lunedì 9 dicembre 2013

Oggi abbiamo visto cose prodigiose

Lc 5,17-26 
Un giorno stava insegnando. Sedevano là anche dei farisei e maestri della Legge, venuti da ogni villaggio della Galilea e della Giudea, e da Gerusalemme. E la potenza del Signore gli faceva operare guarigioni. Ed ecco, alcuni uomini, portando su un letto un uomo che era paralizzato, cercavano di farlo entrare e di metterlo davanti a lui. Non trovando da quale parte farlo entrare a causa della folla, salirono sul tetto e, attraverso le tegole, lo calarono con il lettuccio davanti a Gesù nel mezzo della stanza. Vedendo la loro fede, disse: «Uomo, ti sono perdonati i tuoi peccati». Gli scribi e i farisei cominciarono a discutere, dicendo: «Chi è costui che dice bestemmie? Chi può perdonare i peccati, se non Dio soltanto?». Ma Gesù, conosciuti i loro ragionamenti, rispose: «Perché pensate così nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire «Ti sono perdonati i tuoi peccati», oppure dire «Àlzati e cammina»? Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati, dico a te - disse al paralitico -: àlzati, prendi il tuo lettuccio e torna a casa tua». Subito egli si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui era disteso e andò a casa sua, glorificando Dio. Tutti furono colti da stupore e davano gloria a Dio; pieni di timore dicevano: «Oggi abbiamo visto cose prodigiose». 

L’insegnare e il guarire costituiscono l’attività di Gesù. La fama delle sue guarigioni e della sua dottrina si è diffusa in tutta la Palestina. In questa occasione Gesù opera in una casa. La folla è così numerosa che è impossibile giungere da lui passando per la porta di casa. Ma la fede dei credenti che portano il malato da Gesù non si lascia scoraggiare da questo inconveniente, anzi, la difficoltà aguzza l’ingegno. 
La fede vera si fa carico anche delle difficoltà e degli ostacoli, ha perseveranza, coraggio e fantasia, non cerca scuse per desistere, ma sfida le difficoltà. Il malato viene calato all’interno della casa attraverso il tetto scoperchiato. Coloro che portano il paralitico da Gesù non chiedono niente, ma il gesto da loro compiuto è più eloquente di qualunque supplica. Gesù l’interpreta come una dimostrazione di fiducia in lui, accoglie la loro tacita richiesta e dice al paralitico: "Uomo, i tuoi peccati ti sono rimessi" (v. 20). La paralisi è simbolo del peccato che immobilizza l’uomo nel suo cammino verso Dio. 
Questo paralitico rappresenta tutta l’umanità incapace di muoversi verso il proprio fine. Sembra che l’accesso a Gesù sia impedito dagli scribi e dai farisei. È forse un’allusione alle difficoltà che incontrano gli esclusi, i peccatori e i pagani per arrivare a Cristo a causa dei farisei di allora e di tutti i tempi. Gli scribi e i farisei sono i rappresentanti e i custodi della legge. E la legge non perdona il peccato: lo evidenzia. Il perdono è una "bestemmia" per qualunque legge perché è contro la sostanza stessa della legge. 
Quando la legge viene assolutizzata e assume il valore stesso di Dio, diventa un idolo impersonale, cieco e spietato, presso il quale non esiste tribunale d’appello. 
L’uomo è liberato dalla maledizione della legge così intesa, solo se accetta il dono di Dio che è gratuito, cioè l’amore e il perdono, offerti come grazia. Per i farisei è più difficile perdonare i peccati che far camminare un paralitico. Gesù fa le due cose: guarisce il corpo e perdona i peccati. In Gesù è presente sulla terra la potenza di Dio che sana e perdona i peccati. Il paralitico ora cammina sulla via di casa sua e nello stesso tempo ha ripreso a camminare verso la casa del Padre con il quale è stato riconciliato per mezzo del perdono. Ritornando a Dio, l’uomo ritrova veramente sé stesso. 
È l’esperienza di risurrezione di tutti coloro che incontrano Gesù. È l’esperienza del battezzato che è risorto a vita nuova e può camminare verso Dio, cantando la sua gioia e la sua riconoscenza. 
Padre Lino Pedron
---------

Nessun commento:

Posta un commento