1. Predestinazione di Maria
"Quando non esistevano gli abissi, io fui generata" (Prv 8,24)
Contemplazione: Il Divin Padre, dall'eternità ideava la sua opera creatrice, ammirando la perfezione che avrebbe impressa nelle sue creature, e si compiaceva del capolavoro sommo, della gemma più preziosa, vagheggiando nel suo pensiero la Madre che avrebbe preparato al suo Figlio.
Invocazione: O Gloria della Trinità Santissima: aiutami ad accogliere e a portare a compimento il disegno d'amore che il Padre ha su di me.
Ave Maria
Sia benedetta, lodata e ringraziata la SS. Trinità per le grazie concesse alla Vergine Maria
2. L'Immacolata concezione di Maria.
"Io porrò inimicizia tra te e la donna" (Gn 3,15)
Contemplazione: I primissimi chiarori dell'alba della Redenzione, dopo la promessa fatta nell'Eden, eccoli nell'immacolato concepimento di Maria. Al primo apparire della stella del mattino, l'umanità cominciò a godere le primizie della riconciliazione con Dio, poiché la cortina di separazione da lui, in forza del primo palpito della Creaturina eletta, si strappò, lasciando traboccare dall'alto la misericordia dell'Altissimo.
Invocazione: O piena di grazia: sii la mia forza per vincere il peccato e crescere in sapienza e grazia.
Ave Maria.
Sia benedetta, ...........
3. La perfetta conformità di Maria al volere di Dio.
"Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto" (Lc 1,38)
Contemplazione: L'anima di Maria era un vero paradiso di delizia per il Figlio e il più bell'ornamento di gloria per la SS. Trinità. Ella sapeva innalzarsi nelle limpide regioni della fede ove vedeva il suo Dio e adorava la sua volontà santissima ripetendogli il "fiat" di una dedizione piena e perfetta.
Invocazione: Madre della Fede: fa che io sia pronto e gioioso nei miei Si quotidiani alla santa volontà del Padre.
Ave Maria.
Sia benedetta, ....
4. L'eminente Santità di Maria.
"Senza macchia né ruga ma Santa e Immacolata" (Ef 5,27b)
Contemplazione: La santità della Madonna è tutta un tessuto d'oro sulla semplice trama della perfetta fedeltà ai suoi doveri e nello stato di vita più semplice e comune, quali si presta ad essere imitata.
Invocazione: O modello di santità: salvami dall'ipocrisia della virtù apparente, insegnami umiltà, amore, preghiera profonda.
Ave Maria.
Sia benedetta, ....
5. L'annunciazione.
"Ave, o piena di grazia, il Signore è con te". (Lc 1,28).
Contemplazione: Maria, nel momento in cui venne annunziata all'Arcangelo, era assorta nella preghiera. La sua anima diede tre splendori: adorazione ñ amore ñ dedizione, così perfetti ed elevati da attrarre le compiacenze di Dio, che di quella meravigliosa Creatura formò la Sede dell'Eterna Sapienza.
Invocazione: O Eletta fra le donne: donami la semplicità del tuo cuore, la tua generosità, la tua fiducia incrollabile nella Parola del Signore.
Ave Maria.
"Sia benedetta, ....
6. La maternità divina di Maria.
"Concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù". (Lc 1,31).
Contemplazione: Nel gran momento in cui il Verbo si vestì di carne in Maria, la sua anima benedetta e tutto l'essere suo rimasero adombrati dallo Spirito Santo che la consacrava Madre di Dio. Quale estasi fu la sua! La felicità del Padre la compenetrava e si arricchiva della sua gioia materna.
Invocazione: O Madre del Verbo: disponimi ad accogliere i doni dello Spirito Santo, affinché io diventi conforme a Gesù e figlio ubbidiente della Chiesa.
Ave Maria.
Sia benedetta, ....
7. La verginità perfetta di Maria.
"Come avverrà questo? Non conosco uomo". (Lc 1,35).
Contemplazione: La Vergine benedetta è la gloria più fulgida delle creature, che ha straordinariamente nobilitato innalzando per prima il candido vessillo della verginità. Le anime che a lei si affidano imitandola, possono divenire a loro volta templi vivi di Dio.
Invocazione: Sei Madre e sei vergine, o Maria: a Dio nulla è impossibile. Trasfigura la mia anima e il mio corpo con la tua dolce e candida luce.
Ave Maria.
Sia benedetta, ...
8. Il martirio del cuore.
"Stava presso la Croce la Madre di Gesù". (Gv 19,25).
Il cuore trafitto di Maria. (Cf. Lc 2,35).
Contemplazione: Maria per la forza e la delicatezza dell'amore materno, precedeva i passi di Gesù, tenendosi in una perfetta dedizione a tutte le disposizioni del Padre in ordine al compimento dell'opera redentivi, perfino a donarsi senza riserve insieme a Lui, immedesimata agli stessi palpiti del suo cuore in maniera da formare una sola vittima di espiazione.
Invocazione: Nel dolore mi hai generato, Regina dei martiri. Sostieni la mia incostanza nel perseverare e insegnami a consolare chi soffre.
Ave Maria.
Sia benedetta, ...
9. Il gaudio di Maria alla resurrezione e ascensione di Gesù.
"L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore". (Lc 1,46).
Contemplazione: Gesù riversò con radiosa pienezza il suo gaudio in Maria nel momento della resurrezione. Per una Madre come lei, il vedere con i propri occhi l'esaltazione del Figlio che adorava, la felicità e le ricchezze del Regno del quale entrava in possesso, era motivo di grande gioia.
Invocazione: Madre di Gesù, Agnello immolato, sei ora esultante con Lui nella gloria. Portami ad adorare lo splendore della sua divinità nel dono dell'Eucarestia.
Ave Maria.
Sia benedetta, ...
10. L'assunzione in cielo di Maria.
"Oggi l'arca sacra e vivente del Dio vivo ha trovato il riposo nel tempio del Signore" (1 Cr 16).
Contemplazione: Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, rapiti di amore per la loro figlia, madre e sposa, finito il corso della sua vita terrena, la assunsero alla celeste gloria in anima e corpo, accompagnata dagli angeli osannati, fino alle altezze del trono di Dio, dal quale ricevette la massima glorificazione.
Invocazione: Non sei lontana, Donna vestita di sole: sei qui, operante con tenerezza materna, accanto a ciascuno di noi in cammino verso il cielo.
Ave Maria.
Sia benedetta, ...
11. La regalità di Maria.
"Il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre, e il suo regno non avrà mai fine". (Lc 1,32-33).
Contemplazione: In Cielo Maria è il Paradiso della Trinità santa, nel quale il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo prendono le loro compiacenze. Di quale potere è insignita questa gran Regina! E tutto a vantaggio nostro. Quale inestimabile dono ci ha fatto Iddio dandocela per Madre!
Invocazione: Sei Regina e sei Ancella: per te e per Gesù regnare non ha significato altro che servire. Educami, o madre, ad essere regale nel testimoniare verità e giustizia.
Ave Maria.
Sia benedetta, ...
12. La mediazione di Maria e la potenza della sua intercessione.
"Chi trova me trova la vita e ottiene favore dal Signore". (Prv 8,35).
Maria riceve la grazia di Gesù e la effonde su tutte le creature. (Cf. Gv 7,37-38).
Contemplazione: Vedo Maria Santissima davanti all'Altissimo per ottenere la salvezza dei suoi figli peccatori. Ricevendo tutte le grazie discendenti della Prima Sorgente, fatta dal Mediatore vera mediatrice, ella trasmette le grazie ai suoi figli e la sua larghezza nel dare aumenta continuamente le sue ricchezze.
Invocazione: La SS. Trinità ti ha affidato la missione della maternità universale: io ti accolgo, come Giovanni, con amore filiale e spontaneo, consacrandomi al tuo Cuore Immacolato.
Ave Maria.
Sia benedetta, ...----------------------------
domenica 21 agosto 2011
494 - Richieste di preghiere 32/2011
103) Luigi dalla Lombardia:
Cari amici,pregate per il rapporto nascente fra me e Giovanna, grazie
104) Jean François, dalla Francia, ci chiede di continuare a pregare per la salute di sua madre Maria
Merci de prier pour Madame XXX Maria, ma mere agée de 70 ans qui souffre de ses yeux d une maladie rare blespharospasme mouvement incontrolé des paupieres, brulure aux yeux... tres invalidante. Plus des douleurs intercostales tres forte et douleur de ventre colon irritable
et des problemes auditifs importants et d important probleme dentaire.. et comme ci cela ne suffisait pas, elle a des problemes hyperparathiroidie et les medecins veulent l operer de la thydoide. Ma mere va aller en train medicalisé a Lourdes du 17 au 23 aout 2011
Merci de prier de toutes vos forces car l union fait la force et les miracles pour que ma mere puisse etre exaucé a Lourdes pendant son pelerinage et que la Sainte Vierge puisse etre au rendez vous et puisse la guerir lui rendre la vue, les oreilles, et qu elle puisse enfin vivre sans souffrir.
Elle a enormement de courage, elle se bat pour avoir une santé meilleure mais l operation de la thyroide nous a demoraliser. En esperant que l argile et les prieres puissent en plus de Lourdes faire un miracle. Que Dieu puisse la proteger pendant son voyage pelerinage et qu elle puisse vivre des moments merveilleux de joie et de bonheur proteger par des anges gardiens.
son fils jean francois XXX
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Cari amici,pregate per il rapporto nascente fra me e Giovanna, grazie
104) Jean François, dalla Francia, ci chiede di continuare a pregare per la salute di sua madre Maria
Merci de prier pour Madame XXX Maria, ma mere agée de 70 ans qui souffre de ses yeux d une maladie rare blespharospasme mouvement incontrolé des paupieres, brulure aux yeux... tres invalidante. Plus des douleurs intercostales tres forte et douleur de ventre colon irritable
et des problemes auditifs importants et d important probleme dentaire.. et comme ci cela ne suffisait pas, elle a des problemes hyperparathiroidie et les medecins veulent l operer de la thydoide. Ma mere va aller en train medicalisé a Lourdes du 17 au 23 aout 2011
Merci de prier de toutes vos forces car l union fait la force et les miracles pour que ma mere puisse etre exaucé a Lourdes pendant son pelerinage et que la Sainte Vierge puisse etre au rendez vous et puisse la guerir lui rendre la vue, les oreilles, et qu elle puisse enfin vivre sans souffrir.
Elle a enormement de courage, elle se bat pour avoir une santé meilleure mais l operation de la thyroide nous a demoraliser. En esperant que l argile et les prieres puissent en plus de Lourdes faire un miracle. Que Dieu puisse la proteger pendant son voyage pelerinage et qu elle puisse vivre des moments merveilleux de joie et de bonheur proteger par des anges gardiens.
son fils jean francois XXX
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493 - Hai bisogno di un buon esame di coscienza
Considera attentamente la tua condotta. Vedrai che sei pieno di errori, che danneggiano te e forse anche coloro che ti stanno accanto. — Ricorda, figliolo, che i microbi non sono meno importanti delle bestie feroci. E tu coltivi questi errori, questi sbagli — come si coltivano i microbi in un laboratorio —, con la tua mancanza di umiltà, con la tua mancanza di orazione, con le tue omissioni nel compimento del dovere, con la poca conoscenza di te stesso... E, poi, questi focolai infettano l'ambiente. — Hai bisogno di un buon esame di coscienza quotidiano, che ti conduca a propositi concreti di miglioramento, affinché tu senta un vero dolore per le tue mancanze, per le tue omissioni e per i tuoi peccati. (Forgia, 481)
La conversione è cosa di un istante; la santificazione è opera di tutta la vita. Il seme divino della carità, che Dio ha posto nelle nostre anime, aspira a crescere, a manifestarsi in opere e a produrre frutti che in ogni momento corrispondano ai desideri del Signore. È indispensabile quindi essere disposti a ricominciare, a ritrovare, nelle nuove situazioni della nostra vita, la luce e l'impulso della prima conversione. E questa è la ragione per cui dobbiamo prepararci con un approfondito esame di coscienza, chiedendo aiuto al Signore, per poterlo conoscere meglio e per conoscere meglio noi stessi. Se vogliamo convertirci di nuovo, questa è l'unica strada. (E' Gesù che passa, 58)
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La conversione è cosa di un istante; la santificazione è opera di tutta la vita. Il seme divino della carità, che Dio ha posto nelle nostre anime, aspira a crescere, a manifestarsi in opere e a produrre frutti che in ogni momento corrispondano ai desideri del Signore. È indispensabile quindi essere disposti a ricominciare, a ritrovare, nelle nuove situazioni della nostra vita, la luce e l'impulso della prima conversione. E questa è la ragione per cui dobbiamo prepararci con un approfondito esame di coscienza, chiedendo aiuto al Signore, per poterlo conoscere meglio e per conoscere meglio noi stessi. Se vogliamo convertirci di nuovo, questa è l'unica strada. (E' Gesù che passa, 58)
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492 - Tu sei Pietro, e a te darò le chiavi del regno dei cieli
Essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: «La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo?». Risposero: «Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Voi chi dite che io sia?».
Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.
Gesù pone la domanda fondamentale, sulla quale si decide il destino di ogni uomo: "Voi chi dite che io sia?". Dire chi è Gesù è collocare la propria esistenza su un terreno solido, incrollabile. La risposta di Pietro è decisa e sicura. Ma il suo discernimento non deriva dalla "carne" e dal "sangue", cioè dalle proprie forze, ma dal fatto che ha accolto in sé la fede che il Padre dona. Gesù costituisce Pietro come roccia della sua Chiesa: la casa fondata sopra la roccia (cfr 7,24) comincia a prendere il suo vero significato. Non è fuori luogo chiedersi se Pietro era pienamente cosciente di ciò che gli veniva rivelato e di ciò che diceva. Notiamo il forte contrasto tra questa professione di fede seguita dall’elogio di Gesù: "Beato te, Simone…" e l’incomprensione del v. 22: "Dio te ne scampi, Signore…" e infine l’aspro rimprovero di Gesù: "Via da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!". Questo contrasto mette in evidenza la differenza tra la fede apparente e quella vera: non basta professare la messianicità di Gesù. Bisogna credere e accettare che il progetto del Padre si realizza attraverso la morte e la risurrezione del Figlio. Pietro riceve le chiavi del regno dei cieli. Le chiavi sono segno di sovranità e di potere. Pietro dunque insieme alle chiavi riceve piena autorità sul regno dei cieli. Egli esercita tale autorità sulla terra e non in funzione di portinaio del cielo, come comunemente si pensa. In qualità di trasmettitore e garante della dottrina e dei comandamenti di Gesù, la cui osservanza apre all’uomo il regno dei cieli, egli vincola alla loro osservanza. Gli scribi e i farisei, in quanto detentori delle chiavi fino a quel momento, avevano esercitato la medesima autorità. Ma, rifiutando il vangelo, essi non fanno altro che chiudere il regno dei cieli agli uomini. Simon Pietro subentra al loro posto. Se si considera attentamente questa contrapposizione, risulta che il compito principale di cui è incaricato Pietro è quello di aprire il regno dei cieli. Il suo incarico va descritto in senso positivo. Non si potrà identificare la Chiesa con il regno dei cieli. Ma il loro accostamento in quest’unico brano del vangelo offre l’opportunità di riflettere sul loro reciproco rapporto. Alla Chiesa, quale popolo di Dio, è affidato il regno dei cieli (cfr 21, 43). In essa vivono gli uomini destinati al Regno. Pietro assolve il proprio sevizio nella Chiesa quando invita a ricordarsi della dottrina di Gesù, che permette agli uomini l’ingresso nel Regno. Nel giudaismo, gli equivalenti di legare e sciogliere (‘asar e sherà’) hanno il significato specifico di proibire e permettere, in riferimento ai pronunciamenti dottrinali. Accanto al potere di magistero si pone quello disciplinare. In questo campo i due verbi hanno il senso di scomunicare e togliere la scomunica. Questo duplice potere viene assegnato a Pietro. Non è il caso di separare il potere di magistero da quello disciplinare e riferire l’uno a 16, 19 e l’altro a 18, 18. Ma non è possibile negare che in questo versetto 19 il potere dottrinale, specialmente nel senso della fissazione della dottrina, sta in primo piano. Pietro è presentato come maestro supremo, tuttavia con una differenza non trascurabile rispetto al giudaismo: il ministero di Pietro non è ordinato alla legge, ma alla direttiva e all’insegnamento di Gesù.
Il legare e lo sciogliere di Pietro viene riconosciuto in cielo, cioè le decisioni di carattere dottrinale prese da Pietro vengono confermate nel presente da Dio. L’idea del giudizio finale è più lontana, proprio se si includono anche decisioni disciplinari. Nel vangelo di Matteo, Pietro viene presentato come il discepolo che fa da esempio. Ciò che gli è accaduto è trasferibile ad ogni discepolo. Questo vale sia per i suoi pregi sia per le sue deficienze, che vengono impietosamente riferite. Ma a Pietro rimane una funzione esclusiva ed unica: egli è e resta la roccia della Chiesa del Messia Gesù. Pietro è il garante della tradizione su Cristo com’è presentata dal vangelo di Matteo. Nel suo ufficio egli subentra agli scribi e ai farisei, che finora hanno portato le chiavi del regno dei cieli. A lui tocca far valere integro l’insegnamento di Gesù in tutta la sua forza.
Padre Lino Pedron
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Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.
Gesù pone la domanda fondamentale, sulla quale si decide il destino di ogni uomo: "Voi chi dite che io sia?". Dire chi è Gesù è collocare la propria esistenza su un terreno solido, incrollabile. La risposta di Pietro è decisa e sicura. Ma il suo discernimento non deriva dalla "carne" e dal "sangue", cioè dalle proprie forze, ma dal fatto che ha accolto in sé la fede che il Padre dona. Gesù costituisce Pietro come roccia della sua Chiesa: la casa fondata sopra la roccia (cfr 7,24) comincia a prendere il suo vero significato. Non è fuori luogo chiedersi se Pietro era pienamente cosciente di ciò che gli veniva rivelato e di ciò che diceva. Notiamo il forte contrasto tra questa professione di fede seguita dall’elogio di Gesù: "Beato te, Simone…" e l’incomprensione del v. 22: "Dio te ne scampi, Signore…" e infine l’aspro rimprovero di Gesù: "Via da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!". Questo contrasto mette in evidenza la differenza tra la fede apparente e quella vera: non basta professare la messianicità di Gesù. Bisogna credere e accettare che il progetto del Padre si realizza attraverso la morte e la risurrezione del Figlio. Pietro riceve le chiavi del regno dei cieli. Le chiavi sono segno di sovranità e di potere. Pietro dunque insieme alle chiavi riceve piena autorità sul regno dei cieli. Egli esercita tale autorità sulla terra e non in funzione di portinaio del cielo, come comunemente si pensa. In qualità di trasmettitore e garante della dottrina e dei comandamenti di Gesù, la cui osservanza apre all’uomo il regno dei cieli, egli vincola alla loro osservanza. Gli scribi e i farisei, in quanto detentori delle chiavi fino a quel momento, avevano esercitato la medesima autorità. Ma, rifiutando il vangelo, essi non fanno altro che chiudere il regno dei cieli agli uomini. Simon Pietro subentra al loro posto. Se si considera attentamente questa contrapposizione, risulta che il compito principale di cui è incaricato Pietro è quello di aprire il regno dei cieli. Il suo incarico va descritto in senso positivo. Non si potrà identificare la Chiesa con il regno dei cieli. Ma il loro accostamento in quest’unico brano del vangelo offre l’opportunità di riflettere sul loro reciproco rapporto. Alla Chiesa, quale popolo di Dio, è affidato il regno dei cieli (cfr 21, 43). In essa vivono gli uomini destinati al Regno. Pietro assolve il proprio sevizio nella Chiesa quando invita a ricordarsi della dottrina di Gesù, che permette agli uomini l’ingresso nel Regno. Nel giudaismo, gli equivalenti di legare e sciogliere (‘asar e sherà’) hanno il significato specifico di proibire e permettere, in riferimento ai pronunciamenti dottrinali. Accanto al potere di magistero si pone quello disciplinare. In questo campo i due verbi hanno il senso di scomunicare e togliere la scomunica. Questo duplice potere viene assegnato a Pietro. Non è il caso di separare il potere di magistero da quello disciplinare e riferire l’uno a 16, 19 e l’altro a 18, 18. Ma non è possibile negare che in questo versetto 19 il potere dottrinale, specialmente nel senso della fissazione della dottrina, sta in primo piano. Pietro è presentato come maestro supremo, tuttavia con una differenza non trascurabile rispetto al giudaismo: il ministero di Pietro non è ordinato alla legge, ma alla direttiva e all’insegnamento di Gesù.
Il legare e lo sciogliere di Pietro viene riconosciuto in cielo, cioè le decisioni di carattere dottrinale prese da Pietro vengono confermate nel presente da Dio. L’idea del giudizio finale è più lontana, proprio se si includono anche decisioni disciplinari. Nel vangelo di Matteo, Pietro viene presentato come il discepolo che fa da esempio. Ciò che gli è accaduto è trasferibile ad ogni discepolo. Questo vale sia per i suoi pregi sia per le sue deficienze, che vengono impietosamente riferite. Ma a Pietro rimane una funzione esclusiva ed unica: egli è e resta la roccia della Chiesa del Messia Gesù. Pietro è il garante della tradizione su Cristo com’è presentata dal vangelo di Matteo. Nel suo ufficio egli subentra agli scribi e ai farisei, che finora hanno portato le chiavi del regno dei cieli. A lui tocca far valere integro l’insegnamento di Gesù in tutta la sua forza.
Padre Lino Pedron
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meditazione del giorno,
Padre Lino Pedron
sabato 20 agosto 2011
491 - La purezza nasce dall'amore
Guarda quanti motivi per venerare San Giuseppe e per imparare dalla sua vita: fu un uomo forte nella fede...; mandò avanti la sua famiglia — Gesù e Maria — con il suo lavoro gagliardo...; custodì la purezza della Vergine, che era sua Sposa...; e rispettò — amò! — la libertà di Dio, che non solo scelse la Vergine come Madre, ma scelse anche lui come Sposo della Madonna. (Forgia, 552)
Non sono d'accordo con il modo tradizionale di raffigurare san Giuseppe come un vecchio, anche se riconosco la buona intenzione di dare risalto alla verginità perpetua di Maria. Io lo immagino giovane, forte, forse con qualche anno più della Madonna, ma nella pienezza dell'età e delle forze fisiche.
Per praticare la virtù della castità non c'è bisogno di attendere la vecchiaia o la perdita del vigore. La purezza nasce dall'amore, e non sono un ostacolo per l'amore puro la forza e la gioia della giovinezza. Erano giovani il cuore e il corpo di Giuseppe quando contrasse matrimonio con Maria, quando conobbe il mistero della sua Maternità divina, quando le visse accanto rispettando quell'integrità che Dio affidava al mondo come uno dei segni della sua venuta tra gli uomini. Chi non è capace di capire tale amore vuol dire che sa ben poco del vero amore e che ignora totalmente il senso cristiano della castità. (E' Gesù che passa, 40)
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Non sono d'accordo con il modo tradizionale di raffigurare san Giuseppe come un vecchio, anche se riconosco la buona intenzione di dare risalto alla verginità perpetua di Maria. Io lo immagino giovane, forte, forse con qualche anno più della Madonna, ma nella pienezza dell'età e delle forze fisiche.
Per praticare la virtù della castità non c'è bisogno di attendere la vecchiaia o la perdita del vigore. La purezza nasce dall'amore, e non sono un ostacolo per l'amore puro la forza e la gioia della giovinezza. Erano giovani il cuore e il corpo di Giuseppe quando contrasse matrimonio con Maria, quando conobbe il mistero della sua Maternità divina, quando le visse accanto rispettando quell'integrità che Dio affidava al mondo come uno dei segni della sua venuta tra gli uomini. Chi non è capace di capire tale amore vuol dire che sa ben poco del vero amore e che ignora totalmente il senso cristiano della castità. (E' Gesù che passa, 40)
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490 - Dicono e non fanno
Allora Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno. Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini: allargano i loro filattèri e allungano le frange; amano posti d'onore nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe e i saluti nelle piazze, come anche sentirsi chiamare "rabbì'' dalla gente. Ma voi non fatevi chiamare "rabbì'', perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate nessuno "padre" sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo. E non fatevi chiamare "maestri", perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo. Il più grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato.
Ogni pagina del vangelo è scritta per la Chiesa. Gli scribi e farisei siamo noi, invitati a riconoscerci in loro. Il problema presentato da questo brano è sempre lo stesso: al centro di tutto poniamo Dio o il nostro io?
Gesù critica gli scribi e i farisei, e noi con loro, perché fanno tutto per essere visti e lodati: "Fanno tutte le loro opere per essere visti dagli uomini" (v. 5). Si preoccupano di recitare la parte dell’uomo pio e devoto più che di vivere un sincero rapporto con Dio.
La falsità è abbinata ovviamente a una buona dose di vanità e di orgoglio. In un mondo in cui la religione è tenuta in considerazione, le persone religiose acquistano automaticamente la massima reputazione. Esse occupano, quasi per convenzione comune, il posto di onore dovuto a Dio. Difatti gli scribi e i farisei con la loro pietà simulata hanno posti di riguardo nelle sinagoghe e nei conviti, e quando appaiono in pubblico ricevono da ogni parte inchini, ossequi e saluti nei quali vengono scanditi con esattezza i loro titoli onorifici.
Anche i discepoli di Gesù sono esortati a rifuggire da questi comportamenti segnalati nei farisei e negli scribi. I titoli onorifici e le rivendicazioni di potere sono fuori luogo perché essi sono tutti fratelli, figli dello stesso Padre (v. 8) e sono guidati dallo stesso Cristo presente in loro (v. 10).
Nella comunità cristiana i più grandi sono gli ultimi e l’unico primato che conta è quello dell’abbassamento e del servizio (v. 11). In essa non devono nemmeno circolare gli appellativi che indicano distinzione e discriminazione che mettono in evidenza un preteso diritto di controllo e di dominio di alcuni sugli altri. Spesso succede che il nostro Signore, al quale diamo del tu, è predicato da signori ai quali diamo del lei. Alla fine Gesù deve ricorrere ai comandi (sia vostro servo: v. 11) e alle minacce per abbassare chi si era elevato al di sopra degli altri (v. 12). Matteo sta mettendo a confronto due immagini di Chiesa. L’una farisaica, pomposa, appariscente e vuota, dominata da capi avidi di onore e di potere; l’altra cristiana, costituita da amici e da fratelli. Quest’ultima non è anarchica, perché è guidata direttamente da Cristo e dal Padre, di cui tutti sono ugualmente figli. Coloro che vi esercitano funzioni o incarichi sono chiamati a testimoniare con le opere più che con le parole (cfr v. 3) la presenza invisibile del Padre, non a sostituirla. Perché egli non è mai assente. La Chiesa di Cristo è una comunità di uguali, una fraternità che ha come criterio di discernimento il servizio. In essa esiste una diversità di ruoli e di responsabilità, che però devono essere svolti come servizio. Questo stile ha come modello Gesù stesso, il quale è venuto per servire (cfr Mt 20, 26). La logica dei rapporti che deve regolare la comunità cristiana è quella dell’umiltà. La condizione dettata da Gesù: "se non vi convertirete e non diventerete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli" (Mt 18, 3) è l’atteggiamento esattamente opposto a quello dell’autoesaltazione degli scribi e dei farisei.
Padre Lino Pedron
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Ogni pagina del vangelo è scritta per la Chiesa. Gli scribi e farisei siamo noi, invitati a riconoscerci in loro. Il problema presentato da questo brano è sempre lo stesso: al centro di tutto poniamo Dio o il nostro io?
Gesù critica gli scribi e i farisei, e noi con loro, perché fanno tutto per essere visti e lodati: "Fanno tutte le loro opere per essere visti dagli uomini" (v. 5). Si preoccupano di recitare la parte dell’uomo pio e devoto più che di vivere un sincero rapporto con Dio.
La falsità è abbinata ovviamente a una buona dose di vanità e di orgoglio. In un mondo in cui la religione è tenuta in considerazione, le persone religiose acquistano automaticamente la massima reputazione. Esse occupano, quasi per convenzione comune, il posto di onore dovuto a Dio. Difatti gli scribi e i farisei con la loro pietà simulata hanno posti di riguardo nelle sinagoghe e nei conviti, e quando appaiono in pubblico ricevono da ogni parte inchini, ossequi e saluti nei quali vengono scanditi con esattezza i loro titoli onorifici.
Anche i discepoli di Gesù sono esortati a rifuggire da questi comportamenti segnalati nei farisei e negli scribi. I titoli onorifici e le rivendicazioni di potere sono fuori luogo perché essi sono tutti fratelli, figli dello stesso Padre (v. 8) e sono guidati dallo stesso Cristo presente in loro (v. 10).
Nella comunità cristiana i più grandi sono gli ultimi e l’unico primato che conta è quello dell’abbassamento e del servizio (v. 11). In essa non devono nemmeno circolare gli appellativi che indicano distinzione e discriminazione che mettono in evidenza un preteso diritto di controllo e di dominio di alcuni sugli altri. Spesso succede che il nostro Signore, al quale diamo del tu, è predicato da signori ai quali diamo del lei. Alla fine Gesù deve ricorrere ai comandi (sia vostro servo: v. 11) e alle minacce per abbassare chi si era elevato al di sopra degli altri (v. 12). Matteo sta mettendo a confronto due immagini di Chiesa. L’una farisaica, pomposa, appariscente e vuota, dominata da capi avidi di onore e di potere; l’altra cristiana, costituita da amici e da fratelli. Quest’ultima non è anarchica, perché è guidata direttamente da Cristo e dal Padre, di cui tutti sono ugualmente figli. Coloro che vi esercitano funzioni o incarichi sono chiamati a testimoniare con le opere più che con le parole (cfr v. 3) la presenza invisibile del Padre, non a sostituirla. Perché egli non è mai assente. La Chiesa di Cristo è una comunità di uguali, una fraternità che ha come criterio di discernimento il servizio. In essa esiste una diversità di ruoli e di responsabilità, che però devono essere svolti come servizio. Questo stile ha come modello Gesù stesso, il quale è venuto per servire (cfr Mt 20, 26). La logica dei rapporti che deve regolare la comunità cristiana è quella dell’umiltà. La condizione dettata da Gesù: "se non vi convertirete e non diventerete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli" (Mt 18, 3) è l’atteggiamento esattamente opposto a quello dell’autoesaltazione degli scribi e dei farisei.
Padre Lino Pedron
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venerdì 19 agosto 2011
489 - Sapersi vincere tutti i giorni
Non è spirito di penitenza fare in certi giorni grandi mortificazioni, e in altri tralasciarle. — Spirito di penitenza significa sapersi vincere tutti i giorni, offrendo cose — grandi e piccole — per amore e senza spettacolo. (Forgia, 784)
Ma è in agguato un nemico potente che si oppone al nostro desiderio di incarnare fino in fondo la dottrina di Cristo: è la superbia, che cresce quando non cerchiamo di scoprire dietro agli insuccessi e alle sconfitte la mano benefica e misericordiosa del Signore. L'anima si vela allora di penombra — di triste oscurità — e si sente perduta. L'immaginazione inventa ostacoli irreali che si dissolverebbero se guardassimo le cose con un briciolo di umiltà. A motivo della superbia e dell'immaginazione l'anima si caccia a volte in tortuosi calvari, nei quali però non v'è Cristo, perché dove è il Signore si gode la pace e la gioia, anche quando l'anima è in carne viva e circondata da tenebre.
C'è un altro nemico ipocrita della nostra santificazione: l'idea che la battaglia interiore vada sferrata contro ostacoli straordinari, contro draghi che buttano fuoco dalle fauci. È un altro tranello dell'orgoglio: vogliamo lottare, ma con grande spettacolo, tra squilli di trombe e svettare di stendardi.
Dobbiamo convincerci che il nemico più grande della roccia non è il piccone o altro strumento di demolizione, per potente che sia: è quell'acqua insignificante che penetra, a goccia a goccia, tra le sue fenditure, fino a disgregarne la struttura. (E' Gesì che passa, 77)
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Ma è in agguato un nemico potente che si oppone al nostro desiderio di incarnare fino in fondo la dottrina di Cristo: è la superbia, che cresce quando non cerchiamo di scoprire dietro agli insuccessi e alle sconfitte la mano benefica e misericordiosa del Signore. L'anima si vela allora di penombra — di triste oscurità — e si sente perduta. L'immaginazione inventa ostacoli irreali che si dissolverebbero se guardassimo le cose con un briciolo di umiltà. A motivo della superbia e dell'immaginazione l'anima si caccia a volte in tortuosi calvari, nei quali però non v'è Cristo, perché dove è il Signore si gode la pace e la gioia, anche quando l'anima è in carne viva e circondata da tenebre.
C'è un altro nemico ipocrita della nostra santificazione: l'idea che la battaglia interiore vada sferrata contro ostacoli straordinari, contro draghi che buttano fuoco dalle fauci. È un altro tranello dell'orgoglio: vogliamo lottare, ma con grande spettacolo, tra squilli di trombe e svettare di stendardi.
Dobbiamo convincerci che il nemico più grande della roccia non è il piccone o altro strumento di demolizione, per potente che sia: è quell'acqua insignificante che penetra, a goccia a goccia, tra le sue fenditure, fino a disgregarne la struttura. (E' Gesì che passa, 77)
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488 - Amerai il Signore tuo Dio, e il tuo prossimo come te stesso
Allora i farisei, udito che egli aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, qual è il più grande comandamento della legge?». Gli rispose: « Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».
Questa terza controversia tocca un argomento scottante per il giudaismo. I rabbini ripartivano i 613 precetti della Legge in 365 proibizioni (numero dei giorni dell’anno) e in 248 comandamenti (numero delle componenti del corpo umano). Si trattava di sapere qual era il precetto fondamentale. La risposta di Gesù unisce tra loro l’amore di Dio e l’amore del prossimo (Dt 6,5 e Lv 19,18). Tutta la Legge è adempiuta in questi due amori che diventano un solo amore in Gesù, nel quale Dio e l’uomo si uniscono in una sola persona. E’ nella capacità di tenerli uniti anche nella vita del cristiano che si misura la fede. L’unione dell’amore di Dio e dell’amore del prossimo come culmine della Legge è un concetto specificamente cristiano e costituisce la sostanza di questo brano e di tutto il vangelo di Gesù. Occorre però ricordare che Gesù ha ridefinito il concetto di prossimo (cfr Lc 10,30-37). L’amore del prossimo ha come presupposto l’amore di se stessi. Ma l’amore evangelico di se stessi! In Cristo si è manifestato l’amore di Dio e del prossimo in forma assoluta ed esemplare. E’ lui l’unico modello.
Padre Lino Pedron
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Questa terza controversia tocca un argomento scottante per il giudaismo. I rabbini ripartivano i 613 precetti della Legge in 365 proibizioni (numero dei giorni dell’anno) e in 248 comandamenti (numero delle componenti del corpo umano). Si trattava di sapere qual era il precetto fondamentale. La risposta di Gesù unisce tra loro l’amore di Dio e l’amore del prossimo (Dt 6,5 e Lv 19,18). Tutta la Legge è adempiuta in questi due amori che diventano un solo amore in Gesù, nel quale Dio e l’uomo si uniscono in una sola persona. E’ nella capacità di tenerli uniti anche nella vita del cristiano che si misura la fede. L’unione dell’amore di Dio e dell’amore del prossimo come culmine della Legge è un concetto specificamente cristiano e costituisce la sostanza di questo brano e di tutto il vangelo di Gesù. Occorre però ricordare che Gesù ha ridefinito il concetto di prossimo (cfr Lc 10,30-37). L’amore del prossimo ha come presupposto l’amore di se stessi. Ma l’amore evangelico di se stessi! In Cristo si è manifestato l’amore di Dio e del prossimo in forma assoluta ed esemplare. E’ lui l’unico modello.
Padre Lino Pedron
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giovedì 18 agosto 2011
487 - Se sei fedele, potrai dirti vincente
Se sei fedele, potrai dirti vincente. — Nella tua vita, benché perda qualche battaglia, non conoscerai sconfitte. Non esistono insuccessi — convincitene —, se agisci con rettitudine di intenzione e col desiderio di compiere la Volontà di Dio. — Allora, con o senza successo, vincerai sempre, perché avrai fatto il lavoro con Amore. (Forgia, 199)
Siamo creature, e come tali abbiamo tanti difetti. Direi che conviene che ve ne siano sempre: sono come un'ombra che fa sì che nell'anima, per contrasto, risaltino di più la grazia di Dio e il nostro sforzo di corrispondere al favore divino. Questo chiaroscuro ci fa più umani, più umili, più comprensivi, più generosi.
Cerchiamo di non ingannarci: se nella nostra vita costatiamo momenti di slancio e di vittoria, costatiamo pure momenti di decadimento e di sconfitta. Tale è stato sempre il pellegrinaggio terreno dei cristiani, non esclusi quelli che veneriamo sugli altari. Vi ricordate di Pietro, di Agostino, di Francesco? Non ho mai apprezzato quelle biografie che ci presentano — con ingenuità, ma anche con carenza di dottrina — le imprese dei santi come se essi fossero stati confermati in grazia fin dal seno materno. Non è così. Le vere biografie degli eroi della fede sono come la nostra storia personale: lottavano e vincevano, lottavano e perdevano; in tal caso, contriti, tornavano alla lotta.
Non sorprendiamoci di vederci sconfitti con relativa frequenza: di solito, o anche sempre, in cose di poca importanza ma che ci affliggono come se ne avessero molta. Quando c'è amor di Dio, quando c'è umiltà, quando c'è perseveranza e fermezza nella lotta, queste sconfitte non avranno mai molto peso. Non solo, ma verranno le vittorie, che saranno a nostra gloria agli occhi di Dio. Non esiste l'insuccesso quando si agisce con rettitudine di intenzione, quando si vuole compiere la volontà di Dio e si fa affidamento sulla sua grazia, consapevoli del nostro nulla. (E' Gesù che passa, 76)
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Siamo creature, e come tali abbiamo tanti difetti. Direi che conviene che ve ne siano sempre: sono come un'ombra che fa sì che nell'anima, per contrasto, risaltino di più la grazia di Dio e il nostro sforzo di corrispondere al favore divino. Questo chiaroscuro ci fa più umani, più umili, più comprensivi, più generosi.
Cerchiamo di non ingannarci: se nella nostra vita costatiamo momenti di slancio e di vittoria, costatiamo pure momenti di decadimento e di sconfitta. Tale è stato sempre il pellegrinaggio terreno dei cristiani, non esclusi quelli che veneriamo sugli altari. Vi ricordate di Pietro, di Agostino, di Francesco? Non ho mai apprezzato quelle biografie che ci presentano — con ingenuità, ma anche con carenza di dottrina — le imprese dei santi come se essi fossero stati confermati in grazia fin dal seno materno. Non è così. Le vere biografie degli eroi della fede sono come la nostra storia personale: lottavano e vincevano, lottavano e perdevano; in tal caso, contriti, tornavano alla lotta.
Non sorprendiamoci di vederci sconfitti con relativa frequenza: di solito, o anche sempre, in cose di poca importanza ma che ci affliggono come se ne avessero molta. Quando c'è amor di Dio, quando c'è umiltà, quando c'è perseveranza e fermezza nella lotta, queste sconfitte non avranno mai molto peso. Non solo, ma verranno le vittorie, che saranno a nostra gloria agli occhi di Dio. Non esiste l'insuccesso quando si agisce con rettitudine di intenzione, quando si vuole compiere la volontà di Dio e si fa affidamento sulla sua grazia, consapevoli del nostro nulla. (E' Gesù che passa, 76)
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486 - Orazione sulle sette parole di Gesù in croce
(in suffragio delle anime del purgatorio)
Meditare sulle Parole che Gesù ha pronunciato, stando sulla croce, aiuta ogni persona a lasciarsi profondamente coinvolgere dal mistero d'amore e di misericordia che ricolma il Divino Progetto di Salvezza.
- Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
- O Dio, vieni a salvarmi. Signore, vieni presto in mio aiuto.
- Gloria al Padre, ........
PRIMA PAROLA Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno
Pater / Ave / Gloria
Preghiera per le anime del Purgatorio:
Signore, che nel dolore della crocifissione invochi la misericordia del Padre per i tuoi nemici, abbrevia la sofferenza alle anime del Purgatorio, e accoglile tutte in Paradiso.
L'eterno riposo dona loro o Signore, e splenda ad essi la Luce Perpetua, riposino in pace. Amen
SECONDA PAROLA In verità ti dico, Oggi sarai con me nel paradiso
Pater / Ave / Gloria
Preghiera per le Anime del Purgatorio:
Signore, che sulla Croce hai accolto il pentimento di un uomo colpevole, e ne hai condotto l'anima in Paradiso, apri le porte del tuo Regno a tutte le anime del Purgatorio.
L'eterno riposo...
TERZA PAROLA Gesù disse alla madre: "Donna, ecco tuo figlio!". Poi disse al discepolo: "Ecco tua madre!"
Pater / Ave / Gloria
Preghiera per le Anime del Purgatorio:
Signore, che sulla Croce hai sofferto anche nel vedere il dolore di Maria, tua Madre, e che dalla Croce Le hai donato Parole di sostegno e di speranza,
per intercessione della Vergine Addolorata concedi a tutte le anime del Purgatorio il perdono per ogni atto di orgoglio.
L'eterno riposo...
QUARTA PAROLA Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato.
Pater / Ave / Gloria
Preghiera per le Anime del Purgatorio:
Signore, tu che in Croce hai conosciuto la prova del silenzio del Padre, non tenere lontano dal Tuo Cuore le anime del Purgatorio. Ammettile a godere la luce del Tuo Volto.
L'eterno riposo...
QUINTA PAROLA Ho sete
Pater / Ave / Gloria
Preghiera per le Anime del Purgatorio:
Signore, che sulla Croce hai sopportato con pazienza il tormento della sete per la salvezza delle anime, abbi pietà della sofferenza di coloro che si trovano in Purgatorio. Porta in cielo tutte le loro anime.
L'eterno riposo...
SESTA PAROLA Tutto è compiuto
Pater / Ave / Gloria
Preghiera per le Anime del Purgatorio:
Signore, che dalla Croce hai dato al mondo l'annuncio della compiuta Redenzione, fa' che quanti attendono in Purgatorio di entrare nel Tuo regno possano godere al più presto dei frutti della Tua salvezza.
L'eterno riposo...
SETTIMA PAROLA Padre nelle tue mani consegno il mio spirito
Pater / Ave / Gloria
Preghiera per le Anime del Purgatorio:
Signore, che sulla Croce ti sei abbandonato con fiducia nelle mani del Padre, ti affidiamo le anime del Purgatorio supplicando di condurle presto in Paradiso.
L'eterno riposo...
Meditare sulle Parole che Gesù ha pronunciato, stando sulla croce, aiuta ogni persona a lasciarsi profondamente coinvolgere dal mistero d'amore e di misericordia che ricolma il Divino Progetto di Salvezza.
- Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
- O Dio, vieni a salvarmi. Signore, vieni presto in mio aiuto.
- Gloria al Padre, ........
PRIMA PAROLA Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno
Pater / Ave / Gloria
Preghiera per le anime del Purgatorio:
Signore, che nel dolore della crocifissione invochi la misericordia del Padre per i tuoi nemici, abbrevia la sofferenza alle anime del Purgatorio, e accoglile tutte in Paradiso.
L'eterno riposo dona loro o Signore, e splenda ad essi la Luce Perpetua, riposino in pace. Amen
SECONDA PAROLA In verità ti dico, Oggi sarai con me nel paradiso
Pater / Ave / Gloria
Preghiera per le Anime del Purgatorio:
Signore, che sulla Croce hai accolto il pentimento di un uomo colpevole, e ne hai condotto l'anima in Paradiso, apri le porte del tuo Regno a tutte le anime del Purgatorio.
L'eterno riposo...
TERZA PAROLA Gesù disse alla madre: "Donna, ecco tuo figlio!". Poi disse al discepolo: "Ecco tua madre!"
Pater / Ave / Gloria
Preghiera per le Anime del Purgatorio:
Signore, che sulla Croce hai sofferto anche nel vedere il dolore di Maria, tua Madre, e che dalla Croce Le hai donato Parole di sostegno e di speranza,
per intercessione della Vergine Addolorata concedi a tutte le anime del Purgatorio il perdono per ogni atto di orgoglio.
L'eterno riposo...
QUARTA PAROLA Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato.
Pater / Ave / Gloria
Preghiera per le Anime del Purgatorio:
Signore, tu che in Croce hai conosciuto la prova del silenzio del Padre, non tenere lontano dal Tuo Cuore le anime del Purgatorio. Ammettile a godere la luce del Tuo Volto.
L'eterno riposo...
QUINTA PAROLA Ho sete
Pater / Ave / Gloria
Preghiera per le Anime del Purgatorio:
Signore, che sulla Croce hai sopportato con pazienza il tormento della sete per la salvezza delle anime, abbi pietà della sofferenza di coloro che si trovano in Purgatorio. Porta in cielo tutte le loro anime.
L'eterno riposo...
SESTA PAROLA Tutto è compiuto
Pater / Ave / Gloria
Preghiera per le Anime del Purgatorio:
Signore, che dalla Croce hai dato al mondo l'annuncio della compiuta Redenzione, fa' che quanti attendono in Purgatorio di entrare nel Tuo regno possano godere al più presto dei frutti della Tua salvezza.
L'eterno riposo...
SETTIMA PAROLA Padre nelle tue mani consegno il mio spirito
Pater / Ave / Gloria
Preghiera per le Anime del Purgatorio:
Signore, che sulla Croce ti sei abbandonato con fiducia nelle mani del Padre, ti affidiamo le anime del Purgatorio supplicando di condurle presto in Paradiso.
L'eterno riposo...
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485 - Coroncina di saluto alla Madre di Dio
Si usi la corona del Rosario.
Nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
Sui grani piccoli:
«Candida giglio della SS. Trinità e rosa splendente di Paradiso»
Sui grani grossi:
«Ti saluto, o giglio più bianco della neve, giglio della raggiante, sempre tranquilla Trinità.
Ti saluto, Rosa brillante della celeste umanità, dalla quale il Re del cielo volle nascere e prendere il latte verginale: vieni in soccorso di me, povero peccatore, adesso e nell'ora della mia morte. Così sia»
Infine: Salve Regina
La Madre di Dio ha promesso a Santa Geltrude: «All'ora della sua morte mi mostrerò e quest'anima nello splendore di una sì grande bellezza che la mia vista la consolerà e le comunicherà gioie celesti»
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Sui grani piccoli:
«Candida giglio della SS. Trinità e rosa splendente di Paradiso»
Sui grani grossi:
«Ti saluto, o giglio più bianco della neve, giglio della raggiante, sempre tranquilla Trinità.
Ti saluto, Rosa brillante della celeste umanità, dalla quale il Re del cielo volle nascere e prendere il latte verginale: vieni in soccorso di me, povero peccatore, adesso e nell'ora della mia morte. Così sia»
Infine: Salve Regina
La Madre di Dio ha promesso a Santa Geltrude: «All'ora della sua morte mi mostrerò e quest'anima nello splendore di una sì grande bellezza che la mia vista la consolerà e le comunicherà gioie celesti»
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484 - Tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze
Gesù riprese a parlar loro in parabole e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non vollero venire. Di nuovo mandò altri servi a dire: Ecco ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e i miei animali ingrassati sono già macellati e tutto è pronto; venite alle nozze. Ma costoro non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò e, mandate le sue truppe, uccise quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: Il banchetto nuziale è pronto, ma gli invitati non ne erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze. Usciti nelle strade, quei servi raccolsero quanti ne trovarono, buoni e cattivi, e la sala si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e, scorto un tale che non indossava l'abito nuziale, gli disse: Amico, come hai potuto entrare qui senz'abito nuziale? Ed egli ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».
Il banchetto è organizzato da un re per le nozze del figlio. I primi invitati, il popolo d’Israele, manifestano indifferenza colpevole (v. 5). I vv. 6-7 sono ispirati alla parabola dei vignaioli. Probabilmente Matteo ha presente le persecuzioni contro i predicatori cristiani e la distruzione di Gerusalemme nell’anno 70.
Dopo il rifiuto dei primi chiamati, l’invito è rivolto a tutti, "buoni e cattivi" (v. 10).La sala piena di commensali è immagine della Chiesa. La parabola è un appello a tutti perché sappiano che il momento è decisivo e non si può differire: "Tutto è pronto" (v.4). Di fronte alla chiamata del vangelo non c’è niente di più importante da fare. Per stare nella sala del banchetto (la Chiesa) bisogna accettare di ricevere il vestito di nozze: la conversione, la fede. la grazia. La comparsa del re nella sala significa il giudizio dei convitati. Il giudizio non riguarda solo i primi invitati che hanno rifiutato l’invito alle nozze. I secondi non si illudano che basti essere nella Chiesa per essere salvati.
L’avvertimento finale della parabola ricorda ai convitati della comunità cristiana l’esigenza della loro vita secondo il battesimo e la serietà del loro impegno.
La chiamata di Dio non pone condizioni preliminari: la Chiesa è il luogo del grande raduno e gli invitati sono tutti peccatori. Ma peccatori che si convertono.
Il detto riguardante i chiamati e gli eletti non invita a fare i conti sui salvati e i dannati: sarebbe in contraddizione con l’uno senza abito di nozze tra i tanti invitati che riempivano la sala. Questa frase è una interpellanza personale all’ascoltatore perché cerchi di non essere nella condizione di colui che viene gettato nelle tenebre.
Padre Lino Pedron
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Il banchetto è organizzato da un re per le nozze del figlio. I primi invitati, il popolo d’Israele, manifestano indifferenza colpevole (v. 5). I vv. 6-7 sono ispirati alla parabola dei vignaioli. Probabilmente Matteo ha presente le persecuzioni contro i predicatori cristiani e la distruzione di Gerusalemme nell’anno 70.
Dopo il rifiuto dei primi chiamati, l’invito è rivolto a tutti, "buoni e cattivi" (v. 10).La sala piena di commensali è immagine della Chiesa. La parabola è un appello a tutti perché sappiano che il momento è decisivo e non si può differire: "Tutto è pronto" (v.4). Di fronte alla chiamata del vangelo non c’è niente di più importante da fare. Per stare nella sala del banchetto (la Chiesa) bisogna accettare di ricevere il vestito di nozze: la conversione, la fede. la grazia. La comparsa del re nella sala significa il giudizio dei convitati. Il giudizio non riguarda solo i primi invitati che hanno rifiutato l’invito alle nozze. I secondi non si illudano che basti essere nella Chiesa per essere salvati.
L’avvertimento finale della parabola ricorda ai convitati della comunità cristiana l’esigenza della loro vita secondo il battesimo e la serietà del loro impegno.
La chiamata di Dio non pone condizioni preliminari: la Chiesa è il luogo del grande raduno e gli invitati sono tutti peccatori. Ma peccatori che si convertono.
Il detto riguardante i chiamati e gli eletti non invita a fare i conti sui salvati e i dannati: sarebbe in contraddizione con l’uno senza abito di nozze tra i tanti invitati che riempivano la sala. Questa frase è una interpellanza personale all’ascoltatore perché cerchi di non essere nella condizione di colui che viene gettato nelle tenebre.
Padre Lino Pedron
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mercoledì 17 agosto 2011
483 - Non dialogare con la tentazione
Che ansia di riformare hanno molti! Non sarebbe meglio che ci riformassimo, tutti, singolarmente, per compiere fedelmente ciò che è comandato? (Solco, 132)
Dobbiamo alimentare nelle nostre anime un vero orrore per il peccato. Signore ripetilo con cuore contrito , non voglio offenderti mai più! Ma non ti meravigliare se noti il peso del tuo povero corpo e delle umane passioni: sarebbe sciocco e ingenuamente puerile che ti accorgessi solo ora che «questo» esiste. La tua miseria non è di ostacolo, bensì di sprone per unirti di più a Dio, per cercarlo con costanza, perché è Lui che ci purifica. (Solco, 134)
Non dialogare con la tentazione. Lascia che te lo ripeta: abbi il coraggio di fuggire; e la forza di non soppesare la tua debolezza, pensando fino a che punto potresti arrivare. Taglia, senza fare concessioni! (Solco, 137)
Non hai scuse. La colpa è solamente tua. Se sai ti conosci quanto basta che, per questa strada con queste letture, con questa compagnia... , puoi finire nel precipizio, perché ti ostini a pensare che forse questa è una scorciatoia che facilita la tua formazione o fa maturare la tua personalità?
Cambia radicalmente progetto, anche se ti comporta maggior sforzo, meno svaghi a portata di mano. Ormai è ora che ti comporti da persona responsabile. (Solco, 138)
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Dobbiamo alimentare nelle nostre anime un vero orrore per il peccato. Signore ripetilo con cuore contrito , non voglio offenderti mai più! Ma non ti meravigliare se noti il peso del tuo povero corpo e delle umane passioni: sarebbe sciocco e ingenuamente puerile che ti accorgessi solo ora che «questo» esiste. La tua miseria non è di ostacolo, bensì di sprone per unirti di più a Dio, per cercarlo con costanza, perché è Lui che ci purifica. (Solco, 134)
Non dialogare con la tentazione. Lascia che te lo ripeta: abbi il coraggio di fuggire; e la forza di non soppesare la tua debolezza, pensando fino a che punto potresti arrivare. Taglia, senza fare concessioni! (Solco, 137)
Non hai scuse. La colpa è solamente tua. Se sai ti conosci quanto basta che, per questa strada con queste letture, con questa compagnia... , puoi finire nel precipizio, perché ti ostini a pensare che forse questa è una scorciatoia che facilita la tua formazione o fa maturare la tua personalità?
Cambia radicalmente progetto, anche se ti comporta maggior sforzo, meno svaghi a portata di mano. Ormai è ora che ti comporti da persona responsabile. (Solco, 138)
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482 - Sei invidioso perché io sono buono?
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano sulla piazza disoccupati e disse loro: Andate anche voi nella mia vigna; quello che è giusto ve lo darò. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano là e disse loro: Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi? Gli risposero: Perché nessuno ci ha presi a giornata. Ed egli disse loro: Andate anche voi nella mia vigna. Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e dà loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch'essi ricevettero un denaro per ciascuno. Nel ritirarlo però, mormoravano contro il padrone dicendo: Questi ultimi hanno lavorato un'ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te. Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono? Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi».
I due detti di Gesù: "Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi i primi" (Mt 19, 30) e "così gli ultimi saranno primi e i primi gli ultimi" (Mt 20, 16) servono come inclusione della parabola degli operai della vigna. Il messaggio è questo: rinunciare ad essere grandi per diventare piccoli, accettare che l’ultimo riceva quanto il primo. Il Regno è un dono gratuito, una grazia da accogliere. Spontaneamente siamo tentati anche noi di mormorare contro il Signore della vigna, perché il suo modo di agire mette a soqquadro i nostri criteri di valutazione, di retribuzione equa, di giustizia sociale, di merito. Ma trasferendo le nostre misure sul piano della salvezza, noi poniamo il problema in modo sbagliato: essere ingaggiati nella vigna del Signore, essere chiamati al Regno è una grazia, un onore, una gioia, una fortuna. E se Dio chiama tutti e a tutte le ore e accorda il medesimo dono straordinario e gratuito che è la salvezza, ciò deve farci straordinariamente felici, anche perché, erroneamente, tutti riteniamo di essere operai della prima ora che reclamano la salvezza come un diritto, mentre in realtà ci viene concessa come dono. Dio si riserva la libertà dalla scelta per grazia, che abbatte la presunzione umana. A imitazione di Dio, i "primi" sono invitati a guardare agli "ultimi" con bontà e non con cuore cattivo. L’amore di Dio raggiunge tutti gli uomini e non fa differenze. Il salario è sempre lo stesso e non può essere diviso perché il premio della vita è Gesù Cristo.
Padre Lino Pedron
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I due detti di Gesù: "Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi i primi" (Mt 19, 30) e "così gli ultimi saranno primi e i primi gli ultimi" (Mt 20, 16) servono come inclusione della parabola degli operai della vigna. Il messaggio è questo: rinunciare ad essere grandi per diventare piccoli, accettare che l’ultimo riceva quanto il primo. Il Regno è un dono gratuito, una grazia da accogliere. Spontaneamente siamo tentati anche noi di mormorare contro il Signore della vigna, perché il suo modo di agire mette a soqquadro i nostri criteri di valutazione, di retribuzione equa, di giustizia sociale, di merito. Ma trasferendo le nostre misure sul piano della salvezza, noi poniamo il problema in modo sbagliato: essere ingaggiati nella vigna del Signore, essere chiamati al Regno è una grazia, un onore, una gioia, una fortuna. E se Dio chiama tutti e a tutte le ore e accorda il medesimo dono straordinario e gratuito che è la salvezza, ciò deve farci straordinariamente felici, anche perché, erroneamente, tutti riteniamo di essere operai della prima ora che reclamano la salvezza come un diritto, mentre in realtà ci viene concessa come dono. Dio si riserva la libertà dalla scelta per grazia, che abbatte la presunzione umana. A imitazione di Dio, i "primi" sono invitati a guardare agli "ultimi" con bontà e non con cuore cattivo. L’amore di Dio raggiunge tutti gli uomini e non fa differenze. Il salario è sempre lo stesso e non può essere diviso perché il premio della vita è Gesù Cristo.
Padre Lino Pedron
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martedì 16 agosto 2011
481 - Coroncina alla Medaglia Miracolosa
O Vergine Immacolata della Medaglia Miracolosa, che, mossa a pietà dalle nostre miserie, scendesti dal cielo per mostrarci quanta cura prendi alle nostre pene e quanto ti adoperi per allontanare da noi i castighi di Dio e ottenerci le sue grazie, soccorrici in questa presente nostra necessità e concedici le grazie che ti domandiamo.
Ave Maria...
O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a Te. (3 volte).
O Vergine Immacolata, che ci hai fatto dono della tua Medaglia, quale rimedio a tanti mali spirituali e corporali che ci affliggono, come difesa delle anime, medicina dei corpi e conforto di tutti i miseri, ecco che noi la stringiamo riconoscenti sul nostro cuore e ti domandiamo per essa di esaudire la nostra preghiera.
Ave Maria...
O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a Te. (3 volte).
O Vergine Immacolata, che hai promesso grandi grazie ai devoti della tua Medaglia, se ti avessero invocato con la giaculatoria da Te insegnata, noi, pieni di fiducia nella Tua parola, ricorriamo a Te e Ti domandiamo, per a Tua Immacolata Concezione, la grazia di cui abbiamo bisogno.
Ave Maria...
O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a Te. (3 volte).
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Ave Maria...
O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a Te. (3 volte).
O Vergine Immacolata, che ci hai fatto dono della tua Medaglia, quale rimedio a tanti mali spirituali e corporali che ci affliggono, come difesa delle anime, medicina dei corpi e conforto di tutti i miseri, ecco che noi la stringiamo riconoscenti sul nostro cuore e ti domandiamo per essa di esaudire la nostra preghiera.
Ave Maria...
O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a Te. (3 volte).
O Vergine Immacolata, che hai promesso grandi grazie ai devoti della tua Medaglia, se ti avessero invocato con la giaculatoria da Te insegnata, noi, pieni di fiducia nella Tua parola, ricorriamo a Te e Ti domandiamo, per a Tua Immacolata Concezione, la grazia di cui abbiamo bisogno.
Ave Maria...
O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a Te. (3 volte).
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da Marco F,
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preghiere
480 - Preghiera speciale
Una povera Clarissa defunta apparve alla sua Abbadessa che pregava per lei e le disse: «Sono andata subito al Cielo perché, avendo recitato ogni sera questa preghiera, ho pagato tutti i miei debiti e sono stata preservata dal Purgatorio.
Eterno Padre, per le mani di Maria Addolorata, Vi offro il S. Cuore di Gesù con tutto il suo amore, con tutte le sue sofferenze e con tutti i suoi meriti:
Per espiare tutti i peccati che ho commesso quest'oggi e durante tutta là mia vita passata; Gloria al Padre...
Per purificare il bene che ho mal fatto quest'oggi e durante tutta la mia vita passata; Gloria al Padre...
Per supplire al bene che ho trascurato di fare quest'oggi e durante tutta la mia vita passata. Gloria al Padre.
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Eterno Padre, per le mani di Maria Addolorata, Vi offro il S. Cuore di Gesù con tutto il suo amore, con tutte le sue sofferenze e con tutti i suoi meriti:
Per espiare tutti i peccati che ho commesso quest'oggi e durante tutta là mia vita passata; Gloria al Padre...
Per purificare il bene che ho mal fatto quest'oggi e durante tutta la mia vita passata; Gloria al Padre...
Per supplire al bene che ho trascurato di fare quest'oggi e durante tutta la mia vita passata. Gloria al Padre.
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479 - Anima di Cristo
Anima di Cristo santificami,
Sangue di Cristo inebriami,
Acqua del costato di Cristo lavami,
Passione di Cristo confortami.
O buon Gesù, esaudiscimi.
Fra le tue Piaghe nascondimi.
Non permettere che io mi separi mai da te.
Dal maligno nemico difendimi.
Nell'ora della morte chiamami.
E comandami di venire a te.
Affinché possa lodarti, insieme ai tuoi santi.
Nei secoli dei secoli.
Così sia.
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Sangue di Cristo inebriami,
Acqua del costato di Cristo lavami,
Passione di Cristo confortami.
O buon Gesù, esaudiscimi.
Fra le tue Piaghe nascondimi.
Non permettere che io mi separi mai da te.
Dal maligno nemico difendimi.
Nell'ora della morte chiamami.
E comandami di venire a te.
Affinché possa lodarti, insieme ai tuoi santi.
Nei secoli dei secoli.
Così sia.
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478 - Preghiera del mattino
Dio onnipotente, infondi in noi un sentimento d'amore così grande, da amarti in ogni cosa e al di sopra di ogni cosa, da credere che, con te, diventa possibile tutto quanto ci esorti a fare, poiché noi diventiamo capaci di tutte le grandi azioni che il tuo amore può portare a compimento in noi.
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477 - È un volere senza volere, il tuo
È un volere senza volere, il tuo, se non elimini decisamente l'occasione. —Non cercare di ingannarti dicendomi che sei debole. Sei... codardo, e non è la stessa cosa. (Cammino, 714)
Il mondo, il demonio e la carne sono degli avventurieri che, approfittando della debolezza del selvaggio che c’è in te, vogliono che, in cambio del misero specchietto d'un piacere — che non vale niente —, tu consegni l'oro fino e le perle e i brillanti e i rubini imbevuti del sangue vivo e redentore del tuo Dio, che sono il prezzo e il tesoro della tua eternità. (Cammino, 708)
Un'altra caduta..., e che caduta!... Disperarti? No: umìliati e ricorri, per mezzo di Maria, tua Madre, all'Amore Misericordioso di Gesù. —Un miserere e in alto il cuore! —Si ricomincia di nuovo. (Cammino, 711)
Molto profonda è la tua caduta! —Comincia le fondamenta da laggiù. —Sii umile. —“Cor contritum et humiliatum, Deus, non despicies.” —Dio non disprezzerà un cuore contrito e umiliato. (Cammino, 712)
Tu non vai contro Dio. —Le tue cadute sono di fragilità. —D'accordo: ma sono così frequenti queste fragilità —non sai evitarle— che, se non vuoi che ti consideri cattivo, dovrò considerarti cattivo e sciocco! (Cammino, 713)
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Il mondo, il demonio e la carne sono degli avventurieri che, approfittando della debolezza del selvaggio che c’è in te, vogliono che, in cambio del misero specchietto d'un piacere — che non vale niente —, tu consegni l'oro fino e le perle e i brillanti e i rubini imbevuti del sangue vivo e redentore del tuo Dio, che sono il prezzo e il tesoro della tua eternità. (Cammino, 708)
Un'altra caduta..., e che caduta!... Disperarti? No: umìliati e ricorri, per mezzo di Maria, tua Madre, all'Amore Misericordioso di Gesù. —Un miserere e in alto il cuore! —Si ricomincia di nuovo. (Cammino, 711)
Molto profonda è la tua caduta! —Comincia le fondamenta da laggiù. —Sii umile. —“Cor contritum et humiliatum, Deus, non despicies.” —Dio non disprezzerà un cuore contrito e umiliato. (Cammino, 712)
Tu non vai contro Dio. —Le tue cadute sono di fragilità. —D'accordo: ma sono così frequenti queste fragilità —non sai evitarle— che, se non vuoi che ti consideri cattivo, dovrò considerarti cattivo e sciocco! (Cammino, 713)
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476 - È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio
Gesù allora disse ai suoi discepoli: «In verità vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli». A queste parole i discepoli rimasero costernati e chiesero: «Chi si potrà dunque salvare?». E Gesù, fissando su di loro lo sguardo, disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile». Allora Pietro prendendo la parola disse: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne otterremo?». E Gesù disse loro: «In verità vi dico: voi che mi avete seguito, nella nuova creazione, quando il Figlio dell'uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, sederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù di Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna. Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi i primi».
Il tale di cui parla questo brano del vangelo aveva chiesto a Gesù che cosa doveva "fare" per "avere" la vita eterna (v. 16); nella sua risposta ai discepoli, Gesù rovescia la prospettiva: bisogna "lasciare" per "avere" (v. 29). Questa impossibilità di farsi piccoli per entrare nel Regno è sottolineata da Gesù (vv. 23-24) e ripresa dai discepoli costernati: "Chi si potrà dunque salvare?" (v. 25). Gesù insiste: "Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile" (v.26; cfr Gen 18, 14; Gb 42, 2; Zc 8, 6). Il Regno non è un bene che si guadagna o si possiede; bisogna riceverlo come dono da Dio. Siamo nel cuore della Rivelazione del Regno e della scelta che richiede (cfr Mt 16, 23): o si muore a se stessi per ricevere tutto da Dio o si rende impossibile in noi la venuta del regno dei cieli. L’uomo, ricco o povero, non può salvare se stesso, ma deve accogliere la salvezza come dono di Dio. Pietro pone la domanda circa la ricompensa riservata a coloro che seguono Cristo. Egli non chiede solo per sé, ma per tutti. La domanda è umanamente comprensibile, ma insensata, perché non tiene conto che la ricompensa divina è sempre grazia. Il seguire Gesù conduce alla partecipazione della sua gloria in paradiso. Con la domanda di Pietro, Matteo prepara la parabola che segue (Mt 20, 1-16). Lutero, commentando questo brano in una predica del 1517, diceva: "Senza la rinuncia alle cose, non si ottiene nulla".
Padre Lino Pedron
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Il tale di cui parla questo brano del vangelo aveva chiesto a Gesù che cosa doveva "fare" per "avere" la vita eterna (v. 16); nella sua risposta ai discepoli, Gesù rovescia la prospettiva: bisogna "lasciare" per "avere" (v. 29). Questa impossibilità di farsi piccoli per entrare nel Regno è sottolineata da Gesù (vv. 23-24) e ripresa dai discepoli costernati: "Chi si potrà dunque salvare?" (v. 25). Gesù insiste: "Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile" (v.26; cfr Gen 18, 14; Gb 42, 2; Zc 8, 6). Il Regno non è un bene che si guadagna o si possiede; bisogna riceverlo come dono da Dio. Siamo nel cuore della Rivelazione del Regno e della scelta che richiede (cfr Mt 16, 23): o si muore a se stessi per ricevere tutto da Dio o si rende impossibile in noi la venuta del regno dei cieli. L’uomo, ricco o povero, non può salvare se stesso, ma deve accogliere la salvezza come dono di Dio. Pietro pone la domanda circa la ricompensa riservata a coloro che seguono Cristo. Egli non chiede solo per sé, ma per tutti. La domanda è umanamente comprensibile, ma insensata, perché non tiene conto che la ricompensa divina è sempre grazia. Il seguire Gesù conduce alla partecipazione della sua gloria in paradiso. Con la domanda di Pietro, Matteo prepara la parabola che segue (Mt 20, 1-16). Lutero, commentando questo brano in una predica del 1517, diceva: "Senza la rinuncia alle cose, non si ottiene nulla".
Padre Lino Pedron
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lunedì 15 agosto 2011
475 - Supplica alla Madonna di Loreto
(a mezzogiorno del 10 dicembre; si recita inoltre, il 25 marzo, il 15 agosto e l '8 settembre)
O Maria Loretana, Vergine gloriosa, noi ci accostiamo fiduciosi a Te: accogli oggi la nostra umile preghiera. L'umanità è sconvolta da gravi mali dai quali vorrebbe liberarsi da sola. Essa ha bisogno di pace, di giustizia, di verità, di amore e si illude di poter trovare queste divine realtà lontano da tuo Figlio. O Madre! Tu portasti il Salvatore divino nel tuo seno purissimo e vivesti con Lui nella santa Casa che noi veneriamo su questo colle loretano, ottienici la grazia di cercare Lui e di imitare i suoi esempi che conducono alla salvezza.
Con fede e amore filiale, ci portiamo spiritualmente alla tua Casa benedetta. Per la presenza della tua Famiglia essa è la Casa santa per eccellenza alla quale vogliamo si ispirino tutte le famiglie cristiane: da Gesù ogni figlio impari l'ubbidienza e il lavoro; da Te, o Maria, ogni donna apprenda l'umiltà e lo spirito di sacrificio; da Giuseppe, che visse per Te e per Gesù, ogni uomo impari a credere in Dio e a vivere in famiglia e nella società con fedeltà e rettitudine.
Molte famiglie, o Maria, non sono un santuario dove si ama e si serve Dio; per questo Ti preghiamo affinché Tu ci ottenga che ognuna imiti la tua, riconoscendo ogni giorno e amando sopra ogni cosa il tuo Figlio divino. Come un giorno, dopo anni di preghiera e di lavoro, egli uscì da questa Casa santa per far sentire la sua Parola che è Luce e Vita, così ancora dalle sante mura che ci parlano di fede e di carità, giunga agli uomini l'eco della sua parola onnipotente che illumina e converte.
Ti preghiamo, o Maria, per il Papa, per la Chiesa universale, per l'Italia e per tutti i popoli della terra, per le istituzioni ecclesiali e civili e per i sofferenti e i peccatori, affinché tutti divengano discepoli di Dio. O Maria, in questo giorno di grazia, uniti ai devoti spiritualmente presenti a venerare la santa Casa ove fosti adombrata dallo Spirito Santo, con viva fede Ti ripetiamo le parole dell'Arcangelo Gabriele: Ave, o piena di grazia, il Signore è con Te!
Noi Ti invochiamo ancora: Ave, o Maria, Madre di Gesù e Madre della Chiesa, Rifugio dei peccatori, Consolatrice degli afflitti, Aiuto dei Cristiani.
Tra le difficoltà e nelle frequenti tentazioni noi siamo in pericolo di perderci, ma guardiamo a Te e Ti ripetiamo: Ave, Porta dei Cielo; ave, Stella del Mare! Salga a Te la nostra supplica, o Maria. Essa Ti dica i nostri desideri, il nostro amore a Gesù e la nostra speranza in Te, o Madre nostra. Ridiscenda la nostra preghiera sulla terra con abbondanza di grazie celesti. Amen.
- Salve, o Regina
Invocazioni alla Vergine di Loreto
Vergine di Loreto prega per me
Vergine di Loreto proteggimi
Vergine di Loreto guariscimi
Vergine di Loreto custodisci i miei piccoli
Vergine di Loreto addolcisci le mie pene
Vergine di Loreto intercedi per me
Vergine di Loreto proteggi i miei cari
Vergine di Loreto assistimi nell'ora della morte
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O Maria Loretana, Vergine gloriosa, noi ci accostiamo fiduciosi a Te: accogli oggi la nostra umile preghiera. L'umanità è sconvolta da gravi mali dai quali vorrebbe liberarsi da sola. Essa ha bisogno di pace, di giustizia, di verità, di amore e si illude di poter trovare queste divine realtà lontano da tuo Figlio. O Madre! Tu portasti il Salvatore divino nel tuo seno purissimo e vivesti con Lui nella santa Casa che noi veneriamo su questo colle loretano, ottienici la grazia di cercare Lui e di imitare i suoi esempi che conducono alla salvezza.
Con fede e amore filiale, ci portiamo spiritualmente alla tua Casa benedetta. Per la presenza della tua Famiglia essa è la Casa santa per eccellenza alla quale vogliamo si ispirino tutte le famiglie cristiane: da Gesù ogni figlio impari l'ubbidienza e il lavoro; da Te, o Maria, ogni donna apprenda l'umiltà e lo spirito di sacrificio; da Giuseppe, che visse per Te e per Gesù, ogni uomo impari a credere in Dio e a vivere in famiglia e nella società con fedeltà e rettitudine.
Molte famiglie, o Maria, non sono un santuario dove si ama e si serve Dio; per questo Ti preghiamo affinché Tu ci ottenga che ognuna imiti la tua, riconoscendo ogni giorno e amando sopra ogni cosa il tuo Figlio divino. Come un giorno, dopo anni di preghiera e di lavoro, egli uscì da questa Casa santa per far sentire la sua Parola che è Luce e Vita, così ancora dalle sante mura che ci parlano di fede e di carità, giunga agli uomini l'eco della sua parola onnipotente che illumina e converte.
Ti preghiamo, o Maria, per il Papa, per la Chiesa universale, per l'Italia e per tutti i popoli della terra, per le istituzioni ecclesiali e civili e per i sofferenti e i peccatori, affinché tutti divengano discepoli di Dio. O Maria, in questo giorno di grazia, uniti ai devoti spiritualmente presenti a venerare la santa Casa ove fosti adombrata dallo Spirito Santo, con viva fede Ti ripetiamo le parole dell'Arcangelo Gabriele: Ave, o piena di grazia, il Signore è con Te!
Noi Ti invochiamo ancora: Ave, o Maria, Madre di Gesù e Madre della Chiesa, Rifugio dei peccatori, Consolatrice degli afflitti, Aiuto dei Cristiani.
Tra le difficoltà e nelle frequenti tentazioni noi siamo in pericolo di perderci, ma guardiamo a Te e Ti ripetiamo: Ave, Porta dei Cielo; ave, Stella del Mare! Salga a Te la nostra supplica, o Maria. Essa Ti dica i nostri desideri, il nostro amore a Gesù e la nostra speranza in Te, o Madre nostra. Ridiscenda la nostra preghiera sulla terra con abbondanza di grazie celesti. Amen.
- Salve, o Regina
Invocazioni alla Vergine di Loreto
Vergine di Loreto prega per me
Vergine di Loreto proteggimi
Vergine di Loreto guariscimi
Vergine di Loreto custodisci i miei piccoli
Vergine di Loreto addolcisci le mie pene
Vergine di Loreto intercedi per me
Vergine di Loreto proteggi i miei cari
Vergine di Loreto assistimi nell'ora della morte
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474 - La Madre di Dio si è addormentata
Ecco la chiave per aprire la porta ed entrare nel Regno dei cieli: “Qui facit voluntatem patris mei qui in coelis est, ipse intrabit in regnum coelorum” —colui che fa la volontà del Padre mio..., questi entrerà! (Cammino, 754)
Assumpta est Maria in coelum: gaudent Angeli! Maria è stata portata da Dio, in corpo e anima, in cielo: e gli Angeli gioiscono!
Così canta la Chiesa. Con questa acclamazione di esultanza, cominciamo anche noi la contemplazione di questa decina del Santo Rosario.
La Madre di Dio si è addormentata. Attorno al suo letto vi sono i dodici apostoli. Mattia ha sostituito Giuda.
E anche noi, per un privilegio che tutti rispettano, siamo lì accanto.
Ma Gesù vuole avere sua Madre, corpo e anima, nella Gloria. E la Corte celeste spiega tutto il suo splendore per rendere omaggio alla Madonna. Tu e io che, dopo tutto, siamo bambini . prendiamo un lembo dello splendido manto azzurro della Vergine, e così possiamo contemplare quella scena meravigliosa.
La Santissima Trinità riceve e colma di onori Colei che è Figlia, Madre e Sposa di Dio - Ed è così grande la maestà della Madonna, che gli Angeli si domandano: Chi è costei? (Santo Rosario, 4º Mistero Glorioso).
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Assumpta est Maria in coelum: gaudent Angeli! Maria è stata portata da Dio, in corpo e anima, in cielo: e gli Angeli gioiscono!
Così canta la Chiesa. Con questa acclamazione di esultanza, cominciamo anche noi la contemplazione di questa decina del Santo Rosario.
La Madre di Dio si è addormentata. Attorno al suo letto vi sono i dodici apostoli. Mattia ha sostituito Giuda.
E anche noi, per un privilegio che tutti rispettano, siamo lì accanto.
Ma Gesù vuole avere sua Madre, corpo e anima, nella Gloria. E la Corte celeste spiega tutto il suo splendore per rendere omaggio alla Madonna. Tu e io che, dopo tutto, siamo bambini . prendiamo un lembo dello splendido manto azzurro della Vergine, e così possiamo contemplare quella scena meravigliosa.
La Santissima Trinità riceve e colma di onori Colei che è Figlia, Madre e Sposa di Dio - Ed è così grande la maestà della Madonna, che gli Angeli si domandano: Chi è costei? (Santo Rosario, 4º Mistero Glorioso).
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domenica 14 agosto 2011
473 - Sentirò il calore della tua divinità
Quando si lavora per Dio, bisogna avere “complesso di superiorità”, ti ho ricordato. Ma questa, mi domandavi, non è una manifestazione di superbia? — No! È una conseguenza dell'umiltà, di un'umiltà che mi fa dire: Signore, Tu sei colui che è. Io sono la negazione. Tu hai tutte le perfezioni: la potenza, la fortezza, l'amore, la gloria, la sapienza, il dominio, la dignità... Se io mi unisco a Te, come un figlio che si mette nelle forti braccia di suo padre o nel grembo dolce di sua madre, sentirò il calore della tua divinità, sentirò le luci della tua sapienza, sentirò scorrere nel mio sangue la tua fortezza.(Forgia, 342)
Vi ricordo che se siete sinceri, se vi mostrate quali siete, se vi divinizzate sul fondamento dell'umiltà e non della superbia, voi e io ci sentiremo sicuri in ogni ambiente; potremo chiamarci vincitori e parlare soltanto di vittorie: vittorie interiori dell'amore di Dio, che danno la serenità, la felicità dell'anima, la comprensione.
L'umiltà ci spingerà a compiere grandi lavori, ma a condizione di non perdere la consapevolezza della nostra pochezza, la convinzione della nostra perenne indigenza. (Amici di Dio, nn. 106)
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Vi ricordo che se siete sinceri, se vi mostrate quali siete, se vi divinizzate sul fondamento dell'umiltà e non della superbia, voi e io ci sentiremo sicuri in ogni ambiente; potremo chiamarci vincitori e parlare soltanto di vittorie: vittorie interiori dell'amore di Dio, che danno la serenità, la felicità dell'anima, la comprensione.
L'umiltà ci spingerà a compiere grandi lavori, ma a condizione di non perdere la consapevolezza della nostra pochezza, la convinzione della nostra perenne indigenza. (Amici di Dio, nn. 106)
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472 - Richieste di preghiere 31/2011
97) Caterina: Vi chiedo preghiere perchè si risolvano i problemi con mio figlio Giulio che vuole andare via dall'Italia contro la nostra volontà e perchè questo figlio si riavvicini a noi. grazie
98) Marie Pierre, dalla Francia, chiede preghiere affinché si risolvano i problemi con Marie-Claude, una collega che le sta causando dei danni morali.
Pouvez-vous prier afin que je sois libérée de Marie-Claude, une collègue qui me harcèle moralement ? Merci.
99) Giorgio dalla Sicilia: Salve mi chiamo Giorgio e volevo chiedervi di pregare per la mia salute soffro di attachi di panico e ansia e sto passando un momento molto pesante vorrei guarire oltre per me e per tutte le persone che mi vogliono bene e che fanno di tutto per farmi stare bene vi ringrazzio e pace a tutti voi
100) Ester dalla Lombardia: sono Ester, vi supplico , perchè pregate per lui, con la sua ingenuità ci sta portando sul lastrico, vi supplico che il suo lavoro riprenda e abbia una svolta positiva, ho i genitori anziani, mia mamma ora è su una sedia a rotelle.. ma guardandomi .. capisce che le cose non vanno come dovrebbero andare.. Abbiate pietà di lui, mi ha promesso che certi errori non li commetterà più aiutatelo vi prego.. a risolllevarsi economicamente, vi chiedo umilmente aiuto ! grazie!
101) Réjeanne, dal Canada, chiede preghiere affinché riesca a smettere di fumare.
Mon Dieu, donne-moi la force, le courage et la volonté de cesser de fumer pour toujours. Merci, Réjeanne
102) Bill e Carol, dagli Stati Uniti (ohio), ci chiedono di continuare a pregare per loro (avevano scritto qualche tempo fa, subito dopo la morte del figlio), in particolare per la loro guarigione e protezione e perché Dio dia loro Pace e Speranza. Sono sempre in unione di preghiera con noi, malgrado lo sfinimento del dolore per il tragico lutto che li ha colpiti.
Dear Community of Prayer,
Thank you for praying with us daily in our long struggle to God's Peace and Hope! Thank you for standing with us in this dark nigh of the soul that has gone on for so long! Never less we continue to hold on in faith! Thank you!
Please continue to include my wife and I in the daily prayers of the Community? Please pray with us daily for God's Healing,Protecting Peace and Hope! Please continue to keep us in daily prayer in the days ahead..August,Sept.2011,2012...or as long as possible?? Feel free to pass or e-mail our prayer intention on to other Communities(Women&Men) of Prayer that you know of in the World who can stand with us in daily prayer for recovery! Meanwhile,with the help of your daily prayers we will continue to hold on despite the pain,exhaustion and sorrows! We will keep you in our daily prayers! Thank you for your patience! Bill and Carol. oh.usa
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98) Marie Pierre, dalla Francia, chiede preghiere affinché si risolvano i problemi con Marie-Claude, una collega che le sta causando dei danni morali.
Pouvez-vous prier afin que je sois libérée de Marie-Claude, une collègue qui me harcèle moralement ? Merci.
99) Giorgio dalla Sicilia: Salve mi chiamo Giorgio e volevo chiedervi di pregare per la mia salute soffro di attachi di panico e ansia e sto passando un momento molto pesante vorrei guarire oltre per me e per tutte le persone che mi vogliono bene e che fanno di tutto per farmi stare bene vi ringrazzio e pace a tutti voi
100) Ester dalla Lombardia: sono Ester, vi supplico , perchè pregate per lui, con la sua ingenuità ci sta portando sul lastrico, vi supplico che il suo lavoro riprenda e abbia una svolta positiva, ho i genitori anziani, mia mamma ora è su una sedia a rotelle.. ma guardandomi .. capisce che le cose non vanno come dovrebbero andare.. Abbiate pietà di lui, mi ha promesso che certi errori non li commetterà più aiutatelo vi prego.. a risolllevarsi economicamente, vi chiedo umilmente aiuto ! grazie!
101) Réjeanne, dal Canada, chiede preghiere affinché riesca a smettere di fumare.
Mon Dieu, donne-moi la force, le courage et la volonté de cesser de fumer pour toujours. Merci, Réjeanne
102) Bill e Carol, dagli Stati Uniti (ohio), ci chiedono di continuare a pregare per loro (avevano scritto qualche tempo fa, subito dopo la morte del figlio), in particolare per la loro guarigione e protezione e perché Dio dia loro Pace e Speranza. Sono sempre in unione di preghiera con noi, malgrado lo sfinimento del dolore per il tragico lutto che li ha colpiti.
Dear Community of Prayer,
Thank you for praying with us daily in our long struggle to God's Peace and Hope! Thank you for standing with us in this dark nigh of the soul that has gone on for so long! Never less we continue to hold on in faith! Thank you!
Please continue to include my wife and I in the daily prayers of the Community? Please pray with us daily for God's Healing,Protecting Peace and Hope! Please continue to keep us in daily prayer in the days ahead..August,Sept.2011,2012...or as long as possible?? Feel free to pass or e-mail our prayer intention on to other Communities(Women&Men) of Prayer that you know of in the World who can stand with us in daily prayer for recovery! Meanwhile,with the help of your daily prayers we will continue to hold on despite the pain,exhaustion and sorrows! We will keep you in our daily prayers! Thank you for your patience! Bill and Carol. oh.usa
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471 - Preghiera del mattino
Signore, i miei bisogni e quelli altrui sono pressanti e, a volte, quasi mi opprimono.
Insegnami la fiducia e la perseveranza, perché possa venire a te nella fede, sicuro del tuo amore, pieno di speranza che la mia preghiera verrà esaudita.
Il silenzio di Dio può essere un invito a chiedere di nuovo.
Fa' che, quando chiedo di essere consolato, io cerchi innanzi tutto il Padre, la fonte stessa della grazia, colui che la dona, e non cerchi invece soltanto le grazie.
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Insegnami la fiducia e la perseveranza, perché possa venire a te nella fede, sicuro del tuo amore, pieno di speranza che la mia preghiera verrà esaudita.
Il silenzio di Dio può essere un invito a chiedere di nuovo.
Fa' che, quando chiedo di essere consolato, io cerchi innanzi tutto il Padre, la fonte stessa della grazia, colui che la dona, e non cerchi invece soltanto le grazie.
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470 - Donna, grande è la tua fede !
Partito di là, Gesù si diresse verso le parti di Tiro e Sidone. Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quelle regioni, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide. Mia figlia è crudelmente tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i discepoli gli si accostarono implorando: «Esaudiscila, vedi come ci grida dietro». Ma egli rispose: «Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele». Ma quella venne e si prostrò dinanzi a lui dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini». «E' vero, Signore, disse la donna, ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Allora Gesù le replicò: «Donna, davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri». E da quell'istante sua figlia fu guarita.
Dopo l’aspra controversia con i farisei e gli scribi, ai quali aveva rimproverato l’ipocrisia e la lontananza da Dio, Gesù incontra in terra pagana una donna che gli dimostra una grande fede. I discepoli, come al solito (cfr Mt 14, 15; 19, 13), non amano il prossimo, non vogliono seccature e chiedono a Gesù di mandare via la donna, escludendo così un intervento di soccorso e reagendo sgarbatamente alle sue grida. In questo brano sono messi a confronto Israele e i pagani. Gesù dimostra di essere il vero Messia d’Israele perché sa di essere inviato, nel suo cammino terreno, solo a questo popolo. Con questo episodio Gesù insegna che il vangelo della salvezza è aperto anche ai pagani. Ma la salvezza di Dio deve seguire un itinerario storico e geografico prima di raggiungere la totalità dei popoli. Gesù chiede alla donna cananea il riconoscimento della priorità d’Israele alla salvezza, perché questa è la volontà di Dio manifestata attraverso la storia e le scelte dell’Antico Testamento. Il dialogo didattico tra Gesù e la cananea culmina nella fede. La fede in Gesù deciderà il cammino d’Israele e dei popoli.
Padre Lino Pedron
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Dopo l’aspra controversia con i farisei e gli scribi, ai quali aveva rimproverato l’ipocrisia e la lontananza da Dio, Gesù incontra in terra pagana una donna che gli dimostra una grande fede. I discepoli, come al solito (cfr Mt 14, 15; 19, 13), non amano il prossimo, non vogliono seccature e chiedono a Gesù di mandare via la donna, escludendo così un intervento di soccorso e reagendo sgarbatamente alle sue grida. In questo brano sono messi a confronto Israele e i pagani. Gesù dimostra di essere il vero Messia d’Israele perché sa di essere inviato, nel suo cammino terreno, solo a questo popolo. Con questo episodio Gesù insegna che il vangelo della salvezza è aperto anche ai pagani. Ma la salvezza di Dio deve seguire un itinerario storico e geografico prima di raggiungere la totalità dei popoli. Gesù chiede alla donna cananea il riconoscimento della priorità d’Israele alla salvezza, perché questa è la volontà di Dio manifestata attraverso la storia e le scelte dell’Antico Testamento. Il dialogo didattico tra Gesù e la cananea culmina nella fede. La fede in Gesù deciderà il cammino d’Israele e dei popoli.
Padre Lino Pedron
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sabato 13 agosto 2011
469 - Se siamo umili, Dio non ci abbandonerà mai
Queste depressioni, perché vedi o perché scoprono i tuoi difetti, non hanno fondamento... Chiedi vera umiltà. (Solco, 262)
Quanto più sei grande, tanto più umiliati, così troverai grazie davanti al Signore [Sir, 3, 18]. Se siamo umili, Dio non ci abbandonerà mai. Egli abbatte l'alterigia del superbo, ma soccorre gli umili. Egli libera l'innocente; questi sarà liberato per la purezza delle sue mani [Cfr Gb 22, 29-30]. L'infinita misericordia del Signore non tarda a venire in soccorso di chi lo invoca umilmente. E allora opera da par suo: come Dio onnipotente. Malgrado vi siano molti pericoli, benché l'anima si senta perseguitata, benché sia insidiata da ogni parte dai nemici della sua salvezza, non perirà. E ciò non è cosa d'altri tempi: avviene anche ora.
Anche noi, senza azioni portentose realizzando, nella normalità di una semplice vita cristiana, una semina di pace e di gioia, dobbiamo distruggere molti idoli: quello dell'incomprensione, quello dell'ingiustizia, quello dell'ignoranza, quello della pretesa sufficienza umana che volge orgogliosamente le spalle a Dio.
Non intimoritevi e non temete alcun male, anche se le circostanze in cui realizzate il vostro lavoro sono tremende, peggiori forse di quelle di Daniele nella fossa delle belve voraci. La mano di Dio è sempre possente e, se fosse necessario, opererebbe meraviglie. (Amici di Dio, 104)
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Quanto più sei grande, tanto più umiliati, così troverai grazie davanti al Signore [Sir, 3, 18]. Se siamo umili, Dio non ci abbandonerà mai. Egli abbatte l'alterigia del superbo, ma soccorre gli umili. Egli libera l'innocente; questi sarà liberato per la purezza delle sue mani [Cfr Gb 22, 29-30]. L'infinita misericordia del Signore non tarda a venire in soccorso di chi lo invoca umilmente. E allora opera da par suo: come Dio onnipotente. Malgrado vi siano molti pericoli, benché l'anima si senta perseguitata, benché sia insidiata da ogni parte dai nemici della sua salvezza, non perirà. E ciò non è cosa d'altri tempi: avviene anche ora.
Anche noi, senza azioni portentose realizzando, nella normalità di una semplice vita cristiana, una semina di pace e di gioia, dobbiamo distruggere molti idoli: quello dell'incomprensione, quello dell'ingiustizia, quello dell'ignoranza, quello della pretesa sufficienza umana che volge orgogliosamente le spalle a Dio.
Non intimoritevi e non temete alcun male, anche se le circostanze in cui realizzate il vostro lavoro sono tremende, peggiori forse di quelle di Daniele nella fossa delle belve voraci. La mano di Dio è sempre possente e, se fosse necessario, opererebbe meraviglie. (Amici di Dio, 104)
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venerdì 12 agosto 2011
468 - Preghiera del mattino
Signore, la nostra preghiera per la santità degli sposi cristiani e per l'influenza durevole del loro amore sui loro figli è tanto più urgente quanto più ci rendiamo conto delle pressioni di cui possono essere vittime per via della mancanza di un sostegno concreto o di un aiuto, o per via di problemi di alloggio.
Insegnaci a riconoscere che tali difficoltà sono sempre opportunità per aiutare il prossimo e per dimenticarci di noi stessi.
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Insegnaci a riconoscere che tali difficoltà sono sempre opportunità per aiutare il prossimo e per dimenticarci di noi stessi.
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