Alle ore 12 di oggi, Solennità del Natale del Signore, dalla Loggia Centrale della Basilica Vaticana il Santo Padre Francesco, prima di impartire la Benedizione «Urbi et Orbi», ha rivolto il tradizionale Messaggio natalizio ai fedeli presenti in Piazza San Pietro e a quanti lo hanno ascoltato attraverso la radio e la televisione.
Questo il testo del Messaggio del Santo Padre per il Natale 2014: Cari fratelli e sorelle, buon Natale! Gesù, il Figlio di Dio, il Salvatore del mondo, è nato per noi. E’ nato a Betlemme da una vergine, realizzando le antiche profezie. La vergine si chiama Maria, il suo sposo Giuseppe. Sono le persone umili, piene di speranza nella bontà di Dio, che accolgono Gesù e lo riconoscono. Così lo Spirito Santo ha illuminato i pastori di Betlemme, che sono accorsi alla grotta e hanno adorato il Bambino. insieme con gli appartenenti ad altri gruppi etnici e religiosi, patiscono una brutale persecuzione. Il Natale porti loro speranza, come ai numerosi sfollati, profughi e rifugiati, bambini, adulti e anziani, della Regione e del mondo intero; muti l’indifferenza in vicinanza e il rifiuto in accoglienza, perché quanti ora sono nella prova possano ricevere i necessari aiuti umanitari per sopravvivere alla rigidità dell’inverno, fare ritorno nei loro Paesi e vivere con dignità. Possa il Signore aprire alla fiducia i cuori e donare la sua pace a tutto il Medio Oriente, a partire dalla Terra benedetta dalla sua nascita, sostenendo gli sforzi di coloro che si impegnano fattivamente per il dialogo fra Israeliani e Palestinesi. Gesù, Salvatore del mondo, guardi quanti soffrono in Ucraina e conceda a quell’amata terra di superare le tensioni, vincere l’odio e la violenza e intraprendere un nuovo cammino di fraternità e riconciliazione. Cristo Salvatore doni pace alla Nigeria, dove altro sangue viene versato e troppe persone sono ingiustamente sottratte ai propri affetti e tenute in ostaggio o massacrate. Pace invoco anche per altre parti del continente africano. Penso in particolare alla Libia, al Sud Sudan, alla Repubblica Centroafricana e a varie regioni della Repubblica Democratica del Congo; e chiedo a quanti hanno responsabilità politiche di impegnarsi attraverso il dialogo a superare i contrasti e a costruire una duratura convivenza fraterna. Gesù salvi i troppi fanciulli vittime di violenza, fatti oggetto di mercimonio e della tratta delle persone, oppure costretti a diventare soldati; bambini, tanti bambini abusati. Dia conforto alle famiglie dei bambini uccisi in Pakistan la settimana scorsa. Sia vicino a quanti soffrono per le malattie, in particolare alle vittime dell’epidemia di Ebola, soprattutto in Liberia, in Sierra Leone e in Guinea. Mentre di cuore ringrazio quanti si stanno adoperando coraggiosamente per assistere i malati ed i loro familiari, rinnovo un pressante invito ad assicurare l’assistenza e le terapie necessarie. Gesù Bambino. Il mio pensiero va a tutti i bambini oggi uccisi e maltrattati, sia a quelli che lo sono prima di vedere la luce, privati dell’amore generoso dei loro genitori e seppelliti nell’egoismo di una cultura che non ama la vita; sia a quei bambini sfollati a motivo delle guerre e delle persecuzioni, abusati e sfruttati sotto i nostri occhi e il nostro silenzio complice; e ai bambini massacrati sotto i bombardamenti, anche là dove il figlio di Dio è nato. Ancora oggi il loro silenzio impotente grida sotto la spada di tanti Erode. Sopra il loro sangue campeggia oggi l’ombra degli attuali Erode. Davvero tante lacrime ci sono in questo Natale insieme alle lacrime di Gesù Bambino! Cari fratelli e sorelle, che lo Spirito Santo illumini oggi i nostri cuori, perché possiamo riconoscere nel Bambino Gesù, nato a Betlemme dalla Vergine Maria, la salvezza donata da Dio ad ognuno di noi, ad ogni uomo e a tutti i popoli della terra. Il potere di Cristo, che è liberazione e servizio, si faccia sentire in tanti cuori che soffrono guerre, persecuzioni, schiavitù. Che con la sua mansuetudine questo potere divino tolga la durezza dai cuori di tanti uomini e donne immersi nella mondanità e nell’indifferenza, nella globalizzazione dell’indifferenza. Che la sua forza redentrice trasformi le armi in aratri, la distruzione in creatività, l’odio in amore e tenerezza. Così potremo dire con gioia: "I nostri occhi hanno visto la tua salvezza". Con questi pensieri, buon Natale a tutti!
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venerdì 26 dicembre 2014
mercoledì 17 dicembre 2014
Novena di Natale: primo giorno, 16 dicembre
Aprite i vostri cuori perché Gesù vuole abitare in essi dopo Natale."
Esiste un luogo ben preciso per incontrare Dio: è il nostro cuore.
Anche nel Vangelo Gesù ci dice che se osserveremo la Sua parola, Egli verrà con il Padre a porre la sua dimora in noi.
Gesù desidera i nostri cuori come abitazione!
Dunque, se questo è il desiderio di Gesù, non possiamo restare indifferenti.
In questi giorni di attesa, impegniamoci ad aprire in profondità il nostro cuore per prepararci alla nascita di Gesù in noi.
Impegno di oggi: trovare qualche momento nella giornata per aprire il nostro cuore a Gesù.
Offriamogli tutto cio' che sentiamo come un impedimento all'abbandono: il nostro passato, accidia, scrupoli, peccati, timori...
e poi non pensiamoci più, decisi a cancellarli nella prossima confessione: Gesù Bambino davvero desidera entrare nel nostro cuore, tutti gli ostacoli devono essere allontanati con decisione!
Anche nel Vangelo Gesù ci dice che se osserveremo la Sua parola, Egli verrà con il Padre a porre la sua dimora in noi.
Gesù desidera i nostri cuori come abitazione!
Dunque, se questo è il desiderio di Gesù, non possiamo restare indifferenti.
In questi giorni di attesa, impegniamoci ad aprire in profondità il nostro cuore per prepararci alla nascita di Gesù in noi.
Impegno di oggi: trovare qualche momento nella giornata per aprire il nostro cuore a Gesù.
Offriamogli tutto cio' che sentiamo come un impedimento all'abbandono: il nostro passato, accidia, scrupoli, peccati, timori...
e poi non pensiamoci più, decisi a cancellarli nella prossima confessione: Gesù Bambino davvero desidera entrare nel nostro cuore, tutti gli ostacoli devono essere allontanati con decisione!
Riflettiamo...
La fede ha ancora in assoluto una sua possibilità di successo?...perchè essa trova corrispondenza nella natura dell'uomo. Nell'uomo vi è una inestinguibile aspirazione nostalgica verso l'infinito. Nessuna delle risposte che si sono cercate è sufficiente; solo il Dio che si è reso finito, per lacerare la nostra finitezza e condurla nell'ampiezza della Sua infinità, è in grado di venire incontro alle domande del nostro essere. Perciò anche oggi la fede cristiana tornerà a trovare l'uomo. [Benedetto XVI]
Il cuore da sempre è inteso come il luogo da cui fluisce e in cui rifluisce l'amore. E' il luogo in cui custodiamo coloro che amiamo e che ci amano, primo fra tutti nostro Signore Gesù.
Egli, come Bambino, vuole nascere nel nostro cuore e crescervi fino a impregnare di Sè ogni altro amore, ad esserne sorgente e alveo e foce, per creare, tramite noi, un oceano di amore tutto intorno.
D'altra parte "la parola cuore sintetizza le urgenze che mettono in moto l'uomo...L'esigenza di felicità, di giustizia, di amore, dell'essere soddisfatti nel senso tenero e totale del termine: questo è il cuore" (Don Giussani).
Dunque la Madonna, nell'annunciarci che Gesù vuole abitare nel nostro cuore, ci dice che Egli vuole soddisfare quelle esigenze originarie, almeno come anticipo (il centuplo promesso a chi Lo segue), per poi completare la Sua opera in Paradiso. E qui si giocano la nostra libertà e la nostra povertà: la libertà di riconoscerLo presente tra noi e di accoglierLo nel nostro cuore con tutto l'amore di cui la Sua grazia ci rende capaci e che occorre mendicare; il distaccarci dai beni terreni, siano persone che materiali, pur amando le prime e usando i secondi, facendoci poveri di tutto, ma ricchi di Lui, non possedendo nulla che non sia Lui, non confidando in nulla che non sia Lui.
L'avvenimento dell'incarnazione riaccade da sempre, in risposta al nostro desiderio, spesso censurato da noi stessi, ma inestinguibile, di intessere un rapporto con Dio. Egli traspare attraverso la realtà quotidiana delle varie circostanze, attraverso volti e momenti di persone cambiate dal Suo amore, rifatte dalla Sua misericordia e la fede è riconoscere la Sua presenza tra noi, presenza amorosa e provvida. Ancora una volta, come dice il Papa, "la fede cristiana tornerà a trovare l'uomo": è questo il Natale!
Allora apriamo i nostri cuori perchè Gesù li inondi di Sè.
Troviamo un momento nella giornata in cui facciamo memoria della immensa grazia che Dio ci ha accordato dando inizio alla storia della salvezza con l'incarnazione e la nascita del Suo Figli diletto Gesù Cristo.
E chiediamo al Santo Spirito di ricordarci di offrire al Padre ogni dolore e ogni gioia della giornata, riconoscendo che tutto da Lui è donato e permesso per la nostra conversione ed edificazione.
Facciamo un bell'esame di coscienza per prepararci alla Confessione, al fine di purificare il cuore e accogliere in un'abitazione degna il nostro signore Gesù.
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mercoledì 25 dicembre 2013
Et Verbum caro factum est
Et Verbum caro factum est: il Verbo si fece carne…
È un’espressione che ci fa cadere in ginocchio, ci fa raccogliere il capo fra le mani e ci fa tacere, pregando. È un colpo di folgore per l’Inferno che nella carne umana aveva posto il suo dominio, e che tuttora la infetta come un bruco avvelenato per mezzo dell’impurità. È una melodia che fa rimanere estatici e adoranti gli angeli, espressione della più grande opera di Dio. È per essi il compimento della loro gloria che cominciò proprio con un’adorazione al Verbo che doveva incarnarsi.
La Chiesa non sa pronunciare queste santissime parole senza chinare il capo o genuflettere; esse sono piene di maestà divina, sono la sintesi della storia dei secoli che rifluì tutta verso il Redentore, e che da Lui prese le mosse per un nuovo cammino.
A queste parole divine fa eco la Chiesa, esultando come essa sola sa fare, e noi non possiamo trattenerci dal raccogliere almeno qualcuno dei suoi canti plaudenti al Verbo fatto carne: «Lieto esulti il coro fedele, il Re dei re venne fuori dalla Vergine intatta, o miracolo! L’Angelo del consiglio è nato da una Vergine pura, un sole da una stella. Un sole che non tramonta mai, una stella sempre fulgente. Come la stella dà il raggio, così la Vergine dà alla luce il Figlio; né la stella è alterata dal raggio né la Madre dal Figlio. L’alto cedro del Libano si è reso piccolo come l’issopo nella nostra valle; il Verbo, Figlio dell’Altissimo, si è degnato di prendere un corpo umano ed incarnarsi.
Rallegrati, o Vergine Madre, del tuo parto gioioso; rallegrati, perché il tuo casto e fecondo seno ha portato un Figlio divino. Scorre il latte dal puro tuo petto, o Maria, con liliale candore, e Tu ne sostenti le tenere membra del Figlio, o Vergine pura. L’Unigenito Figlio del Padre, per cui tutto fu fatto, viene in terra come uomo, sottomesso ad una Madre poverella.
Nei cieli sostenta gli angeli con la sua felicità, e in terra Egli soffre la fame e la sete, infante poverello.
In alto regge tutto, e in terra è retto dalla Madre, in alto comanda e in terra obbedisce alla sua serva.
In alto è assiso sulle sublimi altezze del suo trono, e in terra avvolto da fasce, vagisce nel presepe.
Ricordati, o uomo, e considera quanto sono grandi le opere della divina clemenza.
Non disperare del perdono anche se hai molto peccato, innanzi allo spettacolo di tanta meravigliosa carità.
Cerca in Maria rifugio, cerca il perdono, poiché Ella tiene in grembo la fonte della misericordia; salutala spesso con fiduciosa speranza, dicendole in ginocchio: Salve, o piena di grazia!
Quante volte, o Maria, calmavi il pianto del tuo divin Figlio col tuo petto! Placalo ancora con le tue preghiere, oggi che Egli è irato per le nostre colpe.
Guarda, o Gesù, quelli che son caduti nel peccato, e per le preghiere della Madre tua rendili puri, rendili degni della Patria eterna. Amen».
Et Verbum caro factum est et habitavit in nobis. Abitò prima nel seno immacolato di Maria, e poi in una piccola grotta, fredda e disadorna, per puro amore. Si umiliò ma non perse la sua gloria, e per questo san Giovanni esclama: Abbiamo visto la sua gloria, gloria veramente dell’Unigenito del Padre, pieno di grazia e di verità.
E la Chiesa fa eco alle parole dell’evangelista nella sua liturgia, riguardando nel piccolo Infante il Re pacifico magnificato al di sopra dei re della terra. Lo acclama e lo invoca Figlio di Dio, luce e splendore del Padre, Creatore di tutte le cose. Lo contempla nel mistero della generazione eterna come sposo che esce dalla camera nuziale, sulle cui labbra è diffusa la grazia. Lo riconosce fonte di misericordia e di pace, luce di verità e splendore di giustizia. Lo ammira nella sua bellezza divina, e nello splendore della sua grazia.
È conquisa dalla sua potenza regale, contro la quale invano fremono le genti e macchinano i popoli infedeli. Lo vede trionfante alla destra del Padre, nella letizia dei cieli e nell’esultanza della terra. Egli è luce che brilla su tutto l’universo; è l’Ammirabile, è Dio, è il principe della pace, è il padre del secolo futuro, il cui regno inaugurato nello splendore del suo amore non avrà mai fine.
Egli, nascendo, inaugura il suo regno, rivestito di splendore divino nella sua povertà, e di arcana fortezza nella sua medesima piccolezza, Egli è il benedetto che viene nel Nome del Signore, è il Signore Dio apparso fra noi, è il Re santo e Salvatore del mondo, nel quale esulta la Chiesa ed esulta la terra.
Et Verbum caro factum est. È nato bambino, è nato piccolo piccolo, ma ha sugli omeri suoi il principato del mondo, ed è l’Angelo del gran consiglio, l’inviato dal Padre, l’eterno cantico di gloria a Lui che risuona sulla terra esaltandone le meraviglie. Il Verbo si è fatto carne, il Signore ha manifestato il Salvatore promesso, ha rivelato la sua giustizia innanzi alle nazioni, ha fatto discendere una gran luce sulla terra, e l’ha diffusa fino agli ultimi confini del mondo.
Et Verbum caro factum est. La Chiesa esulta, e canta gioiosa su note dolcissime: Il Bambino è nato a Betlemme, alleluia! Perciò gode tutta Gerusalemme, alleluia, alleluia! Nel giubilo del cuore adoriamo il Cristo che è nato, con un cantico nuovo.
Assunse la carne il Figlio di Dio, alleluia! Il Figlio di Dio Padre altissimo, alleluia, alleluia! Nel giubilo del cuore adoriamo il Cristo che è nato, con un cantico nuovo.
Al messaggio di Gabriele, alleluia! La Vergine concepì il Figlio, alleluia, alleluia! Nel giubilo del cuore adoriamo con un cantico nuovo il Cristo che è nato.
Qui giace nel presepe, alleluia! Colui che regna in eterno, alleluia, alleluia! Nel giubilo del cuore adoriamo con un cantico nuovo il Cristo che è nato.
E l’angelo ai pastori, alleluia! Rivela che è nato il Signore, alleluia, alleluia, il Cristo che è nato.
Vengono i re da Saba, alleluia! Offrono l’oro, l’incenso e la mirra, alleluia, alleluia! Nel giubilo del cuore adoriamo con un cantico nuovo il Cristo che è nato.
In questo gaudio natalizio, alleluia! Benediciamo il Signore, alleluia, alleluia! Nel giubilo del cuore adoriamo con un cantico nuovo il Cristo che è nato.
Sia lodata la Santa Trinità, alleluia! Benediciamo Dio, alleluia, alleluia! Nel giubilo del cuore adoriamo con un cantico nuovo il Cristo che è nato.
Il Verbo si è fatto carne per amore, e la Chiesa canta piena di gratitudine profonda con soavissimi accenti: O beata infanzia per la quale è riparata la vita del genere umano! O amabilissimi e deliziosi vagiti, per i quali abbiamo evitato il pianto eterno! O pannicelli felici, per i quali furono mondate le colpe dei peccatori! O splendida mangiatoia, nella quale non solo sta il fieno degli animali, ma il cibo degli angeli! Alleluia! Accorrete, o fedeli, lieti e trionfanti, venite, venite a Betlemme, vedete il nato Re degli angeli, venite adoriamo, venite adoriamo, venite adoriamo il Signore!
Ecco, lasciato il gregge, gli umili pastori chiamati alla culla si appressano. Andiamo anche noi con fretta, con passo gioioso alla culla; venite adoriamo, venite adoriamo, venite adoriamo il Signore!
Noi vedremo l’eterno splendore del Padre velato dalla carne, vedremo il Dio Infante ravvolto nei panni. Venite adoriamo, venite adoriamo, venite adoriamo il Signore!
Riscaldiamo con strette d’amore Colui che per noi si è fatto povero, e riposa sul fieno. Chi non amerà Colui che così ci ha amati? Venite adoriamo, venite adoriamo; venite adoriamo il Signore!
Et Verbum caro factum est, et habitavit in nobis! Risponde alle voci della Chiesa la voce del mondo, e nel tempo natalizio ascendono al cielo i canti più belli, modulati su versi dolcissimi e su note soavi, espressi nell’arte muta dei presepi splendidi, ripetuti sull’umile cornamusa che dolcifica il cuore, e dalle labbra chiassose dei piccoli. Chi può misurare il valore di queste parole: Il Verbo si è fatto carne ed abitò fra noi?
Un Dio, un Dio reso come uno di noi, disceso su questa povera terra, accomunato alle nostre pene, immolato per nostro amore! Un Dio fatto carne, fatto Vittima, fatto Cibo d’amore! Io non so come rispondere a tanto amore, e ripeto con la Chiesa questa bellissima invocazione, risposta all’amore che si dona:
O Padre, o Figlio, o Spirito Santo, o Santissima Trinità! O Gesù, o Maria, o san Giuseppe, o trinità terrena! O angeli, o santi, o sante del Paradiso, o trinità celeste! Impetratemi queste grazie che imploro per il prezioso Sangue di Gesù: che io compia sempre la volontà di Dio, e rimanga sempre in unione con Lui. Che io ami sempre Dio solo e compia tutto per Dio. Che io cerchi solo la gloria di Dio, e tenda alla santità per Dio solo. O Padre, o Figlio, o Spirito Santo, o Santissima Trinità!
Per questo il Verbo si è fatto carne ed ha abitato tra noi, ed io debbo rispondere al suo amore facendomi spirito nella santità e abitando nei cieli. Egli si è fatto carne e noi abbiamo visto la sua gloria, gloria veramente dell’Unigenito del Padre, pieno di grazia e di verità; dobbiamo perciò vivere della sua vita, vivere per la gloria di Dio, vivere nella sua grazia e vivere nella luce della sua verità, fedeli alla Chiesa nostra Madre. Si è fatto carne per salvarci, e non possiamo noi abbrutirci nella carne per perderci, riducendoci come bruti. Questa carne, nobilitata da Lui, deve angelicarsi, dev’essere come arpa d’amore che accompagna i cantici mesti dell’esilio, e come cetra gioiosa che si unisce ai canti eterni della gloria.
Padre Dolindo Ruotolo
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È un’espressione che ci fa cadere in ginocchio, ci fa raccogliere il capo fra le mani e ci fa tacere, pregando. È un colpo di folgore per l’Inferno che nella carne umana aveva posto il suo dominio, e che tuttora la infetta come un bruco avvelenato per mezzo dell’impurità. È una melodia che fa rimanere estatici e adoranti gli angeli, espressione della più grande opera di Dio. È per essi il compimento della loro gloria che cominciò proprio con un’adorazione al Verbo che doveva incarnarsi.
La Chiesa non sa pronunciare queste santissime parole senza chinare il capo o genuflettere; esse sono piene di maestà divina, sono la sintesi della storia dei secoli che rifluì tutta verso il Redentore, e che da Lui prese le mosse per un nuovo cammino.
A queste parole divine fa eco la Chiesa, esultando come essa sola sa fare, e noi non possiamo trattenerci dal raccogliere almeno qualcuno dei suoi canti plaudenti al Verbo fatto carne: «Lieto esulti il coro fedele, il Re dei re venne fuori dalla Vergine intatta, o miracolo! L’Angelo del consiglio è nato da una Vergine pura, un sole da una stella. Un sole che non tramonta mai, una stella sempre fulgente. Come la stella dà il raggio, così la Vergine dà alla luce il Figlio; né la stella è alterata dal raggio né la Madre dal Figlio. L’alto cedro del Libano si è reso piccolo come l’issopo nella nostra valle; il Verbo, Figlio dell’Altissimo, si è degnato di prendere un corpo umano ed incarnarsi.
Rallegrati, o Vergine Madre, del tuo parto gioioso; rallegrati, perché il tuo casto e fecondo seno ha portato un Figlio divino. Scorre il latte dal puro tuo petto, o Maria, con liliale candore, e Tu ne sostenti le tenere membra del Figlio, o Vergine pura. L’Unigenito Figlio del Padre, per cui tutto fu fatto, viene in terra come uomo, sottomesso ad una Madre poverella.
Nei cieli sostenta gli angeli con la sua felicità, e in terra Egli soffre la fame e la sete, infante poverello.
In alto regge tutto, e in terra è retto dalla Madre, in alto comanda e in terra obbedisce alla sua serva.
In alto è assiso sulle sublimi altezze del suo trono, e in terra avvolto da fasce, vagisce nel presepe.
Ricordati, o uomo, e considera quanto sono grandi le opere della divina clemenza.
Non disperare del perdono anche se hai molto peccato, innanzi allo spettacolo di tanta meravigliosa carità.
Cerca in Maria rifugio, cerca il perdono, poiché Ella tiene in grembo la fonte della misericordia; salutala spesso con fiduciosa speranza, dicendole in ginocchio: Salve, o piena di grazia!
Quante volte, o Maria, calmavi il pianto del tuo divin Figlio col tuo petto! Placalo ancora con le tue preghiere, oggi che Egli è irato per le nostre colpe.
Guarda, o Gesù, quelli che son caduti nel peccato, e per le preghiere della Madre tua rendili puri, rendili degni della Patria eterna. Amen».
Et Verbum caro factum est et habitavit in nobis. Abitò prima nel seno immacolato di Maria, e poi in una piccola grotta, fredda e disadorna, per puro amore. Si umiliò ma non perse la sua gloria, e per questo san Giovanni esclama: Abbiamo visto la sua gloria, gloria veramente dell’Unigenito del Padre, pieno di grazia e di verità.
E la Chiesa fa eco alle parole dell’evangelista nella sua liturgia, riguardando nel piccolo Infante il Re pacifico magnificato al di sopra dei re della terra. Lo acclama e lo invoca Figlio di Dio, luce e splendore del Padre, Creatore di tutte le cose. Lo contempla nel mistero della generazione eterna come sposo che esce dalla camera nuziale, sulle cui labbra è diffusa la grazia. Lo riconosce fonte di misericordia e di pace, luce di verità e splendore di giustizia. Lo ammira nella sua bellezza divina, e nello splendore della sua grazia.
È conquisa dalla sua potenza regale, contro la quale invano fremono le genti e macchinano i popoli infedeli. Lo vede trionfante alla destra del Padre, nella letizia dei cieli e nell’esultanza della terra. Egli è luce che brilla su tutto l’universo; è l’Ammirabile, è Dio, è il principe della pace, è il padre del secolo futuro, il cui regno inaugurato nello splendore del suo amore non avrà mai fine.
Egli, nascendo, inaugura il suo regno, rivestito di splendore divino nella sua povertà, e di arcana fortezza nella sua medesima piccolezza, Egli è il benedetto che viene nel Nome del Signore, è il Signore Dio apparso fra noi, è il Re santo e Salvatore del mondo, nel quale esulta la Chiesa ed esulta la terra.
Et Verbum caro factum est. È nato bambino, è nato piccolo piccolo, ma ha sugli omeri suoi il principato del mondo, ed è l’Angelo del gran consiglio, l’inviato dal Padre, l’eterno cantico di gloria a Lui che risuona sulla terra esaltandone le meraviglie. Il Verbo si è fatto carne, il Signore ha manifestato il Salvatore promesso, ha rivelato la sua giustizia innanzi alle nazioni, ha fatto discendere una gran luce sulla terra, e l’ha diffusa fino agli ultimi confini del mondo.
Et Verbum caro factum est. La Chiesa esulta, e canta gioiosa su note dolcissime: Il Bambino è nato a Betlemme, alleluia! Perciò gode tutta Gerusalemme, alleluia, alleluia! Nel giubilo del cuore adoriamo il Cristo che è nato, con un cantico nuovo.
Assunse la carne il Figlio di Dio, alleluia! Il Figlio di Dio Padre altissimo, alleluia, alleluia! Nel giubilo del cuore adoriamo il Cristo che è nato, con un cantico nuovo.
Al messaggio di Gabriele, alleluia! La Vergine concepì il Figlio, alleluia, alleluia! Nel giubilo del cuore adoriamo con un cantico nuovo il Cristo che è nato.
Qui giace nel presepe, alleluia! Colui che regna in eterno, alleluia, alleluia! Nel giubilo del cuore adoriamo con un cantico nuovo il Cristo che è nato.
E l’angelo ai pastori, alleluia! Rivela che è nato il Signore, alleluia, alleluia, il Cristo che è nato.
Vengono i re da Saba, alleluia! Offrono l’oro, l’incenso e la mirra, alleluia, alleluia! Nel giubilo del cuore adoriamo con un cantico nuovo il Cristo che è nato.
In questo gaudio natalizio, alleluia! Benediciamo il Signore, alleluia, alleluia! Nel giubilo del cuore adoriamo con un cantico nuovo il Cristo che è nato.
Sia lodata la Santa Trinità, alleluia! Benediciamo Dio, alleluia, alleluia! Nel giubilo del cuore adoriamo con un cantico nuovo il Cristo che è nato.
Il Verbo si è fatto carne per amore, e la Chiesa canta piena di gratitudine profonda con soavissimi accenti: O beata infanzia per la quale è riparata la vita del genere umano! O amabilissimi e deliziosi vagiti, per i quali abbiamo evitato il pianto eterno! O pannicelli felici, per i quali furono mondate le colpe dei peccatori! O splendida mangiatoia, nella quale non solo sta il fieno degli animali, ma il cibo degli angeli! Alleluia! Accorrete, o fedeli, lieti e trionfanti, venite, venite a Betlemme, vedete il nato Re degli angeli, venite adoriamo, venite adoriamo, venite adoriamo il Signore!
Ecco, lasciato il gregge, gli umili pastori chiamati alla culla si appressano. Andiamo anche noi con fretta, con passo gioioso alla culla; venite adoriamo, venite adoriamo, venite adoriamo il Signore!
Noi vedremo l’eterno splendore del Padre velato dalla carne, vedremo il Dio Infante ravvolto nei panni. Venite adoriamo, venite adoriamo, venite adoriamo il Signore!
Riscaldiamo con strette d’amore Colui che per noi si è fatto povero, e riposa sul fieno. Chi non amerà Colui che così ci ha amati? Venite adoriamo, venite adoriamo; venite adoriamo il Signore!
Et Verbum caro factum est, et habitavit in nobis! Risponde alle voci della Chiesa la voce del mondo, e nel tempo natalizio ascendono al cielo i canti più belli, modulati su versi dolcissimi e su note soavi, espressi nell’arte muta dei presepi splendidi, ripetuti sull’umile cornamusa che dolcifica il cuore, e dalle labbra chiassose dei piccoli. Chi può misurare il valore di queste parole: Il Verbo si è fatto carne ed abitò fra noi?
Un Dio, un Dio reso come uno di noi, disceso su questa povera terra, accomunato alle nostre pene, immolato per nostro amore! Un Dio fatto carne, fatto Vittima, fatto Cibo d’amore! Io non so come rispondere a tanto amore, e ripeto con la Chiesa questa bellissima invocazione, risposta all’amore che si dona:
O Padre, o Figlio, o Spirito Santo, o Santissima Trinità! O Gesù, o Maria, o san Giuseppe, o trinità terrena! O angeli, o santi, o sante del Paradiso, o trinità celeste! Impetratemi queste grazie che imploro per il prezioso Sangue di Gesù: che io compia sempre la volontà di Dio, e rimanga sempre in unione con Lui. Che io ami sempre Dio solo e compia tutto per Dio. Che io cerchi solo la gloria di Dio, e tenda alla santità per Dio solo. O Padre, o Figlio, o Spirito Santo, o Santissima Trinità!
Per questo il Verbo si è fatto carne ed ha abitato tra noi, ed io debbo rispondere al suo amore facendomi spirito nella santità e abitando nei cieli. Egli si è fatto carne e noi abbiamo visto la sua gloria, gloria veramente dell’Unigenito del Padre, pieno di grazia e di verità; dobbiamo perciò vivere della sua vita, vivere per la gloria di Dio, vivere nella sua grazia e vivere nella luce della sua verità, fedeli alla Chiesa nostra Madre. Si è fatto carne per salvarci, e non possiamo noi abbrutirci nella carne per perderci, riducendoci come bruti. Questa carne, nobilitata da Lui, deve angelicarsi, dev’essere come arpa d’amore che accompagna i cantici mesti dell’esilio, e come cetra gioiosa che si unisce ai canti eterni della gloria.
Padre Dolindo Ruotolo
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da Maria M.,
Don Dolindo Ruotolo,
Natale
martedì 24 dicembre 2013
Natale del Signore
Dall'Omelia di S.S. Benedetto XVI
Basilica Vaticana
Giovedì, 25 dicembre 2008
Cari fratelli e sorelle!
“Chi è pari al Signore nostro Dio che siede nell'alto e si china a guardare nei cieli e sulla terra?” Così canta Israele in uno dei suoi Salmi (113 [112], 5s), in cui esalta insieme la grandezza di Dio e la sua benevola vicinanza agli uomini. Dio dimora nell’alto, ma si china verso il basso… Dio è immensamente grande e di gran lunga al di sopra di noi. È questa la prima esperienza dell’uomo. La distanza sembra infinita. Il Creatore dell’universo, Colui che guida il tutto, è molto lontano da noi: così sembra inizialmente. Ma poi viene l’esperienza sorprendente: Colui al quale nessuno è pari, che “siede nell'alto”, Questi guarda verso il basso. Si china in giù. Egli vede noi e vede me. Questo guardare in giù di Dio è più di uno sguardo dall’alto. Il guardare di Dio è un agire. Il fatto che Egli mi vede, mi guarda, trasforma me e il mondo intorno a me. Così il Salmo continua immediatamente: “Solleva l’indigente dalla polvere…” Con il suo guardare in giù Egli mi solleva, benevolmente mi prende per mano e mi aiuta a salire, proprio io, dal basso verso l’alto. “Dio si china”. Questa parola è una parola profetica. Nella notte di Betlemme, essa ha acquistato un significato completamente nuovo. Il chinarsi di Dio ha assunto un realismo inaudito e prima inimmaginabile. Egli si china – viene, proprio Lui, come bimbo giù fin nella miseria della stalla, simbolo di ogni necessità e stato di abbandono degli uomini. Dio scende realmente. Diventa un bambino e si mette nella condizione di dipendenza totale che è propria di un essere umano appena nato. Il Creatore che tutto tiene nelle sue mani, dal quale noi tutti dipendiamo, si fa piccolo e bisognoso dell’amore umano. Dio è nella stalla. [...]
Il racconto del Natale secondo san Luca, che abbiamo appena ascoltato nel brano evangelico, ci narra che Dio ha un po’ sollevato il velo del suo nascondimento dapprima davanti a persone di condizione molto bassa, davanti a persone che nella grande società erano piuttosto disprezzate: davanti ai pastori che nei campi intorno a Betlemme facevano la guardia agli animali. Luca ci dice che queste persone “vegliavano”. Possiamo così sentirci richiamati a un motivo centrale del messaggio di Gesù, in cui ripetutamente e con crescente urgenza fino all’Orto degli ulivi torna l’invito alla vigilanza – a restare svegli per accorgersi della venuta del Signore ed esservi preparati. [...] San Luca ci racconta inoltre che i pastori stessi erano “avvolti” dalla gloria di Dio, dalla nube di luce, si trovavano nell'intimo splendore di questa gloria. Avvolti dalla nube santa ascoltano il canto di lode degli angeli: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini della sua benevolenza”. E chi sono questi uomini della sua benevolenza se non i piccoli, i vigilanti, quelli che sono in attesa, sperano nella bontà di Dio e lo cercano guardando verso di Lui da lontano?
[...] La gloria di Dio è nel più alto dei cieli, ma questa altezza di Dio si trova ora nella stalla, ciò che era basso è diventato sublime. La sua gloria è sulla terra, è la gloria dell’umiltà e dell’amore. E ancora: la gloria di Dio è la pace. Dove c’è Lui, là c’è pace. Egli è là dove gli uomini non vogliono fare in modo autonomo della terra il paradiso, servendosi a tal fine della violenza. Egli è con le persone dal cuore vigilante; con gli umili e con coloro che corrispondono alla sua elevatezza, all’elevatezza dell’umiltà e dell’amore. A questi dona la sua pace, perché per loro mezzo la pace entri in questo mondo.
Il teologo medioevale Guglielmo di S. Thierry ha detto una volta: Dio – a partire da Adamo – ha visto che la sua grandezza provocava nell'uomo resistenza; che l’uomo si sente limitato nel suo essere se stesso e minacciato nella sua libertà. Pertanto Dio ha scelto una via nuova. È diventato un Bambino. Si è reso dipendente e debole, bisognoso del nostro amore. Ora – ci dice quel Dio che si è fatto Bambino – non potete più aver paura di me, ormai potete soltanto amarmi.
Con tali pensieri ci avviciniamo in questa notte al Bambino di Betlemme – a quel Dio che per noi ha voluto farsi bambino. Su ogni bambino c’è il riverbero del bambino di Betlemme. Ogni bambino chiede il nostro amore. Pensiamo pertanto in questa notte in modo particolare anche a quei bambini ai quali è rifiutato l’amore dei genitori. Ai bambini di strada che non hanno il dono di un focolare domestico. Ai bambini che vengono brutalmente usati come soldati e resi strumenti della violenza, invece di poter essere portatori della riconciliazione e della pace. Ai bambini che mediante l’industria della pornografia e di tutte le altre forme abominevoli di abuso vengono feriti fin nel profondo della loro anima. Il Bambino di Betlemme è un nuovo appello rivolto a noi, di fare tutto il possibile affinché finisca la tribolazione di questi bambini; di fare tutto il possibile affinché la luce di Betlemme tocchi i cuori degli uomini. Soltanto attraverso la conversione dei cuori, soltanto attraverso un cambiamento nell’intimo dell’uomo può essere superata la causa di tutto questo male, può essere vinto il potere del maligno. Solo se cambiano gli uomini, cambia il mondo e, per cambiare, gli uomini hanno bisogno della luce proveniente da Dio, di quella luce che in modo così inaspettato è entrata nella nostra notte.
E parlando del Bambino di Betlemme pensiamo anche alla località che risponde al nome di Betlemme; pensiamo a quel Paese in cui Gesù ha vissuto e che Egli ha amato profondamente. E preghiamo affinché lì si crei la pace. Che cessino l’odio e la violenza. Che si desti la comprensione reciproca, si realizzi un’apertura dei cuori che apra le frontiere. Che scenda la pace di cui hanno cantato gli angeli in quella notte.
[...] Nel Sacramento dell’Eucaristia Egli si dona a noi – dona una vita che giunge fin nell’eternità. In quest’ora noi aderiamo al canto di lode della creazione e la nostra lode è allo stesso tempo una preghiera: Sì, Signore, facci vedere qualcosa dello splendore della tua gloria. E dona la pace sulla terra. Rendici uomini e donne della tua pace. Amen.
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Cari fratelli e sorelle!
“Chi è pari al Signore nostro Dio che siede nell'alto e si china a guardare nei cieli e sulla terra?” Così canta Israele in uno dei suoi Salmi (113 [112], 5s), in cui esalta insieme la grandezza di Dio e la sua benevola vicinanza agli uomini. Dio dimora nell’alto, ma si china verso il basso… Dio è immensamente grande e di gran lunga al di sopra di noi. È questa la prima esperienza dell’uomo. La distanza sembra infinita. Il Creatore dell’universo, Colui che guida il tutto, è molto lontano da noi: così sembra inizialmente. Ma poi viene l’esperienza sorprendente: Colui al quale nessuno è pari, che “siede nell'alto”, Questi guarda verso il basso. Si china in giù. Egli vede noi e vede me. Questo guardare in giù di Dio è più di uno sguardo dall’alto. Il guardare di Dio è un agire. Il fatto che Egli mi vede, mi guarda, trasforma me e il mondo intorno a me. Così il Salmo continua immediatamente: “Solleva l’indigente dalla polvere…” Con il suo guardare in giù Egli mi solleva, benevolmente mi prende per mano e mi aiuta a salire, proprio io, dal basso verso l’alto. “Dio si china”. Questa parola è una parola profetica. Nella notte di Betlemme, essa ha acquistato un significato completamente nuovo. Il chinarsi di Dio ha assunto un realismo inaudito e prima inimmaginabile. Egli si china – viene, proprio Lui, come bimbo giù fin nella miseria della stalla, simbolo di ogni necessità e stato di abbandono degli uomini. Dio scende realmente. Diventa un bambino e si mette nella condizione di dipendenza totale che è propria di un essere umano appena nato. Il Creatore che tutto tiene nelle sue mani, dal quale noi tutti dipendiamo, si fa piccolo e bisognoso dell’amore umano. Dio è nella stalla. [...]
Il racconto del Natale secondo san Luca, che abbiamo appena ascoltato nel brano evangelico, ci narra che Dio ha un po’ sollevato il velo del suo nascondimento dapprima davanti a persone di condizione molto bassa, davanti a persone che nella grande società erano piuttosto disprezzate: davanti ai pastori che nei campi intorno a Betlemme facevano la guardia agli animali. Luca ci dice che queste persone “vegliavano”. Possiamo così sentirci richiamati a un motivo centrale del messaggio di Gesù, in cui ripetutamente e con crescente urgenza fino all’Orto degli ulivi torna l’invito alla vigilanza – a restare svegli per accorgersi della venuta del Signore ed esservi preparati. [...] San Luca ci racconta inoltre che i pastori stessi erano “avvolti” dalla gloria di Dio, dalla nube di luce, si trovavano nell'intimo splendore di questa gloria. Avvolti dalla nube santa ascoltano il canto di lode degli angeli: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini della sua benevolenza”. E chi sono questi uomini della sua benevolenza se non i piccoli, i vigilanti, quelli che sono in attesa, sperano nella bontà di Dio e lo cercano guardando verso di Lui da lontano?
[...] La gloria di Dio è nel più alto dei cieli, ma questa altezza di Dio si trova ora nella stalla, ciò che era basso è diventato sublime. La sua gloria è sulla terra, è la gloria dell’umiltà e dell’amore. E ancora: la gloria di Dio è la pace. Dove c’è Lui, là c’è pace. Egli è là dove gli uomini non vogliono fare in modo autonomo della terra il paradiso, servendosi a tal fine della violenza. Egli è con le persone dal cuore vigilante; con gli umili e con coloro che corrispondono alla sua elevatezza, all’elevatezza dell’umiltà e dell’amore. A questi dona la sua pace, perché per loro mezzo la pace entri in questo mondo.
Il teologo medioevale Guglielmo di S. Thierry ha detto una volta: Dio – a partire da Adamo – ha visto che la sua grandezza provocava nell'uomo resistenza; che l’uomo si sente limitato nel suo essere se stesso e minacciato nella sua libertà. Pertanto Dio ha scelto una via nuova. È diventato un Bambino. Si è reso dipendente e debole, bisognoso del nostro amore. Ora – ci dice quel Dio che si è fatto Bambino – non potete più aver paura di me, ormai potete soltanto amarmi.
Con tali pensieri ci avviciniamo in questa notte al Bambino di Betlemme – a quel Dio che per noi ha voluto farsi bambino. Su ogni bambino c’è il riverbero del bambino di Betlemme. Ogni bambino chiede il nostro amore. Pensiamo pertanto in questa notte in modo particolare anche a quei bambini ai quali è rifiutato l’amore dei genitori. Ai bambini di strada che non hanno il dono di un focolare domestico. Ai bambini che vengono brutalmente usati come soldati e resi strumenti della violenza, invece di poter essere portatori della riconciliazione e della pace. Ai bambini che mediante l’industria della pornografia e di tutte le altre forme abominevoli di abuso vengono feriti fin nel profondo della loro anima. Il Bambino di Betlemme è un nuovo appello rivolto a noi, di fare tutto il possibile affinché finisca la tribolazione di questi bambini; di fare tutto il possibile affinché la luce di Betlemme tocchi i cuori degli uomini. Soltanto attraverso la conversione dei cuori, soltanto attraverso un cambiamento nell’intimo dell’uomo può essere superata la causa di tutto questo male, può essere vinto il potere del maligno. Solo se cambiano gli uomini, cambia il mondo e, per cambiare, gli uomini hanno bisogno della luce proveniente da Dio, di quella luce che in modo così inaspettato è entrata nella nostra notte.
E parlando del Bambino di Betlemme pensiamo anche alla località che risponde al nome di Betlemme; pensiamo a quel Paese in cui Gesù ha vissuto e che Egli ha amato profondamente. E preghiamo affinché lì si crei la pace. Che cessino l’odio e la violenza. Che si desti la comprensione reciproca, si realizzi un’apertura dei cuori che apra le frontiere. Che scenda la pace di cui hanno cantato gli angeli in quella notte.
[...] Nel Sacramento dell’Eucaristia Egli si dona a noi – dona una vita che giunge fin nell’eternità. In quest’ora noi aderiamo al canto di lode della creazione e la nostra lode è allo stesso tempo una preghiera: Sì, Signore, facci vedere qualcosa dello splendore della tua gloria. E dona la pace sulla terra. Rendici uomini e donne della tua pace. Amen.
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martedì 17 dicembre 2013
La salvezza arriva da Betlemme
Amatissimi, ci ritroviamo con grande gioia in questo spazio virtuale per volere di Dio,
come una grande famiglia, tutti uniti nella preghiera ed in particolare in questo
tempo di Avvento in preparazione al Santo Natale.
Il nostro dialogo con il Signore sarà intenso e si traccerà sulla pista che ci ha indicato la nostra dolce Mamma Celeste..."la speranza viene da Betlemme". Prepariamoci ad accogliere con amore il Signore nostra pace e, in questo tempo di Avvento vogliamo imparare ad accoglierlo nella fede, nell'amore. VIENI RE DI GIUSTIZIA E DI PACE Misericordia e verità si incontreranno, giustizia e pace si abbracceranno.
La verità germoglierà dalla terra e la giustizia si affaccerà dal cielo.
Ave Maria!
Maria M.
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Il nostro dialogo con il Signore sarà intenso e si traccerà sulla pista che ci ha indicato la nostra dolce Mamma Celeste..."la speranza viene da Betlemme". Prepariamoci ad accogliere con amore il Signore nostra pace e, in questo tempo di Avvento vogliamo imparare ad accoglierlo nella fede, nell'amore. VIENI RE DI GIUSTIZIA E DI PACE Misericordia e verità si incontreranno, giustizia e pace si abbracceranno.
La verità germoglierà dalla terra e la giustizia si affaccerà dal cielo.
Ave Maria!
Maria M.
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Prepariamo i cuori alla nascita del Bambino Gesù
In questo tempo di dolce attesa, Dio sceglie i più piccoli per realizzare i i i suoi grandi progetti, chiama gli umili perché attraverso la loro umiltà, e con la Sua sapienza, utilizzerà le loro anime come dimora prescelta.
Prepariamoci ad aprire il cuore aspettando la nascita di Gesù, affinché possa dimorare anche nei nostri cuori.
Ave Maria!
Maria M.
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Prepariamoci ad aprire il cuore aspettando la nascita di Gesù, affinché possa dimorare anche nei nostri cuori.
Ave Maria!
Maria M.
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mercoledì 11 dicembre 2013
Tu sei il mio figlio
"Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato".
Ecco che l'ingenerato genera e la Vergine concepisce, il tempio della sua verginità è rimasto inviolato poiché è Dio che viene al mondo, è la luce stessa che vede il giorno, il tempo e lo spazio sono trascesi in modo definitivo e quest'oggi è un giorno che decide del domani.
Gesù entrerà nella stanza dove si nasconderanno i discepoli, pur essendo chiuse porte e finestre, egli entra allo stesso modo nel nostro mondo poiché la luce vince l'opacità della materia.
Luce da luce, Dio vero da Dio vero!
Ormai ti manifesterai quando vorrai e non sarà miracolo ma semplice realtà della presenza.
Che meraviglia fu per noi il Signore! Bambino, io ti adoro.
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Ecco che l'ingenerato genera e la Vergine concepisce, il tempio della sua verginità è rimasto inviolato poiché è Dio che viene al mondo, è la luce stessa che vede il giorno, il tempo e lo spazio sono trascesi in modo definitivo e quest'oggi è un giorno che decide del domani.
Gesù entrerà nella stanza dove si nasconderanno i discepoli, pur essendo chiuse porte e finestre, egli entra allo stesso modo nel nostro mondo poiché la luce vince l'opacità della materia.
Luce da luce, Dio vero da Dio vero!
Ormai ti manifesterai quando vorrai e non sarà miracolo ma semplice realtà della presenza.
Che meraviglia fu per noi il Signore! Bambino, io ti adoro.
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sabato 24 dicembre 2011
Auguri dal chiostro: Buon Natale
«Dio, che aveva gia parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha costituito erede di tutte le cose e per mezzo del quale ha fatto anche il mondo. Questo Figlio, che è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza e sostiene tutto con la potenza della sua parola, dopo aver compiuto la purificazione dei peccati si è assiso alla destra della maestà nell'alto dei cieli, ed è diventato tanto superiore agli angeli quanto più eccellente del loro è il nome che ha ereditato”. (Eb 1, 1-4).
DOMANDA: Caro Gesù Bambino, la notizia deve essere giunta dai Monti fino al Cielo: anche Tu sicuramente sarai informato della nostra crisi. Non osiamo pensare che il Cielo rimanga estraneo ai nostri guai. Siamo tutti molto preoccupati ancor più in vista del tuo prossimo Natale. Mancano i soldi per i piaceri, la mensa sarà meno ricca, i regali più poveri, si spengono le luci! La gente indignata si raduna e si agita nelle piazze, fanno cortei di protesta … I grandi della terra hanno tramato una grande crisi a danno di noi piccoli e noi piccoli non sappiamo come tirarci fuori. Intanto si appressa il giorno del tuo Natale. Dovrebbe essere festa per tutti invece rischia di essere un Natale triste perché stiamo diventando tutti più poveri e noi ormai non siamo più capaci di vivere in povertà. Qualcuno però forse dubita che Tu sia ben informato dei fatti, alcuni non sono certi che Tu conosca gli estremi della nostra situazione e delle malinconiche conseguenze. Allora, caro Bambino, ti chiedo un grande favore a nome mio e di tanti miei amici ai quali voglio inviare gli auguri insieme ai miei fratelli monaci: Ti rivolgo una semplice domanda: Tu che vieni da Dio e nasci da una Vergine, sai davvero tutto di noi, conosci i nostri guai? E soprattutto puoi e vuoi fare qualcosa per noi?
RISPOSTA: Miei cari, dal Cielo Dio è sempre chino sull’uomo, è la sua splendida creatura ora deturpata dal peccato: Egli tutto vede, tutto ascolta, tutti ama. Dal seno verginale della Madre Mia, anche Io, Figlio dell’Altissimo, tutto vedo con assoluta chiarezza e tutti amo di amore infinito ed eterno. Sì che conosco le vostre crisi cominciando dalla più antica, da quella che più gravemente vi ha contaminato, da cui tutte le altre scaturiscono, fin’ anche le crisi dei vostri giorni. Per Noi di lassù però, tanto per intenderci, crisi significa essenzialmente peccato, tradimento, mancanza di amore, egoismo, povertà, indigenza, presunzione. Tutto ciò che costruito da voi nel male, forma una coltre nera, un drappo funebre che vi oscura il Cielo e vi lascia tristi e al buio. Crisi vera per Noi significa uscire per colpa da un ambito di amore, da uno stato di totale benessere e ritrovarsi nudi e spauriti e con lo spettro di un dio che fa paura. Questo è il motivo per cui ancora non mi date la dovuta accoglienza: preferite ancora le tenebre alla luce anche se le tenebre vi avviliscono e vi accrescono la paura. Ma ancora non sapete che proprio per le vostre crisi e per fugare le vostre paure Io vengo tra voi? Non sapete che Io, Figlio di Dio, assumo la vostra natura e volontariamente mi immergo in tutte le povertà del vostro mondo? State sperimentando le tristi conseguenze di un esilio; Io vengo ad indicarvi la strada del ritorno. Siete sedotti dal possesso delle cose; Io vengo volontariamente nella estrema povertà per garantirvi l’eterna ed immarcescibile ricchezza. Vi abbaglia la gloria, il piacere e la grandezza vi avvincono; Io vengo ad umiliarmi nella carne per essere poi schiacciato dalla croce e garantirvi così una rinascita e la definitiva risurrezione perché umiliati, redenti e purificati nel mio sangue. Come vedi Io Bambino in una stalla, incarno in me tutte le umane povertà, tutte le vostre crisi collettive e personali. Mi immergo nel vostro buio, sperimento anche il freddo di una grotta e perfino le tenebre del sepolcro, ma poi debbo proclamare che Io sono la luce del mondo e garantire a chi mi segue la luce della vita. Debbo soprattutto indicare la meta ultima che la si raggiunge risorgendo e rientrando nel cuore stesso del Signore nel gaudio eterno.
DUNQUE: Ora sì, possiamo scambiarci gli auguri nella certezza di avere dal Bambino che nasce la forza di superare ogni crisi cominciando da quelle più acute dello spirito: a Natale cresca e rinasca la luce della fede, quella fede che non si smarrisce neanche dinanzi alla povertà del Presepio ne si sgomenta dinanzi ad un Bambino che è il Dio vivo ed incarnato; arda la speranza che ci fa guardare lontano anche oltre i limiti del tempo, torni a fiorire l’amore, quello dovuto a Dio, quello dovuto al nostro prossimo, a tutto il mondo che ci circonda e ci ospita. Torni l’amore alla vita, la vita del tempo e quella dell’eternità. Così possiamo scoprire che la crisi di soldi per noi cristiani può essere occasione per generare la solidarietà, la crisi del consumismo e la carenza di beni materiali apre ad una migliore stima dei beni eterni del Cielo. Così ci esorta San Paolo: “Se dunque siete risorti con Cristo cercate le cose di Lassù non quelle della terra” (Col. 3,1) Che il Natale ci renda tutti più spirituali, per volare però dobbiamo rifarci le ali e sgombrare l’anima dai pesi mortali. Anche per questo nasce il Bambino! Buon Natale e buon Anno a tutti.
ORAZIONE: Concludiamo uniti nel rendimento di grazie a Dio Padre, che ha mandato il suo Figlio a riscattare tutti gli uomini, preghiamo per la salvezza e la pace del mondo: Mostraci, Signore, la tua misericordia.
Padre santo, che ci chiami ad annunziare la fede nel Cristo Signore,
- aiutaci a non smentire mai con la condotta della vita il credo che professiamo.
Tu, che hai mandato il tuo Figlio a liberarci dal peccato e dalla morte,
- togli ogni ansia e tristezza dalla nostra città e dalla faccia della terra.
Fa che l'umanità inondata di gioia per la venuta del tuo Figlio,
- conosca la letizia perfetta nel possesso di te unico sommo bene.
Concedi a noi tuoi fedeli di vivere con sobrietà e amore in questo mondo,
- nell'attesa della beata speranza e della rivelazione gloriosa del tuo Cristo.
I Monaci Benedettini Silvestrini
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DOMANDA: Caro Gesù Bambino, la notizia deve essere giunta dai Monti fino al Cielo: anche Tu sicuramente sarai informato della nostra crisi. Non osiamo pensare che il Cielo rimanga estraneo ai nostri guai. Siamo tutti molto preoccupati ancor più in vista del tuo prossimo Natale. Mancano i soldi per i piaceri, la mensa sarà meno ricca, i regali più poveri, si spengono le luci! La gente indignata si raduna e si agita nelle piazze, fanno cortei di protesta … I grandi della terra hanno tramato una grande crisi a danno di noi piccoli e noi piccoli non sappiamo come tirarci fuori. Intanto si appressa il giorno del tuo Natale. Dovrebbe essere festa per tutti invece rischia di essere un Natale triste perché stiamo diventando tutti più poveri e noi ormai non siamo più capaci di vivere in povertà. Qualcuno però forse dubita che Tu sia ben informato dei fatti, alcuni non sono certi che Tu conosca gli estremi della nostra situazione e delle malinconiche conseguenze. Allora, caro Bambino, ti chiedo un grande favore a nome mio e di tanti miei amici ai quali voglio inviare gli auguri insieme ai miei fratelli monaci: Ti rivolgo una semplice domanda: Tu che vieni da Dio e nasci da una Vergine, sai davvero tutto di noi, conosci i nostri guai? E soprattutto puoi e vuoi fare qualcosa per noi?
RISPOSTA: Miei cari, dal Cielo Dio è sempre chino sull’uomo, è la sua splendida creatura ora deturpata dal peccato: Egli tutto vede, tutto ascolta, tutti ama. Dal seno verginale della Madre Mia, anche Io, Figlio dell’Altissimo, tutto vedo con assoluta chiarezza e tutti amo di amore infinito ed eterno. Sì che conosco le vostre crisi cominciando dalla più antica, da quella che più gravemente vi ha contaminato, da cui tutte le altre scaturiscono, fin’ anche le crisi dei vostri giorni. Per Noi di lassù però, tanto per intenderci, crisi significa essenzialmente peccato, tradimento, mancanza di amore, egoismo, povertà, indigenza, presunzione. Tutto ciò che costruito da voi nel male, forma una coltre nera, un drappo funebre che vi oscura il Cielo e vi lascia tristi e al buio. Crisi vera per Noi significa uscire per colpa da un ambito di amore, da uno stato di totale benessere e ritrovarsi nudi e spauriti e con lo spettro di un dio che fa paura. Questo è il motivo per cui ancora non mi date la dovuta accoglienza: preferite ancora le tenebre alla luce anche se le tenebre vi avviliscono e vi accrescono la paura. Ma ancora non sapete che proprio per le vostre crisi e per fugare le vostre paure Io vengo tra voi? Non sapete che Io, Figlio di Dio, assumo la vostra natura e volontariamente mi immergo in tutte le povertà del vostro mondo? State sperimentando le tristi conseguenze di un esilio; Io vengo ad indicarvi la strada del ritorno. Siete sedotti dal possesso delle cose; Io vengo volontariamente nella estrema povertà per garantirvi l’eterna ed immarcescibile ricchezza. Vi abbaglia la gloria, il piacere e la grandezza vi avvincono; Io vengo ad umiliarmi nella carne per essere poi schiacciato dalla croce e garantirvi così una rinascita e la definitiva risurrezione perché umiliati, redenti e purificati nel mio sangue. Come vedi Io Bambino in una stalla, incarno in me tutte le umane povertà, tutte le vostre crisi collettive e personali. Mi immergo nel vostro buio, sperimento anche il freddo di una grotta e perfino le tenebre del sepolcro, ma poi debbo proclamare che Io sono la luce del mondo e garantire a chi mi segue la luce della vita. Debbo soprattutto indicare la meta ultima che la si raggiunge risorgendo e rientrando nel cuore stesso del Signore nel gaudio eterno.
DUNQUE: Ora sì, possiamo scambiarci gli auguri nella certezza di avere dal Bambino che nasce la forza di superare ogni crisi cominciando da quelle più acute dello spirito: a Natale cresca e rinasca la luce della fede, quella fede che non si smarrisce neanche dinanzi alla povertà del Presepio ne si sgomenta dinanzi ad un Bambino che è il Dio vivo ed incarnato; arda la speranza che ci fa guardare lontano anche oltre i limiti del tempo, torni a fiorire l’amore, quello dovuto a Dio, quello dovuto al nostro prossimo, a tutto il mondo che ci circonda e ci ospita. Torni l’amore alla vita, la vita del tempo e quella dell’eternità. Così possiamo scoprire che la crisi di soldi per noi cristiani può essere occasione per generare la solidarietà, la crisi del consumismo e la carenza di beni materiali apre ad una migliore stima dei beni eterni del Cielo. Così ci esorta San Paolo: “Se dunque siete risorti con Cristo cercate le cose di Lassù non quelle della terra” (Col. 3,1) Che il Natale ci renda tutti più spirituali, per volare però dobbiamo rifarci le ali e sgombrare l’anima dai pesi mortali. Anche per questo nasce il Bambino! Buon Natale e buon Anno a tutti.
ORAZIONE: Concludiamo uniti nel rendimento di grazie a Dio Padre, che ha mandato il suo Figlio a riscattare tutti gli uomini, preghiamo per la salvezza e la pace del mondo: Mostraci, Signore, la tua misericordia.
Padre santo, che ci chiami ad annunziare la fede nel Cristo Signore,
- aiutaci a non smentire mai con la condotta della vita il credo che professiamo.
Tu, che hai mandato il tuo Figlio a liberarci dal peccato e dalla morte,
- togli ogni ansia e tristezza dalla nostra città e dalla faccia della terra.
Fa che l'umanità inondata di gioia per la venuta del tuo Figlio,
- conosca la letizia perfetta nel possesso di te unico sommo bene.
Concedi a noi tuoi fedeli di vivere con sobrietà e amore in questo mondo,
- nell'attesa della beata speranza e della rivelazione gloriosa del tuo Cristo.
I Monaci Benedettini Silvestrini
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venerdì 16 dicembre 2011
Novena di Natale
(dal 16 al 24 dicembre)
pubblicata da Maria M.
1° giorno
In principio Dio creò il cielo e la terra. Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. Dio disse: "Sia la luce!". E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno... (Gen 1,1-5).
Il primo giorno di questa novena vogliamo ricordare proprio il primo giorno della creazione, la nascita del mondo. La prima creatura voluta da Dio potremmo definirla molto natalizia: la luce, come fuoco che illumina, è uno dei simboli più belli del Natale di Gesù.
Impegno personale: pregherò perché in tutto il mondo creato e amato da Dio possa giungere, la luce della fede in Gesù.
2° giorno
Cantate al Signore un canto nuovo, cantate al Signore da tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome, annunziate di giorno in giorno la sua salvezza. In mezzo ai popoli raccontate la sua gloria, a tutte le nazioni dite i suoi prodigi. Gioiscano i cieli, esulti la terra, frema il mare e quanto racchiude; esultino i campi e quanto contengono, si rallegrino gli alberi della foresta davanti al Signore che viene, perché viene a giudicare la terra. Giudicherà il mondo con giustizia e con verità tutte le genti (Sal 95,1-3.15-13).
È il salmo responsoriale del giorno di Natale. Il libro dei salmi nella Bibbia costituisce la nascita della preghiera di un popolo. Gli autori sono poeti "ispirati", cioè guidati dallo Spirito a trovare le parole per rivolgersi a Dio in atteggiamento di supplica, di lode, di ringraziamento: attraverso la recita del salmo, si innalza la preghiera di un singolo o di un popolo che come vento, leggero o impetuoso a seconda delle circostanze, raggiunge il cuore di Dio.
Impegno personale: sceglierò oggi un salmo per rivolgermi al Signore, scelto in base allo stato d'animo che sto vivendo.
3° giorno
Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore. Si compiacerà del timore del Signore. Non giudicherà secondo le apparenze e non prenderà decisioni per sentito dire; ma giudicherà con giustizia i miseri e prenderà decisioni eque per gli oppressi del paese (Is 11,1-4).
Come i salmisti, così anche i profeti sono uomini ispirati da Dio, che aiutano il popolo eletto a vivere la loro storia come grande vicenda di amicizia col Signore. Attraverso di loro la Bibbia testimonia la nascita dell'attesa della visita di Dio, come fuoco che consuma il peccato di infedeltà o che scalda la speranza di liberazione.
Impegno personale: voglio individuare i segni del passaggio di Dio nella mia vita e ne farò un'occasione di preghiera lungo questa giornata.
4° giorno
In quel tempo l'angelo disse a Maria: "Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio". Allora Maria disse: "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto". E l'angelo partì da lei (Lc 1,35-38).
Lo Spirito Santo, quando incontra la risposta obbediente e disponibile dell'uomo, diventa fonte di vita, come vento che soffiando sui campi porta in giro vita per nuovi fiori. Maria, con il suo sì, ha consentito la nascita del Salvatore e ha insegnato a noi ad accogliere la salvezza.
Impegno personale: se ne ho la possibilità, parteciperò oggi alla S. Messa e riceverò l'Eucaristia, facendo nascere Gesù dentro di me. Stasera nell'esame di coscienza metterò di fronte al Signore l'obbedienza ai miei impegni di fede.
5° giorno
In quel tempo Giovanni diceva alle folle: "Io vi battezzo con acqua; ma viene uno che è più forte di me, al quale io non son degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali: costui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco... Quando tutto il popolo fu battezzato e mentre Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e scese su di lui lo Spirito Santo in apparenza corporea, come di colomba, e vi fu una voce dal cielo: "Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto" (Lc 3,16.21-22).
Ognuno di noi è diventato figlio prediletto del Padre, quando ha ricevuto il primo dono dello Spirito Santo nel Battesimo, come fuoco capace di accendere nel cuore il desiderio di annunciare il Vangelo. Gesù, grazie all'accoglienza dello Spirito e in obbedienza alla volontà del Padre, ha indicato a noi la via per la nascita del Vangelo, cioè della buona notizia del Regno, in mezzo agli uomini.
Impegno personale: mi recherò in chiesa, al fonte battesimale, per fare memoria riconoscente al Padre del dono di essere suo figlio e rinnoverò la volontà di essere suo testimone in mezzo agli altri.
6° giorno
Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a gran voce, disse: "Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito". Detto questo spirò (Lc 23,44-46).
Il mistero del Natale è legato misteriosamente al mistero della Passione di Gesù: egli comincia a conoscere da subito la sofferenza, per il rifiuto ad essere accolto che lo farà nascere in una povera stalla e per l'invidia dei potenti che scatenerà la furia omicida di Erode. Ma esiste anche un misterioso legame di vita tra i due momenti estremi dell'esistenza di Gesù: il soffio di vita che fa nascere il Signore è lo stesso soffio dello Spirito che Gesù sulla Croce riconsegna a Dio per la nascita della Nuova Alleanza, come vento vitale che spazza via l'inimicizia tra gli uomini e Dio sorta col peccato.
Impegno personale: risponderò con un gesto di generosità al male che purtroppo è diffuso intorno a noi o che addirittura nasce da me. Se poi sono io a subire un'ingiustizia, perdonerò di cuore e stasera ricorderò al Signore la persona che mi ha causato questo torto.
7° giorno
Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all'improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d'esprimersi (At 2,1-4).
Qui ritroviamo le immagini ormai familiari del vento e del fuoco, che dicono la realtà viva e diversificata dello Spirito. La nascita della Chiesa, che avviene nel Cenacolo dove sono riuniti gli apostoli insieme con Maria, dà inizio a una storia ininterrotta fino ad oggi, come fuoco che arde senza consumarsi per trasmettere l'amore di Dio a tutte le generazioni.
Impegno personale: ricorderò oggi con gratitudine il giorno della mia Cresima, quando sono diventato per mia scelta un discepolo responsabile nella vita della Chiesa. Affiderò al Signore, nella mia preghiera, il mio vescovo, il mio parroco e tutta la gerarchia ecclesiastica.
8° giorno
Mentre essi stavano celebrando il culto del Signore e digiunando, lo Spirito Santo disse: "Riservate per me Barnaba e Saulo per l'opera alla quale li ho chiamati". Allora, dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani e li accomiatarono. Essi dunque, inviati dallo Spirito Santo, discesero a Selèucia e di qui salparono verso Cipro. Giunti a Salamina cominciarono ad annunziare la parola di Dio nelle sinagoghe dei Giudei, avendo con loro anche Giovanni come aiutante (At 13,1-4).
Il libro degli Atti degli Apostoli ci testimonia la nascita della missione, come vento che soffia incessantemente da un estremo all'altro del mondo portando ai quattro angoli della terra il Vangelo.
Impegno personale: pregherò con molto affetto per il Papa, che ha la responsabilità della diffusione del Vangelo in tutto il mondo, e per i missionari, infaticabili viaggiatori dello Spirito.
9° giorno
Pietro stava ancora parlando, quando lo Spirito Santo scese sopra tutti coloro che ascoltavano il discorso. E i fedeli venuti con Pietro si meravigliavano che anche sopra i pagani si effondesse il dono dello Spirito Santo; li sentivano infatti parlare lingue e glorificare Dio. Allora Pietro disse: "Forse che si può proibire che siano battezzati con l'acqua questi che hanno ricevuto lo Spirito Santo al pari di noi?". E ordinò che fossero battezzati nel nome di Gesù Cristo. Dopo tutto questo lo pregarono di fermarsi alcuni giorni (At 10,44-48).
Come oggi noi possiamo inserirci nella vita della Chiesa e nascere a tutte le novità che il Signore ha preparato per noi? Attraverso i sacramenti, che segnano ancor oggi ogni successiva nascita della fede. I sacramenti, come fuoco che trasforma, ci introducono sempre di più nel mistero di comunione con Dio.
Impegno personale: pregherò per tutti coloro che nella mia comunità o anche nella mia famiglia stanno per ricevere un dono dello Spirito attraverso un sacramento e affiderò di cuore al Signore tutti i consacrati affinché seguano il Cristo con fedeltà.
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pubblicata da Maria M.
1° giorno
In principio Dio creò il cielo e la terra. Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. Dio disse: "Sia la luce!". E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno... (Gen 1,1-5).
Il primo giorno di questa novena vogliamo ricordare proprio il primo giorno della creazione, la nascita del mondo. La prima creatura voluta da Dio potremmo definirla molto natalizia: la luce, come fuoco che illumina, è uno dei simboli più belli del Natale di Gesù.
Impegno personale: pregherò perché in tutto il mondo creato e amato da Dio possa giungere, la luce della fede in Gesù.
2° giorno
Cantate al Signore un canto nuovo, cantate al Signore da tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome, annunziate di giorno in giorno la sua salvezza. In mezzo ai popoli raccontate la sua gloria, a tutte le nazioni dite i suoi prodigi. Gioiscano i cieli, esulti la terra, frema il mare e quanto racchiude; esultino i campi e quanto contengono, si rallegrino gli alberi della foresta davanti al Signore che viene, perché viene a giudicare la terra. Giudicherà il mondo con giustizia e con verità tutte le genti (Sal 95,1-3.15-13).
È il salmo responsoriale del giorno di Natale. Il libro dei salmi nella Bibbia costituisce la nascita della preghiera di un popolo. Gli autori sono poeti "ispirati", cioè guidati dallo Spirito a trovare le parole per rivolgersi a Dio in atteggiamento di supplica, di lode, di ringraziamento: attraverso la recita del salmo, si innalza la preghiera di un singolo o di un popolo che come vento, leggero o impetuoso a seconda delle circostanze, raggiunge il cuore di Dio.
Impegno personale: sceglierò oggi un salmo per rivolgermi al Signore, scelto in base allo stato d'animo che sto vivendo.
3° giorno
Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore. Si compiacerà del timore del Signore. Non giudicherà secondo le apparenze e non prenderà decisioni per sentito dire; ma giudicherà con giustizia i miseri e prenderà decisioni eque per gli oppressi del paese (Is 11,1-4).
Come i salmisti, così anche i profeti sono uomini ispirati da Dio, che aiutano il popolo eletto a vivere la loro storia come grande vicenda di amicizia col Signore. Attraverso di loro la Bibbia testimonia la nascita dell'attesa della visita di Dio, come fuoco che consuma il peccato di infedeltà o che scalda la speranza di liberazione.
Impegno personale: voglio individuare i segni del passaggio di Dio nella mia vita e ne farò un'occasione di preghiera lungo questa giornata.
4° giorno
In quel tempo l'angelo disse a Maria: "Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio". Allora Maria disse: "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto". E l'angelo partì da lei (Lc 1,35-38).
Lo Spirito Santo, quando incontra la risposta obbediente e disponibile dell'uomo, diventa fonte di vita, come vento che soffiando sui campi porta in giro vita per nuovi fiori. Maria, con il suo sì, ha consentito la nascita del Salvatore e ha insegnato a noi ad accogliere la salvezza.
Impegno personale: se ne ho la possibilità, parteciperò oggi alla S. Messa e riceverò l'Eucaristia, facendo nascere Gesù dentro di me. Stasera nell'esame di coscienza metterò di fronte al Signore l'obbedienza ai miei impegni di fede.
5° giorno
In quel tempo Giovanni diceva alle folle: "Io vi battezzo con acqua; ma viene uno che è più forte di me, al quale io non son degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali: costui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco... Quando tutto il popolo fu battezzato e mentre Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e scese su di lui lo Spirito Santo in apparenza corporea, come di colomba, e vi fu una voce dal cielo: "Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto" (Lc 3,16.21-22).
Ognuno di noi è diventato figlio prediletto del Padre, quando ha ricevuto il primo dono dello Spirito Santo nel Battesimo, come fuoco capace di accendere nel cuore il desiderio di annunciare il Vangelo. Gesù, grazie all'accoglienza dello Spirito e in obbedienza alla volontà del Padre, ha indicato a noi la via per la nascita del Vangelo, cioè della buona notizia del Regno, in mezzo agli uomini.
Impegno personale: mi recherò in chiesa, al fonte battesimale, per fare memoria riconoscente al Padre del dono di essere suo figlio e rinnoverò la volontà di essere suo testimone in mezzo agli altri.
6° giorno
Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a gran voce, disse: "Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito". Detto questo spirò (Lc 23,44-46).
Il mistero del Natale è legato misteriosamente al mistero della Passione di Gesù: egli comincia a conoscere da subito la sofferenza, per il rifiuto ad essere accolto che lo farà nascere in una povera stalla e per l'invidia dei potenti che scatenerà la furia omicida di Erode. Ma esiste anche un misterioso legame di vita tra i due momenti estremi dell'esistenza di Gesù: il soffio di vita che fa nascere il Signore è lo stesso soffio dello Spirito che Gesù sulla Croce riconsegna a Dio per la nascita della Nuova Alleanza, come vento vitale che spazza via l'inimicizia tra gli uomini e Dio sorta col peccato.
Impegno personale: risponderò con un gesto di generosità al male che purtroppo è diffuso intorno a noi o che addirittura nasce da me. Se poi sono io a subire un'ingiustizia, perdonerò di cuore e stasera ricorderò al Signore la persona che mi ha causato questo torto.
7° giorno
Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all'improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d'esprimersi (At 2,1-4).
Qui ritroviamo le immagini ormai familiari del vento e del fuoco, che dicono la realtà viva e diversificata dello Spirito. La nascita della Chiesa, che avviene nel Cenacolo dove sono riuniti gli apostoli insieme con Maria, dà inizio a una storia ininterrotta fino ad oggi, come fuoco che arde senza consumarsi per trasmettere l'amore di Dio a tutte le generazioni.
Impegno personale: ricorderò oggi con gratitudine il giorno della mia Cresima, quando sono diventato per mia scelta un discepolo responsabile nella vita della Chiesa. Affiderò al Signore, nella mia preghiera, il mio vescovo, il mio parroco e tutta la gerarchia ecclesiastica.
8° giorno
Mentre essi stavano celebrando il culto del Signore e digiunando, lo Spirito Santo disse: "Riservate per me Barnaba e Saulo per l'opera alla quale li ho chiamati". Allora, dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani e li accomiatarono. Essi dunque, inviati dallo Spirito Santo, discesero a Selèucia e di qui salparono verso Cipro. Giunti a Salamina cominciarono ad annunziare la parola di Dio nelle sinagoghe dei Giudei, avendo con loro anche Giovanni come aiutante (At 13,1-4).
Il libro degli Atti degli Apostoli ci testimonia la nascita della missione, come vento che soffia incessantemente da un estremo all'altro del mondo portando ai quattro angoli della terra il Vangelo.
Impegno personale: pregherò con molto affetto per il Papa, che ha la responsabilità della diffusione del Vangelo in tutto il mondo, e per i missionari, infaticabili viaggiatori dello Spirito.
9° giorno
Pietro stava ancora parlando, quando lo Spirito Santo scese sopra tutti coloro che ascoltavano il discorso. E i fedeli venuti con Pietro si meravigliavano che anche sopra i pagani si effondesse il dono dello Spirito Santo; li sentivano infatti parlare lingue e glorificare Dio. Allora Pietro disse: "Forse che si può proibire che siano battezzati con l'acqua questi che hanno ricevuto lo Spirito Santo al pari di noi?". E ordinò che fossero battezzati nel nome di Gesù Cristo. Dopo tutto questo lo pregarono di fermarsi alcuni giorni (At 10,44-48).
Come oggi noi possiamo inserirci nella vita della Chiesa e nascere a tutte le novità che il Signore ha preparato per noi? Attraverso i sacramenti, che segnano ancor oggi ogni successiva nascita della fede. I sacramenti, come fuoco che trasforma, ci introducono sempre di più nel mistero di comunione con Dio.
Impegno personale: pregherò per tutti coloro che nella mia comunità o anche nella mia famiglia stanno per ricevere un dono dello Spirito attraverso un sacramento e affiderò di cuore al Signore tutti i consacrati affinché seguano il Cristo con fedeltà.
Preghiera conclusiva
Invochiamo lo Spirito su tutto il mondo creato da Dio, su noi che abbiamo in Maria il modello della collaborazione pronta alla sua opera di salvezza, e sui sacerdoti che in questo tempo natalizio sono impegnati a portare il Vangelo di Gesù di casa in casa. Spirito di Dio, che agli inizi della creazione ti libravi sugli abissi del mondo, e trasformavi in sorriso di bellezza il grande sbadiglio delle cose, scendi ancora sulla terra, questo mondo che invecchia sfioralo con l'ala della tua gloria. Spirito Santo, che hai invaso l'anima di Maria, donaci il gusto di sentirci "estroversi". Rivolti, cioè, verso il mondo. Mettici le ali ai piedi perché, come Maria, raggiungiamo in fretta la città, la città terrena che tu ami appassionatamente. Spirito del Signore, dono del Risorto agli apostoli del Cenacolo, gonfia di passione la vita dei tuoi preti. Rendili innamorati della terra, capaci di misericordia per tutte le sue debolezze. Confortali con la gratitudine della gente e con l'olio della comunione fraterna. Ristora la loro stanchezza, perché non trovino appoggio più dolce per il loro riposo se non sulla spalla del Maestro. --------------------
venerdì 24 dicembre 2010
33 - Asciuga bambino Gesù
Asciuga, Bambino Gesù, le lacrime dei fanciulli!
accarezza il malato e l'anziano!
Spingi gli uomini a deporre le armi
e a stringersi in un universale abbraccio di pace!
Invita i popoli, misericordioso Gesù,
ad abbattere i muri creati
dalla miseria e dalla disoccupazione,
dall'ignoranza e dall'indifferenza,
dalla discriminazione e dall'intolleranza.
Sei Tu, Divino Bambino di Betlemme,
che ci salvi liberandoci dal peccato.
Sei Tu il vero e unico Salvatore,
che l'umanità spesso cerca a tentoni.
Dio della Pace, dono di pace all'intera umanità,
vieni a vivere nel cuore di ogni uomo e di ogni famiglia.
Sii Tu la nostra pace e la nostra gioia!
Amen.
accarezza il malato e l'anziano!
Spingi gli uomini a deporre le armi
e a stringersi in un universale abbraccio di pace!
Invita i popoli, misericordioso Gesù,
ad abbattere i muri creati
dalla miseria e dalla disoccupazione,
dall'ignoranza e dall'indifferenza,
dalla discriminazione e dall'intolleranza.
Sei Tu, Divino Bambino di Betlemme,
che ci salvi liberandoci dal peccato.
Sei Tu il vero e unico Salvatore,
che l'umanità spesso cerca a tentoni.
Dio della Pace, dono di pace all'intera umanità,
vieni a vivere nel cuore di ogni uomo e di ogni famiglia.
Sii Tu la nostra pace e la nostra gioia!
Amen.
(Giovanni Paolo II)
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domenica 19 dicembre 2010
28 - Richieste di preghiera
Alcuni lettori hanno inserito come commento ai post relativi alla Novena di Natale delle richieste di preghiera che trascrivo qui perchè possiate unirli alle vostre preghiere, in modo da pregare "gli uni per gli altri". Penso, ma non sono certo, che rosanna abbia inserito due commenti, ma in ogni caso le ho inserite entrambe.
jiodark ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "22 - Novena di Natale - giorno 1 (16 dicembre)"
Grazie Gesù cercavo come recitare la novena ,e tu mi ai indicato la pagina ,e mi sembra giusto che altri leggano la mia testimonianza .Questo può significare che nonostante le mie colpe tu non ai smesso di starmi accanto :Grazie Gesù
rosanna ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "22 - Novena di Natale - giorno 1 (16 dicembre)":
Grazie ..Gesù, che vieni in mezzo a noi ,per liberarci dai nostri fardelli .e dalle nostre preoccupazioni. io sono una povera peccatrice ....ma so che TU mi salverai....lode al TUO Santo Nome. Amen.
Giancarlo ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "23 - Novena di Natale - giorno 2 (17 dicembre)":
Attendiamo la tua venuta Signore Gesù, in questa novena poniamo ai tuoi piedi le nostre miserie e speranze,tocca i giovani, nasci nei loro cuori la fede in te. Amen
rosanna ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "24 - Novena di Natale - giorno 3 (18 dicembre)":
Signore Gesù....Ho bisogno di Te.. Manda il Tuo Spirito su di me e sulla mia famiglia, fa che la nascita del bambino Gesù , ci porti la pace nei nostri cuori e a quelli di tutto il mondo. Amen.
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jiodark ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "22 - Novena di Natale - giorno 1 (16 dicembre)"
Grazie Gesù cercavo come recitare la novena ,e tu mi ai indicato la pagina ,e mi sembra giusto che altri leggano la mia testimonianza .Questo può significare che nonostante le mie colpe tu non ai smesso di starmi accanto :Grazie Gesù
rosanna ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "22 - Novena di Natale - giorno 1 (16 dicembre)":
Grazie ..Gesù, che vieni in mezzo a noi ,per liberarci dai nostri fardelli .e dalle nostre preoccupazioni. io sono una povera peccatrice ....ma so che TU mi salverai....lode al TUO Santo Nome. Amen.
Giancarlo ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "23 - Novena di Natale - giorno 2 (17 dicembre)":
Attendiamo la tua venuta Signore Gesù, in questa novena poniamo ai tuoi piedi le nostre miserie e speranze,tocca i giovani, nasci nei loro cuori la fede in te. Amen
rosanna ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "24 - Novena di Natale - giorno 3 (18 dicembre)":
Signore Gesù....Ho bisogno di Te.. Manda il Tuo Spirito su di me e sulla mia famiglia, fa che la nascita del bambino Gesù , ci porti la pace nei nostri cuori e a quelli di tutto il mondo. Amen.
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lunedì 13 dicembre 2010
27 - Novena di Natale - giorni 8 e 9 (23-24 dicembre)
8° GIORNO L'AMORE CHE SALVAL'apostolo Paolo pone l'accento sugli effetti dell'amore di Dio manifestatosi nell'incarnazione. Questo amore è benignità, tenerezza, misericordia e si manifesta nonostante i peccati e le miserie degli uomini. Il fine di questo agire di Dio è quello di renderci suoi figli, rigenerandoci mediante il Battesimo per mezzo dello Spirito Santo, perché possiamo tendere al totale possesso della salvezza.
San Paolo apostolo a Tito
«Carissimo, anche noi un tempo eravamo insensati, disubbidienti, traviati, schiavi di ogni sorta di passioni e di piaceri, vivendo nella malvagità e nell'invidia, degni di odio e odiandoci a vicenda. Quando però si sono manifestati la bontà di Dio, Salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini, egli ci ha salvati non in virtù di opere di giustizia da noi compiute, ma per sua misericordia mediante un lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo, effuso da lui su di noi abbondantemente per mezzo di Gesù Cristo, Salvatore nostro, perché giustificati dalla sua grazia diventassimo eredi, secondo la speranza, della vita eterna» (Tt 3,3-7).
Tutto abbiamo ricevuto in Cristo
Tutto abbiamo ricevuto in Cristo. Iddio si è comunicato all'uomo come restauratore della sua natura, come perdono e null'altro che perdono. In qual modo la misericordia di Dio ci concede il perdono del peccato, per unire l'uomo a sé come figlio? Risponde San Paolo: «Mediante un lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo» (Tt 3,5). Il Battesimo è il suggello della fede: chi si è affidato a Cristo non assume con lui un rapporto isolato, ma entra a far parte della comunità di Cristo, la sua Chiesa: giunge a ciò perché ha avuto in dono lo Spirito stesso di Cristo e dallo Spirito viene inserito nel corpo di Cristo, ne fa parte come membro vivente. Lo Spirito è Dio che in Cristo opera in noi: aiuta, ispira, illumina, santifica non per realizzare una vita solitaria, una comunione individualistica con Dio, ma per collegarci nella comunione con i fratelli in un'autentica carità vissuta. (F. Salvestrin)
Mostraci, Signore, la tua Misericordia
Padre Santo, che per mezzo del Figlio tuo ci hai liberati dal peccato e dalla morte, togli ogni ansia e ogni tristezza dai nostri cuori.- Noi Ti preghiamo, mostraci, Signore, la tua Misericordia.Tu che hai promesso al tuo popolo un germoglio di giustizia, conserva pura e santa la tua Chiesa.- Noi Ti preghiamo, mostraci, Signore, la tua Misericordia.Tu che in Cristo ci hai dato ogni bene, fa' che non ci separiamo dalla comunione di amore del tuo Spirito- Noi Ti preghiamo, mostraci, Signore, la tua Misericordia.Tu che infondi nel nostro cuore la beata speranza della salvezza, conservaci fedeli e vigilanti fino al giorno del Signore Gesù - Noi Ti preghiamo, mostraci, Signore, la tua Misericordia.Oppressi dal giogo del peccato, aspettiamo da Te, Padre misericordioso, la nostra redenzione; fa' che la nuova nascita del tuo Figlio ci liberi dalla schiavitù antica. Per Cristo nostro Signore. Amen
Padre Santo, che per mezzo del Figlio tuo ci hai liberati dal peccato e dalla morte, togli ogni ansia e ogni tristezza dai nostri cuori.- Noi Ti preghiamo, mostraci, Signore, la tua Misericordia.Tu che hai promesso al tuo popolo un germoglio di giustizia, conserva pura e santa la tua Chiesa.- Noi Ti preghiamo, mostraci, Signore, la tua Misericordia.Tu che in Cristo ci hai dato ogni bene, fa' che non ci separiamo dalla comunione di amore del tuo Spirito- Noi Ti preghiamo, mostraci, Signore, la tua Misericordia.Tu che infondi nel nostro cuore la beata speranza della salvezza, conservaci fedeli e vigilanti fino al giorno del Signore Gesù - Noi Ti preghiamo, mostraci, Signore, la tua Misericordia.Oppressi dal giogo del peccato, aspettiamo da Te, Padre misericordioso, la nostra redenzione; fa' che la nuova nascita del tuo Figlio ci liberi dalla schiavitù antica. Per Cristo nostro Signore. Amen
9° GIORNO CAMMINAVAMO NELLE TENEBRE
(Vigilia della natività del Signore Gesù Cristo.)
Il Profeta Isaia prospetta il tempo della salvezza rnessianica come il tempo della luce, della gioia e della liberazione. Nel Bambino che ci sarà donato sono raccolte tutte le virtù dei Santi d'Israele: Egli sa la grandezza degli eroi la potenza, saggio, pacifico; sarà il vero "Ernmanuele" cioè Dio in mezzo a noi.
Videro una grande luce
«Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse. Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia. Gioiscono davanti a Te come si gioisce quando si miete e come si gioisce quando si spartisce la preda. Poiché il giogo che gli pesava e la sbarra sulle sue spalle, il bastone del suo aguzzino tu hai spezzato come al tempo di Madìan. Poiché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il segno della sovranità ed è chiamato. Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace. Grande sarà il suo dominio e la pace non avrà fine sul trono di Davide e sul regno, che egli viene a consolidare e rafforzare con il diritto e la giustizia, ora e sempre» (Is 9,1-6).
Entra nel tempo e nello spazio
O fusione inaudita, o compenetrazione paradossale! Colui che è, viene nel tempo; l'increato si fa oggetto di creazione. Colui che non ha dimensioni, entra nel tempo e nello spazio, e un'anima spirituale si fa mediatrice tra la divinità e la pesantezza della carne. Colui che arricchisce, si fa povero e mendica la mia carne, perché io venga arricchito della sua divinità. Lui, che è la pienezza si svuota, si spoglia per un poco della sua gloria, perché io possa partecipare della sua pienezza. Quale ricchezza di bontà! Quale immenso mistero mi avvolge! Sono stato fatto partecipe dell'immagine di Dio e non ho saputo custodirla: ora Dio si rende partecipe della mia carne, sia per salvare l'immagine che mi aveva data, sia per rendere immortale la mia carne. Entra in comunione con noi, in un modo nuovo ancora più profondo del primo: con chi un tempo condivise il bene, ora condivide il male; quest'ultima comunione è ancora più degna di Dio e, per chi ha intelligenza, ancora più sublime. (S. Gregorio Nazianzeno)
Ascoltaci, o Gesù
Perché accogliamo con cuore semplice e puro il tuo mistero di salvezza- Noi Ti preghiamo, ascoltaci, o Gesù.Perché i piccoli e i poveri di questo mondo riconoscano la loro dignità di figli di Dio e gioiscano di essere l'oggetto della preferenza divina- Noi Ti preghiamo, ascoltaci, o Gesù.Perché tutti gli uomini Ti accolgano e credano in Te- Noi Ti preghiamo, ascoltaci, o Gesù.O Dio, che ci hai radunato a celebrare in devota letizia la nascita del tuo Figlio, concedi a noi e a tutta la tua Chiesa di conoscere con la fede la profondità del tuo mistero, e di viverlo con amore intenso e generoso, per Cristo nostro Signore. Amen.
Perché accogliamo con cuore semplice e puro il tuo mistero di salvezza- Noi Ti preghiamo, ascoltaci, o Gesù.Perché i piccoli e i poveri di questo mondo riconoscano la loro dignità di figli di Dio e gioiscano di essere l'oggetto della preferenza divina- Noi Ti preghiamo, ascoltaci, o Gesù.Perché tutti gli uomini Ti accolgano e credano in Te- Noi Ti preghiamo, ascoltaci, o Gesù.O Dio, che ci hai radunato a celebrare in devota letizia la nascita del tuo Figlio, concedi a noi e a tutta la tua Chiesa di conoscere con la fede la profondità del tuo mistero, e di viverlo con amore intenso e generoso, per Cristo nostro Signore. Amen.
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domenica 12 dicembre 2010
26 - Novena di Natale - giorni 6 e 7 (21-22 dicembre)
6° GIORNO L'ANCELLA DEL SIGNORECon l'annuncio di Maria, Dio comincia ad attuare le antiche promesse, che riguardano la venuta del Messia e la redenzione del genere umano. Però, come in tutti gli altri suoi interventi passati nella storia d'Israele, così anche in questo capitale intervento di salvezza, Dio chiede la libera cooperazione umana. E’ sua l'iniziativa, ma non vuole portarla a compimento senza il concorso delle sue creature. Maria che si proclama "l'ancella del Signore" diventa la vera abitazione di Dio e la Madre del Signore. In tal modo Ella, figlia e fiore di tutta l'umanità, per volontà di Dio è lo strumento indispensabile della nostra salvezza.
Come è possibile?
«Nel sesto mese, l'Angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da Lei, disse: "Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con Te". A queste parole Ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto.
L'Angelo le disse: "Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine".
Allora Maria disse all'Angelo: "Come è possibile? Non conosco uomo".
Le rispose l'Angelo: "Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque Santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio".
Allora Maria disse: "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto". E l'Angelo parli da lei» (Lc 1,26-38).
Il "fiat" di Maria
Nella sfera umana, Maria è sola. Nessuno sa quello che avviene in lei. Che cosa dirà? Maria si rende perfettamente conto dell'estrema importanza di ciò che sta per pronunciare. Come una sposa, Ella sa che questo infinito ha due aspetti: uno di gioia, di tenerezza, di gloria; ma anche un altro aspetto: una immensità invisibile di pena, di redenzione, di riparazione. Dire "sì", sarebbe mancare di delicatezza, come se Lei fosse uguale a Dio. Dirà solamente: che ciò avvenga, che ciò mi sia fatto! Come se intendesse far comprendere che gettava la sua libertà nel piano divino, oggi di gioia e domani di sofferenza. Fiat! E la parola dell'accettazione. E, nello stesso istante, ciò avvenne. Ella lo seppe. Tacque. L'Angelo adorò il divino mistero e si allontanò in silenzio. (J. Guitton)
Noi Ti ringraziamo, o Gesù
Per il "sì" libero e generoso pronunciato da Maria nel momento dell'Annunciazione
- Noi Ti ringraziamo, o Gesù.
Perché, per mezzo di Maria, Ti sei fatto uomo e sei divenuto nostro fratello
- Noi Ti ringraziamo, o Gesù.
Perché hai associato la Madre tua a tutto il mistero di redenzione e di salvezza degli uomini
- Noi Ti ringraziamo, o Gesù.
Perché ci hai dato la Madre tua come nostra Madre amatissima
- Noi Ti ringraziamo, o Gesù.
******************
7° GIORNO Si è fatto carneCon un misterioso vaticinio il profeta Isaia promette un "segno" di salvezza: la nascita miracolosa dell"'Emmanuele", figlio di una vergine. L'Evangelista attribuisce esplicitamente la profezia alla nascita di Gesù: Egli è veramente l'Emmanuele, cioè Dio con noi. Facendosi uomo, Egli è venuto ad abitare in mezzo a noi e rimane con noi anche oggi, nella Chiesa e nell'Eucaristia.
Dio con noi«"Chiedi un segno dal Signore tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure lassù in alto". Ma Acaz rispose: "Non lo chiederò, non voglio tentare il Signore". Allora Isaia disse: "Ascoltate, casa di Davide! Non vi basta di stancare la pazienza degli uomini, perché ora vogliate stancare anche quella del mio Dio? Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele: Dio con noi"» (is 7,10-14).
Dio ha dimorato tra noi
Ti chiederai in che modo la divinità si è incarnata, come il fuoco nel ferro, non trasferendosi, ma comunicandosi. Il fuoco infatti, non si slancia verso il ferro al quale si comunica. Non subisce diminuzione, ma riempie totalmente il ferro al quale si comunica. Allo stesso modo, Dio, il Verbo "che ha dimorato tra noi" non è uscito da Se stesso; il Verbo che si è fatto carne non fu soggetto a mutamento; il Cielo non fu privato di Colui che teneva e la terra accolse nel proprio seno colui che nei cieli.Lasciati penetrare da questo mistero: Dio è venuto nella carne per uccidere la morte che vi si nasconde. Come le cure e le medicine vincono gli elementi nocivi assimilati dal corpo, e come il buio in casa è dissipato dalla luce che entra, così la morte che teneva in suo potere la natura umana fu distrutta con la venuta della divinità. Come il ghiaccio prevale sull'acqua mentre è notte e persiste l'oscurità, ma appena sorge il sole si scioglie al calore dei suoi raggi, così la morte ha regnato fino alla venuta di Cristo; quando è apparsa la grazia salvatrice di Dio e si è levato il Sole di giustizia, la morte fu assorbita dalla vittoria, non avendo potuto resistere alla presenza della vera vita. Noi pure manifestiamo la nostra gioia, festeggiamo la salvezza del mondo, il giorno della nascita dell'umanità. Oggi è tolta la condanna di Adamo. Non si dirà più: "Polvere tu sei e alla polvere tornerai", ma: "Unito a colui che è nei cieli, sarai elevato al cielo".
(S. Basilio M.)
Onore e gloria a Te, Signore Gesù.
Per l'immenso amore che Ti ha spinto a farti nostro fratello
- Noi Ti lodiamo, onore e gloria a Te, Signore Gesù!
Perché ci hai raccolti nella tua Chiesa, arca di salvezza
- Noi Ti lodiamo, onore e gloria a Te, Signore Gesù!
Perché ci hai dato la speranza della vita gioiosa e senza fine nel tuo regno
- Noi Ti lodiamo, onore e gloria a Te, Signore Gesù!
Per riparare al peccato degli uomini che non Ti hanno accolto e non Ti amano
- Noi Ti lodiamo, onore e gloria a Te, Signore Gesù!
Risplendi su di noi con la luce della tua gloria, Signore Gesù Cristo, e la tua venuta vinca le tenebre del male e porti a tutti gli uomini la liberazione dalla schiavitù del peccato. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.
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sabato 11 dicembre 2010
25 - Novena di Natale - giorni 4 e 5 (19-20 dicembre)
4° GIORNO RENDERE TESTIMONIANZALa missione propria di Giovanni Battista è quella di "rendere testimonianza" a Cristo. Egli compie questa missione nella verità e nell'umiltà ("non sono io il Cristo... non sono degno..."), esortando tutti alla conversione e additando Gesù come Salvatore e "Agnello di Dio".
Il Figlio di Dio.
"Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce " (Gv 1,6-8). «Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui disse: "Ecco l'Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo! Ecco colui del quale io dissi: dopo di me viene un uomo che mi è passato avanti, perché era prima di me. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare con acqua perché egli fosse fatto conoscere a Israele".
Giovanni rese testimonianza dicendo: "Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui. Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua, mi aveva detto: L'uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo. E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio"» (Gv 1,29-34).
Una missione speciale
Ogni creatura è fatta per rendere testimonianza a Dio, perché ogni creatura è un segno della sua bontà. La grandiosità della creazione testimonia a modo suo la forza e l'onnipotenza divina, e la sua bellezza testimonia la sapienza divina. Alcuni uomini però ricevono da Dio una missione speciale: rendono testimonianza a Dio non solo dal punto di vista naturale, per il fatto che esistono, ma ancor più in modo spirituale, per le loro buone opere. Giovanni è uno di questi testimoni; è venuto per diffondere i doni di Dio e proclamare le sue lodi. La missione di Giovanni e il suo ruolo di testimone sono di una grandezza incomparabile, perché nessuno può rendere testimonianza di una realtà se non nella misura in cui ne è partecipe. Gesù diceva: «Noi parliamo di quel che sappiamo e testimoniamo quel che abbiamo veduto» (Gv 3,1 1). Rendere testimonianza alla verità divina suppone una conoscenza di questa verità. Per questo anche Cristo ha avuto questo ruolo di testimone. "Sono venuto nel mondo per rendere testimonianza alla verità" (Gv 1 8,37). (S.Tommaso d'Aquino)
Ascoltaci, o Signore
Perché comprendiamo con quale amore Dio ci ha amati e ci ha resi suoi figli
Perché comprendiamo con quale amore Dio ci ha amati e ci ha resi suoi figli
- Noi Ti preghiamo, ascoltaci, o Signore.
Perché la pigrizia e la viltà non ci impediscano di professare apertamente la nostra fede in Cristo e nel Vangelo
- Noi Ti preghiamo, ascoltaci, o Signore.
Perché i predicatori e i catechisti, come Giovanni Battista, mostrino con efficacia agli uomini Cristo Salvatore
- Noi Ti preghiamo, ascoltaci, o Signore.
Perché tutti gli uomini del nostro tempo riconoscano che non è possibile costruire un mondo buono e giusto senza fondarlo su Cristo, uomo perfetto e Figlio di Dio
- Noi Ti preghiamo, ascoltaci, o Signore.
O Cristo Signore, Tu sei l'Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo: aiutaci a riconoscere i nostri limiti e la nostra miseria, perché solo così possiamo ottenere la salvezza. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.
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5° GIORNO UNA MISSIONE ALTISSIMA
Il piano di salvezza di Dio si incontra con la volontà e la collaborazione umana di due creature: Maria e Giuseppe. Due creature meravigliose, completamente disponibili al volere del Signore. Il brano evangelico ci presenta l'uomo giusto e timorato di Dio, scelto ad una missione altissima: fare sulla terra le veci del Padre che è nei Cieli. La figura di Giuseppe ci appare in questo passo alta e drammatica, scolpita di fede e umiltà. Egli non può ancora capire il mistero di Dio, ma quando ha la certezza della divina volontà, crede e obbedisce.
Emmanuele: Dio con noi
«Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un Angelo del Signore e gli disse: "Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati".
Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: "Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele", che significa Dio con noi. Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'Angelo del Signore e prese con sé la sua sposa» (Mt 1,18-24).
L'obbedienza di Giuseppe
Di fronte al mistero divino, Giuseppe ha saputo mantenere il contegno giusto. Egli non si lascia prendere da umani sentimenti. Non è in grado di comprendere ciò che vede in Maria e non vuole penetrare a forza il mistero; si ritira piuttosto in disparte, con timida e rispettosa venerazione, abbandonandosi al volere di Dio e lasciando a Lui tutto il resto. Giuseppe dunque obbedisce alla Parola, la mette in pratica, dichiarandosi con le opere strumento docile nelle mani dell'Altissimo. Egli non vuole nulla per sé, perché intende essere semplicemente a disposizione di Dio. Prende quindi con sé Maria, sua sposa, per adempiere la volontà di Dio, perché Ella possa dare alla luce il suo Figlio. Sarà però lui, Giuseppe, in tutta obbedienza, a dargli il nome. Quel nome attorno al quale rotea l'universo e per volontà del quale ogni cosa è stata creata: Gesù, il Messia, il Salvatore. (R. Gutzwilier)
Ascoltaci, o Signore
Perché siamo fedeli agli impegni assunti nel nostro Battesimo e portiamo a termine la nostra vocazione
Perché siamo fedeli agli impegni assunti nel nostro Battesimo e portiamo a termine la nostra vocazione
- Noi Ti preghiamo, ascoltaci, o Signore.
Perché, ad imitazione di San Giuseppe, siamo sempre disponibili all'obbedienza al divino volere, anche quando tutto ci appare oscuro
- Noi Ti preghiamo, ascoltaci, o Signore.
Perché siamo capaci di ascoltare, nel silenzio interiore, la voce delle divine ispirazioni
- Noi Ti preghiamo, ascoltaci, o Signore.
Perché il nome di Gesù, nel quale solo c'è speranza di salvezza, sia conosciuto e invocato da tutti gli uomini.
- Noi Ti preghiamo, ascoltaci, o Signore.
Disponi, o Padre, i nostri cuori a ricevere nel tempio vivo della Chiesa la tua misericordia, perché la nuova nascita del tuo Figlio ci liberi dalla schiavitù del peccato e ci renda degni di partecipare alla ricchezza della tua grazia. Per Cristo nostro Signore. Amen.
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venerdì 10 dicembre 2010
24 - Novena di Natale - giorno 3 (18 dicembre)
3° GIORNO PREPARIAMO LE VIE AL SIGNOREAl popolo d'Israele, oppresso dalla schiavitù babilonese, il profeta Isaia dà un lietissimo annuncio: è prossima la liberazione. Il Signore stesso verrà in mezzo al suo popolo come Pastore buono che ha cura del debole, come Padre misericordioso che perdona i peccati, come Dio forte che sconfigge i nemici. I prescelti da Dio, però, devono impegnarsi a preparare la strada al Signore e a togliere tutti gli ostacoli del male mediante una vera conversione.
Ecco il Signore!
«Una voce grida: "Nel deserto preparate la via al Signore, appianate nella steppa la strada per il nostro Dio. Ogni valle sia colmata, ogni monte e colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in pianura. Allora si rivelerà la gloria del Signore e ogni uomo la vedrà"» (Is 40,3-5). Sali su un alto monte, tu che rechi liete notizie in Sion. Alza la voce, non temere; annunzia alle città di Giuda: «Ecco il vostro Dio! Ecco, il Signore Dio viene con potenza, con il braccio egli detiene il dominio. Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul seno e conduce pian piano le pecore madri» (Is 40,9-11).
Prepariamo i nostri cuori
Il Signore vuole trovare una via per entrare nei nostri cuori e dimorarvi. La voce grida nel deserto: Preparate una strada. Questa voce giunge prima all'orecchio e dopo, o meglio attraverso l'ascolto, la parola penetra nell'intelletto. Preparate, dice la voce, una strada al Signore. Quale via gli prepareremo? Una strada materiale? Ma la parola di Dio può richiedere una simile via? Non occorre piuttosto preparare al Signore una via interiore e tracciare nel nostro cuore delle strade diritte, piane? Sì, questa è la via per cui la Parola di Dio si introduce per stabilirsi nel cuore dell'uomo. Prepariamo una via al Signore con una buona coscienza, rendiamo piana la strada perché il Bambino Gesù possa camminare in noi senza difficoltà e donarci conoscenza dei suoi misteri e della sua venuta. (Origene: "Omelie su Luca")
Manda il Tuo Spirito, o Signore
Perché otteniamo il perdono dei nostri peccati e la purificazione da tutte le nostre colpe
Perché otteniamo il perdono dei nostri peccati e la purificazione da tutte le nostre colpe
- Noi Ti preghiamo, manda il tuo Spirito, o Signore.
Perché otteniamo l'aumento della fede e della nostra adesione alla volontà di Dio
- Noi Ti preghiamo, manda il tuo Spirito, o Signore.
Perché otteniamo l'aumento della speranza nei beni eterni promessi da Dio
- Noi Ti preghiamo, manda il tuo Spirito, o Signore.
Perché otteniamo l'aumento della carità e della grazia che ci rendono conformi alla santità di Dio
- Noi Ti preghiamo, manda il tuo Spirito, o Signore.
O Dio onnipotente che ci chiami a preparare la via al Cristo Signore, fa' che per la debolezza della nostra fede non ci stanchiamo di attendere la consolante presenza del Medico Celeste. Per Cristo nostro Signore. Amen.
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