giovedì 12 aprile 2012

Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno

Lc 24,35-48
Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane. Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni.

In questo brano Luca collega direttamente il nostro conoscere il Risorto con l'esperienza di Simone e degli altri con lui. La differenza tra noi e loro sta nel fatto che essi contemplarono e toccarono la sua carne anche fisicamente; noi invece la contempliamo e la tocchiamo solo spiritualmente, attraverso la testimonianza della loro parola e la celebrazione dell'Eucaristia.
Luca insiste molto sulla corporeità del Signore risorto. E' una necessità nei confronti dell'ambiente ellenistico, che credeva all'immortalità dell'anima, ma non alla risurrezione dei corpi (cf. At 17,18.32; 26,8.24). Con la risurrezione della carne sta o cade sia la promessa di Dio che la speranza stessa dell'uomo di superare l'ultimo nemico, la morte (cf. 1Cor 15,26).
Chiave di lettura e sintesi delle Scritture è il Crocifisso, che offre la visione di un Dio che è amore e misericordia infinita. Ai piedi della croce cessa la nostra paura di Dio e la nostra fuga da lui, perché vediamo che egli è da sempre rivolto a noi e ci perdona. I discepoli saranno testimoni di questo (v. 48): faranno conoscere a tutti i fratelli il Signore Gesù come nuovo volto di Dio e salvezza dell'uomo. La forza di questa testimonianza è lo Spirito Santo, la potenza dall'alto (v. 49). Come scese su Maria, scenderà su di loro (cf. Lc 1,35; At 1,8; 2,1ss). L'incarnazione di Dio nella storia continua e giunge al suo compimento definitivo. Dio ha reso perfetta la sua solidarietà con l'uomo: al tempo degli antichi fu "davanti a noi" come legge per condurci alla terra promessa; al tempo di Gesù fu "con noi" per aprirci e insegnarci la strada verso il Padre; ora, nel tempo della Chiesa, è "in noi" come vita nuova. Gesù ha terminato la sua missione. Noi la continuiamo nello spazio e nel tempo. In lui e con lui, ci facciamo prossimi a tutti i fratelli, condividendo con loro la Parola e il Pane. Il mistero di Cristo si può presentare solamente attraverso le Scritture. Solo Dio conosce il suo Inviato, il cammino che deve percorrere e la meta che deve raggiungere. I segreti di Dio non si scoprono attraverso la riflessione e la sapienza umana, ma solo attraverso la sua libera comunicazione. Per questo il richiamo alle Scritture non è facoltativo, ma obbligatorio per capire il piano di Dio e il cammino del suo Cristo. La catechesi di Cristo si conclude con la missione degli Undici a tutte le nazioni perché siano i continuatori della sua opera e i testimoni della sua risurrezione. In essa sono racchiusi gli articoli del kerigma apostolico: l'annunzio della morte e risurrezione di Cristo (v. 46), la predicazione della conversione per la remissione dei peccati (v. 47) e la funzione della testimonianza (v. 48).
L'annuncio evangelico era cominciato con la predicazione della penitenza e la remissione dei peccati e si chiude con lo stesso tema (v. 47). Gesù ha assolto la sua missione nel costante tentativo di distogliere gli uomini dal male; ora la sua opera deve continuare attraverso i suoi inviati. Annunciando agli uomini il lieto messaggio del perdono dei peccati e della pace piena e perfetta con Dio, essi non saranno dei conquistatori, ma dei benefattori dell'umanità.
Ma prima di partire per la missione, la Chiesa dovrà ricevere il dono dello Spirito Santo. Se gli apostoli sono i continuatori e i testimoni di Gesù, devono ricevere la stessa investitura di Gesù. Egli si è mosso dopo aver ricevuto il battesimo nello Spirito (Lc 4,14); la stessa cosa deve compiersi per i suoi apostoli. Questi messaggeri di pace, che si dirameranno da Gerusalemme verso tutte le parti del mondo, saranno corroborati dalla forza dello Spirito. La loro potenza è la forza della fede.
L'ascensione è narrata due volte da Luca, come conclusione del Vangelo e come inizio degli Atti. Il Signore non si allontana dai suoi. Sarà sempre in cammino con i pellegrini della storia, come i due discepoli di Emmaus.
Ma la sua presenza non sarà fisica, limitata nello spazio e nel tempo. Sarà spirituale, illimitata, ovunque e sempre. Prima era vicino a noi col suo corpo, ora è in noi col suo Spirito. Prima era visibile con il volto di un altro, ora è invisibile e ha preso il nostro volto.
Il suo distare non è un andare lontano, ma un elevarsi là dove può racchiudere in sé ogni orizzonte. Raggiunto il cuore del Padre, Gesù è vicino ad ogni fratello, perché ogni uomo è nel cuore di Dio.
Padre Lino Pedron
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mercoledì 11 aprile 2012

Riconobbero Gesù nello spezzare il pane

Lc 24,13-35
Ed ecco, in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l'hanno visto». Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l'un l'altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Questo episodio è una pagina esemplare per mostrarci come il Signore risorto è presente ancora oggi nella nostra vita di credenti e come possiamo incontrarlo. I due viandanti sono figura della Chiesa. Essa cambia cuore, volto e cammino quando incontra il suo Signore nella Parola e nel Pane. Centro del racconto è il Cristo morto e risorto davanti al quale ogni uomo "è senza testa e lento di cuore a credere" (v. 25).
Potremmo anche noi, come le donne e come Pietro, andare al sepolcro. Come loro, lo troveremmo vuoto. Non è lì il Vivente. E' per le strade del mondo in cerca dei fratelli smarriti. Li segue, li incontra, li accompagna per trasformare la loro fuga da Gerusalemme in pellegrinaggio verso il Padre. Come ai due discepoli di Emmaus, Cristo si fa vicino a tutti noi. Ci incontra nella nostra vicenda quotidiana di viandanti della vita e si associa al nostro cammino, ovunque andiamo. Egli non si allontana da noi anche se noi ci allontaniamo da lui. E' venuto per cercare e salvare ciò che era perduto (cf. Lc 5,32; 19,10).
Cristo in persona ci spiega le Scritture e ci apre gli occhi. Anche se rimane invisibile, lo percepiamo con l'occhio della fede. Tutti possono giungere a lui attraverso l'annuncio che lo rivela risorto e il gesto dello spezzare il pane. La Parola e il Pane, con cui egli resta nel nostro spirito e nella nostra carne, sono il viatico della Chiesa fino alla fine dei tempi. La Parola e il corpo di Cristo ci assimilano a lui, donandoci lo Spirito, che è la forza per vivere da figli del Padre e da fratelli tra di noi.
Il parlare di Gesù è il primo modo di accorgersi della sua presenza. Il Risorto non abbandona i suoi, ma si fa vicino a tutti e ovunque. Può entrare anche attraverso le porte chiuse, negli occhi dei ciechi e nei cuori induriti. Come ha seguito il malfattore fino alla croce per offrirgli il Regno, ora segue ciascuno, in qualunque situazione, per fargli lo stesso dono. Noi non possiamo aprirci gli occhi della fede. E' un miracolo che solo Gesù può compiere attraverso la sua parola e i suoi sacramenti. Il volto triste e scuro dei due discepoli è l'opposto di quello luminoso e trasfigurato del Signore (9,29). Solo la sua parola inonderà di luce e di calore il loro cuore. Gesù interroga i due perché esca da loro tutta l'amarezza e la delusione del loro cuore. La fede non è elusione, ma soluzione dei problemi. Questi non vanno né repressi né rimossi. Questi due discepoli sono bene informati ed espongono con precisione il kerigma. Conoscono bene Gesù, ma solo fino alla sua morte. Il racconto, fedele e corretto, giunge fino alla porta stretta in cui non si vuole entrare. La croce è letta come la fine di ogni speranza. Solo il Risorto può farla comprendere come mistero di salvezza. Il pensiero dell'uomo resta profondamente deluso davanti al pensiero di Dio (Mc 8,31-33). Egli non ci salva secondo le nostre attese, liberandoci dal male e dalla morte, ma nel male e nella morte. Davanti alla croce, che è la sapienza e la potenza di Dio (1Cor 1,24), si frantumano i nostri idoli e le nostre speranze che si rivelano semplici garanzie delle nostre paure. I due hanno ricevuto l'annuncio della risurrezione, ma è parso loro incredibile. Allora come adesso, questo è il problema: senza l'esperienza del Risorto, la fede è impossibile! Perché la fede è comunione diretta e personale con il Signore (4,42).
Da sempre il popolo d'Israele è "di dura cervice e dal cuore incirconciso". I discepoli sono chiamati "senza testa e lenti di cuore a credere" come se questo fosse il loro nome proprio, il tratto fondamentale della loro identità. La nostra testa è realmente impermeabile alla verità di Dio, perché è piena delle nostre idee sbagliate sul suo conto, e il nostro cuore è lento e raggelato dalle nostre paure di Dio e, di conseguenza, dalla tristezza del non sentirsi amati da lui. Prestiamo più fede alla menzogna di satana che alla verità di Dio. Il primo passo da fare è quello di prestare più ascolto alla sua parola che alle nostre paure. Il v. 26 è il centro della catechesi del Risorto. La sua morte non è un incidente di percorso, estraneo alla promessa di Dio: è il passaggio obbligato per entrare nella gloria. Ovviamente solo dopo la risurrezione possiamo comprenderlo. Alla luce della sua Pasqua, la croce diventa la chiave interpretativa di tutta la Scrittura, e tutta la Scrittura diventa un commento alla croce come gloria di Dio. "Tutta la divina Scrittura costituisce un unico libro e quest'unico libro è Cristo, perché tutta la Scrittura parla di Cristo e trova in Cristo il suo compimento" (Ugo da San Vittore). Gesù risorto è contemporaneamente l'esegesi e l'esegeta della Parola. Tutta La Bibbia si riassume in una parola brevissima: Gesù. Gesù risorto è alla ricerca di tutti i suoi fratelli. Per questo deve andare sempre oltre (vv. 28-29). Se si trattiene con noi è solo per coinvolgerci in questo movimento per andare oltre e arrivare a tutti fino agli ultimi confini della terra. Il dimorare di Dio con noi è una delle espressioni che meglio ci fanno cogliere il significato dell'Eucaristia: "Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me" (Ap 3,20). Egli resterà con noi fino alla fine del mondo (Mt 28,20). Il suo pane spezzato è la sua dimora in noi e la nostra in lui.
L'abbondante mensa della Parola lungo il cammino è servita a far desiderare e comprendere la mensa del Pane. Nell'Eucaristia si spalancano i nostri occhi perché vediamo che è lui per noi. Questo riconoscimento avviene dopo la Parola nel dono del Pane. Gesù dopo lo spezzamento del Pane non scompare, ma resta con noi invisibile. E' invisibile perché, propriamente parlando, non è più con noi, ma in noi. La Parola e il Pane ce l'hanno messo nel cuore. Dio nell'Antico Testamento si era rivelato nel roveto ardente (Es 3,2ss), ora si rivela nel cuore ardente di ogni uomo che ascolta la parola di Dio. Egli non si rivela più fuori, ma dentro di noi, come nostra vita. E' lui il maestro interiore, la cui parola viva ed efficace risuscita in noi la speranza morta. Il suo potere non si impone, ma ci lascia liberi. Anzi, suscita la libertà del desiderio e dell'invocazione: "Dimora con noi!". "Davvero il Signore è risorto!" è il grido di Pasqua. Il Cristo che fu visto da Simone è quello stesso che noi riconosciamo nell'Eucaristia. Il messaggio della risurrezione avanza attraverso la celebrazione dell'Eucaristia. E' qui che la Chiesa fa esperienza che Cristo è il Vivente. L'annuncio della risurrezione, che si era aperto con diffidenza all'inizio del racconto (v. 23), dopo l'incontro con il Cristo che spiega le Scritture e spezza il Pane si trasmette da una Chiesa all'altra con partecipazione e gioia (v. 35).
Padre Lino Pedron
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Seguire Cristo: questo è il segreto

Nel regalarti quella “Storia di Gesù”, scrissi come dedica: “Cerca Cristo, trova Cristo, ama Cristo”. —Sono tre tappe chiarissime. Hai tentato di vivere, almeno, la prima? (Cammino, 382)


Come potremo superare tali inconvenienti? Come riusciremo a rafforzarci nella decisione iniziale, che incomincia a sembrarci molto pesante? Ispirandoci al modello che la santissima Vergine, nostra Madre, ci mostra: e un cammino molto ampio, che necessariamente, però, deve passare per Cristo. Per avvicinarci a Dio dobbiamo intraprendere la via giusta, che è la santissima umanità di Cristo. Per questo, da sempre ho consigliato la lettura di buoni libri che narrino la Passione del Signore. Tali scritti, pieni di sincera devozione, ci fanno pensare al Figlio di Dio, uomo come noi e vero Dio, che ama e che soffre nella sua carne per la redenzione del mondo.
Nello sforzo di identificarci con Cristo, mi piace distinguere quattro gradini: cercarlo, trovarlo, frequentarlo, amarlo. Forse vi rendete conto di trovarvi solo nella prima tappa. Cercatelo con fame, cercatelo in voi stessi con tutte le vostre forze. Se agite con tale impegno, oso garantirvi che lo avete già trovato, e che avete incominciato a frequentarlo e ad amarlo, ad avere la vostra conversazione nei cieli [Cfr Fil 3, 20].
Prego il Signore affinché decidiamo di alimentare nella nostra anima l'unica ambizione nobile, l'unica che vale: camminare con Cristo, come sua Madre e il santo Patriarca, con desiderio, con abnegazione, senza trascurare nulla. Parteciperemo alla felicità dell'amicizia divina — in un raccoglimento interiore compatibile con i nostri doveri professionali e civili — e gli renderemo grazie per la delicatezza e la chiarezza con cui ci insegna a compiere la Volontà del Padre nostro che è nei cieli.
Seguire Cristo: questo è il segreto. Accompagnarlo così da vicino, da vivere con Lui, come i primi dodici; così da vicino, da poterci identificare con Lui. Non tarderemo ad affermare, se non avremo posto ostacoli alla grazia, che ci siamo rivestiti di Gesù Cristo, nostro Signore [Cfr Rm 13, 14]. Il Signore si riflette nella nostra condotta, come in uno specchio. Se lo specchio è quale deve essere, accoglierà il volto amabilissimo del nostro Salvatore senza sfigurarlo, senza caricature: e gli altri avranno la possibilità di ammirarlo, di seguirlo. (Amici di Dio, nn. 299-303)
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lunedì 9 aprile 2012

Cristo vive

Cristo risorto, glorioso, si è spogliato di tutto ciò che è terreno, affinché noi uomini suoi fratelli pensiamo di che cosa dobbiamo spogliarci. (Forgia, 526).


Cristo vive. Questa è la grande verità che riempie di contenuto la nostra fede. Gesù, che morì sulla Croce, è risorto, ha trionfato sulla morte, sul potere delle tenebre, sul dolore, sull'angoscia. Non abbiate paura: con questa esortazione un angelo salutò le donne che andavano al sepolcro. Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso: è risorto, non è qui. Haec est dies quam fecit Dominus, exultemus et laetemur in ea; questo è il giorno che fece il Signore, esultiamo.
Il tempo pasquale è tempo di gioia, di una gioia che non è limitata a quest'epoca dell'anno liturgico, ma è presente in ogni momento nell'animo del cristiano. Poiché Cristo vive: Cristo non è un uomo del passato, che visse un tempo e poi se ne andò lasciandoci un ricordo e un esempio meravigliosi. No: Cristo vive. Gesù è l'Emmanuele, Dio con noi. La sua Risurrezione ci rivela che Dio non abbandona mai i suoi. Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai. Questa era la promessa e l'ha mantenuta. Dio si delizia ancora di stare tra degli uomini. (È Gesù che passa, 102)
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Andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno

Mt 28,8-15
Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l'annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno». Mentre esse erano in cammino, ecco, alcune guardie giunsero in città e annunciarono ai capi dei sacerdoti tutto quanto era accaduto. Questi allora si riunirono con gli anziani e, dopo essersi consultati, diedero una buona somma di denaro ai soldati, dicendo: «Dite così: «I suoi discepoli sono venuti di notte e l'hanno rubato, mentre noi dormivamo». E se mai la cosa venisse all'orecchio del governatore, noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni preoccupazione». Quelli presero il denaro e fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino ad oggi.

Le donne eseguono l'incarico ricevuto dall'angelo. Alla paura è subentrata la gioia che vince la paura e caratterizza il sentimento pasquale. Il timore di Dio fulmina (Mt 28,4) o dà gioia (Mt 28,8) secondo il cuore in cui abita.
Le donne hanno colto il messaggio dell'angelo. Questa rivelazione le invia in missione: devono trasmettere la parola di vita che già le riempie di gioia. Esse hanno dato un ammirevole esempio di fedeltà, di dedizione e d'amore a Cristo nel tempo della sua vita pubblica come durante la sua passione; ora sono premiate da Gesù con un particolare gesto di attenzione e di predilezione. Il loro comportamento riassume l'atteggiamento del vero credente davanti a Cristo.
Gesù stesso viene loro incontro e dà loro il compito di essere le apostole degli apostoli: "Andate e annunziate ai miei fratelli..." (v.10). Esse sono inviate dal Risorto e hanno compreso, almeno confusamente, il senso della Pasqua, mentre le guardie vanno a riferire ai sommi sacerdoti l'accaduto, ma ne ignorano il senso. Questo annuncio portato dalle guardie ai capi del popolo d'Israele è il segno di Giona che Gesù aveva promesso loro in Mt 12,38-40.
I sommi sacerdoti tengono un consiglio con gli anziani che stranamente assomiglia a quello che preludeva la passione (Mt 26,3); anche qui rispunta il denaro: come la morte di Gesù era stata valutata in denaro, così anche la sua risurrezione.
Al messaggio cristiano, che le donne comunicano, essi contrappongono un anti-messaggio, che i soldati sono incaricati di trasmettere: il messaggio cristiano della risurrezione è una menzogna messa in scena dai discepoli col furto del cadavere. Ma i testimoni che dormono al momento del fatto non hanno alcun valore.
Le guardie divulgano tra i giudei questa lezione appresa in fretta e pagata bene dai maestri. Così la morte e la risurrezione del Cristo continuano ad essere "fino ad oggi" la questione cruciale della storia, partendo dalla quale tutti gli uomini di ogni tempo devono fare una scelta libera e decisiva.
Padre Lino Pedron
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domenica 8 aprile 2012

Il giorno del trionfo del Signore

Il giorno del trionfo del Signore, della sua Risurrezione, è definitivo. Dove sono i soldati che le autorità avevano messo di guardia? Dove sono i sigilli che erano stati posti sulla pietra del sepolcro? Dove sono coloro che condannarono il Maestro? Dove sono quelli che crocifissero Gesù?... Di fronte alla sua vittoria, avviene la grande fuga di quei poveri miserabili. Riémpiti di speranza: Gesù Cristo vince sempre. (Forgia, 660)


La sera del sabato Maria Maddalena, Maria madre di Giacomo, e Salòme comprarono gli aromi per imbalsamare il corpo morto di Gesù.
Il giorno dopo, di buon mattino, arrivano al sepolcro quando il sole è già sorto (Mc 16, 1-2).
Entrando, rimangono costernate perché non trovano il corpo del Signore. Un giovane, in bianche vesti, dice loro: Non temete, so che cercate Gesù Nazareno: non est hic, surrexit enim sicut dixit, non è qui, perché è risorto come aveva predetto (Mt 28, 5).
E' risorto! Gesù è risorto: non è più nel sepolcro. La Vita ha sconfitto la morte.
E' apparso alla sua Santissima Madre. E' apparso a Maria di Magdala, pazza d'amore. E a Pietro e agli altri apostoli. E a te e a me, che siamo suoi discepoli e più pazzi della Maddalena: quante cose gli abbiamo detto!
Non vogliamo mai più morire a causa del peccato. Che la nostra risurrezione spirituale sia eterna.
- E prima di terminare la decina, tu hai baciato e piaghe dei suoi piedi , e io più audace perché più bambino ho posato le mie labbra sul suo costato aperto. (Il santo rosario, Primo mistero glorioso: La Resurrezione del Signore)
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Egli doveva risuscitare dai morti

Gv 20,1-9
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!». Pietro allora uscì insieme all'altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario - che era stato sul suo capo - non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

Maria Maddalena si reca al sepolcro per rimanere presso la tomba di Gesù, come una persona che non vuole separarsi da colui che ama intensamente neppure dopo la morte. Questa discepola è animata da un forte amore umano per Gesù come dimostra eloquentemente il suo pianto inconsolabile presso il sepolcro del Signore. L'annotazione "mentre era ancora buio" potrebbe avere un significato simbolico, per indicare le tenebre provocate dall'assenza di Gesù. Ma ben presto apparirà il Cristo-luce che illumina il mondo e sarà contemplato per prima proprio da Maria Maddalena. La Maddalena, giunta al sepolcro, constata che la pietra della tomba di Gesù è stata rimossa e, pensando a una manomissione del sepolcro, corre da Simone Pietro e dal discepolo che Gesù amava. Il discepolo amato corse più velocemente di Pietro e arrivò per primo al sepolcro, forse perché era più giovane; non è improbabile però che questo dettaglio voglia insinuare un maggiore amore per Gesù. Infatti, se il correre è proprio di chi ama, corre più velocemente chi ama di più. Il discepolo amato arrivò per primo alla tomba, ma non entrò e si limitò a chinarsi e a vedere i lenzuoli per terra. Egli attese Pietro per entrare nel sepolcro. Forse con questo gesto si vuole insinuare il primato di Pietro. Nel capitolo seguente troveremo la scena del conferimento del primato pastorale a Pietro (Gv 21,15ss). Pietro entrò nel sepolcro e vide i lenzuoli per terra come aveva visto l'altro discepolo, ma vide anche il sudario, che era stato sul capo di Gesù, piegato a parte. Tale constatazione suscitò la fede nel discepolo amato. 
La presenza di due uomini per testimoniare la verità del sepolcro vuoto risponde alle esigenze del diritto ebraico secondo il quale per la validità di una testimonianza devono essere almeno due i testimoni oculari (Dt 19,15; Mt 18,16; 2Cor 13,1ss).
L'associazione tra il vedere e il credere (v.8) formerà una delle tematiche centrali della seconda parte di questo capitolo, dove Tommaso pretenderà di vedere per credere (v.25) e il Risorto esaudirà la sua richiesta, proclamando però beati quelli che crederanno senza aver visto (v.29). Il discepolo vide e credette alla Scrittura che prediceva la risurrezione di Gesù (v.9). L'ignoranza della Scrittura da parte dei discepoli implica una certa difficoltà a credere (Gv 20,8; 1,26; 7,28; 8,14). "Nella Chiesa che va alla ricerca dei segni ci sono diversi temperamenti, diverse mentalità: c'è l'affetto di Maria, l'intuizione di Giovanni, la massiccia lentezza di Pietro; si tratta di diversi tipi, di diverse famiglie di spiriti che cercano i segni della presenza del Signore. Ma tutti, se sono veramente nella Chiesa, hanno in comune l'ansia della presenza di Gesù tra noi. Esistono quindi nella Chiesa diversi doni spirituali, da cui hanno origine diverse disposizioni: alcuni sono più veloci, altri più lenti; tutti comunque si aiutano a vicenda, rispettandosi reciprocamente, per cercare insieme i segni della presenza di Dio e comunicarceli, nonostante le diversità delle reazioni di fronte al mistero. In questo episodio troviamo l'esempio della collaborazione nella diversità: ciascuno comunica all'altro quel poco che ha visto, e insieme ricostruiscono l'orientamento dell'esistenza cristiana, laddove i segni della presenza del Signore, di fronte a gravi difficoltà o a situazioni sconvolgenti, sembrano essere scomparsi... Quando manca la presenza dei segni visibili del Signore, bisogna scuotersi, muoversi, correre, cercare, comunicare con altri, con la certezza che Dio è presente e ci parla. Se nella Chiesa primitiva Maddalena non avesse agito in tal modo, comunicando ciò che sapeva, e se non ci si fosse aiutati l'un l'altro, il sepolcro sarebbe rimasto là e nessuno vi sarebbe andato; sarebbe rimasta inutile la risurrezione di Gesù. Soltanto la ricerca comune e l'aiuto degli uni agli altri portano finalmente a ritrovarsi insieme, riuniti nel riconoscimento del Signore" (C. M. Martini, Il vangelo secondo Giovanni, Roma 1980, 157-158).
Padre Lino Pedron
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Gesù Nazareno, il crocifisso, è risorto

Mc 16,1-7
Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a ungerlo. Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole. Dicevano tra loro: «Chi ci farà rotolare via la pietra dall'ingresso del sepolcro?». Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande. Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d'una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l'avevano posto. Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: «Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto»».

La sezione centrale del vangelo ci ha mostrato l'importanza che aveva per Marco la risurrezione del Cristo, prefigurata dalla scena della trasfigurazione (9,2-10), e annunziata nel triplice insegnamento di Gesù sul destino del Figlio dell'uomo (8,31; 9,31; 10,34). Si può comprendere allora la sua discrezione a proposito dell'avvenimento pasquale.
Gli dedica solo otto versetti, che riguardano la visita delle donne al sepolcro e il messaggio che viene loro trasmesso: questi versetti rappresentano forse il più antico documento che possediamo in proposito. Quanto ai dodici versetti che seguono, essi sono assenti da un certo numero di buoni manoscritti e furono aggiunti probabilmente in seguito: lo stile e il vocabolario rivelano un modo diverso di scrivere e le notizie che riferiscono sembrano attinte
da altri racconti della risurrezione, soprattutto da Luca e da Giovanni.
Marco descrive essenzialmente l'episodio delle tre donne che vanno ad imbalsamare il corpo di Gesù. La loro visita al sepolcro è sconvolgente: vi trovano infatti un giovane, seduto sulla destra (segno di buon auspicio), vestito di una veste bianca (segno di vittoria), che trasmette loro un messaggio per i discepoli di Gesù: "Non abbiate paura!
Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l'avevano deposto. Ora andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro che vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto". Gesù aveva predetto, infatti: "Dopo la mia risurrezione, vi precederò in Galilea" (14,28). Quindi, le donne avrebbero dovuto ricordare ai discepoli quello che già sapevano.
In Galilea, dove era incominciata l'avventura di Gesù, dove i discepoli lo avevano incontrato per la prima volta, essi lo vedranno di nuovo e l'avventura continuerà.. Dio ha capovolto il giudizio degli uomini e della storia e ha risuscitato colui che gli uomini avevano crocifisso. È comprensibile che davanti a questo annuncio le donne abbiano
paura. Nel racconto della passione si era notata la presenza delle donne alla crocifissione di Gesù (15,40) e alla
sepoltura (15,47): esse avevano accompagnato il Maestro dalla Galilea fino a Gerusalemme e lo servivano. La loro
presenza al Calvario e durante la sepoltura sottolinea l'assenza dei discepoli. Davanti al pericolo, essi sono scappati;
le donne invece sono là, come testimoni oculari. Ora le stesse tre donne le troviamo, il mattino di Pasqua, testimoni
della risurrezione. Quanto al loro sconcerto per la manifestazione e il messaggio dell'angelo, tutto questo fa risaltare la trascendenza dell'azione di Dio, sia nell'atto della risurrezione di Gesù che nell'origine del messaggio pasquale. Né l'una né l'altro sono stati opera dell'uomo. L'affanno di Maria di Màgdala, di Maria di Giacomo e di Salome non proviene semplicemente dalla fragilità femminile. Esso fa apparire fino a che punto l'uomo viene superato da ciò che Dio fa e rivela attraverso la vita, la morte e la risurrezione di Gesù. Dovremmo ricordarcene quando cerchiamo di imprigionare Dio nei nostri schemi, nei nostri progetti e ideali umani.
Marco è l'uomo dello scandalo della fede e quando, con la sua guida, rifacciamo l'itinerario della fede, siamo costretti a chiederci se abbiamo ben capito il messaggio. Il ritratto dell'uomo, nel vangelo di Marco, non è molto carezzevole, tuttavia al termine della lettura di questo vangelo rimane una visione profondamente ottimistica: tutti i progetti umani sono naufragati, la debolezza e l'incomprensione degli uomini è venuta a galla in continuità, eppure
siamo invitati a rimetterci nelle mani di Dio, che ci lancia nuovamente e definitivamente nell'avvenire.
La paura delle donne (16,5) non indica un fatto psicologico di fronte ad un avvenimento clamoroso, ma una violenta emozione religiosa. Per l'evangelista lo stupore, il timore e lo sgomento indicano una crisi delle percezioni umane, in seguito ad una novità radicale e inattesa.
Così la gente di Cafàrnao era stata presa da timore dopo il primo intervento di Gesù (1,27), come anche coloro che lo avevano accolto dopo la trasfigurazione (9,15). Le severe esigenze del Maestro avevano provocato lo stesso effetto sui discepoli (10,24.32), e Gesù stesso si trova in questo stato nell'agonia (14,33). Le tre testimoni della risurrezione sono ammesse alla presenza di Dio: in tutte le teofanie bibliche (Gn 28,17; Es 3,6; Gdc 6,22-23; Is 5,5; Ez 1,27 ecc.) questo stato d'angoscia s'impadronisce dell'uomo, perché "non si può vedere Dio e rimanere in vita" (Es 33,10). Ma se l'apparizione del totalmente Altro sconvolge, la sua presenza subito rassicura e tranquillizza: "Non abbiate paura" (16,6).
Le donne stupite e disorientate, s'incamminano per andare a rendere testimonianza al Risorto. Ma ecco che queste testimoni privilegiate diventano mute: "Fuggirono via dal sepolcro perché erano piene di timore e di spavento.
E non dissero niente a nessuno, perché avevano paura" (16,8). Ci si è interrogati a lungo su questa conclusione improvvisa e si è cercato di interpretarla in vari modi. Come comprendere il silenzio di queste donne che avevano avuto l'incarico esplicito di parlare? Gli altri sinottici le presentano mentre si dedicano alla loro missione: "Abbando nato in fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l'annunzio ai suoi discepoli" (Mt 28,8);
"E tornate dal sepolcro, annunziarono tutto questo agli undici e a tutti gli altri... Quelle parole parvero loro come un vaneggiamento e non credettero ad esse" (Lc 24,9-11). Il nostro evangelista non riferisce come sia avvenuta in concreto la trasmissione del messaggio pasquale. I versetti che seguono (16,9-20), aggiunti più tardi, colmeranno questa lacuna.
"Gesù il Nazareno, il Crocifisso, è risorto". È il grido pasquale di vittoria sulla morte, che dal sepolcro risuona per il mondo intero. L'annuncio incredibile del Crocifisso risorto è il "principio" del vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio (1,1). Le donne sono le prime ad ascoltarlo e a ricevere la missione di raccontarlo.
La prova negativa della risurrezione è l'assenza del suo corpo là dove dovrebbe essere: "Non è qui, ecco il luogo dove era deposto!" (v. 6). La prova positiva della risurrezione è la promessa ricevuta dalle donne e trasmessa agli apostoli: "Vi precede in Galilea; là lo vedrete, come vi ha detto" (v. 7).
Padre Lino Pedron
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venerdì 6 aprile 2012

Preghiera di Madre Teresa di Calcutta

È difficile pregare se non si sa come farlo!
Ma è necessario che ci aiutiamo con la preghiera...
La cosa più importante è il silenzio!
L’essenziale non è quello che diciamo noi, ma quello che ci dice Dio
e che Egli dice agli altri per mezzo nostro...
Gesù ci aspetta sempre in silenzio!
Ci ASCOLTA nel silenzio: nel silenzio parla alle anime nostre.
Nel silenzio ci è dato di poter ASCOLTARE la Sua voce.
Il silenzio interiore è molto difficile, ma dobbiamo sforzarci per poter pregare.


In questo silenzio scopriremo una nuova energia e una vera unione.


L’unione dei nostri pensieri coi Suoi, l’unione delle nostre preghiere con le Sue,


l’unione dei nostri atti coi Suoi, della nostra vita con la Sua...
Tutte le nostre parole saranno inutili, se non vengono dal profondo del cuore.


Le parole che non diffondono la luce di Cristo aumentano l’oscurità!
Madre Teresa di Calcutta
( "La gioia di darsi agli altri")
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La Tua Croce

- Quanto pesava la Tua Croce, o Gesù?
Quanto sangue scorreva dal Tuo corpo divino?
Il capo coperto da quante spine?
A cosa pensavi quando cadevi
sotto quel peso che non sopportavi?
Dove guardavi coi Tuoi occhi bagnati
di lacrime e sangue,
Gesù, chi guardavi? -


- Era troppo pesante quella Croce per Me,
i peccati del mondo reggevo per voi.
Soltanto l’amore, immenso e profondo,
Mi ha dato la forza per salvare voi,
uomini ingrati, ma che sempre amo,
perché siete figli anche voi di Mio Padre.
Di quanti peccati vi siete macchiati!
Miei figli diletti, non Mi avete amato!
Il sangue scorreva dal petto e dal cuore,
ogni spina affliggeva con grande dolore.


Quando portavo la Croce in salita,
cadevo in ginocchio, non chiedevo pietà.
Speravo sempre che il Mio gran dolore
fosse salvezza per l’umanità.
Mi avete offeso, picchiato, straziato,
Mi avete appeso a una Croce di legno:
facevano male quei chiodi di ferro
e Mi straziavano l’animo e il cuore.
A chi pensavo sulla Croce di legno?
A voi, figli Miei; a Te, Madre Mia.


Madre, anche Tu hai portato la Croce,
pesante davvero è stata per Te.
Madre, piangevi trafitta nel cuore,
Ti avevano ucciso il Tuo Grande Amore.
L’ultimo sguardo rivolto a Te:
“Ecco, Giovanni, Questa è Tua Madre,
seguila sempre, non lasciarla mai sola”.
A voi, figli Miei, perdono di cuore.
Perdonali, Padre, chè non san quel che fanno.-


- O Gesù mio, dov’era Tuo Padre,
dov’erano gli Angeli del Paradiso,
mentre soffrivi e portavi la Croce
per noi peccatori, Tuoi figli ingrati?
Dov’ero io, che Ti avrei aiutato
a portare il peso dei nostri peccati? -
- Figlio diletto, che Mi vuoi consolare,
è bello l’amore che provi per Me.
Io ti ringrazio, ma quel peso ingrato
lo porto da Solo per tutti voi:
è troppo pesante, è troppo umiliante.
A Me solo basta che nel nome Mio,
voi sempre vi amiate e preghiate Me,
il Padre Mio e la Madre celeste,
Che mai v’abbandona ed è sempre con voi.
Chiedete perdono dei vostri peccati,
in ginocchio pregate e parlate con Me:


vi ascolto sempre, sempre vi amo,
le Mie braccia in Croce
sono aperte per voi.
Vi accolgo tutti,
e a tutti perdono,
perché sono Padre
e il Mio cuore vi dono. -


(Antonio Buscema)
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Tutto è compiuto

Questa mattina, alziamo lo sguardo e fissiamo la Croce.
Guardare la Croce significa guardare il volto della nostra speranza: Dio si è lasciato massacrare e crocifiggere per amore nostro, si, Egli ha "sete" del nostro amore, di vederci felici e liberi di volare.
Guardiamo Maria che sotto la Croce, rinnova il suo "si" alla volontà del Padre e con lei percorriamo la strada del nostro calvario.
Lei ci aiuterà ad accogliere il mistero e ad essere trasfigurati e illuminati dall'Amore di Dio "mistero di luce"
Ave Maria!
(maria m.)
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Venerdi' Santo

In questo giorno e nel giorno seguente, la Chiesa, per antichissima tradizione, non celebra l'Eucaristia.
L'altare è interamente spoglio: senza croce, senza candelieri e senza tovaglie.
Nelle ore pomeridiane di questo giorno, e precisamente verso le tre - a meno che, per motivi pastorali, non si ritenga opportuno spostare l'orario a più tardi - ha luogo la celebrazione della Passione del Signore.
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giovedì 5 aprile 2012

Richiesta di preghiere 10/2012

19) Maria ti prego per i miei figli, mio marito, mia mamma, tutte le persone che conosco, tutti i defunti cari del mio albero genealologico, gli amici che hanno lasciato questa vita terrena e anche i nemici, quelli che non parlano bene di me...
Perdono tutti, do' il mio perdono, la mia misericordia, il mio amore... Sempre con il tuo aiuto Signore! Aiutami Vergine Santa a essere una brava madre e una brava moglie, una brava amica, una brava testimone del tuo Vangelo. Faccio tutto per la tua lode e gloria, Si compia in me la tua volonta' ora e sempre. Mandaci le tutte benedizioni Signore! Antonella


20) Antonello: Chiedo preghiere per Giuseppina e Francesco, per la loro salute e soprattutto perché vivano la loro vecchiaia con la grazia della conversione.
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Li amò sino alla fine

Gv 13,1-15
Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine.Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugamano di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri». Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri.Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi.

Giovanni apre il racconto della passione e morte di Gesù presentando il gesto profetico della lavanda dei piedi con il quale è simboleggiata la donazione d'amore del Figlio di Dio con il servizio della sua vita, mediante l'umiliazione suprema della croce.
La lavanda dei piedi raffigura la passione e la morte di Gesù, l'estremo atto d'amore di Gesù per i suoi. Questo servizio del lavare i piedi, che poteva essere preteso solo dagli schiavi non ebrei, preannuncia l'annientamento della croce, supplizio riservato agli schiavi.
Questa fase finale della manifestazione del Cristo inizia poco prima della festa di Pasqua. L'ora di Gesù è il passaggio dalla terra al cielo, il ritorno al Padre dal quale era uscito (v.3). Con la sua morte Gesù va al Padre (cfr Gv 17,13). Il Cristo è stato inviato nel mondo dall'amore del Padre per salvare l'umanità peccatrice (cfr Gv 3,16-17; 12,47) e per illuminare le tenebre del male (cfr Gv 3,19; 12,46): ora, adempiuta la sua missione, egli lascia il mondo e va dal Padre (cfr Gv 16,28).
Questo passaggio di Gesù, attraverso la passione e la morte, rappresenta la suprema prova del suo amore per i suoi discepoli (v.1): l'espressione più alta dell'amore è costituita dal sacrificio della vita per i propri amici (cfr Gv 15,13). Gesù, buon pastore, ha dato la vita per le sue pecore (cfr Gv 10, 11. 15). Questo significa «amare sino alla fine» (v.1).
Sulla croce è stato consumato il sacrificio dell'amore del Figlio di Dio; per questo Gesù, prima di chinare il capo e di consegnare lo Spirito, esclamò: «E' compiuto!» (Gv 19,30). Questo verbo (in greco: tetélestai) richiama l'espressione «sino alla fine» (in greco: eis télos) di Gv 13,1 e forma una grande inclusione dei capitoli 13-19 del vangelo di Giovanni. Gli eventi finali della rivelazione suprema dell'amore di Gesù per la sua comunità devono essere visti in questa luce della perfezione dell'amore del Figlio di Dio per i suoi. La lavanda dei piedi preannuncia simbolicamente questo servizio supremo di amore del Cristo per la sua Chiesa. Questo gesto profetico avviene durante l'ultima cena. Paolo e gli altri vangeli ci raccontano che in questa occasione Gesù ha istituito l'eucaristia (cfr 1Cor 11,23ss; Mc 14,22ss e par.). Giovanni, nel contesto dell'ultima cena, non fa neppure un cenno a tale avvenimento. Il tema dell'eucaristia l'aveva già trattato ampiamente nel capitolo 6.
La lavanda dei piedi simboleggia l'ora del Cristo, cioè il dono supremo della sua vita a favore dei suoi amici con la morte umiliante sulla croce. Il «deporre le vesti» (v. 4) richiama il «deporre l'anima» (cfr Gv 10,11.15.17): il buon Pastore dona la vita a favore delle sue pecore. Simone Pietro rifiuta di ricevere da Gesù il servizio della lavanda dei piedi. Tra gli ebrei questo servizio era riservato agli schiavi pagani; il padrone non poteva esigerlo da una schiavo circonciso. In tale contesto sociale si capisce pienamente l'obiezione di Pietro: è inaudito che il Signore compia un servizio così umiliante.
La risposta misteriosa di Gesù: «Quello che io faccio... lo capirai in seguito» (v.7) non è di facile comprensione. Difatti Pietro non si accontenta della risposta di Gesù e si ostina nel suo rifiuto. Gesù gli risponde che tale rifiuto lo esclude dalla partecipazione alla sua vita. L'espressione «avere parte» indica l'eredità della terra promessa (cfr Dt 12,12; 14, 22.29) e la vita di comunione
con il Signore (cfr Dt 10,9). In questo contesto esprime la vita di amicizia profonda del discepolo con il Figlio di Dio. Gesù fa presente a Pietro che, rifiutando il suo umile servizio, si separa dal suo Signore, perché non accetta il suo sacrificio redentore, simboleggiato dalla lavanda dei piedi. Davanti a questa prospettiva Pietro si ricrede prontamente e si dichiara disposto a farsi lavare anche le altre parti del corpo. Gesù gli risponde che non è necessario il bagno per chi è puro. La risposta di Gesù indica la mondezza del cuore dall'incredulità e dal peccato. In Gv 15,3 la purificazione dei discepoli è presentata in rapporto con la parola rivelata dal Cristo e accolta da essi, quindi fa capire che tale mondezza spirituale è frutto della fede. Questa spiegazione è suggerita dal riferimento al tradimento di Giuda: non tutti gli apostoli sono puri, perché tra loro c'è un incredulo, il traditore (vv.10-11). Gesù, al termine della lavanda dei piedi, può esortare, con la forza dell'esempio, i discepoli al servizio vicendevole nella comunità cristiana. Egli fa leva sulla sua condizione divina di Signore e Maestro per invitare i discepoli a imitare il suo esempio di umile servitore dei fratelli (v.14).
Se il Figlio di Dio si è abbassato tanto per amore dei discepoli, a maggior ragione questi devono servirsi reciprocamente. Gesù ha dato l'esempio che i suoi discepoli devono imitare: essi devono amarsi come Gesù li ha amati (Gv 13,34; 15,12) e devono prestarsi i più umili servizi a imitazione di Cristo che è venuto per servire (cfr Mc 10,41-45; Lc 22,24-27).
Padre Lino Pedron
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Il mistero del Giovedì Santo

Dobbiamo far nostre, per assimilazione, queste parole di Gesù: “Desiderio desideravi hoc Pascha manducare vobiscum” — ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi. In nessun altro modo potremo esprimere meglio il nostro massimo interesse e amore per il Santo Sacrificio, se non rispettando accuratamente anche la più piccola delle cerimonie prescritte dalla sapienza della Chiesa. E, oltre all'Amore, deve sollecitarci la “necessità” di somigliare a Gesù Cristo, non solo interiormente, ma anche esternamente, nel muoverci — negli ampi spazi dell'altare cristiano — con il ritmo e l'armonia della santità obbediente, che si identifica con la Volontà della Sposa di Cristo, e cioè con la Volontà di Cristo stesso. (Forgia, 833)


Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.
Questo versetto di san Giovanni annunzia al lettore del suo Vangelo che qualcosa di grande avverrà in questo giorno. È un esordio teneramente affettuoso, parallelo a quello che san Luca riporta nel suo racconto: Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione.
Cominciamo fin da ora a chiedere allo Spirito Santo di prepararci a comprendere ogni gesto e ogni parola di Gesù: perché vogliamo vivere di vita soprannaturale, perché il Signore ci ha manifestato la sua volontà di darsi a noi come alimento dell'anima, e perché riconosciamo che Lui solo ha parole di vita eterna.
La fede ci fa proclamare con Simon Pietro: Noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio. Ed è proprio questa fede, unita alla nostra devozione, che in momenti così importanti ci spinge a imitare l'audacia di Giovanni: accostarci a Gesù e adagiare il capo sul petto del Maestro, di colui che amava ardentemente i suoi e — lo abbiamo appena udito — li avrebbe amati sino alla fine.
Tutti i modi di dire si rivelano insufficienti per spiegare, sia pure lontanamente, il mistero del Giovedì Santo. Ma non è difficile immaginare almeno in parte i sentimenti del cuore di Gesù Cristo quella sera, l'ultima che trascorreva con i suoi, prima del sacrificio del Calvario (È Gesù che passa, 83).
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Preghiera del mattino 5/IV/2012

Ti ringraziamo, Signore, per l'esempio di umiltà e d'amore che ci hai dato lavandoci i piedi. 
Concedici la forza di imitarti nel servire il prossimo, in particolare chi ne ha davvero bisogno, poiché tutti sono nostri fratelli.
Concedici, Signore, la possibilità di meditare oggi sul mistero del tuo amore che ci mostri nella santa Eucaristia e nel dono sacro del sacerdozio.
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martedì 3 aprile 2012

Uno di voi mi tradirà…

Gv 13,21-33.36-38
Dette queste cose, Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». I discepoli si guardavano l'un l'altro, non sapendo bene di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece cenno di informarsi chi fosse quello di cui parlava. Ed egli, chinandosi sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». Rispose Gesù: «È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò». E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariota. Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui. Gli disse dunque Gesù: «Quello che vuoi fare, fallo presto». Nessuno dei commensali capì perché gli avesse detto questo; alcuni infatti pensavano che, poiché Giuda teneva la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. Egli, preso il boccone, subito uscì. Ed era notte. Quando fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell'uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire. Simon Pietro gli disse: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi». 37Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!». Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità io ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m'abbia rinnegato tre volte.

Gesù aveva già parlato in modo enigmatico dell'amico intimo che lo avrebbe tradito (cfr Gv 13,18), ma ora che denuncia chiaramente il traditore è preso da un turbamento profondo. Questa denuncia così chiara del traditore provoca grande costernazione nel gruppo dei discepoli: essi ignorano di chi stia parlando Gesù. Il discepolo, "quello che Gesù amava" (v.23) si trovava a mensa a fianco del Signore. Secondo l'usanza greco-romana, diffusa anche in Palestina, i commensali stavano adagiati sui divani, poggiandosi sopra il gomito sinistro, mentre con il braccio destro prendevano i cibi e le bevande.
In questo brano appare per la prima volta sulla scena questo discepolo innominato, del quale si parlerà anche nel seguito del vangelo: nel brano della morte di Gesù (19,26ss), nella scoperta della tomba vuota (20,2ss) e nel
brano della pesca miracolosa (21,7).
Gesù accoglie la richiesta del discepolo e indica il traditore. Satana entrò nel cuore di Giuda dopo che questi ha mangiato il boccone offerto da Gesù. Il nemico di Dio si impossessa del traditore, immergendolo nelle tenebre dell'incredulità e dell'odio, fino alla consumazione del delitto più grande: l'uccisione del Figlio di Dio (19,11). Con l'ingresso di satana nel cuore di Giuda, gli eventi precipitano; per questo Gesù esorta il traditore ad affrettarsi
nell'attuare il suo disegno criminoso. Il traditore esce dalla luce, abbandona il Cristo luce del mondo (8,12) e si immerge nelle tenebre della notte (v.30). Nel cuore di Giuda si è spenta la luce della fede; in lui regnano le tenebre
dell'incredulità e dell'odio. E' notte!
Appena il traditore è uscito, Gesù apre il cuore ai suoi amici che lo circondano. Egli è consapevole di essere giunto alla vigilia della sua morte e per questo si premura di spiegare loro il vero significato della sua partenza da questo mondo. La sua morte in croce non è la sua sconfitta, ma il suo trionfo, la sua glorificazione e il suo ritorno al Padre. Con la sua passione e morte Gesù esegue con obbedienza eroica il piano di salvezza voluto dal Padre e
dimostra fino a che punto ama Dio e gli uomini.
Attraverso la glorificazione di Gesù si compie anche la glorificazione del Padre. Dio è glorificato per mezzo di Gesù e in Gesù. Il Padre è glorificato dal Figlio con l'esaltazione di Gesù sul trono regale della croce. Da questo trono Gesù manifesta in pienezza la sua divinità (8,28) e attira tutti a sé (12,32).
L'appellativo "figlioli" (v.33), usato da Gesù, esprime tutto l'amore e la confidenza per i suoi discepoli. Gesù avverte i suoi amici che sta per lasciarli. In questo momento essi non possono seguirlo; lo raggiungeranno più tardi.
Il ritorno di Gesù al Padre non è un viaggio di piacere, ma di dolore: egli allude alla sua passione e morte. Pietro al momento presente non è in grado di imitare Gesù, nonostante la sua protesta di fedeltà fino al sacrificio della vita;
egli lo seguirà con la prigionia e la morte, ma in seguito.
Data l'insistenza di Pietro nell'affermare la sua fedeltà a Gesù fino al sacrificio della vita. Il Signore gli predice l'imminente rinnegamento. Il riferimento al canto del gallo vuole indicare con chiarezza che Pietro rinnegherà tre volte Gesù proprio in quella stessa notte.
Padre Lino Pedron
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Preghiera del mattino 3/IV/2012

Padre, tu hai offerto il tuo Figlio unigenito come vittima del tradimento per operare la nostra redenzione. 
Concedici di identificarci con tutte le vittime, di sperare il perdono di tutti i traditori e di lodarti per la meravigliosa provvidenza per mezzo della quale tutte le cose, per chi ti ama, procedono verso il bene.
Signore, nella tua passione, tu, che sei l'amore, sei stato tradito dal segno stesso dell'amicizia.
Liberaci dal vizio; purificaci da una virtù finta, perché, come il ladrone pentito, ci confessiamo a te.
Ricordati di noi quando verrai nella tua potenza regale.
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lunedì 2 aprile 2012

Messaggio di Medjugorje a Mirjana 2/4/2012

Cari figli, come Regina della pace desidero dare a voi, miei figli, la pace, la vera pace che viene attraverso il Cuore del mio Figlio Divino. 
Come Madre prego che nei vostri cuori regni la sapienza, l’umiltà e la bontà, che regni la pace, che regni mio Figlio. 
Quando mio Figlio sarà il Sovrano nei vostri cuori, potrete aiutare gli altri a conoscerlo. 
Quando la pace del cielo vi conquisterà, coloro che la cercano in posti sbagliati e così danno dolore al mio Cuore materno la riconosceranno. 
Figli miei, grande sarà la mia gioia quando vedrò che accogliete le mie parole e che desiderate seguirmi. 
Non abbiate paura, non siete soli. 
Datemi le vostre mani ed io vi guiderò. 
Non dimenticate i vostri pastori. 
Pregate che nei pensieri siano sempre con mio Figlio, che li ha chiamati affinché lo testimonino. 
Vi ringrazio
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Lunedì santo: “lo sono la luce del mondo”

I nostri peccati sono stati la causa della Passione: della tortura che deformava la fisionomia amabilissima di Gesù, perfectus Deus, perfectus homo. E sono ancora le nostre miserie a impedirci ora di contemplare il Signore, presentandoci opaca e contraffatta la sua figura. Quando la vista ci si intorbidisce, quando gli occhi si annebbiano, dobbiamo rivolgerci alla luce. E Cristo ha detto: Ego sum lux mundi! (Gv 8, 12) lo sono la luce del mondo. E aggiunge: chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita (Via Crucis, VI, n.1).


Questa settimana, tradizionalmente chiamata santa dal popolo cristiano, ci offre ancora una volta l'occasione di considerare — di rivivere — i momenti conclusivi della vita di Gesù. Tutti gli avvenimenti che le diverse espressioni della pietà richiamano in questi giorni alla memoria hanno come traguardo la Risurrezione che è il fondamento della nostra fede, come scrive san Paolo. Tuttavia non dobbiamo dirigerci troppo in fretta verso questa mèta; non dimentichiamo una verità elementare, ma che tanto spesso ci sfugge: noi non potremo partecipare alla Risurrezione del Signore se non ci uniamo alla sua Passione e alla sua Morte. Per essere con Cristo nella sua gloria, bisogna che prima aderiamo al suo olocausto per sentirci una sola cosa con Lui, morto sul Calvario (...).
Meditiamo su questo Signore, coperto di ferite per amor nostro. Usando un'espressione che si avvicina alla realtà, anche se non arriva a dire tutto, potremmo ripetere con un autore antico: « Il corpo di Gesù è un grande quadro di dolori ». La scena che ci presenta questo Cristo ridotto a uno straccio, un corpo martoriato e inerte deposto dalla croce e affidato a sua Madre, è come il ritratto di una disfatta. Dove sono le folle che lo seguivano? Dov'è il Regno di cui annunciava l'avvento? Ma non è una sconfitta; è una vittoria: ora Egli è più che mai vicino al momento della Risurrezione, della manifestazione della gloria che ha conquistato con la sua obbedienza. (È Gesù che passa, 95).
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Lasciala fare, perché essa lo conservi per il giorno della mia sepoltura

Gv 12,1-11
Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell'aroma di quel profumo. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché essa lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me». Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Lazzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.

In questo brano è accentrato il contrasto tra la generosa dimostrazione d'amore di Maria e la gretta irritazione di Giuda Iscariota. Gesù era stato a Betània qualche giorno prima per risuscitare Lazzaro e se ne era allontanato dopo la decisione del sinedrio di ucciderlo. Ora la famiglia degli amici fa una cena un onore di Gesù. Maria, ungendo i piedi di Gesù, fa un gesto di squisita cortesia, secondo l'usanza giudaica, come segno di omaggio all'ospite. Una libbra corrisponde a 330 grammi e il prezzo di trecento denari allo stipendio di trecento giornate lavorative. L'intervento di Giuda mette in risalto la fede e l'amore di Maria per il Signore. Questa donna, in uno slancio di generosità, si è prodigata in un gesto di tenerezza senza badare a spese; al contrario Giuda Iscariota; con la sua contestazione, manifesta la grettezza del suo cuore. Egli non era preoccupato delle necessità dei poveri, ma desiderava che quella somma finisse nella cassa comune della comunità di Gesù, di cui era amministratore, per rubarla (v.6).
"Lasciatela fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura" (v.7) Con questa frase Gesù vuole spiegare che il gesto della donna ha un significato profetico, perché preannuncia l'unzione del suo corpo prima della sepoltura.
"I poveri li avete sempre con voi". Con queste parole Gesù non vuole scoraggiare l'assistenza e il soccorso ai poveri, ma vuole ricordare il primato che si deve riservare a Dio in tutte le circostanza della vita. Con la frase "non sempre avete me" (v.8) evidentemente Gesù parla della sua vita terrena che avrà termine tra qualche giorno. La sua presenza come risorto, invisibile ma reale, non cesserà mai (cfr Gv 14,16; Mt 28,20).
Dinanzi al comportamento del popolo che crede in Gesù, la reazione dei sommi sacerdoti rasenta la follia, perché decretano di uccidere anche Lazzaro per far scomparire questa testimonianza così eloquente a favore della divinità di Gesù. L'ostinazione dei capi nel male raggiunge il parossismo. 
Padre Lino Pedron
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domenica 1 aprile 2012

Domenica delle Palme: "Benedetto colui che viene!"

Con opere di servizio, possiamo preparare al Signore un trionfo più grande di quello del suo ingresso in Gerusalemme... Perché non si ripeteranno né le scene di Giuda, né quella dell'Orto degli Ulivi, né quella notte buia... Otterremo che il mondo arda nelle fiamme del fuoco che Egli è venuto a portare sulla terra!... E la luce della Verità — il nostro Gesù — illuminerà le intelligenze in un giorno senza fine. (Forgia, 947).


Nella meravigliosa unità della Liturgia della Santa Chiesa Cattolica, che ricapitola il vecchio e il nuovo, noi leggiamo oggi parole di profonda gioia: Le folle degli Ebrei, portando rami d'ulivo, andavano incontro al Signore e acclamavano a gran voce: « Osanna all'Altissimo Dio».
L'acclamazione a Gesù rievoca nel nostro spirito quella che ne salutò la nascita a Betlemme.Via via che egli avanzava — narra san Luca — stendevano i loro mantelli sulla strada. Era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, esultando, cominciò a lodare Dio a gran voce, per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo: « Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore. Pace in cielo e gloria nel più alto dei cieli! (...)
In questa domenica delle Palme, nel commemorare il giorno in cui il Signore dà inizio alla settimana decisiva per la nostra salvezza, mettiamo da parte le considerazioni superficiali, andiamo all'essenza, a ciò che è veramente importante. Ebbene, la nostra aspirazione è andare in Cielo. Altrimenti non c'è nulla che valga la pena. Per andare in Cielo è indispensabile la fedeltà alla dottrina di Cristo. Per essere fedeli è indispensabile insistere con costanza nella lotta contro gli ostacoli che si oppongono alla nostra felicità eterna. (...) (È Gesù che passa, nn. 72-83)
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Domenica delle Palme

Dall’omelia del Beato Giovanni Paolo II (13 aprile 2003):


1. “Benedetto colui che viene nel nome del Signore!” (Mc 11,9).
La liturgia della Domenica delle Palme è quasi un solenne portale d'ingresso nella Settimana Santa. Associa due momenti tra loro contrastanti: l'accoglienza di Gesù a Gerusalemme e il dramma della Passione; l’“Osanna” festoso e il grido più volte ripetuto:“Crocifiggilo!”; il trionfale ingresso e l'apparente disfatta della morte sulla Croce. Anticipa così l’“ora” in cui il Messia dovrà soffrire molto, verrà ucciso e risusciterà il terzo giorno (cfr Mt 16,21), e ci prepara a vivere in pienezza il mistero pasquale.


2. “Giubila, figlia di Gerusalemme! / Ecco, a te viene il tuo re” (Zc, 9,9). Nell'accogliere Gesù gioisce la Città in cui vive la memoria di Davide; la Città dei profeti, molti dei quali vi subirono il martirio per la verità; la Città della pace, che nel corso dei secoli ha conosciuto violenza, guerra, deportazione.
In qualche modo, Gerusalemme può essere considerata la Città-simbolo dell'umanità, specialmente nel drammatico inizio del terzo millennio che stiamo vivendo. Per questo i riti della Domenica delle Palme acquistano una loro particolare eloquenza. Risuonano consolanti le parole del profeta Zaccaria: “Esulta grandemente figlia di Sion, / giubila, figlia di Gerusalemme! / Ecco, a te viene il tuo re. / Egli è giusto e vittorioso, / umile, cavalca un asino / ... l'arco di guerra sarà spezzato, / annunzierà la pace alle genti” (9,9-10). Quest'oggi siamo in festa, perché entra in Gerusalemme Gesù, il Re della pace.


3. Allora, lungo la discesa del monte degli Ulivi, accorsero incontro a Cristo i ragazzi e i giovani di Gerusalemme, acclamando e agitando festanti rami di ulivo e di palma. [...]


5. “Ecco la tua madre!” (Gv 19,27) Gesù rivolge queste parole a ciascuno di voi, cari amici. Anche a voi chiede di prendere Maria come madre “nella vostra casa”, di accoglierla “tra i vostri beni”, perché “è Lei che, svolgendo il suo ministero materno, vi educa e vi modella fino a che Cristo non sia formato in voi pienamente”. Maria faccia sì che rispondiate generosamente alla chiamata del Signore, e perseveriate con gioia e fedeltà nella missione cristiana! [...]


6. “Veramente quest'uomo era Figlio di Dio!” (Mc 15,39). Abbiamo riascoltato la chiara professione di fede, in cui esce il centurione, “vistolo spirare in quel modo” (ivi). Scaturisce da quanto ha visto la sorprendente testimonianza del soldato romano, il primo a proclamare che quell'uomo crocifisso “era Figlio di Dio”.
Signore Gesù, anche noi abbiamo “visto” come hai patito e come sei morto per noi. Fedele sino all'estremo, ci hai strappati dalla morte con la tua morte. Con la tua Croce ci hai redenti.
Silenziosa testimone di questi attimi decisivi per la storia della salvezza sei tu, Maria, Madre addolorata.
Donaci i tuoi occhi per riconoscere nel volto del Crocifisso, sfigurato dal dolore, l'immagine del Risorto glorioso.
Aiutaci ad abbracciarlo e a fidarci di Lui, affinché siamo fatti degni delle sue promesse.
Aiutaci ad essergli fedeli oggi e per tutta la nostra vita. Amen!
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Ecco lo sposo, andategli incontro!

Omelia attribuita a sant'Epifanio di Salamina (? - 403), vescovo
Omelia 1 per la festa delle Palme ; PG 43, 427




«Esulta grandemente figlia di Sion» (Zac ,9), rallegrati ed esulta, Chiesa di Dio, poiché ecco venire a te il tuo Dio, ecco venire il tuo Sposo, seduto su un asinello come su un trono! Affrettiamoci ad andargli incontro per contemplare la sua gloria. Ecco la salvezza del mondo: Dio avanza verso la croce. Anche noi, popoli, gridiamo oggi col popolo: «Osanna al figlio di Davide, donaci la salvezza di lassù, o Dio!» (Mt 21,9; Sal 118,25) ...


E' un giorno di festa che celebra la Chiesa, all'ombra di Cristo, olivo che dà frutti nella casa di Dio (Sal 52,10); ella celebra un giorno di festa con Cristo, giglio primaverile del Paradiso in fiore. Poiché Cristo sta al centro della Chiesa, lui vero giglio in fiore, radice di Iesse che non giudica il mondo ma lo serve (Is 11,1.3). Sta al centro della Chiesa, fonte eterna da cui scaturiscono non più i fiumi del paradiso (Gen 2,10), ma Matteo, Marco, Luca e Giovanni, che irrigano il giardino della Chiesa di Cristo. Oggi, noi che siamo virgulti d'olivo fecondi (cf Sal 128,3), con in mano rami d'olivo, supplichiamo Cristo misericordioso. «Piantati nella casa del Signore», diamo fiori a primavera «negli atri del nostro Dio», e celebriamo un giorno di festa: «l'inverno è passato!» (Sal 92,14; Can 2,11) ...


Esclamo con Paolo a voce alta e forte: «Le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove» (2Cor 5.17) Un profeta, guardando a quel re esclama : «Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!» (Gv 1,29) ...; e Davide, guardando a Cristo nato dalla sua stirpe secondo la carne, afferma: «Il Signore è Dio e ci è apparso» (Sal 118,27 LXX). Giorno di festa ammirabile per la sua novità, sorprendente e stupefacente: i bambini acclamano Cristo come Dio e i sacerdoti lo maledicono, i bambini lo adorano e i dottori della Legge lo disprezzano e lo calunniano. I bambini dicono: «Osanna!» e i suoi nemici gridano: «Crocifiggilo!» Quelli si uniscono intorno a Cristo con le palme, questi si gettano su di lui con le spade; quelli tagliano rami, questi preparano una croce.
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