sabato 21 luglio 2012

Preghiera del mattino del 21/VII/2012

Dio, tu ci conosci a fondo, tu sai fino a che punto abbiamo bisogno di essere convertiti. 
Ma noi abbiamo paura di cambiare. 
Eppure tu vieni verso di noi con la tua parola buona e generosa. 
Fa' che oggi non ci sottraiamo, che siamo aperti e pronti a ricevere la tua parola, in Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore, che vive con te nell'unità dello Spirito Santo, e regna per l'eternità. 
Signore manda la Tua benedizione su di noi e anche sulle persone che ci sono ostili. 
Trasforma ogni maledizione in benedizione.
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venerdì 20 luglio 2012

Il Figlio dell’uomo è signore del sabato

Mt 12,1-8
In quel tempo Gesù passò, in giorno di sabato, fra campi di grano e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere delle spighe e a mangiarle. Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato».  Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Egli entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell'offerta, che né a lui né ai suoi compagni era lecito mangiare, ma ai soli sacerdoti. O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio vìolano il sabato e tuttavia sono senza colpa? Ora io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio. Se aveste compreso che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrifici, non avreste condannato persone senza colpa. Perché il Figlio dell'uomo è signore del sabato».

Gesù riporta il sabato alla sua vera funzione di spazio dell'azione di Dio nella storia dell'uomo. La vera misura dell'osservanza del sabato, cioè del proprio rapporto con Dio, non è il culto con tutte le sue prescrizioni ma la misericordia che si manifesta nelle opere d'amore verso i bisognosi.
Gesù è il figlio dell'uomo signore del sabato: è lui l'inviato di Dio autorizzato a dirci cosa Dio vuole o non vuole, che cosa è più importante o meno importante. Per Dio la realtà più importante è l'uomo. L'uomo è più importante del tempio e più importante del sabato (Mt 2,27).
I farisei di allora e quelli di tutti i tempi partivano da un principio che sembra assolutamente giusto, ma che è completamente sbagliato: Dio è superiore all'uomo, quindi prima viene l'onore di Dio, poi il bene dell'uomo. A questo ragionamento soggiace la convinzione che l'onore di Dio, che è amore, possa trovarsi in conflitto col bene dell'uomo.
La gloria di Dio, invece, è sempre il bene dell'uomo, come ci ricorda sant'Ireneo: "La gloria di Dio è l'uomo vivente". La signoria di Dio, padrone del sabato, si manifesta nell'amore e quindi la vera osservanza del sabato dev'essere una celebrazione dell'amore di Dio per l'uomo e dell'uomo verso il suo simile. La religione non consiste nell'osservanza arida e ossessiva della legge, ma nell'accogliere la misericordia di Dio e nel donarla agli altri. I farisei non hanno misericordia verso i discepoli di Gesù che hanno fame. La misericordia che si preoccupa della fame del prossimo è più importante del sacrificio, cioè dell'osservanza puramente letterale della legge del sabato.
Il comandamento dell'amore è il criterio sul quale vanno valutati tutti gli altri: o sono manifestazioni d'amore o decadono. Il sabato (la domenica per noi cristiani) dev'essere il giorno della misericordia accolta e donata.
Padre Lino Pedron
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Preghiera del mattino del 20/VII/2012

Signore e Padre, ancora non so che cosa mi porterà la giornata di oggi. 
Vi sono dei giorni in cui percepisco la libertà della mia forza creatrice, ma altri in cui gli obblighi mi opprimono. 
Fammi vivere oggi in vista della mia salvezza e di quella degli altri. 
Ti prego nel nome di Gesù Cristo, nostro Signore. 
Amen.
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giovedì 19 luglio 2012

Io sono mite e umile di cuore

Mt 11,28-30
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero». 


Gli affaticati e gli oppressi sono coloro che penavano sotto le pesanti prescrizioni della legge e che si sentivano smarriti davanti alla dottrina difficile e complicata dei rabbini. Gesù invita tutti costoro a cercare nel suo vangelo la vera volontà di Dio: una volontà esigente, ma lineare e semplice, alla portata di tutti. Gesù si definisce mite e umile di cuore. Mite significa l'atteggiamento di Gesù nei confronti degli uomini, un atteggiamento lineare, coraggioso ma non violento; misericordioso, tollerante, pronto al perdono, ma anche severo ed esigente. Umile indica l'atteggiamento ubbidiente e docile alla volontà del Padre: un atteggiamento interiore, libero e voluto. Il "riposo" che Gesù offre, corrisponde alla promessa biblica di pace e felicità. Al seguito di Gesù, la volontà di Dio non è più un giogo oppressivo e duro, ma genera già ora quella pace gioiosa promessa agli umili e ai miti, garanzia della salvezza definitiva. Gli insegnamenti degli scribi e dei farisei, invece, sono "pesanti fardelli che impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito" (Mt 23,4) e producono allontanamento da Dio e disperazione di potersi salvare. Al contrario, il "carico" di Gesù è leggero; la religione cristiana non consiste nell'osservanza della legge giudaica ma nell'entrare nel rapporto del Figlio con il Padre assumendo l'atteggiamento dei piccoli. Tutti coloro che sono disillusi da ogni forma di religione che non salva e appesantisce la vita sono invitati a seguire Gesù che porta al mondo la religione vera e definitiva. Gesù si presenta " mite e umile di cuore". Mite significa il suo atteggiamento accogliente e misericordioso verso gli uomini. Umile di cuore indica il suo atteggiamento ubbidiente alla volontà del Padre. Gesù non è un maestro autoritario. Egli non impone agli altri i pesi che prima non ha portato lui. Il giogo è "suo" perché l'ha portato lui per primo ed è "leggero" perché non contiene ordini assurdi e impossibili. Lo ricordava Pietro nell'assemblea degli apostoli e degli anziani a Gerusalemme: "Or dunque, perché continuate a tentare Dio, imponendo sul collo dei discepoli un giogo che né i nostri padri né noi siamo stati in grado di portare? Noi crediamo che per la grazia del Signore Gesù siamo salvati…" (At 15,10-11). E la prima lettera di Giovanni ci assicura: "I suoi comandamenti non sono gravosi" (1Gv 5,3). 
Padre Lino Pedron
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mercoledì 18 luglio 2012

Siate bambini che desiderano la Parola di Dio

La nostra volontà, con la grazia, è onnipotente davanti a Dio. —Così, di fronte a tante offese al Signore, se diciamo a Gesù con volontà efficace, nell'andare in tram, per esempio: “Dio mio, vorrei fare tanti atti d'amore e di riparazione quanti sono i giri delle ruote di questa vettura”, in quello stesso istante, nei confronti di Gesù, abbiamo realmente amato e riparato secondo il nostro desiderio. Questa “sciocchezza” non esula dall'infanzia spirituale: è il dialogo eterno tra il bambino innocente e il padre innamorato pazzo di suo figlio: —Quanto mi vuoi bene? Dimmi! —E il piccolo scandisce: —Mol-ti mi-lio-ni! (Cammino, 897) 


Nella vita interiore è assai vantaggioso per noi tutti essere quasi modo geniti infantes, come quei piccoli che sembrano fatti di gomma, che sanno godere persino dei loro capitomboli, perché si rimettono subito in piedi per continuare le loro scorribande e perché hanno anche, se è necessario, il conforto dei genitori. 
Se ci comportiamo come loro, gli inciampi e gli insuccessi — peraltro inevitabili — della vita interiore non sboccheranno mai nell'amarezza. Reagiremo col pentimento, ma senza sconforto, e col sorriso che sgorga, come acqua limpida, dalla gioia della nostra condizione di figli di Dio, figli del suo Amore di Padre, della sua grandezza, della sua sapienza infinita, della sua misericordia. Ho imparato, nei miei anni di servizio al Signore, ad essere figlio piccino di Dio. E' ciò che chiedo a voi: siate quasi modo geniti infantes, bambini che desiderano la parola di Dio, il pane di Dio, l'alimento di Dio, la fortezza di Dio, per comportarvi d'ora innanzi come veri cristiani (Amici di Dio, 146)
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Io ti lodo, Dio, e ti ringrazio per il tuo Figlio Gesù.

Mt 11,25-27
In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.

L'opera di Gesù è presentata come rivelazione di Dio. Le "cose" che il Padre ha rivelato ai piccoli sono l'intero vangelo, cioè quella nuova comprensione di Dio e della sua volontà che è manifestata nei comportamenti e nelle parole di Gesù. I sapienti e gli intelligenti, ai quali il Padre ha tenuto nascoste queste cose, sono i rabbini e i farisei che restano ciechi di fronte alla chiarezza delle parole di Gesù e irritati perché predica ai poveri. I piccoli non sono i bambini, ma gli uomini senza cultura, senza competenza nelle scienze religiose. Concretamente, al tempo di Gesù, erano i poveri popolani disprezzati cordialmente dagli scribi e dai farisei. Di essi dicevano: "Un ignorante non può sfuggire al peccato e un uomo dei campi non può appartenere a Dio". Questo brano contiene un forte richiamo alla conversione rivolto a tutti, ma specialmente ai teologi. La rivelazione della sapienza di Dio non incontra l'uomo nella sua sapienza e assennatezza, ma dove smette di fare affidamento sulla propria sapienza. Dio dona la sua rivelazione a modo suo. Il cuore umano trova riposo quando accoglie come dono la bontà e l'amore di Dio e quando percorre deciso il cammino nel quale Cristo l'ha preceduto: il cammino della croce.
Padre Lino Pedron
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Preghiera del mattino del 18/VII/2012

Io ti lodo, Dio, e ti ringrazio per il tuo Figlio Gesù. 
In Lui Tu ti avvicini a me. 
È grazie alla sua parola che io imparo a conoscerti. 
Egli mi libera dalla paura e mi dà coraggio. 
Per amore di Lui, ho fiducia in Te per dare ai miei giorni un senso e un compimento alla mia vita.
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martedì 17 luglio 2012

Nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne e la terra di Sòdoma saranno trattate meno duramente di voi

Mt 11,20-24 
Allora si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidone fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidone saranno trattate meno duramente di voi.  E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!». 


I contemporanei di Gesù, che non hanno voluto credere alle sue parole, non si sono lasciati persuadere neppure dalle sue opere prodigiose. Il rifiuto delle città del lago strappa a Gesù un'esclamazione di sofferenza e di indignazione, come un lamento che sale alle labbra di fronte a una disgrazia che poteva essere evitata. Le città fortificate della Galilea furono le prime ad essere assediate ed espugnate dai romani, fin dal 67, durante la rivolta del 67-70, che culminò nella distruzione di Gerusalemme. L'evangelista ci vuole ricordare la maggiore prontezza dei pagani nell'accogliere il vangelo in confronto con il popolo di Israele. L'alternativa al giudizio di condanna è la conversione a Cristo. Non esiste una terza possibilità. Il rifiuto cosciente della fede rende l'uomo colpevole. 
Padre Lino Pedron
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Queste crisi mondiali sono crisi di santi

È giunto per noi un giorno di salvezza, di eternità. Una volta ancora si odono i richiami del Pastore Divino, le sue parole affettuose: “Vocavi te nomine tuo” — ti ho chiamato per nome. Come nostra madre, Egli ci invita per nome. Anzi: con il nomignolo affettuoso, famigliare. — Laggiù, nell'intimità dell'anima, chiama, e bisogna rispondere: “Ecce ego, quia vocasti me” — eccomi, perché mi hai chiamato, deciso stavolta a non permettere che il tempo passi come l'acqua sui ciottoli, senza lasciare traccia. (Forgia, 7) 


Voi e io facciamo parte della famiglia di Cristo, perché in lui Dio ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà (...) 
La meta che vi propongo — o meglio, la meta che Dio indica a noi tutti — non è un miraggio o un ideale irraggiungibile: potrei portarvi molti esempi di gente della strada, come voi e come me, uomini e donne, che hanno incontrato Gesù che passa quasi in occulto [Gv 7,10] per i crocicchi apparentemente più usuali, e si sono decisi a seguirlo, abbracciando con amore la croce di ogni giorno [Cfr Mt 16,24]. In questo tempo di sgretolamento generale, di cedimenti e di scoraggiamenti, o di libertinaggio e di anarchia, mi sembra ancor più attuale la semplice e profonda convinzione che, agli inizi del mio lavoro sacerdotale, e sempre, mi ha consumato nel desiderio di comunicarla a tutta l'umanità: queste crisi mondiali sono crisi di santi. (...) 
Vita interiore: è un'esigenza della chiamata che il Maestro ha acceso nell'anima di tutti. Dobbiamo essere santi — se mi consentite l'espressione — da capo a piedi: cristiani veri, autentici, canonizzabili; altrimenti avremo fallito come discepoli dell'unico Maestro. Badate inoltre che Dio, fissando la sua attenzione su di noi, concedendoci la grazia che ci sostiene nella lotta per raggiungere la santità in mezzo al mondo, ci impone anche l'obbligo dell'apostolato. (Amici di Dio, nn. 2-5)
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Preghiera del mattino del 17/VII/2012

Signore, fammi riconoscere l'impronta della tua gloria sul cammino della mia vita. 
Fammi riconoscere i segni del tuo amore in tutto ciò che mi capita. 
Non lasciare che la mia fiducia si indebolisca, ma fammi diventare luce di speranza per tutti quelli che ti cercano. 
La pace e la benedizione del Signore scendano su tutti voi e sui vostri cari.
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lunedì 16 luglio 2012

Preghiera alla B.V. del Carmelo

O Maria, Madre del Carmelo, a Te consacro tutta la mia vita quale piccolo tributo per le tante grazie e benedizioni che attraverso le tue mani ho ricevuto da Dio. 
Tu guardi con particolare benevolenza coloro che indossano il tuo Scapolare; Ti supplico perciò di sostenere la mia fragilità con le tue virtù, d' illuminare con la tua sapienza le tenebre della mia mente e di accrescere in me la fede, la speranza e la carità, affinché possa ogni giorno renderti il tributo di umile omaggio. 
Il sacro Scapolare richiami su di me gli sguardi tuoi misericordiosi e sia pegno della tua particolare protezione nella lotta quotidiana, sì che possa rimanere fedele al Figlio tuo e a Te. 
Il tuo Scapolare mi tenga lontano da ogni peccato e mi doni ogni giorno la certezza che Tu sei vicino a me e il desiderio di imitare le tue virtù. 
D' ora in poi cercherò di vivere in soave unione con il tuo Spirito e di offrire tutto a Dio per mezzo tuo. 
O Madre dilettissima, il tuo indefettibile amore! faccia sì che un giorno sia concesso anche a me, indegno peccatore, di trasformare il tuo Scapolare nell' eterna veste nuziale e di abitare con Te e con i Santi del Carmelo nel Regno del Figlio tuo. 
Così sia.
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Sono venuto a portare non pace, ma spada

Mt 10,34-11,1
Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. Sono infatti venuto a separare l'uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; e nemici dell'uomo saranno quelli della sua casa. Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà. Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d'acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa». Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città.

Gesù non è venuto a suscitare guerre fratricide, ma a portare un messaggio d'amore e di salvezza. Egli non ha mandato i suoi discepoli a portare la spada, ma la pace (Mt 5,9; 10,12-13), il perdono (Mt 6,14-15), la riconciliazione (Mt 5,23-26), la mitezza (Mt 5,39-42; 10,16) e l'amore dei nemici (Mt 5,43-48).
Ma davanti a questo splendido messaggio di bontà gli uomini possono reagire in due modi: accogliendo o rifiutando il vangelo. Quelli che si oppongono in modo violento al vangelo e agli evangelizzatori producono la rottura e la divisione. E ciò può avvenire anche all'interno della stessa famiglia. Gesù è venuto a portare la spada del giudizio di Dio che separa il bene dal male, coloro che credono in lui da coloro che lo rifiutano.
La parola di Dio è come una spada che penetra nell'intimo di ogni persona e la giudica mettendo in evidenza le sue vere intenzioni (Eb 4,12-13). Di fronte a questa scelta radicale, pro o contro Cristo, il discepolo deve essere disposto a prendere la croce della rottura con i familiari e a seguire Cristo. E' questione di vita o di morte. E per avere la vita eterna bisogna essere disposti a perdere la vita temporale. Cristo è Dio che dev'essere amato più di ogni altra persona, perfino più di se stessi. Il linguaggio di Gesù è comprensibile per chi crede che Dio risuscita i morti e dà la vita eterna a chi ha perduto la vita per causa di Cristo.
La conclusione del discorso missionario non è rivolta ai missionari, ma a coloro che li accolgono. Chi accoglie i missionari accoglie Cristo e il Padre che li ha mandati.
Accoglierli come profeti significa prima di tutto ascoltarli e accettare il messaggio che annunciano. Accoglierli come giusti significa non considerarli come semplici viandanti che chiedono ospitalità, ma come uomini di Dio. Accoglierli come piccoli significa considerarli deboli e bisognosi.
E' il Signore che li ha mandati senza soldi e senza mezzi (Mt 10,9-10): essi hanno affidato il problema del loro sostentamento alla provvidenza del Padre e all'accoglienza dei fratelli. E coloro che li accolgono non devono preoccuparsi perché, se sono dei veri missionari, si accontenteranno di poco (un bicchiere d'acqua fresca), di quel minimo indispensabile per riprendere il viaggio e l'annuncio del regno di Dio.
Nella conclusione del discorso, Matteo vuole mettere in evidenza che quanto ha scritto è il documento ufficiale della missione apostolica per tutti i discepoli di tutti i tempi.
Padre Lino Pedron
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Porta sul petto il santo scapolare

Porta sul petto il santo scapolare del Carmine. —Poche devozioni —ci sono molte e bellissime devozioni mariane— sono così radicate tra i fedeli e così ricche di benedizioni dei Pontefici. —E poi, è così materno quel privilegio sabatino! (Cammino, 500) 


Quando ti domandarono quale immagine della Madonna t'ispirava più devozione, e rispondesti —come chi ne ha ben fatto esperienza— “Tutte”, compresi che eri un figlio buono: perciò ti piacciono —“Mi fanno innamorare”, dicesti— tutti i ritratti di tua Madre. (Cammino, 501) 


Maria, maestra di orazione. —Guarda come prega suo Figlio, a Cana. E come insiste, senza perdersi d'animo, con perseveranza. —E come ottiene. —Impara. (Cammino, 502). 


Se vuoi essere fedele, sii molto mariano. La Madre nostra —dall'annuncio dell'Angelo fino alla sua agonia al piedi della Croce— non ha avuto altro cuore né altra vita che quella di Gesù. Ricorri a Maria con tenera devozione di figlio, ed Ella ti otterrà la lealtà e l'abnegazione che desideri. (Via Crucis, Stazione. XIII, n.4)
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Preghiera del mattino del 16/VII/2012

Buon Dio, aiutami ad accettare questa giornata, sia per quello che avrà di piacevole sia per quello che avrà di difficile. 
Fa' che oggi io non cerchi solo la mia felicità, che non persegua solo i miei scopi, che non imponga le mie idee. 
Fa' che sia attento e sensibile alle buone idee degli altri, al loro desiderio di essere riconosciuti e capiti. 
Fa' che mi apra a coloro che vivono ai margini della mia vita, e ai quali sovente non faccio attenzione. 
Fa' che esca dalla ristrettezza dei miei pensieri, concedimi un cuore grande.
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domenica 15 luglio 2012

Incominciò a mandarli a due a due

Dal Vangelo secondo Marco 6,7-13. 
Allora chiamò i Dodici, ed incominciò a mandarli a due a due e diede loro potere sugli spiriti immondi. E ordinò loro che, oltre al bastone, non prendessero nulla per il viaggio: né pane, né bisaccia, né denaro nella borsa; ma, calzati solo i sandali, non indossassero due tuniche. E diceva loro: «Entrati in una casa, rimanetevi fino a che ve ne andiate da quel luogo. Se in qualche luogo non vi riceveranno e non vi ascolteranno, andandovene, scuotete la polvere di sotto ai vostri piedi, a testimonianza per loro». E partiti, predicavano che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano di olio molti infermi e li guarivano.

Beato Giovanni Paolo II (1920-2005), papa 
Messaggio per la 42a Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni 17/04/2005 
Dice a Pietro: Duc in altum – Prendi il largo (Lc 5, 4). Pietro e i primi compagni si fidarono della parola di Cristo, e gettarono le reti (Novo millennio ineunte, 1).... Chi apre il cuore a Cristo non soltanto comprende il mistero della propria esistenza, ma anche quello della propria vocazione, e matura splendidi frutti di grazia. ...Vivendo il Vangelo sine glossa, il cristiano diventa sempre più capace di amare al modo stesso di Cristo, di cui accoglie l'esortazione: Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste (Mt 5, 48). Egli si impegna a perseverare nell'unità con i fratelli entro la comunione della Chiesa, e si pone al servizio della nuova evangelizzazione per proclamare e testimoniare la stupenda verità dell'amore salvifico di Dio. 
Cari giovani, è a voi che, in modo particolare, rinnovo l'invito di Cristo a prendere il largo. ... Fidatevi di Lui, mettetevi in ascolto dei suoi insegnamenti, fissate lo sguardo sul suo volto, perseverate nell'ascolto della sua Parola. Lasciate che sia Lui a orientare ogni vostra ricerca e aspirazione, ogni vostro ideale e desiderio del cuore. ... Penso al tempo stesso alle parole rivolte da Maria, sua Madre, ai servi a Cana di Galilea: Fate quello che vi dirà (Gv 2, 5). Cristo, cari giovani, vi chiede di prendere il largo e la Vergine vi incoraggia a non esitare nel seguirlo. Salga da ogni angolo della terra, sostenuta dalla materna intercessione della Madonna, l'ardente preghiera al padre celeste per ottenere operai nella sua messe (Mt 9, 38). 
Gesù, Figlio di Dio, in cui dimora la pienezza della divinità, Tu chiami tutti i battezzati a prendere il largo, percorrendo la via della santità. Suscita nel cuore dei giovani il desiderio di essere nel mondo di oggi testimoni della potenza del tuo amore. Riempili con il tuo Spirito di fortezza e di prudenza perché siano capaci di scoprire la piena verità di sé e della propria vocazione. Salvatore nostro, mandato dal Padre per rivelarne l'amore misericordioso, fa' alla tua Chiesa il dono di giovani pronti a prendere il largo, per essere tra i fratelli manifestazione della tua presenza che rinnova e salva. Vergine Santa, Madre del Redentore, guida sicura nel cammino verso Dio e il prossimo, Tu che hai conservato le sue parole nell'intimo del cuore, sostieni con la tua materna intercessione le famiglie e le comunità ecclesiali, affinché aiutino gli adolescenti e i giovani a rispondere generosamente alla chiamata del Signore. Amen.
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Cerca di attenerti a un piano di vita

Assoggettarsi a un piano di vita, a un orario —mi hai detto— è così monotono! E ti ho risposto: c'è monotonia perché manca Amore. (Cammino, 77) 


Cerca di attenerti a un piano di vita, con costanza: alcuni minuti di orazione mentale, assistere alla santa Messa — ogni giorno se ti è possibile — e ricevere la Comunione, ricorrere con regolarità al santo Sacramento del perdono — anche se la tua coscienza non ti accusa di peccato mortale —, la visita a Gesù nel Tabernacolo, la recita del santo Rosario con la contemplazione dei misteri, e tante altre pratiche stupende che già conosci o puoi imparare. 
Non devono diventare norme rigide, compartimenti stagni; indicano un cammino duttile, adattato alla tua condizione di uomo che vive in mezzo al mondo, con un lavoro professionale intenso, con dei doveri e delle relazioni sociali: da non trascurare, perché proprio in quei compiti continui a incontrare il Signore. Il tuo piano di vita deve essere come un guanto di gomma che si adatta perfettamente alla mano che lo calza. 
 Non dimenticare che quello che conta non è fare molte cose; limitati a compiere, con generosità, quelle cose che puoi fare ogni giorno, sia che ne abbia o no la voglia. Quelle pratiche ti condurranno, quasi senza che te ne avveda, all'orazione contemplativa. Germoglieranno sempre di più dalla tua anima gli atti di amore, le giaculatorie, gli atti di ringraziamento e di riparazione, le comunioni spirituali. E tutto ciò mentre assolvi i tuoi obblighi: mentre prendi il telefono o sali su un mezzo di trasporto, mentre chiudi o apri una porta, quando passi davanti a una chiesa, quando inizi un nuovo compito, o mentre lo svolgi o quando lo concludi; farai tutto alla presenza di Dio tuo Padre. (Amici di Dio, 149) 
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Preghiera del mattino del 15/VII/2012

Dio santo che sei Trinità! 
Grazie alla testimonianza di altri uomini, la notizia del tuo dono salvatore e l'offerta della tua salvezza hanno raggiunto me e molti altri.
Per mezzo della fede e dei sacramenti della tua Chiesa, sono stato liberato dal male. 
Ho trovato la pace, la conoscenza della verità, e la forza di un vero amore. Ti ringrazio. 
Tu vuoi che tutti gli uomini conoscano il tuo amore per acquistare la facoltà di vivere veramente. 
Insegnaci tutte le preghiere e tutto l'impegno che aspetti da ciascuno di noi e dalla tua Chiesa, perché gli uomini trovino in gran numero il cammino della fede. 
Aiutaci ad acquistare la facoltà di impegnarci con convinzione per la salvezza.
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sabato 14 luglio 2012

Che bello essere giullare di Dio!

A volte, qualcuno mi ha detto: Padre, io mi sento stanco e freddo; quando prego o compio qualche norma di pietà, mi sembra di star facendo una commedia... A questo amico, e a te — se ti trovi nella stessa situazione —, rispondo: una commedia? — Gran cosa, figlio mio! Fa' la commedia! Il Signore è il tuo spettatore!: il Padre, e il Figlio, e lo Spirito Santo; la Trinità Beatissima ci starà contemplando, nei momenti in cui “facciamo la commedia”. — Agire così davanti a Dio, per amore, per fargli piacere, quando si vive contropelo, com'è bello! Essere giullare di Dio! Come è stupenda questa recita compiuta per Amore, con sacrificio, senza alcuna soddisfazione personale, per compiacere il nostro Signore! — Questo sì che è vivere d'Amore. (Forgia, 485) 


Non vi nascondo che, nel corso degli anni, mi hanno avvicinato persone che con dolore mi hanno detto: «Padre, non so che cosa succede, ma mi sento stanco e freddo; la mia vita di pietà, prima tanto sicura e semplice, mi sembra divenuta una commedia...». A chi si trova in questa situazione e a tutti voi rispondo: «Una commedia? Benissimo! Il Signore sta giocando con noi, come un padre coi figli». 
Si legge nella Scrittura: Ludens in orbe terrarum [Pro 8, 31], Dio si ricrea sul globo terrestre e non ci abbandona, infatti subito aggiunge: Deliciae meae esse cum filiis hominum [Pro 8, 31], ho posto le mie delizie tra i figli dell'uomo. Il Signore gioca con noi! Quando ci sembra di star facendo la commedia, perché ci sentiamo freddi, apatici; quando siamo annoiati e senza volontà; quando ci riesce difficile compiere il nostro dovere e raggiungere le mete spirituali che ci eravamo prefissi, è giunta l'ora di pensare che Dio gioca con noi e attende che gli rappresentiamo la nostra 'commedia' con bravura. 
Non mi importa dirvi che il Signore, in certe occasioni mi ha concesso molte grazie; di solito, però, vado contropelo. Seguo il mio piano, non perché mi attrae, ma perché devo farlo, per Amore. «Ma, Padre, si può fare la commedia con Dio? Non è ipocrisia?» Stai tranquillo: per te è venuto il momento di recitare una commedia umana davanti a uno spettatore divino. Persevera, perché il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo contemplano la tua commedia; fa' tutto per amor di Dio, per fargli piacere, anche se ti costa. Che bella cosa essere giullare di Dio! 
Che cosa buona recitare la commedia per Amore, con sacrificio, senza cercare la soddisfazione personale, per piacere a Dio nostro Padre, che gioca con noi! Mettiti di fronte al Signore e confidagli: «Non ho nessuna voglia di fare la tal cosa, tuttavia la offrirò per Te». Poi falla davvero, anche se pensi che sia una commedia. Benedetta commedia! Ti assicuro che non è ipocrisia, perché gli ipocriti hanno bisogno di pubblico per la loro messinscena. Invece, gli spettatori della nostra commedia — lasciami ripetere — sono il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, la Vergine Santissima, san Giuseppe e tutti gli angeli e i santi del Cielo. La nostra vita interiore non racchiude in se altro spettacolo che questo: Cristo che passa quasi in occulto [Cfr Gv 7, 10], quasi nascosto. (Amici di Dio, 152)
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Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo

Mt 10,24-33
Un discepolo non è più grande del maestro, né un servo è più grande del suo signore;  è sufficiente per il discepolo diventare come il suo maestro e per il servo come il suo signore. Se hanno chiamato Beelzebùl il padrone di casa, quanto più quelli della sua famiglia! Non abbiate dunque paura di loro, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all'orecchio voi annunciatelo dalle terrazze. E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l'anima e il corpo.  Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri! Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli. 


I discepoli non devono cercare o attendersi una sorte diversa da quella toccata al loro Maestro. Se Gesù è stato calunniato e chiamato Beelzebùl, il principe dei demoni, quanto più saranno calunniati i suoi discepoli. Il nome Beelzebùl, dato in senso dispregiativo a Gesù, significa "padrone della casa". Per questo i suoi discepoli sono chiamati "i suoi familiari", cioè quelli della sua casa. 
Il comandamento "Non temete" ripetuto tre volte è un forte invito al coraggio. Il coraggio deve manifestarsi nel parlare chiaro e nel gridare coi fatti il messaggio di Cristo, nel non temere la persecuzione e la morte del corpo, e nel non vergognarsi mai di Cristo davanti agli uomini. 
La paura dei discepoli nasce dalla mancanza di fede in Dio Padre e dalla mancanza di libertà nei confronti di se stessi. Per seguire Cristo bisogna rinnegare se stessi (Mt 10,37-39). Chi non rinnega se stesso, rinnega Cristo, come ha fatto Pietro (Mt 26,69-75). 
Riconoscere il Cristo davanti agli uomini è molto più che parlare di lui o associarsi alla comunità dei cristiani: è solidarietà totale con il suo mistero di morte e risurrezione. 
La morte del martire non è assenza di Dio, ma realizzazione del progetto di Dio e configurazione al Cristo morto e risorto, culmine della testimonianza cristiana. 
Padre Lino Pedron
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I Santi sono l'immagine viva dell'amore di DIo

Solo attraverso la preghiera è possibile raggiungere l'ideale di S. Agostino: "L'amore di Dio fino al disprezzo di sé", a un disprezzo non solo immaginario ma reale, cosicché, conoscendo sempre meglio noi stessi, il nostro niente e le nostre debolezze, possiamo disprezzare realmente noi stessi e desiderare che gli altri ci trattino come meritiamo. (S.Massimiliano Kolbe)
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Preghiera del mattino del 14/VII/2012

Buon Dio, comincio questa giornata con fiducia, perché tu sei qui, perché tu hai promesso di essere con me. Ma io la comincio anche con tanti dubbi. 
Sii vicino a me quando sentirò pesare su di me le esigenze di questo giorno. 
Ti prego oggi per tutti coloro che iniziano la giornata nella paura e nell'angoscia. 
Ti prego per i malati, i solitari, le tante vittime dell'ingiustizia e della violenza, per tutti coloro che sono costretti a vivere nell'insoddisfazione o nell'insicurezza. 
Sii anche con loro. 
Fa' sentire loro la tua presenza. 
Fa' vedere loro i segni della tua presenza e della solidarietà umana. 
E fa' che io non smetta di aspirare ad un mondo di giustizia, e di lavorare per essa.
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venerdì 13 luglio 2012

Non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro

Mt 10,16-23 
 Ecco: io vi mando come pecore in mezzo a lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe. Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell'ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi. Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato. Quando sarete perseguitati in una città, fuggite in un'altra; in verità io vi dico: non avrete finito di percorrere le città d'Israele, prima che venga il Figlio dell'uomo. 


Questa parte del discorso è introdotta da due metafore che illustrano la situazione pericolosa dei discepoli inviati in missione. 
Solo un miracolo può far sopravvivere le pecore in mezzo ai lupi. 
A questo proposito merita di essere ricordata un'affermazione di Tanhuma Toledoth 32b: "Qualcosa di grande accade alla pecora (Israele) che sopravvive tra settanta lupi (i settanta popoli del mondo: Gen 10)… Grande è il pastore che la salva e la sorveglia". 
Le parole "io vi mando", poste all'inizio del testo, vogliono mettere in luce proprio questo aspetto di protezione da parte di Gesù buon pastore (Gv 10). Ma, pur confidando nella protezione divina, è necessario un comportamento umano che tenga conto della pericolosità della situazione. 
L'una cosa non esclude l'altra. 
Il discepolo, nel pericolo, deve comportarsi in modo che si manifesti la sua fiducia nella protezione divina e il buon uso delle doti che Dio gli ha dato. Qualunque sia il senso particolare attribuito all'astuzia dei serpenti e alla semplicità delle colombe, vi si trovano connessi l'atteggiamento di fiducia in Dio e quello di ponderazione nei rapporti umani. 
Il serpente è simbolo della scaltrezza (Gen 3,1), la colomba è il simbolo del candore (Ct 5,2; 6,9). Nel Midrash sul Cantico dei cantici leggiamo: "Riferendosi agli Israeliti Dio disse: Con me sono semplici come le colombe, ma tra i popoli del mondo sono astuti come i serpenti". La fedeltà a Cristo mette i discepoli in contrasto anche con i parenti e i connazionali che non vogliono accogliere l'annuncio del vangelo: "Sarete odiati da tutti a causa del mio nome" (v. 22). 
Il discepolo, quando è perseguitato, deve perseverare fino alla fine (v. 22). Non c'è alternativa per essere salvati. Il vangelo impegna a tempo pieno e per sempre. La persecuzione fa parte della storia della salvezza: è la via della croce che continua. 
Il mondo ha odiato il Cristo e continua a odiarlo nei suoi discepoli. La ragione dell'odio è sempre la stessa: "per causa mia" (v. 18). Il mondo odia i discepoli di Cristo perché con la loro esistenza lo mettono in questione, lo turbano e lo contestano. La persecuzione è una magnifica occasione per testimoniare Cristo davanti a tutti (v. 18). 
Gesù non promette ai suoi missionari il successo e il prestigio, ma prospetta loro un destino di sofferenza e di persecuzione. Essi non devono preoccuparsi di fronte alle aggressioni, ma attendere e avere fiducia nell'azione di Dio. Il discepolo è chiamato a percorrere la strada della testimonianza nella sofferenza, prendendo come modello Gesù, il crocifisso risorto. Il v. 23 promette la consolazione e il conforto della venuta del Figlio dell'uomo. 
Egli si prenderà cura dei suoi messaggeri perseguitati e scacciati. 
Padre Lino Pedron
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L' orazione: “conversazione amorosa con Gesù”

Ho sempre inteso l'orazione del cristiano come una conversazione amorosa con Gesù, che non si deve interrompere neppure nei momenti in cui siamo fisicamente lontani dal Tabernacolo, perché tutta la nostra vita è fatta di strofe d'amore umano, rivolte a Dio..., e sempre siamo in grado di amare. (Forgia, 435) 


Non manchino mai, nella nostra giornata, alcuni minuti dedicati in modo speciale a frequentare Dio, elevando verso di Lui il nostro pensiero, senza che le parole debbano affiorare alle labbra, perché cantano nel cuore. Dedichiamo a questa norma di pietà un sufficiente periodo di tempo, a ora fissa, se è possibile. E accanto al Tabernacolo, facendo compagnia a Colui che vi si è stabilito per Amore. Ma se questo non è possibile, in un luogo qualsiasi, perché il nostro Dio dimora in modo ineffabile nelle nostre anime in grazia. Ti consiglio, comunque, di recarti in oratorio, sempre che possa: e faccio attenzione a non chiamarlo cappella, perché sia più chiaro che si tratta di un luogo ove stare non già con atteggiamento da cerimonia ufficiale, bensì in raccoglimento e intimità per innalzare la mente al cielo, convinti che dal Tabernacolo Gesù ci vede, ci ascolta, ci attende e ci presiede, perché Egli è là, realmente presente, nascosto sotto le specie sacramentali. 
Ognuno di voi, se vuole, può trovare la sua propria via per questo colloquio con Dio. Non mi piace parlare di metodi o di formule, perché non mi è mai garbato costringere la gente dentro schemi rigidi: ho cercato di aiutare tutti ad avvicinarsi al Signore rispettando ogni anima così com'è. con le sue caratteristiche proprie. Chiedete al Signore che metta i suoi progetti nella vostra vita; non solo nella mente, ma anche nell'intimo del cuore e in tutta la nostra attività esterna. Siate sicuri che in tal modo vi risparmierete una gran parte delle amarezze e delle pene che l'egoismo procura e sentirete la forza di promuovere il bene attorno a voi. Quante contrarietà si dileguano quando interiormente ci mettiamo ben vicini al nostro Dio che non ci abbandona mai! Si rinnova, con modalità diverse, quell'amore per i suoi, per i malati, per gli infelici, che fa dire a Gesù: «Che ti succede?». «Mi succede...» e, subito, la luce o, almeno, la forza di accettare, e la pace. 
Invitandoti a queste confidenze con il Maestro, mi riferisco soprattutto alle difficoltà che nascono dentro di te, perché la maggior parte degli ostacoli alla nostra felicità provengono da un orgoglio più o meno nascosto. Ci giudichiamo di grande valore e dotati di qualità straordinarie; e quando gli altri non ci stimano tali, ci sentiamo umiliati. Ecco una buona occasione per ricorrere alla preghiera e rettificare, con la convinzione che non è mai tardi per cambiare di rotta. Ma è molto opportuno dare inizio a questo cambiamento quanto prima. 
Nell'orazione, con l'aiuto della grazia, la superbia può trasformarsi in umiltà. E germoglia nell'anima la vera gioia, pur dovendo costatare che ancora portiamo del fango sulle ali, la melma della nostra triste miseria, che comincia a essiccarsi. Più tardi, con l'aiuto ella mortificazione, quel fango cadrà, e potremo volare molto in alto, perché il vento della misericordia di Dio ci sarà favorevole. (Amici di Dio, 249)
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Preghiera del mattino del 13/VII/2012

In quest'ora mattutina, sii lodato e ringraziato, o Dio. 
Io ti ringrazio di poter vivere in un ambiente dove la nostra professione di fede non ci nuoce troppo. 
Penso questa mattina, davanti a te, ai tanti cristiani che sono esposti agli attacchi, alle minacce o alla tortura a causa della loro fede e del loro impegno a favore della giustizia. 
Sostienili. 
Ma non abbandonare neppure coloro che li perseguitano. 
Apri loro gli occhi alla verità e all'umanità. 
Sii oggi vicino a tutti coloro che hanno bisogno di essere incoraggiati e consolati.
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giovedì 12 luglio 2012

Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date

Mt 10,7-15
Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino.Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento. In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti. Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi. Se qualcuno poi non vi accoglie e non dà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dei vostri piedi. In verità io vi dico: nel giorno del giudizio la terra di Sòdoma e Gomorra sarà trattata meno duramente di quella città.

La predicazione degli apostoli riprende e continua l'annuncio del regno dei cieli fatto da Gesù (4,17) e dal Battista (3,2). Tale annuncio viene fatto con la parola (v. 7), con le azioni di bene (v. 8a) e con la testimonianza della vita (vv. 8a-10). La testimonianza della vita consiste nella gratuità. Gli inviati di Dio non lavorano per il proprio onore, né per la propria grandezza, né per il proprio arricchimento. Il disinteresse è certamente la prova più grande della bontà della causa che essi promuovono (1Cor 9,18; At 20,33; 1Tm 3,8; ecc.). Gli annunciatori del vangelo non devono chiedere nulla e non devono prendere nulla per il viaggio. La motivazione è questa: il regno dei cieli viene annunciato ai poveri e appartiene ai poveri (Mt 5,3) e quindi può essere annunciato in modo credibile solo da coloro che dimostrano di averlo già accolto nella propria vita diventando poveri. Gesù è povero (Mt 8,20). La povertà e il distacco dalle preoccupazioni materiali è la dimostrazione che si è capito e accettato il vangelo della paternità di Dio (Mt 6,32-33) e si è consapevoli dell'urgenza dell'evangelizzazione. Chi è totalmente assorbito dall'annuncio del messaggio cristiano non può trascinarsi dietro bagagli né preoccuparsi di faccende materiali e pecuniarie. Il missionario evangelico deve presentarsi agli uomini spoglio, umile e penitente come è richiesto dal discorso della montagna (Mt 5). Dovunque l'apostolo arriverà, dovrà farsi indicare qualche persona degna presso la quale prendere alloggio (v. 11), cioè un luogo che non susciti pettegolezzi che nuocerebbero alla predicazione o la renderebbero vana. La missione comincia con l'augurio della pace. Nel linguaggio dell'Antico Testamento la pace è sinonimo di benessere materiale e spirituale; nel Nuovo Testamento significa la salvezza portata dal Cristo, anzi, Cristo stesso (Ef 2,14). L'eventuale rifiuto dell'annunciatore e delle sue parole non deve scoraggiare l'apostolo né arrestare l'azione missionaria: egli andrà altrove a portare il dono della salvezza. Il gesto di scuotere la polvere dai piedi non è una maledizione: è un segno di distacco e di protesta. Era il gesto che ogni israelita compiva rientrando in Palestina da un luogo pagano, come gesto di totale separazione. Siccome gli inviati stanno recando il vangelo in terra d'Israele, questo gesto significa che le città e i villaggi d'Israele che rifiutano gli apostoli di Gesù vanno ritenuti come territorio di pagani, esclusi dalla comunione di salvezza col popolo di Dio. Quando l'apostolo ha compiuto la sua missione in un luogo, non deve fermarsi: non ha tempo da perdere. Il tempo è così poco e l'annuncio così importante che l'apostolo deve andare speditamente per le città e i villaggi, come faceva Gesù (Mt 9,35). Luca riporta anche il comando di Gesù: "Non salutate nessuno lungo la strada" (10,4) proprio per sottolineare l'urgenza della missione (cf. 2Re 4,29). Il compito del missionario è di presentare l'annuncio chiaro e convincente, e poi affidarlo alla libertà e alla responsabilità degli ascoltatori. Le città di Sodoma e Gomorra sono il simbolo della violazione dei sacri doveri dell'ospitalità (Gen 19,8). Le città che non ospiteranno gli inviati di Cristo saranno trattate più duramente di Sodoma e di Gomorra nel giorno del giudizio.
Padre Lino Pedron
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Preghiera del mattino del 12/VII/2012

Il mio primo pensiero sia oggi consacrato a te, mio Dio! 
Durante questa giornata avrò da fare molte cose che mi porteranno lontano da te. 
Tanti compiti mi aspettano, tante persone, tanti appuntamenti... 
Signore, fa' che io adempia oggi ai miei compiti nel tuo spirito. 
Fa' che io non arrossisca davanti a te per le decisioni che prenderò, né per come le presenterò agli altri. 
Benedici la mia giornata. 
Benedici tutti coloro che la cominciano con grandi dubbi, nella paura o nel dolore. 
Benedici noi tutti.
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mercoledì 11 luglio 2012

Voi che mi avete seguito, riceverete cento volte tanto

Mt 19,27-29 
Allora Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell'uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d'Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna. 


In questo brano Gesù scongiura i suoi amici di rimanere in lui, nel suo amore, per portare molto frutto e per godere la gioia in pienezza. L'espressione dominante di questo testo è "rimanere in", che ricorre sette volte. 
Gesù si presenta come la vite della verità: in questo modo afferma di essere il Cristo, il profeta definitivo atteso dagli ebrei e la fonte della rivelazione piena e perfetta. Nell'Antico Testamento la vite ha simboleggiato il popolo d'Israele. Il salmo 80 canta la storia del popolo di Dio utilizzando l'immagine della vite che Dio ha divelto dall'Egitto per trapiantarla in Palestina, dopo averle preparato il terreno. 
La presentazione del Padre, come l'agricoltore che coltiva la vita identificata con Gesù, richiama il canto d'amore di Isaia 5,1-7 nel quale il Signore è descritto come il vignaiolo che cura la casa d'Israele. La vite-Gesù produce numerosi tralci; non tutti però danno frutto. Il portare frutto dipende dal rapporto personale del discepolo con Gesù, dall'unione intima con il Cristo. L'opera purificatrice di Dio nei discepoli di Gesù ha come scopo una fecondità maggiore. Dio purifica i discepoli dal male e dal peccato per mezzo della parola di Gesù. 
Per Giovanni la purificazione è legata alla parola di Cristo, cioè all'adesione, per mezzo della fede, alla sua rivelazione. Gesù parla della mutua immanenza tra lui e i suoi amici. Nel passo finale del discorso di Cafàrnao, egli aveva fatto dipendere questa comunione perfetta tra lui e i suoi discepoli dal mangiare la sua carne e dal bere il suo sangue (Gv 6, 56). La finalità della comunione intima con Gesù, il frutto che ogni tralcio deve portare è la salvezza. L'uomo separato da Cristo, che è la fonte della vita, si trova nell'incapacità di vivere e operare nella vita divina. 
Senza l'azione dello Spirito Santo è impossibile entrare nel regno di Dio (Gv 3,5); senza l'attrazione del Padre, nessuno può andare verso il Cristo e credere in lui (Gv 6,44.65). Come il mondo incredulo si trova nell'incapacità totale di credere (Gv 12,39) e di ricevere la Spirito della verità (Gv 14,17), così i discepoli, se non rimangono uniti al Cristo, non possono operare nulla sul piano della fede e della grazia (v.5). 
Chi non rimane in Cristo, vite della verità, non solo è sterile, ma subirà la condanna del giudizio finale (v.6). Una conseguenza benefica del rimanere in Gesù è l'esaudimento delle preghiere dei discepoli da parte del Padre. L'unione intima e profonda con Gesù rende molto fecondi nella vita di fede e capaci di glorificare Dio Padre (v.8). 
Padre Lino Pedron
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Preghiera del mattino del 11/VII/2012

Signore, sii lodato! Tu tieni nelle tue mani il tempo della mia vita. 
Tu mi offri questo nuovo giorno. 
È con te che voglio incominciarlo. 
Io ti prego oggi: aiutami a trattare la gente come tu lo desideri. 
Fa' che né il rancore né l'orgoglio determinino il mio pensiero, ma la benevolenza e l'indulgenza. 
Fa' che le mie parole non siano offensive, ma al contrario benefiche. 
Fa' che il mio comportamento, lungi dallo scoraggiare la gente, sia per loro un aiuto e una forza. 
Benedicimi oggi, e benedici anche tutti coloro che incontrerò.
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