venerdì 18 maggio 2012

Nessuno potrà togliervi la vostra gioia

Gv 16,20-23 
In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia. La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia. Quel giorno non mi domanderete più nulla. In verità, in verità io vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. 

La passione e morte del Cristo provocherà pianto e afflizione nel cuore dei discepoli, mentre i suoi avversarti si rallegreranno per la vittoria riportata. 
La tristezza dei discepoli però durerà poco: essa si trasformerà in gioia quando il Signore risorto apparirà loro il giorno di Pasqua (Gv 20,20). 
La situazione degli amici di Gesù durante la sua passione e morte sarà simile a quella della partoriente, la quale dopo le doglie sperimenta una gioia tanto grande da dimenticare il travaglio del parto. 
Come la gioia della maternità fa dimenticare le doglie del parto, così il ritorno del Signore risorto tra i suoi sarà fonte di una gioia grande e perfetta, che nessuno potrà mai togliere ai suoi discepoli. 
Padre Lino Pedron
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Preghiera del mattino del 17/V/2012

Signore, voglio vivere alla tua presenza questo giorno che tu mi concedi. 
Tu mi assicuri che la tristezza e le lacrime di un cristiano sono passeggere e saranno presto dimenticate perché tu ci accompagni e ci consoli definitivamente. 
È per questo che ti chiedo di non lasciarmi distruggere dalle sofferenze. 
La sicurezza della tua presenza, Gesù risorto, mi faccia dare il giusto valore alle sofferenze e alle gioie di questa vita che trascorre. 
Senza di te non esiste gioia vera, e con te, Signore, qualsiasi tristezza diventa gioia. 
Con Santa Maria della Pasqua, tua e nostra Madre, io voglio aspettare nella fiducia il tuo ritorno definitivo e gioire della tua presenza per essere in questo giorno e sempre una vera testimonianza del tuo amore infinito.
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mercoledì 16 maggio 2012

Lo Spirito della verità vi guiderà a tutta la verità

Gv 16,12-15 
Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. 

Gesù vorrebbe comunicare ai discepoli altre rivelazioni che ora essi non sono capaci di accogliere perché lo Spirito Santo non ha ancora acceso in loro una fede profonda. 
Quando Gesù oppone la sua presente rivelazione in figure ed enigmi a quella futura, aperta e chiara, vuole riferirsi all'azione del suo Spirito che fa capire e penetrare nel cuore la sua parola. 
Lo Spirito della verità introdurrà i credenti nella verità tutta intera che è il Cristo, ma non porterà nuove rivelazioni. La sua funzione specifica consiste nel far capire e far vivere la parola di Gesù, rendendola operante nell'esistenza dei discepoli. 
Lo Spirito della verità glorificherà Gesù facendolo conoscere agli uomini, rivelandolo ad essi come Figlio di Dio e suscitando in essi la fede nella sua persona divina. 
Tra Gesù e il Padre esiste perfetta comunione di vita e perfetta unità di azione. Lo Spirito riceverà dal Cristo tutti i beni della salvezza, la cui fonte si trova nel Padre. 
Padre Lino Pedron
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Preghiera del mattino del 16/V/2012

Padre Santo, mandaci lo Spirito Santo affinché egli ci porti alla comprensione della verità totale che è tuo Figlio Gesù Cristo. 
Rischiaraci con la luce del Verbo della vita, perché camminiamo nello splendore della verità. 
Liberaci da ogni falsa illusione, che ci mette alla mercé delle mode, dei soggettivismi o dei nostri stessi sentimenti. 
Da' forza alla debolezza del nostro desiderio affinché rimaniamo fedeli alla tua grazia.
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martedì 15 maggio 2012

Se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito

Gv 16,5-11 
Ora però vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: «Dove vai?». Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore. Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi. E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. Riguardo al peccato, perché non credono in me; riguardo alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; riguardo al giudizio, perché il principe di questo mondo è già condannato. 

Gesù sta per tornare al Padre e sente il bisogno di premunire i discepoli dalle tentazioni dello sconforto e dell'apostasia. In tali circostanze dolorose i discepoli sperimenteranno angoscia e sofferenza, simili alle doglie del parto, ma la loro tristezza si trasformerà in gioia quando Gesù tornerà a prenderli con sé (Gv16, 21-22). 
Questa felicità sarà pregustata parzialmente in occasione dell'apparizione del Risorto ai Dodici (Gv 20,20). Il cuore dei discepoli non deve turbarsi per l'annuncio della partenza di Gesù perché egli farà ritorno ad essi mediante il suo Spirito. 
La funzione dello Spirito Santo consiste nel convincere il mondo di peccato, di giustizia e di giudizio. Egli fornirà ai discepoli, nell'intimo della loro coscienza, la prova irrefutabile del grave delitto commesso dal mondo incredulo, rifiutando la rivelazione di Gesù e uccidendolo. Lo Spirito convincerà il mondo di peccato perché non crede in Gesù: il peccato del mondo è l'incredulità. Convincerà il mondo di giustizia perché Gesù ha fatto ritorno al Padre e perché mostrerà che il passaggio di Gesù da questo mondo al Padre non è una sconfitta, ma il trionfo del Cristo sul mondo che l'ha crocifisso pensando di sconfiggerlo per sempre. 
Lo Spirito della verità farà giustizia a Gesù facendo rivedere il processo ingiusto nel quale il Cristo è stato condannato iniquamente, anzi, ne capovolgerà la sentenza a suo favore. L'apparente sconfitta di Cristo sulla croce costituisce il suo ritorno glorioso presso Dio, il suo ingresso trionfale nella gloria del Padre. Lo Spirito infine convincerà il mondo di giudizio "perché il principe di questo mondo è giudicato". 
Con la revisione del processo di Gesù nell'intimo delle coscienze, lo Spirito della verità mostrerà ai discepoli, nella fede, che il responsabile principale della passione e morte del Cristo, il diavolo, è stato giudicato e condannato proprio quando sembrava che avesse riportato vittoria completa su Gesù facendolo morire. Il principe di questo mondo è stato sconfitto e cacciato fuori dal mondo con l'esaltazione del Figlio di Dio (Gv 12,31). 
Padre Lino Pedron 
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La Vergine ti aiuterà sempre a compiere la Volontà di Dio

Non si può condurre una vita pura senza l'aiuto divino. Dio vuole la nostra umiltà, vuole che chiediamo il suo aiuto, attraverso la Madre nostra e sua. Devi dire alla Vergine, proprio adesso, nella solitudine piena di compagnia del tuo cuore, parlando senza rumore di parole: Madre mia, questo mio povero cuore qualche volta si ribella... Ma se tu mi aiuti... — E ti aiuterà, affinché tu lo custodisca puro e prosegua per il cammino a cui Dio ti ha chiamato: la Vergine ti aiuterà sempre a compiere la Volontà di Dio. (Forgia, 315) 


Non si può vivere una vita limpida senza l'aiuto divino. Dio vuole che siamo umili e chiediamo il suo aiuto. Devi supplicare con fiducia la Vergine, ora, nella solitudine piena di compagnia del tuo cuore, senza suono di parole: «Madre mia, questo povero cuore si ribella scioccamente... Se tu non mi proteggi...». Lei ti aiuterà a conservarlo puro e a percorrere il cammino che Dio ha preparato per te. 
Figli miei, ci vuole umiltà, umiltà. Impariamo sul serio a essere umili. Per custodire l'Amore è necessario essere prudenti, vigilare con cura e non lasciarsi dominare dal timore. Tra gli autori classici di spiritualità, ve ne sono molti che paragonano il demonio a un cane arrabbiato, tenuto alla catena: se non ci avviciniamo, non ci morderà, anche se ringhia di continuo. Se coltivate nelle vostre anime l'umiltà, sicuramente eviterete le occasioni, reagirete col coraggio di fuggire; e cercherete ogni giorno l'aiuto del Cielo, per avanzare con garbo su un sentiero da innamorati.(Amici di Dio, 180) 
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Preghiera del mattino del 15/V/2012

Signore Gesù, tu che ci hai lasciati promettendoci che la nostra tristezza sarebbe diventata gioia dopo che te ne saresti andato, mantieni la tua promessa e mandaci il tuo Spirito Paraclito, perché trasformi la nostra vita con la sua presenza e perché la tua verità si manifesti in noi e nel mondo con tutta la sua forza.
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lunedì 14 maggio 2012

Non vi chiamo più servi, ma vi ho chiamato amici

Gv 15,9-17 
Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore.  Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l'ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri. 

Come il Padre ama il Figlio, così il Figlio ama i suoi discepoli e, proprio perché li ama con un amore così grande, li scongiura di rimanere nel suo amore. Gesù spiega come si rimane concretamente nel suo amore: osservando i suoi comandamenti, cioè vivendo la sua parola. 
Il Cristo si presenta come modello: egli ha custodito i precetti del Padre e perciò vive intimamente unito a lui. Gesù si rivela come la vite della verità, cioè come la fonte della rivelazione e della salvezza mediante la manifestazione della vita di amore del Padre per inondare di pace, di gioia piena e di felicità profonda il cuore dei suoi amici. I precetti dati da Gesù ai suoi discepoli sono tanti, ma il suo comandamento specifico, che li contiene tutti, è uno solo: l'amore scambievole tra i suoi discepoli. 
 L'elemento distintivo caratteristico dell'amore fraterno tra i discepoli è la sua misura e il suo modello: "Come io vi ho amati" (v.12). Il Cristo si presenta come l'esemplare dell'amore forte ed eroico, fino al vertice supremo (Gv 13, 1. 34) e come il fondamento di questo amore: è lui che lo rende possibile all'uomo. 
Difatti la particella "come" (kathòs) indica non solo un paragone, ma anche la base su cui poggia il comportamento del discepolo (Gv 6,57; 13,15). Gesù può dare con efficacia il suo comandamento perché egli è il Maestro dell'amore e ne ha offerto agli amici la prova suprema con il sacrificio della vita (v.13). Il dono della vita per gli amici costituisce il segno più eloquente dell'amore forte e concreto. 
 L'amore di Dio si è manifestato nel dono del suo Figlio unigenito (Gv 3,16; 1Gv 4,9-10). L'amore di Dio è sperimentabile e concreto. L'amore dei discepoli dev'essere altrettanto concreto e impegnativo. L'amore autentico per il Signore si dimostra osservando i suoi comandamenti (1Gv 2,4-5). 
Chi non vive la parola di Cristo, che prescrive l'amore per i fratelli, non può amare Dio (1Gv 4,20-21). Gesù considera amici i suoi discepoli perché li ha resi partecipi dei segreti della sua vita divina (v.15). Egli ha rivelato loro il nome, cioè la persona del Padre e quindi li ha resi partecipi della vita di Dio rivelando e comunicando loro la vita del Padre (Gv 8,26. 40). Questo rapporto d'amore non è frutto di una scelta dei discepoli, ma è dono, è grazia. Gli apostoli, e dopo di loro tutti i credenti, sono stati scelti dal Cristo per essere suoi amici e suoi missionari (v.16). 
 Gesù preannuncia la fecondità apostolica dei suoi amici. Una delle conseguenze importanti di questa unione fruttuosa con Cristo è l'esaudimento delle loro richieste al Padre, fatte nel nome di Gesù (v.16). 
Padre Lino Pedron
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Preghiera del mattino del 14/V/2012

Padre che sei nei cieli, il tuo Santo Figlio Gesù ci ha assicurato che tu ci concederai tutto quanto ti chiederemo. 
Ci ha posto una sola condizione: quella di restare nel tuo amore. 
Così noi comprendiamo che abbiamo da chiederti una sola cosa veramente necessaria: fa' che nulla ci separi dal tuo amore. 
Concedici di saper restare nello spazio misericordioso della tua carità, e dacci ogni altra cosa utile a rafforzare il nostro amore.
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domenica 13 maggio 2012

Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici

Gv 15,9-17 
Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l'ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri. 

Come il Padre ama il Figlio, così il Figlio ama i suoi discepoli e, proprio perché li ama con un amore così grande, li scongiura di rimanere nel suo amore. Gesù spiega come si rimane concretamente nel suo amore: osservando i suoi comandamenti, cioè vivendo la sua parola. 
Il Cristo si presenta come modello: egli ha custodito i precetti del Padre e perciò vive intimamente unito a lui. Gesù si rivela come la vite della verità, cioè come la fonte della rivelazione e della salvezza mediante la manifestazione della vita di amore del Padre per inondare di pace, di gioia piena e di felicità profonda il cuore dei suoi amici. 
I precetti dati da Gesù ai suoi discepoli sono tanti, ma il suo comandamento specifico, che li contiene tutti, è uno solo: l'amore scambievole tra i suoi discepoli. L'elemento distintivo caratteristico dell'amore fraterno tra i discepoli è la sua misura e il suo modello: "Come io vi ho amati" (v.12). 
Il Cristo si presenta come l'esemplare dell'amore forte ed eroico, fino al vertice supremo (Gv 13,1. 34) e come il fondamento di questo amore: è lui che lo rende possibile all'uomo. Difatti la particella "come" (kathòs) indica non solo un paragone, ma anche la base su cui poggia il comportamento del discepolo (Gv 6,57; 13,15). 
Gesù può dare con efficacia il suo comandamento perché egli è il Maestro dell'amore e ne ha offerto agli amici la prova suprema con il sacrificio della vita (v.13). Il dono della vita per gli amici costituisce il segno più eloquente dell'amore forte e concreto. 
 L'amore di Dio si è manifestato nel dono del suo Figlio unigenito (Gv 3,16; 1Gv 4,9-10). L'amore di Dio è sperimentabile e concreto. L'amore dei discepoli dev'essere altrettanto concreto e impegnativo. L'amore autentico per il Signore si dimostra osservando i suoi comandamenti (1Gv 2,4-5). Chi non vive la parola di Cristo, che prescrive l'amore per i fratelli, non può amare Dio (1Gv 4,20-21). 
Gesù considera amici i suoi discepoli perché li ha resi partecipi dei segreti della sua vita divina (v.15). Egli ha rivelato loro il nome, cioè la persona del Padre e quindi li ha resi partecipi della vita di Dio rivelando e comunicando loro la vita del Padre (Gv 8,26.40). Questo rapporto d'amore non è frutto di una scelta dei discepoli, ma è dono, è grazia. Gli apostoli, e dopo di loro tutti i credenti, sono stati scelti dal Cristo per essere suoi amici e suoi missionari (v.16). 
Gesù preannuncia la fecondità apostolica dei suoi amici. Una delle conseguenze importanti di questa unione fruttuosa con Cristo è l'esaudimento delle loro richieste al Padre, fatte nel nome di Gesù (v.16) 
Padre Lino Pedron
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Novena a Santa Rita

dal 13 al 21 Maggio 


PRIMO GIORNO (13/5)
O santa Rita, noi vogliamo unirci a Te nel lodare Dio con spirito di riconoscenza per tutti i benefici che ci ha dato: la vita naturale per la quale siamo uniti a tutte le creature che magnificano il Signore; la vita soprannaturale per la quale siamo figli di Dio e fratelli di Gesù nella santa Chiesa. Lo vogliamo lodare nella gioia e nella sofferenza, perché siamo certi che Egli ci dà tutto con amore e per il nostro bene. Lo vogliamo lodare anche per la nostra morte corporale che ci apre le porte della partecipazione eterna alla sua felicità insieme con Te e con tutti i Beati. Amen. 
Padre nostro. . . Ave Maria. . . Gloria al Padre. . . 


SECONDO GIORNO (14/5)
O santa Rita, aiutaci ad essere fedeli ai nostri doveri quotidiani: al dovere della adorazione che è la prima necessità per la nostra vita spirituale; al dovere che ci unisce agli altri, ai doveri particolari della nostra vocazione, al dovere della carità materiale e spirituale, consapevoli che il dialogo con Dio è soprattutto nel fare la sua volontà e che il dialogo con il prossimo è soprattutto nel compimento dei nostri doveri quotidiani con spirito di fede e di carità. Amen. 
Padre nostro. . .Ave Maria. . . Gloria al Padre. . . 


TERZO GIORNO (15/5)
O santa Rita, che hai affrontato con coraggio cristiano e con perseverante fiducia nella Provvidenza, gli impegni, le incomprensioni e le sofferenze di sposa e di madre, mantenendoti sempre fedele alle tue promesse e al tuo dovere di amore, prega il Signore che protegga gli sposi cristiani e dia loro la forza di mantenersi fedeli al Sacramento del matrimonio per il quale si sono uniti come Gesù è unito alla Chiesa e siano esempio costante di vita cristiana per i figli del loro amore santificato. Amen. 
Padre nostro. . .Ave Maria. . . Gloria al Padre. . . . 


QUARTO GIORNO (16/5)
O santa Rita, noi ammiriamo il tuo coraggio e la tua costanza nel imitare Gesù nella testimonianza della fede e della carità, sia assolvendo fedelmente i tuoi impegni quotidiani sia affrontando con fede e speranza anche le situazioni più difficili; e sentiamo vergogna per le nostre frequenti incertezze, per la nostra pigrizia e per la nostra incoerenza: aiutaci a diventare pienamente responsabili del dono della fede e quindi ad operare sempre il bene con lo spirito cristiano, affinchè il nostro prossimo possa più facilmente unirsi a noi nel lodare il Padre. Amen. 
Padre nostro. . . Ave Maria. . . Gloria al Padre.


QUINTO GIORNO (17/5)
O santa Rita, tu hai amato Gesù da chiedere ed ottenere la partecipazione ai dolori della sua Passione: aiutaci a capire che nel mistero della nostra salvezza è essenziale la sofferenza e che lo sforzo per stare bene e per sfuggire ai dolori ci impedisce di seguire Gesù e quindi di entrare nella gloria che ha promesso a chi prende la sua croce e lo segue: aiutaci a superare la inquietudine delle gioie cercate senza Gesù e a vincere l egoismo che rende anche insensibili alle sofferenze degli altri. Amen. 
Padre nostro. . . Ave Maria. . . Gloria al Padre. . . . 


SESTO GIORNO (18/5)
O santa Rita, che hai imitato Gesù nel perdonare gli assassini del tuo sposo, aiutaci a vincere l orgoglio che ci fa deboli e vili, fino a renderci impossibile il perdono: insegnaci a cercare la vera giustizia e a voler essere simili al Padre del cielo che ama e aiuta anche i peccatori, che ama e aiuta anche noi che lo offendiamo tanto spesso con la nostra indifferenza e con la nostra ingratitudine: insegnaci che il perdonare le offese non è un sopra più, ma un dovere cristiano che ci rende degni della misericordia di Dio; insegnaci a pregare per chi ci offende e a fare del bene ai nostri nemici. Amen. 
Padre nostro. . .Ave Maria. . .Gloria al Padre. . . 


SETTIMO GIORNO (19/5)
O santa Rita, che, seguendo l esempio dei tuoi genitori, sei sempre vissuta in pace con Dio e hai operato per la pace nella tua famiglia e tra coloro che seguivano l abitudine del odio e della vendetta e solo dopo aver persuaso al vicendevole perdono le famiglie divise dal assassinio del tuo sposo, sei entrata in monastero: aiutaci a custodire la pace del Signore, a essere tolleranti ed in pace con tutti, affinchè la nostra preghiera e la nostra partecipazione al sacrificio Eucaristico siano gradite a Dio e ci ottengano anche quei beni che senza la pace interiore ed esteriore non si possono ricevere. Amen. 
Padre nostro. . Ave Maria. . . Gloria al Padre. . . 


OTTAVO GIORNO (20/5)
O santa Rita, tu hai sempre unito la preghiera alla carità e, prima di partecipare alla Passione di Gesù, hai imparato pazientemente a portare la tua croce e a partecipare alla passione del tuo prossimo, attuando sempre, con spirito di carità, le opere di misericordia: invece noi pensiamo molto al nostro benessere, a stare bene più che fare bene e così siamo indifferenti ai bisogni ed alle sofferenze altrui. Aiutaci ad essere cristiani coerenti e decisi, imploraci il coraggio e conforto nelle tribolazioni; implora per tutti i sofferenti piena fiducia al Padre celeste che li unisce alla Passione del suo Figlio per la salvezza del mondo. Amen. 
Padre nostro. . .Ave Maria. . . Gloria al Padre. . . 


NONO GIORNO (21/5)
O santa Rita, che hai vissuto intensamente la tua vocazione cristiana anche nella pratica della povertà, della obbedienza e della castità nel Ordine Agostiniano e hai sempre lavorato per il Regno di Dio, unisci le tue suppliche alle nostre, affinchè il Padre celeste, per i meriti del Signore Gesù, chiami molti cristiani alla vita sacerdotale e religiosa; dia ai chiamati il perseverante coraggio di una risposta generosa e fedele; benedica i sacrifici dei missionari e di tutti coloro che sono generosi testimoni della fede e della carità, cosi che possa giungere a tutti gli uomini, ma specialmente ai piccoli e ai poveri in spirito, la Parola salvatrice di Gesù e della sua Chiesa. Amen. 
Padre nostro. . Ave Maria. . Gloria al Padre. . . 




PREGHIERA A SANTA RITA 
O Santa Rita, santa dell'impossibile e avvocata delle cause disperate, sotto il peso della prova, ricorro a te. Libera il mio povero cuore dalle angosce che l'opprimono e rendi la pace al mio spirito affranto. 
Tu che sei stata scelta da Dio come avvocata delle cause disperate, ottienimi la grazia che ti chiedo Sarei io il solo a non sperimentare l'efficacia della tua potente intercessione? 
Se i miei peccati costituiscono un ostacolo all'esaudimento dei miei voti più cari, ottienimi la grande grazia di un sincero pentimento e del perdono, mediante una buona confessione. 
In ogni caso, non permettere che io continui a vivere in una così grande afflizione. Abbi pietà di me! 0 Signore, vedi la speranza che ho riposto in te! Ascolta Santa Rita che intercede per noi, umanamente afflitti senza speranza. Ascoltala ancora una volta, manifestando in noi la tua misericordia. Amen. 


PREGHIERA per il giorno della festa il 22 Maggio 
Sotto il peso e tra le angoscie dei dolore, a Voi che tutti chiamano la Santa degli impossibili, io ricorro nella fiducia di presto aver ne soccorsi. 
Liberate Vi prego il mio povero cuore, dalle angustie che da ogni parte l’opprimono, e ridonare la calma a questo spirito che geme, sempre pieni di affanni. 
E giacché riesce inutile ogni mezzo a procurarmi sollievo, totalmente confido in Voi che foste da Dio prescelta per avvocata dei casi più disperati. Se sono di ostacolo al compimento dei miei desideri, i peccati miei, ottenetemi da Dio ravvedimento e perdono. 
Non permettete, no, che più a lungo sparga lacrime di amarezza, premiate la mia ferma speranza, ed io darò a conoscere dovunque le grandi vostre misericordie verso gli animi afflitti. O ammirabile sposa del Crocefisso, intercedete ora e sempre per i miei bisogni. 
3 Pater, Ave e Gloria. 
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Preghiera del mattino del 13/V/2012

Signore Gesù Cristo, Figlio eterno di Dio! 
Tu accogli come amici tutti quelli che credono nella tua parola e nella testimonianza della Chiesa. 
Per mezzo del battesimo, tu fai entrare i tuoi amici nella comunanza d'amore che esiste, dall'eternità, tra te e tuo Padre. 
Anche se la nostra ragione non può capirlo, noi possiamo con un cuore che crede avere fiducia nella tua parola. 
Vogliamo mostrarci degni di essere stati eletti. 
Aiutaci! 
Ciò che in primo luogo ti interessa, è che tutti quelli che fanno parte della tua Chiesa si amino gli uni gli altri dell'amore assoluto con cui tu ci ami! 
Aiutaci a trattare tutti i cristiani con un amore rispettoso, e a cercare un'unione completa nella verità, perché la tua gioia fiorisca in noi. 
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sabato 12 maggio 2012

Voi non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo

Gv 15,18-21 
Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia. Ricordatevi della parola che io vi ho detto: «Un servo non è più grande del suo padrone». Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.  Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato. 

Gesù, dopo aver parlato dell'amore e dell'amicizia, tratta un tema antitetico, quello dell'odio. I discepoli devono amarsi fraternamente come Cristo li ha amati; essi però saranno odiati dal mondo proprio perché sono amici di Gesù. Come il mondo ha odiato e perseguitato Cristo, così odierà e perseguiterà i suoi discepoli. 
Il mondo, in quanto personificazione del male, odia la luce (Gv 3,20), lotta contro il Verbo-luce (Gv 1,5.10), perché preferisce le tenebre alla luce (Gv 3,19). Questo mondo tenebroso, in potere del maligno (1Gv 5,19), odia il Cristo (Gv 7,7), ma con la glorificazione di Gesù è condannato (Gv 12,31) e sarà convinto di peccato dallo Spirito Santo (Gv 16,8). Il mondo ostile a Gesù odia anche i suoi discepoli; essi sperimenteranno tribolazioni, ma non devono spaventarsi, perché il Cristo ha vinto il mondo (Gv 16,33). 
I cristiani partecipano a questa vittoria mediante la fede (1Gv 5,4). Nel vangelo di Giovanni, il mondo satanico, in concreto, è rappresentato dai giudei, dai capi del popolo che perseguitano il Cristo (Gv 5,16) e tentano di ucciderlo (Gv 5,18). Costoro odiano Gesù e di conseguenza odiano anche il Padre (Gv 15,23-24). 
La ragione profonda di questo odio contro i discepoli sta nel fatto che essi non appartengono al mondo di satana, ma al nuovo popolo di Dio, perché Gesù li ha scelti per grazia. Per illustrare la ragione di questo odio del mondo, Gesù ricorre al detto già utilizzato nel contesto della lavanda dei piedi per insegnare la necessità di imitare il suo esempio nell'umile servizio dei fratelli (Gv 13,16). 
Questa massima è qui utilizzata per informare i discepoli sull'inevitabilità delle persecuzioni. Ma i discepoli, perseguitati a causa della giustizia, ossia a motivo della persona di Gesù, devono considerarsi beati (Mt 5,10-11). La ragione profonda di questo odio del mondo contro gli amici di Gesù è la loro appartenenza al Signore. I cristiani aderiscono all'uomo-Dio, per questo saranno osteggiati da quelli che si oppongono al regno di Cristo. Questo atteggiamento ostile dei nemici di Cristo è dovuto all'ignoranza nei confronti di Dio. 
 Non solo i pagani, ma anche i giudei che perseguitano Gesù e i suoi discepoli, in realtà non conoscono il Padre (Gv 17,25). I nemici di Cristo, uccidendo i cristiani, penseranno di rendere gloria a Dio: Essi si comporteranno così perché non hanno conosciuto né il Padre né Gesù (Gv 16,3). 
Padre Lino Pedron
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Servire, figli miei, servire è il nostro compito

In mezzo al giubilo della festa, a Cana, soltanto Maria si accorge che manca il vino... L'anima giunge fino ai minimi dettagli di servizio se, come Lei, vive appassionatamente intenta ai bisogni del prossimo, per il Signore.(Solco, 631) 


Servire, figli miei, servire è il nostro compito; essere servitori di tutti perché si accresca in numero e in virtù il popolo fedele [Orazione super populum]. 
Guardate Maria. Mai creatura si è data con più umiltà alla volontà di Dio. L'umiltà dell'ancilla Domini [Lc 1, 38] della serva del Signore, è il motivo per cui l'invochiamo come causa nostrae laetitiae, causa della nostra gioia. Eva, dopo aver peccato, per volere nella sua follia farsi simile a Dio, si nascondeva davanti al Signore, piena di vergogna: era triste. Maria, proclamandosi serva del Signore, diviene Madre del Verbo divino, e si riempie di letizia. Che la sua gioia di Madre buona metta radici in noi tutti; cerchiamo, come figli, di assomigliarle, e così assomiglieremo di più a Cristo. (Amici di Dio, 108-109)
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Preghiera del mattino del 12/V/2012

Dio onnipotente ed eterno, la tua provvidenza guida i destini degli uomini e dei popoli; protegge la tua Chiesa, corpo di Cristo, nel compiere il tuo disegno di salvezza.
Rafforza i tuoi fedeli che si impegnano nel farsi testimoni di Cristo, tuo Figlio, che vive e regna con te nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

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venerdì 11 maggio 2012

Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri

Gv 15,12-17 
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l'ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri. 

I precetti dati da Gesù ai suoi discepoli sono tanti, ma il suo comandamento specifico, che li contiene tutti, è uno solo: l'amore scambievole tra i suoi discepoli. L'elemento distintivo caratteristico dell'amore fraterno tra i discepoli è la sua misura e il suo modello: "Come io vi ho amati" (v.12). 
Il Cristo si presenta come l'esemplare dell'amore forte ed eroico, fino al vertice supremo (Gv 13,1.34) e come il fondamento di questo amore: è lui che lo rende possibile all'uomo. Difatti la particella "come" (kathòs) indica non solo un paragone, ma anche la base su cui poggia il comportamento del discepolo (Gv 6,57; 13,15). Gesù può dare con efficacia il suo comandamento perché egli è il Maestro dell'amore e ne ha offerto agli amici la prova suprema con il sacrificio della vita (v.13). Il dono della vita per gli amici costituisce il segno più eloquente dell'amore forte e concreto. 
L'amore di Dio si è manifestato nel dono del suo Figlio unigenito (Gv 3,16; 1Gv 4,9-10). L'amore di Dio è sperimentabile e concreto. L'amore dei discepoli dev'essere altrettanto concreto e impegnativo. L'amore autentico per il Signore si dimostra osservando i suoi comandamenti (1Gv 2,4-5). 
Chi non vive la parola di Cristo, che prescrive l'amore per i fratelli, non può amare Dio (1Gv 4,20-21). Gesù considera amici i suoi discepoli perché li ha resi partecipi dei segreti della sua vita divina (v.15). 
Egli ha rivelato loro il nome, cioè la persona del Padre e quindi li ha resi partecipi della vita di Dio rivelando e comunicando loro la vita del Padre (Gv 8,26. 40). Questo rapporto d'amore non è frutto di una scelta dei discepoli, ma è dono, è grazia. Gli apostoli, e dopo di loro tutti i credenti, sono stati scelti dal Cristo per essere suoi amici e suoi missionari (v.16). 
Gesù preannuncia la fecondità apostolica dei suoi amici. Una delle conseguenze importanti di questa unione fruttuosa con Cristo è l'esaudimento delle loro richieste al Padre, fatte nel nome di Gesù (v.16). 
Padre Lino Pedron
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Preghiera del mattino del 11/V/2012

Dio di infinita maestà, creatore dell'universo e di ogni singola anima, tuo Figlio ha rivelato agli apostoli il tuo disegno sull'umanità. 
Attraverso gli apostoli e i loro successori, il collegio dei vescovi, guidaci verso la sola verità che può renderci liberi e uniti in Cristo, che vive e regna nei secoli dei secoli.
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giovedì 10 maggio 2012

Maria cerca il Figlio smarrito

Per tre giorni e tre notti Maria cerca il Figlio smarrito. Magari potessimo dire tu e io che anche la nostra volontà di trovare Gesù non conosce riposo. (Solco, 794) 


 Quale dolore per sua Madre e per san Giuseppe, quando — di ritorno da Gerusalemme — non lo ritrovano tra i parenti e gli amici! E che gioia quando lo scorgono, già da lontano, mentre istruisce i maestri di Israele! Ma fate attenzione alle parole, apparentemente dure, che escono dalle labbra del Figlio, nel rispondere a sua Madre: Perché mi cercavate? [Lc 2, 49]. 
 Non era ragionevole che lo cercassero? Le anime che sanno che cosa significa perdere Cristo e ritrovarlo, possono capirlo... Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio? [Lc 2, 49]. Non sapevate forse che io devo dedicare totalmente il mio tempo al Padre celeste? 
 Ecco il frutto dell'orazione di oggi: persuaderci che il nostro cammino sulla terra — in ogni occasione e in ogni tempo — è per Iddio, è un tesoro di gloria, un'immagine del Cielo; è, in mano nostra, una cosa preziosa che dobbiamo amministrare, con senso di responsabilità di fronte agli uomini e di fronte a Dio: senza che, per far ciò, sia necessario cambiare di stato, bensì nel bel mezzo della strada, santificando la propria professione o il proprio mestiere; santificando la vita di famiglia, le relazioni sociali, e ogni altra attività in apparenza esclusivamente terrena. (Amici di Dio, 53-54)
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mercoledì 9 maggio 2012

Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto

Gv 15,1-8 
«Io sono la vite vera e il Padre mio è l'agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli. 

In questo brano Gesù scongiura i suoi amici di rimanere in lui, nel suo amore, per portare molto frutto e per godere la gioia in pienezza. 
L'espressione dominante di questo testo è "rimanere in", che ricorre sette volte. Gesù si presenta come la vite della verità: in questo modo afferma di essere il Cristo, il profeta definitivo atteso dagli ebrei e la fonte della rivelazione piena e perfetta. 
Nell'Antico Testamento la vite ha simboleggiato il popolo d'Israele. Il salmo 80 canta la storia del popolo di Dio utilizzando l'immagine della vite che Dio ha divelto dall'Egitto per trapiantarla in Palestina, dopo averle preparato il terreno. La presentazione del Padre, come l'agricoltore che coltiva la vita identificata con Gesù, richiama il canto d'amore di Isaia 5,1-7 nel quale il Signore è descritto come il vignaiolo che cura la casa d'Israele. 
La vite-Gesù produce numerosi tralci; non tutti però danno frutto. Il portare frutto dipende dal rapporto personale del discepolo con Gesù, dall'unione intima con il Cristo. L'opera purificatrice di Dio nei discepoli di Gesù ha come scopo una fecondità maggiore. Dio purifica i discepoli dal male e dal peccato per mezzo della parola di Gesù. Per Giovanni la purificazione è legata alla parola di Cristo, cioè all'adesione, per mezzo della fede, alla sua rivelazione. 
Gesù parla della mutua immanenza tra lui e i suoi amici. Nel passo finale del discorso di Cafàrnao, egli aveva fatto dipendere questa comunione perfetta tra lui e i suoi discepoli dal mangiare la sua carne e dal bere il suo sangue (Gv 6,56). 
La finalità della comunione intima con Gesù, il frutto che ogni tralcio deve portare è la salvezza. L'uomo separato da Cristo, che è la fonte della vita, si trova nell'incapacità di vivere e operare nella vita divina. Senza l'azione dello Spirito Santo è impossibile entrare nel regno di Dio (Gv 3,5); senza l'attrazione del Padre, nessuno può andare verso il Cristo e credere in lui (Gv 6,44. 65). 
Come il mondo incredulo si trova nell'incapacità totale di credere (Gv 12,39) e di ricevere la Spirito della verità (Gv 14,17), così i discepoli, se non rimangono uniti al Cristo, non possono operare nulla sul piano della fede e della grazia (v.5). Chi non rimane in Cristo, vite della verità, non solo è sterile, ma subirà la condanna del giudizio finale (v.6). Una conseguenza benefica del rimanere in Gesù è l'esaudimento delle preghiere dei discepoli da parte del Padre. L'unione intima e profonda con Gesù rende molto fecondi nella vita di fede e capaci di glorificare Dio Padre (v.8). 
Padre Lino Pedron 
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Magnificat anima mea Dominum!

Come sarà stato lo sguardo gioioso di Gesù!: lo stesso che avrà brillato negli occhi di sua Madre, che non può contenere la propria allegrezza e la sua anima glorifica il Signore «Magnificat anima mea Dominum!» , da quando lo porta dentro di sé e al suo fianco. Oh!, Madre!: sia la nostra, come la tua, la gioia di stare con Lui e di avere Lui. (Solco, 95) 


La nostra fede non è un peso, non è una limitazione. Che povera idea della verità cristiana dimostrerebbe chi non ne fosse convinto! Scegliendo Dio non perdiamo nulla, guadagniamo tutto: chi, a scapito della propria anima, avrà trovato la sua vita, la perderà; e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà [Mt 10, 39]. 
Abbiamo in mano la carta vincente, il primo premio. Se qualcosa ci impedisce di vedere chiaramente questa verità, esaminiamo il fondo della nostra anima: forse c'è poca fede, poco rapporto personale con Dio, poca vita di preghiera. Dobbiamo chiedere al Signore — per mezzo di sua Madre, che è anche Madre nostra — di farci crescere nel suo amore, di concederci di gustare la dolcezza della sua presenza; perché soltanto quando si ama si giunge alla libertà più piena: la libertà di non voler mai abbandonare, per tutta l'eternità, l'oggetto del nostro amore. (Amici di Dio, 38) 
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martedì 8 maggio 2012

Supplica alla Madonna di Pompei

Recitata nel Santuario di Pompei e in altre chiese i giorni 8 maggio e prima domenica di ottobre. 


O augusta Regina delle Vittorie, o Sovrana del cielo e della terra, al cui nome si rallegrano i cieli e tremano gli abissi, o Regina gloriosa del Rosario, noi devoti figli tuoi, raccolti nel tuo tempio di Pompei (in questo giorno solenne), effondiamo gli affetti del nostro cuore e con confidenza di figli ti esprimiamo le nostre miserie.Dal trono di clemenza, dove siedi Regina, volgi, o Maria, il tuo sguardo pietoso su di noi, sulle nostre famiglie, sull'Italia, sull'Europa, sul mondo. Ti prenda compassione degli affanni e dei travagli che amareggiano la nostra vita. Vedi, o Madre, quanti pericoli nell'anima e nel corpo, quante calamità ed afflizioni ci costringono.O Madre, implora per noi misericordia dal tuo Figlio divino e vinci con la clemenza il cuore dei peccatori. Sono nostri fratelli e figli tuoi che costano sangue al dolce Gesù e contristano il tuo sensibilissimo Cuore. Mostrati a tutti quale sei, Regina di pace e di perdono.
Ave Maria 


È vero che noi, per primi, benché tuoi figli, con i peccati torniamo a crocifiggere in cuor nostro Gesù e trafiggiamo nuovamente il tuo cuore.Lo confessiamo: siamo meritevoli dei più aspri castighi, ma tu ricordati che, sul Golgota, raccogliesti, col Sangue divino, il testamento del Redentore moribondo, che ti dichiarava Madre nostra, Madre dei peccatori.Tu dunque, come Madre nostra, sei la nostra avvocata, la nostra speranza. E noi, gementi, stendiamo a te le mani supplichevoli, gridando: misericordia!O Madre buona, abbi pietà di noi, delle anime nostre, delle nostre famiglie, dei nostri parenti, dei nostri amici, dei nostri defunti, soprattutto dei nostri nemici e di tanti che si dicono cristiani, eppur offendono il cuore amabile del tuo Figliuolo. Pietà oggi imploriamo per le nazioni traviate, per tutta l'Europa, per tutto il mondo, perché pentito ritorni al tuo cuore.Misericordia per tutti, o Madre di misericordia.
Ave Maria 


Degnati benevolmente, o Maria, di esaudirci! Gesù ha riposto nelle tue mani tutti i tesori delle sue grazie e delle sue misericordie.Tu siedi, coronata Regina, alla destra del tuo Figlio, splendente di gloria immortale su tutti i cori degli angeli. Tu distendi il tuo dominio per quanto sono distesi i cieli, a te la terra e le creature tutte sono soggette. Tu sei l'onnipotente per grazia, tu dunque puoi aiutarci. Se tu non volessi aiutarci, perché figli ingrati ed immeritevoli della tua protezione, non sapremmo a chi rivolgerci. Il tuo cuore di Madre non permetterà di vedere noi, tuoi figli, perduti. Il bambino che vediamo sulle tue ginocchia e la mistica corona che miriamo nella tua mano, ci ispirano fiducia che saremo esauditi. E noi confidiamo pienamente in te, ci abbandoniamo come deboli figli tra le braccia della più tenera fra le madri, e, oggi stesso, da te aspettiamo le sospirate grazie.
Ave Maria 


Un'ultima grazia noi ora ti chiediamo, o Regina, che non puoi negarci (in questo giorno solennissimo). Concedi a tutti noi l'amore tuo costante e in modo speciale la materna benedizione.Non ci staccheremo da te finché non ci avrai benedetti. Benedici, o Maria, in questo momento il Sommo Pontefice. Agli antichi splendori della tua corona, ai trionfi del tuo Rosario, onde sei chiamata Regina delle Vittorie, aggiungi ancor questo, o Madre: concedi il trionfo alla religione e la pace all'umana società. Benedici i nostri vescovi, i sacerdoti e particolarmente tutti coloro che zelano l'onore del tuo Santuario. Benedici infine tutti gli associati al tuo tempio di Pompei e quanti coltivano e promuovono la devozione al santo Rosario.O Rosario benedetto di Maria, catena dolce che ci rannodi a Dio, vincolo di amore che ci unisci agli angeli, torre di salvezza, negli assalti dell'inferno, porto sicuro nel comune naufragio, noi non ti lasceremo mai più.Tu ci sarai conforto nell'ora dell'agonia, a te l'ultimo bacio della vita che si spegne.E l'ultimo accento delle nostre labbra sarà il nome tuo soave, o Regina del Rosario di Pompei, o Madre nostra cara, o Rifugio dei peccatori, o Sovrana consolatrice dei mesti.Sii ovunque, benedetta, oggi e sempre, in terra e in cielo. Amen. 
Salve Regina 
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Vi do la mia pace

Gv 14,27-31 
Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: «Vado e tornerò da voi». Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l'ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate. Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il principe del mondo; contro di me non può nulla, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco. Alzatevi, andiamo via di qui». 

Gesù, dopo aver parlato dello Spirito Santo, dona ai suoi discepoli la sua pace. Essa sintetizza la pienezza dei beni messianici e si differenzia da quella del mondo che si esaurisce nella gioia effimera del piacere e del successo (Gv 16,20). 
Inondato dalla pace di Cristo, il cuore dei credenti non deve turbarsi o spaventarsi per la prossima partenza del Maestro, perché egli ritornerà da loro (vv.27-28). I discepoli non devono rattristarsi, ma rallegrarsi perché Gesù va dal Padre che è più grande di lui. In realtà il Padre è più grande di tutti (Gv 10,29), anche del Figlio suo, perché è la fonte dell'essere, della vita e dell'agire del Figlio e di tutte le creature (Gv 5,19ss). Egli è l'ideatore delle storia e della salvezza. Gesù informa in anticipo i suoi amici della sua partenza per favorire la loro fede quando questo avverrà (v.29). 
Gli avvenimenti finali della vita terrena di Gesù stanno concludendosi: il Rivelatore è alle ultime battute della sua missione. Il principe di questo mondo ha già scatenato la sua ultima offensiva (v.30). Egli può dominare gli uomini e servirsene come satelliti, ma non ha alcun potere su Cristo. Con l'esaltazione del Cristo, il demonio è stato sconfitto e detronizzato (Gv 12,31), è stato giudicato e condannato (Gv 16,11). 
Gesù però deve dimostrare il suo amore per il Padre, eseguendo il suo piano di salvezza che esige il suo sacrificio, perciò deve accettare la sconfitta della croce che è la vittoria effimera del principe di questo mondo. Facendo la volontà del Padre, sottomettendosi spontaneamente alla sua passione dolorosa, Gesù mostra all'umanità fino a quale punto egli ama il Padre (v.31). Questo sembra l'unico passo del vangelo di Giovanni nel quale si parla dell'amore di Gesù per il Padre. 
Padre Lino Pedron
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Preghiera del mattino del 8/V/2012

Dio Padre onnipotente, tu che hai mandato il tuo Figlio unigenito per riconciliare il mondo con te, scaccia la paura dai nostri cuori, concedici di vivere nella pace di Cristo e permettici così di vincere la sfida posta dalla fede in Cristo, tuo Figlio, nostro Signore, che vive e regna con te nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
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lunedì 7 maggio 2012

Lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome vi insegnerà ogni cosa

Gv 14,21-26 
Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui». Gli disse Giuda, non l'Iscariota: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?». Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. 

L'amore per la persona di Gesù è dimostrato custodendo i suoi precetti, ossia accogliendo la parola di Cristo, facendola penetrare nel cuore e custodendola gelosamente. 
Il vero discepolo, che dimostra di amare il Signore concretamente, sarà oggetto di un amore speciale del Padre e del Figlio. Questo amore del Cristo per i suoi amici avrà come effetto una speciale manifestazione (v.21). Questo linguaggio misterioso provoca l'intervento di Giuda, non l'Iscariota, il quale chiede spiegazioni. Egli rivela la mentalità dei giudei in merito alla manifestazione del Messia. 
Gli ebrei infatti attendevano il Messia che doveva fare la sua comparsa in modo spettacolare per rivelarsi davanti a tutti come re d'Israele e che avrebbe guidato la riscossa nazionale contro i dominatori pagani e instaurato definitivamente il regno di Dio. La risposta di Gesù, a prima vista sembra ignorare la domanda di Giuda, ma in realtà è la risposta più profonda alla domanda dell'apostolo. Gesù chiarisce che la sua manifestazione agli amici non avverrà in modo spettacolare ed esterno, ma si realizzerà nell'intimo delle coscienze, con la sua venuta insieme al Padre nel cuore dei discepoli (v.23). Il regno di Cristo infatti non è di carattere politico, non ha origine da questo mondo, ma si instaura con l'assimilazione della verità (Gv 18,36-37), osservando la sua parola (v.23). 
Con tale interiorizzazione della rivelazione del Cristo, i discepoli sono resi tempio di Dio, ospiteranno le persone del Padre e del Figlio. Gesù si manifesterà realmente ai suoi amici che lo amano concretamente, perché tornerà da loro e abiterà per sempre nel loro cuore (v.20), assieme al Padre (v.23) e allo Spirito della verità (v.17). Gesù mette in rapporto la sua rivelazione con l'azione dello Spirito santo. Egli, dimorando presso i suoi amici, ha rivelato la parola di Dio (v.25), ma essi non hanno capito né fatto penetrare nel cuore la verità; di qui la necessità dell'intervento dello Spirito santo. Quindi non solo Gesù, ma anche lo Spirito è maestro di fede: egli insegnerà ogni cosa ai credenti. 
Lo Spirito santo non eserciterà una funzione didattica prescindendo dalla rivelazione di Gesù, ma ricordando ai discepoli le parole di Gesù (v.26) e introducendoli nella verità tutta intera (Gv 16,13). Questo è il primo brano del vangelo di Giovanni che parla contemporaneamente del Padre, del Figlio e dello Spirito santo. Queste tre persone divine non sono considerate in modo astratto, ma nel loro rapporto con i discepoli di Gesù. Il Padre, il Figlio e la Spirito santo abitano nei cristiani che custodiscono la parola del Signore (vv.18.23). 
Questa verità deve ispirare profondamente la spiritualità cristiana. 
Padre Lino Pedron 
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Preghiera del mattino del 7/V/2012

Dio Padre onnipotente, il tuo Verbo si è fatto carne ed è venuto fra noi per farci rimanere sempre con te.
Manda il tuo Spirito nei nostri cuori oggi, perché ci ricordi l'insegnamento di Cristo e ci faccia osservare, in comunione con i santi, i suoi comandamenti, ora e sempre. 
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domenica 6 maggio 2012

Io sono la vite, e voi i tralci!


Il Signore ci parla attraverso il Vangelo di  oggi facendoci rivolgere lo sguardo a quello che è il quotidiano.    
Qui Gesù dice di essere la vite (la pianta della vigna), noi i tralci (i rami della pianta) e il Padre il vignaiolo (il contadino che cura e fa crescere la pianta). È l’immagine della nostra relazione con Dio: noi siamo così stretti a Dio come il tralcio alla vite e come la vite al vignaiolo.   
Carissimi, solo se si cammina con Dio si sta bene, bisogna essere completamente uniti a Lui, camminarGli accanto mano nella mano. Essere tralci significa stare attaccati a Gesù perchè è Lui la vera Vite...da Lui nascono i frutti. Il tralcio non vive da sé ma solo unito alla vite e così è per ciascuno di noi. 
In diversi messaggi la Madonna ci invita con ardore a chiedere   a Gesù la forza e l'energia sufficiente per la vita. Bisogna essere consapevoli che i frutti che si producono non sono ad uso e consumo egoistico ma vanno distribuiti a tutti quelli hanno fame e vogliono crescere con l'amore e la pace di Dio.    
Il Signore ci dona la sua linfa, per mezzo di essa noi viviamo.  Solo attraverso Gesù potremo giungere al senso profondo della vita.  
Maria M.
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Il Santo Rosario è un'arma potente

Il Santo Rosario è un'arma potente. Impiegala con fiducia e ti meraviglierai del risultato. (Cammino, 558) 


Anche i nostri rapporti con la Madre del Cielo richiedono norme di pietà filiale che guidino il nostro comportamento verso di Lei. Molti cristiani adottano l'antica consuetudine dello scapolare, o usano salutare — non c'è bisogno di parole, basta un pensiero — le immagini di Maria che si trovano in ogni casa cristiana o che adornano le strade in tante città. Altri vivono quella preghiera meravigliosa che è il santo Rosario, nel quale l'anima non si stanca di ripetere le stesse cose, come non se ne stancano gli innamorati che si amano veramente, e in cui si impara a rivivere i momenti centrali della vita del Signore. Altri ancora si sono abituati a dedicare alla Madonna un giorno della settimana — proprio il giorno in cui siamo oggi riuniti, il sabato — come un'occasione per offrirle qualche piccola attenzione e per meditare più intensamente sulla sua maternità. 
Ci sono molte altre devozioni mariane che non è necessario ricordare in questo momento. Certamente non si tratta di praticarle tutte insieme — crescere nella vita soprannaturale è cosa ben diversa dal fare accumulo di devozioni —: devo però dire che non possiede la pienezza della fede chi non ne vive nessuna, chi non manifesta in qualche modo il suo amore a Maria. (E' Gesù che passa, 142) 
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Chi rimane in me ed io in lui fa molto frutto

Gv 15,1-8 
«Io sono la vite vera e il Padre mio è l'agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli. 

In questo brano Gesù scongiura i suoi amici di rimanere in lui, nel suo amore, per portare molto frutto e per godere la gioia in pienezza. L'espressione dominante di questo testo è "rimanere in", che ricorre sette volte. 
Gesù si presenta come la vite della verità: in questo modo afferma di essere il Cristo, il profeta definitivo atteso dagli ebrei e la fonte della rivelazione piena e perfetta. 
Nell'Antico Testamento la vite ha simboleggiato il popolo d'Israele. Il salmo 80 canta la storia del popolo di Dio utilizzando l'immagine della vite che Dio ha divelto dall'Egitto per trapiantarla in Palestina, dopo averle preparato il terreno. La presentazione del Padre, come l'agricoltore che coltiva la vita identificata con Gesù, richiama il canto d'amore di Isaia 5,1-7 nel quale il Signore è descritto come il vignaiolo che cura la casa d'Israele. La vite-Gesù produce numerosi tralci; non tutti però danno frutto. 
Il portare frutto dipende dal rapporto personale del discepolo con Gesù, dall'unione intima con il Cristo. L'opera purificatrice di Dio nei discepoli di Gesù ha come scopo una fecondità maggiore. Dio purifica i discepoli dal male e dal peccato per mezzo della parola di Gesù. 
Per Giovanni la purificazione è legata alla parola di Cristo, cioè all'adesione, per mezzo della fede, alla sua rivelazione. Gesù parla della mutua immanenza tra lui e i suoi amici. Nel passo finale del discorso di Cafàrnao, egli aveva fatto dipendere questa comunione perfetta tra lui e i suoi discepoli dal mangiare la sua carne e dal bere il suo sangue (Gv 6,56). La finalità della comunione intima con Gesù, il frutto che ogni tralcio deve portare è la salvezza. 
L'uomo separato da Cristo, che è la fonte della vita, si trova nell'incapacità di vivere e operare nella vita divina. Senza l'azione dello Spirito Santo è impossibile entrare nel regno di Dio (Gv 3,5); senza l'attrazione del Padre, nessuno può andare verso il Cristo e credere in lui (Gv 6,44. 65). Come il mondo incredulo si trova nell'incapacità totale di credere (Gv 12,39) e di ricevere la Spirito della verità (Gv 14,17), così i discepoli, se non rimangono uniti al Cristo, non possono operare nulla sul piano della fede e della grazia (v.5). Chi non rimane in Cristo, vite della verità, non solo è sterile, ma subirà la condanna del giudizio finale (v.6). 
Una conseguenza benefica del rimanere in Gesù è l'esaudimento delle preghiere dei discepoli da parte del Padre. L'unione intima e profonda con Gesù rende molto fecondi nella vita di fede e capaci di glorificare Dio Padre (v.8). 
Padre Lino Pedron 
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