martedì 11 ottobre 2011

648 - Preghiera del mattino

O Dio, tu hai creato sia ciò che è esterno e visibile agli occhi degli altri, sia ciò che è interno, visibile solo a te.
Mio Dio, permettimi di essere nella mia interiorità riflesso della tua volontà e del tuo pensiero salvifico.
Possa la mia coscienza essere la tua dimora permanente.
Insegnami a stimare e a rispettare l'uomo che è a tua immagine e a tua somiglianza.
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647 - Pregare è la via per affrontare tutti i mali

Questo, come tutti i post con etichetta "Angolo dello Spirito", riporta testi di san Josemaría Escrivá


Pregare è la via per affrontare tutti i mali di cui soffriamo. (Forgia, 76)


L'orazione — ricordalo — non consiste nel fare bei discorsi, dire frasi magniloquenti o consolanti...
Orazione è a volte uno sguardo a un'immagine del Signore o di sua Madre; altre volte, una supplica, in parole; altre ancora, l'offerta delle buone opere, dei risultati della fedeltà...
Come il soldato che sta di sentinella, così dobbiamo stare noi alla porta di Dio nostro Signore: e questo è orazione. O come si accuccia un cagnolino ai piedi del suo padrone.
—E non esitare a dirglielo: Signore, sono qui come un cane fedele; o, meglio, come un somarello, che non darà calci a chi lo ama. (Forgia, 73)


La tua orazione non può limitarsi a sole parole: deve avere contenuti reali e conseguenze pratiche. (Forgia, 75)


L'eroismo, la santità, l'audacia, richiedono una costante preparazione spirituale. Agli altri, darai sempre soltanto ciò che hai; e, per dare Dio, devi frequentarlo, vivere la sua Vita, servirlo. (Forgia, 78)
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646 - Date in elemosina, ed ecco, per voi tutto sarà puro

Mentre stava parlando, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli andò e si mise a tavola. Il fariseo vide e si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo. Allora il Signore gli disse: «Voi farisei pulite l'esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. Stolti! Colui che ha fatto l'esterno non ha forse fatto anche l'interno? Date piuttosto in elemosina quello che c'è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro.

Il fariseismo rappresenta la deviazione più frequente della religione. In esso l’esperienza di fede viene ridotta a un meccanismo di cerimonie, di riti, di pratiche, senza preoccuparsi di riempirle di un contenuto. Il fariseo che ha invitato Gesù a pranzo è rimasto meravigliato che non abbia eseguito le abluzioni rituali prima di sedersi a tavola. I farisei credono di fare la volontà di Dio purificando l’esterno e dimenticando che Dio guarda soprattutto l’interno dell’uomo. Difatti si lavano attentamente e scrupolosamente prima dei pasti, ma dentro, nel loro cuore, rimangono pieni di cattiveria e di rapacità. Ma la vera purità interiore non si ottiene con i riti, ma liberando l’animo dall’attaccamento egoistico a noi stessi e ai nostri beni, per soccorrere gli indigenti. Il cuore diventa puro mediante l’amore fraterno.
Il fariseo ha due caratteristiche: "presume di essere giusto" "nientifica gli altri" (Lc 18,9), cioè li disprezza cordialmente e non li valuta per nulla. A queste due ne aggiunge una terza, comune a tutti: ama il denaro (cfr Lc 16,14), senza il quale nessuna presunzione è in grado di farsi valere. Egli si vanta davanti a Dio e agli uomini, rubando la gloria di Dio e disprezzando i fratelli. Ha sostituito la misericordia di Dio con la propria impeccabilità. Invece di mettere Dio al centro di tutto, ha messo se stesso. Anche Dio è in funzione di lui. Il fariseo è il "nemico" numero uno di Gesù ed è quindi particolarmente amato da lui (cfr Lc 6,27.35).
Il vangelo di Luca sembra scritto apposta per convincere i giusti che sono peccatori, e così convertirli e salvarli insieme con gli altri peccatori pentiti.


Padre Lino Pedron
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lunedì 10 ottobre 2011

645 - Preghiera del mattino

Dio, tu sei un padre misericordioso.
Tocca i nostri cuori così da farci cambiare comportamento, maniera di pensare e modo di giudicare le persone e le cose.
Concedici oggi di vedere il bene e di farlo.
La tua voce, percepita nella nostra coscienza, ci permette di distinguere, con la delicatezza e la sottigliezza volute, il bene dal male.
Concedici una libertà interiore così da spingerci a cercare, con tutto il cuore, il bene..
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644 - Non sarà dato alcun segno a questa generazione, se non il segno di Giona

Mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire: «Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell'uomo lo sarà per questa generazione. Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone. Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Ninive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona.

Non dobbiamo invidiare la generazione dei contemporanei di Gesù. Egli stesso la definisce "generazione malvagia" perché è ancora sotto lo spirito del maligno e chiede dei segni invece di convertirsi all’annuncio della sua parola.
Egli si rifiuta di dare dei segni "fuorché il segno di Giona". Gesù sarà il segno della misericordia di Dio per tutti.
Invece di chiedergli segni, bisogna convertirsi all’annuncio della sua morte e risurrezione. Se la fede è obbedire a Dio, il contrario della fede è la pretesa che Dio obbedisca a noi. E questo avviene quando si instaura con Dio un rapporto di ricatto, chiedendo sempre prove nuove e più grandi, senza decidersi a credere al suo amore. Dio ci concede dei segni per farci arrivare alla fede. Ma chi ne cerca ancora dopo essere arrivato alla fede, instaura con Dio un rapporto di ricatto invece che di fiducia. I segni che Dio ci dà rispettano sempre la nostra libertà, ossia non ci costringono mai a credere. Tutti i segni che Dio concede in Gesù si riassumono nel segno di Giona: egli fu segno di un Dio misericordioso e clemente, di grande amore, che si lascia impietosire (Gio 4,2).
Gesù è il maestro di sapienza al quale i credenti possono rivolgersi sicuri di trovare maggior conforto di quanto ne ebbe la regina di Saba nell’ascoltare i responsi di Salomone. La salvezza dipende dalla nostra risposta all’annuncio di misericordia di colui che è più di Salomone e di Giona, al di sopra dei sapienti e dei profeti.


Padre Lino Pedron
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domenica 9 ottobre 2011

643 - Richiesta di preghiere 37/2011

124) Antonella: Vergine Santa, intercedi subito presso il Padre e manda La Grazia su un tuo consacrato p.M. E.
E' proprio una brutta persona. Tu vedi tutto, i suoi atteggiamenti sono brutti, le parole che escono dalla sua bocca feriscono i nostri animi. E' bugiardo e ambiguo, ma essendo nostro prossimo e per di piu' un Tuo ministro, lo dobbiamo amare e perdonare. E' difficile, perche' non si accetta tanto bene...
Fiat voluntas tua sicut! Non so piu' che dire, ne' che pensare...


125) Giampietro da Vicenza: Carissimi il Signore della Vita vi benedica tutti:!!!!!!!!
Vi ringrazio per aver pregato per me e per mio fratello ,per la mia famiglia e la sua famiglia.
Ci raccomandiamo ancora alle vostre preghiere ,che la Regina dell' Amore Maria Santissima vi benedica. Grazie mille fratelli e sorelle .........
Pregate anche perchè l 'ABORTO non venga piu' fatto in nessuna parte del mondo.
Pregate il Buon Dio che faccia scendere lo Spirito Santo per una nuova Pentecoste.
Preghiamo tutti uniti.....


126) Patrizia: sono patrizia e vi prego di pregare per me il Signore Nostro Gesù Cristo, secondo la sua Santa volontà. Ringrazio tutti e che il Signore vi benedica.


127) Luigi dalla Lombardia: Cari amici,pregate per le mie intenzioni, grazie.
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642 - Preghiera del mattino

O Dio, tu concedi sempre la tua misericordia a coloro che ti amano e sei vicino a tutti coloro che ti invocano.
La tua bontà e la tua fedeltà mi accompagnino oggi e in tutti i giorni della mia vita.
Fa' che io esegua la tua volontà, con la guida dello Spirito che ci precede e ci accompagna.
Concedimi la chiaroveggenza affinché possa riconoscere nei pastori della tua Chiesa la via che porta a te.
Ti supplico di aprire il mio cuore al mistero della tua presenza, accanto a noi.
Rischiara il mio spirito, affinché io riesca a distinguere quello che mi conduce alle fonti tranquille e mi restituisce le forze, e quello che mi allontana da te, verso l'errore e la menzogna. Amen.
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641 - Un po' di meditazione giornaliera

Questo, come tutti i post con etichetta "Angolo dello Spirito", riporta testi di san Josemaría Escrivá


Se hai la tenacia di assistere ogni giorno a delle lezioni solo perché lì puoi acquistare qualche conoscenza... molto limitata, perché non sei costante nel frequentare il Maestro, sempre desideroso d'insegnarti la scienza della vita interiore, di sapore e contenuto eterni? (Solco, 663)


Che cosa vale l'uomo o il premio più importante della terra, in confronto a Cristo, che ti sta sempre aspettando? (Solco, 664)


Un po' di meditazione giornaliera - unione di amicizia con Dio - è cosa propria di persone che sanno utilizzare rettamente la loro vita; di cristiani coscienti, che operano con coerenza. (Solco, 665)


Gli innamorati non sanno dirsi addio: non smetterebbero mai di salutarsi.
- Tu e io, amiamo il Signore così? (Solco, 666)


Non vedi come molti tuoi compagni sanno dimostrare grande delicatezza e sensibilità nel trattare le persone che amano: la fidanzata, la moglie, i figli, la famiglia...?
Di' loro - e pretendilo da te stesso! - che il Signore non merita di meno: va trattato così! E consiglia loro, inoltre, di usare la stessa delicatezza e sensibilità, ma vissute con Lui e per Lui, e raggiungeranno una felicità mai sognata, anche qui sulla terra. (Solco, 676)
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640 - Tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze

Gesù riprese a parlare loro con parabole e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest'ordine: «Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!». Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: «La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze». Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l'abito nuziale. Gli disse: «Amico, come mai sei entrato qui senza l'abito nuziale?». Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: «Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti». Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

Il banchetto è organizzato da un re per le nozze del figlio. I primi invitati, il popolo d’Israele, manifestano indifferenza colpevole (v. 5). I vv. 6-7 sono ispirati alla parabola dei vignaioli. Probabilmente Matteo ha presente le persecuzioni contro i predicatori cristiani e la distruzione di Gerusalemme nell’anno 70.
Dopo il rifiuto dei primi chiamati, l’invito è rivolto a tutti, "buoni e cattivi" (v. 10).La sala piena di commensali è immagine della Chiesa.
La parabola è un appello a tutti perché sappiano che il momento è decisivo e non si può differire: "Tutto è pronto" (v. 4). Di fronte alla chiamata del vangelo non c’è niente di più importante da fare.
Per stare nella sala del banchetto (la Chiesa) bisogna accettare di ricevere il vestito di nozze: la conversione, la fede. la grazia. La comparsa del re nella sala significa il giudizio dei convitati. Il giudizio non riguarda solo i primi invitati che hanno rifiutato l’invito alle nozze. I secondi non si illudano che basti essere nella Chiesa per essere salvati.
L’avvertimento finale della parabola ricorda ai convitati della comunità cristiana l’esigenza della loro vita secondo il battesimo e la serietà del loro impegno.
La chiamata di Dio non pone condizioni preliminari: la Chiesa è il luogo del grande raduno e gli invitati sono tutti peccatori. Ma peccatori che si convertono.
Il detto riguardante i chiamati e gli eletti non invita a fare i conti sui salvati e i dannati: sarebbe in contraddizione con l’uno senza abito di nozze tra i tanti invitati che riempivano la sala. Questa frase è una interpellanza personale all’ascoltatore perché cerchi di non essere nella condizione di colui che viene gettato nelle tenebre.


Padre Lino Pedron
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sabato 8 ottobre 2011

639 - Preghiera del mattino

O Dio, Padre nostro, nella santissima Vergine Maria ci hai dato un modello di vita nella fede.
Maria è beata perché ha creduto e ha avuto pienamente fede in te.
Accettando con un cuore immacolato il tuo Verbo eterno, Maria l'ha concepito nel suo grembo verginale, e l'ha avvolto nel suo amore materno.
Maria ha compreso meglio di tutti le parole pronunciate dal suo Figlio e le ha messe in pratica in modo perfetto.
Per questo Maria gli è la più cara fra tutti gli esseri umani, in quanto serva di Dio che sa ascoltare e credere.
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638 - Beato il grembo che ti ha portato! Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio

Mentre diceva questo, una donna dalla folla alzò la voce e gli disse: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!». Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».

La felicità e l’onore di una donna dipende dai figli che essa ha generato e nutrito. Una donna del popolo è profondamente toccata dalla grandezza di Gesù. Egli rovescia il dominio di satana e porta la salvezza. La fama del figlio si riflette anche sulla madre.
La madre di Gesù è da lodare. La grandezza di Gesù rende grande anche la madre. Ma questa lode potrebbe essere interpretata male. La maternità fisica, da sola, non è motivo sufficiente per essere chiamata beata. Molto più è da proclamare beato chi ascolta la parola di Dio e la osserva. Maria ha ascoltato, ha creduto a ha messo in pratica.
Essa è beata perché è la madre di Gesù, il vincitore dei demoni e il Salvatore; ma lo è molto di più perché ascolta e osserva la parola di Dio.
Il grido della donna "beato il ventre che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!" riecheggia quello di Elisabetta: "Benedetta tu tra le donne e benedetto il frutto del tuo seno" (Lc 1,42). Ma Elisabetta aveva aggiunto anche il motivo ultimo di questa beatitudine: "Beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore" (Lc 1,45). E Gesù riprende questa motivazione, dicendo: "Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!" (v.28). La grazia e la grandezza di Maria non scaturiscono dalla sua maternità fisica, ma dall’adempimento della volontà di Dio. La sua beatitudine consiste nell’aver ascoltato e accolto la sua parola con il cuore e la mente e soprattutto di averla messa in pratica. La parola è la volontà di Dio che le chiede di prendere un posto accanto al figlio, nonostante che lei non ne colga sempre tutta la portata e le conseguenze. Ma questo posto accanto a Gesù è disponibile a tutti: dipende solo dalla capacità di ascolto e di accoglienza della parola di Dio e dal metterla in pratica.
Maria si distingue nella Chiesa per la sua fedeltà alla proposta di Dio. Tutti possono salire fino a lei, purché vivano come lei. Invece di invidiare Maria, dobbiamo imitarla nell’ascolto e nella pratica della parola di Dio.
La vera beatitudine è Gesù. Egli, Parola eterna del Padre fatta carne nell’obbedienza, è nuovamente Parola nell’annuncio del vangelo per incarnarsi in quanti l’accolgono. La maternità di Maria, prima che nel ventre, fu nella mente e nel cuore. Ella obbedì, e per questo fu madre. La sua beatitudine si estende a tutti coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica.


Padre Lino Pedron
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venerdì 7 ottobre 2011

637 - La Beata Vergine Maria del Rosario

Il Rosario è nato dall'amore dei cristiani per Maria in epoca medioevale, forse al tempo delle crociate in Terrasanta. L'oggetto che serve alla recita di questa preghiera, cioè la corona, è di origine molto antica.
Gli anacoreti orientali (anacoreta è detto un religioso che abbandona la vita attiva e si allontana dagli uomini, vivendo isolato una vita ascetica e di contemplazione) usavano pietruzze per contare il numero delle preghiere vocali.
Nei conventi medioevali i fratelli laici, dispensati dalla recita del salterio per la scarsa familiarità col latino, integravano le loro pratiche di pietà con la recita dei “Paternostri”, per il cui conteggio, S. Beda il Venerabile, aveva suggerito l'adozione di una collana di grani infilati ad uno spago.
Poi, narra una leggenda, la Madonna stessa, apparendo a S. Domenico, gli indicò nella recita del Rosario un'arma efficace per debellare l'eresia albigese. Nacque così la devozione alla corona del rosario, che ha il significato di una ghirlanda di rose offerta alla Madonna.
Promotori di questa devozione sono stati infatti i domenicani, ai quali va anche la paternità delle Confraternita del Rosario.
Fu un papa domenicano, S. Pio V (Antonio Michele Ghislieri, 1566-1572), il primo ad incoraggiare e a raccomandare ufficialmente la recita del Rosario, che, in breve tempo, divenne la preghiera popolare per eccellenza, una specie di “breviario del popolo”, da recitarsi la sera, in famiglia, poiché si presta benissimo a dare un orientamento spirituale alla liturgia familiare.
La celebrazione della festività odierna fu istituita da S. Pio V nel 1572 (bolla Salvatoris Domini) per commemorare la vittoria riportata il 7 ottobre 1571 a Lepanto contro la flotta turca (inizialmente si diceva “S. Maria della Vittoria”); in quell'anno cadeva di domenica. In seguito, nel 1716, venne estesa alla Chiesa universale, e fissata definitivamente al 7 ottobre da S. Pio X (Giuseppe Sarto, 1903-1914) nel 1913.
La “Festa del Santissimo Rosario”, com'era chiamata prima della riforma del calendario, compendia in un certo senso tutte le feste della Madonna e insieme i misteri di Gesù, ai quali Maria fu associata, con la meditazione di quindici momenti della vita di Maria e di Gesù.
Il Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005), con la lettera apostolica è Rosarium Virginis Mariae del 16/10/2002, aggiunse, ai Misteri Gaudiosi, Dolorosi e Gloriosi, iMisteri della Luce, inseriti tra i Gaudiosi e Dolorosi, portando, dunque, a venti i momenti di contemplazione della vita di Maria e di Gesù.
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636 - n si dicono sempre le stesse cose coloro che si amano?

Questo, come tutti i post con etichetta "Angolo dello Spirito", riporta testi di san Josemaría Escrivá


Il Santo Rosario è un'arma potente. Impiegala con fiducia e ti meraviglierai del risultato. (Cammino, 558)


L'inizio del cammino che ha per termine l'amore folle per Gesù, è un fiducioso amore alla Madonna.
- Vuoi amare la Vergine? E allora parla con Lei, cerca di conoscerla. Come? Recitando bene il suo Rosario.
- Ma nel Rosario diciamo sempre le stesse cose! Le stesse cose? Non si dicono sempre le stesse cose coloro che si amano? Non sarà che il tuo Rosario risulta monotono perché, invece di pronunciare parole come un uomo, stai lì assente, ed emetti suoni senza senso, perché il tuo pensiero è lontano da Dio? E poi, guarda: prima di ogni decina, si indica il mistero dacontemplare . Tu...hai contemplato almeno una volta questi misteri?
Fatti piccolo . Vieni con me e vivremo -ecco il nocciolo della mia confidenza- la vita di Gesù, di Maria e di Giuseppe.
Ogni giorno faremo qualcosa di nuovo per loro. Ascolteremo le loro conversazioni famigliari. Vedremo crescere il Messia.
Ammireremo i suoi trent'anni di vita nascosta...
Assisteremo alla sua Passione e alla sua Morte...Resteremo attoniti di fronte alla gloria della sua Risurrezione...
In una parola: contempleremo, pazzi di Amore (non c'è altro amore che l'Amore), tutti i momenti della vita di Gesù.
(Santo Rosario, Introduzione).
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635 - Se io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio

Ma alcuni dissero: «È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo. Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull'altra. Ora, se anche Satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio. Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino. Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me disperde.
Quando lo spirito impuro esce dall'uomo, si aggira per luoghi deserti cercando sollievo e, non trovandone, dice: «Ritornerò nella mia casa, da cui sono uscito». Venuto, la trova spazzata e adorna. Allora va, prende altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora. E l'ultima condizione di quell'uomo diventa peggiore della prima».

E’ lo Spirito Santo che ci libera dallo spirito maligno. Nel capitolo quarto del vangelo di Luca avevamo letto: "Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano e fu condotto dallo Spirito nel deserto dove, per quaranta giorni, fu tentato dal diavolo… Dopo aver esaurito ogni specie di tentazione, il diavolo si allontanò da lui per tornare al tempo fissato" (Lc 4,1.13). La lotta che Gesù condusse contro satana nel deserto, ora continua. La sua forza è lo Spirito del Padre. Di fronte a questi due contendenti, ognuno deve schierarsi. Non è possibile rimanere neutrali (cfr v.23).
Le tentazioni che Gesù subì nel deserto ritornano continuamente durante la sua vita. Il diavolo e i suoi amici chiedono sempre e monotonamente la stessa cosa: un segno dal cielo (v.16). E Dio dà i suoi segni: non quelli della potenza, ma quelli dell’umiltà. Il segno di Dio è il segno della Croce. Non può darne uno più grande. Là infatti dona tutto se stesso e si rivela come amore infinito e incondizionato per noi.
Vincere lo spirito del male è il primo obiettivo della missione di Gesù (cfr Lc 10,18) per donare all’uomo il suo Spirito di Figlio. Ogni vittoria sullo spirito di menzogna e di egoismo si ottiene solo con la forza dello Spirito di verità e di vita (cfr Lc 9,49-50).
Satana ha vinto ogni uomo nel primo uomo, Adamo. Da allora egli è "l’uomo forte, bene armato" (v.21) che fa la guardia ai suoi possedimenti, che sono tutti i regni della terra (cfr Lc 4,6). Gesù è "il più forte" (cfr Lc 3,16) preannunciato da Giovanni il Battista. Egli viene dall’alto come sole che sorge per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra della morte (cfr Lc 1,78-79). La sua vittoria è automatica, come quella della luce sull’oscurità. Ad essa può sottrarsi solo chi chiude gli occhi nella cecità volontaria (cfr Gv 9,41). Gesù spoglia satana di tutte le sue armi, che sono quelle dell’avere, del potere e dell’apparire, quando more, spogliato di tutto, sulla croce. In questo modo restituisce all’uomo ciò che il demonio gli aveva tolto: la sua vera identità di immagine di Dio e la sua realtà di figlio di Dio.
Lo stare con Gesù è la caratteristica della nostra vita presente (cfr Lc 8,2; Mc 3,4) e della nostra vita futura (cfr 1Ts 4,17). Chi non è con Gesù è con il diavolo. Non esiste una terza posizione, una terza possibilità.
Satana, cacciato dall’uomo, cerca di entrare nuovamente in lui usando tutti i mezzi che può avere a disposizione.
Bisogna resistergli nella fede (cfr 1Pt 5,8-9) per non ricadere nella schiavitù di prima, come ci ricorda anche la Lettera agli Ebrei: "Quelli che sono stati una volta illuminati, che hanno gustato il dono celeste, sono diventati partecipi del dono della Spirito Santo e hanno gustato la buona parola di Dio e le meraviglie del mondo futuro. Tuttavia se sono caduti, è impossibile rinnovarli una seconda volta portandoli alla conversione, dal momento che per loro conto crocifiggono di nuovo il Figlio di Dio e lo espongono all’infamia" (Eb 6,4-6). Se il credente ritorna sotto il potere di satana, cade in una situazione peggiore di quella dalla quale Cristo l’aveva liberato.


Padre Lino Pedron
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634 - Preghiera del mattino

Signore Gesù, tu hai cominciato la tua lotta contro Satana nel momento stesso dell'incarnazione, e l'hai continuata annunciando la parola divina che dissipa le tenebre dai pensieri e dai cuori, guarendo i malati, risuscitando i morti e scacciando dal corpo degli indemoniati lo spirito malvagio.
Sconfitto attraverso la croce, esso continua però ad essere pericoloso.
Oggi esistono infatti molte più maniere di possessione del male di quante ne possiamo immaginare: atrocità provocate dalle guerre, campi di concentramento e gulag, terrorismo e torture, eliminazione prenatale, odio e razzismo, persecuzioni sanguinose dei credenti e violazione dei diritti dell'uomo, narcotraffico e distruzione dell'ambiente naturale.
Aiutaci a vivere in modo che possiamo con te riportare la vittoria definitiva sul male e sul Maligno.
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giovedì 6 ottobre 2011

633 - Vuoi davvero essere santo?

Questo, come tutti i post con etichetta "Angolo dello Spirito", riporta testi di san Josemaría Escrivá


Vuoi davvero essere santo? —Compi il piccolo dovere d'ogni momento: fa' quello che devi e sta' in quello che fai. (Cammino, 815)


Hai l'obbligo di santificarti. —Anche tu. Chi pensa che la santità sia un impegno esclusivo di sacerdoti e di religiosi?
A tutti, senza eccezione, il Signore ha detto: “Siate perfetti, com'è perfetto il Padre mio che è nei cieli”. (Cammino, 291)


Correggerti. —Ogni giorno un po'. —Questo è il tuo lavoro costante, se davvero vuoi farti santo. (Camino, 290)


Essere fedeli a Dio richiede lotta. E lotta corpo a corpo, uomo a uomo - uomo vecchio e uomo di Dio - , dettaglio su dettaglio, senza zoppicare. (Solco, 126)


Oggi non bastano uomini e donne buoni. - E poi, non è sufficientemente buono chi si accontenta di essere quasi... buono: è necessario essere «rivoluzionario».
Di fronte all'edonismo, di fronte alla quantità di paganesimo e di materialismo che ci offrono, Cristo vuole degli anticonformisti, dei ribelli d'Amore! (Solco, 128)


Se non è per costruire un'opera molto grande, molto di Dio - la santità -, non vale la pena di dare sé stessi.
Per questo, la Chiesa - nel canonizzare i santi - proclama l'eroicità della loro vita. (Solco, 611)
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632 - Chiedete e vi sarà dato

Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: «Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli», e se quello dall'interno gli risponde: «Non m'importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani», vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono. Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto.
Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!

Questa parabola è un commento a Lc 11,3: "Dacci oggi il nostro pane quotidiano". Ci esorta a una preghiera coraggiosa, a una fede senza esitazioni. Potrebbe essere riassunta con il detto ebraico, che recita così: "L’importuno vince il cattivo, tanto più Dio infinitamente buono".
Gesù ci assicura che Dio esaudisce ogni preghiera. Egli non è sordo alle richieste dell’uomo. Non si nasconde davanti a lui. E questo, perché ama infinitamente l’uomo, suo figlio. Quindi il problema non esiste da parte di Dio ma, eventualmente, da parte dell’uomo. L’uomo prega solo se si sente veramente bisognoso: i sazi e i buontemponi non sentono il bisogno di pregare. La prima condizione per la preghiera è la consapevolezza della propria povertà.
L’unica condizione che Gesù pone per l’esaudimento delle nostre preghiere presso Dio è la fiducia, anzi, la certezza di essere ascoltati. Se l’uomo si commuove davanti alle necessità di un amico o di un figlio, tanto più Dio. Le parole "molestia" e "importunità" sottolineano l’insistenza e il coraggio del richiedente. Se già gli uomini egoisti, falsi amici, ecc. alla fine si scomodano ed esaudiscono, quanto più dobbiamo avere piena fiducia in Dio. Egli non ci ascolta per togliersi d’attorno uno scocciatore, ma perché è il vero nostro amico: è il nostro papà.
Le preghiere rivolte a Dio possono assomigliare a quelle di un figlio verso il padre umano. E’ impensabile che questi risponda con cattiverie alle richieste di cibo del figlio. Non c’è un padre così spietato tra gli uomini, tanto meno si può pensare che un tale comportamento sia possibile in Dio. Gli uomini sono cattivi, Dio è buono. Se un padre umano, che è cattivo, sa dare cose buone a suo figlio, quanto più il Padre del cielo darà tutto, cioè lo Spirito Santo, a coloro che glielo chiedono. Nel vangelo di san Matteo, Dio dà "cose buone" (7,11), cioè i beni della salvezza, in san Luca dà lo Spirito Santo, che è il Dono dei doni. La differenza tra i due testi è meno rilevante di quanto potrebbe sembrare. L’uomo si raccomanda per il pane e Dio gli dona anche lo Spirito Santo, che è il Dono che contiene tutti gli altri doni.
Solo Dio può riempire il cuore dell’uomo. Egli ci dà "molto di più di quanto possiamo domandare o pensare" (Ef 3,20): si dona a ciascuno secondo il suo desiderio. L’unica misura del dono è data dal nostro desiderio: che desidera poco, riceve poco; chi desidera tutto, riceve tutto. Il tema dominante è la paternità di Dio che si esprime nel dare. Noi dobbiamo chiedere non perché lui ignori il nostro bisogno, ma perché il dono può essere ricevuto solo da chi lo desidera.
Quanti doni di Dio abbiamo rispedito al mittente! Questo brano ci esorta a grandi desideri che ci fanno capaci di ricevere il dono più grande: lo Spirito Santo.
Quando il Padre sembra restio a dare, è perché non ci dà ciò che vogliamo, ma ciò che è giusto. Di solito chiediamo a Dio che soddisfi i nostri bisogni immediati e superficiali, ma egli vuol farci scoprire e colmare il nostro bene essenziale: essere suoi figli. Ci nasconde i suoi doni, affinché cerchiamo lui che è il Donatore. Egli esaudisce sempre le nostre preghiere quando sono secondo la sua volontà; e ci fa proprio un grande piacere a non esaudirle quando non sono secondo la sua volontà, perché farebbe il nostro male. Quando preghiamo succede sempre qualcosa di buono, anche se non sempre sappiamo che cosa.


Padre Lino Pedron
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mercoledì 5 ottobre 2011

631 - Santificare il proprio lavoro non è una chimera

Santificare il proprio lavoro non è una chimera, bensì è missione di ogni cristiano...: tua e mia. Lo aveva ben scoperto quel meccanico, che diceva: «Mi fa impazzire di gioia la certezza che io, maneggiando il tornio e cantando, cantando molto di dentro e di fuori , posso farmi santo...: com'è buono il nostro Dio!». (Solco, 517)


In quest'ora di Dio, quella del tuo passaggio in questo mondo, deciditi davvero a realizzare qualcosa che valga la pena: il tempo urge, ed è tanto nobile, tanto eroica, tanto gloriosa la missione dell'uomo della donna sulla terra, quando accende nel fuoco di Cristo i cuori tristi e imputriditi!
Vale la pena di portare agli altri la pace e la felicità di una forte e gioiosa crociata. (Solco, 613)


Qualche volta lasci esplodere il tuo cattivo carattere, che affiora, in più di un'occasione, con una durezza spropositata. Altre volte, non ti preoccupi di predisporre il tuo cuore e la tua mente perché divengano dimora gradita per la Santissima Trinità... E, sempre, finisci per restartene un po' lontano da Gesù, che conosci poco...
In questo modo, non avrai mai vita interiore. (Solco, 651)


Rimedio per tutto: santità personale! Per questo i santi erano ricolmi di pace, di fortezza, di allegria, di sicurezza... (Solco, 653)
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630 - Signore, insegnaci a pregare

Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore, e non abbandonarci alla tentazione».

Questa preghiera è un rapporto diretto tra un "Tu" che è il Padre e un "noi" che è il nostro vero io, in quanto siamo in comunione con il Figlio e con i fratelli. La fraternità tra gli uomini si fonda unicamente sulla paternità di Dio. Di conseguenza, non si può stare davanti al Padre separati dal Figlio e dai fratelli: sarebbe negare la sua paternità proprio mentre lo chiamiamo "Padre". Per questo se non amiamo e non perdoniamo i fratelli, non amiamo il Padre e non accettiamo il suo amore e il suo perdono.
Tutto quanto chiediamo con questa preghiera al Padre, ce lo ha già donato nel suo Figlio e, quindi, la preghiera è aprire la nostra persona ad accogliere quanto Dio ha già realizzato per noi.
La preghiera è comunione con Gesù e con i fratelli per vivere la vera fraternità e la vera filialità in Cristo ed entrare nel dialogo di Gesù con il Padre. Nella preghiera troviamo la sorgente della nostra vita, il Padre; per questo, chi prega vive e chi non prega muore, secondo il detto di sant’Alfonso de’ Liguori: "Chi prega si salva e chi non prega si danna". E sant’Agostino ci insegna: "Chi impara a pregare, impara a vivere". Si impara a pregare pregando Gesù perché ci insegni a pregare: "Signore, insegnaci a pregare" (v.1). Solamente imparando da Cristo, i cristiani pregano da cristiani, figli del Padre e fratelli di Cristo, e vivono secondo il vangelo.
La preghiera insegnataci da Cristo ci rivela la nostra vera identità di figli nel Figlio. Il Padre ci ama come ama il Figlio; ci ama più di se stesso: "Egli non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi" (Rm 8,32). Avvolti dalla tenerezza di questo amore infinito, possiamo vivere nella serenità e nella fiducia. L’olio e il vino che guariscono le nostre ferite mortali (cfr Lc 10,34) è l’amore di Dio riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito che ci è stato dato (cfr Rm 5,5). Dio sarà sempre nostro Padre, perché il Figlio si è fatto per sempre nostro fratello.
"Sia santificato il tuo nome" significa glorificare la persona del Padre nella nostra vita, dando a lui l’importanza che ha e, di conseguenza, amandolo con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente e con tutte le forze. Il nome di Dio è santificato quando accogliamo il suo amore e la sua paternità e accettiamo di essere suoi figli senza paura del nostro limite e della nostra morte. Chi rifiuta la paternità di Dio cerca di essere padre a se stesso, glorificando il proprio nome. Da questo rifiuto, che è la radice del peccato, nasce l’orgoglio e l’ansia, la paura che ci allontana da lui e ci divide tra noi, la voracità che ci separa dai fratelli e distrugge il creato. Tutti quelli che cercano la propria gloria, non possono credere in Gesù e quindi rifiutano anche il Padre: "Come potete credere, voi che prendete la gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene da Dio solo?" (Gv 5,44).
"Venga il tuo regno". Il regno di Dio è la liberazione dal potere del diavolo e dalla dannazione eterna; è la sovranità di Dio nostro Padre che ci libera da ogni schiavitù e ingiustizia, da ogni inquietudine e tristezza. Il regno di Dio è già venuto nella persona di Gesù, viene in ogni istante della nostra vita e della storia quando accogliamo Gesù, e verrà nella pienezza della sua gloria quando tutti gli uomini saranno figli del Padre e Dio sarà tutto in tutti (cfr 1Cor 15,28). Il regno di Dio viene ogni volta che accogliamo la misericordia e la compassione di Dio e doniamo ai fratelli la misericordia e la compassione ricevuta da Dio.
"Dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano". Chiediamo al Padre il pane per la vita umana e per la vita divina, per la vita presente e per la vita eterna. Dietro ogni pane c’è la mano del Padre che ce lo porge come dono del suo amore. Il pane "nostro" è dono del Padre per tutti i suoi figli e va condiviso con tutti i fratelli. Chi defrauda l’altro non gli è fratello e non si comporta da figlio di Dio. Dopo il peccato, il pane va guadagnato con il sudore della fronte (Gen 3,19; 2Ts 3,6-13), diversamente è rubato. Il pane di cui l’uomo vive è l’amore di Dio, ed è concesso gratuitamente ad ogni figlio, anche indegno e perverso, perché Dio non ci ama per i nostri meriti ma per il nostro bisogno.
"Perdonaci i nostri peccati". Dio ci ha creato per dono del suo amore e ci ricrea col per-dono della sua misericordia.
E questo secondo dono è più grande del primo, è un super-dono. Il cristiano non è e non si crede un giusto, ma un giustificato. San Luca ha centrato giustamente tutto il suo vangelo sulla misericordia del Padre che si manifesta nella vita del Figlio Gesù. Il credente in Gesù perdona perché è stato perdonato da Dio. Chi non perdona, non conosce né il Figlio né il Padre. L’unico peccato imperdonabile è quello di chi non perdona e ritiene di non dover essere perdonato per questo. La cecità di chi si ritiene giusto (cfr Lc 9,41) e non conosce il perdono da dare e da ricevere, è il peccato contro lo Spirito. Il cristiano non è perfetto, ma misericordioso; non è sicuro di non cadere, ma compassionevole verso chi è caduto. Per questo non condanna, ma perdona. La sola condizione per il perdono del Padre è il perdono dato ai fratelli.
"Non c’indurre in tentazione". Non chiediamo a Dio di non essere tentati, ma di non cadere quando siamo tentati. Anche a questo riguardo la parola di Dio ci rassicura: "Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via di uscita e la forza per sopportarla" (1Cor 10,13). La tentazione più grande è quella di perdere la fiducia nel Padre. Il credente è tentato soprattutto dalla mancanza di fede nella misericordia di Dio: non riesce ad accettare che Dio sia così buono, soprattutto nei confronti degli altri. Ma la vittoria che ha vinto il mondo è proprio la nostra fede nell’infinita misericordia di Dio.


Padre Lino Pedron
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martedì 4 ottobre 2011

629 - Dobbiamo amare di tutto cuore la povertà

Questo, come tutti i post con etichetta "Angolo dello Spirito", riporta testi di san Josemaría Escrivá


Se siamo vicini a Cristo e seguiamo le sue orme, dobbiamo amare di tutto cuore la povertà, il distacco dai beni terreni, le privazioni. (Forgia, 997)


Come immagini il portamento di Gesù nostro Signore? Non hai pensato alla dignità con cui indossava quella tunica inconsutile, probabilmente tessuta dalle mani della Madonna? Non ricordi che in casa di Simone si è lamentato perché non gli avevano offerto l'acqua per lavarsi, prima di sedersi a mensa? [Cfr Lc 7, 36-50]. Di certo Egli fece notare quella mancanza di educazione per sottolineare l'insegnamento che l'episodio suggeriva, e cioè che è nei piccoli particolari che si dimostra l'amore; ma nel contempo mostra chiaramente di volersi attenere ai costumi sociali del suo ambiente. Pertanto, tu e io ci sforzeremo di essere distaccati dai beni e dalle comodità della terra, ma senza stonature e senza stranezze.


Secondo me, una manifestazione del nostro sentirci padroni del mondo, amministratori fedeli di Dio, è prenderci cura di ciò che usiamo, facendo in modo che si conservi che duri, che faccia bella figura, che serva il più a lungo possibile al suo scopo, che non vada a male. (Amici di Dio, 122)
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lunedì 3 ottobre 2011

628 - Preghiera del mattino

Esistono soltanto due vie: quella dell'amore e quella dell'odio.
Entrambe hanno però dei gradi intermedi.
Quando riconosciamo il nostro prossimo nell'uomo che ci sta accanto, nasce la carità.
È il primo gradino verso il cielo.
Quando invece non ve lo riconosciamo, allora è il primo gradino verso l'odio e verso l'inferno.
L'inferno fin da quaggiù, proprio questo può comportare per me quell'uomo che evito per non vederne la sofferenza, o soltanto perché è diverso da me, parla un'altra lingua, è un esiliato, dunque potenzialmente minaccia il mio vivere tranquillo...
Mio Dio, tu ami ogni uomo che ha bisogno d'amore.
Tutti noi abbiamo bisogno d'amore.
Ecco perché ci hai dato un solo comandamento: quello dell'amore.
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627 - Chi è il mio prossimo?

Ed ecco, un dottore della Legge si alzò per metterlo alla prova e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa' questo e vivrai».
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all'albergatore, dicendo: «Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno». Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va' e anche tu fa' così».

Il comandamento dell’amore è il cardine dell’Antico e del Nuovo Testamento. Definisce la verità dell’uomo nella sua relazione con Dio, con gli altri e con se stesso (Dt 6,4 ss; Lv 19,18). La morte prodotta dal peccato è l’incapacità di amare. L’uomo è creato per amore ed è fatto per amare; se non ama è fallito. Tutto il mondo non vale un atto di amore. "E’ più prezioso per il Signore e per l’anima, e di maggior profitto per la Chiesa, un briciolo di amore puro che tutte le altre opere insieme, anche se sembra che l’anima non faccia niente" (San Giovanni della Croce).
Il problema fondamentale dell’uomo è la vita eterna (v.25). Ma ciò che conduce alla vita eterna non è il semplice sapere qual è il comandamento più grande, ma il metterlo in pratica: "Fa’ questo e vivrai" (v.28), "Va’ e anche tu fa’ lo stesso" (v.37). L’amore del prossimo è amore attivo: "Da questo abbiamo conosciuto l’amore: Egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli. Ma se uno ha ricchezze di questo mondo e vedendo il suo fratello in necessità gli chiude il proprio cuore, come dimora in lui l’amore di Dio? Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma coi fatti e nella verità" (1Gv 3,16-18); "Che giova, fratelli miei, se uno dice di avere la fede ma non ha le opere? Forse che questa fede può salvarlo? Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: "Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi", ma non date loro il necessario per il corpo, che giova? Così anche la fede: se non ha le opere, è morta in se stessa" (Gc 3,14-17). Chi ama concretamente e si lascia commuovere da ogni bisogno dell’uomo, ama Dio ed è obbediente al comandamento di Dio. Amare Dio e amare il prossimo è la stessa cosa. Chi ama i propri simili ama Dio, anche se non lo sa. La misura dell’amore verso Dio è l’uomo, che dobbiamo amare come noi stessi e come Cristo lo ama (cfr Gv 15,12). Il " prossimo" designa tutti gli uomini e le donne, ma in particolare i più colpiti, i più bisognosi. Bisogna avvicinarsi a essi fino a identificarsi con loro, come fossero noi stessi: perché sono noi stessi.
La parabola vuole cogliere ed evidenziare la reazione di tre passanti davanti a un infelice "spogliato, percosso e mezzo morto" (v.30). Il primo e il secondo, il sacerdote e il levita, vedono e passano oltre. Essi sono assenti dove Dio ha bisogno di collaboratori e sono presenti nel tempio dove Dio non ha bisogno di nulla. Questo atteggiamento religioso non è fede, ma alienazione, cioè vivere fuori dalla realtà di Dio e dell’uomo.
L’attenzione della parabola è rivolta soprattutto al terzo passante, a un samaritano, il quale fa prevalere la pietà, la compassione verso il ferito. Egli agisce in base a ciò che la situazione richiede e non secondo leggi e norme umane che spesso servono più per impedire il bene che per farlo. La sua legge è la regola d’oro: "Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro" (Lc 6,31).
Secondo l’opinione dei giudei, il samaritano non era un ortodosso, cioè non aveva idee esatte su Dio, non celebrava il culto nella forma dovuta; era un eretico, uno scismatico. Ma, contro le apparenti valutazioni, nel suo cuore e nel suo agire è l’unico dei tre in piena comunione con Dio, perché sa cogliere il richiamo della sua voce che lo spinge a soccorrere un uomo in estrema necessità. Non solo interrompe il suo viaggio e tramanda i suoi orari e i suoi affari, ma spende il suo denaro per soccorrerlo: egli ama questo sconosciuto come se stesso. L’amore del prossimo, in cui si trova il segreto della vita eterna, richiede di avvicinarsi agli altri, soprattutto a quelli che sono in difficoltà, per offrire loro il nostro aiuto generoso e gratuito anche a scapito della nostra tranquillità e dei nostri interessi. Non bastano e non contano le idee esatte su Dio e sulla religione per entrare nella vita eterna: ciò che conta sono le opere dell’amore.
Il samaritano è l’unico credente della parabola perché ha compiuto l’opera che Dio stesso avrebbe fatto se si fosse trovato a passare in quel momento e su quella strada. Il servizio di Dio è servizio al prossimo. Chi non vuole rendersi conto di quello che accade sulle strade del mondo, per portarvi il necessario soccorso, non ha la fede, non ha la carità. Il samaritano è la figura ideale del cristiano. Egli vive nella sua persona i comportamenti di Gesù, che ha dato la vita per gli altri, amici e nemici. Gesù ha amato veramente tutti, senza chiedere a nessuno la carta d’identità razziale o religiosa, o il certificato di buona condotta e di profitto spirituale.
La Chiesa è rappresentata in questa locanda (nel testo originale greco
pandochèion che significa luogo che accoglie tutti) e ognuno di noi è rappresentato da questo locandiere (in greco pandòcos che significa colui che accoglie tutti).Questa piccola locanda-chiesa è presente nel mondo, ovunque uno è disposto ad accogliere tutti gli altri. Questa locanda-chiesa è l’anticipo della Gerusalemme celeste che accoglierà in sé tutti quelli che hanno accolto gli altri. "Venite, benedetti del Padre mio… ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me" (Mt 25, 35-40).
Prima di andarsene, il samaritano-Gesù ci ha lasciato due denari, che sono il prezzo dell’amore del Padre e dei fratelli pagato di persona da lui. E’ quanto basta per vivere fino al suo ritorno. Egli, che ci ha amati per primo, ha dato anche a noi la sua capacità di amare Dio e il prossimo e così ereditare la vita eterna. Il fare misericordia è la sintesi di tutta l’azione storica di Dio verso l’uomo (cfr Sal 136) ed è il senso della missione di Gesù. Egli infatti "passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui" (At 10, 38). Con Gesù è scesa sulla terra la misericordia stessa del Padre. Vicino ad ogni uomo che scende da Gerusalemme a Gerico, ad ogni uomo che compie il viaggio della vita, c’è uno che vede e fa misericordia. I due comandamenti: "Va’ e anche tu fa’ lo stesso" (v.37) mettono il cristiano al seguito di Cristo e lo fanno col laboratore della sua stessa missione. Questo impegno durerà fino alla fine del tempo, fino a quando tutti i fratelli saranno portati nel pandochèion, nella casa del Padre.


Padre Lino Pedron
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domenica 2 ottobre 2011

626 - Messaggio di Medjugorje del 2/10/2011 (Mirjana)

Ecco il messaggio che Mirjana ha ricevuto oggi, 2 Ottobre 2011, trasmessoci da Krizan Brekalo e dato a lui da Milenko Vasilj:
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“Cari figli, anche oggi il mio Cuore materno vi invita alla preghiera, ad un vostro rapporto personale con Dio Padre, alla gioia della preghiera in Lui.
Dio Padre non vi è lontano e non vi è sconosciuto.
Egli vi si è mostrato per mezzo di mio Figlio e vi ha do...nato la vita, che è mio Figlio.
Perciò, figli miei, non fatevi vincere dalle prove che vogliono separarvi da Dio Padre. Pregate!
Non cercate di avere famiglie e società senza di Lui. Pregate!
Pregate affinché la bontà che viene solo da mio Figlio, che è la vera bontà, inondi i vostri cuori.
Solo cuori pieni di bontà possono comprendere ed accogliere Dio Padre. Io continuerò a guidarvi.
In modo particolare vi prego di non giudicare i vostri pastori. Figli miei, dimenticate forse che Dio Padre li ha chiamati? Pregate!
Vi ringrazio”.
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625 - Preghiera del mattino

Io so, Signore, che sono la tua vigna - non tutta, ma una parte di essa - e che tu mi assicuri la tua vita.
L'hai detto tu stesso nel Vangelo: io sono un tralcio, ma un tralcio che vuole dare dei frutti e non diventare un ramo morto che servirà soltanto a bruciare.
Il tralcio vive, cresce e si fortifica nella misura in cui è attaccato al tronco.
Io vivo nella misura in cui sono nella tua grazia, in quella grazia che per generosità tu offri a ogni uomo senza che egli debba fare nulla per esserne degno.
Che io possa non dimenticarlo mai.
Che io sappia in questo giorno rispondere ai tuoi doni.
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624 - Darà in affitto la vigna ad altri contadini

Ascoltate un'altra parabola: c'era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: «Avranno rispetto per mio figlio!». Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: «Costui è l'erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!». Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo». E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d'angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi? Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti.

Gesù interpella di nuovo i capi del popolo facendo loro capire che è il momento dei frutti, il momento nel quale Dio chiede conto della sua vigna. L’applicazione è chiara: dopo aver rifiutato i profeti, i responsabili d’Israele possono ancora cogliere l’ultima occasione per pentirsi: accogliere il Figlio, l’erede. La parabola presenta la morte del Figlio come un crimine premeditato.
Dopo aver chiesto ai suoi interlocutori di tirare essi stessi le conclusioni della parabola (nel senso di Is 5, 5-7), Gesù rende esplicito il loro giudizio. A chi sarà tolto il regno di Dio? Non a Israele, rappresentato dalla vigna, ma ai sommi sacerdoti e ai farisei, i quali "capirono che parlava di loro" (v. 45). E a chi sarà dato questo regno? "A un popolo che lo farà fruttificare" (v. 43). Per Matteo si tratta ancora di Israele, ma trasfigurato attraverso la presenza del Cristo risuscitato che adempie l’alleanza di Dio con gli uomini e fa loro produrre i suoi frutti.
I servitori mandati dal padrone della vigna sono i profeti. Ricordiamo due passi dell’Antico Testamento: "Il Signore inviò loro profeti perché li facessero ritornare a lui. Essi comunicarono loro il proprio messaggio, ma non furono ascoltati" (2Cr 24, 19); "Da quando i vostri padri uscirono dal paese d’Egitto fino ad oggi, ho mandato a voi in continuazione tutti i servitori, i profeti. Ma non fui ascoltato e non mi si prestò orecchio; anzi rimasero ostinati e agirono peggio dei loro padri" (Ger 7, 25-26). Neemia 9, 26 constata in sintesi: "I tuoi profeti li ammonirono, ma essi li uccisero e commisero grandi iniquità".
Il Messia umiliato e ucciso diventerà, dal giorno della sua risurrezione, la pietra angolare della Chiesa, il suo fondamento incrollabile.
Fin dall’inizio la parabola ha richiamato la nostra attenzione sui frutti. I frutti del regno di Dio coincidono con la fedeltà nell’amore attivo, che è la sintesi della volontà di Dio. Alla fine il giudizio sarà in base ai frutti dell’amore fedele e attivo e non sull’appartenenza a Israele o alla Chiesa.


Padre Lino Pedron
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sabato 1 ottobre 2011

623 - Preghiera a S.Teresa del Bambin Gesù

Cara piccola Teresa del Bambino Gesù, grande Santa del puro amor di Dio, vengo oggi a confidarti il mio ardente desiderio. Sì, molto umile vengo a sollecitare la tua potente intercessione per la grazia seguente...
(esprimerla qui)
Poco tempo prima di morire, hai chiesto a Dio di poter trascorrere il tuo Cielo facendo del bene sulla terra. Hai anche promesso di spandere su di noi, i piccoli, una pioggia di rose. Il Signore ha esaudito la tua preghiera: migliaia di pellegrini lo testimoniano a Lisieux e nel mondo intero. Forte di questa certezza che tu non rigetti i piccoli e gli afflitti, vengo con fiducia a sollecitare il tuo aiuto. Intercedi per me presso il tuo Sposo Crocifisso e glorioso. Digli il mio desiderio. Egli ti ascolterà, perché tu non gli hai mai rifiutato nulla sulla terra.
Piccola Teresa, vittima d'amore per il Signore, patrona delle missioni, modello delle anime semplici e confidenti, mi rivolgo a te come una grande sorella molto potente e amorevolissima. Ottienimi la grazia che ti chiedo, se questa è la volontà di Dio. Sii benedetta, piccola Teresa, per tutto il bene che ci hai fatto e ti auguro di prodigarci ancora fino alla fine del mondo.
Sì, sii mille volte benedetta e ringraziata di farci così toccare in qualche modo la bontà e la misericordia dei nostro Dio! Amen.
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622 - Rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti nei cieli

I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli». In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo». E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».

Al ritorno dei 72 discepoli, che aveva mandato in missione, Gesù rivela il senso ultimo dell’attività missionaria.
Essa non è soltanto vittoria sul male e ritorno al paradiso terrestre, ma è soprattutto iscrizione nel libro della vita, nell’elenco di coloro che fanno parte della famiglia di Dio, nello stato di famiglia di Dio. Tutti coloro che accolgono la parola di Dio partecipano al rapporto ineffabile del Figlio di Dio con il Padre. Non solo sono chiamati figli di Dio, ma lo sono realmente (cfr 1Gv 3,1). Gesù dice ai suoi discepoli: "Rallegratevi", perché sono entrati insieme con lui nel
seno del Padre e possono dire a Dio in tutta verità: "Abbà", papà, babbo. Questo è il fine ultimo della missione.
L’uomo è fatto per la gioia, perché è fatto per Dio. Diversamente è triste fino a detestare la vita. Ma dove può trovare la gioia vera? I 72 discepoli l’hanno trovata nell’andare in missione, nello sconfiggere il demonio, nel diventare realmente figli di Dio di nome e di fatto. E noi dove la cerchiamo? Il cristianesimo riconosce il male che era nell’uomo e che rimane in tutti come possibilità e tentazione. Ma proclama con forza che Dio "ci ha liberati dal potere della tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio diletto" (Col 1,13) e ci ha "liberati dalle mani dei nemici per servirlo senza timore in santità e giustizia" (Lc 1,75). La fede nella parola di Dio ci sottrae dal potere della menzogna diabolica. L’annuncio del vangelo ci rende liberi e responsabili.
Questa caduta di satana dall’alto ridona all’uomo la possibilità di vedere finalmente il vero volto di Dio. Il maligno si era frapposto tra noi e Dio e aveva cercato di sovrapporre la sua immagine a quella di Dio. Questa menzogna, che presenta Dio con il volto del maligno sta all’origine di ogni peccato. Nella predicazione della parola di Dio, satana cade dal cielo e Dio torna ad apparire all’uomo con il suo vero volto, quello dell’amore (cfr 1Gv 4, 8.16).
La gioia dei discepoli per il successo della loro missione provoca un sussulto di esultanza anche in Gesù. Non è solo una gioia fisica, ma soprattutto interiore, spirituale. E’ ridondanza dello Spirito Santo che abita in lui fin dal suo concepimento (Lc 1, 35), dal battesimo (Lc 3, 22), dall’investitura ricevuta nella sinagoga di Nazaret (Lc 4, 18).
Egli si rivolge a Dio chiamandolo Abbà, termine che nella famiglia ebraica era usato normalmente dai figli più piccoli per chiamare il proprio papà. Gesù lo usa per sottolineare il grado di intimità che lo lega a Dio. Il Papà di Gesù è il Creatore del cielo e della terra, ma nei confronti dell’uomo è un carissimo amico, un familiare, il papà. Anche in questa circostanza Gesù si impegna a liberare l’uomo dal terrore di Dio. La gioia di Gesù è motivata dal criterio che Dio ha scelto nella manifestazione dei suoi misteri. Li ha nascosti ai sapienti e agli intelligenti e li ha rivelati ai piccoli. Cristo e il suo messaggio non sono stati accettati da persone colte e istruite come le autorità del popolo giudaico, ma sono stati capiti e accolti dalle persone semplici, povere e umili.
La sapienza di Dio, espressione del suo amore, è stupidità e debolezza di uno che ama fino alla morte di croce (1Cor 1-2). E’ esattamente il contrario della sapienza umana, manifestazione dell’egoismo, che cerca di salvarsi a tutti i costi dalla morte.
Queste due sapienze si oppongono come menzogna e verità, paura e fiducia, egoismo e amore, possesso e dono, morte e vita. Dio, nel suo sapiente disegno, distrugge la sapienza dei sapienti e annulla l’intelligenza degli intelligenti (cfr 1Cor 1,19-21; Is 29,14).
La rivelazione della paternità di Dio è la salvezza dell’uomo: "Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo" (Gv 17, 3).
Il tutto che il Padre dona al Figlio è la vita eterna. Il mistero del Padre è nel Figlio. Egli ci rivela chi è Dio e chi siamo noi per lui. Ci dona la sua stessa conoscenza del Padre, perché lo amiamo con il suo stesso amore.
I discepoli devono essere pieni di gioia perché vedono Gesù. In lui possono vedere ciò che i profeti, i re e l’intero popolo di Dio hanno desiderato vedere e non hanno visto. Tutto Israele è vissuto nell’attesa di questo giorno, e solo loro, i pochi discepoli di Gesù, possono vedere la realizzazione delle promesse di Dio e ascoltare il vangelo della salvezza.


Padre Lino Pedron
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621 - Preghiera del mattino

Signore, aiutaci a vincere tutte le tentazioni di orgoglio che potremo incontrare nel servirti.
Conservaci un cuore umile e puro, affinché siamo degni di conoscere i segreti del regno dei cieli e di esserne i testimoni nel mondo in cui viviamo.
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