Non dimenticare la Madonna. Sarà per te la luce dei tuoi occhi, il palpito del tuo cuore
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domenica 25 maggio 2014
sabato 24 maggio 2014
Commento al Vangelo 24-05-2014
Vangelo secondo Giovanni (10,22-30)
Ricorreva in quei giorni a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era d'inverno. Gesù passeggiava nel tempio, sotto il portico di Salomone. Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: “Fino a quando terrai l'animo nostro sospeso? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente”. Gesù rispose loro: “Ve l'ho detto e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste mi danno testimonianza; ma voi non credete, perché non siete mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io dò loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano. Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio. Io e il Padre siamo una cosa sola”.
La festa della dedicazione del tempio di Gerusalemme ricorreva a metà dicembre. Con tale solennità i giudei celebravano l'anniversario della purificazione del tempio operata da Giuda Maccabeo (cfr 1Mac 4,36-59; 2Mac 10,1-8). I giudei mascherano la loro intenzione ipocrita, dichiarando di avere l'animo sospeso; fingono di avere il desiderio sincero di conoscere la verità. Gesù risponde richiamando le sue precedenti dichiarazioni, dalle quali potevano dedurre facilmente la sua messianicità.
Egli, per invitare ancora una volta i suoi avversari alla fede, fa appello alla testimonianza delle sue opere straordinarie compiute nel nome del Padre: esse sono la garanzia divina della sua messianicità. I giudei non accettano la testimonianza divina delle opere compiute da Gesù perché non sono pecore di Cristo: le pecore di Cristo ascoltano la sua voce, i giudei invece non credono. Le pecore di Gesù si trovano in mani sicure, perché sono custodite con cura dal Padre e dal Figlio, queste due persone che vivono in comunione e in intimità perfetta, come dice Gesù: "Io e il Padre siamo una cosa sola" (v.30). Le parole di Gesù, di essere una cosa sola con Dio, si rivelano scandalose agli orecchi degli increduli giudei.
In questo testo Giovanni pone sulla bocca di Gesù tre affermazioni che mettono in risalto l'identità delle pecore e le loro caratteristiche in rapporto a Cristo: ascoltano la sua voce, lo seguono e non periranno mai. La qualità fondamentale di chi è aperto alla fede è anzitutto l'ascolto: "Chi ascolta la mia parola e crede in colui che mi ha mandato ha la vita eterna" (Gv 5,24). Chi ascolta il Maestro ha la vita e diventa suo confidente. E a sua volta è conosciuto da lui con una unione personale e profonda che si concretizza nell'amore (Gv 10,4).
Ma l'ascolto implica il seguire Gesù, ed è azione e impegno. Chi si fida di Gesù, che "ha parole di vita eterna" (Gv 6,68), gode dei beni messianici e porta frutti di vita duratura (Gv 10,10-15; 14,6). Inoltre chi lo segue sarà custodito da lui (Gv 17,12), nessun ladro lo potrà rapire e nessuna prova o persecuzione lo vincerà perché Gesù, cosciente della sua missione, lo custodisce e lo preserva dai pericoli nella sicurezza e nella pace. Solo chi appartiene al gregge di Cristo riconosce nella sua parola la qualità di Messia e di buon Pastore, che agisce a nome del Padre, in unità di azione e di amore. Il credente, a differenza di colui che non è delle pecore di Cristo, sente vicino nella sua vita il Signore che gli dà sicurezza, perché in lui vede il Padre che gli dona la vita eterna, che è conoscenza del Padre e del Figlio (Gv 6,40; 17,3.22).
Padre Lino Pedron
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Ricorreva in quei giorni a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era d'inverno. Gesù passeggiava nel tempio, sotto il portico di Salomone. Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: “Fino a quando terrai l'animo nostro sospeso? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente”. Gesù rispose loro: “Ve l'ho detto e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste mi danno testimonianza; ma voi non credete, perché non siete mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io dò loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano. Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio. Io e il Padre siamo una cosa sola”.
La festa della dedicazione del tempio di Gerusalemme ricorreva a metà dicembre. Con tale solennità i giudei celebravano l'anniversario della purificazione del tempio operata da Giuda Maccabeo (cfr 1Mac 4,36-59; 2Mac 10,1-8). I giudei mascherano la loro intenzione ipocrita, dichiarando di avere l'animo sospeso; fingono di avere il desiderio sincero di conoscere la verità. Gesù risponde richiamando le sue precedenti dichiarazioni, dalle quali potevano dedurre facilmente la sua messianicità.
Egli, per invitare ancora una volta i suoi avversari alla fede, fa appello alla testimonianza delle sue opere straordinarie compiute nel nome del Padre: esse sono la garanzia divina della sua messianicità. I giudei non accettano la testimonianza divina delle opere compiute da Gesù perché non sono pecore di Cristo: le pecore di Cristo ascoltano la sua voce, i giudei invece non credono. Le pecore di Gesù si trovano in mani sicure, perché sono custodite con cura dal Padre e dal Figlio, queste due persone che vivono in comunione e in intimità perfetta, come dice Gesù: "Io e il Padre siamo una cosa sola" (v.30). Le parole di Gesù, di essere una cosa sola con Dio, si rivelano scandalose agli orecchi degli increduli giudei.
In questo testo Giovanni pone sulla bocca di Gesù tre affermazioni che mettono in risalto l'identità delle pecore e le loro caratteristiche in rapporto a Cristo: ascoltano la sua voce, lo seguono e non periranno mai. La qualità fondamentale di chi è aperto alla fede è anzitutto l'ascolto: "Chi ascolta la mia parola e crede in colui che mi ha mandato ha la vita eterna" (Gv 5,24). Chi ascolta il Maestro ha la vita e diventa suo confidente. E a sua volta è conosciuto da lui con una unione personale e profonda che si concretizza nell'amore (Gv 10,4).
Ma l'ascolto implica il seguire Gesù, ed è azione e impegno. Chi si fida di Gesù, che "ha parole di vita eterna" (Gv 6,68), gode dei beni messianici e porta frutti di vita duratura (Gv 10,10-15; 14,6). Inoltre chi lo segue sarà custodito da lui (Gv 17,12), nessun ladro lo potrà rapire e nessuna prova o persecuzione lo vincerà perché Gesù, cosciente della sua missione, lo custodisce e lo preserva dai pericoli nella sicurezza e nella pace. Solo chi appartiene al gregge di Cristo riconosce nella sua parola la qualità di Messia e di buon Pastore, che agisce a nome del Padre, in unità di azione e di amore. Il credente, a differenza di colui che non è delle pecore di Cristo, sente vicino nella sua vita il Signore che gli dà sicurezza, perché in lui vede il Padre che gli dona la vita eterna, che è conoscenza del Padre e del Figlio (Gv 6,40; 17,3.22).
Padre Lino Pedron
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Padre Lino Pedron
Richiesta di preghiere 24-05-2014
Carissimi, tempo fa vi avevo chiesto preghiere per mia nuora Tiziana per una grave forma di depressione.
La situazione sta precipitando perchè lei rifiuta qualsiasi tipo di cura che sia diverso dalle medicine. Ora è stato necessario modificare la terapia perchè quella precedente ormai non fa più effetto. Il medico ha consigliato un ricovero ma lei lo rifiuta, come rifiuta l'intervento di uno psicologo.
La situazione diventa ogni giorno più difficile da affrontare, Ci sono due bambine di 13 e 9 anni che stanno subendo tutto questo e cominciano a viverlo male.
Ora a tutto questo si è aggiunta anche la prospettiva purtroppo drammatica della possibilità abbastanza prossima che anche mio figlio Gabriele, il marito, perda il posto di lavoro per le difficoltà dell'azienda. Se il Signore non ci aiuta, si aggiungerà un altro dramma al dramma già in atto.
Tiziana dal canto suo non collabora e le medicine riescono, almeno per il momento, solo a scongiurare il peggio, la tragedia irreparabile, che sarebbe un dramma soprattutto per le bambine e che il medico ha già detto di mettere in conto questa tragica possibilità, perché più passa il tempo meno efficacia avranno le medicine e Tiziana dal canto suo "ha chiuso i rubinetti della vita". Io sono stanca ed ho paura di cedere, di crollare, perché non ho più forza di continuare in modo quotidiano e costante ad occuparmi di tutti, anche perché non ho la preparazione adeguata.
Il Signore ci aiuti! Grazie.
Ardea da Trieste
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La situazione sta precipitando perchè lei rifiuta qualsiasi tipo di cura che sia diverso dalle medicine. Ora è stato necessario modificare la terapia perchè quella precedente ormai non fa più effetto. Il medico ha consigliato un ricovero ma lei lo rifiuta, come rifiuta l'intervento di uno psicologo.
La situazione diventa ogni giorno più difficile da affrontare, Ci sono due bambine di 13 e 9 anni che stanno subendo tutto questo e cominciano a viverlo male.
Ora a tutto questo si è aggiunta anche la prospettiva purtroppo drammatica della possibilità abbastanza prossima che anche mio figlio Gabriele, il marito, perda il posto di lavoro per le difficoltà dell'azienda. Se il Signore non ci aiuta, si aggiungerà un altro dramma al dramma già in atto.
Tiziana dal canto suo non collabora e le medicine riescono, almeno per il momento, solo a scongiurare il peggio, la tragedia irreparabile, che sarebbe un dramma soprattutto per le bambine e che il medico ha già detto di mettere in conto questa tragica possibilità, perché più passa il tempo meno efficacia avranno le medicine e Tiziana dal canto suo "ha chiuso i rubinetti della vita". Io sono stanca ed ho paura di cedere, di crollare, perché non ho più forza di continuare in modo quotidiano e costante ad occuparmi di tutti, anche perché non ho la preparazione adeguata.
Il Signore ci aiuti! Grazie.
Ardea da Trieste
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Un fioretto al giorno: 24 maggio
Nei momenti di debolezza, quando mi sentirò confuso e scoraggiato devo ricordarmi che Maria è rifugio e aiuto dei cristiani
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S. Maria Ausiliatrice
“Auxilium Christianorum”; ‘Aiuto dei Cristiani’, è il bel titolo che è stato dato alla Vergine Maria in ogni tempo e così viene invocata anche nelle litanie a Lei dedicate dette anche Lauretane perché recitate inizialmente a Loreto.
Sulle virtù, la vita, la predestinazione, la maternità, la mediazione, l’intercessione, la verginità, l’immacolato concepimento, i dolori sofferti, l’assunzione di Maria, sono stati scritti migliaia di volumi, tenuti vari Concili, proclamati dogmi di fede, al punto che è sorta un’autentica scienza teologica: la Mariologia.
E sempre è stata ribadita la presenza mediatrice e soccorritrice della Madonna per chi la invoca, a lei fummo affidati come figli da Gesù sulla Croce e a noi umanità è stata indicata come madre, nella persona di Giovanni apostolo, anch’egli ai piedi della Croce.
Ma la grande occasione dell’utilizzo ufficiale del titolo “Auxilium Christianorum” si ebbe con l’invocazione del grande papa mariano e domenicano san Pio V (1566-1572), che le affidò le armate ed i destini dell’Occidente e della Cristianità, minacciati da secoli dai turchi arrivati fino a Vienna, e che nella grande battaglia navale di Lepanto (1571) affrontarono e vinsero la flotta musulmana. Il papa istituì per questa gloriosa e definitiva vittoria, la festa del S. Rosario, ma la riconoscente invocazione alla celeste Protettrice come “Auxilium Christianorum”, non sembra doversi attribuire direttamente al papa, come venne poi detto, ma ai reduci vittoriosi che ritornando dalla battaglia, passarono per Loreto a ringraziare la Madonna; lo stendardo della flotta invece, fu inviato nella chiesa dedicata a Maria a Gaeta dove è ancora conservato. Il grido di gioia del popolo cristiano si perpetuò in questa invocazione; il Senato veneziano fece scrivere sotto il grande quadro commemorativo della battaglia di Lepanto, nel Palazzo Ducale: “Né potenza, né armi, né condottieri ci hanno condotto alla vittoria, ma Maria del Rosario” e così a fianco agli antichi titoli di ‘Consolatrix afflictorum’ (Consolatrice degli afflitti) e ‘Refugium peccatorum’ (Rifugio dei peccatori), si aggiunse per il popolo e per la Chiesa ‘Auxilium Christianorum (Aiuto dei cristiani).
Il culto pur continuando nei secoli successivi, ebbe degli alti e bassi, finché nell’Ottocento due grandi figure della santità cattolica, per strade diverse, ravvivarono la devozione per la Madonna del Rosario con il beato Bartolo Longo a Pompei e per la Madonna Ausiliatrice con s. Giovanni Bosco a Torino. Il grande educatore ed innovatore torinese, pose la sua opera di sacerdote e fondatore sin dall’inizio, sotto la protezione e l’aiuto di Maria Ausiliatrice, a cui si rivolgeva per ogni necessità, specie quando le cose andavano per le lunghe e s’ingarbugliavano; a Lei diceva: "E allora incominciamo a fare qualcosa?".
S. Giovanni Bosco, nato il 16 agosto 1815 presso Castelnuovo d’Asti e ordinato sacerdote nel 1841, fu il più grande devoto e propagatore del culto a Maria Ausiliatrice, la cui festa era stata istituita sotto questo titolo e posta al 24 maggio, qualche decennio prima, dal papa Pio VII il 24 maggio 1815, in ringraziamento a Maria per la sua liberazione dalla ormai quinquennale prigionia napoleonica. Il grande sacerdote, apostolo della gioventù, fece erigere in soli tre anni nel 1868, la basilica di Maria Ausiliatrice nella cittadella salesiana di Valdocco - Torino; sotto la Sua materna protezione pose gli Istituti religiosi da lui fondati e ormai sparsi in tutto il mondo: la Congregazione di S. Francesco di Sales, sacerdoti chiamati normalmente ‘Salesiani di don Bosco’; le ‘Figlie di Maria Ausiliatrice’ suore fondate con la collaborazione di s. Maria Domenica Mazzarello e per ultimi i ‘Cooperatori Salesiani’ per laici e sacerdoti che intendono vivere lo spirito di ‘Don Bosco’, come è generalmente chiamato.
Le Congregazioni sono così numerose, che si vede con gratitudine la benevola protezione di Maria Ausiliatrice nella diffusione di tante opere assistenziali ed a favore della gioventù. Ormai la Madonna Ausiliatrice è divenuta la ‘Madonna di Don Bosco’ essa è inscindibile dalla grande Famiglia Salesiana, che ha dato alla Chiesa una schiera di santi, beati, venerabili e servi di Dio; tutti figli che si sono affidati all’aiuto della più dolce e potente delle madri. Interi Continenti e Nazioni hanno Maria Ausiliatrice come celeste Patrona: l’Australia cattolica dal 1844, la Cina dal 1924, l’Argentina dal 1949, la Polonia fin dai primi decenni del 1800, diffusissima e antica è la devozione nei Paesi dell’Est Europeo.
Nella bella basilica torinese a Lei intitolata, dove il suo devoto figlio s. Giovanni Bosco e altre figure sante salesiane sono tumulate, vi è il bellissimo e maestoso quadro, fatto eseguire dallo stesso fondatore, che rappresenta la Madonna Ausiliatrice che con lo scettro del comando e con il Bambino in braccio, è circondata dagli Apostoli ed Evangelisti ed è sospesa su una nuvola, sullo sfondo a terra, il Santuario e l’Oratorio come appariva nel 1868, anno dell’esecuzione dell’opera del pittore Tommaso Lorenzone. Il significato dell’intero quadro è chiarissimo; come Maria era presente insieme agli apostoli a Gerusalemme durante la Pentecoste, quindi all’inizio dell’attività della Chiesa, così ancora Lei sta a protezione e guida della Chiesa nei secoli, gli apostoli rappresentano il papa ed i vescovi.
Maria è la “Madre della Chiesa”; Ausiliatrice del popolo cristiano nella sua continua lotta per la diffusione del Regno di Dio.
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Ma la grande occasione dell’utilizzo ufficiale del titolo “Auxilium Christianorum” si ebbe con l’invocazione del grande papa mariano e domenicano san Pio V (1566-1572), che le affidò le armate ed i destini dell’Occidente e della Cristianità, minacciati da secoli dai turchi arrivati fino a Vienna, e che nella grande battaglia navale di Lepanto (1571) affrontarono e vinsero la flotta musulmana. Il papa istituì per questa gloriosa e definitiva vittoria, la festa del S. Rosario, ma la riconoscente invocazione alla celeste Protettrice come “Auxilium Christianorum”, non sembra doversi attribuire direttamente al papa, come venne poi detto, ma ai reduci vittoriosi che ritornando dalla battaglia, passarono per Loreto a ringraziare la Madonna; lo stendardo della flotta invece, fu inviato nella chiesa dedicata a Maria a Gaeta dove è ancora conservato. Il grido di gioia del popolo cristiano si perpetuò in questa invocazione; il Senato veneziano fece scrivere sotto il grande quadro commemorativo della battaglia di Lepanto, nel Palazzo Ducale: “Né potenza, né armi, né condottieri ci hanno condotto alla vittoria, ma Maria del Rosario” e così a fianco agli antichi titoli di ‘Consolatrix afflictorum’ (Consolatrice degli afflitti) e ‘Refugium peccatorum’ (Rifugio dei peccatori), si aggiunse per il popolo e per la Chiesa ‘Auxilium Christianorum (Aiuto dei cristiani).
Il culto pur continuando nei secoli successivi, ebbe degli alti e bassi, finché nell’Ottocento due grandi figure della santità cattolica, per strade diverse, ravvivarono la devozione per la Madonna del Rosario con il beato Bartolo Longo a Pompei e per la Madonna Ausiliatrice con s. Giovanni Bosco a Torino. Il grande educatore ed innovatore torinese, pose la sua opera di sacerdote e fondatore sin dall’inizio, sotto la protezione e l’aiuto di Maria Ausiliatrice, a cui si rivolgeva per ogni necessità, specie quando le cose andavano per le lunghe e s’ingarbugliavano; a Lei diceva: "E allora incominciamo a fare qualcosa?".
S. Giovanni Bosco, nato il 16 agosto 1815 presso Castelnuovo d’Asti e ordinato sacerdote nel 1841, fu il più grande devoto e propagatore del culto a Maria Ausiliatrice, la cui festa era stata istituita sotto questo titolo e posta al 24 maggio, qualche decennio prima, dal papa Pio VII il 24 maggio 1815, in ringraziamento a Maria per la sua liberazione dalla ormai quinquennale prigionia napoleonica. Il grande sacerdote, apostolo della gioventù, fece erigere in soli tre anni nel 1868, la basilica di Maria Ausiliatrice nella cittadella salesiana di Valdocco - Torino; sotto la Sua materna protezione pose gli Istituti religiosi da lui fondati e ormai sparsi in tutto il mondo: la Congregazione di S. Francesco di Sales, sacerdoti chiamati normalmente ‘Salesiani di don Bosco’; le ‘Figlie di Maria Ausiliatrice’ suore fondate con la collaborazione di s. Maria Domenica Mazzarello e per ultimi i ‘Cooperatori Salesiani’ per laici e sacerdoti che intendono vivere lo spirito di ‘Don Bosco’, come è generalmente chiamato.
Le Congregazioni sono così numerose, che si vede con gratitudine la benevola protezione di Maria Ausiliatrice nella diffusione di tante opere assistenziali ed a favore della gioventù. Ormai la Madonna Ausiliatrice è divenuta la ‘Madonna di Don Bosco’ essa è inscindibile dalla grande Famiglia Salesiana, che ha dato alla Chiesa una schiera di santi, beati, venerabili e servi di Dio; tutti figli che si sono affidati all’aiuto della più dolce e potente delle madri. Interi Continenti e Nazioni hanno Maria Ausiliatrice come celeste Patrona: l’Australia cattolica dal 1844, la Cina dal 1924, l’Argentina dal 1949, la Polonia fin dai primi decenni del 1800, diffusissima e antica è la devozione nei Paesi dell’Est Europeo.
Nella bella basilica torinese a Lei intitolata, dove il suo devoto figlio s. Giovanni Bosco e altre figure sante salesiane sono tumulate, vi è il bellissimo e maestoso quadro, fatto eseguire dallo stesso fondatore, che rappresenta la Madonna Ausiliatrice che con lo scettro del comando e con il Bambino in braccio, è circondata dagli Apostoli ed Evangelisti ed è sospesa su una nuvola, sullo sfondo a terra, il Santuario e l’Oratorio come appariva nel 1868, anno dell’esecuzione dell’opera del pittore Tommaso Lorenzone. Il significato dell’intero quadro è chiarissimo; come Maria era presente insieme agli apostoli a Gerusalemme durante la Pentecoste, quindi all’inizio dell’attività della Chiesa, così ancora Lei sta a protezione e guida della Chiesa nei secoli, gli apostoli rappresentano il papa ed i vescovi.
Maria è la “Madre della Chiesa”; Ausiliatrice del popolo cristiano nella sua continua lotta per la diffusione del Regno di Dio.
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venerdì 23 maggio 2014
Commento al Vangelo 23-05-2014
Dal Vangelo secondo Giovanni (15,12-17)
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri”.
I precetti dati da Gesù ai suoi discepoli sono tanti, ma il suo comandamento specifico, che li contiene tutti, è uno solo: l'amore scambievole tra i suoi discepoli.
L'elemento distintivo caratteristico dell'amore fraterno tra i discepoli è la sua misura e il suo modello: "Come io vi ho amati" (v.12). Il Cristo si presenta come l'esemplare dell'amore forte ed eroico, fino al vertice supremo (Gv 13,1.34) e come il fondamento di questo amore: è lui che lo rende possibile all'uomo.
Difatti la particella "come" (kathòs) indica non solo un paragone, ma anche la base su cui poggia il comportamento del discepolo (Gv 6,57; 13,15). Gesù può dare con efficacia il suo comandamento perché egli è il Maestro dell'amore e ne ha offerto agli amici la prova suprema con il sacrificio della vita (v.13). Il dono della vita per gli amici costituisce il segno più eloquente dell'amore forte e concreto. L'amore di Dio si è manifestato nel dono del suo Figlio unigenito (Gv 3,16; 1Gv 4,9-10). L'amore di Dio è sperimentabile e concreto.
L'amore dei discepoli dev'essere altrettanto concreto e impegnativo. L'amore autentico per il Signore si dimostra osservando i suoi comandamenti (1Gv 2,4-5). Chi non vive la parola di Cristo, che prescrive l'amore per i fratelli, non può amare Dio (1Gv 4,20-21).
Gesù considera amici i suoi discepoli perché li ha resi partecipi dei segreti della sua vita divina (v.15). Egli ha rivelato loro il nome, cioè la persona del Padre e quindi li ha resi partecipi della vita di Dio rivelando e comunicando loro la vita del Padre (Gv 8,26. 40). Questo rapporto d'amore non è frutto di una scelta dei discepoli, ma è dono, è grazia. Gli apostoli, e dopo di loro tutti i credenti, sono stati scelti dal Cristo per essere suoi amici e suoi missionari (v.16). Gesù preannuncia la fecondità apostolica dei suoi amici. Una delle conseguenze importanti di questa unione fruttuosa con Cristo è l'esaudimento delle loro richieste al Padre, fatte nel nome di Gesù (v.16).
Padre Lino Pedron
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In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri”.
I precetti dati da Gesù ai suoi discepoli sono tanti, ma il suo comandamento specifico, che li contiene tutti, è uno solo: l'amore scambievole tra i suoi discepoli.
L'elemento distintivo caratteristico dell'amore fraterno tra i discepoli è la sua misura e il suo modello: "Come io vi ho amati" (v.12). Il Cristo si presenta come l'esemplare dell'amore forte ed eroico, fino al vertice supremo (Gv 13,1.34) e come il fondamento di questo amore: è lui che lo rende possibile all'uomo.
Difatti la particella "come" (kathòs) indica non solo un paragone, ma anche la base su cui poggia il comportamento del discepolo (Gv 6,57; 13,15). Gesù può dare con efficacia il suo comandamento perché egli è il Maestro dell'amore e ne ha offerto agli amici la prova suprema con il sacrificio della vita (v.13). Il dono della vita per gli amici costituisce il segno più eloquente dell'amore forte e concreto. L'amore di Dio si è manifestato nel dono del suo Figlio unigenito (Gv 3,16; 1Gv 4,9-10). L'amore di Dio è sperimentabile e concreto.
L'amore dei discepoli dev'essere altrettanto concreto e impegnativo. L'amore autentico per il Signore si dimostra osservando i suoi comandamenti (1Gv 2,4-5). Chi non vive la parola di Cristo, che prescrive l'amore per i fratelli, non può amare Dio (1Gv 4,20-21).
Gesù considera amici i suoi discepoli perché li ha resi partecipi dei segreti della sua vita divina (v.15). Egli ha rivelato loro il nome, cioè la persona del Padre e quindi li ha resi partecipi della vita di Dio rivelando e comunicando loro la vita del Padre (Gv 8,26. 40). Questo rapporto d'amore non è frutto di una scelta dei discepoli, ma è dono, è grazia. Gli apostoli, e dopo di loro tutti i credenti, sono stati scelti dal Cristo per essere suoi amici e suoi missionari (v.16). Gesù preannuncia la fecondità apostolica dei suoi amici. Una delle conseguenze importanti di questa unione fruttuosa con Cristo è l'esaudimento delle loro richieste al Padre, fatte nel nome di Gesù (v.16).
Padre Lino Pedron
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meditazione del giorno,
Padre Lino Pedron
Ti loderò fra i popoli, Signore ( Salmo 56)
Sembrava una situazione senza scampo per il povero del Signore, che era stato gettato in pasto ai
leoni dopo essere stato catturato senza pietà come una belva selvaggia con reti e trabocchetti. Ma
questo povero non ha perso la speranza e la fiducia in Dio. Si è messo all'ombra delle Sue Ali ad
attendere che sia passato il pericolo, lui sà che Dio non l'abbandonerà, dal cielo scenderà e lo
soccorrerà con amore e grazia. Questa certezza rende fermo il suo cuore e grida al mondo intero
la lode a Dio Padre Onnipotente con Inno di lode, perché tutti sappiano quanto è grande l'amore
e la bontà del Signore.
"Saldo è il mio cuore, Dio
saldo è il mio cuore:
voglio cantare inni anima mia.
Svegliatevi arpa e cetra, voglio svegliare l'aurora".
(Salmo 107)
Maria M.
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"Saldo è il mio cuore, Dio
saldo è il mio cuore:
voglio cantare inni anima mia.
Svegliatevi arpa e cetra, voglio svegliare l'aurora".
(Salmo 107)
Maria M.
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Un fioretto al giorno: 23 maggio
Chi ama la Madonna sempre la ricorda e parla di Lei. All'anima addolorata è conforto. Al morente è porta del Paradiso.
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Preghiera del mattino 23/V/2014
Dio di infinita maestà, creatore dell'universo e di ogni singola anima, tuo Figlio ha rivelato agli apostoli il tuo disegno sull'umanità.
Attraverso gli apostoli e i loro successori, il collegio dei vescovi, guidaci verso la sola verità che può renderci liberi e uniti in Cristo, che vive e regna nei secoli dei secoli.
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Attraverso gli apostoli e i loro successori, il collegio dei vescovi, guidaci verso la sola verità che può renderci liberi e uniti in Cristo, che vive e regna nei secoli dei secoli.
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giovedì 22 maggio 2014
Commento al Vangelo 22-05-2014
Dal Vangelo secondo Giovanni (15, 9-11)
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Come il Padre ha amato me, così anch'io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena”.
COMMENTO AL VANGELO - P. LINO PEDRON
Come il Padre ama il Figlio, così il Figlio ama i suoi discepoli e, proprio perché li ama con un amore così grande, li scongiura di rimanere nel suo amore. Gesù spiega come si rimane concretamente nel suo amore: osservando i suoi comandamenti, cioè vivendo la sua parola. Il Cristo si presenta come modello: egli ha custodito i precetti del Padre e perciò vive intimamente unito a lui. Gesù si rivela come la vite della verità, cioè come la fonte della rivelazione e della salvezza mediante la manifestazione della vita di amore del Padre per inondare di pace, di gioia piena e di felicità profonda il cuore dei suoi amici.
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In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Come il Padre ha amato me, così anch'io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena”.
COMMENTO AL VANGELO - P. LINO PEDRON
Come il Padre ama il Figlio, così il Figlio ama i suoi discepoli e, proprio perché li ama con un amore così grande, li scongiura di rimanere nel suo amore. Gesù spiega come si rimane concretamente nel suo amore: osservando i suoi comandamenti, cioè vivendo la sua parola. Il Cristo si presenta come modello: egli ha custodito i precetti del Padre e perciò vive intimamente unito a lui. Gesù si rivela come la vite della verità, cioè come la fonte della rivelazione e della salvezza mediante la manifestazione della vita di amore del Padre per inondare di pace, di gioia piena e di felicità profonda il cuore dei suoi amici.
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meditazione del giorno,
Padre Lino Pedron
Rosario a S. Rita da Cascia
D) O’ Signore, vieni in mio aiuto.
R) Signore, affrettati ad aiutarmi.
R) Signore, affrettati ad aiutarmi.
I Mistero
Santa Rita, tu che godi nel bel cielo il Sommo Bene, vera amante delle pene che soffrì per noi Gesù
Padre nostro...
D) Mentre Dio ne accorda vita
Diamo tutti laude a Rita
R) Sempre, sempre sia lodata
Rita in cielo coronata.
Diamo tutti laude a Rita
R) Sempre, sempre sia lodata
Rita in cielo coronata.
Si ripeta in ciascun Mistero per dieci volte infine si dica:
Gloria al Padre...
II Mistero
Imitasti il Nazareno perdonando l’uccisore, ed i figli con ardore incitasti a perdonar.
Padre nostro...
D) Mentre Dio ne accorda vita ecc.
III Mistero
Resa vedova abbracciasti Sacro Chiostro, in cui già regge d'Agostin la dolce legge
per sacrarti al Sommo Ben.
per sacrarti al Sommo Ben.
Padre nostro...
D) Mentre Dio ne accorda vita ecc.
IV Mistero
Ed il corpo in quell'asilo tu stringesti con catene, con digiuni ed aspre pene per amore di Gesù.
Padre nostro...
D) Mentre Dio ne accorda vita ecc.
V Mistero
Quella spina insanguinata che trafigge la tua fronte e per te celeste fonte di conforto nel doloro
Padre nostro...
D) Mentre Dio ne accorda vita ecc.
Preghiera
Or che godi in ciel più bello di Gesù l’amabil viso volgi a noi il tuo sorriso nella valle dei sospir, finché spenta la scintilla della vita nel dolor, fisseremo la pupilla nella luce del Signor.
D) Ci sia caro in questa vita il tuo nome, o Santa Rita.
R) Tu nei casi disperati sii conforto ai tribolati.
R) Tu nei casi disperati sii conforto ai tribolati.
Orazione
O’ Dio, che a Santa Rita Ti degnasti infondere tanta grazia ad amare gli stessi nemici, e portare nel cuore e sulla fronte i segni della Tua carità e passione; concedici, Ti preghiamo, per suo merito ed intercessione, di perdonare i nemici nostri e contemplare le sofferenze della Tua passione, in modo da ottenere il premio promesso ai miti ed a coloro che piangono. Amen.
Invocazioni a Santa Rita
Signore, abbi pietà di noi.
Cristo, abbi pietà di noi.
Signore, abbi pietà di noi.
Cristo, ascoltaci.
Cristo, esaudiscici.
Dio, Padre celeste, abbi pietà di noi.
Dio, Figlio, Redentore del mondo, abbi pietà di noi.
Dio, Spirito Santo, abbi pietà di noi.
SS. Trinità, abbi misericordia di noi.
Cristo, abbi pietà di noi.
Signore, abbi pietà di noi.
Cristo, ascoltaci.
Cristo, esaudiscici.
Dio, Padre celeste, abbi pietà di noi.
Dio, Figlio, Redentore del mondo, abbi pietà di noi.
Dio, Spirito Santo, abbi pietà di noi.
SS. Trinità, abbi misericordia di noi.
Maria, Immacolata Madre di Dio, prega per noi.
Maria, Madre e conforto dei tribolati, prega per noi.
Maria, Regina di tutti i Santi, prega per noi.
Maria, Protettrice amorosa di Santa Rita, prega per noi.
Santa Rita, nostra avvocata potentissima, prega per noi.
Santa Rita, dono eletto del Cielo, prega per noi.
Santa Rita, preannunziata da un Angelo, prega per noi.
Santa Rita, ammirabile nella fanciullezza, prega per noi.
Santa Rita, amante della solitudine, prega per noi.
Santa Rita, modello di purezza, prega per noi.
Santa Rita, esemplare di amabilità, prega per noi.
Santa Rita, specchio di obbedienza, prega per noi.
Santa Rita, esempio di sposa e di madre, prega per noi.
Santa Rita, invitta nella pazienza, prega per noi.
Santa Rita, ammirabile nella fortezza, prega per noi.
Santa Rita, eroica nel sacrificio, prega per noi.
Santa Rita, generosa nel perdono, prega per noi.
Santa Rita, prodigio di penitenza, prega per noi.
Santa Rita, vedova piissima, prega per noi.
Santa Rita, munifica verso i poveri, prega per noi.
Santa Rita, pronta alla divina vocazione, prega per noi.
Santa Rita, introdotta con prodigio nel chiostro, prega per noi.
Santa Rita, modello di vita religiosa, prega per noi.
Santa Rita, miracolo di mortificazione, prega per noi.
Santa Rita, mazzolino di mirra olezzante, prega per noi.
Santa Rita, giardino eletto di ogni virtù, prega per noi.
Santa Rita, innamorata del Crocefisso, prega per noi.
Santa Rita, trafitta di spina da Gesù, prega per noi.
Santa Rita, amante figlia di Maria SS.ma, prega per noi.
Santa Rita, languente di amor divino, prega per noi.
Santa Rita, accolta con festa in cielo, prega per noi.
Santa Rita, ornata di gloria sublime, prega per noi.
Santa Rita, margherita nel paradiso, prega per noi.
Santa Rita, vanto dell’Ordine Agostiniano, prega per noi.
Santa Rita, gemma preziosa dell’Umbria, prega per noi.
Santa Rita, ricca di celeste potere, prega per noi.
Santa Rita, astro benefico degli erranti, prega per noi.
Santa Rita, dolce conforto dei tribolati, prega per noi.
Santa Rita, salute degli Infermi, prega per noi.
Santa Rita, scampo nei pericoli, prega per noi.
Santa Rita, santa degli impossibili, prega per noi.
Santa Rita, avvocata dei casi disperati, prega per noi.
Santa Rita, potente soccorritrice di tutti, prega per noi.
Santa Rita, taumaturga del mondo, prega per noi.
Maria, Madre e conforto dei tribolati, prega per noi.
Maria, Regina di tutti i Santi, prega per noi.
Maria, Protettrice amorosa di Santa Rita, prega per noi.
Santa Rita, nostra avvocata potentissima, prega per noi.
Santa Rita, dono eletto del Cielo, prega per noi.
Santa Rita, preannunziata da un Angelo, prega per noi.
Santa Rita, ammirabile nella fanciullezza, prega per noi.
Santa Rita, amante della solitudine, prega per noi.
Santa Rita, modello di purezza, prega per noi.
Santa Rita, esemplare di amabilità, prega per noi.
Santa Rita, specchio di obbedienza, prega per noi.
Santa Rita, esempio di sposa e di madre, prega per noi.
Santa Rita, invitta nella pazienza, prega per noi.
Santa Rita, ammirabile nella fortezza, prega per noi.
Santa Rita, eroica nel sacrificio, prega per noi.
Santa Rita, generosa nel perdono, prega per noi.
Santa Rita, prodigio di penitenza, prega per noi.
Santa Rita, vedova piissima, prega per noi.
Santa Rita, munifica verso i poveri, prega per noi.
Santa Rita, pronta alla divina vocazione, prega per noi.
Santa Rita, introdotta con prodigio nel chiostro, prega per noi.
Santa Rita, modello di vita religiosa, prega per noi.
Santa Rita, miracolo di mortificazione, prega per noi.
Santa Rita, mazzolino di mirra olezzante, prega per noi.
Santa Rita, giardino eletto di ogni virtù, prega per noi.
Santa Rita, innamorata del Crocefisso, prega per noi.
Santa Rita, trafitta di spina da Gesù, prega per noi.
Santa Rita, amante figlia di Maria SS.ma, prega per noi.
Santa Rita, languente di amor divino, prega per noi.
Santa Rita, accolta con festa in cielo, prega per noi.
Santa Rita, ornata di gloria sublime, prega per noi.
Santa Rita, margherita nel paradiso, prega per noi.
Santa Rita, vanto dell’Ordine Agostiniano, prega per noi.
Santa Rita, gemma preziosa dell’Umbria, prega per noi.
Santa Rita, ricca di celeste potere, prega per noi.
Santa Rita, astro benefico degli erranti, prega per noi.
Santa Rita, dolce conforto dei tribolati, prega per noi.
Santa Rita, salute degli Infermi, prega per noi.
Santa Rita, scampo nei pericoli, prega per noi.
Santa Rita, santa degli impossibili, prega per noi.
Santa Rita, avvocata dei casi disperati, prega per noi.
Santa Rita, potente soccorritrice di tutti, prega per noi.
Santa Rita, taumaturga del mondo, prega per noi.
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo,
perdonaci, o Signore.
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo,
esaudiscici, o Signore.
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo,
abbi pietà di noi, o Signore.
perdonaci, o Signore.
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo,
esaudiscici, o Signore.
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo,
abbi pietà di noi, o Signore.
D) Segna o Signore, la tua serva Rita:
R) Col suggello della tua carità e della tua passione.
R) Col suggello della tua carità e della tua passione.
Orazione
O Dio, che ti degnasti largire a S. Rita tanta grazia da amare i nemici, e da portare in cuore
ed in fronte i segni della tua carità e passione, per la intercessione sua, ti preghiamo di concederci di perdonare ai nostri nemici, e di meditare i dolori della tua passione così che noi
otteniamo il premio promesso ai miti e piangenti. Amen.
ed in fronte i segni della tua carità e passione, per la intercessione sua, ti preghiamo di concederci di perdonare ai nostri nemici, e di meditare i dolori della tua passione così che noi
otteniamo il premio promesso ai miti e piangenti. Amen.
Inni a Santa Rita
I
Evviva Rita - la cara Santa
che in cielo ascolta - il nostro dir.
Tutta la gente - dal duolo affranta
espone a Lei il suo desir.
Deh! benedici, o Rita,
il nostro amante cor,
in ogni istante - di questa vita
a Te sia sacro - il nostro amor.
Evviva Rita - la cara Santa
che in cielo ascolta - il nostro dir.
Tutta la gente - dal duolo affranta
espone a Lei il suo desir.
Deh! benedici, o Rita,
il nostro amante cor,
in ogni istante - di questa vita
a Te sia sacro - il nostro amor.
Evviva Rita! - Questo bel grido
echeggi ovunque - in terra, in mar;
suoni solenne - in ogni lido
dove s’innalza - di Dio un altar.
Deh! benedici, o Rita, ecc.
echeggi ovunque - in terra, in mar;
suoni solenne - in ogni lido
dove s’innalza - di Dio un altar.
Deh! benedici, o Rita, ecc.
Evviva Rita! - Nelle famiglie
aleggi sempre - di Dio l’amor,
e tanto i figli - quanto le figlie
crescan per Lei - puri di cuor.
Deh! benedici, o Rita, ecc.
aleggi sempre - di Dio l’amor,
e tanto i figli - quanto le figlie
crescan per Lei - puri di cuor.
Deh! benedici, o Rita, ecc.
Evviva Rita! - Dov’è la legge
dov’è la scienza, - dov’è l’amor,
dov’è chi giudica, - dov’è chi regge
faccia che regni - Iddio Signor
Deh! benedici, o Rita, ecc.
dov’è la scienza, - dov’è l’amor,
dov’è chi giudica, - dov’è chi regge
faccia che regni - Iddio Signor
Deh! benedici, o Rita, ecc.
Evviva Rita! - Sia questo il canto
che echeggi sempre - su questo suoI.
O Rita santa - deh! tergi il pianto
di chi dolente - geme nel duol.
Deh! benedici, o Rita, ecc.
che echeggi sempre - su questo suoI.
O Rita santa - deh! tergi il pianto
di chi dolente - geme nel duol.
Deh! benedici, o Rita, ecc.
Evviva Rita - con questo accento
ogni morente - entri nel ciel,
ove con gaudio, - con gran contento
vedrà il buon Dio - senza alcun vel.
Deh! benedici, o Rita, ecc.
ogni morente - entri nel ciel,
ove con gaudio, - con gran contento
vedrà il buon Dio - senza alcun vel.
Deh! benedici, o Rita, ecc.
II
Salve dell’Umbria - eletto fiore,
del popol nostro - gioia ed onore,
ai tuoi devoti - implora aita,
o Santa Rita
I voti nostri - dal Ciel seconda,
su noi prosegui - l’opra feconda
dall’ape industre - già presagita,
o Santa Rita
Qual tra le spine - cresce la rosa
e i suoi profumi - dà generosa,
fu tutta un balsamo - l’aspra tua vita,
o Santa Rita
Preghiera
Cara Santa Rita la tua vita è stata una continua adesione alla volontà del Padre, un docile e ripetuto sì al Signore della storia che ti ha resa pienamente disponibile all'azione trasformatrice dello Spirito. Intercedi per me presso il Padre perché anche io possa avere una fede così salda che mi renda possibile anche l’impossibile, che mi impegni ogni giorno ad essere testimone credibile della Resurrezione.
Rendimi consapevole che la grazia del mio Battesimo esige che io sia vita donata interamente per la vita della Chiesa e per la salvezza di ogni fratello, come sei stata Tu.
(con approvazione ecclesiastica)
Preghiera
Ti saluto, Rita, vaso di amore, donna di pace e modello di ogni virtù, fedele discepola di Gesù.
Santa della famiglia e del perdono, aiutaci a credere che a Dio tutto è possibile e soccorrici
sempre in ogni necessità.
Amen.
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Un fioretto al giorno: 22 maggio
Ripeterò l'atto di dolore di vero cuore per ben tre volte e invocherò il perdono di Dio
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Preghiera del mattino 22/V/2014
Dio eterno e Padre amoroso, il tuo amore per noi è tanto grande che non hai risparmiato il tuo Figlio unigenito.
Concedici di riconoscere oggi il tuo amore rivelato nella morte e nella risurrezione di Cristo, fa' che osserviamo i suoi comandamenti, agendo così secondo la tua volontà in ogni situazione, perché in noi sia la sua gioia e perché la nostra gioia sia perfetta.
Te lo chiediamo per Cristo, tuo Figlio, ora e sempre.
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Concedici di riconoscere oggi il tuo amore rivelato nella morte e nella risurrezione di Cristo, fa' che osserviamo i suoi comandamenti, agendo così secondo la tua volontà in ogni situazione, perché in noi sia la sua gioia e perché la nostra gioia sia perfetta.
Te lo chiediamo per Cristo, tuo Figlio, ora e sempre.
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mercoledì 21 maggio 2014
Commento al Vangelo 21-05-2014
Dal Vangelo secondo Giovanni (15,1-8)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’ agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».
Commento di Padre Lino Pedron
In questo brano Gesù scongiura i suoi amici di rimanere in lui, nel suo amore, per portare molto frutto e per godere la gioia in pienezza. L'espressione dominante di questo testo è "rimanere in", che ricorre sette volte. Gesù si presenta come la vite della verità: in questo modo afferma di essere il Cristo, il profeta definitivo atteso dagli ebrei e la fonte della rivelazione piena e perfetta.
Nell'Antico Testamento la vite ha simboleggiato il popolo d'Israele. Il salmo 80 canta la storia del popolo di Dio utilizzando l'immagine della vite che Dio ha divelto dall'Egitto per trapiantarla in Palestina, dopo averle preparato il terreno. La presentazione del Padre, come l'agricoltore che coltiva la vita identificata con Gesù, richiama il canto d'amore di Isaia 5,1-7 nel quale il Signore è descritto come il vignaiolo che cura la casa d'Israele. La vite-Gesù produce numerosi tralci; non tutti però danno frutto. Il portare frutto dipende dal rapporto personale del discepolo con Gesù, dall'unione intima con il Cristo.
L'opera purificatrice di Dio nei discepoli di Gesù ha come scopo una fecondità maggiore. Dio purifica i discepoli dal male e dal peccato per mezzo della parola di Gesù. Per Giovanni la purificazione è legata alla parola di Cristo, cioè all'adesione, per mezzo della fede, alla sua rivelazione. Gesù parla della mutua immanenza tra lui e i suoi amici. Nel passo finale del discorso di Cafarnao, egli aveva fatto dipendere questa comunione perfetta tra lui e i suoi discepoli dal mangiare la sua carne e dal bere il suo sangue (Gv 6,56). La finalità della comunione intima con Gesù, il frutto che ogni tralcio deve portare è la salvezza.
L'uomo separato da Cristo, che è la fonte della vita, si trova nell'incapacità di vivere e operare nella vita divina. Senza l'azione dello Spirito Santo è impossibile entrare nel regno di Dio (Gv 3,5); senza l'attrazione del Padre, nessuno può andare verso il Cristo e credere in lui (Gv 6,44. 65). Come il mondo incredulo si trova nell'incapacità totale di credere (Gv 12,39) e di ricevere la Spirito della verità (Gv 14,17), così i discepoli, se non rimangono uniti al Cristo, non possono operare nulla sul piano della fede e della grazia (v.5).
Chi non rimane in Cristo, vite della verità, non solo è sterile, ma subirà la condanna del giudizio finale (v.6). Una conseguenza benefica del rimanere in Gesù è l'esaudimento delle preghiere dei discepoli da parte del Padre. L'unione intima e profonda con Gesù rende molto fecondi nella vita di fede e capaci di glorificare Dio Padre (v.8).
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In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’ agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».
Commento di Padre Lino Pedron
In questo brano Gesù scongiura i suoi amici di rimanere in lui, nel suo amore, per portare molto frutto e per godere la gioia in pienezza. L'espressione dominante di questo testo è "rimanere in", che ricorre sette volte. Gesù si presenta come la vite della verità: in questo modo afferma di essere il Cristo, il profeta definitivo atteso dagli ebrei e la fonte della rivelazione piena e perfetta.
Nell'Antico Testamento la vite ha simboleggiato il popolo d'Israele. Il salmo 80 canta la storia del popolo di Dio utilizzando l'immagine della vite che Dio ha divelto dall'Egitto per trapiantarla in Palestina, dopo averle preparato il terreno. La presentazione del Padre, come l'agricoltore che coltiva la vita identificata con Gesù, richiama il canto d'amore di Isaia 5,1-7 nel quale il Signore è descritto come il vignaiolo che cura la casa d'Israele. La vite-Gesù produce numerosi tralci; non tutti però danno frutto. Il portare frutto dipende dal rapporto personale del discepolo con Gesù, dall'unione intima con il Cristo.
L'opera purificatrice di Dio nei discepoli di Gesù ha come scopo una fecondità maggiore. Dio purifica i discepoli dal male e dal peccato per mezzo della parola di Gesù. Per Giovanni la purificazione è legata alla parola di Cristo, cioè all'adesione, per mezzo della fede, alla sua rivelazione. Gesù parla della mutua immanenza tra lui e i suoi amici. Nel passo finale del discorso di Cafarnao, egli aveva fatto dipendere questa comunione perfetta tra lui e i suoi discepoli dal mangiare la sua carne e dal bere il suo sangue (Gv 6,56). La finalità della comunione intima con Gesù, il frutto che ogni tralcio deve portare è la salvezza.
L'uomo separato da Cristo, che è la fonte della vita, si trova nell'incapacità di vivere e operare nella vita divina. Senza l'azione dello Spirito Santo è impossibile entrare nel regno di Dio (Gv 3,5); senza l'attrazione del Padre, nessuno può andare verso il Cristo e credere in lui (Gv 6,44. 65). Come il mondo incredulo si trova nell'incapacità totale di credere (Gv 12,39) e di ricevere la Spirito della verità (Gv 14,17), così i discepoli, se non rimangono uniti al Cristo, non possono operare nulla sul piano della fede e della grazia (v.5).
Chi non rimane in Cristo, vite della verità, non solo è sterile, ma subirà la condanna del giudizio finale (v.6). Una conseguenza benefica del rimanere in Gesù è l'esaudimento delle preghiere dei discepoli da parte del Padre. L'unione intima e profonda con Gesù rende molto fecondi nella vita di fede e capaci di glorificare Dio Padre (v.8).
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Etichette:
meditazione del giorno,
Padre Lino Pedron
Un fioretto al giorno: 21 maggio
Devo riflettere e convincermi che il denaro serve per poter decorosamente vivere, ma non devo diventare schiavo del dio denaro
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Preghiera del mattino 21/V/2014
Padre celeste, tu che innalzi gli umili e abbassi i potenti dal loro trono, innalzaci con Cristo, tuo Figlio, perché il suo Spirito vivifichi i nostri spiriti vacillanti.
Concedici la forza di sopportare le difficoltà della giornata e di ricavarne frutti in abbondanza, uniti a Cristo, tuo Figlio, che vive e regna con te nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
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Concedici la forza di sopportare le difficoltà della giornata e di ricavarne frutti in abbondanza, uniti a Cristo, tuo Figlio, che vive e regna con te nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
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A Maria Santissima Madre della Divina Grazia
Preghiera a Maria Santissima:
A Maria Santissima Madre della Divina Grazia "per chiedere qualunque grazia"
Vergine Maria, ascolta con bontà la mia preghiera. Vengo da te, accanto al Tabernacolo del Tuo Figlio Gesù, perché ho bisogno di Te che sei Madre e di Lui che è Salvatore.
Mi incoraggia il Tuo invito di Mamma. Le parole che leggo sopra la Tua dolce immagine:
«Siedi qui dove stiamo insieme»
mi aprono il cuore alla speranza. Sono qui da Te, nel Tuo Santuario ed ho la certezza del Tuo sguardo e del Tuo sorriso. Ho la stanchezza della strada e del cammino, ho la miseria e la debolezza delle tentazioni, ho il rimorso dei peccati, ho il peso del mio quotidiano dovere ....
Tu vedi tutto quello che ho, dentro o Maria! Tu prega per me e per tutti. Sei Madre di grazia: in Te c'è bontà e onnipotenza.
Concedi quello che ti domando: il perdono dei peccati nel sangue del Tuo Gesù, la Grazia che salva l'anima e la conduce in Cielo, la forza per aver fiducia e vincere il male, la perseveranza finale per morire fra le tue braccia.
Per me Ti prego, o Maria, ma non solo per me. Prego per la Chiesa, per i peccatori, per i poveri e i malati, per i bambini e i giovani, per tutti, affinche nel mondo, dove Tu sei chiamata Regina, venga il Regno della verità e dell'amore, il Regno del Tuo Gesù.
Sei Madre, o Maria; sei per me Fiducia. Ascolta questa povera voce che sale dal cuore! Non mi abbandonare! Da Mamma dimmi di si. E così sia! Madre mia, Fiducia mia!
Ave Maria.... (3 volte)
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A Maria Santissima Madre della Divina Grazia "per chiedere qualunque grazia"
Vergine Maria, ascolta con bontà la mia preghiera. Vengo da te, accanto al Tabernacolo del Tuo Figlio Gesù, perché ho bisogno di Te che sei Madre e di Lui che è Salvatore.
Mi incoraggia il Tuo invito di Mamma. Le parole che leggo sopra la Tua dolce immagine:
«Siedi qui dove stiamo insieme»
mi aprono il cuore alla speranza. Sono qui da Te, nel Tuo Santuario ed ho la certezza del Tuo sguardo e del Tuo sorriso. Ho la stanchezza della strada e del cammino, ho la miseria e la debolezza delle tentazioni, ho il rimorso dei peccati, ho il peso del mio quotidiano dovere ....
Tu vedi tutto quello che ho, dentro o Maria! Tu prega per me e per tutti. Sei Madre di grazia: in Te c'è bontà e onnipotenza.
Concedi quello che ti domando: il perdono dei peccati nel sangue del Tuo Gesù, la Grazia che salva l'anima e la conduce in Cielo, la forza per aver fiducia e vincere il male, la perseveranza finale per morire fra le tue braccia.
Per me Ti prego, o Maria, ma non solo per me. Prego per la Chiesa, per i peccatori, per i poveri e i malati, per i bambini e i giovani, per tutti, affinche nel mondo, dove Tu sei chiamata Regina, venga il Regno della verità e dell'amore, il Regno del Tuo Gesù.
Sei Madre, o Maria; sei per me Fiducia. Ascolta questa povera voce che sale dal cuore! Non mi abbandonare! Da Mamma dimmi di si. E così sia! Madre mia, Fiducia mia!
Ave Maria.... (3 volte)
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martedì 20 maggio 2014
Commento al Vangelo 20-05-2014
Dal Vangelo secondo Giovanni (14,27-31)
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Vi lascio la pace, vi dò la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: Vado e tornerò a voi; se mi amaste, vi rallegrereste che io vado dal Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l'ho detto adesso, prima che avvenga, perché quando avverrà, voi crediate. Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il principe del mondo; egli non ha nessun potere su di me, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre e faccio quello che il Padre mi ha comandato”.
COMMENTO AL VANGELO - P. LINO PEDRON
Gesù, dopo aver parlato dello Spirito Santo, dona ai suoi discepoli la sua pace. Essa sintetizza la pienezza dei beni messianici e si differenzia da quella del mondo che si esaurisce nella gioia effimera del piacere e del successo (Gv 16,20). Inondato dalla pace di Cristo, il cuore dei credenti non deve turbarsi o spaventarsi per la prossima partenza del Maestro, perché egli ritornerà da loro (vv.27-28).
I discepoli non devono rattristarsi, ma rallegrarsi perché Gesù va dal Padre che è più grande di lui. In realtà il Padre è più grande di tutti (Gv 10,29), anche del Figlio suo, perché è la fonte dell'essere, della vita e dell'agire del Figlio e di tutte le creature (Gv 5,19ss). Egli è l'ideatore delle storia e della salvezza. Gesù informa in anticipo i suoi amici della sua partenza per favorire la loro fede quando questo avverrà (v.29).
Gli avvenimenti finali della vita terrena di Gesù stanno concludendosi: il Rivelatore è alle ultime battute della sua missione. Il principe di questo mondo ha già scatenato la sua ultima offensiva (v.30). Egli può dominare gli uomini e servirsene come satelliti, ma non ha alcun potere su Cristo. Con l'esaltazione del Cristo, il demonio è stato sconfitto e detronizzato (Gv 12,31), è stato giudicato e condannato (Gv 16,11). Gesù però deve dimostrare il suo amore per il Padre, eseguendo il suo piano di salvezza che esige il suo sacrificio, perciò deve accettare la sconfitta della croce che è la vittoria effimera del principe di questo mondo.
Facendo la volontà del Padre, sottomettendosi spontaneamente alla sua passione dolorosa, Gesù mostra all'umanità fino a quale punto egli ama il Padre (v.31).
Questo sembra l'unico passo del vangelo di Giovanni nel quale si parla dell'amore di Gesù per il Padre.
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In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Vi lascio la pace, vi dò la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: Vado e tornerò a voi; se mi amaste, vi rallegrereste che io vado dal Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l'ho detto adesso, prima che avvenga, perché quando avverrà, voi crediate. Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il principe del mondo; egli non ha nessun potere su di me, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre e faccio quello che il Padre mi ha comandato”.
COMMENTO AL VANGELO - P. LINO PEDRON
Gesù, dopo aver parlato dello Spirito Santo, dona ai suoi discepoli la sua pace. Essa sintetizza la pienezza dei beni messianici e si differenzia da quella del mondo che si esaurisce nella gioia effimera del piacere e del successo (Gv 16,20). Inondato dalla pace di Cristo, il cuore dei credenti non deve turbarsi o spaventarsi per la prossima partenza del Maestro, perché egli ritornerà da loro (vv.27-28).
I discepoli non devono rattristarsi, ma rallegrarsi perché Gesù va dal Padre che è più grande di lui. In realtà il Padre è più grande di tutti (Gv 10,29), anche del Figlio suo, perché è la fonte dell'essere, della vita e dell'agire del Figlio e di tutte le creature (Gv 5,19ss). Egli è l'ideatore delle storia e della salvezza. Gesù informa in anticipo i suoi amici della sua partenza per favorire la loro fede quando questo avverrà (v.29).
Gli avvenimenti finali della vita terrena di Gesù stanno concludendosi: il Rivelatore è alle ultime battute della sua missione. Il principe di questo mondo ha già scatenato la sua ultima offensiva (v.30). Egli può dominare gli uomini e servirsene come satelliti, ma non ha alcun potere su Cristo. Con l'esaltazione del Cristo, il demonio è stato sconfitto e detronizzato (Gv 12,31), è stato giudicato e condannato (Gv 16,11). Gesù però deve dimostrare il suo amore per il Padre, eseguendo il suo piano di salvezza che esige il suo sacrificio, perciò deve accettare la sconfitta della croce che è la vittoria effimera del principe di questo mondo.
Facendo la volontà del Padre, sottomettendosi spontaneamente alla sua passione dolorosa, Gesù mostra all'umanità fino a quale punto egli ama il Padre (v.31).
Questo sembra l'unico passo del vangelo di Giovanni nel quale si parla dell'amore di Gesù per il Padre.
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Etichette:
meditazione del giorno,
Padre Lino Pedron
Un fioretto al giorno: 20 maggio
Devo mettere da parte il mio orgoglio se desidero che gli altri mi amino e mi stimino
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Preghiera del mattino 20/V/2014
Dio Padre onnipotente, tu che hai mandato il tuo Figlio unigenito per riconciliare il mondo con te, scaccia la paura dai nostri cuori, concedici di vivere nella pace di Cristo e permettici così di vincere la sfida posta dalla fede in Cristo, tuo Figlio, nostro Signore, che vive e regna con te nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
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lunedì 19 maggio 2014
Un fioretto al giorno: 19 maggio
Devo ricordarmi queste parole: l'uomo senza fede, non ha speranza e di logica non ha la carità
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Richiesta di preghiere 19-mag-2014
Vi chiedo gentilmente una preghiera per la mamma di mia moglie che è caduta e si è rotto un femore e per l'intricata soluzione familiare che nonostante le nostre preghiere sembra sempre più ingarbugliata.
Vi ringrazio col cuore in mano.
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Vi ringrazio col cuore in mano.
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Preghiera del mattino 19/V/2014
Dio Padre onnipotente, il tuo Verbo si è fatto carne ed è venuto fra noi per farci rimanere sempre con te.
Manda il tuo Spirito nei nostri cuori oggi, perché ci ricordi l'insegnamento di Cristo e ci faccia osservare, in comunione con i santi, i suoi comandamenti, ora e sempre.
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Manda il tuo Spirito nei nostri cuori oggi, perché ci ricordi l'insegnamento di Cristo e ci faccia osservare, in comunione con i santi, i suoi comandamenti, ora e sempre.
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domenica 18 maggio 2014
Preghiera del mattino 18/V/2014
Signore Gesù Cristo, fin dalla mia infanzia so che tu sei la via, la verità, la vita. Questa affermazione vale per tutti gli uomini.
Questa mattina, penso che tu sia la mia via, la mia verità e la mia vita. Tu non lo dici a tutti, è a me che parli.
Questo mi getta nello stupore e nella gratitudine. La via ha un obiettivo, la verità un contenuto, la vita un'origine.
Sebbene io sappia che tu sei nel Padre e che il Padre è in te, chiedo con Filippo: mostrami il Padre. Fa' che io lo incontri incontrandoti oggi.
Amen.
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Questa mattina, penso che tu sia la mia via, la mia verità e la mia vita. Tu non lo dici a tutti, è a me che parli.
Questo mi getta nello stupore e nella gratitudine. La via ha un obiettivo, la verità un contenuto, la vita un'origine.
Sebbene io sappia che tu sei nel Padre e che il Padre è in te, chiedo con Filippo: mostrami il Padre. Fa' che io lo incontri incontrandoti oggi.
Amen.
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Signore, facci vedere il Padre e ci basta
Dal Vangelo secondo Giovanni (14,1-12)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via». Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch'egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».
COMMENTO AL VANGELO - P. DOLINDO RUOTOLO
Signore, facci vedere il Padre e ci basta Gli apostoli erano rimasti turbati e sconvolti da quello che Gesù aveva loro detto che sarebbe stato con loro solo per poco, e che l’avrebbero cercato, ma non avrebbero potuto seguirlo dov’Egli sarebbe andato allora. Il loro turbamento era tanto più profondo, in quanto sembrava loro che svanissero d’un tratto tutte le speranze che avevano concepite, e gli ideali che avevano sognati. Speravano ancora che Gesù avesse dovuto trionfare clamorosamente e politicamente dei nemici d’Israele, e inaugurare un regno glorioso, nel quale essi avrebbero avuto posti eminenti; speravano che questo dovesse presto avverarsi, e pregustavano forse, fantasticamente, la confusione che avrebbero avuta i suoi nemici; ora, il sentir parlare di tradimento, e implicitamente di morte, li turbava e disorientava. Per questo Gesù, rincuorandoli, disse: Il vostro cuore non si turbi, abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me; cioè: abbiate fede in Dio che saprà compiere le sue promesse, ed abbiatela anche in me che non vi lascerò delusi nella speranza che avete riposta in me.
Al dolore per la mancata realizzazione delle loro speranze e dei loro sogni si univa, negli apostoli, quello per essi anche più penoso della separazione dal loro amatissimo Maestro. Le sue parole, infatti, erano un annuncio di prossima morte, ed essi pensavano, angosciati, che non l’avrebbero più visto. Per questo Gesù soggiunse che Egli se ne andava per preparare loro il posto, perché nella Casa del Padre suo c’erano molte dimore. Se non fosse così – soggiunse –, ve l’avrei detto,cioè mi sarei licenziato da voi definitivamente; ma io verrò di nuovo, vi prenderò con me, e sarete anche voi dove io sarò. Come padre amoroso, per non scoraggiarli, prospettò l’epilogo del loro pellegrinaggio ed il premio che avrebbero avuto un giorno, ma certo questo epilogo di gioia non sarebbe avvenuto né presto né senza lunghe e penose prove, delle quali, tante volte, aveva parlato loro, e delle quali dava l’esempio, e perciò soggiunse: Voi sapete dove io vado e ne sapete la via. Non volle parlar esplicitamente del cammino della croce, ma si richiamò con una sola espressione a quello che tante volte aveva detto, per non disorientarli in quel momento di angoscia.
Tommaso prese l’espressione di Gesù in senso materialmente letterale e, immaginando che Gesù volesse fare un viaggio lontano, disse: Signore, noi non sappiamo dove tu vada, e come possiamo conoscerne la via? Con una parola sublime, Gesù gli rispose, aprendo all’umanità un orizzonte magnifico di ascensioni, e disse: Io sono la via la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per me.Egli è la via, l’unica via di salvezza, perché con i suoi meriti riconcilia gli uomini con Dio, li muove con la sua grazia, li illumina e li dirige con i suoi esempi e con la sua dottrina.
Egli non traccia solo la via della salvezza, ma è la via della salvezza, di modo che nessuno può andare a Dio se non per Lui, incorporandosi a Lui, e lasciandosi portare da Lui. La via è un tratto immobile che congiunge due termini lontani. Napoli, per esempio, è lontana da Roma, e nessuno, stando in questa città, può trovarsi a Roma. La via congiunge questi due luoghi, e rappresenta il prolungamento dell’uno verso l’altro.
La via partecipa, quindi, dei due luoghi che congiunge: Roma-Napoli e Napoli-Roma. Gesù Cristo è Dio e uomo, e congiunge in sé questi due termini infinitamente distanti; chi va a Lui Redentore, si avanza verso Dio, e a misura che più si stacca da sé e più si congiunge a Lui, più si trova vicino a Dio e più lo raggiunge. La perfezione è, in fondo, un progredire in questa unione d’amore, un perdere di vista sempre più se stesso, ma congiungersi maggiormente a Lui, fin quasi a combaciare col punto di arrivo cui Egli ci porta. Gesù Cristo è la verità prima ed essenziale, poiché è l’infinita ed eterna sapienza, conoscenza sostanziale e infinita del Padre. Dio è colui che è; è la verità, l’unica verità dalla quale dipendono tutte le altre, l’unico assioma infinitamente vivente.
Chi va a Dio deve conoscerlo per amarlo, e non può conoscerlo fuori di Gesù Cristo che ce lo rivela in tutte le verità che ci annuncia. Noi non siamo capaci di conoscere l’eterna verità senza di Lui, e non possiamo quindi ascendere a Dio, conoscendolo e apprezzandolo sopra tutte le cose che unendoci a Gesù Cristo con una pienissima fede. Gesù Cristo come Dio è la vita per essenza, e come uomo è la causa meritoria della vita soprannaturale che ci viene comunicata per mezzo della grazia e della gloria. Egli ci vivifica, e da Lui dobbiamo attingere la vita, comunicandoci di Lui. Gesù Cristo è la via che ci porta a Dio, la luce che illumina la via, la forza che la fa percorrere. È la vera Via delle ascensioni umane, è la vera sapienza dell’intelletto nostro, ed è la vera vita delle nostre attività e del nostro cuore.
Per Lui si nasce soprannaturalmente e si percorre la via dell’eternità; per Lui si ha, diremmo, l’uso della ragione soprannaturale, e si conosce la verità; per Lui e in Lui il cuore viene vivificato ed ama Dio sopra tutte le cose.
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In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via». Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch'egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».
COMMENTO AL VANGELO - P. DOLINDO RUOTOLO
Signore, facci vedere il Padre e ci basta Gli apostoli erano rimasti turbati e sconvolti da quello che Gesù aveva loro detto che sarebbe stato con loro solo per poco, e che l’avrebbero cercato, ma non avrebbero potuto seguirlo dov’Egli sarebbe andato allora. Il loro turbamento era tanto più profondo, in quanto sembrava loro che svanissero d’un tratto tutte le speranze che avevano concepite, e gli ideali che avevano sognati. Speravano ancora che Gesù avesse dovuto trionfare clamorosamente e politicamente dei nemici d’Israele, e inaugurare un regno glorioso, nel quale essi avrebbero avuto posti eminenti; speravano che questo dovesse presto avverarsi, e pregustavano forse, fantasticamente, la confusione che avrebbero avuta i suoi nemici; ora, il sentir parlare di tradimento, e implicitamente di morte, li turbava e disorientava. Per questo Gesù, rincuorandoli, disse: Il vostro cuore non si turbi, abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me; cioè: abbiate fede in Dio che saprà compiere le sue promesse, ed abbiatela anche in me che non vi lascerò delusi nella speranza che avete riposta in me.
Al dolore per la mancata realizzazione delle loro speranze e dei loro sogni si univa, negli apostoli, quello per essi anche più penoso della separazione dal loro amatissimo Maestro. Le sue parole, infatti, erano un annuncio di prossima morte, ed essi pensavano, angosciati, che non l’avrebbero più visto. Per questo Gesù soggiunse che Egli se ne andava per preparare loro il posto, perché nella Casa del Padre suo c’erano molte dimore. Se non fosse così – soggiunse –, ve l’avrei detto,cioè mi sarei licenziato da voi definitivamente; ma io verrò di nuovo, vi prenderò con me, e sarete anche voi dove io sarò. Come padre amoroso, per non scoraggiarli, prospettò l’epilogo del loro pellegrinaggio ed il premio che avrebbero avuto un giorno, ma certo questo epilogo di gioia non sarebbe avvenuto né presto né senza lunghe e penose prove, delle quali, tante volte, aveva parlato loro, e delle quali dava l’esempio, e perciò soggiunse: Voi sapete dove io vado e ne sapete la via. Non volle parlar esplicitamente del cammino della croce, ma si richiamò con una sola espressione a quello che tante volte aveva detto, per non disorientarli in quel momento di angoscia.
Tommaso prese l’espressione di Gesù in senso materialmente letterale e, immaginando che Gesù volesse fare un viaggio lontano, disse: Signore, noi non sappiamo dove tu vada, e come possiamo conoscerne la via? Con una parola sublime, Gesù gli rispose, aprendo all’umanità un orizzonte magnifico di ascensioni, e disse: Io sono la via la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per me.Egli è la via, l’unica via di salvezza, perché con i suoi meriti riconcilia gli uomini con Dio, li muove con la sua grazia, li illumina e li dirige con i suoi esempi e con la sua dottrina.
Egli non traccia solo la via della salvezza, ma è la via della salvezza, di modo che nessuno può andare a Dio se non per Lui, incorporandosi a Lui, e lasciandosi portare da Lui. La via è un tratto immobile che congiunge due termini lontani. Napoli, per esempio, è lontana da Roma, e nessuno, stando in questa città, può trovarsi a Roma. La via congiunge questi due luoghi, e rappresenta il prolungamento dell’uno verso l’altro.
La via partecipa, quindi, dei due luoghi che congiunge: Roma-Napoli e Napoli-Roma. Gesù Cristo è Dio e uomo, e congiunge in sé questi due termini infinitamente distanti; chi va a Lui Redentore, si avanza verso Dio, e a misura che più si stacca da sé e più si congiunge a Lui, più si trova vicino a Dio e più lo raggiunge. La perfezione è, in fondo, un progredire in questa unione d’amore, un perdere di vista sempre più se stesso, ma congiungersi maggiormente a Lui, fin quasi a combaciare col punto di arrivo cui Egli ci porta. Gesù Cristo è la verità prima ed essenziale, poiché è l’infinita ed eterna sapienza, conoscenza sostanziale e infinita del Padre. Dio è colui che è; è la verità, l’unica verità dalla quale dipendono tutte le altre, l’unico assioma infinitamente vivente.
Chi va a Dio deve conoscerlo per amarlo, e non può conoscerlo fuori di Gesù Cristo che ce lo rivela in tutte le verità che ci annuncia. Noi non siamo capaci di conoscere l’eterna verità senza di Lui, e non possiamo quindi ascendere a Dio, conoscendolo e apprezzandolo sopra tutte le cose che unendoci a Gesù Cristo con una pienissima fede. Gesù Cristo come Dio è la vita per essenza, e come uomo è la causa meritoria della vita soprannaturale che ci viene comunicata per mezzo della grazia e della gloria. Egli ci vivifica, e da Lui dobbiamo attingere la vita, comunicandoci di Lui. Gesù Cristo è la via che ci porta a Dio, la luce che illumina la via, la forza che la fa percorrere. È la vera Via delle ascensioni umane, è la vera sapienza dell’intelletto nostro, ed è la vera vita delle nostre attività e del nostro cuore.
Per Lui si nasce soprannaturalmente e si percorre la via dell’eternità; per Lui si ha, diremmo, l’uso della ragione soprannaturale, e si conosce la verità; per Lui e in Lui il cuore viene vivificato ed ama Dio sopra tutte le cose.
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Un fioretto al giorno: 18 maggio
Per migliorare la mia vita, devo essere più fedele ai miei impegni di lavoro e di cristiano
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Un fioretto al giorno: 17 maggio
Devo alimentare la mia fede con la lettura quotidiana del Vangelo
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venerdì 16 maggio 2014
Commento al Vangelo 16-05-2014
Dal Vangelo secondo Giovanni (14, 1-6)
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l'avrei detto. Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io. E del luogo dove io vado, voi conoscete la via”. Gli disse Tommaso: “Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?”. Gli disse Gesù: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”.
COMMENTO AL VANGELO - P. LINO PEDRON
Gesù riprende l'argomento della sua imminente partenza esortando i discepoli alla fiducia, perché egli sta andando a preparare loro un posto nel regno del Padre e poi tornerà a prenderli per portarli con sé.
I discepoli possono provare angoscia e tristezza per la separazione dal Maestro, ma Gesù li previene informandoli che la sua lontananza sarà temporanea. La "casa del Padre" indica lo stato beato di intima unione in cui vive Dio con la sua famiglia. In questa casa dimora per diritto il Figlio (Gv 8,35), il quale può preparare dei posti per i suoi amici: in essa "vi sono molti posti" (v. 2).
Lo stato di beatitudine consiste nell'essere con il Cristo glorioso.
Dal tema del viaggio verso la casa del Padre, Gesù, con naturalezza, passa a parlare della via (v. 4). Per giungere al Padre bisogna passare per il Figlio. Tommaso desidera concretezza e chiarezza nei discorsi. Egli aveva capito che Gesù parlava di una via nel senso materiale di strada, mentre Gesù sta parlando della via come mezzo per giungere a Dio, come strumento per mettersi in contatto personale con il Padre.
Per questa ragione, nella sua replica all'apostolo, Gesù proclama di essere la via per andare verso Dio. Gesù proclama di essere il mediatore per mettersi in contatto personale con il Padre. Nessuno può arrivare a Dio con le proprie forze, né può servirsi di altri mediatori. Come nessuno può andare verso il Cristo, se non gli è concesso dal Padre (Gv 6,65), così nessuno può giungere al Padre senza la mediazione di Gesù (v. 6). Gesù proclama anche di essere la verità e la vita. I
sostantivi via, verità e vita sono applicati a Cristo per indicare le sue tre funzioni specifiche di mediatore, rivelatore e salvatore. Gesù è l'unica persona che mette in rapporto con il Padre, che manifesta in modo perfetto la vita e l'amore di Dio per l'umanità, e comunica al mondo la salvezza che è la vita di Dio. Solo Gesù può condurre l'uomo a Dio, perché egli solo vive nel Padre e il Padre vive in lui.
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In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l'avrei detto. Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io. E del luogo dove io vado, voi conoscete la via”. Gli disse Tommaso: “Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?”. Gli disse Gesù: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”.
COMMENTO AL VANGELO - P. LINO PEDRON
Gesù riprende l'argomento della sua imminente partenza esortando i discepoli alla fiducia, perché egli sta andando a preparare loro un posto nel regno del Padre e poi tornerà a prenderli per portarli con sé.
I discepoli possono provare angoscia e tristezza per la separazione dal Maestro, ma Gesù li previene informandoli che la sua lontananza sarà temporanea. La "casa del Padre" indica lo stato beato di intima unione in cui vive Dio con la sua famiglia. In questa casa dimora per diritto il Figlio (Gv 8,35), il quale può preparare dei posti per i suoi amici: in essa "vi sono molti posti" (v. 2).
Lo stato di beatitudine consiste nell'essere con il Cristo glorioso.
Dal tema del viaggio verso la casa del Padre, Gesù, con naturalezza, passa a parlare della via (v. 4). Per giungere al Padre bisogna passare per il Figlio. Tommaso desidera concretezza e chiarezza nei discorsi. Egli aveva capito che Gesù parlava di una via nel senso materiale di strada, mentre Gesù sta parlando della via come mezzo per giungere a Dio, come strumento per mettersi in contatto personale con il Padre.
Per questa ragione, nella sua replica all'apostolo, Gesù proclama di essere la via per andare verso Dio. Gesù proclama di essere il mediatore per mettersi in contatto personale con il Padre. Nessuno può arrivare a Dio con le proprie forze, né può servirsi di altri mediatori. Come nessuno può andare verso il Cristo, se non gli è concesso dal Padre (Gv 6,65), così nessuno può giungere al Padre senza la mediazione di Gesù (v. 6). Gesù proclama anche di essere la verità e la vita. I
sostantivi via, verità e vita sono applicati a Cristo per indicare le sue tre funzioni specifiche di mediatore, rivelatore e salvatore. Gesù è l'unica persona che mette in rapporto con il Padre, che manifesta in modo perfetto la vita e l'amore di Dio per l'umanità, e comunica al mondo la salvezza che è la vita di Dio. Solo Gesù può condurre l'uomo a Dio, perché egli solo vive nel Padre e il Padre vive in lui.
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