San Giovanni Crisostomo (circa 345-407), vescovo d’Antiochia poi di Costantinopoli,
dottore della Chiesa Omelia su san Paolo, 4, § 1-2
Il beato Paolo, che ci raduna oggi, ha illuminato la terra. Nell’ora della sua chiamata è stato accecato ; eppure questa cecità ha fatto di lui una fiaccola per il mondo. Vedeva chiaro per fare il male ; nella sua sapienza, Dio lo ha accecato per poi rischiararlo per il bene. Dio non gli ha semplicemente manifestato la sua potenza ; gli ha anche rivelato il cuore della fede che avrebbe dovuto predicare.
Occorreva cacciare lontano da lui tutti i suoi pregiudizi, chiudere gli occhi e abbandonare le false luci della ragione per scorgere la retta dottrina, « farsi stolto per diventare sapiente », come egli dirà più tardi (1 Cor 3,18)… Nessuno creda tuttavia che questa vocazione gli fosse stata imposta ; Paolo era libero di scegliere…
Ardente, impetuoso, Paolo aveva bisogno di un freno energico per non disprezzare, travolto dalla foga, la voce di Dio. Dio quindi ha prima represso tale impeto ; mentre lo colpisce di cecità, placa la sua ira ; poi gli parla.
Gli fa conoscere la sua sapienza ineffabile, perché riconosca colui che prima combatteva e capisca che non può più resistere alla sua grazia. Non è la mancanza di luce che lo ha accecato, bensì la sovrabbondanza di luce.
Dio ha scelto proprio il momento ; Paolo è il primo a riconoscerlo : « Quando colui che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia si compiacque di rivelare a me suo Figlio » (Gal 1, 15)…
Impariamo dunque per bocca stessa di Paolo che nessuno ha mai trovato Cristo per mezzo del proprio spirito. È Cristo ad essersi rivelato e fatto conoscere.
Così dice il Salvatore : « Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi » (Gv 15,16)
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lunedì 25 gennaio 2010
domenica 24 gennaio 2010
Maria, regina della pace
Maria, Regina pacis, regina della pace, tu che avesti fede e credesti che si sarebbe compiuto l'annuncio dell'Angelo, aiutaci a crescere nella fede, a essere saldi nella speranza, profondi nell'Amore. Perché questo vuole da noi tuo Figlio, mostrandoci oggi il suo Sacratissimo Cuore. (E' Gesù che passa, 170).Caratteristica evidente di un uomo di Dio, di una donna di Dio, è la pace della sua anima: ha “la pace” e dà la pace alle persone che frequenta. (Forgia, 649).
Non è lecito farsi scudo di ragioni apparentemente devote, per defraudare il prossimo di ciò che gli è dovuto: Se uno dicesse: «Io amo Dio», e odiasse il suo fratello, è un mentitore [1 Gv 4, 20]. Ma cade nello stesso inganno anche chi lesina al Signore l'amore e l'ossequio — l'adorazione — che gli sono dovuti in quanto Creatore e Padre nostro; e altrettanto avviene per chi rifiuta di obbedire ai suoi comandamenti, con il falso pretesto di qualche incompatibilità con il servizio agli uomini, perché san Giovanni avverte espressamente che da questo conosciamo di amare i figli di Dio: se amiamo Dio e ne osserviamo i comandamenti, perché in questo consiste l'amore di Dio, nell'osservare i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi (Amici di Dio, n. 166)
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Settimana di preghiera per unità cristiani - giorno 7
Testimoniare nella speranza e nella fiducia
Perché avete tanti dubbi dentro di voi?” (Lc 24, 38)
Giobbe 19, 23-27 Lo vedrò accanto a me
Salmo 63(62), 1-12 Sono assetato di te
Atti 3, 1-10 Quello che ho te lo do volentieri
Luca 24, 36-40 Sconvolti e pieni di paura
Commento:
Nel loro cammino di vita e di fede, tutti i cristiani sperimentano momenti di dubbio. Quando i cristiani non riescono a riconoscere la presenza del Cristo risorto, l’essere insieme talvolta aggrava questi dubbi, invece di alleggerirli.
La sfida che i cristiani devono affrontare è di continuare a credere che, anche quando non vedono o non percepiscono Dio, Egli rimane con loro. Le virtù di fede, speranza e fiducia permettono loro di testimoniare che la fede va oltre le loro stesse possibilità.
Il personaggio di Giobbe ci offre l’esempio di un uomo che ha affrontato prove difficili e tribolazioni, ed ha persino dibattuto con Dio. Nella fede e nella speranza, tuttavia, egli ha creduto che Dio sarebbe rimasto accanto a lui. La medesima convinzione e la stessa fiducia caratterizzano l’azione di Pietro e Giovanni, nella guarigione dello storpio narrata negli Atti. La loro fede nel nome di Gesù permette loro di testimoniare con potenza a tutti i presenti. La preghiera del salmo di oggi riflette il nostro profondo desiderio dell’amore misericordioso di Dio.
Il nostro incontro durante questa Settimana di preghiera permette alle nostre comunità di crescere nella condivisione della fede, della speranza e dell’amore. Noi rendiamo testimonianza all’amore misericordioso di Dio verso l’unica Chiesa che siamo chiamati ad essere. Maggiore sarà la nostra testimonianza insieme, più vitale sarà il nostro messaggio.
Preghiera:
O Dio della speranza, mostraci il tuo disegno di unità nella Chiesa,e facci superare i nostri dubbi.Accresci la nostra fede nella tua presenza affinché tutti coloro che professano la fede in te possano adorarti insieme in spirito e verità. Preghiamo in modo particolare per quanti sono nel dubbio ora, per coloro che vivono nell’ombra del pericolo e della paura,rimani con loro, o Dio, e dona loro la tua presenza consolatrice. Amen.
Domande per la riflessione personale
1. Come affronti le tue paure e i tuoi dubbi?
2. In quale modo tu stesso, con il tuo comportamento, potresti essere causa di paura o di ansietà per gli altri?
3.Quando sei riuscito ad affrontare le tue stesse paure e dubbi, superandoli e dando così testimonianza della tua fede in Cristo?
4. In quale modo le comunità cristiane possono incoraggiarsi reciprocamente nella fede e nella speranza?
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Perché avete tanti dubbi dentro di voi?” (Lc 24, 38)
Giobbe 19, 23-27 Lo vedrò accanto a me
Salmo 63(62), 1-12 Sono assetato di te
Atti 3, 1-10 Quello che ho te lo do volentieri
Luca 24, 36-40 Sconvolti e pieni di paura
Commento:
Nel loro cammino di vita e di fede, tutti i cristiani sperimentano momenti di dubbio. Quando i cristiani non riescono a riconoscere la presenza del Cristo risorto, l’essere insieme talvolta aggrava questi dubbi, invece di alleggerirli.
La sfida che i cristiani devono affrontare è di continuare a credere che, anche quando non vedono o non percepiscono Dio, Egli rimane con loro. Le virtù di fede, speranza e fiducia permettono loro di testimoniare che la fede va oltre le loro stesse possibilità.
Il personaggio di Giobbe ci offre l’esempio di un uomo che ha affrontato prove difficili e tribolazioni, ed ha persino dibattuto con Dio. Nella fede e nella speranza, tuttavia, egli ha creduto che Dio sarebbe rimasto accanto a lui. La medesima convinzione e la stessa fiducia caratterizzano l’azione di Pietro e Giovanni, nella guarigione dello storpio narrata negli Atti. La loro fede nel nome di Gesù permette loro di testimoniare con potenza a tutti i presenti. La preghiera del salmo di oggi riflette il nostro profondo desiderio dell’amore misericordioso di Dio.
Il nostro incontro durante questa Settimana di preghiera permette alle nostre comunità di crescere nella condivisione della fede, della speranza e dell’amore. Noi rendiamo testimonianza all’amore misericordioso di Dio verso l’unica Chiesa che siamo chiamati ad essere. Maggiore sarà la nostra testimonianza insieme, più vitale sarà il nostro messaggio.
Preghiera:
O Dio della speranza, mostraci il tuo disegno di unità nella Chiesa,e facci superare i nostri dubbi.Accresci la nostra fede nella tua presenza affinché tutti coloro che professano la fede in te possano adorarti insieme in spirito e verità. Preghiamo in modo particolare per quanti sono nel dubbio ora, per coloro che vivono nell’ombra del pericolo e della paura,rimani con loro, o Dio, e dona loro la tua presenza consolatrice. Amen.
Domande per la riflessione personale
1. Come affronti le tue paure e i tuoi dubbi?
2. In quale modo tu stesso, con il tuo comportamento, potresti essere causa di paura o di ansietà per gli altri?
3.Quando sei riuscito ad affrontare le tue stesse paure e dubbi, superandoli e dando così testimonianza della tua fede in Cristo?
4. In quale modo le comunità cristiane possono incoraggiarsi reciprocamente nella fede e nella speranza?
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sabato 23 gennaio 2010
Lettera Padre Livio 23/1/10
Cari amici,il terremoto di Haiti, con le devastazioni e le decine di migliaia di cadaveri, fra i quali moltissimi bambini, ha provocarto dolore e sgomento. Perchè tutto questo, se Dio è amore? E' un interrgativo spontaneo che ci sollecita ad approfondire la fede.
Lo spettacolo raccapricciante di una moltitudine di cadaveri ci richiama a una realtà che preferiamo nascondere il più possibile: l'onnipresenza del dolore e della morte nella vita umana. Si tratta di una costatazione: basta aprire gli occhi.
Ma chi, come i cristiani, guarda con gli occhi della fede che cosa vede? Vede le anime immortali di tutti coloro che, morendo, si aprono all'amore di Dio e vengono accolte nel suo Regno di gioia e di pace, Vede i morti che la terra ha ingoiato risuscitare nell'ultimo giorno a immagine della gloria di Cristo risorto. Vede nei sopravissuti che hanno perso ogni cosa la presenza di Gesù che chiede aiuto.
" Vidi poi un nuovo cielo e una terra nuova...Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme....Udii allora una voce potente che usciva dal trono: Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perchè le cose di prima sono passate" ( Apocalisse 21, 1-4).
La sofferenza e la morte che affliggono l'esistenza umana non sono l'ultima parola. In Cristo risorto avremo la gioia e la vita immortale.
Vostro Padre Livio
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Santo del giorno 24/1
San Francesco di Sales - Vescovo e Dottore della Chiesa (memoria)Francesco, al secolo François, primogenito di tredici figli, nacque in Savoia nel castello di Sales, presso Thorens, il 21 agosto 1567, da Francesco I de Nouvelles, signore di Boisy, e da Francesca de Sionnaz.
Ricevette sin dalla più tenera età un’accurata educazione, coronata dagli studi universitari di giurisprudenza a Parigi e a Padova. Qui ricevette con grande lode il berretto dottorale e, ritornato in patria, fu nominato avvocato del Senato di Chambéry. Ma sin dalla sua frequentazione accademica erano iniziati ad emergere i suoi preminenti interessi teologici, culminati poi nella scoperta della vocazione sacerdotale che deluse, però, le aspettative paterne.
Ordinato sacerdote il 18 dicembre 1593, fu inviato nella regione del Chablais (zona montana situata al nord della Savoia), dominata dal Calvinismo, dove si dedicò soprattutto alla predicazione, prediligendo il metodo del dialogo. Fu sacerdote zelante ed instancabile lavoratore. Visti gli scarsi frutti ottenuti dal pulpito, si diede alla pubblicazione di fogli volanti, che egli stesso faceva scivolare sotto gli usci delle case o affiggeva ai muri; ma anche quei foglietti, che egli cacciava sotto le porte delle case, ebbero scarsa efficacia.
Spinto da un enorme desiderio di salvaguardare la cristianità, mentre imperversava la Riforma portata avanti da Calvino e dai suoi seguaci, Francesco chiese udienza al vescovo di Ginevra, affinché lo destinasse a quella città, appunto il simbolo supremo del calvinismo e massima sede dei riformatori. Una volta insediatosi a Ginevra, non si fece remore a discutere di teologia con i protestanti, desideroso di recuperare quante più “anime” possibili alla Chiesa e soprattutto alla causa di Cristo da lui ritenuta genuina.
Inoltre, il suo pensiero costante era rivolto alla condizione dei laici, preoccupandosi di sviluppare una predicazione ed un modello di vita cristiana che fosse alla portata anche delle persone comuni, quelle cioè immerse nella vita difficile di tutti i giorni.
Proverbiali i suoi insegnamenti pervasi di comprensione e di dolcezza, permeati dalla ferma convinzione che, a supporto delle azioni umane, vi fosse sempre la presenza di Dio. Non per nulla molti dei suoi insegnamenti sono intrisi di misticismo e di nobile elevazione spirituale (l'Enciclopedia Garzanti della Letteratura lo definisce: “elegante predicatore e prosatore alieno dai toni aspri, abile nell'intrecciare immagini e idee”).
I suoi enormi sforzi ed i grandi successi ottenuti in termini pastorali gli meritarono la nomina a vescovo coadiutore di Ginevra già nel 1599, a trentadue anni di età e dopo soli sei anni di sacerdozio.
Dopo altri tre anni divenne vescovo a pieno titolo e si spese per l’introduzione nella sua diocesi delle riforme promulgate dal Concilio di Trento. La città rimase comunque nel suo complesso in mano ai riformati ed il novello vescovo dovette trasferire la sua sede nella cittadina savoiarda di Annecy, “Venezia delle Alpi”, sulle rive del lago omonimo.
Fu anche direttore spirituale di S. Vincenzo de’ Paoli. Nel corso della sua missione di predicatore, nel 1604, conobbe, a Digione, la nobildonna Giovanna Francesca Frèmiot, vedova del barone de Chantal, con cui iniziò una corrispondenza epistolare ed una profonda amicizia che sfociarono nella fondazione dell’ “Ordine della Visitazione”.
“Se sbaglio, voglio sbagliare piuttosto per troppa bontà che per troppo rigore”: in questa affermazione di Francesco di Sales sta il segreto della simpatia che egli seppe suscitare tra i suoi contemporanei.
Il duca di Savoia, dal quale Francesco dipendeva politicamente, sostenne l’opera, dell’inascoltato apostolo, con la maniera forte, ma non addicendosi l’intolleranza al temperamento del santo; quest’ultimo preferì portare avanti la sua battaglia per l’ortodossia con il metodo della carità, illuminando le coscienze con gli scritti, per i quali ha avuto il titolo di Dottore della Chiesa.
Le sue principali opere furono :
- “Filotea” (S. Francesco di Sales così si è espresso nella prefazione al suo libro: "Rivolgo la mia parola a Filotea; volendo mettere a disposizione di molte anime ciò che in un primo tempo avevo scritto per una sola, uso il nome comune a tutte quelle che vogliono essere devote; Filotea, infatti, vuol dire amante e desiderosa di amare Dio");
- “Trattato dell'amore di Dio”, testi fondamentali della letteratura religiosa di tutti i tempi. Quello dell’amore di Dio fu l’argomento con il quale convinse i recalcitranti ugonotti a tornare in seno alla Chiesa Cattolica.
L’11 dicembre 1622 a Lione ebbe l’ultimo colloquio con la sua penitente e qui morì, per un attacco di apoplessia, il 28 dello stesso mese nella stanzetta del cappellano delle Suore della Visitazione presso il monastero.
Il 24 gennaio 1623 il corpo mortale del santo fu traslato ad Annecy, nella chiesa oggi a lui dedicata, ma in seguito fu posto alla venerazione dei fedeli nella basilica della Visitazione, sulla collina adiacente alla città, accanto a S. Giovanna Francesca di Chantal.
San Francesco di Sales fu beatificato nel 1661 e canonizzato nel 1665.
Pp Leone XIII lo proclamò Dottore della Chiesa nel 1887; Pp Pio XI lo proclamò “Patrono dei giornalisti” nel 1923.
S. Francesco di Sales, considerato quale padre della spiritualità moderna, ha influenzato le maggiori figure non solo del “grand siècle” francese, ma anche di tutto il Seicento europeo, riuscendo a convertire al cattolicesimo addirittura alcuni esponenti del calvinismo.
È infine doveroso ricordare come al suo nome si siano ispirate parecchie congregazioni, tra le quali la più celebre è indubbiamente la Famiglia Salesiana fondata da S. Giovanni Bosco, la cui attenzione si rivolge più che altro alla crescita ed all’educazione delle giovani generazioni, con un’attenzione tutta particolare alla cura dei figli delle classi meno abbienti.
Significato del nome Francesco : “uomo libero” (antico tedesco).
Ricevette sin dalla più tenera età un’accurata educazione, coronata dagli studi universitari di giurisprudenza a Parigi e a Padova. Qui ricevette con grande lode il berretto dottorale e, ritornato in patria, fu nominato avvocato del Senato di Chambéry. Ma sin dalla sua frequentazione accademica erano iniziati ad emergere i suoi preminenti interessi teologici, culminati poi nella scoperta della vocazione sacerdotale che deluse, però, le aspettative paterne.
Ordinato sacerdote il 18 dicembre 1593, fu inviato nella regione del Chablais (zona montana situata al nord della Savoia), dominata dal Calvinismo, dove si dedicò soprattutto alla predicazione, prediligendo il metodo del dialogo. Fu sacerdote zelante ed instancabile lavoratore. Visti gli scarsi frutti ottenuti dal pulpito, si diede alla pubblicazione di fogli volanti, che egli stesso faceva scivolare sotto gli usci delle case o affiggeva ai muri; ma anche quei foglietti, che egli cacciava sotto le porte delle case, ebbero scarsa efficacia.
Spinto da un enorme desiderio di salvaguardare la cristianità, mentre imperversava la Riforma portata avanti da Calvino e dai suoi seguaci, Francesco chiese udienza al vescovo di Ginevra, affinché lo destinasse a quella città, appunto il simbolo supremo del calvinismo e massima sede dei riformatori. Una volta insediatosi a Ginevra, non si fece remore a discutere di teologia con i protestanti, desideroso di recuperare quante più “anime” possibili alla Chiesa e soprattutto alla causa di Cristo da lui ritenuta genuina.
Inoltre, il suo pensiero costante era rivolto alla condizione dei laici, preoccupandosi di sviluppare una predicazione ed un modello di vita cristiana che fosse alla portata anche delle persone comuni, quelle cioè immerse nella vita difficile di tutti i giorni.
Proverbiali i suoi insegnamenti pervasi di comprensione e di dolcezza, permeati dalla ferma convinzione che, a supporto delle azioni umane, vi fosse sempre la presenza di Dio. Non per nulla molti dei suoi insegnamenti sono intrisi di misticismo e di nobile elevazione spirituale (l'Enciclopedia Garzanti della Letteratura lo definisce: “elegante predicatore e prosatore alieno dai toni aspri, abile nell'intrecciare immagini e idee”).
I suoi enormi sforzi ed i grandi successi ottenuti in termini pastorali gli meritarono la nomina a vescovo coadiutore di Ginevra già nel 1599, a trentadue anni di età e dopo soli sei anni di sacerdozio.
Dopo altri tre anni divenne vescovo a pieno titolo e si spese per l’introduzione nella sua diocesi delle riforme promulgate dal Concilio di Trento. La città rimase comunque nel suo complesso in mano ai riformati ed il novello vescovo dovette trasferire la sua sede nella cittadina savoiarda di Annecy, “Venezia delle Alpi”, sulle rive del lago omonimo.
Fu anche direttore spirituale di S. Vincenzo de’ Paoli. Nel corso della sua missione di predicatore, nel 1604, conobbe, a Digione, la nobildonna Giovanna Francesca Frèmiot, vedova del barone de Chantal, con cui iniziò una corrispondenza epistolare ed una profonda amicizia che sfociarono nella fondazione dell’ “Ordine della Visitazione”.
“Se sbaglio, voglio sbagliare piuttosto per troppa bontà che per troppo rigore”: in questa affermazione di Francesco di Sales sta il segreto della simpatia che egli seppe suscitare tra i suoi contemporanei.
Il duca di Savoia, dal quale Francesco dipendeva politicamente, sostenne l’opera, dell’inascoltato apostolo, con la maniera forte, ma non addicendosi l’intolleranza al temperamento del santo; quest’ultimo preferì portare avanti la sua battaglia per l’ortodossia con il metodo della carità, illuminando le coscienze con gli scritti, per i quali ha avuto il titolo di Dottore della Chiesa.
Le sue principali opere furono :
- “Filotea” (S. Francesco di Sales così si è espresso nella prefazione al suo libro: "Rivolgo la mia parola a Filotea; volendo mettere a disposizione di molte anime ciò che in un primo tempo avevo scritto per una sola, uso il nome comune a tutte quelle che vogliono essere devote; Filotea, infatti, vuol dire amante e desiderosa di amare Dio");
- “Trattato dell'amore di Dio”, testi fondamentali della letteratura religiosa di tutti i tempi. Quello dell’amore di Dio fu l’argomento con il quale convinse i recalcitranti ugonotti a tornare in seno alla Chiesa Cattolica.
L’11 dicembre 1622 a Lione ebbe l’ultimo colloquio con la sua penitente e qui morì, per un attacco di apoplessia, il 28 dello stesso mese nella stanzetta del cappellano delle Suore della Visitazione presso il monastero.
Il 24 gennaio 1623 il corpo mortale del santo fu traslato ad Annecy, nella chiesa oggi a lui dedicata, ma in seguito fu posto alla venerazione dei fedeli nella basilica della Visitazione, sulla collina adiacente alla città, accanto a S. Giovanna Francesca di Chantal.
San Francesco di Sales fu beatificato nel 1661 e canonizzato nel 1665.
Pp Leone XIII lo proclamò Dottore della Chiesa nel 1887; Pp Pio XI lo proclamò “Patrono dei giornalisti” nel 1923.
S. Francesco di Sales, considerato quale padre della spiritualità moderna, ha influenzato le maggiori figure non solo del “grand siècle” francese, ma anche di tutto il Seicento europeo, riuscendo a convertire al cattolicesimo addirittura alcuni esponenti del calvinismo.
È infine doveroso ricordare come al suo nome si siano ispirate parecchie congregazioni, tra le quali la più celebre è indubbiamente la Famiglia Salesiana fondata da S. Giovanni Bosco, la cui attenzione si rivolge più che altro alla crescita ed all’educazione delle giovani generazioni, con un’attenzione tutta particolare alla cura dei figli delle classi meno abbienti.
Significato del nome Francesco : “uomo libero” (antico tedesco).
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Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udito con i vostri orecchi
Sant’Ambrogio (circa 340-397), vescovo di Milano e dottore della Chiesa
Commento sui salmi, 1, 33 ; CSEL 64, 28-30
Dissétati prima all’Antico Testamento, per poter bere quindi dal Nuovo. Se non berrai al primo, non potrai bere al secondo. Bevi al primo per alleviare la tua sete, bevi al secondo per dissetarti appieno... Bevi l’uno e l’altro calice, quello dell’Antico e quello del Nuovo Testamento, perché in ambedue bevi Cristo. Bevi Cristo che è la vite (Gv 15,1), bevi Cristo che è la pietra da cui scaturì l’acqua (1 Cor 10,3). Bevi Cristo che è la fonte della vita (Sal 36,10); bevi Cristo perché egli è “il fiume che allieta la città di Dio (Sal 45,5); bevi Cristo che è la pace (Ef 2,14); bevi Cristo perché “fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno” (Gv 7,38). Bevi Cristo per dissetarti col sangue da cui sei stato redento; bevi Cristo, bevi la sua parola: sua parola è l’Antico e il Nuovo Testamento. Si beve la sacra Scrittura, anzi la si devora, quando fluisce nell’anima e le dà vigore la linfa del Verbo eterno. Infine, “non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” (Dt 8,3; Mt 4,4). Bevi questa parola, ma bevila nell’ordine in cui essa procede: prima nell’Antico Testamento, poi nel Nuovo.
Egli dice infatti quasi con premura : “Popolo che cammini nelle tenebre, vedi questa grande luce; su di te che abiti in terra tenebrosa, una luce rifulge” (Is 9,2 LXX). Bevi subito dunque, perché su di te splenda una gran luce: non la luce comune, quella del giorno, del sole o della luna, ma la luce che dissipa l’ombra della morte.
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Commento sui salmi, 1, 33 ; CSEL 64, 28-30
Dissétati prima all’Antico Testamento, per poter bere quindi dal Nuovo. Se non berrai al primo, non potrai bere al secondo. Bevi al primo per alleviare la tua sete, bevi al secondo per dissetarti appieno... Bevi l’uno e l’altro calice, quello dell’Antico e quello del Nuovo Testamento, perché in ambedue bevi Cristo. Bevi Cristo che è la vite (Gv 15,1), bevi Cristo che è la pietra da cui scaturì l’acqua (1 Cor 10,3). Bevi Cristo che è la fonte della vita (Sal 36,10); bevi Cristo perché egli è “il fiume che allieta la città di Dio (Sal 45,5); bevi Cristo che è la pace (Ef 2,14); bevi Cristo perché “fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno” (Gv 7,38). Bevi Cristo per dissetarti col sangue da cui sei stato redento; bevi Cristo, bevi la sua parola: sua parola è l’Antico e il Nuovo Testamento. Si beve la sacra Scrittura, anzi la si devora, quando fluisce nell’anima e le dà vigore la linfa del Verbo eterno. Infine, “non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” (Dt 8,3; Mt 4,4). Bevi questa parola, ma bevila nell’ordine in cui essa procede: prima nell’Antico Testamento, poi nel Nuovo.
Egli dice infatti quasi con premura : “Popolo che cammini nelle tenebre, vedi questa grande luce; su di te che abiti in terra tenebrosa, una luce rifulge” (Is 9,2 LXX). Bevi subito dunque, perché su di te splenda una gran luce: non la luce comune, quella del giorno, del sole o della luna, ma la luce che dissipa l’ombra della morte.
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Consummati in unum
Chi aspira all'unità, deve porsi di fronte a Cristo che prega affinché siamo consummati in unum, perfetti nell'unità. La sete di giustizia deve guidarci alla sorgente da cui scaturisce la concordia fra gli uomini: l'essere e il sapersi figli del Padre, e quindi fratelli. (E' Gesù che passa, 157)
Triste ecumenismo quello che sta sulla bocca di cattolici che maltrattano altri cattolici! (Solco, 643)
Dissi una volta al Santo Padre Giovanni XXIII, incoraggiato dal fascino affabile e paterno della sua persona: "Padre Santo, nella nostra Opera tutti gli uomini, siano o no cattolici, hanno trovato sempre accoglienza: non ho imparato l'ecumenismo da Vostra Santità". Egli rise commosso, perché sapeva che, fin dal 1950, la Santa Sede aveva autorizzato l'Opus Dei ad accogliere come associati cooperatori i non cattolici e perfino i non cristiani.
E in effetti sono parecchi - né mancano fra di loro dei pastori e addirittura dei vescovi delle rispettive confessioni - i fratelli separati che si sentono attratti dallo spirito dell'Opus Dei e collaborano ai nostri apostolati. E sono ogni giorno più frequenti - man mano che si intensificano i contatti - le manifestazioni di simpatia e di intesa cordiale che nascono dal fatto che i soci dell'Opus Dei hanno come cardine della loro spiritualità il semplice proposito di dare responsabile attuazione agli impegni e alle esigenze battesimali del cristiano. Il desiderio di tendere alla santità cristiana e di praticare l'apostolato, procurando la santificazione del proprio lavoro professionale; il vivere immersi nella realtà secolari rispettando la loro autonomia, ma trattandole con lo spirito e l'amore delle anime contemplative; il primato che nell'organizzazione delle nostre attività diamo alla persona, all'azione dello Spirito nelle anime, al rispetto della dignità e della libertà che nascono dalla filiazione divina del cristiano (Colloqui con Monsignor Escrivá, 22)
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Triste ecumenismo quello che sta sulla bocca di cattolici che maltrattano altri cattolici! (Solco, 643)
Dissi una volta al Santo Padre Giovanni XXIII, incoraggiato dal fascino affabile e paterno della sua persona: "Padre Santo, nella nostra Opera tutti gli uomini, siano o no cattolici, hanno trovato sempre accoglienza: non ho imparato l'ecumenismo da Vostra Santità". Egli rise commosso, perché sapeva che, fin dal 1950, la Santa Sede aveva autorizzato l'Opus Dei ad accogliere come associati cooperatori i non cattolici e perfino i non cristiani.
E in effetti sono parecchi - né mancano fra di loro dei pastori e addirittura dei vescovi delle rispettive confessioni - i fratelli separati che si sentono attratti dallo spirito dell'Opus Dei e collaborano ai nostri apostolati. E sono ogni giorno più frequenti - man mano che si intensificano i contatti - le manifestazioni di simpatia e di intesa cordiale che nascono dal fatto che i soci dell'Opus Dei hanno come cardine della loro spiritualità il semplice proposito di dare responsabile attuazione agli impegni e alle esigenze battesimali del cristiano. Il desiderio di tendere alla santità cristiana e di praticare l'apostolato, procurando la santificazione del proprio lavoro professionale; il vivere immersi nella realtà secolari rispettando la loro autonomia, ma trattandole con lo spirito e l'amore delle anime contemplative; il primato che nell'organizzazione delle nostre attività diamo alla persona, all'azione dello Spirito nelle anime, al rispetto della dignità e della libertà che nascono dalla filiazione divina del cristiano (Colloqui con Monsignor Escrivá, 22)
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Settimana di preghiera per unità cristiani - giorno 6
Testimoniare nella fedeltà alle Scritture
“Non ci sentivamo come un fuoco nel cuore, quando egli lungo la via ci parlava e ci spiegava la Bibbia?” (Lc 24, 32)
Isaia 55, 10-11 Così è anche della parola che esce dalla mia bocca: non ritorna a me senza produrre effetto
Salmo 119(118), 17-40 Aprimi gli occhi e contemplerò i frutti stupendi della tua legge
2 Timoteo 3, 14-17 Tutto ciò che è scritto nella Bibbia è ispirato da Dio
Luca 24, 28-35 Gesù rivela le Scritture ai suoi discepoli
Commento:
I cristiani scoprono la parola di Dio in modo privilegiato, attraverso la lettura delle Sacre Scritture e i sacramenti. Nell’ascolto fedele della proclamazione della Sacra Scrittura e della lettura, in preghiera, dei vari libri della Bibbia, aprono il loro cuore e la loro mente a ricevere la vera parola di Dio. Gesù ha promesso ai suoi discepoli che avrebbe mandato il suo Spirito per far loro comprendere pienamente la parola di Dio, e per condurli alla verità tutta intera.
Storicamente, i cristiani sono stati divisi nella lettura e nella comprensione della parola di Dio. Spesso hanno utilizzato la Bibbia più per enfatizzare il loro disaccordo che per trovare sentieri di riconciliazione. Fortunatamente, in tempi recenti, la Sacra Scrittura ha avvicinato i cristiani, nella ricerca dell’unità. Studi biblici congiunti sono divenuti un comune strumento di crescita insieme.
Il cammino di fede che celebriamo durante questa Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani è saldamente radicato nell’ascolto condiviso della parola di Dio, nella ricerca comune di comprenderla e di viverla. Il profeta Isaia ci rammenta che la parola di Dio proclamata con potenza è realmente efficace ed operativa, non ritorna a Dio senza frutto, ma realizza il proposito per cui è stata mandata. Questo messaggio è ripetuto nelle parole indirizzate a Timoteo, allorquando egli è spinto a credere nell’efficacia della Scrittura, che rende i fedeli capaci di buone opere. Il salmo dà lode alle parole e agli statuti di Dio e lo implora di donarci la comprensione per custodire la legge santa con tutto il cuore.
Durante questa Settimana per l’unità preghiamo che tutti i cristiani possano entrare più profondamente nel mistero della meravigliosa rivelazione di Dio, come essa giunge a noi dalla Sacra Scrittura. Eleviamo la nostra supplica allo Spirito Santo, perché ci faccia meglio comprendere la parola di Dio e ci diriga nel nostro cammino di fede fino a che non saremo riuniti tutti attorno all’unica mensa del Signore.
Preghiera:
O Dio Padre,ti lodiamo e ti ringraziamo per la tua parola salvificache riceviamo nella Sacra Scrittura.Ti ringraziamo per i nostri fratelli e le nostre sorelle con cui condividiamo la tua parola e insieme ai quali scopriamo l’abbondanza del tuo amore. Fa’ che siamo docili alla luce dello Spirito Santo affinché la tua parola possa condurci e dirigerci in questa volontà di maggiore unità. Amen.
Domande per la riflessione personale
1. Quali brani della Sacra Scrittura sono più significativi per te?
2. Nella tua vita, chi o che cosa fa accendere nel tuo cuore la passione per il vangelo e il desiderio di rendere testimonianza a Cristo?
3. Quali brani della Scrittura ti hanno aiutato a comprendere meglio la testimonianza degli altri cristiani?
4. Come possono le nostre chiese utilizzare la Sacra Scrittura più efficacemente nella loro vita quotidiana e nella loro preghiera?
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“Non ci sentivamo come un fuoco nel cuore, quando egli lungo la via ci parlava e ci spiegava la Bibbia?” (Lc 24, 32)
Isaia 55, 10-11 Così è anche della parola che esce dalla mia bocca: non ritorna a me senza produrre effetto
Salmo 119(118), 17-40 Aprimi gli occhi e contemplerò i frutti stupendi della tua legge
2 Timoteo 3, 14-17 Tutto ciò che è scritto nella Bibbia è ispirato da Dio
Luca 24, 28-35 Gesù rivela le Scritture ai suoi discepoli
Commento:
I cristiani scoprono la parola di Dio in modo privilegiato, attraverso la lettura delle Sacre Scritture e i sacramenti. Nell’ascolto fedele della proclamazione della Sacra Scrittura e della lettura, in preghiera, dei vari libri della Bibbia, aprono il loro cuore e la loro mente a ricevere la vera parola di Dio. Gesù ha promesso ai suoi discepoli che avrebbe mandato il suo Spirito per far loro comprendere pienamente la parola di Dio, e per condurli alla verità tutta intera.
Storicamente, i cristiani sono stati divisi nella lettura e nella comprensione della parola di Dio. Spesso hanno utilizzato la Bibbia più per enfatizzare il loro disaccordo che per trovare sentieri di riconciliazione. Fortunatamente, in tempi recenti, la Sacra Scrittura ha avvicinato i cristiani, nella ricerca dell’unità. Studi biblici congiunti sono divenuti un comune strumento di crescita insieme.
Il cammino di fede che celebriamo durante questa Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani è saldamente radicato nell’ascolto condiviso della parola di Dio, nella ricerca comune di comprenderla e di viverla. Il profeta Isaia ci rammenta che la parola di Dio proclamata con potenza è realmente efficace ed operativa, non ritorna a Dio senza frutto, ma realizza il proposito per cui è stata mandata. Questo messaggio è ripetuto nelle parole indirizzate a Timoteo, allorquando egli è spinto a credere nell’efficacia della Scrittura, che rende i fedeli capaci di buone opere. Il salmo dà lode alle parole e agli statuti di Dio e lo implora di donarci la comprensione per custodire la legge santa con tutto il cuore.
Durante questa Settimana per l’unità preghiamo che tutti i cristiani possano entrare più profondamente nel mistero della meravigliosa rivelazione di Dio, come essa giunge a noi dalla Sacra Scrittura. Eleviamo la nostra supplica allo Spirito Santo, perché ci faccia meglio comprendere la parola di Dio e ci diriga nel nostro cammino di fede fino a che non saremo riuniti tutti attorno all’unica mensa del Signore.
Preghiera:
O Dio Padre,ti lodiamo e ti ringraziamo per la tua parola salvificache riceviamo nella Sacra Scrittura.Ti ringraziamo per i nostri fratelli e le nostre sorelle con cui condividiamo la tua parola e insieme ai quali scopriamo l’abbondanza del tuo amore. Fa’ che siamo docili alla luce dello Spirito Santo affinché la tua parola possa condurci e dirigerci in questa volontà di maggiore unità. Amen.
Domande per la riflessione personale
1. Quali brani della Sacra Scrittura sono più significativi per te?
2. Nella tua vita, chi o che cosa fa accendere nel tuo cuore la passione per il vangelo e il desiderio di rendere testimonianza a Cristo?
3. Quali brani della Scrittura ti hanno aiutato a comprendere meglio la testimonianza degli altri cristiani?
4. Come possono le nostre chiese utilizzare la Sacra Scrittura più efficacemente nella loro vita quotidiana e nella loro preghiera?
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venerdì 22 gennaio 2010
Gesù, uomo mangiato
Beata Teresa di Calcutta (1910-1997), fondatrice delle Suore Missionarie della Carità
No greater love
Quando Gesù venne in questo mondo, lo amò con un amore così grande da dare la sua vita per lui. Venne per soddisfare la nostra fame di Dio. E come fece questo ? Egli in persona diventò il Pane della Vita. Si fece piccolo, fragile, disarmato per noi. Le briciole di pane sono così minuscole che pure un bambino può masticarle, pure un agonizzante può mangiarle. È diventato il Pane della Vita per sfamare il nostro appetito di Dio, la nostra fame di Amore.
Credo che non avremmo mai potuto amare Dio, se Gesù non fosse divenuto uno di noi. Ed è divenuto uno di noi in ogni cosa, eccetto il peccato, per renderci capaci di amare Dio. Creati a immagine di Dio, siamo stati creati per amare, poiché Dio è amore. Nella sua passione, Gesù ci ha insegnato come perdonare per amore, come dimenticare per umiltà. Trova Gesù, e troverai la pace.
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No greater love
Quando Gesù venne in questo mondo, lo amò con un amore così grande da dare la sua vita per lui. Venne per soddisfare la nostra fame di Dio. E come fece questo ? Egli in persona diventò il Pane della Vita. Si fece piccolo, fragile, disarmato per noi. Le briciole di pane sono così minuscole che pure un bambino può masticarle, pure un agonizzante può mangiarle. È diventato il Pane della Vita per sfamare il nostro appetito di Dio, la nostra fame di Amore.
Credo che non avremmo mai potuto amare Dio, se Gesù non fosse divenuto uno di noi. Ed è divenuto uno di noi in ogni cosa, eccetto il peccato, per renderci capaci di amare Dio. Creati a immagine di Dio, siamo stati creati per amare, poiché Dio è amore. Nella sua passione, Gesù ci ha insegnato come perdonare per amore, come dimenticare per umiltà. Trova Gesù, e troverai la pace.
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Siate allegri, sempre allegri
Nessuno è felice, sulla terra, fino a quando decide di non esserlo. Così si snoda il cammino: dolore, in senso cristiano!, Croce; Volontà di Dio, Amore; felicità quaggiù e, poi, eternamente. (Solco, 52)
«Servite Domino in laetitia!» Servirò Dio con gioia! Una gioia che sarà conseguenza della mia Fede, della mia Speranza e del mio Amore..., che deve durare sempre, perché, come ci assicura l'Apostolo, «Dominus prope est!»... il Signore mi segue da vicino.
Camminerò con Lui, pertanto, ben sicuro, giacché il Signore è mio Padre..., e con il suo aiuto compirò la sua amabile Volontà, anche se mi costa. (Solco, 53)
Un consiglio che vi ho ripetuto insistentemente: siate allegri, sempre allegri. Siano tristi quelli che non si considerano figli di Dio. (Solco, 54)
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«Servite Domino in laetitia!» Servirò Dio con gioia! Una gioia che sarà conseguenza della mia Fede, della mia Speranza e del mio Amore..., che deve durare sempre, perché, come ci assicura l'Apostolo, «Dominus prope est!»... il Signore mi segue da vicino.
Camminerò con Lui, pertanto, ben sicuro, giacché il Signore è mio Padre..., e con il suo aiuto compirò la sua amabile Volontà, anche se mi costa. (Solco, 53)
Un consiglio che vi ho ripetuto insistentemente: siate allegri, sempre allegri. Siano tristi quelli che non si considerano figli di Dio. (Solco, 54)
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Settimana di preghiera per unità cristiani - giorno 5
“Testimoniare nella sofferenza”
“Il Messia non doveva forse soffrire queste cose prima di entrare nella sua gloria?” (Lc 24, 26)
Isaia 50, 5-9 Il Signore mi è vicino, egli mi difenderà
Salmo 124(123), 1-8 Il nostro aiuto viene dal Signore
Romani 8, 35-39 L’amore di Dio si è rivelato in Cristo Gesù
Luca 24, 25-27 Gesù spiegò ai due discepoli i passi della Bibbia che lo riguardavano
Commento:
Negli ultimi anni sono accaduti in Scozia due eventi che hanno portato questo piccolo paese all’attenzione dei media in tutto il mondo: l’attacco bomba sull’aereo sopra Lockerbie e il massacro dei bambini nella scuola di Dunblane, tragedie che hanno catturato l’attenzione dell’intera nazione, che sempre ricorderà questa terribile perdita di vite umane. I due eventi hanno causato dolore e indescrivibile amarezza a moltissime persone, e le conseguenze si sono sentite ben oltre i confini fisici dei due luoghi. Persone innocenti hanno trovato la morte in circostanze orribili.
La sofferenza è una realtà di cui il profeta Isaia parla con forza nella lettura di oggi, ricordandoci che Dio non si rassegna mai a vedere l’umanità che soffre. Il salmo, in risposta, proclama la fiducia che i credenti devono avere nel loro Salvatore. La lettera ai Romani afferma la certezza che l’amore sarà sempre più forte, e che il dolore e la pena non prevarranno mai, giacché prima di offrire la resurrezione al mondo, Cristo ha affrontato una morte terribile e ha conosciuto l’oscura profondità della tomba, per poter essere sempre accanto a noi, anche nei momenti bui.
Sulle orme del Signore, i cristiani che desiderano la piena unità sono chiamati a mostrare la loro solidarietà a quanti sono provati, nella propria vita, da tragiche situazioni di sofferenza, per confessare che l’amore è più forte della morte. È dall’estrema umiliazione della tomba che la resurrezione è giunta come un sole per l’umanità; un’annunciazione festosa di vita, perdono e immortalità. Preghiera:
O Dio nostro Padre,guarda con compassione alla nostra situazione di povertà, sofferenza, peccato e morte, ti chiediamo perdono, guarigione, conforto e sostegno nelle nostre prove.Ti rendiamo grazie per tutti coloro che riescono a vedere la luce nella loro afflizione.Possa il tuo Spirito divino insegnarci la grandezza della tua compassione ed aiutarci a rimanere accanto alle nostre sorelle e ai nostri fratelli in difficoltà. Ricolmi della sua benedizione, fa’ che possiamo proclamare in unità e condividere con il mondo la vittoria del tuo Figlio sulla nostra vita, per sempre. Amen.
Domande per la riflessione personale
1. In quale modo puoi immedesimarti in coloro che soffrono e sono in difficoltà? 2. In quale modo, attraverso la sofferenza sperimentata nella tua vita, hai raggiunto una saggezza e una comprensione più profonde?
3. Come esprimi la solidarietà verso la sofferenza e l’oppressione sofferta da molte persone che vivono in povertà, e qual è la tua esperienza a riguardo?
4. Come renderesti testimonianza alla misericordia di Dio e alla speranza che trovi alla luce della croce di Cristo?
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“Il Messia non doveva forse soffrire queste cose prima di entrare nella sua gloria?” (Lc 24, 26)
Isaia 50, 5-9 Il Signore mi è vicino, egli mi difenderà
Salmo 124(123), 1-8 Il nostro aiuto viene dal Signore
Romani 8, 35-39 L’amore di Dio si è rivelato in Cristo Gesù
Luca 24, 25-27 Gesù spiegò ai due discepoli i passi della Bibbia che lo riguardavano
Commento:
Negli ultimi anni sono accaduti in Scozia due eventi che hanno portato questo piccolo paese all’attenzione dei media in tutto il mondo: l’attacco bomba sull’aereo sopra Lockerbie e il massacro dei bambini nella scuola di Dunblane, tragedie che hanno catturato l’attenzione dell’intera nazione, che sempre ricorderà questa terribile perdita di vite umane. I due eventi hanno causato dolore e indescrivibile amarezza a moltissime persone, e le conseguenze si sono sentite ben oltre i confini fisici dei due luoghi. Persone innocenti hanno trovato la morte in circostanze orribili.
La sofferenza è una realtà di cui il profeta Isaia parla con forza nella lettura di oggi, ricordandoci che Dio non si rassegna mai a vedere l’umanità che soffre. Il salmo, in risposta, proclama la fiducia che i credenti devono avere nel loro Salvatore. La lettera ai Romani afferma la certezza che l’amore sarà sempre più forte, e che il dolore e la pena non prevarranno mai, giacché prima di offrire la resurrezione al mondo, Cristo ha affrontato una morte terribile e ha conosciuto l’oscura profondità della tomba, per poter essere sempre accanto a noi, anche nei momenti bui.
Sulle orme del Signore, i cristiani che desiderano la piena unità sono chiamati a mostrare la loro solidarietà a quanti sono provati, nella propria vita, da tragiche situazioni di sofferenza, per confessare che l’amore è più forte della morte. È dall’estrema umiliazione della tomba che la resurrezione è giunta come un sole per l’umanità; un’annunciazione festosa di vita, perdono e immortalità. Preghiera:
O Dio nostro Padre,guarda con compassione alla nostra situazione di povertà, sofferenza, peccato e morte, ti chiediamo perdono, guarigione, conforto e sostegno nelle nostre prove.Ti rendiamo grazie per tutti coloro che riescono a vedere la luce nella loro afflizione.Possa il tuo Spirito divino insegnarci la grandezza della tua compassione ed aiutarci a rimanere accanto alle nostre sorelle e ai nostri fratelli in difficoltà. Ricolmi della sua benedizione, fa’ che possiamo proclamare in unità e condividere con il mondo la vittoria del tuo Figlio sulla nostra vita, per sempre. Amen.
Domande per la riflessione personale
1. In quale modo puoi immedesimarti in coloro che soffrono e sono in difficoltà? 2. In quale modo, attraverso la sofferenza sperimentata nella tua vita, hai raggiunto una saggezza e una comprensione più profonde?
3. Come esprimi la solidarietà verso la sofferenza e l’oppressione sofferta da molte persone che vivono in povertà, e qual è la tua esperienza a riguardo?
4. Come renderesti testimonianza alla misericordia di Dio e alla speranza che trovi alla luce della croce di Cristo?
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Ne costituì Dodici che stessero con lui e anche per mandarli a predicare
Catechismo della Chiesa cattolica
§ 74-79 - Copyright © Libreria Editrice Vaticana
Dio «vuole che tutti gli uomini siano salvati ed arrivino alla conoscenza della verità» (1Tm 2,4), cioè di Gesù Cristo. È necessario perciò che il Cristo sia annunciato a tutti i popoli e a tutti gli uomini e che in tal modo la Rivelazione arrivi fino ai confini del mondo... «Cristo Signore, nel quale trova compimento tutta la Rivelazione del sommo Dio, ordinò agli Apostoli di predicare a tutti, comunicando loro i doni divini, come la fonte di ogni verità salutare e di ogni regola morale, il Vangelo che, prima promesso per mezzo dei profeti, Egli ha adempiuto e promulgato di sua bocca» [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 7].
La trasmissione del Vangelo, secondo il comando del Signore, è stata fatta in due modi: oralmente, «dagli Apostoli, i quali nella predicazione orale, con gli esempi e le istituzioni trasmisero sia ciò che avevano ricevuto dalla bocca, dal vivere insieme e dalle opere di Cristo, sia ciò che avevano imparato per suggerimento dello Spirito Santo»; e per iscritto, «da quegli Apostoli e uomini della loro cerchia, i quali, sotto l'ispirazione dello Spirito Santo, misero in iscritto l'annunzio della della salvezza» [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 7].
«Affinché il Vangelo si conservasse sempre integro e vivo nella Chiesa, gli Apostoli lasciarono come successori i vescovi, ad essi affidando il loro proprio compito di magistero» [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 7]. Infatti, «la predicazione apostolica, che è espressa in modo speciale nei libri ispirati, doveva essere conservata con successione continua fino alla fine dei tempi» [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 7]. Questa trasmissione viva, compiuta nello Spirito Santo, è chiamata Tradizione, in quanto è distinta dalla Sacra Scrittura, sebbene ad essa strettamente legata. Per suo tramite «la Chiesa, nella sua dottrina, nella sua vita e nel suo culto, perpetua e trasmette a tutte le generazioni, tutto ciò che essa è, tutto ciò che essa crede» [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 7]. «Le asserzioni dei santi Padri attestano la vivificante presenza di questa Tradizione, le cui ricchezze sono trasfuse nella pratica e nella vita della Chiesa che crede e che prega» [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 7]. In tal modo la comunicazione, che il Padre ha fatto di sé mediante il suo Verbo nello Spirito Santo, rimane presente e operante nella Chiesa.
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§ 74-79 - Copyright © Libreria Editrice Vaticana
Dio «vuole che tutti gli uomini siano salvati ed arrivino alla conoscenza della verità» (1Tm 2,4), cioè di Gesù Cristo. È necessario perciò che il Cristo sia annunciato a tutti i popoli e a tutti gli uomini e che in tal modo la Rivelazione arrivi fino ai confini del mondo... «Cristo Signore, nel quale trova compimento tutta la Rivelazione del sommo Dio, ordinò agli Apostoli di predicare a tutti, comunicando loro i doni divini, come la fonte di ogni verità salutare e di ogni regola morale, il Vangelo che, prima promesso per mezzo dei profeti, Egli ha adempiuto e promulgato di sua bocca» [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 7].
La trasmissione del Vangelo, secondo il comando del Signore, è stata fatta in due modi: oralmente, «dagli Apostoli, i quali nella predicazione orale, con gli esempi e le istituzioni trasmisero sia ciò che avevano ricevuto dalla bocca, dal vivere insieme e dalle opere di Cristo, sia ciò che avevano imparato per suggerimento dello Spirito Santo»; e per iscritto, «da quegli Apostoli e uomini della loro cerchia, i quali, sotto l'ispirazione dello Spirito Santo, misero in iscritto l'annunzio della della salvezza» [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 7].
«Affinché il Vangelo si conservasse sempre integro e vivo nella Chiesa, gli Apostoli lasciarono come successori i vescovi, ad essi affidando il loro proprio compito di magistero» [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 7]. Infatti, «la predicazione apostolica, che è espressa in modo speciale nei libri ispirati, doveva essere conservata con successione continua fino alla fine dei tempi» [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 7]. Questa trasmissione viva, compiuta nello Spirito Santo, è chiamata Tradizione, in quanto è distinta dalla Sacra Scrittura, sebbene ad essa strettamente legata. Per suo tramite «la Chiesa, nella sua dottrina, nella sua vita e nel suo culto, perpetua e trasmette a tutte le generazioni, tutto ciò che essa è, tutto ciò che essa crede» [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 7]. «Le asserzioni dei santi Padri attestano la vivificante presenza di questa Tradizione, le cui ricchezze sono trasfuse nella pratica e nella vita della Chiesa che crede e che prega» [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 7]. In tal modo la comunicazione, che il Padre ha fatto di sé mediante il suo Verbo nello Spirito Santo, rimane presente e operante nella Chiesa.
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giovedì 21 gennaio 2010
Una gran folla, sentendo ciò che faceva, si recò da lui
Sant’Efrem Siro (circa 306-373), diacono in Siria, dottore della Chiesa
Diatèssaron, preghiera finale ; SC 12, 404
O misericordie, elargite e dispensate su tutti gli uomini. Esse dimorano in te, Signore, che nella tua compassione per tutti gli uomini sei andato loro incontro. Con la tua morte, hai aperto loro i tesori delle tue misericordie… Il tuo essere profondo infatti è nascosto alla vista degli uomini, ma abbozzato nei loro minimi movimenti. Le tue opere ci procurano lo schizzo del loro Autore, e le creature ci indicano il loro Creatore (Sap 13,1 ; Rm 1,20), perché noi potessimo toccare colui che si sottrae alla ricerca intellettuale, ma si lascia vedere nei suoi doni. È difficile giungere ad essergli presenti faccia a faccia, ma è facile avvicinarsi a lui.
Le nostre azioni di grazie non bastano, ma ti adoriamo in ogni cosa per il tuo amore verso tutti gli uomini. Tu distingui ognuno di noi, nel fondo del nostro essere invisibile, mentre siamo tutti uniti fondamentalmente mediante l’unica natura di Adamo… Adoriamo te, che hai posto ognuno di noi in questo mondo, che ci hai affidato tutto ciò che vi si trova, e che ce ne separerai, nell’ora che non conosciamo. Adoriamo te, che hai messo la parola sulla nostra bocca perché potessimo presentarti le nostre richieste. Ti acclama Adamo, che riposa nella pace, e anche noi che siamo la sua posterità, perché siamo tutti beneficiari della tua grazia. I venti ti lodano,… la terra ti loda,… i mari ti lodano,… gli alberi ti lodano,… anche le piante e i fiori ti benedicono… Tutte le cose si raccolgano e uniscano la loro voce per lodarti, rivaleggiando in azioni di grazie per tutte le tue bontà, e unite nella pace per benedirti ; tutte le cose alzino insieme per te un’opera di lode.
Spetta a noi tendere verso di te ogni nostra volontà, e spetta a te riversare su di noi un po’ della tua pienezza, perché la tua verità ci converta e così scompaia la nostra debolezza che, senza la tua grazia, non può giungere a te, Maestro di ogni dono.
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Diatèssaron, preghiera finale ; SC 12, 404
O misericordie, elargite e dispensate su tutti gli uomini. Esse dimorano in te, Signore, che nella tua compassione per tutti gli uomini sei andato loro incontro. Con la tua morte, hai aperto loro i tesori delle tue misericordie… Il tuo essere profondo infatti è nascosto alla vista degli uomini, ma abbozzato nei loro minimi movimenti. Le tue opere ci procurano lo schizzo del loro Autore, e le creature ci indicano il loro Creatore (Sap 13,1 ; Rm 1,20), perché noi potessimo toccare colui che si sottrae alla ricerca intellettuale, ma si lascia vedere nei suoi doni. È difficile giungere ad essergli presenti faccia a faccia, ma è facile avvicinarsi a lui.
Le nostre azioni di grazie non bastano, ma ti adoriamo in ogni cosa per il tuo amore verso tutti gli uomini. Tu distingui ognuno di noi, nel fondo del nostro essere invisibile, mentre siamo tutti uniti fondamentalmente mediante l’unica natura di Adamo… Adoriamo te, che hai posto ognuno di noi in questo mondo, che ci hai affidato tutto ciò che vi si trova, e che ce ne separerai, nell’ora che non conosciamo. Adoriamo te, che hai messo la parola sulla nostra bocca perché potessimo presentarti le nostre richieste. Ti acclama Adamo, che riposa nella pace, e anche noi che siamo la sua posterità, perché siamo tutti beneficiari della tua grazia. I venti ti lodano,… la terra ti loda,… i mari ti lodano,… gli alberi ti lodano,… anche le piante e i fiori ti benedicono… Tutte le cose si raccolgano e uniscano la loro voce per lodarti, rivaleggiando in azioni di grazie per tutte le tue bontà, e unite nella pace per benedirti ; tutte le cose alzino insieme per te un’opera di lode.
Spetta a noi tendere verso di te ogni nostra volontà, e spetta a te riversare su di noi un po’ della tua pienezza, perché la tua verità ci converta e così scompaia la nostra debolezza che, senza la tua grazia, non può giungere a te, Maestro di ogni dono.
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Settimana di preghiera per unità cristiani - giorno 4
Deuteronomio 6, 3-9 Il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo!
Salmo 34(33), 1-23 Benedirò il Signore in ogni tempo
Atti 4, 32-35 La comunità dei credenti viveva unanime e concorde
Luca 24, 17-21 Noi speravamo...
Commento:
Abbiamo un enorme debito di gratitudine verso coloro la cui fede ha dato fondamento alla nostra vita cristiana oggi. Numerosi uomini e donne, attraverso la preghiera, la testimonianza e il culto, hanno assicurato che la fede venisse tramandata alle generazioni successive. La storia del cristianesimo in Scozia è rimarchevole: ricordiamo, ad esempio, san Niniano nel IV secolo, san Colombano nel VI, e molti santi celtici la cui fede era radicata nell’amore a Dio e nell’ammirazione per la sua creazione. La fede del popolo scozzese può esser attestata anche dall’importante ruolo avuto durante la Riforma nel XVI secolo e nel modo in cui questo spirito è stato saldamente mantenuto da allora.
Le letture di oggi affermano l’importanza di sostenere la comunità di fede per assicurare la diffusione della parola di Dio. Il brano del Deuteronomio ci offre la bellissima preghiera che le nostre sorelle e i nostri fratelli Ebrei usano ogni giorno per glorificare il Signore. Il salmo ci invita a rendere testimonianza con la lode di quanto abbiamo ricevuto come credenti, per mostrare la nostra fede attraverso la glorificazione e il rendimento di grazie. Il brano degli Atti descrive una comunità unita nella fede e nella carità. Il brano evangelico ci mostra Gesù al centro della fede che abbiamo ricevuto. Mentre ci uniamo ai nostri fratelli e alle nostre sorelle nella preghiera per l’unità in questa Settimana, accogliamo la ricca varietà dell’eredità cristiana. Preghiamo che la consapevolezza di questa comune eredità possa unirci maggiormente, mentre cresciamo sempre più nella fede.
Preghiera:
Signore Dio Padre,ti rendiamo grazie per tutte le persone e le comunità che hanno comunicato il messaggio dell’evangelo a noi,e ci hanno perciò dato oggi un solido fondamento per la nostra fede.
Ti preghiamo perché anche noi possiamo, insieme, testimoniare la nostra fede, cosicché altri possano conoscerti e accogliere con fiducia la verità della salvezza offerta in Gesù Cristo per la vita del mondo.
Amen.
Domande per la riflessione personale
1. Chi ti ha ispirato nella fede?
2. Quali sono gli aspetti della fede che ti stimolano di più nella vita di ogni giorno?
3. Quali pensi siano stati gli insegnamenti più importanti che ti sono stati tramandati?
4. In quale modo puoi riconoscere Dio che opera in te nel trasmettere la fede alle generazioni future?
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Salmo 34(33), 1-23 Benedirò il Signore in ogni tempo
Atti 4, 32-35 La comunità dei credenti viveva unanime e concorde
Luca 24, 17-21 Noi speravamo...
Commento:
Abbiamo un enorme debito di gratitudine verso coloro la cui fede ha dato fondamento alla nostra vita cristiana oggi. Numerosi uomini e donne, attraverso la preghiera, la testimonianza e il culto, hanno assicurato che la fede venisse tramandata alle generazioni successive. La storia del cristianesimo in Scozia è rimarchevole: ricordiamo, ad esempio, san Niniano nel IV secolo, san Colombano nel VI, e molti santi celtici la cui fede era radicata nell’amore a Dio e nell’ammirazione per la sua creazione. La fede del popolo scozzese può esser attestata anche dall’importante ruolo avuto durante la Riforma nel XVI secolo e nel modo in cui questo spirito è stato saldamente mantenuto da allora.
Le letture di oggi affermano l’importanza di sostenere la comunità di fede per assicurare la diffusione della parola di Dio. Il brano del Deuteronomio ci offre la bellissima preghiera che le nostre sorelle e i nostri fratelli Ebrei usano ogni giorno per glorificare il Signore. Il salmo ci invita a rendere testimonianza con la lode di quanto abbiamo ricevuto come credenti, per mostrare la nostra fede attraverso la glorificazione e il rendimento di grazie. Il brano degli Atti descrive una comunità unita nella fede e nella carità. Il brano evangelico ci mostra Gesù al centro della fede che abbiamo ricevuto. Mentre ci uniamo ai nostri fratelli e alle nostre sorelle nella preghiera per l’unità in questa Settimana, accogliamo la ricca varietà dell’eredità cristiana. Preghiamo che la consapevolezza di questa comune eredità possa unirci maggiormente, mentre cresciamo sempre più nella fede.
Preghiera:
Signore Dio Padre,ti rendiamo grazie per tutte le persone e le comunità che hanno comunicato il messaggio dell’evangelo a noi,e ci hanno perciò dato oggi un solido fondamento per la nostra fede.
Ti preghiamo perché anche noi possiamo, insieme, testimoniare la nostra fede, cosicché altri possano conoscerti e accogliere con fiducia la verità della salvezza offerta in Gesù Cristo per la vita del mondo.
Amen.
Domande per la riflessione personale
1. Chi ti ha ispirato nella fede?
2. Quali sono gli aspetti della fede che ti stimolano di più nella vita di ogni giorno?
3. Quali pensi siano stati gli insegnamenti più importanti che ti sono stati tramandati?
4. In quale modo puoi riconoscere Dio che opera in te nel trasmettere la fede alle generazioni future?
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mercoledì 20 gennaio 2010
Preghiera a San Sebastiano
O glorioso San Sebastiano, Patrono dei Vigili Urbani d'Italia, Tu, che nella vita hai mostrato l'autentica espressione del dovere verso Dio e l'Autorità,
Tu che hai anteposto il bene del popolo Tuo, con l'affrontare la morte pur di non negare la Tua fedeltà a Dio e al bene dei fratelli,
Ti preghiamo affinché con la Tua protezione possiamo adempiere al difficile compito affidatoci di custodi della legge,
di fedeltà al dovere e il coraggio nell'odierna testimonianza.
Aiutaci nella nostra quotidiana fatica, aiutaci ad essere suscitatori di concordia e di pace nella turbinosa vita che corre nel mondo.
Ti preghiamo, inoltre, di darci fermezza nella scelta, comprensione nelle difficoltà, gentilezza nei modi, carità e amore per il prossimo affinché, ognuno di noi, al termine della giornata possa come Te essere sereno nella propria coscienza di avere ubbidito a Dio e alla legge.Preservaci da ogni male e, quando verrà l'estrema ora, rendici forti nella fede affinché, come Te, soldati di Cristo, potremo riunirci nella Luce.
Settimana di preghiera per unità cristiani - giorno 3
Testimoniare consapevolmente
1 Samuele 3, 1-10 Parla, Signore, il tuo servo ti ascolta
Salmo 23(22), 1-6 Il Signore è il mio pastore
Atti 8, 26-40 Allora Filippo [...] gli annunziò chi era Gesù
Luca 24, 13-19 Essi però non lo riconobbero, perché i loro occhi erano come accecati
Commento:
Crescere nella fede è un cammino complesso. Molte persone oggi, nel mondo, vivono di mille impegni, pressioni e responsabilità. Più ci circondiamo di pressanti attività, maggiore è poi la possibilità di travisare ciò che in effetti è davanti ai nostri occhi. Come i due discepoli nel vangelo, anche noi talvolta pensiamo di conoscere che cosa è reale, e cerchiamo di spiegare la nostra vita agli altri, ma invece non siamo coscienti dell’intera verità. Nel mondo di oggi siamo invitati a scorgere Dio anche negli eventi della vita più sorprendenti e improbabili.
Nell’odierna lettura dall’Antico Testamento ascoltiamo come Dio chiama Samuele e lo invita a rendere testimonianza. Samuele deve, anzitutto, ascoltare la sua parola. Ascoltare richiede un’aperta disposizione e una volontà di prestare attenzione a Dio. Questo desiderio di ascoltare la parola di Dio è anche presente nella lettura degli Atti, nell’episodio di Filippo e l’Etiope. Essi testimoniano la loro fede rispondendo a quanto viene loro chiesto in quel preciso momento storico. Essi ascoltano con attenzione e rispondono appropriatamente. Il salmo del buon pastore riflette la quieta fiducia di colui che è consapevole della tenera cura di Dio, che raduna il gregge e lo conduce a verdi pascoli.
Durante questa Settimana di preghiera cerchiamo di riconoscere Dio nelle nostre esperienze e nei nostri incontri di ogni giorno. Incontriamo continuamente persone familiari e altre che sono sconosciute, e possiamo imparare dalle esperienze spirituali gli uni degli altri tanto da acquisire una nuova visione della realtà di Dio. Questa consapevolezza della presenza di Dio ci sprona a lavorare per l’unità dei cristiani.
Preghiera:
O Signore Gesù, buon pastore, Tu ci vieni incontro e rimani in noi nella vita di tutti i giorni.
Ti preghiamo: donaci la grazia di essere consapevoli di tutto ciò che Tu fai per noi.
Ti chiediamo di prepararci ad essere aperti a tutto quanto Tu ci offri e di ricondurci tutti insieme. Amen.
Domande per la riflessione personale
1. Quando ti sei accorto della presenza di Dio nella tua vita?
2. Sei consapevole delle celebrazioni e delle tragedie globali? In quale modo le nostre chiese potrebbero, insieme, rispondere ad esse?
3. Esserne consapevoli è sufficiente, oppure si potrebbe far qualcosa di più per testimoniare la nostra fede?
4. In quale modo ti accorgi della presenza di Dio, anche quando non corrisponde alle tue aspettative?
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1 Samuele 3, 1-10 Parla, Signore, il tuo servo ti ascolta
Salmo 23(22), 1-6 Il Signore è il mio pastore
Atti 8, 26-40 Allora Filippo [...] gli annunziò chi era Gesù
Luca 24, 13-19 Essi però non lo riconobbero, perché i loro occhi erano come accecati
Commento:
Crescere nella fede è un cammino complesso. Molte persone oggi, nel mondo, vivono di mille impegni, pressioni e responsabilità. Più ci circondiamo di pressanti attività, maggiore è poi la possibilità di travisare ciò che in effetti è davanti ai nostri occhi. Come i due discepoli nel vangelo, anche noi talvolta pensiamo di conoscere che cosa è reale, e cerchiamo di spiegare la nostra vita agli altri, ma invece non siamo coscienti dell’intera verità. Nel mondo di oggi siamo invitati a scorgere Dio anche negli eventi della vita più sorprendenti e improbabili.
Nell’odierna lettura dall’Antico Testamento ascoltiamo come Dio chiama Samuele e lo invita a rendere testimonianza. Samuele deve, anzitutto, ascoltare la sua parola. Ascoltare richiede un’aperta disposizione e una volontà di prestare attenzione a Dio. Questo desiderio di ascoltare la parola di Dio è anche presente nella lettura degli Atti, nell’episodio di Filippo e l’Etiope. Essi testimoniano la loro fede rispondendo a quanto viene loro chiesto in quel preciso momento storico. Essi ascoltano con attenzione e rispondono appropriatamente. Il salmo del buon pastore riflette la quieta fiducia di colui che è consapevole della tenera cura di Dio, che raduna il gregge e lo conduce a verdi pascoli.
Durante questa Settimana di preghiera cerchiamo di riconoscere Dio nelle nostre esperienze e nei nostri incontri di ogni giorno. Incontriamo continuamente persone familiari e altre che sono sconosciute, e possiamo imparare dalle esperienze spirituali gli uni degli altri tanto da acquisire una nuova visione della realtà di Dio. Questa consapevolezza della presenza di Dio ci sprona a lavorare per l’unità dei cristiani.
Preghiera:
O Signore Gesù, buon pastore, Tu ci vieni incontro e rimani in noi nella vita di tutti i giorni.
Ti preghiamo: donaci la grazia di essere consapevoli di tutto ciò che Tu fai per noi.
Ti chiediamo di prepararci ad essere aperti a tutto quanto Tu ci offri e di ricondurci tutti insieme. Amen.
Domande per la riflessione personale
1. Quando ti sei accorto della presenza di Dio nella tua vita?
2. Sei consapevole delle celebrazioni e delle tragedie globali? In quale modo le nostre chiese potrebbero, insieme, rispondere ad esse?
3. Esserne consapevoli è sufficiente, oppure si potrebbe far qualcosa di più per testimoniare la nostra fede?
4. In quale modo ti accorgi della presenza di Dio, anche quando non corrisponde alle tue aspettative?
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Non ti dia pena essere niente
Non dolerti se vedono le tue mancanze; l'offesa a Dio e lo scandalo che tu potresti cagionare: questo deve addolorarti. —Quanto al resto, lascia che sappiano come sei e ti disprezzino. —Non ti dia pena essere niente, perché così è Gesù che dovrà darti tutto. (Cammino, 596)
Dio nessuno l'ha mai visto — scrive san Giovanni Evangelista —; proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato [Gv 1, 18], presentandosi allo sguardo attonito degli uomini: dapprima, come un neonato, a Betlemme; poi, come un bambino uguale agli altri; più tardi, nel tempio, come un adolescente assennato e sveglio; e, alla fine, con la figura amabile e attraente del Maestro, che faceva breccia nei cuori delle folle che lo seguivano con entusiasmo.
Basta rievocare pochi tratti dell'Amore di Dio che si incarna, e subito la sua generosità ci tocca l'anima, ci accende, ci spinge dolcemente a un dolore di contrizione per il nostro comportamento, così spesso meschino ed egoista. Gesù Cristo non esita ad abbassarsi per elevare noi dalla miseria alla dignità di figli di Dio, di fratelli suoi. Tu e io, invece, sovente ci inorgogliamo stoltamente per i doni e i talenti ricevuti, facendoli diventare un piedistallo per imporci sugli altri, come se il merito di certe azioni, portate a termine con relativa perfezione, dipendesse esclusivamente da noi: Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto? E se l'hai ricevuto, perché te ne vanti come se non l'avessi ricevuto? [1, Cor 4, 7].Nel considerare la dedizione di Dio e il suo annichilimento — lo dico perché lo meditiamo, e ciascuno pensi a sé — la vanagloria, la presunzione del superbo rivelano la loro natura di peccati orrendi, proprio perché collocano la persona all'estremo opposto del modello che Gesù Cristo ci ha offerto col suo comportamento. Pensateci bene: Egli, che era Dio, umiliò se stesso. L'uomo, orgoglioso del proprio io, pretende a ogni costo di esaltare se stesso, non riconoscendo di essere fatto di rozza terraglia. (Amici di Dio, nn. 111-112)
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Dio nessuno l'ha mai visto — scrive san Giovanni Evangelista —; proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato [Gv 1, 18], presentandosi allo sguardo attonito degli uomini: dapprima, come un neonato, a Betlemme; poi, come un bambino uguale agli altri; più tardi, nel tempio, come un adolescente assennato e sveglio; e, alla fine, con la figura amabile e attraente del Maestro, che faceva breccia nei cuori delle folle che lo seguivano con entusiasmo.
Basta rievocare pochi tratti dell'Amore di Dio che si incarna, e subito la sua generosità ci tocca l'anima, ci accende, ci spinge dolcemente a un dolore di contrizione per il nostro comportamento, così spesso meschino ed egoista. Gesù Cristo non esita ad abbassarsi per elevare noi dalla miseria alla dignità di figli di Dio, di fratelli suoi. Tu e io, invece, sovente ci inorgogliamo stoltamente per i doni e i talenti ricevuti, facendoli diventare un piedistallo per imporci sugli altri, come se il merito di certe azioni, portate a termine con relativa perfezione, dipendesse esclusivamente da noi: Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto? E se l'hai ricevuto, perché te ne vanti come se non l'avessi ricevuto? [1, Cor 4, 7].Nel considerare la dedizione di Dio e il suo annichilimento — lo dico perché lo meditiamo, e ciascuno pensi a sé — la vanagloria, la presunzione del superbo rivelano la loro natura di peccati orrendi, proprio perché collocano la persona all'estremo opposto del modello che Gesù Cristo ci ha offerto col suo comportamento. Pensateci bene: Egli, che era Dio, umiliò se stesso. L'uomo, orgoglioso del proprio io, pretende a ogni costo di esaltare se stesso, non riconoscendo di essere fatto di rozza terraglia. (Amici di Dio, nn. 111-112)
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I farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire
Melitone di Sardi ( ? - circa 195), vescovo
Omelia sulla Pasqua , 82-90 ; SC 123, 107
Non avete visto Dio ; non avete riconosciuto il Signore ; non avete saputo che era proprio lui, il Primogenito di Dio, colui che è stato generato dal seno dell’aurora (Sal 109,3), colui che ha fatto sorgere la luce, che ha fatto brillare il giorno, separandolo dalle tenebre, che ha fissato i primi limiti, sospendendo la terra, disseccando l’abisso, spiegando il firmamento…, che ha creato gli angeli nel cielo, stabilendovi i troni, e ha plasmato l’uomo sulla terra. Ha scelto lui Israele e l’ha guidato da Adamo fino a Noè, da Noè ad Abramo, da Abramo ad Isacco e Giacobbe e ai dodici patriarchi. Ha condotto lui i vostri padri in Egitto e li ha protetti e nutriti. Li ha rischiarati con la colonna di fuoco e li ha ricoperti della nube, ha separato il Mar Rosso e li ha fatti attraversare. Lui ha dato loro la manna dal cielo, e li ha abbeverati dalla roccia, e ha dato loro la Legge e la terra promessa, ha inviato loro i profeti, e ha suscitato loro dei re. È venuto lui da voi, curando coloro che soffrivano, e risuscitando i morti… È lui che volete fare morire, è lui che consegnerete a prezzo d’argento…
Quanto stimate i benefici che vi sono stati concessi ?… Stimate ora la mano disseccata che egli ha reso al corpo. Stimate ora i ciechi nati che egli ha resi alla luce con una sola parola. Stimate ora i morti che egli ha risorto dal sepolcro dopo tre o quattro giorni… Inestimabili sono i doni che egli vi ha dato. Invece voi,… gli avete reso il male per il bene, l’afflizione per la gioia, e la morte per la vita.
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Omelia sulla Pasqua , 82-90 ; SC 123, 107
Non avete visto Dio ; non avete riconosciuto il Signore ; non avete saputo che era proprio lui, il Primogenito di Dio, colui che è stato generato dal seno dell’aurora (Sal 109,3), colui che ha fatto sorgere la luce, che ha fatto brillare il giorno, separandolo dalle tenebre, che ha fissato i primi limiti, sospendendo la terra, disseccando l’abisso, spiegando il firmamento…, che ha creato gli angeli nel cielo, stabilendovi i troni, e ha plasmato l’uomo sulla terra. Ha scelto lui Israele e l’ha guidato da Adamo fino a Noè, da Noè ad Abramo, da Abramo ad Isacco e Giacobbe e ai dodici patriarchi. Ha condotto lui i vostri padri in Egitto e li ha protetti e nutriti. Li ha rischiarati con la colonna di fuoco e li ha ricoperti della nube, ha separato il Mar Rosso e li ha fatti attraversare. Lui ha dato loro la manna dal cielo, e li ha abbeverati dalla roccia, e ha dato loro la Legge e la terra promessa, ha inviato loro i profeti, e ha suscitato loro dei re. È venuto lui da voi, curando coloro che soffrivano, e risuscitando i morti… È lui che volete fare morire, è lui che consegnerete a prezzo d’argento…
Quanto stimate i benefici che vi sono stati concessi ?… Stimate ora la mano disseccata che egli ha reso al corpo. Stimate ora i ciechi nati che egli ha resi alla luce con una sola parola. Stimate ora i morti che egli ha risorto dal sepolcro dopo tre o quattro giorni… Inestimabili sono i doni che egli vi ha dato. Invece voi,… gli avete reso il male per il bene, l’afflizione per la gioia, e la morte per la vita.
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martedì 19 gennaio 2010
Novena a S. Sebastiano
O glorioso martire San Sebastiano, che per testimoniare la tua fede a Cristo Gesù ti sei fatto martirizzare, intercedi presso il Signore per quanto ti domandiamo. (Si chieda la grazia…)
O glorioso martire San Sebastiano, che non avesti paura della persecuzione di Diocleziano, infondi anche a noi il coraggio di testimoniare con la nostra vita la fede in Cristo Gesù.
O glorioso martire San Sebastiano, che fosti trafitto in tutto il corpo dalle frecce scagliate dai tuoi aguzzini, scaglia le frecce della fede, della carità, della preghiera e dell’amore nei cuori degli uomini, affinché imitando le tue virtù si avvicinino all’ardente amore di Cristo Gesù.
Pater, Ave, Gloria
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Il comandamento nuovo dell'amore
Gesù nostro Signore ha tanto amato gli uomini, che si è incarnato, ha preso la nostra natura ed è vissuto in contatto quotidiano con poveri e ricchi, con giusti e peccatori, con giovani e vecchi, con gentili e giudei. Ha dialogato costantemente con tutti: con quelli che gli volevano bene e con quelli che cercavano solo il modo di travisare le sue parole, per condannarlo. — Cerca di comportarti anche tu come il Signore. (Forgia, 558)
Si comprendono benissimo l'impazienza, l'ansia, i desideri inquieti di coloro che, con un'anima naturalmente cristiana, non si rassegnano di fronte all'ingiustizia personale e sociale che il cuore umano è capace di creare. Sono tanti i secoli della convivenza degli uomini, e tanto è ancora l'odio, tante le distruzioni, tanto il fanatismo accumulato in occhi che non vogliono vedere e in cuori che non vogliono amare.Vediamo i beni della terra divisi tra pochi e i beni della cultura chiusi in cenacoli ristretti. Fuori, c'è fame di pane e di dottrina; e le vite umane, che sono sante perché vengono da Dio, sono trattate come cose, come numeri statistici. Comprendo e condivido questa impazienza: essa mi spinge a guardare a Cristo che continua a invitarci a mettere in pratica il comandamento nuovo dell'amore.Occorre riconoscere Cristo che ci viene incontro negli uomini, nostri fratelli. Nessuna vita umana è isolata; ogni vita si intreccia con altre vite. Nessuna persona è un verso a sé: tutti facciamo parte dello stesso poema divino che Dio scrive con il concorso della nostra libertà. (E' Gesù che passa, 111)
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Si comprendono benissimo l'impazienza, l'ansia, i desideri inquieti di coloro che, con un'anima naturalmente cristiana, non si rassegnano di fronte all'ingiustizia personale e sociale che il cuore umano è capace di creare. Sono tanti i secoli della convivenza degli uomini, e tanto è ancora l'odio, tante le distruzioni, tanto il fanatismo accumulato in occhi che non vogliono vedere e in cuori che non vogliono amare.Vediamo i beni della terra divisi tra pochi e i beni della cultura chiusi in cenacoli ristretti. Fuori, c'è fame di pane e di dottrina; e le vite umane, che sono sante perché vengono da Dio, sono trattate come cose, come numeri statistici. Comprendo e condivido questa impazienza: essa mi spinge a guardare a Cristo che continua a invitarci a mettere in pratica il comandamento nuovo dell'amore.Occorre riconoscere Cristo che ci viene incontro negli uomini, nostri fratelli. Nessuna vita umana è isolata; ogni vita si intreccia con altre vite. Nessuna persona è un verso a sé: tutti facciamo parte dello stesso poema divino che Dio scrive con il concorso della nostra libertà. (E' Gesù che passa, 111)
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Ricordati del giorno si sabato per santificarlo
Leone XIII, papa dal 1878 al 1903
Rerum novarum, 32
La vita di quaggiù, benché buona e desiderabile, non è il fine per cui noi siamo stati creati, ma via e mezzo a perfezionare la vita dello spirito con la cognizione del vero e con la pratica del bene. Lo spirito è quello che porta scolpita in sé l'immagine e la somiglianza divina, ed in cui risiede quella superiorità in virtù della quale fu imposto all'uomo di signoreggiare le creature inferiori, e di far servire all'utilità sua le terre tutte ed i mari (Gen 1,28)…
In questo tutti gli uomini sono uguali, né esistono differenze tra ricchi e poveri, padroni e servi, monarchi e sudditi, perché lo stesso è il Signore di tutti (Rm 10,12). A nessuno è lecito violare impunemente la dignità dell'uomo, di cui Dio stesso dispone con grande riverenza, né attraversargli la via a quel perfezionamento che è ordinato all'acquisto della vita eterna…
Di qui segue la necessità del riposo festivo. Sotto questo nome non s'intenda uno stare in ozio più a lungo, e molto meno una totale inazione quale si desidera da molti, fomite di vizi e occasione di spreco, ma un riposo consacrato dalla religione…Questa è principalmente la natura, questo il fine del riposo festivo, che Iddio con legge speciale, prescrisse all'uomo nel Vecchio Testamento, dicendogli: « Ricordati di santificare il giorno di sabato » (Es 20,8) e che egli stesso insegnò di fatto, quando nel settimo giorno, creato l'uomo, si riposò dalle opere della creazione: « Riposò nel giorno settimo da tutte le opere che aveva fatte » (Gen 2,2)
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Rerum novarum, 32
La vita di quaggiù, benché buona e desiderabile, non è il fine per cui noi siamo stati creati, ma via e mezzo a perfezionare la vita dello spirito con la cognizione del vero e con la pratica del bene. Lo spirito è quello che porta scolpita in sé l'immagine e la somiglianza divina, ed in cui risiede quella superiorità in virtù della quale fu imposto all'uomo di signoreggiare le creature inferiori, e di far servire all'utilità sua le terre tutte ed i mari (Gen 1,28)…
In questo tutti gli uomini sono uguali, né esistono differenze tra ricchi e poveri, padroni e servi, monarchi e sudditi, perché lo stesso è il Signore di tutti (Rm 10,12). A nessuno è lecito violare impunemente la dignità dell'uomo, di cui Dio stesso dispone con grande riverenza, né attraversargli la via a quel perfezionamento che è ordinato all'acquisto della vita eterna…
Di qui segue la necessità del riposo festivo. Sotto questo nome non s'intenda uno stare in ozio più a lungo, e molto meno una totale inazione quale si desidera da molti, fomite di vizi e occasione di spreco, ma un riposo consacrato dalla religione…Questa è principalmente la natura, questo il fine del riposo festivo, che Iddio con legge speciale, prescrisse all'uomo nel Vecchio Testamento, dicendogli: « Ricordati di santificare il giorno di sabato » (Es 20,8) e che egli stesso insegnò di fatto, quando nel settimo giorno, creato l'uomo, si riposò dalle opere della creazione: « Riposò nel giorno settimo da tutte le opere che aveva fatte » (Gen 2,2)
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Settimana di preghiera per unità cristiani - giorno 2
Testimoniare condividendo le nostre storie
“Di che cosa state discutendo tra voi mentre camminate?” (Lc 24, 17)
Geremia 1, 4-8 Va’ dove ti manderò
Salmo 98(97), 1-9 Cantate al Signore un canto nuovo!
Atti 14, 21-23 Dappertutto infondevano coraggio ai discepoli
Luca 24, 13-17a Di che cosa state discutendo tra voi mentre camminate?
Commento:
Condividere le nostre storie è un modo vigoroso di testimoniare la nostra fede in Dio. Ascoltarci l’un l’altro con rispetto e considerazione ci permette di incontrare Dio in ciascuna persona con cui condividiamo la nostra esperienza.
Geremia testimonia la potenza della chiamata del profeta da parte di Dio. Egli deve condividere ciò che ha ricevuto, così da permettere alla parola di Dio di essere ascoltata e vissuta.
Questa chiamata a proclamare la parola di Dio è anche sperimentata dai discepoli della chiesa primitiva, come testimonia la lettura degli Atti. Il salmo ci fa cantare a Dio con uno spirito di lode e ringraziamento. Il brano del vangelo di oggi rivela un Gesù che illumina la nostra cecità e dissipa le nostre disillusioni. Egli ci aiuta a comprendere le nostre storie all’interno dello svolgersi del piano di Dio.
Durante questa Settimana di preghiera ascoltiamo con attenzione le storie di fede di altri cristiani per incontrare Dio nella varietà dei modi in cui Egli si rivela.
Siamo anche consapevoli di poter condividere la nostra esperienza con altre persone, attraverso la realtà virtuale della tecnologia. I moderni mezzi di comunicazione ci possono aiutare a condividere e creare così una comunità più ampia e più estesa di quella puramente fisica.
Nell’ascolto partecipe dell’altro, cresciamo nella fede e nell’amore. Nonostante la diversità della nostra testimonianza personale e collettiva, ci troviamo strettamente congiunti nell’unica storia dell’amore di Dio per noi, rivelato in Gesù Cristo.
Preghiera:
O Dio della storia, ti ringraziamo per tutti coloro che hanno condiviso la loro storia di fede con noi, dando così testimonianza della tua presenza nella loro vita.
Ti lodiamo per la varietà della nostre storie, sia come individui che come chiese.
In queste storie vediamo il dispiegarsi dell’unica storia di Gesù Cristo.
Ti preghiamo: donaci il coraggio e la convinzione di condividere la nostra fede con quanti incontriamo, così da permettere alla tua parola di diffondersi a tutti. Amen.
Domande per la riflessione personale
1. Diffondi il vangelo a parole, o solo “a chiacchere”?
2. Sei realmente disponibile ad avvicinarti alle storie degli altri? E le chiese, lo sono?
3. Quanto sei pronto a condividere con altri la tua storia di fede, per rendere così testimonianza alla presenza di Dio nella tua esperienza personale della vita e della morte?
4. Sei consapevole dell’enorme potenziale che i mezzi di comunicazione offrono alla chiesa oggi?
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“Di che cosa state discutendo tra voi mentre camminate?” (Lc 24, 17)
Geremia 1, 4-8 Va’ dove ti manderò
Salmo 98(97), 1-9 Cantate al Signore un canto nuovo!
Atti 14, 21-23 Dappertutto infondevano coraggio ai discepoli
Luca 24, 13-17a Di che cosa state discutendo tra voi mentre camminate?
Commento:
Condividere le nostre storie è un modo vigoroso di testimoniare la nostra fede in Dio. Ascoltarci l’un l’altro con rispetto e considerazione ci permette di incontrare Dio in ciascuna persona con cui condividiamo la nostra esperienza.
Geremia testimonia la potenza della chiamata del profeta da parte di Dio. Egli deve condividere ciò che ha ricevuto, così da permettere alla parola di Dio di essere ascoltata e vissuta.
Questa chiamata a proclamare la parola di Dio è anche sperimentata dai discepoli della chiesa primitiva, come testimonia la lettura degli Atti. Il salmo ci fa cantare a Dio con uno spirito di lode e ringraziamento. Il brano del vangelo di oggi rivela un Gesù che illumina la nostra cecità e dissipa le nostre disillusioni. Egli ci aiuta a comprendere le nostre storie all’interno dello svolgersi del piano di Dio.
Durante questa Settimana di preghiera ascoltiamo con attenzione le storie di fede di altri cristiani per incontrare Dio nella varietà dei modi in cui Egli si rivela.
Siamo anche consapevoli di poter condividere la nostra esperienza con altre persone, attraverso la realtà virtuale della tecnologia. I moderni mezzi di comunicazione ci possono aiutare a condividere e creare così una comunità più ampia e più estesa di quella puramente fisica.
Nell’ascolto partecipe dell’altro, cresciamo nella fede e nell’amore. Nonostante la diversità della nostra testimonianza personale e collettiva, ci troviamo strettamente congiunti nell’unica storia dell’amore di Dio per noi, rivelato in Gesù Cristo.
Preghiera:
O Dio della storia, ti ringraziamo per tutti coloro che hanno condiviso la loro storia di fede con noi, dando così testimonianza della tua presenza nella loro vita.
Ti lodiamo per la varietà della nostre storie, sia come individui che come chiese.
In queste storie vediamo il dispiegarsi dell’unica storia di Gesù Cristo.
Ti preghiamo: donaci il coraggio e la convinzione di condividere la nostra fede con quanti incontriamo, così da permettere alla tua parola di diffondersi a tutti. Amen.
Domande per la riflessione personale
1. Diffondi il vangelo a parole, o solo “a chiacchere”?
2. Sei realmente disponibile ad avvicinarti alle storie degli altri? E le chiese, lo sono?
3. Quanto sei pronto a condividere con altri la tua storia di fede, per rendere così testimonianza alla presenza di Dio nella tua esperienza personale della vita e della morte?
4. Sei consapevole dell’enorme potenziale che i mezzi di comunicazione offrono alla chiesa oggi?
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lunedì 18 gennaio 2010
Info da Medjugorje: Testimonianza di un giovane
Ci sono dei luoghi e delle persone, nella vita, che una volta conosciuti ti segnano per sempre, luoghi che sanno far rivivere in te amore vero, che ti illuminano e ti infondono pace.Uno di questi luoghi, per me, si chiama Medjugorje. È un luogo speciale e diverso dagli altri, perché lì si respira e si tocca in modo concreto la presenza materna di Maria, la Regina della Pace, che Gesù dall’alto della croce ci ha donato come madre, lei che fin dai primi tempi delle apparizioni ci ha detto: “Cari figli, ricordatevi che sono vostra madre e che vi amo!”.Ogni pellegrinaggio compiuto in questa terra benedetta, è stato per me un’esperienza unica nell’Amore di Dio, un invito a vivere la Pace nel mio cuore attraverso la preghiera, dialogo intimo e filiale col Padre.
Solo mediante la preghiera, infatti, è possibile vivere la Pace di Dio nella nostra vita e dare un senso alle nostre croci quotidiane, trasformandole in mezzo di salvezza e redenzione. “Cari figli,” ha detto Maria “la preghiera è il fondamento della vostra vita, pregate, pregate,pregate!” .
Sono stati proprio i due colli che circondano la grande chiesa parrocchiale di Medjugorje, il Krizevac da una parte e il Potbrdo dall’altra a richiamare in quest’ultimo pellegrinaggio la mia attenzione su questa grande verità.Il Krizevac rappresenta la croce ed il calvario di ogni essere umano credente o non credente a qualunque razza o epoca appartenga.
Nel Krizevac c’è la mia croce, la tua sofferenza, i dolori ed il pianto di tutta l’umanità, il dramma di intere generazioni.Ma accanto al Krizevac , la Madonna ha voluto costruire un altro piccolo monte: è la collina delle prime apparizioni, il Potbrdo, dove inizialmente i veggenti hanno potuto nutrirsi, estasiati, della visione beatificata della Regina della Pace.
Esso simboleggia il Monte Tabor, il sacro monte della preghiera e dell’orazione, dell’incontro personale tra Dio e l’uomo. È la collina della tenerezza e della Pace, dove anche noi possiamo, a piene mani, con cuore aperto, e attraverso la preghiera, ricevere grazia e benedizione.
Medjugorje è un invito , per noi cristiani , a costruire nella nostra vita, accanto alle nostre croci quotidiane, la collina delle apparizioni, la collina cioè della preghiera e della fede, del rosario e del sacrificio.Accanto alla collina delle apparizioni, il nostro Krizevac diventerà non più un luogo di condanna, ma di salvezza e redenzione. Mettiamo allora con fiducia al centro della nostra giornata la preghiera e in modo particolare il Rosario, così caro della Regina della Pace, e tutta la nostra esistenza sarà illuminata dalla Luce di Cristo ed avvolta dalla pace materna di Maria.
Juri Mondani Castelvetro, Modena
FONTE: Rivista “Medjugorje Torino – num. 125, Sett-Ott. 2005 – www.medjugorje. it
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Rendere piacevole la vita agli altri
Fino a quando manterrai la persuasione che gli altri debbano vivere sempre nella tua orbita, fino a quando non ti deciderai a servire a nasconderti e a scomparire, il rapporto con i tuoi fratelli, con i tuoi colleghi, con i tuoi amici, sarà fonte continua di dispiaceri, di malumore...: di superbia. (Solco, 712).
Quando ti costa prestare un favore, un servizio a qualcuno, pensa che è un figlio di Dio, ricorda che il Signore ci ha comandato di amarci gli uni gli altri.Più ancora: approfondisci ogni giorno questo precetto evangelico; non restare in superficie. Trai le conseguenze è assai facile , e adegua la tua condotta di ogni momento a queste esigenze. (Solco, 727)
Sappi, ogni giorno e con generosità, prenderti qualche disturbo, allegramente e discretamente, per servire e per rendere piacevole la vita agli altri.— Questo modo di agire è vera carità di Cristo.(Forgia, 150)
Se lasciamo che Cristo regni nella nostra anima, non saremo mai dei dominatori, ma servitori di tutti gli uomini. Servizio: come mi piace questa parola! Servire il mio Re e, per Lui, tutti coloro che sono stati redenti dal suo sangue. Se noi cristiani sapessimo servire! Andiamo dal Signore e confidiamogli la nostra decisione di voler imparare a servire, perché soltanto così potremo non solo conoscere e amare Cristo, ma farlo conoscere e farlo amare dagli altri.Come lo faremo conoscere alle anime? Con l'esempio, come suoi testimoni, offrendoci a Lui in volontaria servitù in tutte le nostre opere, perché Egli è il Signore di tutta la nostra vita, perché è l'unica e definitiva ragione della nostra esistenza. Poi, dopo aver offerto la testimonianza dell'esempio, saremo idonei a istruire con la parola, con la dottrina. Gesù fece così: Coepit facere et docere, prima insegnò con le opere, poi con la sua predicazione divina.(E' Gesù che passa, 182)
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Quando ti costa prestare un favore, un servizio a qualcuno, pensa che è un figlio di Dio, ricorda che il Signore ci ha comandato di amarci gli uni gli altri.Più ancora: approfondisci ogni giorno questo precetto evangelico; non restare in superficie. Trai le conseguenze è assai facile , e adegua la tua condotta di ogni momento a queste esigenze. (Solco, 727)
Sappi, ogni giorno e con generosità, prenderti qualche disturbo, allegramente e discretamente, per servire e per rendere piacevole la vita agli altri.— Questo modo di agire è vera carità di Cristo.(Forgia, 150)
Se lasciamo che Cristo regni nella nostra anima, non saremo mai dei dominatori, ma servitori di tutti gli uomini. Servizio: come mi piace questa parola! Servire il mio Re e, per Lui, tutti coloro che sono stati redenti dal suo sangue. Se noi cristiani sapessimo servire! Andiamo dal Signore e confidiamogli la nostra decisione di voler imparare a servire, perché soltanto così potremo non solo conoscere e amare Cristo, ma farlo conoscere e farlo amare dagli altri.Come lo faremo conoscere alle anime? Con l'esempio, come suoi testimoni, offrendoci a Lui in volontaria servitù in tutte le nostre opere, perché Egli è il Signore di tutta la nostra vita, perché è l'unica e definitiva ragione della nostra esistenza. Poi, dopo aver offerto la testimonianza dell'esempio, saremo idonei a istruire con la parola, con la dottrina. Gesù fece così: Coepit facere et docere, prima insegnò con le opere, poi con la sua predicazione divina.(E' Gesù che passa, 182)
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Settimana di preghiera per unità cristiani - giorno 1
Testimoniare celebrando la vita
“Perché cercate tra i morti colui che è vivo?” (Lc 24, 5)
Genesi 1, 1.26-31
E Dio vide che tutto quel che aveva fatto era davvero molto bello
Salmo 104(103), 1-24
Come sono grandi le tue opere, Signore!
1 Corinzi 15, 12-20
Se i morti non risuscitano, neppure Cristo è risuscitato
Luca 24, 1-6
“Perché cercate tra i morti colui che è vivo?”
Commento:
Il nostro cammino verso l’unità è saldamente radicato nella nostra comune fede che nella resurrezione di Gesù Cristo celebriamo non solo la vita che Dio ci ha dato, ma anche l’offerta della nuova vita in Cristo Gesù che ha vinto la morte una volta per sempre.
Nel radunarci insieme in questa Settimana vogliamo testimoniare la fede che condividiamo anche attraverso la nostra cura verso la vita di tutti. La vita è un dono di Dio a noi, e più sosteniamo e celebriamo la vita, più diamo testimonianza a Colui il cui amore generoso ci ha portato alla vita dai primordi.
La lettura dal libro della Genesi ci ricorda l’energia e la potenza creatrice di Dio. È la medesima energia e potenza che l’apostolo Paolo sperimenta quando incontra Cristo risorto. Paolo sprona la popolazione di Corinto a porre la loro totale fiducia nel Signore risorto e nella sua offerta di vita nuova. Il salmo riprende questo tema e proclama la gloria della creazione di Dio. Il brano evangelico ci invita a cercare una nuova vita di fronte ad una cultura di morte che il nostro mondo frequentemente ci sottopone. Ci incoraggia a confidare nella potenza di Gesù e a sperimentare, così, vita e guarigione.
Oggi vogliamo rendere grazie a Dio per tutto ciò che ci mostra l’amore di Dio per noi: per tutta la creazione, per i fratelli e le sorelle in tutte le parti del mondo, per la comunione nell’amore, per il perdono, la guarigione, e per la vita eterna.
Preghiera:
O Dio nostro Creatore, ti lodiamo per tutti coloro che testimoniano la propria fede con le parole e le azioni.
Nella vita vissuta in pienezza, e nelle molte esperienze che Tu ci offri sentiamo la tua presenza amorevole.
Ti preghiamo affinché la nostra comune testimonianza nel celebrare la vita ci renda uniti nel benedire te, autore di ogni forma di vita. Amen.
Domande per la riflessione personale
1. In quale misura la tua testimonianza celebra la vita? E la testimonianza delle chiese?
2. Le persone attorno a te possono percepire dalla tua testimonianza che Cristo è risorto dai morti?
3. Quale aspetto della tua vita vedi in crescita?
4. Ci sono aspetti del passato a cui le chiese sono rimaste aggrappate, e che, invece, nell’ottica di una nuova consapevolezza ecumenica, dovrebbero essere messi da parte?
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“Perché cercate tra i morti colui che è vivo?” (Lc 24, 5)
Genesi 1, 1.26-31
E Dio vide che tutto quel che aveva fatto era davvero molto bello
Salmo 104(103), 1-24
Come sono grandi le tue opere, Signore!
1 Corinzi 15, 12-20
Se i morti non risuscitano, neppure Cristo è risuscitato
Luca 24, 1-6
“Perché cercate tra i morti colui che è vivo?”
Commento:
Il nostro cammino verso l’unità è saldamente radicato nella nostra comune fede che nella resurrezione di Gesù Cristo celebriamo non solo la vita che Dio ci ha dato, ma anche l’offerta della nuova vita in Cristo Gesù che ha vinto la morte una volta per sempre.
Nel radunarci insieme in questa Settimana vogliamo testimoniare la fede che condividiamo anche attraverso la nostra cura verso la vita di tutti. La vita è un dono di Dio a noi, e più sosteniamo e celebriamo la vita, più diamo testimonianza a Colui il cui amore generoso ci ha portato alla vita dai primordi.
La lettura dal libro della Genesi ci ricorda l’energia e la potenza creatrice di Dio. È la medesima energia e potenza che l’apostolo Paolo sperimenta quando incontra Cristo risorto. Paolo sprona la popolazione di Corinto a porre la loro totale fiducia nel Signore risorto e nella sua offerta di vita nuova. Il salmo riprende questo tema e proclama la gloria della creazione di Dio. Il brano evangelico ci invita a cercare una nuova vita di fronte ad una cultura di morte che il nostro mondo frequentemente ci sottopone. Ci incoraggia a confidare nella potenza di Gesù e a sperimentare, così, vita e guarigione.
Oggi vogliamo rendere grazie a Dio per tutto ciò che ci mostra l’amore di Dio per noi: per tutta la creazione, per i fratelli e le sorelle in tutte le parti del mondo, per la comunione nell’amore, per il perdono, la guarigione, e per la vita eterna.
Preghiera:
O Dio nostro Creatore, ti lodiamo per tutti coloro che testimoniano la propria fede con le parole e le azioni.
Nella vita vissuta in pienezza, e nelle molte esperienze che Tu ci offri sentiamo la tua presenza amorevole.
Ti preghiamo affinché la nostra comune testimonianza nel celebrare la vita ci renda uniti nel benedire te, autore di ogni forma di vita. Amen.
Domande per la riflessione personale
1. In quale misura la tua testimonianza celebra la vita? E la testimonianza delle chiese?
2. Le persone attorno a te possono percepire dalla tua testimonianza che Cristo è risorto dai morti?
3. Quale aspetto della tua vita vedi in crescita?
4. Ci sono aspetti del passato a cui le chiese sono rimaste aggrappate, e che, invece, nell’ottica di una nuova consapevolezza ecumenica, dovrebbero essere messi da parte?
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Voi sarete testimoni di tutto ciò
Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani 2010
Il primo giorno della settimana di buon mattino le donne andarono al sepolcro di Gesù, portando gli aromi che avevano preparato per la sepoltura. Videro che la pietra che chiudeva il sepolcro era stata spostata. Entrarono nel sepolcro, ma non trovarono il corpo del Signore Gesù.
Le donne stavano ancora lì senza sapere che cosa fare, quando apparvero loro due uomini con vesti splendenti. Impaurite, tennero la faccia abbassata verso terra. Ma quegli uomini dissero loro: “Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Egli non si trova qui ma è resuscitato! Ricordatevi che ve lo disse quando era ancora in Galilea. Allora vi diceva: “È necessario che il Figlio dell’Uomo sia consegnato nelle mani di persone malvagie e queste lo crocifiggeranno. Ma il terzo giorno resusciterà”. Allora le donne si ricordarono che Gesù aveva detto quelle parole. Lasciarono il sepolcro e andarono a raccontare agli undici discepoli e a tutti gli altri quello che avevano visto e udito. Erano Maria, nativa di Magdala, Giovanna e Maria, madre di Giacomo. Anche le altre donne che erano con loro riferirono agli apostoli le stesse cose. Ma gli apostoli non vollero credere a queste parole. Pensavano che le donne avevano perso la testa.
Pietro però, si alzò e corse al sepolcro. Guardò dentro, e vide solo le bende usate per la sepoltura. Poi tornò a casa pieno di stupore per quello che era accaduto.
Quello stesso giorno due discepoli stavano andando verso Emmaus, un villaggio lontano circa undici chilometri di Gerusalemme. Lungo la via parlavano tra loro di quel che era accaduto in Gerusalemme in quei giorni. Mentre parlavano e discutevano, Gesù si avvicinò e si mise a camminare con loro. Essi però non lo riconobbero perché i loro occhi erano come accecati. Gesù domandò loro: “Di che cosa state discutendo tra voi mentre camminate?” Essi allora si fermarono, tristi. Uno di loro, un certo Clèopa, disse a Gesù: “Sei tu l’unico a Gerusalemme a non sapere quel che è successo in questi ultimi giorni? Gesù domandò: “Che cosa?”. Quelli risposero: “Il caso di Gesù, il Nazareno! Era un profeta potente davanti a Dio e agli uomini, sia per quel che faceva sia per quel che diceva. Ma i capi dei sacerdoti e il popolo l’hanno condannato a morte e l’hanno fatto crocefiggere. Noi speravamo che fosse lui a liberare il popolo d’Israele! Ma siamo già al terzo giorno da quando sono accaduti questi fatti. Una cosa però ci ha sconvolto: alcune donne del nostro gruppo sono andate di buon mattino al sepolcro di Gesù, ma non hanno trovato il suo corpo. Allora sono tornate indietro e ci hanno detto di avere avuto una visione. Alcuni angeli le hanno assicurate che Gesù è vivo. Poi sono andati al sepolcro altri del nostro gruppo e hanno trovato tutto come avevano detto le donne, ma lui, Gesù, non l’hanno visto”.
Allora Gesù disse: “Voi capite poco davvero; come siete lenti a credere quel che i profeti hanno scritto! Il Messia non doveva forse soffrire queste cose prima di entrare nella sua gloria? Quindi Gesù spiegò ai due discepoli i passi della Bibbia che lo riguardavano. Cominciò dai libri di Mosè fino agli scritti di tutti i profeti. Intanto arrivarono al villaggio dove erano diretti, e Gesù fece finta di continuare il viaggio. Ma quei due discepoli lo trattennero dicendo: “Resta con noi perché il sole ormai tramonta”. Perciò Gesù entrò nel villaggio per rimanere con loro. Poi si mise a tavola con loro, prese il pane e pronunziò la preghiera di benedizione; lo spezzò e cominciò a distribuirlo. In quel momento gli occhi dei due discepoli si aprirono e riconobbero Gesù, ma lui sparì alla loro vista. Si dissero l’un l’altro: “Non ci sentivamo come un fuoco nel cuore, quando egli lungo la via ci parlava e ci spiegava la Bibbia?”. Quindi si alzarono e ritornarono a Gerusalemme. Là, trovarono gli undici discepoli riuniti con i loro compagni. Questi dicevano: “Il Signore è veramente risorto ed è apparso a Simone”. A loro volta i due discepoli raccontavano quel che era loro accaduto lungo il cammino, e dicevano che lo avevano riconosciuto mentre spezzava il pane.
Gli undici apostoli e i loro compagni stavano parlando di queste cose. Gesù apparve in mezzo a loro e disse: “La pace sia con voi!”. Sconvolti e pieni di paura, essi pensavano di vedere un fantasma. Ma Gesù disse loro: “Perché avete tanti dubbi dentro di voi? Guardate le mie mani e i miei piedi! Sono proprio io! Toccatemi e verificate: un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho. Gesù diceva queste cose ai suoi discepoli e intanto mostrava loro le mani e i piedi. Essi però, pieni di stupore e di gioia, non riuscivano a crederci: era troppo grande la loro gioia! Allora Gesù disse: “Avete qualcosa da mangiare?” Essi gli diedero un po’ di pesce arrostito. Gesù lo prese e lo mangiò davanti a tutti. Poi disse loro: “Era questo il senso dei discorsi che vi facevo quando ero ancora con voi! Vi dissi chiaramente che doveva accadere tutto quel che di me era stato scritto nella legge di Mosè, negli scritti dei profeti e nei salmi! Allora Gesù li aiutò a capire le profezie della Bibbia. Poi aggiunse: “Così sta scritto: il Messia doveva morire, ma il terzo giorno doveva resuscitare dai morti. Per suo incarico ora deve essere portato a tutti i popoli l’invito a cambiare vita e a ricevere il perdono dei peccati. Voi sarete testimoni di tutto ciò cominciando da Gerusalemme. Perciò io manderò su di voi lo Spirito Santo, che Dio, mio Padre, ha promesso. Voi però restate nella città di Gerusalemme fino a quando Dio non vi riempirà con la sua forza”.
Poi Gesù, condusse i suoi discepoli verso il villaggio di Betania. Alzò le mani sopra di loro e li benedisse. Mentre li benediceva si separò da loro e fu portato verso il cielo. I suoi discepoli lo adorarono. Poi tornarono verso Gerusalemme, pieni di gioia. E stavano sempre nel tempio lodando e ringraziando Dio.
(Luca 24, 1-53)
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Il primo giorno della settimana di buon mattino le donne andarono al sepolcro di Gesù, portando gli aromi che avevano preparato per la sepoltura. Videro che la pietra che chiudeva il sepolcro era stata spostata. Entrarono nel sepolcro, ma non trovarono il corpo del Signore Gesù.
Le donne stavano ancora lì senza sapere che cosa fare, quando apparvero loro due uomini con vesti splendenti. Impaurite, tennero la faccia abbassata verso terra. Ma quegli uomini dissero loro: “Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Egli non si trova qui ma è resuscitato! Ricordatevi che ve lo disse quando era ancora in Galilea. Allora vi diceva: “È necessario che il Figlio dell’Uomo sia consegnato nelle mani di persone malvagie e queste lo crocifiggeranno. Ma il terzo giorno resusciterà”. Allora le donne si ricordarono che Gesù aveva detto quelle parole. Lasciarono il sepolcro e andarono a raccontare agli undici discepoli e a tutti gli altri quello che avevano visto e udito. Erano Maria, nativa di Magdala, Giovanna e Maria, madre di Giacomo. Anche le altre donne che erano con loro riferirono agli apostoli le stesse cose. Ma gli apostoli non vollero credere a queste parole. Pensavano che le donne avevano perso la testa.
Pietro però, si alzò e corse al sepolcro. Guardò dentro, e vide solo le bende usate per la sepoltura. Poi tornò a casa pieno di stupore per quello che era accaduto.
Quello stesso giorno due discepoli stavano andando verso Emmaus, un villaggio lontano circa undici chilometri di Gerusalemme. Lungo la via parlavano tra loro di quel che era accaduto in Gerusalemme in quei giorni. Mentre parlavano e discutevano, Gesù si avvicinò e si mise a camminare con loro. Essi però non lo riconobbero perché i loro occhi erano come accecati. Gesù domandò loro: “Di che cosa state discutendo tra voi mentre camminate?” Essi allora si fermarono, tristi. Uno di loro, un certo Clèopa, disse a Gesù: “Sei tu l’unico a Gerusalemme a non sapere quel che è successo in questi ultimi giorni? Gesù domandò: “Che cosa?”. Quelli risposero: “Il caso di Gesù, il Nazareno! Era un profeta potente davanti a Dio e agli uomini, sia per quel che faceva sia per quel che diceva. Ma i capi dei sacerdoti e il popolo l’hanno condannato a morte e l’hanno fatto crocefiggere. Noi speravamo che fosse lui a liberare il popolo d’Israele! Ma siamo già al terzo giorno da quando sono accaduti questi fatti. Una cosa però ci ha sconvolto: alcune donne del nostro gruppo sono andate di buon mattino al sepolcro di Gesù, ma non hanno trovato il suo corpo. Allora sono tornate indietro e ci hanno detto di avere avuto una visione. Alcuni angeli le hanno assicurate che Gesù è vivo. Poi sono andati al sepolcro altri del nostro gruppo e hanno trovato tutto come avevano detto le donne, ma lui, Gesù, non l’hanno visto”.
Allora Gesù disse: “Voi capite poco davvero; come siete lenti a credere quel che i profeti hanno scritto! Il Messia non doveva forse soffrire queste cose prima di entrare nella sua gloria? Quindi Gesù spiegò ai due discepoli i passi della Bibbia che lo riguardavano. Cominciò dai libri di Mosè fino agli scritti di tutti i profeti. Intanto arrivarono al villaggio dove erano diretti, e Gesù fece finta di continuare il viaggio. Ma quei due discepoli lo trattennero dicendo: “Resta con noi perché il sole ormai tramonta”. Perciò Gesù entrò nel villaggio per rimanere con loro. Poi si mise a tavola con loro, prese il pane e pronunziò la preghiera di benedizione; lo spezzò e cominciò a distribuirlo. In quel momento gli occhi dei due discepoli si aprirono e riconobbero Gesù, ma lui sparì alla loro vista. Si dissero l’un l’altro: “Non ci sentivamo come un fuoco nel cuore, quando egli lungo la via ci parlava e ci spiegava la Bibbia?”. Quindi si alzarono e ritornarono a Gerusalemme. Là, trovarono gli undici discepoli riuniti con i loro compagni. Questi dicevano: “Il Signore è veramente risorto ed è apparso a Simone”. A loro volta i due discepoli raccontavano quel che era loro accaduto lungo il cammino, e dicevano che lo avevano riconosciuto mentre spezzava il pane.
Gli undici apostoli e i loro compagni stavano parlando di queste cose. Gesù apparve in mezzo a loro e disse: “La pace sia con voi!”. Sconvolti e pieni di paura, essi pensavano di vedere un fantasma. Ma Gesù disse loro: “Perché avete tanti dubbi dentro di voi? Guardate le mie mani e i miei piedi! Sono proprio io! Toccatemi e verificate: un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho. Gesù diceva queste cose ai suoi discepoli e intanto mostrava loro le mani e i piedi. Essi però, pieni di stupore e di gioia, non riuscivano a crederci: era troppo grande la loro gioia! Allora Gesù disse: “Avete qualcosa da mangiare?” Essi gli diedero un po’ di pesce arrostito. Gesù lo prese e lo mangiò davanti a tutti. Poi disse loro: “Era questo il senso dei discorsi che vi facevo quando ero ancora con voi! Vi dissi chiaramente che doveva accadere tutto quel che di me era stato scritto nella legge di Mosè, negli scritti dei profeti e nei salmi! Allora Gesù li aiutò a capire le profezie della Bibbia. Poi aggiunse: “Così sta scritto: il Messia doveva morire, ma il terzo giorno doveva resuscitare dai morti. Per suo incarico ora deve essere portato a tutti i popoli l’invito a cambiare vita e a ricevere il perdono dei peccati. Voi sarete testimoni di tutto ciò cominciando da Gerusalemme. Perciò io manderò su di voi lo Spirito Santo, che Dio, mio Padre, ha promesso. Voi però restate nella città di Gerusalemme fino a quando Dio non vi riempirà con la sua forza”.
Poi Gesù, condusse i suoi discepoli verso il villaggio di Betania. Alzò le mani sopra di loro e li benedisse. Mentre li benediceva si separò da loro e fu portato verso il cielo. I suoi discepoli lo adorarono. Poi tornarono verso Gerusalemme, pieni di gioia. E stavano sempre nel tempio lodando e ringraziando Dio.
(Luca 24, 1-53)
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Ecco lo Sposo, andategli incontro
Beato Jan Ruysbroeck (1293-1381), canonico regolare
Le Nozze spirituali, prologo
Quando era giunto per Dio il tempo di avere compassione della sofferenza dell’umanità, sua diletta, mandò il Figlio suo unigenito sulla terra in quel palazzo sontuoso e tempio glorioso che era il corpo della Vergine Maria. Là, sposò la nostra natura e la unì alla sua persona, grazie al sangue purissimo della nobile Vergine. Fu lo Spirito Santo, il sacerdote che celebrò le nozze. L’angelo Gabriele ne fu l’araldo, e la gloriosa Vergine diede il suo consenso. In questo modo Cristo, nostro sposo fedele, si unì alla nostra natura, venne a visitarci in una terra straniera e ci insegnò i costumi celesti e una perfetta fedeltà.
Come un campione, ha faticato e ha combattuto contro i nostri nemici, ha distrutto il carcere ed è uscito vincitore dalla lotta. Con la sua morte, ha messo a morte la nostra morte, ci ha riscattati con il suo sangue, ci ha liberati, nel battesimo, con l’acqua del suo costato (Gv 19,34), e con i suoi sacramenti e i suoi doni ci ha resi ricchi, affinché uscissimo, agghindati con ogni sorte di virtù, e lo incontrassimo nel palazzo della sua gloria, per godere di lui senza fine, per l’eternità.
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Le Nozze spirituali, prologo
Quando era giunto per Dio il tempo di avere compassione della sofferenza dell’umanità, sua diletta, mandò il Figlio suo unigenito sulla terra in quel palazzo sontuoso e tempio glorioso che era il corpo della Vergine Maria. Là, sposò la nostra natura e la unì alla sua persona, grazie al sangue purissimo della nobile Vergine. Fu lo Spirito Santo, il sacerdote che celebrò le nozze. L’angelo Gabriele ne fu l’araldo, e la gloriosa Vergine diede il suo consenso. In questo modo Cristo, nostro sposo fedele, si unì alla nostra natura, venne a visitarci in una terra straniera e ci insegnò i costumi celesti e una perfetta fedeltà.
Come un campione, ha faticato e ha combattuto contro i nostri nemici, ha distrutto il carcere ed è uscito vincitore dalla lotta. Con la sua morte, ha messo a morte la nostra morte, ci ha riscattati con il suo sangue, ci ha liberati, nel battesimo, con l’acqua del suo costato (Gv 19,34), e con i suoi sacramenti e i suoi doni ci ha resi ricchi, affinché uscissimo, agghindati con ogni sorte di virtù, e lo incontrassimo nel palazzo della sua gloria, per godere di lui senza fine, per l’eternità.
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domenica 17 gennaio 2010
Madonna di Pontmain

O Vergine Santissima, che io mi riposi sempre sul tuo Cuore.
Ho la mente pesante per la tristezza e per le tentazioni, ho il cuore stanco per le aridita' e per le sfiducie, mi sento sperso nella moltitudine delle cose e delle persone e quasi solo nella mia vita travolta da tante vanità.
O Madre mia, offrimi a Gesu'!
O Madre mia, prendi il mio cuore, la mia mente, la mia vita, e nascondila in Gesu'.O Madre mia, che il mio cuore perduto nel tuo non abbia altro amore che quello del mio dolce Gesù.
Amen.
Ave Maria!
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