Giovanni Paolo II
Mulieris Dignitatem, § 27 - Copyright © Libreria Editrice Vaticana
Nella storia della Chiesa, sin dai primi tempi c'erano - accanto agli uomini - numerose donne, per le quali la risposta della Sposa all'amore redentore dello Sposo assumeva piena forza espressiva. Come prime vediamo quelle donne, che personalmente avevano incontrato Cristo, l'avevano seguito e, dopo la sua dipartita, insieme con gli apostoli « erano assidue nella preghiera » (At 1,14) nel cenacolo di Gerusalemme sino al giorno di Pentecoste. In quel giorno lo Spirito Santo parlò per mezzo di « figli e figlie » del Popolo di Dio... (At 2,17 ; Gl 3,1). Quelle donne, ed in seguito altre ancora, ebbero parte attiva ed importante nella vita della Chiesa primitiva, nell'edificare sin dalle fondamenta la prima comunità cristiana - e le comunità successive - mediante i propri carismi e il loro multiforme servizio... L'apostolo parla delle loro « fatiche » per Cristo, e queste indicano i vari campi del servizio apostolico della Chiesa, iniziando dalla « chiesa domestica ». In essa, infatti, la « fede schietta » passa dalla madre nei figli e nei nipoti, come appunto si verificò nella casa di Timoteo (2 Tm 1, 5).
Lo stesso si ripete nel corso dei secoli, di generazione in generazione, come dimostra la storia della Chiesa. La Chiesa, infatti, difendendo la dignità della donna e la sua vocazione, ha espresso onore e gratitudine per coloro che - fedeli al Vangelo - in ogni tempo hanno partecipato alla missione apostolica di tutto il Popolo di Dio. Si tratta di sante martiri, di vergini, di madri di famiglia, che coraggiosamente hanno testimoniato la loro fede ed educando i propri figli nello spirito del Vangelo hanno trasmesso la fede e la tradizione della Chiesa... Anche in presenza di gravi discriminazioni sociali le donne sante hanno agito in «modo libero», fortificate dalla loro unione con Cristo...
Anche ai nostri giorni la Chiesa non cessa di arricchirsi della testimonianza delle numerose donne che realizzano la loro vocazione alla santità. Le donne sante sono una incarnazione dell'ideale femminile, ma sono anche un modello per tutti i cristiani, un modello di « sequela Christi », un esempio di come la Sposa deve rispondere con l'amore all'amore dello Sposo.
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venerdì 17 settembre 2010
Vangelo del giorno 17/9/2010 , venerdì 24^ settimana t.o. (S.Gregorio Magno)
Dal Vangelo secondo Luca (8,1-3.)
In seguito egli se ne andava per le città e i villaggi, predicando e annunziando la buona novella del regno di Dio.
C'erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria di Màgdala, dalla quale erano usciti sette demòni, Giovanna, moglie di Cusa, amministratore di Erode, Susanna e molte altre, che li assistevano con i loro beni.
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In seguito egli se ne andava per le città e i villaggi, predicando e annunziando la buona novella del regno di Dio.
C'erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria di Màgdala, dalla quale erano usciti sette demòni, Giovanna, moglie di Cusa, amministratore di Erode, Susanna e molte altre, che li assistevano con i loro beni.
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giovedì 16 settembre 2010
Le sono perdonati i suoi molti peccati
Un autore siriaco anonimo del VI secolo Omelie anonime sulla peccatrice, 1, 4.5.19.26.28
L'amore di Dio, uscito in cerca dei peccatori, ci viene proclamato da una donna peccatrice. Perché chiamando lei, Cristo chiamava all'amore la nostra razza tutta intera ; e nella sua persona, attirava al suo perdono tutti i peccatori. Parlava a lei, ma invitava alla sua grazia la creazione tutta intera...
Chi non potrebbe essere raggiunto dalla misericordia di Cristo, se lui, per salvare una peccatrice, accettò l'invito di un fariseo ? A causa di quella donna affamata di perdono, vuole in prima persona avere fame della mensa di Simone il fariseo, mentre sotto le apparenze di una mensa di pane, aveva preparato, per la peccatrice, la mensa del pentimento...
Affinché tu possa partecipare alla stessa mensa, divieni consapevole che il tuo peccato è grande ; però disperare del perdono perché il tuo peccato ti sembra troppo grande, è bestemmiare contro Dio e fa torto a te stesso. Perché se Dio ha promesso di perdonare i tuoi peccati per quanto numerosi fossero, gli dirai forse che non puoi crederlo dichiarandogli : « Il mio peccato è troppo grande perché tu lo perdoni. Non puoi guarirmi dalle mie malattie » ? Smettila e grida con il profeta : « Ho peccato contro di te, Signore » (2 Sam 12, 13). Subito ti risponderà : « Io ho perdonato il tuo peccato ; tu non morirai ». A lui sia la gloria, da noi tutti per i secoli. Amen.
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Vangelo del giorno 16/9/2010 , giovedì 24^ settimana t.o.
Dal Vangelo secondo Luca (7,36-50.)In quel tempo, uno dei farisei invitò Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola.
Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne con un vasetto di olio profumato; e fermatasi dietro si rannicchiò piangendo ai piedi di lui e cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato.
A quella vista il fariseo che l'aveva invitato pensò tra sé. «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e che specie di donna è colei che lo tocca: è una peccatrice». Gesù allora gli disse: «Simone, ho una cosa da dirti». Ed egli: «Maestro, dì pure».
«Un creditore aveva due debitori: l'uno gli doveva cinquecento denari, l'altro cinquanta. Non avendo essi da restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi dunque di loro lo amerà di più?». Simone rispose: «Suppongo quello a cui ha condonato di più».
Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene». E volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa e tu non m'hai dato l'acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio, lei invece da quando sono entrato non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non mi hai cosparso il capo di olio profumato, ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi. Per questo ti dico: le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato. Invece quello a cui si perdona poco, ama poco». Poi disse a lei: «Ti sono perdonati i tuoi peccati».
Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è quest'uomo che perdona anche i peccati?». Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; và in pace!».
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SS. Cornelio e Cipriano
MartiriCornelio e Cipriano sono ricordati dalla Chiesa in questo stesso giorno. Di Cipriano giovane sappiamo che è nato pagano a Cartagine intorno al 210. Battezzato verso il 245, nel 249 è vescovo di Cartagine.
Nel 250 l'imperatore Decio ordina che tutti i sudditi onorino le divinità pagane (offrendo sacrifici o, anche, solo bruciando un po' d'incenso) e ricevano così il libello, un attestato di patriottismo. Per chi rifiuta, carcere e tortura o anche la morte: a Roma muore martire papa Fabiano. A Cartagine, Cipriano si nasconde, guidando i fedeli, come può, dalla clandestinità. Cessata la persecuzione, nella primavera del 251, molti cristiani, che hanno ceduto per paura, vorrebbero tornare nella Chiesa. Ma quelli che non hanno ceduto si dividono tra indulgenti e rigoristi. Cipriano è più vicino ai primi e, con altri vescovi d'Africa, indica una via più moderata, inimicandosi i fautori dell'epurazione severa.
A questo punto le sue vicende s'intrecciano con quelle di Cornelio, un presbitero romano d'origine patrizia che, eletto papa a 14 mesi dal martirio di Fabiano, si trova di fronte ad uno scisma provocato dal dotto e dinamico prete Novaziano che ha retto la Chiesa romana in tempo di sede vacante. Novaziano accusa di debolezza Cornelio (che è sulla linea di Cipriano) e dà vita ad una comunità dissidente che durerà fino al V secolo.
Da Cartagine, Cipriano affianca Cornelio e si batte contro Novaziano affermando l'unità della Chiesa universale. Non è solo sintonia personale con Pp Cornelio: Cipriano parte dall'unità dei cristiani, innanzitutto, con i rispettivi vescovi e poi dei vescovi con Roma, quale sede principale, fondata su Pietro capo degli Apostoli.
Ucciso in guerra l'imperatore Decio, il suo successore Treboniano Gallo è spinto a perseguitare i cristiani perché c'è la peste, e la “voce del popolo” accusa i cristiani, additati come “untori”, in qualunque calamità.
Si arresta anche Pp Cornelio, che muore in esilio nel 253 a Centumcellae (antico nome di Civitavecchia). Cipriano, che appoggia il suo successore Lucio I contro lo scisma di Novaziano, afferma ripetutamente che Cornelio fu martirizzato. Il Catalogo Liberiano riporta “ibi cum gloria dormicionem accepit”, e questo può significare che morì a causa dei rigori a cui fu sottoposto durante la sua deportazione, sebbene documenti successivi affermino che fu decapitato. Alla fine del III secolo il suo corpo fu traslato nelle catacombe di S. Callisto a Roma. Le sue reliquie furono poi trasferite in una basilica voluta da Pp S. Leone I, Magno (440-461) e quindi Pp Adriano I (772-795) le portò nel territorio di Capracoro, dove il pontefice aveva la casa paterna.
Al tempo di Pp Gregorio IV (827-844) il suo corpo riposava nella basilica di Santa Maria in Trastevere. In quel tempo parte delle reliquie furono portate a Compiègne (Francia), mentre nella seconda metà del XVIII secolo altre parti del suo corpo furono portate nella chiesa dei Santi Celso e Giuliano.
S. Girolamo riportava che Cornelio e Cipriano patirono il martirio nello stesso giorno di anni diversi, e la sua affermazione è stata generalmente accettata.
Significato dei nomi:
Cornelio : “abbondanza” (dal latino cornu);
Cipriano: “nativo, originario di Cipro” (greco e latino)
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mercoledì 15 settembre 2010
Coroncina dei dolori di Maria Santissima
O Dio, vieni a salvarmi!Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre..
1. Ti compatisco, addolorata Maria, per l'afflizione che il tuo tenero Cuore soffrì nella pro fezia del vecchio Simeone.
Cara Madre, per il tuo Cuore così afflitto, impetrami la virtù della umiltà e il dono del santo timor di Dio.
Ave Maria...
2. Ti compatisco, addolorata Maria, per quelle angustie che il tuo sensibilissimo Cuore soffrì con la fuga e dimora in Egitto.
Cara Madre, per il tuo Cuore tanto angustiato impetrami la virtù della liberalità, specialmente verso i poveri, e il dono della pietà.
Ave Maria...
3. Ti compatisco, addolorata Maria, per que gli affanni che il sollecito Cuor tuo provò nello smarrimento del tuo e mio Gesù.
Cara Madre, per il tuo Cuore così dolorosamente provato, impetrami la virtù della penitenza e il dono della scienza.
Ave Maria...
4. Ti compatisco, addolorata Maria, per quella costernazione che il tuo materno Cuore senti nel l'incontrare Gesù, che portava la Croce.
Cara Madre, per l'amoroso tuo Cuore in tal guisa travagliato, impetrami la virtù della pazienza e il dono della fortezza.
Ave Maria...
5. Ti compatisco, addolorata Maria, per quel martirio che il tuo Cuore generoso sostenne nel l'assistere Gesù agonizzante.
Cara Madre, per il Cuor tuo in tal modo martirizzato, impetrami la virtù della castità e il dono del consiglio.
Ave Maria...
6. Ti compatisco, addolorata Maria, per quella ferita che il pietoso Cuor tuo soffrì nella lanciata che squarciò il costato di Gesù e ferì l'amabi lissimo Suo Cuore.
Cara Madre, per il Cuor tuo in tal modo trafitto impetrami la virtù della carità fraterna e il dono dell'intelletto.
Ave Maria...
7. Ti compatisco, addolorata Maria, per quello spasimo che 1'amantissimo tuo Cuore sperimentò nella sepoltura di Gesù.
Cara Madre, per il sacro tuo Cuore in estremo rammaricato impetrami la virtù del perfetto amor di Dio e il dono della sapienza.
Ave Maria...
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Vangelo del giorno 15/9/2010 , mercoledì 24^ settimana t.o.
Dal Vangelo secondo Giovanni (19,25-27.)
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!».
Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!».
E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.
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Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!».
Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!».
E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.
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Stava presso la croce di Gesù sua madre
San Giovanni Crisostomo (circa 345-407), vescovo d'Antiochia poi di Costantinopoli, dottore della Chiesa Omelia sulla croce per il Venerdì Santo, 2 ; PG 49, 396
Vedi questa vittoria mirabile ? Vedi i successi della Croce ? Ti sto per dire ora una cosa più stupenda. Considera il modo con il quale questa vittoria si è realizzata, e sarai più stupito ancora. Cristo ha dominato il demonio proprio mediante ciò che gli aveva permesso di vincere. Ha combattuto il demonio con le sue stesse armi. Ascolta come. Una vergine, il legno e la morte, ecco i simboli della disfatta. La vergine, era Eva, perché non si era ancora unita all'uomo ; il legno, era l'albero ; e la morte, la pena in cui era incorso Adamo. Ma ecco, in compenso, la vergine, il legno e la morte, quei simboli della disfatta, diventare i simboli della vittoria. Invece di Eva, Maria ; invece del legno della conoscenza del bene e del male, il legno della Croce ; invece della morte di Adamo, la morte di Cristo.
Vedi che il demonio è stato vinto mediante ciò che gli aveva dato la vittoria ? Mediante l'albero, aveva vinto Adamo ; mediante la croce, Cristo ha trionfato sul demonio. L'albero mandava negli inferi, la croce ne ha fatto tornare coloro che vi erano scesi. Inoltre, l'albero servì a nascondere l'uomo vergognoso della sua nudità, mentre la croce ha alzato agli occhi di tutti un uomo nudo, ma vincitore.
Questo è il prodigio che la Croce ha realizzato in nostro favore ; la Croce, è il trofeo innalzato davanti ai demoni, la spada estratta contro il peccato, la spada con la quale Cristo ha trafitto il serpente. La Croce è la volontà del Padre, la gloria del Figlio unico, la gioia dello Spirito Santo, lo splendore degli angeli, l'orgoglio di San Paolo, il baluardo degli eletti, la luce del mondo intero.
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Beata Vergine Maria Addolorata
La devozione alla Vergine Maria Addolorata, che trae origine dai passi del Vangelo, dove si parla della presenza di Maria Vergine sul Calvario, prese particolare consistenza a partire dalla fine dell’XI secolo e fu anticipatrice della celebrazione liturgica, istituita più tardi.Il “Liber de passione Christi et dolore et planctu Matris eius” di ignoto (erroneamente attribuito a S. Bernardo), costituisce l’inizio di una letteratura, che porta alla composizione in varie lingue del “Pianto della Vergine”.
Testimonianza di questa devozione è il popolarissimo “Stabat Mater” in latino, attribuito a Jacopone da Todi, il quale compose in lingua volgare anche le famose “Laudi”; da questa devozione ebbe origine la festa dei “Sette Dolori di Maria SS.” Nel secolo XV si ebbero le prime celebrazioni liturgiche sulla “compassione di Maria” ai piedi della Croce, collocate nel tempo di Passione.
A metà del secolo XIII, nel 1233, sorse a Firenze l’Ordine dei frati “Servi di Maria”, fondato dai SS. Sette Fondatori e ispirato dalla Vergine. L’Ordine, che già nel nome si qualificava per la devozione alla Madre di Dio, si distinse nei secoli per l’intensa venerazione e la diffusione del culto dell’Addolorata; il 9 giugno del 1668, la S. Congregazione dei Riti permetteva all’Ordine di celebrare la Messa votiva dei sette Dolori della Beata Vergine, facendo menzione, nel decreto, che i Frati dei Servi portavano l’abito nero in memoria della vedovanza di Maria e dei dolori che essa sostenne nella passione del Figlio.
Successivamente, Pp Innocenzo XII (Antonio Pignatelli), il 9 agosto 1692, autorizzò la celebrazione dei Sette Dolori della Beata Vergine la terza domenica di settembre.
Ma la celebrazione ebbe ancora delle tappe, man mano che il culto si diffondeva; il 18 agosto 1714 la Sacra Congregazione approvò una celebrazione dei Sette Dolori di Maria, il venerdì precedente la Domenica delle Palme e Pp Pio VII (Barnaba Chiaramonti, 1800-1823), il 18 settembre 1814, estese la festa liturgica della terza domenica di settembre a tutta la Chiesa, con inserimento nel calendario romano.
Infine Pp S. Pio X (1904-1914), fissò la data definitiva del 15 settembre, subito dopo la celebrazione dell’Esaltazione della Croce (14 settembre), con memoria non più dei “Sette Dolori”, ma più opportunamente come “Beata Vergine Maria Addolorata”.
La memoria della Vergine Addolorata (in latino Mater Dolorosa) chiama a rivivere il momento decisivo della storia della salvezza e a venerare la Madre associata alla passione del figlio e vicina a lui innalzato sulla croce. La sua maternità assume sul calvario dimensioni universali presentandosi come la nuova Eva, perché, come la disobbedienza della prima donna portò alla morte, così la sua mirabile obbedienza porti alla vita.
I Sette Dolori di Maria, corrispondono ad altrettanti episodi narrati nel Vangelo:
1. La profezia dell'anziano Simeone, quando Gesù fu portato al Tempio «...E anche a te una spada trafiggerà l'anima » (Lc 2,35).
2. La Sacra Famiglia è costretta a fuggire in Egitto « Giuseppe, destatosi, prese con sé il Bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto » (Mt 2,14).
3. Il ritrovamento di Gesù dodicenne nel Tempio a Gerusalemme «...Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo » (Lc 2,48).
4. Maria addolorata, incontra Gesù che porta la croce sulla via del Calvario.
5. La Madonna ai piedi della Croce in piena adesione alla volontà di Dio, partecipa alle sofferenze del Figlio crocifisso e morente.
6. Maria accoglie tra le sue braccia il Figlio morto deposto dalla Croce.
7. Maria affida al sepolcro il corpo di Gesù, in attesa della risurrezione.
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martedì 14 settembre 2010
Esaltazione della Santa Croce
La festa in onore della Croce venne celebrata la prima volta nel 335, in occasione della “Crucem” sul Golgota, e quella dell'"Anàstasis", cioè della Risurrezione. La dedicazione avvenne il 13 dicembre. Col termine di "esaltazione", che traduce il greco hypsòsis, la festa passò anche in Occidente, e a partire dal secolo VII, essa voleva commemorare il recupero della preziosa reliquia fatto dall'imperatore Eraclio nel 628. Della Croce trafugata quattordici anni prima dal re persiano Cosroe Parviz, durante la conquista della Città santa, si persero definitivamente le tracce nel 1187, quando venne tolta al vescovo di Betlem che l'aveva portata nella battaglia di Hattin.La celebrazione odierna assume un significato ben più alto del leggendario ritrovamento da parte della pia madre dell'imperatore Costantino, Elena. La glorificazione di Cristo passa attraverso il supplizio della croce e l'antitesi sofferenza-glorificazione diventa fondamentale nella storia della Redenzione: Cristo, incarnato nella sua realtà concreta umano-divina, si sottomette volontariamente all'umiliante condizione di schiavo (la croce, dal latino "crux", cioè tormento, era riservata agli schiavi) e l'infamante supplizio viene tramutato in gloria imperitura. Così la croce diventa il simbolo e il compendio della religione cristiana.La stessa evangelizzazione, operata dagli apostoli, è la semplice presentazione di "Cristo crocifisso".
Il cristiano, accettando questa verità, "è crocifisso con Cristo", cioè deve portare quotidianamente la propria croce, sopportando ingiurie e sofferenze, come Cristo, gravato dal peso del "patibulum" (il braccio trasversale della croce, che il condannato portava sulle spalle fino al luogo del supplizio dov'era conficcato stabilmente il palo verticale), fu costretto a esporsi agli insulti della gente sulla via che conduceva al Golgota. Le sofferenze che riproducono nel corpo mistico della Chiesa lo stato di morte di Cristo, sono un contributo alla redenzione degli uomini, e assicurano la partecipazione alla gloria del Risorto.
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La gloria della croce
San Bernardo (1091-1153), monaco cistercense e dottore della Chiesa Meditazione sulla Passione VI, 13-15 ; PL 184, 747-752
Lungi da me l'idea che ci sia, per me, altro vanto che nella croce del Signore mio Gesù Cristo (Gal 6, 14). La croce è la tua gloria, la croce è il tuo impero. Sulle tue spalle è il segno della sovranità (Is 9, 5). Chi porta la croce, porta la gloria. Perciò la croce, che fa paura agli infedeli, è per i fedeli più bella di tutti gli alberi del paradiso. Cristo ha forse temuto la croce ? E Pietro ? E Andrea ? Al contrario l'hanno desiderata. Cristo si è lanciato verso di essa come prode che percorre la via (Sal 19, 6): « Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi prima della mia passione » (Lc 22, 15). Ha mangiato la Pasqua, soffrendo la sua passione, quando passò da questo mondo al Padre. Sulla croce mangiò e bevve, si inebriò e si addormentò... Chi potrebbe ormai temere la croce ?
Posso, Signore fare il giro del cielo e della terra, del mare e delle steppe, mai ti troverò se non sulla croce. Là, dormi, là, pasci il tuo gregge, là ti riposi al meriggio (Ct 1, 7). Su questa croce, colui che è unito al suo Signore canta con dolcezza : « Tu, Signore, sei mia difesa, tu sei mia gloria e sollevi il mio capo » (Sal 3, 4). Nessuno ti cerca, nessuno ti trova, se non sulla croce. O Croce di gloria, radicati in me, perché io sia trovato in te.
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Vangelo del giorno 14/9/2010 , martedì 24^ settimana t.o.
Dal Vangelo secondo Giovanni (3,13-17.)
Eppure nessuno è mai salito al cielo, fuorchè il Figlio dell'uomo che è disceso dal cielo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui.
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Eppure nessuno è mai salito al cielo, fuorchè il Figlio dell'uomo che è disceso dal cielo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui.
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lunedì 13 settembre 2010
Non sono degno che tu entri sotto il mio tetto
San Francesco d'Assisi (1182-1226), fondatore dei Fratelli minori Regola non bollata, 17
Scongiuro, nella carità che è Dio, tutti i miei frati occupati nella predicazione, nell'orazione, nel lavoro, sia chierici che laici, che cerchino di umiliarsi in tutte le cose, di non gloriarsi, né godere tra sé, né esaltarsi dentro di sé delle buone parole e delle opere anzi di nessun bene che Dio dice, o fa o opera talora in loro e per mezzo di loro, secondo quello che dice il Signore: «Non rallegratevi però in questo, perché vi stanno soggetti gli spiriti» (Lc 10,20). E siamo fermamente convinti che non appartengono a noi se non i vizi e i peccati. E dobbiamo anzi godere quando siamo esposti a diverse prove, e quando sosteniamo qualsiasi angustia o afflizione di anima o di corpo in questo mondo in vista della vita eterna.
Quindi tutti noi frati guardiamoci da ogni superbia e vana gloria; e difendiamoci dalla sapienza di questo mondo e dalla prudenza della carne. Lo spirito della carne, infatti, vuole e si preoccupa molto di possedere parole, ma poco di attuarle, e cerca non la religiosità e la santità interiore dello spirito, ma vuole e desidera avere una religiosità e una santità che appaia al di fuori agli uomini. È di questi che il Signore dice: « In verità vi dico, hanno ricevuto la loro ricompensa » (Mt 6,2). Lo spirito del Signore invece vuole che la carne sia mortificata e disprezzata, vile e abbietta, e ricerca l'umiltà e la pazienza e la pura e semplice e vera pace dello spirito; e sempre desidera soprattutto il divino timore e la divina sapienza e il divino amore del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
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Vangelo del giorno 13/9/2010 , lunedì 24^ settimana t.o.
Dal Vangelo secondo Luca (7,1-10.)
Quando ebbe terminato di rivolgere tutte queste parole al popolo che stava in ascolto, entrò in Cafarnao. Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l'aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro giunti da Gesù lo pregavano con insistenza: «Egli merita che tu gli faccia questa grazia, dicevano, perché ama il nostro popolo, ed è stato lui a costruirci la sinagoga».
Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non stare a disturbarti, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo non mi sono neanche ritenuto degno di venire da te, ma comanda con una parola e il mio servo sarà guarito. Anch'io infatti sono uomo sottoposto a un'autorità, e ho sotto di me dei soldati; e dico all'uno: Và ed egli va, e a un altro: Vieni, ed egli viene, e al mio servo: Fà questo, ed egli lo fa». All'udire questo Gesù restò ammirato e rivolgendosi alla folla che lo seguiva disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!».
E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito.
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Quando ebbe terminato di rivolgere tutte queste parole al popolo che stava in ascolto, entrò in Cafarnao. Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l'aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro giunti da Gesù lo pregavano con insistenza: «Egli merita che tu gli faccia questa grazia, dicevano, perché ama il nostro popolo, ed è stato lui a costruirci la sinagoga».
Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non stare a disturbarti, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo non mi sono neanche ritenuto degno di venire da te, ma comanda con una parola e il mio servo sarà guarito. Anch'io infatti sono uomo sottoposto a un'autorità, e ho sotto di me dei soldati; e dico all'uno: Và ed egli va, e a un altro: Vieni, ed egli viene, e al mio servo: Fà questo, ed egli lo fa». All'udire questo Gesù restò ammirato e rivolgendosi alla folla che lo seguiva disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!».
E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito.
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San Giovanni Crisostomo
Vescovo e dottore della Chiesa Giovanni detto “Crisostomo”, cioè “Bocca d’oro” a motivo del fascino suscitato dalla sua arte oratoria, può dirsi vivo ancora oggi, anche a motivo delle sue opere. I suoi scritti permettono anche a noi, come ai fedeli del suo tempo, che ripetutamente furono privati di lui a causa dei suoi esili, di vivere con i suoi libri, nonostante la sua assenza. È quanto egli stesso suggeriva dall’esilio in una sua lettera (cfr A Olimpiade, Lettera 8,45).
Giovanni nacque ad Antiochia, da una famiglia cristiana benestante tra il 347 e il 349. In quel tempo la città era la seconda per importanza in oriente dopo Costantinopoli. Durante tutto il IV secolo profondi contrasti si erano verificati in Oriente, ed anche ad Antiochia, tra pagani, manichei, ariani, gnostici apollinari, ebrei; gli stessi cristiani erano divisi tra due vescovi rivali: Melezio e Paolino.
Anche la giovinezza di Giovanni visse in tale clima di contrasti. Suo padre, Secondo, alto ufficiale dell'esercito siriano, morì quando Giovanni era ancora in tenera età; la madre Antusa, di soli 22 anni, affrontò il peso di crescere da sola lui e la sorella più grande.
Fu allievo del celebre oratore e maestro Libanio, che ebbe a dire di questo suo discepolo: “Sarebbe stato uno dei miei migliori allievi se la Chiesa non me lo avesse rubato”.
A 18 anni incontra il vescovo Melezio e chiede il battesimo. Incomincia, allora, a seguire dei corsi di esegesi presso Diodoro di Tarso, la sua scuola era famosa per l'interpretazione letterale delle Sacre scritture, in contrapposizione con la scuola alessandrina che, invece, privilegiava una lettura anche allegorica. Terminati gli studi Giovanni riceve gli ordini minori e si ritira in un eremitaggio dove si dedica allo studio della teologia.
Compone un trattato, “De Sacerdotio”, molto influenzato da Gregorio Nazianzeno. Egli riteneva che il monachesimo non era la sola via per raggiungere la perfezione; la vita sacerdotale al servizio dei credenti e in mezzo alle mille tentazioni del mondo era per lui il miglior modo di servire Dio : “È un errore mostruoso credere che il monaco debba condurre una vita più perfetta, mentre gli altri potrebbero fare a meno di preoccuparsene ... Laici e monaci devono giungere a un'identica perfezione” (Contro gli oppositori della vita monastica 3, 14).
Nell'inverno 380-381, viene ordinato diacono da Melezio ad Antiochia. Qualche anno più tardi è ordinato sacerdote dal vescovo Flaviano, diventando predicatore. I sermoni di Giovanni duravano oltre un paio d'ore, ma sapeva usare, con consumata perizia, tutti i registri della retorica, non certo per vellicare l'udito dei suoi ascoltatori, ma per ammaestrare, correggere, redarguire : i suoi fedeli prendevano anche delle note durante le sue omelie.
Nel 397 Nectario, arcivescovo di Costantinopoli, morì. Dopo un'aspra battaglia per la successione, l'imperatore bizantino, Arcadio, scelse Giovanni. Egli dirigerà con grande forza e rigore la Chiesa affidatagli, scagliandosi contro la corruzione e la licenziosità dei potenti ma facendosi molti nemici a corte. Fa destituire molti presbiteri indegni: sotto queste misure cadde anche il vescovo di Efeso. Fa rientrare nei monasteri i monaci che erravano vagabondi. Combatte con rigore le eresie.
Nel 402 molti nemici di Giovanni si rivolgono al patriarca di Alessandria d'Egitto Teofilo, la cui Chiesa si trovava in contrasto con quella di Costantinopoli. Teofilo, chiamato a Costantinopoli per giustificarsi di varie accuse che gli venivano mosse, si presenta con una schiera di vescovi alessandrini e mette in minoranza Giovanni che viene deposto ed esiliato dall'imperatore. Ma avendo l'imperatrice abortito in concomitanza con l'esilio di Giovanni, ella lo fa richiamare. Ciononostante i suoi nemici non cessano di tramare contro di lui e il 9 giugno del 404 viene definitivamente allontanato da Costantinopoli. Per tre anni è confinato a Cucusa, tra le montagne dell'Armenia, dove svolge un'intensa attività. Nel 407 gli viene intimato un nuovo trasferimento a Pitiunte, sul Mar Nero.
Giovanni muore il 14 settembre del 407, a Comana in Abkhazia (oggi parte della Georgia), durante il viaggio di trasferimento. Secondo la tradizione, le sue ultime parole furono: « doxa to Theo pantôn eneke » « gloria a Dio in tutte le cose ».
Dal sepolcro di Comana, il figlio di Arcadio, Teodosio il Giovane, fece trasferire i resti mortali del santo nella Chiesa dei Santi Apostoli a Costantinopoli, dove giunsero la notte del 27 gennaio 438, tra una folla osannante; trasportati, in seguito, a Roma, furono collocati nella Basilica Vaticana, dove sono tuttora conservati. Nel novembre 2004 il Servo di Dio Papa Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła) ha fatto dono al patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I di una parte delle reliquie di S. Giovanni Crisostomo venerate in Vaticano.
Il Martirologio romano, come pure i sinassari orientali, hanno iscritto la festa di Giovanni al 27 gennaio, anniversario del ritorno del corpo a Costantinopoli. Attualmente nel calendario romano la sua festa è celebrata il 13 settembre. Nello stesso giorno la festa è celebrata presso i siri. La Chiesa bizantina lo festeggia anche il 30 gennaio, insieme a San Basilio e a San Gregorio di Nazianzo, e il 13 novembre, giorno del suo ritorno dall'esilio. In Oriente si incontrano molti monasteri a lui dedicati. Dottore della Chiesa, Giovanni circonda con i Santi Atanasio, Ambrogio e Agostino, la Cattedra del Bernini nell'abside della Basilica Vaticana.
Il Beato Pp Giovanni XXIII (Angelo Giuseppe Roncalli) pose il Concilio Vaticano II sotto la sua protezione.
S. Giovanni Crisostomo si colloca tra i Padri più prolifici: di lui ci sono giunti 17 trattati, più di 700 omelie autentiche, i commenti a Matteo e a Paolo (Lettere ai Romani, ai Corinti, agli Efesini e agli Ebrei), e 241 lettere.
Significato del nome Giovanni : "il Signore è benefico, dono del Signore" (ebraico).
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domenica 12 settembre 2010
Ripresa
Pur in assenza di messaggi da parte del gruppo, avendo trovato la fonte degli stessi , si è pensato di presentare giornalmente il testo del Vangelo, la riflessione quotidiana e il Santo del giorno.
Oggi, 12 settembre giorno dedicato al Nome Ss di Maria e domenica XXIV del tempo ordinario, si riprende la pubblicazione.
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Oggi, 12 settembre giorno dedicato al Nome Ss di Maria e domenica XXIV del tempo ordinario, si riprende la pubblicazione.
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Vangelo del giorno 12/9/2010 , domenica 24^ settimana t.o.
Dal Vangelo secondo Luca (15,1-32.)Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano: «Costui riceve i peccatori e mangia con loro». Allora egli disse loro questa parabola: «Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta, finché non la ritrova? Ritrovatala, se la mette in spalla tutto contento, va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta. Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione. O quale donna, se ha dieci dramme e ne perde una, non accende la lucerna e spazza la casa e cerca attentamente finché non la ritrova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, dicendo: Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la dramma che avevo perduta. Così, vi dico, c'è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».
Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava.
Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. Partì e si incamminò verso suo padre. Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l'anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò. Il servo gli rispose: E' tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo. Egli si arrabbiò, e non voleva entrare.
Il padre allora uscì a pregarlo. Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso. Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato».
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Dio alla ricerca degli uomini
San Nicola Cabasilas (circa 1320-1363), teologo greco La Vita in Gesù Cristo, I : PG 150, 502 D - 503 D
Nei sacri misteri, che adombrano la sua sepoltura e annunciano la sua morte, noi siamo generati, plasmati e uniti intimamente in modo mirabile al Salvatore mediante questa realtà. Per essi, come dice san Paolo, « in lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo » (At 17, 28).
Il battesimo ci concede di essere e sussistere in Cristo... La sacra unzione poi, completa e perfeziona la nascita, iniziando un'attività corrispondente a una tale vita. La divina eucaristia, infine, contiene e conserva questa vita... Perciò viviamo di questo pane, ma ci muoviamo grazie all'unzione, dopo aver ricevuto l'essere dal battesimo.
E a questa condizione viviamo di una vita trasferita da questo mondo visibile nell'invisibile, avendo mutato non il luogo, ma la vita e il modo di vivere ; Infatti non ci siamo noi mossi e elevati verso Dio, ma è stato Dio ad essere venuto e sceso verso di noi. Noi non l'abbiamo cercato, ma siamo stati cercati. Non è stata la pecora a mettersi in cerca del Pastore, né la dramma del Padrone di casa. Ma il Padrone si è chinato verso la terra e ha ritrovato la sua immagine, il Pastore è andato nel deserto dove errava la pecora e, caricatesela in spalla, l'ha riportata dal suo errare. Per questo non ci ha trasferiti in un altro luogo, ma ci ha lasciati sulla terra e resi celesti mediante l'infusione della sua vita nelle nostre anime. Non ci ha elevati nei cieli, ma ha abbassato i cieli fino a noi, secondo la parola del salmo : « Abbassò i cieli e discese » (Sal 17, 10).
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Santissimo Nome di Maria
La festa del “Santissimo nome di Maria” fu concessa da Roma, nel 1513, ad una diocesi spagnola: Cuenca. Soppressa dal Pontefice S. Pio V (Antonio Michele Ghislieri), fu ripristinata da Pp Sisto V (Felice Peretti) e poi estesa nel 1671 al Regno di Napoli e a Milano.Il 12 settembre 1683, avendo Giovanni Sobieski, con i suoi polacchi, vinto i Turchi che assediavano Vienna e minacciavano la cristianità, il Beato Innocenzo XI (Benedetto Odescalchi), in rendimento di grazie, estese la festa alla Chiesa Universale e la fissò alla domenica fra l'ottava della Natività.
Il santo Papa Pio X (Giuseppe Sarto, 1903-1914) la riportò al 12 settembre.
A Roma c'è una Chiesa dedicata al “Santissimo Nome di Maria”, costruita nel XVIII secolo, che si trova presso il Foro Traiano, nel rione Trevi : il culto fu instaurato da Giuseppe Bianchi, già nel 1685, nella chiesa di S. Stefano del Cacco a Roma nel rione Pigna, per poi essere confermato dalla fondazione della “Congregazione del Santissimo Nome di Maria”, approvata formalmente nel 1688.
Nel 1694 la congregazione si trasferì alla chiesa di S. Bernardo a Colonna Traiani, una piccola chiesa edificata su una costruzione del XV sec. appartenuta alla compagnia di S. Bernardo di Chiaravalle, nei pressi della Colonna Traiana. In seguito venne acquistato il terreno adiacente in previsione della costruzione, che avvenne tra il 1736 ed il 1751 ad opera dell'architetto francese Antoine Derizet.
L'interno della Chiesa è ellittico. Vi sono sette piccole cappelle, decorate in marmo policromo.
San Paolo della Croce diceva : “Nei bisogni gettatevi nelle braccia di Maria Santissima, ricorrete a Lei come a una Madre misericordiosa, poi non vi inquietate, non vi perdete d'animo, ma fidatevi di Lei.”
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giovedì 9 settembre 2010
COMUNICAZIONE
Il blog nasce in base ai messaggi di un gruppo di preghiera.
In questi giorni non ci sono stati messaggi, probabilmente la persona più attiva all'interno del gruppo di preghiera ha impegni o altro che le impediscono l'invio di messaggi.
In attesa che riprenda la pubblicazione di messaggi si può pregare o meditare con quanto sin qui pubblicato.
Grazie a tutti
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In questi giorni non ci sono stati messaggi, probabilmente la persona più attiva all'interno del gruppo di preghiera ha impegni o altro che le impediscono l'invio di messaggi.
In attesa che riprenda la pubblicazione di messaggi si può pregare o meditare con quanto sin qui pubblicato.
Grazie a tutti
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lunedì 6 settembre 2010
Passò la notte in orazione
Karol Wojtyla (Giovanni Paolo II) Ritiro al Vaticano 1979, n° 4
La preghiera di Cristo al Getsèmani è l'incontro della volontà umana di Gesù Cristo con la volontà eterna di Dio, la quale, in questo momento preciso, diviene la volontà del Padre riguardo al Figlio. Il Figlio si è fatto uomo perché succedesse questo incontro della sua volontà umana con quella del Padre. Si è fatto uomo perché questo incontro fosse pieno di verità sulla volontà umana e sul cuore umano, questo cuore che vuole fare scomparire il male, la sofferenza, il giudizio, la flagellazione, la croce e la morte. Si è fatto uomo perché sul fondo di questa verità sulla volontà umana e sul cuore umano, apparisse tutta la grandezza dell'amore, che si esprime nel dono di sè e nel sacrificio : « Si, Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito » (Gv 3, 16). Nell'ora in cui Cristo prega, l'amore eterno deve essere confermato dall'offerta del cuore umano. E viene confermato : il Figlio non rifiuta che il suo cuore diventi l'altare, il luogo dell'elevazione, prima di diventare il luogo della croce.
La preghiera è quindi l'incontro della volontà umana con quella di Dio. Il suo frutto più eccelso è l'ubbidienza del Figlio al Padre : « Padre, sia fatta la tua volontà ». Eppure, l'ubbidienza non significa in primo luogo la rinuncia alla propria volontà, bensì una reale apertura dello sguardo spirituale, dell'udito spirituale, a questo amore che è Dio stesso. Dio è questo amore (1 Gv 4, 16), lui che ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito (Gv 3, 16). Ecco dunque l'uomo, ecco Gesù Cristo, il Figlio di Dio ; dopo la sua preghiera, ecco che si rialza rafforzato da questa ubbidienza per mezzo della quale ha raggiunto, nuovamente, questo amore, questo dono del Padre al mondo e a tutti gli uomini.
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Vangelo del giorno 6/9/2010 , lunedì 23^ settimana t.o.
+ Dal Vangelo secondo Luca (6,6-11)Un sabato Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo.
Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!».
Si alzò e si mise in mezzo. Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?».
E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita.
Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.
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domenica 5 settembre 2010
Vi invito a recitare il Rosario tutti i giorni
Un invito a recitare il Rosario tutti i giorni perchè la Madonna ci ottenga dal suo Divin Figlio la soluzione per i grandi mali che ci affliggonoEcco cosa ha detto sulla preghiera del Rosario Suor Lucia, l'ultima veggente di Fatima:
"La Santissima Vergine ha dato una nuova efficacia alla recita del Rosario tale che non c'è nessunproblema, non importa quanto difficile ppossa essere, o temporale o soprattutto spirituale,......che non possa essere risolto con il Rosario. Non c'è nessun problema, vi dico, che noi non possiamo risolvere con la preghiera del Rosario".
- 1 Vi chiedo di pregare il Rosario ogni giorno perchè la Madonna ci ottenga dal suo Divin Figlio lasoluzione per i grandi mali che affliggono:
--- la disgregazione della famiglia,
--- la crisi morale e religiosa...,
--- gli attacchi alla Chiesa e al Santo Padre.
-2- Vi invito a diventare apostoli del Rosario, affinchè possiamo portare questa devozione salvificaa tanti quanti ne hanno bisogno.
La verità è che, se sono tanti i pericoli che incombono su di noi e sulle nostre famiglie, ancora maggiore è il potere di intercessione della Madre di Dio.Maria è la soluzione per tutte le nostre necessità.
A Maria, tramite la preghiera, specialmentequella del Rosario possiamo affidare tutti i nostri affanni!Già a Fatima, nel 1917, la Madonna come Madre amorevole, mentre da un lato ci ammoniva......dall'altro ci presentava la soluzione per evitare all'umanità flagelli terribili: la devozione al suo Cuore Immacolato, principalmente mediante la recita del Rosario.
Oggi Satana e i suoi seguaci si sono scatenati nell'attaccare quello che abbiamo di più sacro.
Non c'è giorno che passa senza che la religione sia ridicolizzata, il Papa oltraggiato, la famiglia e l'istituzione del matrimonio vittime dei più insidiosi attacchi......ed ai nostri figli e nipoti vengono spudoratamente presentati modelli di comportamento ingannevoli e tutt'altro che cristiani.
Il fatto è che pregando il Rosario, pregandolo di più, pregandolo meglio, possiamo ottenere qualsiasi cosa, se utile per il nostro bene e la nostra salvezza.
Anche il nostro Santo Padre ci invita a "riscoprire questa preghiera, così semplice e tanto profonda", e a pregare il Rosario "per le intenzioni del Papa, per la missione della Chiesa e per la pace nel mondo.
Ave Maria!
Buona domenica a tutti e che la Santa Vergine ci protegga sempre!
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Novena per esaltazione Santa Croce (dal 5 al 13 settembre)
“Cari figli, in questi giorni voglio invitarvi a porre al centro di tutto la Croce. Pregate in particolare davanti alla Croce, da cui derivano grandi grazie. In questi giorni fate nelle vostre case una consacrazione speciale alla Croce. Promettete di non offendere Gesù e la Croce e di non arrecargli ingiurie.” (12/09/1985)La Croce sulla nostra strada deve essere il segno indicatore che ci conduce all'amore e all'uniformità della nostra volontà con quella di Dio, attraverso le quali viene la vera pace. Se guardiamo la Croce vediamo che ha una dimensione verticale (amore verso Dio) ed una orizzontale (amore verso il prossimo).
Queste due dimensioni ci indicano la strada dell'Amore. Colui che ama Dio è pronto a soffrire, pronto a perdonare, a riconciliarsi, è pronto a portare la croce. Chi ama Dio potrà realizzare anche l'altra dimensione: amerà il prossimo, amerà anche la creazione. E quando avremo realizzato questa unità fra le due dimensioni, quando queste s'incontrano nel nostro cuore, avremo la vera pace e comunicheremo pace attorno a noi.
Cristo ci ha salvato con la Croce , segno di Amore. Il centro di unità fra la dimensione verticale e quella orizzontale è Gesù. E se Lui è al centro della nostra vita, allora le preghiere, i digiuni, le veglie, tutto sarà illuminato alla presenza di Gesù che crea la pace vera.La croce deve essere il nostro innamoramento. Con la follia dell’innamoramento tutto potremo osare, perché per amore si riesce a morire. Sulla croce c’è pienezza di vita perchè Gesù pur essendo di natura divina svuotò se stesso assumendo la condizione di servo e umiliandosi fino alla morte di croce e il Padre ha riempito questo svuotamento con la gloria e la vita in pienezza.
Cristo ci ha salvato con la Croce , segno di Amore. Il centro di unità fra la dimensione verticale e quella orizzontale è Gesù. E se Lui è al centro della nostra vita, allora le preghiere, i digiuni, le veglie, tutto sarà illuminato alla presenza di Gesù che crea la pace vera.La croce deve essere il nostro innamoramento. Con la follia dell’innamoramento tutto potremo osare, perché per amore si riesce a morire. Sulla croce c’è pienezza di vita perchè Gesù pur essendo di natura divina svuotò se stesso assumendo la condizione di servo e umiliandosi fino alla morte di croce e il Padre ha riempito questo svuotamento con la gloria e la vita in pienezza.
PREGHIERA:
Mi abbandono o Dio nelle tue mani.Gira e rigira questa argilla, come creta nelle mani del vasaio.Dalle una forma e poi spezzala, se vuoi.Domanda, ordina, cosa vuoi che io faccia?Innalzato, umiliato, perseguitato, incompreso, calunniato, sconsolato, sofferente, inutile a tutto, non mi resta che dire, sull'esempio di tua Madre: "Sia fatto di me secondo la tua parola".Dammi l'amore per eccellenza, l'amore della Croce, ma non delle croci eroiche che potrebbero nutrire l'amore proprio ma di quelle croci volgari che purtroppo porto con ripugnanza...di quelle che si incontrano ogni giorno nella contraddizione, nell'insuccesso, nei falsi giudizi, nella freddezza, nel rifiuto e nel disprezzo degli altri, nel malessere e nei difetti del corpo, nelle tenebre della mente e nell'aridità di cuore.
Allora solamente Tu saprai che Ti amo.
Ti adoro, o Croce Santa,che fosti ornata del Corpo Sacratissimo del mio Signore,coperta e tinta del suo preziosissimo sangue.Ti adoro, mio Dio, posto in croce per me.Ti adoro, o Croce Santa per amore di Colui che è il mio Signore.
Allora solamente Tu saprai che Ti amo.
Ti adoro, o Croce Santa,che fosti ornata del Corpo Sacratissimo del mio Signore,coperta e tinta del suo preziosissimo sangue.Ti adoro, mio Dio, posto in croce per me.Ti adoro, o Croce Santa per amore di Colui che è il mio Signore.
Amen
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Beata Teresa di Calcutta
Fondatrice della Congregazione “Missionarie della Carità”Teresa di Calcutta, al secolo Agnes Gonxha Bojaxhiu, nacque il 26 agosto 1910 a Skopje in una benestante famiglia di genitori albanesi, di religione cattolica.
All'età di otto anni perse il padre e la sua famiglia soffrì di gravi difficoltà finanziarie. A partire dall'età di quattordici anni partecipò a gruppi di carità organizzati dalla sua parrocchia e nel 1928, a diciotto anni, decise di prendere i voti entrando come aspirante nelle Suore della Carità.
Inviata nel 1929 in Irlanda a svolgere la prima parte del suo noviziato, nel 1931, dopo aver preso i voti e assunto il nome di Maria Teresa, ispirandosi a Santa Teresa di Lisieux, partì per l'India per completare i suoi studi. Diventò insegnante presso il collegio cattolico di St. Mary's High School di Entally, sobborgo di Calcutta, frequentato soprattutto dalle figlie dei coloni inglesi. Negli anni che trascorse alla St. Mary si distinse per le sue innate capacità organizzative, tanto che nel 1944 fu nominata direttrice.
L'incontro con la povertà drammatica della periferia di Calcutta spinge la giovane Teresa ad una profonda riflessione interiore: ebbe, come scrisse nei suoi appunti, “una chiamata nella chiamata”.
Nel 1948 ebbe l'autorizzazione dal Vaticano ad andare a vivere da sola nella periferia della metropoli, a condizione che continuasse la vita religiosa. Nel 1950, fonda la congregazione delle “Missionarie della carità” (in latino Congregatio Sororum Missionarium Caritatis, in inglese Missionaries of Charity o Sisters of Mother Teresa), la cui missione era quella di prendersi cura dei “più poveri dei poveri” e “di tutte quelle persone che si sentono non volute, non amate, non curate dalla società, tutte quelle persone che sono diventate un peso per la società e che sono rifuggite da tutti”.
Le prime aderenti furono dodici ragazze, tra cui alcune sue ex allieve alla St. Mary. Stabilì come divisa un semplice sari bianco a strisce azzurre, che, pare, fu scelto da Madre Teresa perché era il più economico fra quelli in vendita in un piccolo negozio. Si trasferì in un piccolo fabbricato che chiamò «Casa Kalighat per i morenti», donatogli dall'arcidiocesi di Calcutta.
La vicinanza ad un tempio indù, provoca la dura reazione di questi ultimi che accusano Madre Teresa di proselitismo e cercano con massicce dimostrazioni di allontanarla. La polizia, chiamata dalla missionaria, forse intimorita dalle violente proteste, decide arbitrariamente di arrestare Madre Teresa. Il commissario, entrato nell'ospedale, dopo aver visto le cure che essa amorevolmente dava ad un bambino mutilato, decise di lasciar perdere. Col tempo, però, il rapporto fra Madre Teresa e gli indiani si rafforzò e anche se le incomprensioni rimasero, si giunse ad una convivenza pacifica.
Poco dopo aprì un altro ospizio, il «Nirmal Hriday (cioè Cuore Puro)», poi ancora una casa per lebbrosi chiamata «Shanti Nagar (cioè Città della Pace)» ed infine un orfanotrofio.
L'Ordine cominciò presto ad attirare sia "reclute" che donazioni caritatevoli da parte di cittadini occidentali, e dagli anni sessanta aprì ospizi, orfanotrofi e case per lebbrosi in tutta l'India.
La fama internazionale di Madre Teresa crebbe enormemente dopo un fortunato servizio della BBC del 1969 intitolato «Qualcosa di bello per Dio» e realizzato dal noto giornalista Malcolm Muggeridge. Il servizio documentò il lavoro delle suore fra i poveri di Calcutta ma durante le riprese alla Casa per i Morenti, a causa delle scarse condizioni di luce, si ritenne che la pellicola si potesse essere rovinata; tuttavia lo spezzone, quando fu inserito nel montaggio, apparve ben illuminato. I tecnici sostennero che fu merito del nuovo tipo di pellicola utilizzato, ma Muggeridge si era convinto che fosse un miracolo: pensò che la luce divina di Madre Teresa avesse illuminato il video, e si convertì al cattolicesimo.
Il documentario, grazie anche al presunto miracolo, ebbe un successo straordinario che portò alla ribalta delle cronache la figura di Madre Teresa.
Nel febbraio del 1965, il Servo di Dio Pp Paolo VI (Giovanni Battista Montini) concesse alle Missionarie della Carità il titolo di "congregazione di diritto pontificio" e la possibilità di espandersi anche fuori dall'India.
Nel 1967 fu aperta una casa in Venezuela, a cui seguirono sedi in Africa, Asia, Europa, Stati Uniti nel corso di tutti gli anni settanta e ottanta. L'Ordine si ampliò con la nascita di un ramo contemplativo e di due organizzazioni laicali.
Nel 1979, ottenne, infine, il riconoscimento più prestigioso: il Premio Nobel per la Pace. Rifiutò il convenzionale banchetto cerimoniale per i vincitori, e chiese che i 6.000 dollari di fondi fossero destinati ai poveri di Calcutta, che avrebbero potuto essere sfamati per un anno intero: “le ricompense terrene sono importanti solo se utilizzate per aiutare i bisognosi del mondo”.
Nel 1981 fu fondato il movimento “Corpus Christi” aperto ai sacerdoti secolari. Nel corso degli anni ottanta nasce l'amicizia fra il Servo di Dio Pp Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła) e Madre Teresa i quali si ricambiano visite reciproche. Grazie all'appoggio del Papa, Madre Teresa riuscì ad aprire ben tre case a Roma, fra cui una mensa nella Città del Vaticano dedicata a Santa Marta, patrona dell'ospitalità.
Negli anni novanta, le Missionarie della Carità superarono le quattromila unità con cinquanta case sparse in tutti i continenti.
Intanto però le sue condizioni peggiorarono: nel 1989, in seguito ad un infarto, le fu applicato un pacemaker; nel 1991 si ammalò di polmonite; nel 1992 ebbe nuovi problemi cardiaci.
Si dimise da superiora dell'Ordine ma in seguito ad un ballottaggio fu rieletta praticamente all'unanimità, contando solo qualche voto astenuto. Accettò il risultato e rimase alla guida della congregazione.
Nell'aprile del 1996 Madre Teresa cadde e si ruppe la clavicola. Il 13 marzo 1997 lasciò definitivamente la guida delle Missionarie della Carità. Incontrò, lo stesso mese, Pp Giovanni Paolo II per l'ultima volta, prima di rientrare a Calcutta dove morì il 5 settembre, ore 21.30, all'età di ottantasette anni.
Il suo lavoro, svolto con immenso amore, tra le vittime della povertà di Calcutta, le sue opere e i suoi libri di spiritualità cristiana e di preghiere, alcuni dei quali furono scritti insieme al suo amico Frère Roger, l'hanno resa una delle persone più famose al mondo.
A soli due anni dalla sua morte, Papa Giovanni Paolo II fece aprire, per la prima volta nella storia della Chiesa, con una deroga speciale, il processo di beatificazione che si concluse nell'estate del 2003 e fu quindi beatificata il 19 ottobre con il nome di Beata Teresa di Calcutta.
L'arcidiocesi di Calcutta ha aperto già nel 2005 il processo per la canonizzazione.
Il suo messaggio è sempre attuale: “Puoi trovare Calcutta in tutto il mondo – lei diceva – , se hai occhi per vedere. Dovunque ci sono i non amati, i non voluti, i non curati, i respinti, i dimenticati”.
I suoi figli spirituali continuano in tutto il mondo a servire “i più poveri tra i poveri” in orfanotrofi, lebbrosari, case di accoglienza per anziani, ragazze madri, moribondi. In tutto sono 5000, compresi i due rami maschili, meno noti, distribuiti in circa 600 case sparse per il mondo; senza contare le molte migliaia di volontari e laici consacrati che portano avanti le sue opere. “Quando sarò morta – diceva lei –, potrò aiutarvi di più…”.
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Offrire a Dio un vero tesoro
Giovanni Cassiano (circa 360-435), fondatore di un monastero Conferenze, I, 6-7 ; SC 42, 83-85
Parecchi, per seguire Cristo, dopo aver disprezzato fortune considerabili, somme enormi d'oro e d'argento, e proprietà magnifiche, si sono poi lasciati turbare per un raschietto, un punteruolo, un ago, una penna per scrivere... Essi, dopo aver distribuito tutte le proprie ricchezze per amore di Cristo, mantengono la loro antica passione e la mettono in cose futili, pronti all'ira per difenderle. Non avendo la carità di cui parla san Paolo, la loro vita è colta da sterilità. Il beato apostolo prevedeva questa disgrazia : « Se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova », diceva (1 Cor 13, 3). Questa è la prova evidente che non si giunge alla perfezione tutt'a un tratto con la sola rinuncia ad ogni ricchezza e il disprezzo degli onori, se non si aggiunge a questo quella carità di cui l'apostolo descrive i vari aspetti.
Ora, essa consiste soltanto nella purezza di cuore. Infatti, cos'è respingere l'invidia, la vanità, l'ira, e la frivolezza, non cercare il proprio interesse, non godere dell'ingiustizia, non tenere conto del male ricevuto, e il resto (1 Cor 13, 4-5), se non offrire continuamente a Dio un cuore perfetto e purissimo, e tenerlo indenne da ogni moto di passione ? La purezza di cuore sarà dunque il termine unico delle nostre azioni e dei nostri desideri.
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Vangelo del giorno 5/9/2010 , domenica 23^ settimana t.o.
Dal Vangelo secondo Luca (14,25-33)Siccome molta gente andava con lui, egli si voltò e disse: «Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento? Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l'altro è ancora lontano, gli manda un'ambasceria per la pace. Così chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.
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sabato 4 settembre 2010
Sii anima di Eucaristia!
Sii anima di Eucaristia! — Se il centro dei tuoi pensieri e delle tue speranze è il Tabernacolo, come saranno abbondanti, figlio mio, i frutti di santità e di apostolato! (Forgia, 835)
Gesù è rimasto nell'Eucaristia per amore..., per te.— È rimasto, pur sapendo come l'avrebbero ricevuto gli uomini..., e come lo ricevi tu.— È rimasto, affinché te ne cibi, affinché tu gli faccia visita e gli racconti le tue cose e, frequentandolo nell'orazione accanto al Tabernacolo e nella ricezione del Sacramento, ti innamori ogni giorno di più, e faccia in modo che altre anime — molte! — seguano lo stesso cammino. (Forgia, 887)
Quando ricevi il Signore nell'Eucaristia, siigli grato con tutte le fibre dell'anima per la sua bontà di stare con te.— Non ti sei soffermato a considerare che sono dovuti passare secoli e secoli, prima che venisse il Messia? I patriarchi e i profeti a implorare, con tutto il popolo di Israele: la terra è assetata, Signore, vieni!— Magari fosse così la tua attesa d'amore. (Forgia, 991)
Ingigantisci la tua fede nella Sacra Eucaristia. Riémpiti di stupore davanti a questa ineffabile realtà!: abbiamo Dio con noi, possiamo riceverlo ogni giorno e, se lo vogliamo, parliamo intimamente con Lui, come si parla con l'amico, come si parla con il fratello, come si parla con il Padre, come si parla con l'Amore. (Forgia, 268)
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Gesù è rimasto nell'Eucaristia per amore..., per te.— È rimasto, pur sapendo come l'avrebbero ricevuto gli uomini..., e come lo ricevi tu.— È rimasto, affinché te ne cibi, affinché tu gli faccia visita e gli racconti le tue cose e, frequentandolo nell'orazione accanto al Tabernacolo e nella ricezione del Sacramento, ti innamori ogni giorno di più, e faccia in modo che altre anime — molte! — seguano lo stesso cammino. (Forgia, 887)
Quando ricevi il Signore nell'Eucaristia, siigli grato con tutte le fibre dell'anima per la sua bontà di stare con te.— Non ti sei soffermato a considerare che sono dovuti passare secoli e secoli, prima che venisse il Messia? I patriarchi e i profeti a implorare, con tutto il popolo di Israele: la terra è assetata, Signore, vieni!— Magari fosse così la tua attesa d'amore. (Forgia, 991)
Ingigantisci la tua fede nella Sacra Eucaristia. Riémpiti di stupore davanti a questa ineffabile realtà!: abbiamo Dio con noi, possiamo riceverlo ogni giorno e, se lo vogliamo, parliamo intimamente con Lui, come si parla con l'amico, come si parla con il fratello, come si parla con il Padre, come si parla con l'Amore. (Forgia, 268)
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