Mamma,
chi ti scorgeva sempre lieta,
mite, sorridente e operosa,
si chiedeva dove attingevi tanta forza
pur provata dalla sofferenza
e vivendo nella diurna comune fatica.
Oh, mamma! perché,
almeno prima di andartene,
non ci dicesti il segreto
di una bontà che tutti vedevano,
che tutti godevano?
Te ne sei andata,
tacita, discreta, frettolosa...
Ma per te parlavano
le tue mani laboriose
e col rosario oranti,
che sul cuore ti stringevi.
Tu, mamma, che fosti per me e per tanti
la cara madonna della mia casa;
sempre e quotidianamente dico:
grazie!
PRIMO MAZZOLARI
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domenica 21 ottobre 2012
Preghiera del mattino del 21/X/2012
Tu sai, Signore, che non è facile mettersi ai piedi dell'uomo, perché la nostra tentazione permanente è di elevarci, di comandare, di governare, di opprimere.
La nostra società non vuole dei servitori, ma dei trionfatori.
Siamo costantemente bombardati da immagini di falsi dei che ci invitano alla tirannia e al dispotismo.
Il semplice servizio dell'amore significa tuffarsi nel mistero della tua gratuità.
E tutto quello che è gratuito è dubbio agli occhi della nostra società, perché tutto si compra e tutto si vende.
Per questo, Signore, concedici un cuore come quello di tuo Figlio, affinché sappiamo concederci volentieri al servizio dei nostri fratelli uomini.
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La nostra società non vuole dei servitori, ma dei trionfatori.
Siamo costantemente bombardati da immagini di falsi dei che ci invitano alla tirannia e al dispotismo.
Il semplice servizio dell'amore significa tuffarsi nel mistero della tua gratuità.
E tutto quello che è gratuito è dubbio agli occhi della nostra società, perché tutto si compra e tutto si vende.
Per questo, Signore, concedici un cuore come quello di tuo Figlio, affinché sappiamo concederci volentieri al servizio dei nostri fratelli uomini.
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sabato 20 ottobre 2012
Dacci tanta fiducia
Cristo, tu sei
tutta la nostra speranza:
ogni grazia ci viene
per mezzo del tuo amore,
della tua morte e risurrezione.
Insegnaci, Signore, a pregare,
ad esprimere
nella preghiera di supplica
la nostra fiducia,
nella preghiera di ringraziamento
l'accoglienza dei tuoi doni.
Dacci tanta fiducia
e così grande gratitudine
da accogliere ogni momento
della nostra vita
come un invito e un'occasione d'essere
per il nostro prossimo
strumenti di pace,
segni di speranza.
BERNHARD HARING
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tutta la nostra speranza:
ogni grazia ci viene
per mezzo del tuo amore,
della tua morte e risurrezione.
Insegnaci, Signore, a pregare,
ad esprimere
nella preghiera di supplica
la nostra fiducia,
nella preghiera di ringraziamento
l'accoglienza dei tuoi doni.
Dacci tanta fiducia
e così grande gratitudine
da accogliere ogni momento
della nostra vita
come un invito e un'occasione d'essere
per il nostro prossimo
strumenti di pace,
segni di speranza.
BERNHARD HARING
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Lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire
Lc 12,8-12
Io vi dico: chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell'uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini, sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio. Chiunque parlerà contro il Figlio dell'uomo, gli sarà perdonato; ma a chi bestemmierà lo Spirito Santo, non sarà perdonato. Quando vi porteranno davanti alle sinagoghe, ai magistrati e alle autorità, non preoccupatevi di come o di che cosa discolparvi, o di che cosa dire, perché lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire».
Il cristiano è testimone di Cristo davanti agli uomini.
Il suo futuro definitivo dipende dalla sua testimonianza attuale.
Non deve tener conto del giudizio dell’uomo, ma di quello del Figlio dell’uomo; non dei tribunali della terra, ma del tribunale di Dio.
Rinnegare Gesù è l’atteggiamento di chi non sa rinnegare sé stesso perché vuole salvare sé stesso con i propri mezzi, invece che essere salvato da Cristo.
L’ora della persecuzione mette in evidenza questo peccato, questo modo di vivere.
La testimonianza a Cristo non è fatta solo di parole, ma è la croce quotidiana di chi segue il Signore (cf. Lc 9,23- 24).
Gesù è «segno di contraddizione» (Lc 2,34): davanti alla povertà, all’umiliazione e all’umiltà del Figlio di Dio fatto uomo, istintivamente ci troviamo dalla parte opposta.
Il Crocifisso è dimenticato teoricamente e praticamente anche da noi cristiani (cf. Gal 3,1; Ef 4,20-21).
L’ignoranza del mistero di Cristo morto e risorto, è all’origine di tutti i nostri peccati e le nostre contro-testimonianze. «Chiunque parlerà contro il Figlio dell’uomo».
Gesù vive come uomo in mezzo agli uomini; egli è il Figlio dell’uomo nell’umiliazione.
Chi lo giudica soltanto secondo le sue capacità puramente umane e guarda a lui soltanto come uomo, può non essere consapevole del peccato che compie quando oltraggia Gesù. Dio, quindi, lo perdonerà. Gesù, prima di morire, ha pregato così: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno» (Lc 23,34). «Ma chi bestemmierà lo Spirito Santo..».
La bestemmia contro lo Spirito Santo è la perdita della fede, l’apostasia dopo aver ricevuto lo Spirito Santo (cf. Eb 6,4-6; 10,26-39).
Questa colpa non viene perdonata perché il perdono dei peccati e la salvezza possono essere ottenuti solo mediante la fede in Cristo.
Non è Dio che rifiuta il perdono, ma l’uomo che, rifiutando Cristo, rifiuta il perdono e la salvezza. È il peccato di chi non si riconosce peccatore e bisognoso di perdono (cf. Lc 18,9-14).
«Non preoccupatevi». La preoccupazione toglie ogni energia all’occupazione. La paura blocca. È il contrario della fede. L’affanno e la preoccupazione sono mancanza di fede nella provvidenza del Padre nostro che sa di che cosa abbiamo bisogno.
Egli ci ha donato tutto, donandoci il suo Figlio e lo Spirito Santo.
Dio sta davanti al cristiano come un Dio serio, perché la nostra vita e la salvezza del mondo è una cosa seria, come è stata seria la croce di Cristo.
Quindi il cristiano «serio» si manifesta nella consapevolezza della responsabilità che grava su di lui.
Tutto questo non lo scoraggia né lo deprime, anzi lo esalta, perché gode dell’onore di essere associato a un progetto formidabile di salvezza e perché si sente continuamente sostenuto dalla potenza dello Spirito.
Padre Lino Pedron
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Io vi dico: chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell'uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini, sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio. Chiunque parlerà contro il Figlio dell'uomo, gli sarà perdonato; ma a chi bestemmierà lo Spirito Santo, non sarà perdonato. Quando vi porteranno davanti alle sinagoghe, ai magistrati e alle autorità, non preoccupatevi di come o di che cosa discolparvi, o di che cosa dire, perché lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire».
Il cristiano è testimone di Cristo davanti agli uomini.
Il suo futuro definitivo dipende dalla sua testimonianza attuale.
Non deve tener conto del giudizio dell’uomo, ma di quello del Figlio dell’uomo; non dei tribunali della terra, ma del tribunale di Dio.
Rinnegare Gesù è l’atteggiamento di chi non sa rinnegare sé stesso perché vuole salvare sé stesso con i propri mezzi, invece che essere salvato da Cristo.
L’ora della persecuzione mette in evidenza questo peccato, questo modo di vivere.
La testimonianza a Cristo non è fatta solo di parole, ma è la croce quotidiana di chi segue il Signore (cf. Lc 9,23- 24).
Gesù è «segno di contraddizione» (Lc 2,34): davanti alla povertà, all’umiliazione e all’umiltà del Figlio di Dio fatto uomo, istintivamente ci troviamo dalla parte opposta.
Il Crocifisso è dimenticato teoricamente e praticamente anche da noi cristiani (cf. Gal 3,1; Ef 4,20-21).
L’ignoranza del mistero di Cristo morto e risorto, è all’origine di tutti i nostri peccati e le nostre contro-testimonianze. «Chiunque parlerà contro il Figlio dell’uomo».
Gesù vive come uomo in mezzo agli uomini; egli è il Figlio dell’uomo nell’umiliazione.
Chi lo giudica soltanto secondo le sue capacità puramente umane e guarda a lui soltanto come uomo, può non essere consapevole del peccato che compie quando oltraggia Gesù. Dio, quindi, lo perdonerà. Gesù, prima di morire, ha pregato così: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno» (Lc 23,34). «Ma chi bestemmierà lo Spirito Santo..».
La bestemmia contro lo Spirito Santo è la perdita della fede, l’apostasia dopo aver ricevuto lo Spirito Santo (cf. Eb 6,4-6; 10,26-39).
Questa colpa non viene perdonata perché il perdono dei peccati e la salvezza possono essere ottenuti solo mediante la fede in Cristo.
Non è Dio che rifiuta il perdono, ma l’uomo che, rifiutando Cristo, rifiuta il perdono e la salvezza. È il peccato di chi non si riconosce peccatore e bisognoso di perdono (cf. Lc 18,9-14).
«Non preoccupatevi». La preoccupazione toglie ogni energia all’occupazione. La paura blocca. È il contrario della fede. L’affanno e la preoccupazione sono mancanza di fede nella provvidenza del Padre nostro che sa di che cosa abbiamo bisogno.
Egli ci ha donato tutto, donandoci il suo Figlio e lo Spirito Santo.
Dio sta davanti al cristiano come un Dio serio, perché la nostra vita e la salvezza del mondo è una cosa seria, come è stata seria la croce di Cristo.
Quindi il cristiano «serio» si manifesta nella consapevolezza della responsabilità che grava su di lui.
Tutto questo non lo scoraggia né lo deprime, anzi lo esalta, perché gode dell’onore di essere associato a un progetto formidabile di salvezza e perché si sente continuamente sostenuto dalla potenza dello Spirito.
Padre Lino Pedron
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meditazione del giorno,
Padre Lino Pedron
Preghiera del mattino del 20/X/2012
Signore Dio, dammi il coraggio e la forza dello Spirito Santo.
Che io sappia, in ogni circostanza della mia vita, annunciare Cristo.
O Dio, dammi la tua forza per professare sempre la mia fede in Cristo e per essere sempre testimone dei valori immutabili.
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Che io sappia, in ogni circostanza della mia vita, annunciare Cristo.
O Dio, dammi la tua forza per professare sempre la mia fede in Cristo e per essere sempre testimone dei valori immutabili.
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venerdì 19 ottobre 2012
Ritrovare la mia anima
Signore,
So bene che Tu sei in me,
Ma io non mi sento più abitato da Te.
Sono diventato così sterile,
Non irradio più la Tua luce,
Non produco più niente,
Sono come uno scoglio isolato
che nessuna onda sfiora ancora.
Quando allora
mi lascerò di nuovo
commuovere da Te,
impressionare da Te,
invadere da Te?
Quando ritornerò al Tuo porto?
Quando ritroverò la pace
della Tua presenza?
Quando tornerò ad essere
un vivente
animato dal meglio di Te?
Oh, Signore
Vieni,
che io ritrovi la mia anima.
Louis Evely
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So bene che Tu sei in me,
Ma io non mi sento più abitato da Te.
Sono diventato così sterile,
Non irradio più la Tua luce,
Non produco più niente,
Sono come uno scoglio isolato
che nessuna onda sfiora ancora.
Quando allora
mi lascerò di nuovo
commuovere da Te,
impressionare da Te,
invadere da Te?
Quando ritornerò al Tuo porto?
Quando ritroverò la pace
della Tua presenza?
Quando tornerò ad essere
un vivente
animato dal meglio di Te?
Oh, Signore
Vieni,
che io ritrovi la mia anima.
Louis Evely
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Riposare in te
O Cristo,
tu fai sempre
quello che piace al Padre:
donaci di fare dell'obbedienza
una gioia e una libertà di figli.
Insegnaci la preghiera fiduciosa,
che persiste senza timore,
che non è mai scoraggiata,
che desidera la venuta del Regno
con la sua giustizia e la sua libertà.
Signore Gesù, che dai il riposo,
insegnaci a riposarci in te.
Rischiara il nostro sguardo
con la limpidezza del tuo Vangelo.
Sei la nostra salvezza,
sei l'aurora di ogni gioia:
colma le nostre attese,
rinnova la nostra vita.
PIERRE GRIOLET
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tu fai sempre
quello che piace al Padre:
donaci di fare dell'obbedienza
una gioia e una libertà di figli.
Insegnaci la preghiera fiduciosa,
che persiste senza timore,
che non è mai scoraggiata,
che desidera la venuta del Regno
con la sua giustizia e la sua libertà.
Signore Gesù, che dai il riposo,
insegnaci a riposarci in te.
Rischiara il nostro sguardo
con la limpidezza del tuo Vangelo.
Sei la nostra salvezza,
sei l'aurora di ogni gioia:
colma le nostre attese,
rinnova la nostra vita.
PIERRE GRIOLET
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Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati
Lc 12,1-7
Intanto si erano radunate migliaia di persone, al punto che si calpestavano a vicenda, e Gesù cominciò a dire anzitutto ai suoi discepoli: «Guardatevi bene dal lievito dei farisei, che è l'ipocrisia. Non c'è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. Quindi ciò che avrete detto nelle tenebre sarà udito in piena luce, e ciò che avrete detto all 'orecchio nelle stanze più interne sarà annunciato dalle terrazze. Dico a voi, amici miei: non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo e dopo questo non possono fare più nulla. Vi mostrerò invece di chi dovete aver paura: temete colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geènna. Sì, ve lo dico, temete costui. Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio. Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate paura: valete più di molti passeri!
La nota più spiccata dei farisei, e che meglio li caratterizza, è l'ipocrisia.
Il termine indica la capacità di recitare in teatro.
Gli ipocriti sono gli attori, i commedianti.
Alla radice dei comportamenti dell'ipocrisia sta il protagonismo.
Sopra il volto degli uomini c'è questa maschera da commedianti che impedisce loro di riconoscersi creature di Dio: essi scambiano la vita per una recita da teatro e credono di essere il personaggio interpretato sul palcoscenico.
I farisei recitano molto bene la parte dei giusti e dei santi, ovviamente, senza esserlo. Il loro inganno, presto o tardi, viene alla luce.
Il cristiano è chiamato a discernere il lievito che muove la sua vita: è il timore della morte, che porta all'ipocrisia e all'accumulo dei beni, o il timore di Dio, che porta alla verità e alla libertà nella misericordia?
Il primo è il regno della morte, il secondo è il regno di Dio.
La paura fondamentale da vincere è quella della morte, con la quale satana domina il mondo (cfr Eb 2, 14-15). Per sfuggire alla morte la soluzione non è quella di rinnegare Cristo nel tempo della persecuzione, ma quella di relativizzare la sua gravità. La morte fisica è superficiale, non tocca la realtà più profonda dell'uomo, non lo priva della vera vita (v.4).
I persecutori possono colpire solo la vita fisica dell'uomo.
La vita vera non la raggiungono; non possono privare l'uomo della sua vera esistenza. Per questo non sono da temere.
L'unico da temere è Dio.
Il discorso del timore di Dio è il più arduo da conciliare con il messaggio evangelico. L'immagine di Dio che punisce con la dannazione eterna è la più contraria alla predicazione di Gesù, imperniata sulla rivelazione di Dio Padre, pieno di amore e di misericordia con i giusti e con gli ingiusti.
Temere Dio significa accettare concretamente la verità che Dio è Dio, e non volerlo perdere perché lui è la nostra vita (Dt 30, 20).
Se l'uomo non vuole la morte come suo Dio, tema solo Dio come Signore della sua vita. Il vangelo parla dell'inferno non per terrorizzare l'uomo, ma per renderlo cosciente del male che fa a sé stesso quando segue come guida la paura della morte, che è sempre una cattiva consigliera: essa, mentre suggerisce di cercare ogni briciola di vita, fa cadere nell'egoismo che distrugge totalmente la vita. La paura dell'inferno non deve portare ad avere paura di Dio, ma del male che ci allontana da Dio.
Qui concretamente il vangelo dice di temere il giudizio di Dio più di quello degli uomini. Il timore deriva dalla coscienza della nostra piccolezza e, soprattutto, dalla consapevolezza del nostro peccato. Ma Dio è amore e misericordia e si prende cura dei suoi piccoli e dei suoi poveri. Anche i capelli del nostro capo sono tutti contati (v.7).
Al di sopra dei persecutori e dei tiranni c'è Dio che veglia e si prende cura delle sue creature. E la conoscenza che Dio ha delle sue creature è benevolenza e amore.
La conclusione perciò è che i discepoli non devono avere alcun timore (v.7).
Anche se nel tempo delle persecuzioni i discepoli possono annunciare il vangelo solo nelle ore notturne o nel segreto delle case private, devono avere la certezza che la parola di Dio è potente e riesce sempre a venire alla luce, e che non può essere repressa da nessuna forza del mondo.
Padre Lino Pedron
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Intanto si erano radunate migliaia di persone, al punto che si calpestavano a vicenda, e Gesù cominciò a dire anzitutto ai suoi discepoli: «Guardatevi bene dal lievito dei farisei, che è l'ipocrisia. Non c'è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. Quindi ciò che avrete detto nelle tenebre sarà udito in piena luce, e ciò che avrete detto all 'orecchio nelle stanze più interne sarà annunciato dalle terrazze. Dico a voi, amici miei: non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo e dopo questo non possono fare più nulla. Vi mostrerò invece di chi dovete aver paura: temete colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geènna. Sì, ve lo dico, temete costui. Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio. Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate paura: valete più di molti passeri!
La nota più spiccata dei farisei, e che meglio li caratterizza, è l'ipocrisia.
Il termine indica la capacità di recitare in teatro.
Gli ipocriti sono gli attori, i commedianti.
Alla radice dei comportamenti dell'ipocrisia sta il protagonismo.
Sopra il volto degli uomini c'è questa maschera da commedianti che impedisce loro di riconoscersi creature di Dio: essi scambiano la vita per una recita da teatro e credono di essere il personaggio interpretato sul palcoscenico.
I farisei recitano molto bene la parte dei giusti e dei santi, ovviamente, senza esserlo. Il loro inganno, presto o tardi, viene alla luce.
Il cristiano è chiamato a discernere il lievito che muove la sua vita: è il timore della morte, che porta all'ipocrisia e all'accumulo dei beni, o il timore di Dio, che porta alla verità e alla libertà nella misericordia?
Il primo è il regno della morte, il secondo è il regno di Dio.
La paura fondamentale da vincere è quella della morte, con la quale satana domina il mondo (cfr Eb 2, 14-15). Per sfuggire alla morte la soluzione non è quella di rinnegare Cristo nel tempo della persecuzione, ma quella di relativizzare la sua gravità. La morte fisica è superficiale, non tocca la realtà più profonda dell'uomo, non lo priva della vera vita (v.4).
I persecutori possono colpire solo la vita fisica dell'uomo.
La vita vera non la raggiungono; non possono privare l'uomo della sua vera esistenza. Per questo non sono da temere.
L'unico da temere è Dio.
Il discorso del timore di Dio è il più arduo da conciliare con il messaggio evangelico. L'immagine di Dio che punisce con la dannazione eterna è la più contraria alla predicazione di Gesù, imperniata sulla rivelazione di Dio Padre, pieno di amore e di misericordia con i giusti e con gli ingiusti.
Temere Dio significa accettare concretamente la verità che Dio è Dio, e non volerlo perdere perché lui è la nostra vita (Dt 30, 20).
Se l'uomo non vuole la morte come suo Dio, tema solo Dio come Signore della sua vita. Il vangelo parla dell'inferno non per terrorizzare l'uomo, ma per renderlo cosciente del male che fa a sé stesso quando segue come guida la paura della morte, che è sempre una cattiva consigliera: essa, mentre suggerisce di cercare ogni briciola di vita, fa cadere nell'egoismo che distrugge totalmente la vita. La paura dell'inferno non deve portare ad avere paura di Dio, ma del male che ci allontana da Dio.
Qui concretamente il vangelo dice di temere il giudizio di Dio più di quello degli uomini. Il timore deriva dalla coscienza della nostra piccolezza e, soprattutto, dalla consapevolezza del nostro peccato. Ma Dio è amore e misericordia e si prende cura dei suoi piccoli e dei suoi poveri. Anche i capelli del nostro capo sono tutti contati (v.7).
Al di sopra dei persecutori e dei tiranni c'è Dio che veglia e si prende cura delle sue creature. E la conoscenza che Dio ha delle sue creature è benevolenza e amore.
La conclusione perciò è che i discepoli non devono avere alcun timore (v.7).
Anche se nel tempo delle persecuzioni i discepoli possono annunciare il vangelo solo nelle ore notturne o nel segreto delle case private, devono avere la certezza che la parola di Dio è potente e riesce sempre a venire alla luce, e che non può essere repressa da nessuna forza del mondo.
Padre Lino Pedron
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meditazione del giorno,
Padre Lino Pedron
Urge cristianizzare la società
Come vuole il Maestro, tu devi essere — ben inserito in questo mondo, nel quale ci tocca vivere, e in tutte le attività degli uomini — sale e luce. — Luce, che illumina le intelligenze e i cuori; sale, che dà il sapore e preserva dalla corruzione. Pertanto, se ti manca slancio apostolico, diventerai insipido e inutile, defrauderai gli altri e la tua vita sarà un'assurdità. (Forgia, 22)
Il Signore non ci ha creato per darci quaggiù una città definitiva [Cfr Eb 13, 14], perché questo mondo è la via all'altro, alla dimora senza dolore [Jorge Manrique, Coplas, V]. Senza dubbio, noi figli di Dio non dobbiamo disinteressarci delle attività terrene, nelle quali Dio ci colloca perché le santifichiamo, perché le impregniamo della nostra fede benedetta, l'unica che porta vera pace, autentica allegria alle anime e a tutti gli ambienti. Questa è stata la mia costante predicazione fin dal 1928: urge cristianizzare la società, portare a tutti i livelli della nostra umanità il senso soprannaturale, e poi impegnarci insieme a elevare all'ordine della grazia il dovere quotidiano, la propria professione, il proprio mestiere. Così, tutte le occupazioni umane saranno illuminate da una speranza nuova, che trascende il tempo e la caducità mondana. (Amici di Dio, 210)
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Il Signore non ci ha creato per darci quaggiù una città definitiva [Cfr Eb 13, 14], perché questo mondo è la via all'altro, alla dimora senza dolore [Jorge Manrique, Coplas, V]. Senza dubbio, noi figli di Dio non dobbiamo disinteressarci delle attività terrene, nelle quali Dio ci colloca perché le santifichiamo, perché le impregniamo della nostra fede benedetta, l'unica che porta vera pace, autentica allegria alle anime e a tutti gli ambienti. Questa è stata la mia costante predicazione fin dal 1928: urge cristianizzare la società, portare a tutti i livelli della nostra umanità il senso soprannaturale, e poi impegnarci insieme a elevare all'ordine della grazia il dovere quotidiano, la propria professione, il proprio mestiere. Così, tutte le occupazioni umane saranno illuminate da una speranza nuova, che trascende il tempo e la caducità mondana. (Amici di Dio, 210)
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Preghiera del mattino del 19/X/2012
O Dio, tu mi scruti e mi conosci.
Tu sai quando mi alzo, vedi le mie attività e il mio riposo.
Tu conosci ogni mio cammino.
Io non posso allontanarmi da te, perché tu sei sempre accanto a me.
Fa' che abbia un cuore puro, dammi il coraggio di essere buono, per meritarmi la vita eterna.
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Tu sai quando mi alzo, vedi le mie attività e il mio riposo.
Tu conosci ogni mio cammino.
Io non posso allontanarmi da te, perché tu sei sempre accanto a me.
Fa' che abbia un cuore puro, dammi il coraggio di essere buono, per meritarmi la vita eterna.
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giovedì 18 ottobre 2012
Per ritrovare fiducia
Mio Dio,
sono una tua creatura
e vengo a te
come figlio al Padre.
Cerco il colloquio rassicurante
e la salvezza
della tua divina paternità
che tutto comprende.
Rimanendo alla tua presenza
mi confronto in te
per ritrovare me stesso.
Sei il mio rifugio,
nella dissacrante realtà
di un'effimera vita,
in un mondo senza pace.
Riconosco
la tua paternità spirituale.
Amore che tutto crea
e tutto riempie.
Io credo in te.
E, così, vedo i miei limiti.
Sono con te,
e mi sottometto come creatura
al Creatore,
e chiedo protezione, Signore!
KURT RAGAS
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sono una tua creatura
e vengo a te
come figlio al Padre.
Cerco il colloquio rassicurante
e la salvezza
della tua divina paternità
che tutto comprende.
Rimanendo alla tua presenza
mi confronto in te
per ritrovare me stesso.
Sei il mio rifugio,
nella dissacrante realtà
di un'effimera vita,
in un mondo senza pace.
Riconosco
la tua paternità spirituale.
Amore che tutto crea
e tutto riempie.
Io credo in te.
E, così, vedo i miei limiti.
Sono con te,
e mi sottometto come creatura
al Creatore,
e chiedo protezione, Signore!
KURT RAGAS
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Gli amici e i loro limiti
Abbiamo bisogno di amici.
Gli amici ci guidano, si prendono cura di noi,
si accostano a noi con amore,
ci consolano nel tempo del dolore.
Anche se parliamo di «farci degli amici»,
gli amici non si possono fare.
Gli amici sono un dono di Dio;
ma Dio ci dà gli amici di cui abbiamo bisogno,
quando ne abbiamo bisogno,
se confidiamo totalmente nell'amore di Dio.
Gli amici non possono sostituire Dio.
Hanno dei limiti e delle debolezze come noi.
Il loro amore non è mai perfetto, non è mai completo.
Nei loro limiti essi possono però essere dei segnali nel nostro cammino
verso l'amore illimitato e incondizionato di Dio.
Godiamo degli amici che Dio ha mandato sul nostro cammino.Da Pane per il Viaggio - Henri J.M. Noewen
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Gli amici ci guidano, si prendono cura di noi,
si accostano a noi con amore,
ci consolano nel tempo del dolore.
Anche se parliamo di «farci degli amici»,
gli amici non si possono fare.
Gli amici sono un dono di Dio;
ma Dio ci dà gli amici di cui abbiamo bisogno,
quando ne abbiamo bisogno,
se confidiamo totalmente nell'amore di Dio.
Gli amici non possono sostituire Dio.
Hanno dei limiti e delle debolezze come noi.
Il loro amore non è mai perfetto, non è mai completo.
Nei loro limiti essi possono però essere dei segnali nel nostro cammino
verso l'amore illimitato e incondizionato di Dio.
Godiamo degli amici che Dio ha mandato sul nostro cammino.Da Pane per il Viaggio - Henri J.M. Noewen
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O Amore sapiente
Dammi, Signore,
un cuore che ti pensi,
un’anima che ti ami,
una mente che ti contempli,
un intelletto che t’intenda,
una ragione che sempre aderisca
fortemente a te, dolcissimo;
e sapientemente, o Amore sapiente, ti ami.
O vita per cui vivono tutte le cose,
vita che mi doni la vita,
vita che sei la mia vita,
vita per la quale vivo,
senza la quale muoio;
vita per la quale sono risuscitato,
senza la quale sono perduto;
vita per la quale godo,
senza la quale sono tormentato;
vita vitale, dolce e amabile,
vita indimenticabile.
SANT’AGOSTINO
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un cuore che ti pensi,
un’anima che ti ami,
una mente che ti contempli,
un intelletto che t’intenda,
una ragione che sempre aderisca
fortemente a te, dolcissimo;
e sapientemente, o Amore sapiente, ti ami.
O vita per cui vivono tutte le cose,
vita che mi doni la vita,
vita che sei la mia vita,
vita per la quale vivo,
senza la quale muoio;
vita per la quale sono risuscitato,
senza la quale sono perduto;
vita per la quale godo,
senza la quale sono tormentato;
vita vitale, dolce e amabile,
vita indimenticabile.
SANT’AGOSTINO
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In che cosa dobbiamo sperare?
Davanti a un panorama di uomini senza fede, senza speranza; davanti a cervelli che si agitano, al limite dell'angoscia, per cercare una ragione d'essere alla vita, tu hai trovato una meta: Lui! E questa scoperta inietterà per sempre nella tua esistenza un'allegria nuova, ti trasformerà, e ti presenterà ogni giorno un'immensità di cose belle che ti erano sconosciute, e che mostrano la gioiosa ampiezza del sentiero ampio che ti conduce a Dio. (Solco, 83)
Forse più d'uno si chiede: noi cristiani, in che cosa dobbiamo sperare? Il mondo ci offre molti beni, appetibili dal nostro cuore, che reclama la felicità e insegue con ansia l'amore. Inoltre vogliamo seminare la pace e la gioia a mani piene; non ci sentiamo soddisfatti di ottenere la prosperità personale, e cerchiamo che siano contenti tutti coloro che ci stanno vicino.
Disgraziatamente, alcuni, con una prospettiva rispettabile ma piatta, con ideali del tutto caduchi e fugaci, dimenticano che gli aneliti del cristiano devono essere orientati verso traguardi più elevati, infiniti. Ci interessa l'Amore stesso di Dio, per goderlo pienamente, con un godimento senza fine. Abbiamo costatato in tanti modi che la realtà di quaggiù passerà per tutti, quando terminerà questo mondo: e termina per ciascuno con la morte, perché nel sepolcro non ci accompagnano né le ricchezze né gli onori. Perciò, sull'ala della speranza, che anima i nostri cuori a elevarsi fino a Dio, abbiamo appreso a pregare: in te Domine speravi, non confundar in aeternum [Sal 30, 2]; in te, o Signore, mi sono rifugiato, mai sarò deluso: spero in Te, perché tu mi diriga con le tue mani ora e sempre nei secoli dei secoli.
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Forse più d'uno si chiede: noi cristiani, in che cosa dobbiamo sperare? Il mondo ci offre molti beni, appetibili dal nostro cuore, che reclama la felicità e insegue con ansia l'amore. Inoltre vogliamo seminare la pace e la gioia a mani piene; non ci sentiamo soddisfatti di ottenere la prosperità personale, e cerchiamo che siano contenti tutti coloro che ci stanno vicino.
Disgraziatamente, alcuni, con una prospettiva rispettabile ma piatta, con ideali del tutto caduchi e fugaci, dimenticano che gli aneliti del cristiano devono essere orientati verso traguardi più elevati, infiniti. Ci interessa l'Amore stesso di Dio, per goderlo pienamente, con un godimento senza fine. Abbiamo costatato in tanti modi che la realtà di quaggiù passerà per tutti, quando terminerà questo mondo: e termina per ciascuno con la morte, perché nel sepolcro non ci accompagnano né le ricchezze né gli onori. Perciò, sull'ala della speranza, che anima i nostri cuori a elevarsi fino a Dio, abbiamo appreso a pregare: in te Domine speravi, non confundar in aeternum [Sal 30, 2]; in te, o Signore, mi sono rifugiato, mai sarò deluso: spero in Te, perché tu mi diriga con le tue mani ora e sempre nei secoli dei secoli.
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La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai
Lc 10,1-9
Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: «Pace a questa casa!». Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all'altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: «È vicino a voi il regno di Dio».
Questo brano di vangelo ci vuole ricordare che anche i discepoli sono stati incaricati e inviati dal Signore ad annunciare il regno di Dio.
Il numero settantadue ricorda i popoli della "tavola delle nazioni" nel libro della Genesi; capitolo 10, in pratica tutti gli uomini della terra.
I missionari di Cristo vanno a due a due per dare maggior credito alla loro predicazione, perché nella testimonianza di due o tre c'è la garanzia di ogni verità (cfr Dt 17,6; 19,15), Rispetto all'estensione del campo e del raccolto che si annuncia, il numero degli operai del vangelo è sempre esiguo.
Bisogna andare con urgenza e andare tutti. I verbi sono imperativi: "pregate" e "andate" (V.3).
La missione degli inviati non è facile, come non è stata facile per Gesù. I messaggeri del vangelo sono per definizione portatori di buone notizie (cfr Is 52, 7-9).
Gesù li paragona agli agnelli, simbolo di mansuetudine, che devono andare in mezzo ai lupi, cioè in mezzo agli uomini violenti e assassini. Il loro compito è quello di portare a tutti, casa per casa, la benedizione e la pace.
Gesù manda i suoi discepoli come il Padre ha mandato lui (cfr Gv 20,21). La missione nasce dall'amore del Padre per tutti i suoi figli e termina nell'amore dei figli per il Padre e tra di loro.
L'inizio di questo brano di vangelo ci invita a grandi cose: "La messe è molta" (v.2), cioè tutta l'umanità attende da noi il gioioso annuncio che Dio è Padre e vuole che tutti gli uomini siano salvati. Chi conosce il cuore del Padre è sollecito verso tutti i fratelli.
Padre Lino Pedron
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Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: «Pace a questa casa!». Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all'altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: «È vicino a voi il regno di Dio».
Questo brano di vangelo ci vuole ricordare che anche i discepoli sono stati incaricati e inviati dal Signore ad annunciare il regno di Dio.
Il numero settantadue ricorda i popoli della "tavola delle nazioni" nel libro della Genesi; capitolo 10, in pratica tutti gli uomini della terra.
I missionari di Cristo vanno a due a due per dare maggior credito alla loro predicazione, perché nella testimonianza di due o tre c'è la garanzia di ogni verità (cfr Dt 17,6; 19,15), Rispetto all'estensione del campo e del raccolto che si annuncia, il numero degli operai del vangelo è sempre esiguo.
Bisogna andare con urgenza e andare tutti. I verbi sono imperativi: "pregate" e "andate" (V.3).
La missione degli inviati non è facile, come non è stata facile per Gesù. I messaggeri del vangelo sono per definizione portatori di buone notizie (cfr Is 52, 7-9).
Gesù li paragona agli agnelli, simbolo di mansuetudine, che devono andare in mezzo ai lupi, cioè in mezzo agli uomini violenti e assassini. Il loro compito è quello di portare a tutti, casa per casa, la benedizione e la pace.
Gesù manda i suoi discepoli come il Padre ha mandato lui (cfr Gv 20,21). La missione nasce dall'amore del Padre per tutti i suoi figli e termina nell'amore dei figli per il Padre e tra di loro.
L'inizio di questo brano di vangelo ci invita a grandi cose: "La messe è molta" (v.2), cioè tutta l'umanità attende da noi il gioioso annuncio che Dio è Padre e vuole che tutti gli uomini siano salvati. Chi conosce il cuore del Padre è sollecito verso tutti i fratelli.
Padre Lino Pedron
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Padre Lino Pedron
Preghiera del mattino del 18/X/2012
Signore, mio Dio, mentre incomincio questa nuova giornata lodo la tua maestà e la tua bontà paterna.
Ti ringrazio per la notte passata e ti consacro il giorno che viene.
Aiutami a essere caritatevole verso tutti, per la tua gloria, per la salvezza della mia anima e per il bene degli uomini.
Affido alla tue mani, o mio Dio, questo giorno della mia vita.
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Ti ringrazio per la notte passata e ti consacro il giorno che viene.
Aiutami a essere caritatevole verso tutti, per la tua gloria, per la salvezza della mia anima e per il bene degli uomini.
Affido alla tue mani, o mio Dio, questo giorno della mia vita.
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mercoledì 17 ottobre 2012
La meraviglia nascosta della vita interiore
Finora non avevi compreso il messaggio che noi cristiani rechiamo agli altri uomini: la meraviglia nascosta della vita interiore. Che mondo nuovo gli stai prospettando! (Solco, 654)
Quante cose nuove hai scoperto! Tuttavia, a volte sei ingenuo, e pensi di aver visto tutto, di essere già al corrente di tutto... Ma poi, tocchi con mano la ricchezza unica e insondabile dei tesori del Signore, che ti mostrerà sempre «cose nuove», se tu rispondi con amore e delicatezza: e allora comprendi che sei agli inizi del cammino, perché la santità consiste nell'identificazione con Dio, con questo Dio nostro, che è infinito, inesauribile. (Solco, 655)
Cerchiamo di non ingannarci... Dio non è un'ombra, un essere lontano, che ci crea e poi ci abbandona; non è un padrone che se ne va e non ritorna. Anche se non lo percepiamo con i nostri sensi, la sua esistenza è molto più vera di tutte le realtà che tocchiamo e vediamo. Dio è qui, con noi, presente, vivo: ci vede, ci ascolta, ci guida, e contempla le nostre più minute azioni, le nostre più riposte intenzioni.
Crediamo tutto questo..., ma viviamo come se Dio non esistesse! Perché non abbiamo per Lui né un pensiero, né una parola; perché non gli obbediamo, né ci sforziamo di dominare le nostre passioni; perché non gli esprimiamo amore, né ripariamo le offese...
Vogliamo continuare a vivere con una fede morta? (Solco, 658)
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Quante cose nuove hai scoperto! Tuttavia, a volte sei ingenuo, e pensi di aver visto tutto, di essere già al corrente di tutto... Ma poi, tocchi con mano la ricchezza unica e insondabile dei tesori del Signore, che ti mostrerà sempre «cose nuove», se tu rispondi con amore e delicatezza: e allora comprendi che sei agli inizi del cammino, perché la santità consiste nell'identificazione con Dio, con questo Dio nostro, che è infinito, inesauribile. (Solco, 655)
Cerchiamo di non ingannarci... Dio non è un'ombra, un essere lontano, che ci crea e poi ci abbandona; non è un padrone che se ne va e non ritorna. Anche se non lo percepiamo con i nostri sensi, la sua esistenza è molto più vera di tutte le realtà che tocchiamo e vediamo. Dio è qui, con noi, presente, vivo: ci vede, ci ascolta, ci guida, e contempla le nostre più minute azioni, le nostre più riposte intenzioni.
Crediamo tutto questo..., ma viviamo come se Dio non esistesse! Perché non abbiamo per Lui né un pensiero, né una parola; perché non gli obbediamo, né ci sforziamo di dominare le nostre passioni; perché non gli esprimiamo amore, né ripariamo le offese...
Vogliamo continuare a vivere con una fede morta? (Solco, 658)
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Guai a voi, farisei; guai a voi dottori della legge
Lc 11,42-46
Ma guai a voi, farisei, che pagate la decima sulla menta, sulla ruta e su tutte le erbe, e lasciate da parte la giustizia e l'amore di Dio. Queste invece erano le cose da fare, senza trascurare quelle. Guai a voi, farisei, che amate i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze. Guai a voi, perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo». Intervenne uno dei dottori della Legge e gli disse: «Maestro, dicendo questo, tu offendi anche noi». Egli rispose: «Guai anche a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!
I farisei osservano scrupolosamente la legge nelle piccole cose e la calpestano nei comandamenti essenziali. Sono vanagloriosi. Esteriormente si presentano irreprensibili, ma interiormente sono ben lontani dall'osservanza della legge. Gesù esige che la legge sia osservata per intero: "Queste cose bisogna curare senza trascurare le altre" (v. 43).
Ma il precetto più importante è il comandamento dell'amore (cfr Lc 10,27).
Chi ama compie tutta la legge (cfr Rm 13,10), anche quella sulle decime. Chi non ama non osserva nulla, anche se compie tutti gli atti di osservanza.
L'osservanza dei comandamenti, se è senza amore, è non osservanza.
Invece di amare Dio e il prossimo, il fariseo ama sé stesso; si mette al centro di tutto, facendo del proprio io il suo Dio.
Nell'osservanza della legge il movente non dev'essere l'ambizione, ma la volontà del Padre: "Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli" (Mt 6,1).
I farisei cercano la loro salvezza nell'osservanza della legge.
La loro salvezza sta in realtà nella parola di Dio, che giunge a loro tramite Gesù.
La legge non serve a nulla, se il regno di Dio non nasce nell'uomo mediante la parola di Gesù.
I farisei erano scolari docili e fedeli dei dottori della legge. Essi realizzavano nella vita ciò che questi insegnavano. I rimproveri rivolti ai farisei colpiscono quindi anche i dottori della legge. Essi fanno della legge, che Dio ha dato per il bene e la salvezza degli uomini, un peso insopportabile con la loro dottrina e la loro interpretazione; però essi stessi sanno egregiamente sottrarsi dalla sua osservanza usando i loro cavilli. Se si sforzassero di osservare quanto dicono, forse si accorgerebbero del peso insopportabile del giogo che impongono agli altri.
Padre Lino Pedron
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Ma guai a voi, farisei, che pagate la decima sulla menta, sulla ruta e su tutte le erbe, e lasciate da parte la giustizia e l'amore di Dio. Queste invece erano le cose da fare, senza trascurare quelle. Guai a voi, farisei, che amate i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze. Guai a voi, perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo». Intervenne uno dei dottori della Legge e gli disse: «Maestro, dicendo questo, tu offendi anche noi». Egli rispose: «Guai anche a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!
I farisei osservano scrupolosamente la legge nelle piccole cose e la calpestano nei comandamenti essenziali. Sono vanagloriosi. Esteriormente si presentano irreprensibili, ma interiormente sono ben lontani dall'osservanza della legge. Gesù esige che la legge sia osservata per intero: "Queste cose bisogna curare senza trascurare le altre" (v. 43).
Ma il precetto più importante è il comandamento dell'amore (cfr Lc 10,27).
Chi ama compie tutta la legge (cfr Rm 13,10), anche quella sulle decime. Chi non ama non osserva nulla, anche se compie tutti gli atti di osservanza.
L'osservanza dei comandamenti, se è senza amore, è non osservanza.
Invece di amare Dio e il prossimo, il fariseo ama sé stesso; si mette al centro di tutto, facendo del proprio io il suo Dio.
Nell'osservanza della legge il movente non dev'essere l'ambizione, ma la volontà del Padre: "Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli" (Mt 6,1).
I farisei cercano la loro salvezza nell'osservanza della legge.
La loro salvezza sta in realtà nella parola di Dio, che giunge a loro tramite Gesù.
La legge non serve a nulla, se il regno di Dio non nasce nell'uomo mediante la parola di Gesù.
I farisei erano scolari docili e fedeli dei dottori della legge. Essi realizzavano nella vita ciò che questi insegnavano. I rimproveri rivolti ai farisei colpiscono quindi anche i dottori della legge. Essi fanno della legge, che Dio ha dato per il bene e la salvezza degli uomini, un peso insopportabile con la loro dottrina e la loro interpretazione; però essi stessi sanno egregiamente sottrarsi dalla sua osservanza usando i loro cavilli. Se si sforzassero di osservare quanto dicono, forse si accorgerebbero del peso insopportabile del giogo che impongono agli altri.
Padre Lino Pedron
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Padre Lino Pedron
Preghiera del mattino del 17/X/2012
Signore, tu sei il mio rifugio e la mia speranza.
Il mio cuore vuole aprirsi al tuo amore, ma è indurito dalla cattiveria, dai pregiudizi e dalla mancanza di generosità.
Io ti offro tutte le mie azioni di quest'oggi, perché siano colmate dal tuo amore.
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Il mio cuore vuole aprirsi al tuo amore, ma è indurito dalla cattiveria, dai pregiudizi e dalla mancanza di generosità.
Io ti offro tutte le mie azioni di quest'oggi, perché siano colmate dal tuo amore.
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martedì 16 ottobre 2012
I perfetti si trovano solo in Cielo
L'altro è pieno di difetti! Bene... Però, a parte il fatto che i perfetti si trovano solo in Cielo, tu pure trascini i tuoi e, tuttavia, ti sopportano e, più ancora, ti stimano: perché ti amano con l'amore che Gesù aveva per i suoi, tutti ben carichi di miserie! - Impara! (Solco, 758)
Ti lamenti perché non è comprensivo... Io sono certo che fa il possibile per comprenderti. Ma tu quando ti sforzerai un po' per comprendere lui? (Solco, 759)
D'accordo, lo ammetto: quella persona si è comportata male; la sua condotta è riprovevole e indegna; vale ben poco. - Umanamente merita tutto il disprezzo!, hai aggiunto. - Ripeto: ti capisco, ma non condivido la tua ultima affermazione; quella vita meschina è sacra: Cristo è morto per redimerla! Se Lui non l'ha disprezzata, tu come puoi permettertelo? (Solco, 760)
Davvero la vita, di per sé limitata e insicura, a volte diventa difficile. - Ma questo contribuirà a renderti più soprannaturale, a farti vedere la mano di Dio: e così sarai più umano e più comprensivo con chi ti sta accanto. (Solco, 762)
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Ti lamenti perché non è comprensivo... Io sono certo che fa il possibile per comprenderti. Ma tu quando ti sforzerai un po' per comprendere lui? (Solco, 759)
D'accordo, lo ammetto: quella persona si è comportata male; la sua condotta è riprovevole e indegna; vale ben poco. - Umanamente merita tutto il disprezzo!, hai aggiunto. - Ripeto: ti capisco, ma non condivido la tua ultima affermazione; quella vita meschina è sacra: Cristo è morto per redimerla! Se Lui non l'ha disprezzata, tu come puoi permettertelo? (Solco, 760)
Davvero la vita, di per sé limitata e insicura, a volte diventa difficile. - Ma questo contribuirà a renderti più soprannaturale, a farti vedere la mano di Dio: e così sarai più umano e più comprensivo con chi ti sta accanto. (Solco, 762)
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Preghiera per la vita
Signore Gesù Cristo, umilmente ti chiedo, per intercessione della Vergine Maria, tua madre, e del tuo fedele servo Gerardo Maiella, che tutte le famiglie sappiano comprendere il valore inestimabile della vita, perché luomo vivente è la tua gloria.
Fa che ogni bambino, fin dal primo istante del suo concepimento nel grembo materno, trovi accoglienza generosa e premurosa.
Rendi consapevoli tutti i genitori della grande dignità che elargisci loro nell'essere padre e madre.
Aiuta tutti i cristiani a costruire una società, in cui la vita è un dono da amare, da promuovere e da difendere.
Amen.
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Fa che ogni bambino, fin dal primo istante del suo concepimento nel grembo materno, trovi accoglienza generosa e premurosa.
Rendi consapevoli tutti i genitori della grande dignità che elargisci loro nell'essere padre e madre.
Aiuta tutti i cristiani a costruire una società, in cui la vita è un dono da amare, da promuovere e da difendere.
Amen.
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Date in elemosina, ed ecco, per voi tutto sarà puro
Lc 11,37-41
Mentre stava parlando, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli andò e si mise a tavola. Il fariseo vide e si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo. Allora il Signore gli disse: «Voi farisei pulite l'esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. Stolti! Colui che ha fatto l'esterno non ha forse fatto anche l'interno? Date piuttosto in elemosina quello che c'è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro.
Il fariseismo rappresenta la deviazione più frequente della religione.
In esso l'esperienza di fede viene ridotta a un meccanismo di cerimonie, di riti, di pratiche, senza preoccuparsi di riempirle di un contenuto.
Il fariseo che ha invitato Gesù a pranzo è rimasto meravigliato che non abbia eseguito le abluzioni rituali prima di sedersi a tavola. I farisei credono di fare la volontà di Dio purificando l'esterno e dimenticando che Dio guarda soprattutto l'interno dell'uomo. Difatti si lavano attentamente e scrupolosamente prima dei pasti, ma dentro, nel loro cuore, rimangono pieni di cattiveria e di rapacità.
Ma la vera purità interiore non si ottiene con i riti, ma liberando l'animo dall'attaccamento egoistico a noi stessi e ai nostri beni, per soccorrere gli indigenti.
Il cuore diventa puro mediante l'amore fraterno. Il fariseo ha due caratteristiche: "presume di essere giusto" e "nientifica gli altri" (Lc 18,9), cioè li disprezza cordialmente e non li valuta per nulla.
A queste due ne aggiunge una terza, comune a tutti: ama il denaro (cfr Lc 16,14), senza il quale nessuna presunzione è in grado di farsi valere. Egli si vanta davanti a Dio e agli uomini, rubando la gloria di Dio e disprezzando i fratelli. Ha sostituito la misericordia di Dio con la propria impeccabilità. Invece di mettere Dio al centro di tutto, ha messo sé stesso. Anche Dio è in funzione di lui.
Il fariseo è il "nemico" numero uno di Gesù ed è quindi particolarmente amato da lui (cfr Lc 6,27.35).
Il vangelo di Luca sembra scritto apposta per convincere i giusti che sono peccatori, e così convertirli e salvarli insieme con gli altri peccatori pentiti.
Padre Lino Pedron
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Mentre stava parlando, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli andò e si mise a tavola. Il fariseo vide e si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo. Allora il Signore gli disse: «Voi farisei pulite l'esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. Stolti! Colui che ha fatto l'esterno non ha forse fatto anche l'interno? Date piuttosto in elemosina quello che c'è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro.
Il fariseismo rappresenta la deviazione più frequente della religione.
In esso l'esperienza di fede viene ridotta a un meccanismo di cerimonie, di riti, di pratiche, senza preoccuparsi di riempirle di un contenuto.
Il fariseo che ha invitato Gesù a pranzo è rimasto meravigliato che non abbia eseguito le abluzioni rituali prima di sedersi a tavola. I farisei credono di fare la volontà di Dio purificando l'esterno e dimenticando che Dio guarda soprattutto l'interno dell'uomo. Difatti si lavano attentamente e scrupolosamente prima dei pasti, ma dentro, nel loro cuore, rimangono pieni di cattiveria e di rapacità.
Ma la vera purità interiore non si ottiene con i riti, ma liberando l'animo dall'attaccamento egoistico a noi stessi e ai nostri beni, per soccorrere gli indigenti.
Il cuore diventa puro mediante l'amore fraterno. Il fariseo ha due caratteristiche: "presume di essere giusto" e "nientifica gli altri" (Lc 18,9), cioè li disprezza cordialmente e non li valuta per nulla.
A queste due ne aggiunge una terza, comune a tutti: ama il denaro (cfr Lc 16,14), senza il quale nessuna presunzione è in grado di farsi valere. Egli si vanta davanti a Dio e agli uomini, rubando la gloria di Dio e disprezzando i fratelli. Ha sostituito la misericordia di Dio con la propria impeccabilità. Invece di mettere Dio al centro di tutto, ha messo sé stesso. Anche Dio è in funzione di lui.
Il fariseo è il "nemico" numero uno di Gesù ed è quindi particolarmente amato da lui (cfr Lc 6,27.35).
Il vangelo di Luca sembra scritto apposta per convincere i giusti che sono peccatori, e così convertirli e salvarli insieme con gli altri peccatori pentiti.
Padre Lino Pedron
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Preghiera del mattino del 16/X/2012
O Dio, tu hai creato sia ciò che è esterno e visibile agli occhi degli altri, sia ciò che è interno, visibile solo a te.
Mio Dio, permettimi di essere nella mia interiorità riflesso della tua volontà e del tuo pensiero salvifico.
Possa la mia coscienza essere la tua dimora permanente.
Insegnami a stimare e a rispettare l'uomo che è a tua immagine e a tua somiglianza.
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Mio Dio, permettimi di essere nella mia interiorità riflesso della tua volontà e del tuo pensiero salvifico.
Possa la mia coscienza essere la tua dimora permanente.
Insegnami a stimare e a rispettare l'uomo che è a tua immagine e a tua somiglianza.
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lunedì 15 ottobre 2012
Tieni desto il mio cuore
O Padre, tu hai posto
l'onore della tua volontà
nelle mie mani.
Ogni parola della tua rivelazione
dice che tu mi apprezzi e ti fidi di me,
mi dai merito e responsabilità.
Insegnami a capirlo.
Dammi la filiale consapevole prevalenza
atta a prender su di sé
il diritto che tu garantisci
e la responsabilità che tu trasmetti.
Tieni desto il mio cuore,
affinché stia perennemente davanti a te,
e fa' giungere il mio agire
a maturità e a quell'obbedienza
a cui mi hai chiamato.
ROMANO GUARDINI
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l'onore della tua volontà
nelle mie mani.
Ogni parola della tua rivelazione
dice che tu mi apprezzi e ti fidi di me,
mi dai merito e responsabilità.
Insegnami a capirlo.
Dammi la filiale consapevole prevalenza
atta a prender su di sé
il diritto che tu garantisci
e la responsabilità che tu trasmetti.
Tieni desto il mio cuore,
affinché stia perennemente davanti a te,
e fa' giungere il mio agire
a maturità e a quell'obbedienza
a cui mi hai chiamato.
ROMANO GUARDINI
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Molte volte ho bussato
Molte volte ho bussato alla tua porta,
ho mendicato la tua ricchezza,
ho chiesto con leggerezza,
ho domandato di più, ancora di più.
La tua carità
mi ha sempre riempito la mano,
mi ha donato,
ora con gesto misurato,
ora con grande prodigalità.
Dei molti tuoi doni, Signore,
alcuni li ho perduti per strada,
altri mi pesano sul cuore,
con altri ho fatto inutili balocchi.
Ora sono mucchio i tuoi doni,
montagna i loro rottami;
non mi permettono più di vederti
e mi sento più solo di prima.
Ti prego, Signore:
riprenditi tutto,
spazza via tutto quanto,
frantuma la mia ciotola da mendicante.
Prendimi, mio Dio, la mano vuota,
strappami dal mucchio enorme dei tuoi doni,
sollevami nudo davanti al tuo amore
di re che non porta corona.
RABINDRANATH TAGORE
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ho mendicato la tua ricchezza,
ho chiesto con leggerezza,
ho domandato di più, ancora di più.
La tua carità
mi ha sempre riempito la mano,
mi ha donato,
ora con gesto misurato,
ora con grande prodigalità.
Dei molti tuoi doni, Signore,
alcuni li ho perduti per strada,
altri mi pesano sul cuore,
con altri ho fatto inutili balocchi.
Ora sono mucchio i tuoi doni,
montagna i loro rottami;
non mi permettono più di vederti
e mi sento più solo di prima.
Ti prego, Signore:
riprenditi tutto,
spazza via tutto quanto,
frantuma la mia ciotola da mendicante.
Prendimi, mio Dio, la mano vuota,
strappami dal mucchio enorme dei tuoi doni,
sollevami nudo davanti al tuo amore
di re che non porta corona.
RABINDRANATH TAGORE
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Mio Signore
Lascia che io mi sieda
per un momento al tuo fianco;
finirò più tardi
il lavoro che mi attende.
Lontano dal tuo sguardo,
io subito mi stanco;
il mio lavoro è pena
e mi sento perduto.
Con te trovo la vita,
i suoi sussurri e sospiri,
ho mille menestrelli
alla corte del tuo amore.
Lascia che io mi sieda
a faccia a faccia;
voglio cantare la gioia
d'appartenere a te.
RABINDRANATH TAGORE
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per un momento al tuo fianco;
finirò più tardi
il lavoro che mi attende.
Lontano dal tuo sguardo,
io subito mi stanco;
il mio lavoro è pena
e mi sento perduto.
Con te trovo la vita,
i suoi sussurri e sospiri,
ho mille menestrelli
alla corte del tuo amore.
Lascia che io mi sieda
a faccia a faccia;
voglio cantare la gioia
d'appartenere a te.
RABINDRANATH TAGORE
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Non andare via, Signore
Quando trovi chiusa
la porta del mio cuore,
abbattila ed entra:
non andare via, Signore.
Quando le corde della mia chitarra
dimenticano il tuo nome,
ti prego, aspetta:
non andare via, Signore.
Quando il tuo richiamo
non rompe il mio torpore,
folgorami con il tuo dolore:
non andare via, Signore.
Quando faccio sedere altri
sul tuo trono,
o re della mia vita:
non andare via, Signore.
RABINDRANATH TAGORE
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la porta del mio cuore,
abbattila ed entra:
non andare via, Signore.
Quando le corde della mia chitarra
dimenticano il tuo nome,
ti prego, aspetta:
non andare via, Signore.
Quando il tuo richiamo
non rompe il mio torpore,
folgorami con il tuo dolore:
non andare via, Signore.
Quando faccio sedere altri
sul tuo trono,
o re della mia vita:
non andare via, Signore.
RABINDRANATH TAGORE
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Dalla tua mano
Dalla tua mano, o Dio,
noi vogliamo accettare tutto.
Tu stendi la tua mano
e abbatti i potenti nella loro stoltezza.
Tu l'apri, la tua dolce mano,
e tutto ciò che vive,
colmi di benedizione.
E anche se sembra che il tuo braccio
si sia abbreviato,
accresci la nostra fede
e la nostra confidenza
così che ti restiamo tutti fedeli.
E se sembra che alle volte
tu allontani da noi la tua mano,
oh fa' che allora noi sappiamo
che tu la chiudi soltanto
per raccogliere in essa
una sovrabbondanza di benedizione,
che tu la chiudi soltanto
per aprirla e riempire ogni cosa
che vive di benedizione.
SOREN A. KIERKEGAARD
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noi vogliamo accettare tutto.
Tu stendi la tua mano
e abbatti i potenti nella loro stoltezza.
Tu l'apri, la tua dolce mano,
e tutto ciò che vive,
colmi di benedizione.
E anche se sembra che il tuo braccio
si sia abbreviato,
accresci la nostra fede
e la nostra confidenza
così che ti restiamo tutti fedeli.
E se sembra che alle volte
tu allontani da noi la tua mano,
oh fa' che allora noi sappiamo
che tu la chiudi soltanto
per raccogliere in essa
una sovrabbondanza di benedizione,
che tu la chiudi soltanto
per aprirla e riempire ogni cosa
che vive di benedizione.
SOREN A. KIERKEGAARD
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