La prima parola è il silenzio!
Più di centomila persone, affluite immediatamente da tutte le strade di Roma come un fiume di gioia e di speranza, gremivano piazza San Pietro quella sera della Fumata bianca. Era incredibile quel clima di festa e di attesa, come se tutti quei figli fossero sicuri di ricevere un immenso dono dal loro Padre!
All'annuncio del Cardinale Protodiacono "habemus Papam!" la folla, stretta tra le braccia del colonnato del Bernini, è esplosa in un boato di esultanza! Fatto di terra e di cielo, di sorrisi e di abbracci.
Era il segno che l’amore aleggiava nella piazza divenuta cuore del mondo.
Un uomo vestito di bianco è apparso alla Loggia alta della basilica. Sembrava timido, quasi impacciato, i suoi occhi esprimevano trepidazione e stupore dinanzi a così sconfinato gregge! E’ rimasto in silenzio, un minuto interminabile di silenzio, ed è fiorito dal cuore del pastore un saluto inatteso, un saluto che ha abbracciato tutti, ma proprio tutti: "fratelli e sorelle, buona sera!".
Raggiunte nell'intimo del cuore, migliaia di persone hanno avuto un sussulto di gioia. Hanno intuito che quel saluto segnava l’inizio di un pontificato diverso, di un linguaggio, di un rapporto diverso, era la ouverture di una sinfonia di ammaestramenti e di sorprese, attese da tanto tempo.
Ma quel saluto e quel sussulto sono fioriti dal silenzio! Dal silenzio interiore del vescovo di Roma, nel silenzio della piazza gremita e in attesa. "Facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me", ha proseguito Papa Francesco, a capo chino, desideroso di ricevere nel silenzio la benedizione di Dio attraverso il suo popolo.
La prima parola di questo pontificato "diverso" è stata il silenzio, l’invito al silenzio, l’esperienza del silenzio, il silenzio eloquente, fatto di gesti e non di parole, di esempi e non di proclamazioni.
Da quella piazza, quel 13 marzo, una lezione magistrale per tutti i sacerdoti! Il silenzio è lo spazio essenziale per l’incontro tra gli uomini e Dio.
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Durante questo mese
ti chiediamo di pregare,
ogni giorno, come vorrai e quando vorrai, per
Don Luciano (sacerdote religioso - 48 anni)
e tutti i Sacerdoti, in particolare, gli ammalati.
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lunedì 1 luglio 2013
venerdì 28 giugno 2013
Preghiamo per i nostri Pastori
Dio desidera le nostre preghiere, con la forza della nostra fede sosteniamo i nostri Pastori e invochiamo la Misericordia di Dio
sulla Chiesa che soffre.
Maria M.
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Maria M.
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Le mani del Sacerdote
Oh, se si pensasse che le mani sacerdotali sono più sacre di un calice consacrato, non si giudicherebbe inutile baciarle e non si avrebbe l'ardire di stringerle a modo profano.
Stringere la mano sacerdotale per saluto è una mancanza di rispetto, stringerla con un'intenzione non retta è molto più sacrilego che se si prendesse un calice dell'Altare per bervi.
Quella mano è di Dio, e si è distesa sulle ginocchia del Vescovo per giurare a Dio solo la fedeltà dell'amore, come il servo di Abramo pose la sua mano sotto la coscia del padrone per giurargli che non avrebbe mai profanato la sua stirpe.
Il Sacerdote è servo di Dio e le sue mani consacrate sono il segno della sua giurata fedeltà ; non possono stringersi in amicizia terrena, ma solo possono essere baciate some calice di Dio.
Tu che baci un'oleografia con devozione, non bacerai la mano segnata con l'Olio santo, sulla quale la grazia dello Spirito Santo oleografò la Croce del Redentore e impresse il segno della grazia?
O Gesù mio, come potrei io tendere queste mani, al mondo, al giuoco, al denaro, alle brutture della carne?
Io che non sopporto di vedere in un luogo immondo la Croce, sia pure segnata su di un giornale, come potrei mettere in luoghi obbrobriosi di peccato il mio cuore e la mia mano, più sacri di un Calice?
Don Dolindo Ruotolo
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Stringere la mano sacerdotale per saluto è una mancanza di rispetto, stringerla con un'intenzione non retta è molto più sacrilego che se si prendesse un calice dell'Altare per bervi.
Quella mano è di Dio, e si è distesa sulle ginocchia del Vescovo per giurare a Dio solo la fedeltà dell'amore, come il servo di Abramo pose la sua mano sotto la coscia del padrone per giurargli che non avrebbe mai profanato la sua stirpe.
Il Sacerdote è servo di Dio e le sue mani consacrate sono il segno della sua giurata fedeltà ; non possono stringersi in amicizia terrena, ma solo possono essere baciate some calice di Dio.
Tu che baci un'oleografia con devozione, non bacerai la mano segnata con l'Olio santo, sulla quale la grazia dello Spirito Santo oleografò la Croce del Redentore e impresse il segno della grazia?
O Gesù mio, come potrei io tendere queste mani, al mondo, al giuoco, al denaro, alle brutture della carne?
Io che non sopporto di vedere in un luogo immondo la Croce, sia pure segnata su di un giornale, come potrei mettere in luoghi obbrobriosi di peccato il mio cuore e la mia mano, più sacri di un Calice?
Don Dolindo Ruotolo
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giovedì 2 giugno 2011
276 - Oggi è giovedì ricordiamoci di pregare per i Sacerdoti
"Il dovere di dare incremento e sostegno alle vocazioni sacerdotali spetta a tutta la comunità cristiana, che è tenuta ad assolvere questo mandato anzitutto con una vita perfetta nella carità".
Questa frase dell’Optatam totius, il decreto del Concilio Vaticano II sulla formazione dei sacerdoti, orienta e sostiene tutta l’azione pastorale ed il fraterno servizio in favore delle vocazioni.
E’ tale la sua importanza per tutta la Chiesa, che sarebbe grave lacuna non tenerla presente anche nel nostro cammino.
Ancora una volta con parole chiare, servendosi della voce del Concilio, il Padre, il Figlio e lo Spirito, ci ricordano che noi, fratelli e sorelle, comunità che cerca di divenire « cristiana », non siamo tanto intermediari che si interpongono per propria iniziativa tra Dio e il sacerdote, sia pure per prestare un servizio, ma siamo piuttosto tutti insieme « per vocazione », e dobbiamo divenirlo sempre di più, strumenti e manifestazioni della grazia di Dio che salva l’uomo.
L’immediato riferimento alla "vita perfetta nella carità" è necessario. Infatti soltanto il nostro impegno a divenire personalmente perfetti nell’amore soprannaturale, pagando cioè di persona tempo, preghiera e salute, garantisce un’azione - o meglio una mediazione - veramente efficace per la Chiesa; così come la preoccupazione amorosa per le vocazioni è il « test definitivo » della nostra vitalità e del nostro amore per il Padre. Ma ciò che conta, da sempre, è dare ai fratelli qualche segno chiaro dell’amore di Gesù per loro; ed ogni segno è chiaro, è evangelico, solo se nasce come frutto dell’unità, dell’amore perfetto tra molti.
Abilitati a manifestare la presenza e l’amore di Dio che salva, siamo mandati come altrettanti apostoli a rendere credibile ed efficace la grazia attraverso la semplicità e l’intensità del nostro amore concreto.
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Questa frase dell’Optatam totius, il decreto del Concilio Vaticano II sulla formazione dei sacerdoti, orienta e sostiene tutta l’azione pastorale ed il fraterno servizio in favore delle vocazioni.
E’ tale la sua importanza per tutta la Chiesa, che sarebbe grave lacuna non tenerla presente anche nel nostro cammino.
Ancora una volta con parole chiare, servendosi della voce del Concilio, il Padre, il Figlio e lo Spirito, ci ricordano che noi, fratelli e sorelle, comunità che cerca di divenire « cristiana », non siamo tanto intermediari che si interpongono per propria iniziativa tra Dio e il sacerdote, sia pure per prestare un servizio, ma siamo piuttosto tutti insieme « per vocazione », e dobbiamo divenirlo sempre di più, strumenti e manifestazioni della grazia di Dio che salva l’uomo.
L’immediato riferimento alla "vita perfetta nella carità" è necessario. Infatti soltanto il nostro impegno a divenire personalmente perfetti nell’amore soprannaturale, pagando cioè di persona tempo, preghiera e salute, garantisce un’azione - o meglio una mediazione - veramente efficace per la Chiesa; così come la preoccupazione amorosa per le vocazioni è il « test definitivo » della nostra vitalità e del nostro amore per il Padre. Ma ciò che conta, da sempre, è dare ai fratelli qualche segno chiaro dell’amore di Gesù per loro; ed ogni segno è chiaro, è evangelico, solo se nasce come frutto dell’unità, dell’amore perfetto tra molti.
Abilitati a manifestare la presenza e l’amore di Dio che salva, siamo mandati come altrettanti apostoli a rendere credibile ed efficace la grazia attraverso la semplicità e l’intensità del nostro amore concreto.
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sabato 8 gennaio 2011
52 - Preghiera per i sacerdoti
O Gesù mio, ti prego per la Chiesa intera: concedile l'amore e la luce dei tuo Spirito, rendi efficaci le parole dei sacerdoti, affinché spezzino anche i cuori più induriti e li facciano ritornare a te, o Signore. Signore, dacci sacerdoti santi, e tu stesso conservali nella serenità.
Fa' che la potenza della tua Misericordia li accompagni dovunque e li custodisca contro le insidie che il demonio non cessa di tendere all'anima di ogni sacerdote.
La potenza della tua Misericordia, o Signore, distrugga tutto ciò che potrebbe offuscare la santità dei sacerdote, perché tu sei onnipotente.
Ti chiedo, Gesù, di benedire con una luce speciale i sacerdoti dai quali mi confesserò nella mia vita.
Amen.
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Santa Faustina
Santa Faustina
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