giovedì 24 gennaio 2013

Preghiera del mattino del 24/I/2013

Fa' di noi, Signore, degli uomini disposti a seguire il migliore Maestro, e ad essere dei buoni apprendisti del messaggio evangelico, dei testimoni viventi del suo amore e della sua donazione. 
Accordaci la grazia di vivere nella fede e di gridare a tutti che Gesù Cristo è il Figlio di Dio. 
Concedici la forza di essere suoi discepoli e di non rinnegare mai questa chiamata.
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mercoledì 23 gennaio 2013

Epistolario di san Pio/3

9) Combatti dunque, da forte e avrai il premio che Dio ha riservato alle anime forti. 

10) Nei momenti di estremo sconforto prega anche tu il Celeste Padre che ti conforti, che ti consoli. 

11)Non amate, se è possibile, la volontà di Dio perchè è conforme alla vostra, ma amate la vostra quando e perchè saranno conforme a quella di Dio. 

12) Espandi l'anima tua dinanzi a questo divin sole e non temere i suoi infuocati raggi, altrimenti il bozzolo non schiuderà e non potrà venir fuori la formosissima farfalla. 
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Consummati in unum

Chi aspira all'unità, deve porsi di fronte a Cristo che prega affinché siamo consummati in unum, perfetti nell'unità. La sete di giustizia deve guidarci alla sorgente da cui scaturisce la concordia fra gli uomini: l'essere e il sapersi figli del Padre, e quindi fratelli. (E' Gesù che passa, 157) 

Triste ecumenismo quello che sta sulla bocca di cattolici che maltrattano altri cattolici! (Solco, 643) 

Dissi una volta al Santo Padre Giovanni XXIII, incoraggiato dal fascino affabile e paterno della sua persona: "Padre Santo, nella nostra Opera tutti gli uomini, siano o no cattolici, hanno trovato sempre accoglienza: non ho imparato l'ecumenismo da Vostra Santità". Egli rise commosso, perché sapeva che, fin dal 1950, la Santa Sede aveva autorizzato l'Opus Dei ad accogliere come associati cooperatori i non cattolici e perfino i non cristiani. 
E in effetti sono parecchi - né mancano fra di loro dei pastori e addirittura dei vescovi delle rispettive confessioni - i fratelli separati che si sentono attratti dallo spirito dell'Opus Dei e collaborano ai nostri apostolati. E sono ogni giorno più frequenti - man mano che si intensificano i contatti - le manifestazioni di simpatia e di intesa cordiale che nascono dal fatto che i membri dell'Opus Dei hanno come cardine della loro spiritualità il semplice proposito di dare responsabile attuazione agli impegni e alle esigenze battesimali del cristiano. Il desiderio di tendere alla santità cristiana e di praticare l'apostolato, procurando la santificazione del proprio lavoro professionale; il vivere immersi nella realtà secolari rispettando la loro autonomia, ma trattandole con lo spirito e l'amore delle anime contemplative; il primato che nell'organizzazione delle nostre attività diamo alla persona, all'azione dello Spirito nelle anime, al rispetto della dignità e della libertà che nascono dalla filiazione divina del cristiano (Colloqui con Monsignor Escrivá, 22)
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È lecito in giorno di sabato salvare una vita o ucciderla?

Mc 3,1-6 
Entrò di nuovo nella sinagoga. Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata, e stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo. Egli disse all'uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati, vieni qui in mezzo!». Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?». Ma essi tacevano. E guardandoli tutt'intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all'uomo: «Tendi la mano!». Egli la tese e la sua mano fu guarita.E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire 

Un altro episodio ancora riguardo al sabato. Questa volta però non sono i discepoli di Gesù che trasgrediscono la legge, ma Gesù stesso. 
Il criterio di Gesù è questo: "Fare il bene, salvare una vita" (v. 4). 
Proprio a questo deve servire la legge del sabato: per la libertà e per il bene dell’uomo, per evitargli una vita da schiavo e da forzato. "Rattristato per la durezza dei loro cuori" (v. 5). Gesù aveva cercato di evitare questa situazione; si era sforzato di rompere le barriere cercando il dialogo, perché fossero loro a dire ciò che si poteva fare in giorno di sabato, "ma essi tacevano" (v. 5). A questo punto Gesù fece la sua scelta: scelse l’uomo e lo guarì. Non lasciò passare quel giorno di festa senza che diventasse anche per quel malato un segno concreto di libertà. 
Gesù ha sempre amato la libertà per sé e per gli altri. "Tennero consiglio contro di lui per farlo morire" (v. 6). Perché Gesù deve morire se guarisce la gente e cerca il vero bene dell’uomo? Per gli scribi la vera immagine di Dio può essere soltanto quella del giudice che condanna il colpevole (e, in questo, ben volentieri, gli darebbero una mano: cfr anche Gv 8,3-11). 
E’ abissale la differenza tra la loro concezione di Dio e il vero Dio, manifestato da Gesù: un Dio che sana, perdona, riconcilia, ama. Nel contrasto tra Gesù e coloro che detengono il potere, sono in gioco due diverse concezioni di Dio. Facciamo una breve digressione sulla logica dei farisei. 
Essi non hanno approvato la guarigione di un malato in giorno di sabato per timore di violare la legge, ma non hanno scrupolo, in giorno di sabato, di decidere la morte di una persona innocente, del Salvatore, di Dio stesso. Guarire e far vivere è un delitto che merita la morte, far morire è un’opera buona che rende gloria a Dio. 
Strana logica, strana morale: è la "morale" dell’odio che si oppone alla morale dell’amore. I farisei avevano fatto di Dio il nemico dell’uomo: il colmo dell’opera diabolica (cfr Gen 3; Gv 8,44). 
In Gesù si rivela Dio-con-noi-e-per-noi: questa è la grande novità della rivelazione. Ma gli uomini spesso rifiutano un Dio amico che li ama e li libera, e gli preferiscono un falso dio che li spadroneggi. Di fronte alla durezza di cuore dei farisei, Gesù prova indignazione e tristezza. Il Cristo manifesta contemporaneamente la collera di Dio e la sua compassione che non viene mai meno di fronte alle sue creature incapaci di aprirsi alle sue sollecitazioni. 
Il miracolo della guarigione dell’uomo che aveva la mano secca costerà la vita a Gesù. La croce si profila ormai chiaramente. E’ il prezzo del dono che ci fa guarendo la nostra mano incapace di accogliere e di donare. Le sue mani inchiodate scioglieranno la nostra mano rigida. Si scorge all’orizzonte l’albero dal quale penderà Gesù, il frutto della vita, verso cui possiamo e dobbiamo tendere la mano per diventare come Dio (cfr Gen 3). 
Questo racconto chiude una tappa del vangelo in cui Gesù ci ha rivelato chi è lui per noi in ciò che ha fatto per noi. 
Padre Lino Pedron
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Preghiera del mattino del 23/I/2013

Gesù, noi siamo tutti figli di Dio. 
Facci sentire la vicinanza del Padre, in modo tale da vedere in ogni uomo e in ogni donna i nostri fratelli. 
Le leggi fredde e rigide possono velare questo rapporto di carità con gli altri. 
Dacci un cuore di carne e distruggi quello di pietra, in modo da essere sempre uniti a coloro che ne hanno bisogno.
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martedì 22 gennaio 2013

Servire te

Lascerò tutti gli onori,
ma non l'onore di servire te. 
Chiamerò tutti il giorno in cui potrò trovare
un granello della polvere dei tuoi piedi.

Non potrò nascondere
le parole della tua chiamata.
In tutte le parole, in tutte le azioni 
proclamerò la tua adorazione. 
Lascerò tutti gli onori, 
ma non l'onore di servire te.

Gli onori che ho ricevuto nel lavoro 
se ne andranno tutti lontano.
Solo il tuo onore, ad una voce,
risuonerà nel mio corpo, nel mio spirito.

Quando me ne starò,
distratto alla finestra del mondo, 
anche il viandante della strada 
vedrà nel mio volto la tua parola.

Lascerò tutti gli onori,
ma non l'onore di servire te.

RABINDRANATH TAGORE
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Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato!

Mc 2,23-28 
Avvenne che di sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli, mentre camminavano, si misero a cogliere le spighe. I farisei gli dicevano: «Guarda! Perché fanno in giorno di sabato quello che non è lecito?». Ed egli rispose loro: «Non avete mai letto quello che fece Davide quando si trovò nel bisogno e lui e i suoi compagni ebbero fame? Sotto il sommo sacerdote Abiatàr, entrò nella casa di Dio e mangiò i pani dell'offerta, che non è lecito mangiare se non ai sacerdoti, e ne diede anche ai suoi compagni! ». E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell'uomo è signore anche del sabato». 

Leggiamo nel Libro del Deuteronomio 5,12-15: "Osserva il giorno di sabato per santificarlo, come il Signore tuo Dio ti ha comandato. Sei giorni faticherai e farai ogni lavoro, ma il settimo giorno è il sabato per il Signore Dio tuo: non fare lavoro alcuno né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bue, né il tuo asino, né alcuna delle tue bestie, né il forestiero che sta entro le tue porte, perché il tuo schiavo e la tua schiava riposino con te. Ricordati che sei stato schiavo nel paese d’Egitto e che il Signore tuo Dio ti ha fatto uscire di là con mano potente e braccio teso; perciò il Signore tuo Dio ti ordina di osservare il giorno di sabato". 
Il sabato è il giorno del riposo settimanale, consacrato a Dio che ha riposato nel settimo giorno della creazione (cfr Gen 2,2-3; Es 20,11). A questo motivo religioso si unisce una preoccupazione umanitaria: è necessario che i non-liberi, gli schiavi, sentano almeno ogni sette giorni la gioia della libertà. Inoltre, gli israeliti devono ricordare che essi sono liberi perché Dio li ha liberati dalla schiavitù. Il sabato è quindi una festa-ricordo, un memoriale di ciò che Dio ha fatto per loro e di come Dio vuole l’uomo: lo vuole libero. 
"I discepoli cominciarono a strappare le spighe". La legge permetteva esplicitamente questo gesto: "Se passi tra la messe del tuo prossimo, potrai coglierne spighe con la mano, ma non mettere la falce nella messe del tuo prossimo" (Dt 23,26), però non faceva allusione al sabato. 
La Mishnah (la legge orale, per distinguerla da quella scritta, cioè la Bibbia) che codificò le leggi sabbatiche sviluppate dalla tradizione ebraica, elenca trentanove attività proibite, fra le quali figurano le varie attività agricole, compresa la spigolatura. Era anche precisato che non si poteva strappare le spighe, ma solo sgranarle con le dita. 
Qual è l’interpretazione della legge che meglio rivela le intenzioni di Dio, il volto di Dio? Dio sta dalla parte di Gesù. E Gesù stabilisce un principio: "Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato!". 
Nell’ambiente in cui viveva Gesù, la legge valeva assai più dell’uomo. 
Gesù non ha abolito la legge, ma ha contestato le false interpretazioni di essa e ha indicato il principio che dà valore ad ogni legge: la legge è per l’uomo. Non l’avesse mai fatto! E’ noto, infatti, che il potere costituito fa, quasi sempre, della legge la sua forza. Guai a chi la tocca! Chi tocca muore! E Gesù è morto anche perché, secondo loro, violava la legge del sabato. "Il sabato è fatto per l’uomo" significa anzitutto che ogni legge, anche la più sacra, è a vantaggio dell’uomo. 
Nella creazione tutto fu fatto per l’uomo, compreso il sabato che è figura del Signore stesso della vita. L’uomo è per Dio perché Dio per primo è per l’uomo. La libertà di coscienza di Gesù, che è vera adesione alla volontà di Dio, esprime un annuncio di salvezza altrettanto beatificante quanto quello contenuto nelle parole "il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra" (Mc 2,10). 
Infatti il perdono dei peccati e la liberazione dalla grettezza umana esprimono ugualmente bene la stessa potenza di salvezza. I comandamenti di Dio sono stati dati per amore dell’uomo, per il suo vero bene. 
Unicamente la coscienza di una responsabilità nei riguardi di questo Dio, a cui dovremo rendere conto di ogni nostra azione e di ogni nostra parola (cfr 2Cor 5,10), ci dà anche il diritto a una coraggiosa libertà come quella di Gesù.
Padre Lino Pedron
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Preghiera del mattino del 22/I/2013

Solo colui che percorre il cammino dell'amore che tu ci hai indicato può trovare la via. 
Fa', o Signore, che siamo attenti a rispettare tutti gli uomini. 
Non sono le leggi in se stesse che danno valore all'uomo. 
L'uomo lo porta dentro di sé. 
La filiazione divina supera qualsiasi legge. 
Accordaci, in questo giorno, la grazia di non lasciarci sottomettere alle leggi che privano della dignità umana. 
Concedici la forza di vivere nella speranza che ci assicura tuo Figlio Gesù Cristo e di costruire così l'umanità nuova che ci ha promesso.
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lunedì 21 gennaio 2013

Sei triste, figlio mio?

Non scoraggiarti mai, se sei apostolo. —Non c'è ostacolo che tu non possa superare. —Perché sei triste? (Cammino, 660) 

La vera virtù non è triste e antipatica, bensì amabilmente allegra. (Cammino, 657) 

Se le cose riescono bene, rallegriamoci, benedicendo Dio che ci mette l'incremento. —Riescono male? —Rallegriamoci, benedicendo Dio che ci fa partecipi della sua dolce Croce... (Cammino, 658) 

Per porre un rimedio alla tua tristezza, mi chiedi un consiglio. —Ti darò una ricetta che proviene da buone mani: dall'apostolo Giacomo. —“Tristatur aliquis vestrum?” —Sei triste, figlio mio? —“Oret!” —Fa' erosion! Prova e vedrai. (Cammino, 663) 

Non essere triste. —Abbi una visione più... “nostra” —più cristiana— delle cose. (Cammino, 664) 

“Laetetur cor quaerentium Dominum”. — Si rallegri il cuore di coloro che cercano il Signore. —Ecco una luce, per indagare sui motivi della tua tristezza. (Cammino, 666)
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Lo sposo è con loro

Mc 2,18-22 
I discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Vennero da lui e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». Gesù disse loro: «Possono forse digiunare gli invitati a nozze, quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora, in quel giorno, digiuneranno. Nessuno cuce un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo porta via qualcosa alla stoffa vecchia e lo strappo diventa peggiore.E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri. Ma vino nuovo in otri nuovi!». 

Una festa di nozze è l’occasione classica per darsi all’allegria. Le nozze diventano così una figura del tempo della salvezza, come leggiamo anche nel libro di Isaia: "Dio gode con te come lo sposo con la propria sposa" (62,5; cfr 61,10). 
Questa immagine è ancora più rafforzata dall’applicazione del Cantico dei cantici ai rapporti tra Dio e la nazione ebraica. Gesù, presentandosi come lo Sposo, spiega la sua presenza in terra come il sopraggiungere del tempo della salvezza in cui si adempie la beatificante promessa di Dio, 
In questo tempo di nozze non è immaginabile che gli invitati facciano digiuno.
Fin dal principio la Chiesa ha compreso questo insegnamento, e nella sua liturgia risuona l’eco della sua allegrezza: "Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo la simpatia di tutto il popolo" (At 2,46-47). 
La risposta di Gesù è chiarissima, però è anche scandalosa per i discepoli di Giovanni e per i farisei, perché Gesù si presenta come lo Sposo, richiamandosi ai profeti dell’Antico Testamento: "Nessuno ti chiamerà più Abbandonata né la tua terra sarà più detta Devastata, ma tu sarai chiamata Mio Compiacimento e la tua terra Sposata, perché il Signore si compiacerà di te e la tua terra avrà uno sposo. Sì, come un giovane sposa una vergine, così ti sposerà il tuo Architetto; come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te" (Is 62,4-5). 
Gesù si identifica con lo Sposo-Dio innamorato del suo popolo, evocato dai profeti (cfr Os 2,18; 3,3-5; Ez 16,8-14; Is 54,5-6; ecc.). I "giusti" digiunano perché ignorano l’amore gratuito di Dio che mangia con i peccatori e i non meritevoli. Tutti intenti a meritare l’amore di Dio con le loro opere, non si accorgono che l’amore meritato non è né gratuito né amore; se ne escludono proprio con il loro sforzo per conquistarlo. 
Questo brano ci fa fare un passo in avanti rispetto al brano precedente: il nostro mangiare da peccatori perdonati con il Signore non è un banchetto qualunque, è un pranzo di nozze. Questa è la gioia inesprimibile che nessuno avrebbe osato sperare: in Gesù si celebrano le nozze di Dio con l’umanità. 
Lui si è unito a noi per unirci a sé. Si è fatto come noi per farci come lui. "Dio si è fatto uomo perché l’uomo diventasse Dio" (s. Ireneo). 
Ora i due vivono in comunione e intimità di vita, formano una carne sola e hanno un unico Spirito. "Il principale motivo della venuta del Signore è quello di rivelare l’amore di Dio per noi e di inculcarcelo profondamente… Cristo è venuto soprattutto perché l’uomo sappia quanto è amato da Dio" (s. Agostino). Dalle prime pagine della Bibbia fino alle ultime, Dio si presenta come il nostro unico interlocutore, il nostro Sposo geloso. Il rapporto donna-uomo è figura del rapporto uomo-Dio. 
Egli ci ama di un amore eterno. Il vero cristiano è colui che ha conosciuto e creduto all’amore che Dio ha per lui (1Gv 4,16) e dice il suo sì matrimoniale a Colui che da sempre gli ha detto sì, e vive nella gioia dell’unione sponsale con lui. Se nel passato digiunava nell’attesa dello Sposo, ora gode della sua presenza e celebra il pranzo delle nozze. 
Anche lui conoscerà il digiuno (v. 20) nei giorni in cui lo Sposo gli sarà strappato con violenza nella morte di croce. 
Il discepolo è unito al suo Signore come la sposa allo sposo. L’altra parte dell’uomo, la costola che gli manca e che freneticamente cerca e ricerca, è Dio. Questo mistero è grande (Ef 5,32): è il più grande mistero dell’universo. L’amore nuziale è il più bel modo di esprimere il nostro amore con Dio. Con la venuta di Gesù si compie la promessa di Dio alla sposa infedele: "Ti farò mia sposa per sempre… e tu conoscerai (amerai) il Signore (Os 2,21-22). Chiamandosi sposo, Dio ci ha dato la più bella presentazione di sé e di noi. Sposo e sposa sono due termini relativi, dei quali l’uno non può stare senza l’altro. Colui che liberamente ci ha creati, necessariamente ci ama di amore eterno (Ger 31,3) e ci comanda: "Amami con tutto il cuore" (cfr Dt 6,4), perché anch’io ti amo e non posso non amarti. 
L’Amore vuole essere liberamente amato. La grandezza dell’uomo è amare Dio. E uno diventa ciò che ama. Lo stesso amore che ha fatto diventare Dio uomo, fa diventare l’uomo Dio. 
Con le parabole del nuovo e del vecchio (vv. 21-22), Gesù individua una prima fondamentale resistenza nei confronti del suo messaggio. Si può rifiutare la conversione evangelica in nome dell’equilibrio, della saggezza, del buon senso, della tradizione, del "si è sempre fatto così": valori più che sufficienti per mettere in pace la coscienza. 
Tutte queste cose significano attaccamento al proprio schema e rifiuto di rinnovarsi: esattamente il contrario del "convertitevi e credete nel vangelo" (1,15). 
Gesù Cristo è stoffa nuova, vino nuovo. Non si può appiccicare Cristo e il suo vangelo su una mentalità vecchia, su un modo vecchio di vivere: si perderebbe la tranquillità di prima senza acquistare la gioia della conversione. La venuta dello Sposo rinnova a tal punto l’uomo, che egli non può pensare di adattarsi in qualche maniera a questa radicale novità. 
Aprirsi ad essa significa accettare che tutto ciò che è vecchio crolli per far posto al nuovo. Tutte le religioni, compresa quella ebraica, e le comunità dei discepoli di Giovanni Battista, sono otri vecchi, incapaci di contenere il vino nuovo che è la vita nuova in Cristo, lo Spirito Santo, l’amore stesso di Dio, la vita di Dio. 
Il cuore di pietra era l’otre vecchio per la lettera che uccide; il cuore di carne è l’otre nuovo per lo Spirito che dà la vita (cfr 2Cor 3,6). 
Padre Lino Pedron
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Preghiera del mattino del 21/I/2013

Colui il cui cuore è aperto è capace di ospitare la vita nuova che viene dalla fonte dell'amore di Dio. 
Fa' che noi ti apparteniamo, Signore. 
Sì, noi ci allontaniamo talvolta dalla fede e deformiamo i tuoi disegni. 
Concedici il tuo Spirito. 
Concedici la grazia di riempire di vino nuovo le botti nuove, cioè di spirito di amore e di misericordia, per aprire nel nostro mondo le vie della giustizia, della solidarietà e della pace.
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domenica 20 gennaio 2013

Epistolario di san Pio/2

5) Gesù Bambino rinasca nel vostro cuore, vi stabilisca la sua stabile dimora e vi renda sempre più degna dei suoi divini amplessi. 

6) Orsù, tieniti fortemente e costantemente a Dio unita, consacrandogli tutti i tuoi affetti, tutti i travagli, tutta te stessa, attendendo con pazienza il ritorno del bel sole. 

7) Quando non riesci a camminar a gran passo per la via che a Dio conduce, contentati dei piccoli passi ed aspetta pazientemente che abbi gambe per correre, o meglio ali per volare. 

8) Umiliati amorosamente avanti a Dio ed agli uomini perchè Iddio parla a chi tiene le orecchie basse.
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Epistolario di san Pio/1

1) Vi sono dei rosai sia spirituali che corporali: in questi le spine sono continue e le rose terminano, ed in quelli le spine passeranno ma le rose persisteranno. 

2) La religione e' un ospedale di infermi spirituali, che vogliono essere guariti e per esserlo si sottopongono a soffrire tutte le amarezze della medicina. 

3) Cammina sempre, benchè lentamente, farai sempre del cammino. 

4) Facciamo del bene, aderiamo alla volontà di Dio, sia questa la stella sopra la quale si fissano i nostri sguardi in questa navigazione. 
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Preghiera del mattino del 20/I/2013

Maria, conservami un cuore di fanciullo, puro e limpido come sorgente.
Creami un cuore dolce e umile che ami senza esigere di essere riamato. 
Un cuore grande e indomabile che nessuna ingratitudine possa chiudere e nessuna indifferenza stancare. 
Un cuore assetato di Gesù e pieno di tenera compassione. 
Amen.
(Liberamente adattata da una preghiera del P. Grandmaison)
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sabato 19 gennaio 2013

Il comandamento nuovo dell'amore

Gesù nostro Signore ha tanto amato gli uomini, che si è incarnato, ha preso la nostra natura ed è vissuto in contatto quotidiano con poveri e ricchi, con giusti e peccatori, con giovani e vecchi, con gentili e giudei. Ha dialogato costantemente con tutti: con quelli che gli volevano bene e con quelli che cercavano solo il modo di travisare le sue parole, per condannarlo. — Cerca di comportarti anche tu come il Signore. (Forgia, 558) 

Si comprendono benissimo l'impazienza, l'ansia, i desideri inquieti di coloro che, con un'anima naturalmente cristiana, non si rassegnano di fronte all'ingiustizia personale e sociale che il cuore umano è capace di creare. Sono tanti i secoli della convivenza degli uomini, e tanto è ancora l'odio, tante le distruzioni, tanto il fanatismo accumulato in occhi che non vogliono vedere e in cuori che non vogliono amare. 
Vediamo i beni della terra divisi tra pochi e i beni della cultura chiusi in cenacoli ristretti. Fuori, c'è fame di pane e di dottrina; e le vite umane, che sono sante perché vengono da Dio, sono trattate come cose, come numeri statistici. Comprendo e condivido questa impazienza: essa mi spinge a guardare a Cristo che continua a invitarci a mettere in pratica il comandamento nuovo dell'amore. 
Occorre riconoscere Cristo che ci viene incontro negli uomini, nostri fratelli. Nessuna vita umana è isolata; ogni vita si intreccia con altre vite. Nessuna persona è un verso a sé: tutti facciamo parte dello stesso poema divino che Dio scrive con il concorso della nostra libertà. (E' Gesù che passa, 111)
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Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori

Mc 2,13-17 
Uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi ». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre stava a tavola in casa di lui, anche molti pubblicani e peccatori erano a tavola con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano.Allora gli scribi dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori». 

Gesù chiama Levi, un peccatore, un pubblicano, un lontano dal regno di Dio. Non ci può essere dimostrazione più evidente che la vocazione è un fatto gratuito, un’azione creatrice. 
Quando Dio chiama, crea nel chiamato la forza per rispondere: lo fa su misura per la missione a cui lo destina. Dio non vuole l’emarginazione di nessuno. Ogni peccatore può trovare la via del bene se i buoni sanno convivere e banchettare con lui. 
La missione di Gesù, e quindi anche della Chiesa, non è quella di alzare barriere di protezione, ma di abbatterle per mescolarsi col mondo. Una società che emargina i traviati, non è una società cristiana. 
L’atteggiamento di Gesù che siede a tavola coi peccatori pubblici, coi collaborazionisti della potenza occupante (l’impero romano), coi rinnegati e gli scomunicati, ai farisei risulta ripugnante. Essi, uomini pii e giusti, credono di avere il monopolio dell’amore di Dio; ma la bontà del Signore che si manifesta nei gesti di Gesù, sovverte tutte le loro teologie e la loro giustizia. 
Devono ancora imparare una verità fondamentale: la religione è serva di tutti e non è padrona di nessuno. 
Gesù si presenta come il medico, colui che è capace di accostarsi alla malattia degli uomini senza esserne contagiato, ma, al contrario, distruggendola. 
"Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori" dice Gesù. Ma sulla terra "non c’è nessun giusto, neppure uno" (cfr Sal 14), perché "tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio" (Rm 3,23). 
Il Signore quindi è venuto per noi: è il medico e il salvatore di tutti. Però lo accolgono solo quelli che sanno di essere malati e perduti. 
I giusti restano sempre nella lista d’attesa della salvezza, finché non si riconoscono peccatori. 
In questo brano abbiamo due scene strettamente collegate: la chiamata di Levi e il pasto con i peccatori. 
La prima insegna che il nostro peccato non impedisce la chiamata di Gesù. Il pasto con i peccatori mostra la pazienza che Gesù ha verso chi lo segue, ma non ha ancora rotto del tutto con il male. Mangiando e bevendo con gli uomini, Gesù rivolge a tutti la sua parola di salvezza e non esclude nessuno dalla propria compagnia. Per lui non esiste separazione tra "santi" e "peccatori". Egli sa che coloro che hanno sperimentato il vuoto della vita "mondana", spesso si dischiudono più facilmente all’invito di Dio e sono capaci di un più grande amore verso Dio e verso gli uomini di coloro che osservano grettamente la legge (cfr Lc 7,36-50; 10,1-10; 18,10-14). 
L’eucaristia, di cui il pasto è immagine, non è solo cibo dei perfetti e dei meritevoli, ma è soprattutto medicina dei deboli e sostegno degli sfiduciati. Per questo accediamo alla comunione con lui dicendo: "Signore, non sono degno". Gesù è il medico venuto a portare la medicina unica e universale: la misericordia del Padre. Egli è l’amore gratuito, la cui grandezza non è proporzionale ai meriti, ma al bisogno. Anzi, supera lo stesso bisogno perché il perdono è il super-dono, una misericordia infinitamente più grande del nostro peccato. 
La salvezza è accogliere questa misericordia, sorgente della vita nuova di Dio. Gli scribi e i farisei, che volevano essere maestri della vera religione, non erano neppure discepoli di essa. Pretendevano di essere giusti perché osservavano tutte le leggi di Dio, tranne quella più importante, che rende gli uomini simili a Dio: amare tutti con il suo stesso amore, che è direttamente proporzionale alla nostra non amabilità. 
La domanda degli scribi e dei farisei viene rivolta ai discepoli; la risposta però viene da Gesù. Questo è il modo proprio di procedere della Chiesa: ogni questione che le si presenta deve trovare solo in Gesù la risposta. La nuova legge, quella insuperabile e definitiva, è Cristo, ciò che lui ha detto e ha fatto. Dobbiamo trattare i peccatori come ha fatto lui. 
Egli detesta il male proprio perché ama il malato. Odia il peccato perché ama il peccatore. 
Quando ameremo i fratelli con la tenerezza infinita del Padre, partendo dagli ultimi, allora sarà perfetto anche in noi l’amore del Figlio, e saremo come lui. Solo l’amore gratuito e misericordioso di Dio salva tutti. 
Padre Lino Pedron
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Preghiera del mattino del 19/I/2013

Non voglio più proteggermi contro di te, o misericordioso che conosci la nudità della mia esistenza. 
Con sicurezza, io mi do alle tue misteriose intenzioni, alla tua opera rigeneratrice. 
Con la tua spada folgorante tu puoi troncare la sozzura del peccato, intenerire chi vuole indurirsi negandosi ancora alla dolcezza della tua parola di vita. 
Aiutami a lasciarmi inondare dalla tua voce nelle Scritture, incenerisci chi non risparmia nulla, fino al midollo del suo essere. 
Allora io loderò con un cuore purificato la tua infinita misericordia, chinata continuamente sulla mia miseria che l'attrae.
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venerdì 18 gennaio 2013

Passi il tuo soffio

Vieni, Signore, passi il tuo soffio 
come la brezza primaverile 
che fa fiorire la vita
e schiude l'amore, 
o come l'uragano che scatena 
una forza sconosciuta
e solleva energie addormentate.

Passi il tuo soffio nel nostro sguardo 
per portarlo verso orizzonti 
più lontani e più vasti.

Passi il tuo soffio sui nostri volti rattristati 
per farvi riapparire il sorriso, 
sulle nostre mani stanche per rianimarle 
e rimetterle gioiosamente all'opera.

Passi il tuo soffio fin dall'aurora 
per portare con sé tutta la nostra 
giornata in uno slancio generoso.

Passi il tuo soffio 
all'avvicinarsi della notte 
per conservarci nella tua luce 
e nel tuo fervore.
Passi e rimanga in tutta la nostra vita 
per rinnovarla e donarle le dimensioni 
più vere e più profonde.

P. MAIOR

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Tienimi nel tuo amore

Tu che sei al di sopra di noi, 
tu che sei uno di noi,
tu che sei anche in noi 
possano tutti vedere te anche in me, 
possa io preparare la strada per te, 
possa io rendere grazie
per tutto ciò che allora mi toccherà.

Possa io non scordare in ciò 
i bisogni altrui. 
Tienimi nel tuo amore 
così come vuoi che tutti 
dimorino nel mio.

Possa tutto, in questo mio essere, 
volgersi a tua gloria
e possa io non disperare mai. 
Poiché io sono sotto la tua mano 
e in te è ogni forza e bontà.

DAG HAMMARSKJOLD
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Preghiera del mattino del 18/I/2013

"Non abbiamo mai visto nulla di simile". 
E non si era mai vissuto nulla di simile. 
Egli ha portato su di sé il fardello dei nostri peccati. 
Perché è lui l'Agnello senza macchia. 
Concedici, o Signore, di comprendere l'opera insondabile del tuo potere sul male, tu che scendi nel profondo dell'essere per spezzare i lacci con cui i nostri errori ci avevano stretto e che ci tenevano schiavi della malattia e della morte.
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giovedì 17 gennaio 2013

La lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato

Mc 1,40-45 
Venne da lui un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va', invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte. 

Secondo la concezione ebraica, la lebbra era "la primogenita della morte" (Gb 18,13). Chi veniva segnato da questa malattia doveva tenersi separato dagli altri e non poteva avvicinarsi a nessuno. I lebbrosi erano lasciati languire lungamente in una lenta morte, e per giunta venivano infamati come peccatori, perché la lebbra era considerata il castigo di gravi peccati. 
La legge ebraica dichiarava intoccabile un lebbroso, ma per Gesù non c’è legge che valga quando c’è di mezzo il bene di un uomo. Gesù è la "buona notizia" di uno che tocca il lebbroso e lo guarisce. Egli è il medico venuto per guarire tutti i mali e tutti i malati (Mc 2,17). 
Solo Gesù può liberare la nostra vita dalla lebbra che la devasta. Gli uomini e le leggi riconoscono il male e lo condannano, ma solo Gesù lo guarisce. Il nostro diritto di accostarci al Signore non viene dal fatto di essere giusti e degni, belli e buoni, ma proprio dal fatto che siamo ingiusti e immondi, brutti e peccatori. 
Il diritto di precedenza è dato ai malati più gravi. Dio guarda il nostro bisogno, non il nostro merito. 
Questo è il vangelo, la buona notizia che ci salva: Dio mi ama perché mi ama; la mia miseria non è ostacolo, ma misura della sua misericordia. 
Dio non è la legge che mi giudica né la coscienza che mi condanna: è il Padre che dà la vita, e mi ama più di se stesso, senza condizioni, così come sono. 
Il mio male non lo allontana, ma lo attira verso di me con un amore che non conosce altro metro che quello del mio bisogno. 
San Tommaso d’Aquino ha scritto: "Dio non ci ama perché siamo buoni, ma ci rende buoni amandoci". 
Il comportamento antipubblicitario di Gesù ci ricorda un importante proverbio: "Il bene non fa rumore e il rumore non fa bene". Coloro che credono con umiltà, come la suocera di Pietro o il paralitico, non hanno bisogno di essere zittiti: servono e ubbidiscono. 
Padre Lino Pedron
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Preghiera del mattino del 17/I/2013

Come dice lo Spirito Santo in un salmo: "Ascoltate oggi la sua voce: Non indurite il cuore...". 
L'oggi è unico, l'oggi è nel cuore dell'eternità, come è detto: di eternità in eternità, cioè dall'eternità passata all'eternità futura. 
Signore, tu sei tutto in quest'oggi e io voglio rispondere: "Presente", di un'intensa presenza alla tua Presenza. 
Poiché tu solo sei davvero presente e mi chiami a raggiungerti intensamente in questo oggi unico.
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mercoledì 16 gennaio 2013

Nessuno ti è estraneo

Buon Dio,
nessuno di noi uomini 
ti è estraneo,
né quello che ti prega, 
né quello che pecca, 
né di giorno né di notte.
Solo tu vedi dentro di noi tutti.

Tu vedi
se i nostri occhi sono stanchi, 
se i nostri pensieri sono sereni o tristi. 
Solo tu vedi in noi 
quando la paura o l'amarezza 
ci stringe il cuore.

Buon Dio,
tieni l'indifferenza lontana da noi! 
Facci rinsavire 
prima che sia troppo tardi. 
Fa' che il tuo amore risplenda 
dai nostri occhi e dai nostri cuori.

BAHA ELDIN SHOUKRY

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Se...

Tutto è per noi Cristo.
Se desideri medicare le tue ferite, 
egli è medico.
Se bruci di febbre, 
egli è la sorgente ristoratrice. 
Se sei oppresso dalla colpa, 
egli è la giustizia.
Se hai bisogno di aiuto, 
egli è la forza.
Se temi la morte, 
egli è la vita. 
Se desideri il cielo, 
egli è la via. 
Se fuggi le tenebre, 
egli è la luce. 
Se cerchi il cibo, 
egli è il nutrimento.

Gustate, dunque, e vedete 
quanto è buono il Signore; 
felice l’uomo che spera in lui.
SANT’AMBROGIO

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Preghiera del mattino del 16/I/2013

"Tutti ti cercano!". 
Tutti ti cercano, Signore. 
Consapevolmente o no, ogni figlio di Adamo desidera con sofferenza diventare un figlio di Abramo. 
Tutti gli uomini ti cercano, e il saperlo deve riempirci di un grande zelo apostolico. 
Abbiamo l'acqua che soddisfa la loro sete, portiamo i sacramenti della guarigione per le loro ferite. 
Perdonami, Signore, se passo davanti ai miei fratelli con l'indifferenza di chi, pur avendo già, desidera sempre di più per se stesso. 
Tutti ti cercano: concedimi di essere colui che umilmente indica la porta del tuo cuore.
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martedì 15 gennaio 2013

La correzione fraterna

La pratica della correzione fraterna — che ha radici evangeliche — è una prova di affetto soprannaturale e di fiducia. Ringrazia quando la ricevi e non tralasciare di praticarla con chi vive con te. (Forgia, 566) 

Siate prudenti e agite sempre con semplicità, virtù così tipica dei buoni figli di Dio. Mostratevi naturali nel modo di parlare e di fare. Andate al fondo dei problemi; non rimanete in superficie. Guardate che bisogna mettere anticipatamente in conto il dispiacere altrui e il proprio, se vogliamo davvero compiere santamente e da galantuomini i nostri doveri di cristiani. 
Non vi nascondo che, quando devo correggere o prendere una decisione che darà dispiacere, soffro prima, durante e dopo: e non sono un sentimentale. Mi consola il pensiero che soltanto le bestie non piangono: gli uomini, i figli di Dio, piangono. Capisco che in certi momenti anche voi dovrete passare un brutto quarto d'ora, se vi impegnate a compiere fedelmente il vostro dovere. Non dimenticate che è molto più comodo — ma significherebbe andare fuori strada — evitare a ogni costo una sofferenza, con la scusa di non dare un dispiacere al prossimo: spesso questa inibizione racchiude un vergognoso rifuggire dal dolore proprio, perché normalmente non è piacevole dare un avvertimento serio. Figli miei, ricordatevi che l'inferno è pieno di bocche chiuse. 
(…) Per curare una ferita, innanzitutto la si pulisce bene, anche tutt'intorno, fino a una buona distanza. Il chirurgo lo sa benissimo che fa male; ma se evita questa operazione, dopo farà ancora più male. Inoltre, applica subito il disinfettante: brucia — 'pizzica', come si dice —, mortifica, ma non si può fare a meno di usarlo, per evitare che la piaga si infetti. 
Se per la salute corporale è evidente il dovere di prendere queste misure, anche se si tratta di leggere escoriazioni, nelle cose grandi della salute dell'anima — nei punti nevralgici della vita di una persona — figuriamoci se non ci sarà da lavare, da incidere, da pulire, da disinfettare, e da soffrire! La prudenza ci impone questi interventi e di non rifuggire dal dovere, perché passar sopra denoterebbe una grave mancanza di criterio, e anche un grave attentato alla giustizia e alla fortezza. (Amici di Dio, nn. 160-161)
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Taci ! Esci da quell'uomo

Dal Vangelo secondo Marco (1,21b-28) 
Andarono a Cafarnao e, entrato proprio di sabato nella sinagoga, Gesù si mise ad insegnare. Ed erano stupiti del suo insegnamento, perché insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi. Allora un uomo che era nella sinagoga, posseduto da uno spirito immondo, si mise a gridare: «Che c'entri con noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci! Io so chi tu sei: il santo di Dio». E Gesù lo sgridò: «Taci! Esci da quell'uomo». E lo spirito immondo, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Una dottrina nuova insegnata con autorità. Comanda persino agli spiriti immondi e gli obbediscono!». La sua fama si diffuse subito dovunque nei dintorni della Galilea. 

«Gesù sgridò il demonio dicendo: «Taci ! Esci da quell'uomo». La verità non ha nessun bisogno della testimonianza del Menzognere... «Non ho bisogno di essere riconosciuto da colui che destino alla perdizione. Taci! La mia gloria si manifesti sul tuo silenzio. Non voglio che la tua voce faccia il mio elogio, bensì i tuoi tormenti; il mio trionfo infatti è il tuo strazio... Taci ! Esci da quell'uomo!» Sembra dire : «Esci da casa mia, cosa fai sotto il mio tetto? Io desidero entrare: allora, taci, e esci da quell'uomo, dall'uomo, da quell'essere dotato di ragione. Lascia questa dimora preparata per me. Il Signore desidera la sua casa: esci da quell'uomo»... 
Vedete quanto l'anima dell'uomo sia preziosa. Ciò si oppone a coloro che pensano che noi uomini e gli animali siamo dotati di un animo simile e che siamo animati da un medesimo spirito. In un altro momento, il demonio viene scacciato fuori da un uomo per essere mandato in una mandria di duemila porci (Mt 8,32); lo spirito prezioso si oppone allo spirito vile, l'uno è salvato, l'altro è rovinato. «Esci da quell'uomo, entra nei porci, va dove vuoi, vattene negli abissi. Lascia l'uomo, perché sarebbe un'ingiuria per me che ti installassi in lui al posto mio. Ho assunto un corpo umano, abito nell'uomo. Esci da quell'uomo». 
San Girolamo (347-420), sacerdote, traduttore della Bibbia, dottore della Chiesa Commento sul vangelo di Marco, 2 ; PLS 2, 125s
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Preghiera del mattino del 15/I/2013

La tua parola, Signore, è una luce, una forza che illumina questo giorno. 
Meravigliosa certezza di appartenere alla tua stirpe, come è stato detto, perché Gesù che santifica e gli uomini che sono santificati sono della stessa stirpe. 
Questa certezza sia sempre in me, per tutto questo giorno; possa io infonderla in ogni uomo, in ogni donna che incontrerò: siamo della stirpe di Cristo! 
Il quotidiano si trasfiguri così nella fede che tu hai in ciascuno di noi. 
Che io non consideri mai nessuno ateo, senza Dio, perché, anche se qualcuno non è con te, tu sei con lui.
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