sabato 23 novembre 2013

Dio ha creato tutte le cose

"Dio ha creato tutte le cose e le ha viste tutte buone. Facciamo in modo che Gesù Redentore veda anche in noi, suoi fratelli, la sua immagine e somiglianza". 
Servi della sofferenza
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Angelo Custode/55

Sei stato assunto in mattinata tra gli operai della vigna, conosci il salario che il maestro alla sera ti darà. Gioisci quando vedi che anche chi è stato assunto nel pomeriggio riceverà lo stesso tuo salario. È la legge del Regno di Dio, e non ha nulla a che vedere con quella del mondo. La giustizia di Dio non è dettata dall’interesse, ma dalla tenerezza e dalla pietà. Sì, rallegrati perché appartieni anche quaggiù al Regno dei Cieli, le cui leggi sono ispirate dall'amore.
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Madre Teresa di Calcutta/43

Ricordate che i poveri più poveri si trovano tra i vostri vicini, nel vostro quartiere, nel vostro paese, nella vostra città, forse nella vostra stessa famiglia. Dopo averli riconosciuti, li amerete.
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Il Signore Gesù ponga le mani sui nostri occhi

Il Signore Gesù ponga le mani sui nostri occhi, perché iniziamo a volgere lo sguardo non alle cose che si vedono, ma a ciò che non si vede, ci apra quegli occhi che non scrutano le realtà presenti, ma quelle future; illumini in noi lo sguardo del cuore mediante il quale si vede Dio nello Spirito. 
Origene

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Dio non è dei morti, ma dei viventi

Lc 20,27-40 
Gli si avvicinarono alcuni sadducei - i quali dicono che non c'è risurrezione - e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C'erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l'hanno avuta in moglie». Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui». Dissero allora alcuni scribi: «Maestro, hai parlato bene». E non osavano più rivolgergli alcuna domanda. 

La risurrezione non è soltanto un insegnamento di Gesù, è anche un annuncio della Scrittura (v. 37). L’affermazione: "Io sono il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe" lascia intendere che il mondo dei defunti è un mondo di persone viventi. Il problema della continuità dell’esistenza si è affacciato già nelle ultime pagine dell’Antico Testamento, ma è diventato il messaggio centrale della predicazione cristiana. In Ezechiele 37,13-14 la risurrezione è vista come quell’azione che ci fa riconoscere Dio: "Riconoscerete che io sono il Signore quando aprirò le vostre tombe e vi risusciterò dai vostri sepolcri, o popolo mio. Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete; vi farò riposare nel vostro paese; saprete che io sono il Signore. L’ho detto e lo farò". 
La fede nella risurrezione portava i giudei a pensare che i morti continuassero nella nuova vita le abitudini della vita terrena. Una tale fede viene colpita e giustamente ridicolizzata dai sadducei. Gesù non condivide il modo di pensare la risurrezione che avevano i giudei. 
Chi risorge dopo la morte non si sposa e non viene sposato. La vita dei risorti non è la continuazione delle forme delle vita terrena. I risorti non appartengono più a questo mondo terrestre, ma a quello futuro e nuovo. I figli di questo mondo sono soggetti al peccato e alla corruzione, i figli del mondo futuro ricevono la vita nuova e senza fine. 
Il matrimonio è stabilito per il mondo presente e finisce con il mondo presente. Gli uomini del mondo futuro sono immortali, perché sono uguali agli angeli. Gli angeli nella Scrittura sono chiamati figli di Dio (cfr Gb 1,6; 2,1). I risorti ricevono la filiazione divina (1Gv 3,2; Rm 8,21), la gloria (Rm 8,21) e un corpo "spirituale" ( 1Cor 15,44). 
La risurrezione è la nostra nascita piena alla condizione di figli di Dio. 
Gesù infatti, figlio di Davide secondo la carne, è costituito Figlio di Dio con potenza secondo lo Spirito di santificazione, mediante la risurrezione dai morti (Rm 1,3-4). Egli è il primo fra molti fratelli, il primogenito di coloro che risuscitano dai morti (Rm 8,29; Col 1,18). Dio è il Dio dei viventi, perché tutti vivono per lui. Il Dio dei viventi non si circonda di morti: "Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi" perché è il "Signore, amante della vita" (Sap 1,3; 11,26). 
Padre Lino Pedron
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Preghiera del mattino 23/XI/2013

Signore, per mezzo del prezzo esorbitante che il tuo amore non ha esitato a pagare hai fatto di noi i figli della risurrezione, e noi siamo già entrati nella vita che dura in eterno, rendendoci contemporanei dei santi dei secoli passati, e della gloria a venire. 
Sussulti di vita e giubilo per coloro che si aprono a questa vita: Mosè ed Elia sono vivi, Abramo è vivo, Maria è viva, come tutti gli abitanti del cielo, e comunicano con noi nella sovrabbondanza della vita. 
Lode e gloria a te, nostra vita.
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venerdì 22 novembre 2013

Restituiamo al Signore Dio.....

Restituiamo al Signore Dio altissimo e sommo tutti i beni e riconosciamo e di tutti rendiamo grazie a lui, dal quale procede ogni bene. E lo stesso altissimo e sommo, solo vero Dio abbia, e gli siano resi ed egli stesso riceva tutti gli onori e la reverenza, tutte le lodi e le benedizioni, ogni rendimento di grazia e ogni gloria, poiché suo è ogni bene ed egli solo è buono e tutti i beni sono suoi. 
San Francesco di Assisi

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Madre Teresa di Calcutta/42

Qui nel nostro paese, siete capaci di vedere le persone che prendono il sole nei giardini pubblici, che si sentono sole, indesiderate, trascurate, immerse nella tristezza?
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Angelo Custode/54

L’apostolo Paolo t’invita a correre sulla strada della vita (cfr. 1 Cor 9). La fede ti mette le ali, l’amore è il tuo potente motore. Così fornito, vincerai sempre. Gli Angeli allora ti coroneranno di alloro, e io sarò tra loro, tuo compagno per l’eternità.
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Avete fatto della casa di Dio un covo di ladri

Lc 19,45-48 
Ed entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano, dicendo loro: «Sta scritto: La mia casa sarà casa di preghiera. Voi invece ne avete fatto un covo di ladri». Ogni giorno insegnava nel tempio. I capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo morire e così anche i capi del popolo; ma non sapevano che cosa fare, perché tutto il popolo pendeva dalle sue labbra nell'ascoltarlo. 

Il viaggio di Gesù a Gerusalemme si conclude nel tempio. Egli entra nei cortili del tempio non tanto per pregare, quanto per compiere un rito di purificazione della casa del Padre. Scaccia tutti i commercianti e pronuncia contro di loro severe parole di biasimo e di condanna. 
La casa di Dio non deve essere adibita a luogo di mercato e la religione non può essere pretesto e paravento di operazioni commerciali. 
A differenza dei suoi sacerdoti, Dio non vende i suoi favori a chi cerca di conquistarselo con prestazioni religiose o addirittura con il denaro. Il peccato più grave contro di lui è quello di voler comperare il suo amore: è come trattarlo da prostituta. Egli è il Padre pieno di grazia e di misericordia. La salvezza è suo dono gratuito al quale rispondiamo con un amore filiale gratuito. Questo è il vero culto spirituale, gradito a Dio (cfr Rm 12,1). 
La cattiva immagine di Dio è l’origine di tutti i mali dell’uomo. 
Il culto di mammona cerca sempre di sostituirsi a quello del vero Dio. Ma Gesù ci ha detto senza mezzi termini che non possiamo servire a due signori (cfr Lc 16,13). Infatti Dio e mammona sono inconciliabili tra loro, come il dono e il possesso, la vita e la morte, l’amore e l’egoismo. 
Il profeta Zaccaria aveva preannunciato la venuta del Messia con queste parole: "In quel giorno non vi sarà neppure un mercante nella casa di Dio" (14,21). Permane sempre anche per la Chiesa il pericolo di diventare una spelonca di ladri alla ricerca del turpe guadagno (1Pt 5,2). La povertà e la gratuità sono le due condizioni indispensabili che Gesù ha posto per l’annuncio del vangelo (cfr Lc 9,1ss; 10,1ss). Esse manifestano l’essenza di Dio che è amore. E l’amore dà gratuitamente tutto ciò che è e ha. 
Con la predicazione nel tempio Gesù si inimica i capi del giudaismo, i quali decidono subito di farlo morire. Ma il popolo si schiera dalla sua parte e ascolta le sue parole. Da queste persone usciranno i primi elementi per edificare il nuovo popolo di Dio che è la Chiesa. 
Padre Lino Pedron
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Preghiera del mattino 22/XI/2013

Gesù, tutto il popolo pendeva dalle tue labbra e per questo non potevano arrestarti e veniva ritardata l'ora della tua morte. 
Tu hai fatto di noi un popolo di profeti. 
Mentre molti vogliono mandarti a morte, fa' che, grazie alla tua Parola che feconda il Regno, cerchiamo instancabilmente di farti vivere estendendo il tuo Regno sulla terra.
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giovedì 21 novembre 2013

Richiesta di preghiere 20-11-2013

Carissimi vi chiedo preghiere per Bruna che è stata colpita da un dolorosissimo Herpes. Inoltre è impegnata a seguire un "Seminario di Vita Nuova" nel Rinnovamento nello Spirito (RnS). Se questo doloroso episodio si dovesse protrarre non potrà seguire e portare a termine il suo impegno, creando anche disagio allo staff che sta organizzando e seguendo questo "Seminario di Vita Nuova" pregiudicandone i risultati. 
Grazie. 
ardea da Trieste
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Angelo Custode/53

È solo per la fede che puoi capire Gesù, vedere in Lui il Figlio di Dio, oltre l’apparenza umana. Si erano scandalizzati per l’affermazione di Gesù: “Io sono il pane venuto dal Cielo” (Gv 6,44). Allora i Galilei dissero: “Quell’uomo non è Gesù, figlio di Giuseppe? Conosciamo bene suo padre e sua madre. Allora come può dire: io sono disceso dal Cielo?” (cfr. Gv 6,42). Ma gli apostoli e i discepoli presero alla lettera queste sue parole, e lo videro con gli occhi della fede. Tu che stai tra i discepoli, fa’ lo stesso, soprattutto quando mangi il suo Corpo.
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Madre Teresa di Calcutta/41

Cosa avviene con gli anziani: mio padre, mia madre? Li riconosco? A volte, quando invecchiano, diventano insopportabili. Sono capace di sopportarli? Sono capace di sorrider loro? Costituiscono qualcosa di speciale per me?.
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Onnipotente, eterno, giusto e misericordioso Iddio

Onnipotente, eterno, giusto e misericordioso Iddio, concedi a noi miseri di fare, per tuo amore, ciò che sappiamo che tu vuoi, e di volere sempre ciò che a te piace, affinché, interiormente purificati, interiormente illuminati e accesi dal fuoco dello Spirito Santo, possiamo seguire le orme del tuo Figlio diletto, il Signore nostro Gesù Cristo, e con l'aiuto della tua sola grazia giungere a te, o Altissimo, che nella Trinità perfetta e nell'Unità semplice vivi e regni e sei glorificato, Dio onnipotente per tutti i secoli dei secoli. 
San Francesco di Assisi
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Se avessi compreso quello che porta alla pace!

Presentazione della Beata Vergine Maria 

Lc 19,41-44 
Quando fu vicino, alla vista della città pianse su di essa dicendo: «Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace! Ma ora è stato nascosto ai tuoi occhi. Per te verranno giorni in cui i tuoi nemici ti circonderanno di trincee, ti assedieranno e ti stringeranno da ogni parte; distruggeranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata». 

In questo brano Luca dà l’ultimo tocco al ritratto di Gesù, immagine perfetta del Padre. Il pianto di Gesù rivela il mistero più grande di Dio : la sua passione per noi. Ciò che Dio aveva detto a Geremia, si avvera ora in Gesù: "Tu riferirai questa parola: ‘I miei occhi grondano lacrime notte e giorno, senza cessare, perché da grande calamità è stata colpita la figlia del mio popolo, da una ferita morta." (Ger 14,17). 
Gesù piange su Gerusalemme. La condanna cadrà su di lei. Gesù non può impedirla. Le lacrime manifestano la sua impotenza. Il suo pianto impotente nasconde un profondo mistero. Dio nasconde la sua potenza nell’amore di Gesù che salva e nella sua debolezza. 
Egli prende con tanta serietà la libertà dell’uomo, che preferisce piangere impotente in Gesù, piuttosto che togliere alla creatura umana la sua libertà. Il pianto di Gesù è l’ultimo invito alla penitenza per la città ostinata nel suo rifiuto e nel suo male. 
 Le parole che Gesù rivolge a Gerusalemme non sono minacce, né la sua distruzione sarà castigo di Dio. Dio è misericordioso e perdona (cfr Es 34,6-7; Sal 86,15; 103,8; Gio 4,2; ecc.). 
Le parole di Gesù sono una constatazione sofferta del male che il popolo fa a sé stesso. Il male, dal quale mette inutilmente in guardia Gerusalemme, ricadrà infatti su di lui. In croce, sarà assediato, angustiato e distrutto da tutta la cattiveria del mondo e dall’abbandono di tutti. Il pianto di Gesù esprime la sua debolezza estrema, che è la forza dell’amore, che portò lui alla croce (cfr 2Cor 13,4) e noi alla salvezza. Gesù aveva detto: "Beati voi che ora piangete" (Lc 6,21). Ora è lui stesso che piange. Egli realizza in sé il mistero del regno di Dio su questa terra: un seme gettato nel pianto. 
Ma chi semina nel pianto mieterà con giubilo (Sal 126,5-6). 
Il motivo del lamento sta nel fatto che nel giorno della sua entrata in Gerusalemme, essa non ha compreso "la via della pace". Di conseguenza, avendo rifiutato il Cristo che è la nostra pace (Cfr Ef 2,14), iniziano per lei i giorni di guerra, che continueranno fino alla sua distruzione. 
Questo giorno dell’ingresso di Gesù in Gerusalemme porta a compimento la lunga storia di offerte di salvezza da parte di Dio alla città santa. Questo è il momento in cui dovrebbe esserle donata la pace, la salvezza. Gerusalemme dovrebbe solamente riconoscere che Gesù è il principe della pace, inviato da Dio. Ma essa, che ha ucciso i profeti e lapidato coloro che Dio le aveva mandato per salvarla, rifiuta questo riconoscimento. Ricordiamo un lamento precedente di Gesù su Gerusalemme: "Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi coloro che sono mandati a te, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli come una gallina la sua covata sotto le ali e voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa viene lasciata deserta" (Lc 13,34-35). 
Il popolo di Gerusalemme si chiude alla parola di Dio: "Sono un popolo insensato e in essi non c’è intelligenza: se fossero saggi, capirebbero, rifletterebbero sulla loro fine" (Dt 32,28-29). In questo momento si adempie ancora ciò che Dio aveva detto al profeta Geremia riguardo a Gerusalemme: "Tu mi hai respinto, dice il Signore, mi hai voltato le spalle e io ho steso la mano su di te per annientarti; sono stanco di avere pietà" (Ger 15,6). Gesù annuncia il verdetto di Dio sulla sua nazione, ma lo fa a malincuore, con dolore, piangendo, non esultando di gioia per la vendetta di Dio che si abbatte sui peccatori. Gesù non è venuto per punire, ma per salvare; per recare la pace, non la guerra. Israele si era allontanato da Dio, l’aveva dimenticato e offeso; Gesù viene a ristabilire i buoni rapporti tra di loro. 
Il suo stesso modo di presentarsi, semplice, umile rivelava lo scopo pacifico della sua venuta. Un messia di questo genere non poteva non suscitare fiducia. Gerusalemme non ha riconosciuto il giorno del perdono e della grazia, e allora dovrà fare la conoscenza col giorno dell’ira e dello sterminio dei suoi abitanti. La distruzione di Gerusalemme è vista come un castigo divino in risposta al rifiuto del Messia. 
La grazia, la bontà di Dio, quando è rifiutata, diventa ira, vendetta, castigo. Ma, a questo punto, ci domandiamo come possiamo mettere d’accordo le pagine del vangelo che ci presentano Dio come amore e misericordia con questa pagina in cui sembra che il volto del Dio-Amore sia totalmente stravolto e negato. Il vangelo di Giovanni ci aiuta a capire meglio il motivo della distruzione di Gerusalemme: "Pilato disse ai giudei: ‘Ecco il vostro re!’. Ma quelli gridarono: ‘Via, via, crocifiggilo!’. Disse loro Pilato: ‘Metterò in croce il vostro re?’. Risposero i sommi sacerdoti: ‘Non abbiamo altro re all’infuori di CesarÈ. Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso" (Gv 19,14-16). 
La dichiarazione pubblica e solenne dei sommi sacerdoti manifesta senza equivoci il rifiuto di Dio e del suo Cristo come re e salvatore d’Israele, e la scelta di Cesare come loro re e salvatore. E il nuovo signore di Israele, l’imperatore di Roma, ha agito secondo la logica di tutti i potenti di questo mondo, distruggendo e massacrando il popolo ribelle. Sono gli eserciti dell’impero romano che hanno distrutto Gerusalemme, non Dio. Le potenze del male sono tenute lontane dalla protezione di Dio. Il giorno in cui allontaniamo Dio dalla nostra vita, esse si comportano come le belve quando cacciamo via il domatore che le teneva debitamente a bada: ci sbranano. E non perché sono state aizzate contro di noi dal domatore indispettito e vendicativo, ma perché questa è la loro condotta naturale di belve. 
Quando rifiutiamo il regno di Dio, cadiamo immediatamente sotto il potere del demonio, che "è stato omicida fin da principio" (Gv 8,44). 
Padre Lino Pedron
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mercoledì 20 novembre 2013

Madre Teresa di Calcutta/40

È facile sorridere alle persone che stanno fuori dalla propria casa. E così facile prendersi cura delle persone che non si conoscono bene. E difficile essere premurosi e gentili e sorridere ed essere pieni d’amore in casa con i propri familiari, giorno dopo, giorno, specialmente quando siamo stanchi e di malumore.
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Angelo Custode/52

Nel mondo vi sono innumerevoli cristiani perseguitati, a cui viene impedito di vivere alla luce del sole la propria fede. Pensa a loro ogni volta che preghi. Offri sacrifici per le loro intenzioni. Le loro sofferenze verranno alleggerite per la grazia che circola con potenza nel Corpo di Cristo, comunione dei santi.
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Altissimo, glorioso Dio

Altissimo, glorioso Dio illumina le tenebre de lo core mio. 
E damme fede dritta, speranza certa e caritade perfetta, senno e cognoscemento, Signore, che faccia lo tuo santo e verace comandamento. 
San Francesco di Assisi

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Perché non hai consegnato il mio denaro a una banca?

Lc 19,11-28 
Mentre essi stavano ad ascoltare queste cose, disse ancora una parabola, perché era vicino a Gerusalemme ed essi pensavano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all'altro. Disse dunque: «Un uomo di nobile famiglia partì per un paese lontano, per ricevere il titolo di re e poi ritornare. Chiamati dieci dei suoi servi, consegnò loro dieci monete d'oro, dicendo: «Fatele fruttare fino al mio ritorno». Ma i suoi cittadini lo odiavano e mandarono dietro di lui una delegazione a dire: «Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi». Dopo aver ricevuto il titolo di re, egli ritornò e fece chiamare quei servi a cui aveva consegnato il denaro, per sapere quanto ciascuno avesse guadagnato. Si presentò il primo e disse: «Signore, la tua moneta d'oro ne ha fruttate dieci». Gli disse: «Bene, servo buono! Poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città». Poi si presentò il secondo e disse: «Signore, la tua moneta d'oro ne ha fruttate cinque». Anche a questo disse:«Tu pure sarai a capo di cinque città». Venne poi anche un altro e disse: «Signore, ecco la tua moneta d'oro, che ho tenuto nascosta in un fazzoletto; avevo paura di te, che sei un uomo severo: prendi quello che non hai messo in deposito e mieti quello che non hai seminato». Gli rispose: «Dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio! Sapevi che sono un uomo severo,che prendo quello che non ho messo in deposito e mieto quello che non ho seminato: perché allora non hai consegnato il mio denaro a una banca? Al mio ritorno l'avrei riscosso con gli interessi». Disse poi ai presenti: «Toglietegli la moneta d'oro e datela a colui che ne ha dieci». Gli risposero: «Signore, ne ha già dieci!». «Io vi dico: A chi ha, sarà dato; invece a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. E quei miei nemici, che non volevano che io diventassi loro re, conduceteli qui e uccideteli davanti a me»». Dette queste cose, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme. 

Il regno di Dio è concepito come un mondo superiore che fa irruzione in quello dell’uomo sconvolgendolo e rinnovandolo. Alcuni ritenevano che tale manifestazione incombesse da un momento all’altro, addirittura in concomitanza con l’arrivo di Gesù a Gerusalemme: in quello stesso istante. Per togliere una tale tensione nei suoi discepoli Gesù racconta questa parabola. 
Il nobile personaggio della parabola indica Gesù che sta per recarsi in un paese lontano, ossia in cielo. Di là egli ritornerà con potenza e onore di re. Per il tempo della sua assenza egli affida i suoi beni ai suoi servi affinché li facciano fruttare. 
Il tempo che intercorre tra l’ascensione di Gesù al cielo e il suo ritorno nella gloria, è tempo di lavoro e di imprese missionarie. Durante la sua assenza i suoi nemici non si danno pace. Essi fanno di tutto perché non venga il suo regno (cfr Lc 11,2). Ma Gesù verrà nello splendore della sua dignità regale; tuttavia questo non succederà "da un momento all’altro" (v. 11). Al suo ritorno Gesù domanderà conto dell’amministrazione affidata ai suoi servi. Come ricompensa del loro fedele servizio, anche i discepoli parteciperanno alla sovranità di Cristo (Lc 12,43; 22,30). 
Le amare osservazioni che il servo malvagio e fannullone fa contro il suo padrone sono la manifestazione della sua cattiva coscienza. Il Signore viene accusato di essere un padrone crudele, un trafficante ingordo, un egoista senza riguardo per nessuno. Secondo queste parole sarebbe stato proprio il Signore a togliere ogni coraggio e a mettere addosso al suo servo un tale terrore paralizzante. 
Quello che il Signore domanda è fedeltà nell'amministrazione, attività coraggiosa, lavoro oculato. Per questo non è concepibile un’attesa inoperosa e piena di paura. 
Il capitale che ci ha dato non serve per arricchire davanti agli uomini, ma davanti a Dio; farlo fruttare non significa accumulare con avidità, ma dare con generosità (cfr Lc 12,13ss; 16,1ss). 
Questa parabola illustra la scelta giusta operata da Zaccheo: ha fatto fruttare i suoi averi dandoli ai poveri. 
Il vero guadagno che ci arricchisce davanti a Dio (cfr Lc 12,21) consiste nel donare. È l’unico modo di investire; ci dà il nostro vero tesoro (cfr Lc 12,33) e ci procura amici che ci accolgano nelle dimore eterne (cfr Lc 16,9). 
La salvezza è un premio e come tale è insieme dono e conquista, incontro tra la benevolenza di Dio e la libertà dell’uomo. Il premio è sproporzionato al merito, come una città rispetto a una "mina". Una "mina" greca d’argento corrispondeva allo stipendio di trecento giornate lavorative. Fuori parabola, Dio ci dona "molto più di quanto possiamo domandare o sperare" (Ef 3,20): ci dona sé stesso. 
Tutto è dono suo, noi stessi e le nostre azioni. La paura di Dio è tipica di Adamo (Gen 3,10) e dei suoi discendenti. Essa deriva dall’immagine di un Dio cattivo, che non ci ama. 
Questa paura blocca l’azione dell’uomo. L’uomo "religioso" considera Dio severo e intransigente. Il suo comportamento da uomo "giusto" è mosso da un’estrema difesa da Dio, nella ricerca parossistica di chiudere il conto in parità. Ma ciò non è possibile. 
L'unica via d'uscita è la gratitudine per la gratuità del dono. Il v. 27 è un’immagine truculenta per presentare la dannazione eterna. È la sorte di chi rifiuta la vita di Dio. 
Padre Lino Pedron
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martedì 19 novembre 2013

Tu sei santo, Signore, solo Dio, che compi meraviglie

Tu sei santo, Signore, solo Dio, che compi meraviglie. 
Tu sei forte, Tu sei grande, Tu sei altissimo, 
Tu sei onnipotente, Tu, Padre santo, re del cielo e della terra. 
Tu sei trino ed uno, Signore Dio degli dèi, 
Tu sei il bene, ogni bene, il sommo bene, il Signore Dio vivo e vero. 
Tu sei amore e carità, Tu sei sapienza, 
Tu sei umiltà, Tu sei pazienza, 
Tu sei bellezza, Tu sei sicurezza, Tu sei quiete. 
Tu sei gaudio e letizia, Tu sei la nostra speranza, 
Tu sei giustizia e temperanza, 
Tu sei tutto, ricchezza nostra a sufficienza. 
Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine. 
Tu sei protettore, Tu sei custode e difensore, 
Tu sei fortezza, Tu sei rifugio. 
Tu sei la nostra speranza, Tu sei la nostra fede, 
Tu sei la nostra carità, Tu sei tutta la nostra dolcezza, 
Tu sei la nostra vita eterna, 
grande e ammirabile Signore, 
Dio onnipotente, misericordioso Salvatore. 

San Francesco di Assisi

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Angelo Custode/51

Come il profeta Michea cantò la sublime bontà di Dio "Tu ci mostri la tua tenerezza, Tu trionfi sui nostri peccati, Tu rigetti tutti i nostri errori in fondo al mare! " Sì, Dio “è felice nel fare la grazia” (Mic 7,17-18). I peccati non saliranno più dal mare, sono inghiottiti, cancellati, dimenticati. È questo il Signore lento all'ira e pieno di tenerezza e di pietà. È benevolo e misericordioso (cfr. Sal 145). Come non amarlo con tutto il cuore e vivere per Lui e in lui, notte e giorno!
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Madre Teresa di Calcutta/39

Ogni volta che viaggio in Europa o in America, mi colpisce molto l’infelicità della gente. L’abbondanza di ricchezze materiali coesiste con un’autentica carenza di valori spirituali.
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Richiesta di preghiere 19-11-2013

Cari fratelli e sorelle in Cristo, preghiamo per Patrizia,una pediatra che aiuta molto il prossimo con la sua professione, che in uno stato di stress ha perso la memoria momentaneamente. E’ sotto esami neurologici. Confidiamo nel Padre celeste perché la riporti alla normalità. Grazie a tutti. Che Dio vi benedica.
Sergio
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Il Figlio dell’uomo era venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto

Lc 19,1-10 
Entrò nella città di Gerico e la stava attraversando, quand'ecco un uomo, di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là. Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!». Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch'egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto». 

L’incontro di Gesù con Zaccheo ripropone uno dei temi fondamentali del vangelo: la preferenza di Dio per i peccatori. Quest’uomo altolocato e benestante è insoddisfatto di sé. In apparenza ha tutto, in realtà gli manca tutto. In quanto pubblicano è escluso dalla salvezza secondo la legge, in quanto ricco è escluso dalla salvezza secondo il vangelo (cfr Lc 18,24ss). 
È un peccatore della peggior specie, è un caso impossibile. 
Anche in questo caso, come nel brano precedente, la moltitudine dei discepoli nasconde agli occhi di Zaccheo il Gesù che cercava di vedere. La comunità è il luogo dell’incontro con Dio, ma qualche volta impedisce di vederlo. La folla non aiuta Zaccheo a trovare Gesù e criticherà Gesù quando deciderà di andare nella sua casa. 
Il pubblicano viene chiamato per nome: "Zaccheo". Questo nome significa "Dio ricorda". Dio si ricorda di lui e gli usa misericordia, come aveva cantato il suo omonimo, Zaccaria: "Ha soccorso il suo servo, ricordandosi della sua misericordia" (cfr Lc 1,54). In Zaccheo si compie la volontà di salvezza del Padre, che Gesù ha la missione di attuare in questo mondo. E tutto deve avvenire "subito" e "in fretta" (vv. 5-6). 
È l’urgenza della salvezza. 
Ci ricorda Maria che corre a portare il Salvatore a chi l’attende (cfr Lc 1,39). Ma questa volontà di Dio che desidera salvare tutti e subito suscita incomprensione e mormorazione nei benpensanti di allora come in quelli di tutti i tempi. 
L’ansia e la tensione di Zaccheo si trasformano in esultanza, che è la partecipazione alla felicità di Dio. L'angelo Gabriele ha invitato Maria a rallegrarsi, ora tale allegrezza passa a un peccatore convertito. L’incontro con Gesù libera l’uomo dalle sue colpe, dalle sue perplessità e angosce e lo riempie di pace e di gioia. 
La folla critica il comportamento di Gesù perché non lo capisce. Egli è venuto a portare agli uomini il perdono di Dio, e non deve fare meraviglia che lo conceda a coloro che ne hanno più bisogno. Dio non è come l’hanno presentato gli scribi e i farisei di tutti i tempi. È diverso. Non ha nemici, non è contro nessuno, non fa distinzioni tra giudei e pagani, tra giusti e peccatori. Tutti sono uguali davanti a lui, tutti bisognosi di grazia, di perdono e di aiuto. Luca si compiace di presentare Gesù che si trova a suo agio in casa di un peccatore. La salvezza è per tutti, e prima di tutto per i peccatori che si pentono. E il pentimento si manifesta nel riordinare la propria condotta, riparando i torti commessi. E poiché le ingiustizie sociali pesano in definitiva sempre sui poveri, Zaccheo darà loro la metà dei suoi beni. E nei casi specifici di truffa, restituirà secondo la legge: quattro volte tanto (cfr Es 21,37; 2Sam 12,6). 
La giustizia sociale è il primo frutto della conversione. Gesù non è venuto per condannare, ma per salvare. La sua missione si compie dando accoglienza ai peccatori. San Paolo ha scritto: "Questa parola è sicura e degna di essere da tutti accolta: Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori e di questi il primo sono io. 
Ma appunto per questo ho ottenuto misericordia, perché Gesù Cristo ha voluto dimostrare in me, per primo, tutta la sua magnanimità, a esempio di quanti avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna" (1Tm 1,15-16). Zaccheo cercava Gesù, ma alla fine di questo episodio evangelico scopriamo che, ancor più e ancor prima, era Gesù che cercava Zaccheo che si era perduto (v. 10). La lezione di questo brano di vangelo ha bisogno di essere sempre ricordata nella Chiesa. 
C’è sempre qualcuno nella comunità cristiana che ha paura di avvicinare i peccatori, gli scomunicati e i nemici della religione e della fede. Il vangelo ci spinge ad essere vicini a tutti, a stabilire buoni rapporti con tutti, perché tutti hanno bisogno di salvezza, e tocca proprio a noi portarla a loro. "Il Figlio dell’uomo è venuto per cercare e salvare ciò che era perduto" (v. 10). 
È la chiave di lettura di tutta la storia di Gesù. 
Padre Lino Pedron
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lunedì 18 novembre 2013

Preghiera del mattino 18/XI/2013

Gesù, tutto il popolo pendeva dalle tue labbra e per questo non potevano arrestarti e veniva ritardata l'ora della tua morte. 
Tu hai fatto di noi un popolo di profeti. 
Mentre molti vogliono mandarti a morte, fa' che, grazie alla tua Parola che feconda il Regno, cerchiamo instancabilmente di farti vivere estendendo il tuo Regno sulla terra.
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domenica 17 novembre 2013

i nostri cuori andranno sempre dilatandosi.....

E i nostri cuori andranno sempre dilatandosi, 
sempre più pesanti 
del peso di molteplici incontri, 
sempre più grevi del Tuo amore, 
impastati di Te, 
popolati dai nostri fratelli, gli uomini. 
Perché il mondo 
non sempre è un ostacolo a pregare per il mondo. 
Se certuni lo devono lasciare per trovarlo 
e sollevarlo verso il cielo, 
altri visi devono immergere 
per levarsi 
con lui 
verso il medesimo cielo. 
Madeleine Delbrel

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Madre Teresa di Calcutta/38

Se non amiamo la nostra famiglia dall'interno, e il nostro prossimo, la nostra vita è un fallimento.
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