lunedì 6 settembre 2010

Passò la notte in orazione

Karol Wojtyla (Giovanni Paolo II)
Ritiro al Vaticano 1979, n° 4

La preghiera di Cristo al Getsèmani è l'incontro della volontà umana di Gesù Cristo con la volontà eterna di Dio, la quale, in questo momento preciso, diviene la volontà del Padre riguardo al Figlio. Il Figlio si è fatto uomo perché succedesse questo incontro della sua volontà umana con quella del Padre. Si è fatto uomo perché questo incontro fosse pieno di verità sulla volontà umana e sul cuore umano, questo cuore che vuole fare scomparire il male, la sofferenza, il giudizio, la flagellazione, la croce e la morte. Si è fatto uomo perché sul fondo di questa verità sulla volontà umana e sul cuore umano, apparisse tutta la grandezza dell'amore, che si esprime nel dono di sè e nel sacrificio : « Si, Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito » (Gv 3, 16). Nell'ora in cui Cristo prega, l'amore eterno deve essere confermato dall'offerta del cuore umano. E viene confermato : il Figlio non rifiuta che il suo cuore diventi l'altare, il luogo dell'elevazione, prima di diventare il luogo della croce.

La preghiera è quindi l'incontro della volontà umana con quella di Dio. Il suo frutto più eccelso è l'ubbidienza del Figlio al Padre : « Padre, sia fatta la tua volontà ». Eppure, l'ubbidienza non significa in primo luogo la rinuncia alla propria volontà, bensì una reale apertura dello sguardo spirituale, dell'udito spirituale, a questo amore che è Dio stesso. Dio è questo amore (1 Gv 4, 16), lui che ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito (Gv 3, 16). Ecco dunque l'uomo, ecco Gesù Cristo, il Figlio di Dio ; dopo la sua preghiera, ecco che si rialza rafforzato da questa ubbidienza per mezzo della quale ha raggiunto, nuovamente, questo amore, questo dono del Padre al mondo e a tutti gli uomini.
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Vangelo del giorno 6/9/2010 , lunedì 23^ settimana t.o.

+ Dal Vangelo secondo Luca (6,6-11)

Un sabato Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo.
Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!».
Si alzò e si mise in mezzo. Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?».
E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita.
Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.
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domenica 5 settembre 2010

Vi invito a recitare il Rosario tutti i giorni

Un invito a recitare il Rosario tutti i giorni perchè la Madonna ci ottenga dal suo Divin Figlio la soluzione per i grandi mali che ci affliggono

Ecco cosa ha detto sulla preghiera del Rosario Suor Lucia, l'ultima veggente di Fatima:
"La Santissima Vergine ha dato una nuova efficacia alla recita del Rosario tale che non c'è nessunproblema, non importa quanto difficile ppossa essere, o temporale o soprattutto spirituale,......che non possa essere risolto con il Rosario. Non c'è nessun problema, vi dico, che noi non possiamo risolvere con la preghiera del Rosario".
- 1 Vi chiedo di pregare il Rosario ogni giorno perchè la Madonna ci ottenga dal suo Divin Figlio lasoluzione per i grandi mali che affliggono:
--- la disgregazione della famiglia,
--- la crisi morale e religiosa...,
--- gli attacchi alla Chiesa e al Santo Padre.

-2- Vi invito a diventare apostoli del Rosario, affinchè possiamo portare questa devozione salvificaa tanti quanti ne hanno bisogno.
La verità è che, se sono tanti i pericoli che incombono su di noi e sulle nostre famiglie, ancora maggiore è il potere di intercessione della Madre di Dio.Maria è la soluzione per tutte le nostre necessità.

A Maria, tramite la preghiera, specialmentequella del Rosario possiamo affidare tutti i nostri affanni!Già a Fatima, nel 1917, la Madonna come Madre amorevole, mentre da un lato ci ammoniva......dall'altro ci presentava la soluzione per evitare all'umanità flagelli terribili: la devozione al suo Cuore Immacolato, principalmente mediante la recita del Rosario.
Oggi Satana e i suoi seguaci si sono scatenati nell'attaccare quello che abbiamo di più sacro.
Non c'è giorno che passa senza che la religione sia ridicolizzata, il Papa oltraggiato, la famiglia e l'istituzione del matrimonio vittime dei più insidiosi attacchi......ed ai nostri figli e nipoti vengono spudoratamente presentati modelli di comportamento ingannevoli e tutt'altro che cristiani.
Il fatto è che pregando il Rosario, pregandolo di più, pregandolo meglio, possiamo ottenere qualsiasi cosa, se utile per il nostro bene e la nostra salvezza.
Anche il nostro Santo Padre ci invita a "riscoprire questa preghiera, così semplice e tanto profonda", e a pregare il Rosario "per le intenzioni del Papa, per la missione della Chiesa e per la pace nel mondo.

Ave Maria!

Buona domenica a tutti e che la Santa Vergine ci protegga sempre!
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Novena per esaltazione Santa Croce (dal 5 al 13 settembre)

“Cari figli, in questi giorni voglio invitarvi a porre al centro di tutto la Croce. Pregate in particolare davanti alla Croce, da cui derivano grandi grazie. In questi giorni fate nelle vostre case una consacrazione speciale alla Croce. Promettete di non offendere Gesù e la Croce e di non arrecargli ingiurie.” (12/09/1985)

La Croce sulla nostra strada deve essere il segno indicatore che ci conduce all'amore e all'uniformità della nostra volontà con quella di Dio, attraverso le quali viene la vera pace. Se guardiamo la Croce vediamo che ha una dimensione verticale (amore verso Dio) ed una orizzontale (amore verso il prossimo).

Queste due dimensioni ci indicano la strada dell'Amore. Colui che ama Dio è pronto a soffrire, pronto a perdonare, a riconciliarsi, è pronto a portare la croce. Chi ama Dio potrà realizzare anche l'altra dimensione: amerà il prossimo, amerà anche la creazione. E quando avremo realizzato questa unità fra le due dimensioni, quando queste s'incontrano nel nostro cuore, avremo la vera pace e comunicheremo pace attorno a noi.
Cristo ci ha salvato con la Croce , segno di Amore. Il centro di unità fra la dimensione verticale e quella orizzontale è Gesù. E se Lui è al centro della nostra vita, allora le preghiere, i digiuni, le veglie, tutto sarà illuminato alla presenza di Gesù che crea la pace vera.La croce deve essere il nostro innamoramento. Con la follia dell’innamoramento tutto potremo osare, perché per amore si riesce a morire. Sulla croce c’è pienezza di vita perchè Gesù pur essendo di natura divina svuotò se stesso assumendo la condizione di servo e umiliandosi fino alla morte di croce e il Padre ha riempito questo svuotamento con la gloria e la vita in pienezza.


PREGHIERA:
Mi abbandono o Dio nelle tue mani.Gira e rigira questa argilla, come creta nelle mani del vasaio.Dalle una forma e poi spezzala, se vuoi.Domanda, ordina, cosa vuoi che io faccia?Innalzato, umiliato, perseguitato, incompreso, calunniato, sconsolato, sofferente, inutile a tutto, non mi resta che dire, sull'esempio di tua Madre: "Sia fatto di me secondo la tua parola".Dammi l'amore per eccellenza, l'amore della Croce, ma non delle croci eroiche che potrebbero nutrire l'amore proprio ma di quelle croci volgari che purtroppo porto con ripugnanza...di quelle che si incontrano ogni giorno nella contraddizione, nell'insuccesso, nei falsi giudizi, nella freddezza, nel rifiuto e nel disprezzo degli altri, nel malessere e nei difetti del corpo, nelle tenebre della mente e nell'aridità di cuore.
Allora solamente Tu saprai che Ti amo.
Ti adoro, o Croce Santa,che fosti ornata del Corpo Sacratissimo del mio Signore,coperta e tinta del suo preziosissimo sangue.Ti adoro, mio Dio, posto in croce per me.Ti adoro, o Croce Santa per amore di Colui che è il mio Signore.

Amen
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Beata Teresa di Calcutta

Fondatrice della Congregazione “Missionarie della Carità”

Teresa di Calcutta, al secolo Agnes Gonxha Bojaxhiu, nacque il 26 agosto 1910 a Skopje in una benestante famiglia di genitori albanesi, di religione cattolica.
All'età di otto anni perse il padre e la sua famiglia soffrì di gravi difficoltà finanziarie. A partire dall'età di quattordici anni partecipò a gruppi di carità organizzati dalla sua parrocchia e nel 1928, a diciotto anni, decise di prendere i voti entrando come aspirante nelle Suore della Carità.

Inviata nel 1929 in Irlanda a svolgere la prima parte del suo noviziato, nel 1931, dopo aver preso i voti e assunto il nome di Maria Teresa, ispirandosi a Santa Teresa di Lisieux, partì per l'India per completare i suoi studi. Diventò insegnante presso il collegio cattolico di St. Mary's High School di Entally, sobborgo di Calcutta, frequentato soprattutto dalle figlie dei coloni inglesi. Negli anni che trascorse alla St. Mary si distinse per le sue innate capacità organizzative, tanto che nel 1944 fu nominata direttrice.
L'incontro con la povertà drammatica della periferia di Calcutta spinge la giovane Teresa ad una profonda riflessione interiore: ebbe, come scrisse nei suoi appunti, “una chiamata nella chiamata”.

Nel 1948 ebbe l'autorizzazione dal Vaticano ad andare a vivere da sola nella periferia della metropoli, a condizione che continuasse la vita religiosa. Nel 1950, fonda la congregazione delle “Missionarie della carità” (in latino Congregatio Sororum Missionarium Caritatis, in inglese Missionaries of Charity o Sisters of Mother Teresa), la cui missione era quella di prendersi cura dei “più poveri dei poveri” e “di tutte quelle persone che si sentono non volute, non amate, non curate dalla società, tutte quelle persone che sono diventate un peso per la società e che sono rifuggite da tutti”.
Le prime aderenti furono dodici ragazze, tra cui alcune sue ex allieve alla St. Mary. Stabilì come divisa un semplice sari bianco a strisce azzurre, che, pare, fu scelto da Madre Teresa perché era il più economico fra quelli in vendita in un piccolo negozio. Si trasferì in un piccolo fabbricato che chiamò «Casa Kalighat per i morenti», donatogli dall'arcidiocesi di Calcutta.
La vicinanza ad un tempio indù, provoca la dura reazione di questi ultimi che accusano Madre Teresa di proselitismo e cercano con massicce dimostrazioni di allontanarla. La polizia, chiamata dalla missionaria, forse intimorita dalle violente proteste, decide arbitrariamente di arrestare Madre Teresa. Il commissario, entrato nell'ospedale, dopo aver visto le cure che essa amorevolmente dava ad un bambino mutilato, decise di lasciar perdere. Col tempo, però, il rapporto fra Madre Teresa e gli indiani si rafforzò e anche se le incomprensioni rimasero, si giunse ad una convivenza pacifica.
Poco dopo aprì un altro ospizio, il «Nirmal Hriday (cioè Cuore Puro)», poi ancora una casa per lebbrosi chiamata «Shanti Nagar (cioè Città della Pace)» ed infine un orfanotrofio.
L'Ordine cominciò presto ad attirare sia "reclute" che donazioni caritatevoli da parte di cittadini occidentali, e dagli anni sessanta aprì ospizi, orfanotrofi e case per lebbrosi in tutta l'India.

La fama internazionale di Madre Teresa crebbe enormemente dopo un fortunato servizio della BBC del 1969 intitolato «Qualcosa di bello per Dio» e realizzato dal noto giornalista Malcolm Muggeridge. Il servizio documentò il lavoro delle suore fra i poveri di Calcutta ma durante le riprese alla Casa per i Morenti, a causa delle scarse condizioni di luce, si ritenne che la pellicola si potesse essere rovinata; tuttavia lo spezzone, quando fu inserito nel montaggio, apparve ben illuminato. I tecnici sostennero che fu merito del nuovo tipo di pellicola utilizzato, ma Muggeridge si era convinto che fosse un miracolo: pensò che la luce divina di Madre Teresa avesse illuminato il video, e si convertì al cattolicesimo.
Il documentario, grazie anche al presunto miracolo, ebbe un successo straordinario che portò alla ribalta delle cronache la figura di Madre Teresa.

Nel febbraio del 1965, il Servo di Dio Pp Paolo VI (Giovanni Battista Montini) concesse alle Missionarie della Carità il titolo di "congregazione di diritto pontificio" e la possibilità di espandersi anche fuori dall'India.
Nel 1967 fu aperta una casa in Venezuela, a cui seguirono sedi in Africa, Asia, Europa, Stati Uniti nel corso di tutti gli anni settanta e ottanta. L'Ordine si ampliò con la nascita di un ramo contemplativo e di due organizzazioni laicali.
Nel 1979, ottenne, infine, il riconoscimento più prestigioso: il Premio Nobel per la Pace. Rifiutò il convenzionale banchetto cerimoniale per i vincitori, e chiese che i 6.000 dollari di fondi fossero destinati ai poveri di Calcutta, che avrebbero potuto essere sfamati per un anno intero: “le ricompense terrene sono importanti solo se utilizzate per aiutare i bisognosi del mondo”.
Nel 1981 fu fondato il movimento “Corpus Christi” aperto ai sacerdoti secolari. Nel corso degli anni ottanta nasce l'amicizia fra il Servo di Dio Pp Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła) e Madre Teresa i quali si ricambiano visite reciproche. Grazie all'appoggio del Papa, Madre Teresa riuscì ad aprire ben tre case a Roma, fra cui una mensa nella Città del Vaticano dedicata a Santa Marta, patrona dell'ospitalità.
Negli anni novanta, le Missionarie della Carità superarono le quattromila unità con cinquanta case sparse in tutti i continenti.

Intanto però le sue condizioni peggiorarono: nel 1989, in seguito ad un infarto, le fu applicato un pacemaker; nel 1991 si ammalò di polmonite; nel 1992 ebbe nuovi problemi cardiaci.
Si dimise da superiora dell'Ordine ma in seguito ad un ballottaggio fu rieletta praticamente all'unanimità, contando solo qualche voto astenuto. Accettò il risultato e rimase alla guida della congregazione.
Nell'aprile del 1996 Madre Teresa cadde e si ruppe la clavicola. Il 13 marzo 1997 lasciò definitivamente la guida delle Missionarie della Carità. Incontrò, lo stesso mese, Pp Giovanni Paolo II per l'ultima volta, prima di rientrare a Calcutta dove morì il 5 settembre, ore 21.30, all'età di ottantasette anni.

Il suo lavoro, svolto con immenso amore, tra le vittime della povertà di Calcutta, le sue opere e i suoi libri di spiritualità cristiana e di preghiere, alcuni dei quali furono scritti insieme al suo amico Frère Roger, l'hanno resa una delle persone più famose al mondo.

A soli due anni dalla sua morte, Papa Giovanni Paolo II fece aprire, per la prima volta nella storia della Chiesa, con una deroga speciale, il processo di beatificazione che si concluse nell'estate del 2003 e fu quindi beatificata il 19 ottobre con il nome di Beata Teresa di Calcutta.
L'arcidiocesi di Calcutta ha aperto già nel 2005 il processo per la canonizzazione.

Il suo messaggio è sempre attuale: “Puoi trovare Calcutta in tutto il mondo – lei diceva – , se hai occhi per vedere. Dovunque ci sono i non amati, i non voluti, i non curati, i respinti, i dimenticati”.
I suoi figli spirituali continuano in tutto il mondo a servire “i più poveri tra i poveri” in orfanotrofi, lebbrosari, case di accoglienza per anziani, ragazze madri, moribondi. In tutto sono 5000, compresi i due rami maschili, meno noti, distribuiti in circa 600 case sparse per il mondo; senza contare le molte migliaia di volontari e laici consacrati che portano avanti le sue opere. “Quando sarò morta – diceva lei –, potrò aiutarvi di più…”.

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Offrire a Dio un vero tesoro

Giovanni Cassiano (circa 360-435), fondatore di un monastero
Conferenze, I, 6-7 ; SC 42, 83-85

Parecchi, per seguire Cristo, dopo aver disprezzato fortune considerabili, somme enormi d'oro e d'argento, e proprietà magnifiche, si sono poi lasciati turbare per un raschietto, un punteruolo, un ago, una penna per scrivere... Essi, dopo aver distribuito tutte le proprie ricchezze per amore di Cristo, mantengono la loro antica passione e la mettono in cose futili, pronti all'ira per difenderle. Non avendo la carità di cui parla san Paolo, la loro vita è colta da sterilità. Il beato apostolo prevedeva questa disgrazia : « Se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova », diceva (1 Cor 13, 3). Questa è la prova evidente che non si giunge alla perfezione tutt'a un tratto con la sola rinuncia ad ogni ricchezza e il disprezzo degli onori, se non si aggiunge a questo quella carità di cui l'apostolo descrive i vari aspetti.

Ora, essa consiste soltanto nella purezza di cuore. Infatti, cos'è respingere l'invidia, la vanità, l'ira, e la frivolezza, non cercare il proprio interesse, non godere dell'ingiustizia, non tenere conto del male ricevuto, e il resto (1 Cor 13, 4-5), se non offrire continuamente a Dio un cuore perfetto e purissimo, e tenerlo indenne da ogni moto di passione ? La purezza di cuore sarà dunque il termine unico delle nostre azioni e dei nostri desideri.
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Vangelo del giorno 5/9/2010 , domenica 23^ settimana t.o.

Dal Vangelo secondo Luca (14,25-33)

Siccome molta gente andava con lui, egli si voltò e disse: «Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento? Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l'altro è ancora lontano, gli manda un'ambasceria per la pace. Così chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.
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sabato 4 settembre 2010

Sii anima di Eucaristia!

Sii anima di Eucaristia! — Se il centro dei tuoi pensieri e delle tue speranze è il Tabernacolo, come saranno abbondanti, figlio mio, i frutti di santità e di apostolato! (Forgia, 835)

Gesù è rimasto nell'Eucaristia per amore..., per te.— È rimasto, pur sapendo come l'avrebbero ricevuto gli uomini..., e come lo ricevi tu.— È rimasto, affinché te ne cibi, affinché tu gli faccia visita e gli racconti le tue cose e, frequentandolo nell'orazione accanto al Tabernacolo e nella ricezione del Sacramento, ti innamori ogni giorno di più, e faccia in modo che altre anime — molte! — seguano lo stesso cammino. (Forgia, 887)

Quando ricevi il Signore nell'Eucaristia, siigli grato con tutte le fibre dell'anima per la sua bontà di stare con te.— Non ti sei soffermato a considerare che sono dovuti passare secoli e secoli, prima che venisse il Messia? I patriarchi e i profeti a implorare, con tutto il popolo di Israele: la terra è assetata, Signore, vieni!— Magari fosse così la tua attesa d'amore. (Forgia, 991)

Ingigantisci la tua fede nella Sacra Eucaristia. Riémpiti di stupore davanti a questa ineffabile realtà!: abbiamo Dio con noi, possiamo riceverlo ogni giorno e, se lo vogliamo, parliamo intimamente con Lui, come si parla con l'amico, come si parla con il fratello, come si parla con il Padre, come si parla con l'Amore. (Forgia, 268)
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Consacratevi a quel Cuore di Mamma

Nel suo messaggio a Fatima, Maria prometterva...dopo molte sofferenze...il trionfo del Suo Cuore Immacolato: "ALLA FINE, IL MIO CUORE IMMACOLATO TRIONFERA'"!

Ecco perchè... il messaggio di Maria a Fatima è un messaggio di speranza, nel quale Ella ci mostra la strada da seguire per rendere meno gravoso il peso dei mali che ci affliggono.

Se noi avessimo ascoltato col cuore e con l'anima il Suo messaggio ora non saremmo dinanzi a questa enorme crisi morale e relogiosa che attanaglia il mondo.

Parlando ai tre pastorelli Maria volle manifestare il suo dolore per le inenarrabili cattiverie di cui l'umanità continuava a macchiarsi... un percorso fatto di sangue e peccato che stava conducendo il mondo alla rovina più totale.

Siamo ancora in tempo per evitare questa catastrofe, e dobbiamo farlo utilizzando i suggerimenti che Maria ci ha dato: su tutti, la devozione al Suo Cuore Immacolato, poi l'incessante preghiera, in particolar modo del Santo Rosario, la penitenza ed il rispetto delle Leggi di Dio con la pratica dei Comandamenti.

Il mio è un invito di fede e amore: CONSACRATEVI AL CUORE IMMACOLATO DI MARIA... "CUORE DI MAMMA"!!!

Ave Maria
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Novena alla Medaglia Miracolosa

O Vergine Immacolata della Medaglia Miracolosa che mossa a pietà dalle nostre miserie scendesti dal cielo per mostrarci quanta cura prendi alle nostre pene e quanto ti adoperi per allontanare da noi i castighi di Dio e ottenerci le sue grazie soccorrici in questa presente nostra necessità e concedici le grazie che ti domandiamo.

Salve o Regina...

O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te! (3 volte)

O Vergine Immacolata che ci hai fatto dono della tua Medaglia quale rimedio a tanti mali spirituali e corporali che ci affliggono come difesa delle anime medicina dei corpi e conforto di tutti i miseri ecco che noi la stringiamo riconoscenti sul nostro cuore e ti domandiamo per essa di esaudire la nostra preghiera.

Salve o Regina...
O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te! (3 volte)

O Vergine Immacolata che hai promesso grandi grazie ai devoti della tua Medaglia se ti avessero invocato con la giaculatoria da te insegnata noi pieni di fiducia nella tua parola ricorriamo a te e ti domandiamo per la tua Immacolata Concezione la grazia di cui abbiamo bisogno.

Salve o Regina...
O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te! (3 volte)
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Santa Rosalia

Eremita, Patrona di Palermo

Rosalia , al secolo Rosalia Scalia, appartenne, secondo la tradizione, alla nobile famiglia dei Sinibaldi. Figlia di Sinibaldo, signore di Quisquina e di Rose, in provincia d'Agrigento (l'allora Girgenti), nacque tra il 1130 e 1134.
Rosalia visse in quel felice periodo di rinnovamento cristiano-cattolico, che i re Normanni ristabilirono in Sicilia, dopo aver scacciato gli Arabi che se n'erano impadroniti dall'827 al 1072; favorendo il diffondersi di monasteri Basiliani e Benedettini.
In quest'atmosfera di fervore e rinnovamento religioso, s'inserì la vocazione eremitica della giovane che lasciò la vita di corte e si ritirò in preghiera in una grotta sul monte Pellegrino dove morì il 4 settembre 1160.

Il culto più antico di cui si abbia traccia risale al 1375. In quel periodo in tutta la Sicilia scoppiò una grave pestilenza. Secondo tale culto santa Rosalia apparve ad una vergine di Bivona (in provincia di Agrigento, a 503 mt sul livello del mare, nel cuore dei monti Sicani) dicendole che se avessero costruito una chiesa in suo onore la peste sarebbe cessata (“Andate a dire alli giurati che mi facciano quivi una chiesa e mi habbiano a devotione, che cesserà la peste ed io sono Santa Rosalia”).
Non si diede credenza all'evento, così l'anno seguente la santa riapparve, esortandoli un'altra volta. Non appena la chiesa fu fabbricata la peste cessò.
Il culto crebbe negli anni : nella successiva ondata di peste del 1575-76 la santa venne invocata nuovamente e la quasi totalità dei nati venne battezzata col suo nome.

Nel 1601 il sacerdote bivonese Ruggero Valenti, all'età di 80 anni, scolpì l'artistico fercolo che ancora oggi il 4 settembre viene portato in processione.
La leggenda del ritrovamento miracoloso delle spoglie di Rosalia è una tipica storia edificante; al passaggio delle reliquie una pestilenza cessa miracolosamente, al che i palermitani per riconoscenza scelgono “a Santuzza” come protettrice della città, dedicandole “u fistinu” (il festino) che si celebra dall'11 al 15 luglio con un carro trionfale, introdotto nel 1686, e un corteo storico in costumi seicenteschi.

Il 4 settembre, invece, la tradizionale “acchianata” (la salita) a Monte Pellegrino conduce i devoti al Santuario. Dal 1972 per iniziativa del Comune l'architetto Rodo Santoro ha riprodotto il carro settecentesco e la “Santuzza” continua - tra storia e leggenda - a raccogliere la devozione dei Palermitani e l'ammirazione dei turisti per la spettacolarità della festa. La sera del 14 luglio la processione parte dal Palazzo reale e si snoda lungo l'antico Cassaro, fermandosi dinanzi la Cattedrale e ai Quattro Canti, punto in cui il sindaco della città sale sul carro e depone dei fiori ai piedi della santa, gridando “Viva Palermo e Santa Rosalia”.
Non appena la processione arriva al Foro Italico hanno inizio i fuochi d'artificio che durano fino a tarda notte.

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Ricordati del giorno di sabato per santificarlo

Sant Agostino (354-430), vescovo d'Ippona (Africa del Nord) e dottore della Chiesa
Commento sulla Genesi

Ora che è giunto il tempo della grazia che ci è stata rivelata, l'osservanza del sabato, una volta simboleggiata dal riposo di un solo giorno, è stata abolita per i fedeli. In questo tempo di grazia, infatti, il cristiano osserva un sabato perpetuo, se tutto il bene fatto da lui viene fatto nella speranza del riposo futuro, e se non si gloria delle proprie opere buone come di un bene che venisse da sè, senza averlo ricevuto.
Così, comprendendo e ricevendo il sacramento del battesimo come un sabato, cioè come il riposo del Signore nella sepoltura (Rm 6, 4), il cristiano si riposa dalle sue opere antiche per camminare ormai in una vita nuova, riconoscendo che Dio agisce in lui. Dio infatti nello stesso tempo agisce e si riposa, quando concede alla sua creatura la gestione che gli si addice, e nello stesso tempo gode in se stesso di un'eterna tranquillità.
Dio né si è faticato creando il mondo, né si è riposato cessando di creare, ma ha voluto con queste parole della Scrittura [« Dio cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro » (Gen 2, 2)], invitarci a desiderare questo riposo, donandoci il comandamento di santificare questo giorno (Es 20, 8).
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Vangelo del giorno 4/9/2010 , sabato 22^ settimana t.o.

+ Dal Vangelo secondo Luca (6,1-5)

Un sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani.

Alcuni farisei dissero: «Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?».

Gesù rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, sebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?». E diceva loro: «Il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

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venerdì 3 settembre 2010

Mio Dio ti do questo giorno


Mio Dio, ti do questo giorno; tu l'hai dato a me, io te lo rendo.
Tu mi hai dato tutto quello che sono e tutto quello che ho.
Mi hai dato la mia mente, il mio corpo, il mio tempo, la mia energia, la mia salute, i miei amici, la mia famiglia, la mia fede tutto!
E io voglio restiruirti tutto.
Desidero restiruire per amore al tuo amore tutto ciò chesono e che ho; tu mi hai dato tutto per amore e io desidero restuirti tutto per amore.
Desidero utilizzare tutto, come tu vuoi che io lo utilizzi. Così è, mio Signore. Il programma è già fatto, in parte: il tempo di studio, il mio tempo di lavoro, il miotempo di ricreazione.
Voglio compiere la tua volontà in ognuna di queste attività,con ogni persona che incontrerò compiendo queste attività oggi. Voglio esserelo strumento della tua pace, del tuo amore, della tua giustizia, della tua fedeltà,della tua verità, della tua vita!
Mio Dio, ti do questo giorno; tu l'hai dato a me, io te lo rendo. Tu mi hai dato tuttoquello che sono e tutto quello che ho. Mi hai dato la mia mente, il mio corpo, il miotempo, la mia energia, la mia salute, i miei amici, la mia famiglia, la mia fede tutto!E io voglio restiruirti tutto. Desidero restiruire per amore al tuo amore tutto ciò chesono e che ho; tu mi hai dato tutto per amore e io desidero restiruirti tutto per amore.Desidero utilizzare tutto, come tu vuoi che io lo utilizzi. Così è, mio Signore. Il programma è già fatto, in parte: il tempo di studio, il mio tempo di lavoro, il mio tempo di ricreazione. Voglio compiere la tua volontà in ognuna di queste attività, con ogni persona che incontrerò compiendo queste attività oggi. Voglio esserelo strumento della tua pace, del tuo amore, della tua giustizia, della tua fedeltà,della tua verità, della tua vita!

P.Gautrelet S.J
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Adesso è lì, con la sua Carne e con il suo Sangue

«Questo è il mio Corpo»..., e Gesù si immolò, occultandosi sotto le specie del pane. Adesso è lì, con la sua Carne e con il suo Sangue, con la sua Anima e con la sua Divinità: così come nel giorno in cui Tommaso mise le dita nelle sue Piaghe gloriose. Tuttavia, in molte occasioni, tu giri al largo, senza nemmeno abbozzare un breve saluto di mera cortesia, come fai con qualsiasi persona conosciuta che incontri per strada. Hai molta meno fede di Tommaso! (Solco, 684)

Il Creatore si è prodigato per amore delle sue creature. Nostro Signore Gesù Cristo, come se non bastassero tutte le altre prove della sua misericordia, istituisce l'Eucaristia perché possiamo averlo sempre vicino, dal momento che Egli — per quanto ci è dato di capire — pur non abbisognando di nulla, mosso dal suo amore, non vuole fare a meno di noi. La Trinità si è innamorata dell'uomo elevato all'ordine della grazia e fatto a sua immagine e somiglianza; lo ha redento dal peccato — dal peccato di Adamo, che ricadde su tutta la sua discendenza, e dai peccati personali di ciascuno — e desidera ardentemente dimorare nella nostra anima: Se uno mi ama osserverà la mia parola, e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui.
Questo flusso trinitario di amore per gli uomini si perpetua in maniera sublime nell'Eucaristia. Noi tutti, anni fa, abbiamo imparato dal catechismo che la santa Eucaristia può essere considerata come Sacrificio e come Sacramento, e che il Sacramento è per noi Comunione e insieme tesoro sull'altare, nel tabernacolo. La Chiesa dedica un'altra festa al mistero eucaristico, al Corpo del Signore — Corpus Domini — presente in tutti i tabernacoli del mondo. (E' Gesù che passa, nn. 84-85)
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San Gregorio I (Magno)

Papa e dottore della Chiesa

Gregorio nacque verso il 540 dalla famiglia senatoriale degli Anici. Alcuni genealogisti collocano fra gli antenati di Gregorio, i Papi Felice III ed Agapito I.
Gregorio era figlio del senatore Gordiano e di Silvia. Alla morte del padre, fu eletto, molto giovane, Prefetto di Roma.

Grande ammiratore di Benedetto da Norcia, decise di trasformare i suoi possedimenti a Roma (sul Celio) e in Sicilia in altrettanti monasteri e di farsi monaco, quindi si dedicò con assiduità alla contemplazione dei misteri di Dio nella lettura della Bibbia. Non poté dimorare a lungo nel suo convento del Celio poiché il Pp Pelagio II lo inviò come nunzio, presso la corte di Costantinopoli, dove restò per sei anni, e si guadagnò la stima dell'imperatore Maurizio I, di cui tenne a battesimo il figlio Teodosio.
Al suo rientro a Roma, nel 586, tornò nel monastero sul Celio, vi rimase però per pochissimo tempo, perché il 3 settembre 590 fu chiamato al soglio pontificio, dall'entusiasmo dei credenti e dalle insistenze del clero e del senato di Roma, dopo la morte di Pelagio II di cui era stato segretario.

In quel tempo Roma era afflitta da una terribile pestilenza. Per implorare l'aiuto divino, Gregorio fece andare il popolo in processione per tre giorni consecutivi alla basilica di Santa Maria Maggiore, cosa che, ovviamente, aumentò i contagi (ma allora non si sapeva). Cessata l'epidemia, più tardi una leggenda disse che, durante la processione, era apparso sulla mole Adriana l'arcangelo Michele che rimetteva la spada nel suo fodero come per annunziare che le preghiere dei fedeli erano state esaudite. Da allora la tomba di Adriano mutò il nome in quello di Castel Sant'Angelo, e una statua dell'angelo vi fu posta sulla cima.

Come papa si dimostrò uomo di azione, pratico e intraprendente, nonostante fosse fisicamente abbastanza esile e cagionevole di salute. Fu amministratore energico, sia nelle questioni sociali e politiche per supportare i bisognosi di aiuto e protezione, sia nelle questioni interne della Chiesa.
Trattò con molti paesi europei; con il re visigoto Recaredo di Spagna, convertitosi al Cattolicesimo. Fu, anche, in continui rapporti e in eccellenti relazioni con i re franchi. Con l'aiuto di questi e della regina Brunchilde riuscì a tradurre in realtà quello ch'era stato il suo sogno più bello: la conversione della Britannia, che affidò ad Agostino di Canterbury, priore del convento di Sant'Andrea.
A questo proposito si racconta che un giorno, scendendo dal suo convento sul Celio e vedendo sul mercato alcuni giovani schiavi britannici esposti per la vendita, bellissimi di aspetto e pagani, esclamasse rammaricato: “Non Angli, ma Angeli dovrebbero esser chiamati...”
In meno di due anni diecimila Angli, compreso il re del Kent, Edelberto, si convertirono. Era questo un grande successo di Gregorio, il primo della sua politica che mirava ad eliminare gli avversari della Chiesa e ad accrescere l'autorità del papato con la conversione dei "barbari".
Si dedicò anche ai problemi dell'Italia provata da alluvioni, carestie, pestilenze, amministrando la cosa pubblica con equità, supplendo all'incuria dei funzionari imperiali. Organizzò la difesa di Roma minacciata da Agilulfo, re dei longobardi, coi quali poi riuscì a stabilire rapporti di buon vicinato e avviò la loro conversione. Ebbe cura degli acquedotti, favorì l'insediamento dei coloni eliminando ogni residuo di servitù della gleba. Riuscì ad intrattenere rapporti amichevoli con il re della Barbagia, Ospitone, e cercò di dissuadere la popolazione dall'idolatria e dal paganesimo, convertendo Ospitone stesso al cristianesimo.
Riorganizzò a fondo la liturgia romana, ordinando le fonti liturgiche anteriori e componendo nuovi testi, e promosse quel canto tipicamente liturgico che dal suo nome si chiama gregoriano.
Il canto gregoriano è il canto rituale in lingua latina adottato dalla Chiesa Cattolica e prende il nome da Gregorio I.

Mentre non si sa se abbia scritto egli stesso dei canti (i manoscritti più antichi contenenti i canti del repertorio gregoriano risalgono al IX secolo), la sua influenza sulla Chiesa fece sì che questi prendessero il suo nome.
A tal proposito si cita la famosa leggenda di S. Gregorio Magno, tramandata da un intellettuale longobardo della corte di Carlo Magno (Paul Warnefried, detto Paolo Diacono) e da un gruppo di illustrazioni di vari manoscritti che vanno dal IX al XIII secolo: Gregorio avrebbe dettato i suoi canti ad un monaco, alternando tale dettatura a lunghe pause; il monaco, incuriosito, avrebbe scostato un lembo del paravento di stoffa che lo separava dal pontefice, per vedere cosa egli facesse durante i lunghi silenzi, assistendo così al miracolo: una colomba (che rappresenta naturalmente lo Spirito Santo), posata su una spalla del papa, gli stava a sua volta dettando i canti all'orecchio.
L'epistolario (ci sono pervenute 848 lettere) e le omelie al popolo ci documentano ampiamente sulla sua molteplice attività e dimostrano la sua grande familiarità con la Sacra Scrittura.
Morì il 12 marzo 604 dopo aver governato la Chiesa per 13 anni, 6 mesi, 10 giorni.

Il Papa S. Gregorio, che fu Vescovo di Roma tra il 590 e il 604, e che meritò dalla tradizione il titolo di“Magnus”, fu uno dei più grandi Padri nella storia della Chiesa, uno dei quattro dottori dell'Occidente.

Significato del nome Gregorio : “sveglio, pronto nell'agire” (greco).
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Lo Sposo è con loro

Catechismo della Chiesa cattolica § 313-314
© Libreria Editrice Vaticana

« Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio » (Rm 8, 28). La testimonianza dei santi non cessa di confermare questa verità : Così santa Caterina da Siena dice a « coloro che si scandalizzano » e si ribellano davanti a ciò che loro capita : « Tutto viene dall'amore, tutto è ordinato alla salvezza dell'uomo, Dio non fa niente se non a questo fine ». E san Tommaso Moro, poco prima del martirio, consola la figlia : « Non accade nulla che Dio non voglia, e io sono sicuro che qualunque cosa avvenga, per quanto cattiva appaia, sarà in realtà sempre per il meglio ». E Giuliana di Norwich : « Imparai dalla grazia di Dio che dovevo rimanere fermamente nella fede, e quindi dovevo saldamente e perfettamente credere che tutto sarebbe finito in bene ... Tu stessa vedrai che ogni specie di cosa sarà per il bene ». (« Thou shalt see thyself that all manner of thing shall be well. »)

Noi crediamo fermamente che Dio è Signore del mondo e della storia. Ma le vie della sua provvidenza spesso ci rimangono sconosciute. Solo alla fine, quando avrà termine la nostra conoscenza imperfetta e vedremo Dio « a faccia a faccia » (1 Cor 13, 12), conosceremo pienamente le vie lungo le quali, anche attraverso i drammi del male e del peccato, Dio avrà condotto la sua creazione fino al riposo di quel Sabato definitivo, in vista del quale ha creato il cielo e la terra.
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Vangelo del giorno 3/9/2010 , venerdì 22^ settimana t.o. (S.Gregorio Magno)

+ Dal Vangelo secondo Luca (5,33-39)

In quel tempo, i farisei e i loro scribi dissero a Gesù: «I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere; così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!».

Gesù rispose loro: «Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora in quei giorni digiuneranno».

Diceva loro anche una parabola: «Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per metterlo su un vestito vecchio; altrimenti il nuovo lo strappa e al vecchio non si adatta il pezzo preso dal nuovo. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spaccherà gli otri, si spanderà e gli otri andranno perduti. Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi. Nessuno poi che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: “Il vecchio è gradevole!”».
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giovedì 2 settembre 2010

Sacro Cuore di Gesù, i nove venerdì

Gesù benedetto, apparendo a S. Margherita Maria Alacoque e mostrandole il suo Cuore, splendente come il sole di fulgidissima luce, fece le seguenti promesse per i suoi devoti:
1. Io darò loro tutte le grazie necessarie al loro stato
2. Metterò e conserverò la pace nelle loro famiglie
3. Li consolerò in tutte le loro pene
4. Sarò loro sicuro rifugio in vita e specialmente in punto di morte
5. Spanderò copiose benedizioni su di ogni loro impresa
6. I peccatori troveranno nel mio Cuore la sorgente e l'oceano infinito della misericordia
7. Le anime tiepide si infervoreranno
8. Le anime fervorose giungeranno in breve tempo a grande perfezione
9. La mia benedizione poserà anche sulle case dove sarà esposta ed onorata l'immagine del mio Cuore
10. Ai sacerdoti io darò la grazia di commuovere i cuori più induriti
11. Le persone che propagheranno questa devozione, avranno il loro nomescritto nel mio Cuore e non ne sarà cancellato mai.
12. A tutti quelli che, per nove mesi consecutivi, si comunicheranno al primo venerdì d'ogni mese, io prometto la grazia della perseveranza finale:essi non morranno in mia disgrazia, ma riceveranno i Santi Sacramenti (se necessari) ed il mio Cuore sarà loro sicuro asilo in quel momento estremo.

La dodicesima promessa è detta "grande", perché rivela la divina misericordia del Sacro Cuore verso l'umanità.

Queste promesse fatte da Gesù sono state autenticate dall'autorità della Chiesa, in modo che ogni cristiano può credere con sicurezza alla fedeltà del Signore che vuole tutti salvi, anche i peccatori.

CONDIZIONI
Per rendersi degni della Grande Promessa è necessario:

1. Accostarsi alla Comunione. La Comunione va fatta bene, cioè in grazia diDio; quindi, se si è in peccato mortale, bisogna premettere la confessione.
2. Per nove mesi consecutivi. Quindi chi avesse incominciato le Comunioni e poi per dimenticanza, malattia,ecc. ne avesse tralasciata anche una sola,deve incominciare da capo.
3. Ogni primo venerdì del mese. La pia pratica si può iniziare in qualsiasi mese dell'anno.
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Messaggio Medjugorje 02/09/2010 (Mirjana)


Cari figli, sono accanto a voi, perché desidero aiutarvi a superare le prove che questo tempo di purificazione mette davanti a voi.

Figli miei, una di esse è il non perdonare e il non chiedere perdono.

Ogni peccato offende l’amore e vi allontana da esso; l’amore è mio Figlio!

Perciò, figli miei, se desiderate camminare con me verso la pace dell’amore di Dio, dovete imparare a perdonare ed a chiedere perdono.

Vi ringrazio
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Il Dio della nostra fede non è un essere lontano

Considera ciò che di più bello e di più grande c'è sulla terra..., ciò che piace all'intelletto e alle altre facoltà..., e ciò che è godimento della carne e dei sensi... Considera il mondo, e gli altri mondi che brillano nella notte: tutto l'Universo. —Ebbene, tutto ciò, unito a tutte le follie del cuore soddisfatte..., non vale niente, è niente e meno di niente, a confronto di questo Dio, mio! —tuo!—, tesoro infinito, perla preziosissima, umiliato, fatto schiavo, annichilito in forma di servo nella grotta dove volle nascere, nella bottega di Giuseppe, nella Passione e nella morte ignominiosa... e nella pazzia d'Amore della Santa Eucaristia. (Cammino, 432)

Bisogna adorare devotamente questo Dio nascosto: è lo stesso Gesù nato da Maria Vergine, lo stesso che realmente patì e fu immolato in Croce per noi, lo stesso dal cui fianco trafitto uscirono sangue e acqua.Questo è il sacro convito, in cui Cristo è nostro cibo, si perpetua il memoriale della sua Passione, l'anima è ricolma di grazia e a noi viene dato il pegno della gloria futura. La liturgia della Chiesa ha riassunto in queste brevi strofe i momenti culminanti della storia di ardente carità che il Signore ci dona. Il Dio della nostra fede non è un essere lontano, che contempla impassibile la sorte degli uomini: le loro fatiche, le loro lotte, le loro angosce. È un padre che ama i suoi figli fino al punto di inviare il Verbo, Seconda Persona della Santissima Trinità, affinché si incarni, muoia per noi e ci redima. È lo stesso Padre affettuoso che adesso ci attrae dolcemente a se con l'azione dello Spirito Santo che abita nei nostri cuori.
La gioia del Giovedì Santo procede da questo: dal comprendere che il Creatore si è prodigato per amore delle sue creature. Nostro Signore Gesù Cristo, come se non bastassero tutte le altre prove della sua misericordia, istituisce l'Eucaristia perché possiamo averlo sempre vicino, dal momento che Egli — per quanto ci è dato di capire — pur non abbisognando di nulla, mosso dal suo amore, non vuole fare a meno di noi. La Trinità si è innamorata dell'uomo elevato all'ordine della grazia e fatto a sua immagine e somiglianza; lo ha redento dal peccato — dal peccato di Adamo, che ricadde su tutta la sua discendenza, e dai peccati personali di ciascuno — e desidera ardentemente dimorare nella nostra anima: Se uno mi ama osserverà la mia parola, e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui.(E' Gesù che passa, 84)
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Sant’Elpidio

Abate

A sud di Ancona alcune cittadine portano il nome del santo odierno: S. Elpidio a Mare (nome antico medioevale “San Lepidio o San Lupidio”, da cui in dialetto fermano “Sanlupijo o Sallupijo”), S. Elpidio Morico, Porto S. Elpidio.

Nel Piceno questo nome è frequente anche nelle persone, e tuttavia poco si conosce di questo santo, lontano nel tempo e nella memoria, al punto d'essere confuso con vari personaggi. Qualcuno ritiene che S. Elpidio sia originario della Cappadocia. Lo scrittore Palladio lo ricorda nella sua Storia Lausiaca come un eremita vissuto per molti anni in una spelonca presso Gerico e ne tesse gli elogi consueti per un asceta che, estraniatosi dalla compagnia degli uomini, scelse la solitaria scalata alle vette della perfezione cristiana.

Proprio nell'epoca in cui visse S. Elpidio, nel IV secolo, andava affermandosi una nuova forma di monachesimo, con S. Pacomio, iniziatore del “cenobitismo” cioè della vita comunitaria. Nella Tebaide, presso il Nilo, aveva fondato i primi conventi di uomini e di donne, divisi in celle individuali, con la chiesa e il refettorio in comune. A capo di ogni nucleo (il futuro convento) è l'abate che ha il compito di fare osservare la regola comune, imporre la castità, il lavoro, il digiuno e la recita dell'ufficio.
Pochi anni dopo S. Pacomio, il grande teologo e mistico orientale S. Basilio di Cappadocia dava una regola più mitigata ma più saggia, destinata a diventare la “magna charta”, le costituzioni, di tutto il monachesimo cristiano, sia in Oriente che in Occidente, tramite la Regola benedettina.

S. Basilio poneva l'accento sul lavoro manuale e intellettuale e rafforzava l'autorità dell'abate per eliminare gli eccessi delle fantasie personali. Non sempre i risultati rispondevano alle buone premesse: molti monaci, autentici girovaghi, abbandonavano il convento per correre nelle strade o nelle grandi città, o si dedicavano ad esercizi ascetici tanto insoliti quanto spettacolari, come gli “stiliti”, che vivevano immobili come statue su colonne e facevano piovere dall'alto saggi e rari consigli ai pellegrini che sostavano per ammirarli.

Anche S. Elpidio aveva probabilmente lasciato il cenobio per un periodo di vita austera e solitaria nei pressi di Gerico, se accettiamo questa versione della vita del santo, che in un secondo tempo si sarebbe trasferito nel Piceno per stabilirvi una comunità monastica o comunque per esercitarvi una forma di apostolato tra il popolo.

Alcuni studiosi tuttavia sono del parere che S. Elpidio sia stato originario del Piceno e abbia trascorso qui l'intera vita, conformandosi ad una regola ascetica del tutto personale, ma tale da imporlo alla stima e più tardi alla devozione dell'intera regione.

Significato del nome Elpidio : “speranza” (greco).

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Vangelo del giorno 2/9/2010 , giovedì 22^ settimana t.o.

Dal Vangelo secondo Luca (5,1-11)

In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda.

I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.

Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.

Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.
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mercoledì 1 settembre 2010

Mamma, aiutami ad essere come te

Mamma, aiutami ad essere come te, piena di compassione verso coloro che sono nella sofferenza e nel dolore.


Aiutami a pregare per queste anime afflitte, affinchè la misericordia di Dio infonda su di loro forza e speranza e voglia di continuare senza mai scoraggiarsi di fronte ai problemi che li affliggono.

Tu che sei Mamma di tutti e non abbandoni mai i tuoi figli, sostienili nella notte del dolore, nell'oscurità del dubbio, nel deserto della vita.
Amen.
da Maria M.

Si è fatto cibo, si è fatto Pane

Il pazzo più grande che ci sia mai stato e che mai ci sarà è Lui. C'è pazzia più grande di darsi come e a chi Egli si dà? Perché sarebbe già stata pazzia il farsi e restare Bambino indifeso; però, in tal caso, anche molti cattivi si sarebbero inteneriti, e non avrebbero osato maltrattarlo. Gli parve poco: volle annichilirsi di più e darsi di più. E si è fatto cibo, si è fatto Pane. — Divino Pazzo! Come ti trattano gli uomini?... E io stesso? (Forgia, 824)

Pensate all'esperienza così umana del commiato di due persone che si vogliono bene. Vorrebbero stare sempre insieme, però il dovere — un qualunque dovere — li costringe a dividersi. Sognerebbero di restare uniti, ma non possono. E così l'amore umano, che per quanto grande è sempre limitato, ricorre a un simbolo: le due persone, prima di lasciarsi, si scambiano un ricordo, forse una fotografia, con una dedica così accesa, che quasi potrebbe bruciare la carta. Non possono fare di più, perché il potere delle creature non è all'altezza del loro volere.Ma ciò che noi non possiamo fare, lo può fare il Signore.
Gesù Cristo, perfetto Dio e perfetto Uomo, non ci lascia un simbolo, ma la realtà: ci lascia se stesso. Ritornerà al Padre, e allo stesso tempo rimarrà con gli uomini. Non ci lascerà solamente un regalo, che ci richiami alla mente il ricordo di Lui, un'immagine destinata a svanire col tempo, come la fotografia che ben presto rimane sbiadita, ingiallita e priva di significato per coloro che non furono protagonisti di quel momento d'affetto. Sotto le specie del pane e del vino c'è Lui, realmente presente: con il suo Corpo, il suo Sangue, la sua Anima e la sua Divinità.(E' Gesù che passa, 83)
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Sant’Egidio

Abate

Egidio : (in latino: Ægidius, in francese: Gilles) fu un eremita e abate di un monastero nel sud della Francia.
I dati storici sulla sua vita sono molto incerti. Secondo alcuni nacque ad Atene nel 640 circa ed in seguito si recò in Provenza dove fondò un monastero nei pressi di Arles in cui fu nominato abate. Qui Egidio morì probabilmente nel 725 cc. e il monastero venne chiamato con il suo nome: “Abbazia di Saint-Gilles”.

È una figura di santo divenuta molto popolare nel medioevo in seguito a numerose leggende, ma di cui non si hanno notizie sicure.
La più antica recensione della sua vita, databile al X secolo e riportata anche dalla “Legenda Aurea”, narra che Egidio, venuto in Gallia da Atene, dopo una breve sosta in Provenza si era ritirato a vivere in vita eremitica in un luogo deserto della Settimania (l'antico nome della regione francese Languedoc-Roussillon).

Tra le narrazioni che più hanno contribuito alla popolarità del santo vi è quella della cerva inviata da Dio per recare il latte al pio eremita, che viveva da anni rintanato in un bosco, lontano dal consorzio umano. Un giorno la benefica cerva incappò in una battuta di caccia condotta dal re in persona. Il regale cacciatore inseguì la preda, ma al momento di scoccare la freccia non si accorse che l'animale spaurito era già ai piedi dell'eremita. Così il colpo destinato al mansueto quadrupede ferì, seppur di striscio, il pio anacoreta.
L'incidente ebbe un buon seguito in quanto il re, divenuto amico di Egidio, si fece perdonare facendogli omaggio dell'intero territorio sul quale, più tardi, sorse una grande abbazia. Qui il buon eremita, in cambio della solitudine irrimediabilmente perduta, ebbe il conforto di veder prosperare un'attiva comunità di monaci.

Numerose sono le testimonianze del suo culto in Francia, Belgio e Olanda. Sul luogo della sua cripta, sul finire del IX secolo, venne costruita una basilica nella quale, in una tomba di età merovingia, si sarebbe conservato il suo corpo.
La località, posta nella regione di Nîmes, prese da allora il nome di Saint Gilles du Gard. L'abbazia di S. Egidio divenne luogo di numerosi pellegrinaggi soprattutto nel X secolo. Coloni francesi, valloni e sassoni diffusero nel medioevo il culto di S. Egidio anche nelle terre orientali d'Europa, in particolare in Slovacchia, Ungheria e Transilvania.

È venerato come patrono dei lebbrosi, degli storpi e dei tessitori .
A Firenze nel 1284 fu fondata una compagnia laica sotto la sua protezione, di cui sono rimasti gli “Statuti” e un prezioso laudario (conservato alla Biblioteca Nazionale di Firenze, B.R. 19, già Magliabechiano II.I.212; edito col titolo: Il Laudario della Compagnia di san Gilio, Firenze 1990).

Significato del nome Egidio : “figlio di Egeo, nato sull’Egeo” (greco).

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Uscì e si recò in un luogo deserto

Guglielmo di Saint-Thierry (circa 1085-1148), monaco benedettino poi cistercense
Orazioni meditative

O tu che sei il mio rifugio e la mia fortezza, guidami, come un tempo il tuo servo Mosè, nel cuore del deserto, dove arde nel fuoco il roveto senza consumarsi (cf. Es 3), dove l'anima, pervasa dal fuoco dello Spirito Santo, diviene ardente, senza consumarsi, ma purificandosi. Dove non si può dimorare, e dove si può andare avanti soltanto dopo aver sciolto i legami degli intralci carnali, dove Colui che è, senza dubbio non si lascia vedere così come è, dove tuttavia lo si sente dire : « Io sono colui che sono ! ». Là, occorre ancora coprirsi il volto per non guardare il Signore faccia a faccia (1 R 19, 13), ma ci si deve esercitare a prestare ascolto, nell'umiltà dell'ubbidienza, per distinguere ciò che Dio dice nel profondo del cuore.

Intanto, Signore, nascondimi nel segreto della tua tenda (Sal 27, 5) nel giorno della sventura ; nascondimi nel segreto del tuo volto, lontano dalla rissa delle lingue (Sal 31, 21) ; perché il tuo giogo così dolce e il tuo carico così leggero (Mt 11, 30), me li hai imposti tu. E quando mi fai sentire quanto il tuo servizio sia lontano da quello del secolo, con la tua voce tenera e dolce mi chiedi se è più gradevole servire te, il Dio vivente, o gli dei stranieri. Allora, adoro quella mano che pesa su di me e ti dico : « Mi hanno dominato così a lungo, i padroni diversi da te ! Voglio appartenere solo a te, perché il tuo braccio mi solleva ! »
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Vangelo del giorno 1/9/2010 , mercoledì 22^ settimana t.o.

Dal Vangelo secondo Luca (4,38-44.)

Uscito dalla sinagoga entrò nella casa di Simone.
La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei. Chinatosi su di lei, intimò alla febbre, e la febbre la lasciò.
Levatasi all'istante, la donna cominciò a servirli.
Al calar del sole, tutti quelli che avevano infermi colpiti da mali di ogni genere li condussero a lui. Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva. Da molti uscivano demòni gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli li minacciava e non li lasciava parlare, perché sapevano che era il Cristo.
Sul far del giorno uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le folle lo cercavano, lo raggiunsero e volevano trattenerlo perché non se ne andasse via da loro.
Egli però disse: «Bisogna che io annunzi il regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato».
E andava predicando nelle sinagoghe della Giudea.
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