Alla tua nascita, o Purissima, Gioacchino e Anna, figli di Abramo e di Sara, sono stati liberati dal disonore di una vita spirituale apparentemente sterile, divenendo la fonte di una nuova generazione di uomini e di donne.
O Immacolata, Adamo ed Eva vedono levarsi l'alba dell'affrancamento dalla corruzione e dalla morte.
Il tuo popolo, che festeggia questa nascita, liberato dal peso del peccato, grida verso di te: colei che era sterile ha messo al mondo la madre di Dio, nutrice della nostra vita.
La tua nascita, o Madre di Dio, ha annunciato la gioia a tutto l'universo, poiché da te si è levato il Sole di giustizia, Cristo nostro Dio che, togliendo la maledizione e annientando la morte, ci ha donato la vita eterna.
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giovedì 8 settembre 2011
560 - La Natività di Maria
« La celebrazione odierna – si legge nel brano dei Discorsi di S. Andrea di Creta proclamato nell'odierno Ufficio delle Letture - onora la natività della Madre di Dio. Però il vero significato e il fine di questo evento è, l'incarnazione del Verbo. Infatti Maria nasce, viene allattata e cresciuta per essere la Madre del Re dei secoli, di Dio ».
È questo del resto il motivo per cui di Maria soltanto (oltre che di S. Giovanni Battista e naturalmente di Cristo) non si festeggia unicamente la “nascita al cielo”, come avviene per gli altri santi, ma anche la venuta in questo mondo.
In realtà, il meraviglioso di questa nascita non è in ciò che narrano con dovizia di particolari e con ingenuità gli apocrifi, ma piuttosto nel significativo passo innanzi che Dio fa nell'attuazione del suo eterno disegno d'amore. Per questo la festa odierna è stata celebrata con lodi magnifiche da molti santi Padri, che hanno attinto alla loro conoscenza della Bibbia e alla loro sensibilità e ardore poetico. Leggiamo qualche espressione del secondo Sermone sulla Natività di Maria di S. Pier Damiani: “Dio onnipotente, prima che l'uomo cadesse, previde la sua caduta e decise, prima dei secoli, l'umana redenzione. Decise dunque di incarnarsi in Maria”.
Come quasi tutte le solennità principali di Maria anche la Natività è di origine orientale. Nella Chiesa d'occidente l'ha introdotta il papa orientale san Sergio I alla fine del sec. VII. Originariamente doveva essere la festa della dedicazione dell'attuale basilica di sant'Anna in Gerusalemme.
La Tradizione, infatti, indicava quel luogo come la sede dell'umile dimora di Gioacchino ed Anna, lontani discendenti di Davide, genitori di Maria. Occorre cercare in questo culto della Natività di Maria una profonda verità: la venuta dell'uomo-Dio sulla terra fu lungamente preparata dal Padre nel corso dei secoli.
La personalità divina del Salvatore supera infinitamente tutto ciò che l'umanità poteva generare, però la storia dell'umanità fu come un lento e difficile parto delle condizioni necessarie all'Incarnazione del figlio di Dio.
La devozione cristiana ha voluto perciò venerare le persone e gli avvenimenti che hanno preparato la nascita di Cristo sul piano umano e sul piano della grazia: la sua Madre, la nascita di essa, la sua concezione, i suoi genitori e i suoi antenati (vangelo: Mt 1,1-16.18-23).
Credere nei preparativi dell'incarnazione significa credere nella realtà dell'incarnazione e riconoscere la necessità della collaborazione dell'uomo all'attuazione della salvezza del mondo.
Il Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005) concluse la sua omelia, a Frascati l’8/09/1980, nei seguenti termini :
« O Vergine nascente, speranza e aurora di salvezza al mondo intero, / volgi benigna il tuo sguardo materno a noi tutti, / qui riuniti per celebrare e proclamare le tue glorie!
O Vergine fedele, che sei stata sempre pronta e sollecita ad accogliere, conservare e meditare la Parola di Dio, / fa’ che anche noi, in mezzo alle drammatiche vicende della storia, / sappiamo mantenere sempre intatta la nostra fede cristiana, / tesoro prezioso tramandatoci dai Padri!
O Vergine potente, che col tuo piede schiacci il capo del serpente tentatore, / fa’ che realizziamo, giorno dopo giorno, le nostre promesse battesimali, con le quali abbiamo rinunziato a Satana, alle sue opere ed alle sue seduzioni, / e sappiamo dare al mondo una lieta testimonianza della speranza cristiana.
O Vergine clemente, che hai sempre aperto il tuo cuore materno alle invocazioni dell’umanità, talvolta divisa dal disamore ed anche, purtroppo, dall’odio e dalla guerra, fa’ che sappiamo sempre crescere tutti, secondo l’insegnamento del tuo figlio, nell’unità e nella pace, per essere degni figli dell’unico Padre celeste. Amen! »
S. Leonardo Murialdo, grande devoto della Madonna, diceva : “Maria, Madre nostra, è la più amante, la più affettuosa delle madri. È madre di Dio, quindi ottiene tutto. È madre nostra, quindi non ci nega niente. È madre di misericordia: gettiamoci nelle sue braccia”.
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È questo del resto il motivo per cui di Maria soltanto (oltre che di S. Giovanni Battista e naturalmente di Cristo) non si festeggia unicamente la “nascita al cielo”, come avviene per gli altri santi, ma anche la venuta in questo mondo.
In realtà, il meraviglioso di questa nascita non è in ciò che narrano con dovizia di particolari e con ingenuità gli apocrifi, ma piuttosto nel significativo passo innanzi che Dio fa nell'attuazione del suo eterno disegno d'amore. Per questo la festa odierna è stata celebrata con lodi magnifiche da molti santi Padri, che hanno attinto alla loro conoscenza della Bibbia e alla loro sensibilità e ardore poetico. Leggiamo qualche espressione del secondo Sermone sulla Natività di Maria di S. Pier Damiani: “Dio onnipotente, prima che l'uomo cadesse, previde la sua caduta e decise, prima dei secoli, l'umana redenzione. Decise dunque di incarnarsi in Maria”.
Come quasi tutte le solennità principali di Maria anche la Natività è di origine orientale. Nella Chiesa d'occidente l'ha introdotta il papa orientale san Sergio I alla fine del sec. VII. Originariamente doveva essere la festa della dedicazione dell'attuale basilica di sant'Anna in Gerusalemme.
La Tradizione, infatti, indicava quel luogo come la sede dell'umile dimora di Gioacchino ed Anna, lontani discendenti di Davide, genitori di Maria. Occorre cercare in questo culto della Natività di Maria una profonda verità: la venuta dell'uomo-Dio sulla terra fu lungamente preparata dal Padre nel corso dei secoli.
La personalità divina del Salvatore supera infinitamente tutto ciò che l'umanità poteva generare, però la storia dell'umanità fu come un lento e difficile parto delle condizioni necessarie all'Incarnazione del figlio di Dio.
La devozione cristiana ha voluto perciò venerare le persone e gli avvenimenti che hanno preparato la nascita di Cristo sul piano umano e sul piano della grazia: la sua Madre, la nascita di essa, la sua concezione, i suoi genitori e i suoi antenati (vangelo: Mt 1,1-16.18-23).
Credere nei preparativi dell'incarnazione significa credere nella realtà dell'incarnazione e riconoscere la necessità della collaborazione dell'uomo all'attuazione della salvezza del mondo.
Il Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005) concluse la sua omelia, a Frascati l’8/09/1980, nei seguenti termini :
« O Vergine nascente, speranza e aurora di salvezza al mondo intero, / volgi benigna il tuo sguardo materno a noi tutti, / qui riuniti per celebrare e proclamare le tue glorie!
O Vergine fedele, che sei stata sempre pronta e sollecita ad accogliere, conservare e meditare la Parola di Dio, / fa’ che anche noi, in mezzo alle drammatiche vicende della storia, / sappiamo mantenere sempre intatta la nostra fede cristiana, / tesoro prezioso tramandatoci dai Padri!
O Vergine potente, che col tuo piede schiacci il capo del serpente tentatore, / fa’ che realizziamo, giorno dopo giorno, le nostre promesse battesimali, con le quali abbiamo rinunziato a Satana, alle sue opere ed alle sue seduzioni, / e sappiamo dare al mondo una lieta testimonianza della speranza cristiana.
O Vergine clemente, che hai sempre aperto il tuo cuore materno alle invocazioni dell’umanità, talvolta divisa dal disamore ed anche, purtroppo, dall’odio e dalla guerra, fa’ che sappiamo sempre crescere tutti, secondo l’insegnamento del tuo figlio, nell’unità e nella pace, per essere degni figli dell’unico Padre celeste. Amen! »
S. Leonardo Murialdo, grande devoto della Madonna, diceva : “Maria, Madre nostra, è la più amante, la più affettuosa delle madri. È madre di Dio, quindi ottiene tutto. È madre nostra, quindi non ci nega niente. È madre di misericordia: gettiamoci nelle sue braccia”.
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559 - Il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo
Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo. Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, ooz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide.
Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Uria, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abia, Abia generò Asaf, Asaf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozia, Ozia generò Ioatàm, Ioatàm generò Acaz, Acaz generò Ezechia, Ezechia generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosia, Giosia generò Ieconia e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia.
Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconia generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleazar, Eleazar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Gisepe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene
dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio con noi.
Questa genealogia si ispira al primo libro delle Cronache 1, 34; 2, 1-15; 3, 1-18; e al libro di Rut 4, 18-22. Per l'ebreo la storia si esprime in termini di genesi, di generazione.
Nella Bibbia c'è una sola storia, quella di una promessa fatta da Dio ad Abramo, padre dei credenti (cfr Is 51, 1-2), manifestatasi nel re Davide (cfr Is 9, 6; 11, 1-9) e adempiuta in Gesù (cfr Gal 3, 28-29). Il primo versetto di questo brano è il titolo della genealogia, ma può essere contemporaneamente il titolo di tutto il vangelo. L'espressione "libro della genesi" richiama il titolo del primo libro della Bibbia e suggerisce che il vangelo è il racconto della nuova creazione. L'evangelista Giovanni si pone sulla stessa linea mettendo all'inizio del suo vangelo le parole "in principio", riprese direttamente dal libro della Genesi 1,1. Come figlio di Davide, Gesù porta a pieno compimento le promesse che Dio aveva fatto per mezzo dei profeti (2Sam 7, 1 ss; Is 7, 14 ss). Come figlio di Abramo realizza perfettamente la promessa fatta al capostipite del popolo di Dio:"In te si diranno benedette tutte le famiglie della terra... Ti renderò molto, molto fecondo; ti farò diventare nazioni e da te nasceranno dei re" (Gen 17, 6; cfr Gal 3, 8-29).
La genealogia mette in evidenza la continuità tra la storia d'Israele e la missione di Gesù e ci prepara a capire il vangelo, secondo il quale la Chiesa fondata da Gesù (Mt 16, 18) è il vero Israele di Dio e l'erede di tutte le sue promesse.
Al versetto 16 la struttura dell'albero genealogico bruscamente si spezza. Stando al susseguirsi delle generazioni precedenti, avremmo dovuto leggere: Giacobbe generò Giuseppe e Giuseppe generò Gesù. Leggiamo invece:"Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale fu generato (da Dio) Gesù chiamato il Cristo". Questo verbo in forma passiva "fu generato" (in greco eghennethe) esprime l'azione di Dio, che verrà richiamata esplicitamente nel brano seguente: "Quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo" (Mt 1, 20). Nel versetto 17 Matteo attribuisce una grande importanza al numero 14. Questo numero è la somma di valori numerici delle tre lettere dell'alfabeto ebraico che formano il nome di Davide (daleth, waw,daleth = 4+6+4). Questo versetto esprime una tesi teologica: sottolineando la cifra di Davide moltiplicata per tre (la cifra tre è simbolica: esprime la realtà dell'uomo nella sua continuità, nel suo permanere nell'essere), Matteo pone l'accento su Davide e sulla continuità della sua discendenza, argomento che svilupperà nel brano seguente. Nella genealogia di Gesù Cristo, Matteo ci ha dato una visione teologica del susseguirsi della generazioni. Ora prosegue questa sua concezione presentando il ruolo e la missione di Giuseppe dal punto di vista di Dio. Giuseppe è un uomo giusto (v. 9). Il suo problema non è principalmente la situazione nuova che si è creata con la sua promessa sposa Maria, ma il suo rapporto con questo bambino che sta per nascere e la responsabilità che egli sente verso di lui. Giuseppe è detto giusto perché sintetizza nella sua persona l'atteggiamento dei giusti dell’Antico Testamento e in particolare quello di Abramo (cfr Mt 1, 20-21 con Gen 17, 19). La giustizia di Giuseppe non è quella "secondo la legge" che autorizza a ripudiare la propria moglie, ma quella "secondo la fede" che chiede a Giuseppe di accettare in Maria l'opera di Dio e del suo Spirito e gli impedisce di attribuirsi i meriti dell'azione di Dio.
Di sua iniziativa Giuseppe non ritiene di poter prendere con sé una persona che Dio si è riservata. Egli si ritira di fronte a Dio, senza contendere, e rinuncia a diventare lo sposo di Maria e il padre del bambino che sta per nascere; per questo decide di rinviare segretamente Maria alla sua famiglia.
Giuseppe è giusto di una giustizia che scopriremo nel seguito del vangelo, quella che si esprime nell'amore dato senza discriminazioni a chi lo merita e a chi non lo merita (Mt 5, 44-48) ed è riassunto nella "regola d'oro": "Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro" (Mt 7, 12). L'uomo giusto è misericordioso come Dio è misericordioso.
La crisi di Giuseppe ha lo stesso significato dell'obiezione di Maria in Luca 1,29. Maria era turbata perché non sapeva che cosa significasse il saluto dell'angelo. Giuseppe è incerto perché non sa spiegarsi ciò che è avvenuto in Maria. Maria può chiedere la spiegazione all'angelo, ma Giuseppe non sa a chi rivolgersi; per questo decide di mettersi in disparte aspettando che qualcuno venga a liberarlo dalle sue perplessità. Matteo mette in rilievo l'identità messianica di Gesù affermando la sua discendenza da Davide, al quale Dio aveva promesso un discendente che avrebbe regnato in eterno sulla casa di Giacobbe (cfr Lc 1, 33; 2Sam 7, 16).
Quindi, secondo la genealogia, Gesù è il discendente di Davide non in virtù di Maria, ma di Giuseppe (v. 16). È per questo che Matteo presenta Giuseppe come destinatario dell'annuncio con il quale gli viene dato l'ordine di prendere Maria con sé e di dare il nome a Gesù. Giuseppe, riconoscendo legalmente Gesù come figlio, lo rende a tutti gli effetti discendente di Davide. Gesù verrà così riconosciuto come figlio di Davide ( Mt 1, 1; 9, 27; 20, 30-31; 21, 9; 22,42).
Il nome di Gesù significa "Dio salva". La promessa di salvezza contenuta nel nome di Gesù viene presentata in termini spirituali come salvezza dai peccati (v. 21). Anche per Luca la salvezza portata da Gesù consiste nella remissione dei peccati (Lc 1, 17). In queste parole c'è il netto rifiuto di un messianismo terreno: Gesù non è venuto a conquistare il regno d'Israele o a liberare la sua nazione dalla dominazione straniera. La singolarità dell'apparizione dell'angelo consiste nel fatto che essa avviene in sogno. Matteo forse presenta Giuseppe secondo il modello del patriarca Giuseppe, viceré d'Egitto (Gen 37, 5 ss). La cosa importante è che l'apparizione dell'angelo chiarisce con sicurezza che la direttiva viene da Dio.
Nel versetto 22 troviamo la prima citazione dell'Antico Testamento. Questa è preceduta dalla formula introduttiva: "Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta". Con questa espressione Matteo vuol darci l'idea del compimento delle intenzioni di Dio contenute nella Scrittura. È importante notare che attraverso il profeta ha parlato Dio. Con la citazione di Isaia 7, 14 Matteo presenta la generazione di Gesù come un parto verginale. esù quale Emmanuele, Dio con noi, costituisce un motivo centrale del vangelo di Matteo. Questa citazione diIsaia forma un'inclusione con l'ultima frase del vangelo: "Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo" (Mt 28,20).
Padre Lino Pedron
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Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Uria, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abia, Abia generò Asaf, Asaf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozia, Ozia generò Ioatàm, Ioatàm generò Acaz, Acaz generò Ezechia, Ezechia generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosia, Giosia generò Ieconia e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia.
Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconia generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleazar, Eleazar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Gisepe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene
dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio con noi.
Questa genealogia si ispira al primo libro delle Cronache 1, 34; 2, 1-15; 3, 1-18; e al libro di Rut 4, 18-22. Per l'ebreo la storia si esprime in termini di genesi, di generazione.
Nella Bibbia c'è una sola storia, quella di una promessa fatta da Dio ad Abramo, padre dei credenti (cfr Is 51, 1-2), manifestatasi nel re Davide (cfr Is 9, 6; 11, 1-9) e adempiuta in Gesù (cfr Gal 3, 28-29). Il primo versetto di questo brano è il titolo della genealogia, ma può essere contemporaneamente il titolo di tutto il vangelo. L'espressione "libro della genesi" richiama il titolo del primo libro della Bibbia e suggerisce che il vangelo è il racconto della nuova creazione. L'evangelista Giovanni si pone sulla stessa linea mettendo all'inizio del suo vangelo le parole "in principio", riprese direttamente dal libro della Genesi 1,1. Come figlio di Davide, Gesù porta a pieno compimento le promesse che Dio aveva fatto per mezzo dei profeti (2Sam 7, 1 ss; Is 7, 14 ss). Come figlio di Abramo realizza perfettamente la promessa fatta al capostipite del popolo di Dio:"In te si diranno benedette tutte le famiglie della terra... Ti renderò molto, molto fecondo; ti farò diventare nazioni e da te nasceranno dei re" (Gen 17, 6; cfr Gal 3, 8-29).
La genealogia mette in evidenza la continuità tra la storia d'Israele e la missione di Gesù e ci prepara a capire il vangelo, secondo il quale la Chiesa fondata da Gesù (Mt 16, 18) è il vero Israele di Dio e l'erede di tutte le sue promesse.
Al versetto 16 la struttura dell'albero genealogico bruscamente si spezza. Stando al susseguirsi delle generazioni precedenti, avremmo dovuto leggere: Giacobbe generò Giuseppe e Giuseppe generò Gesù. Leggiamo invece:"Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale fu generato (da Dio) Gesù chiamato il Cristo". Questo verbo in forma passiva "fu generato" (in greco eghennethe) esprime l'azione di Dio, che verrà richiamata esplicitamente nel brano seguente: "Quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo" (Mt 1, 20). Nel versetto 17 Matteo attribuisce una grande importanza al numero 14. Questo numero è la somma di valori numerici delle tre lettere dell'alfabeto ebraico che formano il nome di Davide (daleth, waw,daleth = 4+6+4). Questo versetto esprime una tesi teologica: sottolineando la cifra di Davide moltiplicata per tre (la cifra tre è simbolica: esprime la realtà dell'uomo nella sua continuità, nel suo permanere nell'essere), Matteo pone l'accento su Davide e sulla continuità della sua discendenza, argomento che svilupperà nel brano seguente. Nella genealogia di Gesù Cristo, Matteo ci ha dato una visione teologica del susseguirsi della generazioni. Ora prosegue questa sua concezione presentando il ruolo e la missione di Giuseppe dal punto di vista di Dio. Giuseppe è un uomo giusto (v. 9). Il suo problema non è principalmente la situazione nuova che si è creata con la sua promessa sposa Maria, ma il suo rapporto con questo bambino che sta per nascere e la responsabilità che egli sente verso di lui. Giuseppe è detto giusto perché sintetizza nella sua persona l'atteggiamento dei giusti dell’Antico Testamento e in particolare quello di Abramo (cfr Mt 1, 20-21 con Gen 17, 19). La giustizia di Giuseppe non è quella "secondo la legge" che autorizza a ripudiare la propria moglie, ma quella "secondo la fede" che chiede a Giuseppe di accettare in Maria l'opera di Dio e del suo Spirito e gli impedisce di attribuirsi i meriti dell'azione di Dio.
Di sua iniziativa Giuseppe non ritiene di poter prendere con sé una persona che Dio si è riservata. Egli si ritira di fronte a Dio, senza contendere, e rinuncia a diventare lo sposo di Maria e il padre del bambino che sta per nascere; per questo decide di rinviare segretamente Maria alla sua famiglia.
Giuseppe è giusto di una giustizia che scopriremo nel seguito del vangelo, quella che si esprime nell'amore dato senza discriminazioni a chi lo merita e a chi non lo merita (Mt 5, 44-48) ed è riassunto nella "regola d'oro": "Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro" (Mt 7, 12). L'uomo giusto è misericordioso come Dio è misericordioso.
La crisi di Giuseppe ha lo stesso significato dell'obiezione di Maria in Luca 1,29. Maria era turbata perché non sapeva che cosa significasse il saluto dell'angelo. Giuseppe è incerto perché non sa spiegarsi ciò che è avvenuto in Maria. Maria può chiedere la spiegazione all'angelo, ma Giuseppe non sa a chi rivolgersi; per questo decide di mettersi in disparte aspettando che qualcuno venga a liberarlo dalle sue perplessità. Matteo mette in rilievo l'identità messianica di Gesù affermando la sua discendenza da Davide, al quale Dio aveva promesso un discendente che avrebbe regnato in eterno sulla casa di Giacobbe (cfr Lc 1, 33; 2Sam 7, 16).
Quindi, secondo la genealogia, Gesù è il discendente di Davide non in virtù di Maria, ma di Giuseppe (v. 16). È per questo che Matteo presenta Giuseppe come destinatario dell'annuncio con il quale gli viene dato l'ordine di prendere Maria con sé e di dare il nome a Gesù. Giuseppe, riconoscendo legalmente Gesù come figlio, lo rende a tutti gli effetti discendente di Davide. Gesù verrà così riconosciuto come figlio di Davide ( Mt 1, 1; 9, 27; 20, 30-31; 21, 9; 22,42).
Il nome di Gesù significa "Dio salva". La promessa di salvezza contenuta nel nome di Gesù viene presentata in termini spirituali come salvezza dai peccati (v. 21). Anche per Luca la salvezza portata da Gesù consiste nella remissione dei peccati (Lc 1, 17). In queste parole c'è il netto rifiuto di un messianismo terreno: Gesù non è venuto a conquistare il regno d'Israele o a liberare la sua nazione dalla dominazione straniera. La singolarità dell'apparizione dell'angelo consiste nel fatto che essa avviene in sogno. Matteo forse presenta Giuseppe secondo il modello del patriarca Giuseppe, viceré d'Egitto (Gen 37, 5 ss). La cosa importante è che l'apparizione dell'angelo chiarisce con sicurezza che la direttiva viene da Dio.
Nel versetto 22 troviamo la prima citazione dell'Antico Testamento. Questa è preceduta dalla formula introduttiva: "Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta". Con questa espressione Matteo vuol darci l'idea del compimento delle intenzioni di Dio contenute nella Scrittura. È importante notare che attraverso il profeta ha parlato Dio. Con la citazione di Isaia 7, 14 Matteo presenta la generazione di Gesù come un parto verginale. esù quale Emmanuele, Dio con noi, costituisce un motivo centrale del vangelo di Matteo. Questa citazione diIsaia forma un'inclusione con l'ultima frase del vangelo: "Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo" (Mt 28,20).
Padre Lino Pedron
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Padre Lino Pedron
mercoledì 7 settembre 2011
558 - Il più grande dono che Dio potesse fare agli uomini
Quando lo ricevi, digli: Signore, spero in Te; ti adoro, ti amo, aumenta la mia fede. Sii il sostegno della mia debolezza, Tu che sei rimasto nell'Eucaristia, inerme, per porre rimedio alla debolezza delle creature. (Forgia, 832)
Non faccio davvero una scoperta se dico che alcuni cristiani hanno un'idea assai povera della Santa Messa, e che altri la vedono solo come un rito esteriore, se non addirittura come una forma di convenzionalismo. È la meschinità del nostro cuore che ci fa accogliere come per abitudine il più grande dono che Dio potesse fare agli uomini. Nella Messa — in questa Messa che stiamo celebrando adesso — interviene in modo particolare, ripeto, la Santissima Trinità. Per corrispondere a tanto amore ci si richiede una totale donazione, del corpo e dell'anima: noi infatti ascoltiamo Dio, gli parliamo, lo vediamo, lo gustiamo. E quando le parole non ci sembrano sufficienti cantiamo, incitando la nostra lingua — Pange,lingua! — a proclamare davanti a tutta l'umanità le meraviglie del Signore.
Vivere la Santa Messa significa rimanere in preghiera continua, con la convinzione che per ciascuno di noi si tratta di un incontro personale con Dio: lo adoriamo, lo lodiamo, gli chiediamo tante cose, lo ringraziamo, facciamo atti di riparazione per i nostri peccati, ci purifichiamo, ci sentiamo una cosa sola, in Cristo, con tutti i cristiani. (E' Gesù che passa, nn. 87-88)
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Non faccio davvero una scoperta se dico che alcuni cristiani hanno un'idea assai povera della Santa Messa, e che altri la vedono solo come un rito esteriore, se non addirittura come una forma di convenzionalismo. È la meschinità del nostro cuore che ci fa accogliere come per abitudine il più grande dono che Dio potesse fare agli uomini. Nella Messa — in questa Messa che stiamo celebrando adesso — interviene in modo particolare, ripeto, la Santissima Trinità. Per corrispondere a tanto amore ci si richiede una totale donazione, del corpo e dell'anima: noi infatti ascoltiamo Dio, gli parliamo, lo vediamo, lo gustiamo. E quando le parole non ci sembrano sufficienti cantiamo, incitando la nostra lingua — Pange,lingua! — a proclamare davanti a tutta l'umanità le meraviglie del Signore.
Vivere la Santa Messa significa rimanere in preghiera continua, con la convinzione che per ciascuno di noi si tratta di un incontro personale con Dio: lo adoriamo, lo lodiamo, gli chiediamo tante cose, lo ringraziamo, facciamo atti di riparazione per i nostri peccati, ci purifichiamo, ci sentiamo una cosa sola, in Cristo, con tutti i cristiani. (E' Gesù che passa, nn. 87-88)
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557 - Preghiera del mattino
In questa vita nascosta in Dio, io sono già seduto alla destra del Padre.
Il mio spirito è già attratto verso le cose di lassù e tu mi hai spogliato dell'uomo vecchio e mi hai rivestito dell'uomo nuovo.
Non ci sei che tu, Cristo, tutto in tutti.
Ti prego, questa mattina: radicami per sempre in quella vita che rifiuta di essere tributaria dello spirito malvagio, degli inganni molteplici della tentazione.
Perché prolungare la mia vita di peccatore, quando la tua voce dolce mi chiama a una vita pura, secondo il Vangelo?
Ogni giorno io voglio benedire e lodare il tuo nome, ora e sempre.
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Il mio spirito è già attratto verso le cose di lassù e tu mi hai spogliato dell'uomo vecchio e mi hai rivestito dell'uomo nuovo.
Non ci sei che tu, Cristo, tutto in tutti.
Ti prego, questa mattina: radicami per sempre in quella vita che rifiuta di essere tributaria dello spirito malvagio, degli inganni molteplici della tentazione.
Perché prolungare la mia vita di peccatore, quando la tua voce dolce mi chiama a una vita pura, secondo il Vangelo?
Ogni giorno io voglio benedire e lodare il tuo nome, ora e sempre.
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556 - Beati i poveri. Guai a voi, ricchi.
Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: «Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi, che ora piangete, perché riderete. Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell'uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete. Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti.
In questo testo del vangelo Gesù annuncia l'arrivo della salvezza promessa da Dio. Egli proclama il mondo dei valori di Dio, capovolge la scala dei valori dell'uomo e annuncia il modo con il quale Dio salva. Le beatitudini per i poveri e le lamentazioni per i ricchi non vanno lette in chiave moralistica, cioè non dicono che cosa deve fare l'uomo. Manifestano invece che cosa fa Dio in Gesù e rivelano come agisce Dio nella storia umana. Nella discesa di Mosè dal monte Dio, per mezzo dei dieci comandamenti, rivelò all'uomo cosa doveva fare; nella discesa di Gesù dal monte Dio rivela che cosa fa lui. L'intento di questo proclama è di rivelarci il volto di Dio in Cristo. In lui vediamo come Dio dona a noi il suo regno. Il verbo al presente della prima beatitudine e della prima lamentazione (v.20:è, v.24: avete) significa che il regno di Dio è già ora dei poveri e che già ora i ricchi se ne escludono con un surrogato di consolazione. Le beatitudini si possono comprendere solo conoscendo che Dio è amore per tutti. Per questo la sua giustizia è togliere a chi ha abusivamente e dare a chi non ha ingiustamente. Il nostro concetto di giustizia "a ciascuno il suo", più che sulla giustizia di Dio che è amore, si fonda sull'ingiustizia umana e ne codifica l'egoismo da cui trae origine.
La distinzione poveri-ricchi è di facile attribuzione all'esterno, ma di difficilissima lettura all'interno della coscienza dell'uomo. Solo la parola di Dio che penetra nel profondo dell'uomo ci fa capire se siamo dei poveri-beati o dei ricchi-infelici. Gesù proclama felici i poveri non perché sono bravi o hanno dei meriti speciali, ma perché Dio ama ciascuno secondo il suo bisogno, e il povero è colui che ha più bisogno. Il cristiano deve impegnarsi a favore dei poveri per imitare Gesù. La storia e la cronaca del mondo attuale, piena di miserie, di fame, di pianto e di ogni genere di mali è lo spazio d'azione del credente, se vuole essere anche credibile. I discepoli sono beati anche perché partecipando al mistero di persecuzione e di morte del Cristo sono associati più profondamente alla sua missione di salvezza. In questa circostanza non devono accontentarsi di avere pazienza o di attendere che passi al più presto il momento della prova, ma devono vivere intensamente in sé quanto dice il Maestro:" Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli" (6,23). Le felicitazioni e le congratulazioni per i poveri si fanno lamentazioni e condoglianze per i ricchi. Il "guai a voi" non è un grido di vendetta o di minaccia, ma un estremo grido di compianto, di compassione e di lamento che Gesù rivolge ai ricchi perché mettono le cose al posto di Dio e non hanno ancora sperimentato la gioia di colui che vende tutto per acquistare il tesoro che è Cristo (cfr Mt 13,44). Il regno di Dio progredisce là dove il male e la miseria di ogni genere regrediscono e scompaiono. La comunità cristiana è sulla strada di Cristo solo quando si prende cura dei poveri, degli affamati, degli afflitti, e lotta contro le persone o le situazioni che sono la causa di questi squilibri. L'ingordigia di alcuni è la causa della miseria di molti. E quel che è peggio è che i ricchi hanno sempre ragione. Per questo la Chiesa deve stare molto attenta a non "benedire" i tiranni, i malfattori, gli affamatori di popoli..., o a tacere, a fin di bene, lì dove Cristo avrebbe alzato solennemente la sua voce senza paura di andare alla morte di croce. Una Chiesa che non è osteggiata e perseguitata dai potenti di questo mondo può essere veramente la Chiesa di Cristo? Il messaggio cristiano ha pure una prospettiva oltre la morte: la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. Ma prima bisogna giocare tutte le carte che la situazione presente ci fornisce. È vero costruttore del regno di Dio chi si impegna con tutte le sue possibilità a rendere più abitabile la terra. La risurrezione non cancella la storia, ma divinizza tutto ciò che noi stiamo umanizzando.
Padre Lino Pedron
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Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete. Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti.
In questo testo del vangelo Gesù annuncia l'arrivo della salvezza promessa da Dio. Egli proclama il mondo dei valori di Dio, capovolge la scala dei valori dell'uomo e annuncia il modo con il quale Dio salva. Le beatitudini per i poveri e le lamentazioni per i ricchi non vanno lette in chiave moralistica, cioè non dicono che cosa deve fare l'uomo. Manifestano invece che cosa fa Dio in Gesù e rivelano come agisce Dio nella storia umana. Nella discesa di Mosè dal monte Dio, per mezzo dei dieci comandamenti, rivelò all'uomo cosa doveva fare; nella discesa di Gesù dal monte Dio rivela che cosa fa lui. L'intento di questo proclama è di rivelarci il volto di Dio in Cristo. In lui vediamo come Dio dona a noi il suo regno. Il verbo al presente della prima beatitudine e della prima lamentazione (v.20:è, v.24: avete) significa che il regno di Dio è già ora dei poveri e che già ora i ricchi se ne escludono con un surrogato di consolazione. Le beatitudini si possono comprendere solo conoscendo che Dio è amore per tutti. Per questo la sua giustizia è togliere a chi ha abusivamente e dare a chi non ha ingiustamente. Il nostro concetto di giustizia "a ciascuno il suo", più che sulla giustizia di Dio che è amore, si fonda sull'ingiustizia umana e ne codifica l'egoismo da cui trae origine.
La distinzione poveri-ricchi è di facile attribuzione all'esterno, ma di difficilissima lettura all'interno della coscienza dell'uomo. Solo la parola di Dio che penetra nel profondo dell'uomo ci fa capire se siamo dei poveri-beati o dei ricchi-infelici. Gesù proclama felici i poveri non perché sono bravi o hanno dei meriti speciali, ma perché Dio ama ciascuno secondo il suo bisogno, e il povero è colui che ha più bisogno. Il cristiano deve impegnarsi a favore dei poveri per imitare Gesù. La storia e la cronaca del mondo attuale, piena di miserie, di fame, di pianto e di ogni genere di mali è lo spazio d'azione del credente, se vuole essere anche credibile. I discepoli sono beati anche perché partecipando al mistero di persecuzione e di morte del Cristo sono associati più profondamente alla sua missione di salvezza. In questa circostanza non devono accontentarsi di avere pazienza o di attendere che passi al più presto il momento della prova, ma devono vivere intensamente in sé quanto dice il Maestro:" Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli" (6,23). Le felicitazioni e le congratulazioni per i poveri si fanno lamentazioni e condoglianze per i ricchi. Il "guai a voi" non è un grido di vendetta o di minaccia, ma un estremo grido di compianto, di compassione e di lamento che Gesù rivolge ai ricchi perché mettono le cose al posto di Dio e non hanno ancora sperimentato la gioia di colui che vende tutto per acquistare il tesoro che è Cristo (cfr Mt 13,44). Il regno di Dio progredisce là dove il male e la miseria di ogni genere regrediscono e scompaiono. La comunità cristiana è sulla strada di Cristo solo quando si prende cura dei poveri, degli affamati, degli afflitti, e lotta contro le persone o le situazioni che sono la causa di questi squilibri. L'ingordigia di alcuni è la causa della miseria di molti. E quel che è peggio è che i ricchi hanno sempre ragione. Per questo la Chiesa deve stare molto attenta a non "benedire" i tiranni, i malfattori, gli affamatori di popoli..., o a tacere, a fin di bene, lì dove Cristo avrebbe alzato solennemente la sua voce senza paura di andare alla morte di croce. Una Chiesa che non è osteggiata e perseguitata dai potenti di questo mondo può essere veramente la Chiesa di Cristo? Il messaggio cristiano ha pure una prospettiva oltre la morte: la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. Ma prima bisogna giocare tutte le carte che la situazione presente ci fornisce. È vero costruttore del regno di Dio chi si impegna con tutte le sue possibilità a rendere più abitabile la terra. La risurrezione non cancella la storia, ma divinizza tutto ciò che noi stiamo umanizzando.
Padre Lino Pedron
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555 - Lo Spirito Santo ci configura a Cristo
La Messa è lunga, tu dici; e io aggiungo: perché il tuo amore è corto. (Cammino, 529).
La Santa Messa ci pone così di fronte ai misteri principali della fede, in quanto è il dono che la Trinità fa di se stessa alla Chiesa. Si comprende allora come la Messa sia il centro e la radice della vita spirituale del cristiano, e come sia anche il fine di tutti i Sacramenti. La vita della grazia, generata in noi dal Battesimo, fortificata e accresciuta dalla Confermazione, si avvia nella Messa verso la sua pienezza. Quando partecipiamo dell'Eucaristia — scrive san Cirillo di Gerusalemme — sperimentiamo la spiritualizzazione deificante dello Spirito Santo che non solo ci configura con Cristo, come avviene nel Battesimo, ma ci cristifica per intero, associandoci alla pienezza di Cristo Gesù.
L'effusione dello Spirito Santo, facendoci divenire simili a Cristo, ci porta a riconoscerci come figli di Dio. Il Paraclito, che è carità, ci insegna a impregnare di questa virtù tutta la nostra vita; e consummati in unum, fatti una cosa sola con Cristo, possiamo diventare tra gli uomini quel che Sant'Agostino afferma dell'Eucaristia: Segno di unità, vincolo dell'Amore. (E' Gesù che passa, 87)
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La Santa Messa ci pone così di fronte ai misteri principali della fede, in quanto è il dono che la Trinità fa di se stessa alla Chiesa. Si comprende allora come la Messa sia il centro e la radice della vita spirituale del cristiano, e come sia anche il fine di tutti i Sacramenti. La vita della grazia, generata in noi dal Battesimo, fortificata e accresciuta dalla Confermazione, si avvia nella Messa verso la sua pienezza. Quando partecipiamo dell'Eucaristia — scrive san Cirillo di Gerusalemme — sperimentiamo la spiritualizzazione deificante dello Spirito Santo che non solo ci configura con Cristo, come avviene nel Battesimo, ma ci cristifica per intero, associandoci alla pienezza di Cristo Gesù.
L'effusione dello Spirito Santo, facendoci divenire simili a Cristo, ci porta a riconoscerci come figli di Dio. Il Paraclito, che è carità, ci insegna a impregnare di questa virtù tutta la nostra vita; e consummati in unum, fatti una cosa sola con Cristo, possiamo diventare tra gli uomini quel che Sant'Agostino afferma dell'Eucaristia: Segno di unità, vincolo dell'Amore. (E' Gesù che passa, 87)
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martedì 6 settembre 2011
554 - Preghiera del mattino
Eccomi di fronte a quest'alternativa: sarò oggi ben radicato e fondato in te, saldo nella fede... abbondando nell'azione di grazie?
O sarò invece prigioniero dei vani sogni del mondo?
Mi lascerò guidare dal suo spirito menzognero?
Con il battesimo sono divenuto tuo figlio, Padre.
Io ho così optato per la vita, per Cristo in cui "abita corporalmente tutta la pienezza della divinità".
Non dico nulla di più, essendo stretto al vuoto: dove andrò io, povero vagabondo che non ha casa?
Ma ecco che tu mi prepari all'imprevedibile: tutto andrà bene perché tu, con Cristo, mi hai dato la vita.
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O sarò invece prigioniero dei vani sogni del mondo?
Mi lascerò guidare dal suo spirito menzognero?
Con il battesimo sono divenuto tuo figlio, Padre.
Io ho così optato per la vita, per Cristo in cui "abita corporalmente tutta la pienezza della divinità".
Non dico nulla di più, essendo stretto al vuoto: dove andrò io, povero vagabondo che non ha casa?
Ma ecco che tu mi prepari all'imprevedibile: tutto andrà bene perché tu, con Cristo, mi hai dato la vita.
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553 - Passò tutta la notte pregando e scelse dodici ai quali diede anche il nome di apostoli.
In quei giorni egli se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli: Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore. Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C'era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti.
Gesù ha compiuto la sua prima manifestazione, ha avuto il suo primo incontro con il popolo e le autorità religiose del paese; ora ha bisogno di una lunga notte di riflessione, di preghiera e di contatto con il Padre. L'opera che ha avviato è destinata a sopravvivere nel tempo, per questo egli deve scegliere degli uomini che condividano la sua causa e la portino avanti nei secoli. Secondo il vangelo di Luca, la Chiesa e la sua organizzazione essenziale provengono direttamente da Cristo. Gesù sale sul monte per trovare nell'incontro con il Padre la chiarezza necessaria per scegliere i dodici apostoli. Il numero dodici richiama quello dei patriarchi dell'Antico Testamento. Si delinea così la nascita del nuovo popolo di Dio. La preghiera sta all'origine di ogni scelta e azione apostolica di Gesù e della Chiesa. Il giorno della Chiesa spunta dalla notte di Gesù passata in comunione col Padre. Ciò non vuole assolutamente dire che le scelte che il Padre e il Figlio fanno, chiamando i dodici e gli altri dopo di loro lungo i secoli, saranno le migliori secondo la nostra logica umana. La struttura portante della Chiesa è zoppicante fin dall'inizio, sempre aperta al tradimento e al rifiuto del Signore. Pietro e Giuda ne sono le figure emblematiche. E tutto questo non è uno spiacevole imprevisto, ma è una realtà che fa parte del progetto di salvezza. Il motivo che spinge la gente verso Gesù è il bisogno di ascoltare la parola di Dio e di essere guarita. Come la parola del serpente portò il male e la morte (cfr Gen 3), così la parola di Dio guarisce dal male e dà la vita. C'è infatti una stretta connessione tra l'ascolto della parola di Dio e la guarigione, come tra la disobbedienza alla parola di Dio e la morte (cfr Dt 11,26-32). "Il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte" (Rm 5,12) perché l'uomo ha ascoltato il serpente. L'uomo diventa ciò che ascolta. Se ascolta Dio diventa figlio di Dio, se ascolta il diavolo diventa figlio del diavolo. Come la gente di allora, anche noi possiamo toccare e sperimentare la potenza di Gesù se ascoltiamo la sua parola. La parola di Dio infatti "è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede" (Rm 1,16). Infatti "è piaciuto a Dio di salvare i credenti con la stoltezza della predicazione" (1Cor 1,21).
Padre Lino Pedron
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Gesù ha compiuto la sua prima manifestazione, ha avuto il suo primo incontro con il popolo e le autorità religiose del paese; ora ha bisogno di una lunga notte di riflessione, di preghiera e di contatto con il Padre. L'opera che ha avviato è destinata a sopravvivere nel tempo, per questo egli deve scegliere degli uomini che condividano la sua causa e la portino avanti nei secoli. Secondo il vangelo di Luca, la Chiesa e la sua organizzazione essenziale provengono direttamente da Cristo. Gesù sale sul monte per trovare nell'incontro con il Padre la chiarezza necessaria per scegliere i dodici apostoli. Il numero dodici richiama quello dei patriarchi dell'Antico Testamento. Si delinea così la nascita del nuovo popolo di Dio. La preghiera sta all'origine di ogni scelta e azione apostolica di Gesù e della Chiesa. Il giorno della Chiesa spunta dalla notte di Gesù passata in comunione col Padre. Ciò non vuole assolutamente dire che le scelte che il Padre e il Figlio fanno, chiamando i dodici e gli altri dopo di loro lungo i secoli, saranno le migliori secondo la nostra logica umana. La struttura portante della Chiesa è zoppicante fin dall'inizio, sempre aperta al tradimento e al rifiuto del Signore. Pietro e Giuda ne sono le figure emblematiche. E tutto questo non è uno spiacevole imprevisto, ma è una realtà che fa parte del progetto di salvezza. Il motivo che spinge la gente verso Gesù è il bisogno di ascoltare la parola di Dio e di essere guarita. Come la parola del serpente portò il male e la morte (cfr Gen 3), così la parola di Dio guarisce dal male e dà la vita. C'è infatti una stretta connessione tra l'ascolto della parola di Dio e la guarigione, come tra la disobbedienza alla parola di Dio e la morte (cfr Dt 11,26-32). "Il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte" (Rm 5,12) perché l'uomo ha ascoltato il serpente. L'uomo diventa ciò che ascolta. Se ascolta Dio diventa figlio di Dio, se ascolta il diavolo diventa figlio del diavolo. Come la gente di allora, anche noi possiamo toccare e sperimentare la potenza di Gesù se ascoltiamo la sua parola. La parola di Dio infatti "è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede" (Rm 1,16). Infatti "è piaciuto a Dio di salvare i credenti con la stoltezza della predicazione" (1Cor 1,21).
Padre Lino Pedron
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lunedì 5 settembre 2011
552 - La Messa è azione divina, trinitaria, non umana
Non è strano che molti cristiani, posati e persino solenni nella vita di relazione (non hanno fretta), nelle loro poco attive attività professionali, a tavola, nel riposo (neanche in ciò hanno fretta), si sentano incalzati dalla fretta e incalzino il Sacerdote, nella loro ansia di abbreviare, di affrettare il tempo dedicato al Sacrificio Santissimo dell'Altare? (Cammino, 530)
La Messa — ripeto — è azione divina, trinitaria, non umana. Il sacerdote che celebra, collabora al progetto del Signore, prestando il suo corpo e la sua voce; ma non agisce in nome proprio, bensì in persona et in nomine Christi, nella persona di Cristo e nel nome di Cristo.
L'amore della Trinità per gli uomini fa si che dalla presenza di Cristo nell'Eucaristia derivino tutte le grazie per la Chiesa e per l'umanità. Questo è il sacrificio predetto da Malachia:Dall'oriente all'occidente grande è il mio nome fra le genti, e in ogni luogo è offerto incenso al mio nome una oblazione pura.
È il sacrificio di Cristo, offerto al Padre con la cooperazione dello Spirito Santo: oblazione di valore infinito, che rende eterna in noi la Redenzione che i sacrifici dell'antica legge non hanno potuto realizzare. (E' Gesù che passa, 86)
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La Messa — ripeto — è azione divina, trinitaria, non umana. Il sacerdote che celebra, collabora al progetto del Signore, prestando il suo corpo e la sua voce; ma non agisce in nome proprio, bensì in persona et in nomine Christi, nella persona di Cristo e nel nome di Cristo.
L'amore della Trinità per gli uomini fa si che dalla presenza di Cristo nell'Eucaristia derivino tutte le grazie per la Chiesa e per l'umanità. Questo è il sacrificio predetto da Malachia:Dall'oriente all'occidente grande è il mio nome fra le genti, e in ogni luogo è offerto incenso al mio nome una oblazione pura.
È il sacrificio di Cristo, offerto al Padre con la cooperazione dello Spirito Santo: oblazione di valore infinito, che rende eterna in noi la Redenzione che i sacrifici dell'antica legge non hanno potuto realizzare. (E' Gesù che passa, 86)
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551 - Preghiera del mattino
Signore, in questo nuovo giorno accogli le preghiere e le offerte di coloro che incontrano grossi ostacoli a causa del tuo nome.
Essi annunciano, insegnano e pongono ogni sforzo in questa lotta per annunciare il vangelo.
In loro agisca la tua potenza. Molti li respingono e vanno erranti, attratti da false dottrine, nella vanità dei loro ragionamenti e della loro misera ricerca.
Concedi loro di incontrare te, il Redentore, perché ottengano il dono di una comprensione piena, perché possano toccare te, Cristo, "nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza".
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Essi annunciano, insegnano e pongono ogni sforzo in questa lotta per annunciare il vangelo.
In loro agisca la tua potenza. Molti li respingono e vanno erranti, attratti da false dottrine, nella vanità dei loro ragionamenti e della loro misera ricerca.
Concedi loro di incontrare te, il Redentore, perché ottengano il dono di una comprensione piena, perché possano toccare te, Cristo, "nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza".
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550 - Novena per l'esaltazione della Santa Croce
dal 5 al 13 settembre
Mi abbandono o Dio nelle tue mani.
Gira e rigira questa argilla, come creta nelle mani del vasaio.
Dalle una forma e poi spezzala, se vuoi.
Domanda, ordina, cosa vuoi che io faccia?
Innalzato, umiliato, perseguitato, incompreso, calunniato, sconsolato,
sofferente, inutile a tutto, non mi resta che dire, sull'esempio di tua Madre: "Sia fatto di me secondo la tua parola".
Dammi l'amore per eccellenza, l'amore della Croce, ma non delle croci eroiche che potrebbero nutrire l'amore proprio
ma di quelle croci volgari che purtroppo porto con ripugnanza...
di quelle che si incontrano ogni giorno nella contraddizione, nell'insuccesso, nei falsi giudizi, nella freddezza,
nel rifiuto e nel disprezzo degli altri, nel malessere e nei difetti del corpo, nelle tenebre della mente e nell'aridità di cuore.
Allora solamente Tu saprai che Ti amo.
Ti adoro, o Croce Santa, che fosti ornata del Corpo Sacratissimo del mio Signore, coperta e tinta del suo preziosissimo sangue.
Ti adoro, mio Dio, posto in croce per me.
Ti adoro, o Croce Santa per amore di Colui che è il mio Signore.
Amen
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549 - Osservavano per vedere se guariva in giorno di sabato
Un altro sabato egli entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C'era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo. 8Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all'uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo. Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». E guardandoli tutti intorno, disse all'uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita. Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.
Nella Bibbia l'occhio indica l'intelligenza, il cuore la volontà, la mano l'azione. Guarendo la mano inaridita dell'uomo, Gesù gli dà la capacità di fare nuovamente il bene. Commentando questo brano sant'Ambrogio scrive: "Il Signore impregna del salutare frutto delle buone opere quella mano che Adamo aveva allungato per cogliere i frutti dell'albero proibito, in modo che essa, inaridita per la colpa, sia guarita per le buone opere". Con questo miracolo l'uomo viene restituito alla sua capacità originaria di continuatore dell'opera di Dio. Nell'incontro con Gesù siamo finalmente guariti dal male di non riuscire a fare il bene. Gesù davanti a un malato non può restare indifferente, ma ricorre a tutti i suoi poteri per soccorrerlo e guarirlo. Il principio che guida Gesù è la legge della carità che è superiore a qualsiasi altra legge, anche a quella del sabato.
Secondo quanto Gesù ci ha insegnato, "il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato" (Mc 2,27) e quindi il sabato è per il bene dell'uomo, perché l'avvicina maggiormente a Dio e ai fratelli. Dunque, non solo Gesù non trasgredisce il sabato, ma è l'unico che lo osserva alla perfezione, perché fa il bene. I suoi avversari, invece, non osservano il sabato perché non fanno il bene e, se fosse loro possibile, impedirebbero anche a Gesù di compierlo. Al centro della vita, della storia, della religione e di quant'altro Gesù mette l'uomo, non la legge; l'uomo malato, colui che solitamente viene emarginato perché non soddisfa il nostro egoismo e fa appello al nostro poco amore. Ogni giorno della vita, compresa la domenica cristiana, è voluto da Dio per il bene dell'uomo. Non fare il bene è male, è un peccato di omissione. La lettera di san Giacomo non lascia dubbi:" Chi sa fare il bene e non lo compie, commette peccato" (4,17).
Padre Lino Pedron
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Nella Bibbia l'occhio indica l'intelligenza, il cuore la volontà, la mano l'azione. Guarendo la mano inaridita dell'uomo, Gesù gli dà la capacità di fare nuovamente il bene. Commentando questo brano sant'Ambrogio scrive: "Il Signore impregna del salutare frutto delle buone opere quella mano che Adamo aveva allungato per cogliere i frutti dell'albero proibito, in modo che essa, inaridita per la colpa, sia guarita per le buone opere". Con questo miracolo l'uomo viene restituito alla sua capacità originaria di continuatore dell'opera di Dio. Nell'incontro con Gesù siamo finalmente guariti dal male di non riuscire a fare il bene. Gesù davanti a un malato non può restare indifferente, ma ricorre a tutti i suoi poteri per soccorrerlo e guarirlo. Il principio che guida Gesù è la legge della carità che è superiore a qualsiasi altra legge, anche a quella del sabato.
Secondo quanto Gesù ci ha insegnato, "il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato" (Mc 2,27) e quindi il sabato è per il bene dell'uomo, perché l'avvicina maggiormente a Dio e ai fratelli. Dunque, non solo Gesù non trasgredisce il sabato, ma è l'unico che lo osserva alla perfezione, perché fa il bene. I suoi avversari, invece, non osservano il sabato perché non fanno il bene e, se fosse loro possibile, impedirebbero anche a Gesù di compierlo. Al centro della vita, della storia, della religione e di quant'altro Gesù mette l'uomo, non la legge; l'uomo malato, colui che solitamente viene emarginato perché non soddisfa il nostro egoismo e fa appello al nostro poco amore. Ogni giorno della vita, compresa la domenica cristiana, è voluto da Dio per il bene dell'uomo. Non fare il bene è male, è un peccato di omissione. La lettera di san Giacomo non lascia dubbi:" Chi sa fare il bene e non lo compie, commette peccato" (4,17).
Padre Lino Pedron
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domenica 4 settembre 2011
548 - Richiesta di preghiere 34/2011
106) Luigi dalla Lombardia:
Cari amici,pregate per il mio vicino di casa indiano, è malato di tumore ed ha tre splendidi bambini e una moglie a carico,grazie.
107) Simone dalla Toscana:
chiedo preghiere perchè a giorni dovrei iniziare un cammino di direzione spirituale e discernimento vocazionale che spero mi possa portare ad entrare in seminario, magari a breve. Siano lodati Gesù e Maria. Pregate, pregate tanto!!!
108) Koffi, dalla Costa d'Avorio, chiede preghiere perché ottenga la clemenza di Dio e riesca a comprendere quali azioni hanno ferito gli altri così che possa chiedere perdono per esse.
implorer la clémence de Dieu pour qu'il me révèle ce qui fait blocage en moi et tous les actes posés par moi qui ont blessé les autres afin de demander pardon et d'entrer dans sa Grâce et faire sa volonté par l'intercession de Marie notre Dame de toute Grâce.
109) Arturo dal Mexico chiede preghiera per Gamugo e per la sua liberazione
Por la conversion de Gamugo y su liberacion
110)Renata dalle Marche:
Carissimi, che a pace di Dio sia con noi.
Vi chiedo preghiere per me e mia famiglia perché la nostra casa é stata messa in asta l'abbiamo comprata con sacrifici grandissimi. Solo mio marito lavora al momento. Da dicembre scorso ho scoperto d' avere dei tumori uterini, l' endometrio malato e dei altri problemi di salute. Sono straniera, lavoravo in proprio con artigianato, ma ora non c'e la faccio piu. Nonostante tutto siamo una famiglia unita e con tanta fede in Dio.
Pregate!!!vi scongiuro. Vi ringrazio di cuore. Che Dio Vi benedica in ogni cosa con tante grazie!
111) Antonio: Chiedo preghiere per dei colleghi precari a cui non è stato rinnovato il contratto di lavoro. Lavorano nell'Ente di cui faccio parte da diversi anni ed ora pare che non ci siano soldi per il rinnovo. Grazie per ciò che potrete fare con le vostre preghiere di intercessione.
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Cari amici,pregate per il mio vicino di casa indiano, è malato di tumore ed ha tre splendidi bambini e una moglie a carico,grazie.
107) Simone dalla Toscana:
chiedo preghiere perchè a giorni dovrei iniziare un cammino di direzione spirituale e discernimento vocazionale che spero mi possa portare ad entrare in seminario, magari a breve. Siano lodati Gesù e Maria. Pregate, pregate tanto!!!
108) Koffi, dalla Costa d'Avorio, chiede preghiere perché ottenga la clemenza di Dio e riesca a comprendere quali azioni hanno ferito gli altri così che possa chiedere perdono per esse.
implorer la clémence de Dieu pour qu'il me révèle ce qui fait blocage en moi et tous les actes posés par moi qui ont blessé les autres afin de demander pardon et d'entrer dans sa Grâce et faire sa volonté par l'intercession de Marie notre Dame de toute Grâce.
109) Arturo dal Mexico chiede preghiera per Gamugo e per la sua liberazione
Por la conversion de Gamugo y su liberacion
110)Renata dalle Marche:
Carissimi, che a pace di Dio sia con noi.
Vi chiedo preghiere per me e mia famiglia perché la nostra casa é stata messa in asta l'abbiamo comprata con sacrifici grandissimi. Solo mio marito lavora al momento. Da dicembre scorso ho scoperto d' avere dei tumori uterini, l' endometrio malato e dei altri problemi di salute. Sono straniera, lavoravo in proprio con artigianato, ma ora non c'e la faccio piu. Nonostante tutto siamo una famiglia unita e con tanta fede in Dio.
Pregate!!!vi scongiuro. Vi ringrazio di cuore. Che Dio Vi benedica in ogni cosa con tante grazie!
111) Antonio: Chiedo preghiere per dei colleghi precari a cui non è stato rinnovato il contratto di lavoro. Lavorano nell'Ente di cui faccio parte da diversi anni ed ora pare che non ci siano soldi per il rinnovo. Grazie per ciò che potrete fare con le vostre preghiere di intercessione.
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547 - Preghiera del mattino
Concedi, o Dio onnipotente, che la venuta gloriosa del Salvatore lavi i nostri peccati e porti al tuo popolo consolazione e perdono.
Amen.
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Amen.
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546 - Sii anima di Eucaristia!
Sii anima di Eucaristia! — Se il centro dei tuoi pensieri e delle tue speranze è il Tabernacolo, come saranno abbondanti, figlio mio, i frutti di santità e di apostolato! (Forgia, 835)
Gesù è rimasto nell'Eucaristia per amore..., per te.
— È rimasto, pur sapendo come l'avrebbero ricevuto gli uomini..., e come lo ricevi tu.
— È rimasto, affinché te ne cibi, affinché tu gli faccia visita e gli racconti le tue cose e, frequentandolo nell'orazione accanto al Tabernacolo e nella ricezione del Sacramento, ti innamori ogni giorno di più, e faccia in modo che altre anime — molte! — seguano lo stesso cammino.
(Forgia, 887)
Quando ricevi il Signore nell'Eucaristia, siigli grato con tutte le fibre dell'anima per la sua bontà di stare con te.
— Non ti sei soffermato a considerare che sono dovuti passare secoli e secoli, prima che venisse il Messia? I patriarchi e i profeti a implorare, con tutto il popolo di Israele: la terra è assetata, Signore, vieni!
— Magari fosse così la tua attesa d'amore. (Forgia, 991)
Ingigantisci la tua fede nella Sacra Eucaristia. Riémpiti di stupore davanti a questa ineffabile realtà!: abbiamo Dio con noi, possiamo riceverlo ogni giorno e, se lo vogliamo, parliamo intimamente con Lui, come si parla con l'amico, come si parla con il fratello, come si parla con il Padre, come si parla con l'Amore. (Forgia, 268)
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Gesù è rimasto nell'Eucaristia per amore..., per te.
— È rimasto, pur sapendo come l'avrebbero ricevuto gli uomini..., e come lo ricevi tu.
— È rimasto, affinché te ne cibi, affinché tu gli faccia visita e gli racconti le tue cose e, frequentandolo nell'orazione accanto al Tabernacolo e nella ricezione del Sacramento, ti innamori ogni giorno di più, e faccia in modo che altre anime — molte! — seguano lo stesso cammino.
(Forgia, 887)
Quando ricevi il Signore nell'Eucaristia, siigli grato con tutte le fibre dell'anima per la sua bontà di stare con te.
— Non ti sei soffermato a considerare che sono dovuti passare secoli e secoli, prima che venisse il Messia? I patriarchi e i profeti a implorare, con tutto il popolo di Israele: la terra è assetata, Signore, vieni!
— Magari fosse così la tua attesa d'amore. (Forgia, 991)
Ingigantisci la tua fede nella Sacra Eucaristia. Riémpiti di stupore davanti a questa ineffabile realtà!: abbiamo Dio con noi, possiamo riceverlo ogni giorno e, se lo vogliamo, parliamo intimamente con Lui, come si parla con l'amico, come si parla con il fratello, come si parla con il Padre, come si parla con l'Amore. (Forgia, 268)
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545 - Se ti ascolterà avrai guadagnato il tuo fratello
Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va' e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d'accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».
Nel brano della correzione fraterna e della preghiera concorde Matteo sviluppa l’iniziativa di colui che vuole aiutare il peccatore a ritrovare la comunione fraterna. L’espressione "tuo fratello" (vv. 15.21) manifesta l’intenzione teologica di Matteo: la Chiesa è una comunità di fratelli. Il passo da compiere si esprime in una triplice gradazione: se il colloquio da solo a solo non porta il frutto sperato, si potrà fare appello ai fratelli e solo in ultima istanza si deve ricorrere a tutta la comunità. Alla luce della parabola precedente (vv. 12-14: la pecora perduta), il triplice passo va inteso come uno sforzo per riportare nella comunità colui che si era allontanato: è una traduzione umana della pazienza di Dio. Colui che rifiuta dev’essere considerato come un pagano o un pubblicano, ossia come persona di fronte alla quale i fedeli si trovano impotenti. Nei confronti di questo fratello che rifiuta di ascoltare, il cristiano ha ancora un dovere da compiere, il più importante: affidarlo alle mani del Padre, riconoscendo che l’aiuto di cui necessita sorpassa totalmente le possibilità della comunità. Dove falliscono gli uomini può riuscire Dio. La Chiesa è dunque una comunità nella quale i fratelli sono responsabili della fede dei loro fratelli. Ma questa comunità dipende meno dagli sforzi umani, che possono finire in un insuccesso, che dal Padre che è nei cieli: è lui il Pastore che va in cerca della pecora perduta. L’espressione "Io sono in mezzo a loro" (v. 20) richiama l’inizio del vangelo (1,23: Gesù è il "Dio con noi") e la fine (28,20: "Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del tempo"). Con questa frase Matteo ci indica dove possiamo trovare Dio e fare un’autentica esperienza della sua presenza: dove c’è la comunità riunita nel suo nome, lì c’è Dio.
Padre Lino Pedron
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Nel brano della correzione fraterna e della preghiera concorde Matteo sviluppa l’iniziativa di colui che vuole aiutare il peccatore a ritrovare la comunione fraterna. L’espressione "tuo fratello" (vv. 15.21) manifesta l’intenzione teologica di Matteo: la Chiesa è una comunità di fratelli. Il passo da compiere si esprime in una triplice gradazione: se il colloquio da solo a solo non porta il frutto sperato, si potrà fare appello ai fratelli e solo in ultima istanza si deve ricorrere a tutta la comunità. Alla luce della parabola precedente (vv. 12-14: la pecora perduta), il triplice passo va inteso come uno sforzo per riportare nella comunità colui che si era allontanato: è una traduzione umana della pazienza di Dio. Colui che rifiuta dev’essere considerato come un pagano o un pubblicano, ossia come persona di fronte alla quale i fedeli si trovano impotenti. Nei confronti di questo fratello che rifiuta di ascoltare, il cristiano ha ancora un dovere da compiere, il più importante: affidarlo alle mani del Padre, riconoscendo che l’aiuto di cui necessita sorpassa totalmente le possibilità della comunità. Dove falliscono gli uomini può riuscire Dio. La Chiesa è dunque una comunità nella quale i fratelli sono responsabili della fede dei loro fratelli. Ma questa comunità dipende meno dagli sforzi umani, che possono finire in un insuccesso, che dal Padre che è nei cieli: è lui il Pastore che va in cerca della pecora perduta. L’espressione "Io sono in mezzo a loro" (v. 20) richiama l’inizio del vangelo (1,23: Gesù è il "Dio con noi") e la fine (28,20: "Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del tempo"). Con questa frase Matteo ci indica dove possiamo trovare Dio e fare un’autentica esperienza della sua presenza: dove c’è la comunità riunita nel suo nome, lì c’è Dio.
Padre Lino Pedron
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sabato 3 settembre 2011
544 - La preghiera è la medicina che guarisce
" La preghiera è la medicina che guarisce".
Queste parole della Regina della pace vanno prese alla lettera.
Noi siamo come un fiore che, senza qualche goccia d'acqua ogni giorno, appassisce e muore.
La preghiera, se fatta col cuore, è una medicina straordinaria che guarisce tutto l'uomo.
Guarisce la mente, che viene liberata dalle oscurità, dalle preoccupazioni e dalle ossessioni quotidiane.
Guarisce il cuore, perchè porta la pace e la serenità.
Guarisce la volontà, perchè infonde forza e costanza.
Anche il corpo ne viene beneficato.
Non ci sono medicine che possano guarire dal male di vivere, dagli scoraggiamenti, dalle angosce e dalla disperazione.
Ciò che non ti può dare la medicina, te lo dona la grazia della preghiera.
Trova ogni giorno qualche momento per rientrare in te stesso e per ritrovare Gesù nel tuo cuore.
Non solo è l'amico con cui confidarti, ma è anche il medico che ti guarisce.
La sua luce e la sua forza risanano tutta la nostra persona, ben oltre le possibilità di cui l'uomo dispone.
Queste parole della Regina della pace vanno prese alla lettera.
Noi siamo come un fiore che, senza qualche goccia d'acqua ogni giorno, appassisce e muore.
La preghiera, se fatta col cuore, è una medicina straordinaria che guarisce tutto l'uomo.
Guarisce la mente, che viene liberata dalle oscurità, dalle preoccupazioni e dalle ossessioni quotidiane.
Guarisce il cuore, perchè porta la pace e la serenità.
Guarisce la volontà, perchè infonde forza e costanza.
Anche il corpo ne viene beneficato.
Non ci sono medicine che possano guarire dal male di vivere, dagli scoraggiamenti, dalle angosce e dalla disperazione.
Ciò che non ti può dare la medicina, te lo dona la grazia della preghiera.
Trova ogni giorno qualche momento per rientrare in te stesso e per ritrovare Gesù nel tuo cuore.
Non solo è l'amico con cui confidarti, ma è anche il medico che ti guarisce.
La sua luce e la sua forza risanano tutta la nostra persona, ben oltre le possibilità di cui l'uomo dispone.
Padre Livio (da Radio Maria)
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543 - Adesso è lì, con la sua Carne e con il suo Sangue
«Questo è il mio Corpo»..., e Gesù si immolò, occultandosi sotto le specie del pane. Adesso è lì, con la sua Carne e con il suo Sangue, con la sua Anima e con la sua Divinità: così come nel giorno in cui Tommaso mise le dita nelle sue Piaghe gloriose. Tuttavia, in molte occasioni, tu giri al largo, senza nemmeno abbozzare un breve saluto di mera cortesia, come fai con qualsiasi persona conosciuta che incontri per strada. Hai molta meno fede di Tommaso! (Solco, 684)
Il Creatore si è prodigato per amore delle sue creature. Nostro Signore Gesù Cristo, come se non bastassero tutte le altre prove della sua misericordia, istituisce l'Eucaristia perché possiamo averlo sempre vicino, dal momento che Egli — per quanto ci è dato di capire — pur non abbisognando di nulla, mosso dal suo amore, non vuole fare a meno di noi. La Trinità si è innamorata dell'uomo elevato all'ordine della grazia e fatto a sua immagine e somiglianza; lo ha redento dal peccato — dal peccato di Adamo, che ricadde su tutta la sua discendenza, e dai peccati personali di ciascuno — e desidera ardentemente dimorare nella nostra anima: Se uno mi ama osserverà la mia parola, e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui.
Questo flusso trinitario di amore per gli uomini si perpetua in maniera sublime nell'Eucaristia. Noi tutti, anni fa, abbiamo imparato dal catechismo che la santa Eucaristia può essere considerata come Sacrificio e come Sacramento, e che il Sacramento è per noi Comunione e insieme tesoro sull'altare, nel tabernacolo. La Chiesa dedica un'altra festa al mistero eucaristico, al Corpo del Signore — Corpus Domini — presente in tutti i tabernacoli del mondo. (E' Gesù che passa, nn. 84-85)
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Il Creatore si è prodigato per amore delle sue creature. Nostro Signore Gesù Cristo, come se non bastassero tutte le altre prove della sua misericordia, istituisce l'Eucaristia perché possiamo averlo sempre vicino, dal momento che Egli — per quanto ci è dato di capire — pur non abbisognando di nulla, mosso dal suo amore, non vuole fare a meno di noi. La Trinità si è innamorata dell'uomo elevato all'ordine della grazia e fatto a sua immagine e somiglianza; lo ha redento dal peccato — dal peccato di Adamo, che ricadde su tutta la sua discendenza, e dai peccati personali di ciascuno — e desidera ardentemente dimorare nella nostra anima: Se uno mi ama osserverà la mia parola, e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui.
Questo flusso trinitario di amore per gli uomini si perpetua in maniera sublime nell'Eucaristia. Noi tutti, anni fa, abbiamo imparato dal catechismo che la santa Eucaristia può essere considerata come Sacrificio e come Sacramento, e che il Sacramento è per noi Comunione e insieme tesoro sull'altare, nel tabernacolo. La Chiesa dedica un'altra festa al mistero eucaristico, al Corpo del Signore — Corpus Domini — presente in tutti i tabernacoli del mondo. (E' Gesù che passa, nn. 84-85)
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542 - Preghiera del mattino
"Noi stolti a causa di Cristo, voi sapienti in Cristo".
Signore, rinnova la tua Chiesa con veri e propri "stolti a causa di Cristo", con uomini ebbri di te, che accettino di essere dati in spettacolo agli uomini e agli angeli.
Mandaci gli apostoli degli ultimi tempi.
Concedi a tutti quelli che hanno ricevuto l'incarico di apostoli nella Chiesa di diventare per il nostro tempo veri e propri imitatori di Paolo.
Da' forza ai vescovi e, in particolare, a quelli che soffrono la fame e il freddo, la povertà, la violenza e la mancanza di libertà.
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Signore, rinnova la tua Chiesa con veri e propri "stolti a causa di Cristo", con uomini ebbri di te, che accettino di essere dati in spettacolo agli uomini e agli angeli.
Mandaci gli apostoli degli ultimi tempi.
Concedi a tutti quelli che hanno ricevuto l'incarico di apostoli nella Chiesa di diventare per il nostro tempo veri e propri imitatori di Paolo.
Da' forza ai vescovi e, in particolare, a quelli che soffrono la fame e il freddo, la povertà, la violenza e la mancanza di libertà.
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541 - Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?
Un sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani. Alcuni farisei dissero: «Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?». Gesù rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell'offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, sebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?». E diceva loro: «Il Figlio dell'uomo è signore del sabato».
Presso gli ebrei i poveri, quando erano affamati, potevano raccogliere le spighe dai campi, secondo la norma di Deuteronomio 23, 26:" Se passi tra la messe del tuo prossimo, potrai coglierne spighe con la mano, ma non mettere la falce nella messe del tuo prossimo". Le spighe venivano stropicciate tra le mani e si mangiavano i chicchi che ne uscivano. Allora dove sta il problema? Secondo l'interpretazione della legge, questo poteva essere fatto tutti i giorni della settimana, fuorché il sabato. E c'era anche una penale. Se il lavoro di sabato era compiuto inavvertitamente, il colpevole veniva ammonito e doveva offrire un sacrificio espiatorio. Se invece il sabato era trasgredito nonostante i testimoni e la precedente ammonizione, il reato prevedeva la pena di morte per lapidazione. L'ammonizione è rivolta direttamente ai discepoli, però allude a Gesù. E Gesù risponde con una controobiezione, citando la Scrittura (1Sam 21, 1-7), cioè l'autorità più alta e da tutti riconosciuta come parola di Dio.
I pani dell'offerta, in numero di dodici, uno per ogni tribù d'Israele, rimanevano su un tavolo per la durata di una passata la settimana. Davide però e i suoi compagni li mangiarono, perché erano affamati e non c'era altro pane a disposizione. Nessuno biasima per questo Davide, né la Scrittura, né i dottori della legge, perché la necessità scusa la trasgressione della legge. Quindi anche i discepoli di Gesù non trasgrediscono la legge, se di sabato stropicciano le spighe perché hanno fame. Nell'interpretazione della legge bisogna cercare la volontà di Dio e il vero bene dell'uomo. E Dio non ha dato la legge per tormentare gli uomini, ma per renderli felici. Il sabato serve per risolvere le necessità del prossimo, non per creargli ulteriori grattacapi.
Padre Lino Pedron
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Presso gli ebrei i poveri, quando erano affamati, potevano raccogliere le spighe dai campi, secondo la norma di Deuteronomio 23, 26:" Se passi tra la messe del tuo prossimo, potrai coglierne spighe con la mano, ma non mettere la falce nella messe del tuo prossimo". Le spighe venivano stropicciate tra le mani e si mangiavano i chicchi che ne uscivano. Allora dove sta il problema? Secondo l'interpretazione della legge, questo poteva essere fatto tutti i giorni della settimana, fuorché il sabato. E c'era anche una penale. Se il lavoro di sabato era compiuto inavvertitamente, il colpevole veniva ammonito e doveva offrire un sacrificio espiatorio. Se invece il sabato era trasgredito nonostante i testimoni e la precedente ammonizione, il reato prevedeva la pena di morte per lapidazione. L'ammonizione è rivolta direttamente ai discepoli, però allude a Gesù. E Gesù risponde con una controobiezione, citando la Scrittura (1Sam 21, 1-7), cioè l'autorità più alta e da tutti riconosciuta come parola di Dio.
I pani dell'offerta, in numero di dodici, uno per ogni tribù d'Israele, rimanevano su un tavolo per la durata di una passata la settimana. Davide però e i suoi compagni li mangiarono, perché erano affamati e non c'era altro pane a disposizione. Nessuno biasima per questo Davide, né la Scrittura, né i dottori della legge, perché la necessità scusa la trasgressione della legge. Quindi anche i discepoli di Gesù non trasgrediscono la legge, se di sabato stropicciano le spighe perché hanno fame. Nell'interpretazione della legge bisogna cercare la volontà di Dio e il vero bene dell'uomo. E Dio non ha dato la legge per tormentare gli uomini, ma per renderli felici. Il sabato serve per risolvere le necessità del prossimo, non per creargli ulteriori grattacapi.
Padre Lino Pedron
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venerdì 2 settembre 2011
540 - Messaggio Medjugorje 2/9/2011 (Mirjana)
Carissimi, ecco il messaggio che Mirjana ha ricevuto oggi, 2 Settembre 2011, trasmessoci da Krizan Brekalo e dato a lui da Milenko Vasilj:
Cari figli, io con tutto il cuore e con l’anima piena di fede e di amore verso il Padre Celeste vi ho donato e vi dò nuovamente mio Figlio.
Mio Figlio ha fatto conoscere a voi, popolo di tutto il mondo, l’unico vero Dio ed il Suo Amore.
Vi ha condotto sulla strada della verità e vi ha reso fratelli e sorelle.
Perciò, figli miei, non vagate inutilmente, non chiudete il cuore di fronte a questa verità, speranza ed amore.
Tutto attorno a voi è passeggero e tutto crolla, solo la gloria di Dio rimane.
Perciò rinunciate a tutto ciò che vi allontana dal Signore.
Adorate solo Lui perché Egli è l’unico vero Dio.
Io sono con voi e rimarrò accanto a voi.
Prego in modo particolare per i pastori affinché siano degni rappresentanti di mio Figlio ed affinché vi conducano con amore sulla strada della verità.
Vi ringrazio!
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Cari figli, io con tutto il cuore e con l’anima piena di fede e di amore verso il Padre Celeste vi ho donato e vi dò nuovamente mio Figlio.
Mio Figlio ha fatto conoscere a voi, popolo di tutto il mondo, l’unico vero Dio ed il Suo Amore.
Vi ha condotto sulla strada della verità e vi ha reso fratelli e sorelle.
Perciò, figli miei, non vagate inutilmente, non chiudete il cuore di fronte a questa verità, speranza ed amore.
Tutto attorno a voi è passeggero e tutto crolla, solo la gloria di Dio rimane.
Perciò rinunciate a tutto ciò che vi allontana dal Signore.
Adorate solo Lui perché Egli è l’unico vero Dio.
Io sono con voi e rimarrò accanto a voi.
Prego in modo particolare per i pastori affinché siano degni rappresentanti di mio Figlio ed affinché vi conducano con amore sulla strada della verità.
Vi ringrazio!
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539 - Il Dio della nostra fede non è un essere lontano
Considera ciò che di più bello e di più grande c'è sulla terra..., ciò che piace all'intelletto e alle altre facoltà..., e ciò che è godimento della carne e dei sensi... Considera il mondo, e gli altri mondi che brillano nella notte: tutto l'Universo. —Ebbene, tutto ciò, unito a tutte le follie del cuore soddisfatte..., non vale niente, è niente e meno di niente, a confronto di questo Dio, mio! —tuo!—, tesoro infinito, perla preziosissima, umiliato, fatto schiavo, annichilito in forma di servo nella grotta dove volle nascere, nella bottega di Giuseppe, nella Passione e nella morte ignominiosa... e nella pazzia d'Amore della Santa Eucaristia. (Cammino, 432)
Bisogna adorare devotamente questo Dio nascosto: è lo stesso Gesù nato da Maria Vergine, lo stesso che realmente patì e fu immolato in Croce per noi, lo stesso dal cui fianco trafitto uscirono sangue e acqua.
Questo è il sacro convito, in cui Cristo è nostro cibo, si perpetua il memoriale della sua Passione, l'anima è ricolma di grazia e a noi viene dato il pegno della gloria futura. La liturgia della Chiesa ha riassunto in queste brevi strofe i momenti culminanti della storia di ardente carità che il Signore ci dona. Il Dio della nostra fede non è un essere lontano, che contempla impassibile la sorte degli uomini: le loro fatiche, le loro lotte, le loro angosce. È un padre che ama i suoi figli fino al punto di inviare il Verbo, Seconda Persona della Santissima Trinità, affinché si incarni, muoia per noi e ci redima. È lo stesso Padre affettuoso che adesso ci attrae dolcemente a se con l'azione dello Spirito Santo che abita nei nostri cuori.
La gioia del Giovedì Santo procede da questo: dal comprendere che il Creatore si è prodigato per amore delle sue creature. Nostro Signore Gesù Cristo, come se non bastassero tutte le altre prove della sua misericordia, istituisce l'Eucaristia perché possiamo averlo sempre vicino, dal momento che Egli — per quanto ci è dato di capire — pur non abbisognando di nulla, mosso dal suo amore, non vuole fare a meno di noi. La Trinità si è innamorata dell'uomo elevato all'ordine della grazia e fatto a sua immagine e somiglianza; lo ha redento dal peccato — dal peccato di Adamo, che ricadde su tutta la sua discendenza, e dai peccati personali di ciascuno — e desidera ardentemente dimorare nella nostra anima: Se uno mi ama osserverà la mia parola, e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. (E' Gesù che passa, 84)
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Bisogna adorare devotamente questo Dio nascosto: è lo stesso Gesù nato da Maria Vergine, lo stesso che realmente patì e fu immolato in Croce per noi, lo stesso dal cui fianco trafitto uscirono sangue e acqua.
Questo è il sacro convito, in cui Cristo è nostro cibo, si perpetua il memoriale della sua Passione, l'anima è ricolma di grazia e a noi viene dato il pegno della gloria futura. La liturgia della Chiesa ha riassunto in queste brevi strofe i momenti culminanti della storia di ardente carità che il Signore ci dona. Il Dio della nostra fede non è un essere lontano, che contempla impassibile la sorte degli uomini: le loro fatiche, le loro lotte, le loro angosce. È un padre che ama i suoi figli fino al punto di inviare il Verbo, Seconda Persona della Santissima Trinità, affinché si incarni, muoia per noi e ci redima. È lo stesso Padre affettuoso che adesso ci attrae dolcemente a se con l'azione dello Spirito Santo che abita nei nostri cuori.
La gioia del Giovedì Santo procede da questo: dal comprendere che il Creatore si è prodigato per amore delle sue creature. Nostro Signore Gesù Cristo, come se non bastassero tutte le altre prove della sua misericordia, istituisce l'Eucaristia perché possiamo averlo sempre vicino, dal momento che Egli — per quanto ci è dato di capire — pur non abbisognando di nulla, mosso dal suo amore, non vuole fare a meno di noi. La Trinità si è innamorata dell'uomo elevato all'ordine della grazia e fatto a sua immagine e somiglianza; lo ha redento dal peccato — dal peccato di Adamo, che ricadde su tutta la sua discendenza, e dai peccati personali di ciascuno — e desidera ardentemente dimorare nella nostra anima: Se uno mi ama osserverà la mia parola, e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. (E' Gesù che passa, 84)
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538 - Preghiera del mattino
Signore, padrone della messe, sposo delle nozze, tu inebri i tuoi invitati perché i tuoi moti d'amore sono migliori del vino.
Noi ci inginocchiamo di fronte alla tua maestà.
Primogenito di tutte le creature, primizia dei risorti dai morti, tua è la priorità in ogni cosa.
Vero uomo e amico degli uomini, amante della loro anima e vero Dio tornato nella gloria del Padre, noi ci avviciniamo a te con la familiarità amorosa degli amici dello Sposo il cui solo timore è quello di essere separati da lui.
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Noi ci inginocchiamo di fronte alla tua maestà.
Primogenito di tutte le creature, primizia dei risorti dai morti, tua è la priorità in ogni cosa.
Vero uomo e amico degli uomini, amante della loro anima e vero Dio tornato nella gloria del Padre, noi ci avviciniamo a te con la familiarità amorosa degli amici dello Sposo il cui solo timore è quello di essere separati da lui.
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giovedì 1 settembre 2011
537 - Getta qui la tua rete
Vangelo Lc 51-11
Gesù disse a Simone:"Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca".
Simone rispose:"Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti."
Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano.
Il Signore non si rivolge solo a Pietro ma a tutti noi, ci esorta a collaborare alla Sua opera,incoraggiandoci a” prendere il largo”, ovvero ad avere fiducia in Lui, ad ascoltare e credere alla Sua Parola.
Ci infonde coraggio e forza e ci invita a non essere tristi e timorosi, ma a "gettare le reti" della fiducia. Anche se quella notte non si è pescato nulla, ci saranno momenti migliori. Gesù si fida di Pietro...vuole che non si fermi a piagnucolare per quello che è andato storto.
E allora, fratelli e sorelle carissimi, Gesù ci sta chiamando, ci invita a "gettare le nostre reti"! E' un energico incoraggiamento a non lasciarci andare e ad avere più fiducia nelle nostre capacità.
Coraggio amico-a, oggi Gesù vuole compiere un miracolo nel tuo cuore, vuole riempire di speranza la rete della tua vita,e allora và! Cala la tua rete e non avere paura! Credi anche tu in questo miracolo e non verrai schiacciato dai fallimenti della vita. Un giorno sarai come Pietro pescatore di uomini e potrai dire: "Vieni fratello getta qui la tua rete e la tua rete si riempirà!"
Ave Maria e avanti tutta!
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Gesù disse a Simone:"Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca".
Simone rispose:"Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti."
Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano.
Il Signore non si rivolge solo a Pietro ma a tutti noi, ci esorta a collaborare alla Sua opera,incoraggiandoci a” prendere il largo”, ovvero ad avere fiducia in Lui, ad ascoltare e credere alla Sua Parola.
Ci infonde coraggio e forza e ci invita a non essere tristi e timorosi, ma a "gettare le reti" della fiducia. Anche se quella notte non si è pescato nulla, ci saranno momenti migliori. Gesù si fida di Pietro...vuole che non si fermi a piagnucolare per quello che è andato storto.
E allora, fratelli e sorelle carissimi, Gesù ci sta chiamando, ci invita a "gettare le nostre reti"! E' un energico incoraggiamento a non lasciarci andare e ad avere più fiducia nelle nostre capacità.
Coraggio amico-a, oggi Gesù vuole compiere un miracolo nel tuo cuore, vuole riempire di speranza la rete della tua vita,e allora và! Cala la tua rete e non avere paura! Credi anche tu in questo miracolo e non verrai schiacciato dai fallimenti della vita. Un giorno sarai come Pietro pescatore di uomini e potrai dire: "Vieni fratello getta qui la tua rete e la tua rete si riempirà!"
Ave Maria e avanti tutta!
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536 - Si è fatto cibo, si è fatto Pane
Il pazzo più grande che ci sia mai stato e che mai ci sarà è Lui. C'è pazzia più grande di darsi come e a chi Egli si dà? Perché sarebbe già stata pazzia il farsi e restare Bambino indifeso; però, in tal caso, anche molti cattivi si sarebbero inteneriti, e non avrebbero osato maltrattarlo. Gli parve poco: volle annichilirsi di più e darsi di più. E si è fatto cibo, si è fatto Pane. — Divino Pazzo! Come ti trattano gli uomini?... E io stesso? (Forgia, 824)
Pensate all'esperienza così umana del commiato di due persone che si vogliono bene. Vorrebbero stare sempre insieme, però il dovere — un qualunque dovere — li costringe a dividersi. Sognerebbero di restare uniti, ma non possono. E così l'amore umano, che per quanto grande è sempre limitato, ricorre a un simbolo: le due persone, prima di lasciarsi, si scambiano un ricordo, forse una fotografia, con una dedica così accesa, che quasi potrebbe bruciare la carta. Non possono fare di più, perché il potere delle creature non è all'altezza del loro volere.
Ma ciò che noi non possiamo fare, lo può fare il Signore. Gesù Cristo, perfetto Dio e perfetto Uomo, non ci lascia un simbolo, ma la realtà: ci lascia se stesso. Ritornerà al Padre, e allo stesso tempo rimarrà con gli uomini. Non ci lascerà solamente un regalo, che ci richiami alla mente il ricordo di Lui, un'immagine destinata a svanire col tempo, come la fotografia che ben presto rimane sbiadita, ingiallita e priva di significato per coloro che non furono protagonisti di quel momento d'affetto. Sotto le specie del pane e del vino c'è Lui, realmente presente: con il suo Corpo, il suo Sangue, la sua Anima e la sua Divinità. (E' Gesù che passa, 83)
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Pensate all'esperienza così umana del commiato di due persone che si vogliono bene. Vorrebbero stare sempre insieme, però il dovere — un qualunque dovere — li costringe a dividersi. Sognerebbero di restare uniti, ma non possono. E così l'amore umano, che per quanto grande è sempre limitato, ricorre a un simbolo: le due persone, prima di lasciarsi, si scambiano un ricordo, forse una fotografia, con una dedica così accesa, che quasi potrebbe bruciare la carta. Non possono fare di più, perché il potere delle creature non è all'altezza del loro volere.
Ma ciò che noi non possiamo fare, lo può fare il Signore. Gesù Cristo, perfetto Dio e perfetto Uomo, non ci lascia un simbolo, ma la realtà: ci lascia se stesso. Ritornerà al Padre, e allo stesso tempo rimarrà con gli uomini. Non ci lascerà solamente un regalo, che ci richiami alla mente il ricordo di Lui, un'immagine destinata a svanire col tempo, come la fotografia che ben presto rimane sbiadita, ingiallita e priva di significato per coloro che non furono protagonisti di quel momento d'affetto. Sotto le specie del pane e del vino c'è Lui, realmente presente: con il suo Corpo, il suo Sangue, la sua Anima e la sua Divinità. (E' Gesù che passa, 83)
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535 - Preghiera del mattino
Tu manifesti la tua gloria e la tua potenza e Simon Pietro esclama: "Signore, allontanati da me che sono un peccatore".
La tua luce risplende, non per schiacciarci e spingerci di nuovo verso le tenebre, ma per trasfigurarci con te.
La tua risposta al primo degli apostoli significa: non guardare te stesso, poiché, se è vero che tu sei indegno, non c'è nessuno che non lo sia.
Non guardare la tua miseria: volgi invece a me il tuo sguardo e io ti farò pescatore di uomini.
Le reti sono nelle nostre mani: fa' che distogliamo lo sguardo da noi stessi perché tu possa mostrarci l'immensità del compito da svolgere.
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La tua luce risplende, non per schiacciarci e spingerci di nuovo verso le tenebre, ma per trasfigurarci con te.
La tua risposta al primo degli apostoli significa: non guardare te stesso, poiché, se è vero che tu sei indegno, non c'è nessuno che non lo sia.
Non guardare la tua miseria: volgi invece a me il tuo sguardo e io ti farò pescatore di uomini.
Le reti sono nelle nostre mani: fa' che distogliamo lo sguardo da noi stessi perché tu possa mostrarci l'immensità del compito da svolgere.
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534 - Lasciarono tutto e lo seguirono
Mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca. Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell'altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare. Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d'ora in poi sarai pescatore di uomini». E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.
Sullo sfondo dell'attività di Cristo appaiono Pietro e i suoi colleghi. Essi sono i collaboratori di un fatto prodigioso, ma rimangono pur sempre le povere persone che erano in precedenza. Pietro lo confessa a nome proprio e dei colleghi dichiarandosi peccatore. Davanti alla verità di Dio, Pietro scopre la propria verità e si sente indegno. Non c'è rivelazione di Dio senza coscienza del proprio peccato. Possiamo conoscere l'infinita grandezza di Dio solo contemporaneamente alla scoperta della nostra bassezza. L'efficacia della pesca miracolosa non è dovuta alla loro abilità, ma al comando impartito da Gesù. Tutto il loro merito è di aver creduto alla sua parola. L'inutilità della fatica notturna indica la vanità di tutti gli sforzi umani fatti di propria iniziativa per instaurare il regno di Dio. Solo nell'obbedienza alla parola del Signore si può ottenere ciò che è impossibile alle forze umane. La fede non ha altro appoggio che la parola di Dio. Proprio per questa fede Gesù cambia il nome di Simone in Pietro e gli dà un incarico nuovo: "D'ora in poi sarai pescatore di uomini" (v. 10). Pietro riceve la sua missione proprio mentre si riconosce peccatore. Ciò vuol dire che essa non decadrà neanche per il suo peccato di infedeltà, perché si fonda sulla fedeltà di Dio. Simone diventerà Pietro e riceverà l'incarico di confermare nella fede i suoi fratelli proprio quando avrà consumato fino in fondo la propria esperienza di debolezza, di infedeltà, di peccato (Lc 22, 31-34). Non sarà quindi "pietra" per le sue qualità, ma per la fedeltà di Dio. Questi pescatori, che hanno creduto nella parola di Cristo, lasciano subito barche e reti e si mettono a seguire Gesù. Egli li manda a liberare gli uomini dal potere della morte e a trasferirli nel regno della vita, nel regno di Dio. L'azione missionaria di Gesù passerà a dei poveri, sprovveduti pescatori di Galilea, i quali lasciano il loro mestiere e si avventurano sui mari tempestosi del tempo per salvare dalla morte eterna tutti i popoli della terra. Ma per essere veri discepoli di Gesù bisogna lasciare tutto, incominciando a lasciare se stessi per diventare proprietà esclusiva di Cristo.
Padre Lino Pedron
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Sullo sfondo dell'attività di Cristo appaiono Pietro e i suoi colleghi. Essi sono i collaboratori di un fatto prodigioso, ma rimangono pur sempre le povere persone che erano in precedenza. Pietro lo confessa a nome proprio e dei colleghi dichiarandosi peccatore. Davanti alla verità di Dio, Pietro scopre la propria verità e si sente indegno. Non c'è rivelazione di Dio senza coscienza del proprio peccato. Possiamo conoscere l'infinita grandezza di Dio solo contemporaneamente alla scoperta della nostra bassezza. L'efficacia della pesca miracolosa non è dovuta alla loro abilità, ma al comando impartito da Gesù. Tutto il loro merito è di aver creduto alla sua parola. L'inutilità della fatica notturna indica la vanità di tutti gli sforzi umani fatti di propria iniziativa per instaurare il regno di Dio. Solo nell'obbedienza alla parola del Signore si può ottenere ciò che è impossibile alle forze umane. La fede non ha altro appoggio che la parola di Dio. Proprio per questa fede Gesù cambia il nome di Simone in Pietro e gli dà un incarico nuovo: "D'ora in poi sarai pescatore di uomini" (v. 10). Pietro riceve la sua missione proprio mentre si riconosce peccatore. Ciò vuol dire che essa non decadrà neanche per il suo peccato di infedeltà, perché si fonda sulla fedeltà di Dio. Simone diventerà Pietro e riceverà l'incarico di confermare nella fede i suoi fratelli proprio quando avrà consumato fino in fondo la propria esperienza di debolezza, di infedeltà, di peccato (Lc 22, 31-34). Non sarà quindi "pietra" per le sue qualità, ma per la fedeltà di Dio. Questi pescatori, che hanno creduto nella parola di Cristo, lasciano subito barche e reti e si mettono a seguire Gesù. Egli li manda a liberare gli uomini dal potere della morte e a trasferirli nel regno della vita, nel regno di Dio. L'azione missionaria di Gesù passerà a dei poveri, sprovveduti pescatori di Galilea, i quali lasciano il loro mestiere e si avventurano sui mari tempestosi del tempo per salvare dalla morte eterna tutti i popoli della terra. Ma per essere veri discepoli di Gesù bisogna lasciare tutto, incominciando a lasciare se stessi per diventare proprietà esclusiva di Cristo.
Padre Lino Pedron
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