Dal Vangelo secondo Matteo 9,32-38
Scacciato il demonio, quel muto cominciò a parlare e la folla presa da stupore diceva: «Non si è mai vista una cosa simile in Israele!».
Ma i farisei dicevano: «Egli scaccia i demòni per opera del principe dei demòni».
Gesù andava attorno per tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, predicando il vangelo del regno e curando ogni malattia e infermità.
Vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore.
Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi!
Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua messe!».
Santa Teresa del Bambin Gesù (1873-1897), carmelitana, dottore della Chiesa - Lettera 135
« Pregate il padrone della messe che mandi operai nella sua messe »
Un giorno, mentre stavo pensando a quello che potevo fare per salvare le anime, una parola del Vangelo mi ha fatto vedere una viva luce. Un tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli mostrando loro i campi di grano maturo: «Levate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura» (Gv 4,34), e un po' dopo: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi! Pregate il padrone della messe che mandi operai nella sua messe». Che mistero! Gesù non è forse onnipotente? Le creature forse non appartengono a Colui che le ha create? Perché dunque Gesù disse: «Pregate il padrone della messe che mandi operai»? Perché?
Ah! è perché Gesù nutre per noi un amore tanto incomprensibile da volere che noi partecipiamo con lui alla salvezza delle anime. Non vuole fare nulla senza di noi. Il Creatore dell'universo aspetta la preghiera di una povera anima per salvare le altre anime riscattate come lei a prezzo di tutto il suo sangue. La nostra vocazione non consiste nell'andare a mietere nei campi di grano maturo. Gesù non ci dice: «Abbassate i vostri occhi, guardate le pianure e andate a mietere». La nostra vocazione (in quanto carmelitane) è ancora più sublime. Ecco le parole del nostro Gesù: «Levate i vostri occhi e guardate. Vedete quanti posti sono liberi nel mio cielo. Spetta a voi riempirli; siete i miei Mosè che pregano sul monte (Es 17,8s). Chiedetemi degli operai e ne manderò. Non aspetto nulla se non una preghiera, un sospiro del vostro cuore!»
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martedì 10 luglio 2012
Quando devi correggere, fallo con carità
Sarai buono solo se saprai vedere le cose buone e le virtù degli altri. — Pertanto, se devi correggere, fallo con carità, nel momento opportuno, senza umiliare... e con la disposizione di imparare e di migliorare tu stesso in ciò che correggi. (Forgia, 455)
Per curare una ferita, innanzitutto la si pulisce bene, anche tutt'intorno, fino a una buona distanza. Il chirurgo lo sa benissimo che fa male; ma se evita questa operazione, dopo farà ancora più male. Inoltre, applica subito il disinfettante: brucia — 'pizzica', come si dice —, mortifica, ma non si può fare a meno di usarlo, per evitare che la piaga si infetti.
Se per la salute corporale è evidente il dovere di prendere queste misure, anche se si tratta di leggere escoriazioni nelle cose grandi della salute dell'anima — nei punti nevralgici della vita di una persona — figuriamoci se non ci sarà da lavare, da incidere, da pulire, da disinfettare, e da soffrire! La prudenza ci impone questi interventi e di non rifuggire dal dovere, perché passar sopra denoterebbe una grave mancanza di criterio, e anche un grave attentato alla giustizia e alla fortezza.
Siate persuasi che il cristiano, se davvero vuole agire con rettitudine, al cospetto di Dio e al cospetto degli uomini, ha bisogno di tutte le virtù, almeno in potenza. Qualcuno mi domanderà: «Padre, e le mie debolezze?». Ecco la risposta: «Quando un medico è malato, smette forse di curare, anche se è afflitto da una malattia cronica? La sua malattia gli impedirà forse di prescrivere ad altri malati la medicina opportuna? Certamente no: per curare, gli basta possedere la scienza adeguata e metterla in pratica, con lo stesso interesse con cui combatte la propria infermità». (Amici di Dio, 161)
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Per curare una ferita, innanzitutto la si pulisce bene, anche tutt'intorno, fino a una buona distanza. Il chirurgo lo sa benissimo che fa male; ma se evita questa operazione, dopo farà ancora più male. Inoltre, applica subito il disinfettante: brucia — 'pizzica', come si dice —, mortifica, ma non si può fare a meno di usarlo, per evitare che la piaga si infetti.
Se per la salute corporale è evidente il dovere di prendere queste misure, anche se si tratta di leggere escoriazioni nelle cose grandi della salute dell'anima — nei punti nevralgici della vita di una persona — figuriamoci se non ci sarà da lavare, da incidere, da pulire, da disinfettare, e da soffrire! La prudenza ci impone questi interventi e di non rifuggire dal dovere, perché passar sopra denoterebbe una grave mancanza di criterio, e anche un grave attentato alla giustizia e alla fortezza.
Siate persuasi che il cristiano, se davvero vuole agire con rettitudine, al cospetto di Dio e al cospetto degli uomini, ha bisogno di tutte le virtù, almeno in potenza. Qualcuno mi domanderà: «Padre, e le mie debolezze?». Ecco la risposta: «Quando un medico è malato, smette forse di curare, anche se è afflitto da una malattia cronica? La sua malattia gli impedirà forse di prescrivere ad altri malati la medicina opportuna? Certamente no: per curare, gli basta possedere la scienza adeguata e metterla in pratica, con lo stesso interesse con cui combatte la propria infermità». (Amici di Dio, 161)
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Preghiera del mattino del 10/VII/2012
Mio Dio, quando leggo e sento che tu hai bisogno di braccianti per la tua messe, comincio a lamentare che vi sono troppo pochi preti.
Lamento che molti di loro non siano veramente come penso che tu desideri.
E tu hai bisogno di braccianti per il tuo raccolto.
Forse avresti bisogno di me, forse dovrei rendermi utile a te qui dove vivo, dove lavoro, dove passo il mio tempo.
Lavorare al tuo raccolto e annunciare agli uomini il Vangelo del tuo amore: ecco cosa voglio cercare di fare oggi. Mio Dio, fammi sentire il tuo sostegno.
Amen.
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Lamento che molti di loro non siano veramente come penso che tu desideri.
E tu hai bisogno di braccianti per il tuo raccolto.
Forse avresti bisogno di me, forse dovrei rendermi utile a te qui dove vivo, dove lavoro, dove passo il mio tempo.
Lavorare al tuo raccolto e annunciare agli uomini il Vangelo del tuo amore: ecco cosa voglio cercare di fare oggi. Mio Dio, fammi sentire il tuo sostegno.
Amen.
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lunedì 9 luglio 2012
Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni ed ella vivrà
Mt 9,18-26
Mentre diceva loro queste cose, giunse uno dei capi, gli si prostrò dinanzi e disse: «Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano su di lei ed ella vivrà». Gesù si alzò e lo seguì con i suoi discepoli. Ed ecco, una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni, gli si avvicinò alle spalle e toccò il lembo del suo mantello. Diceva infatti tra sé: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò salvata». Gesù si voltò, la vide e disse: «Coraggio, figlia, la tua fede ti ha salvata». E da quell'istante la donna fu salvata. Arrivato poi nella casa del capo e veduti i flautisti e la folla in agitazione, Gesù disse: «Andate via! La fanciulla infatti non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma dopo che la folla fu cacciata via, egli entrò, le prese la mano e la fanciulla si alzò.E questa notizia si diffuse in tutta quella regione.
La fede del capo della sinagoga supera quella del centurione (Mt 8,10). Egli non chiede la guarigione della figlia, ma la sua risurrezione; ha la certezza che Gesù può darle di nuovo la vita.
La fede è credere in Gesù anche quando si ha un morto in casa.
Nella fede c'è una speranza che supera i confini della morte. Anche il comportamento della donna che soffriva di emorragia da dodici anni è espressione di fede.
La fede è, anzitutto, credere che Gesù è capace di soccorrere.
I miracoli sono sempre legati alla fede: essa ne è l'unica condizione. La fede è confessare la propria impotenza e proclamare la propria fiducia nella potenza di Dio. Il toccare il lembo del mantello è credere nella potenza di Gesù e sottoporsi alla sua protezione (cf. Zc 8,23). Le frange del mantello hanno un significato sacro perché servono a ricordare i comandamenti del Signore (Nm 15,37- 40; 22,12).
La mentalità popolare ha sempre ritenuto che gli oggetti che sono stati a contatto con un uomo di Dio abbiano degli effetti miracolosi. Le parole di Gesù: "Coraggio, figliola, la tua fede ti ha salvata" rivelano la delicatezza di Gesù che vuole mettere la donna a suo agio e togliere da lei ogni senso di colpa.
Dobbiamo notare che non è il gesto di toccare il mantello di Gesù che dona la guarigione alla donna, ma la parola che Gesù le rivolge.
Quando Gesù giunge alla casa del capo della sinagoga è già cominciato il lamento funebre. Questo strepito scomposto e spesso prezzolato è in assoluto contrasto con il modo di pensare e di agire di Gesù.
L'affermazione di Gesù "la fanciulla non è morta, ma dorme" indica che per lui la morte è una condizione passeggera come il sonno dal quale ci si risveglia. La gente lo deride. Le cose come le vede Dio appaiono diverse da come le vediamo noi.
Nella luce dello sguardo di Dio anche la morte cambia i suoi connotati.
Gesù solleva la fanciulla prendendola per mano. E' la mano di Dio che soccorre e salva (Dt 6,21; 1Cr 29,12; Sap 11,17; ecc.).
Il verbo greco eghérthe "si alzò" nel vangelo è il termine tecnico della risurrezione di Gesù (Mt 28,6.7). Con la risurrezione di questa ragazza Gesù si presenta come il Messia vincitore della morte, il Dio della risurrezione e della vita.
Padre Lino Pedron
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Mentre diceva loro queste cose, giunse uno dei capi, gli si prostrò dinanzi e disse: «Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano su di lei ed ella vivrà». Gesù si alzò e lo seguì con i suoi discepoli. Ed ecco, una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni, gli si avvicinò alle spalle e toccò il lembo del suo mantello. Diceva infatti tra sé: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò salvata». Gesù si voltò, la vide e disse: «Coraggio, figlia, la tua fede ti ha salvata». E da quell'istante la donna fu salvata. Arrivato poi nella casa del capo e veduti i flautisti e la folla in agitazione, Gesù disse: «Andate via! La fanciulla infatti non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma dopo che la folla fu cacciata via, egli entrò, le prese la mano e la fanciulla si alzò.E questa notizia si diffuse in tutta quella regione.
La fede del capo della sinagoga supera quella del centurione (Mt 8,10). Egli non chiede la guarigione della figlia, ma la sua risurrezione; ha la certezza che Gesù può darle di nuovo la vita.
La fede è credere in Gesù anche quando si ha un morto in casa.
Nella fede c'è una speranza che supera i confini della morte. Anche il comportamento della donna che soffriva di emorragia da dodici anni è espressione di fede.
La fede è, anzitutto, credere che Gesù è capace di soccorrere.
I miracoli sono sempre legati alla fede: essa ne è l'unica condizione. La fede è confessare la propria impotenza e proclamare la propria fiducia nella potenza di Dio. Il toccare il lembo del mantello è credere nella potenza di Gesù e sottoporsi alla sua protezione (cf. Zc 8,23). Le frange del mantello hanno un significato sacro perché servono a ricordare i comandamenti del Signore (Nm 15,37- 40; 22,12).
La mentalità popolare ha sempre ritenuto che gli oggetti che sono stati a contatto con un uomo di Dio abbiano degli effetti miracolosi. Le parole di Gesù: "Coraggio, figliola, la tua fede ti ha salvata" rivelano la delicatezza di Gesù che vuole mettere la donna a suo agio e togliere da lei ogni senso di colpa.
Dobbiamo notare che non è il gesto di toccare il mantello di Gesù che dona la guarigione alla donna, ma la parola che Gesù le rivolge.
Quando Gesù giunge alla casa del capo della sinagoga è già cominciato il lamento funebre. Questo strepito scomposto e spesso prezzolato è in assoluto contrasto con il modo di pensare e di agire di Gesù.
L'affermazione di Gesù "la fanciulla non è morta, ma dorme" indica che per lui la morte è una condizione passeggera come il sonno dal quale ci si risveglia. La gente lo deride. Le cose come le vede Dio appaiono diverse da come le vediamo noi.
Nella luce dello sguardo di Dio anche la morte cambia i suoi connotati.
Gesù solleva la fanciulla prendendola per mano. E' la mano di Dio che soccorre e salva (Dt 6,21; 1Cr 29,12; Sap 11,17; ecc.).
Il verbo greco eghérthe "si alzò" nel vangelo è il termine tecnico della risurrezione di Gesù (Mt 28,6.7). Con la risurrezione di questa ragazza Gesù si presenta come il Messia vincitore della morte, il Dio della risurrezione e della vita.
Padre Lino Pedron
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Preghiera del mattino del 9/VII/2012
Signore, di buon mattino voglio rinforzare la mia fiducia in te.
Voglio affidarmi a te per questa giornata. "Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello", dice la donna.
Aver fiducia, credere, consolidare la mia vita, avere fiducia nella parola, sono grandi parole e io le amo.
Ma non posso impedirmi di chiedermi se non le pronuncio invano, alla leggera, distrattamente, se non uso senza sosta le stesse frasi senza comprenderne bene il senso.
Se tu ti prendessi cura di me, se mi gettassi uno sguardo non fosse che di sfuggita, se ti accorgessi di me, non fosse che per un attimo, io sarei già salvo, questa sarebbe la mia salvezza.
Signore, veglia su di me nel corso di questa giornata che comincia.
Amen.
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Voglio affidarmi a te per questa giornata. "Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello", dice la donna.
Aver fiducia, credere, consolidare la mia vita, avere fiducia nella parola, sono grandi parole e io le amo.
Ma non posso impedirmi di chiedermi se non le pronuncio invano, alla leggera, distrattamente, se non uso senza sosta le stesse frasi senza comprenderne bene il senso.
Se tu ti prendessi cura di me, se mi gettassi uno sguardo non fosse che di sfuggita, se ti accorgessi di me, non fosse che per un attimo, io sarei già salvo, questa sarebbe la mia salvezza.
Signore, veglia su di me nel corso di questa giornata che comincia.
Amen.
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domenica 8 luglio 2012
Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria
Mc 6,1-6
Partì di là e venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da
dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi
come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed
era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun
prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro
incredulità. Gesù percorreva i villaggi d'intorno, insegnando. La visita di Gesù nella sua patria è un avvenimento penoso che riprende il tema della mancanza di fede del popolo ebraico già sottolineata nell'insegnamento delle parabole e nella discussione su Beelzebùl. I parenti di Gesù prima (cf. Mc 3,21.31-32), e la gente di Nazaret poi, tentano di impadronirsi di lui per impedirgli di illudersi e di nuocere agli altri, ma egli non accetta di lasciarsi circoscrivere entro i legami naturali. Ormai i legami umani si definiscono in rapporto a lui e non viceversa: i "suoi" sono coloro che vivono con lui, ascoltano la sua voce e fanno la volontà del Padre.
Gli abitanti del suo paese credono di conoscere Gesù meglio di chiunque altro. L'hanno visto crescere ed esercitare il suo mestiere. Incontrano ogni giorno sua madre e i membri della sua famiglia di cui conoscono nomi, vita e miracoli. Di fronte a lui si sentono turbati, imbarazzati, irritati. Rifiutano di lasciar mettere in discussione il loro piccolo mondo e la valutazione che si erano fatta sulla sua persona. Si fa fatica a cambiare parere e a ricredersi: è più facile e sbrigativo cancellare una persona dalla nostra vita che l'immagine o il giudizio che ci siamo fatto di lei.
Gli abitanti di Nazaret non sanno aprirsi al Gesù reale, perché restano caparbiamente attaccati al ritratto che si erano fatto di lui. L'episodio va al di là del rifiuto di un piccolo paese della Galilea: prefigura il rifiuto dell'intero Israele (cfr Gv 1,11). Che un profeta sia rifiutato dal suo popolo non è una novità: c'è perfino un proverbio che lo dice. E' un proverbio nato da una lunga esperienza che ha accompagnato tutta la storia d'Israele, che trova la sua più clamorosa dimostrazione nella storia del Figlio di Dio e che continuerà a ripetersi puntualmente nella storia successiva.
Dio è dalla parte dei profeti, eppure i profeti sono sempre rifiutati; gli uomini di Dio, i giusti, sono sistematicamente tolti di mezzo, salvo poi costruire loro sepolcri e monumenti tardivi (cf. Lc 11,47-48). "E non vi poté operare nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi ammalati e li guarì" (v. 5). I miracoli di Gesù sono una risposta alla sincerità dell'uomo che cerca la verità; non sono il tentativo di forzare, in ogni modo, il cuore dell'uomo.
Diversamente dagli uomini, Dio non usa la violenza per imporre i propri diritti. E neppure fa miracoli per permettere agli uomini di esimersi dal rischio e dalla fatica del credere. Anche a Nazaret Gesù ha cercato i malati e i poveri; essi sono il buon terreno arato dalla sofferenza e irrigato dalle lacrime: il seme della Parola viene accolto da loro e produce frutto. Nella sua città purtroppo il bilancio è deludente, ma non fallimentare. A Nazaret tutti si sono scandalizzati di Gesù. Tutti gli uomini inciampano e cadono davanti alla grandezza dell'amore di un Dio che si fa piccolo e insignificante. Tutti rifiutano un Dio la cui sapienza è la follia e l'impotenza dell'amore.
Noi lo pensiamo e lo vogliamo diverso. La nostra mancanza di fede è così incredibile che il Signore stesso se ne meraviglia.
In Gesù ci troviamo davanti allo scandalo di un Dio fatto carne, che sottostà alla legge della fatica umana e del bisogno, del lavoro e del cibo, della veglia e del sonno, della vita e della morte. Lo vorremmo diverso. Ci piacerebbe condividere le sue caratteristiche divine, ma non ci piace che egli condivida le nostre prerogative umane, delle quali volentieri faremmo a meno.
Il cristiano e la Chiesa devono sempre misurarsi sulla carne di Gesù, venduta per trenta sicli, il prezzo di un asino o di uno schiavo. La prima eresia - è e sarà sempre la prima! - non consistette nel negare la divinità di Cristo, ma nel minimizzare e trascurare l'umanità di Gesù che nella sua debolezza e stoltezza crocifissa è la salvezza per tutti.
Il cardine della salvezza è la carne crocifissa e risorta di Cristo.
Lino Pedron
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Padre Lino Pedron
Preghiera del mattino del 8/VII/2012
Dio, Padre onnipotente, ti ringraziamo per questo giorno nuovo.
Tu non sei lontano da noi, anche se rivestito di una luce inaccessibile.
Tu ti fai nostro prossimo con la tua Parola.
Hai aperto gli orecchi del nostro cuore e sei entrato nella nostra vita.
Nel tuo Figlio, hai ridato un futuro alla storia dell'umanità, perché diventi la storia della nostra salvezza.
Egli è risuscitato!
E oggi, in questa domenica, noi facciamo memoria del suo trionfo sul peccato e sulla morte.
Donaci gli occhi della fede e orecchi che ascoltino la tua voce.
Fa' che nel grigiore quotidiano riconosciamo il profumo della tua presenza e il suono della tua voce che ci guidi in mezzo al tumulto del mondo.
Allora in noi la vita del Risorto crescerà e si fortificherà, fino a raggiungere la pienezza nella vita trinitaria.
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Tu non sei lontano da noi, anche se rivestito di una luce inaccessibile.
Tu ti fai nostro prossimo con la tua Parola.
Hai aperto gli orecchi del nostro cuore e sei entrato nella nostra vita.
Nel tuo Figlio, hai ridato un futuro alla storia dell'umanità, perché diventi la storia della nostra salvezza.
Egli è risuscitato!
E oggi, in questa domenica, noi facciamo memoria del suo trionfo sul peccato e sulla morte.
Donaci gli occhi della fede e orecchi che ascoltino la tua voce.
Fa' che nel grigiore quotidiano riconosciamo il profumo della tua presenza e il suono della tua voce che ci guidi in mezzo al tumulto del mondo.
Allora in noi la vita del Risorto crescerà e si fortificherà, fino a raggiungere la pienezza nella vita trinitaria.
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sabato 7 luglio 2012
Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro?
Mt 9,14-17
Allora gli si avvicinarono i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo
molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». E Gesù disse loro: «Possono
forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno
giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno. Nessuno mette un pezzo
di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo porta via qualcosa dal vestito e lo
strappo diventa peggiore. Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli
otri e il vino si spande e gli otri vanno perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così
l'uno e gli altri si conservano». Il dibattito sul digiuno segue immediatamente il pasto scandaloso di Gesù con Matteo e i suoi amici esattori delle imposte.
I discepoli di Giovanni e i farisei digiunavano per affrettare la venuta del Messia e per prepararsi ad accoglierlo. I discepoli di Gesù sanno che il Messia è già arrivato ed è Gesù in mezzo a loro. Per questo mangiano, bevono e fanno festa.
Gesù si presenta come lo sposo.
Il regno dei cieli è paragonato a un banchetto che il Padre ha preparato per le nozze del Figlio con l'umanità (Mt 22,1-14). Digiunare durante un pranzo di nozze non ha senso. Gesù però annuncia che anche i suoi discepoli digiuneranno quando lo sposo "sarà loro tolto".
Questa espressione, presa da Is 53,8, si riferisce al Servo di Jahvé destinato a morte violenta ed è un'allusione alla morte di Gesù.
Il digiuno cristiano avrà due significati fondamentali: sarà rivolto al passato in quanto commemora la morte di Gesù, ma sarà anche proiettato verso il futuro in quanto è attesa delle nozze definitive dell'Agnello (Ap 21,9ss).
Con le due immagini del pezzo di stoffa grezza e del vino nuovo, Gesù ribadisce l'inconciliabilità del suo vangelo con le antiche strutture religiose e il loro contenuto. Il vangelo non è una pezza nuova su un vestito vecchio né un vino nuovo messo in un contenitore vecchio.
I contenitori religiosi precedenti non vanno riparati, ma sostituiti.
Per questo tutti i tentativi di conciliare la novità del vangelo con le vecchie strutture del giudaismo o di qualsiasi altra religione sono destinati al fallimento.
Paolo dedica l'intera lettera ai Gàlati a questo tema. Il vino nuovo è simbolo del tempo della salvezza. Il nuovo è il regno di Dio che Gesù impersona e annuncia.
Egli propone forme nuove e contenuti nuovi per la vita cristiana, quelli stessi che ha proclamato nel discorso della montagna.
Padre Lino Pedron
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Padre Lino Pedron
Preghiera del mattino del 7/VII/2012
Dio onnipotente, tu sei indicibilmente più grande di quanto noi possiamo capire.
Tu sei qui.
La tua presenza ci circonda e ci anima come la calda luce del sole.
Fa' che abbiamo fiducia totale in te e nella parola di tuo Figlio per poter sentire come Tommaso l'amore e la presenza di Gesù.
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Tu sei qui.
La tua presenza ci circonda e ci anima come la calda luce del sole.
Fa' che abbiamo fiducia totale in te e nella parola di tuo Figlio per poter sentire come Tommaso l'amore e la presenza di Gesù.
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Richiesta di preghiere 13/2012
31) Rosanna dalla Toscana: la preghiera che più desidero è per l'unità della famiglia,prego Gesù perchè faccia di nuovo il miracolo di Cana.Non c'è nulla al mondo di più importante e necessario di una famiglia sana e ora solo Dio può operare nel cuore dell'uomo perchè ciò sia possibile.
32) M. (sud america) chiede preghiere per diverse persone [elenco nomi] ¡Gracias Jesús por tu compasión y tu misericordia hacia estas almas! ¡Gracias Virgen María por tu intercesión! ¡Gracias hermanos por sus oraciones!
33) Fabrizio dalla Sardegna: Signore Ti prego aiutami a trovare Te e il Tuo regno!
34) Giuseppe dalla Campania: Vi supplico di ricordarmi nelle preghiere affinché il Signore Gesù per intercessione della Madre e Maestra nostra Maria mi dia la grazia di saper portare con dignità le mie salutari croci e una grazia in particolare a cui tanto aspiro. Il mio voto sarà quello di pregare per coloro che pregano per me durante l’Ora Santa giornaliera. Grazie da Giuseppe.
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32) M. (sud america) chiede preghiere per diverse persone [elenco nomi] ¡Gracias Jesús por tu compasión y tu misericordia hacia estas almas! ¡Gracias Virgen María por tu intercesión! ¡Gracias hermanos por sus oraciones!
33) Fabrizio dalla Sardegna: Signore Ti prego aiutami a trovare Te e il Tuo regno!
34) Giuseppe dalla Campania: Vi supplico di ricordarmi nelle preghiere affinché il Signore Gesù per intercessione della Madre e Maestra nostra Maria mi dia la grazia di saper portare con dignità le mie salutari croci e una grazia in particolare a cui tanto aspiro. Il mio voto sarà quello di pregare per coloro che pregano per me durante l’Ora Santa giornaliera. Grazie da Giuseppe.
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Novena Madonna del Carmine
PRIMO GIORNO
L'abitino del Carmine dono di Maria
1. - Siamo venuti a te, o Maria, perché vogliamo chiederti la grazia di accendere nel nostro cuore la fiamma del divino amore per cominciare bene questa Novena che intendiamo compiere in tuo onore, a tua gloria e per il nostro profitto spirituale. Il dono dello Scapolare è un tuo gesto materno per guidarci nella via dell'osservanza dei grandi impegni che richiedono da tutti noi l'amore totale a Dio e al prossimo.
Ave Maria.
2. - Tu, o Maria, sul Calvario hai offerto Gesù tuo Figlio, per la salvezza degli uomini, e noi, a te consacrati mediante lo Scapolare, che cosa offriremo al Padre se non sapremo imitarti nel sacrificio di un pò di noi stessi per quanti son poveri, non amano, non godono, ma piangono e gemono a causa della povertà di spirito e della nudità del corpo? Salvaci, o Madre, per amore del tuo Figlio.
Ave Maria.
3. - Non ci potremmo dire tuoi figli se non consacrassimo tutta la nostra vita per il trionfo dei diritti di Dio, che è nostro Padre, e se non facessimo ogni sforzo per superare i nostri meschini sentimenti di antipatia e di ripulsa che ci impediscono, non solo di essere generosi verso gli amici, ma di sapere amare anche i nostri nemici come Cristo ha amato noi.
Ave Maria.
SECONDO GIORNO L'abito del Carmine e i figli Prediletti di Maria
1. - Noi sappiamo bene, o Vergine Maria del Carmelo, che è tanto grande il tuo amore per noi e per quanti portano il tuo Abito da chiamarci tuoi figli prediletti. Questa tua preferenza ci impegna seriamente a non venire mai meno ai particolari doveri che ne derivano.
Ave Maria.
2. - Tu vuoi che il tuo Scapolare sia segno esterno di quell'abito interiore che è la Grazia, partecipazione reale della vita divina che è stata donata a noi con il santo Battesimo. Ti preghiamo affinché non ci manchi mai il tuo patrocinio lungo il difficile svolgersi della vita e perché le avverse circostanze non ci allontanino dalla via che è Cristo.
Ave Maria.
3. - Tu fa in modo che possiamo portare il tuo Abito ogni giorno senza macchia così da dimostrarti con una vita di virtù che vogliamo emergere su tutti gli uomini redenti da Gesù, tuo Figlio, non per vanità, ma per impegno di servizio con l'esempio e la santa emulazione.
Ave Maria.
TERZO GIORNO Il titolo di «figli» ci obbliga ad amare Maria
1. - O Madre del santo amore, chi potrà mai ridire la tua benevolenza verso di noi per averci chiamati tuoi figli dilettissimi? Noi non potremo mai ringraziarti abbastanza di questa tua predilezione; ma se volesti essere con noi tanto generosa, fa che il bel nome di figli c'impegni a corrispondere meglio al tuo amore di Madre.
Ave Maria.
2. - Se tu, o Maria, ci hai beneficato tanto è nostro dovere innalzare a te l'inno della nostra gratitudine e ricambiare amore con amore. Ma siccome far questo come si conviene non è facile al nostro cuore, tu infiammalo tanto da poterti riamare almeno per quanto ci è possibile.
Ave Maria.
3. - Il santo Abitino, o Maria, ci ricorda le tue premure materne e ci spinge a ricambiarle con amore tenero e filiale; noi vogliamo continuare l'amore che Gesù ebbe qui in terra per te; vogliamo essere veramente tuoi figli.
Ave Maria.
QUARTO GIORNO Il titolo di figli di Maria ci obbliga, ad imitarla
1. - O Maria, madre di Dio e madre nostra amabilissima, a te ci rivolgiamo con filiale fiducia, implorandoti di assistere noi e i nostri cari con il tener lontano il male e il maligno, e con l'aiutarci a sventare le insidie e a respingerlo.
Ave Maria.
2. - Con tutto il cuore ti chiediamo di ricondurre tutti noi che confidiamo in te, ad una perfetta riconciliazione con il tuo divin Figlio Gesù; e di farci sperimentare la sua benevola provvidenza nelle difficoltà temporali e spirituali che ci preoccupano.
Ave Maria.
3. - Vorremmo infine supplicarti di farci partecipi dell'amore di Gesù verso di te e dell'amore che tu gli hai contraccambiato in terra e che continui ad esprimergli in cielo in nome nostro e di tutta la Chiesa.
Ave Maria.
QUINTO GIORNO L'Abitino del Carmine è difesa nei pericoli del corpo
1. - O Maria, tu sei veramente la più affettuosa fra tutte le mamme del mondo, perché anche attraverso'il tuo santo Abitino ci hai ricolmato di favori e di grazie. Non contenta di chiamarci alla tua sequela hai voluto anche impegnarti a difenderci dai mali che ci tormentano sulla terra.
Ave Maria.
2. - Questa verità ci conforta nelle nostre prove e ci rafforza nella certezza che il tuo Scapolare, o Maria, è realmente pegno della tua materna protezione e segno di salvezza nei pericoli del corpo.
Ave Maria.
3. - Nessuno potrà comprendere abbastanza le grazie e i prodigi operati per mezzo del santo Abitino a favore di quanti lo indossano con filiale devozione. Il nostro cuore si riempie di gioia al pensiero di essere in ogni tempo sotto il tuo patrocinio, o Vergine del Carmelo, nostra Madre e nostra avvocata.
Ave Maria.
SESTO GIORNO L'Abitino del Carmine difesa dell'anima
1. - Il tuo Abitino, o Maria, è segno di salute, non solo del corpo, ma molto più dell'anima. O Vergine santa, la tua sollecitudine verso i nostri bisogni spirituali ci conferma che vuoi essere nostra madre e ci fa crescere la fiducia nella tua sicura protezione.
Ave Maria.
2. - Sono molti e potenti i nemici che da ogni parte ci combattono; tutto in noi è tumulto e preoccupazione sì che la pace del cuore vien meno; eppure fiduciosi noi rivolgiamo lo sguardo a te, stella propizia del Carmelo.
Ave Maria.
3. - Sotto la tua protezione troviamo rifugio, santa Madre di Dio: non disprezzare le nostre suppliche, ma guarda a noi che siamo nella prova e liberaci da ogni pericolo: Vergine gloriosa e benedetta.
Ave Maria.
SETTIMO GIORNO L'Abitino del Carmine è nostro conforto nel momento estremo
1. - Vergine singolare, fiore purissimo del Carmelo, la tua materna intercessione presso il trono di Dio e il tuo amore per noi ci infondono piena fiducia che per tuo mezzo, le nostre preghiere saranno esaudite da Gesù, tuo Figlio e nostro salvatore.
Ave Maria.
2. - Siccome tu conosci, madre mite, le difficoltà del nostro spirito e le tante prove dell'umana esistenza, speriamo di essere da te sollevati, soprattutto per il santo Scapolare che fra le tue mani ci appare « vero specchio di umiltà e di castità, compendio di modestia e semplicità, eloquente memoriale di vita cristiana » e perché ci consacra a te Patrona, madre e sorella di tutti i devoti del Carmelo.
Ave Maria.
3. - Concedi, o splendore del cielo, all'anima nostra, ferita dal peccato e redenta dal sangue innocente di Gesù, l'abbondanza dei tuoi favori: Sui bisogni della Chiesa e del mondo, sulle nostre attuali necessità, su quelle di tutti i sofferenti, sulle anime del purgatorio e sulle aridità di ognuno, scenda la luce del tuo conforto e della tua tenerezza materna. O stella del mare, assistici in tutte le avversità della vita finché non ci vedrai salvi con te per tutti i secoli dei secoli.
Ave Maria.
OTTAVO GIORNO L'Abitino del Carmine abbrevia le pene del Purgatorio
1. - Vergine generosissima, quanto superano la nostra capacità di conoscere e perfino i nostri desideri le preferenze di affetto che tu hai verso i devoti del Carmine! Non contenta d'assisterli e proteggerli continuamente in vita e in morte vuoi prenderti speciale cura di loro anche nel purgatorio.
Ave Maria.
2. - Allorché passiamo da questo mondo la memoria di noi rimane nel cuore dei cari che lasciamo in terra, ma non sempre essi si ricordano di noi per sollevarci dalle sofferenze del purgatorio; tu invece ci guardi con occhio amoroso e così, nella penosa attesa, potremo ricorrere sicuri a te per averne soccorso.
Ave Maria.
3. - O Madre premurosa, se il ricordo dei debiti contratti con Dio porta con se un grande timore in un'anima cristiana che sa di doverli scontare nel purgatorio, possiamo rallegrarci noi devoti del Carmine, e confidare in te che mitigherai le pene e ci ricondurrai al più presto con te in cielo liberi e salvi per l'eternità. Sia benedetto il tuo Scapolare che ci rende figli di una madre così pietosa.
Ave Maria.
NONO GIORNO L'Abitino del Carmine segno di Consacrazione a Maria
1. - O Maria, Madre e decoro del Carmelo, a te consacro oggi la mia vita, quale tributo di gratitudine per le grazie che, attraverso la tua intercessione, ho ricevuto da Dio. Tu guardi con particolare benevolenza coloro che devotamente portano il tuo Scapolare: ti supplico perciò di sostenere la mia fragilità con le tue virtù, d'illuminare con la tua sapienza le tenebre della mia mente, e di ridestare in me la fede, la speranza e la carità, perché possa ogni giorno crescere nell'amore di Dio e nella devozione verso di te.
Ave Maria.
2. – Il santo Scapolare richiami su di me lo sguardo tuo e la tua protezione nella lotta quotidiana, sì che possa rimanere fedele al Figlio tuo Gesù e a te, evitando il peccato e imitando le tue virtù. Desidero vivere in unione con il tuo spirito, offrire a Dio per le tue mani, tutto il bene che mi riuscirà di compiere con il tuo aiuto; e la tua bontà mi impetri il perdono dei peccati ed una più sicura fedeltà al Signore.
Ave Maria.
3. - O Madre amabilissima, il tuo amore mi ottenga che un giorno sia concesso anche a me di mutare il tuo Scapolare con l'eterna veste nuziale e abitare con te e con i Santi del Carmelo nel regno beato del tuo Figlio.
Ave Maria.
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1. - Siamo venuti a te, o Maria, perché vogliamo chiederti la grazia di accendere nel nostro cuore la fiamma del divino amore per cominciare bene questa Novena che intendiamo compiere in tuo onore, a tua gloria e per il nostro profitto spirituale. Il dono dello Scapolare è un tuo gesto materno per guidarci nella via dell'osservanza dei grandi impegni che richiedono da tutti noi l'amore totale a Dio e al prossimo.
Ave Maria.
2. - Tu, o Maria, sul Calvario hai offerto Gesù tuo Figlio, per la salvezza degli uomini, e noi, a te consacrati mediante lo Scapolare, che cosa offriremo al Padre se non sapremo imitarti nel sacrificio di un pò di noi stessi per quanti son poveri, non amano, non godono, ma piangono e gemono a causa della povertà di spirito e della nudità del corpo? Salvaci, o Madre, per amore del tuo Figlio.
Ave Maria.
3. - Non ci potremmo dire tuoi figli se non consacrassimo tutta la nostra vita per il trionfo dei diritti di Dio, che è nostro Padre, e se non facessimo ogni sforzo per superare i nostri meschini sentimenti di antipatia e di ripulsa che ci impediscono, non solo di essere generosi verso gli amici, ma di sapere amare anche i nostri nemici come Cristo ha amato noi.
Ave Maria.
SECONDO GIORNO L'abito del Carmine e i figli Prediletti di Maria
1. - Noi sappiamo bene, o Vergine Maria del Carmelo, che è tanto grande il tuo amore per noi e per quanti portano il tuo Abito da chiamarci tuoi figli prediletti. Questa tua preferenza ci impegna seriamente a non venire mai meno ai particolari doveri che ne derivano.
Ave Maria.
2. - Tu vuoi che il tuo Scapolare sia segno esterno di quell'abito interiore che è la Grazia, partecipazione reale della vita divina che è stata donata a noi con il santo Battesimo. Ti preghiamo affinché non ci manchi mai il tuo patrocinio lungo il difficile svolgersi della vita e perché le avverse circostanze non ci allontanino dalla via che è Cristo.
Ave Maria.
3. - Tu fa in modo che possiamo portare il tuo Abito ogni giorno senza macchia così da dimostrarti con una vita di virtù che vogliamo emergere su tutti gli uomini redenti da Gesù, tuo Figlio, non per vanità, ma per impegno di servizio con l'esempio e la santa emulazione.
Ave Maria.
TERZO GIORNO Il titolo di «figli» ci obbliga ad amare Maria
1. - O Madre del santo amore, chi potrà mai ridire la tua benevolenza verso di noi per averci chiamati tuoi figli dilettissimi? Noi non potremo mai ringraziarti abbastanza di questa tua predilezione; ma se volesti essere con noi tanto generosa, fa che il bel nome di figli c'impegni a corrispondere meglio al tuo amore di Madre.
Ave Maria.
2. - Se tu, o Maria, ci hai beneficato tanto è nostro dovere innalzare a te l'inno della nostra gratitudine e ricambiare amore con amore. Ma siccome far questo come si conviene non è facile al nostro cuore, tu infiammalo tanto da poterti riamare almeno per quanto ci è possibile.
Ave Maria.
3. - Il santo Abitino, o Maria, ci ricorda le tue premure materne e ci spinge a ricambiarle con amore tenero e filiale; noi vogliamo continuare l'amore che Gesù ebbe qui in terra per te; vogliamo essere veramente tuoi figli.
Ave Maria.
QUARTO GIORNO Il titolo di figli di Maria ci obbliga, ad imitarla
1. - O Maria, madre di Dio e madre nostra amabilissima, a te ci rivolgiamo con filiale fiducia, implorandoti di assistere noi e i nostri cari con il tener lontano il male e il maligno, e con l'aiutarci a sventare le insidie e a respingerlo.
Ave Maria.
2. - Con tutto il cuore ti chiediamo di ricondurre tutti noi che confidiamo in te, ad una perfetta riconciliazione con il tuo divin Figlio Gesù; e di farci sperimentare la sua benevola provvidenza nelle difficoltà temporali e spirituali che ci preoccupano.
Ave Maria.
3. - Vorremmo infine supplicarti di farci partecipi dell'amore di Gesù verso di te e dell'amore che tu gli hai contraccambiato in terra e che continui ad esprimergli in cielo in nome nostro e di tutta la Chiesa.
Ave Maria.
QUINTO GIORNO L'Abitino del Carmine è difesa nei pericoli del corpo
1. - O Maria, tu sei veramente la più affettuosa fra tutte le mamme del mondo, perché anche attraverso'il tuo santo Abitino ci hai ricolmato di favori e di grazie. Non contenta di chiamarci alla tua sequela hai voluto anche impegnarti a difenderci dai mali che ci tormentano sulla terra.
Ave Maria.
2. - Questa verità ci conforta nelle nostre prove e ci rafforza nella certezza che il tuo Scapolare, o Maria, è realmente pegno della tua materna protezione e segno di salvezza nei pericoli del corpo.
Ave Maria.
3. - Nessuno potrà comprendere abbastanza le grazie e i prodigi operati per mezzo del santo Abitino a favore di quanti lo indossano con filiale devozione. Il nostro cuore si riempie di gioia al pensiero di essere in ogni tempo sotto il tuo patrocinio, o Vergine del Carmelo, nostra Madre e nostra avvocata.
Ave Maria.
SESTO GIORNO L'Abitino del Carmine difesa dell'anima
1. - Il tuo Abitino, o Maria, è segno di salute, non solo del corpo, ma molto più dell'anima. O Vergine santa, la tua sollecitudine verso i nostri bisogni spirituali ci conferma che vuoi essere nostra madre e ci fa crescere la fiducia nella tua sicura protezione.
Ave Maria.
2. - Sono molti e potenti i nemici che da ogni parte ci combattono; tutto in noi è tumulto e preoccupazione sì che la pace del cuore vien meno; eppure fiduciosi noi rivolgiamo lo sguardo a te, stella propizia del Carmelo.
Ave Maria.
3. - Sotto la tua protezione troviamo rifugio, santa Madre di Dio: non disprezzare le nostre suppliche, ma guarda a noi che siamo nella prova e liberaci da ogni pericolo: Vergine gloriosa e benedetta.
Ave Maria.
SETTIMO GIORNO L'Abitino del Carmine è nostro conforto nel momento estremo
1. - Vergine singolare, fiore purissimo del Carmelo, la tua materna intercessione presso il trono di Dio e il tuo amore per noi ci infondono piena fiducia che per tuo mezzo, le nostre preghiere saranno esaudite da Gesù, tuo Figlio e nostro salvatore.
Ave Maria.
2. - Siccome tu conosci, madre mite, le difficoltà del nostro spirito e le tante prove dell'umana esistenza, speriamo di essere da te sollevati, soprattutto per il santo Scapolare che fra le tue mani ci appare « vero specchio di umiltà e di castità, compendio di modestia e semplicità, eloquente memoriale di vita cristiana » e perché ci consacra a te Patrona, madre e sorella di tutti i devoti del Carmelo.
Ave Maria.
3. - Concedi, o splendore del cielo, all'anima nostra, ferita dal peccato e redenta dal sangue innocente di Gesù, l'abbondanza dei tuoi favori: Sui bisogni della Chiesa e del mondo, sulle nostre attuali necessità, su quelle di tutti i sofferenti, sulle anime del purgatorio e sulle aridità di ognuno, scenda la luce del tuo conforto e della tua tenerezza materna. O stella del mare, assistici in tutte le avversità della vita finché non ci vedrai salvi con te per tutti i secoli dei secoli.
Ave Maria.
OTTAVO GIORNO L'Abitino del Carmine abbrevia le pene del Purgatorio
1. - Vergine generosissima, quanto superano la nostra capacità di conoscere e perfino i nostri desideri le preferenze di affetto che tu hai verso i devoti del Carmine! Non contenta d'assisterli e proteggerli continuamente in vita e in morte vuoi prenderti speciale cura di loro anche nel purgatorio.
Ave Maria.
2. - Allorché passiamo da questo mondo la memoria di noi rimane nel cuore dei cari che lasciamo in terra, ma non sempre essi si ricordano di noi per sollevarci dalle sofferenze del purgatorio; tu invece ci guardi con occhio amoroso e così, nella penosa attesa, potremo ricorrere sicuri a te per averne soccorso.
Ave Maria.
3. - O Madre premurosa, se il ricordo dei debiti contratti con Dio porta con se un grande timore in un'anima cristiana che sa di doverli scontare nel purgatorio, possiamo rallegrarci noi devoti del Carmine, e confidare in te che mitigherai le pene e ci ricondurrai al più presto con te in cielo liberi e salvi per l'eternità. Sia benedetto il tuo Scapolare che ci rende figli di una madre così pietosa.
Ave Maria.
NONO GIORNO L'Abitino del Carmine segno di Consacrazione a Maria
1. - O Maria, Madre e decoro del Carmelo, a te consacro oggi la mia vita, quale tributo di gratitudine per le grazie che, attraverso la tua intercessione, ho ricevuto da Dio. Tu guardi con particolare benevolenza coloro che devotamente portano il tuo Scapolare: ti supplico perciò di sostenere la mia fragilità con le tue virtù, d'illuminare con la tua sapienza le tenebre della mia mente, e di ridestare in me la fede, la speranza e la carità, perché possa ogni giorno crescere nell'amore di Dio e nella devozione verso di te.
Ave Maria.
2. – Il santo Scapolare richiami su di me lo sguardo tuo e la tua protezione nella lotta quotidiana, sì che possa rimanere fedele al Figlio tuo Gesù e a te, evitando il peccato e imitando le tue virtù. Desidero vivere in unione con il tuo spirito, offrire a Dio per le tue mani, tutto il bene che mi riuscirà di compiere con il tuo aiuto; e la tua bontà mi impetri il perdono dei peccati ed una più sicura fedeltà al Signore.
Ave Maria.
3. - O Madre amabilissima, il tuo amore mi ottenga che un giorno sia concesso anche a me di mutare il tuo Scapolare con l'eterna veste nuziale e abitare con te e con i Santi del Carmelo nel regno beato del tuo Figlio.
Ave Maria.
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L'orazione deve attecchire nell'anima
La vera orazione, quella che assorbe tutto l'individuo, non è favorita tanto dalla solitudine del deserto, quanto dal raccoglimento interiore. (Solco, 460)
Il sentiero che conduce alla santità, è un sentiero di orazione; e l'orazione deve attecchire nell'anima a poco a poco, come il piccolo seme che col tempo diverrà albero frondoso.
Cominciamo con le orazioni vocali, le stesse che molti hanno appreso da bambini: frasi ardenti e semplici, rivolte a Dio e a sua Madre, che è anche nostra Madre. Ancora oggi, al mattino e alla sera, e non una volta ogni tanto, ma abitualmente, rinnovo l'atto di offerta che i miei genitori mi hanno insegnato: Dolce mia Signora e Madre mia, io mi offro interamente a Voi. E in pegno del mio filiale affetto, vi consacro in questo giorno i miei occhi, i miei orecchi, la mia lingua, il mio cuore... Non è forse questo — in qualche misura — un inizio di contemplazione, una dimostrazione evidente di fiducioso abbandono? Che cosa si dicono coloro che si amano, quando si incontrano? Come si comportano? Sacrificano ciò che sono e ciò che posseggono per la persona amata.
Dapprima una giaculatoria, poi un'altra, e un'altra ancora... finché questo fervore appare insufficiente, perché le parole sono povere... e allora subentra l'intimità divina, lo sguardo fisso in Dio, senza soste e senza mai stancarsi. Si vive allora come in cattività, come prigionieri. Mentre svolgiamo con la massima perfezione possibile, pur con i nostri errori e con i nostri limiti, i compiti propri della nostra condizione e del nostro lavoro, l'anima vorrebbe fuggire. Ci si volge a Dio, come il ferro attirato dalla forza della calamita. Si comincia ad amare Gesù in un modo più efficace, con un dolce palpito. (Amici di Dio, nn. 295-296)
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Il sentiero che conduce alla santità, è un sentiero di orazione; e l'orazione deve attecchire nell'anima a poco a poco, come il piccolo seme che col tempo diverrà albero frondoso.
Cominciamo con le orazioni vocali, le stesse che molti hanno appreso da bambini: frasi ardenti e semplici, rivolte a Dio e a sua Madre, che è anche nostra Madre. Ancora oggi, al mattino e alla sera, e non una volta ogni tanto, ma abitualmente, rinnovo l'atto di offerta che i miei genitori mi hanno insegnato: Dolce mia Signora e Madre mia, io mi offro interamente a Voi. E in pegno del mio filiale affetto, vi consacro in questo giorno i miei occhi, i miei orecchi, la mia lingua, il mio cuore... Non è forse questo — in qualche misura — un inizio di contemplazione, una dimostrazione evidente di fiducioso abbandono? Che cosa si dicono coloro che si amano, quando si incontrano? Come si comportano? Sacrificano ciò che sono e ciò che posseggono per la persona amata.
Dapprima una giaculatoria, poi un'altra, e un'altra ancora... finché questo fervore appare insufficiente, perché le parole sono povere... e allora subentra l'intimità divina, lo sguardo fisso in Dio, senza soste e senza mai stancarsi. Si vive allora come in cattività, come prigionieri. Mentre svolgiamo con la massima perfezione possibile, pur con i nostri errori e con i nostri limiti, i compiti propri della nostra condizione e del nostro lavoro, l'anima vorrebbe fuggire. Ci si volge a Dio, come il ferro attirato dalla forza della calamita. Si comincia ad amare Gesù in un modo più efficace, con un dolce palpito. (Amici di Dio, nn. 295-296)
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venerdì 6 luglio 2012
Preghiera del mattino del 6/VII/2012
Tu giungi, Signore, tutte le mattine, per rinnovare la tua alleanza.
Ti volti verso l'uomo, fedelmente, per invitarlo nel mormorio o nelle grida - secondo la necessità - a seguirti.
Chiamami, Signore, come chiami tutta la creazione perché essa segua la rotta che tu tracci per lei; chiamami, come fai con i tuoi angeli, esecutori fedeli dei tuoi ordini.
Chiamami alla nuova vita, alla grazia, all'amicizia con te.
Chiamami e grida, se questo è necessario, perché io ceda.
Fa' che io ascolti la tua voce, che riceva la tua parola e mi sottometta ai tuoi desideri.
Non potrò che vivere così: nell'ascolto, nell'obbedienza e nell'adorazione.
Chiamami, Signore, a seguirti.
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Ti volti verso l'uomo, fedelmente, per invitarlo nel mormorio o nelle grida - secondo la necessità - a seguirti.
Chiamami, Signore, come chiami tutta la creazione perché essa segua la rotta che tu tracci per lei; chiamami, come fai con i tuoi angeli, esecutori fedeli dei tuoi ordini.
Chiamami alla nuova vita, alla grazia, all'amicizia con te.
Chiamami e grida, se questo è necessario, perché io ceda.
Fa' che io ascolti la tua voce, che riceva la tua parola e mi sottometta ai tuoi desideri.
Non potrò che vivere così: nell'ascolto, nell'obbedienza e nell'adorazione.
Chiamami, Signore, a seguirti.
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giovedì 5 luglio 2012
Resero gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini
Mt 9,1-8
Salito su una barca, passò all'altra riva e giunse nella sua città. Ed ecco, gli portavano un paralitico disteso su un letto. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Coraggio, figlio, ti sono perdonati i peccati». Allora alcuni scribi dissero fra sé: «Costui bestemmia». Ma Gesù, conoscendo i loro pensieri, disse: «Perché pensate cose malvagie nel vostro cuore? Che cosa infatti è più facile: dire «Ti sono perdonati i peccati», oppure dire «Àlzati e cammina»? Ma, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere sulla
terra di perdonare i peccati: Àlzati - disse allora al paralitico -, prendi il tuo letto e va' a
casa tua». Ed egli si alzò e andò a casa sua. Le folle, vedendo questo, furono prese da
timore e resero gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini. All'episodio della liberazione degli indemoniati segue il miracolo del perdono e della guarigione del paralitico. Matteo tralascia tutti i particolari dell'avvenimento e va subito all'essenziale: la fede. E' sempre e solo la fede che conta. Gesù non ha il potere solo sulle malattie, le forze del creato e i demoni, ma ha anche il potere di perdonare i peccati.
La salvezza consiste nella remissione dei peccati (Mt 1,21; Lc 1,77). E Gesù è il salvatore che perdona i peccati. Il peccato è un'offesa a Dio e quindi solo Dio può perdonarlo. Gesù è Dio diventato uomo che perdona qui in terra i peccati. Lo dice esplicitamente al paralitico: "Ti sono rimessi i tuoi peccati".
Gesù è il figlio dell'uomo al quale sono stati dati da Dio "il potere, la gloria e il regno" (Dan 7,14). Egli ha sulla terra il potere di rimettere i peccati. A giudizio degli scribi Gesù bestemmia perché è un uomo che si arroga il potere di Dio.
La capacità di Gesù di conoscere i loro pensieri è una prerogativa divina. Questa sua capacità conferma che egli è Dio e quindi ha il potere di perdonare i peccati.
Anche in questa pagina del vangelo si manifesta la bontà misericordiosa di Dio. Le parole di Gesù: "Coraggio, figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati" danno al peccatore la certezza di essere già perdonato e la felice sorpresa di essere amato e capito da Dio nell'umiliazione del suo peccato.
A differenza degli scribi, dotti conoscitori della parola di Dio, la gente semplice glorifica Dio che ha dato agli uomini il suo potere di perdonare i peccati. Matteo scrive il suo vangelo quando la Chiesa esercitava già da tempo il potere divino di "legare e sciogliere" (Mt 16-19), il potere di rimettere o di non rimettere i peccati (Gv 20,23).
La remissione dei peccati è riammissione del colpevole nella famiglia di Dio, è accoglienza in casa. Il comando di Gesù al paralitico: "Alzati, prendi il tuo letto e va' a casa tua" è rivolto ad ogni uomo perdonato e guarito perché ritorni alla casa del Padre (cfr Lc 1518).
Padre Lino Pedron
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meditazione del giorno,
Padre Lino Pedron
Fa' tutto il possibile per conoscere Dio
Ogni giorno, fa' tutto il possibile per conoscere Dio, per “frequentarlo”, per innamorarti ogni istante di più, senza pensare ad altro che al suo Amore e alla sua gloria. Realizzerai questo programma, figlio mio, se non tralasci, a nessun costo!, i tuoi tempi di orazione, la tua presenza di Dio (con giaculatorie e comunioni spirituali, per infiammarti), la tua Santa Messa, vissuta con calma, il tuo lavoro ben finito per Lui. (Forgia, 737)
Figli miei, lì dove sono gli uomini vostri fratelli, lì dove sono le vostre aspirazioni, il vostro lavoro, lì dove si riversa il vostro amore, quello è il posto del vostro quotidiano incontro con Cristo. E' in mezzo alle cose più materiali della terra che ci dobbiamo santificare, servendo Dio e tutti gli uomini.
Ho insegnato incessantemente, con parole della Sacra Scrittura, che il mondo non è cattivo: perché è uscito dalle mani di Dio, perché è creatura sua, perché Jahvè lo guardò e vide che era buono. Siamo noi uomini a renderlo cattivo e brutto, con i nostri peccati e le nostre infedeltà. Siatene pur certi, figli miei: qualsiasi specie di evasione dalle realtà oneste di tutti i giorni significa per voi uomini e donne del mondo, il contrario della volontà di Dio.
Dovete invece comprendere adesso - con una luce tutta nuova - che Dio vi chiama per servirlo nei compiti e attraverso i compiti civili, materiali, temporali della vita umana: in un laboratorio, nella sala operatoria di un ospedale, in caserma, dalla cattedra di un'università, in fabbrica, in officina, sui campi, nel focolare domestico e in tutto lo sconfinato panorama del lavoro, Dio ci aspetta ogni giorno. Sappiatelo bene: c'è un qualcosa di santo, di divino, nascosto nelle situazioni più comuni, qualcosa che tocca a ognuno di voi scoprire. (Colloqui con Mons. Escrivá, nn. 113-114)
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Figli miei, lì dove sono gli uomini vostri fratelli, lì dove sono le vostre aspirazioni, il vostro lavoro, lì dove si riversa il vostro amore, quello è il posto del vostro quotidiano incontro con Cristo. E' in mezzo alle cose più materiali della terra che ci dobbiamo santificare, servendo Dio e tutti gli uomini.
Ho insegnato incessantemente, con parole della Sacra Scrittura, che il mondo non è cattivo: perché è uscito dalle mani di Dio, perché è creatura sua, perché Jahvè lo guardò e vide che era buono. Siamo noi uomini a renderlo cattivo e brutto, con i nostri peccati e le nostre infedeltà. Siatene pur certi, figli miei: qualsiasi specie di evasione dalle realtà oneste di tutti i giorni significa per voi uomini e donne del mondo, il contrario della volontà di Dio.
Dovete invece comprendere adesso - con una luce tutta nuova - che Dio vi chiama per servirlo nei compiti e attraverso i compiti civili, materiali, temporali della vita umana: in un laboratorio, nella sala operatoria di un ospedale, in caserma, dalla cattedra di un'università, in fabbrica, in officina, sui campi, nel focolare domestico e in tutto lo sconfinato panorama del lavoro, Dio ci aspetta ogni giorno. Sappiatelo bene: c'è un qualcosa di santo, di divino, nascosto nelle situazioni più comuni, qualcosa che tocca a ognuno di voi scoprire. (Colloqui con Mons. Escrivá, nn. 113-114)
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Preghiera del mattino del 5/VII/2012
Mi rivolgo verso te, Signore, attirato dalla potenza della tua parola che mi chiama e mi strappa al sonno e alle tenebre del peccato: "Alzati e cammina!".
Mi voglio svegliare all'alba per te, avanzare nei tuoi precetti, frequentare i tuoi sentieri e raggiungere la luce.
Tutte le mattine mi voglio risvegliare nella tua misericordia.
Non stancarti, Signore, di guardarmi con pietà, come il paralitico sulla sua barella, e di pronunciare su di me, vedendo la fede della tua Chiesa, la parola che tu solo puoi pronunciare con efficacia e potenza: "Coraggio, figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati".
Non smettere di essere, fin dall'alba, interamente, misericordia benedetta.
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Mi voglio svegliare all'alba per te, avanzare nei tuoi precetti, frequentare i tuoi sentieri e raggiungere la luce.
Tutte le mattine mi voglio risvegliare nella tua misericordia.
Non stancarti, Signore, di guardarmi con pietà, come il paralitico sulla sua barella, e di pronunciare su di me, vedendo la fede della tua Chiesa, la parola che tu solo puoi pronunciare con efficacia e potenza: "Coraggio, figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati".
Non smettere di essere, fin dall'alba, interamente, misericordia benedetta.
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mercoledì 4 luglio 2012
Sei venuto qui a tormentarci prima del tempo?
Mt 8,28-34
Giunto all'altra riva, nel paese dei Gadarèni, due indemoniati, uscendo dai sepolcri, gli
andarono incontro; erano tanto furiosi che nessuno poteva passare per quella strada. Ed ecco, si misero a gridare: «Che vuoi da noi, Figlio di Dio? Sei venuto qui a tormentarci
prima del tempo?». A qualche distanza da loro c'era una numerosa mandria di porci al pascolo; e i demòni
lo scongiuravano dicendo: «Se ci scacci, mandaci nella mandria dei porci». Egli disse
loro: «Andate!». Ed essi uscirono, ed entrarono nei porci: ed ecco, tutta la mandria si precipitò
giù dalla rupe nel mare e morirono nelle acque. I mandriani allora fuggirono e, entrati in città, raccontarono ogni cosa e anche il fatto
degli indemoniati. Tutta la città allora uscì incontro a Gesù: quando lo videro, lo pregarono
di allontanarsi dal loro territorio. I discepoli, salvati dal pericolo di essere sommersi dalle onde del mare, assistono al miracolo della liberazione di due indemoniati e alla perdizione dei demoni sommersi nei flutti del mare.
La domanda dei demoni: "Sei venuto qui prima del tempo a tormentarci?" significa che la breve permanenza di Gesù nella terra dei gadareni è un'anticipazione della vittoria sul maligno che Gesù opererà con la sua morte e risurrezione.
A differenza dei discepoli che si pongono la domanda sull'identità di Gesù, i demoni lo riconoscono subito senza esitazione: è il Figlio di Dio.
I demoni riconoscono la superiorità di Gesù, Figlio di Dio, e cercano una resa, la meno disastrosa possibile, chiedendo di poter restare sul territorio nei corpi dei porci. E Gesù disse loro: "Andate!".
Ad una lettura superficiale sembra che Gesù venga a patti con i demoni. In realtà questa concessione è un tranello che nasconde la sconfitta definitiva. Il precipitare della mandria di porci posseduti dai demoni nelle acque del mare ci richiama l'affondamento del faraone e del suo esercito nel mare (Es 14,28) e la caduta di satana dal cielo (Ap 12,4).
I demoni, che avevano cercato scampo entrando nei porci, sono precipitati definitivamente nel luogo della loro perdizione, negli abissi del mare. L'episodio ci insegna che non esiste alcuna possibilità di compromesso tra Gesù e satana: sono nemici irriducibili.
Gesù, che scaccia i demoni con la potenza della sua parola, resta impotente di fronte agli uomini che non comprendono il beneficio di liberazione che aveva portato loro.
Il miracolo è accolto con disappunto dalla gente del luogo. Come egli ha cacciato i demoni, così i gadareni cacciano lui. L'espressione "lo pregarono che si allontanasse dal loro territorio" forse indica la gentilezza e le belle maniere che i gadareni usarono verso Gesù perché se ne andasse senza reagire e senza provocare danni maggiori.
Il grido degli indemoniati: "Che cosa abbiamo noi in comune con te, Figlio di Dio? Sei venuto qui prima del tempo a tormentarci?" (v.29) manifestava, sostanzialmente, il pensiero di tutti i gadareni.
Padre Lino Pedron
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Padre Lino Pedron
Coroncina al Preziosissimo Sangue
Santa Maria Maddalena De' Pazzi era solita offrire il Divin Sangue cinquanta volte al giorno.
Apparendole Gesù le disse: Da che tu fai questa offerta, non puoi immaginare quanti peccatori si siano convertiti e quante anime siano state liberate dal Purgatorio!
Sui grani grossi della Corona del Rosario:
Eterno Padre, io vi offro per il Cuore Immacolato di Maria il Sangue di Gesù Cristo, per la santificazione dei Sacerdoti e la conversione dei peccatori, per i moribondi e le anime del Purgatorio!
Sui grani piccoli della Corona del Rosario:
“Scenda, o Gesù, il tuo Sangue sopra di me per fortificarmi e sopra il demonio per abbatterlo”.
Alla fine:
Pater, Ave, Gloria, Eterno riposo.
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Apparendole Gesù le disse: Da che tu fai questa offerta, non puoi immaginare quanti peccatori si siano convertiti e quante anime siano state liberate dal Purgatorio!
Sui grani grossi della Corona del Rosario:
Eterno Padre, io vi offro per il Cuore Immacolato di Maria il Sangue di Gesù Cristo, per la santificazione dei Sacerdoti e la conversione dei peccatori, per i moribondi e le anime del Purgatorio!
Sui grani piccoli della Corona del Rosario:
“Scenda, o Gesù, il tuo Sangue sopra di me per fortificarmi e sopra il demonio per abbatterlo”.
Alla fine:
Pater, Ave, Gloria, Eterno riposo.
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Preziosissimo Sangue
'In un certo senso - scrive P. Faber - tutta la storia della Chiesa è la storia della devozione al Preziosissimo Sangue', perché è la storia della predicazione del Vangelo e dell'amministrazione dei sacramenti. Come devozione speciale e separata è certamente esistita nella mente e nel cuore dell'apostolo Paolo; lo si può vedere dall'insistenza con cui ne parla nelle sue lettere. S. Paolo si può chiamare a ragione il 'dottore del Preziosissimo Sangue' e può essere considerato come l'iniziatore della sua speciale devozione. La forza della sua missione apostolica scaturiva proprio da questa devozione.
Fra i santi Padri della Chiesa abbiamo S. Giovanni Crisostomo in Oriente e S. Agostino in Occidente, che possono essere considerati come tra i più notevoli esempi di una speciale devozione al Preziosissimo Sangue. II grande zelo che ardeva nel Crisostomo e l'entusiasmo divenuto in S. Agostino una vera passione, per il Sangue di Gesù che operò la nostra redenzione, spiegano la preminenza di questa devozione nei loro scritti.
Le rivelazioni di S. Geltrude sono piene delle più soavi e profonde espressioni riguardo al Preziosissimo Sangue di Gesù.. Ma questa devozione pare aver preso la sua forma moderna e la sua consistenza in S. Caterina da Siena, che può essere giustamente chiamata la ‘profetessa del Preziosissimo Sangue’ (P. Faber).
Fioretto: Recita adagio le litanie del Preziosissimo Sangue, in cui sono raccolte le sue principali glorie e i suoi preziosi benefici.
ESEMPIO
In S. Lubgarda e in S. Angela da Foligno, che pure ebbero la grazia di essere invitate da Gesù stesso a posare le loro labbra sul suo costato aperto, il ricordo del Preziosissimo Sangue è intermittente. In S. Caterina sarà invece un pensiero costante, l'ansia di ogni ora, un'idea fissa, un bisogno irrinunciabile. Fino a un certo punto le sue lettere cominceranno così: 'lo vi scrivo nel prezioso Sangue...'. Al suo confessore, Raimondo da Capua, raccomanda: 'Immergetevi nel Sangue di Gesù Crocifisso, bagnatevi in quel Sangue, inebriatevi con quel Sangue, crescete e fortificatevi in quel Sangue'. 'In mezzo ai miei lavori - scriveva ancora - voglio essere accompagnata da quel Sangue'.
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Fioretto: Recita adagio le litanie del Preziosissimo Sangue, in cui sono raccolte le sue principali glorie e i suoi preziosi benefici.
ESEMPIO
In S. Lubgarda e in S. Angela da Foligno, che pure ebbero la grazia di essere invitate da Gesù stesso a posare le loro labbra sul suo costato aperto, il ricordo del Preziosissimo Sangue è intermittente. In S. Caterina sarà invece un pensiero costante, l'ansia di ogni ora, un'idea fissa, un bisogno irrinunciabile. Fino a un certo punto le sue lettere cominceranno così: 'lo vi scrivo nel prezioso Sangue...'. Al suo confessore, Raimondo da Capua, raccomanda: 'Immergetevi nel Sangue di Gesù Crocifisso, bagnatevi in quel Sangue, inebriatevi con quel Sangue, crescete e fortificatevi in quel Sangue'. 'In mezzo ai miei lavori - scriveva ancora - voglio essere accompagnata da quel Sangue'.
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Preghiera del mattino del 4/VII/2012
Padre buono, prima che l'alba faccia vibrare la terra, prima che il chiarore la vivifichi, prima che il sole renda al mondo la sua energia vitale, tu sei già qui, vivo e attento, come una madre affettuosa per i suoi figli.
Prima che i nostri pensieri riprendano il ritmo di tutti i giorni, ci riconosci già, ti ricordi di noi, e sei per noi il soffio di una nuova creazione.
Prima che il nostro cuore ricominci ad amare e a temere, a gioire e a soffrire, il tuo Cuore aperto ci ha ricevuti e si è riversato su di noi in grazia senza frontiere.
Prima che i nostri passi ci portino al tuo incontro e a quello dei nostri fratelli, tu ci hai preceduti con uno slancio di amore.
È per questo che questa mattina noi lodiamo la tua tenerezza e la tua fedeltà, che si rinnovano come l'aurora, in eterno.
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Prima che i nostri pensieri riprendano il ritmo di tutti i giorni, ci riconosci già, ti ricordi di noi, e sei per noi il soffio di una nuova creazione.
Prima che il nostro cuore ricominci ad amare e a temere, a gioire e a soffrire, il tuo Cuore aperto ci ha ricevuti e si è riversato su di noi in grazia senza frontiere.
Prima che i nostri passi ci portino al tuo incontro e a quello dei nostri fratelli, tu ci hai preceduti con uno slancio di amore.
È per questo che questa mattina noi lodiamo la tua tenerezza e la tua fedeltà, che si rinnovano come l'aurora, in eterno.
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martedì 3 luglio 2012
Mio Signore e mio Dio!
Gv 20,24-29
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli
dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo
nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto
la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso.
Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso:
«Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco;
e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio
Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno
visto e hanno creduto!». Giovanni, dopo aver descritto il primo incontro di Gesù con i suoi la sera di Pasqua, si premura di precisare che Tommaso era assente quando venne Gesù (v.24). Quest'uomo molto concreto (cfr Gv 11,16; 14,5) vuol vedere con i suoi occhi e toccare con le sue mani; egli non crederà finché non abbia visto il segno dei chiodi nelle mani di Gesù e messo il dito al posto dei chiodi e la mano nella ferita del costato.
Questa frase dell'apostolo è aperta dal verbo vedere e chiusa dal verbo credere. Egli dichiara apertamente: "Se non vedo e non tocco, non credo". Nella seconda apparizione ai discepoli nel cenacolo, otto giorni dopo, Gesù, dopo aver salutato gli amici col dono della pace, si rivolge all'apostolo non credente esortandolo a toccare le sue ferite per credere.
In questo invito il Signore prende quasi alla lettera le parole di Tommaso, tralasciando la frase sul vedere, perché l'apostolo ha davanti a sé il Signore. L'esortazione del Signore a non essere incredulo, ma credente, trova la risposta nella professione di fede di Tommaso che riconosce in Gesù il Signore Dio.
L'aggettivo "mio" davanti a Signore e Dio denota un accento d'amore e di appartenenza. Nella sua replica alle parole di Tommaso, Gesù volge lo sguardo ai futuri discepoli che non si troveranno nelle condizioni dell'apostolo, perché non avranno la possibilità di vedere il Risorto: i futuri discepoli che crederanno senza aver visto sono proclamati beati (v.29).
La frase di Gesù a Tommaso contiene un velato rimprovero perché la fede pura dovrebbe prescindere dal vedere e dal toccare. Le ultime parole di Gesù: "Beati coloro che pur non avendo visto, crederanno" costituiscono il vertice delle apparizioni del Cristo risorto ai discepoli.
Il messaggio di questa beatitudine evangelica è importante per tutti i cristiani di tutti i tempi. Alcuni di essi cercano, con una bulimia insaziabile, apparizioni, prodigi, messaggi celesti. La Costituzione Dogmatica del Concilio Vaticano II sulla Divina Rivelazione ricorda autorevolmente che non ci si deve aspettare nessun'altra rivelazione pubblica prima della venuta finale del Signore (DV,4).
Dio si è manifestato in modo autentico nella sacra Scrittura, che rappresenta la regola suprema della fede della Chiesa, il nutrimento sano e sostanzioso della vita del popolo di Dio (DV,21).
Padre Lino Pedron
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Padre Lino Pedron
Devi andare a cercare le anime
Cristo si aspetta molto dal tuo lavoro. Ma devi andare a cercare le anime, come il Buon Pastore uscì alla ricerca della centesima pecora: senza aspettare che ti chiamino. Poi, sèrviti dei tuoi amici per fare del bene ad altri: nessuno può sentirsi tranquillo - dillo a ciascuno - con una vita spirituale che, dopo averlo colmato, non trabocchi all'esterno in zelo apostolico. (Solco, 223)
Convinciti: hai bisogno di formarti bene, in vista di quella valanga di gente che ci verrà addosso, con la domanda precisa ed esigente: «Ebbene, che c'è da fare?». (Solco, 221)
Gesù si trova presso il lago di Genezaret e la gente si accalca intorno a Lui per ascoltare la parola di Dio [Lc 5, 2]. Anche oggi! Non lo vedete? Desiderano ascoltare il messaggio di Dio, anche se all'esterno lo nascondono. Alcuni forse hanno dimenticato la dottrina di Cristo; altri — senza loro colpa — non l'hanno mai appresa e pensano alla religione come a qualcosa di strano.
Convincetevi, però, di una realtà sempre attuale: presto o tardi arriva un momento in cui l'anima non ne può più, non le bastano più le spiegazioni abituali, non la soddisfano più le menzogne dei falsi profeti. Allora, anche se non lo ammettono, quelle persone sentono il bisogno di saziare la loro inquietudine con l'insegnamento del Signore. (Amici di Dio, 260)
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Convinciti: hai bisogno di formarti bene, in vista di quella valanga di gente che ci verrà addosso, con la domanda precisa ed esigente: «Ebbene, che c'è da fare?». (Solco, 221)
Gesù si trova presso il lago di Genezaret e la gente si accalca intorno a Lui per ascoltare la parola di Dio [Lc 5, 2]. Anche oggi! Non lo vedete? Desiderano ascoltare il messaggio di Dio, anche se all'esterno lo nascondono. Alcuni forse hanno dimenticato la dottrina di Cristo; altri — senza loro colpa — non l'hanno mai appresa e pensano alla religione come a qualcosa di strano.
Convincetevi, però, di una realtà sempre attuale: presto o tardi arriva un momento in cui l'anima non ne può più, non le bastano più le spiegazioni abituali, non la soddisfano più le menzogne dei falsi profeti. Allora, anche se non lo ammettono, quelle persone sentono il bisogno di saziare la loro inquietudine con l'insegnamento del Signore. (Amici di Dio, 260)
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lunedì 2 luglio 2012
Messaggio Medjugorje a Mirjana del 2/7/2012
Figli miei, di nuovo vi prego maternamente di fermarvi un momento e di riflettere su voi stessi e sulla transitorietà di questa vostra vita terrena.
Poi riflettete sull’eternità e sulla beatitudine eterna.
Voi cosa desiderate, per quale strada volete andare?
L’amore del Padre mi manda affinché sia per voi mediatrice, affinché con materno amore vi mostri la via che conduce alla purezza dell’anima, di un’anima non appesantita dal peccato, di un’anima che conoscerà l’eternità.
Prego che la luce dell’amore di mio Figlio vi illumini, che vinciate le debolezze e usciate dalla miseria.
Voi siete miei figli e io vi voglio tutti sulla via della salvezza.
Perciò, figli miei, radunatevi intorno a me, affinché possa farvi conoscere l’amore di mio Figlio ed aprire così la porta della beatitudine eterna. Pregate come me per i vostri pastori.
Di nuovo vi ammonisco: non giudicateli, perché mio Figlio li ha scelti.
Vi ringrazio.
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Poi riflettete sull’eternità e sulla beatitudine eterna.
Voi cosa desiderate, per quale strada volete andare?
L’amore del Padre mi manda affinché sia per voi mediatrice, affinché con materno amore vi mostri la via che conduce alla purezza dell’anima, di un’anima non appesantita dal peccato, di un’anima che conoscerà l’eternità.
Prego che la luce dell’amore di mio Figlio vi illumini, che vinciate le debolezze e usciate dalla miseria.
Voi siete miei figli e io vi voglio tutti sulla via della salvezza.
Perciò, figli miei, radunatevi intorno a me, affinché possa farvi conoscere l’amore di mio Figlio ed aprire così la porta della beatitudine eterna. Pregate come me per i vostri pastori.
Di nuovo vi ammonisco: non giudicateli, perché mio Figlio li ha scelti.
Vi ringrazio.
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Seguimi
Mt 8,18-22
Vedendo la folla attorno a sé, Gesù ordinò di passare all'altra riva.Allora uno scriba si
avvicinò e gli disse: «Maestro, ti seguirò dovunque tu vada». Gli rispose Gesù: «Le volpi
hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare
il capo». E un altro dei suoi discepoli gli disse: «Signore, permettimi di andare prima
a seppellire mio padre». Ma Gesù gli rispose: «Seguimi, e lascia che i morti seppelliscano
i loro morti». I capitoli 8 e 9 non contengono solo racconti di miracoli. Questo brano racconta due episodi di persone che vogliono seguire Gesù. Diventare discepolo di Gesù non è semplicemente accettare una dottrina: è condividere il suo destino, è lasciare tutto e tutti per seguire lui.
Il discepolo chiamato da Gesù deve abbandonare "subito" (Mt 4,19.22) ogni cosa, anche la famiglia. L’essere senza casa e senza fissa dimora non è per Gesù un ideale filosofico paragonabile a quello di Diogene, che non aveva una casa, ma passava le notti a Corinto all’aperto. La mancanza di dimora da parte di Cristo ha la sua spiegazione nella letteratura sapienziale.
La sapienza non dimora presso gli uomini, perché viene respinta. Essa offre il suo consiglio agli uomini ed esso viene disprezzato (cf Pr 1,20ss; Gb 28,21; Bar 4,20ss). Il motivo della mancanza di dimora di Gesù non va cercato in un ideale ascetico, ma nella ostilità e nel disprezzo degli uomini (cf Mt 11,19).
La chiamata di Gesù non ammette dilazioni o condizioni. La scelta di Cristo fa passare in second'ordine anche le cose più sacre come il funerale del proprio padre.
Il Dio vivo è più importante del padre morto.
Il termine morti ha qui due significati. Da un lato significa i morti fisicamente, dall’altro i morti spiritualmente, i quali sono morti perché respingono il messaggio di Gesù.
Matteo ricorda episodi della vita di Gesù, ma guarda anche all’interno della comunità cristiana dove la superficialità, la ricerca di sicurezza e gli agi rischiano di compromettere l’ideale cristiano.
Troppe "attività funerarie" distraggono e distolgono dall’impegno principale: l’annuncio del regno di Dio. Luca lo dice esplicitamente: "Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu va’ e annunzia il regno di Dio" (Lc 9,60).
Padre Lino Pedron
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Padre Lino Pedron
Preghiera del mattino del 1/VII/2012
Signore della luce e del mattino.
Condotto dalla tua parola e ispirato dal tuo Spirito, aiutami a preparare il giorno che sta cominciando.
Voglio essere attento alla tua voce.
Aiutami a seguirti come ti seguiva la folla della riva del Giordano.
Che in ogni momento, in tutti gli avvenimenti del giorno, nell'incontro con i miei fratelli, io ti trovi.
Che tutto traduca il mio atteggiamento verso di te.
Che io lavori per te, che mi riposi su di te, che ami gli altri con il tuo amore.
Così, risponderò al tuo appello: "Seguimi", seguendo le tracce dei tuoi passi.
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Condotto dalla tua parola e ispirato dal tuo Spirito, aiutami a preparare il giorno che sta cominciando.
Voglio essere attento alla tua voce.
Aiutami a seguirti come ti seguiva la folla della riva del Giordano.
Che in ogni momento, in tutti gli avvenimenti del giorno, nell'incontro con i miei fratelli, io ti trovi.
Che tutto traduca il mio atteggiamento verso di te.
Che io lavori per te, che mi riposi su di te, che ami gli altri con il tuo amore.
Così, risponderò al tuo appello: "Seguimi", seguendo le tracce dei tuoi passi.
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domenica 1 luglio 2012
Maria Santissima Rosa Mistica
Si prega per dodici giorni e il tredicesimo giorno è il giorno della Grazia richiesta.
1) Vergine Immacolata, Madre di Grazia, Rosa Mistica a Onore del tuo Divin Figlio ci prostriamo davanti a Te per implorare da Dio misericordia: non per i nostri meriti, ma per la bontà del Tuo cuore materno, ti chiediamo Aiuti e Grazie, sicuri che ci aiuterai.
Ave, o Maria.........
2) Madre di Gesù, Regina del santo Rosario e Madre della Chiesa Corpo mistico di Cristo, impetriamo per il mondo riarso dalle discordie il dono dellunità e della pace e tutte quelle Grazie che possano convertire noi e i cuori di tanti figli.
Ave, o Maria.........
3) Rosa Mistica, Regina degli apostoli fa fiorire attorno agli Altari Eucaristici numerose vocazioni religiose e sacerdotali che con la santità della vita e lo zelo ardente per le anime possano estendere il Regno del Tuo Gesù in tutto il mondo, ricolma pure noi dei tuoi favori celesti.
Salve Regina............
Rosa mistica, Madre della Chiesa, prega per noi
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1) Vergine Immacolata, Madre di Grazia, Rosa Mistica a Onore del tuo Divin Figlio ci prostriamo davanti a Te per implorare da Dio misericordia: non per i nostri meriti, ma per la bontà del Tuo cuore materno, ti chiediamo Aiuti e Grazie, sicuri che ci aiuterai.
Ave, o Maria.........
2) Madre di Gesù, Regina del santo Rosario e Madre della Chiesa Corpo mistico di Cristo, impetriamo per il mondo riarso dalle discordie il dono dellunità e della pace e tutte quelle Grazie che possano convertire noi e i cuori di tanti figli.
Ave, o Maria.........
3) Rosa Mistica, Regina degli apostoli fa fiorire attorno agli Altari Eucaristici numerose vocazioni religiose e sacerdotali che con la santità della vita e lo zelo ardente per le anime possano estendere il Regno del Tuo Gesù in tutto il mondo, ricolma pure noi dei tuoi favori celesti.
Salve Regina............
Rosa mistica, Madre della Chiesa, prega per noi
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Subito la fanciulla si alzò
Beato Giovanni Paolo II (1920-2005), papa
Discorso ai giovani del Cile 02/04/1987
Cristo entrò nell'abitazione dove ella giaceva, le prese la mano e le disse: “Fanciulla, io ti dico, alzati!” (Mc 5, 41)....
Il mondo ha bisogno della vostra risposta personale alle Parole di vita del Maestro: “Io ti dico, alzati!”. Vediamo come Gesù va incontro all'umanità, nelle situazioni più difficili e penose. Il miracolo compiuto nella casa di Giairo ci mostra il suo potere sul male. È il Signore della vita, il vincitore della morte. ...
Tuttavia non possiamo dimenticare che, secondo quanto ci insegna la fede, la causa prima del male, dell'infermità, della stessa morte, è il peccato sotto le sue diverse forme. Nel cuore di ciascuno e di ciascuna sta questa infermità che ci colpisce tutti: il peccato personale, sempre più radicato nelle coscienze, nella misura in cui si perde il senso di Dio; nella misura in cui si perde il senso di Dio!
Non si può vincere il male con il bene se non si ha questo senso di Dio, della sua azione, della sua presenza che ci invita a scommettere sempre per la grazia, per la vita, contro il peccato, contro la morte. È in gioco la sorte dell'umanità...
Da qui la necessità di vedere le implicazioni sociali del peccato per edificare un mondo degno dell'uomo.
Vi sono mali sociali che danno vita ad una vera e propria “comunione del peccato”, in quanto, insieme all'anima, avviliscono la Chiesa e in certo qual modo il mondo intero...
Amati giovani. Combattete la buona battaglia della fede per la dignità dell'uomo, per la dignità dell'amore, per una vita nobile, di figli di Dio. Vincere il peccato mediante il perdono di Dio è una guarigione, una risurrezione.
Non abbiate paura delle esigenze dell'amore di Cristo. Temete, al contrario, la pusillanimità, la leggerezza, la comodità, l'egoismo; tutto quello che vuole ridurre al silenzio la voce di Cristo che, rivolgendosi a ciascuno, ripete “Io ti dico, alzati!”
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Discorso ai giovani del Cile 02/04/1987
Cristo entrò nell'abitazione dove ella giaceva, le prese la mano e le disse: “Fanciulla, io ti dico, alzati!” (Mc 5, 41)....
Il mondo ha bisogno della vostra risposta personale alle Parole di vita del Maestro: “Io ti dico, alzati!”. Vediamo come Gesù va incontro all'umanità, nelle situazioni più difficili e penose. Il miracolo compiuto nella casa di Giairo ci mostra il suo potere sul male. È il Signore della vita, il vincitore della morte. ...
Tuttavia non possiamo dimenticare che, secondo quanto ci insegna la fede, la causa prima del male, dell'infermità, della stessa morte, è il peccato sotto le sue diverse forme. Nel cuore di ciascuno e di ciascuna sta questa infermità che ci colpisce tutti: il peccato personale, sempre più radicato nelle coscienze, nella misura in cui si perde il senso di Dio; nella misura in cui si perde il senso di Dio!
Non si può vincere il male con il bene se non si ha questo senso di Dio, della sua azione, della sua presenza che ci invita a scommettere sempre per la grazia, per la vita, contro il peccato, contro la morte. È in gioco la sorte dell'umanità...
Da qui la necessità di vedere le implicazioni sociali del peccato per edificare un mondo degno dell'uomo.
Vi sono mali sociali che danno vita ad una vera e propria “comunione del peccato”, in quanto, insieme all'anima, avviliscono la Chiesa e in certo qual modo il mondo intero...
Amati giovani. Combattete la buona battaglia della fede per la dignità dell'uomo, per la dignità dell'amore, per una vita nobile, di figli di Dio. Vincere il peccato mediante il perdono di Dio è una guarigione, una risurrezione.
Non abbiate paura delle esigenze dell'amore di Cristo. Temete, al contrario, la pusillanimità, la leggerezza, la comodità, l'egoismo; tutto quello che vuole ridurre al silenzio la voce di Cristo che, rivolgendosi a ciascuno, ripete “Io ti dico, alzati!”
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scritti di Santi
Preghiera del mattino del 1/VII/2012
Signore, con tutta la nostra fede noi crediamo alla risurrezione della carne e alla vita eterna.
Ma ci comportiamo spesso come persone sottomesse alla fatalità della vita e della morte, schiacciati dalla sofferenza o cercando dappertutto i mezzi per distoglierci da una realtà difficile da affrontare, o i mezzi per stordirci nei piaceri facili.
Perdonaci, Signore, e concedici di credere con più vigore.
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Ma ci comportiamo spesso come persone sottomesse alla fatalità della vita e della morte, schiacciati dalla sofferenza o cercando dappertutto i mezzi per distoglierci da una realtà difficile da affrontare, o i mezzi per stordirci nei piaceri facili.
Perdonaci, Signore, e concedici di credere con più vigore.
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