martedì 8 dicembre 2009

Ecco, io faccio nuove tutte le cose

San Giovanni Damasceno (c. 675-749), monaco, teologo, dottore della Chiesa
Omelia per la Natività della Vergine, 7, 10

Oggi il Creatore di ogni cosa, Dio il Verbo, ha composto un'opera nuova, effusa dal cuore del Padre per essere scritta, come con uno stilo, dallo Spirito che è la lingua di Dio...
Figlia santissima di Gioacchino e Anna, che sei sfuggita agli sguardi dei Principati e delle Potenze e «alle frecce infuocate del Maligno» (Col 1,16; Ef 6,16), sei vissuta nella stanza nuziale dello Spirito, e sei stata conservata intatta per diventare sposa di Dio e Madre di Dio per natura...
Figlia amata da Dio, onore dei tuoi genitori, le generazioni delle generazioni ti dicono beata, come tu l'hai affermato con verità (Lc 1,48).
Figlia degna di Dio, bellezza della natura umana, riabilitazione di Eva nostra prima madre! Perché grazie alla tua nascita, colei che era caduta viene risollevata...
Se, con la prima Eva «è entrata la morte» (Sap 2,24; Rm 5,12), perché si era messa al servizio del serpente, Maria, invece, che si è fatta serva della volontà divina, ha ingannato il serpente ingannatore e introdotto nel mondo l'immortalità.

Tu sei più preziosa di tutta la creazione, perché da te sola il Creatore ha ricevuto in eredità le primizie della nostra umanità. La sua carne è stata fatta dalla tua carne, il suo sangue dal tuo sangue; Dio si è nutrito del tuo latte, e le tue labbra hanno toccato le labbra di Dio...
Nella prescienza della tua dignità, il Dio dell'universo ti ha amata; e, poiché ti amava, ti ha predestinata e «negli ultimi tempi» (1Pt 1,20) ti ha chiamata all'esistenza...
Taccia il sapientissimo Salomone; non dica più: «Non c'è niente di nuovo sotto il sole» (Qo, 1,9)
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lunedì 7 dicembre 2009

Un'orazione continua

Padre, mi hai confidato: io mi porto addosso molti sbagli, molti errori. — Lo so bene, ti ho risposto. Ma Dio nostro Signore, che pure lo sa e ci fa conto, ti chiede solo l'umiltà di riconoscerlo, e la lotta per rettificare, per servirlo ogni giorno meglio, con più vita interiore, con un'orazione continua, con la devozione e con l'impiego dei mezzi adeguati per santificare il tuo lavoro. (Forgia, 379)

Vita interiore, in primo luogo. Quanti ancora non lo capiscono! Quando sentono parlare di vita interiore pensano alle navate buie o all'aria viziata di alcune sacrestie. Da più di un quarto di secolo cerco di insegnare che non è nulla di tutto ciò. Io mi riferisco alla vita interiore dei comuni cristiani, quelli che abitualmente si incontrano in piena strada, all'aria aperta: quelli che per la strada, nel lavoro, in famiglia e nei momenti di svago non perdono di vista Gesù per tutta la giornata.
Non è forse questa una vita di continua orazione? E non hai forse compreso anche tu la necessità di essere anima di orazione, di avere con Dio un rapporto che ti deifichi? Questa è la fede cristiana, e così l'hanno sempre intesa le anime d'orazione: Diventa Dio — scrive Clemente Alessandrino —l'uomo che vuole tutto ciò che Dio vuole.
L'inizio non è facile; costa sforzo rivolgersi al Signore e ringraziarlo della sua pietà paterna e concreta verso di noi. Poi, a poco a poco — benché non sia cosa del sentimento — l'amore di Dio si fa tangibile come una traccia profonda nell'anima. È Cristo che ci segue amorosamente: Ecco, sto alla porta e busso. (E' Gesù che passa, 8)
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Fuggi la tristezza

Sii sempre allegramente in pace con la tua coscienza, riflettendo che ti trovi al servizio di un Padre infinitamente buono, che per la sola tenerezza scende fino alla sua creatura, per elevarla e trasformarla in lui suo creatore.

E fuggi la tristezza, perché questa entra nei cuori che hanno attacco alle cose del mondo (ASN, 42)
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Immacolata Concezione

O Vergine, bella come la luna, deli­zia del cielo, nel cui volto guardano i beati e si specchiano gli angeli, fa' che noi tuoi figlioli ti assomigliamo e che le nostre anime ricevano un raggio della tua bellezza che non tramonta con gli anni, ma rifulge nell'eternità.
O Maria, sole del cielo, risveglia la vita dovunque è la morte e rischiara gli spiriti dove sono le tenebre.
Rispecchiandoti nel volto dei tuoi fi­gli, concedi a noi un riflesso del tuo lume e del tuo fervore.
O Maria, forte come un esercito, dona alle nostre schiere la vittoria. Siamo tanto deboli, e il nostro nemico infierisce con tanta superbia. Ma con la tua bandiera ci sentiamo sicuri di vincerlo; egli conosce il vigore del tuo piede, egli teme la maestà del tuo sguardo.
Salvaci, o Maria, bella come la luna, eletta come il sole, forte come un esercito schierato, sorretto non dall'odio, ma dalla fiamma dell'a­more.
Amen. (Pio XII)

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Che cosa andate ragionando ?

San Pietro Crisologo (circa 406-450), vescovo di Ravenna, dottore della Chiesa
Discorsi, 50 ; PL 52, 339

Col favore della fede di altri, l'anima del paralitico stava per essere guarita prima del suo corpo. « Vista la loro fede », dice il vangelo. Notiamo bene, fratelli, che Dio non si preoccupa di ciò che desiderano gli uomini irragionevoli, non si aspetta di trovare la fede presso chi la ignora ..., chi non gode di buona salute. Invece, non rifiuta di assecondare la fede altrui. Questa fede è un regalo della grazia e si accorda con la volontà di Dio... Nella sua divina bontà, quel medico che è Cristo cerca di attrarre verso la salvezza, malgrado loro, coloro che sono colpiti dalle malattie dell'anima, coloro che sono oppressi dalle loro colpe fino al delirio. Essi però non vogliono lasciarsi guarire.
Fratelli miei, se solo volessimo, se volessimo tutti vedere fino in fondo la paralisi della nostra anima ! Noteremmo che, privata delle sue forze, essa giace su un letto di peccati. L'opera di Cristo in noi sarebbe fonte di luce. Capiremmo che egli guarda ogni giorno la nostra mancanza di fede, così nociva, e ci spinge verso rimedi salutari domando con forza la nostra volontà ribelle : « Coraggio figliolo, disse, ti sono rimessi i tuoi peccati »

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domenica 6 dicembre 2009

Novena all'Immacolata - giorno 9 (7/12)

Tota pulchra es, arnica mea
Tutta bella sei, o amica mia.

1. punto
Considera, o anima, come Maria nel suo Immacolato concepimento si presenta alla me­ditazione quale oceano sconfinato di perfezioni e di virtù, vivifacate da una abbondanza stra­grande di grazia santificante, illuminate dallo splendore della più alta purità. Onde lo Spi­rito del Signore ci ammaestra che, nel primo istante della Concezione, l'Altissimo Iddio, mi­randoLa e vagheggiandoLa così perfetta, come opera singolare di sua Onnipotenza, La loda e La magnifica dicendo: “Tota pulchra es, amica mea. Tutta bella sei, o amica mia”.
La tua bellezza non è comune alle altre creature, ma senza uri ipeo di colpa è di per­fezione senza pari! Che dici, o anima che me­diti ?
Rallegrati ed esulta della sovrana bel­lezza della tua Regina, Maria. Certo che il tuo spirito deve giubilare col magnificare 1'Altissimo per averLa fatta sì pura, sì santa, sì im­macolata e bella!
O Maria, gaudio della mia mente e alle­grezza del mio cuore, io mi rallegro con Voi di quel purissimo istante in cui foste conce­pita Immacolata!

2. punto
Considera, come in quel primo istante Ma­ria non godè solamente di una bellezza nega­tiva, perchè concepita senza macchia di colpa; ma godè di una bellezza positiva, cioè a dire che, non solo dicesi bella Maria perchè è senza macchia alcuna di attuale e di originale pec­cato, ma dicesi ancora bella per la bellezza di una grazia singolare, poichè la grazia fa posi­tivamente bella un anima. Beatissima Voi, o Maria, che nella Vostra Concezione, foste pie­na di grazia e, per ciò, pienamente bella.
O anima che mediti, rivolgi il tuo sguar­do in te stessa e mira quanto è oscurata e fatta livida la tua bellezza battesimale!...
Detesta ogni bruttezza di colpa e solleva sempre la tua mente alla sovrana Regina cheabbella di se il Paradiso medesimo.
O Maria, bellissima e purissima sopra tutte le creature, infondete in me lo spirito di imi­tare la vostra bellezza sovrana nella grazia!

3. punto
Considera, come Maria viene chiamata dall'Altissimo Amica mea. Amica, perchè mai, neppure per un solo attimo, Ella si allontanò dal suo amore; amica, perché sopra tutte le creature umane ed angeliche fu la più confi­dente del Cuore di Dio. Fin da quel primo istante tutta la Triade sacrosanta si compiac­que di Maria; il Divin Padre se La elesse per Figlia, il Divin Verbo se La destinò per Madre, lo Spirito Santo per sua carissima e santissima Sposa.O anima che mediti, vedi se puoi conce­pire confidenza ed amicizia maggiore di quella che gode Maria, dopo il Figlio suo, appresso Dio. Ella è la confidentissima sopra tutte le anime, la carissima sopra tutti gli Angeli; l'a­mica sopra tutte le creature...
E tu come sei lontana dal tuo Dio!...
Egli ti ha ricolmata di beneficii... e tu gli hai negata la tua confidenza ed amicizia!... Imita ora Maria, se non vuoi perdere mai più l'amicizia di Dio col peccato mortale, nè mai diminuirla più con la colpa veniale, anzi di accrescerla sempre con opere di perfezione! O Maria, Santissima ed Immacolata Ver­gine, riportate ancora il bel trionfo del serpente infernale e del peccato in me, usate misericor­dia al mio debole spirito e fate che esso eter­namente e sovra tutto si tenga preziosa l'a­micizia di Dio!

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Preghiera al Santissimo Sacramento

Da recitare all'inizio di ogni visita.

Mio Signore Gesù Cristo, ami tanto gli uomini che rimani notte e giorno pieno di tenerezza e d'amore nel Sacramento Eucaristico aspettando, chiamando ed accogliendo tutti coloro che vengono a visitarti. Io credo che sei presente nell'Eucaristia.
Ti adoro dall'abisso del mio niente e Ti ringrazio delle grazie che mi hai elargito, specialmente di essere venuto in me, di avermi dato come avvocata la tua Santissima Madre Maria e di avermi chiamato in questa chiesa.
Oggi voglio venerare il tuo Cuore tanto innamorato delle creature per ringraziarti del grande dono eucaristico, per consolarti di tutte le ingiurie che hai ricevuto in questo Sacramento dai tuoi nemici e, come ultimo motivo del mio saluto, con questa visita intendo adorarti in tutti i luoghi della terra dove Tu, nelle sembianze del Pane Santo, sei meno adorato e più solo.
Gesù mio, Ti amo con tutto il cuore e mi pento di aver offeso tante volte, in passato, la tua bontà infinita. Propongo con la tua Grazia di non offenderti più e per ora, miserabile come sono, mi consacro totalmente a Te: rinuncio e Ti dono tutta la mia volontà, gli affetti, i desideri e quanto possiedo. Da oggi in poi fa' di me e delle mie cose tutto quello che Ti piace; Ti chiedo soltanto di concedermi il tuo santo amore, la perseveranza finale e l'obbedienza perfetta alla tua volontà.
Ti raccomando le anime del Purgatorio, specialmente le più devote al Santissimo Sacramento e a Maria Santissima.
Ti raccomando i poveri peccatori e infine, mio caro Salvatore unisco tutti i miei desideri a quelli del tuo amorevolissimo Cuore e così uniti li offro all'Eterno Padre e Lo prego in tuo nome affinché, per tuo amore, li accetti e li esaudisca.
S.Alfonso Maria de Liguori

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Preparate la via del Signore

Origene (circa 185-253), sacerdote e teologo
Omelie su Luca, n°22, 1-3

Sta scritto di Giovanni: «Voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri». Quanto segue si riferisce espressamente al nostro Signore e Salvatore. Non è infatti Giovanni che «ha colmato ogni burrone», ma il nostro Signore e Salvatore. Osservi ciascuno ciò che era prima di avere la fede: si accorgerà che era un burrone profondo, un burrone in pendio che spronfondava negli abissi. Ma quando è venuto il Signore Gesù ed ha inviato quale suo vicario lo Spirito Santo, «ogni burrone è stato colmato». È stato colmato con le buone opere e i frutti dello Spirito Santo. La carità non lascia che in te resti un burrone perché, se tu possiedi la pace, la pazienza e la bontà, non soltanto cesserai di essere un burrone, ma comincerai a divenire «montagna» di Dio...

«Ogni monte e ogni colle sia abbassato». Se dirai che le montagne e le colline abbassate sono le potenze nemiche che si levano contro gli uomini, non sbaglierai. Infatti, perché siano colmati i burroni di cui parliamo, dovranno essere abbassate le potenze nemiche, montagne e colline. Ma vediamo se si è compiuta la profezia seguente, che riguarda l'avvento di Cristo. Dice infatti: «E i passi tortuosi siano diritti». Ognuno di noi era tortuoso – sempre che lo sia stato allora senza esserlo ancora oggi – e, per la venuta di Cristo che si è compiuta anche nella nostra anima, tutto ciò che era tortuoso è diventato dritto... Preghiamo dunque perché ogni giorno il suo avvento si compia in noi, onde possiamo dire: «Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (Gal 2,20)

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sabato 5 dicembre 2009

Novena all'Immacolata - giorno 8 (6/12)

Sicut turris Libani. (Cantico VII, 4)
Come la torre del Libano.

1. punto
Considera, o anima, come Maria fin dal primo istante di sua Concezione, ebbe perfet­to discernimento tra il male e il bene, e pose adeguata differenza tra male e male, fra vizio e vizio, fra colpa e colpa; volendo la Vergine prudentissima, sin da quell'istante punto con­fondere il male col bene, nè intraprendere il bene per male.Anima che mediti, tu dici bene il male, e male il bene...; quanto sono confuse le spe­cie della tua mente!...
Tu commetti il pec­cato per diletto, mentre esso è veleno amaris­simo di eterna morte; commetti il peccato per guadagno, mentre il tuo atto medesimo è pro­prio la perdita del Paradiso...; commetti il peccato per gloria, mentre esso è l'obbrobrio d'ogni confusione e d'ogni viltà di anima...Del peccato veniale, poi, non fai conto alcuno le bugie giocose ti servono per passatempo, le parole oscene o ambigue per mantenere la con­versazione...
O anima, discerni bene! Non confondere, non confondere, lierchè senza dubbio resterai confusa in eterno!...
O Maria, Vergine prudentissima, infondete nel mio povero spirito il retto discernimento d'ogni bene !

2. punto
Considera, come Maria dal primo istante di sua Concezione ebbe egualmente distinto e perfetto, col discernimento del male, quello delle virtù e della grazia, ponendo giusta dif­ferenza tra il bene di una e il bene di altra; e ivi maggiormente correva e si dilettava il Suo spirito, dove maggiormente era la- fragranza dell'odore di quelle.
E tu, o anima che mediti, rifletti che sono certamente di gran merito le virtù cardinali, ma ancora molto più fragranti e preziose sono le virtù teologali; e così similmente, se è preziosa la Fede, preziosa la Speranza, maggiore di esse è la Carità che porta seco sempre i doni dello Spirito Santo.
Imita, dunque, o anima, ad esempio di Maria, migliori carismi!...
Se tu parlassi con le lingue degli Angeli, se conoscessi gli arcani più reconditi della men­te di Dio, se al tuo comando risuscitassero i morti, si fermasse il sole.... non saresti per nulla più innanzi che se godessi di un grado solo di grazia santificante.
In questa, o Maria, fate che il mio spirito trovi sempre il sommo suo diletto, giacchè essa sola contiene Dio, Bon­tà soavissima sopra ogni bene!Considera, come Maria per la virtù discer­nitiva del suo Spirito viene paragonata alla torre del monte Libano, donde si scopriva di lontano ogni incursione di nemici. Così Ella da' lontano conosceva ogni male che 1'infernal nemico suol portare con le sue insidie all'u­man genere, rendendosi cauta e sicura, sin da quel primo istante contro gli assalti fraudolenti dell'Inferno.O anima che mediti, quanto danno ti par­torisce il non aver l'acuto discernimento del male!... così non andresti in precipizio di tanti peccati, nè vinta incautamente dal demo­nio.
Quell'esporti in pericolo.... quel non fug­gire le occasioni... quel dire: non c'è paura, non c'è paura!... quello significa non pos­sedere il prudente discernimento del peccato; e solo quando sei caduta nei lacci della colpa, allora ne avverti tutta la turpitudine!...
O Maria, Regina sapientissima, riguardate la grande miseria de' figli di Adamo e donateci lume di sapienza per poter sempre riprovare il male e prescegliere il bene !
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Santissima madre di Dio


Santissima madre di Dio,
in questo giorno della settimana in cui ti onoriamo,
riconosco il tuo viso in quello della vedova che ha dato tutto quanto possedeva per amore di Dio.
Prega per me, perché io impari a farelo stesso, non tenendo nulla per me.
So che ciò mi sarà difficile.
Con l'esempio della tua grande fede, ricordami che non affido la mia vita alle mani degli scribi,
ma a quelle del Signore, che ci dà in cambio tutto ciò di cui potremmo avere bisogno e ancora molto di più.

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Se

Se brami guarire dalle tue ferite, Gesù è il medico.
Se il bruciore della febbre ti asseta, Egli è la fonte.
Se le colpe ti rimordono, Egli è il perdono.
Se hai bisogno di aiuto possente, Egli è la forza.
Se la morte ti fa paura, Egli è la vita.
Se aneli alla patria celeste, Egli è la via.
Se le tenebre ti sgomentano, Egli è la luce.
Se hai fame di certezza, Egli è la verità.
Se ti occorre il cibo che sazia, Egli è il pane che nutre in eterno

(S. Ambrogio)
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La messe è molta

Giovanni Paolo II
Redemptoris missio, 86 - Copyright © Libreria Editrice Vaticana

Se si guarda in superficie il mondo odierno, si è colpiti da non pochi fatti negativi, che possono indurre al pessimismo. Ma è, questo, un sentimento ingiustificato: noi abbiamo fede in Dio Padre e Signore, nella sua bontà e misericordia. In prossimità del terzo millennio della redenzione, Dio sta preparando una grande primavera cristiana, di cui già si intravede l'inizio. Difatti, sia nel mondo non cristiano come in quello di antica cristianità, c'è un progressivo avvicinamento dei popoli agli ideali e ai valori evangelici, che la chiesa si sforza di favorire. Oggi, infatti, si manifesta una nuova convergenza da parte dei popoli per questi valori: il rifiuto della violenza e della guerra; il rispetto della persona umana e dei suoi diritti; il desiderio di libertà, di giustizia e di fraternità; la tendenza al superamento dei razzismi e dei nazionalismi; l'affermazione della dignità e la valorizzazione della donna.
La speranza cristiana ci sostiene nell'impegnarci a fondo per la nuova evangelizzazione e per la missione universale, facendoci pregare come Gesù ci ha insegnato: «Venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra» (Mt 6,10).
Gli uomini che attendono Cristo sono ancora in numero immenso: gli spazi umani e culturali, non ancora raggiunti dall'annunzio evangelico o nei quali la chiesa è scarsamente presente sono tanto ampi da richiedere l'unità di tutte le sue forze. Preparandosi a celebrare il giubileo del Duemila, tutta la chiesa è ancor più impegnata per un nuovo avvento missionario.
Dobbiamo nutrire in noi l'ansia apostolica di trasmettere ad altri la luce e la gioia della fede, e a questo ideale dobbiamo educare tutto il popolo di Dio.
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venerdì 4 dicembre 2009

Novena all'Immacolata - giorno 7 (5/12)

Oculi tui columbarum Oculi tui sicut piscinae in Hesebon (Cantico VII, 4)
Gli occhi tuoi di colomba. Gli occhi tuoi come le peschiere di Hesebon.

1. punto
Considera, o anima, come Maria per la pu­rità e semplicità d'intenzione che aveva nel di­rigere tutti i suoi voleri a Dio, come a suo ul­timo fine, vien celebrata perciò nella rettitu­dine dell'acuta sua mente che si paragona nel­la Cantica al puro splendore degli occhi di co­lomba. Ebbe, Ella, infatti, dal primo istante di sua Immacolata Concezione, semplicissimo lo sguardo della mente e purissimi i moti del cuore, amando Dio, puramente per Dio; aman­do il prossimo, puramente per Dio...; e quan­to operò da quell'istante, pel decorso di sua vita, tutto fu da Lei operato semplicemente e unicamente per Dio...
O Maria, ammirabile Colomba, Vi ammi­riamo nella purissima intenzione de' vostri voleri!E tu, o anima che mediti, quanto sei lungi da questa rettitudine d'intenzione al bene!... Tu ami Dio, ami il prossimo, ami te stesso, ma non unicamente per Dio...
Se leggi, se studi, se lavori, se preghi, se frequenti i Sacramenti, se fai ogni operazione buona nel suo genere, quanti difetti, quante passioni vi entrano!...Oh! se tutto dirigessi a Dio... ti faresti gran santo!... Orsù, raddrizza le tue intenzio­ni; opera il bene, ama il bene, ma unicamente per Dio. Dio solo!
O Maria, anima elettissima, che foste de­cantata unica, purissima colomba dello Sposo celeste, siate il nostro luminare di rettitudine nella mente!

2. punto
Considera, come Maria si mostrò purissi­ma colomba non pure mirando solo Dio nei suoi voleri al bene, ma anche mirando Dio solo nella sua fuga dal male. Dal primo istante di sua Concezione odiò ogni colpa, abbominò ogni peccato, ma puramente per Dio. Non vol­le mai il male, perchè non lo vuole Dio; de­testò ogni peccato, perchè lo detesta Iddio.
Che dici, o anima, della purissima inten­zione di Maria ? O forsennati figli di Adamo, inclinati sempre a storte intenzioni!... Non si farà il peccato, perchè porta infamia; ma non perchè è offesa di Dio. Non si commet­terà la colpa, perchè siam veduti dagli uomi­ni; ma non perchè ci vede Dio. Non si vorrà il peccato, perchè dissipa la roba; ma non per­chè offende Dio. O menti storte di peccatori! O anima che mediti, poni mente alla dottrina evangelica: “Se il tuo occhio sarà semplice, tutto il tuo corpo sarà splendente: ma se il tuo occhio sarà malizioso, tutto il tuo corpo sarà tenebroso”.
Retta intenzione a Dio, se vuoi che ti sia­no parimenti di merito il fare il bene e il fug­gire il male. Cammina, o anima, alla luce di questo insegnamento e, in breve, sarai santa! O Maria, eccelsa sopra tutte le creature. Voi che tutto potete, siate col Vostro esempio il rifugio sicuro alle nostre anime nella retti­tudine della vita.

3. punto
Considera, o anima, come gli occhi di Ma­rra non solo si paragonano agli occhi di co­lomba, ma anche a due fontane d'acqua di gran pregio: sicut piscinae in Hesebon; e questo è un gran mistero. Ella, infatti, destinata dall'Altissimo nella sua concezione ad es­sere mediatrice del genere umano, cominciò dal primo istante ad aver la pienezza delle grazie anche per noi, come fontana che riversa fuori di se, a ristoro de' bisognosi, limpide e fresche onde.
E Maria, dal primo istante, fu inclita per misericordia, fu l'avvocata de' miseri, interce­dendo davanti al tribunale di Dio pel perdono dei colpevoli, per la redenzione del mondo, per la salvezza de' peccatori.O anima che mediti, sollevi pure il tuo cuo­re! Noi abbiamo Maria, tutta bella e tutta piena di misericordia per noi. Ma procuriamo d'imitarLa ancor noi nell'aver misericordia verso i bisognosi, nel perdonare a' nostri of­fensori; giacchè trovano misericordia quelli che avranno usato la misericordia.
O Maria, unica speme de' peccatori, Voi che il tutto valete, degnateVi di rivolgere quei Vostri occhi misericordiosi a noi, acciocchè in tutti i nostri voleri abbiamo sempre la pura intenzione a Dio solo: O clemens, o pia, o dulcis Virgo Maria!
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Preghiera alla Santissima Trinità

O Dio, uno e trino, mistero luminoso che tutto illumina, tu non sei solitudine, ma comunione: tre persone che si conoscono così intimamente e si amano così profondamente da essere una cosa sola.
Per questo noi crediamo che dove più persone diverse e distinte s’impegnano a conoscersi sempre più a fondo e ad amarsi, sacrificandosi l'uno per l'altro, in Cristo, tuo Figlio, lì o Dio uno e trino, nascosto ed inaccessibile ti riveli rendendoti manifesto ed accessibile.
Perciò, o Signore, ti preghiamo: aiutaci tu a realizzare tra noi, nonostante la nostra fragilità, una vera comunione di persone, capace di rivelare al mondo il tuo mistero d'amore.
Amen.

Pensieri 119

La povertà è tra i fattori che favoriscono e aggravano i conflitti, anche armati. A loro volta questi ultimi alimentano tragiche situazioni di povertà… Quasi la metà di coloro che vivono in povertà assoluta oggi è rappresentata dai bambini. Considerare la povertà ponendoci dalla parte dei bambini induce a ritenere prioritari quelli obiettivi che li interessano più direttamente come, ad esempio, la cura delle madri, l’impegno educativo, l’accesso ai vaccini, alle cure mediche e all’acqua potabile, la salvaguardia dell’ambiente e, soprattutto, l’impegno a difesa della famiglia e della stabilità delle relazioni al suo interno. Quando la famiglia s’indebolisce, i danni cadono inevitabilmente sui bambini. Ove non è tutelata la dignità della donna e della mamma, a risentirne sono ancora principalmente i bambini… Le ingenti risorse materiali e umane impiegate per le spese militari e per gli armamenti vengono di fatto distolte dai progetti di sviluppo dei popoli, specialmente di quelli più poveri e più bisognosi di aiuti. E questo va contro a quanto afferma la stessa Carta delle Nazioni unite, che impegna a “promuovere lo stabilimento e il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale con il minimo dispendio delle risorse umane ed economiche mondiali per gli armamenti”(art. 56) (Papa Benedetto XVI, dal Messaggio per la giornata della pace del 1 gennaio 2009).

La Trinità creatrice è il modello tassativo dell’uomo, sua immagine. Il comandamento di Gesù: “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli” (Mt 5,48) significa: il comportamento trinitario sia il vostro modello di vita. E il modello trinitario è il modello della relazione, della pericoresi, dell’amore. Non ci sono altre strade per poter diventare imitatori di Dio, per giungere alla perfezione. Bisogna passare dalla pretenziosa affermazione di sé all’altruistico mettersi in disparte e fare spazio all’altro.

L’individualismo occidentale avrebbe potuto essere evitato, se Dio fosse stato compreso in modo trinitario e non monoteistico (J. Moltmann, Sulla Trinità 27, D’Auria, Napoli 1982).

L’individualismo è un sistema di costumi, di idee e di istituzioni che organizza l’individuo sulla base di un atteggiamento di isolamento e di difesa. Fu l’individualismo a costituire l’ideologia e la struttura dominante della società borghese occidentale tra il XVIII e il XIX secolo. Un uomo astratto, senza relazioni o legami con la natura, dio sovrano in seno a una libertà senza direzione e senza misura, che subito manifesta verso gli altri diffidenza, calcolo, rivendicazione; istituzioni ridotte ad assicurare la convivenza reciproca degli egoismi, o a trarne il massimo rendimento associandoli tra loro in funzione del profitto: ecco il tipo di società che sta agonizzando sotto i nostri occhi, uno dei più miseri che la storia abbia conosciuto. Esso è l’antitesi stessa del personalismo, il suo più diretto avversario (E. Mounier, Il personalismo 47, AVE, Roma 1964).

La persona è un’affermazione di disponibile umiltà.

L’uomo non riesce ad essere se stesso che nella misura in cui si apre al dialogo e al dono.

Per tutti i cristiani, nessuno escluso, il radicalismo evangelico è un’esigenza fondamentale e irrinunciabile, che scaturisce dall’appello di Cristo a seguirlo e ad imitarlo, in forza dell’intima comunione di vita con lui operata dallo Spirito (Giovanni Paolo II, papa, Lettera Pastores dabo vobis)

"Il chinarsi è un gesto materno. Si chinano tanto le mamme che le loro spalle ben presto ne portano il segno, l'inconfondibile segno della maternità che discende e accondiscende. Nella religione è tutto un chinarsi. "Si chinano i cieli... si chinò sulla bara... chinatosi, si mise a scrivere col dito in terra... E chinato il capo, spirò!”. Così risponde il Figlio di Dio alle ipocrite rigidezze dei figli degli uomini (Primo Mazzolari, Il solco).

Gesù sarà in agonia fino alla fine del mondo: durante questo tempo, non bisogna dormire (B. Pascal, Pensiero 553).

Il Cuore di Gesù, l’amore di Gesù, è tutto il Vangelo (Venerabile Leone Dehon, 1843-1925).

Il Verbo di Dio assume un cuore di carne per divinizzare la materia e riscattarla al pari dell’anima dell’uomo… E’ in questo cuore che la misericordia e la verità si sono incontrate, che la giustizia e la pace si sono abbracciate: è il luogo degli sponsali celesti, delle nozze divine, del bacio eterno tra Dio e l’uomo. Il Verbo ha assunto un cuore umano per fare di sé il luogo, il santuario dell’amore reciproco di Dio e degli uomini (Leone Dehon).

La devozione al Sacro Cuore si riferisce a tutti i misteri e a tutti gli stati di vita di nostro Signore. Di tutto essa dà spiegazione con questa unica parola: Amore. Tutta la sua vita è stata adorazione e amore, dall’abbassamento dell’incarnazione fino alla morte sulla croce; immolazione esteriore con la sofferenza, l’umiliazione, la povertà; umiliazione interiore con l’amore e l’adorazione. E’ la prima finalità del sacrificio. E’ anche il primo atto della sua vita eucaristica (Leone Dehon).

Dio non sa cosa farsene del nostro sapere e delle nostre opere se non possiede il nostro cuore (Leone Dehon)

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Pregare è la via per affrontare tutti i mali

Pregare è la via per affrontare tutti i mali di cui soffriamo. (Forgia, 76)

L'orazione — ricordalo — non consiste nel fare bei discorsi, dire frasi magniloquenti o consolanti...
Orazione è a volte uno sguardo a un'immagine del Signore o di sua Madre; altre volte, una supplica, in parole; altre ancora, l'offerta delle buone opere, dei risultati della fedeltà...
Come il soldato che sta di sentinella, così dobbiamo stare noi alla porta di Dio nostro Signore: e questo è orazione.
O come si accuccia un cagnolino ai piedi del suo padrone.—E non esitare a dirglielo: Signore, sono qui come un cane fedele; o, meglio, come un somarello, che non darà calci a chi lo ama.(Forgia, 73)

La tua orazione non può limitarsi a sole parole: deve avere contenuti reali e conseguenze pratiche.(Forgia, 75)
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Il tuo volto, Signore, io cerco

Sant'Anselmo d'Aosta (1033-1109), monaco, vescovo, dottore della Chiesa
Proslògion, 1

« Ma tu, Signore, fino a quando ? » (Sal 6, 4). « Fino a quando continuerai a dimenticarmi ? Fino a quando mi nasconderai il tuo volto ? » (Sal 12, 2).
Quando ci guarderai e ci esaudirai ? Quando illuminerai i nostri occhi e ci mostrerai la tua faccia ? Quando ti restituirai a noi ?
Guarda, Signore, esaudiscici, illuminaci, mostrati a noi. Ridonati a noi perché ne abbiamo bene : senza di te stiamo tanto male.
Abbi pietà delle nostre fatiche, dei nostri sforzi verso di te : non valiamo nulla senza te. Ci inviti tu, quindi aiutaci.
Ti prego, Signore, non lasciarmi sospirare dalla disperazione ; concedimi piuttosto di respirare la speranza...
Mi sia permesso almeno di intravedere la luce, anche da lontano, anche dalle profondità.
Insegnami a cercarti e mostrati quando ti cerco : non posso cercarti se tu non mi insegni, né trovarti se non ti mostri.
Che io ti cerchi desiderandoti e ti desideri cercandoti, che io ti trovi amandoti e ti ami trovandoti.
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giovedì 3 dicembre 2009

Novena all'Immacolata - giorno 6 (4/12)

Sicut turris eburnea. (Cantico dei Cantici, VII, 4)
Come torre d'avorio.

1. punto
Considera, o anima, come Maria viene ras­somigliata nella Cantica ad una Torre d'avorio, per la purissima virtù del suo spirito, con la quale mantenne sempre elevata la sua mente al Cielo, e mai china sulle cose di questa ter­ra; e ciò fece dal primo istante di sua Im­macolata Concezione, considerando che ogni bene è da Dio.
Pertanto, gratissima al Creatore, Lo benediceva e ringraziava per averLa fatta perfettissima tra le creature; d'averLe data una anima pura dalla colpa comune ed un corpo incontaminato da ogni fomite di concupiscen­za. O anima che mediti, tu sei di quegli in­grati che, ricolmati d'infiniti benefici dal, Si­gnore, non levano la mente al Cielo per rin­graziarlo.
Con tale ingratitudine ti rendi simile alle bestie immonde, che stanno sempre col capo chino verso la terra e si nutrono dei frutti senza mirare mai quell'albero che abbondan­temente ce li manda.
Come puoi, adunque, scordarti di Dio, da cui hai ricevuto ogni bene di natura, di gra­zia e di fortuna ?
O Maria, anima gratissima sopra tutte le altre, donate a me pure grazia di gratitudine a Dio, come a mio Creatore.

2. punto
Considera, come Maria non solamente te­neva elevato il suo Spirito purissimo al Cielo, pe' benefici
che in quel primo istante aveva ricevuto da Dio, come Creatore, ma anche lo teneva elevato per i benefici che aveva da ri­cevere dall'istesso Dio, come Conservatore, di­mostrandosi gratissima l'Inclita fra le creature alla Bontà ed alla Provvidenza dell'Altissimo.
Rifletti, o anima che mediti, che la tua di­pendenza da Dio è infinitamente maggiore di ogni altra che hai di ordine naturale. In questo la tua dipendenza è relativa o temporanea o accidentale; essa è in rapporto a certe per sone, a certa età, per un dato tempo, per un determinato luogo; ma la tua dipendenza da Dio è essenziale, assoluta, continua.
Senza il concorso dell'opera conservatrice di Dio, tu tor­neresti nel tuo nulla: senza la sua grazia tu torneresti nel nulla della colpa. Or vedi, se hai bisogno di Dio!... E se questo bisogno è incessante, perchè, dunque, non tenere lo spi­rito elevato a lodare, benedire e magnificare la Bontà di questo Dio?...
O Vergine gloriosissima, Voi che singolar­mente corrispondeste a Dio con incessanti lodi, donate a me pure grazie di riconoscenza al­l'Altissimo, come a mio Creatore.

3. punto
Considera, come Maria teneva ancora ele­vato il suo Spirito a lodare Dio pe' benefici che sperava della futura gloria, riconoscendo con gratitudine il suo Dio, fin da quel primo istante, non solo come Creatore e Conservatore della vita presente, ma anche come Glorificatore benignissimo della vita futura.
O anima che mediti, se tu, come viatrice, cammini al Cielo, perchè dunque la speranza non ti solleva a mirare il Cielo?...Se il tuo obbligo ti costringe a tenere la mente elevata in Dio pe' benefici che ricevi in questa vita, quanto maggiormente non devi farlo per quelli che ti speri nell'altra ? ...
Imita, pertanto, la perfettissima e gran Regina a tenere elevati la mente e il cuore, intenti a magnificare l'Altissimo per la spe­ranzadell'Eterno Bene il quale non è altro che 1'istesso Iddio nella beatissima gloria del Pa­radiso.
O Maria, spirito elevatissimo sopra tutti i creati spiriti, donate a me pure grazia di amo­re e di riconoscenza a Dio nella speranza della mia glorificazione.
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Servitore di tutti gli uomini

Quando si vive davvero la carità, non rimane tempo per cercare sé stessi; non c'è spazio per la superbia; non avremo in mente altro che occasioni di servire! (Forgia, 683)

Pensate un po, alle caratteristiche di un somaro, ora che ne restano così pochi.
Non pensate all'animale vecchio e cocciuto, che sfoga i suoi rancori tirando calci a tradimento, ma all'asinello giovane, dalle orecchie tese come antenne, austero nel cibo, tenace nel lavoro, che trotta lieto e sicuro. Vi sono centinaia di animali più belli, più abili, più crudeli. Ma Cristo, per presentarsi come re al popolo che lo acclamava, ha scelto lui.
Perché Gesù non sa che farsene dell'astuzia calcolatrice, della crudeltà dei cuori aridi, della bellezza appariscente ma vuota. Il Signore apprezza la gioia di un cuore giovane, il passo semplice, la voce non manierata, gli occhi limpidi, l'orecchio attento alla sua parola d'amore. Così regna nell'anima.

Se lasciamo che Cristo regni nella nostra anima, non saremo mai dei dominatori, ma servitori di tutti gli uomini. Servizio: come mi piace questa parola! Servire il mio Re e, per Lui, tutti coloro che sono stati redenti dal suo sangue. (E' Gesù che passa, nn. 181-182)
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Pensieri 118

Molti pensano che sia sufficiente credere alla morale di Cristo per essere cristiano. Non la morale di Cristo, né l’insegnamento di Cristo salveranno il mondo, ma precisamente la fede in ciò: che il Verbo si è fatto carne (F. Dostoevskij).

Per la sua funzione sociale fondamentale, la famiglia ha diritto a essere riconosciuta nella sua libertà e a non essere confusa con altre forme di convivenza, e anche a poter contare sulla dovuta tutela culturale, giuridica, economica, sociale, sanitaria e, in modo particolare, su un sostegno che, tenendo conto del numero dei figli e delle risorse economiche disponibili, sia sufficiente a permettere la libertà di educazione e di scelta della scuola.
(Benedetto XVI – Messaggio alle famiglie, 17 gennaio 2009).

Se conoscessi il mistero immenso del Cielo dove ora vivo, questi orizzonti senza fine, questa luce che tutto investe e penetra, non piangeresti se mi ami! Sono ormai assorbito nell'incanto di Dio nella sua sconfinata bellezza. Le cose di un tempo sono così piccole al confronto! Mi è rimasto l'amore di te, una tenerezza dilatata che tu neppure immagini. Vivo in una gioia purissima. Nelle angustie del tempo pensa a questa casa ove un giorno saremo riuniti oltre la morte, dissetati alla fonte inestinguibile della gioia e dell'amore infinito.
Non piangere se veramente mi ami! (S. Agostino).

Quelli dunque che sono molto attivi e che pensano di abbracciare il mondo con le loro prediche e con le loro opere esteriori ricordino che sarebbe di maggior profitto per la Chiesa e molto più accetti a Dio, senza parlare del buon esempio che darebbero, se spendessero almeno la metà del tempo nello starsene con Lui in orazione, anche se non fossero giunti ad un’orazione così alta com’è questa. Certamente allora con minor fatica otterrebbero più con un’opera che con mille per il merito della loro orazione e per le forze spirituali acquistate in essa, altrimenti tutto si ridurrà a dare veramente colpi di martello e a fare poco più che niente, talvolta anzi niente e anche danno. Dio non voglia che il sale diventi insipido, poiché allora quantunque sembri che produca all’esterno qualche effetto buono, di fatto non fa niente, essendo certo che le buone opere non si possono fare se non in virtù di Dio (San Giovanni della Croce, Cantico Spirituale B, strofa 29, 3).

Maria viene a ricordarci che la preghiera, intensa e umile, confidente e perseverante, deve avere un posto centrale nella nostra vita cristiana. La preghiera è indispensabile per accogliere la forza di Cristo. “Chi prega non spreca il suo tempo, anche se la situazione ha tutte le caratteristiche dell’emergenza e sembra spingere unicamente all’azione” (Enciclica Deus caritas est, n. 36). Lasciarsi assorbire dalle attività rischia di far perdere alla preghiera la sua specificità cristiana e la sua vera efficacia. La preghiera del Rosario, così cara a Bernadette e ai pellegrini di Lourdes, concentra in sé la profondità del messaggio evangelico. Ci introduce alla contemplazione del volto di Cristo. In questa preghiera degli umili noi possiamo attingere grazie abbondanti (Benedetto XVI, omelia a Lourdes, 14 settembre 2008).

La croce ha esercitato la sua forza di attrazione su tutta la terra e lo ha fatto non servendosi di mezzi umanamente imponenti, ma dell'apporto di uomini poco dotati. Il discorso della croce non è fatto di parole vuote, ma di Dio, della vera religione, dell'ideale evangelico nella sua genuinità, del giudizio futuro. Fu questa dottrina che cambiò gli illetterati in dotti. Dai mezzi usati da Dio si vede come “la stoltezza di Dio sia più saggia della sapienza degli uomini, e come la sua debolezza sia più forte della fortezza umana” (1Cor 1,25).
In che senso più forte? Nel senso che la croce, nonostante gli uomini, si è affermata su tutto l'universo e ha attirato a sé tutti gli uomini. Molti hanno tentato di sopprimere il nome del Crocifisso, ma hanno ottenuto l'effetto contrario. Questo nome rifiorì sempre di più e si sviluppò con progresso crescente. I nemici invece sono periti e caduti in rovina. Erano vivi che facevano guerra a un morto, e ciononostante non l'hanno potuto vincere... I filosofi, i re e, per così dire, tutto il mondo che si perde in mille faccende, non possono nemmeno immaginare ciò che dei pubblicani e dei pescatori poterono fare con la grazia di Dio... Pensando a questo fatto, Paolo esclamava: “Ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini” (1Cor 1,25). Infatti, come poteva venire in mente a dodici poveri uomini, e per di più ignoranti, che avevano passato la loro vita sui laghi e sui fiumi, di intraprendere una simile opera? (San Giovanni Crisostomo 345-407, vescovo di Costantinopoli, dottore della Chiesa, Omelie sulla prima Lettera ai Corinzi, PG 61,34-36).

Secondo il Concilio, le responsabilità in ordine all’ateismo erano di due specie: una pratica, l’incoerenza e la vita discordante dalla predicazione; un’altra teorica, che era l’inesatto annuncio di Dio. I capitoli dell’esame di coscienza sono gli stessi. In questo senso, anche la teologia è chiamata in causa. L’invito ad annunciare Dio nella sua integrità e purezza, nel suo amore misericordioso e paziente, nella sua condivisione totale e senza riserve con le sorti dell’uomo, non può non coinvolgere l’attenzione vigile della riflessione teologica (Giordano Frosini, La Trinità mistero primordiale, 24, EDB Bologna 2000).

In ciascuno di noi c’è un peccatore e un santo. L’uno e l’altro si sviluppano su un piano che gli è proprio. L’uno e l’altro, non l’uno o l’altro. Tutti e due nello stesso tempo […]. Se l’uomo è peccatore, se ha cioè il sopravvento sul santo, il santo si sviluppa come può, come può sul piano immaginativo […]. Ne consegue che un peccatore che si converte non parte mai da zero. Ha progredito durante la sua vita di peccatore. Il santo che doveva essere è progredito (Julien Green, Journal III, 1225).

Quando san Giovanni dice e ripete nella sua prima lettera: “Dio è amore” (1Gv 4,8.16), dobbiamo comprendere con la tradizione che l’amore non è un attributo di Dio che, per quanto il primo, sarebbe uno dei suoi attributi. Ciò che l’apostolo afferma è che l’amore è soggetto: dire Dio, è dire Amore. Gli attributi di Dio sono pertanto gli attributi dell’amore: è l’amore a essere onnipotente, sapiente, libero, buono e bello. Così, continuità e rottura tra la rivelazione dell’Antico Testamento e quella del Nuovo sussistono contemporaneamente. Nulla dell’Antico è venuto meno, ma tutto è trasfigurato alla radice. In realtà sono i nomi che l’Antico Testamento dava a Dio a essere fonte di equivoci, se non sono compresi, alla luce dell’evangelo, come preludi allo svelamento supremo, e già svelamento. Perché l’esperienza e la riflessione manifestano da una parte che la potenza, la sapienza, la bontà… sono grandezze autentiche solo in quanto dimensioni dell’amore, e dall’altra che l’amore stesso è una grandezza solo se è potente, sapiente, buono… Così, sono due gli errori da evitare: misconoscere che l’amore non è attributo, ma soggetto; privare il soggetto degli attributi a lui essenziali (F. Varillon, L’umiltà di Dio, Edizioni Qiqajon 1999, 75-76).

Preghiera
Signore Gesù, si sta spegnendo l’amore e il mondo diventa freddo, inospitale, invivibile.
Spezza le catene che ci impediscono di correre verso gli altri.
Aiutaci a ritrovare noi stessi nella carità.
Signore Gesù, il benessere ci sta disumanizzando, il divertimento è diventato una alienazione, una droga, e lo spot monotono di questa società è un invito a morire nell’egoismo.
Signore Gesù, riaccendi in noi la scintilla dell’umanità che Dio ci pose nel cuore all’inizio della creazione.
Liberaci dalla decadenza dell’egoismo e ritroveremo subito la gioia di vivere e la voglia di cantare.
(Cardinale Angelo Comastri)
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Fondato sopra la roccia, Cristo

Origene (circa 185-253), sacerdote e teologo
Omelie su Luca, 26, 4-5 ; SC 87, 341

Quando affronti coraggiosamente la tentazione, non è questa a renderti fedele e paziente, ma essa mette in luce virtù di pazienza e fortezza che erano in te, ma nascoste. “Credi, dice il Signore, che io avessi nel parlarti uno scopo diverso da quello di manifestare la tua giustizia? ” (Gb 40,3 LXX). E altrove aggiunge: “Ti ho umiliato e ti ho messo alla prova per manifestare quello che avevi nel cuore” (Dt 8, 3-5).

Nello stesso senso, la tempesta non lascia in piedi una casa edificata sulla sabbia; se vuoi che resista, costruisci sulla roccia.
Una volta scatenata, non potrà rovesciare un edificio costruito sulla pietra; rivelerà invece quanto siano deboli le fondamenta di ciò che vacilla sulla sabbia.
Per questo motivo, prima che la tempesta si scateni, prima che soffino le raffiche di vento e i torrenti si gonfino, mentre ancora tutto è nel silenzio, dedichiamo ogni cura alle fondamenta della costruzione, eleviamo la nostra casa con le molteplici e solide pietre dei comandamenti di Dio; allora, quando la persecuzione incrudelirà, quando la bufera delle sciagure si scatenerà contro i cristiani, potremo mostrare che il nostro edificio è fondato sulla roccia, Cristo Gesù (1 Cor 3,1)
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Novena all'Immacolata - giorno 5 (3/12)

Sicut duo hinnuli gemelli capreae. (Cantico VII, 3)
Come due teneri capretti gemelli.

1. punto
Considera, o anima, come Maria ebbe nella sua Concezione l'intelletto e la mente piena di scienza e di sapienza divina, in guisa da cono­scere profondamente con l'abito della fede e con i doni infusi la maestà, la grandezza, le perfezioni di Dio. Così conobbe la bontà di Lui diffusa in tutte le creature, l'Onnipotenza con cui le ha create e le conserva, la Provvidenza con cui le regge e governa, la Misericordia con la quale perdona, la Giustizia con cui punisce, e tutti gli altri attributi di Lui. In tal modo da quel primo istante e per sempre conservò Maria la sua mente occupata in Dio; e quan­tunque avesse una piena scienza delle creature, non per tanto deviò mai l'intelletto dal centro suo.E qui, che, sebbene per l'ordinario la scienza gonfia, pure la pienezza di una scienza sì sublime non rese gonfio in maniera alcuna il suo spirito, ma fu sempre umilissima nella cognizione di se stessa. Tu, al contrario, sei ignorante di Dio, mantendo la tua mente ozio­sa ed occupata nelle scienze vane delle crea­ture .... oppure, se hai qualche notizia del Crea tore, subito la superbia t'innalza a voler sapere di Dio quello che non spetta.

O Vergine beatissima, Voi che siete invo­cata la sede della Sapienza - Sedes sapientiae - illuminate, Vi prego, la mia mente della co­gnizione vera e necessaria del mio Dio!

2. punto
Considera, come anche la volontà di Ma ria fu ripiena di una ferventissima divozione a Dio. La divozione consiste principalmente nella virtù di pregare, e Maria fu quella crea­tura divotissima, che conservò sempre in ora­zione il suo spirito, eleggendo Dio dal primo istante della sua Immacolata Concezione, come il suo Diletto soavissimo da tenerne sempre ripieni la mente e il cuore.
O Maria, - Vas insigne devotionis - vaso in­siegne di divozione, beatissima Voi! O anima che mediti, donde viene che oggi è mancata l'osservanza della divina legge? Perchè è man­cato lo spirito dell'orazione: - nemo est qui recogitet corde - non vi è nessuno che rifletta in cuor suo! Anche negli ecclesiastici si stu­dia Dio, si predica Dio, s'insegna Dio, si di­sputa Dio; negli Evangeli e nelle scritture si legge di Dio .... eppure si ha uno spirito ari­do, senza divozione a Dio.Scienza assai, e orazione niente; ogni pa­bolo è per l'intelletto, e niente per la volontà.
In carità Vi prego, o Maria, a farmi amica l'o­razione, acciocchè a vostra imitazione possa io pure dire al Signore: « la meditazione del mio cuore è sempre rivolta al tuo cospetto » meditatio cordis mei in conspectu tuo semper! (Salm. XVIII, 14).

3. punto
Considera, come la mente e la volontà di Maria sono dalle sacre carte paragonate, per la uguaglianza di pienezza, a due teneri caprettini gemelli: sicut duo hinnuli gemelli capreae. I gemelli sono quelli che, nati al medesimo par­to, sono eguali nell'altezza e grandezza; così Ma­ria fin dal primo istante di sua Immacolata Con­cezione, ebbe una mente piena di scienza di Dio, ed una volontà ugualmente piena di di­vozione a Dio. E questa pienezza fu di tal guisa uguale nelle due potenze, che non fu maggiore nel Suo spirito la scienza, che la divozione.O anima che mediti, quanto si manca da te in questa uguaglianza!

Quando tu arrivi a fare una mezz'ora di orazione mentale, stimi di aver fatta gran cosa; e mentre ti senti tra­sportata dallo Spirito a prolungare la dimora del tempo, per gustare quanto è dolce il Si­gnore, allora appunto l'abbandoni. Che dire, dunque, di te, che cibi la tua volontà, ma non la riempi?! Non la divina grazia, ma tu... metti tu i limiti alla tua divozione...; a vo­lontà tua tassi la bontà di Dio, di volere quel tanto e non più. Come, Dio può riempire lo spirituo tuo di divozione?... E per questo non cammini avanti nella vita dell'orazione, ma resti in un medesimo stato e, forse... vai in­dietro!...
O Maria, Maestra di sapienza e vaso in­signe di devozione, donate al mio spirito, per vostra gran clemenza, un santo fervore per potere, con una vita divota, sacrificarmi a Dio.
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La vita matrimoniale, un cammino divino sulla terra

Guarda quanti motivi per venerare San Giuseppe e per imparare dalla sua vita: fu un uomo forte nella fede...; mandò avanti la sua famiglia — Gesù e Maria — con il suo lavoro gagliardo...; custodì la purezza della Vergine, che era sua Sposa...; e rispettò — amò! — la libertà di Dio, che non solo scelse la Vergine come Madre, ma scelse anche lui come Sposo della Madonna. (Forgia, 552)

Quando penso ai focolari cristiani, mi piace immaginarli luminosi e allegri, come quello della Sacra Famiglia. Il messaggio del Natale risuona con forza: Gloria a Dio nell'alto dei cieli, e pace in terra agli uomini di buona volontà. A esso si collega il saluto dell'Apostolo: La pace di Cristo regni nei vostri cuori; la pace di saperci amati da Dio nostro Padre, di essere una sola cosa con Cristo, protetti dalla Vergine Maria Santissima e da san Giuseppe.Questa è la grande luce che illumina la nostra vita e che, pur tra difficoltà e miserie personali, ci spinge ad andare avanti con perseveranza.
Ogni focolare cristiano deve essere un'oasi di serenità in cui, al di sopra delle piccole contrarietà quotidiane, si avverte — come frutto di una fede reale e vissuta — un affetto intenso e sincero, una pace profonda.Il matrimonio cristiano non è una semplice istituzione sociale, né tanto meno un rimedio alle debolezze umane: e un'autentica vocazione soprannaturale. Sacramento grande in Cristo nella Chiesa, dice san Paolo e, al tempo stesso, contratto che un uomo e una donna stipulano per sempre, perché — lo si voglia o no — il matrimonio istituito da Cristo è indissolubile: segno sacro che santifica, azione di Gesù che pervade l'anima di coloro che si sposano e li invita a seguirlo, perché in Lui tutta la vita matrimoniale si trasforma in un cammino divino sulla terra.(E' Gesù che passa, nn. 22-23)
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mercoledì 2 dicembre 2009

Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina

San Cirillo di Alessandria (380-444), vescovo e dottore della Chiesa Commento a Isaia, III, 1

«Hai trasformato la città in un mucchio di sassi, la cittadella fortificata in una rovina, la fortezza degli stranieri non è più una città, non si ricostruirà mai più. Per questo ti glorifica un popolo forte» (Is 25,2-3)
Rientra nel «progetto fedele» (v.1) del Dio onnipotente e nei suoi consigli irreprensibili, che le «città fortificate» vengano abbattute e «ridotte in mucchi di sassi», che siano come scosse «dalle loro fondamenta» e senza speranza di potersi un giorno risollevare: «Non sarà mai più riedificata» dice il testo.
Queste città abbattute, secondo noi, non sono quelle che si possono percepire con i sensi, non sono gli uomini che vi abitano. Ma, a nostro parere, si tratta piuttosto di ognuna delle potenze malvagie e ostili, e prima di tutto di Satana, che è chiamato qui una città, e una «città forte»...
Quando l'Emmanuele è apparso e ha brillato sul mondo, l'empia schiera delle potenze avversarie è stata distrutta, Satana è stato abbattuto «dalle sue fondamenta»; è caduto, è indebolito per sempre e non può più sperare di risollevarsi un giorno, né di rialzare il capo.
Per questo «il popolo povero e la città degli uomini oppressi ti benedirà» (LXX). Israele è stato chiamato alla conoscenza di Dio attraverso la pedagogia della Legge, è stato colmato di ogni bene da Dio. Sì, è stato salvato e ha ottenuto in eredità la terra della promessa. Ma la moltitudine delle altre nazioni che sono sotto il cielo era privata di questi beni spirituali...
Quando è apparso il Cristo in persona e, scacciando la tirannide del diavolo, le ha condotte al suo Dio e Padre, allora esse sono state arricchite dalla luce della verità, dalla partecipazione alla gloria divina, dalla grandezza della vita evangelica.
Per questo hanno innalzato inni di azione di grazie al Dio e Padre: «Sì, Signore, tu hai compiuto il tuo progetto concepito da lungo tempo e adempiuto in fedeltà e verità» (v.1) ricapitolando tutto in Cristo. Tu hai «rischiarato quelli che stavano nelle tenebre» (Lc 1,79) rovesciando le potenze che dominano il mondo (Ef 6,12), come si abbattono delle città fortificate. «Per questo il popolo povero ti benedirà, tutte le città ti glorificheranno».
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martedì 1 dicembre 2009

Novena all'Immacolata - giorno 4 (2/12)

Sicut acervus tritici vallatus liliis. (Cantico dei Cantici, VII, 2)
Come un monte di frumento circondato di gigli.

1. punto
Considera, o anima, come Maria dal primo istante di sua Immacolata Concezione fu fe­conda di sante operazioni, in modo che il Suo sacrato Spirito viene nelle sacre carte raffigu­rato, per la fecondità, ad una ricca massa di frumento.
E questo non è senza mistero, poichè il granaio del Paradiso non s'empirà d'altro che di frumento scelto e ben purgato; il che è l'i­stesso a dire, per nostro ammaestramento, di pensieri puri, di desideri santi, di opere vir­tuose, di cui dev'essere feconda un'anima per entrare nella gloria beata. E come della paglia e della zizzania si faranno fascicoli per bru­ciarli nel fuoco, così de' pensieri vani, delle opere infruttuose, de' desiderii cattivi eterna e lagrimevole dimora sarà l'Inferno. O anima che mediti, quale mai è stata sinora la tua fe­condità nel bene?!... O non sei andata dietro alle vanità, alle cure del secolo, a' cattivi de­siderii?!... O Vergine sacrosanta, donate an­che al mio spirito la Sella fecondità dei figli di Dio!...

2. punto
Considera ancora, che dovendo Maria con­cepire nella umanità il Verbo Eterno, il quale è il Frumento degli eletti e il pane di vita eter­na, era necessario che dal primo istante di sua Concezione, fosse fecondata di Spirito Santo la Sua mente per concepire spiritualmente da quel punto 1'istesso Figliuol di Dio, che doveva, a sua volta, renderla feconda d'ogni bene, d'o­gni grazia...
O Maria, beatissima Voi, che fo­ste di Dio mirabilmente feconda in tutto il Vostro essere!Ancor tu, o ,anima che mediti, puoi ad imi­tazione di Maria concepire spiritualmente il Figliuol di Dio; ma poichè non ti lasci fecon­dare dallo Spirito Santo, accogliendo docil-mente le ispirazioni della sua divina grazia, perciò non ti rendi abile a concepirLo, ed, al contrario, ti lasci invadere dalla prava concu­piscenza per concepire dolore e partorire ini­quità. Oh deplorevole miseria! O Maria, Ver­gine delle vergini, Madre purissima e castis­sima, pe' Vostri meriti fate che il Signore renda il mio spirito sterile al male e fecondo al bene.

3. punto
Considera, che lo Spirito di Maria si raf­figura nel cumulo di frumento tutto fornito e circondato di gigli, volendo significarci con ciò lo Spirito del Signore, che fu ammirabile la purità di Maria, essendo Ella pura con la purità verginale nel corpo e nell'anima. Fu am­mirabile Maria per la purità nel corpo, essendo vergine prima del parto e dopo il parto an­cora; molto più ammirabile per la purità del­l'anima, essendo tutta bella, intatta da ogni colpa.
Per sì eccelsa purità, il suo claustro ver­ginale, del corpo e dello spirito, fu chiuso al-l'intorno da gigli di purezza e di candore vallatus liliis.
In tutti è entrato il peccato di Adamo, fuorchè in Maria, essendo stata fatta speciosa, soave, illibata nella sua Immacolata Conce­zione.
E tu, anima che mediti, che fai frattanto al confronto di questo specchio purissimo, sen­za macchia?...
Riempiti di confusione, cono­scendo al chiaro le tue laidezze, impurità, soz­zure; detesta con sommo orrore ogni immon­dezza di peccato, per imitar Maria nella purità della grazia.
O Maria, Madre inviolata e incorrotta, soc­correteci della Vostra protezione nella pura fecondità di mente e di corpo!
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Non ti fidi per niente di te, e ti fidi in tutto di Dio

Non ti eri mai sentito più libero di adesso che la tua libertà è intessuta di amore e di distacco, di sicurezza e di insicurezza: perché non ti fidi per niente di te, e ti fidi in tutto di Dio. (Solco, 787)

L'amore di Dio è geloso; non lo si soddisfa se ci presentiamo all'appuntamento patteggiando condizioni: Dio attende con impazienza che ci diamo del tutto, senza conservare nel cuore degli angolini bui, ai quali non arrivano il piacere e la gioia della grazia e dei doni soprannaturali. Forse qualcuno può pensare: rispondere affermativamente a un Amore tanto esclusivo, non significa perdere la libertà?
Ciascuno di noi ha potuto sperimentare che servire Cristo Signore nostro talvolta comporta dolore e fatica.
Disconoscere questa realtà significherebbe non essersi mai incontrati con Dio. Ma l'anima innamorata sa anche che il dolore, quando sopraggiunge, non è che un'impressione fugace; si scopre ben presto che il peso è leggero e il giogo soave, perché è Lui a portarlo sulle sue spalle, come ha portato la croce, abbracciandola, quando era in gioco la nostra eterna felicità [Cfr Mt 11,30]. Eppure ci sono persone che non vogliono capire, che si ribellano al Creatore — ed è una ribellione impotente, meschina, triste —, che ripetono ciecamente la sterile invettiva raccolta dal Salmo: Spezziamo le sue catene gettiamo via i suoi legami! [Sal 2, 3], Si rifiutano di compiere, in eroico silenzio, con naturalezza. senza sfoggio e senza lamenti, il duro dovere quotidiano. Non riescono a capire che la Volontà di Dio, anche quando si presenta con sfumature di dolore, di esigenze costose, coincide esattamente con la libertà, che risiede soltanto in Dio e nei suoi progetti.
Sono anime che costruiscono barricate con la libertà. «La mia libertà, la mia libertà!». Hanno la libertà, e non la seguono; la contemplano, ne fanno un idolo di terracotta nella loro mente ristretta. E questa la libertà? Che frutto ricavano da questa ricchezza senza un impegno serio, che orienti tutta la vita? Un simile modo di fare si oppone alla dignità, alla nobiltà della persona umana. Manca la rotta la strada sicura che indirizzi il cammino su questa terra: queste anime — ne avrete conosciute anche voi — si lasceranno rapidamente trascinare dalla vanità puerile, dalla boria egoista, dalla sensualità. (Amici di Dio, 28-29)
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Il Dio della nostra fede non è un essere lontano

Considera ciò che di più bello e di più grande c'è sulla terra..., ciò che piace all'intelletto e alle altre facoltà..., e ciò che è godimento della carne e dei sensi...
Considera il mondo, e gli altri mondi che brillano nella notte: tutto l'Universo. —Ebbene, tutto ciò, unito a tutte le follie del cuore soddisfatte..., non vale niente, è niente e meno di niente, a confronto di questo Dio, mio! —tuo!—, tesoro infinito, perla preziosissima, umiliato, fatto schiavo, annichilito in forma di servo nella grotta dove volle nascere, nella bottega di Giuseppe, nella Passione e nella morte ignominiosa... e nella pazzia d'Amore della Santa Eucaristia. (Cammino, 432)

Bisogna adorare devotamente questo Dio nascosto: è lo stesso Gesù nato da Maria Vergine, lo stesso che realmente patì e fu immolato in Croce per noi, lo stesso dal cui fianco trafitto uscirono sangue e acqua.Questo è il sacro convito, in cui Cristo è nostro cibo, si perpetua il memoriale della sua Passione, l'anima è ricolma di grazia e a noi viene dato il pegno della gloria futura. La liturgia della Chiesa ha riassunto in queste brevi strofe i momenti culminanti della storia di ardente carità che il Signore ci dona. Il Dio della nostra fede non è un essere lontano, che contempla impassibile la sorte degli uomini: le loro fatiche, le loro lotte, le loro angosce.
È un padre che ama i suoi figli fino al punto di inviare il Verbo, Seconda Persona della Santissima Trinità, affinché si incarni, muoia per noi e ci redima. È lo stesso Padre affettuoso che adesso ci attrae dolcemente a se con l'azione dello Spirito Santo che abita nei nostri cuori.La gioia del Giovedì Santo procede da questo: dal comprendere che il Creatore si è prodigato per amore delle sue creature. Nostro Signore Gesù Cristo, come se non bastassero tutte le altre prove della sua misericordia, istituisce l'Eucaristia perché possiamo averlo sempre vicino, dal momento che Egli — per quanto ci è dato di capire — pur non abbisognando di nulla, mosso dal suo amore, non vuole fare a meno di noi.
La Trinità si è innamorata dell'uomo elevato all'ordine della grazia e fatto a sua immagine e somiglianza; lo ha redento dal peccato — dal peccato di Adamo, che ricadde su tutta la sua discendenza, e dai peccati personali di ciascuno — e desidera ardentemente dimorare nella nostra anima: Se uno mi ama osserverà la mia parola, e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. (E' Gesù che passa, 84)
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Non possiamo insegnare quello che non mettiamo in pratica

“Coepit facere et docere” — Gesù cominciò a fare e poi a insegnare: tu e io dobbiamo dare la testimonianza dell'esempio, perché non possiamo condurre una doppia vita: non possiamo insegnare quello che non mettiamo in pratica. In altre parole, dobbiamo insegnare quello che, perlomeno, ci sforziamo di mettere in pratica. (Forgia, 694)

Il Signore non si è limitato a dirci che ci amava, ma lo ha dimostrato con le opere. (…) Venne a insegnare, ma innanzitutto a fare; venne a insegnare, ma facendosi modello, facendosi Maestro ed esempio con la sua condotta.Possiamo ora continuare il nostro esame di coscienza davanti a Gesù Bambino.
Siamo decisi a fare in modo che la nostra vita serva di modello e di insegnamento agli uomini, nostri fratelli e nostri uguali?
Ognuno di noi è deciso a essere un altro Cristo?
Ma non basta dirlo con le labbra. Tu, che come cristiano sei chiamato a essere un altro Cristo — lo domando a ciascuno di voi e lo domando a me stesso — , meriti che si dica anche di te: coepit facere et docere?, e cioè che hai incominciato a fare le cose da figlio di Dio, attento alla volontà del Padre, in modo da spingere tutte le anime a prendere parte alle cose buone e nobili, divine e umane della Redenzione?
Vivi la vita di Cristo nella tua vita ordinaria in mezzo al mondo?
Fare le opere di Dio non è una bella frase: significa corrispondere all'invito di spendere la propria vita per Amore. Bisogna morire a se stessi per rinascere a vita nuova. Tale è l'obbedienza di Gesù, usque ad mortem, mortem autem crucis: propter quod et Deus exaltavit illum, e per questo Dio lo esaltò. (E' Gesù che passa, 21)
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