martedì 18 dicembre 2012

Gesù nascerà da Maria, sposa di Giuseppe, figlio di Davide

Mt 1,18-24
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo.  Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio con noi. Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa. 

Nella genealogia di Gesù Cristo, Matteo ci ha dato una visione teologica del susseguirsi delle generazioni. 
Ora prosegue questa sua concezione presentando il ruolo e la missione di Giuseppe dal punto di vista di Dio. 
Giuseppe è un uomo giusto (v. 19). 
Il suo problema non è principalmente la situazione nuova che si è creata con la sua promessa sposa Maria, ma il suo rapporto con questo bambino che sta per nascere e la responsabilità che egli sente verso di lui. 
Giuseppe è detto giusto perché sintetizza nella sua persona l'atteggiamento dei giusti dell'Antico Testamento e in particolare quello di Abramo (cf. Mt 1,20-21 con Gen 17,19). 
La giustizia di Giuseppe non è quella "secondo la legge" che autorizza a ripudiare la propria moglie, ma quella "secondo la fede" che chiede a Giuseppe di accettare in Maria l'opera di Dio e del suo Spirito e gli impedisce di attribuirsi i meriti dell'azione di Dio. 
Di sua iniziativa Giuseppe non ritiene di poter prendere con sé una persona che Dio si è riservata. 
Egli si ritira di fronte a Dio, senza contendere, e rinuncia a diventare lo sposo di Maria e il padre del bambino che sta per nascere; per questo decide di rinviare segretamente Maria alla sua famiglia. 
Giuseppe è giusto di una giustizia che scopriremo nel seguito del vangelo, quella che si esprime nell'amore dato senza discriminazioni a chi lo merita e a chi non lo merita (Mt 5,44-48) ed è riassunto nella "regola d'oro": "Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro" (Mt 7,12). 
L'uomo giusto è misericordioso come Dio è misericordioso. La crisi di Giuseppe ha lo stesso significato dell'obiezione di Maria in Luca 1,29. Maria era turbata perché non sapeva che cosa significasse il saluto dell'angelo. Giuseppe è incerto perché non sa spiegarsi ciò che è avvenuto in Maria. Maria può chiedere la spiegazione all'angelo, ma Giuseppe non sa a chi rivolgersi; per questo decide di mettersi in disparte aspettando che qualcuno venga a liberarlo dalle sue perplessità. 
Matteo mette in rilievo l'identità messianica di Gesù affermando la sua discendenza da Davide, al quale Dio aveva promesso un discendente che avrebbe regnato in eterno sulla casa di Giacobbe (cf. Lc 1,33; 2Sam 7,16). Quindi, secondo la genealogia, Gesù è il discendente di Davide non in virtù di Maria, ma di Giuseppe (v. 16). 
E' per questo che Matteo presenta Giuseppe come destinatario dell'annuncio con il quale gli viene dato l'ordine di prendere Maria con sé e di dare il nome a Gesù. Giuseppe, riconoscendo legalmente Gesù come figlio, lo rende a tutti gli effetti discendente di Davide. Gesù verrà così riconosciuto come figlio di Davide (Mt 1,1; 9,27; 20,30-31; 21,9; 22,42). 
Il nome di Gesù significa "Dio salva". 
La promessa di salvezza contenuta nel nome di Gesù viene presentata in termini spirituali come salvezza dai peccati (v. 21). Anche per Luca la salvezza portata da Gesù consiste nella remissione dei peccati (Lc 1,17). In queste parole c'è il netto rifiuto di un messianismo terreno: Gesù non è venuto a conquistare il regno d'Israele o a liberare la sua nazione dalla dominazione straniera.
La singolarità dell'apparizione dell'angelo consiste nel fatto che essa avviene in sogno. Matteo forse presenta Giuseppe secondo il modello del patriarca Giuseppe, viceré d'Egitto (Gen 37,5ss). La cosa importante è che l'apparizione dell'angelo chiarisce con sicurezza che la direttiva viene da Dio. 
Nel versetto 22 troviamo la prima citazione dell'Antico Testamento. Questa è preceduta dalla formula introduttiva: "Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta". 
Con questa espressione Matteo vuol darci l'idea del compimento delle intenzioni di Dio contenute nella Scrittura. 
E' importante notare che attraverso il profeta ha parlato Dio. Con la citazione di Isaia 7,14 Matteo presenta la generazione di Gesù come un parto verginale. Gesù quale Emmanuele, Dio con noi, costituisce un motivo centrale del vangelo di Matteo. 
Questa citazione di Isaia forma un'inclusione con l'ultima frase del vangelo: "Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo" (Mt 28,20). Giuseppe, uomo giusto, si desta dal sonno e agisce. 
L'esecuzione descrive la sua obbedienza. Pur prendendo con sé Maria, egli non la conosce. Il conoscere indica già in Gen 4,1 il rapporto sessuale. 
L'imposizione del nome di Gesù ad opera di Giuseppe assicura di fronte alla legge la discendenza davidica del figlio di Maria. 
Padre Lino Pedron
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Preghiera del mattino del 18/XII/2012

"Ecco la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi". 
Unica aurora che precede il sole, stirpe di Davide che spunta come una rosa in mezzo alle spine. 
Miriam, figlia di Israele che porti in grembo colui che porta tutto, candida alba che annuncia nel silenzio verginale il sorgere tanto atteso del sole che viene a visitarci. 
Maria, grazie alla tua luce che solo gli umili vedono, noi sappiamo che, per tutti coloro che abitavano nella valle delle tenebre di morte, è giunta la liberazione. 
Porta di comunicazione fra il cielo e la terra, attraverso te io mi reco a Betlemme dove il cielo scende sulla terra.
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lunedì 17 dicembre 2012

Consentigli di essere esigente con te!

Dio ci ama infinitamente di più di quanto tu stesso ti ami... consentigli, dunque, di essere esigente con te! (Forgia, 813) 

Il Signore conosce bene i nostri limiti, l'attaccamento alla nostra personalità, le nostre ambizioni; conosce quanto ci sia difficile dimenticare noi stessi e darci agli altri. Sa che cosa sia non trovare amore e costatare che anche quelli che dicono di seguirlo lo fanno solo a metà. Ricorderete le scene drammatiche, narrate dagli Evangelisti, nelle quali vediamo gli Apostoli pieni ancora di aspirazioni temporali e di progetti soltanto umani. Ma Gesù li ha scelti, li tiene con sé, e affida loro la missione che Egli aveva ricevuto dal Padre. 
Anche noi siamo chiamati da Gesù che ci domanda, come a Giacomo e a Giovanni:Potestis bibere calicem, quem ego bibiturus sum?, siete disposti a bere il calice che io sto per bere, il calice dell'abbandono completo alla volontà del Padre? Possumus!, sì, siamo disposti, rispondono Giacomo e Giovanni. Io e voi, siamo veramente disposti a compiere in tutto la volontà di Dio nostro Padre? Abbiamo dato tutto intero il nostro cuore al Signore, o ci manteniamo attaccati a noi stessi, ai nostri interessi, ai nostri comodi, al nostro amor proprio? C'è qualcosa che non si addice alla nostra condizione di cristiani e che ci impedisce di purificarci? Ecco oggi l'occasione di rettificare. (E' Gesù che passa, 15)
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Genealogia di Gesù Cristo, figlio di Davide

Mt 1,1-17 
Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo. Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide. Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Uria, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abia, Abia generò Asaf, Asaf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozia, Ozia generò Ioatàm, Ioatàm generò Acaz, Acaz generò Ezechia, Ezechia generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosia, Giosia generò Ieconia e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia. Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconia generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleazar, Eleazar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo. In tal modo, tutte le generazioni da Abramo a Davide sono quattordici, da Davide fino alla deportazione in Babilonia quattordici, dalla deportazione in Babilonia a Cristo quattordici. 

Questa genealogia si ispira al primo libro delle Cronache 1,34; 2,1-15; 3,1-18; e al libro di Rut 4,18-22. Per l'ebreo la storia si esprime in termini di genesi, di generazione. 
Nella Bibbia c'è una sola storia, quella di una promessa fatta da Dio ad Abramo, padre dei credenti (cf. Is 51,1- 2), manifestatasi nel re Davide (cf. Is 9,6; 11,1-9) e adempiuta in Gesù (cfr Gal 3,28-29). 
Il primo versetto di questo brano è il titolo della genealogia, ma può essere contemporaneamente il titolo di tutto il vangelo. 
L'espressione "libro della genesi" richiama il titolo del primo libro della Bibbia e suggerisce che il vangelo è il racconto della nuova creazione. 
L'evangelista Giovanni si pone sulla stessa linea mettendo all'inizio del suo vangelo le parole "in principio", riprese direttamente dal libro della Genesi 1,1. Come figlio di Davide, Gesù porta a pieno compimento le promesse che Dio aveva fatto per mezzo dei profeti (2Sam 7,1ss; Is 7,14ss). 
Come figlio di Abramo realizza perfettamente la promessa fatta al capostipite del popolo di Dio: "In te si diranno benedette tutte le famiglie della terra... Ti renderò molto, molto fecondo; ti farò diventare nazioni e da te nasceranno dei re" (Gen 17,6; cf. Gal 3,8-29). 
La genealogia mette in evidenza la continuità tra la storia d'Israele e la missione di Gesù e ci prepara a capire il vangelo, secondo il quale la Chiesa fondata da Gesù (Mt 16,18) è il vero Israele di Dio e l'erede di tutte le sue promesse. 
Al versetto 16 la struttura dell'albero genealogico bruscamente si spezza. Stando al susseguirsi delle generazioni precedenti, avremmo dovuto leggere: Giacobbe generò Giuseppe e Giuseppe generò Gesù. Leggiamo invece:" Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale fu generato (da Dio) Gesù chiamato il Cristo". 
Questo verbo in forma passiva "fu generato" (in greco eghennethe) esprime l'azione di Dio, che verrà richiamata esplicitamente nel brano seguente:" Quel che è generato in lei viene dallo Spirito santo" (Mt 1,20). 
Nel versetto 17 Matteo attribuisce una grande importanza al numero 14. Questo numero è la somma di valori numerici delle tre lettere dell'alfabeto ebraico che formano il nome di Davide (daleth, waw,daleth = 4+6+4). Questo versetto esprime una tesi teologica: sottolineando la cifra di Davide moltiplicata per tre (la cifra tre è simbolica: esprime la realtà dell'uomo nella sua continuità, nel suo permanere nell'essere), Matteo pone l'accento su Davide e sulla continuità della sua discendenza, argomento che svilupperà nel brano seguente. 
Padre Lino Pedron
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Preghiera del mattino del 17/XII/2012

Padre, manda il tuo Spirito Santo ad addolcire il nostro cuore e la nostra volontà ostinata, affinché, perdonati nel sacramento apportatore di vita istituito da tuo Figlio, noi stessi siamo, a tua immagine, esempi della disposizione a perdonare con gioia.
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domenica 16 dicembre 2012

Eroe è colui

L'autentico «eroe»
è l'uomo qualunque che ha pazienza,
è l'umile che accetta
il mistero della vita, 
il mistero della fede,
il mistero dell'eternità.
Eroe è l'operaio flagellato dalla vita; 
è la madre ricca di paura 
per l'avvenire e di lacrime; 
è il prete solitario e amato solo da Dio, 
dimenticato da tutti, 
tormentato dalla sua solitudine 
e assetato di bellezza; 
è il giovane che si apre alla vita 
e la trova amara e malinconica... 
Eroe è colui che crede fino allo spasimo 
all'amore di Dio,
al progetto infallibile della provvidenza, 
al mistero dell'infinito e dell'onnipotente; 
eroe è colui che ogni giorno 
accetta con pazienza e con sorriso la vita 
e aspetta l'incontro con Cristo.
NICOLINO SARALE

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Testimonianza

Donami, mio Dio, 
di saperti portare 
come segreto d'amore
che illumina tutta la vita.

Donami di saperti rivelare, 
affinché tutte le creature 
benedicano il tuo nome.

Tu sei il mio compagno di viaggio; 
tu dài senso al mio cammino. 
Fa' che sappia affidarmi 
alla tua mano 
mentre mi conduci nella notte, 
verso il mattino di luce.
Tu sei grande, Signore,
e nulla trascuri della mia piccolezza, 
non un gesto d'offerta, 
non un soffio di preghiera; 
e, mettendo in me il tuo mistero, 
mi rendi per il mondo
segno luminoso della tua presenza di salvezza.

P. MAIOR

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E noi che cosa dobbiamo fare?

Lc 3,10-18 
Le folle lo interrogavano: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto». Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare? ». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe». Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile». Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo. 

Un vero spirito di penitenza pone sempre la domanda: "Che cosa dobbiamo fare?". La predica di Pietro a Pentecoste toccò il cuore degli ascoltatori ed essi dissero: "Che cosa dobbiamo fare, fratelli?" (At 2,37). 
La domanda sulle opere da fare manifesta il valore della penitenza. Le opere in cui si manifesta il mutamento di vita e la seria penitenza sono l'amore sincero del prossimo, lo spartire con gli altri quello che si ha. 
La condivisione è l'unica prova dell'avvenuta conversione. 
Giovanni non pretende che i suoi ascoltatori diano anche l'unica tunica che possiedono. Non pretende dalla gente l'eroismo, ma la misericordia, il concreto amore del prossimo, la solidarietà sociale. 
La vera conversione si dimostra dal posto dato all'uomo, soprattutto bisognoso e povero, prima ancora che dal posto dato a Dio. 
I pubblicani incarnano la cupidigia del guadagno, la malafede, il tradimento verso il proprio popolo, perché spesso stavano al servizio dei dominatori stranieri. Neppure loro sono esclusi dalla strada verso la salvezza. 
Giovanni non esige che abbandonino il loro mestiere di gabellieri, ma che non arricchiscano frodando. Più tardi Gesù tratterà il pubblicano Zaccheo come fa ora Giovanni. 
Ai giudei era proibito il servizio militare. Perciò questi soldati che si rivolgono a Giovanni sono dei pagani. Ogni restrizione è superata. "Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio" (Lc 3,6). I peccati consueti del militare sono il latrocinio vessatorio, l'estorsione con false denunce, l'abuso di potere. La radice di questo modo di agire è l'avidità. L'avidità delle ricchezze dev'essere sostituita con la soddisfazione dello stipendio guadagnato onestamente. Neanche ai militari viene chiesto di cambiare professione. Non si pretendono neppure particolari pratiche ascetiche. 
Giovanni segue la predica profetica di Michéa: "Con che cosa mi presenterò al Signore, mi prostrerò al Dio altissimo? Mi presenterò a lui con olocausti, con vitelli di un anno? Gradirà il Signore le migliaia di montoni e torrenti di olio a miriadi? Gli offrirò forse il mio primogenito per la mia colpa, il frutto delle mie viscere per il mio peccato? Uomo, ti è stato insegnato ciò che è buono e ciò che richiede il Signore da te: praticare la giustizia, amare la pietà, camminare umilmente con il tuo Dio" (Mi 6,6-8). 
Giovanni è un predicatore di penitenza, ma soprattutto è l'annunciatore della venuta del Signore. Tutto ciò non era molto chiaro per la gente. Per questo Giovanni presenta la sua vera identità: egli è un servo del Signore Gesù Cristo, un servo indegno di prestare anche il più umile servizio: quello di sciogliere i lacci dei sandali del suo Signore. 
Il suo abbassamento nei confronti del Messia non poteva essere più radicale. 
Il punto più alto del discorso è la presentazione del Cristo come "il più forte di me" (v. 16). Giovanni spiega che lui non innalza l'uomo a Dio. 
Semplicemente lo immerge nella sua verità, nell'acqua del suo limite e della sua morte, nella sua creaturalità, in attesa che venga "il più forte di lui". Costui immergerà l'uomo nello Spirito Santo, nella vita stessa di Dio. Questo Spirito sarà la vera salvezza dell'uomo: lo farà partecipe della vita divina. Il fuoco di Dio brucia nell'uomo ogni male e lo purifica portandolo alla salvezza. Connesso al tema del fuoco ritorna il tema del giudizio con allusione a Ml 3,19-20 e a Is 66,24. Il senso non è quello di condanna, ma quello di rivelazione della realtà per portare l'uomo alla conversione. 
Sulla linea del testo iniziale (3,4-6) preso dal libro delle consolazioni di Isaia, la predicazione di Giovanni è chiamata "consolazione" più che esortazione, come troviamo nella traduzione del testo (v. 18). 
Il ministero di Giovanni si conclude con uno sguardo riassuntivo della sua predicazione popolare. Egli reca la buona notizia, cioè il vangelo. Ciò sottolinea che il compito principale del Battista non è quello di annunciare un messia giudice, ma salvatore. 
Il Battista è figura e trasparenza di Gesù che egli annuncia ed attende. Come Gesù, ha la sorte del rifiuto, dell'arresto e dell'uccisione. Il motivo per cui viene imprigionato ed ucciso è l'adulterio del re. In questo adulterio del capo si può vedere il popolo stesso che, da sempre ha ripudiato il suo Sposo e Signore. A causa di questo adulterio, che porta a rivolgersi agli idoli invece che a Dio, anche Gesù verrà ripudiato ed ucciso. 
Lino Pedron
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Preghiera del mattino del 16/XII/2012

Padre misericordioso, in questo giorno in cui noi ricordiamo la tua risurrezione, custodiscici come tua proprietà. 
Fa' in modo che il nostro essere e la nostra azione assomiglino a Cristo, così come risplendono in Maria, la Vergine immacolata di Nazareth. 
Fa' che in questo giorno consacriamo ai nostri fratelli tutte le forze del nostro amore, in modo che Cristo possa venire a noi, e si stabilisca fra gli uomini il suo regno di amore e di verità. 
Per nostro Signore Gesù Cristo.
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sabato 15 dicembre 2012

Preghiera di ogni giorno

Dio, Padre di bontà e di amore, ti benedico, ti lodo e ti ringrazio perché per amore mi hai creato, per bontà mi mantieni in vita.
Tu che mi conosci per nome, volgi il tuo sguardo sulla mia vita; tu che vedi il mio cuore, i miei errori e il mio peccato, effondi su di me la grazia del tuo perdono; guarisci la mia anima e dammi un cuore nuovo, generoso e pieno di bontà.
Ti rendo grazie, o Padre,per tutto quello che oggi mi dai, ti ringrazio per la fede, l'amore e la speranza che ogni giorno metti nel mio cuore. 
Moltiplica, finché tu vuoi, i miei giorni e aiutami a vivere sempre alla tua presenza.

P. MAIOR
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O anima bellissima

O anima bellissima fra tutte le creature,
che desideri tanto conoscere
il luogo dove si trova il tuo diletto,
per trovarlo e unirti a lui!
Ormai ti è stato detto
che tu stessa sei il luogo
in cui egli dimora
e il nascondiglio dove si cela.
Tu puoi grandemente rallegrarti
sapendo che
tutto il tuo bene e l’intera tua speranza
è così vicina a te
da abitare dentro di te
o, per dire meglio,
che tu non puoi stare senza di lui:
«sappiate – dice lo sposo – 
che il regno di Dio è dentro di voi» 
e il suo servo, l’apostolo San Paolo,
soggiunge: «Voi siete il tempio di Dio».

San Giovanni della Croce

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Elìa è già venuto, e non l’hanno riconosciuto

Mt 17,10-13 
Allora i discepoli gli domandarono: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elia?». Ed egli rispose: «Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elia è già venuto e non l'hanno riconosciuto; anzi, hanno fatto di lui quello che hanno voluto. Così anche il Figlio dell'uomo dovrà soffrire per opera loro». Allora i discepoli compresero che egli parlava loro di Giovanni il Battista. 

La venuta di Elia a preparare e ad aprire con la sua predicazione l'era messianica era predetta da Ml 3,23. 
Non si tratta di un ritorno fisico di Elia, ma dell'apparizione di un profeta che avrebbe ricalcato le orme del grande predicatore dell'ottocento a.C. 
In questo senso non era difficile dire che era già venuto nella persona di Giovanni Battista. 
Nel vangelo di Matteo infatti Giovanni viene identificato con Elia (11,14) e descritto con caratteristiche che appartengono al profeta come la cintura di pelle (3,4; cf. 2Re 1,8). 
Non solo la sua missione ha lo scopo di preparare la venuta del Signore (11,10), ma anche la sua morte violenta e ingiusta prefigura il destino del Cristo, che deve patire ed essere crocifisso. 
I discepoli capiscono che Elia è lo stesso Giovanni Battista, che lancia l'appello definitivo alla conversione prima della venuta del Signore. 
Padre Lino Pedron
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Preghiera del mattino del 15/XII/2012

Mi chiedo quando gli uomini politici si metteranno d'accordo - perché ci sia finalmente la pace sulla terra. 
Mi chiedo quando gli strateghi militari compiranno il disarmo definitivo - perché ci sia finalmente la pace sulla terra. 
Mi chiedo quando le giostre di potere in seno alla nostra Chiesa cesseranno di essere necessarie - perché ci sia finalmente la pace sulla terra. 
Mi chiedo, oh sì, mi chiedo: quando concluderò infine la pace con me stesso?
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venerdì 14 dicembre 2012

Il Signore si serve di noi come di torce

Figli di Dio. — Portatori dell'unica fiamma capace di illuminare i cammini terreni delle anime, dell'unico fulgore, nel quale mai potranno darsi oscurità, ombre o penombre. — Il Signore si serve di noi come di torce, perché questa luce illumini... Da noi dipende che molti non rimangano nelle tenebre, ma percorrano sentieri che conducono fino alla vita eterna. (Forgia, 1) 

Iesus Christus, Deus homo: ecco i magnalia Dei, le opere meravigliose di Dio, dinanzi alle quali dobbiamo meditare e di cui dobbiamo rendere grazie al Signore, a colui che è venuto a portare la pace in terra agli uomini di buona volontà, a tutti coloro che vogliono unire la loro volontà alla Volontà santa di Dio: non soltanto ai ricchi, né soltanto ai poveri, ma a tutti gli uomini, a tutti i fratelli. Perché tutti siamo fratelli in Gesù, tutti figli di Dio e fratelli di Cristo; e sua Madre è nostra Madre. 
Sulla terra non c'è che una razza: quella dei figli di Dio. Tutti dobbiamo parlare la stessa lingua, quella che ci insegna il Padre nostro che è nei cieli, la lingua del dialogo di Gesù col Padre, la lingua che si parla col cuore e con la mente, quella stessa che usate ora nella vostra orazione. È la lingua delle anime contemplative, di coloro che sanno essere spirituali perché consapevoli della loro filiazione divina; una lingua che si esprime in mille mozioni della volontà, in tante illuminazioni radiose dell'intelligenza, negli affetti del cuore, nelle decisioni di condurre una vita retta, santa, lieta e pervasa di pace. (E' Gesù che passa, 13)
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Non ascoltano né Giovanni né il Figlio dell’uomo

Mt 11,16-19 
A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano:  «Vi abbiamo suon ato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!». È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: «È indemoniato». È venuto il Figlio dell'uomo, che mangia e beve, e dicono: «Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori». Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie». 

Di fronte a Giovanni che è "più che un profeta" (Mt 11,9) e a Gesù che è il Messia, "questa generazione" recalcitra come dei monelli che si rifiutano di stare al gioco. 
L'espressione "questa generazione" designa tutti coloro che sono incapaci di udire, di vedere e di giudicare adeguatamente. Gesù rimprovera agli uomini di "questa generazione" di essere come bambini capricciosi che vogliono essere lasciati in pace, che non vogliono essere sollecitati a fare delle scelte. Rifiutano un atteggiamento e anche il suo contrario, criticano una proposta e anche l'altra: e questo è la prova della loro insincerità e della loro cattiva volontà. 
I canti di gioia che invitano alla danza simboleggiano l'opera di Gesù, la sua comunione conviviale con i peccatori. Le lamentazioni indicano il Battista e la sua vita ascetica. Entrambi hanno incontrato il rifiuto di "questa generazione". La generazione del rifiuto ha preso la scusa dalla vita austera del Battista per muovergli l'accusa di essere un ossesso. 
L'accusa rivolta a Gesù si riferisce alla sua comunione conviviale con i pubblicani e i peccatori (Mt 9,11), che manifestava la sua offerta di grazia per tutti e la sua misericordia. Il rimprovero "mangione e beone" equivale a buono a nulla, fannullone, parassita. Di fronte a un giudizio così offensivo, duro e umiliante, Gesù ha una giustificazione da presentare: le sue opere. 
Matteo parla delle opere della sapienza e dice che la sapienza personificata è Cristo (cfr 1Cor 1, 24. 30). "Ma alla sapienza è stata resa giustizia dalle sue opere" (v. 19). La sapienza designa l'azione di Dio nella creazione e nella storia (cf. Sir 24; 42,15-25; Sap 10,1-11) ed esprime la volontà di Dio (Sap 9,13-18) che si lascia conoscere attraverso lo Spirito del Signore. Questa allusione alla sapienza ricorda Sir 18,1-4 dove il Signore viene proclamato giusto proprio per le sue opere. 
I rapporti di Gesù con i peccatori, l'accoglienza riservata loro - espressione della benevola volontà di Dio a cui egli si attiene nell'operare - diventano uno scandalo. Lo scandalo nasce dal fatto che egli col suo comportamento abbatte i muri che essi avevano accuratamente eretti tra sé e gli altri a salvaguardia dei loro privilegi. 
Padre Lino Pedron
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Preghiera del mattino del 14/XII/2012

Manco spesso di misericordia verso il prossimo. 
Lo misuro secondo criteri di prestazione. 
Lo giudico dalle apparenze. 
Lo classifico in certe categorie. 
Ti prego, aiutami ad imparare come vedere gli altri con il mio cuore al di là di ogni apparenza per lasciarli diventare uomini.
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Il valore divino del matrimonio

In mezzo al giubilo della festa, a Cana, soltanto Maria si accorge che manca il vino... L'anima giunge fino ai minimi dettagli di servizio se, come Lei, vive appassionatamente intenta ai bisogni del prossimo, per il Signore. (Solco, 631) 

L'amore puro e limpido degli sposi è una realtà santa che io, come sacerdote, benedico con tutte e due le mani. La tradizione cristiana ha visto frequentemente nella presenza di Gesù alle nozze di Cana una conferma del valore divino del matrimonio: Il nostro Salvatore si reco a quelle nozze — scrive san Cirillo d'Alessandria — per santificare il principio della generazione umana 
Il matrimonio è un sacramento che fa di due corpi una sola carne. La teologia afferma con forte espressione che la sua materia è costituita dal corpo stesso dei contraenti. Il Signore santifica e benedice l'amore del marito verso la moglie e quello della moglie verso il marito: ha disposto non solo la fusione delle loro anime, ma anche dei loro corpi. Nessun cristiano, sia o no chiamato alla vita coniugale, può quindi disprezzarla. 
Il Creatore ci ha dato l'intelligenza, quasi una scintilla dell'intelletto divino che ci consente — assieme alla libera volontà, altro dono di Dio — di conoscere e amare; e ha posto nel nostro corpo la capacità di generare, partecipandoci il suo potere creatore. Dio ha voluto servirsi dell'amore coniugale per donare al mondo nuove creature e accrescere il corpo della sua Chiesa. Il sesso non è una realtà vergognosa, ma un dono divino ordinato schiettamente alla vita, all'amore, alla fecondità. (E' Cristo che passa, 24)
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giovedì 13 dicembre 2012

Non ci fu uomo più grande di Giovanni Battista

Mt 11,11-15 
In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui. Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono. Tutti i Profeti e la Legge infatti hanno profetato fino a Giovanni. E, se volete comprendere, è lui quell'Elia che deve venire. Chi ha orecchi, ascolti! 

Il discorso su Giovanni però continua. Gesù riprende con l'espressione "in verità vi dico" che serve a dare rilievo e importanza a quanto segue: "Tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista; tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui" (v. 11). 
Gesù passa dalla realtà umana (lo stato di figlio di donna) alla realtà di figlio di Dio che solo i "piccoli" possiedono. Con questa affermazione Gesù sconvolge totalmente la concezione di ciò che è grande e di ciò che è piccolo. La vera grandezza è la piccolezza. 
Il vero "più piccolo" nel regno dei cieli è proprio il Signore Gesù, il quale non si presenta come il giudice adirato annunciato dal Battista (Mt 3,6- 12), ma come il Servo che solidarizza con i peccatori e dà la sua vita per loro (Mt 3,3-17; 12,15-21; 20,28). 
Gesù esprime il suo giudizio sul Battista. La grandezza di Giovanni non consiste soprattutto nell'austerità della sua vita e nella fortezza del suo carattere, ma nell'aver preparato la via davanti al Cristo. Giovanni Battista è inserito nella linea di continuità con i profeti dell'Antico Testamento, i quali hanno preparato la via a Gesù. In questo senso è il più grande: perché in lui l'attesa d'Israele trova il suo compimento. 
Ma vi è al tempo stesso una rottura: il regno dei cieli. divenuto vicino agli uomini in Gesù, è di una novità assolutamente radicale; in questo senso il più piccolo nel regno dei cieli, cioè il discepolo di Gesù, è più grande di lui. Si passa così dalla realtà umana (lo stato di figlio nato da donna) alla realtà divina (lo stato di figlio del Padre) che solo i piccoli possono comprendere. Ciò che Giovanni deve scoprire, e con lui gli ascoltatori di Gesù di tutti i tempi, è che Gesù sconvolge totalmente la concezione di ciò che è grande e di ciò che è piccolo: la vera grandezza è la piccolezza, quello scomparire che si manifesta nell'atteggiamento di Gesù. 
Il vero "più piccolo" nel regno dei cieli è proprio Gesù, la cui autorità so vrana non assume i tratti del giudice adirato (cfr l'annuncio del Battista in Mt 3,8-12), ma quello di un servitore che si impegna con gli uomini e patisce con essi (cfr Mt 3,13-17; 20,28). 
"Dai giorni di Giovanni Battista fino ad ora il regno dei cieli soffre violenza, e i violenti se ne impadroniscono" (v. 12) è un'espressione interpretata in vari modi. 
Può trattarsi: 1. della santa violenza di coloro che si impadroniscono del regno dei cieli a prezzo di dure rinunce; 2.della violenza malvagia di coloro che pretendono di stabilire il Regno con le armi (gli zeloti); 3. della tirannia delle potenze demoniache, o dei loro fautori terreni, che pretendono di conservare l'impero di questo mondo e impedire l'affermazione del regno di Dio. 
Infine alcuni traducono: "il regno dei cieli si fa strada con violenza", cioè si stabilisce con forza a dispetto di tutti gli ostacoli. Senza nulla togliere alle varie interpretazioni, il contesto di Matteo consiglia la terza là dove dice: "Guai a voi scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti agli uomini; perché così voi non vi entrate, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrarci" (Mt 23,13). 
L'interpretazione cristiana del Battista identifica Giovanni con l'atteso Elia quale precursore del Messia (Ml 3,23- 24; Sir 48,10). Il rifiuto del Battista da parte degli scribi e dei farisei è intimamente legato col rifiuto di Gesù da parte degli stessi (Mt 11,19). 
Chi rifiuta il Messia, rifiuta anche colui che l'ha preceduto. Il destino del Messia è anche il destino del suo precursore (Mt 17,12). Questa parte del discorso si conclude con un grido di risveglio (v. 15). L'uomo della Bibbia è ascoltatore della Parola. Ascoltando egli giunge alla fede, non ascoltando si rende colpevole. 
Gesù ha pienamente riconosciuto il Battista e la sua opera e gli ha tributato un giudizio di massimo rispetto definendolo "più che un profeta" e "il più grande tra i nati di donna". 
Padre Lino Pedron
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Preghiera del mattino del 13/XII/2012

C'è in me la speranza di un mondo giusto e bello. 
Il mio amore va a ciò che vi è di buono nell'uomo. 
Ho fiducia in te per sostenere e salvaguardare la tua creazione. 
Concedimi senza sosta il coraggio e la forza di camminare con tutta la mia anima sui passi di Gesù affinché, anche grazie a me, altri possano presagire il regno di Dio.
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mercoledì 12 dicembre 2012

Simili a bambini davanti a Dio

Nel considerare proprio ora le mie miserie, Gesù, ti ho detto: lasciati ingannare da tuo figlio, come quei papà buoni, tenerissimi, che mettono in mano al loro bambino il regalo che vogliono ricevere da lui..., perché sanno molto bene che i bambini non hanno nulla. — E che gran festa quella del padre e del figlio, anche se tutti e due conoscono il segreto! (Forgia, 195) 

La vita d'orazione e di penitenza e la consapevolezza della nostra filiazione divina, ci trasformano in cristiani di profonda pietà, simili a bambini davanti a Dio. La pietà è la virtù dei figli, e perché il figlio possa abbandonarsi nelle braccia di suo padre, deve essere e sentirsi piccolo, bisognoso di tutto. Ho meditato frequentemente sulla vita di infanzia spirituale: essa non è in contrasto con la fortezza; anzi, richiede una volontà forte, una maturità ben temprata, un carattere fermo e aperto. 
Pietà di bambini, dunque; ma non ignoranti, perché ognuno deve impegnarsi, nella misura delle sue possibilità, nello studio serio e scientifico della fede: la teologia non è altro che questo. Pietà di bambini — ripeto — e dottrina sicura di teologi. 
Il desiderio di acquistare la scienza teologica — la buona e sicura dottrina cristiana — è mosso, in primo luogo, dal bisogno di conoscere e amare Dio. Nello stesso tempo, è anche conseguenza della preoccupazione di un'anima fedele di scoprire il significato profondo di questo mondo, opera del Creatore. Con ricorrente monotonia, alcuni cercano di far rivivere una presunta incompatibilità tra fede e scienza, tra intelligenza umana e Rivelazione divina. Questa incompatibilità si manifesta, ma soltanto apparentemente, quando non si comprendono i termini reali del problema. 
Dato che il mondo è uscito dalle mani di Dio, ed Egli ha creato l'uomo a sua immagine e somiglianza e gli ha dato una scintilla della sua luce, il lavoro dell'intelligenza — ancorché richieda un duro sforzo — deve sviscerare il senso divino già insito naturalmente in tutte le cose; e con la luce della fede ne percepiamo anche il valore soprannaturale, reso comprensibile dalla nostra elevazione all'ordine della grazia. Non possiamo aver paura della scienza, perché qualsiasi ricerca, se è veramente scientifica, tende alla verità. E Cristo ha detto: Ego sum veritas, io sono la verità. (E' Gesù che passa, 10)
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Venite a me, voi tutti che siete stanchi

Mt 11,28-30 
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero». 

Gli affaticati e gli oppressi sono coloro che penavano sotto le pesanti prescrizioni della legge e che si sentivano smarriti davanti alla dottrina difficile e complicata dei rabbini. 
Gesù invita tutti costoro a cercare nel suo vangelo la vera volontà di Dio: una volontà esigente, ma lineare e semplice, alla portata di tutti. Gesù si definisce mite e umile di cuore. 
Mite significa l'atteggiamento di Gesù nei confronti degli uomini, un atteggiamento lineare, coraggioso ma non violento; misericordioso, tollerante, pronto al perdono, ma anche severo ed esigente. Umile indica l'atteggiamento ubbidiente e docile alla volontà del Padre: un atteggiamento interiore, libero e voluto. 
Il "riposo" che Gesù offre, corrisponde alla promessa biblica di pace e felicità. Al seguito di Gesù, la volontà di Dio non è più un giogo oppressivo e duro, ma genera già ora quella pace gioiosa promessa agli umili e ai miti, garanzia della salvezza definitiva. 
Gli insegnamenti degli scribi e dei farisei, invece, sono "pesanti fardelli che impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito" (Mt 23,4) e producono allontanamento da Dio e disperazione di potersi salvare. 
Al contrario, il "carico" di Gesù è leggero; la religione cristiana non consiste nell'osservanza della legge giudaica ma nell'entrare nel rapporto del Figlio con il Padre assumendo l'atteggiamento dei piccoli. 
Tutti coloro che sono disillusi da ogni forma di religione che non salva e appesantisce la vita sono invitati a seguire Gesù che porta al mondo la religione vera e definitiva. Gesù si presenta " mite e umile di cuore". 
Mite significa il suo atteggiamento accogliente e misericordioso verso gli uomini. Umile di cuore indica il suo atteggiamento ubbidiente alla volontà del Padre. Gesù non è un maestro autoritario. 
Egli non impone agli altri i pesi che prima non ha portato lui. Il giogo è "suo" perché l'ha portato lui per primo ed è "leggero" perché non contiene ordini assurdi e impossibili. 
Lo ricordava Pietro nell'assemblea degli apostoli e degli anziani a Gerusalemme: "Or dunque, perché continuate a tentare Dio, imponendo sul collo dei discepoli un giogo che né i nostri padri né noi siamo stati in grado di portare? Noi crediamo che per la grazia del Signore Gesù siamo salvati…" (At 15,10-11). E la prima lettera di Giovanni ci assicura: "I suoi comandamenti non sono gravosi" (1Gv 5,3). 
Padre Lino Pedron
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Preghiera del mattino del 12/XII/2012

Tu mi inviti a impegnarmi in questo nuovo giorno. 
Lo incomincio pieno di buoni propositi. 
Voglio trattare con pazienza e amore tutti quelli che avranno oggi bisogno della mia presenza. 
Resta al mio fianco e sii il mio sostegno.
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martedì 11 dicembre 2012

Richiesta di preghiere 17/2012

45) Leda dalla Sicilia: o MARIA aiutami 

46) Vincenzo dalla Sicilia: vi chiedo preghiere per me che soffro di ansia e depressione 

47) Emilia da Ascoli Piceno: Chiedo preghiere per mio figlio Carlo che è stato lasciato dalla ragazza, è andato fuori di testa, non riesce a fare niente. Sono già 5 mesi, e non so più che fare. Io prego ma aiutatemi a pregare per questo figlio avendo un lavoro importante. Che la Madonnina lo converta, e misericordia. Grazie che mi avete ascoltato. 

48)Paolo da Roma: Ciao, mi chiamo Paolo e vi chiedo di pregare per mio figlio Luca di 10 anni che sta combattendo contro la leucemia da tanto tempo, ora l'unica speranza è un trapianto [...] Noi abbiamo tanta tanta paura. Vi chiedo inoltre di pregare per l'altro figlio di 17 anni che a causa delle sofferenze del fratello e nostre ha abbandonato la chiesa e i sacramenti. Grazie 

49) Alessandro dalla Lombardia: Carissimi, vi chiedo di pregare per Michela M., 32 anni malata di tumore.I dottori le danno ormai poco da vivere, ciò che vi chiedo è di pregare per prima cosa per la sua conversione, che possa incontrare la misericordia di Dio prima dell'incontro con Lui. E pregare per la sua famiglia e le persone accanto.Se poi è nella sua volontà chiedo di pregare anche per la guarigione dal male che la affligge. Vi ringrazio di cuore. 

50) Antonello: chiedo preghiere per l'anima di Daniela, una giovane madre morta suicida qualche giorno fa. Invoco la misericordia di Dio per il tragico atto di disperazione di questa povera ragazza.
Vi chiedo di pregare anche per conversione e la pace di Roberto, un giovane alcolista, da anni disoccupato, che quando beve diventa violento tanto da essere diventato una preoccupante minaccia per la sua famiglia.Grazie a voi tutti. 
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Rendimi forte e generoso

Signore, altro è dire nelle ore buone:
" Sono pronto a tutto quel che Dio vorrà", altro è l'esser pronti davvero quando vien la croce.

Allora, spesso, il cuore è fiacco e timoroso, e i buoni propositi se ne vanno in fumo.

Aiutami dunque a star saldo, quando sarà necessario. 
Forse la croce è già qui, o molto vicina.

In qualsiasi momento venga, voglio esser pronto.
fammi forte e generoso, che io non mi lamenti e non indietreggi dinanzi all'inevitabile.

Voglio fissarvi coraggiosamente lo sguardo e riconoscere in esso la volontà del Padre.
Dammi la ferma fiducia che anche questa sofferenza servirà per il mio bene,
e dammi la forza perché l'accolga risoluto.

Raggiunto questo il più amaro sarà superato.
Amen.
Romano Guardini

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Dio non vuole che i piccoli si perdano

Mt 18,12-14 
Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita? In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda. 

La parabola della pecora smarrita ci insegna ad essere solleciti verso la sorte dei "piccoli", di considerarli importanti e di andare alla loro ricerca quando si perdono. 
Questa cura pastorale viene fondata teologicamente sullo stile di Dio Padre. Piccolo è colui che non conta, colui che serve. Il primo posto nella comunità è per costoro. 
L'autorità deve mettere i piccoli al primo posto nella sua considerazione e nei suoi programmi. 
E tutti, se vogliono stare nella comunità cristiana, devono mettersi in atteggiamento di servizio. 
Scandalizzare i piccoli è impedire loro di credere in Gesù. 
Il Padre vuole che nessun peccatore si perda. Lo scopo di questa parabola è di spingere la comunità cristiana, che trascura i peccatori ed è tentata di ripiegarsi pigramente su se stessa, a mettersi senza esitazione alla ricerca degli smarriti, dei cristiani che hanno dimenticato il primitivo fervore e la coerenza con gli ideali del vangelo. 
Chiunque è in pericolo ha la precedenza assoluta su tutto e su tutti a essere soccorso. 
Le parole di Gesù sottolineano ripetutamente "anche uno solo di questi piccoli" (vv. 6.10.14) per insegnarci non solo a capovolgere i criteri mondani riguardo alla grandezza, ma anche nei confronti della quantità: anche uno solo conta! 
La parabola della pecora smarrita ci riguarda personalmente perché è la nostra storia. 
Qualche volta siamo la pecora smarrita, altre volte siamo mandati a cercare la pecora smarrita che è il prossimo. Possiamo sperare di raggiungere la nostra salvezza soltanto se ci preoccupiamo anche della salvezza degli altri. 
Padre Lino Pedron
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Preghiera del mattino del 11/XII/2012

Ti ringrazio per questo nuovo giorno che ricevo dalle tue mani. 
Ancora oggi sarò sottoposto alle più diverse impressioni: prendimi per mano. 
Numerosi compiti mi attendono, agisci per mezzo della mia mano. 
Ogni sorta di pericoli mi minaccia: per proteggermi, prendimi nelle tue mani.
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lunedì 10 dicembre 2012

Dammi un cuore

O Gesù che tanto mi ami, ascoltami, te ne prego.
Che la tua volontà sia il mio desiderio, la mia passione, il mio amore.
Fa' che io ami quanto è tuo; ma soprattutto che io ami te solo.
Dammi un cuore così pieno d'amore per te, che nulla possa distrarmi da te.
Dammi un cuore fedele e forte, che mai tremi, né si abbassi. 
Un cuore retto che non conosca le vie tortuose del male.
Un cuore coraggioso, sempre pronto a lottare. Un cuore generoso, che non indietreggia alla vista degli ostacoli.
Un cuore umile e dolce come il tuo, Signore Gesù.

SAN TOMMASO D'AQUINO
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Preghiera della mamma

Signore, Ti affido i miei figli: veglia su di loro. Li ho cresciuti nelle tua conoscenza, ho fatto conoscere ed amare il Tuo nome.
Ora sono cresciuti, si sono a poco a poco staccati da me. Sono persone.
Ho cercato con impegno attento, di abituarli a fare a meno di me. Di me, non di Te, Signore. Tu me li avevi donati e affidati, io li ho cresciuti nel Tuo nome.
Ora sono io che li affido a Te. A Te che puoi seguirli dovunque. Meglio di quanto non abbia potuto fare io.
Signore, non ti chiedo di allontanare da loro le difficoltà ma fa che essi trovino in Te la forza per superarle: esse li matureranno.
Non ti chiedo di allontanare da loro i pericoli ma fa che essi li sappiano affrontare con coraggio e bontà: essi li faranno uomini.
Non ti prego di evitare loro le delusioni della vita, ma di conservare in loro la speranza e la fede: con esse potranno rendere il mondo migliore.
E se non mancherà loro, Signore, certamente la loro parte di dolore quotidiano, dà loro, Ti prego, la forza di unirlo a quello del Tuo divin Figlio, di offrirlo a Te: esso li farà santi.
Veglia, Ti prego, sui miei figli...
(di Monsignor Carlo Caputo)
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