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lunedì 5 gennaio 2015

Ricostruire dalle rovine

Condivido con voi questo prezioso monologo tra Monsignor Enrico Bartoletti e Cristo. Leggetelo attentamente e ne trarrete benefici, perché tutti se ci convertiamo possiamo ricostruire le proprie rovine. Un bacio. Maria M.

Signore, parlo con Te. 
Non sei un'idea: sei il Vivente, Cristo, mio Dio. Sei il Cristo, che gli uomini hanno avvicinato e amato, come si ama un altro uomo. Sei la realtà vera a cui è legata tutta la mia vita, il mio lavoro, i miei ideali. 
Torno a Te, Cristo Signore, per sentirmi ancora qualcuno, per ricostruirmi. O, lo sai bene, non ti porto un edificio ben lavorato, un'opera compiuta; ma un ordigno prezioso, divenuto briciole, anche se briciole d'oro. Lo riporto a Te perché lo ricostruisca in unità. 
Che cosa ho fatto, Signore, da un pezzo in qua?...” Verba, verba, praetereaque nihil” (1). Eppure Tu mi sei passato accanto tante volte; e mi hai messo nel cuore, vivo insistente, il bisogno tormentoso di Te. La morte mi ha sfiorato, e ho sentito pungente il desiderio di finirla con gli uomini e le cose, e ricongiungermi a Te. Ma poi, tornato alla vita, son diventato ancora una volta mediocre, terreno, sciocco. Ho dimenticato Te. Son diventato nell'intimo uno dei tanti. 
Quante anime mi si sono avvicinate! E mi hanno chiesto appassionatamente di portarle a Te, di sacrificarti la loro giovinezza, di imparare ad amare. Ed io le ho mandate innanzi, le ho spinte verso la suprema generosità del dono di sé; mi son sentito padre e fratello con loro. Ma poi le ho tradite, perché la mia vita, tornata solitaria, ha rivisto tutte, ad una ad una, le mie meschinità. 
Gli altri non sanno; ma tu vedi e tu sai, o Signore! Mi hai chiesto il sacrificio, facendomi capire che “vi sono dei momenti in cui si ha la voglia di farla finita con gli uomini; e non c'è che due maniere per farla finita: o amare o morire”. 
Ed io ho accettato : ho chiesto che la vita fosse davvero un silenzioso dolore, tutta volta al dare e non al chiedere, perché è “meglio che ricevere”. Ma poi, quando è venuto il dolore mi sono abbattuto, e l'ho sciupato, manifestandolo, come si sciupa una bottiglia di vino vecchio, stappandola. Ho cercato me; ho voluto la poesia del dolore, non il dolore soltanto. 
Soprattutto, o Signore, ho sciupato la mia vita interiore, ho spezzato la mia vita di prete: nessuna importanza all'Opus Dei, perdendo anche la viva coscienza del mio dovere. Quante volte mi sono addormentato senza aver terminato l'Ufficio! E la lettura spirituale? E le pratiche di pietà ordinarie?...E' vero: molto si è salvato, perché in fondo ho parlato di Te e vissuto di Te...Ma a lungo andare, mi espongo all'esaurimento; corro (il) pericolo di far rovinare l'edificio soprannaturale e con quello anche la coscienza morale dell'uomo puro e semplice. 
Mio Dio, pietà. Sono ancora e soprattutto ora il figliol prodigo che ritorna a Te! Uno sguardo di compassione, Cristo mio Dio, sulla mia miseria e mediocrità: un tuo sguardo profondo e indagatore, come inesorabile giudice, sul mio rovinio interiore. Da Te lo prendo volentieri, Signore, anche se punge, e sconvolge; perché so che è uno sguardo vivificatore. Mi metto, dunque, Signore, alla tua presenza, per ascoltarti e parlare; per piangere e agire: per ritornare. Lo fo per me, Signore; ché non posso più vivere in questa continua menzogna vitale, in questo alterno contrasto del fare e del dire; lo fo per i miei ragazzi, che aspettano, fuori, affollandosi coi loro intimi contrasti e bisogni. E son babbo per loro; e non posso dare uno scorpione per un uovo, un serpente per un pesce. Lo fo per Te, Cristo mio Dio, perché sono e voglio essere tuo: tua gloria, Signore, tua conquista, tua corona. ” Apostoli gloria Christi” (2). 
Perché per me è ormai il giuoco dell'ultima carta, quello che gioco nella vita, con Te. Ascolto, Gesù. Parla e ricostruisci. 
3 gennaio 1945 
Monsignor Enrico Bartoletti 
1) " Parole, parole e nient'altro" 
2) " Sono gli apostoli delle Chiese e la gloria di Cristo" 

Tratto da : In Spe Fortitudo Diario Spirituale 1933 – 1975 di Enrico Bartoletti
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martedì 14 ottobre 2014

Il mondo ha bisogno di preghiere

Bisogna pregare senza mai stancarsi, il mondo ha bisogno di preghiere.
La preghiera è un' elevazione, non solo dell'anima, ma dell' essere nella sua totalità a Dio, spirito e corpo si fondono in un movimento sincronizzato che ci congiunge al Cielo.
Pregando entriamo in diretto contatto con Dio. Affinché le nostre preghiere arrivino a destinazione, è opportuno che questo atto introspettivo di profonda fede parta dal cuore e dal nostro cuore arriva a quello di Cristo, generando un' unione spirituale totale : "Chi rimane in Me e Io in lui, fa molto frutto perché senza di me non potete fare nulla...Se rimanete in me le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà dato.
( Giov 15,5-7).
"La preghiera è necessaria all'uomo come l'acqua è necessaria per la vita del pesce"( S. Agostino).
"Niente al mondo è più forte del giusto che prega. L'uomo che prega ha le mani sul timone della storia" (S. Giovanni Crisòstomo).
"Vorrei essere un predicatore. Salirei su di una montagna e griderei a tutta la terra: Uomini, pregate! Chi lascia l'orazione presto diventa o una bestia o un demonio. (S. Teresa d'Avila)
La preghiera è l'arma invincibile contro i pericoli del mondo. Pregate! La preghiera è la chiave dei tesori di Dio e il mezzo per raggiungere la vittoria nella lotta del bene contro il male. (Padre Pio)
La crisi in cui riversa oggi l' intera umanità , una crisi che ha travolto anche l'universo dei consacrati, è generata principalmente da una crisi della vita spirituale. Le cose terrene, ciò che è esteriore all' uomo, hanno preso il sopravvento sul mondo interiore.
Gesù pregava incessantemente, trascorreva intere notti in meditazione (v. Luca 6,12, Marco 1,35; Matteo 14,23).
La preghiera deve tornare ad essere la prima manifestazione della nostra presenza nella Chiesa.
Dobbiamo conformarci a Lui affinché la nostra anima possa essere salvata dobbiamo riscoprire il valore del silenzio, allontanandoci da tutto ciò che genera rumore, ci distrae e ci allontana dal cammino retto.
Solo nel silenzio e nella meditazione possiamo tornare ad ascoltare la Parola di Dio, oggi siamo diventati sordi ma è solo colpa nostra! Il Padre Celeste, anche attraverso Maria, non ha mai smesso di parlarci neanche per un solo istante.
Ave Maria!
Maria M.

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venerdì 26 settembre 2014

Quando Dio visita

MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE 

Quando Dio visita
Martedì, 16 settembre 2014
(da: L'Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLIV, n.211, Merc. 17/09/2014)

Con la sua testimonianza il cristiano deve mostrare agli altri gli stessi atteggiamenti di Dio che visita il suo popolo: la vicinanza, la compassione, la capacità di restituire la speranza. Lo ha affermato Papa Francesco durante la messa celebrata stamani, martedì 16 settembre, nella cappella della Casa Santa Marta. 
«Dio ha visitato il suo popolo» è una espressione «che si ripete nella Scrittura», ha fatto subito notare il Pontefice riferendola all’episodio evangelico della risurrezione del figlio della vedova di Nain raccontato da Luca (7, 11-17). Sono parole che, ha precisato, hanno «un senso speciale», diverso da quello di espressioni come «Dio ha parlato al suo popolo» oppure «Dio ha dato i Comandamenti al suo popolo» o ancora «Dio ha inviato un profeta al suo popolo».
Nell’affermazione «Dio ha visitato il suo popolo», ha ribadito, «c’è qualcosa in più, c’è qualcosa di nuovo». Nella Scrittura la si trova, per esempio, in relazione alla vicenda di Noemi, della quale — ha fatto notare il Papa — si dice: «Dio l’ha visitata nella sua vecchiaia e l’ha resa nonna». E lo stesso, ha aggiunto, «si dice di Elisabetta, la cugina di Maria: Dio l’ha visitata e l’ha resa madre».

Dunque «quando Dio visita il suo popolo, vuol dire che la sua presenza è specialmente lì». E, ha sottolineato Francesco richiamando l’episodio di Nain, «in questo passo del Vangelo, dove si racconta questa risurrezione del ragazzo, figlio della madre vedova, il popolo dice questa parola: Dio ci ha visitato». 
Perché usa proprio questa espressione? Solo perché Gesù — si è chiesto il Pontefice — «ha fatto un miracolo?». In realtà c’è «di più». Infatti la questione fondamentale è comprendere «come visita Dio».
Egli, ha evidenziato il vescovo di Roma, visita «prima di tutto con la sua presenza, con la sua vicinanza». Nel brano evangelico proposto dalla liturgia «si dice che Gesù si recò in una città chiamata Nain e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla». In sostanza «era vicino alla gente: un Dio vicino che riesce a capire il cuore della gente, il cuore del suo popolo». Poi, racconta Luca, «vede quel corteo e si avvicina». Perciò «Dio visita il suo popolo», è «in mezzo al suo popolo, avvicinandosi». La «vicinanza è la modalità di Dio».
Inoltre, ha osservato ancora il Pontefice, «c’è un’espressione che si ripete nella Bibbia tante volte: “Il Signore fu preso da grande compassione”». Ed è proprio «la stessa compassione che, dice il Vangelo, aveva quando ha visto tanta gente come pecore senza pastore». È un fatto, allora, che «quando Dio visita il suo popolo gli è vicino, gli si avvicina e sente compassione: si commuove». Egli «è profondamente commosso, come lo è stato davanti alla tomba di Lazzaro». E commosso come il padre, nella parabola, quando vede tornare a casa il figliol prodigo.
«Vicinanza e compassione: così il Signore visita il suo popolo» ha rimarcato Francesco. E «quando noi vogliamo annunciare il Vangelo, portare avanti la parola di Gesù, questa è la strada». Invece «l’altra strada è quella dei maestri, dei predicatori del tempo: i dottori della legge, gli scribi, i farisei». Personaggi «lontani dal popolo», che «parlavano bene, insegnavano la legge bene». Eppure erano «lontani». E «questa non era una visita del Signore: era un’altra cosa». Tanto che «il popolo non sentiva questo come una grazia, perché mancava la vicinanza, mancava la compassione e cioè patire con il popolo».
A «vicinanza» e «compassione» il Papa ha aggiunto «un’altra parola che è propria di quando il Signore visita il suo popolo». Scrive Luca: «Il morto si mise seduto e incominciò a parlare, ed egli — Gesù — lo restituì a sua madre». Dunque «quando Dio visita il suo popolo, restituisce al popolo la speranza. Sempre!».
In proposito Francesco ha fatto notare che «si può predicare la parola di Dio brillantemente» e «ci sono stati nella storia tanti bravi predicatori: ma se questi predicatori non sono riusciti a seminare speranza, quella predica non serve. È vanità».
Proprio l’immagine proposta dal Vangelo di Luca, ha suggerito, può far capire fino in fondo «cosa significa una visita di Dio al suo popolo». Lo comprendiamo «guardando Gesù in mezzo a quella grande folla; guardando Gesù che si avvicina a quel corteo funebre, la madre che piange e lui le dice “non piangere”, forse l’ha accarezzata; guardando Gesù che restituì alla mamma il figlio vivo». Così, ha concluso il Pontefice, possiamo «chiedere la grazia che la nostra testimonianza di cristiani sia portatrice della visita di Dio al suo popolo, cioè di vicinanza che semina la speranza».

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Le sono perdonati i suoi molti peccati

La Chiesa a tutti offre la possibilità di percorrere la strada della santità, che è la strada del cristiano: ci fa incontrare Gesù Cristo nei Sacramenti, specialmente nella Confessione e nell’Eucaristia; ci comunica la Parola di Dio, ci fa vivere nella carità, nell’amore di Dio verso tutti. Chiediamoci, allora: ci lasciamo santificare? Siamo una Chiesa che chiama e accoglie a braccia aperte i peccatori, che dona coraggio, speranza, o siamo una Chiesa chiusa in se stessa? Siamo una Chiesa in cui si vive l’amore di Dio, in cui si ha attenzione verso l’altro, in cui si prega gli uni per gli altri?

    Un’ultima domanda: che cosa posso fare io che mi sento debole, fragile, peccatore? Dio ti dice: non avere paura della santità, non avere paura di puntare in alto, di lasciarti amare e purificare da Dio, non avere paura di lasciarti guidare dallo Spirito Santo. Lasciamoci contagiare dalla santità di Dio. Ogni cristiano è chiamato alla santità (cfr Vaticano II L.G., 39-42); e la santità non consiste anzitutto nel fare cose straordinarie, ma nel lasciare agire Dio. E’ l’incontro della nostra debolezza con la forza della sua grazia, è avere fiducia nella sua azione che ci permette di vivere nella carità, di fare tutto con gioia e umiltà, per la gloria di Dio e nel servizio al prossimo. C’è una celebre frase dello scrittore francese Léon Bloy; negli ultimi momenti della sua vita diceva: «C’è una sola tristezza nella vita, quella di non essere santi». 
Papa Francesco 
Udienza generale del 02/10/2013
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mercoledì 17 settembre 2014

Pregate per poter accettare la croce

Se ci domandiamo che cosa ha detto qui la Madonna sulla croce, sulla sofferenza, non troveremo molto, ma troveremo molti punti come inviti. Una volta - era un Venerdì Santo - ha detto in un messaggio: « Non abbiate paura di portare la vostra croce, mio Figlio Gesù è con voi ». La Madonna sa che noi abbiamo la croce, ma ci invita a portarla, perché non siamo soli: « Mio Figlio Gesù è con voi ». L'anno scorso, prima della festa della Croce, ha detto: « Vi invito, pregate davanti alla Croce, perché dalla Croce vengono grandi grazie », e ci ha tutti invitati anche a consacrarci. Consacrarsi alla Croce perché, come? La Madonna non ci ha spiegato come ci si deve consacrare alla Croce, ma noi possiamo sapere cosa significa consacrare. Su questo punto ci aiuta anche la tradizione della Chiesa, l'esperienza mistica di tanti santi. Consacrarsi alla Croce, consacrarsi attraverso la Croce al Signore, significa abbandonarsi, dare la propria vita. Nel consacrarsi alla Croce è molto importante questo: domandarci se questa Croce mi parla. In ogni famiglia cristiana e sicuramente anche nella tua famiglia c'è la Croce o sul muro o sul Rosario. Quante volte noi vicino alla Croce bestemmiamo, ci comportiamo male, egoisticamente, con orgoglio, offendiamo, non vogliamo riconciliarci. Se è così - e tante volte è così - significa che non siamo consacrati alla Croce, cioè la Croce non ci parla, perché la parola della Croce è sempre: riconciliatevi, perdonate, amate senza condizioni. 

Se abbiamo capito la Croce capiremo tutto. Se non capiamo la Croce non capiremo mai niente della nostra vita cristiana. La Madonna vuole che noi capiamo la Croce, perché Lei stessa l'ha capita, non perché è fuggita dalla Croce, ma l'ha accettata, con suo Figlio Gesù. 

Nell'ultimo messaggio ha parlato sulla Croce e sulla sofferenza, esprimendo un desiderio: « Desidero che per voi la vostra croce sia gioia ». Se la Madonna lo desidera significa che è possibile. La Madonna non dice mai una parola vuota, e se dice che desidera, è possibile che per me e per te, la mia e la tua sofferenza, le nostre croci diventino gioia. Ci ha mostrato anche la via per la quale si può arrivare: « In modo particolare, cari figli, pregate per poter accettare la croce, la sofferenza, con amore ». 

Non ci invita ad accettare subito, ma a pregare per poter accettare. Noi se abbiamo tristezza, molti problemi, molta sofferenza, se siamo disperati, forse a questo punto non possiamo accettare questo messaggio. Forse ci fa anche rabbia se dice: « Prendete con gioia, accettate con gioia la vostra croce, con amore ». Possiamo domandarci: quando abbiamo pregato l'ultima volta per la grazia di poter accettare la croce, la sofferenza con amore come Gesù? È questo il punto che dobbiamo capire, ma lo possiamo solo attraverso la preghiera. La Madonna non è contenta se noi soffriamo, non è sicuramente felice se noi portiamo le croci. Non dobbiamo aver paura davanti a questo invito. 

« Accettate con amore la sofferenza ». La Madonna ci vuole insegnare una strategia con la quale possiamo lottare contro la croce, contro la sofferenza. Noi abbiamo già trovato tante volte dei falsi mezzi nei confronti della sofferenza. Allora quando noi proviamo a fuggire dalla sofferenza, dalla croce, non vogliamo accettarla, ogni croce non accettata diventa doppia. La Madonna invitandoci ad accettare la sofferenza ci indica una strada, un cammino di guarigione. Infatti dice più avanti: « Solo così posso con la gioia darvi le grazie e guarigione che Gesù mi permette ». 

Vedete, quando si accetta la sofferenza con amore, come Gesù, questa è l'ultima condizione per essere guariti. 

Vi vorrei dire ancora una parola e discernere due fonti della sofferenza. Esiste una sofferenza che ci viene perché amiamo e un'altra perché non vogliamo amare, cioè perché facciamo il peccato, perché odiamo. Quando uno ama, con l'amore è sempre collegata la sofferenza, la croce, perché l'amore sempre ci guida verso gli altri e negli altri incontriamo sempre tanta sofferenza. Se li amiamo soffriamo, ma questa sofferenza ci fa maturare, ci aiuta e aiuta gli altri. Per esempio, quando una mamma ama il suo bambino e questo è ammalato, ha delle sofferenze, la mamma stando con lui sicuramente diventa una mamma più matura e il suo amore si purifica. È sempre così. Questa sofferenza accompagna sempre l'amore e a questo punto possiamo forse più facilmente capire da dove veniva la sofferenza di Gesù e la sofferenza della Madonna. 

Umanamente parlando la Madonna dice che soffre e tante volte l'hanno vista piangere. Chi è in Cielo non può soffrire, ma in questo modo la Madonna ci dice che ci ama e ci vuole educare all'amore per poter capire la sofferenza, per poterla portare e per poter aiutare gli altri ad essere salvati dalla sofferenza. Da questa sofferenza che viene perché si ama, non possiamo essere salvati, perché Gesù stesso non era salvato. Ma c'è un'altra sofferenza. Se uno odia, non vuole perdonare, qual è la sua sofferenza? Il rancore. Non può essere mai contento, non può essere mai felice, perché l'odio distrugge, non può portarci la vita. Questa sofferenza è pericolosa, perché distrugge personalmente coloro che portano odio e che non vogliono riconciliarsi e queste persone distruggono le altre. Pensate ad un ubriaco, ad uno che beve molto, quale è la sua sofferenza? Qual è la sofferenza della sua famiglia? Diventa un problema, diventa una sofferenza grande. Se uno prende la droga, quanta sofferenza! Vedete il discernimento? Se noi cristiani capissimo questa sofferenza che viene dal peccato capiremmo che dobbiamo lasciare il peccato per poter avere l'amore. Quando abbiamo l'amore, io vi dico, non ci interessa più la sofferenza, ci interessa solo una cosa: amare in ogni momento, in ogni situazione. E qui, oggi, festeggiando, celebrando la Croce dovremmo capire questo punto della vita cristiana. Allora la Madonna ci invita ad avvicinarci alla Croce, a pregare davanti alla Croce, a consacrarci alla Croce. E non ha paura perché sa quale significato hanno avuto la Croce e la sofferenza nella sua vita e nella vita di suo Figlio. La Madonna ha capito il suo dovere: siamo nati proprio sotto la Croce quando Gesù ha detto: « Madre ecco il tuo figlio » e al discepolo: « Ecco la tua Madre ». Possiamo dire che in quel momento è nata la nostra Chiesa, la nostra comunità. Come ogni madre, Maria vuole educarci e come Regina dei profeti non poteva nasconderci la Croce, non poteva non parlare sulla sofferenza e doveva invitarci alla conversione, perché tutti i profeti dovevano fare così. Solo i falsi profeti hanno promesso la pace, non hanno parlato della sofferenza, non hanno parlato del bisogno della conversione. 

La Madonna, come Regina dei profeti, ci invita a pregare per poter accettare le croci e per poter, con la croce, con la nostra sofferenza, ottenere un mondo nuovo. 

(P. Slavko Barbaric - 14 settembre 1986) 

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lunedì 18 agosto 2014

Perchè sono nato, dice Dio

Sono nato nudo, dice Dio perché tu sappia spogliarti di te stesso. 
Sono nato povero perché tu possa considerarmi l'unica ricchezza. 
Sono nato in una stalla perché tu impari a santificare ogni ambiente. 
Sono nato debole, dice Dio perché tu non abbia mai paura di me. 
Sono nato per amore perché tu non dubiti mai del mio amore. 
Sono nato di notte perché tu creda che posso illuminare qualsiasi realtà. 
Sono nato persona, dice Dio perché tu non abbia mai a vergognarti di essere te stesso. 
Sono nato uomo perché tu possa essere "dio". 
Sono nato perseguitato perché tu sappia accettare le difficoltà. 
Sono nato nella semplicità perché tu smetta di essere complicato. 
Sono nato nella tua vita, dice Dio per portare tutti alla casa del Padre.
(Lambert Noben)
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giovedì 12 giugno 2014

Le lacrime sono i battiti del cuore

Nella sofferenza quante lacrime versate!... 
Esse sono il distillato del dolore e rappresentano il fenomeno più tenero di un cuore angosciato; sono la voce dell'anima che ti parla quando il labbro non ha più parole. Le lacrime sono i battiti del cuore, sono parole che parlano con gli occhi, sono un tacito appello di aiuto. 
Quante lacrime ho versato nella mia angoscia, nel mio dolore, nella mia solitudine... 
Si solitudine... perché dove c'è la sofferenza nessuno vuole esserci... Poi ho raccolto tutte le mie lacrime le ho trasformate in energia, e sono diventate amore, dolore, forza, invocazione, e carezze di misericordia. 
Voglia di andare avanti, voglia di giustizia, voglia di amare. 
Amare i miei figli, trasformare il dolore in amore e come lampo che ti abbaglia la vista cerchi un mondo spirituale che ti sfugge, cerchi la comunicazione con Gesù, cerchi di attirarlo a te... lo saldi bene nel tuo cuore e corri verso la vita che ti attende... 
Lui come il Cireneo solleva la tua croce, diventa leggera fino al punto di non sentirla più. La sofferenza diventa dolce con Gesù al tuo fianco. Il Signore è con te, piange con te... un pianto dolce perchè Egli è tutto Amore, le mie lacrime si mescolano a quelle di Gesù e diventano forza mescolate a misericordia. 
Nel mio dolore ti ho attirato a me... ora vivi dentro di me... sei la mia forza... il mio coraggio... sei tutto per me Gesù... tu hai cambiato il mio cuore... mi hai fatto conoscere l'Amore, la pace e la serenità... 
Io Ti amo Gesù. 
Maria M.
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mercoledì 11 giugno 2014

Dalla terra al Cielo

Mariangela, ancora ragazza, ha lottato con forza e coraggio contro una terribile e spietata malattia. Questo pomeriggio è volata in cielo, lasciando amici e parenti nel dolore più profondo... La morte di chi è giovane, nel fiore degli anni, è una morte ancor più crudele...sfugge all'umana comprensione...dilania il cuore di chi vi sopravvive. Al papà e alla mamma di Mariangela, che oggi hanno il cuore spezzato, va l'istanza consolatrice di tutti i Fratelli e sorelle in Cristo, che partecipano al loro immenso, sconfinato dolore. Ci riuniremo, in costante preghiera di suffraggio, per Mariangela. Pregheremo intensamente e con ardore, affinché la beatissima Vergine la tenga per mano , nel suo ultimo viaggio dalla terra al cielo, e la presenti al Buon Dio. Requiem aeternam dona EIS DOMINE et lux perpetua luceat EIS... 
Maria M.
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domenica 25 maggio 2014

Dalla terra al Cielo

Il 23 maggio 2014, alle ore 22,14 circa, una mia cara amica ha fatto ritorno alla Casa del Padre, lasciandoci tutti increduli per la sua acerba dipartita. La sua nascita al cielo mi ha fatto riflettere per l'ennesima volta sulla parola "morte". Per noi cristiani la morte non dovrebbe significare "fine, sconfitta,buio", ma "nuovo inizio,vittoria,luce". Con Francesca (questo è il nome della mia amica) tante volte ho affrontato il tema della morte : lei mi ha sempre detto che la morte in realtà non esiste e Dio non tronca la vita delle creature che Lui stesso ha creato, ma le colloca in un'altra dimensione, fatta di pace e di amore. Ed io la penso esattamente come lei... ho sempre sostenuto che non si muore ma si chiudono semplicemente gli occhi al mondo per poi aprirli al Cielo. Molte volte mi è capitato di ascoltare con dolore persone che dicevano: "Dio perché ci fa morire?" A queste persone rispondo che Dio è amore e non crea per distruggere. Egli è la Vita ed ha destinato l'uomo all'eternità . La morte è il passaggio tra la vita della carne e quella dello spirito : non è la fine, ma un nuovo inizio. Nel Vangelo (Giov. 5,28-29) Gesù afferma solennemente: «Verrà l'ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri ( tutti i morti), udranno la sua voce (la voce imperativa di Gesù) e ne usciranno fuori: quanti fecero il bene, per una resurrezione di vita, e quanti fecero il male, per una resurrezione di condanna". 
La morte toglie l'uomo dall'esilio terreno per collocarlo eternamente nella patria celeste, nella patria della pace, della gioia, dell'amore, della felicità eterna. Per questo i Santi guardavano alla morte non solo con accettazione, ma con desiderio e trasporto. «I fedeli che sono rattristati dalla certezza di dover morire, sono però consolati dalla promessa della futura immortalità. Ai tuoi fedeli, o Signore, la vita non è tolta, ma trasformata: e mentre si distrugge la dimora di questo esilio terreno, viene preparata un'abitazione eterna nel Cielo». Non ci è vietato di piangere né sulla nostra morte, né sulla morte dei nostri cari. Ci è vietato invece di disperarci e di ribellarci. Piangere è della natura, ma essa è sublimata dalla grazia, la quale ci fa rassegnati e speranti. 
La morte dovrebbe servire a far riflettere tanta gente che vive e si comporta come se non dovesse mai morire, e che spesso si accapiglia per accumulare beni labilissimi, perché li considera qualche cosa di assoluto, mentre il Signore ci dice (Mat. 8,36 e 16,26): « Che giova all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde l'anima?». Con queste parole Gesù ci spinge a un orientamento corretto della vita terrena, per non correre il rischio di perdere la vita eternamente beata. 
"Se il chicco di grano non muore, non produce frutto". Dalla morte il Signore sa trarre la vita... Grazie Francesca per essere passata nella mia vita, grazie perché mi hai fatto capire che la terra è soltanto un trampolino, che il Cielo è la nostra dimora eterna.
Maria M.
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martedì 22 aprile 2014

Pasqua nel sepolcro

Può restare immobile
in un sepolcro
chi va in cerca di una pecorella smarrita
e sulla croce spalanca le braccia?

Può restare al buio e muto
in un sepolcro
chi dà la vista al cieco e la parola ai muti
e svela il luminoso volto di Dio?

Può restare prigioniero
in un sepolcro
chi libera gli uomini dalle loro carceri
e riporta a vita paralizzati e schiavi?

No. Non può restare ad ammuffire
in un sepolcro
chi si inginocchia per lavare i piedi
e spezza agli uomini pane d'amore!

E non può attendere meste lacrime
in una tomba
il chicco di grano bagnato di sangue
che pulsa di vita e si vuole donare.
(Giuseppe Impastato S.I.) 
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giovedì 3 aprile 2014

Tu che conosci

Signore, amico degli uomini... 
non respingermi, non abbandonarmi, 
non lasciarmi solo!
Tu sai quanto è difficile 
camminare sulla via, 
tu conosci la veemenza dei briganti 
che si scatenano contro di noi, 
tu conosci
la moltitudine delle belve malvagie, 
tu conosci la mia debolezza, o mio Cristo, 
e l’ignoranza
che come uomo mi porto dietro. 
Del resto mi sembra 
di non essere neanche più uomo, 
ma mi ritrovo di molto lontano dagli uomini. 
In ogni cosa sento infatti 
di essere l’ultimo di tutti, 
il più insignificante degli uomini. 
Ti prego, mio re, mio Dio, mio salvatore, 
effondi su di me la tua grande misericordia 
perché colmi le mie deficienze e i miei limiti 
e faccia interamente di me un uomo salvato, 
al quale non manchi 
nessuna grazia necessaria, 
e così collochi me, tuo servo, 
alla tua presenza, o Verbo, 
libero da ogni condanna e biasimo, 
a celebrarti per i secoli dei secoli.

SIMEONE IL NUOVO TEOLOGO

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giovedì 27 marzo 2014

La gente, chi dice che io sia?

Tu Signore, sei il Cristo.... 
Colui che ha versato il suo sangue e ha dato la sua carne per la nostra carne, la sua vita per la nostra vita. 
Non c'è amore più grande di colui che dà la sua vita per la persona amata. (Gv 15,13). 
(maria m.)
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domenica 23 marzo 2014

Quale sete abita nel tuo cuore?

Un salmista nella sua preghiera diceva: "di te ha sete l'anima mia, a te anela la mia carne, come terra deserta, arida, senz'acqua". 
Anch'io come la Samaritana ho incontrato Gesù presso quel pozzo, ed è li che mi ha rivelato la Sua sete...quella sete che apre le porte al mistero di Dio. Gesù si è fatto assetato per dissetarmi...povero per arricchirmi. 
La Sua è sete d'amore, sete di fede...ed in questa sete ho trovato me stessa...nutrendo Cristo con il mio amore e la mia fede ho nutrito la mia anima...ho salvato me stessa e la mia vita. 
Presso quel pozzo avvenne il miracolo che portò il Divino nel mio cuore aprendolo a nuovi e sconosciuti orizzonti di amore. Fu allora che lasciai la mia brocca piena di crepe ai piedi di Gesù e mi aprii felice verso gli altri. Ora nel mio cuore abita una sola sete, quello di pormi all'ascolto della Sua Parola, abbeverarmi all'unica fonte dove sgorga acqua viva, che disseta, nutre, istruisce e guida. Ecco perché ho abbandonato la brocca...non ne ho più bisogno...ho trovato un'altra acqua: "l'acqua viva" dello Spirito Santo che rigenera l'uomo facendolo rinascere a nuova vita. "Chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete"(Gv 4,14). 
E' così che la fede si fa contagiosa, l'incontro con i testimoni di Cristo è solo il primo passo. La vera fede sorge quando si incontra personalmente il Cristo, come la samaritana. 
Tutti noi dovremmo essere umili e chiedere al Signore il dono dell'acqua che sgorga dal Suo Cuore e che ha il potere di renderci felici per la vita eterna. Sono certa che nella misura in cui ci impegneremo nella ricerca di quest'acqua, il Signore Gesù ci ricompenserà, anzi, ci darà molto di più di quanto osiamo sperare, come ci ricorda l'Apostolo Paolo: "Le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi" (Rm 8,18). 
Signore aiutami ad essere una donna fervente, una Tua vera testimone, una fontana zampillante. 
Maria M.
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venerdì 21 marzo 2014

Signore, sei la vita

O Signore, ti scopro ovunque; la tua presenza brilla
come la trasparenza di un mattino di primavera.
Ha la forza e l'evidenza di una roccia che si slancia verso il cielo.

Il mondo, segno della tua presenza,
è sicuro perchè Tu lo sostieni con la tua forza, da sempre.
Però, o Signore, vedo attorno a me anche il male...
il mio male che mi travolge, mi impaurisce, mi scoraggia.

Quello degli altri, che cancella e copre ogni traccia della tua bontà,
e così sono incapace di riconoscerti negli uomini.
Ho scoperto anche un male grande come il dolore del mondo
che non finisce mai di far sentire la sua voce,
e così sono incapace di riconoscerti nel mondo.

Ma ho scoperto anche che il male non ce la fa a coprire la tua voce,
a raggiungerti e a distruggere la tua presenza.
Rimane sempre qualcosa di Te in me, negli uomini,
nel mondo pronto a rinascere. 
Sei la Vita! 
Amen! 

Padre Giuseppe Ceriani

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domenica 9 marzo 2014

Pensiero del giorno 9-mar-2014

"La volontà permissiva di Dio vince la contraddizione: ciò che Dio vuole è sempre il bene. Quel che Dio permette non è buono, poiché non conforme alla sua volontà, ma certamente prevale il bene della volontà di Dio per trarre dal male il bene, sempre a favore di colui al quale propone la sua volontà permissiva". 
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sabato 8 marzo 2014

Verrò verso di te

Credo, sí io credo che un giorno, il tuo giorno, o mio Dio, avanzerò verso te coi miei passi titubanti, con tutte le mie lacrime nel palmo della mano, e questo cuore meraviglioso che tu ci hai donato, questo cuore troppo grande per noi
perché è fatto per te...

Un giorno io verrò, e tu leggerai sul mio viso tutto lo sconforto, tutte le lotte
tutti gli scacchi dei cammini della libertà.
E vedrai tutto il mio peccato.
Ma io so, mio Dio, che non è grave il peccato, quando si è alla tua presenza.
Poiché è davanti agli uomini che si è umiliati.
Ma davanti a te, è meraviglioso esser cosí poveri, perché si è tanto amati!

Un giorno, il tuo giorno, mio Dio, io verrò verso di te.
E nella autentica esplosione della mia resurrezione, saprò allora che la tenerezza, sei tu, che la mia libertà sei ancora tu.
Verrò verso di te, mio Dio, e tu mi donerai il tuo volto.
Verrò verso di te con il mio sogno piú folle: portarti il mondo fra le braccia.
Verrò verso di te, e griderò a piena voce tutta la verità della vita sulla terra.
Ti griderò il mio grido che viene dal profondo dei secoli: «Padre! ho tentato di essere un uomo, e sono tuo figlio».
JACQUES LECLERCQ

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mercoledì 5 marzo 2014

Preghiamo 5-mar-2014

Ogni azione fatta per far chiasso e per essere visti, perde la sua freschezza agli occhi del Signore: è come un fiore passato per più mani e che è appena presentabile. San Luigi Orione
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Quaresima

Medita
 
Oggi inizia la Quaresima, periodo privilegiato per incontrare il Signore nel profondo del cuore, con gli atteggiamenti che il Vangelo ci suggerisce. L'ipocrita descritto da Matteo è colui che finge di fare qualcosa, per esempio pregare, ma che sta pensando a tutt'altro, prega cercando di farsi vedere dagli altri, anche solo per dare il buon esempio. Invece innanzitutto si prega perché si ha bisogno di Dio, “perché Dio ci ha creati, ci ha redenti, ci ha salvati”. Ciò non significa che non ci debba essere una preghiera pubblica, ma che ci può essere solo se c'è anche il colloquio personale con Dio. Quando ci sentiamo in relazione con il Signore scopriamo che non possiamo essere “ammirati, ipocriti, malinconici”, ma invece discreti, profumati, gioiosi! 

Preghiamo

Libera il mio cuore, Signore, dal tarlo dell'ambizione: che io cerchi solo te e il tuo volere nelle scelte che faccio. 
Papa Francesco ci chiede: quando fai l'elemosina guardi negli occhi la persona che la riceve? Le tocchi la mano?

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venerdì 28 febbraio 2014

O Signore, donaci il tuo cuore

Sii tu, o Signore, ad amare attraverso di noi.

Donaci il tuo cuore per amare Dio, nostro Padre, donaci il tuo cuore per amare Maria, nostra Madre, donaci il tuo cuore per amare i tuoi fratelli, che sono anche i nostri. 

E donaci tanto fiato e aiutaci ad avanzare verso il domani senza guardare indietro, né misurare lo sforzo, per sperare di nuovo, come se la vita incominciasse quest'oggi. 

Donaci il tuo spirito, perché ci suggerisca la preghiera dal profondo, quella che in noi sale a te, quella che invoca il tuo ritorno. 

Signore, ho bisogno dei tuoi occhi: dammi una fede viva. 

Ho bisogno del tuo cuore: dammi una carità a tutta prova. 

Ho bisogno del tuo spirito: dammi la tua speranza per me e per la tua Chiesa. 

Affinché la Chiesa di oggi sia una testimonianza per il mondo. 

E il mondo riconosca i cristiani dal loro sguardo luminoso e sereno, dal calore del loro cuore e da quell'ottimismo invincibile che sgorga dalla fonte nascosta
e inalterabile della loro gioiosa speranza.

CARD. LÉON-JOSEPH SUENENS

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giovedì 27 febbraio 2014

Libero in Cristo

Cristo, mio redentore.
Sono libero quando accetto la libertà degli altri.
Sono libero quando riesco ad essere persona.
Sono libero quando non credo nell'impossibile.
Sono libero se la mia unica legge è l'amore.
Sono libero quando credo che Dio è più grande del mio peccato. 
Sono libero quando solo l'amore riesce a incantarmi. 
Sono libero se mi accorgo che ho bisogno degli altri. 
Sono libero quando sono capace di ricevere la felicità che mi regalano gli altri.
Sono libero se solo la verità può farmi cambiare strada. 
Sono libero se posso rinunciare ai miei diritti. 
Sono libero quando amo il bene del mio prossimopiù della mia stessa libertà.

PRIMO MAZZOLARI
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