mercoledì 16 dicembre 2009

Siamo comuni fedeli che conducono una vita in tutto uguale a quella di tanti

Dio non ti strappa dal tuo ambiente, non ti allontana dal mondo, né dal tuo stato, né dalle tue nobili ambizioni umane, né dal tuo lavoro professionale... però, lì, ti vuole santo! (Forgia, 362)

Benché abbiamo considerato tante volte questa verità, ci deve pur sempre riempire di ammirazione la considerazione di quei trent'anni di oscurità che costituiscono la maggior parte del tempo che Gesù ha trascorso tra gli uomini suoi fratelli. Anni oscuri, ma per noi luminosi come la luce del sole. Sono, anzi, lo splendore che illumina i nostri giorni, che dà ad essi il loro autentico significato: perché altro non siamo che comuni fedeli che conducono una vita in tutto uguale a quella di tanti milioni di persone dei più diversi luoghi della terra.
Per sei lustri Gesù non fu che questo: fabri filius, il figlio dell'artigiano. Quando poi vengono i tre anni di vita pubblica e l'osanna delle folle, la gente si stupisce: chi è costui e dove ha appreso tante cose? Perché la sua vita era stata la vita comune della gente della sua terra. Egli stesso era noto come faber, filius Mariae, l'artigiano, figlio di Maria. Ed era Dio, e veniva a compiere la Redenzione del genere umano, ad attirare a sé tutte le cose.
Come per ogni altro avvenimento della sua vita, mai dovremmo contemplare quegli anni nascosti di Gesù senza sentirci coinvolti, senza coglierne il significato che più da vicino ci riguarda: sono appelli che il Signore ci rivolge per farci uscire dal nostro egoismo, dalla nostra comodità. (E' Gesù che passa, nn. 14-15)
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Convertirsi agli appelli di Giovanni Battista, che prepara la via del Signore

Beato Guerrico d'Igny (c. 1080-1157), abate cistercense
5° sermone per l'Avvento

È una gioia per me, fratelli, evocare con voi questa via del Signore... di cui Isaia fa un così bell'elogio: «Ci sarà ... nella terra arida e deserta, un sentiero e una strada... Questa strada sarà chiamata via santa (Is 35,7-8), perché è la santificazione dei peccatori e la salvezza di coloro che sono perduti...

«Nessun impuro la percorrerà». Caro Isaia, coloro che sono impuri passeranno quindi per un'altra via? Oh no! Che tutti vengano piuttosto a questa strada, che vi avanzino! È soprattutto per gli impuri che Cristo l'ha tracciata, lui che «è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto» (Lc 19,10)...
Allora l'impuro passerà per la via santa? Dio non voglia! Per quanto sia sporco nell'intraprenderla, non lo sarà più quando vi passerà; perché, non appena vi avrà messo piede, la sua sporcizia scomparirà. La via santa, in effetti, è aperta all'uomo impuro, ma non appena lo accoglie, essa lo purifica cancellando tutto il male che ha commesso... Non lo lascia passare con la sua sporcizia, perché è la «via stretta» e per così dire, la «cruna dell'ago» (Mt 7,14;19,24)...

Se quindi tu sei già sulla strada, non te ne allontanare; altrimenti il Signore ti lascerebbe vagare «per le strade del tuo cuore» (Isaia 57,17)...
Se trovi la strada troppo stretta, considera la meta a cui essa ti conduce... Ma se il tuo sguardo non arriva così lontano, fidati di Isaia, il veggente. Lui che distingueva sia la strettezza che il punto di arrivo della strada, aggiungeva: «Su questa via cammineranno i redenti, i riscattati dal Signore; arriveranno a Sion con grida di giubilo. Una felicità perenne trasfigurerà il loro volto. Otterranno esultanza e gioia. Tristezza e pianto fuggiranno» (Is 35,9 10).
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Novena di Natale giorno 1 (16/12)

In principio Dio creò il cielo e la terra.
Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.
Dio disse: "Sia la luce!". E la luce fu.
Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno... (Gen 1,1-5).

Il primo giorno di questa novena vogliamo ricordare proprio il primo giorno della creazione, la nascita del mondo.

La prima creatura voluta da Dio potremmo definirla molto natalizia: la luce, come fuoco che illumina, è uno dei simboli più belli del Natale di Gesù.

Impegno personale: pregherò perché in tutto il mondo creato e amato da Dio possa giungere, la luce della fede in Gesù.

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martedì 15 dicembre 2009

Preghiera dettata da Gesù

San Pio raccomandava la recita della seguente preghiera:

Signor mio, Gesu' Cristo, accetta tutto me stesso per il tempo che mi resta:
il mio lavoro, la mia parte di gioia, le mie ansie, la mia stanchezza,
l'ingratitudine che può venirmi dagli altri, il tedio, la solitudine che mi attanaglia durante il giorno,
i successi, gli insuccessi, tutto ciò che mi costa, le mie miserie.

Di tutta la mia vita voglio fare un fascio di fiori,
deporli nelle mani della Vergine Santa;
Lei stessa penserà di offrirteli.
Fa che possano diventare frutto di misericordia
per tutte le anime e di meriti per me lassu' nel Cielo


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L'Eucaristia nel mondo...

Dio non ha bisogno di frastuono, di mezzi di propaganda, di segni di gloria; Egli si rivela nella mangiatoia, nel banchetto della vita, avvolto dai «panni » del nostro pane, riposto nelle piccole grotte dei tabernacoli.
Questa,la sua manifestazione di vita: l'Eucaristia! Ecco da tutte le parti si grida all'umanità: andate, troverete il vivente nascostoda veli, riposto come cibo, nei tabernacoli... Questo grido sarà ascoltato... Si accorgeranno della Sua presenza, finalmente! Ecco il mondo dissolve già la sua ricchezza nella miseria...
Annienta la sua gloria nella confusione... e soffre, soffre perché deve ritrovare finalmente il suo Dio!

Servo di Dio Don Dolindo Ruotolo

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Per obbedire ci vuole umiltà

Quando devi comandare, non umiliare: comportati con delicatezza; rispetta l'intelligenza e la volontà di chi ubbidisce. (Forgia, 727)

In molte altre occasioni il Signore ci parla per mezzo di altri uomini, e può capitare che la vista dei loro difetti o il dubbio sulla loro idoneità a comprendere tutti i dati di una situazione concreta siano come un invito a non obbedire. Tutto ciò può avere un senso divino, perché Dio non impone un'obbedienza cieca, ma un'obbedienza intelligente, che ci faccia sentire la responsabilità personale di aiutare gli altri con i lumi del nostro intelletto. Cerchiamo però di essere sinceri con noi stessi: esaminiamo, caso per caso, se a muoverci è l'amore alla verità, o non piuttosto l'egoismo e l'attaccamento al nostro criterio.
Quando le nostre idee personali ci dividono dagli altri, quando ci portano a rompere la comunione con i nostri fratelli, a rompere l'unità, è evidente allora che non operiamo secondo lo spirito di Dio.Non dimentichiamocelo: per obbedire — ripeto — ci vuole umiltà. Consideriamo ancora l'esempio del Signore. Gesù obbedisce, e obbedisce a Giuseppe e a Maria. Dio è venuto sulla terra per obbedire, e obbedire a delle creature. Sono, è vero, due creature di grande perfezione: Maria Santissima, Madre nostra, più di Lei solo Dio; e san Giuseppe, uomo castissimo. Ma sono pur sempre creature. E Gesù, che è Dio, era loro sottomesso.
Dobbiamo amare Dio, e così ameremo la sua volontà e avremo il desiderio di rispondere agli appelli che ci rivolge attraverso gli impegni abituali della nostra vita quotidiana: attraverso i doveri del nostro stato, l'attività professionale, il lavoro, la famiglia, i rapporti sociali, le sofferenze proprie e altrui, l'amicizia, lo zelo per compiere ciò che è buono e giusto.(E' Gesù che passa, 17)
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lunedì 14 dicembre 2009

Desideri inutili

Rammentatevi, o figliole, che io sono nemico dei desideri inutili, non meno di quello che lo sia dei desideri pericolosi e cattivi, poiché, sebbene ciò che si desidera sia buono, nulladimeno il desiderio è sempre difettoso in riguardo a noi, specie allorquando è misto a soverchia sollecitudine, giacché Dio non esige questa sorta di bene, ma un altro nel quale vuole che ci esercitiamo (FdL, 45)
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María, figlia di Dio Padre

Quanta bassezza nella mia condotta, e quanta infedeltà alla grazia! — Madre mia, Rifugio dei peccatori, prega per me; che mai più io ostacoli l'opera di Dio nella mia anima. (Forgia, 178)

Madre nostra, Speranza nostra!, come si sta sicuri, ben stretti a Te, anche se tutto vacilla!(Forgia, 474)

Come piace agli uomini sentirsi ricordare la loro parentela con personaggi della letteratura, della politica, delle armi, della Chiesa...!—Canta davanti alla Vergine Immacolata e ricordale: ave Maria, Figlia di Dio Padre: ave Maria, Madre di Dio Figlio: ave Maria, Sposa di Dio Spirito Santo... Più di te, soltanto Dio!(Cammino, 496)

Di': Madre mia —tua, perché sei suo per molti titoli—, il tuo amore mi leghi alla Croce di tuo Figlio: non mi manchi la Fede, né il coraggio, né l'audacia, per compiere la volontà del nostro Gesù. (Cammino, 497)
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Ascoltami Maria

Tra le tempeste delle tentazioni e nelle bufere delle tribolazioni, a Te grido:
Ascoltami Maria.Io mi affido a Te.
Formami con fede sincera e con ardente amore.
Fammi comprendere il linguaggio del tuo silenzio.
Conservami un cuore di fanciullo, puro e limpido come acqua di sorgente.
Insegnami la dolcezza e l'umiltà per amare senza pretendere di essere ricambiato.
Plasmami con le Tue mani Materne per divenire uno strumento di speranza e di pace.
Non desidero cose non comuni ma vivere con stile straordinario le cose ordinariee quotidiane della mia vita.
Voglio il Tuo Cuore nel mio petto per essere semplice, fedele e generoso per non conservare rancore di alcun male.
Assicurami la grazia Celeste di non arrendermi al peccato, alla sofferenza,all’ingratitudine e all’indifferenza.
Trasforma la mia vita in un Vangelo vivente, formami con il Tuo Amore e sostienimi nell'impegno di uomo e di cristiano.
La Tua Dolce presenza mi sia di compagnia nelle quotidiane cose per sentire il profumo di Cielo quando avrò da non capire.
Aiutami a vivere nel mondo con i Tuoi sentimenti, per condividere con tutti le gioie e le pene,le fatiche e le speranze, per l'oggi della terra e per il domani del Cielo.
Ti chiedo di trasformarmi in un rappresentante dei più deboli davanti al Signore, per adorare, ringraziare, offrire, pregare e soffrire per quelli che vivono accanto a me e per i più lontani nel tempo e nello spazio.
Io, tuo piccolo ed indegno figlio, a te grido più forte: non permettere che niente e nessunopossano condurmi lontano da Te.
Madre mia, Stringimi e Proteggimi col Tuo Abbraccio nei turbini della mia vita, per guidarmi sulla strada che conduce all'Eterno Amore...
Amen
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Il valore divino del matrimonio

In mezzo al giubilo della festa, a Cana, soltanto Maria si accorge che manca il vino... L'anima giunge fino ai minimi dettagli di servizio se, come Lei, vive appassionatamente intenta ai bisogni del prossimo, per il Signore. (Solco, 631)

L'amore puro e limpido degli sposi è una realtà santa che io, come sacerdote, benedico con tutte e due le mani. La tradizione cristiana ha visto frequentemente nella presenza di Gesù alle nozze di Cana una conferma del valore divino del matrimonio: Il nostro Salvatore si reco a quelle nozze — scrive san Cirillo d'Alessandria — per santificare il principio della generazione umana
Il matrimonio è un sacramento che fa di due corpi una sola carne. La teologia afferma con forte espressione che la sua materia è costituita dal corpo stesso dei contraenti. Il Signore santifica e benedice l'amore del marito verso la moglie e quello della moglie verso il marito: ha disposto non solo la fusione delle loro anime, ma anche dei loro corpi. Nessun cristiano, sia o no chiamato alla vita coniugale, può quindi disprezzarla.
Il Creatore ci ha dato l'intelligenza, quasi una scintilla dell'intelletto divino che ci consente — assieme alla libera volontà, altro dono di Dio — di conoscere e amare; e ha posto nel nostro corpo la capacità di generare, partecipandoci il suo potere creatore. Dio ha voluto servirsi dell'amore coniugale per donare al mondo nuove creature e accrescere il corpo della sua Chiesa. Il sesso non è una realtà vergognosa, ma un dono divino ordinato schiettamente alla vita, all'amore, alla fecondità. (E' Cristo che passa, 24)
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Il testimone di Dio

San Tommaso d'Aquino (1225-1274), teologo domenicano, dottore della Chiesa
Commento al Vangelo di san Giovanni, 4, 1°

Ogni creatura è fatta per rendere testimonianza a Dio, poiché ogni creatura è come una prova della sua bontà. La grandezza della creazione testimonia a suo modo la forza e l'onnipotenza divine, e la sua bellezza riflette la divina sapienza. Alcuni uomini ricevono da Dio una missione speciale: rendono testimonianza a Dio non solo da un punto di vista naturale, per il fatto che esistono, ma ancor più in modo spirituale, attraverso le loro buone opere... Tuttavia coloro che, non contenti di ricevere i doni divini e di agire bene con la grazia di Dio, comunicano questi doni ad altri attraverso la parola, gli incoraggiamenti e le esortazioni, questi sono in modo ancor più particolare testimoni di Dio. Giovanni è uno di questi testimoni; è venuto a diffondere i doni di Dio e a proclamare le sue lodi.
Questa missione di Giovanni, questo ruolo di testimone è di una grandezza incomparabile, perché nessuno può rendere testimonianza a una realtà se non nella misura in cui ne è partecipe. Gesù diceva: «Noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo ciò che abbiamo veduto» (Gv 3,11). Rendere testimonianza alla verità divina presuppone che si conosca questa verità. È per questo che Cristo, anche lui, ha avuto questo ruolo di testimone. «Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità» (Gv 18,37). Ma Cristo e Giovanni avevano questo ruolo in modo diverso. Cristo possedeva questa luce in se stesso; anzi, era questa luce; mentre Giovanni vi partecipava solamente. Per questo Cristo rende una testimonianza completa, manifesta perfettamente la verità. Giovanni e gli altri santi lo fanno solo nella misura in cui ricevono questa verità.
Missione sublime di Giovanni: essa implica la sua partecipazione alla luce di Dio e la sua somiglianza a Cristo che ha svolto anche lui questa missione.
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domenica 13 dicembre 2009

Corona angelica

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
O Dio, vieni a salvarmi.
Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

S. Michele Arcangelo, difendici nella lotta, per essere salvati nell'estremo giudizio

1a Invocazione
Ad intercessione di S. Michele e del celeste coro dei Serafini, ci renda il Signore degni della fiamma di perfetta carità.
Pater, tre Ave al 1° Coro Angelico.

2a invocazione
Ad intercessione di S. Michele Arcangelo e del Coro celeste dei Cherubini, voglia il Signore darci la grazia di abbandonare la vita del peccato e correre in quella della cristiana perfezione.
Pater, tre Ave al 2° Coro Angelico.

3a invocazione
Ad intercessione di S. Michele Arcangelo e del sacro Coro dei Troni, infonda il Signore nei nostri cuori lo spirito di vera e sincera umiltà.
Pater, tre Ave al 3° Coro Angelico.

4a invocazione
Ad intercessione di S. Michele Arcangelo e del coro celeste delle Dominazioni, ci dia grazia il Signore di dominare i nostri sensi e correggere le corrotte passioni.
Pater, tre Ave al 4° Coro Angelico.

5a invocazione
Ad intercessione di S. Michele e del celeste Coro delle Potestà, il Signore si degni di proteggere le anime nostre dalle insidie e tentazioni del demonio.
Pater, tre Ave al 5° Coro Angelico.

6a invocazione
Ad intercessione di S. Michele e del Coro delle ammirabili Virtù celesti, non permetta il Signore che cadiamo nelle tentazioni, ma ci liberi dal male.
Pater, tre Ave al 6° Coro Angelico.

7a invocazione
Ad intercessione di S. Michele e del Coro celeste dei Principati, riempia Dio le anime nostre dello spirito di vera e sincera obbe­dienza.
Pater, tre Ave al 7° Coro Angelico.

8a invocazione
Ad intercessione di S. Michele e del Coro celeste degli Arcange­li, ci conceda il Signore il dono della perseveranza nella fede e nelle opere buone.
Pater, tre Ave al 8° Coro Angelico.

9a invocazione
Ad intercessione di S. Michele e del Coro celeste di tutti gli An­geli, si degni il Signore concederci di essere da essi custoditi nella vita presente e poi introdotti nella gloria dei cieli.
Pater, tre Ave al 9° Coro Angelico.

Un Padre nostro a San Michele.
Un Padre nostro a San Gabriele.
Un Padre nostro a San Raffaele.
Un Padre nostro all'Angelo Custode.

Preghiamo
Onnipotente, sempiterno Dio, che con prodigio di bontà e mi­sericordia, per la salvezza degli uomini hai eletto a Principe della tua Chiesa il glorioso San Michele, concedici, mediante la sua benefica protezione, di essere liberi da tutti i nostri spirituali ne­mici. Nell'ora della nostra morte non ci molesti l'antico avversa­rio, ma sia il tuo Arcangelo Michele a condurci alla presenza del­la tua divina Maestà. Amen.

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La Liturgia di oggi

La Liturgia di oggi

Preghiera a Santa Lucia

O Santa, che dalla luce hai nome, a Te piena di fiducia ricorriamo affinchè ne impetri una luce sacra, che ci renda santi, per non camminare nelle vie del peccato e per non rimanere avvolti nelle tenebre dell'errore.
Imploriamo altresì, per tua intercessione, il mantenimento della luce negli occhi con una grazia abbondante per usarli sempre secondo il divino beneplacito, senza alcun detrimento dell'anima.
Fa, o S. Lucia, che dopo averti venerata e ringraziata, per il tuo efficace patrocinio, su questa terra, arriviamo finalmente a godere con Te in paradiso della luce eterna del divino Agnello, il tuo dolce sposo Gesù.
Amen

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Maria, salvezza della gioventù

O Vergine, apri gli occhi dei genitori e degli educatori che non sono solo ciechi ma sono stolti. Quanta terribile responsabilita' di farsi guida incosciente e giovani ciechi e stolti alla comune perdizione.
Madonna, che facciano attenzione a questa cupidigia che spinge l'adolescenza a cadere in tutti i vizi e apprezzino la bellezza della verginita'.
Che capiscano, o S. Madre di Dio, il dovere di mantenersi liberi, puri, fieri e fissi all'essenziale dovere di amare Dio e il prossimo.
Amen. Ave Maria!
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Viene colui che è più potente di me

San Massimo di Torino (?-c. 420), vescovo
Sermone 88

Giovanni non ha solo parlato alla sua epoca, annunciando il Signore ai farisei, dicendo: «Preparate la via al Signore, raddrizzate i suoi sentieri!» (Mt 3,3). Oggi, egli grida in noi, e il tuono della sua voce scuote il deserto dei nostri peccati. Pur essendo egli sepolto nel sonno del martire, la sua voce risuona ancora. Egli ci dice oggi: «Preparate le vie del Signore, raddrizzate le sue vie»...
Giovanni il Battista ha dunque ordinato di preparare la via al Signore. Vediamo quale strada ha preparato al Salvatore. Dal principio alla fine, egli ha perfettamente tracciato e ordinato il suo cammino per l'arrivo di Cristo, perché è stato in ogni cosa sobrio, umile, parco e vergine. È descrivendo tutte queste sue virtù che l'evangelista dice: «E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico» (Mt 3,4). Qual più grande segno di umiltà in un profeta, del disprezzo degli abiti morbidi per vestirsi di peli ruvidi? Quale più profondo segno di fede che essere sempre pronto, con una semplice cintura ai fianchi, a tutti i doveri del servizio? Quale segno di astinenza più evidente della rinuncia alle delizie di questa vita per nutrirsi di locuste e di miele selvatico?
Tutti questi comportamenti del profeta erano a mio parere profetici in se stessi. Quando il messaggero di Cristo portava un abito ruvido di peli di cammello, questo non significava semplicemente che Cristo, alla sua venuta, avrebbe rivestito il nostro corpo umano, dal tessuto spesso, ruvido per i suoi peccati?...
La cintura di pelle significa che la nostra carne fragile, orientata prima della venuta di Cristo sul vizio, egli l'avrebbe condotta alla virtù.
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sabato 12 dicembre 2009

Tutto può e deve portarci a Dio

Urge la diffusione della luce della dottrina di Cristo. Fa' provvista di formazione, riempiti di idee chiare, della pienezza del messaggio cristiano, per poterlo poi trasmettere agli altri. — Non aspettarti illuminazioni da Dio, che non ha motivo di dartene, dal momento che disponi di mezzi umani concreti: lo studio, il lavoro. (Forgia, 841)

Il cristiano deve avere sete di sapere. Dall'approfondimento della scienza più astratta, all'abilità manuale degli artigiani, tutto può e deve condurre a Dio. Non c'è lavoro umano che non sia santificabile, che non sia occasione di santificazione personale e mezzo per collaborare con Dio alla santificazione di coloro che ci circondano.
La luce di coloro che seguono Gesù Cristo non deve essere collocata nel fondo della valle, ma in vetta alla montagna, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli.Il lavoro così fatto è orazione.
Lo studio così fatto è orazione. La ricerca scientifica così fatta è orazione. Tutto converge verso una sola realtà: tutto è orazione, tutto può e deve portarci a Dio, alimentando un rapporto continuo con Lui, dalla mattina alla sera. Ogni onesto lavoro può essere orazione; e ogni lavoro che è orazione, è apostolato. In tal modo l'anima si irrobustisce in un'unita di vita semplice e forte.Abbiamo visto che cos'è la vocazione cristiana; abbiamo visto che il Signore ha fatto affidamento su di noi per portare anime alla santità, per avvicinarle a Sé, unirle alla Chiesa ed estendere il regno di Dio in tutti i cuori. Il Signore ci vuole disposti a donarci, fedeli, sensibili, innamorati.
Ci vuole santi, totalmente suoi.(E' Gesù che passa, nn. 10-11)
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Il Nuovo Elia

San Cirillo di Gerusalemme (313-350), vescovo di Gerusalemme e dottore della Chiesa
Catechesi battesimale 3

Punto finale dell'Antico Testamento, il battesimo è anche l'inizio del Nuovo. In effetti, ebbe per promotore Giovanni il Battista, «che non era superato da nessun nato da donna» (Mt 11,11). Giovanni concludeva la serie dei profeti, «perché tutti i profeti e la legge hanno parlato fino a Giovanni» (Mt 11,13). Ed egli apre l'era del Vangelo, come sta scritto: «Inizio del Vangelo di Gesù Cristo... apparve Giovanni nel deserto, proclamando un battesimo» (Mc 1,1.4).
Vorresti contrapporgli Elia il Tisbita che è stato assunto in cielo? Eppure egli non è superiore a Giovanni. Enoc è stato rapito in cielo, ma non è più grande di Giovanni. Mosè è stato un grandissimo legislatore in Isarele. Tutti i profeti sono stati mirabili, ma non erano più grandi di Giovanni. Non si tratta di confrontare profeti con profeti; ma il loro Maestro, il nostro Maestro, il Signore Gesù ha dichiarato: «Tra gli uomini, non è esistito alcuno più grande di Giovanni il Battista» (Mt 11,11). Viene fatto il confronto tra il grande servitore e i suoi compagni di servizio, ma la superiorità e la grazia del Figlio rispetto ai servitori non regge confronto.
Vedi tu dunque quale uomo Dio ha scelto come primo beneficiario di questa grazia? Un povero, un amico del deserto, senza essere per questo nemico degli uomini. Mangiando locuste, dava ali alla sua anima. Nutrito di miele, pronunciava parole più dolci e più utili del miele. Indossando un vestito di peli di cammello, mostrava nella sua persona l'ideale ascetico. Il fatto è che fin dal seno di sua madre, era stato santificato dallo Spirito Santo (Lc 1,15). Geremia era stato santificato, ma non aveva profetizzato fin dal seno materno. Solo Giovanni, nella prigione del seno di sua madre, ha sussultato di gioia (Lc 1,44); senza ancora vedere con gli occhi della carne, sotto l'azione dello Spirito, ha riconosciuto il Maestro. La grandezza della grazia esigeva un grande capofila.
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venerdì 11 dicembre 2009

Sei creato per amarmi

Ti ho creato perché ti amo; ti ho quindi creato per amore.
E, ovviamente, ti ho dato come legge l'amore.
Sei in questo mondo con un solo scopo: quello di amare.
Amare chi?
- il Signore, tuo Dio e Padre,
- te stesso,
- il tuo prossimo.
A me il primato assoluto.
Al dottore della legge che lo ha interpellato, Gesù dice: "ame­rai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutta la mente... e il prossimo tuo come te stesso" (cf. Mt 22, 37-39).
E a chi gli domanda il modo "per entrare nella vita eterna": "ama il Signore, Dio tuo, e il prossimo come te stesso" (cf. Lc 10, 25-28).

Non ci sono dubbi: creandoti per amore, non potevo assegnarti che un solo scopo degno della tua nobile natura: me stesso!
L'unica cosa importante e seria per te è quella "di conoscer­mi, di amarmi, di servirmi in questa vita per godermi nell' altra in Paradiso".' "Mi devi amare in ogni cosa e sopra ogni cosa".

2 E se così stanno le cose, non hai che due alternative:
- o ti apri liberamente a me col dono dell'amore,
- o snaturi la tua esistenza, rendendola inquieta e vuota.
Se sei costruito per accogliere l'Amore assoluto, non puoi appagarti di sole realtà terrene, anche se buone e valide. Sei pienamente libero; ma non lasciarti ingannare da facili illu­sioni.
Ti ho creato per me, tutto per me, soprattutto per me!
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Per amare me hai due vie diverse e complementari.
La prima consiste nel creare un rapporto diretto attraverso le forme di comunicazione proprie delle persone umane.
Mi ami pregandomi, parlandomi, invocandomi, offrendomi le tue gioie e le tue sofferenze, adeguandoti con fede alla mia vo­lontà...
La seconda consiste nel riconoscermi presente nella persona dei fratelli e amarmi in essi.
Se Gesù ha detto: «ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me» (Mt 25, 40; cf. Rm 13, 8-10), ciò significa che ogni fratello, chiunque esso sia, è la mia immagine terrena, l'involucro dentro al quale io mi nascondo, il segno più evidente e parlante della mia presenza. Io e il fratello siamo due termini che si richiamano e si com­pletano.
E per questo motivo, arrivi a me, attraverso il fratello, servi me, servendo il fratello, ami me, amando il fratello.
E reciprocamente:
se vuoi aprirti a me, devi aprirti al fratello, se vuoi incontrare me, devi incontrare il fratello, se vuoi camminare con me, devi camminare col fratello.
La celebre espressione di Tertulliano: "hai visto il fratello: hai visto Dio!" richiama efficacemente il comandamento evangeli­co che può essere espresso così: "amerai il Signore Dio tuo amando il tuo prossimo".
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Convertirsi in risposta alla chiamata del Dio che viene

Liturgia latina
Inno per l'Avvento : Rorate caeli desuper

Rorate Cœli desúper,Et nubes plúant justum.
Ne irascáris Dómine, ne ultra memíneris iniquitátis:
Ecce cívitas Sancti facta est desérta:Sion desérta facta est: Jerúsalem desoláta est:Domus sanctificatiónis tuae et gloriae tuae,Ubi laudavérunt Te patres nostri.
Rorate Cœli desúper,Et nubes plúant justum.
Paccávimus et facti sumus quam immúndus nos,Et cecídimus quasi fólium univérsi:Et iniquitátes nostrae quasi ventus abstulérunt nos:Abscondísti fáciem tuam a nobis,
Et allisísti nos in mánu iniquitátis nostrae.
Rorate Cœli desúper,Et nubes plúant justum.
Víde, Dómine, afflictiónem pópuli tui,Et mitte quem missúrus es:
Emítte Agnum dominatórem terrae,De pétra desérti ad montem fíliae Sion:Ut áuferat ipse jugum captivitátis nostrae.
Rorate Cœli desúper,Et nubes plúant justum.
Consolámini, consolámini, pópule meus:Cito véniet salus tua:Quare moeróre consúmeris, quia innovávit te dolor?Salvábo te, noli timére,Ego énim sum Dóminus Deus túus Sánctus Israël, Redémptor túus.
Rorate Cœli desúper,Et nubes plúant justum.


Mandate la rugiada, o cieli, dall'alto,E le nubi piovano il Giusto.
Non irritarti, Signore, e non ricordare oltre l'iniquità. Ecco, la città del Santo è fatta deserto, Sion è fatta deserta; Gerusalemme, la casa della tua santificazione e della tua gloria, dove i nostri Padri ti lodarono, una desolazione.
Mandate la rugiada, o cieli, dall'alto,E le nubi piovano il Giusto.
Abbiamo peccato, e siamo divenuti cosa impura; siamo caduti come foglie morte e i nostri peccati ci hanno portato via come il vento. Ci hai nascosto il tuo volto e ci hai abbandonati in potere della nostra iniquità.
Mandate la rugiada, o cieli, dall'alto,E le nubi piovano il Giusto.
Vedi, Signore, l'afflizione del tuo popolo e manda colui che stai per mandare. Lascia andare l'Agnello che dominerà la terra, dalla roccia del deserto fino al monte della figlia di Sion, affinché tolga il giogo della nostra schiavitù.
Mandate la rugiada, o cieli, dall'alto,E le nubi piovano il Giusto.
Consolati, consolati, popolo mio: presto verrà il tuo salvatore. Perché ti consumi nella tristezza ? Perché ti riassale il dolore ? Non temere, io ti salverò, perché io sono il Signore tuo Dio, il Santo d'Israele, il tuo Redentore.
Mandate la rugiada, o cieli, dall'alto,E le nubi piovano il Giusto.
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Simili a bambini davanti a Dio

Nel considerare proprio ora le mie miserie, Gesù, ti ho detto: lasciati ingannare da tuo figlio, come quei papà buoni, tenerissimi, che mettono in mano al loro bambino il regalo che vogliono ricevere da lui..., perché sanno molto bene che i bambini non hanno nulla. — E che gran festa quella del padre e del figlio, anche se tutti e due conoscono il segreto! (Forgia, 195)

La vita d'orazione e di penitenza e la consapevolezza della nostra filiazione divina, ci trasformano in cristiani di profonda pietà, simili a bambini davanti a Dio. La pietà è la virtù dei figli, e perché il figlio possa abbandonarsi nelle braccia di suo padre, deve essere e sentirsi piccolo, bisognoso di tutto. Ho meditato frequentemente sulla vita di infanzia spirituale: essa non è in contrasto con la fortezza; anzi, richiede una volontà forte, una maturità ben temprata, un carattere fermo e aperto.Pietà di bambini, dunque; ma non ignoranti, perché ognuno deve impegnarsi, nella misura delle sue possibilità, nello studio serio e scientifico della fede: la teologia non è altro che questo. Pietà di bambini — ripeto — e dottrina sicura di teologi.Il desiderio di acquistare la scienza teologica — la buona e sicura dottrina cristiana — è mosso, in primo luogo, dal bisogno di conoscere e amare Dio.
Nello stesso tempo, è anche conseguenza della preoccupazione di un'anima fedele di scoprire il significato profondo di questo mondo, opera del Creatore.
Con ricorrente monotonia, alcuni cercano di far rivivere una presunta incompatibilità tra fede e scienza, tra intelligenza umana e Rivelazione divina. Questa incompatibilità si manifesta, ma soltanto apparentemente, quando non si comprendono i termini reali del problema.Dato che il mondo è uscito dalle mani di Dio, ed Egli ha creato l'uomo a sua immagine e somiglianza e gli ha dato una scintilla della sua luce, il lavoro dell'intelligenza — ancorché richieda un duro sforzo — deve sviscerare il senso divino già insito naturalmente in tutte le cose; e con la luce della fede ne percepiamo anche il valore soprannaturale, reso comprensibile dalla nostra elevazione all'ordine della grazia. Non possiamo aver paura della scienza, perché qualsiasi ricerca, se è veramente scientifica, tende alla verità.
E Cristo ha detto: Ego sum veritas, io sono la verità. (E' Gesù che passa, 10)
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giovedì 10 dicembre 2009

Preghiera per il buon umore

Dammi, o Signore, una buona digestione e anche qualcosa da digerire.
Dammi la salute del corpo, col buon umore necessario per mantenerla.
Dammi, o Signore, un'anima santa, che faccia tesoro di quello che è buono.
Dammi un'anima che non conosca la noia, i brontolamenti, i sospiri e i lamenti, e non permettere che io mi crucci eccessivamente per quella cosa troppo invadente che si chiama "Io".
Dammi, o Signore, il senso dell'umorismo.
Concedimi la grazia di comprendere uno scherzo, affinchè conosca nella vita un po' di gioia e possa farne parte anche ad altri.
San Tommaso Moro
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Il Regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono

San Gregorio Magno (circa 540-604), papa, dottore della Chiesa
Omelia per l'Avvento n°20

Giovanni ci richiama a grandi opere con le parole: « Fate frutti degni di penitenza », e ancora: « Chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha ; e chi ha del cibo faccia altrettanto (Lc 3,8.11). Si può ormai capire che cosa voglia dire la Verità, quando dice : « Dai giorni del Battista a oggi il regno dei cieli è esposto alla violenza, e i violenti lo conquistano ».
E queste parole di divina sapienza devono essere studiate.
Come può subir violenza il regno dei cieli? Chi può farla questa violenza? E se il regno dei cieli può essere esposto alla violenza, perché lo è solo dal tempo del Battista e non da prima?
L'antica Legge... poteva colpire chiunque con la sua severità, ma non risuscitava nessuno attraverso la penitenza. Poiché però Giovanni Battista, precorrendo la grazia del Redentore, predica la penitenza affinché il peccatore, morto per la colpa, riviva attraverso la conversione, si capisce perché il regno dei cieli sia esposto alla violenza solo a partire da Giovanni Battista. Che cosa è poi il regno dei cieli se non la dimora dei giusti? Sono i giusti che hanno diritto al premio eterno; sono i miti, gli umili, i casti, i misericordiosi che entrano nella gioia celeste. Sicché quando un superbo, un dissoluto, un iracondo, un empio o crudele fa penitenza, riceve la vita eterna ed entra anch'esso in quel mondo precedentemente a lui estraneo. Così, dal tempo del Battista il regno dei cieli è esposto alla violenza e i violenti lo conquistano, perché colui che chiamò i peccatori alla penitenza, che altro fece se non insegnare a forzare il regno dei cieli?
Fratelli carissimi... riflettiamo anche noi su tutto il male che abbiamo fatto : impadroniamoci dell'eredità dei giusti attraverso la penitenza. Il Signore vuole accettare questa violenza da parte nostra : Egli vuole che ci impadroniamo in tal modo del Regno che non ci era dovuto in base ai nostri meriti.
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mercoledì 9 dicembre 2009

Non ti devi confondere


Né ti devi confondere a saper conoscere se hai consentito o no.

Il tuo studio e la tua vigilanza sia rivolta alla rettitudine d’intenzioni che devi tenere nell’operare e nel combattere sempre valorosamente e generosamente le arti maligne del cattivo spirito (FdL, 74)

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Venite a me..., che sono mite e umile di cuore

Beato Jan van Ruysbroeck (1293-1381), canonico regolare
Lo splendore delle nozze spirituali, 1

La terza venuta di Cristo appartiene ancora all'avvenire. Essa avrà luogo, o al Giudizio, o nell'ora della morte...
Il giudizio di Cristo è equo perché egli è il Figlio dell'uomo e la sapienza del Padre, alla quale spetta ogni giudizio. Tutti i cuori infatti gli sono trasparenti e manifesti, nei cieli, sulla terra e sotto terra ...
Il metodo che usa Cristo, nostro sposo e giudice, in questo giudizio consiste nel ricompensare e nel punire secondo la giustizia, perché egli dà a ciascuno secondo i suoi meriti. A ogni uomo buono, e per ogni opera buona compiuta in Dio, egli concede la ricompensa senza misura che è lui stesso e che nessuna creatura potrebbe meritare. Infatti, poiché egli collabora ad ogni opera della creatura, è grazie alla potenza di lui che la creatura merita il Cristo stesso in ricompensa, e questo in tutta equità...
La prima venuta, nella quale Dio si è fatto uomo, è vissuto in umiltà ed è morto per amore per noi, dobbiamo prenderla a modello, coltivando nel comportamento esterno i modi perfetti delle virtù, e dentro di noi la carità e una vera umiltà.
Il secondo avvento, che è attuale e nel quale Dio viene con la grazia in ogni cuore che ama, dobbiamo desiderarlo e chiederlo tutti i giorni, per poter restare in piedi e crescere in nuove virtù.
Il terzo avvento, che è quello del Giudizio o dell'ora della nostra morte, dobbiamo attenderlo e desiderarlo, con fiducia e riverenza, per essere liberati dal presente esilio e penetrare nella dimora della gloria.
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martedì 8 dicembre 2009

L'Immacolata, più pura del sole

Come sei bella, o Maria!
In Te nessuna macchia, ma bellezza perfetta nella soavita' e nello splendore delle tue delizie.
Sei bella come un'aurora che sorge, sei vestita di sole, incoronata di un diadema di stelle.
Tu sei la gloria e la gioia di tutta la terra.
Tu sei terribile come un esercito schierato per la battaglia.O santa Vergine Maria, Regina del cielo, degnati di guardare me che sono terra, mentre ti prego e t'invoco con tutta la fede della mia devozione.
Amen. Ave Maria!
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L'Immacolata Concezione della B.V. Maria

L'8 dicembre 1854 fu il giorno memorando in cui la verità dell'Immacolata Concezione venne ufficialmente e solennemente definita nella basilica di S. Pietro, alla presenza di cinquantaquattro cardinali, di numerosi vescoovi e di una folla innumerabile."
Il Santo Padre, Papa Pio IX, altamente commosso del grande atto che compiva, n'ebbe di tanto in tanto dal singhiozzo e dalle lacrime fatta fioca la voce e interrotta la parola; singhiozzo e lacrime che mirabilmente si comunicavano nei devoti astanti.
Non è da omettersi che nel punto in cui Sua Santità era per definire il dogma, un raggio di sole, proveniente dai finestroni esistenti sopra l'altare di Maria SS., venne a investire con la sua luce viva la persona del S. Padre e il trono pontificale; la qual cosarecò non piccola meraviglia per il tempo in cui era avvenuta; e non fu straordinaria o soprannaturale,come qualcuno pensò, ma certo considerevole per la circostanza" (Sardi, in Roschini, Mariol.p. 92-93 nota).


Erano le ultime parole della definizione appena uscite dalle labbra del Pontefice, che il cannone di Castel S. Angelo annunziò con replicati colpi il grande avvenimento alla città santa e ai paesi vicini.
Tutte le case di Roma si ornarono come per incanto.
Tutte le campane dell'eterna città cominciarono a suonare, e al loro suono faceva eco quello di tutti i campanili della Chiesa Cattolica fino al più remoto paesello.
Era il trionfo di Maria nella Chiesa.Il Papa, in ricordo, dava ai vescovi presenti una medaglia coniata con l'oro venuto dalla terra più lontana e scoperta più di recente, dall'Australia.
Così anche da quella lontana e nascente Chiesa veniva un plauso di trionfo a Maria Immacolatache è tenebra per l'inferno, luce per la terra, gloria per il cielo.1)
E' tenebra per l'infernoAll'inizio della dolorosa storia dell'umanità; Dio aveva detto al diabolico serpente: Porrò inimicizia tra te e la donna (Gen. 3,15).
Porrò inimicizia!Una inimicizia intera, senza fratture, degna della potenza punitrice di Dio; un'inimicizia dunque dal primo istante della donna promessa fino all'ultimo istante del demonio ingannatore.Il quale ne subirà vergognosa sconfitta. "Essa ti schiaccerà il capo!". (Gen 1.c.).Per questo la Madonna è l'orrenda tenebra che incombe sull'inferno e vi incute terrore della sconfitta.2) E' luce per la terra.Luce che entra negli occhi.La luce del sole, se vista direttamente, accieca. E' troppo forte.La luce della luna non accieca. E' blanda. Guida i passi nella notte. Ma è ancora la luce del sole,perchè la luna sarebbe oscura se non fosse investita dal sole.
La Madonna è vestita di sole e trasmette alla terra che giace nella notte del peccato e specialmente di un certo peccato, l'esempio di ogni virtù. e specialmente di una certa virtù.
Ma l'esempio dell'Immacolata Maria è ancora l'esempio dell'Immacolato Gesù. Esempio però piùblando, più imitabile.3) E' gloria per il cielo.
Se potessimo farci noi la nostra mamma, chissà come ce la faremmo virtuosamente e bella!"
Chi sarebbe quello, dice bene S. Alfonso, che potendo averla nobile la volesse villana.
Ma noi non possiamo farci la mamma perchè c'era lei prima di noi. Nè se noi fossimo stati prima di lei, avremmo avuto la potenza d'ogni bellezza e il fascino di ogni virtù.
Quello che per noi è impossibile, fu possibile per Gesù...
Il Figlio di Dio esisteva prima di sua madre."Vergine Madre, figlia del tuo Figlio" (Dante).Così che se l'è potuta fare lui la sua mamma; e se lè duque fatta senza macchia e tutta bella, usando della sua potenza e bontà infinite.
Come Gesù ha in Cielo un Padre in cui gli angeli non vedono che splendore, così in terra gli conveniva una madre in cui gli uomini non vedessero macchia alcuna.
E' grande gloria per Gesù aver liberato gli uomini dal peccato: ma è più grande gloria aver addirittuta impedito che la sua mamma cadesse nella colpa originale, per non doverla liberare dopo.
In due modi si può salvare un individuo: o togliendolo dal precipizio in cui è caduto e medicandone le ferite, oppure trattenendolo nel momento in cui sta per cadervi.
Ora, chi non vede che questo secondo modo di salvare una persona e più efficacia e più onorevole?E' grande liberare: più grande preservare.
L'Immacolato e il primo e più grande frutto della Redenzione.
In tal modo Gesù è arrivato a cime inarrivabili nell'osservanza del quarto comandamento: Onora tuo padre e tua madre.
Si è fatto una Madre Immacolata!

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Tota pulchra es, Maria

Tutta bella sei, Maria,
e il peccato originale
non è in te.
Tu sei la gloria di Gerusalemme,
tu letizia d’Israele,
tu onore del nostro popolo,
tu avvocata dei peccatori.
O Maria! O Maria!
Vergine prudentissima,
Madre clementissima,
prega per noi,
intercedi per noi
presso il Signore Gesù Cristo
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