domenica 27 settembre 2009

Vergine addolorata

O Vergine addolorata!
per cui la terra fu un campo di assenzio, per cui la vita fu un passaggio di spine.
O Elettissima!
che vedesti nei cieli trasformarsi la Croce in fulgida corona.
O Madre pietà!
impetra pace eterna all’anima dei miei poveri Morti e dammi speranza di rivederli colà dove le lacrime cedono ad una santa gioia immortale.
O addolorata!
che ti vedesti strappare dal cuore tutto quello che avevi di più caro, di più dolce e prezioso e trovasti la forza di perdonare, di benedire, di dire "Fiat" nella tua santa rassegnazione.
O ammirabile nei tuoi tremendi dolori.
O Madre: Salve!
Come a porto sicuro, l’animo mia a te rifugge.
Come a nido di pace, a te vola.
Come a seno materno, a te ricorre.
O addolorata!
che sei l’amarezza di una lacrima che non si vuole disseccare, che comprendi la tortura di una piaga che non si rimargina.
Accogli me che soffro e fa che si senta sul mio capo, che non ha pace, la tua mano consolatrice, o Signora di consolazione!
Il mio cuore trovi nel tuo santo cuore il segreto di accettare il calice amaro, mentre tutto intorno a me crolla e mi abbandona!
O Vergine addolorata!Speranza dolcissima di chi piangeimpetrami da Dio la certezza che, di là dalla Croce – o Madre della Croce! –sorriderà un giorno felice alla desolata anima mia
E così sia!

San Giuseppe Moscati

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Una Messa davvero unica

Padre Pio è l’Apostolo dell’Eucaristia del nostro secolo. L’Eucaristia era l’epicentro della sua giornata. Pensare a Padre Pio, per noi che l’abbiamo conosciuto, significa ritrovarlo nella Celebrazione eucaristica. Egli era divenuto un poema eucaristico dai mille capitoli. La sua era una Messa in cui si celebrava la liturgia del Sacramento di Sangue, di luce, di attrazione, di Redenzione universale, come ha detto il papa Giovanni Paolo II.
Il mio primo incontro con lui avvenne nelle ore ancor fresche della notte invernale della fine di febbraio del 1957. Provenivo in treno da Padova, accompagnato da don Attilio Negrisolo, un personaggio ben noto nelle biografie di Padre Pio. Centinaia e forse mille volte ho avuto la grazia di partecipare alla Messa del Padre, anche negli ultimi giorni della sua vita.
Vorrei cogliere alcuni aspetti esclusivi della Messa di Padre Pio, la Messa del primo sacerdote stigmatizzato: le folle, l’orario, la preparazione, l’attrazione, la durata, il ringraziamento.
Quella Messa era davvero unica, anche per l’orario. Alle 4 del mattino si apriva la chiesa. A quell’ora pensioni, alberghi e alloggi si svuotavano e i fedeli affluivano sul sagrato della chiesa, in attesa di potervi entrare, in qualsiasi stagione, nonostante la pioggia, la neve o il vento del Gargano. Ricordo che d’inverno, per il freddo, ci si rannicchiava, quasi stringendosi insieme per proteggersi in qualche modo dal gelo. Il gruppo eterogeneo era formato da persone provenienti da varie zone del nostro Paese e di Paesi esteri; si sentivano accenti diversi, che davano il segno dell’anima universale di quella Messa speciale che Padre Pio poi ci avrebbe offerto sull’altare. Ovviamente, era il sud che prevaleva, ma tutte le regioni si facevano sentire nelle loro modulazioni dialettali: Padre Pio era per tutti l’atteso.
Alla Messa del Santo ci si preparava, sin dalle ore 2.30, con una catena di Rosari, cui rispondeva la folla man mano che arrivava alla chiesetta del convento. La prima che avviava la recita delle corone era una certa Rosinella di Pietrelcina, un personaggio noto nell’ambiente locale, una donna robusta, energica e sbrigativa, dal carattere forte, un’anima meravigliosa formata dalla mano plasmatrice del Padre, investita di una singolare missione.
Il Padre voleva intorno al suo altare, ogni mattina, alcune persone: Cleonice Morcaldi, la Telfner, la Belloni e Petruccio il cieco, che poi vedevamo sempre appoggiato al lato sinistro dell’altare. Costoro dovevano essere sempre presenti al solito posto perché, in quella mistica Messa del Padre, avevano un compito specifico: ognuno aveva una mansione rappresentativa dei personaggi del Calvario. Al momento dell’apertura Rosinella aveva il compito di garantire il loro posto in chiesa, il più vicino possibile all’altare. Ovviamente doveva, quotidianamente, essere la prima ad attendere vicino alla porta, che lei raggiungeva ogni mattina molto prima delle ore 3, col suo seggiolino in mano.
Si pregava, ci si preparava a quella Messa e si recitava la preghiera cara a Maria e a Padre Pio. Era la corona del Rosario che disponeva i nostri cuori all’incontro con il Figlio di Maria ai piedi dell’altare. Padre Pio era tutto di Lei ed ogni giorno noi eravamo accompagnati da Lei al Calvario. Vi è un terzo elemento che fa parte della storia di quella Messa, come un capitolo che indubbiamente sembra stonare ma che non si può tralasciare, anche se comporta una spiegazione alquanto difficile da intendere. Adagio, ogni mattina, nello spazio del sagrato antistante la porta della chiesetta, si accumulavano centinaia di persone e, quando il frate sacrista dall’interno spalancava la porta, la folla si addensava verso la strettoia dell’ingresso, spingendo, pressando e spesso urtando, e poi, una volta entrate, le persone correvano, o meglio volavano verso l’altare, alla ricerca dei primi posti. Quotidianamente il dramma si ripeteva, sia davanti alla piccola chiesa del convento, sino al luglio 1959, sia in seguito, nella chiesa attuale, sino all’ultimo mattino, quando ci raggiunse la notizia che il Padre era morto durante la notte. Si trattava di un fatto ad effetto scandalizzante, anzi, ricordo bene che io pure ne rimasi colpito, per non dire sconcertato. Le prime volte intervenni, cercai pure di reagire, ma poi anch’io rimasi contagiato dal fenomeno e mi comportai come gli altri, cercando di raggiungere le prime posizioni. Che dire di questo fenomeno? A ragion veduta, nessun motivo di scandalo. La Messa di Padre Pio calamitava con originalità di modi, perché era una Messa unica, dalla liturgia mistica. Ogni evento ha le sue leggi. Ci si comportava come le folle che attorniavano Gesù giungendo persino a scoperchiare il tetto della casa di Pietro, a Cafarnao, per calarvi il paralitico, o costringendo il Maestro a rifugiarsi sul lago, parlando da una barca. Solo d’estate questa "liturgia" scompariva, quando il Padre celebrava all’aperto.
Alle 4.15 Padre Pio saliva sull’altare per avvolgere dell’amore di Cristo i suoi figli e il mondo intero. Alla Consacrazione il pane ed il vino diventavano Carne e Sangue nelle sue mani, che noi vedevamo sanguinanti. Il suo sangue, in quella Messa, saliva verso il Cielo, innalzato da quelle mani verginali e sacerdotali. All’Elevazione riviveva la Crocifissione, per passare, con la Comunione, alla vita del Risorto.
Celebrava la Messa in latino, non dialogata, senza canti, e la protraeva per quasi un’ora e mezza. Noi fedeli vi partecipavamo con devozione profonda, sempre rivolti all’altare.
Ite Missa est – Deo gratias. Il Padre rientrava in sacrestia, mentre l’onda del silenzio avvolgeva noi fedeli "saziati" da quella "Cena del Signore". Noi uomini ci raccoglievamo in sacrestia mentre il Padre sedeva su una sedia e, poggiato il capo al bancone, si concentrava in orazione raccogliendo su di sé il nostro sguardo nel silenzio della contemplazione. Dopo una decina di minuti benediceva noi e gli oggetti religiosi di coloro che erano in partenza. Camminando appresso a noi, disposti in fila sul suo percorso, dava la mano da baciare, accettava qualche fugace domanda e saliva in cella per circa mezz’ora, isolandosi nel suo mondo celeste.
Padre Pio, durante la sua Messa, non distribuiva la Comunione; perciò i fedeli ascoltavano una seconda Messa per ricevere l’Eucaristia e i sacerdoti, per celebrare, si avvicendavano ai vari altari.
La chiesetta del convento e la basilica della Madonna delle grazie, ambedue testimoni di quelle Messe, sono divenute, grazie a Padre Pio, un santuario eucaristico unico al mondo.
Don Nello Castello
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Virgo sacerdos

O Maria, Madre di misericordia, Madre e Figlia di Colui che è Padre delle misericordie e Dio di ogni consolazione [1], Dispensiera dei tesori del Figlio Tuo [2], Ministra di Dio [3] Madre del Sommo Sacerdote Cristo, e Tu stessa Sacerdote insieme ed Altare [4], Tempio immacolato del Verbo di Dio [5] Maestra degli Apostoli e dei Discepoli di Cristo [6], proteggi il Sommo Pontefice, intercedi per noi e per i nostri Sacerdoti, affinché il Sommo Sacerdote Cristo Gesù purifichi i nostri cuori, e possiamo così accostarci degnamente e piamente alla sacra sua mensa.O Vergine Immacolata, che non solo ci hai dato il Pane del Cielo, Cristo, a remissione del peccato [7], ma tu stessa sei Vittima accettissima a Dio immolata [8] e gloria del Sacerdozio [9]! e che, per testimonianza del beatissimo tuo servo S. Antonino quantunque non rivestita dei sacramento dell’Ordine, fosti tuttavia ripiena di ogni dignità e grazia, che tal Sacramento conferisce [10], dal che con ragione ti si da il titolo di Vergine e Sacerdote“; deh! riguarda pietosa noi e i sacerdoti del Figlio Tuo; ci salva, ci purifica e ci santifica, affinché possiamo santamente partecipare ai tesori ineffabili dei Sacramenti, e meritare il conseguimento della eterna salute delle anime nostre. Così sia.O Madre di misericordia, prega per noi.O Madre dell’Eterno Sacerdote, prega per noi.

[1] Riccardo da S. Lorenzo
[2] S. Bernardino.
[3] S. Bernardino da Busto.
[4] S. Epifanio.
[5] Blosio.
[6] S. Tommaso da Villanova.
[7] S. Epifanio.
[8]. S. Andrea Cretese.
[9] S. Efrem.
[10] Epistola di SS. Pio IX, 25 agosto 1873.

Concediamo 300 giorni d’indulgenza a chiunque recita con pietà e divozione questa preghiera.
9 Maggio 1906. Pius P. P. X.



Lotta contro quella fiacchezza

Sei tiepido se fai pigramente e di malavoglia le cose che si riferiscono al Signore; se vai cercando con calcolo o con furbizia il modo di diminuire i tuoi doveri; se non pensi che a te stesso e alla tua comodità; se le tue conversazioni sono oziose e vane; se non aborrisci il peccato veniale; se agisci per motivi umani. (Cammino, 331)

Lotta contro quella fiacchezza che ti fa pigro e rilassato nella vita spirituale. —Bada che può essere il principio della tiepidezza..., e, come dice la Scrittura, i tiepidi Dio li vomiterà. (Cammino, 325)

Che poco Amore di Dio hai quando cedi senza lottare perché non è un peccato grave!(Cammino, 328)

Come farai a venir fuori da questo stato di tiepidezza, di deplorevole languore, se non impieghi i mezzi? Lotti molto poco e, quando ti applichi, lo fai come per dispetto e di malavoglia, quasi desiderando che i tuoi deboli sforzi non abbiano effetto, per poterti così autogiustificare: per non essere esigente con te stesso e perché gli altri non esigano di più da te.Stai facendo la tua volontà; non quella di Dio. Finché non cambi, sul serio, non sarai felice, né raggiungerai la pace che adesso ti manca. Umìliati davanti a Dio, e cerca di volere per davvero. (Solco, 146)
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martedì 22 settembre 2009

La pace di Cristo nel regno di Cristo

Un segreto. —Un segreto a gran voce: queste crisi mondiali sono crisi di santi. —Dio vuole un pugno di uomini “suoi” in ogni attività umana. —Poi... pax Christi in regno Christi —la pace di Cristo nel regno di Cristo. (Cammino, 301)

Sforzati, se è necessario, di perdonare sempre coloro che ti offendono, fin dal primo istante, perché, per quanto grande sia il danno o l'offesa che ti fanno, molto di più ti ha perdonato Iddio. (Cammino, 452)

Caratteristica evidente di un uomo di Dio, di una donna di Dio, è la pace della sua anima: ha “la pace” e dà la pace alle persone che frequenta. (Forgia, 649)

Abìtuati a rispondere alle sassate dei poveri “odiatori” con una sassaiola di Avemarie.(Forgia, 650)

La Madonna così l'invoca la Chiesa è la Regina della pace. Per questo quando la tua anima, l'ambiente famigliare o professionale, la convivenza nella società o tra i popoli sono agitati, non cessare di acclamarla con questo titolo: «Regina pacis, ora pro nobis!» Regina della pace, prega per noi! Hai provato, almeno, quando perdi la serenità?... La sua immediata efficacia ti sorprenderà. (Solco, 874)
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Il lavoro, un segno dell'amore di Dio

Ti sta aiutando molto -mi dici- questo pensiero: dall'epoca dei primi cristiani, quanti commercianti si saranno fatti santi? E vuoi dimostrare che anche adesso è possibile... Il Signore non ti abbandonerà in questo impegno. (Solco, 490)

Quel che ho sempre insegnato - da quarant'anni a questa parte - è che ogni lavoro umano onesto, sia intellettuale che manuale, deve essere realizzato dal cristiano con la massima perfezione possibile: vale a dire con perfezione umana (competenza professionale) e con perfezione cristiana (per amore della volontà di Dio e al servizio degli uomini). Infatti, svolto in questo modo, quel lavoro umano, anche quando può sembrare umile e insignificante, contribuisce a ordinare in senso cristiano le realtà temporali - manifestando la loro dimensione divina - e viene assunto e incorporato nell'opera mirabile della Creazione e della Redenzione del mondo. In tal modo il lavoro viene elevato all'ordine della grazia e si santifica: diventa opera di Dio, operatio Dei, opus Dei.Ricordando ai cristiani le parole meravigliose del libro della Genesi - dove si dice che Dio creò l'uomo perché lavorasse -, abbiamo fatto attenzione all'esempio di Cristo, che trascorse quasi tutta la sua esistenza terrena nel lavoro di artigiano, in un villaggio. Noi amiamo questo lavoro umano che Egli adottò come condizione di vita, che coltivò e santificò. Noi vediamo nel lavoro, nella nobile fatica creatrice degli uomini, non solo uno dei valori umani più elevati, lo strumento indispensabile per il progresso della società e il più equo assetto dei rapporti fra gli uomini, ma anche un segno dell'amore di Dio per le sue creature e dell'amore degli uomini fra di loro e per Dio: un mezzo di perfezione, un cammino di santità. (Colloqui con Mons. Escrivá, 10)
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Gesù aiutaci

Sulla barca della vita noi incontriamo tante sofferenze. Sii tu la nostra luce; Ti preghiamo umili per raggiugere il porto sicuro dove Tu ci condurrai da Te
PADRE NOSTRO
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Signore, voglio davvero essere santo

Che la tua vita non sia una vita sterile. —Sii utile. —Lascia traccia. —Illumina con la fiamma della tua fede e del tuo amore. Cancella, con la tua vita d'apostolo, l'impronta viscida e sudicia che i seminatori impuri dell'odio hanno lasciato. —E incendia tutti i cammini della terra con il fuoco di Cristo che porti nel cuore. (Cammino, 1)

Cerchiamo di alimentare in fondo al nostro cuore un desiderio ardente, una gran voglia di raggiungere la santità, anche se ci vediamo pieni di miserie. Non spaventatevi: quanto più si procede nella vita interiore, tanto più chiaramente ci si accorge dei difetti personali. L'aiuto della grazia diventa come una specie di lente d'ingrandimento, per cui la più piccola inezia di fango, il granello di polvere quasi impercettibile, risaltano in dimensioni gigantesche, perché l'anima acquisisce la finezza divina, e così anche la più piccola ombra disturba la coscienza che apprezza soltanto il lindore di Dio.
Ripeti con me, dal fondo del cuore: Signore, voglio davvero essere santo, voglio davvero essere un tuo degno discepolo e seguirti incondizionatamente. E subito farai il proposito di rinnovare quotidianamente i grandi ideali da cui in questo momento ti senti animato. (Amici di Dio, 20)
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lunedì 31 agosto 2009

L'abitino miracoloso di San Domenico Savio


Tutti possiamo rivolgerci al giovane Santo quando sentiamo la necessità di avere un amico accanto, che ci sostenga nei momenti più difficili della vita, perchè ci aiuti e ci dia speranza quando ne abbiamo maggior bisogno.
Domenico Savio aiuti sempre chi si rivolge a Lui nella preghiera e nella fede, porti il sorriso nelle famiglie desolate, asciughi le lacrime delle madri in pena, inondi di gioia le culle. Spanda luce di speranza nelle cliniche, negli ospedali e nelle case di maternità.
Protegga il corpo da ogni sorta di mali e di pericoli. Custodisca le anime nella via del Cielo.
Ad ogni abitino aggiungiamo il testo della novena a Domenico Savio per chiedere le grazie desiderate.

La Novena a San Domenico
1. San Domenico Savio che nel fervore eucaristico estasiavi il tuo spirito alla dolcezza della reale presenza del Signore sì da andarne rapito, ottieni anche a noi la tua fede e il tuo amore al Santissimo Sacramento, affinchè possiamo adorarlo con fervore e degnamente riceverlo nella Santa Comunione.
> Gloria al Padre...
2. San Domenico Savio che nella tenerissima tua devozione all'Immacolata Madre di Dio, le consacrasti per tempo il cuore innocente, diffondendone il culto con pietà filiale, fa' che anche noi le siamo figli devoti, per averla Ausiliatrice nei pericoli della vita e nell'ora della nostra morte.
> Gloria al Padre...
3. San Domenico Savio che nell'eroico proposito: "La morte, ma non peccati" serbasti illibata l'angelica purezza, ottieni anche a noi la grazia di imitarti nella fuga dai divertimenti cattivi e dalle occasioni di peccato per custodire questa bella virtù.
> Gloria al Padre...
4. San Domenico Savio che per la gloria di Dio e per il bene delle anime superando ogni umano rispetto ti impegnasti in un santo apostolato per combattere la bestemmia e l'offesa di Dio, aiuta anche a noi a vincere il rispetto umano.
> Gloria al Padre...
5. San Domenico Savio, apprezzando il valore della mortificazione cristiana, temprasti nel bene la tua volontà; aiutaci a dominare le nostre passioni, e a sostenere le prove e contrarietà della vita per amore di Dio.
> Gloria al Padre...
6. San Domenico Savio, tu che raggiungesti la perfezione della educazione cristiana attraverso una docile obbedienza ai tuoi genitori ed educatori; fa' che anche noi corrispondiamo alla grazia di Dio e siamo ognora fedeli al magistero della Chiesa Cattolica.
> Gloria al Padre...
7. San Domenico Savio, apostolo tra i compagni, sospirasti il ritorno alla Chiesa dei fratelli separati ed erranti; ottieni anche a noi lo spirito missionario e rendici apostoli nel nostro ambiente e nel mondo.
> Gloria al Padre...
8. San Domenico Savio, nell'eroico compimento d'ogni tuo dovere, fosti modello di operosità instancabile santificata dalla preghiera; concedi anche a noi che nell'osservanza dei nostri doveri ci impegniamo a vivere una vita di esemplare pietà.
> Gloria al Padre...
9. San Domenico Savio, col fermo proposito: "Voglio farmi santo", alla scuola di Don Bosco, raggiungesti ancora giovane lo splendore della santità, ottieni anche a noi la perseveranza nei propositi di bene, per fare dell'anima nostra il tempio vivo dello Spirito Santo e meritare un giorno l'eterna beatitudine in Cielo.
> Gloria al Padre...
Preghiera
O Dio, che in San Domenico hai dato ai giovani un modello di perfetta vita cristiana, concedi anche a noi, per sua intercessione, di crescere nell'amicizia con Gesù e Maria e di servirti con purezza di cuore, in coloro che Tu poni sul nostro cammino, con quella gioia contagiosa che è riflesso della felicità che Tu prepari per ogni uomo. Amen.
Preghiera a San Domenico Savio (festa del 9 marzo)
Angelico Domenico Savio che alla scuola di San Giovanni Bosco imparasti a percorrere le vie della santità giovanile, aiutaci ad imitare il tuo amore a Gesù, la tua devozione a Maria, il tuo zelo per le anime; e fa' che proponendo anche noi di voler morire piuttosto che peccare, otteniamo la nostra eterna salvezza. Amen.

È davvero breve il tempo che abbiamo per amare

Un figlio di Dio non ha paura della vita e non ha paura della morte, perché il fondamento della sua vita spirituale è il senso della filiazione divina: Dio è mio Padre, egli pensa, ed è l'Autore di ogni bene, è tutta la Bontà. — Ma tu e io, agiamo davvero da figli di Dio? (Forgia, 987)

La fugacità del cammino su questa terra dovrebbe incitare noi cristiani a trarre maggior profitto dal tempo, non certo ad aver paura del Signore, e ancor meno a considerare la morte una tragica fine. Un anno che passa — lo si è detto in mille modi, più o meno poetici —, con la grazia e la misericordia di Dio, è un passo avanti verso il Cielo, nostra Patria definitiva.Pensando a questa realtà, comprendo molto bene l'esclamazione di san Paolo ai corinzi: Tempus breve est! [1 Cor 7, 29], come è breve la durata del nostro passaggio sulla terra! Queste parole, per un cristiano coerente, risuonano nel più intima del cuore come un rimprovero per la propria mancanza di generosità, come un costante invito a essere leale.
È davvero breve il tempo che abbiamo per amare, per dare, per riparare. Non è giusto perciò che lo sperperiamo, che gettiamo irresponsabilmente questo tesoro dalla finestra: non possiamo sprecare il momento del mondo che Dio ha affidato a ciascuno di noi.Verrà anche per noi quel giorno che sarà l'ultimo e che non ci spaventa: con ferma fiducia nella grazia di Dio, siamo pronti, fin da questo momento, con generosità, con fortezza, con amore alle cose piccole, ad accorrere all 'appuntamento con il Signore portando le lampade accese. Perché ci attende la grande festa del Cielo. (Amici di Dio, 39-40)
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Se ti manca slancio apostolico, diventerai insipido

Come vuole il Maestro, tu devi essere — ben inserito in questo mondo, nel quale ci tocca vivere, e in tutte le attività degli uomini — sale e luce. — Luce, che illumina le intelligenze e i cuori; sale, che dà il sapore e preserva dalla corruzione. Pertanto, se ti manca slancio apostolico, diventerai insipido e inutile, defrauderai gli altri e la tua vita sarà un'assurdità. (Forgia, 22)

Molti, come per autogiustificarsi, si domandano: — Ma io, perché dovrei intromettermi nella vita degli altri?— Perché hai l'obbligo, in quanto cristiano, di intrometterti nella vita degli altri, per servirli!— Perché Cristo si è intromesso nella tua vita, e nella mia! (Forgia, 24)

Se sei un altro Cristo, se ti comporti da figlio di Dio, lì dove sei appiccherai il fuoco: Cristo infiamma, non lascia indifferenti i cuori. (Forgia, 25)
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La religione è la più grande ribellione dell'uomo

Oggi, quando l'ambiente è pieno di disobbedienza, di mormorazione, di intrighi, di inganni, dobbiamo amare più che mai l'obbedienza, la sincerità, la lealtà, la semplicità: il tutto, con senso soprannaturale, che ci renderà più umani. (Forgia, 530)

La religione è la più grande ribellione dell'uomo che non sopporta di vivere da bestia, che non si rassegna — non trova riposo — finché non conosce ed entra in rapporto con il Creatore. Vi voglio ribelli, liberi da ogni legame, perché vi voglio — Cristo ci vuole! — figli di Dio. Schiavitù o filiazione divina: questo è il dilemma della nostra vita. O figli di Dio, o schiavi della superbia, della sensualità, dell'egoismo angoscioso in cui tante anime si dibattono.L'Amore di Dio indica il cammino della verità, della giustizia, del bene. Se ci decidiamo a rispondere al Signore: «La mia libertà è per te», ci troviamo liberati da tutte le catene che ci avevano legati a cose senza importanza, a ridicole preoccupazioni, ad ambizioni meschine. E la libertà — tesoro incalcolabile, perla meravigliosa da non gettare alle bestie [Cfr Mt 7, 6] — va interamente impiegata ad imparare a fare il bene. (Amici di Dio, 37-38)
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Dio, che ti ha creato senza di te, non può salvarti senza di te

Perché tu non abbia a imitarlo, ricopio da una lettera questo esempio di viltà: « Le sono senz'altro molto grato del suo ricordo, perché ho bisogno di molte preghiere. Ma le sarei anche grato se, nel supplicare il Signore di farmi “apostolo”, non si impegnasse molto nel chiedergli di esigere da me il dono della mia libertà». (Solco, 11)

Capisco molto bene quelle parole del vescovo di Ippona, che sono un meraviglioso inno alla libertà: Dio, che ti ha creato senza di te, non può salvarti senza di te [Sant'Agostino, Sermo CLXIX, 13]. Infatti, ciascuno di noi — tu, io — conserva la possibilità — la triste sventura — di ribellarsi a Dio, di respingerlo — forse implicitamente, con il comportamento — o di esclamare: Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi [Lc 19, 14].
Vuoi considerare — anch'io mi sto esaminando — se mantieni immutabile e ferma la tua scelta per la vita? Se rispondi liberamente di sì alla voce di Dio, amabilissima, che ti stimola alla santità? Rivolgiamo lo sguardo a Gesù, mentre parlava alla folla nelle città e nelle campagne di Palestina. Non vuole imporsi. Se vuoi essere perfetto... [Mt 19, 21], dice al giovane ricco. Quel ragazzo respinse l'invito e, dice il Vangelo, abiit tristis [Mt 19, 22], se ne andò triste. Aveva perso la gioia, perché aveva rifiutato di dare a Dio la sua libertà. (Amici di Dio, 23-24)
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Scusare tutti

Sarai buono solo se saprai vedere le cose buone e le virtù degli altri. — Pertanto, se devi correggere, fallo con carità, nel momento opportuno, senza umiliare... e con la disposizione di imparare e di migliorare tu stesso in ciò che correggi. (Forgia, 455)

Una delle prime manifestazioni concrete della carità consiste nel dischiudere all'anima i cammini dell'umiltà. Se riteniamo sinceramente di essere nulla; se ci rendiamo conto che, senza l'aiuto divino, la più debole, la più inconsistente delle creature sarebbe migliore di noi; se ci vediamo capaci di tutti gli errori e di tutti gli orrori; se sappiamo di essere peccatori anche se combattiamo con impegno per prendere le distanze da tante infedeltà..., come possiamo pensar male degli altri, come possiamo alimentare nel cuore il fanatismo, l'intolleranza, l'alterigia?L'umiltà ci conduce quasi per mano a quel modo di trattare il prossimo, che è il migliore di tutti: comprendere tutti, saper convivere con tutti, scusare tutti, non creare divisioni né barriere; comportarsi — sempre! — da strumenti di unità. Non invano in fondo all'uomo esiste un forte anelito alla pace, all'unità con i propri simili, al reciproco rispetto dei diritti della persona, in una prospettiva che conduce alla fraternità. È un riflesso di ciò che vi è di più prezioso nella condizione umana: se tutti siamo figli di Dio, la fraternità non si riduce a luogo comune o a ideale illusorio: risplende come meta difficile, ma reale.Nell'orazione, con l'aiuto della grazia, la superbia può trasformarsi in umiltà. E germoglia nell'anima la vera gioia, pur dovendo costatare che ancora portiamo del fango sulle ali, la melma della nostra triste miseria, che comincia a essiccarsi. Più tardi, con l'aiuto ella mortificazione, quel fango cadrà, e potremo volare molto in alto, perché il vento della misericordia di Dio ci sarà favorevole.(Amici di Dio, nn. 233. 249)
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Come va la tua presenza di Dio?

Ti manca vita interiore: perché non porti all'orazione le preoccupazioni dei tuoi e il proselitismo; perché non ti sforzi di veder chiaro, di trarre propositi concreti e di metterli in pratica; perché non hai visione soprannaturale nello studio, nel lavoro, nelle tue conversazioni, nei tuoi rapporti con gli altri... Come va la tua presenza di Dio, conseguenza e manifestazione della tua orazione? (Solco, 447)

Ogni volta che sentiamo nel cuore il desiderio di essere migliori, di corrispondere con più generosità al Signore, e cerchiamo una luce che ci guidi, un riferimento preciso per la nostra esistenza cristiana, lo Spirito Santo porta alla nostra memoria le parole del Vangelo:è necessario pregare sempre, senza stancarsi [Lc 18, 1]. L'orazione è il fondamento di ogni atti vita soprannaturale; l'orazione ci rende onnipotenti, e se prescindessimo dalla sua potenza non otterremmo nulla.Vorrei che oggi, in questa nostra meditazione, ci persuadessimo una volta per sempre della necessità di avviarci ad essere anime contemplative, nel bel mezzo della strada e del lavoro, grazie ad un colloquio costante con il nostro Dio, che non deve mai venir meno lungo tutta la giornata. Se vogliamo seguire lealmente le orme del Maestro, è questa l'unica via.È molto importante — perdonatemi se insisto — osservare il comportamento del Messia, perché Egli è venuto a mostrarci la via che conduce al Padre. Assieme a Lui scopriremo come è possibile dare rilievo soprannaturale alle attività in apparenza più insignificanti; impareremo a vivere ogni istante con vibrazione d'eternità e comprenderemo con crescente profondità che la creatura ha bisogno di momenti di colloquio intimo con Dio, per stargli vicino, per invocarlo, per lodarlo, per prorompere in rendimento di grazie, per ascoltarlo o, semplicemente, per stare con Lui. (Amici di Dio, nn. 238-239)
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martedì 25 agosto 2009

Cos'è il messaggio di Fatima?

da leggere pazientemente, attentamente e con calma, anche se non recentissimo aiuta a capire:

1. COS'È IL MESSAGGIO DI FATIMA?

Il Messaggio di Fatima consiste in un numero di precise predizioni, richieste, avvertimenti e promesse riguardanti la Fede e il Mondo, che sono stati trasmessi dalla Beata Vergine a tre pastorelli - Lucia, Jacinta e Francisco - in una serie di apparizioni avvenute a Fatima, Portogallo, da maggio a ottobre del 1917.


2. PERCHÉ DOVREI CREDERE AL MESSAGGIO DI FATIMA?

Devi credere al Messaggio di Fatima perché:

(1) E' stato confermato da un miracolo senza precedenti avvenuto pubblicamente, il Miracolo del Sole, che si verificò nell'esatto momento annunciato da Lucia. Più di 70.000 persone, inclusi massoni, comunisti e atei, videro il sole rotolare nel cielo contro ogni legge cosmica, spargere colori e discendere sulla terra. L'evento fu riportato dai giornali di tutto il mondo, compreso il New York Times.

(2) Tutti i Papi, da quando avvenne il Miracolo, hanno riconosciuto che il Messaggio è autentico. Molti Papi, tra i quali Paolo VI, e Giovanni Paolo II, si sono recati personalmente a Fatima. Quest'ultimo nel 1982 disse a Fatima che "il Messaggio di Fatima impone alla Chiesa un obbligo".

(3) Sono stati compiuti da Dio molti altri miracoli che autenticano il Messaggio di Fatima come proveniente da Lui stesso, non soltanto al momento del Miracolo del Sole, il 13 ottobre 1917, ma, nel corso degli anni fino a oggi, sono avvenuti miracoli di conversioni e guarigioni che la scienza non può spiegare con mezzi naturali.

(4) Il Messaggio di Fatima ha predetto accuratamente gli eventi del mondo, il che prova che è una vera profezia.


3. COSA HA PREDETTO IL MESSAGGIO DE FATIMA?

Nel 1917 il Messaggio di Fatima ha predetto accuratamente tutti i seguenti eventi avvenuti successivamente:

(1) La fine della I guerra mondiale;

(2) L'emergere della Russia come potenza mondiale che avrebbe "diffuso i suoi errori (compreso il comunismo) nel mondo ... fomentando guerre e persecuzioni contro la Chiesa";

(3) L'elezione di un Papa che si sarebbe chiamato Pio XI;

(4) Lo scoppio di una seconda guerra mondiale a seguito di una strana luce nel cielo notturno.

Il Messaggio di Fatima predisse inoltre che se le richieste della Vergine Maria non fossero state onorate, molte anime sarebbe state perdute, "il Santo Padre avrebbe sofferto molto", vi sarebbero state altre guerre e persecuzioni contro la Chiesa e "diverse nazioni sarebbero state annientate". L'annientamento delle nazioni predetto a Fatima non è ancora avvenuto, ma molti temono che ciò possa presto accadere, date l'immoralità e la corruzione in continuo aumento.


4. COSA CHIEDE IL MESSAGGIO DE FATIMA?

A Fatima Nostra Signora disse che Dio desiderava instaurare nel mondo la devozione al Cuore Immacolato di Maria. Nostra Signora disse che molte anime sarebbero state salvate dall'inferno e l'annientamento delle nazioni sarebbe stato evitato se, per tempo, la devozione al Suo Cuore Immacolato fosse stata stabilita principalmente in questi due modi:

(1) La Consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria fatta dal Papa insieme ai Vescovi del mondo con una solenne cerimonia pubblica, e

(2) La pratica di ricevere la Santa Comunione (e altre specifiche devozioni della durata di circa mezz'ora), in riparazione ai peccati commessi contro la Beata Vergine Maria, nei Primi Sabati di cinque mesi consecutivi - pratica conosciuta dai Cattolici come la devozione del "Primo Sabato".


5. QUESTE RICHIESTE DE NOSTRA SIGNORA DE FATIMA SONO STATE ONORATE?

No, non completamente. Un certo numero di Fedeli praticano la devozione del "Primo Sabato", ma la Russia non è ancora stata consacrata all'Immacolato Cuore di Maria in una solenne cerimonia pubblica condotta dal Papa insieme ai Vescovi Cattolici di tutto il mondo.

Nel 1982, fu chiesto all'ultima sopravvissuta dei tre veggenti di Fatima, Lucia, se il tentativo di consacrazione da parte di Papa Giovanni Paolo II fosse stato sufficiente. Essa replicò che non lo era, perché non era stata menzionata la Russia e non vi avevano partecipato tutti i vescovi del mondo. Allo stesso modo un altro tentativo di Consacrazione eseguito nel 1984 non menzionava la Russia, né vi era stata la partecipazione di tutti i vescovi; Suor Lucia disse, immediatamente dopo, che anche questa Consacrazione non aveva esaudito le richieste di Nostra Signora.


6. QUALE AVVERTIMENTO MANDA IL MESSAGGIO DI FATIMA?

L'avvertimento che se le richieste di Nostra Signora di Fatima sulla Consacrazione della Russia e la devozione del Primo Sabato non verranno esaudite, la Chiesa sarà perseguitata, si scateneranno guerre ancora più grandi, il Santo Padre soffrirà molto e diverse nazioni saranno annientate; molte nazioni saranno ridotte in schiavitù dai russi militanti atei. Soprattutto, molte anime saranno perdute.


7. COSA PROMETTE IL MESSAGGIO DE FATIMA?

Il Messaggio di Fatima promette che se le richieste di Nostra Signora di Fatima verranno soddisfatte "il Mio Cuore Immacolato trionferà, il Santo Padre Mi consacrerà la Russia, che si convertirà, e all'umanità verrà garantito un periodo di pace".


8. E' VERO CHE LA CONSACRAZIONE DELLA RUSSIA VENNE FATTA NEL 1984, CHE LA "CADUTA DEL COMUNISMO" PROVA CHE LA CONSACRAZIONE È STATA EFFICACE E CHE LA RUSSIA SI STA ORA CONVERTENDO?

No, non è vero. Sappiamo che non è vero perché:

(1) Il 25 marzo 1984, dopo la Consacrazione del mondo, Papa Giovanni Paolo II disse per due volte che la richiesta di Nostra Signora di Fatima - sulla Consacrazione della Russia - non era stata accolta.

(2) Subito dopo la tentata Consacrazione del 1984, cui non avevano partecipato tutti i Vescovi del mondo e che non menzionava la Russia, Suor Lucia affermò che ciò non era sufficiente perché non soddisfaceva le specifiche richieste che Nostra Signora le aveva fatto.

(3) Sin dal 1984 lo stato morale e spirituale del mondo è ovviamente peggiorato: negli ultimi 14 anni vi sono stati 600 milioni di aborti e sono scoppiate guerre in tutto il mondo. Eutanasia e omosessualità sono state "legalizzate". Nella stessa Russia è stata approvata una nuova legge che discrimina contro la Chiesa Cattolica a favore dell'Islam, del Buddismo, del Giudaismo e delle congregazioni ortodosse, che sotto i comunisti avevano occupato con la forza le parrocchie Cattoliche. E' quindi chiaro che la Russia non si è convertita alla Fede Cattolica come Nostra Signora di Fatima promise che sarebbe avvenuto se fosse stata accolta la Sua richiesta.

(4) In Russia, negli ultimi 14 anni, sono avvenute pochissime conversioni al Cattolicesimo. Oggigiorno, in tutta la Russia vi sono solamente 300.000 Cattolici - molto meno dell'uno per cento della popolazione russa. Al confronto, dopo l'apparizione di Nostra Signora a Guadalupe, avvenuta in Messico nel sedicesimo secolo, nei nove anni seguenti più di 7 milioni di messicani si convertirono dal paganesimo alla Fede Cattolica e il Messico divenne un paese Cattolico.


9. PERCHÉ IL MESSAGGIO DE FATIMA È IMPORTANTE PER ME E PER LA MIA FAMIGLIA?

Il Messaggio di Fatima è importante per te e per la tua famiglia perché coinvolge la salvezza delle anime, la pace nel mondo e, se le richieste di Nostra Signora di Fatima non verranno eseguite, la conseguenza sarà l'annientamento delle nazioni e la schiavitù di tutta l'umanità sotto i militanti atei della Russia.


10. MA IL MESSAGGIO DE FATIMA NON È SOLO UNA RIVELAZIONE PRIVATA CUI NESSUN CATTOLICO DEVE CREDERE?

No, non è solo una rivelazione privata. E' una rivelazione profetica pubblica fatta dalla Vergine Maria, Madre di Dio. Non va confusa con la "Rivelazione" o, come viene anche chiamata, con il Deposito della Fede, che termina con la morte dell'ultimo Apostolo. Ma una rivelazione profetica pubblica non deve essere disprezzata. La profezia della Vergine Maria è stata confermata da un miracolo pubblico, e autenticata da un'intera serie di Papi. E inoltre le Sue profezie si sono avverate.Così, mentre credere nel Messaggio di Fatima come articolo di Fede può non essere strettamente richiesto ai Cattolici, sarebbe molto sciocco trascurare un messaggio del Cielo così evidentemente autentico. Come insegnò San Paolo:"non disprezzate le profezie. Esaminate tutto e ritenete ciò che è buono" (1 Tess. 5: 20-21). E' stato provato che la profezia di Fatima è degna di essere creduta. Non dovremmo disprezzarla, ma piuttosto ritenere strettamente ciò che Nostra Signora ci disse a Fatima.

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Sia in ciascuno lo spirito di Maria

Madre mia! Le madri della terra guardano con maggiore predilezione il figlio più debole, il più ammalato, il meno intelligente, il povero storpio... — O Maria!, io so che tu sei più Madre di tutte le madri insieme... — E, siccome sono tuo figlio... E, siccome sono debole, e ammalato... e storpio... e brutto... (Forgia, 234)

Le madri non contabilizzano i piccoli segni di affetto che i figli riservano loro; non pesano e non misurano con criteri meschini. Una piccola attenzione affettuosa la assaporano come il miele, e subito contraccambiano molto più generosamente di quanto hanno ricevuto. Se tanto fanno le madri sulla terra, figuratevi che cosa ci possiamo attendere da Maria nostra Madre.
Mi piace ritornare con l'immaginazione agli anni durante i quali Gesù rimase accanto a sua Madre, e che comprendono quasi tutta la vita del Signore sulla terra. Mi piace vederlo piccolo, mentre Maria lo cura, lo bacia e lo fa giocare. Vederlo crescere, sotto gli occhi innamorati di sua Madre e di Giuseppe, suo padre putativo. Immaginate con quanta tenerezza e con quanta delicatezza Maria e il santo Patriarca si saranno occupati di Gesù nella sua infanzia e quanto, in silenzio, avranno appreso continuamente da Lui. Le loro anime dovettero certamente conformarsi all'anima di quel Figlio, Uomo e Dio. Per questo la Madre e, dopo di lei, Giuseppe, conoscono più di chiunque altro i sentimenti del Cuore di Cristo; e sono loro, pertanto, la via migliore e, si può dire, l'unica, per giungere al Salvatore.
Sia in ciascuno l'anima di Maria a magnificare il Signore — scrive Sant'Ambrogio —; sia in ciascuno l'anima di Maria a esultare in Dio. (Amici di Dio, 280-281)

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Il dono supremo

Dove siamo? perché siamo qui riuniti? che cosa stiamo facendo? La celebrazione di questo rito esige da noi un momento d’intensa concentrazione.
È pur vero: essa non è in sostanza che una Santa Messa, quale noi celebriamo ogni giorno e moltiplichiamo in tanti luoghi diversi. Ma oggi questo rito vuole assumere il suo pieno e originario significato. Esso vuole ricordare, anzi rinnovare le sue ragioni costitutive, e acquista per noi, in ogni suo aspetto, un rilievo particolare; noi vogliamo onorare la sua misteriosa e complessa realtà; la sua origine, ch’è l’ultima Cena del Signore; la sua natura, ch’è il sacrificio eucaristico; i suoi rapporti con la Pasqua giudaica, memoriale della liberazione del popolo ebraico dalla schiavitù e poi segno della promessa messianica circa i futuri destini di quel popolo; il suo aspetto innovatore, ch’è l’inaugurazione d’un nuovo Testamento, d’una nuova alleanza, cioè d’un nuovo piano religioso, eminentemente più elevato e più perfetto, fra Dio e l’umanità, mediante il sacrificio d’una vittima unica e nuova, Gesù Cristo stesso . . . Noi siamo collocati all’incrocio delle grandi linee traiettorie dei destini storici, profetici e spirituali dell’umanità: qui si conclude l’Antico Testamento; qui si inaugura il Nuovo; qui l’incontro con Cristo, da evangelico e particolare, si fa sacramentale e universalmente accessibile, qui la intenzione fondamentale della sua presenza nel mondo, con la celebrazione dei due misteri essenziali della sua vita nel tempo e sulla terra, l’Incarnazione e la Redenzione, si svela in gesti ed in parole indimenticabili: «sapendo Gesù, dice infatti il Vangelo, che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine» (Io. 13, 1), cioè fino all’estremo limite, fino al dono supremo di Sé.Questo è il tema sul quale ora dobbiamo fissare la nostra attenzione. Non ne saremo veramente capaci, come non sono capaci i nostri occhi di sostenere lo sguardo diretto della luce del sole. Ma non dovranno questi nostri occhi umani e fedeli stancarsi di contemplare ciò che il misterioso fulgore dell’ultima Cena fa risplendere davanti a noi: i gesti dell’amore che si offre e si dà, e che assumono l’aspetto e la dimensione d’un amore assoluto, divino; l’amore che si esprime nel sacrificio.
L’amore, nell’esperienza umana, è un termine terribilmente equivoco, a seconda dei beni a cui si rivolge; può significare le passioni più abbiette e più sordide, può camuffarsi nell’egoismo più esigente e maligno, può bilanciarsi in legittime reciprocità trovandosi pago di ciò che riceve per ciò che ha dato, e può concedersi con calcoli di quasi inavvertito interesse; e può finalmente darsi gratuitamente, realizzandosi nella sua essenziale definizione, per amore, senza considerare il merito di chi lo riceve, né il compenso che gli sarebbe dovuto.
Puro, totale, gratuito, salvifico amore; tale fu l’amore di Cristo per noi: e quest’ultima sera della vita terrena di Lui ce ne offre le prove commoventi e profonde.
Beati noi, se, avidi come siamo di cose grandi e singolari, sapremo soffermarci sullo studio, sulla contemplazione inesauribile di questo amore di Cristo, in certo modo come ci si lascia incantare dalla visione sensibile delle cose sconfinate, del cielo profondo, del mare senza rive, del panorama dai limiti inaccessibili! E ciò tanto più che noi sappiamo come l’Eucaristia, che ora ci abbaglia, è la figurazione, trasparente alla fede, della Croce: quel Gesù, ch’è ora glorioso in cielo alla destra del Padre, vuole essere da noi rilevato nell’atto perenne del suo sacrificio; tale infatti è il significato cruento del Corpo e del Sangue, immolati sulla Croce, a noi apparenti nei simboli incruenti delle specie del pane e del vino. Il Crocifisso è davanti a noi. Dolore ed amore ci inondano. La scena del Calvario sembra delinearsi intorno a noi. La mensa è diventata un altare: «Prendete e mangiate, questo è il mio Corpo; prendete e bevete, questo è il mio Sangue».
Il prodigio continua e si dilata. «Fate questo in memoria di me»: il sacerdozio cattolico nasce da questo amore e per questo amore: ogni fedele cristiano sarà così invitato a questa mensa ineffabile, a questa incomparabile comunione: «Noi, dirà l’Apostolo, siamo un solo corpo, pur essendo molti, poiché tutti partecipiamo dell’unico pane» (1 Cor. 10, 17).
Qui lo spirito, fisso nello studio del mistero eucaristico, scopre il profilo del «Cristo totale»: Gesù, il capo e le sue membra formanti un unico mistico corpo, la sua Chiesa, vivente in Lui animata dallo Spirito Santo: ecco i mille e mille eletti alla partecipazione del sacerdozio di Cristo, «stirpe che il Signore ha benedetto» , isti sunt semen cui benedixit Dominus come abbiamo letto nella Missa chrismalis (Is. 61, 9) di questa mattina; sono i nostri confratelli, sono i nostri collaboratori, ai quali è stato conferito il sacerdozio ministeriale, questa specie di potestà prodigiosa, che ci identifica, sotto certi aspetti, a Cristo medesimo, abilitandoci ad attualizzare la sua sacramentale presenza, e a risuscitare le anime morte per il peccato in virtù della sua operante misericordia. Vada in questo momento a voi, sacerdoti, che qui ci assistete, ed a tutti e ai singoli sacerdoti della santa Chiesa, sparsi sulla faccia della terra, il gioioso .e fremente saluto, - in osculo pacis -, della nostra comunione in Cristo, unico e sommo Sacerdote della nuova Alleanza, da Lui sancita nella Cena sacrificale e memoriale del Giovedì Santo.
E così subito rifulga l’altro prodigio della moltiplicazione sacramentale dell’Eucaristia, resa accessibile, mediante il nostro umile e sublime ministero sacerdotale, nella sua immediata pienezza di comunione con Cristo a tutti e ai singoli fedeli, disposti all’ineffabile incontro: a tutti, ad ognuno di questi fratelli oggi il saluto gioioso della nostra pace.
Che cosa stiamo dicendo? che cosa anzi celebrando? tutta la Chiesa alimentata dall’unico Cristo, vittima immolata per la nostra salvezza, una salvezza consumata nella trasfusione in noi della sua vita divino-umana, mediante la comunione con Lui, fattosi nostro sacramentale alimento? «chi mangia di me, vivrà per me» (Io. 6, 56-57), proclama Cristo Gesù. È davvero così? Noi lo ascoltiamo con fede, trasognati, estatici, quasi in un sogno surreale; beati!
Ma il mondo, il nostro mondo, come può accogliere questo messaggio? Non crea esso una distanza invalicabile fra la Chiesa vivente e il mondo moderno, secolarizzato e profano? Oh! è vero! Durus est hic sermo, è difficile questo discorso (Io. 6. 60). È difficile, sì; ma è il discorso dell’unità, dell’amore, della gioia, della salvezza, della verità; non è forse discorso anche per l’uomo moderno, per l’uomo autentico, per l’uomo in perenne ricerca di novità e di vita? Noi auguriamo che anch’esso, l’uomo moderno, lo possa, per sua fortuna, comprendere.

(Paolo VI, dall'omelia per il Giovedì Santo, 11 aprile 1974)
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CUORE SACERDOTALE

Il Cuore di Gesù è il cuore sacerdotale per eminenza.
In esso è la sorgente infinita del Sacerdozio.
Nessun cuore può essere sacerdotale se non partecipando alla pienezza del Sacerdozio racchiusa nel Cuore di Gesù.
Il cuore sacerdotale è il cuore consacrato «a vantaggio degli uomini in tutte le cose di Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati…» (Eb 5,1-2). Il Cuore di Gesù è stato l’altare e la vittima sublime per la gloria di Dio e per la salvezza degli uomini. Tutto l’amore per il Padre, tutto l’amore per noi, Gesù lo brucia sull’altare del suo adorabile Cuore. Tutto il dolore per le offese a Dio, tutto il dolore per le rovine delle anime, Gesù lo soffre nel suo adorabile Cuore.
Tutte le offerte di riparazione a Dio e di espiazione per gli uomini, Gesù le trasforma in offerta sacerdotale di adorazione, lode, riparazione, propiziazione.
Cuore sacerdotale di Gesù, riempi i cuori dei tuoi sacerdoti e fa che ti amino, per meritare anche il frutto particolare della tua promessa: «Ai sacerdoti darò il dono di commuovere i cuori più induriti».
Ogni vocazione sacerdotale ha la sua radice nel Cuore di Gesù. Nessuno può diventare sacerdote se non viene scelto e chiamato da Gesù: «lo ho scelto voi» (Gv 15,16). E deve essere grande l’amore del Cuore di Gesù verso i sacerdoti, se la sera del Giovedì santo, nell’ultima Cena, allorché Egli istituì il Sacerdozio sacramentale, uscì in questa esclamazione: «Ho desiderato ardentemente fare questa Pasqua con voi, prima di soffrire» (Lc 22,15). Ed è per questo che il suo lamento più doloroso a santa Margherita fu quello riguardante i sacerdoti: «Quel che più mi è penoso, è di vedermi trattato così da cuori a me consacrati».
I sacerdoti sono i prediletti del Cuore di Gesù, sono la porzione più preziosa del suo amore, sono i suoi ministri, i suoi amici, i suoi intimi. Beato chi è chiamato e chi corrisponde a questa scelta d’amore così personale!
Purtroppo anche in questo «molti sono i chiamati, pochi gli eletti» (Mt 20,16). Se san Giovanni Bosco dice che Dio chiama al Sacerdozio uno su tre ragazzi, è ben triste sapere che la corrispondenza a questa chiamata eccezionale è molto, molto scarsa, e sta calando ancora in modo pauroso, perché la maggior parte dei giovani corrono appresso alle chimere del mondo e vivono incatenati agli istinti più vergognosi della carne.
Cuore di Gesù, salva e santifica i tuoi sacerdoti!
P. Stefano M. Manelli, FI
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Preghiamo per tutti i SACERDOTI

Fratelli, noi tutti siamo stati creati da Dio, Padre Buono e generati in Lui da Maria SS e dalla Madre Chiesa.
Amiamo la Chiesa, difendiamoLa, impariamo ciò che pensa, e perchè lo pensa.
Vi invito a pregare in questa settimana con ardore e gratitudine per tutti i Sacerdoti e per il Papa:
Benedetto XVI è un uomo straordinariamente umile, docile a Gesù, sapiente, vigile e noi dobbiamo amare il Sommo Pontefice come amiamo Gesù e Gesù in Lui.
Egli è Pietro e Pietro è Capo della Chiesa e Mandato da Dio a insegnare.
Preghiamo dunque per tutti i Sacerdoti.
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In uno stesso amore

Grazie, Signore,
di averci preparata
la gioia dell'amicizia.
Insieme noi camminiamo
per trovarti insieme.
E se, domani,
qualcuno di noi deve lottare,
Dio forte, aiutalo!
Se qualcuno di noi deve soffrire,
Cristo, sostienilo!
Se deve conoscere
l'attrattiva della tentazione,
Vergine santa, custodiscilo!
Se deve risolversi
nella scelta della sua strada,
Spirito di Dio, illuminalo!
Che la nostra amicizia
ci porti sempre verso te,
Signore,in uno stesso amore.

L. GIRAUD
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La castità è una virtù

Mi hai scritto, medico apostolo: “Tutti sappiamo per esperienza che possiamo essere casti, se siamo vigilanti, se frequentiamo i Sacramenti e spegniamo le prime scintille della passione senza lasciare che avvampi il fuoco. Ed è proprio fra i casti che si contano gli uomini più integri sotto tutti gli aspetti. E fra i lussuriosi predominano i timidi, gli egoisti, i falsi e i crudeli, tipi caratteristici di scarsa virilità”. (Cammino, 124)

Il tuo comportamento non deve limitarsi a evitare le cadute, l'occasione. Non deve ridursi in alcun modo a una negazione fredda e matematica. Ti sei convinto che la castità è una virtù e che, come tale, deve crescere e perfezionarsi? Non basta, ripeto, essere continenti ciascuno secondo il suo stato: dobbiamo vivere castamente, con virtù eroica. Tale atteggiamento richiede un atto positivo, con cui accettiamo di buon grado la richiesta divina: Praebe, fili mi, cor tuum mihi et oculi tui vias meas custodiant [Pro 23, 26], figlio mio, dammi il tuo cuore, e piacciano ai tuoi occhi le mie vie.
Ti chiedo ora: come affronti questa lotta? Sai bene che se sostieni la lotta dall'inizio, sei già vittorioso. Allontanati immediatamente dal pericolo, appena avverti i primi segni della passione, e anche prima. Parla subito con chi ti dirige; meglio, parla prima, se è possibile, perché se apri il cuore spalancandolo bene, non sarai sconfitto. Un atto dopo l'altro formano un'abitudine, un'inclinazione, un'idoneità. Perciò bisogna lottare per ottenere l'abitudine della virtù, l'abitudine della mortificazione, per non respingere l'Amore degli Amori.
Meditiamo il monito di san Paolo a Timoteo: Te ipsum castum custodi [1 Tm 5, 22], conservati puro!, per essere anche noi sempre vigilanti, decisi a custodire il tesoro che Dio ci ha affidato. Nel corso della mia vita, quante persone ho sentito esclamare: «Se avessi troncato all'inizio!». E lo dicevano piene di afflizione e di vergogna.(Amici di Dio, 182)
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Eccomi qua, per tutto ciò che vuoi

Come farò perché il mio amore per il Signore continui, perché aumenti?, mi domandi con ardore. — Figlio, abbandonando man mano l'uomo vecchio, dando volentieri anche quelle cose, buone in sé stesse, che però impediscono il distacco dal tuo io...; dicendo al Signore, con i fatti e continuamente: “Eccomi qua, per tutto ciò che vuoi”. (Forgia, 117)

Di nuovo innalzo il mio cuore in rendimento di grazie al mio Dio e mio Signore, perché avrebbe potuto benissimo crearci impeccabili, dandoci un impulso irresistibile verso il bene, ma reputò che i suoi servi l'avrebbero meglio servito se fossero stati liberi di farlo [Sant Agostino, De vera religione, 14, 17]. Quanto sono grandi l'amore, la misericordia di Dio nostro Padre! Di fronte all'evidenza delle sue 'divine pazzie' per i suoi figli, vorrei avere mille bocche, mille cuori, e più ancora, per poter vivere in continua lode a Dio Padre, a Dio Figlio, a Dio Spirito Santo. Pensate che l'Onnipotente, colui che con la sua Provvidenza regge l'Universo, non vuole dei servi forzati; preferisce avere dei figli liberi.
È alla portata della creatura rispondere di no a Dio, respingere questo principio di felicità nuova e definitiva. Ma se così fa, non è più figlio e diventa schiavo.
Perdonate l'insistenza. È evidente, e del resto lo possiamo verificare spesso intorno a noi o in noi stessi, che nessuno sfugge a qualche tipo di servitù. Alcuni si inginocchiano davanti al denaro; altri adorano il potere; altri, la relativa tranquillità dello scetticismo; altri fanno della sensualità il loro vitello d'oro. E la stessa cosa accade in campi più nobili. Ci affanniamo in un lavoro, in un'impresa di proporzioni più o meno grandi, nello svolgimento di un'attività scientifica, artistica, letteraria, spirituale. Se c'è impegno, se c'è vera passione, chi si applica vive da schiavo, si dà con gioia al servizio del compito che si è prefisso. (Amici di Dio, 33-34)
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domenica 23 agosto 2009

e bello essere giullare di Dio!

A volte, qualcuno mi ha detto: Padre, io mi sento stanco e freddo; quando prego o compio qualche norma di pietà, mi sembra di star facendo una commedia... A questo amico, e a te — se ti trovi nella stessa situazione —, rispondo: una commedia? — Gran cosa, figlio mio! Fa' la commedia! Il Signore è il tuo spettatore!: il Padre, e il Figlio, e lo Spirito Santo; la Trinità Beatissima ci starà contemplando, nei momenti in cui “facciamo la commedia”. — Agire così davanti a Dio, per amore, per fargli piacere, quando si vive contropelo, com'è bello! Essere giullare di Dio! Come è stupenda questa recita compiuta per Amore, con sacrificio, senza alcuna soddisfazione personale, per compiacere il nostro Signore! — Questo sì che è vivere d'Amore. (Forgia, 485)

Non vi nascondo che, nel corso degli anni, mi hanno avvicinato persone che con dolore mi hanno detto: «Padre, non so che cosa succede, ma mi sento stanco e freddo; la mia vita di pietà, prima tanto sicura e semplice, mi sembra divenuta una commedia...». A chi si trova in questa situazione e a tutti voi rispondo: «Una commedia? Benissimo! Il Signore sta giocando con noi, come un padre coi figli».Si legge nella Scrittura: Ludens in orbe terrarum [Pro 8, 31], Dio si ricrea sul globo terrestre e non ci abbandona, infatti subito aggiunge: Deliciae meae esse cum filiis hominum [Pro 8, 31], ho posto le mie delizie tra i figli dell'uomo. Il Signore gioca con noi! Quando ci sembra di star facendo la commedia, perché ci sentiamo freddi, apatici; quando siamo annoiati e senza volontà; quando ci riesce difficile compiere il nostro dovere e raggiungere le mete spirituali che ci eravamo prefissi, è giunta l'ora di pensare che Dio gioca con noi e attende che gli rappresentiamo la nostra 'commedia' con bravura.Non mi importa dirvi che il Signore, in certe occasioni mi ha concesso molte grazie; di solito, però, vado contropelo. Seguo il mio piano, non perché mi attrae, ma perché devo farlo, per Amore. «Ma, Padre, si può fare la commedia con Dio? Non è ipocrisia?» Stai tranquillo: per te è venuto il momento di recitare una commedia umana davanti a uno spettatore divino. Persevera, perché il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo contemplano la tua commedia; fa' tutto per amor di Dio, per fargli piacere, anche se ti costa.Che bella cosa essere giullare di Dio! Che cosa buona recitare la commedia per Amore, con sacrificio, senza cercare la soddisfazione personale, per piacere a Dio nostro Padre, che gioca con noi! Mettiti di fronte al Signore e confidagli: «Non ho nessuna voglia di fare la tal cosa, tuttavia la offrirò per Te». Poi falla davvero, anche se pensi che sia una commedia. Benedetta commedia! Ti assicuro che non è ipocrisia, perché gli ipocriti hanno bisogno di pubblico per la loro messinscena. Invece, gli spettatori della nostra commedia — lasciami ripetere — sono il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, la Vergine Santissima, san Giuseppe e tutti gli angeli e i santi del Cielo. La nostra vita interiore non racchiude in se altro spettacolo che questo: Cristo che passa quasi in occulto [Cfr Gv 7, 10], quasi nascosto.(Amici di Dio, 152)
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Grido il mio amore alla libertà personale

Libertà di coscienza: no! Quanti mali ha causato ai popoli e alle persone questo deplorevole errore, che permette di agire contro i propri intimi dettami. Libertà «delle coscienze», sì: che significa il dovere di seguire l'imperativo interiore..., ah, ma dopo aver ricevuto una seria formazione! (Solco, 389)

Quando nella mia attività sacerdotale, ormai lunga, non solo predico, ma addirittura grido il mio amore alla libertà personale, noto in qualcuno un gesto di diffidenza, come se si possa sospettare che la difesa della libertà comporti un pericolo per la fede. Non si inquietino, i pusillanimi. Porta attentati alla fede soltanto un'errata interpretazione della libertà, una libertà senza scopo, senza norma oggettiva, senza legge, senza responsabilità. In una parola: il libertinaggio. Purtroppo, è di questo che molti si fanno propugnatori; e questa rivendicazione effettivamente è un attentato alla fede.
Pertanto, non è esatto parlare di "libertà di coscienza", nel senso di considerare moralmente valido che l'uomo respinga Dio. Abbiamo già ricordato che possiamo opporci ai disegni di salvezza del Signore; lo possiamo, ma non lo dobbiamo fare. E se qualcuno deliberatamente assumesse tale atteggiamento, peccherebbe trasgredendo il primo e fondamentale comandamento: Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore [Dt 6, 5].
Difendo invece con tutte le mie forze la libertà delle coscienze [Leone XIII Enc. Libertas Preatantissimum, 20-VIc-1888, ASS 20, 606], che sta a significare che a nessuno è lecito impedire che la creatura renda il culto a Dio. Bisogna rispettare i legittimi desideri di verità: l'uomo ha l'obbligo grave di cercare il Signore, di conoscerlo e di adorarlo, ma nessuno sulla terra deve permettersi di imporre agli altri una fede che non hanno; e, reciprocamente, nessuno può arrogarsi il diritto di porre ostacoli a chi ha ricevuto la fede da Dio.
La santa Chiesa, nostra Madre, si è sempre pronunciata a favore della libertà, e ha respinto tutti i fatalismi, vecchi e nuovi. Ha sempre insegnato che ogni anima è padrona del suo destino, nel bene come nel male: E coloro che non si allontanarono dal bene, andranno alla vita eterna; coloro che avranno commesso il male, al fuoco eterno [Simbolo Quicumque]. È impressionante questo tremendo potere, tuo, mio, di tutti, che rivela nel contempo la nostra dignità.
A tal punto il peccato è un male volontario, che non potrebbe affatto essere peccato se non avesse principio nella volontà: questa affermazione è così evidente, che su di essa concordano i pochi saggi e i molti ignoranti che popolano il mondo [Sant'Agostino, De vera religione, 14, 17]
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L'unica libertà che salva è cristiana

Non è vero che vi sia opposizione tra l'essere buon cattolico e il servire fedelmente la società civile. Non c'è motivo di scontro tra la Chiesa e lo Stato, nel legittimo esercizio della loro rispettiva autorità, di fronte alla missione che Dio ha loro affidato. Mentono proprio così: mentono quelli che affermano il contrario. Sono gli stessi che, in ossequio a una falsa libertà, vorrebbero «amabilmente» che noi cattolici tornassimo nelle catacombe. (Solco, 301)

Schiavitù per schiavitù — dato che, in ogni caso, dobbiamo servire, perché, piaccia o no, questa è la condizione umana —, non c'è niente di meglio che sapersi schiavi di Dio, per Amore. Perché a quel punto perdiamo la condizione di schiavi, per diventare amici, figli. Ed ecco la differenza: affrontiamo le occupazioni oneste del mondo con la stessa passione, con lo stesso slancio degli altri, ma con la pace in fondo all'anima; con gioia e serenità, anche nei momenti difficili: perché la nostra fiducia non è riposta nelle cose che passano, ma in ciò che dura per sempre. Non siamo figli della schiava, ma di una donna libera [Gal 4, 31].
Da dove ci viene questa libertà? Da Cristo, Signore nostro. Per questa libertà Egli ci ha redenti [Cfr Gal 4, 31]. Per questo ammonisce: Se il figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero [Gv 8, 36]. Noi cristiani non dobbiamo chiedere in prestito a nessuno il vero senso di questo dono, perché l'unica libertà che salva l'uomo è la libertà cristiana.Mi piace parlare di avventura della libertà. È così, infatti, che si svolgono la vostra vita e la mia.
Liberamente — da figli, ripeto, non da schiavi — percorriamo il sentiero che il Signore ha indicato a ciascuno di noi. Assaporiamo questa scioltezza di movimenti come un dono di Dio.Siamo responsabili davanti a Dio di tutte le azioni che compiamo liberamente. Non c'è posto per l'anonimato; l'uomo si trova di fronte al suo Signore, e sta alla sua volontà decidere di vivere da amico o da nemico.
Questo è l'inizio del cammino della lotta interiore, che è compito di tutta la vita, perché finché dura il nostro passaggio sulla terra nessuno può dire di aver raggiunto la pienezza della propria libertà. (Amici di Dio, 35-36)
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Che cosa hanno detto, che cosa penseranno...

Quanto più in alto è collocata la statua, tanto più duro e pericoloso è poi il colpo nella caduta. (Solco, 269)

Sentiamo parlare di superbia e forse ci immaginiamo un agire dispotico, vessatorio: la folla che acclama e il vincitore che passa, come un imperatore romano, piegando il capo sotto gli archi trionfali, per timore di urtarvi la fronte gloriosa.
Dobbiamo essere realisti: tale genere di superbia trova posto soltanto in una fantasia malata. Dobbiamo lottare contro altre forme, più sottili, più frequenti: l'orgoglio di anteporre la propria eccellenza a quella del prossimo; la vanità nelle conversazioni, nei pensieri e nei gesti; una suscettibilità quasi morbosa, che si offende per parole e azioni del tutto inoffensive.
Queste sì che possono essere, e sono, tentazioni comuni. Ci si considera il sole, il centro di coloro che ci sono accanto; tutto deve ruotare intorno a noi. Non è raro che si ricorra, con smania morbosa, a simulare dolore, tristezza, malattia, perché gli altri si prendano cura di noi e ci vezzeggino, la maggior parte dei conflitti che sorgono nella vita interiore di molte persone, sono un prodotto dell'immaginazione: «Che cosa hanno detto, che cosa penseranno, come mi considerano...». E la povera anima soffre, per triste vanità, a causa di sospetti infondati.In questa avventura disgraziata, la sua amarezza è continua, ed è causa di disagio per gli altri: tutto questo accade perché non sa essere umile, perché non ha imparato a dimenticare se stessa e a darsi, generosamente, al servizio degli altri per amore di Dio. (Amici di Dio, 101)
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Non dialogare con la tentazione

Che ansia di riformare hanno molti! Non sarebbe meglio che ci riformassimo, tutti, singolarmente, per compiere fedelmente ciò che è comandato? (Solco, 132)

Dobbiamo alimentare nelle nostre anime un vero orrore per il peccato. Signore ripetilo con cuore contrito , non voglio offenderti mai più!Ma non ti meravigliare se noti il peso del tuo povero corpo e delle umane passioni: sarebbe sciocco e ingenuamente puerile che ti accorgessi solo ora che «questo» esiste. La tua miseria non è di ostacolo, bensì di sprone per unirti di più a Dio, per cercarlo con costanza, perché è Lui che ci purifica.(Solco, 134)

Non dialogare con la tentazione. Lascia che te lo ripeta: abbi il coraggio di fuggire; e la forza di non soppesare la tua debolezza, pensando fino a che punto potresti arrivare. Taglia, senza fare concessioni!(Solco, 137)

Non hai scuse. La colpa è solamente tua. Se sai ti conosci quanto basta che, per questa strada con queste letture, con questa compagnia... , puoi finire nel precipizio, perché ti ostini a pensare che forse questa è una scorciatoia che facilita la tua formazione o fa maturare la tua personalità?Cambia radicalmente progetto, anche se ti comporta maggior sforzo, meno svaghi a portata di mano. Ormai è ora che ti comporti da persona responsabile. (Solco, 138)
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