lunedì 9 giugno 2014

Commento al Vangelo 09-06-2014

Dal Vangelo secondo Matteo (5, 1-12)
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo: “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati gli afflitti, perché saranno consolati. Beati i miti, perché erediteranno la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi”. 

COMMENTO AL VANGELO - P. LINO PEDRON 
In questo brano Matteo ha un'intenzione precisa: presentare Gesù come il nuovo Mosè, e il discorso di Gesù sulla montagna come il compimento della legge del Sinai. Il suo messaggio si concentra sulla parola "beati". La beatitudine dell'uomo povero e sofferente ha il suo fondamento in Gesù: in lui Dio ci ha già dato tutto. Questo discorso traduce l'esperienza di Cristo, che può e deve diventare l'esperienza del cristiano. Non suggerisce le condizioni per essere frati o suore, ma semplicemente per essere cristiani. Gesù aveva detto al tentatore: "Sta scritto: Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio" (Mt 4,4). 
Ora Gesù apre solennemente la bocca per dare la vita di Dio agli uomini per mezzo della sua parola. "Beati i poveri in spirito". La povertà indica prima di tutto un atteggiamento spirituale nei confronti di Dio. I poveri in spirito attendono ogni aiuto da Dio. L'atteggiamento richiesto dalla prima beatitudine è come quello del bambino: "Gesù chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: 'In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me'"(Mt 18,2-5). 
La beatitudine dei poveri in spirito afferma in modo inequivocabile il primato della grazia, non quello delle opere. Il povero in spirito è distaccato non solo dai beni materiali, che sono i meno importanti, ma anche e soprattutto dai beni superiori dell'intelligenza e della volontà, dalle proprie idee, dal proprio modo di sentire. Libero da se stesso, dalle sue vedute e aspirazioni umane, egli è pronto ad accogliere i beni del regno dei cieli. Questa disposizione interiore è indispensabile per chiunque voglia mettersi al seguito di Gesù. La salvezza è una realtà troppo grande per essere compresa dalla sola intelligenza umana. Chi pretende di ragionare troppo, e quindi a sproposito, rimane fuori da essa. Per questo, chi non è povero non può entrare nel regno dei cieli. Questa beatitudine è la caratteristica della persona di Gesù che noi dobbiamo imitare: "Imparate da me che sono povero e umile di cuore" (Mt 11,29). Poveri in spirito non si nasce, ma si diventa, combattendo contro le istintive aspirazioni dei sensi, le pretese dell'intelligenza e le incomprensioni degli altri. 
Il vero povero non è colui che Dio ha umiliato, ma colui che si è abbassato con l'amore di un figlio. La vita del povero è caratterizzata dall'obbedienza, dalla sottomissione, dalla remissività, dall'abbandono, dal silenzio. La povertà evangelica presenta l'ideale religioso e spirituale nella sua duplice relazione. Verso Dio si esprime come umile e fedele sottomissione, verso il prossimo come pacifica e cordiale accoglienza. "Beati gli afflitti". Gesù non è stato mandato solo per annunciare il vangelo ai poveri, ma anche a consolare gli afflitti (cfr Is 61,2). Essi non sono tali semplicemente per le disgrazie umane e le tribolazioni che affliggono tutti, ma soprattutto a causa delle oppressioni e delle ingiustizie subite per l'attuazione del piano di Dio. Sono afflitti perché il bene è deriso, perché la comunità cristiana è perseguitata e oppressa, perché Dio non è conosciuto e amato. "Beati i miti". Nell'Antico Testamento Mosè "era molto più mite di ogni uomo che è sulla terra" (Nm 12,3) e nel Nuovo Testamento Gesù si presenta "mite e umile di cuore" (Mt 11,29; cfr Mt 21,5). Il mite è colui che realizza in sé l'esortazione del salmo 37, 7-11: "Stà in silenzio davanti al Signore e spera in lui; non irritarti per chi ha successo, per l'uomo che trama insidie. Desisti dall'ira e deponi lo sdegno, non irritarti: faresti del male, poiché i malvagi saranno sterminati, ma chi spera nel Signore possederà la terra. 
Ancora un poco e l'empio scompare, cerchi il suo posto e più non lo trovi. I miti invece possederanno la terra e godranno di una grande pace". Si tratta del possesso pieno e felice della salvezza promessa a quelli che seguono Gesù "mite e umile di cuore" (Mt 11,29). "Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia". La giustizia è l'attuazione completa e generosa della volontà di Dio rivelata nel vangelo di Gesù. La fame e la sete indicano il desiderio di cercare e di attuare in se stessi questo progetto di Dio attraverso l'esercizio dell'amore (cfr Mt 25,37). Gli affamati e gli assetati della giustizia sono coloro che hanno fatto del compimento della volontà di Dio la massima aspirazione della propria vita, a tal punto che per loro la ricerca del piano di Dio diventa vitale come il mangiare e il bere. La ricompensa per quelli che hanno desiderato intensamente la giustizia di Dio è la sazietà, che significa la comunione piena e definitiva con Dio e con i fratelli. "Beati i misericordiosi". La prima ed essenziale esigenza del regno di Dio è la misericordia attiva che ha la sua fonte e il suo modello nell'agire di Dio: "Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro" (Lc 6,36). L'amore misericordioso e benevolo di Dio si manifesta principalmente in due modi: perdona i peccati e soccorre e protegge i bisognosi. Perciò il giusto davanti a Dio lo imita nel suo agire verso il prossimo perdonando i torti ricevuti e impegnandosi a soccorrere generosamente gli indigenti. Questa è la condizione per trovare misericordia presso Dio. Matteo presenta Gesù come l'incarnazione della bontà compassionevole di Dio nel modo di agire e nelle scelte che ha compiuto a favore dei peccatori e dei bisognosi (cfr Mt 9,13; 12,7; 23,23; ecc.). "Beati i puri di cuore". 
Il cuore come simbolo di interiorità spirituale e morale designa la dimensione profonda e personale della relazione religiosa con Dio e con il prossimo in contrapposizione alla superficialità e all'esteriorità delle forme. I puri di cuore sono coloro che sanno accettare l'insegnamento di Gesù, la persona stessa di Gesù. Questa beatitudine richiede la piena adesione al vangelo. La visione di Dio promessa ai puri di cuore è la salvezza definitiva del paradiso dove vedranno Dio "a faccia a faccia" (1Cor 13,12). "Beati gli operatori di pace". Gli operatori di pace sono i continuatori dell'opera di Gesù, gli annunciatori del messaggio della salvezza. La pace è assenza di ogni inimicizia, è presenza di grazia e di santità. Solo chi vive nella pace di Dio può diventare strumento di pace umana. Gli apportatori della pace sono gli annunciatori del vangelo, tutti coloro che lavorano per la venuta del regno di Dio sulla terra. Essi meritano l'appellativo di figli di Dio perché sono animati dagli stessi desideri di salvezza e impegnati nella sua stessa opera. Solo la concordia e la riconciliazione con i fratelli rendono il culto accetto a Dio ed efficace la preghiera della comunità (cfr Mt 5,23-24; 18,19-20). L'impegno di fare opera di pace tra le persone è un modo concreto di attuare l'amore del prossimo. A questi operatori di pace è promessa la realizzazione del rapporto di piena comunione con Dio: essere riconosciuti come suoi figli. "Beati i perseguitati". Il messaggio della salvezza è imperniato sulla croce: chi lo annuncia e chi lo riceve dev'essere disposto a lasciarsi oltraggiare, calunniare, spogliare, crocifiggere. La sofferenza dell'innocente è un mistero di cui l'uomo dell'Antico Testamento non ha saputo intravedere la soluzione (cfr Sap 3,4). 
La beatificazione del dolore che il Nuovo Testamento ribadisce in numerose occasioni è un paradosso che non trova la sua giustificazione nella logica umana, ma solo nell'esempio e nell'insegnamento di Gesù. La persecuzione è l'eredità che Gesù lascia ai suoi discepoli, il segno che autentica la loro chiamata, ma anche la via per conseguire la felicità e la gloria. Il testo tocca il messaggio centrale del cristianesimo: la passione, morte e risurrezione di Cristo. La beatitudine e il possesso del regno dei cieli è la Pasqua di risurrezione del cristiano, ma per potervi giungere egli deve prima, necessariamente, passare attraverso la sofferenza e la morte. L'originalità di questa beatitudine è costituita dalle motivazioni che devono qualificare lo stile della perseveranza cristiana: l'assimilazione interiore al destino di Cristo rifiutato e perseguitato (cfr Mt 10,24-25) e l'adesione integra e pratica alla volontà di Dio, concretizzata nel progetto di vita cristiana. La persecuzione dovrebbe provocare l'amarezza e l'abbattimento, invece produce la gioia per aver sopportato le sofferenze richieste dalla propria fedeltà alla verità e a Cristo. 
I fedeli sono invitati a gioire in mezzo alle persecuzioni perché in essi si compie il mistero di morte e di risurrezione che Gesù ha realizzato per primo nella sua vita. Essi sono proclamati beati, felici, fortunati già ora in vista della piena e definitiva felicità che è loro promessa da Dio. Le beatitudini evangeliche hanno il loro modello e la garanzia della loro realizzazione in Gesù, il "povero e umile di cuore", rifiutato e perseguitato dagli uomini, ma riabilitato e glorificato da Dio (cfr At 5,31; Fil 2,9-11)
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Invocazioni al S.Cuore - 9 giugno

Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen. 

Invocazione. - Cuore di Gesù, Vittima dei peccatori, abbiate pietà di noi!4-------

domenica 8 giugno 2014

Novena al Sacro Cuore

1) Cuore adorabile di Gesù, dolce mia vita, nei presenti miei bisogni ricorro a te per soccorso, e affido alla tua po­tenza, alla tua sapienza, alla tua bontà, tutte le angustie del mio cuore, ripetendo mille volte: O Cuore Sacratissimo, fonte di amore, per i miei presenti bisogni pensati tu! 
Gloria al Padre… 
Dolce Cuore del mio Gesù, fa' ch'io ti ami sempre più. 

2) Cuore amatissimo di Gesù, oceano di misericordia, ri­corro a te per aiuto nelle mie presenti necessità e con pieno abbandono affido alla tua potenza, alla tua sapienza, alla tua bontà, la tribolazione che mi opprime, ripetendo ancor mille volte: O Cuore tenerissimo, unico mio tesoro! per i miei pre­senti bisogni pensaci tu! 
Gloria al Padre… 
Dolce Cuore del mio Gesù, fa' ch'io ti ami sempre più. 

3) Cuore amorosissimo di Gesù, delizia di chi t'invoca! Nel­la impotenza in cui mi trovo ricorro a te, dolce conforto dei tribolati, affido alla tua potenza, alla tua sapienza, alla tua bontà tutte le pene mie e ripeto ancor mille volte: O Cuore generosissimo, riposo unico di chi spera in te! per i miei pre­senti bisogni pensaci tu! 
Gloria al Padre… 
Dolce Cuore del mio Gesù, fa' ch'io ti ami sempre più. 

O Maria, Mediatrice di tutte e grazie, una tua parola mi salverà dalle mie presenti angustie. Dilla questa parola, o Ma­dre di misericordia, e ottienimi la grazia dal Cuore di Gesù. 
Ave Maria…
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Commento al Vangelo 08-06-2014 Pentecoste

Dal Vangelo secondo Giovanni (20, 19-23)
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». 

COMMENTO AL VANGELO - P. Dolindo Ruotolo 
Dopo che Pietro e Giovanni tornarono dal sepolcro, e dopo il messaggio delle pie donne e della Maddalena, cominciò a nascere negli apostoli un po’ di fede. Non era la fede profonda e completa di chi crede a Dio che rivela, riguardando come somma ragione la sua autorità, ma era come l’alba di questa fede, era come il rinascere di una speranza che sembrava già morta, era come il primo rinverdirsi d’un ramo spezzato dalla tempesta. Questo poco di fede, più naturale che soprannaturale in quel momento, fu la disposizione che rese loro possibile la grazia della rivelazione del Signore. 
Essi erano in buona fede, in fondo, poiché non avevano capito i tratti della Scrittura che parlavano della risurrezione e non ricordavano ciò che, in proposito, aveva detto loro Gesù; non rifiutavano di credere alla Parola di Dio positivamente, ma s’erano come smarriti nel labirinto delle loro idee e delle loro aspirazioni. 
Il timore poi dei Giudei aveva fatto nascere in loro, quasi inconsciamente, il desiderio di sottrarsi, se fosse stato possibile, all’incanto e al fascino di ciò che in tre anni avevano visto e ascoltato. 
La paura è sempre una pessima consigliera e, quando diventa panico, cerca ogni scappatoia per sottrarsi al pericolo; se non in tutti gli apostoli e discepoli, almeno in alcuni, subentrò un desiderio occulto di non pensare più al passato, di abbracciare un tenore comune di vita, e ritornare alle loro occupazioni; ne abbiamo un esempio nell’episodio dei discepoli di Emmaus, del quale parla san Luca (24,13-35). Il timore si accrebbe negli apostoli per le stesse notizie che riguardavano la risurrezione. Certamente il Corpo di Gesù non c’era più nel sepolcro, e questo fece loro temere che le autorità li accusassero di averlo essi sottratto, iniziando contro di loro una persecuzione; perciò stavano guardinghi e tenevano ben chiuse le porte dove erano congregati. Ora, mentre erano insieme, nella sera della stessa domenica della risurrezione, Gesù Cristo, senza bisogno di farsi aprire, entrò improvvisamente in mezzo a loro e, fermatosi, disse: La pace sia con voi. 
Nella sua misericordia e nel suo amore veniva per troncare la loro diffidenza, e per mostrare la realtà della sua risurrezione. Perciò, passato il primo momento di sbigottimento che si generò in loro a quella vista, li invitò ad avvicinarsi a Lui, e mostrò loro le mani piagate e il costato aperto, affinché avessero avuto un argomento sensibile della realtà del suo Corpo, e avessero constatato che quello era proprio il Corpo crocifisso tre giorni prima sul Calvario. 

Il Corpo risorto di Cristo e le ombre penose della bellezza umana 
Il momento fu solenne, ed è difficile, per noi, formarcene una pallida idea. 
Il Corpo di Gesù, essendo risorto, era glorioso, e aveva quella dote che i teologi chiamano sottigliezza, per la quale poteva attraversare gli ostacoli. Oggi questa dote è di più facile comprensione, poiché ne abbiamo qualche analogia nelle onde radiofoniche e nei raggi catodici che attraversano senza difficoltà ostacoli insormontabili ai corpi. Il Corpo glorioso è come spiritualizzato, è come fluido, tutto luce e tutto energia, e può attraversare gli ostacoli molto più che un’onda di radio. Gesù Cristo apparve nella sera, quando già cominciavano le tenebre, tutto rifulgente di luce nelle penombre della stanza dov’erano gli apostoli. Non irradiava luce quasi fosse un sole, come può arguirsi da apparizioni di esseri ultramondani, ma era Egli, come un corpo tutto splendente, luce placidissima che non abbagliava. 
Pietro, Giacomo e Giovanni dovettero ricordare, allora, la scena della trasfigurazione che aveva qualche somiglianza con ciò che vedevano. Gesù, ritto in piedi, era mirabilmente bello: era Lui, ma immensamente più affascinante nella sua carne gloriosa. I capelli erano nel fulgore della luce come onde d’oro, la fronte e il volto erano candidi e rubicondi, fonte di gioia nella loro purissima bellezza; il corpo era mirabilmente intonato, senz’alcuno di quegli angoli oscuri che ha l’umana bellezza; maestoso, ma dolce e paterno, spirava amore da ogni parte, ed era come giglio fragrante schiuso in una valle brumosa, perché emanava da Lui quel tenue e soave profumo che spirava dalla carne gloriosa. 
L’umana bellezza e l’umana carne, anche quando sono avvolte in un alone di purezza, hanno sempre qualche angolo oscuro e qualche lezzo di putrido, eccetto il caso nel quale siano interamente vivificate dallo Spirito Santo. È un’illusione pensare che una bellezza vivente o effigiata dal vero possa portarci a Dio, fissandola con uno sguardo di curiosa esplorazione; essa ha sempre dei corti circuiti che scaricano nella terra la corrente dell’amore divino che ferve nell'anima. Una sola bellezza può fissarsi e sentirsene vivificati, ed è quella che traluce dalla grazia di Dio; una sola bellezza può fissarsi e possedersi ed è quella di Dio. Qualunque altra bellezza accende sempre una passione nei sensi, dà un desiderio incosciente di possesso almeno ideale, è come vento che solleva le onde e suscita le tempeste, è come forza che devia da Dio la corrente del cuore. 
Gesù, ritto nella sala, vestito non di panni ma di gloria, era la bellezza purissima che elevava l’anima a Dio, diffondeva gioia, pace, amore, e per questo il Sacro Testo dice con parola mirabilmente sintetica: I discepoli, vedendo il Signore, gioirono. Era la gioia della vita piena che emanava da Colui che era la vita; era la pace che diffondeva Colui che era la verità, calmando le ansie oscure dell’anima; era la contentezza che dava Colui che era come faro luminoso, dal quale veniva tracciata la via del Cielo. 
Gioirono i discepoli nella gioia della purezza che spirava dal Corpo divino e, in quella gioia, si estinsero in loro le povere fiamme della carne che ustionano fastidiosamente il cuore e lo fanno stare tra le spine. Non c’è gioia più grande della purezza integrale: è una gioia che nasce dall'amore di Dio che si trasfonde nell'anima come luce di verità, come calore di carità, e come complesso di bontà. In noi c’è sempre qualche cosa d’impuro, e qualunque gioia spirituale è sempre turbata dalla nostra miseria; gli apostoli, nel vedere Gesù, si sentirono puri e purificati, poiché Egli diffuse in loro una grande serenità, e dicendo: La pace sia con voi, li avvolse in quella pace che spira da Dio, Verità, Sapienza e Amore eterno. 
Pace, tranquillità d’ordine, serena sicurezza, riposo d’amore nell’eterno Amore!  
A chi rimetterete i peccati, saranno rimessi… 
Gioirono i discepoli, ma nella gioia stessa provarono un senso di timore per le colpe che avevano commesse, e per la sproporzione che sentivano col Signore glorioso; per questo, Gesù, rassicurandoli, ripeté le dolci e vivificanti parole: La pace sia con voi e, sollevandoli dalla loro profonda umiliazione interiore, soggiunse: Come il Padre ha mandato me così io mando voi. 
Con delicatezza divina e con divina signorilità non volle che avessero sentito il peso della loro inferiorità innanzi a Lui glorioso; gli ripugnava quasi che avessero potuto stabilire un paragone fra loro peregrinanti e Lui trionfante e, anticipando le grazie della Pentecoste e il momento nel quale diede loro la pienezza della missione per la quale li aveva scelti, soffiò su di loro e disse: Ricevete lo Spirito Santo: a chi rimetterete i peccati saranno rimessi, e a chi li riterrete saranno ritenuti. Gesù Cristo non fece loro una promessa, ma diede loro veramente una comunicazione attuale dello Spirito Santo, alla quale era annessa la facoltà di rimettere i peccati. Pur ricevendosi una volta lo Spirito Santo – perché la sua comunicazione sacramentale imprime il carattere –, Gesù Cristo volle darlo più volte ai suoi prediletti, riserbandone loro una nuova pienezza nel giorno della Pentecoste. Si direbbe che sta nelle sue abitudini di misericordia e di amore moltiplicare e rinnovare i suoi doni a quelle anime che gli si danno con amore, ed hanno fiducia nella sua generosità. 
Dicendo: A chi rimetterete i peccati saranno rimessi, e a chi li riterrete saranno ritenuti, Gesù Cristo diede agli apostoli e ai loro successori la potestà giudiziale di rimettere i peccati nel sacramento della Penitenza, com’è chiarissimo dal Testo, e come dichiarò esplicitamente il Concilio di Trento. Tutti i peccati, anche i più gravi, possono essere rimessi, ma debbono essere sottoposti al giudizio del sacerdote con la confessione, perché il rimetterli o ritenerli non è un atto di capriccio, ma è una sentenza ragionevole che dipende da un giusto giudizio; tale giudizio non può farsi se il peccatore non confessa i suoi peccati e se, confessandoli, non mostra le disposizioni interiori che lo animano. 
La Confessione dei peccati non è un’imposizione umiliante e penosa benché a primo aspetto sembri che sia così, e benché a volte abbia quasi questo sapore: è una concessione di misericordia, fonte di pace e di gioia grande per il povero peccatore. Sottoporre i propri peccati a chi rappresenta Dio significa mutare l’immondizia in concime, il concime in pianta, in fiore, in frutto di eterna vita. Confessarsi significa espandere l’anima propria, piangendo, nelle braccia amorose di Dio, e assicurarsi del suo perdono che è dolcissima gioia, pienezza di vita che fa sentire leggeri, leggeri, liberi dalle catene, tesi al volo verso le ricchezze eterne. 
Con divina delicatezza Gesù anticipò agli apostoli la facoltà di rimettere i peccati, proprio nel momento nel quale essi si sentivano maggiormente peccatori, rendendoli giudici quando essi si aspettavano di essere giudicati. Egli volle rialzarli dall’umiliazione e, nel medesimo tempo, volle dare loro i tesori della misericordia quando essi maggiormente si sentivano poveri e peccatori, affinché avessero compatito le miserie altrui. L’uomo ha cercato tutelare l’ordine sociale con le leggi e i tribunali penali, con le carceri e persino con la morte, ma non ha potuto far nulla per mutare l’anima del delinquente, nonostante tutte le assistenze sociali ai carcerati. Solo Dio poteva erigere un tribunale di amorosa misericordia che rinnova il cuore, dona la pace, eleva in alto il peccatore e lo muta in un giusto e persino in un santo.
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Invocazioni al S.Cuore - 8 giugno

Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen. 

Invocazione. - Cuore di Gesù, Vittima dei peccatori, abbiate pietà di noi! 

Intenzione. - Riparare per coloro che si ribellano alla volontà di Dio nelle sofferenze.
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sabato 7 giugno 2014

Commento al Vangelo 07-06-2014

Dal Vangelo secondo Giovanni (21, 20-25) 
In quel tempo, Pietro, voltatosi, vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, quello che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: “Signore, chi è che ti tradisce?”. Pietro dunque, vedutolo, disse a Gesù: “Signore, e lui?”. Gesù rispose: “Se voglio che egli rimanga finché io venga, che importa a te? Tu seguimi”. Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: “Se voglio che rimanga finché io venga, che importa a te?”. Questo è il discepolo che rende testimonianza su questi fatti e li ha scritti; e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera. Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù, che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere.

COMMENTO AL VANGELO - P. LINO PEDRON 
La predizione della sua morte suscita in Pietro la curiosità sulla sorte del discepolo amato che lo seguiva dietro il Maestro (v.20). Ma Gesù non soddisfa la curiosità dell'apostolo. Pietro non deve preoccuparsi della fine dell'amico, ma solo di seguire il Maestro; Gesù potrebbe lasciarlo in vita fino al suo ritorno nella parusia, che probabilmente non era ritenuta lontana (cfr 1Cor 4,5; 11,26; 1Ts 4,15ss; Ap 3,11; 22,7.12.20). 
Probabilmente questo discepolo amato, noto a tutti i lettori del vangelo di Giovanni, dovette essere molto longevo; per questo le parole del Signore a Pietro, riportate nel v. 22, furono equivocate e considerate una profezia della sua immortalità (v. 23). Alla fine di questo brano troviamo un secondo epilogo sulla veracità della testimonianza del discepolo amato e sull'incompletezza del vangelo di Giovanni. 
Con l'iperbole del v. 25 l'autore vuol mettere in risalto che solo una piccola parte delle opere compiute da Gesù è stata messa per iscritto. Questo lavoro di raccolta e di penetrazione è un grande dono per la fede della Chiesa e di ogni discepolo, che ha per vocazione un orizzonte senza confini, come il messaggio spirituale di Cristo. Origene ha scritto: "Primizia dei vangeli è quello secondo Giovanni, il cui senso profondo non può cogliere chi non abbia poggiato il capo sul petto di Gesù e non abbia ricevuto da lui Maria come sua madre. Colui che sarà un nuovo Giovanni deve diventare tale da essere indicato da Gesù, per così dire, come Giovanni che è Gesù" (Commento al vangelo di Giovanni, Torino 1968, 123).
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Invocazioni al S.Cuore - 7 giugno

Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen. 

Invocazione. - Cuore di Gesù, Vittima dei peccatori, abbiate pietà di noi! 

Intenzione. - Rendere onore al Sangue che Gesù sparse nella Passione.
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Preghiera del mattino 6/VI/2014

Padre santo, ti ringrazio per avermi donato questo giorno concedendomi di continuare la celebrazione del mistero della risurrezione del tuo Figlio. 
Concedimi oggi di incontrarmi col Signore risorto: nell'ascolto della sua parola, nella partecipazione alla divina Eucaristia, nel fratello col quale condivido la mia giornata. 
Te lo chiedo per Cristo nostro Signore.
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Invocazioni al S.Cuore - 6 giugno

Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen. 

Invocazione. - Cuore di Gesù, Vittima dei peccatori, abbiate pietà di noi! 

Intenzione. - Riparare per i pensieri impuri, di odio e di superbia.
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giovedì 5 giugno 2014

Guardia d'onore al Sacro Cuore di Gesù

VENITE A ME ci dice Gesù e nella sua attitudine tutto esprime amore, accoglienza, disponibilità. Egli ci attende nel Tabernacolo delle no­stre chiese dove dimora vivo per intercede­re per noi presso il Padre, per esserci com­pagno e guida nel cammino della vita, per essere il cibo che ci dà forza e vigore e que­sto fino alla fine del mondo. 

UN'ORA SOLTANTO... Le sue mani ferite si tendono verso di noi per chiedere la nostra cooperazione... "Non puoi offrirmi una delle tue ore? Un'o­ra della tua giornata?" Ecco il mezzo:
Offrire a Gesù un'ora di guardia signifi­ca dedicare a Lui un'ora della tua giornata:
* può essere la più difficile come la più pia­cevole,
* può essere il momento della, tua preghiera (S. Messa, Rosario, ecc.)
* può essere un'ora del tuo lavoro, della tua attività,
* della tua solitudine se sei anziano o soffe­rente,
* un'ora del tuo impegno scolastico se sei gio­vane,
insomma per essere iscritto fra le GUAR­DIE D'ONORE DEL SACRO CUORE 
ba­sta scegliere un'ora della propria giornata, quella che si vuole, durante la quale - sen­za nulla cambiare delle proprie occupazio­ni - si raggiunge con il cuore e il pensiero Gesù nel Tabernacolo. L'ora deve essere sempre la stessa, però spostarla o dimenticarla non implica una colpa. Le iscrizioni sono gratuite.  

INVITO ALLA RIPARAZIONE Riparare significa AMARE DI PIU'
Hai delle persone care, dei conoscenti, lontani dal Signore?
Offri per loro un'altra ora della tua gior­nata; quest'ora si chiama: 
"ORA DI MISE­RICORDIA". 

IL QUADRANTE DELLA MISERICOR­DIA - è una grande immagine rappresentan­te Gesù che accoglie il figliol prodigo, in es­so vengono iscritte le iniziali dei peccatori o lontani da Dio per i quali una Guardia d'Onore offre un'ora di guardia supple­mentare per ottenerne il ravvedimento. Non si tratta di offrire un'ora per ogni persona da convertire; in un'unica ora di misericordia possono essere incluse varie persone, famiglie, anche un intero paese, una nazione. Tutte le iscrizioni sono gratuite.  
     
CENNI STORICI - La Guardia d'Onore del Sacro Cuore è stata fondata da Sr. Maria del S. Cuore (Beata) a Bourg, in Francia, nel 1863. L'opera non sarebbe mai riuscita a vincere gli ostacoli che la minacciavano senza il con­corso attivo ed intelligente di Maria Deluil-­Martin che divenne la Prima Zelatrice. Maria bussò alle porte di tutte le case religiose... e da lì la scintilla si spargeva ovunque. Fece conoscere l'Opera a Vescovi e Cardi­nali tanto che nei primi tre anni di vita essa contava iscritti 78 Vescovi, più di 98.000 fede­li e l'erezione canonica in 25 diocesi. Perché Gesù non fosse mai solo, Maria fon­dò nel 1873 le Figlie del Cuore di Gesù (clau­strali dedite all'adorazione del SS. Sacramen­to) e divenne Sr. Maria di Gesù. Fu beatificata da Giovanni Paolo II nel 1989. 
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Preghiera del mattino 5/VI/2014

Signore Gesù, che preghi il Padre per l'unità dei tuoi fratelli ancora divisi, ti ringraziamo per il dono dell'unità che continuamente ci elargisci: il dono della tua presenza supplice, il dono dello Spirito Santo che alimenta ed accorda i carismi nella Chiesa. 
Accresci in noi la fede nella tua preghiera onnipotente e nell'azione dello Spirito Santo, affinché possiamo diventare docili ed efficaci strumenti della tua unità che salva il mondo.
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Invocazioni al S.Cuore - 5 giugno

Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen. 

Invocazione. - Cuore di Gesù, Vittima dei peccatori, abbiate pietà di noi! 

Intenzione. - Riparare le bestemmie, gli scandali ed i delitti.
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mercoledì 4 giugno 2014

Coroncina al Sacro Cuore di Gesù

Propongo come segue una Preghiera che San Pio da Pietrelcina usava recitare più volte al giorno per tutti coloro che si raccomandavano alle Sue Preghiere: 

1. O mio Gesù, che hai detto: "In verità vi dico, chiedete ed otterrete, cercate e troverete, picchiate e vi sarà aperto!", ecco che io picchio, io cerco, io chiedo la grazia... · 
Padre Nostro, Ave Maria e Gloria  
Sacro Cuore di Gesù, confido e spero in te. 

2. O mio Gesù, che hai detto: "In verità vi dico, qualunque cosa chiederete al Padre mio nel mio nome, Egli ve la concederà!", ecco che al Padre tuo, nel tuo nome, io chiedo la grazia...  
Padre Nostro, Ave Maria e Gloria 
Sacro Cuore di Gesù, confido e spero in te. 

3. O mio Gesù, che hai detto: "In verità vi dico, passeranno il cielo e la terra, ma le mie parole mai!", ecco che, appoggiato all'infallibilità delle tue sante parole, io chiedo la grazia... 
Padre Nostro, Ave Maria e Gloria 
Sacro Cuore di Gesù, confido e spero in te. 

 O Sacro Cuore di Gesù, cui è impossibile non avere compassione degli infelici, abbi pietà di noi miseri peccatori, ed accordaci le grazie che ti domandiamo per mezzo dell'Immacolato Cuore di Maria, tua e nostra tenera Madre. 
S. Giuseppe, padre putativo del S. Cuore di Gesù, prega per noi. 
Salve o Regina
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Preghiera del mattino 4/VI/2014

Padre buono, accolgo questo giorno dalle tue mani, con la fiducia di un bambino. Solo per te, per te presente nei miei prossimi, siano i pensieri e le opere. 
E aiutaci, come Gesù ci ha insegnato, a sentirci con lui tutti figli tuoi e a comportarci da fratelli gli uni degli altri. 
La mia preghiera si unisce a quella del tuo Figlio Gesù, per chiederti, con lui e in lui, quella unità di tutti che è un riflesso della sua unità con te. 
E che io possa essere nel mondo, oggi, un raggio del tuo amore che illumina e riscalda i cuori degli uomini.
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Invocazioni al S.Cuore - 4 giugno

Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen. 

Invocazione. - Cuore di Gesù, Vittima dei peccatori, abbiate pietà di noi! 

Intenzione. - Riparare per coloro che vivono abitualmente in peccato.
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Invocazioni al S.Cuore - 3 giugno

Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen. 

Invocazione. - Cuore di Gesù, Vittima dei peccatori, abbiate pietà di noi! 
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Invocazioni al S.Cuore - 2 giugno

Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen. 

Invocazione. - Cuore di Gesù, Vittima dei peccatori, abbiate pietà di noi! 

Intenzione. - Ringraziare Gesù che è morto in Croce per noi.
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martedì 3 giugno 2014

Mese di Giugno: dedicato al Sacro Cuore di Gesù/2

Pater noster. 

Invocazione. - Cuore di Gesù, Vittima dei peccatori, abbiate pietà di noi! 

Intenzione. - Ringraziare Gesù che è morto in Croce per noi. 

ALTRE RIVELAZIONI 
Santa Margherita Alacoque non vide una sola volta Gesù. Consideriamo quindi altre rivelazioni, per innamorarci maggiormente della sublime devozione al Sacro Cuore. 
In una seconda visione, mentre la Santa Suora pregava, Gesù apparve luminoso e le mostrò il suo Divin Cuore sopra un trono di fuoco e di fiamme, emanante raggi da ogni parte, più luminoso del sole e più trasparente di un cristallo. Vi era visibile la ferita che aveva ricevuto sulla Croce dalla lancia del centurione. Il Cuore era circondato da una corona di spine e sormontato da una Croce. 
Gesù disse: « Onorate il Cuore di un Dio sotto la figura di questo Cuore di carne. Desidero che tale immagine sia esposta, affinché siano toccati i cuori insensibili degli uomini. Ovunque sarà esposta per essere onorata, scenderà dal cielo ogni sorta di benedizioni ... Ho una sete ardente di essere onorato dagli uomini nel Santo Sacramento e non trovo quasi nessuno che cerchi di appagare il mio desiderio e di alleviare questa mia sete, dandomi un qualche contraccambio di amore ». 
Udendo questi lamenti, Margherita si rattristò e promise di riparare col suo amore l'ingratitudine degli uomini. 
La terza grande visione ebbe luogo nel primo Venerdì del mese. 
Era esposto solennemente il SS. Sacramento e l'Alacoque stava in adorazione. Le apparve il dolce Maestro, Gesù, risplendente di gloria, con le cinque Piaghe che brillavano come cinque soli. Da ogni parte del suo Santo Corpo, uscivano fiamme, e specialmente dal suo adorabile Petto, che somigliava ad una fornace. Apri il Petto ed apparve il suo Divin Cuore, sorgente viva di queste fiamme. Poi disse: 

« Ecco quel Cuore che ha tanto amato gli uomini e dai quali non riceve in cambio che ingratitudine e disprezzo! Ciò mi fa soffrire più di quanto io ebbi a soffrire nella mia Passione ... Il solo contraccambio che essi mi rendono per tutto il mio desiderio di far loro del bene, è quello di rigettarmi e trattarmi con freddezza. Tu almeno consolami quanto più ti è possibile ». - 

In quel momento si sollevò dal Divin Cuore una fiamma così intensa, che Margherita, pensando che ne sarebbe stata consumata, supplicò Gesù di avere pietà della sua debolezza. Ma Egli disse: « Non temere nulla; soltanto sta' attenta alla mia voce. Ricevi la S. Comunione il più spesso possibile, specialmente al primo venerdì di ogni mese. Ogni notte, tra il giovedì ed il venerdì, ti farò prendere parte all'opprimente tristezza che io sentii nell'Orto degli Ulivi; e questa tristezza ti ridurrà ad un'agonia più dura a sopportarsi della stessa morte. Per tenermi compagnia, ti alzerai tra le undici e la mezzanotte e resterai prostrata davanti a me per un'ora, non solo per placare l'ira divina, chiedendo perdono per i peccatori, ma anche per mitigare in qualche modo l'amarezza che io provai nel Getsemani, vedendomi abbandonato dai miei Apostoli, che mi costrinsero a rimproverarli perché non erano stati capaci di vegliare un'ora sola con me ». 
Quando cessò l'apparizione, Margherita svenne. Rinvenuta che fu, piangendo, sostenuta da due Consorelle, si allontanò dal coro. 
La buona Suora ebbe molto a soffrire per l'incomprensione della Comunità e particolarmente della Superiora. 
ESEMPIO 
Una conversione 

Gesù concede sempre grazie, dando la salute del corpo e specialmente dell'anima. Il giornale « Il popolo nuovo » - Torino - 7 gennaio 1952, portava un articolo di un famoso comunista, Pasquale Bertiglia, convertito dal Sacro Cuore. Appena ritornato a Dio, chiuse in una busta la tessera del partito comunista e la spedì alla sezione di Asti, con la motivazione: « Voglio passare il resto della mia vita nella Religione ». Si decise a questo passo dopo la guarigione del nipotino Walter. Il bimbo giaceva ammalato nella sua abitazione di Corso Tassoni, 50, a Torino; era minacciato da una paralisi infantile e la madre era disperata. Scrive il Bertiglia nel suo articolo: 
« Mi sentivo morire dal dolore ed una notte non potei prender sonno al pensiero del nipotino ammalato. Ero lontano da lui, nella mia abitazione. Quella mattina mi balenò un pensiero: mi alzai da letto ed entrai nello stanzino, occupato un tempo da mia madre morta. Al di sopra della spalliera del letto stava un'immagine del Sacro Cuore, unico segno religioso che fosse rimasto nella mia casa. M'inginocchiai, dopo quarantotto anni che non lo facevo, e dissi: « Se il mio bimbo guarisce, giuro di non bestemmiare più e di cambiare vita! 
« Il mio piccolo Walter guarì ed io ritornai a Dio ». 
Quante di queste conversioni opera il Sacro Cuore! 

Fioretto. Appena alzati da letto, mettersi in ginocchio verso la Chiesa più vicina ed adorare il Cuore di Gesù vivente nel Tabernacolo. 
Giaculatoria. Gesù, Prigioniero nei Tabernacoli, io ti adoro! 
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Mese di Giugno: dedicato al Sacro Cuore di Gesù

Pater noster. 

Invocazione. - Cuore di Gesù, Vittima dei peccatori, abbiate pietà di noi! 

Intenzione. - Riparare i peccati che oggi si fanno nel mondo. 

ORIGINE DELLA DEVOZIONE AL SACRO CUORE 
Il Cuore di Gesù cominciò a palpitare d'amore per noi sin dal primo istante della sua Incarnazione. Ardeva d'amore durante la vita terrena ed a San Giovanni Evangelista, l'Apostolo prediletto, fu concesso di sentirne i palpiti nell'ultima Cena, quando posò il capo sul petto del Redentore.
Salito al Cielo, il Cuore di Gesù non cessò di palpitare per noi restando vivo e vero nello stato eucaristico nei Tabernacoli. 
Nella pienezza dei tempi, quando gli uomini giacevano nell'indifferenza, affinché si risvegliasse il fervore, Gesù volle mostrare al mondo le meraviglie del suo Cuore lasciando vedere il petto squarciato e le fiamme che lo circondavano. 
A ricevere le confidenze di Gesù fu scelta una povera Suora, Margherita Alacoque, umile e pia, dimorante nel monastero di Paray - Le Monial, in Francia. 
Dopo il Natale del 1673, nella festa di S. Giovanni Evangelista, Margherita era nel coro del chiostro, da sola, assorta in preghiera davanti al Tabernacolo. Gesù Sacramentato, nascosto sotto i Veli Eucaristici, le si fece vedere in modo sensibile. 
Margherita contemplò a lungo la Sacrosanta Umanità di Gesù, meravigliandosi, nella sua umiltà, di essere ammessa a tale visione. 
Il volto di Gesù si era atteggiato a mestizia. 
La fortunata Suora, in estasi di amore, si abbandonò allo Spirito Divino, aprendo il suo cuore al celeste amore. Gesù la invitò a riposare a lungo sul suo Sacro Petto e le svelò così le meraviglie del suo amore e gl'imperscrutabili segreti del suo Divin Cuore, che sino a quel tempo erano stati nascosti. 
Gesù le disse. Il mio Cuore Divino è così infiammato di amore per gli uomini, e per te in particolare, che incapace di contenere più a lungo le fiamme della sua ardente carità, deve diffondere largamente con ogni mezzo e manifestarsi agli uomini per arricchirli dei preziosi tesori, che sono rivelati a te. Ho scelto te, abisso d'indegnità e d'ignoranza, per compiere questo mio grande progetto, affinché tutto sia fatto soltanto da me. Ed ora ... dammi il tuo cuore! 

- Oh, ti prego, prendilo, Gesù mio! - Con un tocco della sua mano divina, Gesù estrasse dal petto di Margherita il cuore e lo mise entro il suo Costato. 
Dice la Suora: Guardai e vidi il mio cuore dentro il Cuore di Gesù; sembrava un piccolissimo atomo che bruciava in una fornace ardente. Quando il Signore me lo ridiede, vidi una fiamma ardente a forma di cuore. Mentre me lo rimetteva in petto, mi disse: Guarda, diletta mia! Questo è un segno prezioso del mio amore! - 
Per Margherita Alacoque: cominciò l'agonia, cioè una vera e propria angoscia fisica. Il cuore che era stato dentro a quello di Gesù Cristo, d'allora in poi divenne una fiamma, che bruciava dentro il suo petto e tale dolore le rimase sino alla fine della vita. 
Fu questa la prima rivelazione del Sacro Cuore (Vita di S. Margherita). 
ESEMPIO 
Un apostolo del S. Cuore di Gesù 
Il male che non perdona, la tisi polmonare, aveva colpito un Sacerdote. I rimedi della scienza non riuscirono a frenare il corso della malattia. 
L'afflitto Ministro di Dio si rassegnò al volere divino e si dispose al gran passo, alla dipartita da questo mondo. I sogni dell'apostolato, la salvezza di tante schiere di anime ... tutto stava per svanire. 
Nella mente del Sacerdote balenò un pensiero: andare a Paray-Le Monial, pregare il Sacro Cuore davanti al Tabernacolo, ove S. Margherita ebbe la rivelazione, fare delle promesse di apostolato e così ottenere il miracolo della guarigione. 
Dalla lontana America si portò in Francia. 
Genuflesso davanti all'altare del Sacro Cuore, pieno di fede, così pregò: Qui, o Gesù, manifestasti le meraviglie del tuo amore. Dammi una prova d'amore. Se mi vuoi subito in Paradiso, accetto la mia prossima fine terrena. Se operi il miracolo della guarigione, dedicherò tutta la mia vita all'apostolato del tuo Sacro Cuore. - 
Mentre pregava, avvertì nel corpo come una forte scossa elettrica. Cessò l'oppressione polmonare, sparì la febbre e si accorse di essere guarito. 
Riconoscente al Sacro Cuore, iniziò l'apostolato. Si recò dal Sommo Pontefice, San Pio X, per implorare la Benedizione e non cessò più di propagare la devozione al Divin Cuore, andando in giro per il mondo, tenendo corsi di predicazione, facendo conferenze, pubblicando libri e foglietti, consacrando famiglie al Sacro Cuore, portando ovunque il profumo dell'amore di Dio.
Quel Sacerdote è l'autore di una buona serie di libri, tra cui «Incontro al Re di amore». Il suo nome, Padre Matteo Crawley, resterà negli annali del Sacro Cuore. 

Fioretto. Collocare l'immagine del S. Cuore nella propria cameretta, ornarla di fiori e guardarla sovente, recitando qualche pia giaculatoria. 
Giaculatoria. Sia lode, onore e gloria al Divin Cuore di Gesù! 
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Commento al Vangelo 03-06-2014

Dal Vangelo secondo Giovanni (17,1-11)
In quel tempo, Gesù, alzati gli occhi al cielo, disse: “Padre, è giunta l'ora, glorifica il Figlio tuo, perché il Figlio glorifichi te. Poiché tu gli hai dato potere sopra ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato. Questa è la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. Io ti ho glorificato sopra la terra, compiendo l'opera che mi hai dato da fare. E ora, Padre, glorificami davanti a te, con quella gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse. Ho fatto conoscere il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me ed essi hanno osservato la tua parola. Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro; essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato. Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che mi hai dato, perché sono tuoi. Tutte le cose mie sono tue e tutte le cose tue sono mie, e io sono glorificato in loro. Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te”.

COMMENTO AL VANGELO - P. LINO PEDRON 
Tra i due lunghi discorsi dell'addio e il racconto della passione, Giovanni inserisce una solenne preghiera di Gesù al Padre. Questa preghiera è stata chiamata "sacerdotale" perché presenta Gesù come il sommo sacerdote che intercede per i suoi fratelli (1Gv 2,1-2; Rm 8,34; Eb 4,15; 7,25). Ciò nonostante, la preghiera di Gesù è segnata profondamente dallo scoccare della sua "ora" (v.1): la glorificazione del Figlio, la protezione paterna dei discepoli e l'unità dei credenti. 
Il genere letterario di questa preghiera rientra negli schemi dei testamenti o discorsi di addio dei patriarchi (Dt 32 e 33, ecc.). In questo capitolo Gesù esprime le sue ultime volontà in forma di preghiera al Padre. L'uso del verbo "voglio" (v.24) conferma il valore di testamento spirituale di questo capitolo. La sublime preghiera del capitolo 17 chiude il vangelo di Giovanni prima del racconto della passione, morte e risurrezione di Gesù. Per il suo carattere poetico forma una grande inclusione con il prologo. Il Cristo prega il Padre elevando gli occhi al cielo come aveva fatto prima di risuscitare Lazzaro (Gv 11,41); il cielo, nel linguaggio degli antichi, è considerato il luogo della dimora di Dio. 
Gesù chiede al Padre di glorificare il Figlio suo perché l'"ora" è giunta, ossia è già iniziata la parte finale della sua vita, nella quale egli è glorificato con la sua passione, morte e risurrezione. In questo testo si afferma che è il Padre l'autore di questa glorificazione e che la glorificazione del Figlio è contemporaneamente la glorificazione del Padre. Gesù glorifica il Padre compiendo l'opera di rivelazione e di salvezza affidatagli dal Padre. Ha ricevuto la missione di donare la vita eterna a tutti gli uomini che vorranno diventare suoi discepoli. Nel v.3 è proclamato in che cosa consista la vita eterna: nel conoscere l'unico vero Dio e colui che egli ha mandato, Gesù Cristo. Questa conoscenza deve essere intesa in senso biblico, come sinonimo di comunione vitale, intima, profonda. 
La vita eterna consiste nella comunione con il Padre e con il Figlio suo. Gesù, alla fine della sua missione rivelatrice, proclama di aver glorificato il Padre sulla terra portando a termine in modo perfetto l'opera affidatagli da Dio. Quest'opera di rivelazione e di salvezza raggiunge il compimento pieno e perfetto sulla croce (Gv 19,28.30). Qui l'amore di Gesù per i suoi amici raggiunge la perfezione. Il Verbo di Dio, prima dell'incarnazione, possedeva la gloria divina, frutto dell'amore eterno del Padre (Gv 17,24). Assumendo la natura umana nella sua fragilità e debolezza (Gv 1,14), il Figlio di Dio occultò la sua gloria divina (Fil 2, 6-7) e la manifestò a sprazzi durante la sua vita terrena (Gv 1,14; 2,11; Lc 9,31). La gloria divina sarà comunicata alla natura umana del Figlio di Dio, in tutto il suo splendore, con la sua esaltazione sulla croce e con la sua risurrezione e ascensione al cielo. 
Dal v. 6 in avanti Gesù parla degli uomini che il Padre gli ha dato dal mondo. I discepoli sono uno dei doni più preziosi concessi da Dio a suo Figlio; essi sono proprietà del Padre, ma sono stati dati a Gesù. A questi amici il Cristo ha rivelato il nome del Padre e continuerà a manifestarlo affinché il suo amore sia in essi (Gv 17,26). Il Figlio è la manifestazione dell'amore di Dio per l'umanità (Gv 3,16). Il nome del Padre indica la persona di Dio in quanto Padre, che è la fonte della vita divina del Figlio. Dinanzi alla manifestazione di Dio come Padre, i discepoli hanno reagito custodendo la sua parola, cioè credendo in modo concreto e dimostrando di amare seriamente il Padre. Gesù ha ricevuto tutto in dono dal Padre e ha donato tutto ai discepoli. La fede dei discepoli ha per oggetto anche l'origine divina di Gesù mandato dal Padre: essi hanno creduto che egli è uscito dal Padre ed è stato inviato da lui (v.8). Gesù precisa che la sua preghiera è per i credenti e non per il mondo tenebroso, perché esso si esclude da solo dalla vita e dalla salvezza rifiutando volontariamente la rivelazione del Figlio di Dio. Gesù non prega per il mondo, inteso come la personificazione delle potenze occulte del male che lottano contro il Padre e contro il suo Inviato. 
Egli prega invece per i suoi, perché li ama di un amore fortissimo e concreto (Gv 13,1). Li affida al Padre affinché li custodisca nel suo nome, perché sono sua proprietà: il Padre e il Figlio hanno tutto in comune. Come il Padre è glorificato nel Figlio (Gv 13, 31-32; 14, 13), così il Figlio è glorificato nei discepoli (Gv 17,10) attraverso la loro testimonianza, resa possibile dall'azione dello Spirito Santo nel loro cuore (Gv 15,26-27). In questo modo Gesù sarà glorificato dallo Spirito della verità (Gv 16,14). Gesù rivolge la sua preghiera al Padre a favore degli amici che rimangono nel mondo mentre egli torna al Padre. 
L'espressione "Padre santo" è esclusiva di questa preghiera sacerdotale e indica la trascendenza increata di Dio, la sua essenza, la sua maestà rivelata nella gloria. Il nome santo del Padre "è come un tempio, come un luogo nel quale Gesù domanda che i credenti siano custoditi" (De La Potterie). Con tale protezione Dio si manifesta come Padre e si fa conoscere come il Santo, il Dio trascendente e onnipotente.
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Messaggio di Medjugorje a Mirjana del 2/6/2014

Cari figli, 
invito ed accolgo voi tutti come miei figli. 
Prego che voi mi accogliate ed amiate come Madre. 
Ho unito tutti voi nel mio Cuore, sono scesa in mezzo a voi e vi benedico. So che voi volete da me consolazione e speranza, perché vi amo e intercedo per voi. 
Io vi chiedo di unirvi con me in mio Figlio e di essere miei apostoli. 
Perché possiate farlo, vi invito di nuovo ad amare. 
Non c’è amore senza preghiera, non c’è preghiera senza perdono, perché l’amore è preghiera, il perdono è amore. 
Figli miei, Dio vi ha creati per amare, amate per poter perdonare! 
Ogni preghiera che proviene dall’amore vi unisce a mio Figlio ed allo Spirito Santo. 
Lo Spirito Santo vi illumina e vi rende miei apostoli: apostoli che, tutto ciò che faranno, lo faranno nel nome del Signore. 
Essi pregheranno con le opere e non soltanto con le parole, poiché amano mio Figlio e comprendono la via della verità che conduce alla vita eterna. 
Pregate per i vostri pastori, perché possano sempre guidarvi con cuore puro sulla via della verità e dell’amore, la via di mio Figlio. 
Vi ringrazio.
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domenica 1 giugno 2014

Ascensione del Signore

Gesù, il Maestro, aveva definitivamente spazzato via il senso di fallimento e di abbandono dei Suoi, suscitando stupore e gioia grande, perché era RISORTO e, quindi, meravigliosamente VIVO. Abbiamo letto, nella Domenica di Pasqua, come Gesù ‘andava e veniva’, nei modi più strepitosi, sempre sorprendendo i Suoi: Maria Maddalena, chiamata per nome, i due discepoli di Emmaus, a cui aveva fatto ‘ardere il cuore’, gli intimoriti Apostoli, salutati con il ‘Pace a voi!’, Tommaso, invitato a credere con la richiesta: ‘Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani’, ed infine quell’annuncio, che è per noi: ‘Beati coloro che pur non avendo visto crederanno.’
Ed infine la sicura promessa: ‘Non vi lascerò orfani.’
Si rimane commossi di fronte a tanta bontà di Gesù, che li prepara alla grande missione: è una cura ‘materna’ quella di Gesù per i Suoi, per rafforzarli nella fede. Conosce la loro debolezza umana messa alla prova nella Sua passione, crocifissione, morte e sepoltura, e la nostra di fronte alle tante difficoltà della vita. Vuole ravvivare la ragione della Sua presenza tra di noi: il significato vero e profondo di quanto ha compiuto per noi.
Sembra la storia di tanti di noi, magari con tanta fede e gioia nel seguire Gesù, ma forse attendendo inconsciamente da Lui ‘solo’ quello che attendevano gli Apostoli, ossia un benessere ‘qui’.
Tutti, credo, possono in certi periodi di crisi sperimentare questa ‘assenza’ di Dio, che poi ‘riappare’ di nuovo, superata la prova. Gesù ha detto, prima di tornare al Cielo: ‘Non vi lascerò orfani.’
Ed è così, per questo oggi la Chiesa ci invita a fare festa per l’Ascensione di Gesù al Cielo.
Giovanni, testimone di questo divino evento, così racconta negli Atti degli Apostoli quel giorno:
“Gesù si mostrò ad essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, apparendo loro per quaranta giorni e parlando del Regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere che si adempisse la promessa del Padre ‘quella che avete udita da me: Giovanni fu battezzato in acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo fra non molti giorni. Così, venutisi a trovare insieme, gli domandarono: ‘Signore è questo il tempo in cui ricostruirai il regno di Israele?’ Ma egli rispose: ‘Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta, ma avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni in Gerusalemme, nella Giudea e in Samaria, fino agli estremi confini della terra’. Detto questo fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube Lo sottrasse al loro sguardo. E poiché essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, ecco due uomini in bianche vesti si presentarono loro e dissero: ‘Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Gesù, che è stato tra voi assunto in cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo’” (At. 1, 1-11)
Ora i suoi discepoli sanno che Gesù è vivo – c’è! – Non più sottomesso alla miseria della nostra natura umana; c’è, non distante da noi, ma accanto a noi, di più, in noi, non in forma provvisoria, ma per sempre, nella pienezza della Sua potenza, pronto a comunicare tale divina potenza a chi crede in Lui. E, ancora di più, ora gli Apostoli sanno che le porte del Cielo sono aperte anche per loro: ‘Vado a prepararvi un posto.’
Quella è la dimora, la vera dimora verso cui dirigere i nostri passi, senza più cedere alle inevitabili prove o incertezze, che sono il bagaglio della nostra debolezza umana.
L’importante sarà – è – tenere fisso lo sguardo verso l’Alto, per vedere tutto alla luce che da lassù viene, per vivere ogni momento della nostra quotidianità come ‘cittadini del cielo’, sentendo nel fondo dell’anima che il Cielo di Dio è già, in qualche modo, in noi, poiché Gesù ‘abita’ in noi!
Dice S. Paolo, scrivendo agli Efesini:
“Possa Dio illuminare gli occhi della vostra anima per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità tra i santi e quale è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi credenti, secondo l’efficacia della sua forza che Egli manifestò in Cristo, quando Lo risuscitò dai morti e lo fece sedere alla sua destra nei cieli, al di sopra di ogni principato e potestà, potenza e dominazione, e di ogni altro nome che si possa nominare non solo nel secolo presente, ma anche in quello futuro”. (Ef. 1, 17-23)
La storia degli Apostoli è la nostra storia. Se non altro perché da quel giorno, su ordine preciso di Gesù, l’hanno tramandata fino a noi come la sola Buona Novella da sperare e vivere. Il difficile – ma è la somma sapienza cristiana – è adesso vivere con gli occhi continuamente fissi in Alto, senza avere la testa tra le nuvole, ma con piedi piantati a terra, luogo del nostro pellegrinaggio.
Nessuno, cioè, vuole nascondersi i rischi, le paure o i doveri, che ci prendono tutti, camminando su questa terra, soprattutto le velenose insidie, che ci vengono dalla nostra superbia, che ci acceca e impedisce di vedere la bellezza del Cielo aperto su di noi. Ma Dio non lascia solo nessuno.
Però è necessario corazzarsi di una robusta fede, soprattutto non distogliere mai gli occhi dal Cielo che dà sempre una risposta alle nostre incertezze e debolezze.
Vivere la speranza cristiana non significa, quindi, disinteressarsi della storia, che è il quotidiano, in cui dobbiamo essere ‘sale e luce della terra’, perché, come diceva Papa Francesco in un’udienza generale:
“L’Ascensione di Cristo al Cielo non significa la sua assenza dalla nostra vita, ma che Egli è tra noi il Vivente, presente in ogni tempo e luogo. Per questo noi non siamo mai soli: Cristo crocifisso e risorto ci guida poiché è il Dio e il Signore della storia, il Salvatore dell’umanità! L’Ascensione di Gesù è il frutto della sua obbedienza e della sua accettazione della Croce. Egli ci insegna ad accettare la volontà di Dio nella nostra vita, anche quando sembra difficile, perché non c’è né risurrezione senza Croce, né Ascensione senza obbedienza.”
 
Antonio Riboldi – Vescovo

 

Commento al Vangelo 01-06-2014

Dal Vangelo secondo Matteo 
In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». 

COMMENTO AL VANGELO - P. LINO PEDRON 
Questi pochi versetti formano la conclusione del vangelo secondo Matteo e ci forniscono una chiave essenziale per una sua esatta comprensione. 
Il vangelo termina con queste parole di Gesù: "Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo", che hanno un'importanza capitale. Matteo collega l'invio dei discepoli in missione all'evento della risurrezione, poiché il viaggio dei discepoli in Galilea esegue l'ordine dato dall'angelo (v.7) e da Gesù (v.10) alle donne perché lo trasmettessero loro. 
Il discorso della missione del capitolo 10 trova qui il suo adempimento: i discepoli finalmente partono. L'evangelista accenna discretamente al fatto che i discepoli "vedono" Gesù e sottolinea il loro gesto: "si prostrarono" in segno di riconoscimento della sua signoria. Questo atteggiamento esprime la fede, ma la loro adorazione rimane mescolata al dubbio. Gesù si accosta ad essi, come dopo la trasfigurazione (Mt 17,7) e li chiama ad approfondire ancora di più il loro rapporto con lui. Gli incontri con il Risorto non possono privare la fede della libertà. Gli Undici rappresentano una povera Chiesa di uomini di poca fede. 
Confermando loro l'investitura profetica, Gesù li riveste di ogni autorità (v. 18), quella che gli è stata data in cielo e in terra. La comunità di quelli che credono in Gesù non trova in se stessa la capacità di credere. Questa proviene loro dalla potenza stessa di Dio, trasmessa loro dal Risorto. Da lui ricevono lo straordinario potere di radunare nuovi discepoli con il battesimo e l'ammaestramento. Il battesimo, conferito nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, manifesta l'ingresso del cristiano nel Regno, cioè nella vita di Dio. Con esso il battezzato appartiene a Dio Padre e Figlio e Spirito Santo. Al battesimo è unito l'ammaestramento; si tratta, non di una lezione da imparare, ma della buona novella del Regno - che è Gesù stesso in ciò che dice e in ciò che fa - da cui bisogna lasciarsi penetrare. 
Questo ammaestramento si presenta come un'azione interiore che esige un comportamento coerente. E' il vangelo nella sua totalità che diviene così insegnamento di vita per i discepoli e si manifesta nell'esistenza cristiana. Nella vita cristiana la vita morale non è altro che il vangelo in atto. Questo ammaestramento, rivestito di ogni autorità, riguarda tutte le genti (v.19) perché tutti sono chiamati alla salvezza, e la comunità intera dei discepoli partecipa alla responsabilità di questa chiamata, in unione con il Padre che vuole che "nessuno di questi piccoli si perda" (Mt 18,14). Così il discepolo diventa responsabile di tutte le genti perché il vangelo di Gesù è un messaggio per il mondo. Dopo la sua risurrezione Gesù non è più sottomesso al tempo e allo spazio, ma il tempo e lo spazio sono sottoposti a lui. Egli realizza una presenza effettivamente universale. 
Matteo sottolinea questa universalità con un quadruplice "tutto" che esprime la totalità dell'azione divina (= ogni potere in cielo e in terra), che prende corpo nella totalità dell'agire umano (=insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato) secondo la totalità del tempo (= io sono con voi tutti i giorni) e dello spazio (= ammaestrate tutte le nazioni). Ricordiamo che il numero "quattro" simboleggia il mondo creato, composto da quattro elementi fondamentali e delimitato dai quattro punti cardinali. Per Matteo la Chiesa si costituisce vivendo e annunciando Gesù che raduna tutte le genti del mondo e le immerge nella sua vita e nella sua morte per farle partecipare alla vita e all'azione del Padre nello Spirito. La comunità cristiana sussiste per la presenza del Cristo in mezzo ad essa (Mt 18,20) e appare come luogo ove si attesta la presenza universale di Gesù, che abbraccia lo spazio e il tempo. Il volto della Chiesa secondo il vangelo di Matteo è il volto stesso di Cristo morto e risorto, vivente nel cuore di suoi discepoli, ai quali ha detto: "Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (v.20).
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