Oggi Cristo mistero di luce si è rinnovato e con esso tutto il creato è risorto e anche i nostri cuori sono risorti a nuova vita.
"La pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra d'angolo", così è data una speranza a tutte quelle realtà vere ma fragili, della nostra vita su cui il Signore, nella forza del Suo Spirito, ha creato nuovi spazi di speranza e di gioia.
Alleluja! Il Signore è risorto come aveva predetto; rallegriamoci tutti ed esultiamo, perché egli regna in eterno. Alleluja.
Maria M.
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mercoledì 23 aprile 2014
Riconobbero Gesù nello spezzare il pane
Lc 24,13-35
Ed ecco, in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l'hanno visto». Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l'un l'altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
Questo episodio è una pagina esemplare per mostrarci come il Signore risorto è presente ancora oggi nella nostra vita di credenti e come possiamo incontrarlo. I due viandanti sono figura della Chiesa. Essa cambia cuore, volto e cammino quando incontra il suo Signore nella Parola e nel Pane. Centro del racconto è il Cristo morto e risorto davanti al quale ogni uomo "è senza testa e lento di cuore a credere" (v. 25).
Potremmo anche noi, come le donne e come Pietro, andare al sepolcro. Come loro, lo troveremmo vuoto. Non è lì il Vivente. È per le strade del mondo in cerca dei fratelli smarriti. Li segue, li incontra, li accompagna per trasformare la loro fuga da Gerusalemme in pellegrinaggio verso il Padre.
Come ai due discepoli di Emmaus, Cristo si fa vicino a tutti noi. Ci incontra nella nostra vicenda quotidiana di viandanti della vita e si associa al nostro cammino, ovunque andiamo. Egli non si allontana da noi anche se noi ci allontaniamo da lui. È venuto per cercare e salvare ciò che era perduto (cfr Lc 5,32; 19,10).
Cristo in persona ci spiega le Scritture e ci apre gli occhi. Anche se rimane invisibile, lo percepiamo con l'occhio della fede. Tutti possono giungere a lui attraverso l'annuncio che lo rivela risorto e il gesto dello spezzare il pane. La Parola e il Pane, con cui egli resta nel nostro spirito e nella nostra carne, sono il viatico della Chiesa fino alla fine dei tempi.
La Parola e il corpo di Cristo ci assimilano a lui, donandoci lo Spirito, che è la forza per vivere da figli del Padre e fratelli tra di noi. Il messaggio della risurrezione avanza attraverso la celebrazione dell'Eucaristia. È qui che la Chiesa fa esperienza che Cristo è il Vivente.
L'annuncio della risurrezione, che si era aperto con diffidenza all'inizio del racconto (v. 23), dopo l'incontro con il Cristo che spiega le Scritture e spezza il Pane si trasmette da una Chiesa all'altra con partecipazione e gioia (v. 35).
Padre Lino Pedron
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Ed ecco, in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l'hanno visto». Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l'un l'altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
Questo episodio è una pagina esemplare per mostrarci come il Signore risorto è presente ancora oggi nella nostra vita di credenti e come possiamo incontrarlo. I due viandanti sono figura della Chiesa. Essa cambia cuore, volto e cammino quando incontra il suo Signore nella Parola e nel Pane. Centro del racconto è il Cristo morto e risorto davanti al quale ogni uomo "è senza testa e lento di cuore a credere" (v. 25).
Potremmo anche noi, come le donne e come Pietro, andare al sepolcro. Come loro, lo troveremmo vuoto. Non è lì il Vivente. È per le strade del mondo in cerca dei fratelli smarriti. Li segue, li incontra, li accompagna per trasformare la loro fuga da Gerusalemme in pellegrinaggio verso il Padre.
Come ai due discepoli di Emmaus, Cristo si fa vicino a tutti noi. Ci incontra nella nostra vicenda quotidiana di viandanti della vita e si associa al nostro cammino, ovunque andiamo. Egli non si allontana da noi anche se noi ci allontaniamo da lui. È venuto per cercare e salvare ciò che era perduto (cfr Lc 5,32; 19,10).
Cristo in persona ci spiega le Scritture e ci apre gli occhi. Anche se rimane invisibile, lo percepiamo con l'occhio della fede. Tutti possono giungere a lui attraverso l'annuncio che lo rivela risorto e il gesto dello spezzare il pane. La Parola e il Pane, con cui egli resta nel nostro spirito e nella nostra carne, sono il viatico della Chiesa fino alla fine dei tempi.
La Parola e il corpo di Cristo ci assimilano a lui, donandoci lo Spirito, che è la forza per vivere da figli del Padre e fratelli tra di noi. Il messaggio della risurrezione avanza attraverso la celebrazione dell'Eucaristia. È qui che la Chiesa fa esperienza che Cristo è il Vivente.
L'annuncio della risurrezione, che si era aperto con diffidenza all'inizio del racconto (v. 23), dopo l'incontro con il Cristo che spiega le Scritture e spezza il Pane si trasmette da una Chiesa all'altra con partecipazione e gioia (v. 35).
Padre Lino Pedron
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Padre Lino Pedron
Preghiera del mattino 23/IV/2014
Signore, cammina con noi, con tutti coloro che sono oggi in cammino, delusi e inconsolabili, con i sogni distrutti.
Signore, ascolta le nostre lamentele, e quelle di coloro che non hanno fiducia nell'avvenire.
Signore, pronuncia la parola della quale possiamo fidarci, in modo tale che i nostri cuori scoraggiati si accendano e noi osiamo avere fiducia nelle vie di Dio.
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Signore, ascolta le nostre lamentele, e quelle di coloro che non hanno fiducia nell'avvenire.
Signore, pronuncia la parola della quale possiamo fidarci, in modo tale che i nostri cuori scoraggiati si accendano e noi osiamo avere fiducia nelle vie di Dio.
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martedì 22 aprile 2014
Pasqua nel sepolcro
Può restare immobile
in un sepolcro
chi va in cerca di una pecorella smarrita
e sulla croce spalanca le braccia?
Può restare al buio e muto
in un sepolcro
chi dà la vista al cieco e la parola ai muti
e svela il luminoso volto di Dio?
Può restare prigioniero
in un sepolcro
chi libera gli uomini dalle loro carceri
e riporta a vita paralizzati e schiavi?
No. Non può restare ad ammuffire
in un sepolcro
chi si inginocchia per lavare i piedi
e spezza agli uomini pane d'amore!
E non può attendere meste lacrime
in una tomba
il chicco di grano bagnato di sangue
che pulsa di vita e si vuole donare.
in un sepolcro
chi va in cerca di una pecorella smarrita
e sulla croce spalanca le braccia?
Può restare al buio e muto
in un sepolcro
chi dà la vista al cieco e la parola ai muti
e svela il luminoso volto di Dio?
Può restare prigioniero
in un sepolcro
chi libera gli uomini dalle loro carceri
e riporta a vita paralizzati e schiavi?
No. Non può restare ad ammuffire
in un sepolcro
chi si inginocchia per lavare i piedi
e spezza agli uomini pane d'amore!
E non può attendere meste lacrime
in una tomba
il chicco di grano bagnato di sangue
che pulsa di vita e si vuole donare.
(Giuseppe Impastato S.I.)
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Ho visto il Signore e mi ha detto queste cose
Gv 20,11-18
Maria invece stava all'esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l'uno dalla parte del capo e l'altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l'hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l'hai portato via tu, dimmi dove l'hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» - che significa: «Maestro!».Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va' dai miei fratelli e di' loro: «Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro»». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.
Dopo aver constatato la tomba vuota, Pietro e l'altro discepolo ritornarono nel cenacolo: là li troverà Gesù la sera di quello stesso giorno. I due discepoli lasciano il luogo della tomba, invece Maria rimase presso il sepolcro e piangeva. Agli angeli che le chiedono la ragione del suo pianto, essa rispose: "Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto" (v. 13). A questo punto entra in scena Gesù, fuori dal sepolcro, in piedi, ma Maria non lo riconosce.
Non solo qui, ma anche nel brano della pesca miracolosa il Risorto non è conosciuto immediatamente. Gesù si fa conoscere da Maria chiamandola per nome: egli è il buon pastore che conosce le sue pecore e le chiama per nome (cfr Gv 10,3-4. 27). Maria, appena sentito il suo nome, riconosce subito Gesù e gli dice: "Rabbunì" che significa "Maestro mio". Matteo narra che le pie donne abbracciarono i piedi di Gesù, appena lo incontrarono (Mt 28,9). Giovanni fa intendere un gesto simile da parte della Maddalena, perché il Risorto le dice: "Non trattenermi, infatti non sono ancora salito al Padre" (v. 17). Quindi Gesù affida alla discepola una missione per i suoi discepoli: annunziare loro che sta per ascendere al Padre.
I discepoli sono fratelli di Gesù, perciò Dio è il Padre dei credenti in Cristo. Maria Maddalena esegue l'ordine affidatole dal Risorto, annunziando ai discepoli: "Ho visto il Signore" e raccontando quello che le aveva detto (V. 18). Questo lieto messaggio costituisce il vertice di tutto il brano Gv 20,1-18. Esso si è aperto con l'esclamazione dolorosa: "Hanno portato via il Signore" (v. 2) e si chiude con l'esplosione gioiosa: "Ho visto il Signore" (v. 18).
L'incontro di Gesù con la Maddalena e l'annuncio fatto dalla donna ai fratelli contengono un grande messaggio per il discepolo di ogni tempo: il Signore è vivo e ognuno deve cercarlo in un cammino di fede, sicuro che se farà la sua parte, il Signore non tarderà a venirgli incontro e a farsi conoscere.
Un monaco del XIII secolo descrive questo incontro tra Cristo e Maria, mettendo sulla bocca di Gesù queste parole: "Donna, perché piangi? Chi cerchi? Colui che tu cerchi, già lo possiedi e non lo sai? Tu hai la vera ed eterna gioia e ancora tu piangi? Questa gioia è nel più intimo del tuo essere e tu ancora la cerchi al di fuori? Tu sei là, fuori, a piangere presso la tomba: Il tuo cuore è la mia tomba. E lì io non sto morto, ma riposo vivo per sempre. La tua anima è il mio giardino. Avevi ragione di pensare che io fossi il giardiniere. Io sono il nuovo Adamo. Lavoro nel mio paradiso e sorveglio tutto ciò che qui accade. Le tue lacrime, il tuo amore, il tuo desiderio, tutte queste cose sono opera mia. Tu mi possiedi nel più intimo di te stessa senza saperlo ed è per questo che tu mi cerchi fuori. È dunque anche fuori che io ti apparirò, e così ti farò ritornare in te stessa, per farti trovare nell'intimo del tuo essere colui che tu cerchi altrove" (Anonimo, Meditazione sulla passione e risurrezione di Cristo, 38: PL 184, 766).
Padre Lino Pedron
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Maria invece stava all'esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l'uno dalla parte del capo e l'altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l'hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l'hai portato via tu, dimmi dove l'hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» - che significa: «Maestro!».Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va' dai miei fratelli e di' loro: «Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro»». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.
Dopo aver constatato la tomba vuota, Pietro e l'altro discepolo ritornarono nel cenacolo: là li troverà Gesù la sera di quello stesso giorno. I due discepoli lasciano il luogo della tomba, invece Maria rimase presso il sepolcro e piangeva. Agli angeli che le chiedono la ragione del suo pianto, essa rispose: "Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto" (v. 13). A questo punto entra in scena Gesù, fuori dal sepolcro, in piedi, ma Maria non lo riconosce.
Non solo qui, ma anche nel brano della pesca miracolosa il Risorto non è conosciuto immediatamente. Gesù si fa conoscere da Maria chiamandola per nome: egli è il buon pastore che conosce le sue pecore e le chiama per nome (cfr Gv 10,3-4. 27). Maria, appena sentito il suo nome, riconosce subito Gesù e gli dice: "Rabbunì" che significa "Maestro mio". Matteo narra che le pie donne abbracciarono i piedi di Gesù, appena lo incontrarono (Mt 28,9). Giovanni fa intendere un gesto simile da parte della Maddalena, perché il Risorto le dice: "Non trattenermi, infatti non sono ancora salito al Padre" (v. 17). Quindi Gesù affida alla discepola una missione per i suoi discepoli: annunziare loro che sta per ascendere al Padre.
I discepoli sono fratelli di Gesù, perciò Dio è il Padre dei credenti in Cristo. Maria Maddalena esegue l'ordine affidatole dal Risorto, annunziando ai discepoli: "Ho visto il Signore" e raccontando quello che le aveva detto (V. 18). Questo lieto messaggio costituisce il vertice di tutto il brano Gv 20,1-18. Esso si è aperto con l'esclamazione dolorosa: "Hanno portato via il Signore" (v. 2) e si chiude con l'esplosione gioiosa: "Ho visto il Signore" (v. 18).
L'incontro di Gesù con la Maddalena e l'annuncio fatto dalla donna ai fratelli contengono un grande messaggio per il discepolo di ogni tempo: il Signore è vivo e ognuno deve cercarlo in un cammino di fede, sicuro che se farà la sua parte, il Signore non tarderà a venirgli incontro e a farsi conoscere.
Un monaco del XIII secolo descrive questo incontro tra Cristo e Maria, mettendo sulla bocca di Gesù queste parole: "Donna, perché piangi? Chi cerchi? Colui che tu cerchi, già lo possiedi e non lo sai? Tu hai la vera ed eterna gioia e ancora tu piangi? Questa gioia è nel più intimo del tuo essere e tu ancora la cerchi al di fuori? Tu sei là, fuori, a piangere presso la tomba: Il tuo cuore è la mia tomba. E lì io non sto morto, ma riposo vivo per sempre. La tua anima è il mio giardino. Avevi ragione di pensare che io fossi il giardiniere. Io sono il nuovo Adamo. Lavoro nel mio paradiso e sorveglio tutto ciò che qui accade. Le tue lacrime, il tuo amore, il tuo desiderio, tutte queste cose sono opera mia. Tu mi possiedi nel più intimo di te stessa senza saperlo ed è per questo che tu mi cerchi fuori. È dunque anche fuori che io ti apparirò, e così ti farò ritornare in te stessa, per farti trovare nell'intimo del tuo essere colui che tu cerchi altrove" (Anonimo, Meditazione sulla passione e risurrezione di Cristo, 38: PL 184, 766).
Padre Lino Pedron
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Padre Lino Pedron
Preghiera del mattino 22/IV/2014
Io ti cerco, Signore, come Maria ti ha cercato al levarsi del giorno, quando il mondo era ancora nelle tenebre.
Io vorrei vederti, sentirti e tenerti, essere sicuro della tua presenza.
Vorrei sentirti che mi chiami con il mio nome e capire la mia missione quando mi mandi verso i miei fratelli e sorelle.
Vieni verso di me affinché io possa trovarti e riconoscere i segni attraverso i quali tu ti manifesti a me - oggi.
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Io vorrei vederti, sentirti e tenerti, essere sicuro della tua presenza.
Vorrei sentirti che mi chiami con il mio nome e capire la mia missione quando mi mandi verso i miei fratelli e sorelle.
Vieni verso di me affinché io possa trovarti e riconoscere i segni attraverso i quali tu ti manifesti a me - oggi.
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lunedì 21 aprile 2014
Andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno
Mt 28,8-15
8 Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l'annuncio ai suoi discepoli. 9 Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. 10 Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno». 11 Mentre esse erano in cammino, ecco, alcune guardie giunsero in città e annunciarono ai capi dei sacerdoti tutto quanto era accaduto. 12 Questi allora si riunirono con gli anziani e, dopo essersi consultati, diedero una buona somma di denaro ai soldati, 13 dicendo: «Dite così: «I suoi discepoli sono venuti di notte e l'hanno rubato, mentre noi dormivamo». 14 E se mai la cosa venisse all'orecchio del governatore, noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni preoccupazione». 15 Quelli presero il denaro e fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino ad oggi.
Le donne eseguono l'incarico ricevuto dall'angelo. Alla paura è subentrata la gioia che vince la paura e caratterizza il sentimento pasquale. Il timore di Dio fulmina (Mt 28,4) o dà gioia (Mt 28,8) secondo il cuore in cui abita. Le donne hanno colto il messaggio dell'angelo. Questa rivelazione le invia in missione: devono trasmettere la parola di vita che già le riempie di gioia.
Esse hanno dato un ammirevole esempio di fedeltà, di dedizione e d'amore a Cristo nel tempo della sua vita pubblica come durante la sua passione; ora sono premiate da Gesù con un particolare gesto di attenzione e di predilezione.
Il loro comportamento riassume l'atteggiamento del vero credente davanti a Cristo. Gesù stesso viene loro incontro e dà loro il compito di essere le apostole degli apostoli: "Andate e annunziate ai miei fratelli..." (v.10). Esse sono inviate dal Risorto e hanno compreso, almeno confusamente, il senso della Pasqua, mentre le guardie vanno a riferire ai sommi sacerdoti l'accaduto, ma ne ignorano il senso.
Questo annuncio portato dalle guardie ai capi del popolo d'Israele è il segno di Giona che Gesù aveva promesso loro in Mt 12,38-40. I sommi sacerdoti tengono un consiglio con gli anziani che stranamente assomiglia a quello che preludeva la passione (Mt 26,3); anche qui rispunta il denaro: come la morte di Gesù era stata valutata in denaro, così anche la sua risurrezione. Al messaggio cristiano, che le donne comunicano, essi contrappongono un anti-messaggio, che i soldati sono incaricati di trasmettere: il messaggio cristiano della risurrezione è una menzogna messa in scena dai discepoli col furto del cadavere. Ma i testimoni che dormono al momento del fatto non hanno alcun valore. Le guardie divulgano tra i giudei questa lezione appresa in fretta e pagata bene dai maestri.
Così la morte e la risurrezione del Cristo continuano ad essere "fino ad oggi" la questione cruciale della storia, partendo dalla quale tutti gli uomini di ogni tempo devono fare una scelta libera e decisiva.
Padre Lino Pedron
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8 Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l'annuncio ai suoi discepoli. 9 Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. 10 Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno». 11 Mentre esse erano in cammino, ecco, alcune guardie giunsero in città e annunciarono ai capi dei sacerdoti tutto quanto era accaduto. 12 Questi allora si riunirono con gli anziani e, dopo essersi consultati, diedero una buona somma di denaro ai soldati, 13 dicendo: «Dite così: «I suoi discepoli sono venuti di notte e l'hanno rubato, mentre noi dormivamo». 14 E se mai la cosa venisse all'orecchio del governatore, noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni preoccupazione». 15 Quelli presero il denaro e fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino ad oggi.
Le donne eseguono l'incarico ricevuto dall'angelo. Alla paura è subentrata la gioia che vince la paura e caratterizza il sentimento pasquale. Il timore di Dio fulmina (Mt 28,4) o dà gioia (Mt 28,8) secondo il cuore in cui abita. Le donne hanno colto il messaggio dell'angelo. Questa rivelazione le invia in missione: devono trasmettere la parola di vita che già le riempie di gioia.
Esse hanno dato un ammirevole esempio di fedeltà, di dedizione e d'amore a Cristo nel tempo della sua vita pubblica come durante la sua passione; ora sono premiate da Gesù con un particolare gesto di attenzione e di predilezione.
Il loro comportamento riassume l'atteggiamento del vero credente davanti a Cristo. Gesù stesso viene loro incontro e dà loro il compito di essere le apostole degli apostoli: "Andate e annunziate ai miei fratelli..." (v.10). Esse sono inviate dal Risorto e hanno compreso, almeno confusamente, il senso della Pasqua, mentre le guardie vanno a riferire ai sommi sacerdoti l'accaduto, ma ne ignorano il senso.
Questo annuncio portato dalle guardie ai capi del popolo d'Israele è il segno di Giona che Gesù aveva promesso loro in Mt 12,38-40. I sommi sacerdoti tengono un consiglio con gli anziani che stranamente assomiglia a quello che preludeva la passione (Mt 26,3); anche qui rispunta il denaro: come la morte di Gesù era stata valutata in denaro, così anche la sua risurrezione. Al messaggio cristiano, che le donne comunicano, essi contrappongono un anti-messaggio, che i soldati sono incaricati di trasmettere: il messaggio cristiano della risurrezione è una menzogna messa in scena dai discepoli col furto del cadavere. Ma i testimoni che dormono al momento del fatto non hanno alcun valore. Le guardie divulgano tra i giudei questa lezione appresa in fretta e pagata bene dai maestri.
Così la morte e la risurrezione del Cristo continuano ad essere "fino ad oggi" la questione cruciale della storia, partendo dalla quale tutti gli uomini di ogni tempo devono fare una scelta libera e decisiva.
Padre Lino Pedron
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Preghiera del mattino 21/IV/2014
Noi ti lodiamo, Padre: tu fai levare il sole su di un mondo pasquale - affinché noi sappiamo che la notte non è eterna.
Noi ti ringraziamo per tuo Figlio Gesù, che si è fatto uomo ed è morto - affinché noi siamo sicuri della vita, oltre la morte.
Noi ti preghiamo all'inizio di questa giornata, che tu ci offri - affinché noi diventiamo una comunità, e i testimoni della tua presenza.
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Noi ti ringraziamo per tuo Figlio Gesù, che si è fatto uomo ed è morto - affinché noi siamo sicuri della vita, oltre la morte.
Noi ti preghiamo all'inizio di questa giornata, che tu ci offri - affinché noi diventiamo una comunità, e i testimoni della tua presenza.
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domenica 20 aprile 2014
Preghiera del mattino 20/IV/2014, S.Pasqua
Signore, il mio cuore esulta!
Serbo in me l'eco del canto dell' Exultet della veglia notturna: e non si tratta solo di un ricordo!
La liturgia rende presente la storia misteriosa della salvezza e il nostro presente si proietta nel mistero della liturgia.
La solenne domenica della risurrezione è una realtà e un dono per il presente.
Signore, fa' che nella mia vita io non smarrisca mai la dimensione pasquale della vera gioia, del giubilo, anche se mi trovassi di fronte a prove difficili e dolorose che fanno anch'esse parte della mia vita.
Alleluia!
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Serbo in me l'eco del canto dell' Exultet della veglia notturna: e non si tratta solo di un ricordo!
La liturgia rende presente la storia misteriosa della salvezza e il nostro presente si proietta nel mistero della liturgia.
La solenne domenica della risurrezione è una realtà e un dono per il presente.
Signore, fa' che nella mia vita io non smarrisca mai la dimensione pasquale della vera gioia, del giubilo, anche se mi trovassi di fronte a prove difficili e dolorose che fanno anch'esse parte della mia vita.
Alleluia!
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Buona Pasqua
Bisogna saper portare con dignità e coraggio le nostre croci terrene, come l`ha saputa portare Gesù fino alla morte di croce.
Anche Lui ha gridato: " Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato."
Lui che è il Figlio di Dio, ha avuto paura della morte e della sofferenza, perché l`ha vissuta da essere umano.
Quindi capisce ogni nostro sconforto e ci è sempre vicino.
Ogni lacrima sarà asciugata, ogni dolore troverà conforto nell`amore di Dio,
siamone certi, perché lui per permettere la nostra risurrezione è morto per tutti noi.
Con la Sua Resurrezione ha permesso a tutti di risorgere in un`altra vita spirituale, dove ci sarà solo amore, ma prima dobbiamo avere il coraggio di vivere fino in fondo la vita terrena.
Buona Pasqua e tante cose belle per tutti voi.
Lia
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Anche Lui ha gridato: " Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato."
Lui che è il Figlio di Dio, ha avuto paura della morte e della sofferenza, perché l`ha vissuta da essere umano.
Quindi capisce ogni nostro sconforto e ci è sempre vicino.
Ogni lacrima sarà asciugata, ogni dolore troverà conforto nell`amore di Dio,
siamone certi, perché lui per permettere la nostra risurrezione è morto per tutti noi.
Con la Sua Resurrezione ha permesso a tutti di risorgere in un`altra vita spirituale, dove ci sarà solo amore, ma prima dobbiamo avere il coraggio di vivere fino in fondo la vita terrena.
Buona Pasqua e tante cose belle per tutti voi.
Lia
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sabato 19 aprile 2014
Buona Pasqua di Risurrezione a tutti!
Là dove entra Cristo risorto, entra con Lui la vera pace!
Io sono la Vite voi i tralci dice Gesù: Chi rimane in me ed io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Gv 15,5
Anche le lacrime di dolore che vengono da un grande amore sono distillate e l'amore diventa sempre più grande, più fecondo.
Tutto questo può avvenire solo restando uniti all'Agnello immolato per la nostra salvezza!
Maria M.
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Io sono la Vite voi i tralci dice Gesù: Chi rimane in me ed io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Gv 15,5
Anche le lacrime di dolore che vengono da un grande amore sono distillate e l'amore diventa sempre più grande, più fecondo.
Tutto questo può avvenire solo restando uniti all'Agnello immolato per la nostra salvezza!
Maria M.
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venerdì 18 aprile 2014
Richiesta (urgente) di preghiere 18/4/2014
Salve a tutti mi chiamo Giuseppe ho 22 anni abito a Lamezia Terme,un tempo pregavo e sentivo tanta pace,mi abbandonavo a Dio..ma pian piano ho perso la fede, sono cresciuto mi sono immerso nel mondo e ho cercato Dio altrove.. attualmente non sto bene,ho problemi psichici e di salute e non ho 1 lavoro..vorrei tanto che Dio mi salvasse..
Pregate per me
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Credere significa avere sempre uno sguardo carico di meraviglia
Mons. Rino Fisichella, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione
La fede non è fuga dal mondo e dai problemi quotidiani della vita. Credere significa dare una risposta alle tante domande che albergano nel cuore di ognuno di noi e che in alcuni momenti diventano più forti e insistenti, spesso drammatiche. Il dolore per la perdita di una persona cara, o il grande problema del male nel mondo, non sono argomenti estranei alla fede, anzi permettono di fortificarla. Porre domande sulla fede, quindi, non solo è importante, ma è doveroso.
Bisogna, tuttavia, porre le domande in modo giusto se si vuole trovare una risposta coerente. Nelle grandi questioni legate al problema del male molti rimandano la responsabilità di tutto a Dio. È bene ricordare almeno due punti importanti. Il primo, è la libertà dell’uomo. Nella maggioranza dei casi siamo noi i responsabili dei disastri di cui l’umanità soffre: dalle guerre ai disastri ecologici, dalla guida irresponsabile dell’auto alla violenza gratuita, perché dobbiamo dare colpa a Dio mentre è frutto del nostro peccato o almeno dell’imprudenza?
Il secondo, riguarda la natura. Un terremoto come uno tsunami, lo scioglimento di un ghiacciaio come una stella cadente, sono espressione di una natura in costante evoluzione che ha leggi proprie. Come per l’uomo ci sono fasi dell’esistenza che si concludono con la morte, così nella natura. Anche il nostro mondo scomparirà e i vari fenomeni di assestamento non fanno che ribadire l’autonomia del creato. La fede, comunque, tocca più direttamente la vita. Credere equivale ad avere incontrato Gesù Cristo e in Lui la certezza di essere amati da Dio. Pigrizia e indifferenza sono patologie che portano lentamente a considerare la fede superflua mentre, di fatto, rendono la vita meno interessante. Credere significa avere sempre uno sguardo carico di meraviglia che produce gioia e dona serenità. Una sfida da accettare e mantenere viva.
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Venerdì Santo
Ascoltiamo don Dolindo Ruotolo
Meditazione sulla Passione di Nostro Signore Gesù Cristo
È con profonda trepidazione ed emozione che incomincio a parlare della Passione di Gesù Cristo!
Chi può valutare un mistero di amore tanto profondo, che mentre è l’eccesso della carità di Gesù Cristo, costituisce un disegno perfetto, un ricamo mirabile, un quadro sublime? La Passione di Gesù è l’opera mirabile del Redentore, è l’attuazione di un piano sapientissimo; nel suo movimento tragico essa è come il freddo ragionamento della logica, nel suo tesoro di sentimenti essa è come lo sviluppo di un fenomeno nel quale non c’è un dato solo, non c’è un movimento solo che sia messo là a caso. Io guardo il quadro di un grande artista: tutto in esso è movimento, tutto è vita; gli uomini sembra che parlino sulla tela, che sospirino, che vivano; gli elementi naturali sembrano agitati ed io immagino che l’artista, nel farlo, si sia mosso e si sia agitato anche lui. No! L’artista non è stato mai tanto freddo, tanto ponderato, tanto sapiente, tanto ordinato, tanto logico, che quando ha tracciato quelle linee piene di vita.
Così è Gesù buono nella sua Passione: Egli compie ed attua un mirabile disegno, nel quale gli uomini non sono che la miserabile materia grezza e marcita che Egli utilizza. Egli è il nobile trionfatore che entra nel campo desolato della morte, e tutto tramuta in vita ed in gloria immortale! Egli è l’operaio solerte che consuma la sua giornata nello spasimo atroce nel quale pare sopraffatto e vinto, mentre in realtà trionfa! I suoi dolori sono la sua forza e la sua gloria, perché non sono semplicemente una tempesta che è passata sul suo capo adorato, ma sono i gesti esterni, dirò così, della sua attività sublime!
Per questo nella Passione Egli si raccoglie tutto in un silenzio arcano e misterioso. Non parla perché è la sua mente, è il suo cuore che operano; non parla perché domina le piccole creature che credono di averlo sopraffatto. Le sue piaghe, le sue spine, gli sputi che lo hanno imbrattato, le terribili reazioni subite, la malignità umana che si è tutta rovesciata su di Lui, non lo hanno sfigurato, ma sono state trasformate nel suo amore per la sua sapienza. Così le scorie le più vili, i pezzi di metallo più inutili, sono gettati nella fornace e ne sembrano l’ingombro, ma il fuoco ardente li liquefa, li fonde, li rende capaci di essere utilizzati per la formazione di una opera grande: da tutta quella massa informe che mette ribrezzo, viene fuori la bella campana che squilla, la statua colossale che torreggia, la macchina utile che subito si mette in movimento ed assorbe, nella sua forma, tutta quella miseria, e muta nel suo movimento tutto quell’inerzia degradante, tutta quella roba infranta, arrugginita ed inutilizzata! Il tuo Cuore, o Gesù, è stato la fornace di amore che ha raccolto tutte le nostre miserie: nell’atto con cui le hai prese, Tu sei apparso un verme e non un uomo; sei apparso come l’ultimo di tutti, come l’abiezione della plebe.
Tu sei stato inondato dalla nostra iniquità come da un torrente; eppure nel tuo Cuore tutto si è trasformato e dal tuo Cuore è venuto fuori l’inno più bello di amore, che è diventato l’inno grandioso dell’umanità: dalla tua umiliazione è nata la gloria, dalla tua morte la vita. Tu hai assorbito in te il male passato, presente e futuro dell’umanità; hai sofferto perché ne hai sentito le terribili reazioni, ma hai utilizzato tutto perché, in questo sanguinoso battesimo di angoscia, Tu hai amato il Padre tuo, Tu hai attratto tutto a te, Tu hai mutato tutto in vita! Anche la mia miseria, anche le mie scorie, anche i miei peccati passarono in te, dolcissimo Gesù mio...
Oh, quanto dovrei gemere io di amaro dolore, pensando che alla tua Passione ho aggiunto le mie amarezze! Se vivessi di te, Gesù mio, sentirei in me il palpito di una vita nuova e mi accorgerei che in te la mia miseria si muta in amore! Oh, quanto sono stato ingrato, quanto è ingrato il mondo con te, o Gesù buono! Prima di considerare determinatamente i dolori del Redentore, è necessario considerarli nel loro disegno sublime, è necessario approfondirne la natura, perché solo così si può valutare questo tesoro incomparabile. Noi siamo troppo abituati a compatire solo Gesù ed a compatirlo come un uomo addolorato. Lo consideriamo con un sentimento di compassione, che quasi quasi ce lo fa vedere umiliato e, direi quasi, inferiore a noi. Se cerchiamo di ammirare la divina provvidenza di questi dolori e la sapienza che li ha armonizzati ed utilizzati, noi dobbiamo necessariamente apprezzare Gesù, dobbiamo sentire per Lui una gratitudine immensa, dobbiamo sentire un odio profondo per quei peccati che lo fecero soffrire, un odio profondo per la nostra indifferenza.
Meditiamo quindi sulle intenzioni di Gesù nella sua Passione, meditiamo sulla natura dei suoi dolori e cerchiamo di intuire almeno le linee principali del suo ammirabile disegno.
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Meditazione sulla Passione di Nostro Signore Gesù Cristo
È con profonda trepidazione ed emozione che incomincio a parlare della Passione di Gesù Cristo!
Chi può valutare un mistero di amore tanto profondo, che mentre è l’eccesso della carità di Gesù Cristo, costituisce un disegno perfetto, un ricamo mirabile, un quadro sublime? La Passione di Gesù è l’opera mirabile del Redentore, è l’attuazione di un piano sapientissimo; nel suo movimento tragico essa è come il freddo ragionamento della logica, nel suo tesoro di sentimenti essa è come lo sviluppo di un fenomeno nel quale non c’è un dato solo, non c’è un movimento solo che sia messo là a caso. Io guardo il quadro di un grande artista: tutto in esso è movimento, tutto è vita; gli uomini sembra che parlino sulla tela, che sospirino, che vivano; gli elementi naturali sembrano agitati ed io immagino che l’artista, nel farlo, si sia mosso e si sia agitato anche lui. No! L’artista non è stato mai tanto freddo, tanto ponderato, tanto sapiente, tanto ordinato, tanto logico, che quando ha tracciato quelle linee piene di vita.
Così è Gesù buono nella sua Passione: Egli compie ed attua un mirabile disegno, nel quale gli uomini non sono che la miserabile materia grezza e marcita che Egli utilizza. Egli è il nobile trionfatore che entra nel campo desolato della morte, e tutto tramuta in vita ed in gloria immortale! Egli è l’operaio solerte che consuma la sua giornata nello spasimo atroce nel quale pare sopraffatto e vinto, mentre in realtà trionfa! I suoi dolori sono la sua forza e la sua gloria, perché non sono semplicemente una tempesta che è passata sul suo capo adorato, ma sono i gesti esterni, dirò così, della sua attività sublime!
Per questo nella Passione Egli si raccoglie tutto in un silenzio arcano e misterioso. Non parla perché è la sua mente, è il suo cuore che operano; non parla perché domina le piccole creature che credono di averlo sopraffatto. Le sue piaghe, le sue spine, gli sputi che lo hanno imbrattato, le terribili reazioni subite, la malignità umana che si è tutta rovesciata su di Lui, non lo hanno sfigurato, ma sono state trasformate nel suo amore per la sua sapienza. Così le scorie le più vili, i pezzi di metallo più inutili, sono gettati nella fornace e ne sembrano l’ingombro, ma il fuoco ardente li liquefa, li fonde, li rende capaci di essere utilizzati per la formazione di una opera grande: da tutta quella massa informe che mette ribrezzo, viene fuori la bella campana che squilla, la statua colossale che torreggia, la macchina utile che subito si mette in movimento ed assorbe, nella sua forma, tutta quella miseria, e muta nel suo movimento tutto quell’inerzia degradante, tutta quella roba infranta, arrugginita ed inutilizzata! Il tuo Cuore, o Gesù, è stato la fornace di amore che ha raccolto tutte le nostre miserie: nell’atto con cui le hai prese, Tu sei apparso un verme e non un uomo; sei apparso come l’ultimo di tutti, come l’abiezione della plebe.
Tu sei stato inondato dalla nostra iniquità come da un torrente; eppure nel tuo Cuore tutto si è trasformato e dal tuo Cuore è venuto fuori l’inno più bello di amore, che è diventato l’inno grandioso dell’umanità: dalla tua umiliazione è nata la gloria, dalla tua morte la vita. Tu hai assorbito in te il male passato, presente e futuro dell’umanità; hai sofferto perché ne hai sentito le terribili reazioni, ma hai utilizzato tutto perché, in questo sanguinoso battesimo di angoscia, Tu hai amato il Padre tuo, Tu hai attratto tutto a te, Tu hai mutato tutto in vita! Anche la mia miseria, anche le mie scorie, anche i miei peccati passarono in te, dolcissimo Gesù mio...
Oh, quanto dovrei gemere io di amaro dolore, pensando che alla tua Passione ho aggiunto le mie amarezze! Se vivessi di te, Gesù mio, sentirei in me il palpito di una vita nuova e mi accorgerei che in te la mia miseria si muta in amore! Oh, quanto sono stato ingrato, quanto è ingrato il mondo con te, o Gesù buono! Prima di considerare determinatamente i dolori del Redentore, è necessario considerarli nel loro disegno sublime, è necessario approfondirne la natura, perché solo così si può valutare questo tesoro incomparabile. Noi siamo troppo abituati a compatire solo Gesù ed a compatirlo come un uomo addolorato. Lo consideriamo con un sentimento di compassione, che quasi quasi ce lo fa vedere umiliato e, direi quasi, inferiore a noi. Se cerchiamo di ammirare la divina provvidenza di questi dolori e la sapienza che li ha armonizzati ed utilizzati, noi dobbiamo necessariamente apprezzare Gesù, dobbiamo sentire per Lui una gratitudine immensa, dobbiamo sentire un odio profondo per quei peccati che lo fecero soffrire, un odio profondo per la nostra indifferenza.
Meditiamo quindi sulle intenzioni di Gesù nella sua Passione, meditiamo sulla natura dei suoi dolori e cerchiamo di intuire almeno le linee principali del suo ammirabile disegno.
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giovedì 17 aprile 2014
Li amò sino alla fine
Gv 13,1-15
Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine. Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugamano di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri». Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi.
Giovanni apre il racconto della passione e morte di Gesù presentando il gesto profetico della lavanda dei piedi con il quale è simboleggiata la donazione d'amore del Figlio di Dio con il servizio della sua vita, mediante l'umiliazione suprema della croce. La lavanda dei piedi raffigura la passione e la morte di Gesù, l'estremo atto d'amore di Gesù per i suoi. Questo servizio del lavare i piedi, che poteva essere preteso solo dagli schiavi non ebrei, preannuncia l'annientamento della croce, supplizio riservato agli schiavi.
Questa fase finale della manifestazione del Cristo inizia poco prima della festa di Pasqua. L'ora di Gesù è il passaggio dalla terra al cielo, il ritorno al Padre dal quale era uscito (v. 3). Con la sua morte Gesù va al Padre (cfr Gv 17,13). Il Cristo è stato inviato nel mondo dall'amore del Padre per salvare l'umanità peccatrice (cfr Gv 3,16-17; 12,47) e per illuminare le tenebre del male (cfr Gv 3,19; 12,46): ora, adempiuta la sua missione, egli lascia il mondo e va dal Padre (cfr Gv 16,28).
Questo passaggio di Gesù, attraverso la passione e la morte, rappresenta la suprema prova del suo amore per i suoi discepoli (v. 1): l'espressione più alta dell'amore è costituita dal sacrificio della vita per i propri amici (cfr Gv 15,13). Gesù, buon pastore, ha dato la vita per le sue pecore (cfr Gv 10,11.15). Questo significa «amare sino alla fine» (v. 1). Sulla croce è stato consumato il sacrificio dell'amore del Figlio di Dio; per questo Gesù, prima di chinare il capo e di consegnare lo Spirito, esclamò: «È compiuto!» (Gv 19,30). Questo verbo (in greco: tetélestai) richiama l'espressione «sino alla fine» (in greco: eis télos) di Gv 13,1 e forma una grande inclusione dei capitoli 13-19 del vangelo di Giovanni.
Gli eventi finali della rivelazione suprema dell'amore di Gesù per la sua comunità devono essere visti in questa luce della perfezione dell'amore del Figlio di Dio per i suoi. La lavanda dei piedi preannuncia simbolicamente questo servizio supremo di amore del Cristo per la sua Chiesa. Questo gesto profetico avviene durante l'ultima cena. Paolo e gli altri vangeli ci raccontano che in questa occasione Gesù ha istituito l'eucaristia (cfr 1Cor 11,23ss; Mc 14,22ss e par.). Giovanni, nel contesto dell'ultima cena, non fa neppure un cenno a tale avvenimento. Il tema dell'eucaristia l'aveva già trattato ampiamente nel capitolo 6.
La lavanda dei piedi simboleggia l'ora del Cristo, cioè il dono supremo della sua vita a favore dei suoi amici con la morte umiliante sulla croce. Il «deporre le vesti» (v. 4) richiama il «deporre l'anima» (cfr Gv 10,11.15.17): il buon Pastore dona la vita a favore delle sue pecore. Simone Pietro rifiuta di ricevere da Gesù il servizio della lavanda dei piedi. Tra gli ebrei questo servizio era riservato agli schiavi pagani; il padrone non poteva esigerlo da una schiavo circonciso. In tale contesto sociale si capisce pienamente l'obiezione di Pietro: è inaudito che il Signore compia un servizio così umiliante. La risposta misteriosa di Gesù: «Quello che io faccio... lo capirai in seguito» (v. 7) non è di facile comprensione. Difatti Pietro non si accontenta della risposta di Gesù e si ostina nel suo rifiuto. Gesù gli risponde che tale rifiuto lo esclude dalla partecipazione alla sua vita.
L'espressione «avere parte» indica l'eredità della terra promessa (cfr Dt 12,12; 14, 27.29) e la vita di comunione con il Signore (cfr Dt 10,9). In questo contesto esprime la vita di amicizia profonda del discepolo con il Figlio di Dio. Gesù fa presente a Pietro che, rifiutando il suo umile servizio, si separa dal suo Signore, perché non accetta il suo sacrificio redentore, simboleggiato dalla lavanda dei piedi.
Davanti a questa prospettiva Pietro si ricrede prontamente e si dichiara disposto a farsi lavare anche le altre parti del corpo. Gesù gli risponde che non è necessario il bagno per chi è puro. La risposta di Gesù indica la mondezza del cuore dall'incredulità e dal peccato. In Gv 15,3 la purificazione dei discepoli è presentata in rapporto con la parola rivelata dal Cristo e accolta da essi, quindi fa capire che tale mondezza spirituale è frutto della fede. Questa spiegazione è suggerita dal riferimento al tradimento di Giuda: non tutti gli apostoli sono puri, perché tra loro c'è un incredulo, il traditore (vv.10-11). Gesù, al termine della lavanda dei piedi, può esortare, con la forza dell'esempio, i discepoli al servizio vicendevole nella comunità cristiana.
Egli fa leva sulla sua condizione divina di Signore e Maestro per invitare i discepoli a imitare il suo esempio di umile servitore dei fratelli (v. 14). Se il Figlio di Dio si è abbassato tanto per amore dei discepoli, a maggior ragione questi devono servirsi reciprocamente. Gesù ha dato l'esempio che i suoi discepoli devono imitare: essi devono amarsi come Gesù li ha amati (Gv 13,34; 15,12) e devono prestarsi i più umili servizi a imitazione di Cristo che è venuto per servire (cfr Mc 10,41-45; Lc 22,24-27).
Padre Lino Pedron
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Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine. Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugamano di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri». Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi.
Giovanni apre il racconto della passione e morte di Gesù presentando il gesto profetico della lavanda dei piedi con il quale è simboleggiata la donazione d'amore del Figlio di Dio con il servizio della sua vita, mediante l'umiliazione suprema della croce. La lavanda dei piedi raffigura la passione e la morte di Gesù, l'estremo atto d'amore di Gesù per i suoi. Questo servizio del lavare i piedi, che poteva essere preteso solo dagli schiavi non ebrei, preannuncia l'annientamento della croce, supplizio riservato agli schiavi.
Questa fase finale della manifestazione del Cristo inizia poco prima della festa di Pasqua. L'ora di Gesù è il passaggio dalla terra al cielo, il ritorno al Padre dal quale era uscito (v. 3). Con la sua morte Gesù va al Padre (cfr Gv 17,13). Il Cristo è stato inviato nel mondo dall'amore del Padre per salvare l'umanità peccatrice (cfr Gv 3,16-17; 12,47) e per illuminare le tenebre del male (cfr Gv 3,19; 12,46): ora, adempiuta la sua missione, egli lascia il mondo e va dal Padre (cfr Gv 16,28).
Questo passaggio di Gesù, attraverso la passione e la morte, rappresenta la suprema prova del suo amore per i suoi discepoli (v. 1): l'espressione più alta dell'amore è costituita dal sacrificio della vita per i propri amici (cfr Gv 15,13). Gesù, buon pastore, ha dato la vita per le sue pecore (cfr Gv 10,11.15). Questo significa «amare sino alla fine» (v. 1). Sulla croce è stato consumato il sacrificio dell'amore del Figlio di Dio; per questo Gesù, prima di chinare il capo e di consegnare lo Spirito, esclamò: «È compiuto!» (Gv 19,30). Questo verbo (in greco: tetélestai) richiama l'espressione «sino alla fine» (in greco: eis télos) di Gv 13,1 e forma una grande inclusione dei capitoli 13-19 del vangelo di Giovanni.
Gli eventi finali della rivelazione suprema dell'amore di Gesù per la sua comunità devono essere visti in questa luce della perfezione dell'amore del Figlio di Dio per i suoi. La lavanda dei piedi preannuncia simbolicamente questo servizio supremo di amore del Cristo per la sua Chiesa. Questo gesto profetico avviene durante l'ultima cena. Paolo e gli altri vangeli ci raccontano che in questa occasione Gesù ha istituito l'eucaristia (cfr 1Cor 11,23ss; Mc 14,22ss e par.). Giovanni, nel contesto dell'ultima cena, non fa neppure un cenno a tale avvenimento. Il tema dell'eucaristia l'aveva già trattato ampiamente nel capitolo 6.
La lavanda dei piedi simboleggia l'ora del Cristo, cioè il dono supremo della sua vita a favore dei suoi amici con la morte umiliante sulla croce. Il «deporre le vesti» (v. 4) richiama il «deporre l'anima» (cfr Gv 10,11.15.17): il buon Pastore dona la vita a favore delle sue pecore. Simone Pietro rifiuta di ricevere da Gesù il servizio della lavanda dei piedi. Tra gli ebrei questo servizio era riservato agli schiavi pagani; il padrone non poteva esigerlo da una schiavo circonciso. In tale contesto sociale si capisce pienamente l'obiezione di Pietro: è inaudito che il Signore compia un servizio così umiliante. La risposta misteriosa di Gesù: «Quello che io faccio... lo capirai in seguito» (v. 7) non è di facile comprensione. Difatti Pietro non si accontenta della risposta di Gesù e si ostina nel suo rifiuto. Gesù gli risponde che tale rifiuto lo esclude dalla partecipazione alla sua vita.
L'espressione «avere parte» indica l'eredità della terra promessa (cfr Dt 12,12; 14, 27.29) e la vita di comunione con il Signore (cfr Dt 10,9). In questo contesto esprime la vita di amicizia profonda del discepolo con il Figlio di Dio. Gesù fa presente a Pietro che, rifiutando il suo umile servizio, si separa dal suo Signore, perché non accetta il suo sacrificio redentore, simboleggiato dalla lavanda dei piedi.
Davanti a questa prospettiva Pietro si ricrede prontamente e si dichiara disposto a farsi lavare anche le altre parti del corpo. Gesù gli risponde che non è necessario il bagno per chi è puro. La risposta di Gesù indica la mondezza del cuore dall'incredulità e dal peccato. In Gv 15,3 la purificazione dei discepoli è presentata in rapporto con la parola rivelata dal Cristo e accolta da essi, quindi fa capire che tale mondezza spirituale è frutto della fede. Questa spiegazione è suggerita dal riferimento al tradimento di Giuda: non tutti gli apostoli sono puri, perché tra loro c'è un incredulo, il traditore (vv.10-11). Gesù, al termine della lavanda dei piedi, può esortare, con la forza dell'esempio, i discepoli al servizio vicendevole nella comunità cristiana.
Egli fa leva sulla sua condizione divina di Signore e Maestro per invitare i discepoli a imitare il suo esempio di umile servitore dei fratelli (v. 14). Se il Figlio di Dio si è abbassato tanto per amore dei discepoli, a maggior ragione questi devono servirsi reciprocamente. Gesù ha dato l'esempio che i suoi discepoli devono imitare: essi devono amarsi come Gesù li ha amati (Gv 13,34; 15,12) e devono prestarsi i più umili servizi a imitazione di Cristo che è venuto per servire (cfr Mc 10,41-45; Lc 22,24-27).
Padre Lino Pedron
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meditazione del giorno,
Padre Lino Pedron
mercoledì 16 aprile 2014
Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito!
Mt 26,14-25
Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d'argento. Da quel momento cercava l'occasione propizia per consegnarlo. Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: «Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli»». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua. Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell'uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell'uomo dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito! Meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l'hai detto».
Giuda, non avendo potuto intascare i soldi del prezzo dell'unguento (Mt 26,8-9), ha rimediato alla meglio vendendo Gesù al prezzo di uno schiavo (cfr Es 21,32): trenta denari. Pessimo commerciante! "L'attaccamento al denaro è la radice di tutti i mali" (1Tim 6,10). L'indeterminatezza dell'indicazione: "Andate in città, da un tale..." (v. 18) è voluta certamente da Gesù per non fornire indicazioni al traditore prima del tempo stabilito.
È anzitutto nella comunità dei discepoli che si gioca la passione di Gesù: è là che viene "consegnato" e che egli "consegna" sé stesso, donando il suo corpo e il suo sangue. All'annuncio del tradimento da parte di uno di loro, i discepoli si addolorano profondamente. Ognuno è toccato da questo annuncio perché ognuno si sente capace di tradire, come lo evidenzia la loro domanda: "Sono forse io, Signore?" (v. 22) ripresa come eco da Giuda con una variante significativa: "Rabbì, sono forse io? (v. 25). Per gli undici discepoli Gesù è il Signore, per Giuda è un semplice maestro di dottrina.
A Giuda Gesù risponde come risponderà al sommo sacerdote (v. 64) e al governatore Pilato (27,11): "Tu l'hai detto" (v. 25). È l'uomo infatti che giudica sé stesso attraverso il suo rapporto con il Cristo: "Poiché in base alle tue parole sarai giudicato e in base alle tue parole sarai condannato" (Mt 12,37).
La lamentazione di Gesù su Giuda (v. 24) non è una profezia sulla dannazione finale del traditore, ma un invito a ciascuno a esaminare la propria coscienza. "Noi tutti, così come siamo, potremmo inserire nel vangelo il nostro nome al posto di quello di Giuda" (J. Green).
Padre Lino Pedron
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Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d'argento. Da quel momento cercava l'occasione propizia per consegnarlo. Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: «Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli»». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua. Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell'uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell'uomo dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito! Meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l'hai detto».
Giuda, non avendo potuto intascare i soldi del prezzo dell'unguento (Mt 26,8-9), ha rimediato alla meglio vendendo Gesù al prezzo di uno schiavo (cfr Es 21,32): trenta denari. Pessimo commerciante! "L'attaccamento al denaro è la radice di tutti i mali" (1Tim 6,10). L'indeterminatezza dell'indicazione: "Andate in città, da un tale..." (v. 18) è voluta certamente da Gesù per non fornire indicazioni al traditore prima del tempo stabilito.
È anzitutto nella comunità dei discepoli che si gioca la passione di Gesù: è là che viene "consegnato" e che egli "consegna" sé stesso, donando il suo corpo e il suo sangue. All'annuncio del tradimento da parte di uno di loro, i discepoli si addolorano profondamente. Ognuno è toccato da questo annuncio perché ognuno si sente capace di tradire, come lo evidenzia la loro domanda: "Sono forse io, Signore?" (v. 22) ripresa come eco da Giuda con una variante significativa: "Rabbì, sono forse io? (v. 25). Per gli undici discepoli Gesù è il Signore, per Giuda è un semplice maestro di dottrina.
A Giuda Gesù risponde come risponderà al sommo sacerdote (v. 64) e al governatore Pilato (27,11): "Tu l'hai detto" (v. 25). È l'uomo infatti che giudica sé stesso attraverso il suo rapporto con il Cristo: "Poiché in base alle tue parole sarai giudicato e in base alle tue parole sarai condannato" (Mt 12,37).
La lamentazione di Gesù su Giuda (v. 24) non è una profezia sulla dannazione finale del traditore, ma un invito a ciascuno a esaminare la propria coscienza. "Noi tutti, così come siamo, potremmo inserire nel vangelo il nostro nome al posto di quello di Giuda" (J. Green).
Padre Lino Pedron
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martedì 15 aprile 2014
La Madonna ci chiama, possiamo fare qualcosa anche noi nella settimana santa.
dalla trasmissione di RadioMaria – 25 marzo 2013
Marja: “Il messaggio è molto bello, la Madonna ancora in un altro messaggio ha detto guardate la Croce.”
P. Livio: “Anche a te il secondo giorno delle apparizioni la Madonna ha mostrato una croce. La croce è apparsa presto a Medjugorje.”
Marja: “Sì, la croce, ma anche tante volte sotto la collina della croce, nei primi mesi, c’è stata la grande scritta di fuoco MIR (Pace). La Madonna in tutto questo tempo ci ha mostrato questi segni; anche tante volte noi abbiamo visto che scompare la croce di cemento, quella sulla collina della croce che si vede dalla valle, e arriva un’immagine della Madonna. Questo succedeva ad una ragazza del nostro gruppo di preghiera, lei usava fare 40 giorni di digiuno pane e acqua e una mattina alle 5.00 che pregava alla croce, ha visto che davanti a lei non c’era la croce, ma un velo bianco grande e giù dalla valle la gente ha visto che non c’era la croce. La Madonna ha dato questi segni, anche per avvicinare la gente alla croce. Tante persone adesso durante la Quaresima usano andare sulla collina della croce a fare la via crucis, come è abitudine di tutti i pellegrini che vengono a Medjugorje vivono e fanno la via crucis nel programma del pellegrinaggio.”
P. Livio: “Molte volte andavate anche a piedi scalzi, anche d’inverno.”
Marja: “Sì, anche come segno di sacrificio, ma grazie al Cielo io ho visto in questi giorni che ci sono ancora persone che stanno facendo digiuno pane e acqua e questa è una cosa che la Madonna ha messo nei cuori a Medjugorje, quello che si trova con difficoltà in Italia.”
P. Livio: “Sono persone di Medjugorje?”
Marja: “Sì. In aereo, andavo a Spalato, ho incontrato una ragazza che fa la guida dei pellegrini, e nell’aereo ci hanno offerto dei biscottini, ma lei ha detto che in periodo di Quaresima sta facendo pane e acqua e ormai siamo alla fine quasi, però ha fatto una cosa bella, ha preso un bicchiere d’acqua, ha bevuto l’acqua e ha rinunciato ai biscottini. Le piccole cose sono importarti.”
P. Livio: “Come ha fatto Gesù, 40 giorni di digiuno nel deserto.”
Marja: “La Madonna ci chiama, possiamo fare qualcosa anche noi nella settimana santa.”
P. Livio: “Penso che la cosa più bella sia la Confessione.”
Marja: “Sì, questa è la prima cosa. Poi grazie al Cielo abbiamo, io li sto ripetendo adesso, i primi sabati e i primi venerdì; ma non solo, la confessione prima di Pasqua è una cosa straordinaria, che il Signore ci dà tante grazie.”
P. Livio: “Marja, posso chiederti una cosa particolare? Com’era vestita oggi la Madonna?”
Marja: “La Madonna, come sempre.”
P. Livio: “Oggi, 25 marzo, non ha portato il vestito dorato?”
Marja: “No, no. Gli altri anni sì, oggi no, forse perché siamo nella Quaresima.”
P. Livio: “La festa liturgica era il 23 marzo, quindi oggi è venuta col vestito grigio della penitenza, forse perché siamo nella settimana santa. Un’altra cosa mi ha colpito, oggi parla di passione croce e sofferenza, però c’è 4 volte la parola AMORE.”
Marja: “Sì, senza la croce non c’è amore, senza amore non c’è la croce. Chissà, speriamo che il Signore ci dà una mano in questa vita terrena. Comunque la cosa più bella è che la Madonna con tanto amore ci parla, non si stanca di noi”
P. Livio: “Ha detto a Mirjana “Non mi arrendo”!”
Marja: “Sì, ci richiama sempre con tanta umiltà e forza di spirito, grazie a Dio che c’è Lei!”
BENEDIZIONE: P. Livio: “Il nostro aiuto è nel Nome del Signore, Egli ha fatto Cielo e Terra, vi benedica Dio Onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo. Amen. Sia lodato Gesù Cristo. Regina della Pace prega per noi. Grazie di cuore Marja, buona Pasqua.”
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Uno di voi mi tradirà... Non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte
Gv 13,21-33.36-38
21 Dette queste cose, Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». 22 I discepoli si guardavano l'un l'altro, non sapendo bene di chi parlasse. 23 Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. 24 Simon Pietro gli fece cenno di informarsi chi fosse quello di cui parlava. 25 Ed egli, chinandosi sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». 26 Rispose Gesù: «È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò». E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariota. 27 Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui. Gli disse dunque Gesù: «Quello che vuoi fare, fallo presto». 28 Nessuno dei commensali capì perché gli avesse detto questo; 29 alcuni infatti pensavano che, poiché Giuda teneva la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. 30 Egli, preso il boccone, subito uscì. Ed era notte. 31 Quando fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell'uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. 32 Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. 33 Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire. 36 Simon Pietro gli disse: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi». 37 Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!». 38 Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità io ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m'abbia rinnegato tre volte».
Gesù aveva già parlato in modo enigmatico dell'amico intimo che lo avrebbe tradito (cfr Gv 13,18), ma ora che denuncia chiaramente il traditore è preso da un turbamento profondo. Questa denuncia così chiara del traditore provoca grande costernazione nel gruppo dei discepoli: essi ignorano di chi stia parlando Gesù. Il discepolo, "quello che Gesù amava" (v. 23) si trovava a mensa a fianco del Signore. Secondo l'usanza greco romana, diffusa anche in Palestina, i commensali stavano adagiati sui divani, poggiandosi sopra il gomito sinistro, mentre con il braccio destro prendevano i cibi e le bevande.
In questo brano appare per la prima volta sulla scena questo discepolo innominato, del quale si parlerà anche nel seguito del vangelo: nel brano della morte di Gesù (19,26ss), nella scoperta della tomba vuota (20,2ss) e nel brano della pesca miracolosa (21,7). Gesù accoglie la richiesta del discepolo e indica il traditore.
Satana entrò nel cuore di Giuda dopo che questi ha mangiato il boccone offerto da Gesù. Il nemico di Dio si impossessa del traditore, immergendolo nelle tenebre del- l'incredulità e dell'odio, fino alla consumazione del delitto più grande: l'uccisione del Figlio di Dio (19,11). Con l'ingresso di satana nel cuore di Giuda, gli eventi precipitano; per questo Gesù esorta il traditore ad affrettarsi nell'attuare il suo disegno criminoso. Il traditore esce dalla luce, abbandona il Cristo luce del mondo (8,12) e si immerge nelle tenebre della notte (v. 30). Nel cuore di Giuda si è spenta la luce della fede; in lui regnano le tenebre dell'incredulità e dell'odio. È notte!
Appena il traditore è uscito, Gesù apre il cuore ai suoi amici che lo circondano. Egli è consapevole di essere giunto alla vigilia della sua morte e per questo si premura di spiegare loro il vero significato della sua partenza da questo mondo.
La sua morte in croce non è la sua sconfitta, ma il suo trionfo, la sua glorificazione e il suo ritorno al Padre. Con la sua passione e morte Gesù esegue con obbedienza eroica il piano di salvezza voluto dal Padre e dimostra fino a che punto ama Dio e gli uomini. Attraverso la glorificazione di Gesù si compie anche la glorificazione del Padre. Dio è glorificato per mezzo di Gesù e in Gesù. Il Padre è glorificato dal Figlio con l'es altazione di Gesù sul trono regale della croce. Da questo trono Gesù manifesta in pienezza la sua divinità (8, 28) e attira tutti a sé (12,32).
L'appellativo "figlioli" (v. 33), usato da Gesù, esprime tutto l'amore e la confidenza per i suoi discepoli. Gesù avverte i suoi amici che sta per lasciarli. In questo momento essi non possono seguirlo; lo raggiungeranno più tardi. Il ritorno di Gesù al Padre non è un viaggio di piacere, ma di dolore: egli allude alla sua passione e morte. Pietro al momento presente non è in grado di imitare Gesù, nonostante la sua protesta di fedeltà fino al sacrificio della vi- ta; egli lo seguirà con la prigionia e la morte, ma in seguito. Data l'insistenza di Pietro nell'affermare la sua fedeltà a Gesù fino al sacrificio della vita il Signore gli predice l'imminente rinnegamento.
Il riferimento al canto del gallo vuole indicare con chiarezza che Pietro rinnegherà tre volte Gesù proprio in quella stessa notte.
Padre Lino Pedron
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21 Dette queste cose, Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». 22 I discepoli si guardavano l'un l'altro, non sapendo bene di chi parlasse. 23 Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. 24 Simon Pietro gli fece cenno di informarsi chi fosse quello di cui parlava. 25 Ed egli, chinandosi sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». 26 Rispose Gesù: «È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò». E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariota. 27 Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui. Gli disse dunque Gesù: «Quello che vuoi fare, fallo presto». 28 Nessuno dei commensali capì perché gli avesse detto questo; 29 alcuni infatti pensavano che, poiché Giuda teneva la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. 30 Egli, preso il boccone, subito uscì. Ed era notte. 31 Quando fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell'uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. 32 Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. 33 Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire. 36 Simon Pietro gli disse: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi». 37 Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!». 38 Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità io ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m'abbia rinnegato tre volte».
Gesù aveva già parlato in modo enigmatico dell'amico intimo che lo avrebbe tradito (cfr Gv 13,18), ma ora che denuncia chiaramente il traditore è preso da un turbamento profondo. Questa denuncia così chiara del traditore provoca grande costernazione nel gruppo dei discepoli: essi ignorano di chi stia parlando Gesù. Il discepolo, "quello che Gesù amava" (v. 23) si trovava a mensa a fianco del Signore. Secondo l'usanza greco romana, diffusa anche in Palestina, i commensali stavano adagiati sui divani, poggiandosi sopra il gomito sinistro, mentre con il braccio destro prendevano i cibi e le bevande.
In questo brano appare per la prima volta sulla scena questo discepolo innominato, del quale si parlerà anche nel seguito del vangelo: nel brano della morte di Gesù (19,26ss), nella scoperta della tomba vuota (20,2ss) e nel brano della pesca miracolosa (21,7). Gesù accoglie la richiesta del discepolo e indica il traditore.
Satana entrò nel cuore di Giuda dopo che questi ha mangiato il boccone offerto da Gesù. Il nemico di Dio si impossessa del traditore, immergendolo nelle tenebre del- l'incredulità e dell'odio, fino alla consumazione del delitto più grande: l'uccisione del Figlio di Dio (19,11). Con l'ingresso di satana nel cuore di Giuda, gli eventi precipitano; per questo Gesù esorta il traditore ad affrettarsi nell'attuare il suo disegno criminoso. Il traditore esce dalla luce, abbandona il Cristo luce del mondo (8,12) e si immerge nelle tenebre della notte (v. 30). Nel cuore di Giuda si è spenta la luce della fede; in lui regnano le tenebre dell'incredulità e dell'odio. È notte!
Appena il traditore è uscito, Gesù apre il cuore ai suoi amici che lo circondano. Egli è consapevole di essere giunto alla vigilia della sua morte e per questo si premura di spiegare loro il vero significato della sua partenza da questo mondo.
La sua morte in croce non è la sua sconfitta, ma il suo trionfo, la sua glorificazione e il suo ritorno al Padre. Con la sua passione e morte Gesù esegue con obbedienza eroica il piano di salvezza voluto dal Padre e dimostra fino a che punto ama Dio e gli uomini. Attraverso la glorificazione di Gesù si compie anche la glorificazione del Padre. Dio è glorificato per mezzo di Gesù e in Gesù. Il Padre è glorificato dal Figlio con l'es altazione di Gesù sul trono regale della croce. Da questo trono Gesù manifesta in pienezza la sua divinità (8, 28) e attira tutti a sé (12,32).
L'appellativo "figlioli" (v. 33), usato da Gesù, esprime tutto l'amore e la confidenza per i suoi discepoli. Gesù avverte i suoi amici che sta per lasciarli. In questo momento essi non possono seguirlo; lo raggiungeranno più tardi. Il ritorno di Gesù al Padre non è un viaggio di piacere, ma di dolore: egli allude alla sua passione e morte. Pietro al momento presente non è in grado di imitare Gesù, nonostante la sua protesta di fedeltà fino al sacrificio della vi- ta; egli lo seguirà con la prigionia e la morte, ma in seguito. Data l'insistenza di Pietro nell'affermare la sua fedeltà a Gesù fino al sacrificio della vita il Signore gli predice l'imminente rinnegamento.
Il riferimento al canto del gallo vuole indicare con chiarezza che Pietro rinnegherà tre volte Gesù proprio in quella stessa notte.
Padre Lino Pedron
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Preghiera del mattino 15/IV/2014
Padre, tu hai offerto il tuo Figlio unigenito come vittima del tradimento per operare la nostra redenzione.
Concedici di identificarci con tutte le vittime, di sperare il perdono di tutti i traditori e di lodarti per la meravigliosa provvidenza per mezzo della quale tutte le cose, per chi ti ama, procedono verso il bene.
Signore, nella tua passione, tu, che sei l'amore, sei stato tradito dal segno stesso dell'amicizia.
Liberaci dal vizio; purificaci da una virtù finta, perché, come il ladrone pentito, ci confessiamo a te.
Ricordati di noi quando verrai nella tua potenza regale.
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Concedici di identificarci con tutte le vittime, di sperare il perdono di tutti i traditori e di lodarti per la meravigliosa provvidenza per mezzo della quale tutte le cose, per chi ti ama, procedono verso il bene.
Signore, nella tua passione, tu, che sei l'amore, sei stato tradito dal segno stesso dell'amicizia.
Liberaci dal vizio; purificaci da una virtù finta, perché, come il ladrone pentito, ci confessiamo a te.
Ricordati di noi quando verrai nella tua potenza regale.
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lunedì 14 aprile 2014
Lasciala fare, perché essa lo conservi per il giorno della mia sepoltura
Gv 12,1-11
Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell'aroma di quel profumo. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché essa lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me». Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Lazzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.
In questo brano è accentrato il contrasto tra la generosa dimostrazione d'amore di Maria e la gretta irritazione di Giuda Iscariota. Gesù era stato a Betània qualche giorno prima per risuscitare Lazzaro e se ne era allontanato dopo la decisione del sinedrio di ucciderlo.
Ora la famiglia degli amici fa una cena un onore di Gesù. Maria, ungendo i piedi di Gesù, fa un gesto di squisita cortesia, secondo l'usanza giudaica, come segno di omaggio all'ospite. Una libbra corrisponde a 330 grammi e il prezzo di trecento denari allo stipendio di trecento giornate lavorative. L'intervento di Giuda mette in risalto la fede e l'amore di Maria per il Signore. Questa donna, in uno slancio di generosità, si è prodigata in un gesto di tenerezza senza badare a spese; al contrario Giuda Iscariota; con la sua contestazione, manifesta la grettezza del suo cuore. Egli non era preoccupato delle necessità dei poveri, ma desiderava che quella somma finisse nella cassa comune della comunità di Gesù, di cui era amministratore, per rubarla (v. 6).
"Lasciatela fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura" (v. 7) Con questa frase Gesù vuole spiegare che il gesto della donna ha un significato profetico, perché preannuncia l'unzione del suo corpo prima della sepoltura. "I poveri li avete sempre con voi". Con queste parole Gesù non vuole scoraggiare l'assistenza e il soccorso ai poveri, ma vuole ricordare il primato che si deve riservare a Dio in tutte le circostanza della vita.
Con la frase "non sempre avete me" (v. 8) evidentemente Gesù parla della sua vita terrena che avrà termine tra qualche giorno. La sua presenza come risorto, invisibile ma reale, non cesserà mai (cfr Gv 14,16; Mt 28,20). Dinanzi al comportamento del popolo che crede in Gesù, la reazione dei sommi sacerdoti rasenta la follia, perché decretano di uccidere anche Lazzaro per far scomparire questa testimonianza così eloquente a favore della divinità di Gesù. L'ostinazione dei capi nel male raggiunge il parossismo.
Padre Lino Pedron
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Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell'aroma di quel profumo. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché essa lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me». Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Lazzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.
In questo brano è accentrato il contrasto tra la generosa dimostrazione d'amore di Maria e la gretta irritazione di Giuda Iscariota. Gesù era stato a Betània qualche giorno prima per risuscitare Lazzaro e se ne era allontanato dopo la decisione del sinedrio di ucciderlo.
Ora la famiglia degli amici fa una cena un onore di Gesù. Maria, ungendo i piedi di Gesù, fa un gesto di squisita cortesia, secondo l'usanza giudaica, come segno di omaggio all'ospite. Una libbra corrisponde a 330 grammi e il prezzo di trecento denari allo stipendio di trecento giornate lavorative. L'intervento di Giuda mette in risalto la fede e l'amore di Maria per il Signore. Questa donna, in uno slancio di generosità, si è prodigata in un gesto di tenerezza senza badare a spese; al contrario Giuda Iscariota; con la sua contestazione, manifesta la grettezza del suo cuore. Egli non era preoccupato delle necessità dei poveri, ma desiderava che quella somma finisse nella cassa comune della comunità di Gesù, di cui era amministratore, per rubarla (v. 6).
"Lasciatela fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura" (v. 7) Con questa frase Gesù vuole spiegare che il gesto della donna ha un significato profetico, perché preannuncia l'unzione del suo corpo prima della sepoltura. "I poveri li avete sempre con voi". Con queste parole Gesù non vuole scoraggiare l'assistenza e il soccorso ai poveri, ma vuole ricordare il primato che si deve riservare a Dio in tutte le circostanza della vita.
Con la frase "non sempre avete me" (v. 8) evidentemente Gesù parla della sua vita terrena che avrà termine tra qualche giorno. La sua presenza come risorto, invisibile ma reale, non cesserà mai (cfr Gv 14,16; Mt 28,20). Dinanzi al comportamento del popolo che crede in Gesù, la reazione dei sommi sacerdoti rasenta la follia, perché decretano di uccidere anche Lazzaro per far scomparire questa testimonianza così eloquente a favore della divinità di Gesù. L'ostinazione dei capi nel male raggiunge il parossismo.
Padre Lino Pedron
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domenica 13 aprile 2014
Vieni Signore Gesù Hosanna!
Con la Domenica delle Palme o più propriamente Domenica della Passione del Signore, inizia la solenne annuale celebrazione della Settimana Santa.
La settimana Santa è il centro focale di tutto l'anno liturgico, è un tempo forte dove ogni anima cristiana
attinge alla sorgente stessa della salvezza e raccoglie in abbondanza i frutti della redenzione. Durante la Quaresima, la liturgia ci ha ampiamente preparati a vivere questi santi giorni. Ora il nostro
cuore dovrebbe essere in grado di cogliere la realtà racchiusa nei segni e nei simboli, disponendoci a vivere intensamente il mistero pasquale, che deve essere un ritorno a Dio con tutta l'anima.
Nei primi giorni della settimana da lunedì a giovedì, ci incontriamo con Cristo nel mistero della salvezza, nei suoi aspetti più tristi: il peccato e le sue conseguenze il tradimento degli uomini e l'infinita comprensione di Dio.
Questi sono i giorni dell'amarezza per il nostro Salvatore, perché si trova dinanzi all'incomprensione umana, ma devono essere anche per noi giorni tristi perché abbiamo cooperato a questa amarezza. Siano anche i giorni del pentimento, della confessione, della espiazione, della risurrezione.
S. Agostino ci esorta: "Bisogna che le membra di Cristo (che siamo noi, cristiani) sostengano con lui la loro parte di dolore, per godere con lui la loro parte di gloria".
Ave Maria!
Maria M.
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S. Agostino ci esorta: "Bisogna che le membra di Cristo (che siamo noi, cristiani) sostengano con lui la loro parte di dolore, per godere con lui la loro parte di gloria".
Ave Maria!
Maria M.
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Preghiera del mattino 13/IV/2014
Un non credente disse un giorno che, quando Dio è molto triste, cerca le voluminose tesi dei dotti teologi dedicate alla sua Persona.
E in un attimo si mette a ridere, sinceramente divertito.
A mio avviso i non credenti possono avere a volte delle intuizioni sensate.
Concedici quindi, Signore, il dono di un'umile semplicità. Poiché non sapremo mai cosa è successo in realtà.
Poiché, giustamente sono sufficienti il Corpo, il Sangue, il pane, il vino, frutto del sole e del lavoro umano.
Difficile da comprendere, anche per i tuoi discepoli.
Amen.
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E in un attimo si mette a ridere, sinceramente divertito.
A mio avviso i non credenti possono avere a volte delle intuizioni sensate.
Concedici quindi, Signore, il dono di un'umile semplicità. Poiché non sapremo mai cosa è successo in realtà.
Poiché, giustamente sono sufficienti il Corpo, il Sangue, il pane, il vino, frutto del sole e del lavoro umano.
Difficile da comprendere, anche per i tuoi discepoli.
Amen.
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sabato 12 aprile 2014
Preghiera per gli anziani
Signore Gesù Cristo,
che hai potere sulla vita e sulla morte,
tu conosci ciò che è segreto e nascosto,
i pensieri e i sentimenti non ti sono velati.
Guarisci i miei raggiri e il male fatto nella mia vita.
Ecco, la mia vita declina di giorno in giorno,
ma i miei peccati crescono.
Signore, Dio delle anime e dei corpi,
tu conosci l'estrema fragilità della mia anima e del mio corpo,
concedimi forza nella mia debolezza,
sostienimi nella mia miseria.
Dammi un animo grato:
che mi ricordi sempre dei tuoi benefici,
non ricordare i miei numerosi peccati,
perdona tutti i miei tradimenti.
Signore, non disdegnare questa preghiera,
la preghiera di questo misero.
Conservami la tua grazia fino alla fine,
custodiscimi come per il passato. Amen.
Efrem il Greco
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che hai potere sulla vita e sulla morte,
tu conosci ciò che è segreto e nascosto,
i pensieri e i sentimenti non ti sono velati.
Guarisci i miei raggiri e il male fatto nella mia vita.
Ecco, la mia vita declina di giorno in giorno,
ma i miei peccati crescono.
Signore, Dio delle anime e dei corpi,
tu conosci l'estrema fragilità della mia anima e del mio corpo,
concedimi forza nella mia debolezza,
sostienimi nella mia miseria.
Dammi un animo grato:
che mi ricordi sempre dei tuoi benefici,
non ricordare i miei numerosi peccati,
perdona tutti i miei tradimenti.
Signore, non disdegnare questa preghiera,
la preghiera di questo misero.
Conservami la tua grazia fino alla fine,
custodiscimi come per il passato. Amen.
Efrem il Greco
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Angelo Custode/107
Tu non sei completamente un “operaio dell’undicesima ora’, non sei più un operaio assunto di buon mattino, sebbene hai potuto figurare in mezzo a loro. Poco importa oggi. Nella sua immensa generosità, il Maestro della vigna ti pagherà il salario di tutta la giornata. I suoi criteri non sono i vostri; essi sono stabiliti esclusivamente dall’amore (cfr. Mt 20, 1-16).
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Madre Teresa di Calcutta/95
Sarebbe una vergogna per noi essere più ricche di Gesù che, per amor nostro, si assoggettò alla povertà.
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Preghiera del mattino 12/IV/2014
Signore Gesù, rafforza la nostra fede, nel momento in cui entriamo con te nel mistero pasquale.
Fa' che non ci scandalizziamo della croce.
Tutti i nostri sforzi mirino alla stessa direzione, perché i figli di Dio siano riuniti.
Signore, concedici questa grazia, affinché possiamo invitarti, con cuore accogliente, a vivere con noi la festa della risurrezione.
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Fa' che non ci scandalizziamo della croce.
Tutti i nostri sforzi mirino alla stessa direzione, perché i figli di Dio siano riuniti.
Signore, concedici questa grazia, affinché possiamo invitarti, con cuore accogliente, a vivere con noi la festa della risurrezione.
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venerdì 11 aprile 2014
Cercavano di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani
Gv 10,31-42
31 Di nuovo i Giudei raccolsero delle pietre per lapidarlo. 32 Gesù disse loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?». 33 Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un'opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio». 34 Disse loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: Io ho detto: voi siete dèi? 35 Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio - e la Scrittura non può essere annullata -, 36 a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: «Tu bestemmi», perché ho detto: «Sono Figlio di Dio»? 37 Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; 38 ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre». 39 Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani. 40 Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase. 41 Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». 42 E in quel luogo molti credettero in lui.
Il dialogo con i giudei, riportato nei capitoli 7 e 8 aveva avuto come epilogo il tentativo di uccidere Gesù a sassate. Qui tentano ancora una volta di lapidarlo. Le parole di Gesù di essere una cosa sola con Dio si rivelano scandalose agli orecchi degli increduli giudei.
Gesù dimostra di essere il Figlio di Dio con una duplice argomentazione, quella della Scrittura e quella delle opere straordinarie compiute nel nome del Padre. Gesù reagisce in modo pacato al gesto violento dei suoi avversari: "Vi ho mostrato molte opere buone da parte del Padre; per quale di queste opere mi lapidate?" (v. 32).
I giudei replicano che lo vogliono lapidare per la bestemmia pronunciata, perché si proclama Dio. Gesù argomenta dal Sal 81, di valore incontestabile per i giudei, che se dei semplici uomini sono chiamati dei e figli dell'Altissimo, quanto più è Figlio di Dio colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo per essere il rivelatore definitivo e il salvatore universale. La seconda argomentazione di Gesù a prova della sua divinità è costituita dalle opere eccezionali compiute nel nome del Padre (cfr Gv 10,37-38).
È il Padre che, nel Figlio, compie le sue opere (cfr Gv 14,10-11). I giudei sarebbero senza colpa se Gesù non avesse compiuto opere che nessun altro al mondo ha mai fatto; ma ora non sono scusabili per questo peccato (cfr Gv 15,23-25). Le opere eccezionali compiute da Gesù hanno una finalità ben precisa: favorire la fede nella sua divinità: "Credete alle opere, affinché sappiate e conosciate che il Padre è in me e io sono nel Padre (Gv 10,38). Gesù si ritira a Betània, non il villaggio di Lazzaro, ma una località situata sulla sinistra del Giordano dove il Battista aveva svolto il suo primo ministero (cfr Gv 1,28).
Questo ritorno di Gesù nel luogo dove aveva avuto inizio la sua rivelazione pubblica forma un'inclusione solenne tra Gv 1,28ss e 10,40ss. Forse l'evangelista vuole insinuare che la sua manifestazione davanti al mondo iniziata a Betània si conclude, dopo essersi infranta contro il muro dell'incredulità dei giudei. Queste persone che vanno da Gesù (v. 41) indicano il movimento della fede. I nuovi discepoli constatano che le cose dette da Giovanni Battista sul conto di Gesù erano vere. Queste persone che credono esistenzialmente nel Figlio di Dio si rivelano come pecore di Cristo: ascoltano la sua voce e lo seguono (cfr Gv 10,27).
Padre Lino Pedron
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31 Di nuovo i Giudei raccolsero delle pietre per lapidarlo. 32 Gesù disse loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?». 33 Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un'opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio». 34 Disse loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: Io ho detto: voi siete dèi? 35 Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio - e la Scrittura non può essere annullata -, 36 a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: «Tu bestemmi», perché ho detto: «Sono Figlio di Dio»? 37 Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; 38 ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre». 39 Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani. 40 Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase. 41 Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». 42 E in quel luogo molti credettero in lui.
Il dialogo con i giudei, riportato nei capitoli 7 e 8 aveva avuto come epilogo il tentativo di uccidere Gesù a sassate. Qui tentano ancora una volta di lapidarlo. Le parole di Gesù di essere una cosa sola con Dio si rivelano scandalose agli orecchi degli increduli giudei.
Gesù dimostra di essere il Figlio di Dio con una duplice argomentazione, quella della Scrittura e quella delle opere straordinarie compiute nel nome del Padre. Gesù reagisce in modo pacato al gesto violento dei suoi avversari: "Vi ho mostrato molte opere buone da parte del Padre; per quale di queste opere mi lapidate?" (v. 32).
I giudei replicano che lo vogliono lapidare per la bestemmia pronunciata, perché si proclama Dio. Gesù argomenta dal Sal 81, di valore incontestabile per i giudei, che se dei semplici uomini sono chiamati dei e figli dell'Altissimo, quanto più è Figlio di Dio colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo per essere il rivelatore definitivo e il salvatore universale. La seconda argomentazione di Gesù a prova della sua divinità è costituita dalle opere eccezionali compiute nel nome del Padre (cfr Gv 10,37-38).
È il Padre che, nel Figlio, compie le sue opere (cfr Gv 14,10-11). I giudei sarebbero senza colpa se Gesù non avesse compiuto opere che nessun altro al mondo ha mai fatto; ma ora non sono scusabili per questo peccato (cfr Gv 15,23-25). Le opere eccezionali compiute da Gesù hanno una finalità ben precisa: favorire la fede nella sua divinità: "Credete alle opere, affinché sappiate e conosciate che il Padre è in me e io sono nel Padre (Gv 10,38). Gesù si ritira a Betània, non il villaggio di Lazzaro, ma una località situata sulla sinistra del Giordano dove il Battista aveva svolto il suo primo ministero (cfr Gv 1,28).
Questo ritorno di Gesù nel luogo dove aveva avuto inizio la sua rivelazione pubblica forma un'inclusione solenne tra Gv 1,28ss e 10,40ss. Forse l'evangelista vuole insinuare che la sua manifestazione davanti al mondo iniziata a Betània si conclude, dopo essersi infranta contro il muro dell'incredulità dei giudei. Queste persone che vanno da Gesù (v. 41) indicano il movimento della fede. I nuovi discepoli constatano che le cose dette da Giovanni Battista sul conto di Gesù erano vere. Queste persone che credono esistenzialmente nel Figlio di Dio si rivelano come pecore di Cristo: ascoltano la sua voce e lo seguono (cfr Gv 10,27).
Padre Lino Pedron
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meditazione del giorno,
Padre Lino Pedron
O Verità
O Verità che illumini il mio cuore, fa' che non siano le tenebre a parlarmi!
Mi sono buttato in mezzo ad esse e mi sono trovato al buio, ma anche da quaggiù ti ho amato tanto.
Mi sono smarrito, ma mi sono ricordato di te.
Ho sentito la tua voce alle mie spalle, mi diceva di tornare indietro: l'ho sentita a malapena, a causa dell'inquietudine che tumultuava in me, ma ecco che ora torno, assetato e desideroso, alla tua fonte.
S. Agostino
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Mi sono buttato in mezzo ad esse e mi sono trovato al buio, ma anche da quaggiù ti ho amato tanto.
Mi sono smarrito, ma mi sono ricordato di te.
Ho sentito la tua voce alle mie spalle, mi diceva di tornare indietro: l'ho sentita a malapena, a causa dell'inquietudine che tumultuava in me, ma ecco che ora torno, assetato e desideroso, alla tua fonte.
S. Agostino
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