lunedì 8 febbraio 2010

Dio è lì

Umiltà di Gesù: a Betlemme, a Nazaret, sul Calvario... —Ma la sua umiliazione e il suo annichilimento sono maggiori nell'Ostia Santissima: più che nella stalla, che a Nazaret, che sulla Croce. Perciò, quanto sono obbligato ad amare la Messa! (La “nostra” Messa, Gesù...). (Cammino, 533)

Forse qualche volta ci siamo domandati come poter corrispondere a tanto amor di Dio, e forse vorremmo vedere esposto chiaramente un programma di vita cristiana. La soluzione è facile ed è alla portata di tutti i fedeli: partecipare con amore alla Santa Messa, imparare nella Messa a mettersi in rapporto con Dio, perché in questo Sacrificio è contenuto tutto ciò che il Signore vuole da noi.Permettetemi di ricordarvi ciò che tante volte voi stessi avete osservato: lo svolgimento delle cerimonie liturgiche. Seguendole con attenzione è molto probabile che il Signore faccia scoprire a ciascuno di noi dove dobbiamo migliorare, quali vizi sradicare, come impostare il nostro rapporto fraterno con tutti gli uomini.Il sacerdote si dirige verso l'altare di Dio, del Dio che allieta la nostra giovinezza. La Santa Messa inizia con un canto di gioia, perché Dio è lì. Questa gioia, fatta di gratitudine e di amore, si manifesta nel bacio dell'altare, simbolo di Cristo e ricordo dei santi: un piccolo spazio santificato, perché su quest'ara si realizza il Sacramento dall'efficacia infinita. (E' Gesù che passa, 88)
-

Quanti lo toccavano guarivano

San Gregorio Magno (circa 540-604), papa, dottore della Chiesa
Commento sul salmo 50, PL 75,581-582

Poniamo davanti al nostro sguardo interiore un ferito grave, sul punto di rendere l'ultimo respiro. La ferita dell'anima è il peccato, di cui parla la Scrittura in questi termini : « Ferite e lividure e piaghe aperte che non sono state ripulite, né fasciate, né curate con olio » (Is 1, 6). Riconosci dentro di te il tuo medico, o ferito, e scopri perché egli le veda, le piaghe dei tuoi peccati. Lascia che lui, che conosce ogni pensiero segreto, oda il gemito del tuo cuore. Che le tue lacrime lo commuovano. Che ci sia perfino un po' di testardaggine nella tua richiesta. Senza sosta lascia salire dal tuo cuore verso di lui, profondi sospiri. Il tuo dolore giunga a lui affinché, anche a te, dica : « Il Signore ha perdonato il tuo peccato » (2 Sam 12, 13). Grida con Davide. Senti ciò che ha detto : « Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia » (Sal 50, 3).

È come se dicesse : « Sono in grave pericolo a causa di una ferita mortale, che nessun medico può guarire, a meno che il medico onnipotente non venga in mio soccorso ». Per questo medico onnipotente, nulla è incurabile. Egli cura gratuitamente ; con una parola rende la salute. Mi dispererei a causa della mia ferita, se non ponessi anticipatamente la mia fiducia nell'Onnipotente.
--

Novena alla Madonna di Lourdes giorno 6


Nostra Signora di Lourdes, salute dei malati, prega per noi. Nostra Signora di Lourdes, Intercedi per la guarigione dei malati che ti raccomandiamo. Ottieni loro un aumento di forza se non la salute.


Proposito:

Recitare di tutto cuore un atto di consacrazione alla Madonna..

.

domenica 7 febbraio 2010

Beato Pio IX

Giovanni Maria Mastai Ferretti

La famiglia Mastai è di antichissima e nobile stirpe, originaria di Crema nel 1300; un componente di questa famiglia, residente a Venezia, si spostò a Senigallia nel 1557 e sposò una senigalliese.
Nel 1625 Giovanni Maria Mastai sposò la contessa Margherita Ferretti di Ancona, ereditandone i titoli, i beni e lo stemma che si aggiunse a quello Mastai. Fu una famiglia molto prolifica e religiosa; il trisavolo di Pio IX ebbe 19 figli, il bisnonno sei figli, il nonno Ercole sette. Giovanni Maria Mastai Ferretti (Pio IX) fu il nono figlio del Conte Girolamo e di Caterina Sollazzi e nacque a Senigallia il 13 maggio 1792, battezzato lo stesso giorno della nascita.
Compì gli studi classici nel Collegio dei Nobili a Volterra, diretto dagli Scolopi, dal 1803 al 1808, studi sospesi per improvvisi attacchi epilettici, proprio quando sognava di seguire la carriera ecclesiastica.
Dal 1814 fu ospite a Roma dello zio Mastai Ferretti Paolino, Canonico di S. Pietro e poté proseguire gli studi di Filosofia e di Teologia nel Collegio Romano.
Nel 1815 si recò in pellegrinaggio a Loreto ed ottenne la grazia della guarigione dalla malattia.
Per questo poté continuare i suoi studi e la preparazione intensa al presbiterato.

Il 5 gennaio 1817 ricevette gli Ordini Minori, il 19 dicembre 1818 il Suddiaconato, il 7 marzo 1819 il Diaconato, il 10 aprile 1819 venne ordinato Sacerdote. L'11 aprile 1819 celebrò la prima Santa Messa nella chiesa di sant'Anna, annessa all'Ospizio Tata Giovanni, tra i ragazzi che furono il centro del suo apostolato giovanile fino al 1823.
Dal luglio 1823 al giugno 1825 fu tra i membri componenti la Missione apostolica in Cile guidata dal Delegato Mons. Giovanni Muzi.

Il 24 aprile 1827 fu nominato Arcivescovo di Spoleto a soli 35 anni; il 6 dicembre 1832 venne trasferito al Vescovado di Imola; il 14 dicembre 1840 ricevette la berretta Cardinalizia; il 16 giugno 1846, al quarto scrutinio, con voti 36 su 50 Cardinali presenti al Conclave, venne eletto Sommo Pontefice a soli 54 anni.
Un mese dopo concesse l'amnistia (16 luglio 1846) per i reati politici.
Dall'agosto 1846 al 14 marzo 1848 è l'epoca delle grandi riforme dello Stato Pontificio (Ministero liberale, libertà di stampa e agli ebrei, Guardia Civica, inizio delle ferrovie, Municipio di Roma, 14 marzo 1849 emissione dello Statuto).

Con l'Allocuzione del 29 aprile 1848 contro la guerra all'Austria declina la stella politica del Mastai e incomincia la sua lunga Via Crucis.
Il 15 novembre 1848 uccisione di Pellegrino Rossi; dal 24 novembre 1848 al 12 aprile 1850 esilio del Pontefice a Gaeta e quindi ritorno a Roma, ove riprese una illuminata restaurazione.

L'8 dicembre 1854 definizione del dogma della Immacolata Concezione.
Dal 4 maggio al 5 settembre 1857 viaggio-visita politico-pastorale di Pio IX nei suoi Stati.
Nell'aprile del 1860 caddero le Legazioni, nel settembre le Marche e l'Umbria furono annesse al Regno d'Italia.

Il 1° luglio 1861 viene pubblicato il primo numero dell' "Osservatore Romano". L'8 dicembre 1864 Enciclica « Quanta Cura» e il « Sillabo»; il 2 maggio 1868 approvazione della Gioventù Cattolica Italiana; l'8 dicembre 1869 apertura del Concilio Vaticano I che promulga due Costituzioni, la « Dei Filius » e la « Pastor Aeternus » del 18 luglio 1870 e la definizione del magistero infallibile del Pontefice Romano se parla « ex cathedra »; chiusura del Concilio per il precipitare degli eventi politici. Il 20 settembre 1870 presa di Roma e chiusura volontaria del Papa in Vaticano.

L'8 dicembre 1870 Pio IX proclamò S. Giuseppe patrono della Chiesa universale. Il 16 giugno 1875 Consacrazione della Chiesa al Sacro Cuore di Gesù.

Il 7 febbraio 1878 morte di Pio IX dopo 32 anni di Pontificato.

Il 12 febbraio 1907 Pio X ordina l'introduzione della Causa di Beatificazione di Pio IX con i Processi Diocesani di Roma, Senigallia, Spoleto, Imola, Napoli.
Nel 1954-1955 solenne apertura del Processo Apostolico di Beatificazione presso la Congregazione dei Santi.
Il 6 luglio 1985 promulgazione del Decreto sulla eroicità delle virtù del Ven. Pio IX. Il 20 dicembre 1999 Decreto di riconoscimento del Miracolo attribuito a Pio IX.

Domenica 3 settembre 2000 beatificazione da parte del Servo di Dio Giovanni Paolo II che, nel corso dell’omelia, delineò la figura di Pio IX nei seguenti termini:

1. Nel contesto dell'Anno Giubilare, è con intima letizia che procedo alla beatificazione di due Pontefici, Pio IX e Giovanni XXIII [...]
2. Ascoltando le parole dell'acclamazione al Vangelo: « Signore, guidaci sul retto cammino », il pensiero è andato spontaneamente alla vicenda umana e religiosa del Papa Pio IX, Giovanni Maria Mastai Ferretti. In mezzo agli eventi turbinosi del suo tempo, egli fu esempio di incondizionata adesione al deposito immutabile delle verità rivelate. Fedele in ogni circostanza agli impegni del suo ministero, seppe sempre dare il primato assoluto a Dio ed ai valori spirituali. Il suo lunghissimo pontificato non fu davvero facile ed egli dovette soffrire non poco nell'adempimento della sua missione al servizio del Vangelo. Fu molto amato, ma anche odiato e calunniato.
Ma fu proprio in mezzo a questi contrasti che brillò più vivida la luce delle sue virtù: le prolungate tribolazioni temprarono la sua fiducia nella divina Provvidenza, del cui sovrano dominio sulle vicende umane egli mai dubitò. Da qui nasceva la profonda serenità di Pio IX, pur in mezzo alle incomprensioni ed agli attacchi di tante persone ostili. A chi gli era accanto amava dire: « Nelle cose umane bisogna contentarsi di fare il meglio che si può e nel resto abbandonarsi alla Provvidenza, la quale sanerà i difetti e le insufficienze dell'uomo ».
Sostenuto da questa interiore convinzione, egli indisse il Concilio Ecumenico Vaticano I, che chiarì con magisteriale autorità alcune questioni allora dibattute, confermando l'armonia tra fede e ragione. Nei momenti della prova, Pio IX trovò sostegno in Maria, di cui era molto devoto. Proclamando il dogma dell'Immacolata Concezione, ricordò a tutti che nelle tempeste dell'esistenza umana brilla nella Vergine la luce di Cristo, più forte del peccato e della morte.[...]
--

Egli ti chiama per nome

Cardinal John Henry Newman (1801-1890), sacerdote, fondatore di una comunità religiosa, teologo
Parochial and Plain Sermons, vol. 8, sermon 2

Lungo tutta la nostra vita, Cristo ci chiama. Sarebbe bene per noi averne coscienza, invece siamo lenti a capire questa grande verità, che cioè Cristo cammina, in un certo senso, fra di noi, e con la sua mano, con i suoi occhi, con la sua voce ci ordina di seguirlo. Ora non cogliamo nemmeno questa sua chiamata, che egli ci sta rivolgendo in questo momento. È avvenuta, pensiamo, nel tempo degli apostoli, ma non crediamo che essa possa essere per noi, non l'aspettiamo. Non abbiamo occhi per vedere il Signore, e in questo punto, differiamo molto dal discepolo prediletto, il quale distinse Cristo mentre gli altri discepoli non lo riconoscevano (Gv 21, 7).

Eppure, puoi esserne sicuro : Dio ti guarda, chiunque tu sia. Ti chiama per nome. Lui che ti ha fatto, ti vede e ti capisce. Tutto ciò che c'è in te, egli lo conosce : tutti i tuoi sentimenti e i tuoi pensieri, le tue inclinazioni, i tuoi gusti, la tua forza e la tua debolezza. Ti vede nei tuoi giorni di gioia come nei tuoi giorni di pena. Si interassa per tutte le tue angosce e i tuoi ricordi, per tutti i tuoi slanci e tutti gli scoraggiamenti del tuo spirito. Ti stringe fra le braccia e ti sostiene ; ti solleva o ti riposa per terra. Contempla il tuo volto, sia nel sorriso che nel pianto, nella salute o nella malattia. Riguarda le tue mani e i tuoi piedi, ode la tua voce, il battito del tuo cuore e perfino il tuo respiro. Non ti ami tu, più di quanto lui ti ama.
--

sabato 6 febbraio 2010

Consacrazione alla Madonna


L'ultima confessione di un martire

Non v'è altro imperatore, altro re, altro dio, all'infuori di Cristo Gesù.
Io credo in Lui solo, Lui solo adoro e sono sempre pronto a morire mille volte per amor Suo.
Nessun tormento riuscirà a strapparmi dal cuore la fede in Lui.
Mi pento di aver deriso la fede cristiana e i santi uomini che la professavano, e di aver tardato tanto a riconoscere e a sottomettermi al mio vero re e Signore.

Genesio Martire, L'ultima preghiera

--

La Messa è azione divina

Non è strano che molti cristiani, posati e persino solenni nella vita di relazione (non hanno fretta), nelle loro poco attive attività professionali, a tavola, nel riposo (neanche in ciò hanno fretta), si sentano incalzati dalla fretta e incalzino il Sacerdote, nella loro ansia di abbreviare, di affrettare il tempo dedicato al Sacrificio Santissimo dell'Altare? (Cammino, 530)

Tutta la Trinità è presente nel sacrificio dell'altare. Per la volontà del Padre e con la cooperazione dello Spirito Santo, il Figlio si offre come vittima redentrice. Impariamo a rivolgerci alla Trinità Beatissima, Dio uno e trino: tre Persone divine nell'unità della loro sostanza, del loro amore, della loro efficace azione santificatrice.Subito dopo il Lavabo il sacerdote pronuncia questa orazione: Accetta, o Trinità Santa, quest'offerta che ti presentiamo in memoria della Passione, Risurrezione ed Ascensione di nostro Signore Gesù Cristo. E al termine della Messa c'è un'altra orazione di fervente omaggio a Dio uno e trino: Placeat tibi, Sancta Trinitas, obsequium servitutis meae... ti sia gradito, Trinità Santa, l'ossequio del tuo servo: possa questo sacrificio, che io benché indegno ho offerto alla tua Maestà, esserti accetto, e per tua misericordia, attirare il tuo favore su di me e su tutti coloro per i quali l'ho offerto.
La Messa — ripeto — è azione divina, trinitaria, non umana. Il sacerdote che celebra, collabora al progetto del Signore, prestando il suo corpo e la sua voce; ma non agisce in nome proprio, bensì in persona et in nomine Christi, nella persona di Cristo e nel nome di Cristo.
L'amore della Trinità per gli uomini fa si che dalla presenza di Cristo nell'Eucaristia derivino tutte le grazie per la Chiesa e per l'umanità. Questo è il sacrificio predetto da Malachia: Dall'oriente all'occidente grande è il mio nome fra le genti, e in ogni luogo è offerto incenso al mio nome una oblazione pura.È il sacrificio di Cristo, offerto al Padre con la cooperazione dello Spirito Santo: oblazione di valore infinito, che rende eterna in noi la Redenzione che i sacrifici dell'antica legge non hanno potuto realizzare.(E' Gesù che passa, 86)
--

Novena alla Madonna di Lourdes giorno 4


Nostra Signora di Lourdes, tu, a cui Gesù nulla può rifiutare, prega per noi.
Nostra Signora di Lourdes, intercedi per me presso il tuo divin Figlio.
Attingi a piene mani nei tesori del suo Cuore e spandili su coloro che pregano ai tuoi piedi.


Proposito:
Recitare oggi un rosario meditato


.

Gesù vide molta folla e si commosse per loro

San Cesario di Arles (470-543), monaco e vescovo
Discorso Morino 26, § 2-5 ; PLS IV, 297-299

La vera misericordia che è nel cielo (cfr. Sal 35, 6), è Cristo nostro Signore. Quanto è dolce e quanto è buona ; senza che nessuno la cerchi, essa è scesa spontaneamente dai cieli e si è abbassata per rialzarci !...

E Cristo ci ha promesso di stare con noi fino alla consumazione dei secoli ; come egli stesso dice nel Vangelo : « Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo » (Mt 28, 20). Quanta bontà, fratelli ! È già nel cielo alla destra del Padre, e vuole faticare ancora, con noi, sulla terra. Con noi, vuole avere fame e sete, con noi vuole soffrire, con noi essere straniero. Anzi non rifiuta di morire e di essere carcerato con noi (Mt 25, 35). Vedete quanto è grande il suo amore per noi : nella sua tenerezza indicibile, vuole soffrire in noi tutti questi mali.

Sì, la misericordia venuta dal cielo, cioè Cristo nostro Signore, ti ha creato mentre non esistavi, ti ha cercato mentre eri perduto, ti ha riscattato mentre eri stato venduto... E ora, ogni giorno, Cristo si degna di incorporarsi alla tua umanità. Purtroppo, tanti uomini non accettano di aprire la porta del loro cuore.
--

venerdì 5 febbraio 2010

Sant’Agata

Vergine e martire

Agata nacque a Catania, come si deduce dal M.R., verso il 230. Secondo la “Passio Sanctae Agathae”, risalente alla seconda metà del V secolo e di cui esistono due traduzioni, una latina e due greche, Agata apparteneva ad una ricca e nobile famiglia catanese.

Il padre Rao e la madre Apolla, proprietari di case e terreni coltivati, sia in città che nei dintorni, essendo cristiani, educarono Agata secondo la loro religione. Secondo la tradizione si consacrò a Dio all'età di 15 anni, ma studi più approfonditi indicano come più probabile la maggiore età di 21: non prima di questa età, infatti, una ragazza poteva essere consacrata diaconessa, cosa che, da vari segni - la tunica bianca e il pallio rosso - pare che effettivamente Agata fosse.
Si può quindi, a ragione, immaginarla, più che come una ragazzina, piuttosto come una giovane donna con ruolo attivo nella sua comunità cristiana: una diaconessa aveva infatti il compito, fra gli altri, di istruire i nuovi adepti alla fede cristiana e preparare i più giovani ai sacramenti del battesimo, eucarestia e cresima.

Tra il 250 e il 251 il proconsole Quinziano, giunto alla sede di Catania, anche con l'intento di far rispettare l'editto dell'imperatore Decio, che chiedeva a tutti i cristiani di abiurare pubblicamente la loro fede, si invaghì della giovane e, saputo della consacrazione, le ordinò, senza successo, di ripudiare la sua fede e di adorare gli dei pagani.
Al rifiuto deciso di Agata il proconsole l’affidò per un mese ad una cortigiana di nome Afrodisia con lo scopo di corromperne i princìpi. Ma, sconfitta e delusa, Afrodisia riconsegna Agata a Quinziano dicendo: “Ha la testa più dura della lava dell’Etna”. Allora furioso, il proconsole imbastì un processo contro di lei; questa si presentò vestita da schiava come usavano le vergini consacrate a Dio: “Se sei libera e nobile” le obiettò il proconsole, “perché ti comporti da schiava?” e lei risponde“Perché la nobiltà suprema consiste nell’essere schiavi del Cristo”.
Il giorno successivo altro interrogatorio accompagnato da torture: è lacerata con pettini di ferro, scottata con lamine infuocate, ma ogni tormento invece di spezzarle la resistenza, sembrava darle nuova forza, allora Quinziano, al colmo del furore, le fece strappare o tagliare i seni con enormi tenaglie. La tradizione indica che nella notte venne visitata da S. Pietro che la rassicurò e ne risanò le ferite. Trascorsi altri quattro giorni nel carcere, viene riportata alla presenza del proconsole il quale, visto le ferite rimarginate, domanda incredulo cosa fosse accaduto, allora la vergine risponde: “Mi ha fatto guarire Cristo”.

Ormai Agata costituiva una sconfitta bruciante per Quinziano, che non poteva sopportare oltre; intanto il suo amore si era tramutato in odio e allora ordina che venga bruciata su un letto di carboni ardenti, con lamine arroventate e punte infuocate. A questo punto, secondo la tradizione, mentre il fuoco bruciava le sue carni, non brucia il velo che lei portava; per questa ragione “il velo di sant’Agata” diventò da subito una delle reliquie più preziose: esso è stato portato più volte in processione di fronte alle colate della lava dell’Etna, avendo il potere di fermarla.

Mentre Agata spinta nella fornace ardente muore bruciata, un forte terremoto scuote la città di Catania e il Pretorio crolla parzialmente seppellendo due carnefici consiglieri di Quinziano; la folla dei catanesi, spaventata, si ribella all’atroce supplizio della giovane vergine, allora il proconsole fa togliere Agata dalla brace e la fa riportare agonizzante in cella, dove muore qualche ora dopo, il 5 febbraio 251.

Nel 1040 le reliquie della santa, furono trafugate dal generale bizantino Giorgio Maniace, che le trasportò a Costantinopoli. Nel 1126 due soldati dell’esercito bizantino, di nome Gilberto (provenzale) e Goselino (calabrese), le rapirono per consegnarle al vescovo di Catania Maurizio nel Castello di Aci. Il 17 agosto 1126, le reliquie rientrarono nel duomo di Catania.
Questi resti sono oggi conservati in parte all'interno del prezioso busto in argento (parte del cranio, del torace e alcuni organi interni) e in parte dentro a reliquiari posti in un grande scrigno, anch'esso d'argento (braccia e mani, femori, gambe e piedi, e il velo).

Fra i numerosi miracoli, attribuiti a S. Agata nel corso dei secoli, è quanto mai significativo il seguente: appena un anno dopo la sua morte, nel 252, Catania venne colpita da una grave eruzione dell'Etna; questa ebbe inizio il 1° febbraio e aveva già distrutto alcuni villaggi alla periferia di Catania. Il popolo andò in cattedrale e preso il velo di S. Agata lo portò in processione nei pressi della colata. Questa, secondo la tradizione, si arrestò dopo breve tempo. Era il giorno 5 di febbraio, la data del martirio della vergine catanese; da allora S. Agata divenne non soltanto la patrona di Catania, ma la protettrice contro le eruzioni vulcaniche e poi contro gli incendi.

Altre catastrofi naturali, terremoti, eruzioni dell'Etna e pestilenze, avvennero negli anni 1169, 1231, 1239, 1357, 1381, 1408, 1444, 1536, 1567, 1575, 1576, 1635, 1669, 1693, 1743 e 1886: la risoluzione di ognuna di esse si attribuisce all'intercessione della santa.
Per più di quindici volte, dal 252 al 1886, Catania è stata salvata dalla distruzione della lava. Ed è poi stata preservata nel 535 dagli Ostrogoti, nel 1231 dall'ira di Federico Il, nel 1575 e nel 1743 dalla peste.

Dal 3 al 5 febbraio, Catania dedica alla sua “Santuzza”, una grande festa, misto di fede e di folklore, considerata tra le principali feste cattoliche a livello mondiale per affluenza.
Tra gli elementi caratteristici della festa c’è il fercolo d'argento chiamato a vara, dentro il quale sono custodite le reliquie della Santa; esso viene portato in processione insieme ad undici candelore o cannaloriappartenenti ciascuna alle corporazioni degli artigiani cittadini. Tutto avviene fra ali di folla che agita bianchi fazzoletti e grida “Cittadini, cittadini, semu tutti devoti tutti”.

Significato del nome Agata : “ buona, virtuosa” (greco)

.

Vieni, o Santificatore

Sii anima di Eucaristia! — Se il centro dei tuoi pensieri e delle tue speranze è il Tabernacolo, come saranno abbondanti, figlio mio, i frutti di santità e di apostolato! (Forgia, 835)

Parlavo di flusso trinitario d'amore per gli uomini. E dove avvertirlo meglio che nella Messa? Tutta la Trinità agisce nel santo Sacrificio dell'altare. Per questo mi piace tanto ripetere nelle orazioni della Messa quelle parole finali: Per Nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio — ci rivolgiamo al Padre — che è Dio e vive e regna con Te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.Nella Messa la preghiera al Padre si fa costante. Il sacerdote è un rappresentante del Sacerdote eterno, Gesù Cristo, che nello stesso tempo è la Vittima. E l'azione dello Spirito Santo nella Messa è tanto ineffabile quanto vera.
In virtù dello Spirito Santo — scrive san Giovanni Damasceno — si effettua la conversione del pane nel Corpo di Cristo.
Tale azione dello Spirito Santo si manifesta chiaramente quando il sacerdote invoca la benedizione divina sulle offerte: Vieni, o Santificatore, Dio onnipotente ed eterno, e benedici questo sacrificio preparato per la gloria del tuo santo Nome, sacrificio che darà al Nome Santissimo di Dio la gloria che gli è dovuta. La santificazione che invochiamo è attribuita al Paraclito, che il Padre e il Figlio ci mandano.
Riconosciamo ancora questa presenza attiva dello Spirito Santo nel sacrificio, quando diciamo poco prima della comunione: Signore Gesù Cristo, Figlio del Dio vivente, che, secondo la volontà del Padre e in unione con lo Spirito Santo, con la tua morte hai dato la vita al mondo....(E' Gesù che passa, 85)
-

Novena alla Madonna di Lourdes giorno 3


Nostra Signora di Lourdes, diciotto volte benedetta nelle tue apparizioni, prega per noi.

Nostra Signora di Lourdes, ascolta oggi i miei voti supplicanti.

Esaudiscili se, realizzandosi, potranno procurare la gloria di Dio e la salvezza delle anime.


Proposito:

Fare una visita al Santissimo Sacramento in una chiesa. Affidare nominatamente a Cristo i parenti, gli amici o relazioni in difficoltà. Non dimenticare i defunti

.

Pregare è parlare con Dio. Ma, di che cosa?

Mi hai scritto: “Pregare è parlare con Dio. Ma, di che cosa?”. —Di che cosa? Di Lui, di te: gioie, tristezze, successi e insuccessi, nobili ambizioni, preoccupazioni quotidiane..., debolezze! E atti di ringraziamento e suppliche: e Amore e riparazione. In due parole: conoscerlo e conoscerti: “stare insieme”! (Cammino, 91)

Una preghiera al Dio della mia vita. Se per noi Dio è vita, non deve destare meraviglia che la nostra esistenza cristiana debba essere impregnata di orazione. Non dovete però pensare che l'orazione sia come un atto isolato che si compie una volta e poi si abbandona. Il giusto si compiace della legge del Signore, la sua legge medita giorno e notte. La mattina il mio pensiero è per te e la sera s'innalza la mia preghiera come incenso al tuo cospetto. Tutta la giornata può essere tempo di orazione: dalla sera alla mattina, dalla mattina alla sera. E, più ancora, persino il sonno, ci ricorda la Sacra Scrittura, deve essere preghiera.(...)

La vita di orazione deve inoltre trovare appoggio su alcuni momenti quotidiani dedicati esclusivamente al rapporto con Dio; momenti di colloquio, senza rumore di parole, accanto al tabernacolo, ogni volta che sia possibile, come a dimostrare gratitudine al Signore — così solo! — per la sua attesa di venti secoli. L'orazione mentale è questo dialogo con Dio, cuore a cuore, in cui interviene tutta l'anima: l'intelligenza e l'immaginazione, la memoria e la volontà. È una meditazione che contribuisce a dar valore soprannaturale alla nostra povera vita umana, alla nostra comune vita quotidiana.Grazie a questi momenti di meditazione, grazie alle orazioni vocali e alle giaculatorie, sapremo trasformare la nostra giornata, con spontaneità e senza spettacolarità, in una lode continua a Dio. Ci manterremo alla sua presenza, così come gli innamorati rivolgono continuamente il loro pensiero alla persona amata, e tutte le nostre azioni, anche le più piccole, si riempiranno di efficacia spirituale.Pertanto, quando il cristiano intraprende il cammino del rapporto ininterrotto con il Signore — ed è un cammino per tutti, non una via per privilegiati — la vita interiore cresce sicura e salda; e si consolida nell'uomo quella lotta, amabile ed esigente ad un tempo, necessaria per realizzare fino in fondo la volontà di Dio.(E' Gesù che passa, 119)
---

Giovanni Battista, testimone di Cristo con tutta la sua vita

Messale romano
Prefazio di San Giovanni Battista


È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e in ogni luogo a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno.

Noi ti lodiamo per le meraviglie operate in san Giovanni Battista, che fra tutti i nati da donna hai eletto e consacrato a preparare la via a Cristo Signore.
Fin dal grembo materno esultò per la venuta del redentore; nella sua nascita preannunziò i prodigi dei tempi messianici e, solo fra tutti i profeti, indicò al mondo l'Agnello del nostro riscatto.

Egli battezzò nelle acque del Giordano lo stesso tuo Figlio, autore del Battesimo, e rese a lui la testimonianza suprema con l'effusione del sangue.
E noi, uniti agli angeli e ai santi, cantiamo senza fine l'inno della tua lode: Santo, Santo, Santo il Signore Dio dell'universo.

(Riferimenti biblici: Mt 11, 11; Lc 1,41; Gv 1,29)
--

giovedì 4 febbraio 2010

Allora chiamò i Dodici, ed incominciò a mandarli

Concilio Vaticano II
Decreto sull'attività missionnaria della Chiesa « Ad Gentes », § 10-11

La Chiesa, che da Cristo è stata inviata a rivelare ed a comunicare la carità di Dio a tutti gli uomini ed a tutti i popoli, comprende che le resta ancora da svolgere un'opera missionaria ingente... La Chiesa quindi, per essere in grado di offrire a tutti il mistero della salvezza e la vita che Dio ha portato all'uomo, deve cercare di inserirsi in tutti questi raggruppamenti con lo stesso movimento con cui Cristo stesso, attraverso la sua incarnazione, si legò a quel certo ambiente socio-culturale degli uomini in mezzo ai quali visse...

Tutti i cristiani infatti, dovunque vivano, sono tenuti a manifestare con l'esempio della loro vita e con la testimonianza della loro parola l'uomo nuovo, di cui sono stati rivestiti nel battesimo, e la forza dello Spirito Santo, da cui sono stati rinvigoriti nella cresima; sicché gli altri, vedendone le buone opere, glorifichino Dio Padre e comprendano più pienamente il significato genuino della vita umana e l'universale legame di solidarietà degli uomini tra loro. (Col 3, 10; Mt 5, 16)

Ma perché essi possano dare utilmente questa testimonianza, debbono stringere rapporti di stima e di amore con questi uomini, riconoscersi come membra di quel gruppo umano in mezzo a cui vivono, e prender parte, attraverso il complesso delle relazioni e degli affari dell'umana esistenza, alla vita culturale e sociale. Così debbono... lieti di scoprire e pronti a rispettare quei germi del Verbo che vi si trovano nascosti; debbono seguire attentamente la trasformazione profonda che si verifica in mezzo ai popoli, e sforzarsi perché gli uomini di oggi, troppo presi da interessi scientifici e tecnologici, non perdano il contatto con le realtà divine, ma anzi si aprano ed intensamente anelino a quella verità e carità rivelata da Dio. Come Cristo stesso penetrò nel cuore degli uomini per portarli attraverso un contatto veramente umano alla luce divina, così i suoi discepoli, animati intimamente dallo Spirito di Cristo, debbono conoscere gli uomini in mezzo ai quali vivono ed improntare le relazioni con essi ad un dialogo sincero e comprensivo, affinché questi apprendano quali ricchezze Dio nella sua munificenza ha dato ai popoli; ed insieme devono tentare di illuminare queste ricchezze alla luce del Vangelo, di liberarle e di ricondurle sotto l'autorità di Dio salvatore.
--

San Giuseppe da Leonessa

Sacerdote O.F.M.

Giuseppe (al secolo Eufranio Desideri) nasce a Leonessa (RI) l’8 gennaio 1556 da un'agiata famiglia di mercanti.
Famiglia importante, ma sfortunata: i genitori, Giovanni Desideri e Francesca Paolini, muoiono in breve tempo quando lui è ancora piccolo. Studia sotto la guida dello zio paterno Battista a Viterbo, poi si ammala e ritorna a Leonessa. Qui viene in contatto con i frati cappuccini e decide di prendere anche lui il saio rinunciando, seguendo l'esempio di S. Francesco, alle ricchezze famigliari.

Il 3 gennaio 1572, Eufranio entra nel convento di Assisi, fa il noviziato, a 17 anni già pronuncia i voti e prende il nome di fra Giuseppe.

Ordinato sacerdote, il 24 dicembre del 1580 ad Amelia (RI), intraprende un'intensa attività di predicazione nei territori appenninici tra Marche e l'Umbria, fino a quando, nel 1587, chiede ed ottiene da Pp Sisto V di recarsi a Costantinopoli per curare, confortare ed assistere i cristiani fatti prigionieri, per evangelizzare i turchi e lo stesso sultano. Quando tentò di avvicinarsi a quest'ultimo, che si chiamava Murad III, fu incarcerato e torturato: fu sottoposto al supplizio del gancio, a cui venne appeso con una mano ed un piede per ordine del sultano stesso; sfiorò il martirio. Dopo esser stato torturato fu espulso da Costantinopoli.

Ritornato in patria, riprese la predicazione con rinnovata lena. Si dedicò ai poveri e agli infermi, lottò contro le prepotenze e le ingiustizie, realizzando rifugi per ammalati e pellegrini ed istituendo i monti frumentari e quelli di pietà nei paesi pedemontani dove più misere erano le condizioni economiche della popolazione.

Fra Giuseppe era considerato un santo già in vita; i contemporanei gridarono al miracolo in più di una circostanza: famoso è rimasto quello della moltiplicazione delle fave.

Morì in fama di santità, dopo una malattia lunga e dolorosa, il 4 febbraio del 1612. La morte lo colse ad Amatrice, altro paese del reatino dove fu sepolto. Alla sua morte il barone Latino Orsini chiese ed ottenne che il pittore Pasquale Rigo si recasse da Montereale ad Amatrice per immortalare il santo.
L'immagine consegnata ai posteri dall'artista locale, a cui l'iconografia di San Giuseppe da Leonessa ha fatto costante riferimento nei secoli a venire, è oggi venerata nel paese di Vimdoli. Proprio il pittore Rigo nel gennaio del 1613 rilasciò la seguente dichiarazione al notaio Cipriano Rufino, che la avalla e la trasmette al tribunale ecclesiastico per il processo di canonizzazione: “.. l'anno passato, e proprio nel mese di febraro, ritrovandomi alquanto indisposto dalla polacra, che spesse volte mi soleva travagliare, fui chiamato per parte dell'università dell'Amatrice , che volese andare in detta terra per fare il ritratto del padre fra Giuseppe cappuccino da Leonessa, già poco prima morto; et io ritrovandomi impedito, come ho detto, recusai d'andare. (…) ecco che mentre uscì dalla messa, mi trovai guarito, e così ancorché fusse cattivissimo tempo di neve, ghiacci, venti, me ne andai alla istessa hora senza patire scomodità alcuna per il viaggio ne mai più (Iddio gratia) ho inteso dolore di detta infermità. Il che reputo a gratia fattami dal Signore per la intercessione di detto padre fra Giuseppe”.

Giuseppe da Leonessa fu beatificato da Pp Clemente XII, il 22 giugno 1737, e canonizzato da Pp Benedetto XIV, il 29 giugno 1746.

Gli abitanti di Leonessa, ritenendo più giusto che le spoglie del santo riposassero nella città d'origine, una notte del 1639 perpetrarono il “sacro furto”, trasportandone il corpo nel paese natio. Ancora oggi le spoglie del santo riposano nella chiesa barocca di San Giuseppe a Leonessa.
Alla processione di aprile, con il cuore del santo, partecipano moltissime persone; i festeggiamenti in suo onore si ripetono anche la seconda domenica di settembre.
S. Giuseppe da Leonessa è stato proclamato patrono delle missioni in Turchia, il 12 gennaio del 1952, da Pp Pio XII.

--

mercoledì 3 febbraio 2010

Dio non accetta le raffazzonature

È difficile gridare all'orecchio di ciascuno con un lavoro silenzioso, attraverso il fedele compimento dei nostri doveri di cittadini, per poi esigere i nostri diritti e metterli al servizio della Chiesa e della società. È difficile..., ma è molto efficace. (Solco, 300)

Cominciare è di molti; portare a termine è di pochi. Fra questi pochi dobbiamo esserci noi, che cerchiamo di comportarci da figli di Dio. Non dimenticatelo: soltanto i lavori ultimati con amore, completati bene, meritano le parole di elogio del Signore, che si leggono nella Sacra Scrittura: Meglio la fine di una cosa che il suo principio (…)

Molti cristiani hanno smarrito la convinzione che l'integrità di Vita, richiesta dal Signore ai suoi figli, esige una cura autentica nell'adempimento dei propri compiti, che devono essere santificati, fino ai dettagli più minuti.Non possiamo offrire al Signore cose che, pur con le povere limitazioni umane, non siano perfette, senza macchia, compiute con attenzione anche nei minimi particolari: Dio non accetta le raffazzonature.. Non offrirete nulla con qualche difetto, ammonisce la Sacra Scrittura, perché non sarebbe gradito [Lv 22, 20], Pertanto, il lavoro di ciascuno, il lavoro che impiega le nostre giornate e le nostre energie, dev'essere un'offerta degna per il Creatore, operatio Dei, lavoro di Dio e per Dio: in una parola, dov'essere un'opera completa, impeccabile.A ben guardare, fra le molte lodi che di Gesù hanno intessuto coloro che ebbero modo di contemplare la sua vita, ve n'è una che, in un certo modo, le riassume tutte. Mi riferisco all'esclamazione, piena di meraviglia e di entusiasmo, che sorse spontaneamente dalla folla, testimone attonita dei suoi miracoli: Bene omnia fecit [Mc 7, 37], ha fatto tutto ammirevolmente bene: i grandi prodigi e le cose piccole, quotidiane, che non lasciano stupefatti, ma che Cristo ha compiuto con la pienezza di chi è perfectus Deus, perfectus homo [Simbolo Quicumque], perfetto Dio e uomo perfetto. (Amici di Dio, 55-56)

--

Non è costui il carpentiere ?

Sant'Agostino (354-430), vescovo d'Ippona (Africa del Nord) e dottore della Chiesa
Discorsi

Poiché la superbia ci ha fatto allontanare, l'umiltà ci farà ritornare... Come il medico, stabilita la diagnosi, cura la malattia nella sua causa, anche tu guarisci l'origine del male, guarisci la superbia ; allora non ci sarà più in te alcun male. Per guarire la tua superbia, il Figlio di Dio e sceso ; si è fatto umile.

Perché inorgoglirti ? Per te Dio si è fatto umile. Forse ti vergogneresti a imitare l'umiltà di un uomo ; imita almeno l'umiltà di Dio. Il Figlio di Dio si è fatto umile ; è venuto nell'uomo. A te, viene ordinato di essere umile ; non ti viene domandato di diventare una bestia. Lui, Dio, si è fatto uomo. Tu, uomo, riconosci che sei uomo ; tutta la tua umiltà consiste nel conoscerti.

Ascolta Dio come ti insegna l'umiltà : « Sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato » (Gv 6, 38). Sono venuto, umile, ad insegnare l'umiltà, come maestro di umiltà. Colui che viene a me, viene incorporato in me ; diviene umile. Chi aderisce a me sarà umile ; non fa la mia volontà, ma quella di Dio. Perciò non sarà respinto (Gv 6, 37), come quando era superbo.
-

Novena alla Madonna di Lourdes giorno 2 (3-feb)

Nostra Signora di Lourdes, che hai scelto per interprete una debole e povera fanciulla, prega per noi. Nostra Signora di Lourdes, aiutami ad adottare ogni mezzo per diventare più umile e più abbandonato a Dio. So che è cosi che potrò piacerti e ottenere la tua assistenza.

Proposito:
Scegliere una da­ta prossima per confessarsi, attenersi
.

martedì 2 febbraio 2010

Messaggio Medjugorje 02/02/2010

Ecco il messaggio che Mirjana ha ricevuto oggi, 2 Febbraio 2010, trasmessoci da Krizan Brekalo e dato a lui da Milenko Vasilj:

«Cari figli, con amore materno oggi vi invito ad essere un faro per tutte le anime che vagano nella tenebra della non conoscenza dell’amore di Dio. Per poter illuminare più fortemente possibile ed attirare quante più anime possibili, non permettete che le falsità che escono dalle vostre bocche facciano tacere la vostra coscienza. Siate perfetti! Io vi guido con mano materna, con mano d’amore. Vi ringrazio»

.

Luce per illuminare le genti

Beato Guerrico d'Igny (circa 1080-1157), abate cistercense
1a omelia per la Purificazione, 3-5 ; SC 166, p.313s

Mi rallegro con te e ti benedico, o piena di grazia ; hai dato alla luce la Misericordia che è venuta su di noi. Hai preparato tu questo cero che ricevo oggi nelle mani [nella liturgia di questa festa]. Hai dato tu la cera a questa fiamma...quando, Madre senza corruzione, hai vestito di una carne senza corruzione il Verbo incorruttibile.

Fratelli, andiamo ! Oggi questo cero brucia nelle mani di Simeone. Venite a prendervi la luce, venite a accendervi i vostri ceri, voglio dire queste lampade che il Signore vuole che teniate nelle mani. « Guardate a lui e sarete raggianti » (Sal 33, 6). Non tanto per portare in mano delle fiaccole, quanto per essere voi stessi fiaccole che brillano dentro e fuori, per il bene vostro e per quello degli altri : ... Gesù accenderà la vostra fede, farà brillare il vostro esempio, vi suggerirà la parola giusta, infiammerà la vostra preghiera, purificherà la vostra intenzione...

E per te, che possiedi dentro di te tante lampade accese, quando si spegnerà la lampada di questa vita, sorgerà la luce di quella vita che non si può spegnere. Sarà per te, di sera, come il sorgere della luce di mezzogiorno. Nel momento in cui pensavi di spegnerti, sorgerai come la stella del mattino (Gb 11, 17) e le tue tenebre saranno come il sole meridiano (Is 38, 10). Il sole non sarà più la tua luce di giorno, né ti illuminerà più il chiarore della luna. Ma il Signore sarà per te luce eterna (Is 60, 19), perché la lampada della nuova Gerusalemme è l'Agnello (Ap 21, 23). A lui sia benedizione e splendore per i secoli ! Amen
.

Novena alla Madonna di Lourdes giorno 1 (2-feb)

Nostra Signora di Lourdes, Vergine immacolata, prega per noi.
---
Nostra Signora di Lourdes, eccomi ai tuoi piedi per sollecitare questa grazia: la mia fiducia nel tuo potere d'intercessione è incrollabile.
---
Tutto tu puoi ottenere dal tuo divin Figlio.
--
--
Proposito:
Fare un atto di riconciliazione nei confronti di una persona ostile o da cui ci si è allontanati per naturale antipatia


.


Purificazione di Maria SS.

O Vergine della purificazione, dammi la grazia di questo profondo mistero.
Fa' che lo spirito di religione e d'obbedienza del Verbo presentato al Tempio, diventi la fiamma ardente della mia pieta'.
Fa' che l'esempio preclaro della tua umilta' diventi il cammino del mio incontro perenne con Dio.
Fa', o benedetta tutta pura, che il simbolo legale delle offerte mi richiami al dovere di dare ogni giorno la mia vita e le opere in un puro servizio, perche' risplenda come la luce delle candele che portiamo oggi in trionfale processione.
Amen. Ave Maria!
--

Noi due sì che abbiamo bisogno di purificazione

«Cor Mariae perdolentis, miserere nobis!» invoca il Cuore di Santa Maria, con coraggio e decisione di unirti al suo dolore, in riparazione dei tuoi peccati e di quelli degli uomini di tutti i tempi. E chiedile per ogni singola anima che questo suo dolore aumenti in noi l'avversione al peccato, e che sappiamo amare, come espiazione, le contrarietà fisiche o morali di ogni giornata. (Solco, 258)

Compiuto il tempo della purificazione della Madre, secondo la legge di Mosè, bisogna andare col Bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore (Lc 2, 22).

E questa volta sarai tu, piccolo amico, a portare la gabbia delle tortore. Vedi? Lei - l'Immacolata!- si sottomette alla Legge come se fosse impura.

Bambino mio, imparerai anche tu da questo esempio a non essere sciocco e a compiere la Santa Legge di Dio nonostante tutti i sacrifici che richiede? Purificarsi!

Noi due sì che abbiamo bisogno di purificazione! Espiare, per trovare aldilà dell'espiazione, l'Amore. Un amore che cauterizzi, che bruci le scorie della nostra anima, che sia fuoco che accende di fiamma divina la miseria del nostro cuore.

Un uomo giusto e timorato di Dio, che mosso dallo Spirito Santo è venuto al tempio - gli era stato rivelato che non sarebbe morto prima di vedere il Cristo - prende fra le braccia il Messia e dice: Ora, o Signore, lascia che il tuo servo se ne vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto il Salvatore (Lc 2, 25-30). (Santo Rosario, IV mistero gaudioso)

.

lunedì 1 febbraio 2010

Pensieri 135

Dio voglia che anche nel futuro riusciamo a diventare quello che speriamo di essere e che l’amore di Dio ci ha preparato! Egli esige poco da noi, però ora e sempre fa grandi doni a quelli che lo amano. E allora, pieni di speranza in lui, soffriamo tutto e sopportiamo tutto lietamente. Abbiamo il coraggio di rendergli grazie sempre e dappertutto, nella gioia e nel dolore. Convinciamoci che le tribolazioni sono strumento di salvezza. E poi non dimentichiamoci di raccomandare al Signore le nostre anime e anche quelle di coloro che ci hanno preceduto nel comune viaggio verso la casa paterna
(San Gregorio Nazianzeno, Discorso 7 per il fratello Cesare, 23-24, PG 35, 786-787).

Non trovo nulla sulla terra che mi renda felice; il mio cuore è troppo grande, nulla di ciò che in questo mondo si chiama felicità può soddisfarlo. Il mio pensiero vola verso l’eternità, il tempo sta per finire. Il mio cuore è calmo come un lago tranquillo o come un cielo sereno; non ho rimpianti per la vita di questo mondo; il mio cuore ha sete delle acque della vita eterna… Ancora un poco e l’anima mia lascerà questa terra, finirà il suo esilio, terminerà il suo combattimento… Salgo al cielo… Tocco la patria, colgo la palma della vittoria!... Fra poco entrerò nel soggiorno degli eletti, contemplerò bellezze che l’occhio dell’uomo non ha veduto mai… Eccomi giunta a quell’ora che ognuna di noi ha tanto bramato! E’ vero, è vero che il Signore sceglie i piccoli per confondere i grandi di questo mondo. Io non faccio assegnamento sulle mie proprie forze, ma sulla forza di Colui che sulla croce ha vinto le potenze dell’inferno. Sono un fiore primaverile che il Giardiniere coglie a suo piacere. Tutti siamo fiori piantati su questa terra e che Dio coglie a suo tempo: un po’ prima un po’ dopo… Io, fiorellino effimero, me ne vado per prima. Un giorno ci ritroveremo in paradiso e godremo della vera felicità

(Teresa di Gesù Bambino, Gli scritti, OCD, Roma 1995, 755).

Temo di avere paura della morte! Ma non ho paura del dopo-morte… Solamente mi domando: che cos’è questa separazione misteriosa dell’anima e del corpo? E’ la prima volta che ho provato questo, ma mi sono subito abbandonata al Signore misericordioso

(Teresa di Gesù Bambino, Gli scritti, OCD, Roma 1995, 370).

Il giorno della sua morte, a metà pomeriggio, si sentì presa da strani dolori in tutte le membra. Posando allora un braccio sulla spalla di Madre Teresa di Gesù, mi diede l’altro da sostenere e rimase così per qualche istante. In quel momento suonarono le tre… e non ci fu possibile sottrarci ad una certa emozione. Che cosa pensava allora? Ci richiamava l’immagine sorprendente di Gesù in croce, e tale coincidenza mi parve piena di misteri… Subito cominciò l’agonia; fu lunga e terribile. La sentivamo ripetere: “Oh! E’ proprio la pura sofferenza, perché non c’è consolazione, no, neppure una! O mio Dio! Tuttavia lo amo il buon Dio!... O mia buona Vergine Santa, vieni a soccorrermi!... Se questa è l’agonia, che cos’è la morte? O madre mia, le assicuro che il calice è colmo fino all’orlo… Sì, Mio Dio, finché tu vorrai…Ma abbi pietà di me! No, non avrei mai creduto che si potesse soffrire tanto, mai, mai! Domani sarà ancora peggio! Ebbene tanto meglio!”. Le parole della povera piccola martire erano rotte e strazianti, ma sempre improntate alla più grande rassegnazione. Allora nostra madre fece chiamare la comunità. Suor Teresa la accolse con un sorriso grazioso; poi, stringendo il suo crocifisso tra le mani, parve abbandonarsi completamente alla sofferenza, ma non parlò più. La sua respirazione era affannosa; un sudore freddo bagnava il suo volto, gli abiti, anche i cuscini ne furono impregnati, tremava… Alcuni istanti dopo, nostra madre credendo che l’agonia potesse prolungarsi, congedò la comunità. L’angelica paziente, volgendosi verso di lei le chiese: “Madre mia, non è forse l’agonia, non sto per morire?”. Avendole nostra madre risposto che poteva ancora prolungarsi. Disse con voce dolce e lamentosa: “Ebbene, andiamo… andiamo… Oh! Non vorrei soffrire di meno!”. Poi guardando il crocifisso: “Oh!... io lo amo!... Mio Dio, io…vi… amo!!”. Furono queste le sue ultime parole! Le aveva appena pronunciate che, con nostra grande sorpresa, ricadde improvvisamente, la testa chinata a destra. Ma subito si drizzò, come chiamata da una voce misteriosa, aprì gli occhi e li fissò splendenti un po’ al di sopra della statua della Vergine Santa; lo sguardo rimase fisso per qualche minuto, il tempo di recitare lentamente un credo. Spesso in seguito ho cercato di analizzare questa estasi, di capire questo sguardo che non era solo uno sguardo di beatitudine. Infatti vi si leggeva un grande stupore e una sicurezza piena di nobiltà. Ho pensato che noi abbiamo assistito al suo giudizio. Da una parte ella – come dice il Vangelo – “era stata trovata degna di comparire davanti al Figlio dell’uomo” (Lc 21,36), e dall’altra vedeva che le munificenze di cui stava per essere colmata superavano infinitamente i suoi immensi desideri. Infatti a questa espressione di indicibile stupore se ne aggiungeva un'altra: sembrava non poter sopportare la vista di tanto amore, come uno che subisce un assalto rinnovato più volte, che vuole lottare e che nella sua debolezza resta vinto con immensa gioia. Era troppo, chiuse gli occhi e rese l’ultimo respiro… Era il giovedì 30 settembre 1897, alle sette di sera

(Ruffinengo, Testimoni di Teresa di Gesù Bambino. Dai processi di Beatificazione e di Canonizzazione, OCD, Roma 2004, 148s).


Preghiera
O Signore, sei tu che hai creato tutte le cose, tu che hai plasmato il mio essere. Tu sei Dio, Padre e guida di tutti gli uomini. Sei il sovrano della vita e della morte. Sei la difesa e la salvezza delle nostre anime. Sei tu che fai tutto. Sei tu che dirigi il progresso di tutte le cose, scegliendo le scadenze più opportune e ubbidendo alla tua infinita sapienza e sempre attraverso la tua parola.
Accogli tra le tue braccia, o Signore, il mio fratello maggiore che ci ha lasciato. A suo tempo accogli anche noi, dopo che ci avrai guidati lungo il pellegrinaggio terreno fino alla meta da te stabilita. Fa’ che ci presentiamo a te ben preparati e sereni, non sconvolti dal timore, non in stato di inimicizia verso di te, almeno nell’ultimo giorno, quello della nostra dipartita. Fa’ che non ci sentiamo come strappati e sradicati per forza dal mondo e dalla vita e non ci mettiamo quindi contro voglia in cammino. Fa’ invece che veniamo sereni e ben disposti, come chi parte per la vita felice che non finisce mai, per quella vita che è in Gesù Cristo, nostro Signore, al quale sia gloria nei secoli dei secoli. Amen.
(San Gregorio Nazianzeno, Discorso 7 per il fratello Cesare, 23-24, PG 786-787)

.

Beato Andrea Carlo Ferrari

Cardinale, Arcivescovo di Milano

Il martirologio romano lo celebra il 2 febbraio, mentre la Chiesa Ambrosiana il 1° febbraio.

Andrea Ferrari, figlio di Giuseppe e Maddalena Longarini, nasce a Lalatta di Palanzano, in provincia di Parma, il 13 Agosto 1850.
Nel 1861 viene accolto nel Seminario di Parma, dove studia teologia e filosofia.

Nel 1873 viene ordinato Sacerdote. Nei primi anni da parroco, prima a Mariano poi a Fornovo Taro, si dedica soprattutto all’educazione dei giovani.

Nel 1875 il Vescovo lo richiama a Parma come Vicerettore del Seminario dove lui stesso ha studiato. Due anni dopo, a soli 26 anni, succede al Rettore e per 15 anni vive con i suoi seminaristi e insegna fisica e matematica. Su richiesta del Vescovo si laurea in Teologia e diviene l’anima degli studi teologici diocesani.

Nel 1890, a soli 40 anni, il Pp Leone XIII lo nomina Vescovo di Guastalla e un anno dopo Vescovo di Como. In un clima difficile, dove ateismo e anticlericalismo dilagano, il Vescovo Ferrari si distingue per il suo zelo, che lo porta a visitare tutta la vastissima Diocesi di Como e, in primis, i poveri e gli ammalati.

Nel 1894 il Papa lo nomina Arcivescovo di Milano. È in questa occasione che assume, accanto al suo nome di Battesimo, anche quello di Carlo, in onore di S. Carlo Borromeo.

Facendo sua l’esortazione di Papa Leone di “uscire dalle sacrestie”, il Cardinale intensifica il proprio impegno nel sociale. Per arginare la propaganda marxista e aiutare la popolazione, l’arcivescovo decide di attuare degli interventi sociali: vengono fondate le Casse di risparmio e le Cooperative di consumo.

Nel 1898 a Mila lo sciopero generale sfocia in una rivolta popolare e in una repressione armata. In quei giorni il Cardinale si trova ad Asso, presso Erba, e il mancato rientro a Milano viene strumentalizzato: viene accusato di aver abbandonato la sua gente nel momento del bisogno.

Partecipò ai conclavi del 1903 e del 1914, che elessero papi rispettivamente il cardinale Giuseppe Sarto (Pp Pio X) e il cardinale Giacomo della Chiesa (Pp Benedetto XV).

Nel 1907, il cardinale, insieme al clero e al seminario di Milano, viene accusato di modernismo. Accusa che viene recepita anche da S. Pio X, il quale solo dopo 5 anni riconoscerà l’infondatezza delle accuse rivolte al Cardinale e deciderà di riceverlo.
Contrario all’utilizzo delle armi e deciso fautore di una via diplomatica alla soluzione delle controversie internazionali, allo scoppio della prima guerra mondiale, il Cardinale si dedica alle attività di carità verso i più bisognosi e finalmente, anche nell'opinione pubblica più anticlericale, si dissipa il pregiudizio che faceva apparire “il Ferrari” come antipatriota.

Nel 1912 promosse la fondazione di un nuovo quotidiano che sostituisse "L'Unione". Il nuovo organo d'informazione si chiamò "L'Italia".

Dopo la guerra, l’opera sociale del Cardinale prosegue senza sosta: nascono le mense operaie, le mense quotidiane per i poveri.
Nel 1921 sorge la Casa del Popolo, poi chiamata Opera Cardinal Ferrari. Nello stesso anno, viene inaugurata anche l’Università Cattolica, progetto alla cui realizzazione il Cardinale aveva fortemente lavorato negli anni precedenti.

Il Cardinale si ammala di cancro alla gola e al suo capezzale inizia un pellegrinaggio incessante, di persone di ogni condizione sociale, credenti e non credenti, che gli fa visita.
Muore il 2 febbraio 1921. Nonostante la pioggia, i funerali del pastore defunto riuscirono un trionfo per l'incredibile concorso di vescovi, di sacerdoti e di fedeli. Il governo italiano lo commemorò alla camera e permise che fosse sepolto in duomo. Don Giovanni Roncalli, che ebbe frequenti contatti con lui, lo considerò sempre "un autentico santo", e quando diventò papa non si stancava di ripetere: "Se Pio X aveva una statura di santità di un metro, il Card. Ferrari l'aveva di quattro".

Papa Paolo VI ne riconobbe l'eroicità delle virtù il 1° febbraio 1975 e Papa Giovanni Paolo II lo beatificò il 10 maggio 1987.
Le sue spoglie mortali, ancora ben conservate, sono venerate nel duomo di Milano sotto l'altare dedicato al S. Cuore di Gesù.

Significato del nome Andrea : "virile, gagliardo" (greco)

.

Esci, spirito immondo, da quest'uomo!

Papa Benedetto XVI
Udienza generale del 03/12/2008

Quindi il fatto del potere del male nel cuore umano e nella storia umana è innegabile. La questione è: come si spiega questo male?... La fede ci dice che non ci sono due principi, uno buono e uno cattivo, ma c'è un solo principio, il Dio creatore, e questo principio è buono, solo buono, senza ombra di male. E perciò anche l'essere non è un misto di bene e male; l'essere come tale è buono e perciò è bene essere, è bene vivere. Questo è il lieto annuncio della fede: c'è solo una fonte buona, il Creatore...

Poi segue un mistero di buio, di notte. Il male non viene dalla fonte dell'essere stesso, non è ugualmente originario. Il male viene da una libertà creata, da una libertà abusata. Come è stato possibile, come è successo? Questo rimane oscuro. Il male non è logico. Solo Dio e il bene sono logici, sono luce. Il male rimane misterioso... Possiamo indovinare, non spiegare; neppure possiamo raccontarlo come un fatto accanto all'altro, perché è una realtà più profonda. Rimane un mistero di buio, di notte.

Ma si aggiunge subito un mistero di luce. Il male viene da una fonte subordinata. Dio con la sua luce è più forte. E perciò il male può essere superato. Perciò la creatura, l'uomo, è sanabile. Le visioni dualiste, anche il monismo dell'evoluzionismo, non possono dire che l'uomo sia sanabile; ma se il male viene solo da una fonte subordinata, rimane vero che l'uomo è sanabile... E finalmente, ultimo punto, l'uomo non è solo sanabile, è sanato di fatto. Dio ha introdotto la guarigione. È entrato in persona nella storia. Alla permanente fonte del male ha opposto una fonte di puro bene. Cristo crocifisso e risorto, nuovo Adamo, oppone al fiume sporco del male un fiume di luce. E questo fiume è presente nelle storia: vediamo i santi, i grandi santi ma anche gli umili santi, i semplici fedeli. Vediamo che il fiume di luce che viene da Cristo è presente, è forte.
---