lunedì 23 agosto 2010

Cristo ci chiama alla conversione

San [Padre] Pio di Pietrelcina (1887-1968), cappuccino
Ep 3, 698 ; AP ; in Buona giornata, 61

Di fronte alle tentazioni, comportati come una donna forte e combatti con l'aiuto del Signore. Se cadrai nel peccato, non rimanere là, scorraggiata e abbattuta. Umilia te stessa, senza tuttavia perdere coraggio ; abbassa te stessa, ma senza degradarti ; versa lacrime di contrizione sincere per lavare le tue imperfezioni e colpe, ma senza pure perdere la fiducia nella misericordia di Dio, che sarà sempre più grande della tua ingratitudine. Prendi la risoluzione di corregerti, ma senza presumere di te stessa, perché in Dio solo devi mettere la tua forza ; infine, riconosci sinceramente che se Dio non fosse la tua armatura e il tuo scudo, la tua imprudenza ti avrebbe portata a commettere ogni sorta di peccati.

Non stupirti delle tue debolezze. Accetta piuttosto te stessa come sei ; vergognati delle tue infedeltà verso Dio, ma fidati di lui e abbandonati tranquillamente a lui, come un bambino nelle braccia di sua madre.
--

domenica 22 agosto 2010

Signore, ho urgente bisogno della tua misericordia


Signore,ho urgente bisogno della tua misericordia, per poter sopportare di nuovo me stesso.
Ho urgente bisogno di stare con Te, per rappacificarmi con gli altri e con me stesso.
Di me nulla conosco finché non conosco Te.
E nulla mi piaceva del mio intimo prima di scoprirvi la Tua grazia, il Tuo compiacimento e la Tua immagine.
Davanti a Te la vita cambia completamente la sua essenza; il tempo non viene contaminato da febbrili inquietudini, e oppresso dall'inutilità.
Esso scorre denso, si svolge potentemente e niente resiste al suo valore.
La sua densità fa male. E tuttavia, non appena interrompo la mia preghiera, mi sento costretto a riprendere questa preghiera.

----

Esàminati: lentamente, con coraggio

Al momento dell'esame sta' in guardia contro il demonio muto. (Cammino, 235)

Esàminati: lentamente, con coraggio. —Non è vero che il tuo malumore e la tua tristezza senza motivi —apparentemente, senza motivi— derivano dalla tua mancanza di decisione nel rompere i lacci sottili, ma “concreti”, che ti ha teso —accortamente, con palliativi— la tua concupiscenza? (Cammino, 237)

Concludi sempre il tuo esame con un atto d'Amore dolore d'Amore : per te, per tutti i peccati degli uomini... —E considera la paterna premura di Dio che ha rimosso gli ostacoli perché non inciampassi. (Cammino, 246)

C'è un nemico della vita interiore, piccolo, sciocco; ma molto efficace, purtroppo: il poco impegno nell'esame di coscienza.(Forgia, 109)

Non attendere la vecchiaia per essere santo: sarebbe un grande sbaglio!— Comincia adesso, seriamente, di buon grado, con gioia, attraverso i tuoi doveri, il tuo lavoro, la tua vita quotidiana...Non attendere la vecchiaia per essere santo, perché, oltre a essere un grande sbaglio — insisto —, non sai se per te arriverà. (Forgia, 113)
--

Beata Vergine Maria Regina

La celebrazione di Maria Regina fu istituita dal Venerabile Pp Pio XII (Eugenio Pacelli) nel 1955 al termine dell'anno mariano, centenario della proclamazione del dogma dell'Immacolata Concezione.
Si celebrava, fino alla recente riforma del calendario liturgico, il 31 maggio, a coronamento della singolare devozione mariana nel mese a Lei dedicato. Il 22 agosto era riservato alla commemorazione del Cuore Immacolato di Maria, al cui posto subentra la festa di Maria Regina per avvicinare la regalità della Vergine alla sua glorificazione nell'assunzione al cielo.

Questo posto di singolarità e di preminenza le deriva dai molteplici titoli, illustrati da Pp Pio XII nella
lettera enciclica «Ad caeli Reginam» (11 ottobre 1954), di Madre del Capo e dei membri del Corpo mistico, di augusta sovrana e regina della Chiesa, che la rende partecipe non solo della dignità regale di Gesù, ma anche del suo influsso vitale e santificante sui membri del Corpo mistico.
In latino “regina”, come “rex”, deriva da “regere”, cioè reggere, governare, dominare. Dal punto di vista umano è difficile attribuire a Maria il ruolo di dominatrice, Lei che si è proclamata la serva del Signore e ha trascorso tutta la vita nel più umile nascondimento.

Luca, negli Atti degli apostoli, colloca Maria in mezzo agli Undici, dopo l'Ascensione, raccolta con essi in preghiera; ma non è lei che impartisce ordini, bensì Pietro. E tuttavia proprio in quella circostanza Maria costituisce l'anello di congiunzione che tiene uniti al Risorto quegl’uomini non ancora irrobustiti dai doni dello Spirito Santo.

La Marialis Cultus scrive: “La solennità dell'Assunzione ha un prolungamento festoso nella celebrazione della Beata Maria Vergine Regina, che ricorre otto giorni dopo, nella quale si contempla Colei che, assisa accanto al Re dei secoli, splende come Regina e intercede come Madre”.
La Lumen Gentium presenta in questi termini il rapporto Assunzione-Regalità di Maria: “L'Immacolata Vergine... finito il corso della sua vita terrena, fu assunta alla celeste gloria in anima e corpo, e dal Signore esaltata come Regina dell'universo, perché fosse più pienamente conformata al suo Figlio, Signore dei dominanti, e vincitore del peccato e della morte”.

Tutti i cristiani vedono e venerano in lei la sovrabbondante generosità dell'amore divino che l'ha colmata di ogni bene. Ma Lei distribuisce regalmente e maternamente quanto ha ricevuto dal Re; protegge con la sua potenza i figli acquisiti in virtù della sua corredenzione e li rallegra con i suoi doni, poiché il Re ha disposto che ogni grazia passi per le sue mani di munifica regina.
Per questo la Chiesa invita i fedeli a invocarla non solo col dolce nome di madre, ma anche con quello reverente di regina, come in cielo la salutano con felicità e amore gli angeli, i patriarchi, i profeti, gli apostoli, i martiri, i confessori, le vergini.
Maria è stata coronata col duplice diadema della verginità e della maternità divina: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio.» (Luca 1,35)

Tre delle antifone mariane più conosciute dai cristiani invocano Maria con il titolo di Regina; esse sono: la Salve Regina, il Regina Cœli e l’Ave Regina Cœlorum.

--

Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel Regno di Dio

Concilio Vaticano II

Cristo è la luce delle genti : questo santo Concilio, adunato nello Spirito Santo, desidera dunque ardentemente, annunciando il Vangelo ad ogni creatura (Mc 16, 15), illuminare tutti gli uomini con la luce del Cristo che risplende sul volto della Chiesa...

L'eterno Padre, con liberissimo e arcano disegno di sapienza e di bontà, creò l'universo ; decise di elevare gli uomini alla partecipazione della sua vita divina ; dopo la loro caduta in Adamo non li abbandonò, ma sempre prestò loro gli aiuti per salvarsi, in considerazione di Cristo redentore, « il quale è l'immagine dell'invisibile Dio, generato prima di ogni creatura » (Col 1, 15). Tutti infatti quelli che ha scelto, il Padre fino dall'eternità « li ha distinti e li ha predestinati a essere conformi all'immagine del Figlio suo, affinché egli sia il primogenito tra molti fratelli » (Rm 8, 29). I credenti in Cristo, li ha voluti chiamare a formare la santa Chiesa, la quale, già annunciata in figure sino dal principio del mondo, mirabilmente preparata nella storia del popolo d'Israele e nell'antica Alleanza, stabilita infine « negli ultimi tempi », è stata manifestata dall'effusione dello Spirito e avrà glorioso compimento alla fine dei secoli. Allora, infatti, come si legge nei santi Padri, tutti i giusti, a partire da Adamo, « dal giusto Abele fino all'ultimo eletto », saranno riuniti presso il Padre nella Chiesa universale.
--

Dio preserva veramente da tutte le afflizioni coloro che riconoscono Maria Madre di Dio

Ti ha condotta a sé perché tu possa intercedere per noi
Dio preserva veramente da tutte le afflizioni coloro che riconoscono Maria Madre di Dio :
Ti ha condotta a sé perché tu possa intercedere per noi.
Dio ha deciso di mantenerti vicina a lui, affinché, attraverso le tue preghiere, si possa mostrare sempre favorevole al mondo intero.

*

San Modesto di Gerusalemme (+ 634)

--

Hai bisogno di un buon esame di coscienza

Considera attentamente la tua condotta. Vedrai che sei pieno di errori, che danneggiano te e forse anche coloro che ti stanno accanto. — Ricorda, figliolo, che i microbi non sono meno importanti delle bestie feroci. E tu coltivi questi errori, questi sbagli — come si coltivano i microbi in un laboratorio —, con la tua mancanza di umiltà, con la tua mancanza di orazione, con le tue omissioni nel compimento del dovere, con la poca conoscenza di te stesso... E, poi, questi focolai infettano l'ambiente. — Hai bisogno di un buon esame di coscienza quotidiano, che ti conduca a propositi concreti di miglioramento, affinché tu senta un vero dolore per le tue mancanze, per le tue omissioni e per i tuoi peccati. (Forgia, 481)

La conversione è cosa di un istante; la santificazione è opera di tutta la vita. Il seme divino della carità, che Dio ha posto nelle nostre anime, aspira a crescere, a manifestarsi in opere e a produrre frutti che in ogni momento corrispondano ai desideri del Signore. È indispensabile quindi essere disposti a ricominciare, a ritrovare, nelle nuove situazioni della nostra vita, la luce e l'impulso della prima conversione. E questa è la ragione per cui dobbiamo prepararci con un approfondito esame di coscienza, chiedendo aiuto al Signore, per poterlo conoscere meglio e per conoscere meglio noi stessi. Se vogliamo convertirci di nuovo, questa è l'unica strada.(E' Gesù che passa, 58)
--

sabato 21 agosto 2010

San Pio X, Papa

Pio X, al secolo Giuseppe Melchiorre Sarto, secondo di dieci figli, nacque a Riese, il 2 giugno 1835, in una famiglia modesta: il padre Giovanni Battista Sarto era fattore e la madre Margherita Sanson sarta.
Giuseppe Sarto si distinse da molti suoi predecessori e successori proprio per il fatto che il suo “cursus honorum” fu esclusivamente pastorale senza alcun impegno presso la curia o nell'attività diplomatica della Santa Sede.

Ricevette la tonsura nel 1850 ed entrò nel seminario di Padova. Fu ordinato prete nel 1858, divenendo vicario della parrocchia di Tombolo. Nel 1867 fu promosso arciprete di Salzano e poi, nel 1875, canonico della cattedrale di Treviso, fungendo, nel contempo, da direttore spirituale nel seminario diocesano.

Giuseppe Sarto ricoprì le cariche di vescovo di Mantova e poi di patriarca di Venezia. Il governo italiano rifiutò peraltro inizialmente il proprio “exequatur”, asserendo che la nomina del Patriarca di Venezia spettava al Re e che, inoltre, Sarto era stato scelto su pressione del governo dell'Impero Austro-Ungarico. Giuseppe Sarto dovette quindi attendere ben 18 mesi prima di poter assumere la guida pastorale del patriarcato di Venezia. Con la nomina a Patriarca egli ricevette pure la berretta cardinalizia nel concistoro del 12 giugno 1893.
Alla morte di Pp Leone XIII (Gioacchino Pecci) il candidato più probabile al soglio di Pietro era considerato il Segretario di Stato Rampolla. All'apertura del conclave, il 1° agosto 1903, la sorpresa: il cardinale Puzyna, arcivescovo di Cracovia comunica che l'imperatore d'Austria-Ungheria Francesco Giuseppe, usando un suo antico privilegio quale "Re apostolico d'Ungheria", pone il veto all'elezione del cardinale Rampolla.
I motivi del veto sarebbero non soltanto politici, ma anche personali: il Rampolla, quale Segretario di Stato, avrebbe infatti cercato di influenzare Pp Leone XIII a negare una sepoltura cristiana all'arciduca Rodolfo d'Asburgo-Lorena, suicidatosi durante i fatti di Mayerling.
Malgrado l'indignazione di molti cardinali, la candidatura di Rampolla sfumò e i suffragi si orientarono sul Patriarca di Venezia che fu eletto il 4 agosto ed incoronato il 9.

Prese il nome di Pio X in onore dei suoi predecessori. Scelse come motto del suo pontificato “Instaurare omnia in Christo” (Paolo di Tarso) e lo attuò con coraggio e fermezza.
Una delle prime decisioni di Pio X fu proprio l'abolizione (con la costituzione apostolica “Commissum nobis”) del cosiddetto veto laicale, che spettava ad alcuni sovrani cattolici, e a causa del quale egli era divenuto pontefice.
Il nuovo Papa, consapevole di non avere alcuna esperienza diplomatica né una vera e propria formazione universitaria, seppe scegliere dei collaboratori competenti come il giovane cardinale Rafael Merry del Val y Zulueta, di soli 38 anni, poliglotta e direttore della Pontificia Accademia Ecclesiastica, che fu nominato Segretario di Stato.

Come il Beato Pp Giovanni XXIII (Angelo Giuseppe Roncalli) e il Venerabile Pp Giovanni Paolo I (Albino Luciani), che pure passarono dal Patriarcato di Venezia al soglio di Pietro provenendo da famiglie di origine popolare, egli rimase sempre semplice e umile. In Vaticano visse parcamente, assistito dalle sorelle, in un appartamento fatto allestire appositamente. Più controversa la valutazione sul profilo politico del pontificato, la cui linea può essere caratterizzata essenzialmente come conservatrice, in particolare per la lotta ingaggiata contro il modernismo.
Fu tuttavia Pio X ad avviare la riforma del diritto canonico, che culminerà nel 1917 nella promulgazione del Codice di diritto canonico e a redigere il catechismo che porta il suo nome. Anche sul piano della gestione patrimoniale fu lui ad unificare i redditi dell'obolo di S. Pietro e quelli del patrimonio del Vaticano. Ma, soprattutto, riformò la Curia romana con la costituzione “Sapienti consilio” del 29 giugno 1908, sopprimendo vari dicasteri divenuti inutili.

Pio X ebbe a confrontarsi con il problema della separazione fra Stato e Chiesa, che emerse in Francia con l'entrata in vigore della legge del 9 dicembre 1905, nella quale si concentravano gli intenti fondamentali della politica anti-religiosa della terza Repubblica e in particolare del governo di Émile Combes. A partire dal 1880 si erano registrati in Francia una serie di provvedimenti anti-religiosi tendenti alla dissoluzione delle congregazioni religiose, di espulsione dei religiosi regolari: insegnanti, personale infermieristico ecc.
Pio X si mostrò assai meno conciliante verso questa politica fortemente anti-clericale rispetto al proprio predecessore, malgrado la maggioranza dei vescovi francesi gli consigliasse di piegarsi alla nuova legge. La legge emanata dal governo francese il 9 dicembre 1905 segnò il culmine di una simile politica, decretando unilateralmente l'abrogazione del concordato del 1801.
Pio X con l'enciclica “Vehementer Nos” (sul laicismo - separazione tra Chiesa e Stato - in Francia) dell' 11 febbraio 1906, e l'allocuzione concistoriale “Gravissimum” del 21 febbraio, e l'enciclica “Gravissimo Officii Munere” (sulle associazioni di culto in Francia) del 10 agosto, protesta solennemente contro la legislazione antireligiosa in Francia e conforta il popolo cattolico a resistere, con mezzi legali, onde conservare al Paese la sua tradizione cattolica.
L'ostilità del Pontefice alla nuova normativa francese compromise la creazione delle "associations culturelles", previste dalla legge del 1905, alle quali avrebbe dovuto essere trasferito il patrimonio della Chiesa. Tale opposizione fece sì che i beni immobili ecclesiastici fossero trasferiti allo Stato francese. La situazione sarebbe mutata soltanto nel 1923 con la creazione delle "associations diocésaines".
Analoghe tensioni si registrarono con il Portogallo, dopo l'avvento in quel Paese, nel 1910, della repubblica guidata da gruppi di potere anticlericali. Pio X rispose con l'enciclica "Iamdudum" (sulla legge del divorzio in Portogallo).

Dopo l’attentato di Sarajevo all’arciduca ereditario Francesco Ferdinando, seguì il 28 luglio 1914 l’attacco dell’Austria alla Serbia e man mano il conflitto si estese a tutta l’Europa; per Pp Pio X, già da tempo sofferente di gotta e quasi ottantenne, fu l’inizio della fine. Il suo stato di salute e il deperimento fisico si accentuò e dopo una bronchite trasformatosi bruscamente in polmonite acuta, il pontefice morì nella notte tra il 20 e il 21 agosto 1914; fu sepolto nelle Grotte Vaticane.
In vita era indicato come un “Papa Santo”, perché correva voce di guarigioni avvenute toccando i suoi abiti, ma lui sorridendo correggeva: “Mi chiamo Sarto non Santo”.

Papa Pio X fu beatificato il 3 giugno 1951 dal Venerabile Pp Pio XII (Eugenio Pacelli) e proclamato santo dallo stesso pontefice il 29 maggio 1954.

La festa fu fissata al 3 settembre ma, dopo la riforma liturgica degli anni 60, è stata spostata al 21 agosto.

---

Maria faceva tutto per amore

L’amore era tutto e faceva tutto in lei e per lei.
Se lei pregava, era l’amore che pregava in lei e per lei.
Se adorava e lodava Dio, era l’amore che lo adorava e lodava in lei.
Se lei parlava, era l’amore che parlava in lei e per lei.
Se taceva, era l’amore che la teneva in silenzio.
Se lei lavorava, era l’amore che la teneva al lavoro.
Se riposava, era l’amore che la metteva in riposo.

San Giovanni Eudes (14 novembre 1601 - 19 agosto 1680)
---

Chi si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato

San Giovanni Crisostomo (circa 345-407), vescovo d'Antiochia poi di Costantinopoli, dottore della Chiesa
Sull'incomprensibilità di Dio, 5, 6-7 : PG 48, 745-746

Non c'è umiltà nel considerarsi peccatore, se lo siamo effettivamente. Ma l'umiltà esiste quando uno è consapevole di aver fatto quantità di grandi cose, eppure non ne concepisce alcun'alta opinione di se ; quando, essendo simile a Paolo fino a poter dire : « Non sono consapevole di colpa alcuna », aggiunge subito : « non per questo sono giustificato » (1 Cor 4, 4) o anche : « Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori e di questi il primo sono io » (1 Tm 1, 15). In questo consiste l'umiltà : a dispetto della grandezza dei nostri atti, abbassarci in spirito.

Dio, però, a motivo del suo amore indicibile per gli uomini, accoglie e riceve non soltanto coloro che si umiliano in questo modo, ma anche coloro che ammettono francamente le loro colpe, e si mostra favorevole e benevolo verso coloro che sono in tali disposizioni. E affinché tu impari quanto è buono non avere un'alta opinione di te stesso, immaginati due carri. A uno, attacca la virtù e la superbia, all'altro, il peccato e l'umiltà. Vedrai il tiro del peccato distanziare quello della virtù, non certo grazie alla propria potenza, ma grazie alla forza dell'umiltà che lo accompagna. E vedrai l'altro sorpassato, non a causa della debolezza della virtù, ma a causa del peso e dell'enormità della superbia. Infatti, come l'umiltà, grazie alla sua immensa forza di elevazione, trionfa della pesantezza del peccato e, per prima, sale al cielo, così la superbia, a causa del suo gran peso e della sua enormità, riesce a spuntarla sull'agilità della virtù e trascinarla facilmente verso il basso.
--

venerdì 20 agosto 2010

La purezza nasce dall'amore

Guarda quanti motivi per venerare San Giuseppe e per imparare dalla sua vita: fu un uomo forte nella fede...; mandò avanti la sua famiglia — Gesù e Maria — con il suo lavoro gagliardo...; custodì la purezza della Vergine, che era sua Sposa...; e rispettò — amò! — la libertà di Dio, che non solo scelse la Vergine come Madre, ma scelse anche lui come Sposo della Madonna. (Forgia, 552)

Non sono d'accordo con il modo tradizionale di raffigurare san Giuseppe come un vecchio, anche se riconosco la buona intenzione di dare risalto alla verginità perpetua di Maria. Io lo immagino giovane, forte, forse con qualche anno più della Madonna, ma nella pienezza dell'età e delle forze fisiche.Per praticare la virtù della castità non c'è bisogno di attendere la vecchiaia o la perdita del vigore. La purezza nasce dall'amore, e non sono un ostacolo per l'amore puro la forza e la gioia della giovinezza. Erano giovani il cuore e il corpo di Giuseppe quando contrasse matrimonio con Maria, quando conobbe il mistero della sua Maternità divina, quando le visse accanto rispettando quell'integrità che Dio affidava al mondo come uno dei segni della sua venuta tra gli uomini. Chi non è capace di capire tale amore vuol dire che sa ben poco del vero amore e che ignora totalmente il senso cristiano della castità.(E' Gesù che passa, 40)
--

San Bernardo di Chiaravalle

Fondatore e 1° Abate del monastero di Chiaravalle

Papa Benedetto XVI - Angelus (Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo)Domenica, 20 agosto 2006


Cari fratelli e sorelle,
oggi il calendario cita fra i santi del giorno San Bernardo di Chiaravalle, grande Dottore della Chiesa, vissuto tra l’XI e il XII secolo (1091-1153). [...]

La ricchezza e il pregio della sua teologia non stanno tanto nell’aver percorso vie nuove, quanto piuttosto nell’essere riuscito a proporre le verità della fede con uno stile così chiaro ed incisivo da affascinare l’ascoltatore e da disporne l’animo al raccoglimento e alla preghiera. Si avverte in ogni suo scritto l’eco di una ricca esperienza interiore, che egli riusciva a comunicare agli altri con sorprendente capacità suasiva. Per lui la forza più grande della vita spirituale è l’amore. Dio, che è Amore, crea l’uomo per amore e per amore lo riscatta; la salvezza di tutti gli esseri umani, mortalmente feriti dalla colpa originale e gravati dai peccati personali, consiste nell’aderire fermamente alla divina carità, rivelataci pienamente in Cristo crocifisso e risorto. Nel suo amore Dio risana la nostra volontà e la nostra intelligenza malate, innalzandole al più alto grado di unione con Lui, cioè alla santità e all’unione mistica. Di questo San Bernardo tratta, tra l’altro, nel breve ma sostanzioso “Liber de diligendo Deo”. C’è poi un altro suo scritto che vorrei segnalare, il “De consideratione”, indirizzato al Papa Eugenio III. Qui, in questo libro molto personale, il tema dominante è l’importanza del raccoglimento interiore - e lo dice al Papa -, elemento essenziale della pietà. [...]
Quanto utile è anche per noi questo richiamo al primato della preghiera e della contemplazione! Ci aiuti a concretizzarlo nella nostra esistenza San Bernardo, che seppe armonizzare l’aspirazione del monaco alla solitudine e alla quiete del chiostro con l’urgenza di missioni importanti e complesse al servizio della Chiesa.
Affidiamo questo desiderio non facile - di trovare cioè l’equilibrio tra l’interiorità e il lavoro necessario - all’intercessione della Madonna, che egli sin da fanciullo amò con tenera e filiale devozione sì da meritare il titolo di “Dottore mariano”. InvochiamoLa perché ottenga il dono della pace vera e duratura per il mondo intero. San Bernardo in un suo celebre discorso paragona Maria alla stella a cui i naviganti guardano per non smarrire la rotta: “Nell’ondeggiare delle vicende di questo mondo, più che camminare per terra hai l’impressione di essere sballottato tra i marosi e le tempeste; non distogliere gli occhi dal fulgore di questa stella, se non vuoi essere inghiottito dalle onde… Guarda la stella, invoca Maria… Seguendo Lei non sbagli strada… Se Lei ti protegge non hai paura, se Lei ti guida non ti affatichi, se Lei ti è propizia giungi alla meta” (Hom. super Missus est, II, 17).
***
Bernardo di Chiaravalle o Bernard de Clairvaux, terzo di sette fratelli, nacque a Fontaine-lès-Dijon (F) nel 1091 da Tescelino il Sauro, vassallo di Oddone I di Borgogna, e da Aletta, figlia di Bernardo di Montbard, anch'egli vassallo del duca di Borgogna. Studiò nella scuola dei canonici di Nôtre Dame di Saint-Vorles, presso Châtillon-sur-Seine, dove la famiglia aveva dei possedimenti.
Ritornato nel castello paterno di Fontaines, nel 1111, insieme ai cinque fratelli e ad altri parenti e amici, si ritirò nella casa di Châtillon per condurvi una vita di ritiro e di preghiera finché, l'anno seguente, con una trentina di compagni si fece monaco nel convento cistercense di Cîteaux, fondato quindici anni prima da Roberto di Molesmes e allora retto da Stefano Harding.

Nel 1115, insieme con dodici compagni, tra i quali c'erano quattro fratelli, uno zio e un cugino, si trasferì nella proprietà di un parente, nella regione della Champagne, che aveva donato ai monaci un vasto terreno sulle rive del fiume Aube, nella diocesi di Langres perché vi fosse costruito un nuovo convento cistercense: essi chiamarono quella valle Clairvaux (Chiaravalle). Ottenuta l'approvazione del vescovo Guglielmo di Champeaux e ricevute numerose donazioni, l'abbazia divenne in breve tempo un centro di richiamo oltre che di irradiazione: già dal 1118 monaci di Clairvaux partirono per fondare altrove nuovi conventi, come a Trois-Fontaines, a Fontenay, a Foigny, a Autun, a Laon; si calcola che nell'arco dei primi 40 anni furono sessantotto i conventi fondati da monaci provenienti da Chiaravalle.

Ai suoi cistercensi chiede meno funzioni, meno letture e tanto lavoro. Scaglia sull'Europa incolta i suoi miti dissodatori, apostoli con la zappa, che mettono all'ordine la terra e l'acqua, e con esse gli animali, cambiando con fatica e preghiera la storia europea. E lui, il capo, è chiamato spesso a missioni di vertice, come quando percorre tutta l'Europa per farvi riconoscere il Pp Innocenzo II (Gregorio Papareschi) insidiato dall'antipapa Pietro de' Pierleoni (Anacleto II). E lo scisma finisce, con l'aiuto del suo prestigio, del suo vigore persuasivo, ma soprattutto della sua umiltà. Questo asceta, però, non sempre riesce ad apprezzare chi esplora altri percorsi di fede. Bernardo attacca duramente la dottrina trinitaria di Gilberto Porretano, vescovo di Poitiers e fa condannare l'insegnamento di Pietro Abelardo (docente di teologia e logica a Parigi).

Nel 1145 sale al pontificato il suo discepolo Bernardo dei Paganelli (Eugenio III) e lui gli manda un trattato buono per ogni papa, ma adattato per lui, con l'invito a non illudersi su chi ha intorno: “Puoi mostrarmene uno che abbia salutato la tua elezione senza aver ricevuto denaro o senza la speranza di riceverne? E quanto più si sono professati tuoi servitori, tanto più vogliono spadroneggiare”. Eugenio III lo chiama poi a predicare la crociata (la seconda) in difesa del regno cristiano di Gerusalemme ma l'impresa fallirà davanti a Damasco.

Abbiamo di lui 331 sermoni, più 534 lettere, più i trattati famosi: su grazia e libero arbitrio, sul battesimo, sui doveri dei vescovi...e gli scritti su Maria madre di Gesù che egli chiama mediatrice di grazie.

Momenti amari negli ultimi anni: difficoltà nell'Ordine, la diffusione di eresie e la sofferenza fisica; muore per tumore allo stomaco à Ville-sous-la-Ferté il 20 agosto 1153. È seppellito nella chiesa del monastero, ma con la Rivoluzione francese i resti andranno dispersi; tranne la testa, ora nella cattedrale di Troyes.

Canonizzato nel 1174 da Pp Alessandro III (Rolando Bandinelli), fu dichiarato Dottore della Chiesa da Pp Pio VIII (Saverio Castiglioni) nel 1830.

Significato del nome Bernardo : "ardito come orso" (tedesco).Fonti principali : vatican.va; wikipendia.org; santiebeati.it ("RIV.").
« Quanto più si è buoni, tanto più si è cattivi, se si attribuisce a proprio merito ciò per cui si è buoni. »(San Bernardo di Chiaravalle, Sermones super Cantica Canticorum, LXXXIV)
---

Questo è il primo dei comandamenti... E il secondo è simile al primo

San Basilio (circa 330-379), monaco e vescovo di Cesarea in Cappadocia,
dottore della Chiesa Regole più ampie, § 3

Abbiamo ricevuto il precetto di amare il prossimo come noi stessi. Ma Dio non ci ha forse dato anche una propensione naturale a farlo ? ... Nulla è più conforme alla nostra natura che vivere insieme, cercarci l'un l'altro e amare il proprio simile. Il Signore domanda dunque i frutti di quello di cui ha deposto il germoglio in noi, dicendo : « Vi do un comandamento nuovo : che vi amiate gli uni gli altri » (Gv 13, 34).

Nello scopo di eccitare la nostra anima ad obbedire a questo precetto, non ha voluto che si trovasse la marca dei suoi discepoli in prodigi o in opere straordinarie, sebbene essi ne avessero ricevuto il dono nello Spirito Santo. Invece, dice : « Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri » (Gv 13, 35). E mette fra i due comandamenti un nesso così stretto, da guardare come fatta a lui ogni opera buona fatta al prossimo : « Perché io ho avuto sete, dice, e mi avete dato da bere ». E aggiunge : « Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me » ( Mt 25, 35-40).

L'osservanza del primo comandamento contiene dunque anche l'osservanza del secondo, e mediante il secondo, si torna al primo. Chi ama Dio amerà pertanto il prossimo. « Se uno mi ama, dice il Signore, osserverà la mia parola ». « Questo è il mio comandamento : che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati » (Gv 14, 23 ; 15, 12). Lo ripeto : chi ama il prossimo compie il suo dovere di amore verso Dio, perché Dio ritiene questo dono fatto a lui.
--

giovedì 19 agosto 2010

Sapersi vincere tutti i giorni

Non è spirito di penitenza fare in certi giorni grandi mortificazioni, e in altri tralasciarle. — Spirito di penitenza significa sapersi vincere tutti i giorni, offrendo cose — grandi e piccole — per amore e senza spettacolo. (Forgia, 784)

Ma è in agguato un nemico potente che si oppone al nostro desiderio di incarnare fino in fondo la dottrina di Cristo: è la superbia, che cresce quando non cerchiamo di scoprire dietro agli insuccessi e alle sconfitte la mano benefica e misericordiosa del Signore. L'anima si vela allora di penombra — di triste oscurità — e si sente perduta. L'immaginazione inventa ostacoli irreali che si dissolverebbero se guardassimo le cose con un briciolo di umiltà. A motivo della superbia e dell'immaginazione l'anima si caccia a volte in tortuosi calvari, nei quali però non v'è Cristo, perché dove è il Signore si gode la pace e la gioia, anche quando l'anima è in carne viva e circondata da tenebre.
C'è un altro nemico ipocrita della nostra santificazione: l'idea che la battaglia interiore vada sferrata contro ostacoli straordinari, contro draghi che buttano fuoco dalle fauci. È un altro tranello dell'orgoglio: vogliamo lottare, ma con grande spettacolo, tra squilli di trombe e svettare di stendardi.Dobbiamo convincerci che il nemico più grande della roccia non è il piccone o altro strumento di demolizione, per potente che sia: è quell'acqua insignificante che penetra, a goccia a goccia, tra le sue fenditure, fino a disgregarne la struttura. (E' Gesì che passa, 77)
--

San Giovanni (Jean) Eudes

Sacerdote e fondatore

Giovanni, al secolo Jean, Eudes, nacque il 14 Novembre 1601 a Ri, piccolo villaggio della Normandia. I suoi genitori, Isacco Eudes e Marta Corbin, angosciati di non aver avuto figli dopo tre anni di matrimonio, si rivolsero alla SS. Vergine e fecero voto che, se fossero stati esauditi, sarebbero andati in pellegrinaggio a una cappella dedicata a Nostra Signora del Soccorso. Essi adempirono fedelmente questo voto, allorché Marta rimase incinta, e fecero al Signore e alla sua Santa Madre l'offerta del bambino che portava in grembo. Due giorni dopo la nascita, fu battezzato nella sua Parrocchia natale dove, scriverà più tardi in un suo memoriale, "c'era pochissima istruzione religiosa e dove pochissime persone si comunicavano solo a Pasqua".
Malgrado questo ambiente sfavorevole egli cominciò a dodici anni a conoscere Dio, a comunicarsi tutti i mesi, dopo aver fatto una confessione generale. Qualche tempo dopo, prosegue Giovanni Eudes nel suo diario: “Dio mi fece anche la grazia di consacrare a Lui il mio corpo con il voto di castità, di cui sia sempre benedetto”.
Ricevette le sue prime lezioni di catechismo e di grammatica da un maestro che era prete, il cui esempio e istruzioni gli giovarono moltissimo. Il 9 Ottobre 1615, suo padre lo mandò al “College du Mont” tenuto dai Gesuiti nella città di Caen. L'adolescente vi trovò degli educatori di gran valore umano e spirituale, specialmente “Padre Robin, un direttore virtuoso e molto pio, che ci parlava sovente di Dio con un fervore straordinario, ciò mi aiutò molto per le cose della salvezza”.

Nel 1619, dopo aver terminato il liceo, Giovanni Eudes intraprese gli studi di filosofia. Il 19 settembre 1620 ricevette a Sèez, la città episcopale della Diocesi dove era nato, la tonsura e gli ordini minori. Egli dunque già pensava al sacerdozio, ma il clero diocesano, spesso piuttosto mediocre, non lo attirava affatto, ma nemmeno intendeva entrare nella vita religiosa. Ben presto fece la conoscenza di un Istituto nuovo: l'Oratorio di Gesù, che nel 1622 aprì una casa a Caen. Fondato undici anni prima da Pierre de Bérulle, l'oratorio non era un ordine religioso, ma una Società di preti che vivono in Comunità, che proponeva ai suoi membri di vivere a fondo le esigenze della vita sacerdotale e voleva anche contribuire al rinnovamento spirituale e pastorale del clero. Giovanni Eudes fu sedotto da questo ideale e il 25 Marzo 1623 fu ammesso all'Oratorio a Parigi.
Formato da maestri prestigiosi, tra cui lo stesso Bérulle, fu ordinato sacerdote il 20 dicembre 1625. Per uno stato di affaticamento e di debolezza che gli impediva di lavorare all'esterno, egli passò due anni a riposo, nella preghiera, nella lettura e in altri esercizi spirituali. Era appena guarito quando apprese che un'epidemia di peste aveva colpito un'intera regione in prossimità del suo villaggio natale. Egli supplicò Bérulle che gli permettesse di andarci e vi passò più di due mesi a curare i malati, a somministrare loro i Sacramenti a rischio della sua vita. Cessata l'epidemia andò a risiedere nella comunità dell'Oratorio di Caen dove esercitò il ministero della predicazione, della confessione e della direzione spirituale.
Ben presto, nel 1630, questa stessa città fu decimata dalla peste. Giovanni Eudes si recò di nuovo al soccorso dei malati abbandonati. Si fa infermiere dei malati e confortatore dei moribondi, ma i suoi amici si tengono alla larga, per paura del contagio. Allora li tranquillizza, isolandosi: dorme su un pagliaio, dentro una botte. Prende il male anche lui, ma ne guarisce, e infine torna all’attività principale: le “missioni al popolo”, che sono cicli di soggiorno, incontri e predicazione, da un paese all’altro.
Percorre il Nord della Francia, dimostrandosi “predicatore di qualità straordinarie; dove passava, convertiva” (L.Mezzadri).

Fondò nel 1641 la “Congregazione di Nostra Signora della Carità del Rifugio”, un istituto religioso femminile destinato al recupero delle prostitute in cerca di redenzione: l'Ordine ottenne l'approvazione di Pp Alessandro VII (Fabio Chigi) il 2 gennaio 1666.

Con l'approvazione del cardinale de Richelieu, nel 1643 Giovanni Eudes abbandonò l'Oratorio e decise di dedicarsi alla formazione del clero secondo i dettami del Concilio di Trento: a tale scopo, il 25 marzo 1643 fondò a Caen la “Congregazione di Gesù e Maria”, formata da sacerdoti (chiamati poi Eudisti) legati dal voto di obbedienza con lo scopo di tenere anche le “missioni al popolo”, ma soprattutto di aprire e dirigere seminari, che diano ai futuri sacerdoti l’indispensabile formazione spirituale. Per trasformarli da opachi funzionari del culto (come troppi di loro si sentono) in diffusori dell’amore incessante di Dio, simboleggiato nelle immagini del cuore di Gesù e del cuore di Maria. Nel 1674, la detta congregazione ottenne la particolare protezione di Pp Clemente X (Emilio Altieri).

Si fece promotore e diffusore della devozione ai Sacri cuori (in onore dei quali nel 1637 scrisse il libello “La vita e il regno di Gesù”) e compose l'ufficio liturgico delle messe per le feste del Sacro Cuore di Maria (celebrata per la prima volta nel 1648) e del Sacro Cuore di Gesù (1672).
Fino al limite delle sue forze Giovanni Eudes continuerà ancora a predicare missioni, nell'ovest, ed anche in Borgogna, a Parigi e davanti al Re.
La sua vita si conclude a Caen il 19 agosto 1680.

Ha lasciato anche diversi scritti, tra i quali:
“Il Cuore ammirabile della Santissima Madre di Dio”;
“Vita e Regno di Gesù nelle anime cristiane”;
“Miseria dell’uomo e grandezza del cristiano”.

È stato dichiarato beato da papa S. Pio X (Giuseppe Sarto) il 25 aprile 1909: Pp Pio XI (Achille Ratti) lo ha canonizzato il 31 maggio 1925 definendolo : “Padre, Apostolo e Dottore del Culto liturgico del Cuore di Gesù e di Maria.”
Le sue spoglie riposano in Colombia, dove si trova la casa generalizia dei Padri Missionari Eudisti.

Significato del nome Giovanni : "il Signore è benefico, dono del Signore" (ebraico).

---

Beati gli invitati al banchetto delle nozze dell'Agnello

San Gregorio Magno (circa 540-604), papa, dottore della Chiesa
Omelie, 38

Avete capito chi è questo re, padre di un figlio, re anche lui ? È colui di cui diceva il salmista : « Dio, da' al re il tuo giudizio, al figlio del re la tua giustizia » (Sal 72, 1). « Fece un banchetto di nozze per suo figlio ». Il Padre dunque ha celebrato le nozze del re suo Figlio, quando ha unito a lui la Chiesa nel mistero dell'Incarnazione. E il seno della Vergine Madre è stato la stanza nuziale di questo Sposo. Perciò il salmo dice ancora : « Là pose una tenda per il sole che esce come sposo dalla stanza nuziale » (Sal 19, 6).

Quindi ha mandato i suoi servi ad invitare i suoi amici alle sue nozze. Li ha mandati una prima volta, e una seconda volta, cioè ha mandato prima i profeti, poi gli apostoli, per annunciare l'Incarnazione del Signore... Per mezzo dei profeti, ha annunciato come futura l'Incarnazione di suo Figlio unigenito, e per mezzo degli apostoli, l'ha predicata, una volta compiuta.

« Ma costoro non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari ». Andare al proprio campo, è dedicarsi senza ritegno ai compiti di quaggiù. Andare ai propri affari, è cercare avidamente il proprio profitto negli affari di questo mondo. L'uno e l'altro trascurano di pensare al mistero dell'Incarnazione del Verbo e di conformarvi la propria vita. Più grave ancora, certuni, non contenti di disprezzare il favore di colui che li ha chiamati, lo perseguitano... Tuttavia, il Signore non lascerà posti vuoti al banchetto delle nozze del re suo Figlio. Manda a cercare altri convitati. Infatti la parola di Dio, benché rimanga ancora sconosciuta da molti, troverà una buona volta dove riposare.

Ma voi, fratelli, che per mezzo della grazia di Dio, siete già entrati nella sala del banchetto, cioè nella santa Chiesa, esaminatevi attentamente, per paura che, entrando nella sala, il re trovi qualcosa da rimprovere all'abito della vostra anima.
-

I cinque sassi di Maria

Questi "cinque sassi" donatici da Maria ci aiutano ad essere più forti nella vita spirituale e a sconfiggere definitivamente il demonio. Allo stesso modo in cui Davide sconfisse Golia, grazie alle 5 pietre, così ella ci insegna a sconfiggere satana, il Golia della nostra vita spirituale.
La Regina della pace ci da alcune indicazioni per far si che il nostro passo incerto possa essere sicuro sul cammino della santità.La Madonna ripropone chiaramente ciò che la Chiesa ha sempre raccomandato.

1- Eucarestia
Punto di partenza è la partecipazione alla Santa Messa festiva. Senza questa un cristiano si trova nelle stesse condizioni di un fiorellino estirpato dal terreno: non ha alcuna possibilità di ricevere nutrimento e il suo deperimento è inevitabile.Per capire l'importanza della Santa Eucaristia la Madonna disse inizialmente ai sei ragazzi confusi dalla grandezza di quegli avvenimenti con cui improvvisamente dovevano confrontarsi: "Se un giorno doveste scegliere tra una mia apparizione e la Santa Messa, partecipate al Sacrificio Eucaristico".

2- La Bibbia
La lettura quotidiana di un breve passo della Bibbia ci permette di cogliere diversi spunti fonte di meditazione nell'arco della giornata. La Mamma Celeste, sottolinea la grandezza della Parola di Dio suggerendo di porre la Bibbia in casa in un luogo ben visibile, così che le difficoltà della vita e le distrazioni non ce la facciano dimenticare.

3-Confessione
Viene suggerito di accostarsi al Sacramento della Riconciliazione almeno una volta al mese. Non aspettiamo di avere peccati gravi per confessarci. Il confessionale è il tribunale di misericordia dal quale, se abbiamo la dovuta contrizione, usciamo sempre assolti e rinnovati.

4- Preghiera
La Madonna fa più volte riferimento alla preghiera del cuore. Si tratta di aprirsi completamente e confidenzialmente a Dio essendo certi di rivolgerci ad un Papà buonoche non desidera altro che la nostra salvezza. Si può fare ricorso alla preghiera spontanea, cioè intavolare un dialogo d'amore parlando a tu per tu con il Signore, oppure recitare il Santo Rosario, pratica che Maria raccomanda in molte apparizioni nei più svariati luoghi della terra.

5- Digiuno
L'invito che ci viene rivolto è digiunare il mercoledì ed il venerdì a pane ed acqua.Con questa rinuncia si comprende che il cibo che abitualmente consumiamo non è un dovuto, ma è dono di Dio e come tale va trattato.Conseguenza spirituale del digiuno è il distacco dai beni terreni in maniera tale da poter offrire tutto il proprio essere al Signore.
--

Consacrazione del mondo a Maria

O Madre degli uomini e dei popoli,
Tu che conosci tutte le loro sofferenze e le loro speranze, Tu che senti maternamente tutte le lotte tra il bene e il male, tra la luce e le tenebre, che scuotono il mondo contemporaneo, accogli il nostro grido che, mossi dallo Spirito Santo, rivolgiamo direttamente al Tuo Cuore: abbraccia con amore di Madre e di Serva del Signore, questo nostro mondo umano, che Ti affidiamo e consacriamo, pieni di inquietudine per la sorte terrena ed eterna degli uomini e dei popoli.
In modo speciale Ti affidiamo e consacriamo quegli uomini e quelle nazioni, che di questo affidamento e di questa consacrazione hanno particolarmente bisogno. “Sotto la Tua protezione cerchiamo rifugio, santa Madre di Dio ! Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova! ”
Ecco, trovandoci davanti a Te, Madre di Cristo, dinanzi al Tuo Cuore Immacolato, desideriamo, insieme con tutta la Chiesa, unirci alla consacrazione che, per amore nostro, il Figlio Tuo ha fatto di se stesso al Padre: “Per loro — egli ha detto — io consacro me stesso, perché siano anch'essi consacrati nella verità” (Gv 17, 19).
Vogliamo unirci al nostro Redentore in questa consacrazione per il mondo e per gli uomini, la quale, nel suo Cuore divino, ha la potenza di ottenere il perdono e di procurare la riparazione. La potenza di questa consacrazionedura per tutti i tempi ed abbraccia tutti gli uomini, i popoli e le nazioni, e supera ogni male, che lo spirito delle tenebre è capace di ridestare nel cuore dell'uomo e nella sua storia e che, di fatto, ha ridestato nei nostri tempi.
Oh, quanto profondamente sentiamo il bisogno di consacrazione per l'umanità e per il mondo: per il nostro mondo contemporaneo, in unione con Cristo stesso! L'opera redentrice di Cristo, infatti, deve essere partecipata dal mondo per mezzo della Chiesa. Sii benedetta, in questo Anno Santo, sopra ogni creatura Tu, Serva del Signore, che nel modo più pieno obbedisti alla Divina chiamata!
Sii salutata Tu, che sei interamente unita alla consacrazione redentrice del Tuo Figlio! Madre della Chiesa!
Illumina il Popolo di Dio sulle vie della fede, della speranza e della carità! Illumina specialmente i popoli di cui Tu aspetti la nostra consacrazione e il nostro affidamento. Aiutaci a vivere nella verità della consacrazione di Cristo per l'intera famiglia umana del mondo contemporaneo.
AffidandoTi, o Madre, il mondo, tutti gli uomini e tutti i popoli, Ti affidiamo anche la stessa consacrazione del mondo, mettendola nel Tuo Cuore materno. Oh, Cuore Immacolato! Aiutaci a vincere la minaccia del male, che così facilmente si radica nei cuori degli uomini d'oggi e che nei suoi effetti incommensurabili già grava sulla vita presente e sembra chiudere le vie verso il futuro!
Dalla fame e dalla guerra, liberaci! Dalla guerra nucleare, da un'autodistruzione incalcolabile, da ogni genere di guerra, liberaci! Dai peccati contro la vita dell'uomo sin dai suoi albori, liberaci! Dall'odio e dall'avvilimento della dignità dei figli di Dio, liberaci! Da ogni genere di ingiustizia nella vita sociale, nazionale e internazionale, liberaci! Dalla facilità di calpestare i comandamenti di Dio, liberaci! Dal tentativo di offuscare nei cuori umani la verità stessa di Dio, liberaci! Dallo smarrimento della coscienza del bene e del male, liberaci! Dai peccati contro lo Spirito Santo, liberaci! liberaci!
Accogli, o Madre di Cristo, questo grido carico della sofferenza di tutti gli uomini! Carico della sofferenza di intere società! Aiutaci con la potenza dello Spirito Santo a vincere ogni peccato: il peccato dell'uomo e il “peccato del mondo”, il peccato in ogni sua manifestazione. Si riveli, ancora una volta, nella storia del mondo l'infinita potenza salvifica della Redenzione: potenza dell'Amore misericordioso! Che esso arresti il male! Trasformi le coscienze!
Nel Tuo Cuore Immacolato si sveli per tutti la luce della Speranza!
Amen, Amen,AMen ».

Giovanni Paolo II
--

mercoledì 18 agosto 2010

Se sei fedele, potrai dirti vincente

Se sei fedele, potrai dirti vincente. — Nella tua vita, benché perda qualche battaglia, non conoscerai sconfitte. Non esistono insuccessi — convincitene —, se agisci con rettitudine di intenzione e col desiderio di compiere la Volontà di Dio. — Allora, con o senza successo, vincerai sempre, perché avrai fatto il lavoro con Amore. (Forgia, 199)

Siamo creature, e come tali abbiamo tanti difetti. Direi che conviene che ve ne siano sempre: sono come un'ombra che fa sì che nell'anima, per contrasto, risaltino di più la grazia di Dio e il nostro sforzo di corrispondere al favore divino. Questo chiaroscuro ci fa più umani, più umili, più comprensivi, più generosi.Cerchiamo di non ingannarci: se nella nostra vita costatiamo momenti di slancio e di vittoria, costatiamo pure momenti di decadimento e di sconfitta. Tale è stato sempre il pellegrinaggio terreno dei cristiani, non esclusi quelli che veneriamo sugli altari. Vi ricordate di Pietro, di Agostino, di Francesco?
Non ho mai apprezzato quelle biografie che ci presentano — con ingenuità, ma anche con carenza di dottrina — le imprese dei santi come se essi fossero stati confermati in grazia fin dal seno materno. Non è così. Le vere biografie degli eroi della fede sono come la nostra storia personale: lottavano e vincevano, lottavano e perdevano; in tal caso, contriti, tornavano alla lotta.Non sorprendiamoci di vederci sconfitti con relativa frequenza: di solito, o anche sempre, in cose di poca importanza ma che ci affliggono come se ne avessero molta. Quando c'è amor di Dio, quando c'è umiltà, quando c'è perseveranza e fermezza nella lotta, queste sconfitte non avranno mai molto peso. Non solo, ma verranno le vittorie, che saranno a nostra gloria agli occhi di Dio. Non esiste l'insuccesso quando si agisce con rettitudine di intenzione, quando si vuole compiere la volontà di Dio e si fa affidamento sulla sua grazia, consapevoli del nostro nulla.(E' Gesù che passa, 76)
--

Sant’Elena

Madre dell’Imperatore Costantino

Elena, al secolo Flavia Iulia Helena, sembra sia nata a Drepanum in Bitinia nel golfo di Nicomedia (attuale Turchia); suo figlio Costantino rinominò infatti la città in Helenopolis ("città di Elena") in suo onore, cosa che ha condotto successive interpretazioni ad indicare Drepanum come luogo di nascita di Elena.
Il vescovo e storico Eusebio di Cesarea, autore di una Vita di Costantino, afferma che Elena aveva 80 anni al suo ritorno dalla Palestina, riferendosi ad un viaggio avvenuto nel 326/328; Elena nacque dunque nel 248 o nel 250.
Le fonti del IV sec., che seguono il “Breviarum ab Urbe condita” di Eutropio, affermano che era di bassa condizione sociale. Aurelio Ambrogio è il primo a chiamarla stabularia, un termine traducibile come "ragazza addetta alle stalle" o come "locandiera"; nell'uso di Ambrogio si tratta di una virtù, in quanto il vescovo di Milano la definisce una bona stabularia, "buona locandiera". Altre fonti, specie quelle scritte dopo l'elevazione al trono imperiale di Costantino, ignorano la sua condizione sociale.

Elena fu notata da Costanzo Cloro che la prese con sé; l'esatta natura legale del loro legame è sconosciuta. Le fonti non sono concordi su questo punto, alle volte chiamando Elena "moglie" di Costanzo e alle volte riferendosi a lei come "concubina". Girolamo, forse confuso dalla terminologia vaga delle sue fonti, si riferisce a lei in entrambi i modi. Alcuni studiosi sostengono che i due genitori di Costantino fossero legati da un matrimonio de facto, non riconosciuto dalla legge, altri affermano si trattasse di un matrimonio in piena regola, in quanto le fonti che sostengono questo tipo di relazione sono le più affidabili.
Elena diede alla luce Costantino nel 272.

Nel 293 Costanzo dovette lasciare Elena per volere di Diocleziano e sposare la figliastra dell'imperatore Massimiano, Teodora, allo scopo di cementare, con un matrimonio dinastico, l'elevazione di Costanzo a Cesare di Massimiano all'interno della tetrarchia.
Elena non si risposò, e visse lontano dalle corti imperiali, sebbene fosse vicina a Costantino, che per lei aveva un affetto particolare. Costantino fu proclamato imperatore nel 306, dopo la morte di Costanzo.

Elena si convertì al Cristianesimo, ed in seguito all'editto di tolleranza del figlio Costantino nel 313, le venne dato ogni onore. Venne dichiarata augusta nel 324.
A 78 anni, nel 326, Elena intraprese un pellegrinaggio penitenziale ai Luoghi Santi di Palestina. Qui si adoperò per la costruzione delle Basiliche della Natività a Betlemme e dell'Ascensione sul Monte degli Ulivi, che Costantino poi ornò splendidamente.

La tradizione narra che Elena, salita sul Golgota per purificare quel sacro luogo dagli edifici pagani fatti costruire dai romani, scoprì la vera Croce di Cristo, perché il cadavere di un uomo messo a giacere su di essa ritornò miracolosamente in vita.
Questo episodio leggendario è stato raffigurato da tanti artisti, ma i più noti sono i dipinti nella Basilica di Santa Croce in Gerusalemme di Roma e nel famoso ciclo di S. Francesco ad Arezzo di Piero della Francesca.
Insieme alla Croce furono ritrovati anche tre chiodi, i quali furono donati al figlio Costantino, forgiandone uno nel morso del suo cavallo e un altro incastonato all'interno della famosa Corona Ferrea, conservata nel duomo di Monza.
L'intento di Elena era quello di consigliare al figlio la moderazione ed indicargli che non c'è sovrano terreno che non sia sottoposto a Cristo; inoltre avrebbe indotto Costantino a costruire la Basilica dell'Anastatis, cioè della Resurrezione.

Elena morì a circa 80 anni, assistita dal figlio, verso il 329, in un luogo non identificato. Il suo corpo fu però trasportato a Roma e sepolto sulla via Labicana ai due lauri, oggi Torpignattara. Posto in un sarcofago di porfido, collocato in uno splendido mausoleo a forma circolare con cupola e trasportato nell'XI secolo al Laterano, oggi è conservato nei Musei Vaticani.
S. Elena è la santa patrona di Pesaro e Ascoli Piceno, venerata con culto speciale anche in Germania, a Colonia, Treviri, Bonn e in Francia ad Elna, che in origine si chiamava Castrum Helenae.
Inoltre è considerata la protettrice dei fabbricanti di chiodi e di aghi; è invocata da chi cerca gli oggetti smarriti; in Russia si semina il lino nel giorno della sua festa, affinché cresca lungo come i suoi capelli.

Nel più grande tempio della cristianità, S. Pietro in Vaticano, S. Elena è ricordata con una colossale statua in marmo, posta, come quelle di S. Andrea, la Veronica e S. Longino, alla base dei quattro enormi pilastri che sorreggono la cupola di Michelangelo e fanno da corona all'altare della Confessione, sotto il quale c'è la tomba dell'apostolo Pietro.
Nonostante sia considerata una delle sante più importanti della chiesa cattolica, quale fondatrice di molte importanti chiese e ritrovatrice della croce di Gesù, non ha molte chiese dedicate. Una basilica si trova a Quartu Sant'Elena, in Sardegna.
Viene festeggiata dalla Chiesa cattolica il 18 agosto, ed il 21 maggio dalla Chiesa ortodossa, come sant'Elena Imperatrice.

Significato del nome Elena : "splendente, fulgore del sole" (greco)

.

Andate anche voi nella mia vigna

Autore ignoto del IX secolo, nell’attuale Italia
Discorso, 4-7 ; SC 161, 173

Carissimi, perseverate nelle opere buone che avete iniziato… Tanti poveri uomini servono un re della terra a rischio della vita e con enormi difficoltà per un beneficio che subito dopo passa e scompare ; perché dunque voi non vi disporreste a servire il re del cielo per ottenere la beatitudine del Regno ? Per mezzo della fede siete stati chiamati dal Signore nella sua vigna, ossia nell’unità della santa Chiesa : vivete e comportatevi in modo da poter ricevere il denaro, ossia la beatitudine del Regno elargita da Dio.

Nessuno disperi per la grandezza dei suoi peccati, dicendo : « Sono tanti i miei peccati, nei quali ho perseverato fino alla vecchiaia e alla decrepitezza ; ormai non potrò ottenere il perdono, tanto più che sono stati essi ad abbandonare me e non io a lasciare loro. » Non sia mai che costui disperi della misericordia di Dio, perché alcuni sono stati chiamati nella vigna del Signore all’ora prima, altri alla terza, altri ancora alla sesta ; altri poi alla nona e infine altri all’undecima ora. Ossia : alcuni sono attirati al servizio di Dio fin dall’infanzia, altri nell’adolescenza, altri ancora nella giovinezza, altri nella vecchiaia e finalmente altri nella decrepitezza.

Nessuno quindi, in qualsiasi età si trovi, deve disperare di potersi convertire… Dio onnipotente vi conceda di essere annoverati tra quelli che entrarono nella terra promessa e, lavorando fedelmente la vigna della Chiesa, meritarono di ricevere il denaro della beatitudine eterna ; sicché possiate, insieme con Cristo vostro capo di cui siete le membra, regnare per l’eternità.
---

Preghiera della sera

Dio d'amore, nostro pastore e nostro custode, abbi pietà di coloro che ti implorano nella disperazione e nell'abbandono; vieni in loro aiuto.
Mostra loro che, pur nella loro miseria, tu li chiami a condividere la ricchezza del tuo grande amore per loro, perché tu sei l'amico di chi non ha amici, sempre ricco in misericordia.
Amen
--

La preghiera ci avvicina sempre di più a Gesù

Messaggio del 25 novembre 1991

Cari figli, anche questa volta vi chiamo alla preghiera.
Pregate affinché siate capaci di capire quello che Dio desidera dire attraverso la mia presenza e attraverso i messaggi che io vi do.
Desidero avvicinarvi sempre di più a Gesù e al suo cuore ferito affinché siate capaci di capire l'amore senza misura che si è dato per ognuno di voi.
Per questo, cari figli, pregate affinché dai vostri cuori sgorghi una fonte di amore su ogni uomo e su quelli che vi odiano e vi disprezzano; così, con l'amore di Gesù, sarete capaci di vincere ogni miseria in quel mondo doloroso che è senza speranza per quelli che non conoscono Gesù.
Io sono con voi e vi amo con l'amore di Gesù senza misura.
Grazie per tutti i vostri sacrifici e preghiere; pregate affinché io possa aiutarvi ancora di più.
Grazie per aver risposto alla mia chiamata!
--

martedì 17 agosto 2010

Non dialogare con la tentazione

Che ansia di riformare hanno molti! Non sarebbe meglio che ci riformassimo, tutti, singolarmente, per compiere fedelmente ciò che è comandato? (Solco, 132)

Dobbiamo alimentare nelle nostre anime un vero orrore per il peccato. Signore ripetilo con cuore contrito , non voglio offenderti mai più!Ma non ti meravigliare se noti il peso del tuo povero corpo e delle umane passioni: sarebbe sciocco e ingenuamente puerile che ti accorgessi solo ora che «questo» esiste. La tua miseria non è di ostacolo, bensì di sprone per unirti di più a Dio, per cercarlo con costanza, perché è Lui che ci purifica.(Solco, 134)

Non dialogare con la tentazione. Lascia che te lo ripeta: abbi il coraggio di fuggire; e la forza di non soppesare la tua debolezza, pensando fino a che punto potresti arrivare. Taglia, senza fare concessioni!(Solco, 137)

Non hai scuse. La colpa è solamente tua. Se sai ti conosci quanto basta che, per questa strada con queste letture, con questa compagnia... , puoi finire nel precipizio, perché ti ostini a pensare che forse questa è una scorciatoia che facilita la tua formazione o fa maturare la tua personalità?Cambia radicalmente progetto, anche se ti comporta maggior sforzo, meno svaghi a portata di mano. Ormai è ora che ti comporti da persona responsabile. (Solco, 138)
--

S. Chiara della Croce da Montefalco

Badessa Agostiniana

Chiara nasce nel 1268 da Damiano e Iacopa in una zona vicina al "Castellare" in prossimità della chiesa di San Giovanni Battista (concessa nel 1275 dal Comune agli agostiniani e da questi ricostruita e dedicata a sant'Agostino) a Montefalco, una piccola cittadina umbra che domina la valle spoletana. Chiara ha una sorella e un fratello maggiori, Giovanna e Francesco. Giovanna fonda, con l'aiuto economico del padre, il reclusorio di san Leonardo, di cui diventa la prima rettrice; le donne lì si ritirano vivendo rinchiuse e pregando, ispirandosi alla regola (ancora non pienamente riconosciuta al tempo) di Francesco d'Assisi.

La piccola Chiara resta segnata dal modello che la famiglia le propone e, all'età di sei anni, entra nell'eremo in cui vive sua sorella Giovanna e dove, nel 1291, dopo la morte di questa, Chiara viene eletta superiora; ufficio che conservò fino alla morte. Nella sua vita si comportò sempre in modo esemplare e raccomandava, vivamente, alle consorelle, spirito di sacrificio e impegno personale nella realizzazione di una solida vita spirituale. Godette di scienza infusa e difese vivamente la fede. Non lascia scritti eppure, nonostante che la sua vita si dipani nella stretta osservanza della regola monastica, riesce a mantenere un dialogo con il mondo fuori dal monastero. Personaggi illustri come i cardinali Giacomo e Pietro Colonna, Napoleone Orsini, il francescano Ubertino da Casale e tanti altri si rivolgono a Chiara per consigli in materia spirituale. Le sue parole sono descritte come “un fuoco, da cui venivano illuminate, consolate ed accese le menti di tutti coloro che l'ascoltavano”. Sapeva dunque parlare non solo alla gente comune, attirata dalla sua fama taumaturgica, ma anche a personaggi illustri, che ne ammiravano le virtù oratorie, considerate profetiche, e la sua intelligenza.

Nel 1294 ebbe una straordinaria visione: il Cristo pellegrino, sofferente, che nel suo cuore volle piantare una croce. Si distinse, quindi, per l'amore alla passione di Cristo, ed ebbe molto a cuore la devozione alla Croce.

Nel 1303 promuove l'ampliamento del monastero e la costruzione della chiesa di Santa Croce con l'approvazione del Vescovo di Spoleto che invia la prima pietra benedetta. È qui che, dopo cinque anni, nel 1308, Chiara, ormai ammalata, vuole essere trasportata ed è qui che la Santa Vergine apparve a Chiara, mentre era prossima alla morte: Maria, preceduta dagli angeli, a braccia protese indicò alla badessa agostiniana che tutto era pronto per accoglierla tra i santi.

Dopo la sua morte, avvenuta il 17 agosto 1308, il Comune di Montefalco sentì l'esigenza di certificare l'esemplarità della vita di Chiara in un documento con le testimonianze di chi le fu più vicino. Con questo intento il suo corpo venne aperto alla ricerca di segni prodigiosi che potessero testimoniare quell'esemplarità che aveva espresso per tutta la vita. Si tramanda, tra i credenti, che nel suo cuore si trovavano un crocifisso e un flagello, e nella cistifellea tre globi, di eguale misura, peso e colore, disposti a forma di triangolo, interpretati come il simbolo della Trinità, il che venne considerato come il segno cercato.

La chiesa attuale del monastero di santa Chiara da Montefalco (ricostruita tra il 1615 e il 1643) conserva il corpo della Santa dentro un'urna d'argento massiccio. Ai lati, entro due nicchie aperte nel 1718, si conservano come reliquie di Chiara i segni rinvenuti durante l'autopsia. L'oggetto più suggestivo è probabilmente il busto reliquiario d'argento che la raffigura e contiene i resti del suo cuore; nell'altra nicchia si trova la croce reliquiario, contenente i tre globi di uguale grandezza che i devoti credono provenienti dalla cistifellea, e il crocifisso e il flagello, che secondo i devoti conservava nel cuore.

Con la morte di Pp Giovanni XXII (Jacques Duèse), nel 1334, il processo di canonizzazione di Chiara non ebbe seguito. Verrà ripreso soltanto nel XIX secolo per iniziativa del Beato Pio IX (Giovanni Maria Mastai Ferretti) e sarà proclamata Santa da Pp Leone XIII (Gioacchino Pecci) l’8 dicembre 1881.

Il 17 agosto si commemora la santa, mentre il 30 ottobre si celebra la festa “Impressio Crucifixi in corde S. Clarae”.

--

Vieni e seguimi

Sant’Ireneo di Lione (circa130-circa 208), vescovo, teologo e martire
Contro le eresie, libro IV, 14,1 ; SC 100, 537

Per aver seguito la Parola di Dio, cioè la sua chiamata, spontaneamente e liberamente nella generosità della sua fede, Abramo è divenuto l’amico di Dio (Gc 2,23). Non a motivo di una qualsiasi indigenza il Verbo di Dio si è acquistato l’amicizia di Abramo, essendo lui perfetto fin da principio ; « Prima che Abramo fosse, Io sono » disse (Gv 8,58). Era invece perché lui che è buono, potesse concedere ad Abramo la vita eterna… Infatti l’amicizia di Dio concede l’immortalità a quanti vi si dispongono debitamente… In principio Dio plasmò Adamo, non perché avesse bisogno dell’uomo, ma per aver qualcuno su cui effondere i suoi benefici…

Egli ci domandò di seguirlo non perché avesse bisogno del nostro servizio, ma per dare a noi stessi la salvezza. Seguire il Salvatore, infatti, è partecipare della salvezza, come seguire la luce significa essere circonfusi di chiarore. Chi è nella luce non è certo lui a illuminare la luce e a farla risplendere, ma è la luce che rischiara lui e lo rende luminoso… Dio accorda i suo benefici a coloro che lo servono per il fatto che lo servono, e a coloro che lo seguono per il fatto che lo seguono, ma non ne trae alcuna utilità.

Dio ricerca il servizio degli uomini per avere la possibilità, lui che è buono e misericordioso, di riversare i suoi benefici su quelli che perseverano nel suo servizio. Mentre Dio non ha bisogno di nulla, l’uomo ha bisogno della comunione con Dio. La gloria dell’uomo consiste nel perseverare al servizio di Dio. E per questo il Signore diceva ai suoi discepoli : « Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi » (Gv 15,10), mostrando così che… per il fatto che seguivano il Figlio di Dio, erano da lui glorificati. E ancora : « Voglio che siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria » (Gv 17,24).
--

domenica 15 agosto 2010

Santo Stefano d'Ungheria

Re

Stefano d'Ungheria (ungherese: István király, "re Stefano", o Szent István, "santo Stefano") è stato il primo sovrano ungherese, fondatore dello Stato e della Chiesa ungheresi. Figlio del principe magiaro Géza e di Sarolta, figlia di Gyula, reggente della Transilvania, nacque nel 969 nella città di Strigonio (Esztergom).
Alla nascita ebbe il nome di Vajk (la cui radice è di origine turca) ma all'età di 10 anni, gli venne imposto un nuovo nome cristiano, Stefano (in onore del protomartire s. Stefano, patrono della chiesa di Passavia), al momento del battesimo, prerequisito per l'accettazione della corona giunta da Roma per il tramite di Adalberto di Praga.
Secondo lo storico Gyula László, sostenitore in passato anche della teoria della "doppia conquista della patria", Stefano sarebbe appartenuto ad una etnia turca.

Intorno al 995 sposò Gisella di Baviera, figlia di Enrico II e di Gisella di Borgogna ed ebbero almeno tre figli: due maschi, Imre (poi canonizzato come s. Emerico) e Otto, e una femmina, Edvige.
Stefano riuscì ad imporre la propria supremazia su tutti gli altri nobili magiari, primo fra tutti Koppány, potente guerriero e suo zio, che era rimasto pagano; la vittoria su Koppány fu possibile anche grazie ai rinforzi dati dai Germani. Stefano divenne principe degli Ungheresi in Transdanubia nel 997, alla morte del padre, e riuscì a portare a compimento l'unificazione, sotto di sé, di praticamente tutte le tribù ungheresi nel 1006.
La tradizione vuole che Stefano sia stato elevato al rango di re il 20 agosto 1000. Per l'occasione Pp Silvestro II (Gerberto di Aurillac, 999-1003) inviò a Stefano una magnifica corona d'oro e pietre preziose, accompagnadola con la croce apostolica ed una lettera di benedizione, riconoscendolo, così, ufficialmente come il re cristiano d'Ungheria.
L'incoronazione ebbe luogo il 1 gennaio 1001, (altre fonti datano l'evento al Natale del 1000). Stefano avrebbe voluto abdicare per ritirarsi ad una vita di contemplazione spirituale, affidando il regno nelle mani dell'unico figlio ancora vivente, Imre, ma nel 1031 questi venne ferito a morte in un incidente di caccia. Portò il lutto per la morte del figlio Imre (che era il principe ereditario e, per quanto si sa, l'unico dei tre figli ad aver raggiunto l'età adulta) per moltissimo tempo, il che finì per influire negativamente sulla salute di Stefano. Quando si riprese, non riuscì più a tornare al precedente vigore.
Senza più figli, non gli riuscì neppure di trovare tra i suoi consanguinei qualcuno che fosse, contemporaneamente, in grado di governare con capacità il paese e desideroso di preservare la fede cristiana nel regno.

Senza aver scelto un erede, Stefano morì ad Albareale (Székesfehérvár) - una città da lui fondata nell'Ungheria centrale - o Buda (attuale Budapest), secondo le varie fonti, il 15 agosto 1038. Si narra che sia la nobiltà che i sudditi abbiano tenuto il lutto per tre anni consecutivi. Poco dopo la sua morte , iniziarono le segnalazioni di miracoli di guarigione che sarebbero accaduti nei pressi della sua tomba.

Il successore di Stefano fu un suo nipote dal lato materno: Pietro Orseolo, figlio del doge veneziano Pietro II. Ma per motivi politici e religiosi, il nuovo re, poco dopo la proclamazione, venne già spodestato. Recuperò poi il trono con l’aiuto tedesco, e infine nel 1046, ancora sconfitto, sarà accecato e ucciso. Le lotte continuarono in varie parti del Paese, anche con l’uccisione di missionari cristiani, tra cui quella di S. Gerardo e dei suoi compagni. Ma al ritorno della tranquillità il cristianesimo era già profondamente radicato in gran parte del Paese.
Durante le rivolte in seguito alla morte di Stefano, il suo corpo fu trasferito, per motivi di sicurezza, dal sarcofago riccamente decorato in una tomba di pietra. Un monaco di nome Mercurius separò la mano destra dal corpo e la portò di nascosto nel proprio monastero. Re Ladislao, che aveva scoperto il fatto all’apertura della tomba ai fini della canonizzazione, si recò al monastero come pellegrino per recuperarla.
Durante il dominio turco la mano sparì, poi fu ritrovata in Dalmazia (Ragusa - oggi Dubrovnik - che prima faceva parte dell'Ungheria), e ci volle la pressione dell'imperatrice Maria Teresa per farla tornare in patria. Prima affidata alle monache, poi custodita nella Basilica, dove si trova attualmente. (La corona invece viene esposta nel Museo Nazionale.) La reliquia viene portata in processione ogni anno in occasione della festa del santo il 20 agosto (16 agosto in Italia). Questo giorno è anche festa nazionale (fondazione dello stato ungherese) e festa del nuovo pane. Un avvenimento di grande emozione per gli ungheresi e per i turisti.

Stefano venne canonizzato da S. Gregorio VII (Ildebrando Aldobrandeschi di Soana), il 15 agosto 1083, come santo Stefano d'Ungheria.

In suo ricordo, nel 1764, l'imperatrice Maria Teresa, che era anche regina d'Ungheria, istituì l'Ordine Reale di Santo Stefano d'Ungheria.

Significato del nome Stefano : "corona, segno di gloria" (greco)

.

Vangelo del giorno 16/8 Lunedì della XX settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Dal Vangelo secondo Matteo 19,16-22

Ed ecco un tale gli si avvicinò e gli disse: «Maestro, che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?».
Egli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Uno solo è buono. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti».
Ed egli chiese: «Quali?». Gesù rispose: «Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, onora il padre e la madre, ama il prossimo tuo come te stesso».
Il giovane gli disse: «Ho sempre osservato tutte queste cose; che mi manca ancora?».
Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, và, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi».
Udito questo, il giovane se ne andò triste; poiché aveva molte ricchezze.

---