca far valere integro l’insegnamento di Gesù in tutta la sua forza. Dopo aver comandato ai suoi discepoli di non dire che egli era il Cristo, perché la loro concezione del Messia non era ancora adeguata, Gesù compie un passo avanti decisivo nella sua vita: annuncia che è giunta l’ora della sua passione, della sua morte e della sua risurrezione. La dichiarazione di Gesù costituisce un’autentica tentazione per Pietro che protesta e sgrida Gesù. Questa idea di un Messia sofferente è insopportabile per Pietro, e non solo per Pietro. Invece di accettare la rivelazione del Padre (v.17) ossia il pensiero di Dio (v. 23), egli proietta su Gesù la propria concezione del Messia. Facendo da maestro a Gesù e anteponendosi a lui, egli diviene satana, tentatore del suo Signore. Non è per nulla casuale la presenza nel medesimo brano di due aspetti fortemente contrastanti: la professione di fede di Pietro e la sua incomprensione del mistero di Gesù, l’autorità affidata a Pietro e il rimprovero rivoltogli da Gesù. L’evangelista sottolinea intenzionalmente questo contrasto per indicarci che Pietro è la roccia sulla quale Cristo fonda la sua Chiesa non per le sue qualità naturali, ma per grazia e per elezione divina.
Padre Lino Pedron
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Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.
Da allora Gesù cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno. Ma Pietro lo trasse in disparte e cominciò a protestare dicendo: «Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».
Gesù pone la domanda fondamentale, sulla quale si decide il destino di ogni uomo: "Voi chi dite che io sia?". Dire chi è Gesù è collocare la propria esistenza su un terreno solido, incrollabile. La risposta di Pietro è decisa e sicura. Ma il suo discernimento non deriva dalla "carne" e dal "sangue", cioè dalle proprie forze, ma dal fatto che ha accolto in sé la fede che il Padre dona. Gesù costituisce Pietro come roccia della sua Chiesa: la casa fondata sopra la roccia (cfr 7,24) comincia a prendere il suo vero significato. Non è fuori luogo chiedersi se Pietro era pienamente cosciente di ciò che gli veniva rivelato e di ciò che diceva. Notiamo il forte contrasto tra questa professione di fede seguita dall’elogio di Gesù: "Beato te, Simone…" e l’incomprensione del v. 22: "Dio te ne scampi, Signore…" e infine l’aspro rimprovero di Gesù: "Via da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!". Questo contrasto mette in evidenza la differenza tra la fede apparente e quella vera: non basta professare la messianicità di Gesù. Bisogna credere e accettare che il progetto del Padre si realizza attraverso la morte e la risurrezione del Figlio. Pietro riceve le chiavi del regno dei cieli. Le chiavi sono segno di sovranità e di potere. Pietro dunque insieme alle chiavi riceve piena autorità sul regno dei cieli. Egli esercita tale autorità sulla terra e non in funzione di portinaio del cielo, come comunemente si pensa. In qualità di trasmettitore e garante della dottrina e dei comandamenti di Gesù, la cui osservanza apre all’uomo il regno dei cieli, egli vincola alla loro osservanza. Gli scribi e i farisei, in quanto detentori delle chiavi fino a quel momento, avevano esercitato la medesima autorità. Ma, rifiutando il vangelo, essi non fanno altro che chiudere il regno dei cieli agli uomini. Simon Pietro subentra al loro posto. Se si considera attentamente questa contrapposizione, risulta che il compito principale di cui è incaricato Pietro è quello di aprire il regno dei cieli. Il suo incarico va descritto in senso positivo. Non si potrà identificare la Chiesa con il regno dei cieli. Ma il loro accostamento in quest’unico brano del vangelo offre l’opportunità di riflettere sul loro reciproco rapporto. Alla Chiesa, quale popolo di Dio, è affidato il regno dei cieli (cfr 21, 43). In essa vivono gli uomini destinati al Regno. Pietro assolve il proprio sevizio nella Chiesa quando invita a ricordarsi della dottrina di Gesù, che permette agli uomini l’ingresso nel Regno. Nel giudaismo, gli equivalenti di legare e sciogliere (‘asar e sherà’) hanno il significato specifico di proibire e permettere, in riferimento ai pronunciamenti dottrinali. Accanto al potere di magistero si pone quello disciplinare. In questo campo i due verbi hanno il senso di scomunicare e togliere la scomunica. Questo duplice potere viene assegnato a Pietro. Non è il caso di separare il potere di magistero da quello disciplinare e riferire l’uno a 16, 19 e l’altro a 18, 18. Ma non è possibile negare che in questo versetto 19 il potere dottrinale, specialmente nel senso della fissazione della dottrina, sta in primo piano. Pietro è presentato come maestro supremo, tuttavia con una differenza non trascurabile rispetto al giudaismo: il ministero di Pietro non è ordinato alla legge, ma alla direttiva e all’insegnamento di Gesù. Il legare e lo sciogliere di Pietro viene riconosciuto in cielo, cioè le decisioni di carattere dottrinale prese da Pietro vengono confermate nel presente da Dio. L’idea del giudizio finale è più lontana, proprio se si includono anche decisioni disciplinari. Nel vangelo di Matteo, Pietro viene presentato come il discepolo che fa da esempio. Ciò che gli è accaduto è trasferibile ad ogni discepolo. Questo vale sia per i suoi pregi sia per le sue deficienze, che vengono impietosamente riferite. Ma a Pietro rimane una funzione esclusiva ed unica: egli è e resta la roccia della Chiesa del Messia Gesù. Pietro è il garante della tradizione su Cristo com’è presentata dal vangelo di Matteo. Nel suo ufficio egli subentra agli scribi e ai farisei, che finora hanno portato le chiavi del regno dei cieli. A lui tocca far valere integro l’insegnamento di Gesù in tutta la sua forza. Dopo aver comandato ai suoi discepoli di non dire che egli era il Cristo, perché la loro concezione del Messia non era ancora adeguata, Gesù compie un passo avanti decisivo nella sua vita: annuncia che è giunta l’ora della sua passione, della sua morte e della sua risurrezione. La dichiarazione di Gesù costituisce un’autentica tentazione per Pietro che protesta e sgrida Gesù. Questa idea di un Messia sofferente è insopportabile per Pietro, e non solo per Pietro. Invece di accettare la rivelazione del Padre (v.17) ossia il pensiero di Dio (v. 23), egli proietta su Gesù la propria concezione del Messia. Facendo da maestro a Gesù e anteponendosi a lui, egli diviene satana, tentatore del suo Signore. Non è per nulla casuale la presenza nel medesimo brano di due aspetti fortemente contrastanti: la professione di fede di Pietro e la sua incomprensione del mistero di Gesù, l’autorità affidata a Pietro e il rimprovero rivoltogli da Gesù. L’evangelista sottolinea intenzionalmente questo contrasto per indicarci che Pietro è la roccia sulla quale Cristo fonda la sua Chiesa non per le sue qualità naturali, ma per grazia e per elezione divina.
Padre Lino Pedron
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435 - San Giovanni Maria Vianney
Giovanni Maria (Jean-Marie, in francese) Vianney, quarto di sei figli, nacque a Dardilly l’8 maggio 1786, da Mathieu e da Marie Béluse. La sua era una famiglia contadina di discrete condizioni, con una solida tradizione cristiana, prodiga nelle opere di carità. I suoi studi sono stati un disastro, e non solo per la Rivoluzione francese...: è lui che non ce la fa col latino, non sa argomentare né predicare... Per farlo sacerdote c'è voluta la tenacia dell'abbé Charles Balley, parroco di Ecully, presso Lione: gli ha fatto scuola in canonica, l'ha avviato al seminario, lo ha riaccolto quando è stato sospeso dagli studi e, dopo un altro periodo di preparazione, lo fa ordinare sacerdote a Grenoble il 13 agosto 1815, a 29 anni, mentre gli inglesi portano Napoleone prigioniero a Sant'Elena.
Giovanni Maria Vianney, appena prete, torna a Ecully come vicario dell'abbé Balley. Vi rimase per poco più di due anni, fino alla morte del suo protettore, avvenuta il 16 dicembre 1817. Allora lo mandano vicino a Bourg-en-Bresse, ad Ars, un borgo con meno di trecento abitanti, che diventerà parrocchia soltanto nel 1821: poca gente, frastornata da 25 anni di sconquassi.
Il curato d'Ars è tra questa gente, con un suo rigorismo male accetto, con la sua impreparazione, tormentato dal sentirsi incapace. Aria di fallimento, angoscia, voglia di andarsene...ma dopo alcuni anni ad Ars viene gente da ogni parte : quasi dei pellegrinaggi. Vengono per lui, conosciuto in altre parrocchie dove va ad aiutare o a supplire parroci, specie nelle confessioni. Le confessioni: ecco perché vengono. Questo curato deriso da altri preti, e anche denunciato al vescovo per le “stranezze” e i “disordini”, è costretto a stare in confessionale sempre più a lungo (10 e più ore al giorno).
E ormai ascolta anche il professionista di città, il funzionario, la gente autorevole, chiamata ad Ars dai suoi straordinari talenti nell'orientare e confortare, attirata dalle ragioni che sa offrire alla speranza, dai mutamenti che il suo parlare tutto minuscolo sa innescare. Qui si potrebbe parlare di successo, di rivincita del curato d'Ars, e di una sua trionfale realizzazione. Invece continua a credersi indegno e incapace, tenta due volte la fuga e poi deve tornare ad Ars, perché lo aspettano in chiesa, venuti anche da lontano.
Sempre la messa, sempre le confessioni, fino alla caldissima estate 1859, quando non può più andare nella chiesa piena di gente perché sta morendo. Paga il medico dicendogli di non venire più: ormai le cure sono inutili, ed infatti raggiunge il Padre il 4 agosto.
Annunciata la sua morte, “treni e vetture private non bastano più”, scrive un testimone. Dopo le esequie il suo corpo rimane ancora esposto in chiesa per dieci giorni e dieci notti.
S. Pio X (Giuseppe Sarto, 1903-1914) lo ha proclamato Beato l'8 gennaio 1905: è stato canonizzato il 31 maggio 1925 da Pp Pio XI (Ambrogio Damiano Achille Ratti, 1922-1939 ), che nel 1929 lo ha anche dichiarato Patrono dei parroci.
Nel centenario della morte, il 1 agosto 1959, il Beato Giovanni XXIII (Angelo Giuseppe Roncalli, 1958-1963) , gli dedicò una enciclica: “Sacerdotii Nostri Primordia” additandolo a modello dei sacerdoti : «Parlare di San Giovanni Maria Vianney è richiamare la figura di un sacerdote straordinariamente mortificato, che, per amore di Dio e per la conversione dei peccatori, si privava di nutrimento e di sonno, s'imponeva rudi discipline e praticava soprattutto la rinunzia di se stesso in grado eroico. Se è vero che non è generalmente richiesto ai fedeli di seguire questa via eccezionale, tuttavia la Divina Provvidenza ha disposto che nella Chiesa non mancassero mai pastori di anime che, mossi dallo Spirito Santo, non esitano ad incamminarsi per questo sentiero, poiché sono tali uomini specialmente che operano miracoli di conversioni... »
Il Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005), era un grande ammiratore e devoto del santo curato d’Ars (cfr. Dono e mistero, LEV, Città del Vaticano, 1996 - pag. 65-66).
In occasione del 150° anniversario della sua morte, è stato indetto, da Pp Benedetto XVI (Joseph Alois Ratzinger), un “Anno Sacerdotale” dedicato alla sua figura di cui, qui di seguito, un estratto del discorso ai partecipanti alla plenaria della congregazione per il clero (sala del concistoro lunedì, 16 marzo 2009): « Proprio per favorire questa tensione dei sacerdoti verso la perfezione spirituale dalla quale soprattutto dipende l’efficacia del loro ministero, ho deciso di indire uno speciale “Anno Sacerdotale”, che andrà dal 19 giugno prossimo fino al 19 giugno 2010. Ricorre infatti il 150° anniversario della morte del Santo Curato d’Ars, Giovanni Maria Vianney, vero esempio di Pastore a servizio del gregge di Cristo... »
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Giovanni Maria Vianney, appena prete, torna a Ecully come vicario dell'abbé Balley. Vi rimase per poco più di due anni, fino alla morte del suo protettore, avvenuta il 16 dicembre 1817. Allora lo mandano vicino a Bourg-en-Bresse, ad Ars, un borgo con meno di trecento abitanti, che diventerà parrocchia soltanto nel 1821: poca gente, frastornata da 25 anni di sconquassi.
Il curato d'Ars è tra questa gente, con un suo rigorismo male accetto, con la sua impreparazione, tormentato dal sentirsi incapace. Aria di fallimento, angoscia, voglia di andarsene...ma dopo alcuni anni ad Ars viene gente da ogni parte : quasi dei pellegrinaggi. Vengono per lui, conosciuto in altre parrocchie dove va ad aiutare o a supplire parroci, specie nelle confessioni. Le confessioni: ecco perché vengono. Questo curato deriso da altri preti, e anche denunciato al vescovo per le “stranezze” e i “disordini”, è costretto a stare in confessionale sempre più a lungo (10 e più ore al giorno).
E ormai ascolta anche il professionista di città, il funzionario, la gente autorevole, chiamata ad Ars dai suoi straordinari talenti nell'orientare e confortare, attirata dalle ragioni che sa offrire alla speranza, dai mutamenti che il suo parlare tutto minuscolo sa innescare. Qui si potrebbe parlare di successo, di rivincita del curato d'Ars, e di una sua trionfale realizzazione. Invece continua a credersi indegno e incapace, tenta due volte la fuga e poi deve tornare ad Ars, perché lo aspettano in chiesa, venuti anche da lontano.
Sempre la messa, sempre le confessioni, fino alla caldissima estate 1859, quando non può più andare nella chiesa piena di gente perché sta morendo. Paga il medico dicendogli di non venire più: ormai le cure sono inutili, ed infatti raggiunge il Padre il 4 agosto.
Annunciata la sua morte, “treni e vetture private non bastano più”, scrive un testimone. Dopo le esequie il suo corpo rimane ancora esposto in chiesa per dieci giorni e dieci notti.
S. Pio X (Giuseppe Sarto, 1903-1914) lo ha proclamato Beato l'8 gennaio 1905: è stato canonizzato il 31 maggio 1925 da Pp Pio XI (Ambrogio Damiano Achille Ratti, 1922-1939 ), che nel 1929 lo ha anche dichiarato Patrono dei parroci.
Nel centenario della morte, il 1 agosto 1959, il Beato Giovanni XXIII (Angelo Giuseppe Roncalli, 1958-1963) , gli dedicò una enciclica: “Sacerdotii Nostri Primordia” additandolo a modello dei sacerdoti : «Parlare di San Giovanni Maria Vianney è richiamare la figura di un sacerdote straordinariamente mortificato, che, per amore di Dio e per la conversione dei peccatori, si privava di nutrimento e di sonno, s'imponeva rudi discipline e praticava soprattutto la rinunzia di se stesso in grado eroico. Se è vero che non è generalmente richiesto ai fedeli di seguire questa via eccezionale, tuttavia la Divina Provvidenza ha disposto che nella Chiesa non mancassero mai pastori di anime che, mossi dallo Spirito Santo, non esitano ad incamminarsi per questo sentiero, poiché sono tali uomini specialmente che operano miracoli di conversioni... »
Il Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005), era un grande ammiratore e devoto del santo curato d’Ars (cfr. Dono e mistero, LEV, Città del Vaticano, 1996 - pag. 65-66).
In occasione del 150° anniversario della sua morte, è stato indetto, da Pp Benedetto XVI (Joseph Alois Ratzinger), un “Anno Sacerdotale” dedicato alla sua figura di cui, qui di seguito, un estratto del discorso ai partecipanti alla plenaria della congregazione per il clero (sala del concistoro lunedì, 16 marzo 2009): « Proprio per favorire questa tensione dei sacerdoti verso la perfezione spirituale dalla quale soprattutto dipende l’efficacia del loro ministero, ho deciso di indire uno speciale “Anno Sacerdotale”, che andrà dal 19 giugno prossimo fino al 19 giugno 2010. Ricorre infatti il 150° anniversario della morte del Santo Curato d’Ars, Giovanni Maria Vianney, vero esempio di Pastore a servizio del gregge di Cristo... »
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mercoledì 3 agosto 2011
434 - Riposo significa riprendersi: rigenerare le forze
Riposo significa riprendersi: rigenerare le forze, gli ideali, i progetti... In poche parole: cambiare occupazione, per ritornare poi con nuovo brio al lavoro consueto. (Solco, 514)
La santità, l'autentico desiderio di raggiungerla, non si concede soste né vacanze. (Solco, 129)
Utilizzami bene il tempo. —Non ti dimenticare del fico maledetto. Faceva già qualcosa: dare foglie. Come te...
—Non dirmi che hai delle scuse. —Non valse al fico —narra l'Evangelista— il fatto che non fosse tempo di fichi quando il Signore andò a cercarne.
—E rimase sterile per sempre. (Cammino, 354)
Lottate contro l'eccessiva comprensione che ciascuno prova verso di se: siate esigenti con voi stessi! Talvolta pensiamo troppo alla salute; al riposo, che peraltro non deve mancare, perché è necessario per ritornare al lavoro con rinnovate energie. Ma il riposo — come ho scritto tanto tempo fa — non consiste nel non far nulla: consiste nel distrarci con attività che richiedono meno sforzo. (Amici di Dio, 62)
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La santità, l'autentico desiderio di raggiungerla, non si concede soste né vacanze. (Solco, 129)
Utilizzami bene il tempo. —Non ti dimenticare del fico maledetto. Faceva già qualcosa: dare foglie. Come te...
—Non dirmi che hai delle scuse. —Non valse al fico —narra l'Evangelista— il fatto che non fosse tempo di fichi quando il Signore andò a cercarne.
—E rimase sterile per sempre. (Cammino, 354)
Lottate contro l'eccessiva comprensione che ciascuno prova verso di se: siate esigenti con voi stessi! Talvolta pensiamo troppo alla salute; al riposo, che peraltro non deve mancare, perché è necessario per ritornare al lavoro con rinnovate energie. Ma il riposo — come ho scritto tanto tempo fa — non consiste nel non far nulla: consiste nel distrarci con attività che richiedono meno sforzo. (Amici di Dio, 62)
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433 - Preghiera del mattino
Mio amato Signore, ti ringrazio di aver vegliato su di me questa notte e di avermi fatto giungere all'inizio di questo nuovo giorno.
Mi appresto a scoprire con gioia quello che tu hai preparato per me quest'oggi: saranno i fatti di sempre oppure mi aspetterà qualche nuovo compito, forse mi aprirò a nuove vedute.
Accetto tutto con fiducia e gioia, convinto che tu hai predisposto tutto per il mio bene, per il tuo onore e per la tua gloria.
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Mi appresto a scoprire con gioia quello che tu hai preparato per me quest'oggi: saranno i fatti di sempre oppure mi aspetterà qualche nuovo compito, forse mi aprirò a nuove vedute.
Accetto tutto con fiducia e gioia, convinto che tu hai predisposto tutto per il mio bene, per il tuo onore e per la tua gloria.
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432 - Donna, grande è la tua fede!
Partito di là, Gesù si diresse verso le parti di Tiro e Sidone. Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quelle regioni, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide. Mia figlia è crudelmente tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i discepoli gli si accostarono implorando: «Esaudiscila, vedi come ci grida dietro». Ma egli rispose: «Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele». Ma quella venne e si prostrò dinanzi a lui dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini». «E' vero, Signore, disse la donna, ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Allora Gesù le replicò: «Donna, davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri». E da quell'istante sua figlia fu guarita.
Dopo l’aspra controversia con i farisei e gli scribi, ai quali aveva rimproverato l’ipocrisia e la lontananza da Dio, Gesù incontra in terra pagana una donna che gli dimostra una grande fede. I discepoli, come al solito (cfr Mt 14, 15; 19, 13), non amano il prossimo, non vogliono seccature e chiedono a Gesù di mandare via la donna, escludendo così un intervento di soccorso e reagendo sgarbatamente alle sue grida. In questo brano sono messi a confronto Israele e i pagani. Gesù dimostra di essere il vero Messia d’Israele perché sa di essere inviato, nel suo cammino terreno, solo a questo popolo. Con questo episodio Gesù insegna che il vangelo della salvezza è aperto anche ai pagani. Ma la salvezza di Dio deve seguire un itinerario storico e geografico prima di raggiungere la totalità dei popoli. Gesù chiede alla donna cananea il riconoscimento della priorità d’Israele alla salvezza, perché questa è la volontà di Dio manifestata attraverso la storia e le scelte dell’Antico Testamento. Il dialogo didattico tra Gesù e la cananea culmina nella fede. La fede in Gesù deciderà il cammino d’Israele e dei popoli.
Padre Lino Pedron
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Dopo l’aspra controversia con i farisei e gli scribi, ai quali aveva rimproverato l’ipocrisia e la lontananza da Dio, Gesù incontra in terra pagana una donna che gli dimostra una grande fede. I discepoli, come al solito (cfr Mt 14, 15; 19, 13), non amano il prossimo, non vogliono seccature e chiedono a Gesù di mandare via la donna, escludendo così un intervento di soccorso e reagendo sgarbatamente alle sue grida. In questo brano sono messi a confronto Israele e i pagani. Gesù dimostra di essere il vero Messia d’Israele perché sa di essere inviato, nel suo cammino terreno, solo a questo popolo. Con questo episodio Gesù insegna che il vangelo della salvezza è aperto anche ai pagani. Ma la salvezza di Dio deve seguire un itinerario storico e geografico prima di raggiungere la totalità dei popoli. Gesù chiede alla donna cananea il riconoscimento della priorità d’Israele alla salvezza, perché questa è la volontà di Dio manifestata attraverso la storia e le scelte dell’Antico Testamento. Il dialogo didattico tra Gesù e la cananea culmina nella fede. La fede in Gesù deciderà il cammino d’Israele e dei popoli.
Padre Lino Pedron
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martedì 2 agosto 2011
431 - Messaggio Medjugorje del 2/8/2011
Cari figli, oggi vi invito a rinascere nella preghiera ed a diventare con mio Figlio, attraverso lo Spirito Santo, un nuovo popolo.
Un popolo che sa che se perde Dio ha perso se stesso.
Un popolo che sa che, nonostante tutte le sofferenze e le prove, con Dio è sicuro e salvo.
Vi invito a radunarvi nella famiglia di Dio ed a rafforzarvi con la forza del Padre.
Come singoli, figli miei, non potete fermare il male che vuole regnare nel mondo e distruggerlo.
Ma per mezzo della volontà di Dio tutti insieme con mio Figlio potete cambiare tutto e guarire il mondo.
Vi invito a pregare con tutto il cuore per i vostri pastori, perché mio Figlio li ha scelti.
Vi ringrazio.
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Un popolo che sa che se perde Dio ha perso se stesso.
Un popolo che sa che, nonostante tutte le sofferenze e le prove, con Dio è sicuro e salvo.
Vi invito a radunarvi nella famiglia di Dio ed a rafforzarvi con la forza del Padre.
Come singoli, figli miei, non potete fermare il male che vuole regnare nel mondo e distruggerlo.
Ma per mezzo della volontà di Dio tutti insieme con mio Figlio potete cambiare tutto e guarire il mondo.
Vi invito a pregare con tutto il cuore per i vostri pastori, perché mio Figlio li ha scelti.
Vi ringrazio.
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430 - Ogni pianta, che non è stata piantata dal Padre mio celeste, verrà sradicata
In quel tempo vennero a Gesù da Gerusalemme alcuni farisei e alcuni scribi e gli dissero: «Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi? Poiché non si lavano le mani quando prendono cibo!».
Ed egli rispose loro: «Perché voi trasgredite il comandamento di Dio in nome della vostra tradizione?
Poi riunita la folla disse: «Ascoltate e intendete! Non quello che entra nella bocca rende impuro l'uomo, ma quello che esce dalla bocca rende impuro l'uomo!».
Allora i discepoli gli si accostarono per dirgli: «Sai che i farisei si sono scandalizzati nel sentire queste parole?».
Ed egli rispose: «Ogni pianta che non è stata piantata dal mio
Padre celeste sarà sradicata. Lasciateli! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un ieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!».
Gesù insegna che è la parola di Dio che conta e non le spiegazioni aggiunte degli uomini. L’abilità di confondere le proprie tradizioni con la volontà di Dio è una malattia religiosa che può manifestarsi dappertutto, anche nella comunità cristiana. I rimproveri che Gesù rivolge ai suoi interlocutori, citando Isaia, sono due: una religiosità superficiale anziché una appartenenza profonda a Dio e una morale che smarrisce l’autentica volontà di Dio nel cumulo delle interpretazioni umane. Con l’espressione "la vostra tradizione" (v. 3) Gesù prende le distanze dalla tradizione degli antichi, che i farisei avevano eretto a steccato in difesa della Legge. Le dettagliate e scrupolose prescrizioni contenute nella tradizione orale dovevano impedire le trasgressioni della Legge scritta. Gesù insegna che il mangiare con mani non lavate non rende impuro l’uomo. La vera impurità invece viene dal cuore. Il cuore dell’uomo, quale sede del volere, delle aspirazioni e degli affetti è la fonte da cui il male emerge, si esprime nella vita, lo rende impuro e avvelena il suo ambiente.
I farisei e gli scribi con la loro lavanda rituale delle mani distolgono gli uomini dalla sostanza del problema del male. I discepoli riferiscono a Gesù che i farisei si sono scandalizzati per quello che aveva detto. L’affermazione di Gesù che essi non sono piantati da Dio, suo Padre, costituisce un grave rimprovero. Egli annuncia che saranno estirpati. Il detto della guida cieca, che cade nella fossa insieme con colui che si fa guidare da essa, è rivolto sia ai farisei che alla loro dottrina.
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Ed egli rispose loro: «Perché voi trasgredite il comandamento di Dio in nome della vostra tradizione?
Poi riunita la folla disse: «Ascoltate e intendete! Non quello che entra nella bocca rende impuro l'uomo, ma quello che esce dalla bocca rende impuro l'uomo!».
Allora i discepoli gli si accostarono per dirgli: «Sai che i farisei si sono scandalizzati nel sentire queste parole?».
Ed egli rispose: «Ogni pianta che non è stata piantata dal mio
Padre celeste sarà sradicata. Lasciateli! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un ieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!».
Gesù insegna che è la parola di Dio che conta e non le spiegazioni aggiunte degli uomini. L’abilità di confondere le proprie tradizioni con la volontà di Dio è una malattia religiosa che può manifestarsi dappertutto, anche nella comunità cristiana. I rimproveri che Gesù rivolge ai suoi interlocutori, citando Isaia, sono due: una religiosità superficiale anziché una appartenenza profonda a Dio e una morale che smarrisce l’autentica volontà di Dio nel cumulo delle interpretazioni umane. Con l’espressione "la vostra tradizione" (v. 3) Gesù prende le distanze dalla tradizione degli antichi, che i farisei avevano eretto a steccato in difesa della Legge. Le dettagliate e scrupolose prescrizioni contenute nella tradizione orale dovevano impedire le trasgressioni della Legge scritta. Gesù insegna che il mangiare con mani non lavate non rende impuro l’uomo. La vera impurità invece viene dal cuore. Il cuore dell’uomo, quale sede del volere, delle aspirazioni e degli affetti è la fonte da cui il male emerge, si esprime nella vita, lo rende impuro e avvelena il suo ambiente.
I farisei e gli scribi con la loro lavanda rituale delle mani distolgono gli uomini dalla sostanza del problema del male. I discepoli riferiscono a Gesù che i farisei si sono scandalizzati per quello che aveva detto. L’affermazione di Gesù che essi non sono piantati da Dio, suo Padre, costituisce un grave rimprovero. Egli annuncia che saranno estirpati. Il detto della guida cieca, che cade nella fossa insieme con colui che si fa guidare da essa, è rivolto sia ai farisei che alla loro dottrina.
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lunedì 1 agosto 2011
429 - O Gesù! —Riposo in Te.
Abbattimento fisico. —Sei... a pezzi. —Riposa. Sospendi questa attività esterna. —Consulta il medico. Obbedisci e non preoccuparti. Presto tornerai alla tua vita e migliorerai, se sei fedele, i tuoi apostolati. (Cammino, 706)
Se tu non lo lasci, Egli non ti lascerà. (Cammino, 730)
Spera tutto da Gesù: tu non hai nulla, tu non vali nulla, tu non puoi nulla. —Sarà Lui ad agire, se ti abbandoni in Lui. (Cammino, 731)
O Gesù! —Riposo in Te. (Camino, 732)
Tutto ti lascia indifferente? —Non cercare di ingannarti. Proprio adesso, se io ti chiedessi di persone e d'imprese nelle quali, per amore di Dio, hai messo la tua anima, dovresti rispondermi con ardore, con l'interesse di chi parla di cosa propria! Non tutto ti lascia indifferente: ma non sei instancabile... e hai bisogno di un po' più di tempo per te: tempo che servirà anche per le tue opere, perché, in fin dei conti, tu sei lo strumento. (Cammino, 723)
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Se tu non lo lasci, Egli non ti lascerà. (Cammino, 730)
Spera tutto da Gesù: tu non hai nulla, tu non vali nulla, tu non puoi nulla. —Sarà Lui ad agire, se ti abbandoni in Lui. (Cammino, 731)
O Gesù! —Riposo in Te. (Camino, 732)
Tutto ti lascia indifferente? —Non cercare di ingannarti. Proprio adesso, se io ti chiedessi di persone e d'imprese nelle quali, per amore di Dio, hai messo la tua anima, dovresti rispondermi con ardore, con l'interesse di chi parla di cosa propria! Non tutto ti lascia indifferente: ma non sei instancabile... e hai bisogno di un po' più di tempo per te: tempo che servirà anche per le tue opere, perché, in fin dei conti, tu sei lo strumento. (Cammino, 723)
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428 - Comandami di venire verso di te sulle acque
Subito dopo ordinò ai discepoli di salire sulla barca e di precederlo sull'altra sponda, mentre egli avrebbe congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, solo, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava ancora solo lassù. La barca intanto distava già qualche miglio da terra ed era agitata dalle onde, a causa del vento contrario. Verso la fine della notte egli venne verso di loro camminando sul mare. I discepoli, a vederlo camminare sul mare, furono turbati e dissero: «E' un fantasma» e si misero a gridare dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro: «Coraggio, sono io, non abbiate paura». Pietro gli disse: «Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro, scendendo dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma per la violenza del vento, s'impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca gli si prostrarono davanti, esclamando: «Tu sei veramente il Figlio di Dio!». Compiuta la traversata, approdarono a Genèsaret. E la gente del luogo, riconosciuto Gesù, diffuse la notizia in tutta la regione; gli portarono tutti i malati, e lo pregavano di poter toccare almeno l'orlo del suo mantello. E quanti lo toccavano guarivano.
Il versetto introduttivo richiama il clima che doveva essersi creato nei discepoli e nella folla dopo il miracolo dei pani. L’intervento energico di Gesù sui discepoli e sulla folla lascia comprendere quale piega avesse preso la situazione.
Gli apostoli, trovatisi improvvisamente al centro di una inaudita vicenda, cominciano a ricoprirsi di una facile gloria e di un’euforia difficilmente controllabile L’evangelista Giovanni ricorda che la gente che aveva mangiato i pani volevano rapire Gesù per farlo re (Gv 6,14-15) Davanti a questa situazione Gesù fa imbarcare gli apostoli, manda a casa la gente e sale sul monte a pregare (v.23; Gv 6,15).
Il monte è il luogo dell’incontro con Dio. Gesù è il Figlio e quindi ha un’esigenza infinita di stare col Padre. Gesù è uomo e nel confronto con il Padre trova costantemente la chiarezza e il coraggio per compiere la sua missione.
In questo testo si possono cogliere alcune reminiscenze del cantico di Mosè dopo il passaggio del mare dei giunchi: il mare che fa affondare, le onde che si innalzano, la mano tesa, il timore e il turbamento (Es 15). Queste annotazioni ci inducono a leggere questo brano come una teofania rivolta a "quelli della barca", cioè alla Chiesa del Risorto. Il Dio salvatore dell’Esodo salva nuovamente il suo popolo. L’episodio è un simbolo della comunità cristiana perseguitata: essa non deve temere, perché il Signore è presente. Una riflessione particolare merita l’episodio di Pietro. La sua possibilità di camminare sulle acque dipende unicamente dalla parola del Signore: "vieni!", e la sua forza sta tutta nella fede in Gesù. Con la fede ogni discepolo può ripetere gli stessi miracoli del suo Signore. Ma se la fede viene a mancare, il discepolo torna ad essere facile preda delle forze del male (rappresentate nella Bibbia dalle acque impetuose). Il vento rappresenta il momento della prova (Mt 7, 25.27) e il mare indica le forze del caos (cfr Gb 7, 12; Sal 89, 10-11; ecc.) sulle quali Dio esercita il suo potere (Sal 107, 25-30) sia nella creazione (Gen 1,7), sia nell’esperienza della liberazione (Es 14, 15-31).Gesù si rivela alla comunità dei suoi discepoli in mezzo alle difficoltà di un mare agitato e ne conferma la fede, liberandoli dalla paura e dal dubbio.
L’episodio di Pietro è una specie di catechesi sulla realtà del discepolo invitato ad affidarsi totalmente al suo Signore anche nelle situazioni che mettono in crisi la sua adesione incrollabile di fede. In questo racconto c’è certamente un anticipo del rinnegamento e della conversione di Pietro nella burrascosa notte della settimana di passione (Mt 26,69-75), ma egli è ormai per sempre riabilitato e la sua fede è diventata esemplare come lo è stata la sua diffidenza. Solo alla fine la comunità dei discepoli, educata nella fede in mezzo alle sue prove, fa la professione esplicita di fede in Gesù: "Tu sei veramente il Figlio di Dio".
Il tema centrale del brano è, dunque, la fede. La situazione di Pietro dimostra chiaramente che la fede in Gesù non è esclusivamente ragionevolezza o avvedutezza razionale. Credere è osare. Chi osa credere è sorretto da colui nel quale crede. La fede è obbedienza (vv. 28-29). Chi pratica l’obbedienza della fede ottiene di partecipare all’essere, ai poteri di Cristo.
Gesù, nonostante la crescente ostilità dei capi, è circondato da innumerevoli persone che nella loro miseria fisica fanno assegnamento su di lui. Il racconto mette in chiaro che il farsi carico della miseria umana costituisce un presupposto indispensabile per una trasmissione del vangelo degna di fede.
Il v.35 precisa che la gente del luogo riconosce Gesù e diffonde la notizia in tutta la regione: il conoscere Gesù muove all’apostolato.
L’orlo del mantello era destinato a riportare continuamente alla memoria la fedeltà ai comandamenti (Nm 15,37-39). Il profeta Zaccaria aveva annunziato che, nei tempi messianici, dieci uomini (di tutte le lingue del mondo, secondo la traduzione dei LXX ) avrebbero afferrato un ebreo per il lembo del mantello, dicendo: "Vogliamo venire con te, perché abbiamo compreso che Dio è con voi" (Zc 8,23 ). E’ probabile che Matteo pensi a questo testo: nel momento in cui la patria di Gesù non lo riconosce e si chiude alla comprensione del Regno, i popoli pagani lo riconoscono e gli fanno guarire i loro malati.
La missione di Gesù viene ribadita e ricordata ai discepoli Egli è un profeta, ma soprattutto è un terapeuta. L’annuncio del vangelo non è solo la presentazione di una dottrina, ma soprattutto un progetto di salvezza in cui si realizza la fine del peccato, delle malattie, della sofferenza, del dolore. La lotta al male è il primo impegno che Gesù si assume e comanda ai suoi discepoli. Dimenticarlo, con la scusa degli impegni superiori dello spirito, è tradire la volontà di Dio. Il banco di prova della fede proclamata dalla Chiesa è l’impegno fattivo sul piano umano e storico (cfr Mt 7,21-23; 25, 35-46).
Gesù, Signore della natura e della storia, libera dal male e dalla morte, paure che attanagliano e bloccano l’uomo.
Per superare queste angosce bisogna avere una fede adulta che conduce a una visione fiduciosa della storia che viene portata a compimento da Dio.
Padre Lino Pedron
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Il versetto introduttivo richiama il clima che doveva essersi creato nei discepoli e nella folla dopo il miracolo dei pani. L’intervento energico di Gesù sui discepoli e sulla folla lascia comprendere quale piega avesse preso la situazione.
Gli apostoli, trovatisi improvvisamente al centro di una inaudita vicenda, cominciano a ricoprirsi di una facile gloria e di un’euforia difficilmente controllabile L’evangelista Giovanni ricorda che la gente che aveva mangiato i pani volevano rapire Gesù per farlo re (Gv 6,14-15) Davanti a questa situazione Gesù fa imbarcare gli apostoli, manda a casa la gente e sale sul monte a pregare (v.23; Gv 6,15).
Il monte è il luogo dell’incontro con Dio. Gesù è il Figlio e quindi ha un’esigenza infinita di stare col Padre. Gesù è uomo e nel confronto con il Padre trova costantemente la chiarezza e il coraggio per compiere la sua missione.
In questo testo si possono cogliere alcune reminiscenze del cantico di Mosè dopo il passaggio del mare dei giunchi: il mare che fa affondare, le onde che si innalzano, la mano tesa, il timore e il turbamento (Es 15). Queste annotazioni ci inducono a leggere questo brano come una teofania rivolta a "quelli della barca", cioè alla Chiesa del Risorto. Il Dio salvatore dell’Esodo salva nuovamente il suo popolo. L’episodio è un simbolo della comunità cristiana perseguitata: essa non deve temere, perché il Signore è presente. Una riflessione particolare merita l’episodio di Pietro. La sua possibilità di camminare sulle acque dipende unicamente dalla parola del Signore: "vieni!", e la sua forza sta tutta nella fede in Gesù. Con la fede ogni discepolo può ripetere gli stessi miracoli del suo Signore. Ma se la fede viene a mancare, il discepolo torna ad essere facile preda delle forze del male (rappresentate nella Bibbia dalle acque impetuose). Il vento rappresenta il momento della prova (Mt 7, 25.27) e il mare indica le forze del caos (cfr Gb 7, 12; Sal 89, 10-11; ecc.) sulle quali Dio esercita il suo potere (Sal 107, 25-30) sia nella creazione (Gen 1,7), sia nell’esperienza della liberazione (Es 14, 15-31).Gesù si rivela alla comunità dei suoi discepoli in mezzo alle difficoltà di un mare agitato e ne conferma la fede, liberandoli dalla paura e dal dubbio.
L’episodio di Pietro è una specie di catechesi sulla realtà del discepolo invitato ad affidarsi totalmente al suo Signore anche nelle situazioni che mettono in crisi la sua adesione incrollabile di fede. In questo racconto c’è certamente un anticipo del rinnegamento e della conversione di Pietro nella burrascosa notte della settimana di passione (Mt 26,69-75), ma egli è ormai per sempre riabilitato e la sua fede è diventata esemplare come lo è stata la sua diffidenza. Solo alla fine la comunità dei discepoli, educata nella fede in mezzo alle sue prove, fa la professione esplicita di fede in Gesù: "Tu sei veramente il Figlio di Dio".
Il tema centrale del brano è, dunque, la fede. La situazione di Pietro dimostra chiaramente che la fede in Gesù non è esclusivamente ragionevolezza o avvedutezza razionale. Credere è osare. Chi osa credere è sorretto da colui nel quale crede. La fede è obbedienza (vv. 28-29). Chi pratica l’obbedienza della fede ottiene di partecipare all’essere, ai poteri di Cristo.
Gesù, nonostante la crescente ostilità dei capi, è circondato da innumerevoli persone che nella loro miseria fisica fanno assegnamento su di lui. Il racconto mette in chiaro che il farsi carico della miseria umana costituisce un presupposto indispensabile per una trasmissione del vangelo degna di fede.
Il v.35 precisa che la gente del luogo riconosce Gesù e diffonde la notizia in tutta la regione: il conoscere Gesù muove all’apostolato.
L’orlo del mantello era destinato a riportare continuamente alla memoria la fedeltà ai comandamenti (Nm 15,37-39). Il profeta Zaccaria aveva annunziato che, nei tempi messianici, dieci uomini (di tutte le lingue del mondo, secondo la traduzione dei LXX ) avrebbero afferrato un ebreo per il lembo del mantello, dicendo: "Vogliamo venire con te, perché abbiamo compreso che Dio è con voi" (Zc 8,23 ). E’ probabile che Matteo pensi a questo testo: nel momento in cui la patria di Gesù non lo riconosce e si chiude alla comprensione del Regno, i popoli pagani lo riconoscono e gli fanno guarire i loro malati.
La missione di Gesù viene ribadita e ricordata ai discepoli Egli è un profeta, ma soprattutto è un terapeuta. L’annuncio del vangelo non è solo la presentazione di una dottrina, ma soprattutto un progetto di salvezza in cui si realizza la fine del peccato, delle malattie, della sofferenza, del dolore. La lotta al male è il primo impegno che Gesù si assume e comanda ai suoi discepoli. Dimenticarlo, con la scusa degli impegni superiori dello spirito, è tradire la volontà di Dio. Il banco di prova della fede proclamata dalla Chiesa è l’impegno fattivo sul piano umano e storico (cfr Mt 7,21-23; 25, 35-46).
Gesù, Signore della natura e della storia, libera dal male e dalla morte, paure che attanagliano e bloccano l’uomo.
Per superare queste angosce bisogna avere una fede adulta che conduce a una visione fiduciosa della storia che viene portata a compimento da Dio.
Padre Lino Pedron
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Padre Lino Pedron
427 - Triduo a Dio Padre (giorno 1)
O Dio vieni a salvarci
Signore vieni presto in nostro aiuto
Gloria al Padre......
O Signore Iddio, Eterno Padre, ti ricordo le parole del tuo divin Figlio Gesù: «Qualunque cosa domanderete al Padre mio, in mio nome, egli ve la darà». Ebbene è appunto in nome di Gesù, in memoria del sangue e dei meriti infiniti di Gesù, che io vengo oggi a te, umilmente e come un povero innanzi al ricco, per chiederti una grazia.
Però, prima di chiedertela, sento il dovere di pagare, almeno in qualche modo, il mio infinito debito di riconoscenza e di gratitudine verso di te, o Dio buono e potente. Così facendo sono sicuro di rendere più facile l'esaudimento della mia preghiera.
Accogli, quindi, o Dio misericordioso, i sentimenti più vivi di ringraziamento , poiché è imperioso in me il senso della gratitudine. Grazie del beneficio della creazione, conservazione e tua vigile paterna provvidenza, che si esplica ogni giorno senza che io me ne accorga. Grazie del beneficio della Incarnazione del tuo Figlio Gesù e della Redenzione da lui generosamente compiuta per la salute del mondo con la morte in croce. Grazie dei Sacramenti istituiti, sorgenti di ogni bene, specialmente del Sacramento della Eucarestia e del Sacrificio della Messa, per cui si perpetua incruentemente il sacrifico cruento della Croce.
Grazie della istituzione della Chiesa cattolica, apostolica, romana, del Papato e del Sacerdozio, per l'autorità e per il ministero dei quali navigo sicuro nel mare infido di questa vita. Grazie dello spirito di fede, di speranza e di carità, di cui hai compenetrato la mia mente ed il mio cuore. Grazie della dottrina del Vangelo e delle sue massime, di cui ho cercato di fare tesoro per vivere secondo gli insegnamenti e gli esempi di Gesù Cristo, e specialmente della dottrina delle otto beatitudini, che mi sono di conforto nei dolori della vita, specie quella in cui è detto «Beati quelli che soffrono perché saranno consolati».
Ed ora che ho compiuto il mio stretto dovere di ringraziamento a te, Dio Padre, autore generoso di ogni bene, mi faccio ardito a chiederti nel nome e per i meriti di Gesù Cristo la grazia che attendo dalla tua misericordia.
si chieda la grazia
Gloria al Padre.... (3 volte)
Eterno divin Padre, ti ringrazio di tutti i doni che hai elargito alla Chiesa, a tutte le nazioni, a tutte le anime, e a me particolarmente, ma, in nome di Gesù Cristo, donami nuove grazie.
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Signore vieni presto in nostro aiuto
Gloria al Padre......
O Signore Iddio, Eterno Padre, ti ricordo le parole del tuo divin Figlio Gesù: «Qualunque cosa domanderete al Padre mio, in mio nome, egli ve la darà». Ebbene è appunto in nome di Gesù, in memoria del sangue e dei meriti infiniti di Gesù, che io vengo oggi a te, umilmente e come un povero innanzi al ricco, per chiederti una grazia.
Però, prima di chiedertela, sento il dovere di pagare, almeno in qualche modo, il mio infinito debito di riconoscenza e di gratitudine verso di te, o Dio buono e potente. Così facendo sono sicuro di rendere più facile l'esaudimento della mia preghiera.
Accogli, quindi, o Dio misericordioso, i sentimenti più vivi di ringraziamento , poiché è imperioso in me il senso della gratitudine. Grazie del beneficio della creazione, conservazione e tua vigile paterna provvidenza, che si esplica ogni giorno senza che io me ne accorga. Grazie del beneficio della Incarnazione del tuo Figlio Gesù e della Redenzione da lui generosamente compiuta per la salute del mondo con la morte in croce. Grazie dei Sacramenti istituiti, sorgenti di ogni bene, specialmente del Sacramento della Eucarestia e del Sacrificio della Messa, per cui si perpetua incruentemente il sacrifico cruento della Croce.
Grazie della istituzione della Chiesa cattolica, apostolica, romana, del Papato e del Sacerdozio, per l'autorità e per il ministero dei quali navigo sicuro nel mare infido di questa vita. Grazie dello spirito di fede, di speranza e di carità, di cui hai compenetrato la mia mente ed il mio cuore. Grazie della dottrina del Vangelo e delle sue massime, di cui ho cercato di fare tesoro per vivere secondo gli insegnamenti e gli esempi di Gesù Cristo, e specialmente della dottrina delle otto beatitudini, che mi sono di conforto nei dolori della vita, specie quella in cui è detto «Beati quelli che soffrono perché saranno consolati».
Ed ora che ho compiuto il mio stretto dovere di ringraziamento a te, Dio Padre, autore generoso di ogni bene, mi faccio ardito a chiederti nel nome e per i meriti di Gesù Cristo la grazia che attendo dalla tua misericordia.
si chieda la grazia
Gloria al Padre.... (3 volte)
Eterno divin Padre, ti ringrazio di tutti i doni che hai elargito alla Chiesa, a tutte le nazioni, a tutte le anime, e a me particolarmente, ma, in nome di Gesù Cristo, donami nuove grazie.
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426 - Preghiera del mattino
Dio Padre, che mi hai protetto per tutta la notte, ti ringrazio di nuovo per il dono della vita e del tuo amore.
Continua, ti prego, a nutrirmi della tua grazia, perché trovi il coraggio necessario per seguire il tuo cammino di verità e rispondere prontamente a tutto quello che mi chiedi di dire o di fare; permettimi di offrirti in questo modo l'onore e la gloria che ti sono dovuti. Te lo chiedo tramite Gesù.
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Continua, ti prego, a nutrirmi della tua grazia, perché trovi il coraggio necessario per seguire il tuo cammino di verità e rispondere prontamente a tutto quello che mi chiedi di dire o di fare; permettimi di offrirti in questo modo l'onore e la gloria che ti sono dovuti. Te lo chiedo tramite Gesù.
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