martedì 23 marzo 2010

Ricorri subito alla Confessione

Se qualche volta cadi, figlio mio, ricorri subito alla Confessione e alla direzione spirituale: mostra la ferita!, perché te la curino a fondo, perché eliminino tutte le possibilità di infezione, anche se ti fa male come in un'operazione chirurgica. (Forgia, 192)

Ti riassumo la tua storia clinica: qui cado e lì mi rialzo...: quest'ultima cosa è ciò che conta. Ebbene, continua con quest'intima lotta, anche se procedi a passo di tartaruga.
Avanti!Sai bene, figlio mio, fino a che punto puoi arrivare, se non lotti: l'abisso chiama l'abisso. (Solco, 173)

Hai capito in che cosa consiste la sincerità quando mi hai scritto: «Sto cercando di abituarmi a chiamare le cose col loro nome e, soprattutto, a non cercare appellativi per ciò che non esiste». (Solco, 332)

«Abyssus, abyssum invocat...» un abisso chiama l'altro, te l'ho già ricordato. È la descrizione esatta del modo di agire dei bugiardi, degli ipocriti, dei rinnegati, dei traditori: trovandosi a disagio con il proprio modo di comportarsi, nascondono agli altri le proprie frodi, per andare di male in peggio, scavando una voragine fra loro e il prossimo. (Solco, 338)

La sincerità è indispensabile per progredire nell'unione con Dio.— Se dentro di te, figlio mio, c'è un “rospo”, sputalo! Di' subito, come ti consiglio sempre, ciò che non vorresti che si sapesse. Dopo aver sputato il “rospo” nella Confessione, come si sta bene! (Forgia, 193)

Al momento dell'esame sta' in guardia contro il demonio muto. (Cammino, 236)
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Beato Metodio Domenico Trčka


Sacerdote redentorista e martire

Metodio Domenico Trčka nacque il 6 luglio 1886 a Frýdlant nad Ostravicí (attuale Repubblica Ceca). Ultimo di sette figli di Františka (Francesca) Štěrbová e Tomáš (Tommaso) Trčka, fu battezzato il giorno seguente.

Orientatosi per la vita religiosa, nel 1902 entrò nella Congregazione del Ss. Redentore, professando i voti religiosi il 25 agosto 1904, dopo l’anno di noviziato.
Compiuti gli studi teologici, fu ordinato presbitero a Praga il 17 luglio 1910, dall’arcivescovo Leo Skrbenský.
Spese i primi anni di sacerdozio nella pastorale delle missioni popolari, risiedendo a Praga, presso il santuario mariano di Svatá Hora e a Plzen. Durante la Iª guerra mondiale non risparmiò le forze nell’occuparsi particolarmente dei profughi croati, sloveni e rutheni, ai quali, non solo amministrava i sacramenti e insegnava il catechismo, ma cercava anche di sovvenirli in ogni necessità.
Già durante gli anni di seminario aveva espresso il desiderio di lavorare fra i cristiani di rito orientale, cosa che ebbe modo di realizzare nel 1919, quando, dal Superiore Provinciale dei Redentoristi di Praga, fu mandato a Lviv, per svolgere l’apostolato tra i fedeli greco-cattolici.

Nel dicembre 1921 venne mandato a Stropkov, nella Slovacchia Orientale, dove, con i confratelli, fondò la prima comunità redentorista di rito latino e bizantino.
Diventato superiore della comunità, nel 1924, svolse una fervente attività missionaria nelle tre eparchie di Prešov, Užhorod e Križevci, proclamando la Parola di Dio e fondando la confraternita di “Madre del Perpetuo Soccorso e del Santo Rosario”.

Nell’anno 1931, i Redentoristi greco-cattolici si trasferirono nella nuova casa a Michalovce.
Padre Metodio fu superiore fino a luglio 1932, quando, stanco per il lavoro e la costruzione della casa religiosa, tornò a Stropkov, dove, oltre a curarsi, si occupò anche della pastorale nelle città e parrocchie vicine. Tornato a Michalovce nel 1934, nel marzo dell’anno seguente, dalla Congregazione per le Chiese Orientali fu nominato visitatore apostolico delle suore basiliane a Prešov ed a Užhorod.
Rieletto superiore nel luglio 1936, svolse tale compito fino all’aprile del 1942.

Durante la IIª guerra mondiale i Redentoristi subirono numerose difficoltà da parte dello Stato Slovacco che li sospettava di fanatismo e di propaganda contro lo Stato. P. Metodio, principale sospettato in quanto superiore, per il bene della comunità, ritenne opportuno dimettersi e recarsi in Ucraina con altri tre confratelli, ma non ricevette il permesso dallo Stato.
Con la fine della IIª Guerra mondiale migliorarono i rapporti con lo Stato, tanto che i Redentoristi, il 21 dicembre 1945, eressero canonicamente la Vice-Provincia di Michalovce e, il 23 marzo dell’anno seguente, p. Metodio fu nominato primo superiore vice provinciale.
Con l’avvento del regime comunista però, nel giro di poco tempo, fu tutto cancellato.
Nel 1949 fu soppressa la Vice-Provincia e, durante la notte del 13 aprile 1950, tutti i religiosi furono portati nei campi di concentramento. P. Metodio, che in quel tempo si trovava a Sabinov, venne trasferito a Podolínec e da qui portato più volte al famoso “mlyn di Leopoldov ”. Le testimonianze degli altri prigionieri affermano che per proteggere i confratelli egli si assunse ogni colpa e responsabilità, sopportando le sevizie con serenità.

Durante il processo, il 12 aprile 1952, fu accusato di collaborazione con il vescovo Gojdic perché divulgava le lettere pastorali e consegnava informazioni ai suoi superiori a Praga e tramite loro a Roma. Questo era considerato spionaggio e alto tradimento contro lo Stato. Con tali argomenti e con una falsa storia di tentativo di fuga all’estero, p. Metodio fu condannato a 12 anni di carcere. Visse gli ultimi anni nelle prigioni di Ilava, Mírov e Leopoldov.
Nonostante le malattie, dovute all’età e alle dure condizioni di vita, il suo spirito rimase forte, sempre sperando in Dio e nell’adempimento della sua volontà. Quando aveva la possibilità non solo pregava, ma celebrava anche la sacra liturgia.

Nell’aprile del 1958 fu trasferito a Leopoldov, considerata una delle prigioni più dure. Durante il periodo di Natale, mentre cantava una canzone religiosa fu sentito dal custode del carcere e trasferito nella “cella di correzione”, dove, a causa degli stenti e del luogo rigido e malsano, si ammalò di polmonite.
Un compagno di carcere, che era medico, chiese ai superiori che il p. Metodio venisse portato nell’ospedale, ma ottenne solo il trasferimento in una cella di isolamento, cosa che non arrecò nessun miglioramento alla sua salute ormai compromessa.
Riportato dopo qualche tempo nella propria cella, si spense alle 9 del mattino del 23 marzo 1959, dopo aver perdonato i suoi aguzzini.
Sepolto nel cimitero del carcere, nel 1969, con la restaurazione della chiesa greco-cattolica, i confratelli poterono trasferire il corpo a Michalovce, dove attualmente riposa nella chiesa redentorista dello “Spirito Santo”.

Metodio Domenico Trčka è stato beatificato a Roma dal Servo di Dio Giovanni Paolo II, il 4 novembre 2001.

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Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora saprete che Io Sono

Sant'Atanasio (295-373), vescovo d'Alessandria, dottore della Chiesa
Discorso sull'incarnazione del Verbo, 21-22

Qualcuno potrebbe domandare : se era necessario che Cristo abbandonasse il suo corpo alla morte per il bene di tutti, perché non l'ha abbandonato semplicemente come qualsiasi uomo, ma si è lasciato crocifiggere ? Era più conveniente per lui deporre il suo corpo dignitosamente, piuttosto che subire una morte ignominiosa. Ma costui si domandi se la sua obiezione non sia troppo umana. Quello che ha fatto il Salvatore è veramente divino e degno della sua divinità per più ragioni.

Anzitutto la morte per cui muoiono gli uomini accade per la debolezza della loro natura : non possono durare a lungo e col tempo deperiscono, si ammalano, perdono le forze e muoiono. Ma il Signore non è debole, è la potenza di Dio, il Verbo di Dio : è la stessa vita. Se avesse deposto il suo corpo in forma privata, su di un letto, al modo comune degli uomini, si sarebbe pensato... che egli non aveva nulla di più degli altri uomini... E poi non sarebbe stato conveniente che soccombesse a una malattia, lui che guariva le malattie degli altri...

Perché allora non ha evitato la morte come ha evitato le malattie ? Egli possedeva un corpo appunto per poter morire, e non conveniva che si sottraesse alla morte impedendo così la risurrezione... Qualcuno dirà : Egli avrebbe dovuto schivare il complotto dei suoi nemici, per conservare il suo corpo del tutto immortale. Costui impari dunque che neppure questo conveniva al Signore. Come non era degno del Verbo di Dio, che è la vita, mettere a morte il suo corpo per sua iniziativa, così non era conveniente che egli sfuggisse la morte che gli veniva dagli altri... Tale atteggiamento non mostrava affatto la debolezza del Verbo, ma lo faceva conoscere come Salvatore e Vita... Il Salvatore non veniva a consumare la propria morte, ma quella degli uomini.
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lunedì 22 marzo 2010

San Benvenuto Scotivoli

Vescovo di Osimo (AN)

Benvenuto Scotivoli nacque ad Ancona in epoca sconosciuta.
Studiò diritto a Bologna sotto la guida di Silvestro Gussolino, canonico di Osimo. Fu poi nominato cappellano pontificio e, prima del 1262, arcidiacono di Ancona.

Il 10 agosto 1263 divenne amministratore della diocesi di Osimo, che era stata unita a Umana da Pp Gregorio IX (Ugolino dei Conti di Segni), succedendo a Giovanni Colonna, del quale cancellò le troppe sentenze di scomunica.
Ristabilita la sede, il 13 marzo 1264, Pp Urbano IV (Jacques Pantaleon) ne affidò il governo a Benvenuto che nel 1267 fu anche incaricato da Pp Clemente IV (Guy Foulques) di tenere il governo civile della Marca di Ancona. In questo periodo ordinò prete (san) Nicola da Tolentino.

Benvenuto fu un grande riformatore: con una disposizione del 15 gennaio 1270, infatti, vietò al monastero di S. Fiorenzo di Posciavalle, di cui era stato nominato amministratore, di alienare i suoi beni.
In un sinodo tenuto il 7 febbraio 1273 vietò pure la vendita delle proprietà ecclesiastiche e nel 1274, infine, attuò la riforma del Capitolo della sua cattedrale e difese i diritti della sua diocesi sulla città di Cingoli.
Il 24 febbraio dello stesso anno tolse, per ordine di Pp Gregorio X (Tebaldo Visconti), la scomunica che il vescovo di Fermo aveva posto sopra Ripatransone. Non sembra sia stato consigliere di Gregorio X nella preparazione del Concilio di Lione.

Benvenuto si spense il 22 marzo 1282, e gli succedette Berardo, eletto da Pp Martino IV (Simon de Brion) il 18 gennaio 1283.

Sepolto nella chiesa cattedrale di Osimo, in un nobile mausoleo apprestato dal clero e dal popolo, nel luglio 1590 fu trasferito nella cripta della stessa cattedrale. Sul suo sepolcro avvennero grazie e miracoli, e il culto resogli dai fedeli è già ricordato negli Statuti di Osimo del 1308, mentre indulgenze si dicono concesse da Pp Eugenio IV (Gabriele Condulmer) nel 1432.

Benvenuto, tuttavia, non fu canonizzato. Dichiarato patrono della città di Osimo nel 1755, la sua festa, nella diocesi osimana e di Cingoli, come nell'Ordine francescano, è fissata al 22 marzo.

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Io sono la luce del mondo

Clemente d'Alessandria (150-circa 215), teologo
Stròmata

Quando tu Signore Gesù mi conduci alla luce, e trovo Dio per mezzo di te, e da te ricevo il Padre, divento tuo coerede (Rm 8, 17), poiché non ti sei vergognato di chiamarmi fratello (Eb 2, 11). Togliamo dunque dalla verità la dimenticanza, togliamo l'ignoranza ; e dissipate le tenebre che ci avvolgono come una nuvola sugli occhi, contempliamo il Dio vero, proclamando : « Salve, luce vera ! »

Perché su di noi che eravamo immersi nelle tenebre e circondati dall'ombra della morte (Lc 1, 79) è sorta la luce, luce più pura del sole, più bella di questa vita terrena. Questa luce è la vita eterna, e vivono infatti tutti coloro che vi partecipano. La notte fugge la luce e, nascostasi dalla paura, cede il passo al giorno del Signore. La luce che non può venir spenta, si è diffusa ovunque, e l'Occidente ha raggiunto l'Oriente. Questo è il significato della « creazione nuova ». Infatti, il sole di giustizia (Ml 3, 20) che illumina ogni cosa risplende su tutto il genere umano, come il Padre suo fa sorgere il suo sole sopra tutti gli uomini (Mt 5, 45) e fa scendere su di loro la rugiada della sua verità.
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domenica 21 marzo 2010

le 15 Orazioni di Santa Brigida - 13-15

Tredicesima Orazione
Signore Gesù Cristo , Re glorioso ed immortale, rammentati del dolore che sentisti quando, essendo tutte le forze del Corpo e del Cuore tuo venute meno, inchinando il capo dicesti: "Tutto è compiuto".
Perciò ti prego per tale angustia dolore, che tu abbia misericordia di me nell'ultima ora della mia vita, quando sarà l' anima mia turbatadall' ansia dell'agonia. Amen.

O Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore.

O Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la salute degli uomini crocifisso, regnante ora in cielo, abbi di noi pietà.

Padre nostro.
Ave, o Maria.

Quattordicesima Orazione
O Signore Gesù Cristo, Unigenito dell'altissimo Padre, splendore e figura della sostanza sua, ricordati della preghiera con la quale raccomandasti lo Spirito tuo dicendo: "Padre, raccomanda nelle tue mani lo spirito mio"
E dopo piegato il capo e aperte le viscere della tua misericordia per riscattare, esclamando mandasti fuori l' ultimo respiro.
Per questa preziosissima morte ti prego, Re dei Santi, che mi faccia forte nel resistere al diavolo, al mondo ed alla carne, affinché morto al mondo, io viva a te solo, e tu riceva nell'ultima ora della mia vita lo spirito mio, che dopo lungo esilio e pellegrinaggio desidera di ritornare alla sua patria. Amen

O Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore.

O Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la salute degli uomini crocifisso, regnante ora in cielo, abbi di noi pietà.

Padre nostro.
Ave, o Maria.

Quindicesima Orazione
O Signore Gesù Cristo, vera e feconda vita, ricordati dell' abbondante effusione del sangue tuo , allorché piegato il capo sulla Croce, il soldato Longino ti squarciò il costato da cui uscirono le ultime gocce di sangue ed acqua.
Per questa amarissima Passione ferisci, ti prego, dolcissimo Gesù, il cuor mio, affinché giorno e notte io versi lacrime di penitenza e di amore: convertimi totalmente a te perché il mio cuore sia perpetua abitazione di te e la conversione mia ti piaccia e ti sia accetta, ed il termine della mia vita sia lodevole, per lodarti insieme con tutti i Santi in eterno. Amen.

O Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore.

O Gesù ,Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la salute degli uomini crocifisso, regnante ora in cielo, abbi di noi pietà.

Padre nostro.
Ave, o Maria.

Preghiera
O Signor Gesù Cristo, Figlio di Dio vivo, accetta questa preghiera con lo stesso immenso amore, col quale sopportasti tutte le piaghe del tuo Santissimo Corpo; abbi di noi Misericordia, ed a tutti i. fedeli, vivi e defunti, concedi la tua misericordia, la tua grazia, la remissione di tutte le colpe e pene, e la vita eterna. Amen
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le 15 Orazioni di Santa Brigida - 9-12

Nona Orazione
O Signore Gesù Cristo, giubilo della mente, ricordati dell'angustia e dolore che patisti quando per l'amarezza della morte e l'insulto dei giudei gridasti al Padre tuo: "EIi, EIi, lamma sabactani; cioè: Dio mio Dio mio, perché mi hai abbandonato?".
Per questo ti chiedo che nell'ora della mia morte tu non mi abbandoni.

Signor mio e Dio mio.O Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore.

O Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la salute degli uomini crocifisso, regnante ora in cielo, abbi di noi pietà.

Padre nostro.
Ave, o Maria.


Decima Orazione
Cristo, principio e termine ultimo del nostro amore, che dalla pianta dei piedi fino alla cima del capo ti sommergesti nel mare dei patimenti ti prego, per le larghe e profondissime tue piaghe, che mi voglia insegnare ad operare perfettamente con vera carità nella legge e nei precetti tuoi. Amen.

Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore.

O Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la salute degli uomini crocifisso, regnante ora in cielo, abbi di noi pietà.

Padre nostro.
Ave, o Maria.


Undicesima Orazione
O Signor Gesù Cristo, profondo abisso di pietà e di misericordia io ti domando, per la profondità delle piaghe che trapassarono non solo la carne tua ‚ le midolla delle ossa, ma anche le più intime viscere, che ti piaccia sollevare me, sommerso nei peccati e nascondermi nelle aperture delle tue ferite.

O Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore.

O Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la salute degli uomini crocifisso, regnante ora in cielo, abbi di noi pietà.

Padre nostro.
Ave, o Maria.

Dodicesima Orazione
O Signore Gesù Cristo , segno d' unità e legame di carità, abbi in mente le innumerevoli ferite di cui fu ricoperto il tuo Corpo, lacerato dagli empi Giudei e imporporato del tuo stesso preziosissimo Sangue.
Scrivi, ti prego, con quello stesso Sangue nel cuore mio le tue ferite, affinché, nella meditazione del tuo dolore e del tuo amore, si rinnovi in me ogni giorno il dolore del tuo patire, si accresca l'amore, ed io perseveri continuamente nel renderti grazie sino alla fine della mia vita, cioè fino a quando io non verrò da te, pieno di tutti i beni e di tutti i meriti che ti degnasti donarmi dal tesoro della tua Passione. Amen

O Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore.

O Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la salute degli uomini crocifisso, regnante ora in cielo, abbi di noi pietà.

Padre nostro.
Ave, o Maria
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le 15 Orazioni di Santa Brigida - 4-8

Quarta Orazione
O Signore Gesù Cristo Celeste Medico, ricordati delle sofferenze e dei dolori che Sentisti nelle tue già lacerate membra, mentre si levava in alto la croce.
Dai piedi alla testa eri tutto un cumulo di dolori ; e nondimeno ti scordasti di tanta pena, e porgesti pietosamente preghiere al Padre per i nemici tuoi dicendo : " Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno "
Per questa smisurata carità e misericordia e per la memoria di questi dolori concedimi di ricordarmi della tua amatissima Passione, affinché essa mi giovi per una piena remissione di tutti i miei peccati. Amen.

O Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore.

O Gesù , Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la salute degli uomini crocifisso, regnante ora in cielo, abbi di noi pietà.

Padre nostro.
Ave, o Maria


Quinta Orazione
Rammentati, o Signore Gesù Cristo, specchio di eterna chiarezza, dell'afflizione che avesti quando, veduta la predestinazione di quelli eletti che, mediante la tua Passione, dovevano salvarsi, prevedesti ancora che molti non ne avrebbero profittato.
Pertanto ti chiedo per la profondità della misericordia che mostrasti non solo nell'aver dolore dei perduti e disperati, ma nell'adoperarla verso il ladrone quando gli dicesti: "Oggi sarai meco in paradiso", che tu voglia pietoso Gesù, adoperarla sopra di me al punto della mia morte.
Amen

O Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore.
O Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la salute degli uomini crocifissi, regnante ora in cielo, abbi di noi pietà.

Padre nostro.
Ave, o Maria.


Sesta Orazione
O Gesù Re amabile, ricordati del dolore che provasti, quando nudo e disprezzato pendesti in Croce, senza avere, fra tanti amici e conoscenti che t'erano d' intorno, chi ti consolasse eccetto la tua diletta Madre, alla quale raccomandasti il discepolo prediletto, dicendo: "Donna, ecco il tuo figlio; ed al discepolo: "Ecco la tua Madre". Fiducioso ti prego, pietosissimo Gesù, per il coltello del dolore che allora le trapassò l'anima, che tu abbia compassione di me nelle afflizioni e tribolazioni mie così del corpo come dello spirito, e mi consoli, porgendomi aiuto e gaudio in ogni prova ed avversità. Amen

O Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore.
O Gesù ,Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la salute degli uomini crocifisso, regnante ora in cielo, abbi di noi pietà.

Padre nostro.
Ave, o Maria .


Settima Orazione
O Signore, Gesù Cristo, fonte di dolcezza inestinguibile che mosso da intimo affetto di amore, dicesti in Croce: "lo ho sete, cioè :desidero sommamente la salute del genere umano", accendi, ti preghiamo, in noi il desiderio di operare perfettamente spegnendo del tutto la sete delle concupiscenze peccaminose e il fervore dei piaceri mondani. Amen.

O Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore.

O Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la salute degli uomini crocifisso, regnante ora in cielo, abbi di noi pietà.

Padre nostro.
Ave, o Maria.


Ottava Orazione
O Signor Gesù Cristo, dolcezza dei cuori e soavità grandissima delle menti, concedi a noi miseri peccatori, per l'amarezza dell'aceto e del fiele che per noi gustasti nell'ora della tua morte, che in ogni tempo, specialmente nell' ora del morire nostro, noi ci possiamo cibare del Corpo e Sangue tuo non indegnamente , ma in rimedio e consolazione delle anime nostre. Amen

O Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore.

O Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la salute degli uomini crocifisso, regnante ora in cielo, abbi di noi pietà

Padre nostro.
Ave, o Maria

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le 15 Orazioni di Santa Brigida - 1-3

Prima Orazione
O Signore Gesù Cristo, eterna dolcezza di coloro che ti amano, giubilo che trapassa ogni gioia ed ogni desiderio, salute ed amore di coloro che si pentono, ai quali dicesti: "Le mie delizie sono con i figlioli degli uomini", essendoti fatto uomo per loro salvezza ricordati di quelle cose che ti mossero a prendere la carne umana e di quello che sopportasti dal principio della tua incarnazione fino al salutifero tempo del tuo patire, ab aeterno ordinato nel Dio Uno e Trino.
Ricordati del dolore che, come affermi tu stesso, ebbe l' anima tua quando dicesti: "Triste è l' anima mia fino alla morte" e quando nell'ultima cena tu facesti con i tuoi discepoli dando loro per vivanda il corpo e sangue tuoi, lavando i loro piedi e amorevolmente consolandoli predicesti la tua imminente Passione. Ricordati del tremito, dell'angustia e dolore che sopportasti nel santissimo corpo, prima di andare sul patibolo della Croce, quando dopo l'avere tu fatto tre volte orazione al Padre, pieno di sudor di sangue, ti vedesti tradito da uno dei tuoi discepoli, preso dal tuo popolo eletto, accusato da falsi testimoni iniquamente da tre giudici condannato a morte, nel più solenne tempo della Pasqua, tradito, burlato, spogliato dei tuoi vestiti, percosso nella faccia (con gli occhi bendati), legato alla colonna, flagellato e coronato di spine.
Concedimi adunque , ti prego dolcissimo Gesù, per le memorie che serbo di queste pene, prima della mia morte, sentimenti di vera contrizione, una sincera confessione e remissione di tutti i miei peccati.

O Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore!

O Gesù, figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la salute degli uomini crocifisso, regnante ora in cielo, abbi di noi pietà.

Padre nostro
Ave, o Maria


Seconda Orazione
O Gesù, vera letizia degli Angeli e Paradiso di delizie, ricordati degli orribili tormenti che provasti, quando i nemici tuoi, come ferocissimi leoni, avendoti circondato con schiaffi, sputi, graffi ed altri inauditi supplizi, ti lacerarono; e per le ingiuriose parole, per le aspre percosse e durissimi tormenti, con i quali i nemici tuoi t'afflissero, io ti supplico che voglia liberarmi dai miei nemici così visibili come invisibili, e concedi che sotto l'ombra delle ali tue io ritrovi la protezione dell'eterna salute. Amen

O Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore.

O Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la salute degli uomini crocifisso, regnante ora in cielo, abbi di noi pietà.

Padre nostro.
Ave, o Maria


Terza Orazione
O Verbo incarnato. Onnipotente creatore del mondo, che sei immenso, incomprensibile che puoi racchiudere l' universo nello spazio di un palmo, ricordati dell' amarissimo dolore che sopportasti quando le santissime tue mani e piedi furono confitti con chiodi acuminati sul legno della croce.
Oh! qual dolore provasti, o Gesù, allorché, i perfidi crocifissori dilaniarono le tue membra e sciolsero le congiunture delle tue ossa , tirarono il tuo corpo per ogni verso, a loro piacere.
Ti prego per la memoria di questi dolori sopportati da te sopra la croce, che tu mi voglia concedere ch'io ti ami e tema quanto si conviene. Amen.

O Signore Gesù Cristo, abbi misericordia di me peccatore.

O Gesù , Figlio di Dio, nato da Maria Vergine, per la salute degli uomini crocifisso, regnante ora in cielo, abbi di noi pietà.

Padre nostro
Ave, o Maria
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le 15 Orazioni di Santa Brigida - introduzione

Santa Brigida è fondatrice dell' Ordine Brigidino di San Salvatore. Nata, pare, nell'anno 1303 nel castello di Finsta in Uplandia (Svezia) e morta a Roma il 23 luglio 1373. Brigida vantava un'ascendenza aristocratica essendo figlia di una delle più eminenti personalità del suo tempo: il potente governatore di Uplandia Birger Persson e di lngeborg Bengtsdotter, della vecchia stirpe reale dei Folkunghi. La famiglia della madre era molto conosciuta per la profonda religiosità ed il castello di Finsta, dove Brigida visse con i genitori fino all'età di 12 anni, quando le morì la madre, era un centro di alta cultura pia e religiosa, con forti tendenze in misticismi, che non mancò di esercitare sulla formazione del suo carattere, una decisiva influenza. A soli 10 anni Brigida ebbe la sua prima conversazione con Cristo e già da giovane mostrava un vibrante entusiasmo per l'ascetismo. Nel 1378 sposò per ragioni politiche il diciottenne Ulf Gudmarsson divenuto in seguito governatore di Ostrogotia e la giovane coppia prese dimora al castello di Ulvasà. Il marito, anch'egli di parentela reale aveva un carattere mite piuttosto debole. Dal matrimonio , nacquero quattro figli e quattro figlie;mentre il carattere di S.Brigida ebbe modo di svilupparsi e risaltò la sua ferrea volontà, la sua pratica energia , la sua indomabile tenacia. La sua vita fu divisa tra l'amministrazione dei suoi considerevolissimi beni, un' alta carica di corte (nel 1335 venne chiamata quale prima dama di corte dalla regina Bianca di Namur, sposa del re Magnus) e i suoi doveri di sposa e di madre. La vita di corte la mise in diretto contatto con la travagliata vita politica del tempo ed generò in lei un vivo interesse per la politica europea, interesse che mantenne per sempre. Al centro della sua vita, però, rimase indiscutibilmente la religione. Chiamò a Ulvasa il primo teologo svedese del suo tempo, il canonico di Linkoping , Magister Matthias, quale confessore e consigliere personale in materia di religione. Attraverso il suo insegnamento prese conoscenza della letteratura religiosa mistica ed apocalittica contemporanea che ebbe gran parte nella sua formazione spirituale. Accanto a tale studio, la lettura della S. Scrittura e delle opere di S. Bernardo di Chiaravale, contribuì a perfezionare la sua educazione religiosa. Intorno all'anno 1340 Brigida lasciò il suo ufficio di corte per ragioni politiche. Al ritorno in Svezia, il marito si ammalò gravemente e morì poco dopo il rimpatrio, nel 1344. Quest'anno rappresenta nella vita di Santa Brigida una data assai significativa.Lasciò Ulvasa e prese dimora vicino al monastero cistercense di Alvastra dove ricevette la prima di una lunga serie di rivelazioni religiose. Tali rivelazioni le giungevano generalmente in uno stato di estasi e dopo il suo risveglio le scriveva ella stessa o le dettava in svedese al suo confessore, il quale ne curava la traduzione in latino. Secondo il contenuto della prima rivelazione, Cristo l'aveva chiamata sua sposa e l'aveva scelta quale strumento per avviare gli uomini sulla strada di una cristiana rettitudine. Nelle rivelazioni successive si indirizzava violentemente contro il malcostume del tempo e specialmente contro la vita di corte di Magnus, cercava anche di ristabilire la pace tra Francia ed Inghilterra mediante messaggi divini e di indurre il Papa a far ritorno a Roma. Fu in questi anni che S. Brigida concepì l'idea di fondare un nuovo Ordine religioso chiamato di S. Salvatore, la regola del quale le fu dettata in una delle rivelazioni. Per ricevere la sanzione del Papa alla sua regola, si recò a Roma nel 1349 ove giunse con grande seguito nell'anno santo 1350. Prese probabilmente dimora nella casa di Francesca Papazura al Campo Marzio, in seguito lasciata al convento di Vadstena quale "Hospitale S.Brigittae de Regno Sueciae" per pellegrini svedesi, ed ultimamente passata in possesso delle nuove suore di S. Brigida, una rifondazione modificata dell 'Ordine originale (1911). La casa con relativa Chiesa e Cappella si trova in Piazza Farnese 96, dove le celle di S. Brigida e di sua figlia Caterina si possono ancora visitare. Nel 1370 ricevette da Papa Urbano V la sanzione della sua regola con qualche riserva. La regola fu confermata da Urbano VI nel 1378, e l'ordine, durante il suo più fecondo e rigoglioso periodo sembra aver avuto una settantina di monasteri sparsi in tutta Europa. Raggiunta la meta tanto agognata, S. Brigida si recò in pellegrinaggio in Terra Santa all'inizio del 1372. Tornata a Roma l'anno successivo, rovinata nella salute, vi morì il 23 luglio 1373. Le sue spoglie mortali furono trasportate alla sua Vadstena. Già nel 1379 incominciava, con il favore di Gregorio XI e. Urbano VI, il processo per la sua canonizzazione, finito positivamente il 7 ottobre 1391.A Santa Brigida desiderosa da molto tempo di sapere il numero dei colpi che N.S. Gesù Cristo aveva ricevuto durante la sua Passione, apparve Gesù che le disse :"Figlia mia, ho ricevuto sul mio corpo 5480 colpi. Se tu vorrai onorarli, dirai ogni giorno 15 Pater e 15 Ave con le orazioni seguenti che ti do, durante un anno. Trascorso un anno tu avrai salutato ognuna delle mie Piaghe".
Santa Brigida scrisse: "Mio amatissimo fratello, io ero immersa nelle più grandi amarezze della vita. Il dolore la malattia, la povertà, l' abbandono, mi affliggevano. Con amore, ogni sera ha letto queste Orazioni, e la mia vita si è miracolosamente trasformata, e il Signore fedele alle sue promesse mi ha colmata di gioia, di benessere, di ricchezza e di consolazioni. Quello che Gesù ha fatto per me, miserabile peccatrice, lo farà per te, mio amato fratello. Leggi ogni giorno queste orazioni" La Chiesa la ricorda il 23 Luglio.

Orazioni e promesse.

Sono da recitarsi per un anno intero senza interruzione.
Promesse per chi reciterà queste orazioni di Santa brigida di Svezia sopra la passione di nostro Signore Gesù Cristo :

1. Libererà dal Purgatorio 15 anime della sua stirpe.
2. E 15 giusti della sua stirpe saranno confermati e conservati in grazia.
3. E 15 peccatori della sua stirpe si convertiranno.
4. La persona che le dirà avrà il primo grado di perfezione.
5. E 15 giorni prima di morire riceverà il mio prezioso Corpo, di modo che sarà liberata dalla fame eterna e berrà il mio Prezioso Sangue perché‚ non abbia sete eternamente.
6. E l5 giorni prima di morire avrà una amara contrizione di tutti i suoi peccati e una perfetta conoscenza di essi.
7. Metterà il segno della mia croce Vittoriosa davanti a lei per soccorrerla e difenderla contro gli attacchi dei suoi nemici.
8. Prima della sua morte io verrò a lei con la mia amatissima e dilettissima Madre.
9. E riceverò benignamente la sua anima e la condurrò alle gioie eterne.
10. E conducendola fino là, le darò con singolare tratto a bere alla fonte della mia Deità , ciò che non farò con quelli che non hanno recitato queste orazioni.
11. Perdonerò tutti i peccati a chiunque è vissuto per 30 anni in peccatomortale se dirà devotamente queste orazioni.
12. E lo difenderò dalle tentazioni.
13. E gli conserverò i suoi cinque sensi
14. E lo preserverò dalla morte improvvisa
15. E salverò la sua anima dalle pene eterne.
16. E la persona otterrà tutto quello che domanderà a Dio e alla Vergine Maria.
17. E se è vissuto, sempre secondo la sua volontà e se è dovuto morire l' indomani , la sua vita si prolungherà.
18. Tutte le volte che reciterà queste orazioni guadagnerà indulgenze.
19. Sarà sicura di essere aggiunta al coro degli Angeli.
20. E chi insegnerà queste orazioni ad un altro, avrà gioia e merito senza fine che saranno stabili in terra e dureranno eternamente in Cielo.
21. Dove sono e saranno dette queste orazioni, Dio è presente con la sua Grazia
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Siate sempre selvaggiamente sinceri

Se il demonio muto — di cui ci parla il Vangelo — si insinua nell'anima, manda tutto in rovina. Invece, se lo si scaccia immediatamente, tutto riesce bene, si va avanti felici, tutto funziona. — Proposito fermo: “sincerità selvaggia” nella direzione spirituale, unita a una delicata educazione... e che tale sincerità sia immediata. (Forgia, 127)

Torno a dire che tutti abbiamo miserie. Ma le nostre miserie non devono mai allontanarci dall'Amore di Dio, anzi, ci faranno trovare rifugio nell'Amore, ci introdurranno in seno alla bontà divina, come i guerrieri antichi si introducevano nella loro armatura. Quel grido: Ecce ego, quia vocasti me [1 Sam 3, 6 e 8] — mi hai chiamato, eccomi! —, è la nostra difesa.
Non dobbiamo allontanarci da Dio quando scopriamo le nostre fragilità; possiamo combattere le nostre miserie, proprio perché Dio confida in noi.
Come potremo superare tali meschinità? Torno ad insistere perché il punto è di capitale importanza: con l'umiltà e la sincerità nella direzione spirituale e nel sacramento della Penitenza. Andate con cuore aperto da chi ha il compito di orientare la vostra anima; non chiudetelo, perché se vi entra il demonio muto, poi è difficile scacciarlo.
Perdonate la mia insistenza, ma ritengo imprescindibile che si incida a fuoco nella vostra intelligenza che l'umiltà e — sua conseguenza immediata — la sincerità uniscono fra loro tutti gli altri mezzi e sono fondamento di efficacia per la vittoria. Se il demonio muto entra in un'anima, manda tutto in rovina; invece, se lo si getta fuori immediatamente, tutto riesce bene, la vita procede rettamente. Cerchiamo allora di essere sempre 'brutalmente' sinceri, senza essere imprudenti o maleducati.
Voglio che sia chiara una cosa: il cuore e la carne non mi preoccupano tanto quanto mi preoccupa la superbia. Siate umili. Quando pensate che la ragione sia tutta dalla vostra parte, significa che non ne avete nemmeno un briciolo. Andate alla direzione spirituale con l'anima aperta; non chiudetela, perché — ripeto — vi entrerebbe il demonio muto, che è difficile poi da sloggiare.Ricordatevi di quel povero indemoniato che i discepoli non riuscirono a liberare. Solo il Signore ottenne la sua liberazione, con orazione e digiuno. In quell'occasione il Maestro operò tre miracoli: il primo, ridare l'udito, perché quando siamo dominati dal demonio muto l'anima rifiuta di ascoltare; il secondo, ridare la parola; e il terzo, cacciare il demonio. (Amici di Dio, 187-188)
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S. Benedetta Cambiagio Frassinello

Religiosa e fondatrice “Suore Benedettine della Provvidenza”

In Benedetta Cambiagio Frassinello la Chiesa ci addita un esempio di Santa che fu sposa, madre, religiosa e fondatrice. Ella si lasciò condurre dallo Spirito attraverso l'esperienza matrimoniale, quella di educatrice e di consacrazione religiosa fino a fondare un Istituto, che, caso unico nell'agiografia cristiana, guidò con la collaborazione generosa e discreta del marito.


Benedetta Cambiagio Frassinello nasce a Langasco (Genova) il 2 ottobre 1791 da Giuseppe e Francesca Ghiglione e viene battezzata due giorni dopo. Quando ancora è ragazzina, la sua famiglia si trasferisce a Pavia.
Riceve dai genitori una profonda educazione cristiana che radica nel suo animo i princìpi della fede e plasma il suo carattere volitivo e perseverante.

Verso i 20 anni ha una forte esperienza interiore che accresce l'amore alla preghiera e alla penitenza e, in modo speciale, il desiderio di abbandonare tutto per consacrarsi interamente a Dio. Ciò nonostante il 7 febbraio 1816 va sposa a Giovanni Battista Frassinello, un giovane ligure trasferito con la famiglia a Vigevano.
Il cammino di Benedetta alla ricerca della volontà di Dio è abbastanza arduo e difficile, spinta com'è dall'impulso interiore per una vita verginale, coltivata fin dall'adolescenza. Vive nel matrimonio due anni, dopo i quali ha la gioia di realizzare, in questo stato, l'aspetto profondo e sublime della verginità spirituale. In pieno accordo con lo sposo, che attratto dalla santità di Benedetta ne abbraccia l'ideale, le vive accanto come sorella. Si occupano entrambi, con singolare amore, della sorella Maria, gravemente ammalata di cancro intestinale, ospitata in casa loro. Benedetta e Giovanni sperimentano, perciò, una maternità e una paternità spirituali e soprannaturali, nella fedeltà all'amore coniugale sublimato.

Nel 1825, alla morte di Maria, Giovanni Battista entra nella comunità dei Somaschi e Benedetta nelle Orsoline di Capriolo.
Nel 1826, a motivo della salute, Benedetta ritorna a Pavia. Guarita prodigiosamente da S. Girolamo Emiliani, si occupa delle fanciulle con il benestare del Vescovo, mons. Luigi Tosi.
Avendo bisogno di un aiuto, che suo padre le rifiuta, il Vescovo richiama Giovanni Battista, il quale lascia il Noviziato e torna alla sposa-sorella, rinnovando insieme il voto di castità perfetta nelle mani del Vescovo stesso. Tutti e due si dedicano generosamente all'accoglienza e alla educazione umano‑cristiana di fanciulle povere e abbandonate.
L'opera di Benedetta si inserisce nella vita sociale di Pavia in un periodo in cui l'istituzione della scuola è accolta come la vera apportatrice di benessere. È la prima donna della città e della provincia ad avvertire questo bisogno e l'Imperiale Regio Governo Austriaco le riconosce il titolo di “Promotrice della Pubblica Istruzione”.
Coadiuvata subito da alcune giovani volontarie, alle quali dà un Regolamento approvato dall'Autorità Ecclesiastica, unisce all'insegnamento scolastico la formazione catechistica e al lavoro. Sono questi gli ambiti di cui si serve per trasformare le fanciulle in “modelli di vita cristiana” e assicurare in tal modo la vera formazione delle famiglie.
La sua costante dedizione scaturisce e cresce dal fervore eucaristico e dalla contemplazione del Crocifisso ed è pervasa dalla certezza che Dio solo è il suo sostegno e la sua valida difesa. Nella sua vita non mancano esperienze mistiche che si ripetono, particolarmente, nelle feste liturgiche senza distoglierla, tuttavia, dai suoi impegni quotidiani.
Per amore delle fanciulle è disposta ad ogni più arduo sacrificio: della sua persona, dei suoi beni, perfino della sua fama, mostrando così l'incomparabile grandezza della “pedagogia del Vangelo”.
La singolarità dell'opera e il programma educativo di Benedetta sono duramente contrastati dall'opposizione di alcuni potenti, che si vedono frastornati nei loro torbidi disegni, e anche dall'incomprensione di alcuni membri del clero. Nel luglio 1838 Benedetta cede la sua istituzione al Vescovo Tosi e, con il marito e cinque fedeli consorelle, lascia Pavia diretta in Liguria.

A Ronco Scrivia istituisce la scuola per le fanciulle del popolo e fonda l'Istituto delle “Suore Benedettine della Provvidenza” per le quali scrive le Regole-Costituzioni. Esse rivelano lo sviluppo del suo carisma pavese, estendendo a tutte le fanciulle e giovani l'educazione, l'istruzione e la formazione cristiana, con l'inconfondibile suo spirito di illimitata fiducia e abbandono alla divina Provvidenza, di amore a Dio attraverso la povertà e la carità.

L'Istituto della Suore Benedettine della Provvidenza si sviluppa rapidamente: nel 1847 anche a Voghera. Questa sede, quarant'anni dopo la morte di Benedetta, per opera del Vescovo diocesano, diviene di diritto un Istituto indipendente. In tale circostanza le Suore assumono la denominazione di “Benedettine della Divina Provvidenza” in memoria di Benedetta loro piissima Fondatrice.
E il terzo millennio le vedrà all’opera in Italia, Spagna, Burundi, Costa d’Avorio, Perú, Brasile; impegnate, come dice la loro regola, a “prestarsi volentieri dove è maggiore l’urgenza di fare del bene”.
Nel 1851 Benedetta ritorna a Pavia, in una località diversa dalla prima fondazione e nel 1857 apre una scuola in un paese della Valpolcevera, San Quirico.

Il 21 marzo 1858, Benedetta muore santamente a Ronco Scrivia, il giorno e ora da lei previsti. Attorno alla sua salma accorre un grande afflusso di gente per l'ultima manifestazione di stima e di rimpianto a colei che considera una “Santa”.
Sepolta a Ronco Scrivia, i suoi resti sono andati dispersi nella distruzione del cimitero durante la seconda guerra mondiale, per un bombardamento anglo-americano nel 1944.

Benedetta Cambiagio Frassinello è stata beatificata dal Servo di Dio Giovanni Paolo II, il 10 maggio 1987, e poi elevata agli onori degli altari come santa, il 19 maggio 2002, dallo stesso pontefice.

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Neanch'io ti condanno

Giovanni Paolo II
Enciclica « Dives in Misericordia », § 7

La redenzione è l'ultima e definitiva rivelazione della santità di Dio, che è la pienezza assoluta della perfezione: pienezza della giustizia e dell'amore, poiché la giustizia si fonda sull'amore, da esso promana e ad esso tende. Nella passione e morte di Cristo - nel fatto che il Padre non risparmiò il suo Figlio, ma «lo trattò da peccato in nostro favore» - si esprime la giustizia assoluta, perché Cristo subisce la passione e la croce a causa dei peccati dell'umanità. Ciò è addirittura una «sovrabbondanza» della giustizia, perché i peccati dell'uomo vengono «compensati» dal sacrificio dell'Uomo-Dio.

Tuttavia, tale giustizia, che è propriamente giustizia «su misura» di Dio, nasce tutta dall'amore: dall'amore del Padre e del Figlio, e fruttifica tutta nell'amore. Proprio per questo la giustizia divina rivelata nella croce di Cristo è «su misura» di Dio, perché nasce dall'amore e nell'amore si compie, generando frutti di salvezza. La dimensione divina della redenzione non si attua soltanto nel far giustizia del peccato, ma nel restituire all'amore quella forza creativa nell'uomo, grazie alla quale egli ha nuovamente accesso alla pienezza di vita e di santità che proviene da Dio. In tal modo, la redenzione porta in sé la rivelazione della misericordia nella sua pienezza.

Il mistero pasquale è il vertice di questa rivelazione ed attuazione della misericordia, che è capace di giustificare l'uomo, di ristabilire la giustizia nel senso di quell'ordine salvifico che Dio dal principio aveva voluto nell'uomo e, mediante l'uomo, nel mondo.
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sabato 20 marzo 2010

Amiamo la direzione spirituale!

Apristi sinceramente il cuore al tuo Direttore, parlando alla presenza di Dio..., e fu meraviglioso comprovare come da te stesso trovavi risposta adeguata ai tuoi tentativi di evasione. Amiamo la direzione spirituale! (Solco, 152)

Conoscete a menadito gli obblighi del vostro cammino di cristiani, che vi condurranno senza sosta e con calma alla santità; siete anche premuniti contro le difficoltà, contro tutte le difficoltà, che si intuiscono fin dai primi passi della strada. Adesso insisto sull'esigenza di farvi aiutare, guidare, da un direttore di coscienza al quale confidare tutte le vostre sante aspirazioni e i problemi quotidiani che riguardano la vostra vita interiore, le sconfitte che potete incontrare e le vittorie.Nella direzione spirituale siate sempre molto sinceri: non permettetevi di tacere qualcosa, aprite completamente la vostra anima, senza paura e senza vergogna. Guardate che, in caso contrario, questo cammino tanto agevole e accessibile si aggroviglia, e ciò che all'inizio non era niente, finisce per diventare un nodo soffocante. Quando uno cade non si tratta mai di una disgrazia improvvisa. I casi sono due: o una formazione difettosa fin dalle origini lo ha messo per una via sbagliata, oppure una prolungata negligenza ha indebolito a poco a poco la sua virtù e fatto crescere i vizi: quella dolorosa caduta è l'effetto di uno di questi stati... Una casa non crolla mai all'improvviso. Sarà un difetto del fondamento, tanto antico quanto la costruzione, sarà la trascuratezza degli abitanti che ha lasciato penetrare l'acqua a goccia a goccia finché questa ha fatto marcire le travi del tetto e poi, col progredire del tempo, ha formato aperture più grandi e incrinature più pericolose [Cassiano, Collationes, 6, 17].
Ricordate la storiella dello zingaro che andò a confessarsi? È solo una storiella, una barzelletta, perché delle confessioni vere non si parla mai, e poi anche perché ho molta stima per gli zingari. Poveretto! Era veramente pentito: Signor curato, mi accuso di aver rubato una cavezza... — niente di grave, vero? —; dietro c'era attaccato un mulo...; e dietro un'altra cavezza, e un altro mulo... E così via, fino a venti.
Figli miei, la stessa cosa può accadere anche a noi: ci concediamo la cavezza, e dietro viene il resto, una carovana di cattive inclinazioni, di miserie che immeschiniscono e fanno arrossire; e la stessa cosa avviene nei rapporti con gli altri: si comincia con un piccolo sgarbo, e si finisce per voltare le spalle al prossimo, nella più gelida indifferenza. (Amici di Dio, 15)
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San Giuseppe Bilczewski

Arcivescovo di Leopoli (Polonia)

Giuseppe (Josef) Bilczewski nacque il 26 aprile 1860 a Wilamowice, presso Kęty, nell’odierna diocesi di BielskoŻywiec, già diocesi di Cracovia.
Ultimata la scuola elementare a Wilamowice e a Kęty, egli frequentò il ginnasio a Wadowice dove nel 1880 ottenne il diploma di maturità.
Il 6 luglio 1884 venne ordinato sacerdote a Cracovia dal Cardinale Albino Dunajewski.
Nel 1886 conseguì il dottorato in teologia all’Università di Vienna. Dopo ulteriori studi a Roma e a Parigi, nel 1890 sostenne l’esame di abilitazione all’Università Jaghellonica di Cracovia. Un anno dopo divenne professore di teologia dogmatica all’Università Giovanni Casimiro di Leopoli svolgendo anche, per un certo periodo, l’ufficio di decano della facoltà teologica e in seguito di rettore dell’Università stessa.
Come professore fu molto apprezzato dagli studenti e godeva nello stesso tempo la stima e l’amicizia dei suoi colleghi professori dell’Università. Si dedicava molto al lavoro scientifico e acquistò, nonostante l’età relativamente giovane, la fama di autorevole scienziato.
Le sue capacità straordinarie d’intelletto e di cuore furono notate dall’Imperatore d’Austria, Francesco Giuseppe, che presentò Mons. Giuseppe Bilczewski al Santo Padre come candidato alla sede metropolitana vacante di Leopoli.

Papa Leone XIII accolse positivamente la proposta dell’Imperatore e il 17 dicembre 1900 nominò il quarantenne Mons. Giuseppe Bilczewski Arcivescovo di Leopoli di rito latino.
La complessa situazione sociale, economica, etnica e religiosa rese impegnativa la cura della grande diocesi e richiese al Pastore una grande forza morale, una grande fiducia in Dio, una fede rinvigorita dal continuo contatto con Dio.
L’Arcivescovo Giuseppe Bilczewski si distinse per la grande bontà di cuore, la comprensione, l’umiltà, la pietà, la laboriosità e lo zelo pastorale che scaturivano dal suo immenso amore per Dio e per il prossimo.
Prendendo possesso dell’Arcidiocesi di Leopoli indicò, molto chiaramente, il suo programma pastorale che racchiuse nelle parole “sacrificarsi totalmente per la santa Chiesa”. Egli indicava, tra le altre cose, la necessità dello sviluppo del culto al Santissimo Sacramento e il frequente accostarsi alla Santa Comunione.

Una forma particolare dell’azione pastorale dell’Arcivescovo Bilczewski furono le lettere pastorali e gli appelli indirizzati ai sacerdoti e ai fedeli dell’Arcidiocesi. Trattava in essi i problemi della fede e della morale del tempo, nonché le questioni più attuali in campo sociale. Spiegava in essi i temi del culto all’Eucaristia e al Sacro Cuore di Gesù, la pratica della Confessione e l’importanza dell’educazione religiosa e morale dei bambini e dei giovani, nella famiglia e nella scuola. Insegnava l’amore per la Chiesa e il Santo Padre. Si preoccupava, soprattutto, di coltivare numerose e sante vocazioni sacerdotali. Vedeva il sacerdote, prima di tutto, maestro della fede e strumento di Cristo, un padre sia per i ricchi che per i poveri. Impersonando Cristo sulla terra, doveva essere ministro dei sacramenti. Per questo tutto il suo cuore doveva essere dedicato alla celebrazione dell’Eucaristia, per poter nutrire il popolo di Dio col Corpo di Cristo.
Esortava, spesso, i sacerdoti all’adorazione del Santissimo Sacramento. Nella lettera pastorale dedicata al culto dell’Eucaristia, invitava i sacerdoti a partecipare alle Associazioni sacerdotali: Associazione dell’Adorazione perpetua del Santissimo Sacramento e Associazione dell’aiuto alle Chiese cattoliche povere il cui scopo era rinvigorire lo zelo dei sacerdoti stessi. Dedicò anche molta cura alla preparazione dei bambini alla piena partecipazione alla Santa Messa, desiderando che ogni catechesi conducesse i bambini e i giovani all’Eucaristia.

L’Arcivescovo Giuseppe Bilczewski promosse la costruzione di chiese e cappelle, scuole e asili, sviluppò l’insegnamento per far crescere l’istruzione nei fedeli. Aiutava spiritualmente e materialmente le opere più significative che nascevano nella sua Arcidiocesi. La sua vita santa, colma di preghiera, di lavoro e di opere di misericordia fece sì che godesse di grande apprezzamento e rispetto da parte di tutte le confessioni, i riti e le nazionalità presenti in Arcidiocesi. Nel periodo del suo lavoro pastorale non sorsero conflitti nazionalistici o religiosi. Fu un propugnatore dell’unità, della concordia e della pace. Nelle questioni sociali stava sempre dalla parte del popolo e dei poveri. Insegnava che il fondamento della vita sociale deve essere la giustizia perfezionata dall’amore cristiano.

Durante la prima guerra mondiale, quando gli animi erano invasi da odio e da disprezzo, indicava alla gente l’amore infinito di Dio, capace di perdono di ogni sorta di peccato e di offesa. Ricordava la necessità di osservare i comandamenti di Dio e, in particolare quello dell’amore fraterno. Sensibile alle questioni sociali riguardanti la famiglia e la gioventù proponeva con coraggio la soluzione dei problemi in base ai comandamenti dell’amore di Dio e del prossimo. Durante i 23 anni del suo servizio pastorale, ha cambiato il volto dell’Arcidiocesi di Leopoli.

Solo la morte, avvenuta il 20 marzo 1923, ha messo fine alla sua vasta e lungimirante azione pastorale. Lasciò questo mondo godendo fama universale di santità. Secondo la sua volontà fu sepolto nel cimitero di Janów, chiamato il cimitero dei poveri, a Leopoli, desiderando riposare tra coloro per i quali era sempre stato padre e protettore.

Grazie all’impegno dell’Arcidiocesi di Leopoli fu istruito il processo di beatificazione e di canonizzazione. La prima tappa venne conclusa il 17 dicembre 1997 con la dichiarazione dell’eroicità delle virtù dell’Arcivescovo Giuseppe Bilczewski da parte del Servo di Dio Giovanni Paolo II.
Nel mese di giugno 2001 è stato riconosciuto, dalla Congregazione delle Cause dei Santi, come miracoloso, il fatto della rapida, duratura e inspiegabile “quoad modum” guarigione di Marcin Gawlik, ragazzo di 9 anni, da ustioni molto gravi, ottenuta da Dio per l’intercessione dell’Arcivescovo Bilczewski. Si apriva in tal modo la via per la beatificazione, che ebbe luogo il 26 giugno 2001, nella stessa Leopoli, durante la visita apostolica in Ucraina del Servo di Dio Giovanni Paolo II.

Papa Benedetto XVI, nella sua prima cerimonia di canonizzazione, lo ha proclamato santo il 23 ottobre 2005 in Piazza San Pietro.

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Nessuno gli mise le mani addosso

Origene (circa 185-253), sacerdote e teologo
Peri Archôn, 2, 6, 2 : PG 11, 210-211

Riscontriamo in Cristo contemporaneamente i lineamenti umani comuni alla nostra debolezza di mortali, e i lineamenti divini propri soltanto di quella natura sovrana e ineffabile. Di fronte a ciò, l'intelligenza umana, troppo piccola, è presa da tale ammirazione da non sapere che dire e come orientarsi. Sa che Cristo è Dio, e tuttavia lo vede morire ; se poi lo considera un uomo, ecco che lo vede risorgere col suo bottino di vittoria dopo aver distrutto il regno della morte. La nostra contemplazione, meditando nello stesso Gesù la verità delle due nature, deve procedere con riverente timore, evitando sia di attribuire cose indegne o sconvenienti all'ineffabile essenza divina, sia di considerare gli avvenimenti storici come apparenze illusorie.

In verità spiegare tali cose a intelligenze umane e cercare di esprimere parole, è impresa superiore alle nostre forze e ai nostri meriti e supera l'intelligenza e la parola. Anzi, penso che superi le capacità degli stessi apostoli. Ancor più : la spiegazione di questo mistero trascende probabilmente tutto l'ordine delle potenze celesti.
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venerdì 19 marzo 2010

Frequentate Giuseppe e incontrerete Gesù

Ama molto San Giuseppe, amalo con tutta l'anima, perché è la persona, assieme a Gesù, che ha amato di più la Madonna e che più è stato in rapporto con Dio: colui che più lo ha amato, dopo nostra Madre. — Merita il tuo affetto, e ti conviene frequentarlo, perché è Maestro di vita interiore, ed è molto potente presso il Signore e presso la Madre di Dio. (Forgia, 554)

Giuseppe è stato, nell'ordine naturale, maestro di Gesù: ha avuto con Lui rapporti quotidiani delicati e affettuosi, e se n'è preso cura con lieta abnegazione.
Tutto ciò non è forse un buon motivo per considerare questo uomo giusto, questo santo Patriarca, in cui culmina la fede dell'Antica Alleanza, come Maestro di vita interiore? La vita interiore non è altro che il rapporto assiduo e intimo con Cristo, allo scopo di identificarci con Lui.
E Giuseppe saprà dirci molte cose di Gesù. Pertanto, non tralasciate mai di frequentarlo: Andate da Giuseppe, raccomanda la tradizione cristiana con una frase dell'Antico Testamento.
Maestro di vita interiore, lavoratore impegnato nel dovere quotidiano, servitore fedele di Dio in continuo rapporto con Gesù: questo è Giuseppe. Andate da Giuseppe. Da Giuseppe il cristiano impara che cosa significa essere di Dio ed essere pienamente inserito tra gli uomini, santificando il mondo. Frequentate Giuseppe e incontrerete Gesù.
Frequentate Giuseppe e incontrerete Maria, che riempi sempre di pace la bottega di Nazaret.La Chiesa intera riconosce in san Giuseppe il suo protettore e patrono. Nel corso dei secoli si è parlato di lui, sottolineando i vari aspetti della sua vita, che lo mostrano costantemente fedele alla missione ricevuta da Dio.
È per questo che, da molti anni, mi piace invocarlo con un titolo che mi sta a cuore: Padre e signore nostro.San Giuseppe è realmente un padre e signore che protegge e accompagna nel cammino terreno coloro che lo venerano, come protesse e accompagnò Gesù che cresceva e diveniva adulto. (E’ Gesù che passa, 56)
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San Giuseppe

Sposo della B.V.M., Patrono della Chiesa universale

Udienza Generale del Servo di Dio Giovanni Paolo II
(Mercoledì, 19 marzo 2003)

1. Celebriamo quest’oggi la solennità di San Giuseppe, Sposo di Maria (Mt 1,24; Lc 1,27). La liturgia ce lo addita come "padre" di Gesù (Lc 2,27.33.41.43.48), pronto a realizzare i disegni divini, anche quando sfuggono all’umana comprensione. Attraverso di lui, "figlio di David" (Mt 1,20; Lc 1,27), si sono compiute le Scritture e il Verbo Eterno si è fatto uomo, per opera dello Spirito Santo, nel seno della Vergine Maria. San Giuseppe viene definito nel Vangelo "uomo giusto" (Mt 1,19), ed è per tutti i credenti modello di vita nella fede.

2. La parola "giusto" evoca la sua rettitudine morale, il sincero attaccamento alla pratica della legge e l’atteggiamento di totale apertura alla volontà del Padre celeste. Anche nei momenti difficili e talora drammatici, l’umile carpentiere di Nazaret mai arroga per sé il diritto di porre in discussione il progetto di Dio. Attende la chiamata dall’Alto e in silenzio rispetta il mistero, lasciandosi guidare dal Signore. Una volta ricevuto il compito, lo esegue con docile responsabilità: ascolta sollecitamente l’angelo quando si tratta di prendere come sposa la Vergine di Nazaret (cfr Mt 1, 18-25), nella fuga in Egitto (cfr Mt 2, 13-15) e nel ritorno in Israele (cfr ibid. 2, 19-23). In pochi ma significativi tratti gli evangelisti lo descrivono come custode premuroso di Gesù, sposo attento e fedele, che esercita l’autorità familiare in un costante atteggiamento di servizio. Null’altro di lui ci raccontano le Sacre Scritture, ma in questo silenzio è racchiuso lo stile stesso della sua missione: una esistenza vissuta nel grigiore della quotidianità, ma con una sicura fede nella Provvidenza.

3. Ogni giorno San Giuseppe dovette provvedere alle necessità della famiglia con il duro lavoro manuale. Per questo giustamente la Chiesa lo addita come patrono dei lavoratori.
L’odierna solennità costituisce pertanto un’occasione propizia per riflettere anche sull’importanza del lavoro nell’esistenza dell'uomo, nella famiglia e nella comunità.
L’uomo è soggetto e protagonista del lavoro e, alla luce di questa verità, si può ben percepire il nesso fondamentale esistente tra persona, lavoro e società. L’attività umana - ricorda il Concilio Vaticano II - deriva dall’uomo ed è ordinata all’uomo. Secondo il disegno e la volontà di Dio, essa deve servire al vero bene dell’umanità e permettere "all'uomo come singolo o come membro della società di coltivare e di attuare la sua integrale vocazione" (cfr
Gaudium et spes, 35).
Per portare a compimento questo compito, va coltivata una "provata spiritualità del lavoro umano"ancorata, con salde radici, al "Vangelo del lavoro" e i credenti sono chiamati a proclamare e testimoniare il significato cristiano del lavoro nelle loro diverse attività occupazionali (cfr
Laborem exercens, 26).

4. San Giuseppe, santo così grande e così umile, sia esempio a cui i lavoratori cristiani si ispirano, invocandolo in ogni circostanza. Al provvido custode della Santa Famiglia di Nazaret vorrei quest’oggi affidare i giovani che si preparano alla futura professione, i disoccupati e coloro che soffrono i disagi delle ristrettezze occupazionali, le famiglie e l’intero mondo del lavoro con le attese e le sfide, i problemi e le prospettive che lo contrassegnano.
San Giuseppe, patrono universale della Chiesa, vegli sull’intera Comunità ecclesiale e, uomo di pacequal’era, ottenga per l’intera umanità, specialmente per i popoli minacciati dalla guerra, il prezioso dono della concordia e della pace. © Copyright 2003 - Libreria Editrice Vaticana

Sotto la protezione di S. Giuseppe si sono posti Ordini e Congregazioni religiose, associazioni e pie unioni, sacerdoti e laici, dotti e ignoranti. Forse non tutti sanno che Papa Giovanni XXIII, di recente fatto Beato, nel salire al soglio pontificio aveva accarezzato l’idea di farsi chiamare Giuseppe, tanta era la devozione che lo legava al santo falegname di Nazareth. Nessun pontefice aveva mai scelto questo nome, che in verità non appartiene alla tradizione della Chiesa, ma il “papa buono” si sarebbe fatto chiamare volentieri Giuseppe I, se fosse stato possibile, proprio in virtù della profonda venerazione che nutriva per questo grande Santo.

“Qualunque grazia si domanda a S. Giuseppe verrà certamente concessa, chi vuol credere faccia la prova affinché si persuada”, sosteneva S. Teresa d’Avila. “Io presi per mio avvocato e patrono il glorioso S. Giuseppe e mi raccomandai a lui con fervore. Questo mio padre e protettore mi aiutò nelle necessità in cui mi trovavo e in molte altre più gravi, in cui era in gioco il mio onore e la salute dell’anima. Ho visto che il suo aiuto fu sempre più grande di quello che avrei potuto sperare...”( cfr. cap. VI dell’Autobiografia).

Difficile dubitarne, se pensiamo che fra tutti i santi l’umile falegname di Nazareth è quello più vicino a Gesù e Maria: lo fu sulla terra, a maggior ragione lo è in cielo. Il Servo di Dio Giovanni Paolo II confessòdi pregarlo ogni giorno. Additandolo alla devozione del popolo cristiano, in suo onore nel 1989 scrisse l’Esortazione apostolica
Redemptoris Custos (15 agosto 1989) - di cui si consiglia, con un semplice clic sul link, la lettura a quanti volessero approfondire le proprie conoscenze su S. Giuseppe - aggiungendo il proprio nome ad una lunga lista di devoti suoi predecessori: il Beato Pio IX, S. Pio X, Pio XII, il Beato Giovanni XXIII, il Servo di Dio Paolo VI.

Significato del nome Giuseppe : “aggiunto [in famiglia]” (ebraico)

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San Giuseppe, custode fedele dei misteri della salvezza

San Bernardino da Siena (1380-1444), sacerdote francescano
Discorso 2 su san Giuseppe; Opera 7, 16. 27-30 (trad. dal breviario)

Quando la condiscendenza divina sceglie qualcuno per una grazia singolare o per uno stato sublime, concede alla persona così scelta tutti i carismi che le sono necessari per il suo ufficio. Naturalmente essi portano anche onore al prescelto. Ecco quanto si è avverato soprattutto nel grande san Giuseppe, padre putativo del Signore Gesù Cristo e vero sposo della regina del mondo e signora degli angeli. Egli fu scelto dall'eterno Padre come fedele nutrizio e custode dei suoi principali tesori, il Figlio suo e la sua sposa, e assolse questo incarico con la più grande assiduità. Perciò il Signore gli dice: Servo buono e fedele, entra nella gioia del tuo Signore (Mt 25, 21).

Se poni san Giuseppe dinanzi a tutta la Chiesa di Cristo, egli è l'uomo eletto e singolare, per mezzo del quale e sotto il quale Cristo fu introdotto nel mondo in modo ordinato e onesto. Se dunque tutta la santa Chiesa è debitrice alla Vergine Madre, perché fu stimata degna di ricevere Cristo per mezzo di lei, così in verità dopo di lei deve a Giuseppe una speciale riconoscenza e riverenza.

Infatti egli segna la conclusione dell'Antico Testamento e in lui i grandi patriarchi e i profeti conseguono il frutto promesso. Invero egli solo poté godere della presenza fisica di colui che la divina condiscendenza aveva loro promesso. Certamente Cristo non gli ha negato in cielo quella familiarità, quella riverenza e quell'altissima dignità che gli ha mostrato mentre viveva fra gli nomini, come figlio a suo padre, ma anzi l'ha portata al massimo della perfezione. Perciò non senza motivo il Signore soggiunge: « Entra nella gioia del tuo Signore ».

Ricòrdati dunque di noi, o beato Giuseppe, ed intercedi presso il tuo Figlio putativo con la tua potente preghiera; ma rendici anche propizia la beatissima Vergine tua sposa, che è Madre di colui che con il Padre e lo Spirito Santo vive e regna nei secoli infiniti.
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giovedì 18 marzo 2010

Voi scrutate le Scritture... ebbene, sono proprio esse che mi rendono testimonianza

Concilio Vaticano II Costituzione dogmatica sulla divina Rivelazione (Dei Verbum), § 14-16
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Iddio, progettando e preparando nella sollecitudine del suo grande amore la salvezza del genere umano, si scelse con singolare disegno un popolo al quale affidare le promesse... L'economia della salvezza preannunziata, narrata e spiegata dai sacri autori, si trova in qualità di vera parola di Dio nei libri del Vecchio Testamento; perciò questi libri divinamente ispirati conservano valore perenne: « Quanto fu scritto, lo è stato per nostro ammaestramento, affinché mediante quella pazienza e quel conforto che vengono dalle Scritture possiamo ottenere la speranza » (Rm 15,4).

L'economia del Vecchio Testamento era soprattutto ordinata a preparare, ad annunziare profeticamente e a significare con diverse figure l'avvento di Cristo redentore dell'universo e del regno messianico. I libri poi del Vecchio Testamento, tenuto conto della condizione del genere umano prima dei tempi della salvezza instaurata da Cristo, manifestano a tutti chi è Dio e chi è l'uomo e il modo con cui Dio giusto e misericordioso agisce con gli uomini. Questi libri, sebbene contengano cose imperfette e caduche, dimostrano tuttavia una vera pedagogia divina Quindi i cristiani devono ricevere con devozione questi libri: in essi si esprime un vivo senso di Dio; in essi sono racchiusi sublimi insegnamenti su Dio, una sapienza salutare per la vita dell'uomo e mirabili tesori di preghiere; in essi infine è nascosto il mistero della nostra salvezza.

Dio dunque, il quale ha ispirato i libri dell'uno e dell'altro Testamento e ne è l'autore, ha sapientemente disposto che il Nuovo fosse nascosto nel Vecchio e il Vecchio fosse svelato nel Nuovo. Poiché, anche se Cristo ha fondato la Nuova Alleanza nel sangue suo, tuttavia i libri del Vecchio Testamento, integralmente assunti nella predicazione evangelica, acquistano e manifestano il loro pieno significato nel Nuovo Testamento, che essi a loro volta illuminano e spiegano.
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Dio e audacia

Non siate anime dalla visione angusta, uomini o donne minorenni, miopi, incapaci di abbracciare il nostro orizzonte soprannaturale cristiano di figli di Dio. Dio e audacia! (Solco, 96)

Potete esserne sicuri: nel corso degli anni si presenteranno — magari prima di quanto si pensi — situazioni particolarmente dure, che richiederanno molto spirito di sacrificio e un più generoso distacco da se stessi. Coltiva pertanto la virtù della speranza e, audacemente, fa' tuo il grido dell'apostolo: Io ritengo, infatti, che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà esser rivelata in noi [Rm 8, 18]; medita con sicurezza e pace: che cosa sarà l'Amore infinito di Dio, riversato su questa povera creatura?
È ormai il momento, in mezzo alle tue occupazioni abituali, di esercitare la fede, di risvegliare la speranza, di ravvivare l'amore; vale a dire, di rendere attive le tre virtù teologali, che ci spingono a sradicare subito, senza infingimenti, senza false coperture, senza giri di parole, gli equivoci nella nostra condotta professionale e nella nostra vita interiore. (Amici di Dio, 71)
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San Cirillo di Gerusalemme

Vescovo e Dottore della Chiesa (biografia)

Dalla catechesi di Benedetto XVI (Mercoledì 27 giugno 2007)

Cari fratelli e sorelle,
la nostra attenzione si concentra oggi su S. Cirillo di Gerusalemme. La sua vita rappresenta l'intreccio di due dimensioni: da una parte, la cura pastorale e, dall’altra, il coinvolgimento – suo malgrado – nelle accese controversie che travagliavano allora la Chiesa d’Oriente. Nato intorno al 315 a Gerusalemme o dintorni, Cirillo ricevette un’ottima formazione letteraria; fu questa la base della sua cultura ecclesiastica, incentrata nello studio della Bibbia. Ordinato presbitero dal Vescovo Massimo, quando questi morì o fu deposto, nel 348 fu ordinato Vescovo da Acacio, influente metropolita di Cesarea di Palestina, filoariano, convinto di avere in lui un alleato. Fu, perciò, sospettato di avere ottenuto la nomina episcopale mediante concessioni all’arianesimo.

In realtà, ben presto Cirillo venne in urto con Acacio non solo sul terreno dottrinale, ma anche su quello giurisdizionale, perché Cirillo rivendicava l’autonomia della propria sede rispetto a quella metropolitana di Cesarea. Nel giro di una ventina d’anni, Cirillo conobbe tre esili: il primo nel 357, previa deposizione da parte di un Sinodo di Gerusalemme, seguito nel 360 da un secondo esilio ad opera di Acacio, e infine da un terzo, il più lungo – durò undici anni – nel 367 per iniziativa dell’imperatore filoariano Valente. Solo nel 378, dopo la morte dell’imperatore, Cirillo poté riprendere definitivo possesso della sua sede, riportando tra i fedeli l’unità e la pace.

In favore della sua ortodossia, messa in dubbio da alcune fonti coeve, militano altre fonti ugualmente antiche. Tra di esse, la più autorevole è la lettera sinodale del 382, dopo il secondo Concilio ecumenico di Costantinopoli (381), al quale Cirillo aveva partecipato con un ruolo qualificato. In tale lettera, inviata al Pontefice romano, i Vescovi orientali riconoscono ufficialmente la più assoluta ortodossia di Cirillo, la legittimità della sua ordinazione episcopale e i meriti del suo servizio pastorale, che la morte concluderà nel 387.

Conserviamo di lui ventiquattro celebri catechesi, che egli espose come Vescovo verso il 350. Introdotte da una Procatechesi di accoglienza, le prime diciotto di esse sono indirizzate ai catecumeni o illuminandi (photizómenoi); furono tenute nella Basilica del Santo Sepolcro. Le prime (1-5) trattano ciascuna, rispettivamente, delle disposizioni previe al Battesimo, della conversione dai costumi pagani, del sacramento del Battesimo, delle dieci verità dogmatiche contenute nel Credo o Simbolo della fede. Le successive (6-18) costituiscono una «catechesi continua» sul Simbolo di Gerusalemme, in chiave antiariana. Delle ultime cinque (19-23), dette «mistagogiche», le prime due sviluppano un commento ai riti del Battesimo, le ultime tre vertono sul crisma, sul Corpo e Sangue di Cristo e sulla Liturgia eucaristica. Vi è inclusa la spiegazione del Padre Nostro (Oratio Dominica): essa fonda un cammino di iniziazione alla preghiera, che si sviluppa parallelamente all’iniziazione ai tre sacramenti del Battesimo, della Cresima e dell’Eucaristia.

[...] Nel loro complesso, le omelie di Cirillo costituiscono una catechesi sistematica sulla rinascita del cristiano mediante il Battesimo. Al catecumeno egli dice: «Sei caduto dentro le reti della Chiesa (cfr Mt 13,47). Lasciati dunque prendere vivo; non sfuggire, perché è Gesù che ti prende al suo amo, per darti non la morte ma la risurrezione dopo la morte. Devi infatti morire e risorgere (cfr Rm 6,11.14)... Muori al peccato, e vivi per la giustizia fin da oggi» (Procatechesi 5). [...]

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mercoledì 17 marzo 2010

Novena a San Giuseppe - giorno 9 - (18 mar)

San Giuseppe, modello di obbedienza.

San Giuseppe, uno dei tratti più visibili della tua anima è ancora l’obbedienza a Dio. Tutta la tua vita è intessuta di fedeltà, di obbedienza, di fiducia nel Signore che ti ama.

All’inizio del Vangelo Maria, tua fidanzata, si ritrova incinta. Da uomo giusto tu decidi di rinviarla, in segreto, per non farle del male. Ma Dio ti chiede di prenderla ugualmente come sposa fedele. Attento a questo primo messaggio di Dio, tu entri con lui nel cammino ancora misterioso dell’Incarnazione.

Alcuni mesi dopo, l’imperatore romano ordina un censimento nel suo territorio. Confidando nelle vie di Dio, accetti questa seconda prova. Lasci Nazareth e vai a Betlemme, la città di David, dove doveva nascere il Figlio di Dio.

Dopo la visita dei Magi, il Signore si rivolge ancora a te: “Alzati, prendi il Bambino e sua Madre e fuggi in Egitto: resterai là fino a quando te lo dirò io”. Senza perdere un istante, ancora una volta, ti alzi. Di notte, prendi il Bambino e sua Madre per andare in Egitto; e rimani là fino a quando Dio lo desidera.

Passano alcuni anni prima della morte di Erode. Poi il Signore ti dice ancora: “Alzati, prendi il Bambino e sua Madre e ritorna in Israele.” Con una fedeltà ammirevole, tu, San Giuseppe, ti alzi, prendi il Bambino e sua Madre e torni a Nazareth.

Bastano questi avvenimenti per farci comprendere la grandezza della tua obbedienza. Il Vangelo è molto discreto sulle forme che potevano prendere tutti questi interventi di Dio. Ogni volta è un angelo, un messaggero che ti trasmette i suoi ordini.

Ma tu lo sai bene, anche nella nostra vita il Signore si rivolge a noi. Egli ci parla attraverso gli avvenimenti, nel silenzio della preghiera, per mezzo della Chiesa. Aiutaci a conoscere la sua Voce in mezzo a tutti i rumori del mondo. Aiutaci a corrispondervi, affinchè ogni giorno siamo fedeli al suo amore e alla sua volontà.

Amen


I testi di questa novena sono del Beato Andrea Bessette. Ringrazio Maria M. che me li ha fatti conoscere.
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Sapendomi pescatore di uomini… non pesco?

Il Signore vuole da te un apostolato concreto, come quello della pesca di quei centocinquantatré grossi pesci e non altri, presi alla destra della barca. E mi domandi: come mai, pur sapendomi pescatore di uomini, vivendo a contatto con molti compagni, e pur potendo capire verso chi deve essere diretto il mio apostolato specifico, non pesco?... Mi manca Amore? Mi manca vita interiore? Ascolta la risposta dalle labbra di Pietro, nell'altra pesca miracolosa: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte, e non abbiamo preso nulla; tuttavia, sulla tua parola, getterò la rete». In nome di Cristo, ricomincia di nuovo. Rinvigorito: via quella fiacchezza! (Solco 377)

L'apostolato, ansia che consuma interiormente il cristiano della strada, non è qualcosa di diverso dal compito di ogni giorno: si confonde col lavoro quotidiano, quando esso è trasformato in occasione di incontro personale con Cristo.
In questo lavoro, impegnandoci gomito a gomito negli stessi problemi dei nostri compagni, dei nostri amici, dei nostri parenti, potremo aiutarli a raggiungere Cristo, che ci attende presso la riva del lago. Come Pietro prima di essere apostolo, pescatore; dopo essere stato eletto apostolo, pescatore.
Prima e dopo la stessa professione.Passa accanto agli apostoli, accanto ad anime che si sono date a Lui: ed essi non se ne rendono conto. Quante volte c'è Cristo, e non accanto a noi, ma in noi; eppure viviamo una vita tanto umana!
Cristo è vicino, ma i suoi figli non gli rivolgono uno sguardo d'affetto, né una parola d'amore, né gli dedicano un'opera di zelo.Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: infatti non erano lontano da terra se non un centinaio di metri [Gv 21, 8]. Subito mettono la pesca ai piedi del Signore, perché è sua. Così noi impariamo che le anime sono di Dio, che nessuno su questa terra può attribuirsene la proprietà, e che l'apostolato della Chiesa — che è annuncio e realtà di salvezza — non si fonda sul prestigio di qualcuno, ma sulla grazia divina. (Amici di Dio, 264-267)
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