mercoledì 15 gennaio 2014

Angelo Custode/76

Spogliati spesso dei tuoi desideri terreni. Ricerca i desideri del Buon Pastore; il Vangelo te lo insegna. È così che diverrai canale delle grazie del Signore, per te e per quelli che ami, ed anche per tutti coloro per i quali preghi. Il Buon Pastore ha bisogno di te, sei il suo assistente.
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L'albero della carità

L'albero della carità cresce solo nella terra dell'umiltà. 
Santa Caterina

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Gesù guarì molti che erano afflitti da varie malattie

Mc 1,29-39 
E subito, usciti dalla sinagoga, andarono nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malat- tie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano. Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni. 

La guarigione della suocera di Pietro ci presenta il miracolo del servizio. Può sembrare un miracolo insignificante. Ma i miracoli non sono spettacoli di potenza, ma segni della misericordia di Dio. 
In questo racconto la piccolezza del segno è tutta a vantaggio della grandezza del significato. Un miracolo più straordinario avrebbe attirato la nostra attenzione a scapito di ciò di cui è segno. Con questo piccolissimo segno l’evangelista ci dà il significa to di tutti i miracoli: sono delle guarigioni che Gesù opera per restituire a ciascuno di noi la capacità di servire, che è la nostra somiglianza con Dio. 
Il miracolo che Gesù è venuto a compiere in terra è la capacità di amare, cioè di servire. Chi ama serve, serve gratuitamente, serve continuamente, serve tutti indistintamente. Noi siamo raffigurati nella suocera di Pietro: incapaci di servire, costretti a farci servire o a servirci degli altri. 
Il contatto con Gesù ci rende come lui, che è venuto per servire (Mc 10,45). Il servizio è la guarigione dalla febbre mortale dell’uom o: l’egoismo, che lo uccide come immagine di Dio che è amore. 
L’egoismo si esprime nel servirsi degli altri, che porta all'asservimento reciproco; l’amore si realizza nel servire, che porta alla libertà dell’altro. Solo nel servizio reciproco saremo tutti fi nalmente liberi: "Portate i pesi gli uni degli altri, così adempirete la legge di Cristo" (Gal 6,3). 
Il fatto che Gesù non lascia parlare i demoni è un aspetto importante del vangelo. Egli vuol farci capire che una conoscenza di Dio, prima di vederlo in croce, è diabo lica: non capiremmo né il nostro male né il suo amore. 
Sarebbe la solita presentazione di un Dio creato dalla nostra testa. Voltaire ha scritto: "Dio ha creato l’uomo a sua immagine, e l’uomo ha creato Dio a sua immagine". 
La giornata tipo di Gesù si conclude con una preghiera notturna, che dà inizio alla nuova attività. Per lui la contemplazione è insieme termine e sorgente dell’azione, fine di ciò che ha fatto e principio di ciò che sta per fare. 
L’uomo, fatto a immagine e somiglianza di Dio, è totalmente sé stesso quando sta davanti a Dio. Per questo il fine di ogni apostolato è insegnare a stare davanti a Dio e a pregare il vero Dio nel modo giusto. 
Dal vero rapporto con Dio nasce di conseguenza il vero rapporto con sé, con gli altri e con le cose. 
Il cristiano prega soprattutto per ringraziare Dio che gli dà tutto, per amarlo, per conoscerlo meglio e vivere così nella gioia, nell'amore e nella verità. La preghiera non serve per ricevere qualcosa, ma per diventare Qualcuno: per diventare come il Dio che preghiamo, per essere perfetti come è perfetto il Padre nostro che è nei cieli (cfr Mt 5,48). 
La preghiera è il punto di arrivo di ogni realtà cristiana perché è l’approdo in Dio. "Andiamocene altrove". L’entusiasmo delle folle e la popolarità condizionano l’agire umano e impediscono la vera libertà. 
Chi vuole a tutti i costi suscitare applausi non riesce ad evitare i compromessi. Gesù scarta le immagini false che la gente si fa del suo ruolo di guaritore. Egli taglia corto riguardo all'entusiasmo popolare. 
Proprio perché Gesù sa sottrarsi ai primi frutti della sua missione, questa può estendersi per tutta la Galilea. 
Padre Lino Pedron
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martedì 14 gennaio 2014

Insegnamenti di padre Pio/6

 La benedizione di Dio vi sia di scorta, sostegno e guida! 
Formate una famiglia cristiana, se volete un po’ di tranquillità in questa vita. 
Il Signore vi dia figli e poi la grazia di indirizzarli sulla via del cielo. 
(AP)
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Insegnamenti di padre Pio/5

Io veggo che tutte le stagioni dell’'anno si trovano nelle anime vostre; che talora sentite l’inverno di molte sterilità, distrazioni, svogliatezze e noie; ora le rugiade del mese di maggio con l’odore dei santi fioretti; tra i calori del desiderio di piacere al nostro Sposo divino. 
Non rimane, dunque, se non l'’autunno del quale non vedete voi i frutti; però occorre bene spesso che al tempo di battere le biade e di premere le uve, si trovino raccolte maggiori di quelle che promettevano le mietiture e le vendemmie. 
Voi vorreste che tutto fosse nella primavera e nell’'estate; ma no, mie direttissime figliole, bisogna che sia questa vicissitudine così all'’interno come nel'l’esterno. 
Nel cielo tutto sarà primavera quanto alla bellezza, tutto di autunno quanto al godimento, tutto di estate quanto all'’amore. Non vi sarà alcun inverno; ma qui l’'inverno è necessario per l’'esercizio dell’'abnegazione e di mille piccole ma belle virtù che si esercitano nel tempo della sterilità 
(FdL, 61)
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Insegnamenti di padre Pio/4

Fate uso cristiano dei vostri soldi e dei vostri risparmi, e allora tanta miseria scomparirà e tanti corpi doloranti e tanti essere afflitti troveranno sollievo e conforto 
(CE, 61)
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lunedì 13 gennaio 2014

Signore, fammi incontrare qualcuno da amare

Signore, quando vado ad incontrare
una persona importante, mi preparo, mi vesto elegante.
Fa' che tutte le volte che incontro qualcuno
io abbia la consapevolezza di incontrare Te.

Signore, quando mi sento solo e depresso,
donami la forza di andare incontro a qualcuno che è più scoraggiato di me.
Quando ho voglia di rinchiudermi nel mio io, di tagliare i ponti con tutti,
perchè "tanto non c'è niente da fare",
donami la forza di voler ricominciare, di donare a tutti un sorriso.
Quando nessuno mi cerca, donami l'entusiasmo di cercare qualcuno
che si sente solo e abbandonato.
Quando sono stato tradito da un amico e ho paura di soffrire ancora,
ricorda al mio cuore quante volte ti ho tradito,
quante volte mi sono allontanato da e quale tenerezza Tu mi hai donato
ogni volta che ho riconosciuto di aver sbagliato strada.
Quando ritengo di saper bastare a me stesso e di non aver bisogno di nulla e di nessuno,
Signore, fammi comprendere che senza di Te io non posso far nulla,
e che invece in Te, solo in Te, io posso tutto.
Quando gli altri mi sembrano lontani, fa' che io sappia farmi per loro prossimo;
quando gli altri sono tristi, fa' che io sappia donare la tua gioia;
quando gli altri mi raccontano solo male e ingiustizie
e mi mettono nel cuore e nella mente pensieri di violenza e di morte,
Tu, Signore, fammi essere strumento della tua pace.

Fa', o Signore, che io abbia l'entusiamso di creare occasioni di festa,
spazi di incontri veri e creativi, luoghi in cui ciascuno sappia riconoscere l'altro,
ritrovare se stesso e sperimentare il bisogno di Te,
il desiderio di risentire la tua Parola che salva, cha fa rinascere,
la tua Parola che soffia nel cuore,
il tuo Spirito Santo che fa nuove tutte le cose.

M. Antonietta La Barbera

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Madre Teresa di Calcutta/63

Vediamo di frequente dei cavi elettrici, grandi e piccoli, nuovi ed usati, costosi e a buon mercato. Tutti non sono di alcuna utilità: fino a quando la corrente elettrica non li attraversa, non ci può essere luce.Voi ed io siamo dei cavi elettrici. Dio è la corrente elettrica.
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Angelo Custode/75

L’Eucarestia è la vetta della preghiera indirizzata al Signore. E il memoriale di tutta la sua vita, dalla mangiatoia al Calvario. Essa attualizza il suo sacrificio sulla croce e sbocca nella sua Resurrezione che trascina la vostra. Partecipa all’Eucarestia il più spesso possibile e con tutto il tuo cuore.
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Convertitevi e credete nel Vangelo

Mc 1,14-20 
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch'essi nella barca riparavano le reti.E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui. 

Giovanni il Battista ha introdotto Gesù nella storia del suo tempo, poi è scomparso dalla scena bruscamente: questo è il destino di tutti i profeti. Giovanni scompare per lasciare il posto al "più forte" di lui. Le parole di Gesù del v. 15 contengono due elementi: l’annuncio di ciò che Dio sta per fare e il comando agli uomini perché rispondano all’azione di Dio con l’atteggiamento adeguato: la conversione e la fede. "Il tempo è compiuto". 
L’attesa è finita, le promesse si sono realizzate; è l’ultima tappa della storia della salvezza, l’ultima fase della realizzazione del progetto di Dio; è la fine dei tempi (Ger 3,17; 5,8; 50,4.20; Ez 7,7.12; Dan 7,22; 12,4.9); è giunta la pienezza dei tempi (Gal 4,4; Eb 9,26); il momento presente è pieno fino all'orlo della presenza di Dio che salva. 
Proclamando il vangelo, Gesù dà consistenza alla storia degli uomini, dà un contenuto vero e un senso nuovo al tempo e allo spazio: dà senso al passato, al presente e al futuro. Gesù è Dio che riempie di senso infinito il nostro non-senso: senza di lui siamo pieni di vuoto. "Il regno di Dio è vicino". È vicino il momento in cui Dio eserciterà in modo effettivo e completo la sua sovranità sul mondo. 
Se adesso il mondo è governato dalla potenza del denaro, dell’inganno e della forza (la potenza di satana), è vicino il momento in cui Dio prenderà nelle sue mani il potere. Sta per cambiare radicalmente il regime del governo del mondo: si instaura definitivamente la sovranità di Dio che significa giustizia, concordia, pace, pienezza di vita. "Dio regna!" è la buona notizia. Se finora gli uomini hanno obbedito a satana e le loro scelte erano determinate dall’interesse, dal proprio comodo e dalla volontà di primeggiare, ora non deve più essere così: c’è stata la rivoluzione, è cambiato il regime e la legge. Il regno di Dio è presente nella persona di Gesù, nelle sue parole: poi si comunicherà ai Dodici, alle folle e al mondo. "Convertitevi e credete nel vangelo". 
La conversione è un cambiamento radicale, un vero e proprio rovesciamento, un passaggio dall’egoismo all’amore, dalla difesa dei propri interessi alla solidarietà. Deve cambiare l’atteggiamento interiore e la condotta esteriore. Convertirsi è voltarsi verso Dio in atteggiamento di obbedienza e accogliere con gioia la sua sovranità. Se la sovranità di satana era oppressiva, quella di Dio sarà liberante: servire Dio è regnare. 
Ecco dunque il vangelo: la possibilità di sperimentare gioiosamente la sovranità di Dio sulla propria vita. Il breve racconto della chiamata dei primi quattro discepoli vuole essere un esempio concreto di conversione; non la conversione proposta a degli specialisti del regno di Dio, ma semplicemente la conversione necessaria per essere cristiani. L’iniziativa è di Gesù: la vita cristiana non è tanto una scelta nostra quanto una risposta alla sua chiamata. L’appello di Cristo ha una nota di urgenza: è il momento favorevole, non c’è tempo da perdere: è la grande occasione. 
L’appello di Gesù esige un distacco radicale: lasciare le ricchezze (Mc 10,21), abbandonare la strada del dominio e del potere (Mc 9,35), smantellare quell’idea di Dio che abbiamo costruito a difesa dei nostri privilegi (Mc 7,8-13), vivere nella logica della croce (Mc 8,34) fino a riconoscere nel volto sfigurato di un uomo crocifisso la vera immagine del Dio senza figura (Mc 15,39). "Subito, lasciate le reti, … lasciato il padre, … lo seguirono". 
Il racconto della chiamata degli apostoli si ispira alla chiamata di Eliseo (1Re 19,19-21). Immediata rottura con il passato, cambio di rotta, conversione. Per questi primi quattro discepoli la forza di attrazione del regno di Dio è stata così grande da superare quella del possesso, degli affetti familiari e dell’abitudine. 
La fede si concretizza in un’adesione totale alla persona di Gesù, nell'accogliere lui come guida e come scopo della propria vita: vivere per lui nel senso più pieno. 
Padre Lino Pedron
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Preghiera del mattino 13/I/2014

Signore, ti offro questo tempo che va da Betlemme a Gerusalemme, dalla grotta al sepolcro. 
I tempi sono brevi, questi tempi sono gli ultimi. 
E corti i trentatré anni che separano queste due città. 
Dalla fretta di Maria di visitare la madre del precursore alla fretta delle sante donne di correre al sepolcro. 
Che io non consideri "ordinario", Signore, questo tempo che comincia, ma, avendo fede nella Buona Novella, sappia che colui che è nato viene a cercare e a chiamare anche me, perché lo segua subito, per via dell'urgenza dei tempi.
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domenica 12 gennaio 2014

Insegnamenti di padre Pio/3

Il Signore fa vedere e chiama; ma non si vuol vedere e rispondere, perché piacciono i propri interessi. Capita anche. A volte. Per il fatto che la voce si è sempre udita, che non la si avverte più; ma il Signore illumina e chiama. Sono gli uomini che si mettono nella posizione di non poter udire più (AP).
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Insegnamenti di padre Pio/2

Lo slancio di essere nella pace eterna è buono, è santo; ma bisogna moderarlo con la completa rassegnazione ai divini voleri: meglio fare il divin volere sulla terra che godere il paradiso. "Soffrire e non morire", era il motto di santa Teresa. 
E' dolce il purgatorio (in questa terra) quando si pena per amor di Dio
…Devi piuttosto umiliarti davanti a Dio anziché abbatterti d'animo, se egli ti riserba le sofferenze del suo Figliuolo e vuol farti esperimentare la tua debolezza (MC, 57).
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Insegnamenti di padre Pio

L'’ansietà è uno dei maggiori traditori che la vera virtù e soda devozione possa mai avere; finge di riscaldarsi al bene operare, ma non lo fa, se non per raffreddarsi, e non ci fa correre, per farci inciampare e per questo bisogna guardarsene in ogni occasione, particolarmente nell’'orazione; e per meglio riuscirci, sarà bene ricordarsi che le grazie e i gusti dell’orazione non sono acque della terra ma del cielo, e che perciò tutti i nostri sforzi non bastano a far cadere, benché sia necessario il disporsi con grandissima diligenza sì, ma sempre umile e tranquilla: bisogna tenere il cuore aperto verso il cielo, ed aspettare di là la celeste rugiada (AP).
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Appena battezzato, Gesù vide lo Spirito di Dio venire su di lui

Mt 3,13-17 
Allora Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare. Appena battezzato, Gesù uscì dall'acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento». 

Il dialogo tra il Battista e Gesù mette in evidenza i loro rispettivi battesimi. La disponibilità di Giovanni a ricevere il battesimo di Gesù lo colloca intimamente nella comunità cristiana come membro della Chiesa di Gesù. La risposta di Gesù a Giovanni è molto importante perché è la prima frase che Gesù pronuncia nel vangelo di Matteo: «Dobbiamo adempiere ogni giustizia». Questo è il programma del Padre per Gesù, per Giovanni e per tutti coloro che vorranno seguire Gesù. La «giustizia» nel vangelo di Matteo è la volontà di Dio che sarà annunciata da Gesù nel vangelo. 
E Gesù è l’esempio dell’adempimento della volontà divina (Mt 26,39.42.44). Accettando il battesimo di Giovanni, Gesù si presenta come il Messia dei peccatori e si fa solidale con loro. Egli attuerà pienamente la «giustizia» sul calvario con la sua morte e risurrezione. 
Uscendo dalle acque del Giordano, Gesù inizia il suo viaggio che non avrà come meta finale Gerusalemme. I «cieli aperti» indicano la sua destinazione ultima. L’umiliazione nel battesimo di Giovanni è il punto di partenza dell’ascensione di Gesù alla destra del Padre (cf. Gv 1,51; At 7,55-56). Lo Spirito santo che scende su Gesù come una colomba ci fa ricordare lo spirito di Dio che aleggiava sulle acque della creazione, dalle quali trasse la vita di tutti gli esseri viventi (cf. Gen 1,2). 
Lo Spirito di Dio scende su Gesù perché in lui ha inizio la nuova creazione del mondo, quella definitiva. L’aleggiare della colomba è anche un’allusione alla storia di Noè, il padre dei salvati dall’acqua, che attende con trepidazione il ritorno della colomba che annuncia la fine della perdizione (cfr Gen 8,8-14). Ma questa colomba, che canta il suo amore in ogni stagione, è soprattutto il simbolo della tenerezza e della fedeltà di Dio che ininterrottamente canta il suo canto d’amore per l’umanità in attesa di una risposta positiva. 
Gesù, il nuovo Adamo (cf. Rm 5,15-21; 1Cor 15,22.45), rappresenta il nuovo Israele, l’intera umanità. E l’umanità, in Gesù, diviene finalmente la sposa che fa sentire allo sposo la sua risposta d’amore (cf. Ct 2,14). Durante la visione la voce del Padre ci dà l’autentico significato dell’avvenimento. 
Qui per la prima volta Gesù viene proclamato figlio di Dio, non attraverso una citazione biblica (cf. Mt 2,15), ma dalla viva voce del Padre: «Questi è il Figlio mio prediletto nel quale mi sono compiaciuto». In Gesù il cielo si congiunge alla terra, il regno dei cieli giunge a noi. Tutto ormai converge in Gesù e ogni uomo è invitato ad ascoltare la voce del Padre che dà il significato autentico a tutto ciò che avviene. 
Con la sua persona e la sua vita Gesù diventa la voce del Padre per gli uomini. Tutta la sua vita, fino alla morte e alla risurrezione, illumina questo avvenimento. 
Padre Lino Pedron
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Preghiera del mattino 12/I/2014

Gesù, splendore del Padre! 
Per mezzo della tua immersione nelle acque tu hai santificato e purificato l'intera creazione e hai aperto le porte del pentimento a coloro che sono stati immersi in te. 
Sì, per mezzo del tuo Spirito ci battezzi, ci avvolgi di luce. 
Tu ci vivifichi e ci rigeneri liberandoci dalla schiavitù del peccato. 
Tu fai di noi dei figli prediletti dal Padre, così da metterci a parte dell'eredità promessa. 
Noi tutti che siamo stati battezzati in Cristo, che siamo stati avvolti da Cristo, viviamo in lui, in lui rendiamo gloria al Padre. 
Per noi, nelle acque del Giordano, egli ha annegato l'uomo vecchio e ha dato nascita all'uomo nuovo, ricreandoci infine a sua somiglianza. 
Ti amiamo, Signore Gesù, che hai tutto il favore del Padre.
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sabato 11 gennaio 2014

Immediatamente la lebbra scomparve da lui

Lc 5,12-16 
Mentre Gesù si trovava in una città, ecco, un uomo coperto di lebbra lo vide e gli si gettò dinanzi, pregandolo: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi». Gesù tese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio, sii purificato!». E immediatamente la lebbra scomparve da lui. Gli ordinò di non dirlo a nessuno: «Va' invece a mostrarti al sacerdote e fa' l'offerta per la tua purificazione, come Mosè ha prescritto, a testimonianza per loro». Di lui si parlava sempre di più, e folle numerose venivano per ascoltarlo e farsi guarire dalle loro malattie. Ma egli si ritirava in luoghi deserti a pregare. 

La guarigione del lebbroso manifesta la salvezza dell'uomo pienamente reintegrato nel popolo e nei privilegi dell'alleanza. La benedizione di Dio si manifesta in forma tangibile in mezzo al suo popolo attraverso la potenza di guarigione di Gesù. 
L'uomo che si presenta a Gesù è pieno di impurità e di morte. È esattamente il contrario di Gesù che è uscito dal Giordano "pieno di Spirito Santo" (4,1), cioè pieno della vita di Dio. 
La lebbra rende l'uomo un morto civile e religioso, che la legge esclude dalla società e dal culto (Lv 13). L'unica legge che il lebbroso è tenuto ad osservare è quella di escludersi totalmente dal consorzio umano (Lv 13,45). È importante il fatto che Gesù toccò il lebbroso. Egli tocca colui che non poteva essere toccato, sfonda barriere e leggi, e raggiunge l'uomo nella sua debolezza. Con questo gesto Gesù si identifica con l'umanità piena di lebbra e di peccato. 
In Gesù, Dio si rivela come identità tra volere e potere: "Lo voglio, sii risanato!" (v. 13). Il contatto con Gesù sana l'uomo dalla lebbra della morte e lo purifica. Gesù non ha mai cercato la pubblicità: è ciò che deve anche distinguere il cristiano dagli altri. Egli invia il lebbroso guarito dai sacerdoti, tutori della legge, perché constatino che ciò che la legge non può fare è avvenuto: mondare l'uomo dalla morte. 
Nei versetti immediatamente successivi, gli scribi e i farisei constateranno il perdono di Dio sulla terra, che nessuna legge può dare. La legge infatti può solo condannare il peccato. Dio invece tocca l'uomo nella sua miseria e lo libera. Nel v. 15 è interessante l'accostamento tra "ascoltare" ed "essere guariti". La parola di Gesù è la potenza stessa di Dio che guarisce coloro che accorrono a lui con la coscienza e la fede del lebbroso. 
L'accenno alla preghiera di Gesù del v. 16 è importante. 
Egli non si lascia assorbire dall'attività della predicazione e delle guarigioni. La sua dimora e il termine del suo cammino è il Padre (cf. Lc 2,49; 23,46). 
Padre Lino Pedron
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Preghiera del mattino 11/I/2014

Signore, la luce non si risparmia, si dona per rischiarare, riscaldare e guarire quelli che sono malati della notte del non amore e dell'influsso delle tenebre. 
Tu non ti risparmi ma ti doni e ti comunichi. 
Dovunque irrompe la luce c'è guarigione, liberazione e molti altri segni ancora che rendono testimonianza alla luce. 
Signore, dona alla tua Chiesa di vivere una epifania continuata, affinché la predicazione del vangelo sia accompagnata da segni, e le sia dato in pienezza il potere di guarire i figli che porta nel suo seno.
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venerdì 10 gennaio 2014

Madre Teresa di Calcutta/62

L’aborto è una cosa terribile perché distrugge la vita e distrugge anche l’amore. Distrugge due cose: la vita del bambino e la coscienza della madre. E questo male si estende di giorno in giorno, perché la gente vuole avere di più e i bambini fanno paura. Forse c’è bisogno di un altro televisore, di un’altra auto, tutto viene preferito ad un bambino.
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Angelo Custode/74

Il Signore dona senza contare. 
Chiedigli molto e molto ti sarà dato, a condizione che la tua richiesta sia in armonia con le esigenze della tua salvezza eterna, con il bene della tua anima, oppure di quella per cui richiedi una grazia. 
La vita è così breve, non rincorrere i beni effimeri come una bolla di sapone. Nei confronti dell’eternità, solo i beni che sopravvivono a questo mondo, dove tu trascorri il tuo tempo della “grande prova” (cfr. Ap 7,14), sono degni di te, della tua vita immortale.
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Oggi si è adempiuta questa Scrittura

Lc 4,14-22 
Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode. Venne a Nàzareth, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l'anno di grazia del Signore. Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all'inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». 

Gesù ha cominciato la sua vita per opera dello Spirito Santo, ora comincia la sua opera nella potenza dello stesso Spirito Santo. Lo Spirito lo conduce in Galilea: Là era iniziata la sua vita, là comincia la sua opera. Nella disprezzata "Galilea dei pagani" zampilla la salvezza per la forza dello Spirito. L’operare dello Spirito Santo provoca ammirazione e fama, che si diffonde per tutti i paesi all’intorno. Lo Spirito agisce in estensione: la sua forza vuole mutare il mondo, santificarlo, riportarlo a Dio. 
In una città della Galilea, di nome Nazareth, Gesù fu concepito e allevato, giunse a maturità e dovette cominciare la sua opera secondo la volontà dello Spirito. 
Il suo inizio porta l’impronta di questa città insignificante e non credente, che si scandalizza del suo messaggio e cerca di assassinarlo. 
Il suo inizio parte dal nulla, dalla mancanza di fede dei suoi compaesani, dal peccato, dal rifiuto… 
Eppure Gesù comincia! 
Comincia nella sinagoga annunciando che lo Spirito Santo è sopra di lui e che Dio l’ha mandato a portare la salvezza ai poveri, ossia a tutti, perché tutti siamo poveri. 
Alla lettura segue la spiegazione, che è riassunta in una frase piena di penetrazione e di forza: "Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi" (v. 21). 
La parola di Dio ha la sua radice nel passato, ma si realizza nell’"oggi", ogni volta che la Parola è annunciata. La Scrittura trova il suo compimento nell'orecchio dell’uditore che ascolta e obbedisce. 
Anche per il lettore del vangelo il problema dell’attualizzazione della Parola consiste prima di tutto nellascolto del vangelo: l’obbedienza ad esso ci rende attuali alloggi di Dio, contemporanei di Gesù, moderni, perché in Cristo ogni uomo trova il suo compimento. Gesù annunzia e insieme porta il tempo della salvezza. 
Che il tempo della salvezza sia iniziato e che il Salvatore sia ormai presente, lo si può comprendere solo accogliendo questo messaggio. Non lo si vede né lo si sperimenta. Il messaggio della salvezza esige la fede; e la fede viene dall’ascolto, è risposta a una proposta. Tutto il vangelo è un ascolto della parola di Gesù che ci rende contemporanei a lui: nell'obbedienza della fede, accettiamo in lui l’oggi di Dio che ci salva. 
La profezia, che ora si compie, è il programma di Gesù. 
Egli non se l’è scelto da sé, ma gli è stato preparato dal Padre. 
Egli è l’Inviato del Padre. In lui il Padre visita gli uomini. Gesù opera con la parola e con i fatti, con l’insegnamento e la potenza. 
Il tempo della grazia è sorto per i poveri, per i prigionieri e per gli oppressi. 
Il grande dono portato da Gesù è la libertà: libertà dalla cecità fisica e spirituale, libertà dalla miseria e dalla schiavitù, libertà dal peccato. Finché Gesù rimane in terra, dura l’"anno di grazia del Signore". Cristo è anzitutto il donatore della salvezza, non il giudice che condanna. 
È il centro della storia, la più grande delle grandi opere di Dio. 
Padre Lino Pedron
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Dammi il supremo coraggio

Dammi il supremo coraggio dell'amore. 
Questa è la mia preghiera: 
coraggio di parlare, 
di agire, di soffrire, 
di lasciare tutte le cose, 
o di essere lasciato solo. 
Temprami con incarichi rischiosi, 
onorami con il dolore, 
e aiutami ad alzarmi ogni volta che cadrò. 
Dammi la suprema certezza dell'amore. 
Questa è la mia preghiera: 
la certezza che appartiene alla vita nella morte, 
alla vittoria nella sconfitta, 
alla potenza nascosta nella più fragile bellezza, 
a quella dignità nel dolore, 
che accetta l'offesa, 
ma disdegna di ripagarla con l'offesa. 
Dammi la forza di amare 
sempre e ad ogni costo. 

 
Tagore

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Preghiera del mattino 10/I/2014

Gesù, in questo giorno della settimana in cui tu hai amato i tuoi che erano nel mondo fino all'estremo, io vengo a confessarti la mia mancanza di amore, la mia imperfezione nell'amore per gli uomini, che mi fa scegliere uno invece di un altro. 
Poiché alla sera della vita saremo giudicati sull'amore, fa' che io ti ami, mio Dio, per non essere trattato da mentitore. 
Il tuo amore penetri in quelle dimore dell'anima in cui possa riconoscere il mio Dio in tutti gli uomini e amarlo in quanto tale. 
Affretta il momento di baciare il lebbroso che è Cristo.
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giovedì 9 gennaio 2014

Videro Gesù camminare sul mare

Mc 6,45-52 
E subito costrinse i suoi discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull'altra riva, a Betsàida, finché non avesse congedato la folla. Quando li ebbe congedati, andò sul monte a pregare. Venuta la sera, la barca era in mezzo al mare ed egli, da solo, a terra. Vedendoli però affaticati nel remare, perché avevano il vento contrario, sul finire della notte egli andò verso di loro, camminando sul mare, e voleva oltrepassarli. Essi, vedendolo camminare sul mare, pensarono: «È un fantasma!», e si misero a gridare, perché tutti lo avevano visto e ne erano rimasti sconvolti. Ma egli subito parlò loro e disse: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». E salì sulla barca con loro e il vento cessò. E dentro di sé erano fortemente meravigliati, perché non avevano compreso il fatto dei pani: il loro cuore era indurito. 

Gesù "costringe" i discepoli a lasciare la folla esaltata e a precederlo sull'altra riva: Lo svezzamento è severo e il viaggio che li attende particolarmente faticoso. Nello stesso tempo, Gesù congeda la folla e sale sul monte a pregare. Nei momenti di euforia, Gesù è solito fare il vuoto attorno a sé e ai discepoli. Nella preghiera offre al Padre, dal quale proviene ogni bene, gli onori, la gloria e i ringraziamenti che la folla aveva rivolto a lui e ai discepoli. Ma lo sguardo fisso in Dio non distrae Gesù dalle necessità degli uomini, anzi, gliele fa vedere più distintamente. 
Nell'Antico Testamento, Dio cammina sulle acque (Sal 77,20; Gb 9,8; 38,16; Sir 24,5; Is 43,16). Egli infatti domina i flutti e calma la loro violenza(Sal 65,8; 77,17; 89,10; 93,4; 107,28-30). L’apparizione di Gesù ai discepoli li impaurisce e li fa gridare perché lo scambiano per un fantasma. La parola che Gesù rivolge loro: "Abbiate fiducia. Sono io. Non temete" (v. 50) è un invito alla calma, che accompagna ogni rivelazione divina (Es 14,13; 20,20; Sof 3,16-17), una rivelazione della sua divinità (Es 3,4; Dt 32,39; Is 41,4; 43,10) e un aiuto a superare la paura (Gen 15,1; Gs 8,1; Dn 10,12.19; Tb 12,17). 
Marco conclude il racconto con un’espressione fortissima: "Erano fuori di sé del tutto!" (v. 51). Perché? "Perché non avevano capito il fatto dei pani, essendo il loro cuore indurito (v. 52). Se essi avessero penetrato il mistero della moltiplicazione miracolosa, avrebbero riconosciuto colui che veniva camminando sulle acque del mare. Il martellare dei miracoli sulla loro intelligenza li rendeva ancora più confusi e spaventati: ne ritenevano gli elementi esterni, ma non riuscivano ancora a scendere nel loro significato più profondo. È un accecamento dello spirito. Una cecità che non impedisce di vedere gli avvenimenti, ma di capire la portata dei gesti compiuti da Gesù, di penetrare il significato profondo di ciò che passa sotto i loro occhi e, soprattutto di trarne le dovute conseguenze a riguardo della persona di Gesù. 
Durezza di cuore significa, in definitiva, totale incapacità di percepire il profondo significato della rivelazione che Gesù fa di sé stesso attraverso le parabole e i miracoli. I Dodici non comprendono il mistero della sua persona, che traspare qui nel miracolo dei pani (cfr Lc 24,13-35). Questo brano ci dice l’identità misteriosa del pane. È il Signore che appare ai suoi come il Dio creatore e liberatore, dominatore del caos e salvatore dall’abisso. Egli si manifesta dicendo il nome rivelato a Mosè: "Io sono" (Es 3,14). 
L’Eucaristia non è una semplice condivisione e fraternità, ma è il Signore che si dona totalmente a noi nel suo amore. Mangiare l’Eucaristia significa nutrirsi di Cristo e porsi reciprocamente al servizio dei fratelli. I discepoli sulla barca sono in difficoltà perché non hanno capito questo (v. 52). 
L’Eucaristia è la forza del cammino della Chiesa nella misura in cui la comunità cristiana riconosce in essa il suo Signore morto e risorto. 
Padre Lino Pedron
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mercoledì 8 gennaio 2014

Richiesta di preghiere 8-1-2014

Cari fratelli e sorelle in Cristo e nel cuore Immacolato di Maria, porto alla vostra attenzione la situazione di Rosalba, un’amica,  che ha avuto un tumore alla tiroide, poi uno piccolo al seno scoperto subito, un intervento ai surreni, e ci vede solo con un occhio, ma tutto sommato è abbastanza indipendente. Il fatto è che da quanto è piccola che ha sempre avuto dei problemi fisici.
Tutti questi guai le hanno generato una depressione, per cui assume antidepressivi e il sistema nervoso ne ha risentito, ha sbalzi, ma è anche molta immaturità perché i genitori l'hanno viziata e gliele hanno date tutte vinte.
Oggi è diventata, pur con tutte le scuse del caso, piuttosto tirannica, pare che goda a far ricadere la colpa dei suoi guai sui suoi famigliari. Lo so che tipico della depressione…per questo preghiamo affinché la Nostra Mamma celeste e il Signore Gesù le tocchino l’anima e capisca che è amata.
Grazie a tutti. Sergio , marito di Elena.
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Angelo Custode/73

Custodisci preziosamente la pace del Cristo Gesù. Non permettere che le distrazioni, il rumore e l’agitazione del mondo turbino il dono inestimabile della pace interiore. Preservala ad ogni costo.
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Preghiera per il nuovo anno

Tu sei l’anima del mondo, Spirito Santo, per trasformarlo nel Regno di Dio. 
E la tua presenza che rende capace ogni uomo di lottare per un mondo più giusto, di costruire un mondo più fraterno, di assicurare un mondo di pace. 
Noi ti riconosciamo, Spirito del Regno di Dio, vicino a ogni uomo su questa terra: tu ci esorti a credere e ad appassionarci alla vita e al futuro, a non arrenderci anche dove sembrerebbe sensato non attendere più nulla dal futuro. 
Tu, Spirito del Regno, sei l’anima del mondo, di ogni speranza e di ogni desiderio di pace. 
Amen.

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Madre Teresa di Calcutta/61

Coloro che desiderano appartenere a Gesù devono essere felici di camminare con Lui. 
Non importa quanto ciò possa essere difficile. 
Noi dobbiamo condividere la sua Passione nei poveri ai quali prestiamo servizio.
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