mercoledì 20 gennaio 2010

Non ti dia pena essere niente

Non dolerti se vedono le tue mancanze; l'offesa a Dio e lo scandalo che tu potresti cagionare: questo deve addolorarti. —Quanto al resto, lascia che sappiano come sei e ti disprezzino. —Non ti dia pena essere niente, perché così è Gesù che dovrà darti tutto. (Cammino, 596)

Dio nessuno l'ha mai visto — scrive san Giovanni Evangelista —; proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato [Gv 1, 18], presentandosi allo sguardo attonito degli uomini: dapprima, come un neonato, a Betlemme; poi, come un bambino uguale agli altri; più tardi, nel tempio, come un adolescente assennato e sveglio; e, alla fine, con la figura amabile e attraente del Maestro, che faceva breccia nei cuori delle folle che lo seguivano con entusiasmo.
Basta rievocare pochi tratti dell'Amore di Dio che si incarna, e subito la sua generosità ci tocca l'anima, ci accende, ci spinge dolcemente a un dolore di contrizione per il nostro comportamento, così spesso meschino ed egoista. Gesù Cristo non esita ad abbassarsi per elevare noi dalla miseria alla dignità di figli di Dio, di fratelli suoi. Tu e io, invece, sovente ci inorgogliamo stoltamente per i doni e i talenti ricevuti, facendoli diventare un piedistallo per imporci sugli altri, come se il merito di certe azioni, portate a termine con relativa perfezione, dipendesse esclusivamente da noi: Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto? E se l'hai ricevuto, perché te ne vanti come se non l'avessi ricevuto? [1, Cor 4, 7].Nel considerare la dedizione di Dio e il suo annichilimento — lo dico perché lo meditiamo, e ciascuno pensi a sé — la vanagloria, la presunzione del superbo rivelano la loro natura di peccati orrendi, proprio perché collocano la persona all'estremo opposto del modello che Gesù Cristo ci ha offerto col suo comportamento. Pensateci bene: Egli, che era Dio, umiliò se stesso. L'uomo, orgoglioso del proprio io, pretende a ogni costo di esaltare se stesso, non riconoscendo di essere fatto di rozza terraglia. (Amici di Dio, nn. 111-112)
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I farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire

Melitone di Sardi ( ? - circa 195), vescovo
Omelia sulla Pasqua , 82-90 ; SC 123, 107

Non avete visto Dio ; non avete riconosciuto il Signore ; non avete saputo che era proprio lui, il Primogenito di Dio, colui che è stato generato dal seno dell’aurora (Sal 109,3), colui che ha fatto sorgere la luce, che ha fatto brillare il giorno, separandolo dalle tenebre, che ha fissato i primi limiti, sospendendo la terra, disseccando l’abisso, spiegando il firmamento…, che ha creato gli angeli nel cielo, stabilendovi i troni, e ha plasmato l’uomo sulla terra. Ha scelto lui Israele e l’ha guidato da Adamo fino a Noè, da Noè ad Abramo, da Abramo ad Isacco e Giacobbe e ai dodici patriarchi. Ha condotto lui i vostri padri in Egitto e li ha protetti e nutriti. Li ha rischiarati con la colonna di fuoco e li ha ricoperti della nube, ha separato il Mar Rosso e li ha fatti attraversare. Lui ha dato loro la manna dal cielo, e li ha abbeverati dalla roccia, e ha dato loro la Legge e la terra promessa, ha inviato loro i profeti, e ha suscitato loro dei re. È venuto lui da voi, curando coloro che soffrivano, e risuscitando i morti… È lui che volete fare morire, è lui che consegnerete a prezzo d’argento…
Quanto stimate i benefici che vi sono stati concessi ?… Stimate ora la mano disseccata che egli ha reso al corpo. Stimate ora i ciechi nati che egli ha resi alla luce con una sola parola. Stimate ora i morti che egli ha risorto dal sepolcro dopo tre o quattro giorni… Inestimabili sono i doni che egli vi ha dato. Invece voi,… gli avete reso il male per il bene, l’afflizione per la gioia, e la morte per la vita.
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martedì 19 gennaio 2010

Novena a S. Sebastiano

O glorioso martire San Sebastiano, che per testimoniare la tua fede a Cristo Gesù ti sei fatto martirizzare, intercedi presso il Signore per quanto ti domandiamo.
(Si chieda la grazia…)

O glorioso martire San Sebastiano, che non avesti paura della persecuzione di Diocleziano, infondi anche a noi il coraggio di testimoniare con la nostra vita la fede in Cristo Gesù.

O glorioso martire San Sebastiano, che fosti trafitto in tutto il corpo dalle frecce scagliate dai tuoi aguzzini, scaglia le frecce della fede, della carità, della preghiera e dell’amore nei cuori degli uomini, affinché imitando le tue virtù si avvicinino all’ardente amore di Cristo Gesù.
Pater, Ave, Gloria

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Il comandamento nuovo dell'amore

Gesù nostro Signore ha tanto amato gli uomini, che si è incarnato, ha preso la nostra natura ed è vissuto in contatto quotidiano con poveri e ricchi, con giusti e peccatori, con giovani e vecchi, con gentili e giudei. Ha dialogato costantemente con tutti: con quelli che gli volevano bene e con quelli che cercavano solo il modo di travisare le sue parole, per condannarlo. — Cerca di comportarti anche tu come il Signore. (Forgia, 558)

Si comprendono benissimo l'impazienza, l'ansia, i desideri inquieti di coloro che, con un'anima naturalmente cristiana, non si rassegnano di fronte all'ingiustizia personale e sociale che il cuore umano è capace di creare. Sono tanti i secoli della convivenza degli uomini, e tanto è ancora l'odio, tante le distruzioni, tanto il fanatismo accumulato in occhi che non vogliono vedere e in cuori che non vogliono amare.Vediamo i beni della terra divisi tra pochi e i beni della cultura chiusi in cenacoli ristretti. Fuori, c'è fame di pane e di dottrina; e le vite umane, che sono sante perché vengono da Dio, sono trattate come cose, come numeri statistici. Comprendo e condivido questa impazienza: essa mi spinge a guardare a Cristo che continua a invitarci a mettere in pratica il comandamento nuovo dell'amore.Occorre riconoscere Cristo che ci viene incontro negli uomini, nostri fratelli. Nessuna vita umana è isolata; ogni vita si intreccia con altre vite. Nessuna persona è un verso a sé: tutti facciamo parte dello stesso poema divino che Dio scrive con il concorso della nostra libertà. (E' Gesù che passa, 111)
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Ricordati del giorno si sabato per santificarlo

Leone XIII, papa dal 1878 al 1903
Rerum novarum, 32

La vita di quaggiù, benché buona e desiderabile, non è il fine per cui noi siamo stati creati, ma via e mezzo a perfezionare la vita dello spirito con la cognizione del vero e con la pratica del bene. Lo spirito è quello che porta scolpita in sé l'immagine e la somiglianza divina, ed in cui risiede quella superiorità in virtù della quale fu imposto all'uomo di signoreggiare le creature inferiori, e di far servire all'utilità sua le terre tutte ed i mari (Gen 1,28)…
In questo tutti gli uomini sono uguali, né esistono differenze tra ricchi e poveri, padroni e servi, monarchi e sudditi, perché lo stesso è il Signore di tutti (Rm 10,12). A nessuno è lecito violare impunemente la dignità dell'uomo, di cui Dio stesso dispone con grande riverenza, né attraversargli la via a quel perfezionamento che è ordinato all'acquisto della vita eterna…
Di qui segue la necessità del riposo festivo. Sotto questo nome non s'intenda uno stare in ozio più a lungo, e molto meno una totale inazione quale si desidera da molti, fomite di vizi e occasione di spreco, ma un riposo consacrato dalla religione…Questa è principalmente la natura, questo il fine del riposo festivo, che Iddio con legge speciale, prescrisse all'uomo nel Vecchio Testamento, dicendogli: « Ricordati di santificare il giorno di sabato » (Es 20,8) e che egli stesso insegnò di fatto, quando nel settimo giorno, creato l'uomo, si riposò dalle opere della creazione: « Riposò nel giorno settimo da tutte le opere che aveva fatte » (Gen 2,2)
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Settimana di preghiera per unità cristiani - giorno 2

Testimoniare condividendo le nostre storie

“Di che cosa state discutendo tra voi mentre camminate?” (Lc 24, 17)

Geremia 1, 4-8 Va’ dove ti manderò
Salmo 98(97), 1-9 Cantate al Signore un canto nuovo!
Atti 14, 21-23 Dappertutto infondevano coraggio ai discepoli
Luca 24, 13-17a Di che cosa state discutendo tra voi mentre camminate?

Commento:
Condividere le nostre storie è un modo vigoroso di testimoniare la nostra fede in Dio. Ascoltarci l’un l’altro con rispetto e considerazione ci permette di incontrare Dio in ciascuna persona con cui condividiamo la nostra esperienza.
Geremia testimonia la potenza della chiamata del profeta da parte di Dio. Egli deve condividere ciò che ha ricevuto, così da permettere alla parola di Dio di essere ascoltata e vissuta.
Questa chiamata a proclamare la parola di Dio è anche sperimentata dai discepoli della chiesa primitiva, come testimonia la lettura degli Atti. Il salmo ci fa cantare a Dio con uno spirito di lode e ringraziamento. Il brano del vangelo di oggi rivela un Gesù che illumina la nostra cecità e dissipa le nostre disillusioni. Egli ci aiuta a comprendere le nostre storie all’interno dello svolgersi del piano di Dio.
Durante questa Settimana di preghiera ascoltiamo con attenzione le storie di fede di altri cristiani per incontrare Dio nella varietà dei modi in cui Egli si rivela.
Siamo anche consapevoli di poter condividere la nostra esperienza con altre persone, attraverso la realtà virtuale della tecnologia. I moderni mezzi di comunicazione ci possono aiutare a condividere e creare così una comunità più ampia e più estesa di quella puramente fisica.
Nell’ascolto partecipe dell’altro, cresciamo nella fede e nell’amore. Nonostante la diversità della nostra testimonianza personale e collettiva, ci troviamo strettamente congiunti nell’unica storia dell’amore di Dio per noi, rivelato in Gesù Cristo.

Preghiera:
O Dio della storia, ti ringraziamo per tutti coloro che hanno condiviso la loro storia di fede con noi, dando così testimonianza della tua presenza nella loro vita.
Ti lodiamo per la varietà della nostre storie, sia come individui che come chiese.
In queste storie vediamo il dispiegarsi dell’unica storia di Gesù Cristo.
Ti preghiamo: donaci il coraggio e la convinzione di condividere la nostra fede con quanti incontriamo, così da permettere alla tua parola di diffondersi a tutti. Amen.

Domande per la riflessione personale
1. Diffondi il vangelo a parole, o solo “a chiacchere”?
2. Sei realmente disponibile ad avvicinarti alle storie degli altri? E le chiese, lo sono?
3. Quanto sei pronto a condividere con altri la tua storia di fede, per rendere così testimonianza alla presenza di Dio nella tua esperienza personale della vita e della morte?
4. Sei consapevole dell’enorme potenziale che i mezzi di comunicazione offrono alla chiesa oggi?

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lunedì 18 gennaio 2010

Info da Medjugorje: Testimonianza di un giovane

Ci sono dei luoghi e delle persone, nella vita, che una volta conosciuti ti segnano per sempre, luoghi che sanno far rivivere in te amore vero, che ti illuminano e ti infondono pace.Uno di questi luoghi, per me, si chiama Medjugorje. È un luogo speciale e diverso dagli altri, perché lì si respira e si tocca in modo concreto la presenza materna di Maria, la Regina della Pace, che Gesù dall’alto della croce ci ha donato come madre, lei che fin dai primi tempi delle apparizioni ci ha detto: “Cari figli, ricordatevi che sono vostra madre e che vi amo!”.
Ogni pellegrinaggio compiuto in questa terra benedetta, è stato per me un’esperienza unica nell’Amore di Dio, un invito a vivere la Pace nel mio cuore attraverso la preghiera, dialogo intimo e filiale col Padre.
Solo mediante la preghiera, infatti, è possibile vivere la Pace di Dio nella nostra vita e dare un senso alle nostre croci quotidiane, trasformandole in mezzo di salvezza e redenzione. “Cari figli,” ha detto Maria “la preghiera è il fondamento della vostra vita, pregate, pregate,pregate!” .
Sono stati proprio i due colli che circondano la grande chiesa parrocchiale di Medjugorje, il Krizevac da una parte e il Potbrdo dall’altra a richiamare in quest’ultimo pellegrinaggio la mia attenzione su questa grande verità.Il Krizevac rappresenta la croce ed il calvario di ogni essere umano credente o non credente a qualunque razza o epoca appartenga.
Nel Krizevac c’è la mia croce, la tua sofferenza, i dolori ed il pianto di tutta l’umanità, il dramma di intere generazioni.Ma accanto al Krizevac , la Madonna ha voluto costruire un altro piccolo monte: è la collina delle prime apparizioni, il Potbrdo, dove inizialmente i veggenti hanno potuto nutrirsi, estasiati, della visione beatificata della Regina della Pace.
Esso simboleggia il Monte Tabor, il sacro monte della preghiera e dell’orazione, dell’incontro personale tra Dio e l’uomo. È la collina della tenerezza e della Pace, dove anche noi possiamo, a piene mani, con cuore aperto, e attraverso la preghiera, ricevere grazia e benedizione.
Medjugorje è un invito , per noi cristiani , a costruire nella nostra vita, accanto alle nostre croci quotidiane, la collina delle apparizioni, la collina cioè della preghiera e della fede, del rosario e del sacrificio.Accanto alla collina delle apparizioni, il nostro Krizevac diventerà non più un luogo di condanna, ma di salvezza e redenzione. Mettiamo allora con fiducia al centro della nostra giornata la preghiera e in modo particolare il Rosario, così caro della Regina della Pace, e tutta la nostra esistenza sarà illuminata dalla Luce di Cristo ed avvolta dalla pace materna di Maria.

Juri Mondani Castelvetro, Modena

FONTE: Rivista “Medjugorje Torino – num. 125, Sett-Ott. 2005 – www.medjugorje. it
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Rendere piacevole la vita agli altri

Fino a quando manterrai la persuasione che gli altri debbano vivere sempre nella tua orbita, fino a quando non ti deciderai a servire a nasconderti e a scomparire, il rapporto con i tuoi fratelli, con i tuoi colleghi, con i tuoi amici, sarà fonte continua di dispiaceri, di malumore...: di superbia. (Solco, 712).

Quando ti costa prestare un favore, un servizio a qualcuno, pensa che è un figlio di Dio, ricorda che il Signore ci ha comandato di amarci gli uni gli altri.Più ancora: approfondisci ogni giorno questo precetto evangelico; non restare in superficie. Trai le conseguenze è assai facile , e adegua la tua condotta di ogni momento a queste esigenze. (Solco, 727)

Sappi, ogni giorno e con generosità, prenderti qualche disturbo, allegramente e discretamente, per servire e per rendere piacevole la vita agli altri.— Questo modo di agire è vera carità di Cristo.(Forgia, 150)

Se lasciamo che Cristo regni nella nostra anima, non saremo mai dei dominatori, ma servitori di tutti gli uomini. Servizio: come mi piace questa parola! Servire il mio Re e, per Lui, tutti coloro che sono stati redenti dal suo sangue. Se noi cristiani sapessimo servire! Andiamo dal Signore e confidiamogli la nostra decisione di voler imparare a servire, perché soltanto così potremo non solo conoscere e amare Cristo, ma farlo conoscere e farlo amare dagli altri.Come lo faremo conoscere alle anime? Con l'esempio, come suoi testimoni, offrendoci a Lui in volontaria servitù in tutte le nostre opere, perché Egli è il Signore di tutta la nostra vita, perché è l'unica e definitiva ragione della nostra esistenza. Poi, dopo aver offerto la testimonianza dell'esempio, saremo idonei a istruire con la parola, con la dottrina. Gesù fece così: Coepit facere et docere, prima insegnò con le opere, poi con la sua predicazione divina.(E' Gesù che passa, 182)
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Settimana di preghiera per unità cristiani - giorno 1

Testimoniare celebrando la vita

“Perché cercate tra i morti colui che è vivo?” (Lc 24, 5)

Genesi 1, 1.26-31
E Dio vide che tutto quel che aveva fatto era davvero molto bello

Salmo 104(103), 1-24
Come sono grandi le tue opere, Signore!

1 Corinzi 15, 12-20
Se i morti non risuscitano, neppure Cristo è risuscitato

Luca 24, 1-6
“Perché cercate tra i morti colui che è vivo?”

Commento:
Il nostro cammino verso l’unità è saldamente radicato nella nostra comune fede che nella resurrezione di Gesù Cristo celebriamo non solo la vita che Dio ci ha dato, ma anche l’offerta della nuova vita in Cristo Gesù che ha vinto la morte una volta per sempre.

Nel radunarci insieme in questa Settimana vogliamo testimoniare la fede che condividiamo anche attraverso la nostra cura verso la vita di tutti. La vita è un dono di Dio a noi, e più sosteniamo e celebriamo la vita, più diamo testimonianza a Colui il cui amore generoso ci ha portato alla vita dai primordi.

La lettura dal libro della Genesi ci ricorda l’energia e la potenza creatrice di Dio. È la medesima energia e potenza che l’apostolo Paolo sperimenta quando incontra Cristo risorto. Paolo sprona la popolazione di Corinto a porre la loro totale fiducia nel Signore risorto e nella sua offerta di vita nuova. Il salmo riprende questo tema e proclama la gloria della creazione di Dio. Il brano evangelico ci invita a cercare una nuova vita di fronte ad una cultura di morte che il nostro mondo frequentemente ci sottopone. Ci incoraggia a confidare nella potenza di Gesù e a sperimentare, così, vita e guarigione.

Oggi vogliamo rendere grazie a Dio per tutto ciò che ci mostra l’amore di Dio per noi: per tutta la creazione, per i fratelli e le sorelle in tutte le parti del mondo, per la comunione nell’amore, per il perdono, la guarigione, e per la vita eterna.


Preghiera:
O Dio nostro Creatore, ti lodiamo per tutti coloro che testimoniano la propria fede con le parole e le azioni.
Nella vita vissuta in pienezza, e nelle molte esperienze che Tu ci offri sentiamo la tua presenza amorevole.
Ti preghiamo affinché la nostra comune testimonianza nel celebrare la vita ci renda uniti nel benedire te, autore di ogni forma di vita. Amen.

Domande per la riflessione personale
1. In quale misura la tua testimonianza celebra la vita? E la testimonianza delle chiese?
2. Le persone attorno a te possono percepire dalla tua testimonianza che Cristo è risorto dai morti?
3. Quale aspetto della tua vita vedi in crescita?
4. Ci sono aspetti del passato a cui le chiese sono rimaste aggrappate, e che, invece, nell’ottica di una nuova consapevolezza ecumenica, dovrebbero essere messi da parte?

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Voi sarete testimoni di tutto ciò

Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani 2010

Il primo giorno della settimana di buon mattino le donne andarono al sepolcro di Gesù, portando gli aromi che avevano preparato per la sepoltura. Videro che la pietra che chiudeva il sepolcro era stata spostata. Entrarono nel sepolcro, ma non trovarono il corpo del Signore Gesù.
Le donne stavano ancora lì senza sapere che cosa fare, quando apparvero loro due uomini con vesti splendenti. Impaurite, tennero la faccia abbassata verso terra. Ma quegli uomini dissero loro: “Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Egli non si trova qui ma è resuscitato! Ricordatevi che ve lo disse quando era ancora in Galilea. Allora vi diceva: “È necessario che il Figlio dell’Uomo sia consegnato nelle mani di persone malvagie e queste lo crocifiggeranno. Ma il terzo giorno resusciterà”. Allora le donne si ricordarono che Gesù aveva detto quelle parole. Lasciarono il sepolcro e andarono a raccontare agli undici discepoli e a tutti gli altri quello che avevano visto e udito. Erano Maria, nativa di Magdala, Giovanna e Maria, madre di Giacomo. Anche le altre donne che erano con loro riferirono agli apostoli le stesse cose. Ma gli apostoli non vollero credere a queste parole. Pensavano che le donne avevano perso la testa.
Pietro però, si alzò e corse al sepolcro. Guardò dentro, e vide solo le bende usate per la sepoltura. Poi tornò a casa pieno di stupore per quello che era accaduto.


Quello stesso giorno due discepoli stavano andando verso Emmaus, un villaggio lontano circa undici chilometri di Gerusalemme. Lungo la via parlavano tra loro di quel che era accaduto in Gerusalemme in quei giorni. Mentre parlavano e discutevano, Gesù si avvicinò e si mise a camminare con loro. Essi però non lo riconobbero perché i loro occhi erano come accecati. Gesù domandò loro: “Di che cosa state discutendo tra voi mentre camminate?” Essi allora si fermarono, tristi. Uno di loro, un certo Clèopa, disse a Gesù: “Sei tu l’unico a Gerusalemme a non sapere quel che è successo in questi ultimi giorni? Gesù domandò: “Che cosa?”. Quelli risposero: “Il caso di Gesù, il Nazareno! Era un profeta potente davanti a Dio e agli uomini, sia per quel che faceva sia per quel che diceva. Ma i capi dei sacerdoti e il popolo l’hanno condannato a morte e l’hanno fatto crocefiggere. Noi speravamo che fosse lui a liberare il popolo d’Israele! Ma siamo già al terzo giorno da quando sono accaduti questi fatti. Una cosa però ci ha sconvolto: alcune donne del nostro gruppo sono andate di buon mattino al sepolcro di Gesù, ma non hanno trovato il suo corpo. Allora sono tornate indietro e ci hanno detto di avere avuto una visione. Alcuni angeli le hanno assicurate che Gesù è vivo. Poi sono andati al sepolcro altri del nostro gruppo e hanno trovato tutto come avevano detto le donne, ma lui, Gesù, non l’hanno visto”.
Allora Gesù disse: “Voi capite poco davvero; come siete lenti a credere quel che i profeti hanno scritto! Il Messia non doveva forse soffrire queste cose prima di entrare nella sua gloria? Quindi Gesù spiegò ai due discepoli i passi della Bibbia che lo riguardavano. Cominciò dai libri di Mosè fino agli scritti di tutti i profeti. Intanto arrivarono al villaggio dove erano diretti, e Gesù fece finta di continuare il viaggio. Ma quei due discepoli lo trattennero dicendo: “Resta con noi perché il sole ormai tramonta”. Perciò Gesù entrò nel villaggio per rimanere con loro. Poi si mise a tavola con loro, prese il pane e pronunziò la preghiera di benedizione; lo spezzò e cominciò a distribuirlo. In quel momento gli occhi dei due discepoli si aprirono e riconobbero Gesù, ma lui sparì alla loro vista. Si dissero l’un l’altro: “Non ci sentivamo come un fuoco nel cuore, quando egli lungo la via ci parlava e ci spiegava la Bibbia?”. Quindi si alzarono e ritornarono a Gerusalemme. Là, trovarono gli undici discepoli riuniti con i loro compagni. Questi dicevano: “Il Signore è veramente risorto ed è apparso a Simone”. A loro volta i due discepoli raccontavano quel che era loro accaduto lungo il cammino, e dicevano che lo avevano riconosciuto mentre spezzava il pane.

Gli undici apostoli e i loro compagni stavano parlando di queste cose. Gesù apparve in mezzo a loro e disse: “La pace sia con voi!”. Sconvolti e pieni di paura, essi pensavano di vedere un fantasma. Ma Gesù disse loro: “Perché avete tanti dubbi dentro di voi? Guardate le mie mani e i miei piedi! Sono proprio io! Toccatemi e verificate: un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho. Gesù diceva queste cose ai suoi discepoli e intanto mostrava loro le mani e i piedi. Essi però, pieni di stupore e di gioia, non riuscivano a crederci: era troppo grande la loro gioia! Allora Gesù disse: “Avete qualcosa da mangiare?” Essi gli diedero un po’ di pesce arrostito. Gesù lo prese e lo mangiò davanti a tutti. Poi disse loro: “Era questo il senso dei discorsi che vi facevo quando ero ancora con voi! Vi dissi chiaramente che doveva accadere tutto quel che di me era stato scritto nella legge di Mosè, negli scritti dei profeti e nei salmi! Allora Gesù li aiutò a capire le profezie della Bibbia. Poi aggiunse: “Così sta scritto: il Messia doveva morire, ma il terzo giorno doveva resuscitare dai morti. Per suo incarico ora deve essere portato a tutti i popoli l’invito a cambiare vita e a ricevere il perdono dei peccati. Voi sarete testimoni di tutto ciò cominciando da Gerusalemme. Perciò io manderò su di voi lo Spirito Santo, che Dio, mio Padre, ha promesso. Voi però restate nella città di Gerusalemme fino a quando Dio non vi riempirà con la sua forza”.
Poi Gesù, condusse i suoi discepoli verso il villaggio di Betania. Alzò le mani sopra di loro e li benedisse. Mentre li benediceva si separò da loro e fu portato verso il cielo. I suoi discepoli lo adorarono. Poi tornarono verso Gerusalemme, pieni di gioia. E stavano sempre nel tempio lodando e ringraziando Dio.

(Luca 24, 1-53)
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Ecco lo Sposo, andategli incontro

Beato Jan Ruysbroeck (1293-1381), canonico regolare
Le Nozze spirituali, prologo

Quando era giunto per Dio il tempo di avere compassione della sofferenza dell’umanità, sua diletta, mandò il Figlio suo unigenito sulla terra in quel palazzo sontuoso e tempio glorioso che era il corpo della Vergine Maria. Là, sposò la nostra natura e la unì alla sua persona, grazie al sangue purissimo della nobile Vergine. Fu lo Spirito Santo, il sacerdote che celebrò le nozze. L’angelo Gabriele ne fu l’araldo, e la gloriosa Vergine diede il suo consenso. In questo modo Cristo, nostro sposo fedele, si unì alla nostra natura, venne a visitarci in una terra straniera e ci insegnò i costumi celesti e una perfetta fedeltà.

Come un campione, ha faticato e ha combattuto contro i nostri nemici, ha distrutto il carcere ed è uscito vincitore dalla lotta. Con la sua morte, ha messo a morte la nostra morte, ci ha riscattati con il suo sangue, ci ha liberati, nel battesimo, con l’acqua del suo costato (Gv 19,34), e con i suoi sacramenti e i suoi doni ci ha resi ricchi, affinché uscissimo, agghindati con ogni sorte di virtù, e lo incontrassimo nel palazzo della sua gloria, per godere di lui senza fine, per l’eternità.
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domenica 17 gennaio 2010

Madonna di Pontmain


O Vergine Santissima, che io mi riposi sempre sul tuo Cuore.

Ho la mente pesante per la tristezza e per le tentazioni, ho il cuore stanco per le aridita' e per le sfiducie, mi sento sperso nella moltitudine delle cose e delle persone e quasi solo nella mia vita travolta da tante vanità.

O Madre mia, offrimi a Gesu'!
O Madre mia, prendi il mio cuore, la mia mente, la mia vita, e nascondila in Gesu'.O Madre mia, che il mio cuore perduto nel tuo non abbia altro amore che quello del mio dolce Gesù.
Amen.

Ave Maria!

Novena di S.Geltrude per liberare anime dal Purgatorio


Nostro Signore disse a Santa Geltrude la Grande che la seguente preghiera libererebbe mille anime dal Purgatorio ogni volta che venga detta con amore.

La preghiera è stata poi estesa anche ai peccatori viventi.

Eterno Padre, io offro il Preziosissimo Sangue del Tuo Divin Figlio, Gesù, in unione con le Messe dette in tutto il mondo, oggi, per tutte le Anime sante del Purgatorio per i peccatori di ogni luogo, per i peccatori della Chiesa universale, quelli della mia casa e dentro la mia famiglia.

Amen

Dal Diario di S.Faustina n.1602

Oggi il Signore mi ha detto:
«Figlia, quando ti accosti alla santa confessione,a questa sorgente della Mia Misericordia, scendono sempre sulla tua anima il Mio Sangue ed Acqua,che uscirono dal Mio Cuore e nobilitano la tua anima.
Ogni volta che vai alla santa confessione immergiti tutta nella Mia Misericordia con grande fiducia, in modo che io possa versare sulla tua anima l’abbondanza delle Mie grazie. Quando vai alla confessione, sappi che Io stesso ti aspetto in confessionale, Mi copro soltanto dietro il sacerdote, ma sono Io che opero nell’anima.
Lì la miseria dell’anima s’incontra col Dio della Misericordia.
Dì alle anime che da questa sorgente della Misericordia possono attingere le grazie unicamente col recipiente della fiducia. Se la loro fiducia sarà grande, la Mia generosità non avrà limiti.
I rivoli della Mia grazia inondano le anime umili.
I superbi sono sempre nell’indigenza e nella miseria, poiché la Mia grazia si allontana da loro e va verso le anime umili»

La foto è stata scattata ad un quadro, esposto nell'atrio del convento di Plock,rappresenta la spiegazione che Gesù diede a Santa Faustina (contenuta nel Diario)riguardo al Sacramento della Riconciliazione: nel confessionale c'è Gesù in persona.

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Noi figli di Dio dobbiamo essere contemplativi

Non condividerò mai — anche se la rispetto — l'opinione di chi separa l'orazione dalla vita attiva, come se fossero incompatibili. Noi figli di Dio dobbiamo essere contemplativi: persone che, in mezzo al frastuono della folla, sanno trovare il silenzio dell'anima in dialogo permanente con il Signore; e sanno guardarlo come si guarda un Padre, come si guarda un Amico, che si ama alla follia. (Forgia, 738)

Siatene pur certi, figli miei: qualsiasi specie di evasione dalle realtà oneste di tutti i giorni significa per voi uomini e donne del mondo, il contrario della volontà di Dio.Dovete invece comprendere adesso - con una luce tutta nuova - che Dio vi chiama per servirlo nei compiti e attraverso i compiti civili, materiali, temporali della vita umana: in un laboratorio, nella sala operatoria di un ospedale, in caserma, dalla cattedra di un'università, in fabbrica, in officina, sui campi, nel focolare domestico e in tutto lo sconfinato panorama del lavoro, Dio ci aspetta ogni giorno. Sappiatelo bene: c'è un qualcosa di santo, di divino, nascosto nelle situazioni più comuni, qualcosa che tocca a ognuno di voi scoprire.
A quegli universitari e a quegli operai che mi seguivano verso gli anni trenta, io solevo dire che dovevano saper materializzare la vita spirituale. Volevo allontanarli in questo modo dalla tentazione - così frequente allora, e anche oggi - di condurre una specie di doppia vita: da una parte, la vita interiore, la vita di relazione con Dio; dall'altra, come una cosa diversa e separata, la vita famigliare, professionale e sociale, fatta tutta di piccole realtà terrene.No, figli miei! Non ci può essere una doppia vita, non possiamo essere come degli schizofrenici, se vogliamo essere cristiani: vi è una sola vita, fatta di carne e di spirito, ed è questa che dev'essere - nell'anima e nel corpo - santa e piena di Dio: questo Dio invisibile lo troviamo nelle cose più visibili e materiali.Non vi è altra strada, figli miei: o sappiamo trovare il Signore nella nostra vita ordinaria, o non lo troveremo mai. Per questo vi posso dire che la nostra epoca ha bisogno di restituire alla materia e alle situazioni che sembrano più comuni, il loro nobile senso originario, metterle al servizio del Regno di Dio, spiritualizzarle, facendone mezzo e occasione del nostro incontro continuo con Gesù Cristo. (Colloqui con Monsignor Escrivá, n. 114)
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L’acqua diventata vino


San Massimo il Confessore (circa 580-662), monaco e teologo
Discorsi 65, p. 273-274 ; PL 17,624-626

Nel cambiare in vino le giare piene d’acqua, il Salvatore ha fatto due cose: ha dato una bevenda agli invitati allo sposalizio, e ha significato che, mediante il battesimo, gli uomini sarebbero stati colmi dello Spirito Santo: “Vino nuovo in otri nuovi” (Mt 9,17). Gli otri nuovi significano infatti la purezza del battesimo, il vino, invece, la grazia dello Spirito Santo.

Catecumeni, prestate particolare attenzione. Il vostro spirito che ignora ancora la Trinità, assomiglia a dell’acqua fredda. Bisogna riscaldarlo al calore del sacramento del battesimo, come un vino, per trasformare un liquido povero e senza valore in grazia preziosa e ricca. Come il vino, acquistiamo buon sapore e soave profumo; allora potremo dire come l’apostolo Paolo: “Noi siamo dinanzi a Dio il profumo di Cristo” (2 Cor 2,15). Prima del battesimo, il catecumeno assomiglia all’acqua stagnante, fredda e senza colore..., inutile, incapace di ridare forza. Conservata troppo a lungo, l’acqua si altera, imputredisce, diventa fetida... Il Signore ha detto: “Se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio” (Gv 3,5).

Il fedele battezzato è simile al vino rosso e vigoroso. Tutte le cose della creazione si rovinano con il tempo. Solo il vino migliora invecchiando. Ogni giorno perde parte della sua asprezza, e aquista un aroma pastoso, un sapore ricco. Anche il cristiano, pian piano, perde l’asprezza della sua vita peccatrice, acquista la sapienza e la benevolenza della Trinità divina.
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sabato 16 gennaio 2010

O sorgente divina !

Il Tuo Cuore santissimo è l'altare
sul quale vengono presentati i sacrifici perfettissimi
della lode, del ringraziamento e dell'adorazione
della Santissima Trinità.

O sorgente divina!

O mio Gesù, Figlio del Padre fatto uomo,
dal tuo Cuore santissimo
sgorga ogni beatitudine, ogni quiete,
ogni desiderio, ogni pace, ogni gioia,
ogni soddisfazione, ogni delizia, ogni bene,
dalla più nobile delle sorgenti
nel cuore dei bambini,
di tutti i figli di Dio.

Il Tuo Cuore santissimo
è la sorgente di ogni
Santità, Purezza, Perfezione,
è la sede di ogni Virtù,
è delizia del Padre Tuo,
la Gioia della moltitudine angelica
e di tutti i Tuoi santi.

Il Tuo Cuore santissimo è l'altare
sul quale vengono presentati i sacrifici
perfettissimi della lode, del ringraziamento
e dell'adorazione della Santissima Trinità.

Nulla in Cielo, e niente sulla terra,
è più bello,meraviglioso, puro, dolce e gaudioso
del Tuo Cuore.

E' luogo d'amore, di venerazione e adorazione
di tutti gli angelie santi nel Cielo,
di ogni anima pura sulla terra.

Oh, chi mi dà parole per offrire
a questo Tuo Cuore Santissimo
la lode che gli si conviene?
Come esprimere quei sentimenti,
i più profondi, che provo pensando
al Tuo Cuore pieno d'Amore?...

(S.Geltrude la Grande)


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Il dolore di correggere

Una grande comodità — e a volte una grande mancanza di responsabilità — si nasconde in coloro che, costituiti in autorità, rifuggono dal dolore di correggere, con la scusa di risparmiare la sofferenza agli altri. Forse si risparmiano dei dispiaceri in questa vita..., ma mettono in gioco la felicità eterna — propria e altrui — a causa delle loro omissioni, che sono veri peccati. (Forgia, 577)

Il santo, per la vita di tanti, è “scomodo”. Ma questo non vuol dire che debba essere insopportabile.— Il suo zelo non deve mai essere amaro; la sua correzione non deve mai essere tagliente; il suo esempio non deve mai essere uno schiaffo morale, arrogante, sulla faccia del prossimo.(Forgia, 578)

Pertanto, quando nella nostra vita o in quella degli altri notiamo 'qualcosa che non va', qualcosa che richiede l'aiuto spirituale e umano che noi figli di Dio possiamo dare, sarà una chiara manifestazione di prudenza applicare il rimedio opportuno, a fondo, con carità e con fortezza, con sincerità. Non c'è posto per le inibizioni.
È sbagliato pensare che i ritardi e le omissioni risolvano i problemi.La prudenza vuole che, quando la situazione lo richiede, si adoperi la medicina, totalmente e senza palliativi, dopo aver messo allo scoperto la piaga. Non appena notate i più piccoli sintomi del male, sia che dobbiate curare, sia che dobbiate essere curati, siate sinceri, veritieri.
In questi casi si deve permettere, a chi è in grado di sanare in nome di Dio, di spremere da lontano, e poi più da vicino, sempre più vicino, per far uscire tutto il pus, in modo che il focolaio d'infezione resti ben pulito. Innanzitutto dobbiamo fare così con noi stessi e con coloro che, per motivi di giustizia o di carità, siamo obbligati ad aiutare; lo raccomando soprattutto ai genitori e a coloro che si dedicano a compiti di formazione e di insegnamento.(Amici di Dio, 157)
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Chiediamo aiuto alla Signora di tutti i popoli per la popolazione di Haiti e per noi tutti


SIGNORE GESÙ CRISTO, FIGLIO DEL PADRE,
MANDA ORA IL TUO SPIRITO SULLA TERRA.
FA ABITARE LO SPIRITO SANTO
NEI CUORI DI TUTTI I POPOLI,
AFFINCHÉ SIANO PRESERVATI
DALLA CORRUZIONE, DALLE CALAMITÀ
E DALLA GUERRA.
CHE LA SIGNORA DI TUTTI I POPOLI,
LA BEATA VERGINE MARIA,
SIA LA NOSTRA AVVOCATA.
AMEN

L’uomo, alzatosi, lo seguì

San Pietro Crisologo (circa 406-450), vescovo di Ravenna, dottore della Chiesa
Discorsi, 30. CCL 24, p. 173-177. PL 52, 284

Fratelli, seduto al suo banco delle imposte, questo povero pubblicano era in una situazione peggiore di quella del paralitico di cui vi ho parlato l’altro giorno, che giaceva sul suo lettuccio (Mc 2,1s). Uno era affetto da una paralisi nel suo corpo ; l’altro nella sua anima. Nel primo, tutti le membra erano deformi ; nel secondo, il giudizio, nel suo insieme, era nella confusione. Il primo giaceva, prigioniero della sua carne ; l’altro era seduto, schiavo nella sua anima e nel suo corpo. Il paralitico soccombeva alle sofferenze suo malgrado. Invece il pubblicano era spontaneamente schiavo dei suoi vizi. Questo, che si riteneva innocente, era accusato di cupidigia dagli altri. Quello, in mezzo alle sue sofferenze, si sapeva peccatore. Uno accumulava guadagni su guadagni, e tutti erano peccati. L’altro cancellava i suoi peccati gemendo nei dolori. Perciò, erano giuste queste parole rivolte al paralitico : « Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati » ; infatti, con le sue sofferenze compensava le sue colpe. Quanto al pubblicano, udì questa parola : « Seguimi », cioè « Otterai riparazione seguendomi, tu che ti sei smarrito seguendo il denaro ».

Sicuramente si dirà : perché il pubblicano, che sembra più colpevole, riceve un dono più grande ? Infatti egli diventa subito apostolo… Ha ricevuto lui il perdono ; e concede ad altri la remissione dei peccati e illumina tutta la terra con lo splendore della predicazione evangelica. Invece il paralitico è appena ritenuto degno di ricevere il solo perdono. Vuoi sapere perché il pubblicano ha ottenottenuto grazie più numerose ? È perché, secondo la parola dell’apostolo Paolo : « Laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia » (Rm 5, 20)
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venerdì 15 gennaio 2010

La correzione fraterna

La pratica della correzione fraterna — che ha radici evangeliche — è una prova di affetto soprannaturale e di fiducia. Ringrazia quando la ricevi e non tralasciare di praticarla con chi vive con te. (Forgia, 566)

Siate prudenti e agite sempre con semplicità, virtù così tipica dei buoni figli di Dio. Mostratevi naturali nel modo di parlare e di fare. Andate al fondo dei problemi; non rimanete in superficie. Guardate che bisogna mettere anticipatamente in conto il dispiacere altrui e il proprio, se vogliamo davvero compiere santamente e da galantuomini i nostri doveri di cristiani.Non vi nascondo che, quando devo correggere o prendere una decisione che darà dispiacere, soffro prima, durante e dopo: e non sono un sentimentale. Mi consola il pensiero che soltanto le bestie non piangono: gli uomini, i figli di Dio, piangono.
Capisco che in certi momenti anche voi dovrete passare un brutto quarto d'ora, se vi impegnate a compiere fedelmente il vostro dovere. Non dimenticate che è molto più comodo — ma significherebbe andare fuori strada — evitare a ogni costo una sofferenza, con la scusa di non dare un dispiacere al prossimo: spesso questa inibizione racchiude un vergognoso rifuggire dal dolore proprio, perché normalmente non è piacevole dare un avvertimento serio. Figli miei, ricordatevi che l'inferno è pieno di bocche chiuse.(…)
Per curare una ferita, innanzitutto la si pulisce bene, anche tutt'intorno, fino a una buona distanza. Il chirurgo lo sa benissimo che fa male; ma se evita questa operazione, dopo farà ancora più male. Inoltre, applica subito il disinfettante: brucia — 'pizzica', come si dice —, mortifica, ma non si può fare a meno di usarlo, per evitare che la piaga si infetti.Se per la salute corporale è evidente il dovere di prendere queste misure, anche se si tratta di leggere escoriazioni nelle cose grandi della salute dell'anima — nei punti nevralgici della vita di una persona — figuriamoci se non ci sarà da lavare, da incidere, da pulire, da disinfettare, e da soffrire! La prudenza ci impone questi interventi e di non rifuggire dal dovere, perché passar sopra denoterebbe una grave mancanza di criterio, e anche un grave attentato alla giustizia e alla fortezza.(Amici di Dio, nn. 160-161)
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Vista la loro fede

San Pietro Crisologo (circa 406-450), vescovo di Ravenna, dottore della Chiesa
Discorsi 50, CCL 24, p. 276-282. PL 52, 339

“Venne nella sua città ; ed ecco che gli fu presentato un paralitico che giaceva su un lettuccio” (Mt 9,1). Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico : « Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati ». Il paralitico, pur avendo udito questo perdono, resta muto. Non risponde con nessun ringraziamento. Desiderava infatti la guarigione del corpo più della guarigione dell’anima. Piangeva i mali passaggeri del suo corpo ammalato mentre non piangeva i mali eterni della sua anima, ancor più malata. Riteneva infatti la vita presente più preziosa della vita futura.

Cristo a ragione, tiene conto della fede di coloro che gli presentano il malato, senza tenere in nessun conto la sciocchezza di costui. Grazie alla fede altrui, l’anima del paralitico verrà guarita prima del suo corpo. « Vista la loro fede », dice il Vangelo. Notate bene, fratelli, che Dio non si preoccupa di quanto vogliono gli uomini insensati. Non si aspetta di trovare la fede dagli ignoranti, non presta riguardo agli sciocchi desideri di un infermo. Invece, non rifiuta di portare aiuto alla fede altrui. Questa fede è un regalo della grazia, e si accorda con la volontà di Dio.
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giovedì 14 gennaio 2010

Preghiamo per..


1 - Le vittime e i superstiti del disastro di Haiti.
2 - Perché i giovani sappiano utilizzare i moderni mezzi di comunicazione sociale per la loro crescita personale e per meglio prepararsi a servire la società.
3 - Perché ogni credente in Cristo prenda coscienza che l’unità fra tutti i cristiani costituisce una condizione per rendere più efficace l’annuncio del Vangelo.
4 - Perché nelle comunità cristiane e nei singoli fedeli cresca il desiderio di mettere in comune risorse e impegno per collaborare alla nuova evangelizzazione dell’Italia e dell’Europa.

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Per estendere la propria preghiera apostolica si può:
Pregare per il Clero dicendo:
Cuore di Gesù, fa’ che l’Eucaristia diventi sempre più il centro della vita dei tuoi sacerdoti.
Ricevere ogni primo venerdì del mese,
la Comunione in riparazione delle offese fatte al Sacramento dell’Eucaristia.
Recitare per la Chiesa, ogni giorno, almeno una decina del Rosario meditando uno dei Misteri Gaudiosi.
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Non date mai spazio alla paura o all'abitudinarismo

Attraversi una fase critica: un certo vago timore; difficoltà nell'adeguare il piano di vita; un lavoro opprimente, perché non ti bastano le ventiquattro ore del giorno, per compiere tutti i tuoi doveri... Hai provato a seguire il consiglio dell'Apostolo: «Tutto avvenga decorosamente e con ordine»?: vale a dire, alla presenza di Dio, con Lui, per Lui e solo in Lui. (Solco, 512)

Forse ti domandi: ma come farò a comportarmi sempre con questo spirito, a portare a termine con perfezione il mio lavoro professionale? La risposta non è mia, è di san Paolo: Vigilate, state saldi nella fede, comportatevi da uomini, siate forti. Tutto si faccia tra voi nella carità [1 Cor 16, 13-14].
Fate tutto liberamente e per Amore: non date mai spazio alla paura o all'abitudinarismo; servite Dio nostro Padre.Mi piace molto ripetere — perché ne ho buona esperienza — questi versi non eccelsi, ma molto espressivi: Mi vida es toda de amor / y, si en amor estoy ducho, / es por fuerza del dolor, / que no hay amante mejor / que aquél que ha sufrido mucho. (La mia vita è tutta d'amore / e, se in amore sono esperto, / è a forza di dolore, / perché non c'è amante migliore / di chi ha molto sofferto).
Impegnati nei tuoi doveri professionali per Amore: porta tutto a buon fine per Amore, insisto, e potrai sperimentare — proprio perché ami, anche se devi assaporare l'amarezza dell'incomprensione, dell'ingiustizia, dell'ingratitudine e perfino dell'insuccesso umano — le meraviglie che il tue lavoro produce. Frutti succosi, semi di eternità!Succede, peraltro, che alcuni — che pure sono buoni, o meglio, bonaccioni — assicurino a parole di voler diffondere il bell'ideale della fede, ma in pratica si rassegnino a un comportamento professionale superficiale, trascurato: sembrano teste sventate. Se ci imbattiamo in questo tipo di cristiani a parole, dobbiamo aiutarli con affetto e con chiarezza; e ricorrere, se necessario, al rimedio evangelico della correzione fraterna: Qualora uno venga sorpreso in qualche colpa, voi che avete lo Spirito correggetelo con dolcezza. E vigila su te stesso, per non cadere anche tu in tentazione. Portate i pesi gli uni degli altri, così adempirete la legge di Cristo [Gal 6, 12]. (Amici di Dio, nn. 68-69)
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Gesù stese la mano e lo toccò

San Giovanni della Croce

O vita divina, tu dai la morte solo per dare la vita, ferisci solo per guarire. Mi hai ferito per guarirmi, o mano divina! Hai ucciso in me ciò che mi teneva nella morte! Ero allora privo della vita di Dio, in cui ora, invece, mi trovo a vivere! Debbo questo favore alla liberalità della tua generosa grazia verso di me quando mi hai fatto sentire il tocco di Colui che è « irradiazione della tua gloria e impronta della tua sostanza » (Eb 1,3), cioè il tuo Figlio unigenito, nel quale, come tua Sapienza, tu tocchi « da un confine all'altro della terra con forza per la sua purezza » (Sap 8,1).
O tocco delicato, o Verbo, Figlio di Dio, che con la delicatezza del tuo essere divino penetri sottilmente la sostanza della mia anima e, toccandola tutta con delicatezza, l'assorbi completamente in te e adoperi mezzi del tutto divini per colmarla di soavità « mai sentita in terra di Canaan né mai viste in Teman » (Bar 3,22)! O tocco delicato, divinamente delicato del Verbo, tanto più delicato in me in quanto tu facevi sobbalzare i monti e spaccavi le rocce sul monte Oreb con l'ombra del tuo potere e la forza che lo precedeva, ti facesti sentire dal profeta « nel soffio leggero del vento » (1Re 19,11-12)!
O soffio leggero, che sei così fine e delicato, dimmi: come puoi toccare così sottilmente e delicatamente, o Verbo, Figlio di Dio, pur essendo così terribile e potente? O felice, mille volte felice, Signor mio, l'anima che tocchi così delicatamente e dolcemente... « Tu nascondi queste anime nel segreto del tuo volto, che è il tuo divin Figlio, lontano dagli intrighi degli uomini » (Sal 30,21)
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mercoledì 13 gennaio 2010

Pensieri 134

Nella Chiesa nessuno è straniero, e la Chiesa non è straniera a nessun uomo e in nessun luogo. In quanto sacramento di unità, e quindi segno e forza aggregante di tutto il genere umano, la Chiesa è il luogo in cui anche gli immigrati illegali sono riconosciuti e accolti come fratelli (Giovanni Paolo II, papa, Messaggio per la Giornata del Migrante e Rifugiato 1996).

Su alcuni punti importanti, la dottrina ecclesiologica della Lumen gentium sconvolge, lungi dal conservarle, posizioni tenute ieri da una scuola che poteva talvolta ritenersi quasi ufficiale; ma tutto questo per farci ritrovare o farci mantenere con maggiore sicurezza posizioni più autenticamente fondate sulla tradizione. In questo come in altri casi, “la riforma prospettata dal concilio non consiste dunque in un rivolgimento della vita presente della Chiesa, né in una rottura con le tradizioni in ciò che esse hanno di essenziale e di venerabile, ma è piuttosto un omaggio reso a quelle tradizioni, proprio nel momento stesso in cui si vuole liberarle di tutto ciò che in esse c’è di caduco e difettoso, in maniera da far ritrovare la loro autenticità e la loro fecondità” (Paolo VI). E’ manifesto, in particolare, che il testo promulgato si accorda di preferenza, nel suo spirito come nella sua lettera, con la dottrina dei padri della Chiesa (H. de Lubac, «La costituzione “Lumen gentium” e i padri della Chiesa», in Paradosso e mistero della Chiesa, Jaca Book, Milano 1979, 33s).

La risurrezione del nostro Signore Gesù Cristo segna la nuova vita di quanti credono in Cristo; e questo mistero della morte e risurrezione voi lo dovete conoscere in profondità e riprodurlo nella vostra vita (Agostino, Discorso 231).

In tempi a noi molto vicini, la teologia trattava della redenzione di Gesù Cristo, senza menzionare la risurrezione. Ci si limitava a valorizzare la portata apologetica dell’avvenimento pasquale, ma nessuno pensava di scrutarlo in sé, quale mistero insondabile di salvezza. L’opera redentrice di Cristo era concepita come portata a compimento mediante il ciclo della sua incarnazione, vita e morte in croce. Si insisteva sul carattere riparatorio, satisfattorio e meritorio della vita e della morte e, per lo più, ci rifermava lì. Se a volte si menzionava la risurrezione, più che per darle un posto nel mistero della nostra salvezza, era per additare in essa il trionfo personale di Gesù Cristo sui suoi nemici, e quasi una rivalsa gloriosa sugli anni di umiliazioni redentrici. La risurrezione di Cristo, insomma, era privata del suo profondo significato, annunciato dai primi messaggeri del cristianesimo e confinata ai margini dell’economia [progetto] della nostra restaurazione. Mancanza deplorevole, per cui la teologia della redenzione risultava impoverita. Eppure sarebbe stata sufficiente un’attenta e seria considerazione delle dichiarazioni categoriche di san Paolo: “Se Cristo non è risorto, la vostra fede è vana; voi siete ancora nei vostri peccati (1Cor 15,17). “Per noi è morto e risuscitò” (2Cor 5,15). Fu dato per i nostri peccati e fu risuscitato per la nostra santificazione” (Rm 4,25) (F.X. Durrwell, La risurrezione di Gesù mistero di salvezza, Paoline, Roma 1962, 7s).

Tutto il Nuovo Testamento è unanime nell’affermare che la croce e la sepoltura di Gesù appaiono nella loro importanza solo alla luce dell’avvenimento di pasqua, senza del quale non sarebbe affatto possibile una fede cristiana (H.U. von Balthasar in Mysterium salutis, 6; L’evento Cristo, Queriniana, Brescia 1971, 325).

La sera in cui morì la madre Sottopriora, ero sola con l’infermiera. Impossibile figurarsi la triste condizione della comunità in quel momento, soltanto quelle che erano in piedi potevano farsene un’idea, ma in mezzo a quell’abbandono, io sentivo il Signore che vegliava su di noi. Senza sforzo le morenti passavano a vita migliore, subito dopo la morte una espressione di gioia e di pace si diffondeva sui loro volti, si sarebbe detto un sogno dolce; e tale era veramente, perché, dopo che le parvenze di questo mondo saranno dileguate, esse si sveglieranno per godere eternamente le delizie riservate agli eletti (Teresa di Gesù Bambino, Gli scritti, OCD, Roma 1995, 214s).

Com’è dolce questo ricordo! Dopo essere rimasta al sepolcro fino a mezzanotte, rientrai nella nostra cella, ma avevo appena posato la testa sul cuscino che sentii un fiotto salire, salire quasi bollendo fino alle mie labbra. Non sapevo cosa fosse, ma pensai che quasi morivo, e l’anima mia era colma di gioia […]. La lampada era spenta, dissi a me stessa che dovevo aspettare fino al mattino per assicurarmi della mia felicità, perché mi pareva sangue quello che avevo vomitato. La mattina non si fece attendere molto, svegliandomi pensai subito che avrei avuto una notizia allegra, mi avvicinai alla finestra, constatai che non mi ero ingannata. L’anima mia fu piena di una consolazione grande, ero persuasa intimamente che Gesù nel giorno commemorativo della sua morte volesse farmi udire il primo richiamo. Era come un dolce murmure lontano che mi annunciasse l’arrivo dello Sposo… Con immenso fervore assistei a Prima e al capitolo del perdono. Avevo fretta di veder giungere il mio turno per confidarle, chiedendole perdono, Madre mia cara, la mia speranza e la mia felicità; ma aggiunsi che non soffrivo affatto (cosa verissima), e la supplicai di non concedermi alcunché di particolare. Realmente ebbi la consolazione di passare la giornata del Venerdì santo come desideravo. Mai le asperità del Carmelo mi erano sembrate così deliziose, la speranza di andare in cielo mi faceva esultare di letizia. Quando arrivò la sera di quel giorno felice, bisognò riposarsi, ma, come la notte precedente, Gesù misericordioso mi dette lo stesso segno che il mio ingresso nella vita eterna non era lontano… (Teresa di Gesù Bambino, Gli scritti, OCD, Roma 1995, 255s).

So che morirò presto. Ma quando? Ah! Non arriva! Sono come una bimba alla quale promettono sempre un dolce; glielo fanno vedere da lontano… poi, lei si avvicina per prenderlo, la mano si ritira! Però mi abbandono completamente, sia alla vita, sia alla morte. Sono prontissima a guarire per andare in Cocincina, se Dio me lo chiede (Teresa di Gesù Bambino, Gli scritti, OCD, Roma 1995, 319).

Sono come un bimbo alla stazione che aspetta babbo e mamma i quali lo mettano in treno. Ahimè! Non vengono, e il treno parte! Ma ce ne sono altri, di treni, e tutti non li perderò (Teresa di Gesù Bambino, Gli scritti, OCD, Roma 1995, 324)

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Che vi sappiate perdonare

Con quanta insistenza l'Apostolo San Giovanni predicava il “mandatum novum”! — “Amatevi gli uni gli altri!”. — Mi metterei in ginocchio, senza far scena — me lo grida il cuore —, per chiedervi per amor di Dio di volervi bene, di aiutarvi, di darvi la mano, di sapervi perdonare. — Pertanto, respingete la superbia, siate compassionevoli, abbiate carità; prestatevi mutuamente l'aiuto della preghiera e dell'amicizia sincera. (Forgia, 454)

Gesù Cristo, Signore nostro, si è incarnato e ha assunto la nostra natura per proporsi all'umanità come modello di tutte le virtù. Imparate da me — è l'invito — che sono mite e umile di cuore [Mt 11, 29].In seguito, quando spiega agli Apostoli il segno da cui saranno riconosciuti come cristiani, non dice: «Perché siete umili». Egli è la purezza più sublime, l'Agnello immacolato. Nulla poteva macchiare la sua santità perfetta, senza ombra [Cfr Gv 8, 46].
Eppure non dice: «Capiranno che siete miei discepoli perché siete casti e puri». Ha camminato per il mondo nel più completo distacco dai beni della terra Egli era il Creatore e il Signore dell'universo, e non aveva neppure dove posare il capo [Cfr Mt 8, 20].
Ma non dice: «Vi riconosceranno come miei, perché non vi siete attaccati alle ricchezze». Rimane per quaranta giorni e quaranta notti nel deserto, digiunando rigorosamente [Cfr Mt 4, 2], prima di dedicarsi alla predicazione del Vangelo. E, ancora, non dice ai suoi: «Capiranno che servite il Signore perché non siete mangioni né beoni». La caratteristica distintiva degli Apostoli, dei veri cristiani di ogni tempo, l'abbiamo ascoltata: Da questo — proprio da questo — tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri [Gv 13, 35].
Trovo perfettamente logico che i figli di Dio siano sempre rimasti colpiti — anche tu e io lo siamo, in questo momento — da quel modo di insistere del Maestro. Il Signore non stabilisce, come prova della fedeltà dei suoi discepoli, i prodigi e i miracoli strepitosi, benché abbia loro conferito il potere di compierli, nello Spirito Santo. Che cosa dice loro? Capiranno che siete miei discepoli se vi amerete reciprocamente [San Basilio, Regulae fusius tractatae, 3, 1].(Amici di Dio, 224)
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Gesù lo sgridò : Taci ! Esci da quell'uomo

Baldovino di Ford ( ?-circa 1190), abate cistercense
Trattati 6 ; PL 204, 451-453

« La Parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio » (Eb 4,12). Ecco quanto è grande la potenza e la sapienza racchiusa nella Parola di Dio! Il testo è altamente significativo per chi cerca Cristo, che è precisamente la parola, la potenza e la sapienza di Dio... Quando questa parola viene predicata, il Cristo dona alla voce del predicatore, che si percepisce esteriormente, la virtù di operare interiormente, per cui i morti riacquistano la vita (Lc 7,22), e rinascono nella gioia dei figli di Abramo (Mt 3,9). Questa parola è dunque viva nel cuore di chi crede e di chi ama. E appunto perché questa parola è così viva, non v'è dubbio che sia anche efficace.

È efficace nella creazione, è efficace nel governo del mondo, è efficace nella redenzione. Che cosa potrebbe essere più efficace e più potente? « Chi può narrare i prodigi del Signore e far risuonare tutta la sua lode? » (Sal 105,2). È efficace quando opera, è efficace quando viene predicata. Infatti non ritorna indietro vuota, ma produce i suoi frutti dovunque viene annunziata (Is 55,11).
La parola è efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio quando viene creduta e amata.

Che cosa infatti è impossibile a chi crede, che cosa è impossibile a chi ama?
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