mercoledì 21 maggio 2014

Preghiera del mattino 21/V/2014

Padre celeste, tu che innalzi gli umili e abbassi i potenti dal loro trono, innalzaci con Cristo, tuo Figlio, perché il suo Spirito vivifichi i nostri spiriti vacillanti. 
Concedici la forza di sopportare le difficoltà della giornata e di ricavarne frutti in abbondanza, uniti a Cristo, tuo Figlio, che vive e regna con te nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
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A Maria Santissima Madre della Divina Grazia

Preghiera a Maria Santissima:

A Maria Santissima Madre della Divina Grazia "per chiedere qualunque grazia" 

Vergine Maria, ascolta con bontà la mia preghiera. Vengo da te, accanto al Tabernacolo del Tuo Figlio Gesù, perché ho bisogno di Te che sei Madre e di Lui che è Salvatore. 
Mi incoraggia il Tuo invito di Mamma. Le parole che leggo sopra la Tua dolce immagine: 
«Siedi qui dove stiamo insieme» 
 mi aprono il cuore alla speranza. Sono qui da Te, nel Tuo Santuario ed ho la certezza del Tuo sguardo e del Tuo sorriso. Ho la stanchezza della strada e del cammino, ho la miseria e la debolezza delle tentazioni, ho il rimorso dei peccati, ho il peso del mio quotidiano dovere .... 
Tu vedi tutto quello che ho, dentro o Maria! Tu prega per me e per tutti. Sei Madre di grazia: in Te c'è bontà e onnipotenza. 
Concedi quello che ti domando: il perdono dei peccati nel sangue del Tuo Gesù, la Grazia che salva l'anima e la conduce in Cielo, la forza per aver fiducia e vincere il male, la perseveranza finale per morire fra le tue braccia. 
Per me Ti prego, o Maria, ma non solo per me. Prego per la Chiesa, per i peccatori, per i poveri e i malati, per i bambini e i giovani, per tutti, affinche nel mondo, dove Tu sei chiamata Regina, venga il Regno della verità e dell'amore, il Regno del Tuo Gesù. 
Sei Madre, o Maria; sei per me Fiducia. Ascolta questa povera voce che sale dal cuore! Non mi abbandonare! Da Mamma dimmi di si. E così sia! Madre mia, Fiducia mia! 
Ave Maria.... (3 volte)
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martedì 20 maggio 2014

Commento al Vangelo 20-05-2014

Dal Vangelo secondo Giovanni (14,27-31)
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Vi lascio la pace, vi dò la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: Vado e tornerò a voi; se mi amaste, vi rallegrereste che io vado dal Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l'ho detto adesso, prima che avvenga, perché quando avverrà, voi crediate. Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il principe del mondo; egli non ha nessun potere su di me, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre e faccio quello che il Padre mi ha comandato”. 

COMMENTO AL VANGELO - P. LINO PEDRON 
Gesù, dopo aver parlato dello Spirito Santo, dona ai suoi discepoli la sua pace. Essa sintetizza la pienezza dei beni messianici e si differenzia da quella del mondo che si esaurisce nella gioia effimera del piacere e del successo (Gv 16,20). Inondato dalla pace di Cristo, il cuore dei credenti non deve turbarsi o spaventarsi per la prossima partenza del Maestro, perché egli ritornerà da loro (vv.27-28). 
I discepoli non devono rattristarsi, ma rallegrarsi perché Gesù va dal Padre che è più grande di lui. In realtà il Padre è più grande di tutti (Gv 10,29), anche del Figlio suo, perché è la fonte dell'essere, della vita e dell'agire del Figlio e di tutte le creature (Gv 5,19ss). Egli è l'ideatore delle storia e della salvezza. Gesù informa in anticipo i suoi amici della sua partenza per favorire la loro fede quando questo avverrà (v.29). 
Gli avvenimenti finali della vita terrena di Gesù stanno concludendosi: il Rivelatore è alle ultime battute della sua missione. Il principe di questo mondo ha già scatenato la sua ultima offensiva (v.30). Egli può dominare gli uomini e servirsene come satelliti, ma non ha alcun potere su Cristo. Con l'esaltazione del Cristo, il demonio è stato sconfitto e detronizzato (Gv 12,31), è stato giudicato e condannato (Gv 16,11). Gesù però deve dimostrare il suo amore per il Padre, eseguendo il suo piano di salvezza che esige il suo sacrificio, perciò deve accettare la sconfitta della croce che è la vittoria effimera del principe di questo mondo. 
Facendo la volontà del Padre, sottomettendosi spontaneamente alla sua passione dolorosa, Gesù mostra all'umanità fino a quale punto egli ama il Padre (v.31). 
Questo sembra l'unico passo del vangelo di Giovanni nel quale si parla dell'amore di Gesù per il Padre.
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Un fioretto al giorno: 20 maggio

Devo mettere da parte il mio orgoglio se desidero che gli altri mi amino e mi stimino
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Preghiera del mattino 20/V/2014

Dio Padre onnipotente, tu che hai mandato il tuo Figlio unigenito per riconciliare il mondo con te, scaccia la paura dai nostri cuori, concedici di vivere nella pace di Cristo e permettici così di vincere la sfida posta dalla fede in Cristo, tuo Figlio, nostro Signore, che vive e regna con te nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
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lunedì 19 maggio 2014

Un fioretto al giorno: 19 maggio

Devo ricordarmi queste parole: l'uomo senza fede, non ha speranza e di logica non ha la carità
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Richiesta di preghiere 19-mag-2014

Vi chiedo gentilmente una preghiera per la mamma di mia moglie che è caduta e si è rotto un femore e per l'intricata soluzione familiare che nonostante le nostre preghiere sembra sempre più ingarbugliata. 
Vi ringrazio col cuore in mano.
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Preghiera del mattino 19/V/2014

Dio Padre onnipotente, il tuo Verbo si è fatto carne ed è venuto fra noi per farci rimanere sempre con te. 
Manda il tuo Spirito nei nostri cuori oggi, perché ci ricordi l'insegnamento di Cristo e ci faccia osservare, in comunione con i santi, i suoi comandamenti, ora e sempre.
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domenica 18 maggio 2014

Preghiera del mattino 18/V/2014

Signore Gesù Cristo, fin dalla mia infanzia so che tu sei la via, la verità, la vita. Questa affermazione vale per tutti gli uomini. 
Questa mattina, penso che tu sia la mia via, la mia verità e la mia vita. Tu non lo dici a tutti, è a me che parli. 
Questo mi getta nello stupore e nella gratitudine. La via ha un obiettivo, la verità un contenuto, la vita un'origine. 
Sebbene io sappia che tu sei nel Padre e che il Padre è in te, chiedo con Filippo: mostrami il Padre. Fa' che io lo incontri incontrandoti oggi. 
Amen.
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Signore, facci vedere il Padre e ci basta

Dal Vangelo secondo Giovanni (14,1-12)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via». Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch'egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre». 

COMMENTO AL VANGELO - P. DOLINDO RUOTOLO 
Signore, facci vedere il Padre e ci basta Gli apostoli erano rimasti turbati e sconvolti da quello che Gesù aveva loro detto che sarebbe stato con loro solo per poco, e che l’avrebbero cercato, ma non avrebbero potuto seguirlo dov’Egli sarebbe andato allora. Il loro turbamento era tanto più profondo, in quanto sembrava loro che svanissero d’un tratto tutte le speranze che avevano concepite, e gli ideali che avevano sognati. Speravano ancora che Gesù avesse dovuto trionfare clamorosamente e politicamente dei nemici d’Israele, e inaugurare un regno glorioso, nel quale essi avrebbero avuto posti eminenti; speravano che questo dovesse presto avverarsi, e pregustavano forse, fantasticamente, la confusione che avrebbero avuta i suoi nemici; ora, il sentir parlare di tradimento, e implicitamente di morte, li turbava e disorientava. Per questo Gesù, rincuorandoli, disse: Il vostro cuore non si turbi, abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me; cioè: abbiate fede in Dio che saprà compiere le sue promesse, ed abbiatela anche in me che non vi lascerò delusi nella speranza che avete riposta in me. 
Al dolore per la mancata realizzazione delle loro speranze e dei loro sogni si univa, negli apostoli, quello per essi anche più penoso della separazione dal loro amatissimo Maestro. Le sue parole, infatti, erano un annuncio di prossima morte, ed essi pensavano, angosciati, che non l’avrebbero più visto. Per questo Gesù soggiunse che Egli se ne andava per preparare loro il posto, perché nella Casa del Padre suo c’erano molte dimore. Se non fosse così – soggiunse –, ve l’avrei detto,cioè mi sarei licenziato da voi definitivamente; ma io verrò di nuovo, vi prenderò con me, e sarete anche voi dove io sarò. Come padre amoroso, per non scoraggiarli, prospettò l’epilogo del loro pellegrinaggio ed il premio che avrebbero avuto un giorno, ma certo questo epilogo di gioia non sarebbe avvenuto né presto né senza lunghe e penose prove, delle quali, tante volte, aveva parlato loro, e delle quali dava l’esempio, e perciò soggiunse: Voi sapete dove io vado e ne sapete la via. Non volle parlar esplicitamente del cammino della croce, ma si richiamò con una sola espressione a quello che tante volte aveva detto, per non disorientarli in quel momento di angoscia. 
Tommaso prese l’espressione di Gesù in senso materialmente letterale e, immaginando che Gesù volesse fare un viaggio lontano, disse: Signore, noi non sappiamo dove tu vada, e come possiamo conoscerne la via? Con una parola sublime, Gesù gli rispose, aprendo all’umanità un orizzonte magnifico di ascensioni, e disse: Io sono la via la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per me.Egli è la via, l’unica via di salvezza, perché con i suoi meriti riconcilia gli uomini con Dio, li muove con la sua grazia, li illumina e li dirige con i suoi esempi e con la sua dottrina. 
Egli non traccia solo la via della salvezza, ma è la via della salvezza, di modo che nessuno può andare a Dio se non per Lui, incorporandosi a Lui, e lasciandosi portare da Lui. La via è un tratto immobile che congiunge due termini lontani. Napoli, per esempio, è lontana da Roma, e nessuno, stando in questa città, può trovarsi a Roma. La via congiunge questi due luoghi, e rappresenta il prolungamento dell’uno verso l’altro. 
La via partecipa, quindi, dei due luoghi che congiunge: Roma-Napoli e Napoli-Roma. Gesù Cristo è Dio e uomo, e congiunge in sé questi due termini infinitamente distanti; chi va a Lui Redentore, si avanza verso Dio, e a misura che più si stacca da sé e più si congiunge a Lui, più si trova vicino a Dio e più lo raggiunge. La perfezione è, in fondo, un progredire in questa unione d’amore, un perdere di vista sempre più se stesso, ma congiungersi maggiormente a Lui, fin quasi a combaciare col punto di arrivo cui Egli ci porta. Gesù Cristo è la verità prima ed essenziale, poiché è l’infinita ed eterna sapienza, conoscenza sostanziale e infinita del Padre. Dio è colui che è; è la verità, l’unica verità dalla quale dipendono tutte le altre, l’unico assioma infinitamente vivente. 
Chi va a Dio deve conoscerlo per amarlo, e non può conoscerlo fuori di Gesù Cristo che ce lo rivela in tutte le verità che ci annuncia. Noi non siamo capaci di conoscere l’eterna verità senza di Lui, e non possiamo quindi ascendere a Dio, conoscendolo e apprezzandolo sopra tutte le cose che unendoci a Gesù Cristo con una pienissima fede. Gesù Cristo come Dio è la vita per essenza, e come uomo è la causa meritoria della vita soprannaturale che ci viene comunicata per mezzo della grazia e della gloria. Egli ci vivifica, e da Lui dobbiamo attingere la vita, comunicandoci di Lui. Gesù Cristo è la via che ci porta a Dio, la luce che illumina la via, la forza che la fa percorrere. È la vera Via delle ascensioni umane, è la vera sapienza dell’intelletto nostro, ed è la vera vita delle nostre attività e del nostro cuore. 
Per Lui si nasce soprannaturalmente e si percorre la via dell’eternità; per Lui si ha, diremmo, l’uso della ragione soprannaturale, e si conosce la verità; per Lui e in Lui il cuore viene vivificato ed ama Dio sopra tutte le cose.
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Un fioretto al giorno: 18 maggio

Per migliorare la mia vita, devo essere più fedele ai miei impegni di lavoro e di cristiano
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Un fioretto al giorno: 17 maggio

Devo alimentare la mia fede con la lettura quotidiana del Vangelo
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venerdì 16 maggio 2014

Commento al Vangelo 16-05-2014

Dal Vangelo secondo Giovanni (14, 1-6) 
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l'avrei detto. Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io. E del luogo dove io vado, voi conoscete la via”. Gli disse Tommaso: “Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?”. Gli disse Gesù: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”. 

COMMENTO AL VANGELO - P. LINO PEDRON 
Gesù riprende l'argomento della sua imminente partenza esortando i discepoli alla fiducia, perché egli sta andando a preparare loro un posto nel regno del Padre e poi tornerà a prenderli per portarli con sé. 
I discepoli possono provare angoscia e tristezza per la separazione dal Maestro, ma Gesù li previene informandoli che la sua lontananza sarà temporanea. La "casa del Padre" indica lo stato beato di intima unione in cui vive Dio con la sua famiglia. In questa casa dimora per diritto il Figlio (Gv 8,35), il quale può preparare dei posti per i suoi amici: in essa "vi sono molti posti" (v. 2). 
Lo stato di beatitudine consiste nell'essere con il Cristo glorioso. 
Dal tema del viaggio verso la casa del Padre, Gesù, con naturalezza, passa a parlare della via (v. 4). Per giungere al Padre bisogna passare per il Figlio. Tommaso desidera concretezza e chiarezza nei discorsi. Egli aveva capito che Gesù parlava di una via nel senso materiale di strada, mentre Gesù sta parlando della via come mezzo per giungere a Dio, come strumento per mettersi in contatto personale con il Padre. 
Per questa ragione, nella sua replica all'apostolo, Gesù proclama di essere la via per andare verso Dio. Gesù proclama di essere il mediatore per mettersi in contatto personale con il Padre. Nessuno può arrivare a Dio con le proprie forze, né può servirsi di altri mediatori. Come nessuno può andare verso il Cristo, se non gli è concesso dal Padre (Gv 6,65), così nessuno può giungere al Padre senza la mediazione di Gesù (v. 6). Gesù proclama anche di essere la verità e la vita. I
 sostantivi via, verità e vita sono applicati a Cristo per indicare le sue tre funzioni specifiche di mediatore, rivelatore e salvatore. Gesù è l'unica persona che mette in rapporto con il Padre, che manifesta in modo perfetto la vita e l'amore di Dio per l'umanità, e comunica al mondo la salvezza che è la vita di Dio. Solo Gesù può condurre l'uomo a Dio, perché egli solo vive nel Padre e il Padre vive in lui.
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Un fioretto al giorno: 16 maggio

Impegnati a conoscere tutte le vie buone che conducono al Paradiso.
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Preghiera del mattino 16/V/2014

Padre, desideriamo una dimora più bella, in cui regni la pace e in cui non ci siano più discordie. 
Ti ringraziamo per il dono di tuo Figlio: egli ci ha fatto capire che la sua dimora è la nostra, che suo Padre è il nostro Padre, perché egli è la Via, la Verità e la Vita.
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giovedì 15 maggio 2014

Commento al Vangelo 15-05-2014

Dal Vangelo secondo Giovanni (13, 16-20)
In quel tempo, dopo che ebbe lavato i piedi ai discepoli, Gesù disse loro: “In verità, in verità vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un apostolo è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica. Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto; ma si deve adempiere la Scrittura: ''Colui che mangia il pane con me, ha levato contro di me il suo calcagno''. Ve lo dico fin d'ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io Sono. In verità, in verità vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato”.

COMMENTO AL VANGELO - P. LINO PEDRON
Gesù, al termine del suo gesto di umiltà e di servizio (la lavanda dei piedi), può esortare, con la forza dell'esempio, i discepoli al servizio vicendevole nella comunità cristiana. Egli fa leva sulla sua condizione divina di Signore e Maestro per invitare i discepoli a imitare il suo esempio di umile servitore dei fratelli (Gv 13,14).
Se il Figlio di Dio si è abbassato tanto per amore dei discepoli, a maggior ragione essi devono servirsi reciprocamente. Egli ha dato l'esempio che i suoi discepoli devono imitare: devono amarsi come Gesù li ha amati (Gv 13,34; 15,12) e devono prestarsi i più umili servizi a imitazione di Cristo che è venuto per servire (Mc 10,41-45; Lc 22,24-27).
Con l'esortazione alla pratica delle sue parole, Gesù intende rivolgersi soprattutto al discepolo che sta per tradirlo; per questo specifica che non intende parlare di tutti i discepoli. Costoro, infatti, eccetto Giuda, hanno osservato la parola di Dio (Gv 17,6) e hanno creduto nell'Inviato del Padre (Gv 17,8). Gli undici apostoli fedeli a Cristo sono stati custoditi dal Figlio di Dio (Gv 15,16; 17,12) e il Padre li preserverà dal maligno (Gv 17, 5).
Il caso di Giuda corrisponde al disegno divino, in quanto adempie la Scrittura che aveva già predetto il tradimento del Messia da parte di uno dei suoi amici più intimi (v.18). Il testo biblico citato qui da Giovanni è il Sal 41,10. La denuncia anticipata del traditore favorisce la fede dei discepoli nella divinità di Gesù (v.19).
Il brano si conclude con un detto di Gesù che troviamo anche nei sinottici (Mc 9,37 e par.; Mt 10,40 e par.). In questo detto Gesù proclama che l'accoglienza riservata alla sua persona e ai suoi inviati, in realtà, è fatta al Padre. Questo detto sull'accoglienza di Gesù probabilmente vuole insinuare, per antitesi, la gravità del rifiuto del Cristo da parte del traditore.
Nel vangelo di Giovanni "accogliere Gesù" molto spesso significa credere in lui, aderendo alla sua persona divina (1,12; 3,33; 5,43).
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Tutto posso in Colui che mi da forza

Cari amici,
Papa Francesco nelle Udienze generali sta presentando i doni dello Spirito Santo, in sintonia col tempo liturgico che la Chiesa sta vivendo....
Mercoledì ha parlato con semplicità e con profondità del dono della fortezza, del quale oggi c’è un particolare bisogno per rimanere forti e saldi nella fede.
“Quanti, quanti uomini e donne, noi non sappiamo il nome, ma che onorano il nostro popolo, onorano la nostra Chiesa, perché sono forti: forti nel portare avanti la loro vita, la loro famiglia, il loro lavoro, la loro fede. Ma, questi nostri fratelli e sorelle sono santi, santi quotidiani, santi nascosti in mezzo a noi: hanno proprio il dono della fortezza per portare avanti il loro dovere di persone, di padri, di madri, di fratelli, di sorelle, di cittadini. Tanti ne abbiamo, tanti!”
“Con il dono della fortezza lo Spirito Santo libera il terreno del nostro cuore, lo libera dal torpore, dalle incertezze e da tutti i timori che possono frenarlo, in modo che la Parola del Signore venga messa in pratica, in modo autentico e gioioso. E’ un vero aiuto questo dono della fortezza, ci dà forza, anche ci libera di tanti impedimenti”.
“L’apostolo Paolo ha detto una frase che ci farà bene sentire: ‘Tutto posso in Colui che mi dà la forza’. Ma, quando viene la vita ordinaria, quando vengono le difficoltà, ricordiamo questo: ‘Tutto posso in Colui che mi dà la forza’. Il Signore dà la forza, sempre, non manca. Il Signore non ci prova più di quello che noi possiamo tollerare. Lui è sempre con noi. ‘Tutto posso in Colui che mi dà la forza’”.
Vostro Padre Livio
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Un fioretto al giorno: 15 maggio

Prendi l'impegno di recitare le umili preghiere che sicuramente hai imparato da piccolo ma che ora hai trascurato. 
La Madonna ti sarà accanto.
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Preghiera del mattino 15/V/2014

Signore, il mondo cerca il segreto della felicità e la situa nella ricchezza. 
Fa' che troviamo la felicità nel servizio, nella santità e nell'umiltà. 
Liberaci dalla sete di potere e di gloria e fa' che cerchiamo prima di tutto il regno dei cieli, sapendo che ci darai tutto il resto in più.
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mercoledì 14 maggio 2014

Commento al Vangelo 14-05-2014

Dal Vangelo secondo Giovanni (15, 9-17)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Come il Padre ha amato me, così anch'io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri”. 

COMMENTO AL VANGELO - P. LINO PEDRON 
Come il Padre ama il Figlio, così il Figlio ama i suoi discepoli e, proprio perché li ama con un amore così grande, li scongiura di rimanere nel suo amore. Gesù spiega come si rimane concretamente nel suo amore: osservando i suoi comandamenti, cioè vivendo la sua parola. 
Il Cristo si presenta come modello: egli ha custodito i precetti del Padre e perciò vive intimamente unito a lui. Gesù si rivela come la vite della verità, cioè come la fonte della rivelazione e della salvezza mediante la manifestazione della vita di amore del Padre per inondare di pace, di gioia piena e di felicità profonda il cuore dei suoi amici. I precetti dati da Gesù ai suoi discepoli sono tanti, ma il suo comandamento specifico, che li contiene tutti, è uno solo: l'amore scambievole tra i suoi discepoli. L'elemento distintivo caratteristico dell'amore fraterno tra i discepoli è la sua misura e il suo modello: "Come io vi ho amati" (v.12). 
Il Cristo si presenta come l'esemplare dell'amore forte ed eroico, fino al vertice supremo (Gv 13,1. 34) e come il fondamento di questo amore: è lui che lo rende possibile all'uomo. Difatti la particella "come" (kathòs) indica non solo un paragone, ma anche la base su cui poggia il comportamento del discepolo (Gv 6,57; 13,15). Gesù può dare con efficacia il suo comandamento perché egli è il Maestro dell'amore e ne ha offerto agli amici la prova suprema con il sacrificio della vita (v.13). 
Il dono della vita per gli amici costituisce il segno più eloquente dell'amore forte e concreto. L'amore di Dio si è manifestato nel dono del suo Figlio unigenito (Gv 3,16; 1Gv 4,9-10). L'amore di Dio è sperimentabile e concreto. L'amore dei discepoli dev'essere altrettanto concreto e impegnativo. L'amore autentico per il Signore si dimostra osservando i suoi comandamenti (1Gv 2,4-5). Chi non vive la parola di Cristo, che prescrive l'amore per i fratelli, non può amare Dio (1Gv 4,20-21). 
Gesù considera amici i suoi discepoli perché li ha resi partecipi dei segreti della sua vita divina (v.15). Egli ha rivelato loro il nome, cioè la persona del Padre e quindi li ha resi partecipi della vita di Dio rivelando e comunicando loro la vita del Padre (Gv 8,26.40). Questo rapporto d'amore non è frutto di una scelta dei discepoli, ma è dono, è grazia. Gli apostoli, e dopo di loro tutti i credenti, sono stati scelti dal Cristo per essere suoi amici e suoi missionari (v.16). Gesù preannuncia la fecondità apostolica dei suoi amici. 
Una delle conseguenze importanti di questa unione fruttuosa con Cristo è l'esaudimento delle loro richieste al Padre, fatte nel nome di Gesù (v.16).
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Preghiera del mattino 14/V/2014

Padre che sei nei cieli, il tuo Santo Figlio Gesù ci ha assicurato che tu ci concederai tutto quanto ti chiederemo. 
Ci ha posto una sola condizione: quella di restare nel tuo amore. 
Così noi comprendiamo che abbiamo da chiederti una sola cosa veramente necessaria: fa' che nulla ci separi dal tuo amore. 
Concedici di saper restare nello spazio misericordioso della tua carità, e dacci ogni altra cosa utile a rafforzare il nostro amore.
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Un fioretto al giorno: 14 maggio

Se sono giunto alla determinazione di consacrarmi alla Madonna devo farlo nel modo migliore mantenendo la promessa
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martedì 13 maggio 2014

Richieste di preghiere 13-mag-2014

Carissimi, il papà di don Christian, un sacerdote della mia parrocchia, ha finito il suo percorso terreno per raggiungere la Casa del Padre. 
Preghiamo il Signore che accolga l'anima di questo fratello e doni a don Christian e alla sua famiglia serenità e pace. 
Grazie. 
Ardea da Trieste 

Chiedo una preghiera urgente per il piccolo Mattia di 7 anni, che questa sera avrà una visita medica. Purtroppo ci sono dei sintomi poco chiari... 
La Madonna di Fatima lo benedica e allontani da lui ogni male. 
Grazie per le vostre preghiere. Che Dio vi benedica. 
Laura
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Commento al Vangelo 13-05-2014

Dal Vangelo secondo Giovanni (10, 22-30)
Ricorreva in quei giorni a  Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era d'inverno. Gesù passeggiava nel tempio, sotto il portico di Salomone. Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: “Fino a quando terrai l'animo nostro sospeso? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente”. Gesù rispose loro: “Ve l'ho detto e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste mi danno testimonianza; ma voi non credete, perché non siete mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io dò loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano. Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio. Io e il Padre siamo una cosa sola”. 

COMMENTO AL VANGELO - P. LINO PEDRON 
La festa della dedicazione del tempio di Gerusalemme ricorreva a metà dicembre. Con tale solennità i giudei celebravano l'anniversario della purificazione del tempio operata da Giuda Maccabeo (cfr 1Mac 4,36-59; 2Mac 10,1-8). 
I giudei mascherano la loro intenzione ipocrita, dichiarando di avere l'animo sospeso; fingono di avere il desiderio sincero di conoscere la verità. Gesù risponde richiamando le sue precedenti dichiarazioni, dalle quali potevano dedurre facilmente la sua messianicità. Egli, per invitare ancora una volta i suoi avversari alla fede, fa appello alla testimonianza delle sue opere straordinarie compiute nel nome del Padre: esse sono la garanzia divina della sua messianicità. 
I giudei non accettano la testimonianza divina delle opere compiute da Gesù perché non sono pecore di Cristo: le pecore di Cristo ascoltano la sua voce, i giudei invece non credono. 
Le pecore di Gesù si trovano in mani sicure, perché sono custodite con cura dal Padre e dal Figlio, queste due persone che vivono in comunione e in intimità perfetta, come dice Gesù: "Io e il Padre siamo una cosa sola" (v. 30). Le parole di Gesù, di essere una cosa sola con Dio, si rivelano scandalose agli orecchi degli increduli giudei. In questo testo Giovanni pone sulla bocca di Gesù tre affermazioni che mettono in risalto l'identità delle pecore e le loro caratteristiche in rapporto a Cristo: ascoltano la sua voce, lo seguono e non periranno mai. La qualità fondamentale di chi è aperto alla fede è anzitutto l'ascolto: "Chi ascolta la mia parola e crede in colui che mi ha mandato ha la vita eterna" (Gv 5,24). 
Chi ascolta il Maestro ha la vita e diventa suo confidente. E a sua volta è conosciuto da lui con una unione personale e profonda che si concretizza nell'amore (Gv 10,4). Ma l'ascolto implica il seguire Gesù, ed è azione e impegno. Chi si fida di Gesù, che "ha parole di vita eterna" (Gv 6,68), gode dei beni messianici e porta frutti di vita duratura (Gv 10,10-15; 14,6). Inoltre chi lo segue sarà custodito da lui (Gv 17,12), nessun ladro lo potrà rapire e nessuna prova o persecuzione lo vincerà perché Gesù, cosciente della sua missione, lo custodisce e lo preserva dai pericoli nella sicurezza e nella pace. Solo chi appartiene al gregge di Cristo riconosce nella sua parola la qualità di Messia e di buon Pastore, che agisce a nome del Padre, in unità di azione e di amore. 
Il credente, a differenza di colui che non è delle pecore di Cristo, sente vicino nella sua vita il Signore che gli dà sicurezza, perché in lui vede il Padre che gli dona la vita eterna, che è conoscenza del Padre e del Figlio (Gv 6,40; 17,3.22).
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Un fioretto al giorno: 13 maggio

Decidi di allontanarti da qualche cosa o da qualcuno che sai per te essere un pericolo fisico e morale e chiedi coraggio a Maria
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Preghiera del mattino 13/V/2014

Padre, ti rendiamo grazie per la tua sollecitudine e per la tua bontà; ti rendiamo grazie per il dono di tuo Figlio, perché senza pastore ci saremmo sentiti abbandonati, senza guida ci saremmo smarriti e senza tuo Figlio non avremmo potuto conoscere te, nostro Padre.
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lunedì 12 maggio 2014

Preghiera della sera/11

29-set-2012 
È bene ricordarci delle parole di un canto parrocchiale: "Se la speranza ti ha fatto avanzare più della paura, avrai gli occhi aperti. 
Allora, potrai resistere fino al sole del nuovo giorno". Un detto popolare assicura che dopo ogni inverno arriva la primavera, o che dopo il venerdì santo c'è sempre una Pasqua... 
Concedimi, Signore, questa speranza perché, in mezzo alle prove e alle sofferenze, i miei occhi non ti abbandonino mai e possano vedere il tuo sole e la tua grazia.
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Un fioretto al giorno: 12 maggio

Prenderò l'impegno di leggere nei miei momenti liberi qualche pagina del Vangelo.
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