venerdì 8 gennaio 2010

La forza della preghiera ardente

Innanzi a Dio la preghiera è l'unica potenza della creatura, che peregrina nell'esilio; è la potenza che rende quasi debole Dio, perché lo conquista col gemito amoroso che implora. Dio è forte nella giustizia, e la preghiera lo vince mutando la giustizia in misericordia. Dio è ineffabile per l'ordine che ha messo in tutta la creazione, per cui ogni disordine è travolto dalla stessa natura che combatte per Lui; eppure la preghiera attira la potenza di Dio, e la natura sconvolta dal peccato sente la voce divina che, fuori di ogni legge naturale, la rimette in ordine, nonostante sia sospinta dai disordini dell'uomo, dalle irruente conflagrazioni delle forze fisiche.
Il babbo è irato contro il bimbo impertinente, e sta per castigarlo. Il bimbo si fa serio serio… sta per piangere, il babbo lo perdona e lo bacia. La preghiera è il… pianto della povera creatura peccatrice, che combatte la stessa ira di Dio e la vince, costringendolo al più amoroso bacio di amore nella santa Confessione.
Le sacre immagini sono come il trasmettitore ed il ricevitore telefonico: l'anima parla innanzi al crocifisso ed alle immagini benedette, e trasmette la sua preghiera, ricevendo l'onda della speranza, risposta di Dio e risposta dei santi; onda soprattutto di tenerezza materna dalle immagini di Maria nei santuari dove posò il suo piede immacolato e dove effuse i raggi della sua misericordia.
Il Rosario è come nastro di mitragliatrice contro le orde dei nemici di Dio, come a Lepanto, come a Vienna, come contro le orde degli eretici. Se si eleva con la voce della Chiesa è armonia di sublime poesia, è canto dell'anima attraverso l'arpa decacorde dei salmi. Se erompe nell'alleluia, è gioia che ride col sorriso amoroso del trionfo di Dio.

Sac. Dolindo Ruotolo
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Lettera Padre Livio 8/1/10

Cari amici,
vi auguro un felice anno nuovo nella luce della fede e della speranza. Il tempo è un grande dono che Dio ci dà per conoscerlo, amarlo e servirlo in questa vita, prima dell'incontro con Lui nella gioia del paradiso.
La Regina della pace ci invita a deciderci "per un nuovo inizio, l'inizio dell'amore sincero di Dio stesso". E' un incoraggiamento a fare dell'amore la scelta fondamentale della nostra vita: l'amore per Dio, amato sopra ogni cosa e l'amore del prossimo come noi stessi.
L'amore che ha preso possesso del cuore rende bella e grande la vita. Le fatiche non pesano, le difficoltà non scoraggiano e i frutti di bene si moltiplicano. Le giornate sono piene di significato e di valore e così l'intera vita diviene un poema di bellezza e di grandezza.
L'anno è fatto da 365 giorni. Ogni giorno ci veda vigili, impegnati, contenti. Ogni giorno sia un fiore donato a Dio e al prossimo. Al termine avremo un buquet da presentare a Gesù attraverso le mani di Maria. Sia Lei la nostra guida sicura e amorevole sulla via della salvezza.
Vostro Padre Livio

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Gesù Cristo vive!, oggi come ieri

Vivi assieme a Cristo! Devi essere, nel Vangelo, come uno dei personaggi, che vive con Pietro, con Giovanni, con Andrea..., perché Cristo vive anche adesso: “Iesus Christus, heri et hodie, ipse et in saecula!” — Gesù Cristo vive!, oggi come ieri: Egli è lo stesso, nei secoli dei secoli. (Forgia, 8)

È questo l'amore di Cristo, che ciascuno di noi deve sforzarsi di realizzare nella propria vita. Ma per essere ipse Christus bisogna rispecchiarsi in Lui. Non è sufficiente avere un'idea generica dello spirito di Gesù; bisogna imparare da Lui dettagli e atteggiamenti. E, soprattutto, bisogna contemplare il suo passaggio sulla terra, le sue orme, per trarne forza, luce, serenità, pace.Quando si ama una persona si desidera sapere anche i minimi particolari della sua esistenza, del suo carattere, per avvicinarsi il più possibile a lei. Per questo dobbiamo meditare la storia di Cristo, dalla nascita nel presepio fino alla morte e alla risurrezione.
Nei primi anni del mio lavoro sacerdotale, regalavo spesso il Vangelo o libri in cui si narrava la vita di Gesù: perché è necessario conoscerla bene, averla ben presente nella mente e nel cuore, in modo che, in ogni momento, senza più bisogno di libri, chiudendo gli occhi, possiamo contemplarla come in un film e, quando dobbiamo decidere come comportarci, possiamo richiamare alla mente le parole e i gesti del Signore.
Allora ci sentiremo innestati nella sua vita. Non si tratta solo di pensare a Gesù, di rappresentarci quelle scene: dobbiamo prendervi parte, esserne attori, seguire Cristo standogli accanto come la Madonna , come i primi dodici, come le sante donne, come le moltitudini che si affollavano intorno a Lui. (E' Gesù che passa, 107)
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giovedì 7 gennaio 2010

Preso il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo : questo è il mio corpo che è dato per voi

San Giovanni Crisostomo (circa 345-407), vescovo d'Antiochia poi di Costantinopoli,
dottore della Chiesa Omelia sulla prima lettera ai Corinzi, 24,4 ; PG 61, 204-205

Cristo ci ha dato il suo corpo per saziarci, attirandoci a sé in un'amicizia sempre più grande. Accostiamoci dunque a lui con fervore e ardente carità... Anche i magi hanno adorato questo corpo adagiato nel presepe... Essi si accostarono con gran tremore a un presepe e a una grotta, senza scorgere nessuna di quelle cose che tu ora puoi vedere.

Tu invece non ti volgi a un presepe ma a un altare; e non vedi una donna che lo porta, ma un sacerdote che sta in piedi alla sua presenza, e lo Spirito ricco di ogni fecondità, che si libra sulle offerte. Non vedi semplicemente quello stesso corpo, come lo videro loro, ma hai conosciuto la sua potenza e tutto il suo disegno e non ignori nulla di quanto lui ha fatto... Esortiamo quindi noi stessi, con un santo timore, e mostriamo una pietà molto maggiore di quegli stranieri, in modo da... non accostarci a lui con temerità e sconsideratamente.

Poiché questa mensa è la forza della nostra anima, la fonte di unità di tutti i nostri pensieri, il motivo della nostra fiducia; è speranza, salvezza, luce, vita. Se ci saremo allontanati con tutto questo dal santo sacrificio, andremo con fiducia verso i suoi atrii santi, come rivestiti di armature d'oro.

Parlo forse di cose future? Fin da quaggiù, questo mistero è per te il cielo e la terra. Apri quindi le porte del cielo e guarda; ... e allora contemplerai quello che è stato detto. Ciò che lì si trova è la più preziosa di tutte le cose e io te la mostrerò, deposta sulla terra... Non ti mostro angeli né arcangeli, non cieli né i cieli dei cieli, ma ti offro lo stesso Signore di tutto questo. Vedi come puoi vedere sulla terra ciò che è più prezioso di ogni altra cosa? Non solo lo vedi, ma puoi toccarlo; non soltanto lo tocchi ma puoi anche mangiarlo. Purifica quindi la tua anima, prepara la tua mente ad accogliere tali misteri.

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Preghiera

VI SUPPLICO,CON INSISTENZA,
PER L'AMORE CHE VI PORTO IN GESU' E IN MARIA,
DI RECITARE OGNI GIORNO IL ROSARIO...
AL MOMENTO DELLA MORTE
BENEDIRETE IL GIORNO E L'ORA
IN CUI MI AVETE CREDUTO.

(San Luigi Maria Grignion De Montfort)

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Preghiera riparatrice

Eterno Padre, vi offro le lodi degli Angeli, dei Santi e delle anime buone, per riparare le bestemmie e gl'insulti dei cattivi!
Gloria al Padre…

Eterno Padre, vi offro la purezza di Maria Santissima e delle anime vergini, per riparare la disonestà del mondo!
Gloria al Padre…

Eterno Padre, vi offro l'amore che eb­be Gesù nell'istituire l'Eucaristia, per ri­parare le Comunioni sacrileghe!
Gloria al Padre…

Eterno Padre, vi offro lo zelo che eb­be Gesù per la vostra Casa, in ripara­zione delle profanazioni che si fanno in Chiesa!
Gloria al Padre…

Eterno Padre, vi offro l'atto di sotto­missione al vostro volere, che fece Gesù nell'orto, per riparare le ribellioni delle creature alla vostra volontà!
Gloria al Padre…

Eterno Padre, vi offro il Sangue del vostro Divin Figlio, per riparare gli omi­cidi, i ferimenti e le risse!
Gloria al Padre…

Eterno Padre, vi offro i dolori che soffri Gesù nella coronazione di spine, per riparare tutti i peccati di pensiero delle anime!
Gloria al Padre…

Eterno Padre, vi offro l'amarezza che provò Gesù quando fu abbeverato di fiele e mirra, per riparare le golosità e le in­temperanze del mondo!
Gloria al Padre…

Eterno Padre, vi offro lo spasimo che ebbe Gesù Cristo a sentirsi trapassare le mani dai chiodi, per riparare i peccati che le creature fanno con le mani!
Gloria al Padre…

Eterno Padre, vi offro il perdono che Gesù accordò ai suoi crocifissori, per ri­parare i peccati di coloro che non vo­gliono perdonare i nemici!
Gloria al Padre…

Eterno Padre, vi offro le umiliazioni e gli insulti che soffrì Gesù nella Passio­ne, per riparare la superbia e l'orgoglio delle creature!
Gloria al Padre…

Eterno Padre, vi offro la ferita del Costato di Gesù, per riparare i peccati di coloro che dovrebbero amarvi di più!
Gloria al Padre…

Eterno Padre, vi offro i dolori che soffri Maria Santissima ai piedi della Cro­ce, per riparare la trascuratezza delle ma­dri nell'educare i figli!
Gloria al Padre…

Eterno Padre, vi offro le ultime pa­role che Gesù disse in Croce, per ripa­rare i discorsi scandalosi!
Gloria al Padre…

Eterno Padre, vi offro il Cuore di Gesù ed il Cuore Immacolato e Addolo­rato di Maria per riparare il poco amore che vi portano le anime!
Gloria al Padre…

Eterno Padre, vi offro tutte le soffe­renze di Gesù dalla nascita alla morte, per riparare le colpe delle anime purgan­ti!
Gloria al Padre…

Cinque Pater, Ave, Gloria, in onore delle Cinque Piaghe
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Il popolo che abitava nelle tenebre ha visto una grande luce

Sant'Efrem il Siro (circa 306-373), diacono in Siria, dottore della Chiesa
Inno I sulla Risurrezione

Gesù, nostro Signore, il Cristo,
ci è apparso dal seno di suo Padre.
È venuto a tirarci fuori dalle tenebre
e ci ha illuminato della sua luce gioiosa.

Il giorno s'è levato per gli uomini;
la potenza delle tenebre è respinta.
Dalla sua luce s'è levata per noi una luce
che ha illuminato i nostri occhi oscurati.

Ha fatto sorgere la sua gloria sul mondo
ed ha illuminato gli abissi più profondi.
La morte è annientata, le tenebre sono scomparse, l
e porte dell'inferno sono frantumate.

Ha illuminato tutte le creature
nelle tenebre dai tempi antichi.
Ha compiuto la salvezza e ci ha donato la vita;
poi verrà nella gloria
e illuminerà gli occhi di tutti coloro che l'avranno atteso.

Viene il nostro Re, nella sua grande gloria:
accendiamo le nostre lampade, andiamogli incontro (Mt 25,6);
rallegriamoci in lui così come lui si è rallegrato in noi
e ci rallegra con la sua luce gloriosa.

Fratelli miei, levatevi, preparatevi
per rendere grazie al nostro Re e nostro Salvatore
che verrà nella sua gloria e ci rallegrerà
con la sua luce gioiosa nel Regno.
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La ricchezza della fede

Non essere pessimista. —Non sai che tutto quanto succede o può succedere è per il bene? —Il tuo ottimismo sarà conseguenza necessaria della tua fede. (Cammino, 378)

In mezzo ai limiti che sono inscindibilmente connessi con la nostra situazione presente, perché il peccato abita ancora in noi in qualche modo, il cristiano avverte con nuova luce tutta la ricchezza della sua filiazione divina quando si riconosce pienamente libero perché lavora nelle cose del Padre suo, quando la sua gioia diventa costante perché nulla riesce a far crollare la sua speranza.Oltretutto, è proprio allora che egli può ammirare ogni bellezza e ogni meraviglia della terra, può apprezzare ogni ricchezza e ogni bontà, e può amare con tutta l'integrità e tutta la purezza per le quali è stato fatto il cuore dell'uomo.
Ed è allora che il dolore per il peccato non degenera in atteggiamenti d'amarezza, di disperazione o di alterigia, perché la contrizione e la consapevolezza della miseria umana lo conducono a identificarsi di nuovo con l'impegno di redenzione di Cristo e a sentire più intimamente la solidarietà con tutti gli uomini.
È allora, infine, che il cristiano avverte in se con certezza la forza dello Spirito Santo, tanto che le sue cadute non lo prostrano più: sono piuttosto un invito a ricominciare, per continuare a essere, in tutte le strade della terra, un fedele testimone di Cristo, nonostante tutte le miserie personali, che poi in questi casi sono quasi sempre delle mancanze lievi che appena offuscano l'anima; e, anche se fossero gravi, ricorrendo con compunzione al sacramento della Penitenza, il cristiano ritorna alla pace di Dio e ridiventa un buon testimone delle sue misericordie.È questa, in una rapida sintesi che a mala pena riesce a tradurre nelle povere parole umane la ricchezza della fede, la vita del cristiano che si lascia guidare dallo Spirito Santo. (E' Gesù che passa, 138)
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mercoledì 6 gennaio 2010

Se non attingete dalla fonte non vi dissetate

La nostra adorazione è verso Gesù, Figlio unigenito di Dio, che pernoi ha dato la Sua vita in espiazione dei nostri peccati.
Gesù che nella Sua infinita misericordia si è ricordato di noi e ci ha salvato.
La misericordia di Dio è ricordata anche nell’Antico Testamento…
Ma nel Nuovo Testamento Gesù stesso il Figlio di Dio si è fatto Vittima di Espiazione per salvarci dalla perdizione eterna…
1) Celebrate il Signore, perché è buono; perché eterna è la sua misericordia.
2) Dica Israele che egli è buono: eterna è la sua misericordia.
3) Lo dica la casa di Aronne: eterna è la sua misericordia.
4) Lo dica chi teme Dio: eterna è la sua misericordia.
5) Nell’angoscia ho gridato al Signore, mi ha risposto, il Signore, e mi ha tratto in salvo.
6) Il Signore è con me, non ho timore; che cosa può farmi l’uomo?
7) Il Signore è con me, è mio aiuto, sfiderò i miei nemici.
8) E’ meglio rifugiarsi nel Signore che confidare nell’uomo.
9) E’ meglio rifugiarsi nel Signore che confidare nei potenti.
...
28) Sei tu il mio Dio e ti rendo grazie, sei il mio Dio e ti esalto.
29) Celebrate il Signore, perché è buono: perché eterna è la sua misericordia.
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Ti affanni a cercare il sommo Bene


Ti affanni, mia buona figliola, a cercare il sommo Bene.
Ma, in verità, è dentro di te e ti tiene distesa sulla nuda croce alitando forza per sostenere il martirio insostenibile e ancora per amare amaramente l'Amore.
Quindi il timore di vederlo perduto e disgustato senza avvedertene è tanto quanto egli è vicino e stretto a te.
Vano è parimenti l'ansia dell'avvenire, giacchè il presente stato è una crocefissione dell'amore
(FdL, 78)

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Dov'è il re dei giudei che è nato?

L'umiltà è un'altra buona strada per giungere alla pace interiore. —L'ha detto Lui: “Imparate da me che sono mite e umile di cuore... e troverete pace nelle vostre anime”. (Cammino, 607)

Dov'è il re dei giudei che è nato?. Anch'io, spinto da questa domanda, contemplo ora Gesù adagiato in una mangiatoia, cioè in un posto adatto solo agli animali. Dove sono, Signore, la tua regalità, il diadema, la spada, lo scettro? Gli appartengono, ma non ne fa uso; regna avvolto in fasce. È un re che appare a noi inerme, indifeso; un piccolo bambino. Come non ricordare le parole dell'Apostolo: Spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo?.
Il Signore nostro si è incarnato per manifestarci la volontà del Padre, e ci ammaestra fin dalla culla. Gesù ci cerca — con vocazione che è vocazione alla santità — affinché assieme a Lui portiamo a compimento la Redenzione. Ascoltiamo il suo primo insegnamento: dobbiamo corredimere cercando non il trionfo sul nostro prossimo, ma su noi stessi. A imitazione di Cristo, dobbiamo annullarci e metterci al servizio degli altri, per condurli a Dio.
Dov'è il re? Dove cercarlo se non là dove vuole regnare, cioè nel cuore, nel tuo cuore? Per questo si fa bambino: chi non ama infatti una piccola creatura? Dov'è allora il re, il Cristo che lo Spirito Santo cerca di formare nella nostra anima?
Non può essere di certo nella superbia che ci separa da Dio, non nella mancanza di carità che ci isola. Lì Cristo non c'è; lì l'uomo resta solo.Ai piedi di Gesù Bambino, nel giorno dell'Epifania, davanti a un Re che non porta segni esterni di regalità, noi diciamo: Signore, strappa la superbia dalla mia vita, distruggi il mio amor proprio, la mia smania di affermazione, di impormi sugli altri. Fa' che l'identificazione con te sia il fondamento della mia personalità.(E' Gesù che passa, 31)
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Cristo è la nostra pace

Santa Teresa Benedetta della Croce [Edith Stein] (1891-1942), carmelitana, martire, compatrona d'Europa
Vita nascosta e Epifania ; 245

Le persone riunite attorno al presepio ci offrono già un'immagine della Chiesa e del suo spiegamento. I rappresentanti dell'antica stirpe regale alla quale era stato promesso il Salvatore del mondo e i rappresentanti del popolo credente, collegano l'antica con la nuova Alleanza. I re del lontano oriente sono la figura dei popoli pagani che dovrebbero ricevere la salvezza di Giuda. Così, « la Chiesa nata dai giudei e dai pagani » è già presente lì.

Al presepio, i magi sono i rappresentanti dei cercatori di Dio di ogni paese e nazione. Sono stati condotti dalla grazia, prima ancora di appartenere alla Chiesa visibile. Animava loro un puro desiderio della verità, che non si fermava ai limiti degli insegnamenti e delle tradizioni del loro paese. Perché Dio è Verità, e vuole lasciarsi trovare da coloro che lo cercano con tutto il cuore (Ger 29,13), occorreva che la stella brillasse, presto o tardi, agli occhi di questi saggi per indicare loro il cammino verso la verità. Perciò si ritrovano davanti alla verità fatta uomo, si prostrano, adorandolo e depongono ai suo piedi la loro corona, perché in confronto alla Verità, tutte le ricchezze del mondo non sono nulla se non un po' di polvere.

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martedì 5 gennaio 2010

Emmaus


Da Nàzaret può mai venire qualcosa di buono?

Cardinale Joseph Ratzinger [Papa Benedetto XVI]
Der Gott Jesu Christi

Nàzaret ci è tenuta nascosta dai pittori... Questo nome infatti evoca troppo il modo sentimentale con cui vi si trasforma la vita di Gesù in un idillio piccolo borghese, ingannevole per il fatto che attenua il mistero. Occorre cercare altrove l'origine della venerazione per la Santa Famiglia... A partire da Nàzaret si scopre che la casa e la famiglia sono una Chiesa e si assume la responsabilità sacerdotale del capo di famiglia. Nella «Galilea delle genti» (Mt 4,15) Gesù riceve un'educazione ebrea; pur senza andare a scuola, impara a conoscere la Scrittura a casa... Le magre allusioni di Luca bastano per darci un'idea dello spirito di responsabilità e d'apertura, di fervore e di rettitudine che caratterizzavano quella comunità e fecero di essa una realizzazione dell'Israele vero. Ma innanzi tutto noi riconosciamo nell'azione di Gesù, che conosce le Scritture e le tradizioni rabbiniche con la sicurezza di un maestro, quanto la vita comune condotta a Nàzaret sia stata fruttuosa per la sua esperienza. E forse questo non ci riguarda, noi, che viviamo in un'epoca in cui la maggior parte dei cristiani è costretta a vivere in mezzo a una «Galilea delle genti»?
La grande Chiesa non può crescere né prosperare se è lasciata nell'ignoranza delle sue radici nascoste nell'ambiente di Nàzaret... Nàzaret è un messaggio permanente per la Chiesa. La Nuova Alleanza non ha avuto inizio nel Tempio, né sul Monte Santo, bensì nella piccola dimora della Vergine, nella casa del lavoratore, in un luogo dimenticato della «Galilea delle genti», dal quale nessuno si aspettava nulla di buono. Solo a partire da lì la Chiesa potrà ripartire e guarire. Non potrà mai dare una vera risposta alla rivolta del nostro secolo contro il potere della ricchezza se, nel suo stesso seno, Nàzaret non sarà una realtà vissuta.
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lunedì 4 gennaio 2010

Pensieri 139

Il Verbo di Dio, per mezzo del quale tutto è stato creato, si è fatto egli stesso carne, per operare, lui l’uomo perfetto, la salvezza di tutti e la ricapitolazione universale. Il Signore è il fine della storia umana, il punto focale dei desideri della storia e della civiltà, il centro del genere umano, la gioia di ogni cuore, la pienezza delle loro aspirazioni. Egli è colui che il Padre ha risuscitato da morte, ha esaltato e collocato alla sua destra, costituendolo giudice dei vivi e dei morti. Vivificati e radunati nel suo Spirito, come pellegrini andiamo incontro alla finale perfezione della storia umana, che corrisponde in pieno al disegno del suo amore: “Ricapitolare tutte le cose in Cristo, quelle del cielo e quelle della terra” (Ef 1,10). Dice il Signore stesso: “Ecco, io vengo presto, e porto con me il premio, per retribuire ciascuno secondo le sue opere. Io sono l’Alfa e l’Omega, il primo e l’ultimo, il principio e la fine” [Ap 22,12-13] (Concilio Vaticano II, Gs, 45).

La fede pasquale non è un’appendice alla fede in Dio e in Gesù Cristo; essa è il compendio e la quintessenza di questa fede (W. Kasper, Gesù il Cristo, Queriniana, Brescia 1989, 198).
Quando il Nuovo Testamento parla della risurrezione di Gesù, la caratterizza ogni volta come azione della potenza di Dio. Risuscitando Gesù dai morti, Dio manifesta se stesso definitivamente Signore della vita e della morte, come colui che ha ogni cosa in sua mano, a cui tutto appartiene, di cui ci si può assolutamente fidare nel vivere e nel morire (Catechismo tedesco, 229).


La risurrezione di Cristo è presentata nei primi discorsi di Pietro come la reazione di Dio all’ingiustizia che gli uomini hanno commesso contro il giusto e l’innocente Gesù. In questo senso la risurrezione è speranza, prima di tutto, per le vittime di questo mondo; ed è speranza liberatoria in quanto avviene in presenza della disperazione che nella storia sia il carnefice a trionfare sulla sua vittima, in presenza della tentazione di rassegnazione e di cinismo (J: Sobrino, “Cristologia sistematica” in I. Ellacuria – J. Sobrino, Mysterium liberationis. I concetti fondamentali della teologia della liberazione, Borla/Cittadella, Roma 1992, 498).


Dio ha risuscitato colui che ha vissuto in quel modo e perciò fu crocifisso. Dio ha risuscitato un innocente e ha reso giustizia a una vittima. La risurrezione di Gesù allora non è soltanto il simbolo dell’onnipotenza di Dio (come se Dio avesse deciso arbitrariamente e senza un nesso con la vita e il destino di Gesù di mostrare la sua onnipotenza e rivelarsi così come Dio), ma è presentata come la difesa che Dio fa della vita del giusto e delle vittime (J. Sobrino, La fede in Gesù Cristo, 148).


La tradizione orientale non ha mai fatto una netta distinzione tra mistica e teologia, tra esperienza personale dei misteri divini e il dogma professato dalla Chiesa. Non ha mai conosciuto né separazione tra la teologia e la spiritualità né devotio moderna. Se l’esperienza mistica vive il contenuto della fede comune, la teologia lo ordina e lo dispone sistematicamente. Così la vita di ogni fedele è formata dall’elemento dogmatico della liturgia, e la dottrina riferisce l’esperienza intima della Verità rivelata e offerta a tutti. La teologia è mistica e la vita mistica è teologica, e quest’ultima è il vertice della teologia, è teologia per eccellenza: contemplazione della Trinità (P. Evdokimos, L’amour fou de Dieu, Seuil, Paris 1973, 4).


L’attuale contesto culturale impone al pastore di anime il dovere di orientare gli sforzi spirituali dei fedeli verso una maggiore autenticità e verso l’essenziale o, come si esprimono alcuni, verso una certa semplicità e povertà nelle espressione esterne… Nel nostro secolo, caratterizzato dalla sobrietà e soprattutto da uno scetticismo corrosivo, è necessario aiutare le anime – specialmente in certe determinate zone culturali – a uscire dalla selva di varie pratiche superficiali, molto periferiche o addirittura superstiziose, per ricondurle al centro vitale e agli stessi fondamenti della pietà cristiana ( F. Kipar, “Lo studio della Teologia Spirituale nella prospettiva pastorale”, in Seminarium 26[1974], 147).


Se sei teologo pregherai veramente, e se tu veramente preghi, sei teologo (Evagrio Pontico, in O. Clement, Alle fonti con i Padri. I mistici cristiani delle origini. Testi e commenti, Città Nuova, Roma 1992, 180).


Nessuno è vero teologo o vero discepolo di Cristo, se la sua fede non si contraddistingue essenzialmente come il vissuto di un incontro personale con Dio (P. Evdokimov, La novità dello Spirito, Ancora, Milano 1980, 9).


La preghiera è l’unico atteggiamento realistico di fronte al Mistero (H.U. von Balthasar, Verbum caro, Morcelliana, Brescia 1970, 227).


Non sono un letterato né uno scienziato. Cerco soltanto di essere un uomo di preghiera. Senza la preghiera avrei perso la ragione. Se non ho perso la pace dell’anima, malgrado le prove, è perché questa pace mi viene dalla preghiera. Si può vivere alcuni giorni senza mangiare, ma non senza pregare. La preghiera è la chiave del mattino e il chiavistello della sera (Gandhi)

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Non c'è amore più grande

Amatevi l'un l'altro come Dio ama ciascuno di voi, con un amore intenso e speciale. Siate cortesi l'uno con l'altro: è meglio commettere errori con gentilezza che fare miracoli con scortesia.
Gesù è venuto a questo mondo con un unico scopo: portarci la buona novella, annunciarci che Dio ci ama, che Dio è amore, che ama voi e me. In che modo Gesù ha dimostrato di amarci? Sacrificando la Sua vita.Dio ci ama di un amore dolce. Ecco quello che Gesù è venuto ad insegnarci: l'amore dolce di Dio. «Ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni» (Isaia 43,1).
Dobbiamo imparare ad amare senza stancarci. Come fa la lampada a brillare? Grazie al continuo apporto di goccioline d'olio. Che cosa rappresentano le goccioline d'olio nella nostra lampada? Le piccole cose della vita quotidiana: la fedeltà, qualche parola gentile, un pensiero delicato agli altri, il nostro modo di rimanere in silenzio, di guardare, parlare, agire. Non cercate Gesù lontano da voi stessi; perché non è là fuori,ma in voi. Tenete accesa la lampada e Lo riconoscerete.
Per noi il messaggio di Gesù «Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati» non deve essere solo una luce bensì una fiamma che consuma l'egoismo, il quale impedisce la crescita della santità. Gesù «ci ha amati fino alla fine», fino al limite stesso dell'amore: la croce. Amare deve essere normale come vivere e respirare, giorno dopo giorno fino alla morte.Ho avuto e ho tuttora modo di osservare molte delle debolezze e delle fragilità umane. Dobbiamo imparare a sfruttarle, dobbiamo lavorare per Cristo con un cuore umile, con l'umiltà di Cristo. Lui viene e si serve di noi per diffondere il Suo amore e la Sua compassione nel mondo nonostante le nostre debolezze e fragilità.
Cerchiamo di comprendere la dolcezza dell'amore di Dio. Nelle Scritture Lui dice: «Anche se ci fosse una donna che si dimenticasse del suo bambino, io invece non ti dimenticherò mai. Ecco, ti ho disegnato sulle palme delle mie mani» (Isaia 49,15-16). Quando vi sentite soli, respinti, malati e dimenticati non scordate il valore che avete per Lui. Lui vi ama. Dimostrate quell'amore gli uni agli altri perché in questo consiste l'insegnamento che Gesù è venuto a trasmetterci.
Agli occhi di Dio abbiamo un immenso valore. Non mi stanco mai di ripetere che Dio ci ama. Dio mi ama dolcemente ed è qualcosa di meraviglioso. Ecco perché dobbiamo amarci di gioia, di coraggio e della convinzione che nulla ci potrà separare dall'amore di Cristo.
E' facile amare chi è lontano, ma non sempre è facile amare chi è vicino. E' più facile offrire un piatto di riso a un affamato che alleviare la solitudine e l'angoscia di un amico che non si sente amato.Voglio che cerchiate i poveri nelle vostre stesse case. E' da lì che deve cominciare il vostro amore. Voglio che siate la buona novella per coloro che vi circondano. Voglio che vi preoccupiate del vostro vicino. Lo conoscete?
Il vero amore è un sentimento che, sebbene provochi dolore e ci faccia soffrire, ci rende felici. Ecco perché dobbiamo pregare Dio chiedendogli il coraggio di amare.Le parole che escono dalla bocca sgorgano dalla ricchezza del cuore. Se avete il cuore pieno di amore parlerete dell'amore. Voglio che voi tutti riempiate il vostro cuore di grandissimo amore. Non crediate che per essere vero e caloroso questo sentimento debba essere straordinario. Non è cosi: quel che è necessario per il nostro amore è il desiderio incessante di amare colui che amiamo.
Migliaia di persone vorrebbero avere quello che abbiamo noi, ma Dio ha deciso di porci dove ci troviamo oggi affinché condividiamo la gioia insita nell'amore per gli altri. Vuole che ci amiamo gli uni gli altri, che ci doniamo gli uni agli altri fino a provare dolore. Quel che è importante non è quanto diamo bensì quanto amore mettiamo nel dare.
Dobbiamo sapere che ognuno di noi è stato creato per fare grandi cose, non solo per essere uno fra tanti, non solo per conseguire lauree o diplomi, per ottenere questo o quel lavoro. Siamo stati creati per amare ed essere amati.

Madre Teresa di Calcutta

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Dobbiamo santificare tutte le realtà

Il tuo compito di apostolo è grande e bello. Ti trovi nel punto di confluenza della grazia con la libertà delle anime; e assisti al momento più solenne della vita di alcuni uomini: il loro incontro con Cristo. (Solco, 219)

È Natale. Ritornano alla nostra mente i fatti e le circostanze che fanno da cornice alla nascita del Figlio di Dio, e il nostro sguardo si sofferma sulla grotta di Betlemme e sul focolare di Nazaret. Maria, Giuseppe, Gesù Bambino sono ora più che mai al centro del nostro cuore. Che cosa ci dice, che cosa ci insegna la vita semplice e meravigliosa della Sacra Famiglia?Fra tante possibili considerazioni, ora voglio farne soprattutto una.
La nascita di Gesù significa, come riferisce la Scrittura, la realizzazione della pienezza dei tempi, il momento scelto da Dio per manifestare in maniera completa il suo amore agli uomini, donandoci il proprio Figlio. La volontà divina si compie in mezzo alle circostanze più normali e comuni: una donna che partorisce, una famiglia, una casa. L'onnipotenza divina, lo splendore di Dio, passano attraverso l'umano, si uniscono all'umano.
Da allora noi cristiani sappiamo che, con la grazia del Signore, possiamo e dobbiamo santificare tutte le realtà oneste della nostra vita. Non c'è situazione terrena, per quanto piccola e ordinaria possa sembrare, che non possa essere occasione di un incontro con Cristo e una tappa del nostro cammino verso il Regno dei Cieli.
Non è strano, perciò, che la Chiesa esulti nel contemplare la modesta dimora di Gesù, Maria e Giuseppe. (E' Gesù che passa, 22)
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Fissando lo sguardo su Gesù che passava

Ruperto di Deutz (circa 1075-1130), monaco benedettino
Commenti sul vangelo di Giovanni

« Giovanni stava là con due dei suoi discepoli e fissò lo sguardo su Gesù che passava ». Certo si tratta di un atteggiamento del corpo, che pure traduce qualcosa della missione di Giovanni, della veemenza della sua parola ed azione. Ma, secondo l'Evangelista, si tratta anche, più profondamente, di quella tensione viva, sempre in sospeso nel profeta. Giovanni non si limitava a compiere esteriormente la sua missione di profeta; teneva anche sempre vivo nel cuore il desiderio del Signore che aveva riconosciuto al battesimo... Senza dubbio, Giovanni era totalmente teso verso il nostro Signore. Desiderava rivederlo. Infatti, vedere Gesù, era la salvezza per chi lo confessava, la gloria per chi lo annunziava, la gioia per chi lo indicava. Giovanni stava là, in piedi, rizzato da tutto l'ardore del suo cuore; stava tutto dritto; aspettava Cristo ancora nascosto sotto l'ombra della sua umiltà...
Insieme con Giovanni, due dei suoi discepoli stavano là come il loro maestro, primizie del popolo preparato dal precursore, non per lui bensì per il Signore. Fissando lo sguardo su Gesù che passava, Giovanni disse: « Ecco l'Agnello di Dio ». Notate i termini di questo racconto. A prima vista, tutto è chiaro, ma per chi si addentra nel senso profondo, si fa sentire il peso del mistero: « Gesù passava »... Cosa vuole dire, se non che il Figlio di Dio è venuto a prendere la nostra natura umana che passa, che cambia. Poiché gli uomini non lo conoscevano, lui si fa conoscere e amare passando in mezzo a noi. È venuto nel seno della Vergine. È passato dal seno della Madre al presepio, e dal presepio alla croce, dalla croce alla tomba; dalla tomba è salito in cielo... Anche il nostro cuore, se imparerà come Giovanni a desiderare Cristo, riconoscerà Gesù mentre passa; se lo seguirà, giungerà, come i discepoli, là dove Gesù dimora – nel Mistero della sua Divinità.
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domenica 3 gennaio 2010

Prostratisi lo adorarono

Narra l'Evangelista che i Magi, “videntes stellam” — nel rivedere la stella —, provarono una grandissima gioia. — Si rallegrano — figliolo —, con questa gioia immensa, perché hanno fatto quello che dovevano; e si rallegrano perché hanno la sicurezza di giungere da quel Re, che mai abbandona coloro che lo cercano. (Forgia, 239)

Videntes autem stellam, gavisi sunt gaudio magno valde; così il testo latino, con quell'ammirevole ripetizione: hanno scoperto nuovamente la stella e gioiscono di grandissima gioia. Perché tanta letizia? Perché essi, che non avevano mai dubitato, ricevono dal Signore la prova che la stella non era scomparsa: non potevano più contemplarla sensibilmente, ma l'avevano conservata sempre nell'anima. Tale è anche la vocazione del cristiano: se non si perde la fede e si mantiene la speranza in Gesù Cristo, che sarà con noi fino alla consumazione dei secoli, la stella riappare. E quando si comprova una volta di più la realtà della vocazione, nasce, più grande che mai, una gioia che aumenta in noi la fede, la speranza e l'amore.
Entrati nella casa, videro il Bambino con Maria, sua Madre, e prostratisi lo adorarono. Ci inginocchiamo anche noi dinanzi a Gesù, al Dio nascosto nell'umanità: gli ripetiamo che non vogliamo voltare le spalle alla sua divina chiamata, che non ci allontaneremo mai da Lui, che toglieremo dal nostro cammino tutto ciò che è di ostacolo alla fedeltà, che desideriamo sinceramente essere docili alle sue ispirazioni.
Tu, nel tuo intimo, e io con te — perché anch'io faccio la mia orazione interiore, con grida profonde e silenziose — stiamo dicendo al Bambino che desideriamo compiere la sua volontà, come quei servitori della parabola, affinché possa dire anche a noi: Rallegrati, servo buono e fedele.(E' Gesù che passa, 35)
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La nascita del Salvatore, è la morte della morte

San Basilio (circa 330-379), monaco e vescovo di Cesarea in Cappadocia, dottore della Chiesa
Omelie per la nascita di Cristo, 2,6 ; PG 31, 1459-1462, 1471-1474

Dio sulla terra, Dio in mezzo agli uomini : non un Dio che consegna la Legge tra bagliori di fuoco e suoni di tromba su un monte fumante, o in densa nube fra lampi e tuoni, seminando il terrore tra coloro che lo ascoltano (Es 19,18) ; ma un Dio incarnato, che con soavità e dolcezza parla a creature che hanno la sua stessa natura.
Dio nella nostra carne !…In che modo, per mezzo di uno solo, lo splendore raggiunse tutti ? In che modo la divinità risiede nella carne ? Come il fuoco nel ferro :… per partecipazione. Il fuoco, infatti, non passa nel ferro, ma rimanendo dov’è, gli comunica la sua virtù ; né per questa comunicazione diminuisce, ma pervade di sé tutto quello a cui si comunica. Così, il Dio-Verbo, senza mai separarsi da se stesso, « venne ad abitare in mezzo a noi », senza subire alcun mutamento, « si fece carne » : il cielo che lo conteneva non rimase privo di lui mentre la terra lo accoglieva nel suo seno.
Cerca di penetrare nel mistero : Dio assume la carne proprio per distruggere la morte in essa nascosta. Come gli antidoti di un veleno, una volta ingeriti, ne annullano gli effetti, e come le tenebre di una casa si dissolvono alla luce del sole, così la morte che dominava sull’umana natura fu distrutta dalla presenza di Dio. E come il ghiaccio rimane solido nell’acqua finché dura la notte e regnano le tenebre, ma tosto si scioglie al calore del sole, così la morte che aveva regnato fino alla venuta di Cristo, appena apparve la grazia di Dio Salvatore e sorse il sole di giustizia (Mal 3,20), fu ingoiata dalla vittoria (1Cor 15,54), non potendo coesistere con la vita. O grandezza della bontà e dell’amore di Dio per gli uomini !Diamogli gloria insieme ai pastori, esultiamo con gli angeli « perché oggi è nato il Salvatore, che è Cristo Signore » (Lc 2,11)…
Festeggiamo la salvezza del mondo, il giorno della nascita dell’umanità.
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Atto di consacrazione al Cuore Immacolato di Maria

O Immacolato Cuore di Maria, Regina dei Cieli e della Terra, e tenera Madre degli uomini, in armonia con il Tuo ardente desiderio espresso a Fatima, io consacro al Tuo Cuore Immacolato me stesso, i miei fratelli, il mio paese e l'intera razza umana.Regna su di noi, Santissima Madre di Dio, e insegnaci a far sì che il Cuore di Tuo Figlio, Nostro Signore Gesù Cristo, regni e trionfi in noi come ha regnato e trionfato in Te.Regna su di noi, Beatissima Vergine, che noi possiamo essere Tuoi nella prosperità e nelle avversità, in salute e in malattia, in vita e in morte.
O compassionevole Cuore di Maria, Regina dei Cieli, custodisci le nostre menti e i nostri cuori e preservali dall'impurità che Tu a Fatima lamentasti con così grande afflizione. Assistici in tutto, specialmente nella purezza.
Aiutaci a invocare per il nostro paese e per il mondo intero la pace di Dio in giustizia e carità.
Quindi, Misericordiosissima Vergine e Madre, io con questo atto prometto di imitare le Tue virtù con la pratica di una vera vita Cristiana senza farmi fermare dalle convenzioni umane.Io decido di ricevere la Santa Comunione regolarmente e di offrirTi cinque decadi del Rosario ogni giorno, insieme ai miei sacrifici, nello spirito di riparazione e penitenza.
Amen

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sabato 2 gennaio 2010

Vi appoggerete gli uni agli altri

Se sai voler bene agli altri e diffondi questo affetto — carità di Cristo, fine, delicata — fra tutti, vi appoggerete gli uni agli altri: e chi stia per cadere si sentirà sostenuto — e sollecitato — da questa fraterna fortezza, per essere fedele a Dio. (Forgia, 148)

Giunge la pienezza dei tempi e per compiere questa missione non viene a noi un genio filosofico come Platone o Socrate, non si stabilisce sulla terra un potente conquistatore come Alessandro Magno.
Nasce un bambino a Betlemme. È il Redentore del mondo; e ancor prima di parlare ama con le opere.
Non porta nessuna formula magica, perché sa che la salvezza che offre deve passare attraverso il cuore dell'uomo. E affinché ci innamorassimo di Lui e sapessimo accoglierlo nelle nostre braccia, le sue prime azioni sono il sorriso e il pianto di un bambino, il sonno inerme di un Dio incarnato.
Ci rendiamo conto una volta di più che il cristianesimo è fatto così. Se il cristiano non ama con le opere, è fallito come cristiano; ed è come dire che è fallito anche come uomo. Non puoi pensare agli altri come fossero dei numeri o degli scalini per arrampicarsi; oppure come fossero massa da esaltare o da umiliare, da adulare o disprezzare, a seconda dei casi.
Prima di ogni altra cosa, devi pensare agli altri, a coloro che ti sono vicini, stimandoli per quello che sono: figli di Dio, con tutta la dignità di questo titolo meraviglioso.
Con i figli di Dio dobbiamo comportarci come figli di Dio: il nostro amore deve essere abnegato, quotidiano, ricco di mille sfumature di comprensione, di sacrificio silenzioso, di donazione nascosta. È questo il bonus odor Christi che faceva dire a quelli che vivevano tra i primi fratelli nella fede: Guardate come si amano!.(E' Gesù che passa, 36)
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Primo sabato

La Madonna apparendo a Fatima il 13 giugno 1917, tra l'altro, disse a Lucia:
"Gesu' vuole servirsi di te per farmi conoscere e amare. Egli vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato".
Poi, in quella apparizione, fece vedere ai tre veggenti il suo Cuore coronato di spine: il Cuore Immacolato della Mamma amareggiato per i peccati dei figli e per la loro dannazione eterna!
Lucia racconta: "Il 10 dicembre 1925 mi apparve in camera la Vergine Santissima e al suo fianco un Bambino, come sospeso su una nube. La Madonna gli teneva la mano sulle spalle e, contemporaneamente, nell'altra mano reggeva un Cuore circondato di spine. In quel momento il Bambino disse: "Abbi compassione del Cuore della Tua Madre Santissima avvolto nelle spine che gli uomini ingrati gli configgono continuamente, mentre non v'è chi faccia atti di riparazione per strapparglieLe".
E subito la Vergine Santissima aggiunse: "Guarda, figlia mia, il mio Cuore circondato di spine che gli uomini ingrati infliggono continuamente con bestemmie e ingratitudini. Consolami almeno tu e fa sapere questo:A tutti coloro che per cinque mesi, al primo sabato, si confesseranno, riceveranno la santa Comunione, reciteranno il Rosario e mi faranno compagnia per quindici minuti meditando i Misteri, con l'intenzione di offrirmi riparazioni, prometto di assisterli nell'ora della morte con tutte le grazie necessarie alla salvezza".
E' questa la grande Promessa del Cuore di Maria che si affianca a quella del Cuore di Gesù.
Per ottenere la promessa del Cuore di Maria si richiedono le seguenti condizioni:
1 - Confessione, fatta entro gli otto giorni precedenti, con l'intenzione di riparare le offese fatte al Cuore Immacolato di Maria. Se uno nella confessione si dimentica di fare tale intenzione, può formularla nella confessione seguente.
2 - Comunione, fatta in grazia di Dio con la stessa intenzione della confessione.
3 - La Comunione deve essere fatta nel primo sabato del mese.
4 - La Confessione e la Comunione devono ripetersi per cinque mesi consecutivi, senza interruzione, altrimenti si deve ricominciare da capo.
5 - Recitare la corona del Rosario, almeno la terza parte, con la stessa intenzione della confessione.
6 - Meditazione, per un quarto d'ora fare compagnia alla SS.ma Vergine meditando sui misteri del Rosario.

Un confessore di Lucia le chiese il perché del numero cinque. Lei lo chiese a Gesù, il quale le rispose: "Si tratta di riparare le cinque offese dirette al Cuore Immacolato di Maria.
1 - Le bestemmie contro la sua Immacolata Concezione.
2 - Contro la sua Verginità.
3 - Contro la sua Maternità divina e il rifiuto di riconoscerla come Madre degli uomini.
4 - L'opera di coloro che pubblicamente infondono nel cuore dei piccoli l'indifferenza, il disprezzo e perfino l'odio contro questa Madre Immacolata.
5 - L'opera di coloro che la offendono direttamente nelle sue immagini sacre
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Io non sono il Messia

Discorso attribuito a Sant'Ippolito di Roma ( ?-circa 235), sacerdote e martire
PG 10, 852-861

Giovanni, il precursore del Maestro… gridò a quanti venivano per farsi battezzare da lui : « Razza di vipere (Mt 3, 6), perché mi guardate con tanta insistenza ? Non sono io il Cristo. Sono un servo e non il Padrone. Sono un suddito e non il re. Sono una pecora, e non il pastore. Sono un uomo e non un Dio. Ho guarito la sterilità di mia madre, venendo al mondo, ma non le ho lasciato la sua virginità. Sono stato tirato dal basso, non sono venuto dall'alto. Ho sciolto la lingua di mio padre, non ho elargito la grazia divina. Mia madre mi ha riconosciuto, ma la stella non mi ha designato. Sono spregevole e piccolo, ma dopo di me viene uno che era prima di me.

Viene dopo, nel tempo ; prima era nella luce inaccessibile e ineffabile della divinità. « Viene uno che è più forte di me e io non sono degno neanche di portagli i sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco » (Mt 3, 11). Io sono sottomesso ; lui è libero. Io sono assoggettato al peccato ; lui ha distrutto il peccato. Io inculco la legge ; lui porta la luce della grazia. Io predico da schiavo ; lui detta la legge da maestro. Io come giaciglio, ho il suolo, lui il cielo. Io battezzo con un battesimo di conversione ; lui dona la grazia dell'adozione. « Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco ». Perché venerarmi ? Io non sono il Cristo. »
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venerdì 1 gennaio 2010

Maria è Madre di Dio e Madre nostra

Quant'è grande l'umiltà di mia Madre, Maria! —Non la vedrete tra le palme di Gerusalemme, né —tranne la primizia di Cana— al momento dei grandi miracoli. —Però non fugge il disprezzo del Golgota: lì, “iuxta crucem Iesu” —, accanto alla croce di Gesù, c'è sua Madre. (Cammino, 507)

Questa, da sempre, è la fede sicura. Contro coloro che la negavano, il Concilio di Efeso ha proclamato che se qualcuno non confessa che l'Emmanuele è vero Dio, e che pertanto la santissima Vergine è Madre di Dio, avendo generato secondo la carne il Verbo di Dio incarnato, sia anatema (...).
La Trinità Beatissima, avendo scelto Maria come Madre di Cristo, Uomo come noi, ha messo anche ciascuno di noi sotto il suo materno manto. Maria è Madre di Dio e Madre nostra.La Maternità divina di Maria è la fonte di tutte le perfezioni e di tutti i privilegi che l'adornano.
In vista di questo titolo fu concepita immacolata ed è piena di grazia, è sempre vergine, fu assunta in Cielo in corpo e anima, è stata coronata Regina della creazione, al di sopra degli angeli e dei santi. Più di lei, soltanto Dio.
La beata Vergine Maria, perché Madre di Dio, ha una dignità in certo modo infinita, derivante dal bene infinito, che è Dio [San Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I, q. 25, a. 6]Non c'è pericolo di esagerare. Non riusciremo mai ad approfondire a sufficienza questo ineffabile mistero; non potremo mai ringraziare a sufficienza la Madre nostra per averci reso così famigliare la Trinità Beatissima.Eravamo peccatori e nemici di Dio.
La Redenzione non solo ci libera dal peccato e ci riconcilia con il Signore: ci fa diventare figli, ci dà una Madre, la stessa che ha generato il Verbo secondo l'Umanità.
Ci può essere amore più grande, più immenso? (Amici di Dio, nn. 275-276)
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Madre di Dio, Madre del Principe della Pace

Giovanni Paolo II
Omelia, 1 gennaio 2002

"Salve, Madre santa: tu hai dato alla luce il Re che governa il cielo e la terra per i secoli in eterno" (cfr Antifona d'ingresso). Con questo antico saluto, la Chiesa si rivolge quest'oggi, giorno ottavo dopo il Natale e primo dell'anno, a Maria Santissima, invocandola quale Madre di Dio. Il Figlio eterno del Padre ha preso in Lei la nostra stessa carne e, attraverso di Lei, è diventato "figlio di Davide e figlio di Abramo" (Mt 1,1).
Maria è pertanto la sua vera Madre: Theotòkos, Madre di Dio! Se Gesù è la Vita, Maria è la Madre della Vita. Se Gesù è la Speranza, Maria è la Madre della Speranza. Se Gesù è la Pace, Maria è la Madre della Pace, Madre del Principe della Pace. Entrando nel nuovo anno, chiediamo a questa Madre santa di benedirci.
DomandiamoLe che ci doni Gesù, nostra piena Benedizione, in cui il Padre ha benedetto una volta per tutte la storia, facendola diventare storia di salvezza... Il Bambino nato a Betlemme è la Parola eterna del Padre fatta carne per la nostra salvezza, è il "Dio con noi", che porta con sé il segreto della vera pace. È il Principe della Pace. (Is 7,14; 9,5)...

"Salve, Madre santa"! ... Il Bambino, che stringi al tuo petto, porta un nome caro ai popoli di religione biblica: "Gesù", che significa "Dio salva". Così lo chiamò l'arcangelo prima che fosse concepito nel tuo grembo (cfr Lc 2,21). Nel viso del neonato Messia riconosciamo il volto di ogni tuo figlio vilipeso e sfruttato.
Riconosciamo specialmente il volto dei bambini, a qualunque razza, nazione e cultura appartengano. Per loro, o Maria, per il loro futuro, ti chiediamo di smuovere i cuori induriti dall'odio, perché si aprano all'amore e la vendetta ceda finalmente il passo al perdono.
Ottienici, o Madre, che la verità di questa affermazione - Non c'è pace senza giustizia, non c'è giustizia senza perdono - si imprima nei cuori di tutti. L'umana famiglia potrà così trovare quella pace vera, che sgorga dall'incontro fra la giustizia e la misericordia.
Madre santa, Madre del Principe della Pace, aiutaci! Madre dell'umanità e Regina della pace, prega per noi!
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Maria Ss.ma Madre di Dio


Madre di Dio (in greco Θεοτόκος; in latino Deipara o Dei genetrix) è un titolo che è stato dato a Maria nel 431 dal Concilio di Efeso attraverso la proclamazione di un dogma ed è una conseguenza della dottrina cristologica affermata dal concilio.
Secondo il concilio Gesù Cristo, pur essendo sia Dio che uomo - come già diceva in precedenza il concilio di Nicea (325) -, è un'unica persona.
Le due nature, divina e umana, sono inseparabili e perciò Maria può essere legittimamente chiamata Madre di Dio.
La solennità di Maria S.ma Madre di Dio è la prima festa mariana comparsa nella Chiesa occidentale.
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Intenzioni di preghiera gennaio 2010

Nel mese di gennaio pregheremo:

- per le intenzioni di Maria e per il Trionfo del Suo Cuore Immacolato e Addolorato;

- perché si torni a riconoscere ed adorare la Reale Presenza di Gesù Cristo nell'Eucarestia e perché venga preservata la nostra fede;
- per riparare alle offese che vengono fatte al Sacro Cuore di Gesù;
- per le anime più abbandonate del Purgatorio;
- per le intenzioni del Santo Padre, con particolare riguardo a quelle che riguardano l'unità fra le diverse confessioni cristiane, e perché continui a guidare la Chiesa il più a lungo possibile;
- per tutti i Cardinali, Vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose, consacrati e consacrate e per la Chiesa Cattolica nel mondo;
- perché nella Chiesa fioriscano sante vocazioni sacerdotali;
- per la pace: per fermare il terrorismo, tutti i focolai di guerra e di crisi sociale, economica e religiosa in atto nel mondo;
- per tutti i missionari del mondo, laici e religiosi;
- per gli agonizzanti, perché si riconcilino con Nostro Padre prima del viaggio definitivo;
- perché cessino gli abusi di qualsiasi genere sui bambini;
- per i giovani, vittime predilette del maligno;
- perché vengano abolite tutte le leggi contro la vita, dall'aborto alla sperimentazione su embrioni umani;
- perché si arresti la diffusione delle sette sataniche e delle sette in genere e il mondo torni a rivolgersi all'unico vero Dio;
- per tutte le persone sole e abbandonate, per gli ammalati e per tutti i sofferenti di depressione, angoscia e mali psichici in genere;
- per tutto il personale medico e paramedico, volontari e assistenti inclusi, perché si occupino dei loro fratelli sofferenti con l'amore di Cristo;
- per tutti gli insegnanti, affinché sappiano trattare i loro allievi, specie quelli più in difficoltà, con grande pazienza e disponibilità;
- perché il Crocifisso non venga tolto dalle scuole e dai posti pubblici del nostro paese a causa di un malinteso senso della libertà religiosa;
- per tutte le famiglie cristiane che stanno attraversando momenti difficili, affinché possano trovare la forza per superare malintesi e incomprensioni per riuscire a salvare i loro matrimoni;
- per tutte le famiglie irregolari, perché possano trovare la forza per fare le scelte giuste, anche se difficili, per regolare la loro situazione secondo gli insegnamenti di Gesù;
- per tutte le donne vittime di sfruttamento, violenza e ignoranza;
- perché i paesi ricchi si facciano carico in maniera responsabile dei gravi problemi economici e sanitari dei paesi poveri;
- per le popolazioni disastrate o minacciate da catastrofi naturali o per opera dell'uomo e affinché le stesse vengano attenuate e prevenute;
- perché l'uomo impari finalmente a rispettare gli animali e la natura;
- per tutti gli ambienti di lavoro, perché vi regni la pace di Cristo e per tutte le persone senza lavoro e con difficoltà economiche;
- in onore del Preziosissimo Sangue di Nostro Signore sparso per noi;
- per i Paesi occidentali e per l'aridità spirituale e generale mancanza di fede in cui essi vivono;

- perché cessi la discriminazione contro la Chiesa Cattolica in Russia e affinché i fratelli cattolici ed ortodossi ritrovino la loro unità in Cristo, e per tutti i fedeli cattolici che debbono vivere la loro fede tra tante difficoltà;
- perché l'attuale crisi mediorientale si risolva al più presto e i popoli di quelle zone martoriate dalla guerra trovino finalmente la via di una pace duratura;
- per coloro che usando Internet in modo improprio si abbandonano al peccato, specie quello contro la purezza e la castità;
- per la crisi economico-finanziaria che sta colpendo il mondo intero, in particolare per le persone e le famiglie che sono maggiormente penalizzate dai suoi effetti
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