giovedì 19 dicembre 2013

Preghiera del mattino 19/XII/2013

Come sono strane le tue vie, Signore! Tu parli e Zaccaria perde l'uso della parola. 
Non è allora normale che l'uomo dubiti e chieda dei segni, dal momento che l'esaudimento sopravviene dopo un'attesa tanto lunga? 
"Zaccaria" significa: "Il Signore si ricorda", ma la nostra povera memoria... 
Ecco che, 2000 anni dopo, attraverso la piccola santa di Lisieux, ci parli ancora attraverso l'infanzia, e noi siamo come dei vecchi chini su una culla. 
Come la sento vicina la piccola Teresa, ora che giunge Natale! Ed io le chiedo un cuore di bambino per capire Dio, che si è fatto bambino.
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mercoledì 18 dicembre 2013

Richieste di preghiere 15/18-12-2013

15-12-2013 
Cari fratelli e sorelle in Cristo e nel Cuore Immacolato di Maria, Giuliana, mamma e catechista, mercoledì verrà sottoposta ad intervento chirurgico per dei noduli alla tiroide. L’operazione è quanto mai difficile. 
Preghiamo per lei, affinché il Signore e la nostra Mamma guidino le mani dei sanitari per un esito di guarigione. 
Grazie a tutti voi. Vi auguro ogni in bene. 
Sergio. 

17-12-2013 
Padre Mario Vit, gesuita di Trieste, ha terminato il suo cammino ed ha raggiunto la Casa del Padre. 
Accompagnamolo con la preghiera. 
Ardea da Trieste 

18-12-2013 
Cari fratelli e sorelle in Cristo e nel Cuore Immacolato di Maria, assistiamo con le nostre preghiere Marta, giovane mamma, ammalata di depressione post-parto. 
La situazione non è molto simpatica, anzi è piuttosto grave. Potrebbe sfasciarsi un matrimonio. 
 Chiediamo a Ma ria Vergine di assistere Marta e suo marito per il bene di Beatrice. E chiediamo al Padre celeste di Intervenire nell’anima di Marta affinché comprenda che ha bisogno di aiuto psicologico. 
Grazie a tutti voi. Che il Signore vi benedica. 
Sergio.
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Gesù nascerà da Maria, sposa di Giuseppe, figlio di Davide

Mt 1,18-24 
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio con noi. Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa 

In questo brano siamo invitati a contemplare la bontà e l'amore di Dio verso di noi: "Si sono manifestati la bontà di Dio, salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini" (Tt 3,4). 
Dio nasce piccolo e indifeso, bisognoso di tutto e di tutti, perché è amore, per non incutere alcuna paura all'uomo e dargli ardimento di amare Dio con semplicità e disinvoltura. 
La passione d'amore di Dio per l'uomo l'ha spinto a nascere e a morire per lui. Il problema della fede cristiana è accogliere questa carne di Dio che si è fatto solidale con la nostra debolezza: "Ogni spirito che riconosce che Gesù Cristo è venuto nella carne, è da Dio" (1Gv 4,2). È questa stessa carne che ci rivela il Dio che nessuno ha mai visto (cf. Gv 1,18). Gesù ha detto: "Chi ha visto me, ha visto il Padre" (Gv 14,9). 
In questo brano viene presentata la potenza umana che si esalta, si dilata e raggiunge il massimo in un censimento mondiale, il primo della storia, e l'impotenza di Dio che si umilia, si restringe e si concentra in un neonato. 19 Se il Figlio di Dio fosse venuto con potenza, non sarebbe stato ignorato e rifiutato; tutti l'avremmo accolto, o per amore o per forza. Ma non sarebbe stata la rivelazione del vero Dio che è amore, ma quella di un dio falso, di un idolo. 
Il suo segno di riconoscimento sarà un neonato (v. 12) perché la caratteristica di Dio è la piccolezza. Sant'Ignazio di Loyola pone il criterio discriminante della fede nei due vessilli: il vessillo di Dio è "povertà, umiliazione e umiltà", quello di satana è "ricchezza, potere e superbia". Certamente, con questa scelta, Dio si è esposto al rifiuto. 
È la vulnerabilità dell'amore che rispetta la libertà dell'uomo. Ma il Dio-Amore non poteva manifestarsi che attraverso le scelte proprie dell'amore: la piccolezza, la povertà, il servizio. La salvezza non è un'idea fuori dello spazio e del tempo: è una storia con fatti ben precisi e databili. In primo piano appare Cesare Augusto: si tratta di Ottavio, pronipote ed erede di Giulio Cesare, e primo imperatore romano (dal 27 a.C. al 14 d.C.). Il "secolo di Augusto" è l'epoca più brillante e più gloriosa di tutta la storia romana. Il successo di Ottavio e la magnificenza del suo regno gli hanno permesso di portare, ancora vivente, il titolo di Augusto (il Sublime), riservato fino a quel momento agli dei. In mezzo agli sconvolgimenti del suo tempo è apparso come un salvatore. A Priene, città dell'Asia minore, è stata scoperta un'iscrizione dell'anno 9 a.C. in cui si legge: "La provvidenza divina ha accordato agli uomini quanto c'è di più perfetto dandoci Augusto, che ha colmato di forza per il bene degli uomini e che ha inviato come salvatore per noi e per i nostri discendenti… Il giorno della nascita di dio fu per il mondo l'inizio delle buone notizie (in greco: euanghélia = vangeli) che vengono da lui". Il "salvatore"e il "dio" è l'imperatore Augusto, il quale fece associare il suo culto a quello della dea Roma. 
Da tutto questo emerge un contrasto sorprendente: da una parte la figura di Cesare nell'esercizio del suo potere universale per mezzo del censimento; dall'altra il Salvatore di tutti che nasce povero in una lontana provincia orientale dell'impero. Il censimento è l'esaltazione del potere dell'uomo, la nascita di Cristo è l'umile atteggiamento di servizio di Dio nei confronti dell'uomo. L'Altissimo si è fatto piccolo, l'Onnipotente bisognoso, La Parola infante, l'Immortale mortale, la Gioia vagito. È il mistero dell'amore di Dio che raggiunge l'uomo. 
E perché nessuno si senta indegno o escluso, Dio si mette all'ultimo posto per abbracciare tutti e perché nulla vada perduto (Gv 6,39). Questo bambino è chiamato "primogenito" non solo perché è il primo partorito da Maria, ma perché è "il primogenito tra molti fratelli" (Rm 8,29), "il primogenito di tutte le creature" (Col 1,15), "il primogenito di coloro che risuscitano dai morti" (Col 1,18). Questa parola "primogenito" non va quindi intesa nel senso che Maria, dopo aver generato il Figlio di Dio, ebbe altri figli da Giuseppe. Il racconto dell'annuncio dell'angelo ai pastori ha uno stile nettamente apocalittico (di rivelazione). L'angelo dà ai pastori la "buona notizia" e il "segno" che permetterà loro di riconoscere il bambino. Destinatario di questo meraviglioso annuncio è "tutto il popolo", tutti gli uomini che Dio ama. Il primo titolo attribuito dall'angelo a Gesù è quello di Salvatore. In Israele questo appellativo era riservato a Iahvè, perché non c'è salvatore fuori di lui (Is 43,11; 47,15; Os 13,4; ecc.). L'angelo rende più esplicito l'annuncio contenuto nel nome di Gesù che significa "Iahvè-Salvatore". A questo nome viene aggiunto il titolo di Cristo che traduce l'ebraico Mashiah, "Messia", che significa "unto con l'unzione dell'olio". Un terzo titolo che viene dato al bambino è "Signore", che è la traduzione del nome di Dio: YHWH. Il Vangelo, la grande gioia messianica, è data a pochi perché costoro l'annuncino a tutti. L'annuncio non riguarda una salvezza astratta, ma il Salvatore che è una persona concreta: Dio fatto uomo. 
L'angelo dà un segno di riconoscimento. Noi ci aspetteremmo un segno di ricchezza, di potenza, di grandezza, ma Dio dà un segno di povertà, di debolezza, di piccolezza: un bambino avvolto in fasce che giace in una mangiatoia. Da questo momento è tolta ogni distanza tra Dio e uomo, perché Dio ha rivelato sulla terra il suo vero volto d'amore che l'ha portato a identificarsi con colui che egli ama: ha tanto amato l'uomo da diventare uomo. La benevolenza di Dio riposa ormai su tutti gli uomini per il fatto che Dio, incarnandosi, assume la nostra umanità e raggiunge tutti coloro che in Gesù possono scoprire il significato nuovo della propria vita di uomini. 
Padre Lino Pedron
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Preghiera del mattino 18/XII/2013

"Ecco la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi". 
Unica aurora che precede il sole, stirpe di Davide che spunta come una rosa in mezzo alle spine. Miriam, figlia di Israele che porti in grembo colui che porta tutto, candida alba che annuncia nel silenzio verginale il sorgere tanto atteso del sole che viene a visitarci. 
Maria, grazie alla tua luce che solo gli umili vedono, noi sappiamo che, per tutti coloro che abitavano nella valle delle tenebre di morte, è giunta la liberazione. 
Porta di comunicazione fra il cielo e la terra, attraverso te io mi reco a Betlemme dove il cielo scende sulla terra.
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martedì 17 dicembre 2013

La salvezza arriva da Betlemme

Amatissimi, ci ritroviamo con grande gioia in questo spazio virtuale per volere di Dio, come una grande famiglia, tutti uniti nella preghiera ed in particolare in questo tempo di Avvento in preparazione al Santo Natale. 
Il nostro dialogo con il Signore sarà intenso e si traccerà sulla pista che ci ha indicato la nostra dolce Mamma Celeste..."la speranza viene da Betlemme". Prepariamoci ad accogliere con amore il Signore nostra pace e, in questo tempo di Avvento vogliamo imparare ad accoglierlo nella fede, nell'amore. VIENI RE DI GIUSTIZIA E DI PACE Misericordia e verità si incontreranno, giustizia e pace si abbracceranno. 
La verità germoglierà dalla terra e la giustizia si affaccerà dal cielo. 
Ave Maria! 
Maria M.
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Prepariamo i cuori alla nascita del Bambino Gesù

In questo tempo di dolce attesa, Dio sceglie i più piccoli per realizzare i i i suoi grandi progetti, chiama gli umili perché attraverso la loro umiltà, e con la Sua sapienza, utilizzerà le loro anime come dimora prescelta. 
Prepariamoci ad aprire il cuore aspettando la nascita di Gesù, affinché possa dimorare anche nei nostri cuori. 
Ave Maria! 
Maria M.
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Genealogia di Gesù Cristo, figlio di Davide

Mt 1,1-17 
Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo. Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide. Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Uria, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abia, Abia generò Asaf, Asaf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozia, Ozia generò Ioatàm, Ioatàm generò Acaz, Acaz generò Ezechia, Ezechia generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosia, Giosia generò Ieconia e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia. Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconia generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleazar, Eleazar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo. In tal modo, tutte le generazioni da Abramo a Davide sono quattordici, da Davide fino alla deportazione in Babilonia quattordici, dalla deportazione in Babilonia a Cristo quattordici. 

Questa genealogia si ispira al primo libro delle Cronache 1,34; 2,1-15; 3,1-18; e al libro di Rut 4,18-22. Per l’ebreo la storia si esprime in termini di genesi, di generazione. Nella Bibbia c’è una sola storia, quella di una promessa fatta da Dio ad Abramo, padre dei credenti (cf. Is 51,1-2), manifestatasi nel re Davide (cf. Is 9,6; 11,1-9) e adempiuta in Gesù (cfr Gal 3,28-29). Il primo versetto di questo brano è il titolo della genealogia, ma può essere contemporaneamente il titolo di tutto il vangelo. 
L’espressione «libro della genesi» richiama il titolo del primo libro della Bibbia e suggerisce che il vangelo è il racconto della nuova creazione. L’evangelista Giovanni si pone sulla stessa linea mettendo all’inizio del suo vangelo le parole «in principio», riprese direttamente dal libro della Genesi 1,1. 
Come figlio di Davide, Gesù porta a pieno compimento le promesse che Dio aveva fatto per mezzo dei profeti (2Sam 7,1ss; Is 7,14ss). 
Come figlio di Abramo realizza perfettamente la promessa fatta al capostipite del popolo di Dio: «In te si diranno benedette tutte le famiglie della terra... Ti renderò molto, molto fecondo; ti farò diventare nazioni e da te nasceranno dei re» (Gen 17,6; cf. Gal 3,8-29). 
La genealogia mette in evidenza la continuità tra la storia d’Israele e la missione di Gesù e ci prepara a capire il vangelo, secondo il quale la Chiesa fondata da Gesù (Mt 16,18) è il vero Israele di Dio e l’erede di tutte le sue promesse. Al versetto 16 la struttura dell’albero genealogico bruscamente si spezza. Stando al susseguirsi delle generazioni precedenti, avremmo dovuto leggere: Giacobbe generò Giuseppe e Giuseppe generò Gesù. 
Leggiamo invece:» Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale fu generato (da Dio) Gesù chiamato il Cristo». Questo verbo in forma passiva «fu generato» (in greco eghennethe) esprime l’azione di Dio, che verrà richiamata esplicitamente nel brano seguente:» Quel che è generato in lei viene dallo Spirito santo» (Mt 1,20). 
Nel versetto 17 Matteo attribuisce una grande importanza al numero 14. Questo numero è la somma di valori numerici delle tre lettere dell’alfabeto ebraico che formano il nome di Davide (daleth, waw, daleth = 4+6+4). Questo versetto esprime una tesi teologica: sottolineando la cifra di Davide moltiplicata per tre (la cifra tre è simbolica: esprime la realtà dell’uomo nella sua continuità, nel suo permanere nell’essere), Matteo pone l’accento su Davide e sulla continuità della sua discendenza, argomento che svilupperà nel brano seguente. Nella genealogia di Gesù Cristo, Matteo ci ha dato una visione teologica del susseguirsi delle generazioni. 
Ora prosegue questa sua concezione presentando il ruolo e la missione di Giuseppe dal punto di vista di Dio. Giuseppe è un uomo giusto (v. 19). Il suo problema non è principalmente la situazione nuova che si è creata con la sua promessa sposa Maria, ma il suo rapporto con questo bambino che sta per nascere e la responsabilità che egli sente verso di lui. Giuseppe è detto giusto perché sintetizza nella sua persona l’atteggiamento dei giusti dell’Antico Testamento e in particolare quello di Abramo (cf. Mt 1,20-21 con Gen 17,19). La giustizia di Giuseppe non è quella «secondo la legge» che autorizza a ripudiare la propria moglie, ma quella «secondo la fede» che chiede a Giuseppe di accettare in Maria l’opera di Dio e del suo Spirito e gli impedisce di attribuirsi i meriti dell’azione di Dio. Di sua iniziativa Giuseppe non ritiene di poter prendere con sé una persona che Dio si è riservata. Egli si ritira di fronte a Dio, senza contendere, e rinuncia a diventare lo sposo di Maria e il padre del bambino che sta per nascere; per questo decide di rinviare segretamente Maria alla sua famiglia. 
Giuseppe è giusto di una giustizia che scopriremo nel seguito del vangelo, quella che si esprime nell’amore dato 18 senza discriminazioni a chi lo merita e a chi non lo merita (Mt 5,44-48) ed è riassunto nella «regola d’oro»: «Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro» (Mt 7,12). L’uomo giusto è misericordioso come Dio è misericordioso. La crisi di Giuseppe ha lo stesso significato dell’obiezione di Maria in Luca 1,29. Maria era turbata perché non sapeva che cosa significasse il saluto dell’angelo. Giuseppe è incerto perché non sa spiegarsi ciò che è avvenuto in Maria. Maria può chiedere la spiegazione all’angelo, ma Giuseppe non sa a chi rivolgersi; per questo decide di mettersi in disparte aspettando che qualcuno venga a liberarlo dalle sue perplessità. Matteo mette in rilievo l’identità messianica di Gesù affermando la sua discendenza da Davide, al quale Dio aveva promesso un discendente che avrebbe regnato in eterno sulla casa di Giacobbe (cf. Lc 1,33; 2Sam 7,16). 
Quindi, secondo la genealogia, Gesù è il discendente di Davide non in virtù di Maria, ma di Giuseppe (v. 16). È per questo che Matteo presenta Giuseppe come destinatario dell’annuncio con il quale gli viene dato l’ordine di prendere Maria con sé e di dare il nome a Gesù. Giuseppe, riconoscendo legalmente Gesù come figlio, lo rende a tutti gli effetti discendente di Davide. Gesù verrà così riconosciuto come figlio di Davide (Mt 1,1; 9,27; 20,30-31; 21,9; 22,42). Il nome di Gesù significa «Dio salva». La promessa di salvezza contenuta nel nome di Gesù viene presentata in termini spirituali come salvezza dai peccati (v. 21). Anche per Luca la salvezza portata da Gesù consiste nella remissione dei peccati (Lc 1,17). In queste parole c’è il netto rifiuto di un messianismo terreno: Gesù non è venuto a conquistare il regno d’Israele o a liberare la sua nazione dalla dominazione straniera. 
La singolarità dell’apparizione dell’angelo consiste nel fatto che essa avviene in sogno. Matteo forse presenta Giuseppe secondo il modello del patriarca Giuseppe, viceré d’Egitto (Gen 37,5ss). La cosa importante è che l’apparizione dell’angelo chiarisce con sicurezza che la direttiva viene da Dio. Nel versetto 22 troviamo la prima citazione dell’Antico Testamento. Questa è preceduta dalla formula introduttiva: «Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta». Con questa espressione Matteo vuol darci l’idea del compimento delle intenzioni di Dio contenute nella Scrittura. È importante notare che attraverso il profeta ha parlato Dio. Con la citazione di Isaia 7,14 Matteo presenta la generazione di Gesù come un parto verginale. Gesù quale Emmanuele, Dio con noi, costituisce un motivo centrale del vangelo di Matteo. 
Questa citazione di Isaia forma un’inclusione con l’ultima frase del vangelo: «Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo» (Mt 28,20). Giuseppe, uomo giusto, si desta dal sonno e agisce. L’esecuzione descrive la sua obbedienza. Pur prendendo con sé Maria, egli non la conosce. Il conoscere indica già in Gen 4,1 il rapporto sessuale. L’imposizione del nome di Gesù ad opera di Giuseppe assicura di fronte alla legge la discendenza davidica del figlio di Maria. 
Padre Lino Pedron
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lunedì 16 dicembre 2013

Il battesimo di Giovanni da dove veniva?

Mt 21,23-27 
Entrò nel tempio e, mentre insegnava, gli si avvicinarono i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo e dissero: «Con quale autorità fai queste cose? E chi ti ha dato questa autorità?». Gesù rispose loro: «Anch'io vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, anch'io vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini?». Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: «Dal cielo», ci risponderà: «Perché allora non gli avete creduto?». Se diciamo: «Dagli uomini», abbiamo paura della folla, perché tutti considerano Giovanni un profeta». Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo». Allora anch'egli disse loro: «Neanch'io vi dico con quale autorità faccio queste cose». 

I gesti di Gesù irritano i responsabili del culto e della dottrina. Si erano già sdegnati il giorno prima per la cacciata dei venditori dal tempio e per le acclamazioni dei bambini. Ma Gesù li aveva zittiti citando il Sal 8,3. Ora gli pongono esplicitamente la domanda: "Con quale autorità hai fatto questo? Chi ti ha dato questa autorità?" (21,23). 
Gesù però non risponde e pone a sua volta una domanda. 
Il loro rifiuto a pronunciarsi è la prova che la loro ricerca non è sincera. Non avevano creduto a Giovanni Battista che annunciava i tempi messianici: "Colui che viene dopo di me è più potente di me..., egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco" (3,11), ora non credono a Gesù. 
Rifiutare di credere a Giovanni Battista è mettersi nella situazione di non credere a Gesù. 
 Nel vangelo di Matteo, Giovanni Battista è in tutto e per tutto in funzione di Gesù. Partendo dal Battista si può argomentare in favore di Gesù e del suo vangelo. 
Padre Lino Pedron
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Preghiera del mattino 16/XII/2013

Mio Dio, quando vedo come i dottori della legge cercano di eludere la tua domanda, non posso impedirmi di pensare che capita anche a me di sorprendermi, mentre vacillo: soprattutto non debbo fare del male a nessuno... non debbo camminare troppo sui piedi degli altri... soprattutto non debbo prendere delle posizioni nette... tenermi aperta una piccola porta d'uscita diplomatica. 
Non può continuare così, Signore. 
Aiutami a camminare diritto... anche se le cose diventano scomode.
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domenica 15 dicembre 2013

L'importante è Seminare

Semina, semina,
 l'importante è seminare,
poco, molto o tutto il grano della speranza.
Semina il tuo sorriso perchè splenda intorno a te.
Semina le tue energie per affrontare le battaglie della vita.
Semina il tuo coraggio per risollevare quello altrui.
Semina il tuo entusiasmo, la tua fede, il tuo amore.
Semina ed abbi fiducia: ogni chicco arricchirà un piccolo angolo della terra.

Anonimo 

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Quando

Quando mi sento stanco,
e le mie forze non sembrano più sufficienti per andare avanti,
dammi la forza di cercarti sempre, Signore.

Quando il buio della notte
scende cupo nel mio cuore e tutto mi appare triste e doloroso,
rischiarami con la luce della tua Parola.

Quando intorno a me
vedo gente che soffre e piange,
fammi donare sempre gioia e speranza.

Quando gli altri sono in difficoltà
e hanno bisogno di me,
fammi essere presenza amica e discreta.

Quando le falsità e i compromessi
regolano la mia vita,
dammi il coraggio dell'autenticità senza riserve.

Quando voglio far valere
sempre e solo le mie idee,
dammi l'umiltà di considerare anche le posizioni altrui.

Quando prevalgono
le lotte e le divisioni,
fammi essere portatore di unione e di concordia.

Quando ....

Solo quando sarò capace di fidarmi di Te, Signore,
riuscirò a vedere e a proclamare il Tuo Regno
che è già tra noi, con noi e dentro di noi.

Adolfo Rebecchini 

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Madre Teresa di Calcutta/53

Chi è Gesù per me
Gesù è la parola che va proclamata.
Gesù è la verità che dev`essere narrata.
Gesù è la vita che dev'essere vissuta.
Gesù è l'amore che dev'essere amato.
Gesù è la gioia che dev'essere condivisa.
Gesù è la pace che dev'essere donata.
Gesù è l'affamato che dev'essere nutrito.
Gesù è l'ignudo che dev'essere vestito.
Gesù è il malato che dev'essere sanato.
Gesù è il reietto che dev'essere accolto.
Gesù è il piccolo che bisogna abbracciare.
Gesù è il cieco che bisogna guidare.
Gesù è il muto cui bisogna parlare.
Gesù è il drogato che bisogna aiutare.
Gesù è lo straniero che bisogna accogliere.
Gesù è il povero che bisogna soccorrere.
Per me Gesù è il mio tutto di tutto.

Madre Teresa di Calcutta
 

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Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?

Mt 11,2-11 
Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!». Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via. In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui. 

Giovanni aveva annunciato il Messia in questi termini: «Colui che viene dopo di me è più potente di me e io non sono degno neanche di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito santo e fuoco. Egli ha in mano il ventilabro, pulirà la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula con un fuoco inestinguibile»(Mt 3,11-12). L’attività di Gesù non rispecchia questa presentazione. Egli è sì «più potente» di Giovanni, ma più potente nell’amore. Egli si rivolge a tutti con amore e misericordia. Non castiga i peccatori, ma li perdona (Mt 9,2). 
Gesù risponde a Giovanni proprio presentando le sue opere che sono la causa dei dubbi del Battista, dei suoi discepoli e di tutti coloro che aspettano il Dio giudice invece del Dio salvatore (Mt 1,21). Richiamandosi a Is 29,18-19; 35,5-6; 6,1, Gesù annuncia una concezione di Dio e della salvezza diversa da quella di Giovanni. Il Dio diventato uomo in Gesù di Nazaret è diverso da come se l’aspettavano Giovanni e i giudei di allora, ma è anche tanto diverso da come ce l’aspettiamo noi quando lo pensiamo nella linea della potenza invece che nella linea dell’amore. 
Il vangelo della croce, il vangelo di Gesù che ama gli uomini fino alle estreme conseguenze dando la vita per i peccatori, mette a dura prova la fede di tutti. Lo scandalo dell’amore infinito di Dio, che lo porta alla croce, scandalizza Giovanni il Battista prima ancora di scandalizzare Pietro (Mt 16,21-23). Beati quelli che non si scandalizzano delle scelte fatte da Dio, le scelte dell’amore. Beati quelli che si convertono dalla falsa immagine di Dio e credono nel Dio del vangelo (Mc 1,15). 
Per essere nel numero dei beati che non si scandalizzano di Gesù bisogna entrare nel numero di quei «poveri» ai quali «è predicata la buona novella» (Mt 11,5; Is 61,1). L’azione che Gesù rivolge ai poveri, ai piccoli, agli insignificanti è la chiave per comprendere «il vangelo del Regno» (Mt 9,35). Non deve meravigliare se Gesù è una bellissima sorpresa per tutti. Anche Giovanni il Battista «il più grande tra i nati di donna» (v. 11) rimane frastornato. E non poteva essere diversamente. Era un uomo. E anche il più grande degli uomini rimane sempre infinitamente al di sotto di ciò che si può dire sul conto di Dio e di ciò che ci si può attendere da Dio. Gesù riconosce in Giovanni un uomo fermo e inflessibile nel proclamare la verità di Dio anche davanti ai potenti della terra (Mt 14,3-12), un uomo povero e ascetico come tutti i grandi inviati di Dio (Mt 3,4). Giovanni è colui che ha preparato la via al Signore Gesù (Mt 3,3). Per questo Gesù tributa a Giovanni un giudizio di massimo rispetto proclamandolo «più che un profeta» e «il più grande tra i nati di donna». Dopo aver indicato i termini sui quali riflettere per dare un giudizio su di lui (i miracoli, la scelta dei poveri, le Scritture), Gesù esprime il suo giudizio sul Battista. La grandezza di Giovanni non consiste soprattutto nell’austerità della sua vita e nella fortezza del suo carattere, ma nell’aver preparato la via davanti a Cristo. 
Giovanni Battista è inserito in linea di continuità con i profeti dell’AT i quali hanno preparato la via a Gesù. In questo senso è il più grande: perché in lui l’attesa d’Israele trova il suo compimento. Ma vi è al tempo stesso una rottura: il regno dei cieli, divenuto vicino agli uomini in Gesù, è di una novità assolutamente radicale; in questo senso, il più piccolo nel regno dei cieli, cioè il discepolo di Gesù, e più grande di lui. Si passa così dalla realtà umana (lo stato di figlio nato da donna) alla realtà filiale (lo stato di figlio del Padre) che solo i “piccoli” possono comprendere. Ciò che Giovanni deve scoprire (e con lui gli uditori di Gesù di tutti i tempi) è che Gesù sconvolge totalmente la concezione di ciò che è grande e piccolo: la vera grandezza è la piccolezza, quello scomparire che si manifesta nell’atteggiamento di Gesù. Il vero “più piccolo” nel regno dei cieli è proprio Gesù, la cui autorità sovrana non assume i tratti del giudice adirato (cfr.. l’annuncio del Battista in Mt 3,8-12) ma quelli di un servitore che si impegna con gli uomini e patisce con essi (cfr. Mt.3,13-17; 20,28). 
Padre Lino Pedron
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Preghiera del mattino 15/XII/2013

Questa mattina, o Dio, ti ascolterò, sarò attento a quello che mi vuoi dire. Io non farò come i contemporanei di Giovanni Battista. 
Verificherò parole e argomenti. 
Non voglio camminare a bacchetta seguendo il primo venuto, voglio sopportare anche delle domande difficili. 
Epoca di Avvento - epoca di attesa - non è solo l'epoca dell'attesa della tua venuta. 
Quando ti avvicini a me, o Dio, è il momento in cui cerco un orientamento, il momento di un nuovo inizio, dell'ascolto, il momento di essere attento a segni: a quelli che potrebbero mostrarmi il cammino, se solamente io mi lasciassi condurre. 
Diventare attento, ascoltare, fare la differenza, convertirsi, ripartire da zero: fammi imparare tutto questo, o Dio. 
Amen.
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sabato 14 dicembre 2013

Ogni istante...

Ogni istante che Dio ti dona è un tesoro immenso.
Non buttarlo.
Non correre sempre, alla ricerca di chissà quale domani.
Vivi meglio che puoi, pensa meglio che puoi e fai del tuo meglio oggi.
Perché l'oggi sarà presto il domani e il domani sarà presto l'eterno".
A. P. Gouthey

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Madre Teresa di Calcutta/52

Trascorreremo due ore al giorno, all'alba e al tramonto, in adorazione di Gesù, esposto nel santissimo Sacramento. Le nostre ore di adorazione saranno ore speciali di riparazione per il male della società e di intercessione per i bisogni di tutto il mondo, esponendo l’umanità malata per il peccato e sofferente ai raggi che risanano, che sostengono, che trasformano, emanati da Gesù nell’Eucaristia.
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Angelo Custode/66

Hai abbastanza fede da dire al paralitico alzati e cammina, in nome di Gesù? Come fece Pietro all’infermo dalla nascita. Vediamo allora l’infermo miracolato che si alza e cammina, lodando con gioia Dio (cfr. At 3,1-10). Gesù ha annunciato ai suoi discepoli che avrebbero operato meraviglie, ma per questo occorre una fede senza riserve. Se i miracoli sono rari, è perché diminuisce la fede. Aumenta la tua fede, chiedi le meraviglie al Signore; se sarai sicuro di essere esaudito allora le otterrai. È rara, tuttavia, la fede assoluta.
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Elìa è già venuto, e non l’hanno riconosciuto

Mt 17,10-13 
Allora i discepoli gli domandarono: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elia?». Ed egli rispose: «Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elia è già venuto e non l'hanno riconosciuto; anzi, hanno fatto di lui quello che hanno voluto. Così anche il Figlio dell'uomo dovrà soffrire per opera loro».  Allora i discepoli compresero che egli parlava loro di Giovanni il Battista.

La venuta di Elia a preparare e ad aprire con la sua predicazione l’era messianica era predetta da Ml 3,23. Non si tratta di un ritorno fisico di Elia, ma dell’apparizione di un profeta che avrebbe ricalcato le orme del grande predicatore dell’ottocento a.C. 
In questo senso non era difficile dire che era già venuto nella persona di Giovanni Battista. 
Nel vangelo di Matteo infatti Giovanni viene identificato con Elia (11,14) e descritto con caratteristiche che appartengono al profeta come la cintura di pelle (3,4; cfr 2Re 1,8). 
Non solo la sua missione ha lo scopo di preparare la venuta del Signore (11,10), ma anche la sua morte violenta e ingiusta prefigura il destino del Cristo, che deve patire ed essere crocifisso. 
I discepoli capiscono che Elia è lo stesso Giovanni Battista, che lancia l’appello definitivo alla conversione prima della venuta del Signore. 
Padre Lino Pedron
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Preghiera del mattino 14/XII/2013

Mi chiedo quando gli uomini politici si metteranno d'accordo - perché ci sia finalmente la pace sulla terra. 
Mi chiedo quando gli strateghi militari compiranno il disarmo definitivo - perché ci sia finalmente la pace sulla terra. 
Mi chiedo quando le giostre di potere in seno alla nostra Chiesa cesseranno di essere necessarie - perché ci sia finalmente la pace sulla terra. 
Mi chiedo, oh sì, mi chiedo: quando concluderò infine la pace con me stesso?
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venerdì 13 dicembre 2013

Non ascoltano né Giovanni né il Figlio dell'uomo

Mt 11,16-19 
A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano: «Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!». È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: «È indemoniato». È venuto il Figlio dell'uomo, che mangia e beve, e dicono: «Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori». Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie». 

Di fronte a Giovanni che è "più che un profeta" (Mt 11,9) e a Gesù che è il Messia, "questa generazione" recalcitra come dei monelli che si rifiutano di stare al gioco. L'espressione "questa generazione" designa tutti coloro che sono incapaci di udire, di vedere e di giudicare adeguatamente. Gesù rimprovera agli uomini di "questa generazione" di essere come bambini capricciosi che vogliono essere lasciati in pace, che non vogliono essere sollecitati a fare delle scelte. Rifiutano un atteggiamento e anche il suo contrario, criticano una proposta e anche l'altra: e questo è la prova della loro insincerità e della loro cattiva volontà. 
I canti di gioia che invitano alla danza simboleggiano l'opera di Gesù, la sua comunione conviviale con i peccatori. Le lamentazioni indicano il Battista e la sua vita ascetica. Entrambi hanno incontrato il rifiuto di "questa generazione". 
La generazione del rifiuto ha preso la scusa dalla vita austera del Battista per muovergli l'accusa di essere un ossesso. L'accusa rivolta a Gesù si riferisce alla sua comunione conviviale con i pubblicani e i peccatori (Mt 9,11), che manifestava la sua offerta di grazia per tutti e la sua misericordia. Il rimprovero "mangione e beone" equivale a buono a nulla, fannullone, parassita. Di fronte a un giudizio così offensivo, duro e umiliante, Gesù ha una giustificazione da presentare: le sue opere. 
Matteo parla delle opere della sapienza e dice che la sapienza personificata è Cristo (cfr 1Cor 1,24.30). "Ma alla sapienza è stata resa giustizia dalle sue opere" (v. 19). 
La sapienza designa l'azione di Dio nella creazione e nella storia (cfr Sir 24; 42,15-25; Sap 10,1-11) ed esprime la volontà di Dio (Sap 9,13-18) che si lascia conoscere attraverso lo Spirito del Signore. Questa allusione alla sapienza ricorda Sir 18,1-4 dove il Signore viene proclamato giusto proprio per le sue opere. 
I rapporti di Gesù con i peccatori, l'accoglienza riservata loro espressione della benevola volontà di Dio a cui egli si attiene nell'operare diventano uno scandalo. Lo scandalo nasce dal fatto che egli col suo comportamento abbatte i muri che essi avevano accuratamente eretti tra sé e gli altri a salvaguardia dei loro privilegi. 
Padre Lino Pedron
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Non abbiamo finito di amarci

Mi sono svegliata, Signore
...e lui non c'era più.
Nel mio letto mi sono voltata
...ma il suo posto era vuoto,
e le mie dita solitarie cercavano ancora le sue.
Il mio amore è presso di Te;
lo credo, lo spero,
ma non posso abituarmi, Signore,
alla sua assenza,
ed ogni risveglio è per me uno strazio
come strazio è
il risveglio del malato dalle membra amputate.
Non c'è più!
Non lo sentirò più, canto che ora tace,
non sarò più il suo campo
pronto alla quotidiana aratura.
Non percorrerò più il suo volto amato
i solchi delle rughe,
dove spigolavo la vita,
che giorno dopo giorno,
nella gioia e nel dolore,
avevamo seminato,
mietuto,
mille frutti d'amore.
Non andrò più in cerca nel profondo dei suoi occhi
della dolce luce del suo tramonto,
dopo i chiari mattini,
il fuoco del mezzogiorno,
e qualche volta l'ombra dei giorni,
quando le nuvole si addensavano
e scoppiava il temporale,
prima che si alzasse nei nostri cuori
l'arcobaleno della pace.
Noi ci amavamo...ma, Signore,
non abbiamo finito di amarci!
Ci amavamo, Signore,
ma vivevamo insieme,
egli era in me, ed io ero in lui,
e Tu
suggellavi le nostre due vite,
per farne una sola.
Ma lui se n'è andato su quelle rive lontane,
a cui nessuno può giungere
senza attraversare la morte,
e dalla mia riva, coi piedi su questa terra,
io non posso nemmeno scorgerlo,
o, mio beneamato...scomparso,
lontano, così lontano,
nelle nebbie dell'infinito.
Non c'è più!
Si dice che ci si abitua, Signore,
che il tempo lavora per noi,
ma adesso lo so,
né il tempo, né la morte possono vincere l'amore,
perché un mattino ho sussurrato per sempre,
e Tu ci hai promesso
che ci saremmo amati in eterno.
Non vedo, Signore,
non voglio credere,
credo.
Non abbiamo finito di amarci!
Ma ieri, insieme,
ogni giorno,
tiravamo avanti,
perché cercando la felicità dell'altro,
spesso cercavamo la nostra.
Ora davamo, prendevamo,
ma gli sforzi ripetuti
accrescevano il nostro amore.
Oggi siamo entrati in purgatorio.
Io soffro d'essere sola,
lui soffre di essere lontano,
può forse essere felice senza di me,
quando sono così infelice senza di lui?
Ma lui, Signore, è nella tua Luce,
che purifica il nostro amore,
mentre io
devo perfezionarlo
nella notte.
Aiutami, mio Dio,
ad amarlo nella sua assenza,
oggi più ancora
di ieri nella sua presenza.
Amarlo infine, per se stesso, senza voler nulla in cambio,
felice che egli sia felice
di essere vicinissimo a Te,
raccogliendo per me
solo la gioia della sua Gioia.
Sì, il mio amore è intatto, vive nel mio cuore,
nulla può la morte,
questa è la mia sofferenza,
perché la mia sorgente non si è inaridita, Signore,
scorre e trabocca. Un crescendo di parole d'amore,
e mille gesti d'affetto,
una riserva di sorrisi rimasti inutili,
una pioggia di lacrime che mi inonda il cuore,
facendo crescere più in fretta ancora
tutti quei fiori d'amore.
Non li lascerò, Signore,
intristire,
appassire,
chiusi nel mio cuore,
ma li raccoglierò ogni giorno,
messe meravigliosa per i miei figli,
nipoti, amici, vicini,
e tutti i mendicanti dimenticati,
che elemosinano queste briciole d'amore
sul ciglio della mia strada.
Ma la mia sofferenza, Signore,
resta sofferenza!
Solitudine tremenda, lunghe giornate,
notti soffocanti,
l'assenza,
crudele assenza,
vuoto profondo ove il mio cuore certe sere,
si tuffa smarrito senza trovarne il fondo.
Lui mi manca, Signore, capisci?
Mi manca!
Perché mi hai abbandonato?
Perdono, Signore,
perdono per i miei scoraggiamenti.
Tu che dalla croce ogni giorno mi fai segno.
E' quando dimentico di guardarTi
che la notte mi assale.
Tu mi aspetti
e lui vicino a Te mi guarda,
e con il suo amore mi invita,
mi guida e mi sostiene.
Grazie a Te, Signore,
grazie a lui
la mia stessa sofferenza non sarà inutile,
perché Ti offrirò questa esuberanza d'amore
che da me esige,
amore che vive e cresce al di là della mia sofferenza.
Lo offrirò per quei giovani esploratori d'amore,
che cercano senza trovare,
perdendosi,
innocenti,
nei miraggi di un istante.
Loro che non sanno, Signore,
cosa vuol dire amare,
spogliarsi di sè per donarsi all'altro,
e spalancare il cuore per accogliere il suo dono.
Loro che non sanno
che non è amore se non è per sempre,
e che Tu solo puoi donare
a questo amore la sua dimensione di infinito.
Vorrei poter dire loro, Signore,
dirlo con la mia vita,
e poiché presso di Te il mio amore mi aspetta,
nella Pace, anch`io,
aspetterò l'Incontro,
e di questo nuovo fidanzamento,
crudele e dolce fidanzamento,
di quest'attesa, farò un'offerta,
prima che fra le braccia del mio fedele amore
noi ci amiamo, finalmente,
Signore,
come si ama presso di Te,
Infinitamente, Eternamente.

Michel Quoist 

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giovedì 12 dicembre 2013

Prepariamoci ad accogliere la vera Luce del mondo

Vieni, o Re,discendi dal cielo e portaci l'Amore di Dio. 
Il Signore nasce uomo per la gioia dei poveri, degli umili, degli anziani, di chi è lontano. 
Cristo non rifiuta nessuna persona e si fa trovare da chiunque lo cerca con cuore sincero. 
A Dio basta un istante per toccare il nostro cuore, spingere la nostra vita a cercarlo e incontrarlo.... 
Maria M.
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Preghiera del mattino 12/XII/2013

C'è in me la speranza di un mondo giusto e bello. 
Il mio amore va a ciò che vi è di buono nell'uomo. 
Ho fiducia in te per sostenere e salvaguardare la tua creazione. 
Concedimi senza sosta il coraggio e la forza di camminare con tutta la mia anima sui passi di Gesù affinché, anche grazie a me, altri possano presagire il regno di Dio.
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mercoledì 11 dicembre 2013

Stillate cieli dall'alto e le nubi facciano piovere il giusto

(Dal Salmo 84)
R. Stillate cieli dall'alto e le nubi facciano piovere il giusto


Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore:
egli annuncia la pace.
Sì, la sua salvezza è vicina a chi lo teme,
perché la sua gloria abiti la nostra terra. R.


Amore e verità s'incontreranno,
giustizia e pace si baceranno.
Verità germoglierà dalla terra
e giustizia si affaccerà dal cielo. R.


Certo, il Signore donerà il suo bene
e la nostra terra darà il suo frutto;
giustizia camminerà davanti a lui:
i suoi passi tracceranno il cammino. R.

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Tu sei il mio figlio

"Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato". 
Ecco che l'ingenerato genera e la Vergine concepisce, il tempio della sua verginità è rimasto inviolato poiché è Dio che viene al mondo, è la luce stessa che vede il giorno, il tempo e lo spazio sono trascesi in modo definitivo e quest'oggi è un giorno che decide del domani. 
Gesù entrerà nella stanza dove si nasconderanno i discepoli, pur essendo chiuse porte e finestre, egli entra allo stesso modo nel nostro mondo poiché la luce vince l'opacità della materia. 
Luce da luce, Dio vero da Dio vero! 
Ormai ti manifesterai quando vorrai e non sarà miracolo ma semplice realtà della presenza. 
Che meraviglia fu per noi il Signore! Bambino, io ti adoro.
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Voglia Gesu' Bambino...

Voglia Gesù' Bambino sorridere al tuo cuore e colmarti di celesti carismi, e fare paghi tutti i tuoi voti. 
San Pio
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Vieni, Signore

Avvento, tempo dell'attesa e della speranza: è la tua venuta, o Cristo, che vogliamo rivivere, preparandoci più profondamente nella fede e nell'amore.

Avvento, tempo della Chiesa affamata del Salvatore: essa vuole ripeterti, volgendosi a te con più insistenza, con un lungo sguardo, che tu sei tutto per lei.

Avvento, tempo dei desideri più nobili dell'uomo che più coscientemente convergono verso di te, e che devono cercare in te, nel tuo mistero, il loro compimento.

Avvento, tempo di silenzio e di raccoglimento, in cui ci sforziamo d'ascoltare la Parola che vuol venire a noi, e di sentire i passi che si avvicinano.

Avvento, tempo dell'accoglienza in cui tutto cerca di aprirsi, in cui tutto vuol dilatarsi nei nostri cuori troppo stretti, al fine di ricevere la grandezza infinita
del Dio che viene a noi.
Jean Galot

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Venite a me, voi tutti che siete stanchi.

Mt 11,28-30 
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero». 

Gli affaticati e gli oppressi sono coloro che penavano sotto le pesanti prescrizioni della legge e che si sentivano smarriti davanti alla dottrina difficile e complicata dei rabbini. Gesù invita tutti costoro a cercare nel suo vangelo la vera volontà di Dio: una volontà esigente, ma lineare e semplice, alla portata di tutti. 
Gesù si definisce mite e umile di cuore. Mite significa l’atteggiamento di Gesù nei confronti degli uomini, un atteggiamento lineare, coraggioso ma non violento; misericordioso, tollerante, pronto al perdono, ma anche severo ed esigente. Umile indica l’atteggiamento ubbidiente e docile alla volontà del Padre: un atteggiamento interiore, libero e voluto. 
Il "riposo" che Gesù offre, corrisponde alla promessa biblica di pace e felicità. Al seguito di Gesù, la volontà di Dio non è più un giogo oppressivo e duro, ma genera già ora quella pace gioiosa promessa agli umili e ai miti, garanzia della salvezza definitiva. 
Gli insegnamenti degli scribi e dei farisei, invece, sono "pesanti fardelli che impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito" (Mt 23,4) e producono allontanamento da Dio e disperazione di potersi salvare. Al contrario, il "carico" di Gesù è leggero; la religione cristiana non consiste nell'osservanza della legge giudaica ma nell'entrare nel rapporto del Figlio con il Padre assumendo l’atteggiamento dei piccoli. 
Tutti coloro che sono disillusi da ogni forma di religione che non salva e appesantisce la vita sono invitati a seguire Gesù che porta al mondo la religione vera e definitiva. Gesù non è un maestro autoritario. 
Egli non impone agli altri i pesi che prima non ha portato lui. Il giogo è "suo" perché l’ha portato lui per primo ed è "leggero" perché non contiene ordini assurdi e impossibili. 
Lo ricordava Pietro nell’assemblea degli apostoli e degli anziani a Gerusalemme: "Or dunque, perché continuate a tentare Dio, imponendo sul collo dei discepoli un giogo che né i nostri padri né noi siamo stati in grado di portare? Noi crediamo che per la grazia del Signore Gesù siamo salvati…" (At 15,10-11). 
E la prima lettera di Giovanni ci assicura: "I suoi comandamenti non sono gravosi" (1Gv 5,3). 
Padre Lino Pedron
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