venerdì 15 febbraio 2013

Quando lo sposo sarà loro tolto, allora digiuneranno.

Mt 9,14-15 
Allora gli si avvicinarono i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno. 

Le parole di Gesù e le sue prese di posizione suscitano perplessità e dissenso nei farisei e nei discepoli di Giovanni. 
Essi digiunavano per affrettare la venuta del Messia e per disporsi ad accoglierlo. 
I discepoli di Gesù sono convinti che il Messia è già con loro e quindi vivono il tempo della festa, non del digiuno. 
Più tardi lo Sposo sarà loro tolto (allusione alla morte di Gesù) e allora digiuneranno. 
Il digiuno cristiano è rivolto al passato, in quanto commemora la morte di Gesù, ma è rivolto anche al futuro, in quanto attende l'avvento del regno di Dio. 
La comunità cristiana è radunata sotto la croce di Cristo in attesa di radunarsi con lui nella gloria della risurrezione e della vita eterna. 
Padre Lino Pedron
-----

Preghiera del mattino del 15/II/2013

Ecco che è venuto il tempo del digiuno, perché lo Sposo mi è stato sottratto, io non avevo lavato il mio vestito per il banchetto, e poiché guardavo indietro ho trovato la stanza del banchetto nuziale chiusa. 
Digiunerò, pregherò sino a quando si apriranno le porte della misericordia, fino a quando si illuminerà il volto di colui che il mio cuore ama, fino a quando potrò di nuovo contemplare la sua gloria. 
Non ho riempito la mia lampada dell'olio dello Spirito Santo; spogliata di buone azioni, la mia nudità davanti a te mi rende vergognoso. 
O mio Salvatore, salvami.
-----

giovedì 14 febbraio 2013

La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai

Lc 10,1-9 
Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.  Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi;  non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: «Pace a questa casa!». Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all'altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto,  guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: «È vicino a voi il regno di Dio». 

Questo brano di vangelo ci vuole ricordare che anche i discepoli sono stati incaricati e inviati dal Signore ad annunciare il regno di Dio. 
Il numero settantadue ricorda i popoli della "tavola delle nazioni" nel libro della Genesi; capitolo 10, in pratica tutti gli uomini della terra. 
 I missionari di Cristo vanno a due a due per dare maggior credito alla loro predicazione, perché nella testimonianza di due o tre c'è la garanzia di ogni verità (cf. Dt 17,6; 19,15). 
 Rispetto all'estensione del campo e del raccolto che si annuncia, il numero degli operai del vangelo è sempre esiguo. 
Bisogna andare con urgenza e andare tutti. I verbi sono imperativi: "pregate" e "andate" (v. 3). 
La missione degli inviati non è facile, come non è stata facile per Gesù. 
I messaggeri del vangelo sono per definizione portatori di buone notizie (cf. Is 52,7-9). 
Gesù li paragona agli agnelli, simbolo di mansuetudine, che devono andare in mezzo ai lupi, cioè in mezzo agli uomini violenti e assassini. 
Il loro compito è quello di portare a tutti, casa per casa, la benedizione e la pace. 13 Gesù manda i suoi discepoli come il Padre ha mandato lui (cf. Gv 20,21). 
La missione nasce dall'amore del Padre per tutti i suoi figli e termina nell'amore dei figli per il Padre e tra di loro. L'inizio di questo brano di vangelo ci invita a grandi cose: "La messe è molta" (v. 2), cioè tutta l'umanità attende da noi il gioioso annuncio che Dio è Padre e vuole che tutti gli uomini siano salvati. 
Chi conosce il cuore del Padre è sollecito verso tutti i fratelli. 
Padre Lino Pedron
---

Preghiera del mattino del 14/II/2013

Ti ringraziamo, o Padre nostro, per la vita e la conoscenza che ci hai rivelato per mezzo di Gesù, tuo Servo: gloria a te nei secoli. 
Come questo pane spezzato era disperso sopra i monti e, raccolto, è diventato una cosa sola, così sia radunata la tua Chiesa dai confini della terra nel tuo Regno, perché tua è la gloria e la potenza per Gesù Cristo nei secoli. Amen. 
(Dalla «Dottrina dei Dodici Apostoli») 
-----

mercoledì 13 febbraio 2013

Angelo Custode/7

Chiama il Signore nel vento contrario che ti sballotta di qua e di là. Sentirai dire “Non temere, abbi fiducia, sono io!”. 
Non fare come Pietro nella tempesta, che disse: “Se sei tu, ordinami di venire da te sull'acqua”, temendo poi di annegare tra le onde a causa di una fede imperfetta. 
La tua fede ancora non smuove le montagne. 
Resta umile misurando la tua fede, tuttavia ricorda: come una pianta, anche lei cresce fino al suo pieno sviluppo. 
E tu hai la grazia di arrivarci!
----

Triduo allo Spirito Santo/3

Preghiera Biblica
Vieni in noi, Spirito Santo 
Spirito di Sapienza, 
Spirito d' intelligenza 
Spirito di adorazione, 
vieni in noi, Spirito Santo! 
Spirito di forza, 
Spirito di scienza, 
Spirito di gioia, 
vieni in noi, Spirito Santo! 

Spirito di amore, 
Spirito di pace, 
Spirito di giubilo, 
vieni in noi, Spirito Santo! 

Spirito di servizio, 
Spirito di bontà, 
Spirito di dolcezza, 
vieni in noi, Spirito Santo! 
O Dio nostro Padre, 
principio di ogni amore e sorgente di ogni gioia, donandoci lo Spirito del tuo Figlio Gesù, riversa nei nostri cuori la pienezza dell' amore perchè non possiamo amare altri che Te e salvare in quest' unico amore tutte le nostre tenerezze umane. 

Dalla Parola di Dio
Dal Vangelo secondo Giovanni: " In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: " Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perchè rimanga con voi per sempre. Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole, la Parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. 
Queste cose vi ho detto quando ero ancora tra voi. Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v'insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto " ( Gv 14,15 - 16. 23 - 26 ) 
O Vergine Immacolata, Madre di Misericordia, salute degli infermi, rifugio dei peccatori, consolatrice degli afflitti, Tu conosci i miei bisogni, le mie sofferenze; degnati di volgere su di me uno sguardo propizio a mio sollievo e conforto. 
Con l'apparire nella grotta di Lourdes, hai voluto ch'essa divenisse un luogo privilegiato, da dove diffondere le tue grazie, e già molti infelici vi hanno trovato il rimedio alle loro infermità spirituali e corporali. 
Anch'io vengo pieno di fiducia ad implorare i tuoi materni favori; esaudisci, o tenera Madre, la mia umile preghiera, e colmato dei tuoi benefici, mi sforzerò d'imitare le tue virtù, per partecipare un giorno alla tua gloria in Paradiso. Amen. 

Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito Santo come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. 

----

Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà

Mt 6,1-6.16-18 
State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c'è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. Dunque, quando fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.  Invece, mentre tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un'aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.  Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la  gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. 

Il discorso riprende l'enunciato di 5,20; "Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli". 
Il termine giustizia (sedaqah) è usato nella Bibbia per sintetizzare i rapporti dell'uomo con Dio, la pietà, la religiosità, la fede. I rapporti con Dio, nostro Padre, devono essere improntati alla fiducia, alla confidenza e soprattutto alla sincerità. 
L'autentica giustizia non ha come punto di riferimento gli uomini, ma va esercitata davanti al Padre che è nei cieli. Farsi notare dagli uomini è perdere ogni ricompensa presso il Padre. Matteo sottolinea la vanità di un gesto puramente umano: gli ipocriti, che cercano l'approvazione, hanno già ricevuto la loro ricompensa. 
L'ipocrisia consiste nel fatto che un'azione, che ha Dio come destinatario, viene deviata dal suo termine. L'elemosina, la preghiera e il digiuno devono essere fatti per il Padre che vede nel segreto. 
Queste azioni fatte "nel segreto" non significano necessariamente azioni segrete: indicano ogni azione, anche pubblica, fatta per il Padre e non per essere visti dagli uomini. 
E' l'intenzione profonda che conta perché la ricompensa si situa a questo livello: la ricompensa è l'autenticità del rapporto con il Padre. Il cristiano deve fare l'elemosina in modo da salvaguardare la rettitudine dell'aiuto prestato al fratello per amore del Padre. La strumentalizzazione della preghiera è la deformazione più inspiegabile della pietà, perché mette a proprio servizio anche ciò che è essenzialmente di Dio. 
Gesù nel suo intervento non si propone di modificare il rituale della preghiera giudaica, solo suggerisce un modo più retto di compierla, evitando l'ostentazione, il formalismo, l'ipocrisia. Gli stessi rabbini insegnavano: "Colui che fa della preghiera un dovere, che ritorna a ora fissa, non prega con il cuore". Il richiamo di Gesù è sulla stessa linea della tradizione profetica e sapienziale e trova conferma nei suoi successivi insegnamenti e più ancora nella sua vita. Il digiuno è un'altra importante pratica della vecchia e della nuova "giustizia". Esso è un atto penitenziale che completa e aiuta la preghiera. 
Gesù, come i profeti, non condanna il digiuno, ma il modo nel quale era fatto. Invece di esprimere la propria umiliazione, esso diventava una manifestazione di orgoglio. Il digiuno cristiano, come l'elemosina e la preghiera, deve essere compiuto di nascosto. Il cristiano non deve fare ostentazione della sua penitenza; deve anzi nasconderla con un atteggiamento gioioso. Il digiuno, come ogni altra sofferenza, è una fonte di gioia perché ottiene un maggior avvicinamento a Dio. 
L'invito di Gesù ad assumere un atteggiamento giulivo invece che tetro, sottolinea il significato definitivo della penitenza cristiana: poter soffrire è una grazia (cfr 1Pt 2,19). 
Padre Lino Pedron
----

martedì 12 febbraio 2013

Triduo allo Spirito Santo/2

Preghiera Biblica
Vieni in noi, Spirito Santo 
Spirito di Sapienza, 
Spirito d' intelligenza 
Spirito di adorazione, 
vieni in noi, Spirito Santo! 
Spirito di forza, 
Spirito di scienza, 
Spirito di gioia, 
vieni in noi, Spirito Santo! 

Spirito di amore, 
Spirito di pace, 
Spirito di giubilo, 
vieni in noi, Spirito Santo! 

Spirito di servizio, 
Spirito di bontà, 
Spirito di dolcezza, 
vieni in noi, Spirito Santo! 
O Dio nostro Padre, 
principio di ogni amore e sorgente di ogni gioia, donandoci lo Spirito del tuo Figlio Gesù, riversa nei nostri cuori la pienezza dell' amore perchè non possiamo amare altri che Te e salvare in quest' unico amore tutte le nostre tenerezze umane. 

Dalla Parola di Dio
Dalla lettera di San Paolo Apostolo ai Galati: " Fratelli, camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare i desideri della carne, la carne ha infatti desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne, queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste. 
Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete più sotto la legge. 
Del resto le opere della carne sono ben note: fornicazione, impurità, libertinaggio, idolatria, stregonerie inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere, circa queste cose vi preavviso, come già ho detto, che chi le compie non erediterà il Regno di Dio. 
Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé, contro queste cose non c' è legge. 
Ora quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le loro passioni e i suoi desideri. Se pertanto viviamo nello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito " ( Gal 5,16 - 25 ) 

Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito Santo come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. 

----

Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini.

Mc 7,1-13 
Si riunirono attorno a lui i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme. Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate - i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti -, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?». Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini. Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini». E diceva loro: «Siete veramente abili nel rifiutare il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione. Mosè infatti disse: Onora tuo padre e tua madre, e: Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte. Voi invece dite: «Se uno dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è korbàn, cioè offerta a Dio», non gli consentite di fare più nulla per il padre o la madre. Così annullate la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte». 

Questi primi versetti del capitolo 7 di Marco possono sembrare a noi del 2001 questioni ridicole e controversie definitivamente superate da un pezzo: e in parte è vero, per fortuna! 
Dobbiamo però cogliere almeno due affermazioni importanti e valide in tutti i tempi e sotto tutti i cieli: 
1. Comandamenti di Dio e tradizioni degli uomini devono essere tenuti sempre distinti: i comandamenti di Dio hanno valore perenne e universale e quindi sono immutabili; le tradizioni degli uomini sono provvisorie e quindi possono, e spesso devono, essere cambiate. Di conseguenza il cristiano, e più in generale l'uomo onesto e intelligente, si rinnova in continuità ed è disponibile alle riforme e al progresso. 
2. Gesù rifiuta la distinzione giudaica tra puro e impuro, tra una sfera religiosa separata, in cui Dio è presente, e una sfera ordinaria, quotidiana, in cui Dio è assente. Non ci si purifica dalla vita quotidiana cercando Dio altrove, fuori dalla vita di tutti i giorni, ma al contrario ci si deve purificare dal peccato che è dentro di noi. Gesù contesta la distinzione allora ritenuta sicura e indiscutibile: l'ebreo è puro e tutti gli altri sono impuri. 
La questione del puro e dell'impuro ha avuto una grande importanza nei primi tempi della Chiesa, soprattutto per la partecipazione alla stessa mensa tra giudei e pagani (cfr Gal 2,11-17). Ci ritorna alla mente la voce che Pietro sentì nella visione di Ioppe: "Ciò che Dio ha purificato, tu non chiamarlo più profano" (At 10,15). 
Citando il quarto comandamento Gesù dimostra di accettare la forza vincolante della legge di Dio, ma rifiuta le tradizioni asfissianti e cavillose che contraddicono ai comandamenti del Signore più che aiutare a capirli e ad osservarli meglio. 
Gesù sceglie un caso particolarmente grossolano per dimostrare che il precetto umano può condurre alla trasgressione del comandamento divino. Il dovere di onorare il padre e la madre e di assistere i genitori vecchi e bisognosi era stato affermato da un comandamento di Dio. Ma anche mantenere un voto costituiva un dovere sacro. 
L'abuso di danneggiare i genitori col voto del korbàn era frequente al tempo di Gesù. 
Gesù pone il comandamento dell'amore al di sopra dell'olocausto e degli altri sacrifici (cfr 12, 33) e non permette di trascurare il dovere verso i genitori nemmeno con la scusa di un voto. 
Dio non vuole essere amato e onorato a spese dell'amore del prossimo. Dio è amore e vuole solo amore, quell'amore del prossimo per mezzo del quale egli stesso viene amato. E' il principio fondamentale posto alla base di tutta la nostra condotta: l'amore di Dio e del prossimo si inseriscono l'uno nell'altro indissolubilmente (cfr 12,30-31). 
Leggiamo nella Prima Lettera di Giovanni: "Questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche il fratello" (4,21). Nell'amore viene superata ogni forma di legalismo. 
Ciò che talvolta tiene lontano da Dio e dal prossimo le persone buone sono le tradizioni religiose staccate dall'amore, che è la loro sorgente e la loro unica motivazione. 
Padre Lino Pedron
----

Preghiera del mattino del 12/II/2013

Il desiderio stesso, la ricerca stessa del bene ci fanno schierare gli uni contro gli altri. 
In fondo in ogni nostra attività non c'è che una sola grande finalità: il bene! 
Ma quanta diversità nella realizzazione concreta di questo desiderio universale! 
Signore, aiutami a trovare, in questa giornata, un terreno comune di collaborazione con quelli che incontrerò. 
Mandami dei compagni di strada e purifica le nostre iniziative. 
Guidaci sul cammino che porta al vero bene. 
Mostraci il Padre: ci basterà questo.
-----

lunedì 11 febbraio 2013

Triduo allo Spirito Santo/1

Preghiera Biblica
Vieni in noi, Spirito Santo 
Spirito di Sapienza, 
Spirito d' intelligenza 
Spirito di adorazione, 
vieni in noi, Spirito Santo! 
Spirito di forza, 
Spirito di scienza, 
Spirito di gioia, 
vieni in noi, Spirito Santo! 

Spirito di amore, 
Spirito di pace, 
Spirito di giubilo, 
vieni in noi, Spirito Santo! 

Spirito di servizio, 
Spirito di bontà, 
Spirito di dolcezza, 
vieni in noi, Spirito Santo! 
O Dio nostro Padre, 
principio di ogni amore e sorgente di ogni gioia, donandoci lo Spirito del tuo Figlio Gesù, riversa nei nostri cuori la pienezza dell' amore perchè non possiamo amare altri che Te e salvare in quest' unico amore tutte le nostre tenerezze umane. 

Dalla Parola di Dio
Dal libro del profeta Ezechiele: 

" In quei giorni, la mano del Signore fu sopra di me e il Signore mi portò fuori in spirito e mi depose nella pianura che era piena di ossa: mi fece passare tutt' intorno accanto ad esse. Vidi che erano in grandissima quantità sulla distesa della valle e tutte inaridite. 
Mi disse: " Figlio dell' uomo, potranno queste ossa rivivere ?". Io risposi: " Signore Dio, tu lo sai ". Egli mi replicò: " Profetizza su queste ossa e annunzia loro: Ossa inaridite, udite la parola del Signore. 
Dice il Signore Dio a queste ossa: Ecco, io faccio entrare in voi lo spirito e rivivrete. Metterò su di voi i nervi e farò crescere su di voi la carne, su di voi stenderò la pelle e infonderò in voi lo spirito e rivivrete, saprete che io sono il Signore ". 
Io profettizzai come mi era stato ordinato, mentre io profetizzavo, sentii un rumore e vidi un movimento fra le ossa, che si accostavano l' uno all' altro, ciascuno al suo corrispondente. Guardai ed ecco sopra di esse i nervi, la carne cresceva e la pelle le ricopriva, ma non c ' era spirito in loro. Egli aggiunse: " Profetizza allo spirito, profetizza figlio dell' uomo e annunzia allo spirito: Dice il Signore Dio: Spirito, vieni dai quattro venti e soffia su questi morti, perchè rivivano. ". 
Io profetizzai come mi aveva comandato e lo spirito entrò in essi e ritornarono in vita e si alzarono in piedi, erano un esercito grande, sterminato. 
Mi disse: " Figlio dell' uomo, queste ossa sono tutta la gente di Israele. ecco, essi vanno dicendo: le nostre ossa sono inaridite, la nostra speranza è svanita, noi siamo perduti. Perciò profetizza e annunzia loro: 
Dice il Signore Dio: Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi resuscito dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi riconduco nel paese di Israele. Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi resusciterò dai vostri sepolcri, o popolo mio. Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete, vi farò riposare nel vostro paese, saprete che io sono il Signore. L' ho detto e lo farò " ( Ez 37, 1 - 14 ) 

Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito Santo come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. 

------

Per la guarigione

O Padre di misericordia e Dio di tutte le consolazioni, unico aiuto in caso di necessità. Con la nostra preghiera ti chiediamo umilmente di benedire, visitare e sollevare tutti i tuoi figli ammalati. Guarda a loro con benevolenza, perdona tutte le loro colpe, preservali dalle tentazioni, e concedi loro pazienza nelle afflizioni. 
Accetta questa nostra preghiera come un canale per arrivare a loro, per ridonare la salute, per conceder loro un cuore sereno, per renderli capaci di vivere nel tuo santo Timore e nella tua Gloria. Concedi loro di poter vivere con Te nella pienezza nella vita eterna, per i meriti di Gesù Cristo, nostro Signore, Amen.
-----

domenica 10 febbraio 2013

Comunione dei Santi

Vivete una vostra particolare Comunione dei Santi: e ognuno sentirà, al momento della lotta interiore, come pure al momento dell'impegno professionale, la gioia e la forza di non essere solo. (Cammino, 545) 

Prima del Lavabo, abbiamo invocato lo Spirito Santo; chiedendogli di benedire il Sacrificio offerto per la gloria del suo santo Nome. Terminata la purificazione ci rivolgiamo alla Trinità — Suscipe Sancta Trinitas — perché accetti l'offerta che le presentiamo in memoria della Passione, della Risurrezione e dell'Ascensione di Nostro Signore Gesù Cristo, e in onore della Beata sempre Vergine Maria e di tutti i Santi. 
Che l'offerta ridondi per la salvezza di tutti — Orate fratres, prega il sacerdote — perché questo sacrificio è mio e anche vostro, di tutta la Chiesa Santa. Pregate frate!li anche se siete pochi, voi qui riuniti, anche se non fosse materialmente presente più di un cristiano, e anche se ci fosse solo il celebrante: perché ogni Messa è l'olocausto universale, riscatto di tutte le tribù e lingue e popoli e nazioni. 
Tutti i cristiani, per mezzo della comunione dei santi, ricevono tutte le grazie che ogni singola Messa diffonde, sia che si celebri dinanzi a migliaia di persone, sia che aiuti il sacerdote, unica persona presente, un bambino e per giunta distratto. In qualunque caso, la terra e il Cielo si uniscono per intonare con gli Angeli del Signore: Sanctus, Sanctus, Sanctus... (E' Gesù che passa, 89)
----

Lasciarono tutto e lo seguirono

Lc 5,1-11 
Mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca. Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell'altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare. Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d'ora in poi sarai pescatore di uomini». E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

Sullo sfondo dell'attività di Cristo appaiono Pietro e i suoi colleghi. Essi sono i collaboratori di un fatto prodigioso, ma rimangono pur sempre le povere persone che erano in precedenza. Pietro lo confessa a nome proprio e dei colleghi dichiarandosi peccatore. 
Davanti alla verità di Dio, Pietro scopre la propria verità e si sente indegno. 
Non c'è rivelazione di Dio senza coscienza del proprio peccato. 
Possiamo conoscere l'infinita grandezza di Dio solo contemporaneamente alla scoperta della nostra bassezza. 
L'efficacia della pesca miracolosa non è dovuta alla loro abilità, ma al comando impartito da Gesù. Tutto il loro merito è di aver creduto alla sua parola. 
L'inutilità della fatica notturna indica la vanità di tutti gli sforzi umani fatti di propria iniziativa per instaurare il regno di Dio. Solo nell'obbedienza alla parola del Signore si può ottenere ciò che è impossibile alle forze umane. 
La fede non ha altro appoggio che la parola di Dio. 
Proprio per questa fede Gesù cambia il nome di Simone in Pietro e gli dà un incarico nuovo:" D'ora in poi sarai pescatore di uomini" (v. 10). 
Pietro riceve la sua missione proprio mentre si riconosce peccatore. Ciò vuol dire che essa non decadrà neanche per il suo peccato di infedeltà, perché si fonda sulla fedeltà di Dio. 
Simone diventerà Pietro e riceverà l'incarico di confermare nella fede i suoi fratelli proprio quando avrà consumato fino in fondo la propria esperienza di debolezza, di infedeltà, di peccato (Lc 22,31-34). 
Non sarà quindi "pietra" per le sue qualità, ma per la fedeltà di Dio. 
Questi pescatori, che hanno creduto nella parola di Cristo, lasciano subito barche e reti e si mettono a seguire Gesù. Egli li manda a liberare gli uomini dal potere della morte e a trasferirli nel regno della vita, nel regno di Dio. L'azione missionaria di Gesù passerà a dei poveri, sprovveduti pescatori di Galilea, i quali lasciano il loro mestiere e si avventurano sui mari tempestosi del tempo per salvare dalla morte eterna tutti i popoli della terra. Ma per essere veri discepoli di Gesù bisogna lasciare tutto, incominciando a lasciare sé stessi per diventare proprietà esclusiva di Cristo. 
Padre Lino Pedron
-----

sabato 9 febbraio 2013

Angelo Custode/6

Dopo aver trascorso 3 anni con i suoi discepoli, Gesù aveva ancora delle cose da dire loro. 
Ma non lo fece poiché non ne aveva più la forza. 
Come ha dovuto soffrire nel vederli ancora così deboli! Verrà loro svelata tutta intera la verità più tardi, dallo Spirito Santo. 
Così è anche oggi. 
La via del Regno è così bella ma anche esigente, come il Signore, Dio di bontà e misericordia. 
Ad ognuno Gesù ha detto: “Ho ancora tante cose da dirvi”, e allora mettiti anche tu in ascolto.
-----

Angelo Custode/5

In ogni comunità, anche tra i cristiani, vi è sempre chi sta sopra gli altri, per dominarli. È lo spirito del mondo. 
Tra i discepoli non dovrebbe essere così: “Colui tra voi che è il più piccolo, è quello più grande” (Lc 9,48). 
Se un fratello contravviene a tale regola dev'essere ripreso con fermezza fraterna. 
Gesù chiede questo. 
E solo per mal conoscenza delle Scritture che i discepoli si allontanano dalla via indicata chiaramente dal Signore.
----

Angelo Custode/4

Sei stato assunto in mattinata tra gli operai della vigna, conosci il salario che il maestro alla sera ti darà. 
Gioisci quando vedi che anche chi è stato assunto nel pomeriggio riceverà lo stesso tuo salario. 
È la legge del Regno di Dio, e non ha nulla a che vedere con quella del mondo. La giustizia di Dio non è dettata dall'interesse, ma dalla tenerezza e dalla pietà. Sì, rallegrati perché appartieni anche quaggiù al Regno dei Cieli, le cui leggi sono ispirate dall'amore.
-----

Epistolario di san Pio/7

29-Piangi figlio benedetto, ma piangi con rassegnazione, con gioia, perchè dolce e' soffrire con Gesù. 

30-Ricordati di stare sempre, sempre, sempre alla presenza di Dio. Ricordati di vivere sempre, sempre, sempre in grazia di Dio. Ricordati di vivere sempre, sempre, sempre nell'amore di Dio. 

31-Quanto soffro nel vedere che Gesù non solo non viene curato dagli uomini, ma quello che peggio anche insultato e più di tutto con quelle orrende bestemmie. 

32-Viva Gesù e la sua bontà, che sa unire anche i monti in un vincolo santo dinanzi a Lui.
----

Erano come pecore che non hanno pastore

Mc 6,30-34 
Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po'». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.  Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose. 

Gesù non si fida dell'entusiasmo: sa che svanisce di fronte alle prime difficoltà (cfr Mc 4,16-17) e che non è segno di fede. 
E' la situazione che viene descritta in questo brano. 
I discepoli sono presi dall'entusiasmo e raccontano a Gesù tutto quello che avevano fatto e insegnato. Il risultato della loro missione è lì sotto gli occhi di tutti, in quella gente che va e viene e non lascia più loro neppure il tempo per mangiare. Risultato strepitoso. Quella gente li fa sentire veramente "pescatori di uomini" (cfr Mc 1,7) realizzati. 
Questo racconto mira a rispecchiare già la futura immagine dell'attività missionaria della Chiesa: fare e insegnare come Gesù. Dopo le guarigioni descritte nel primo capitolo di questo vangelo, Gesù si era ritirato in un luogo deserto a pregare (1,35) e alla provocante espressione: "Tutti ti cercano" (1,37) aveva risposto con un atteggiamento, umanamente parlando, poco intelligente: "Andiamocene altrove!" (1,38). 
Gesù non sfrutta mai le occasioni favorevoli della popolarità e dell'entusiasmo viscerale: ci vuol ben altro per recidere alla radice il peccato del mondo e per immettere la novità di Dio in un'umanità così malandata. In questo brano, l'entusiasmo della folla è per i discepoli oltre che per Gesù. 
In questa cornice, la parola di Gesù: "Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po'" (v. 31) acquista il suo giusto valore. Gesù li vuole sfebbrare (cfr Lc 10,17-20). 
L'entusiasmo è pericoloso: per la folla e per i discepoli. 
L'insegnamento è chiaro: se vogliamo evitare i pericoli della popolarità, non dobbiamo lasciarci travolgere dall'entusiasmo viscerale e acritico che fa perdere il senso del limite e dà i fumi alla testa. 
L'antidoto è la solitudine e la preghiera. 
Gesù ha pietà della folla perché è disorganizzata. Non c'è nessuno che si occupi di essa ed è abbandonata a sé stessa: non forma un popolo, ma un'accozzaglia di gente. 
La pietà di Gesù si traduce in insegnamento. 
Nel vangelo di Marco, quando Gesù si trova con la folla si può stare certi che non perderà l'occasione per istruirla. Il seguito del vangelo ribadirà, con maggiore forza, questo comportamento costante di Gesù: "La folla accorse di nuovo a lui e di nuovo egli l'ammaestrava, come era solito fare" (10,1). 
Il legame che Marco instaura tra insegnamento e formazione di un popolo non è artificiale. 
Siamo davanti a un gregge senza pastore: solo la parola di Gesù può radunare e riunire gli smarriti e i dispersi. 
Padre Lino Pedron
----

venerdì 8 febbraio 2013

Angelo Custode/3

Nei tuoi incontri di oggi, semina nei cuori la gioia e la pace che sono in te. 
Esse non ti appartengono, ti sono donate gratuitamente. 
Dividile generosamente con gli altri. 
Un piccolo gesto gentile, un sorriso, partecipare ad una sofferenza sono segni d'amore. 
Che ciascuno possa ricevere da te una goccia della linfa di vita che la Vigna spande nel tuo cuore incessantemente. 
Dividi con il tuo prossimo i tesori che ti sono affidati. 
Più tu doni e più ricevi. 
E la legge del Regno di Dio.
----

Angelo Custode/2

Ieri un velo di tristezza copriva il tuo cuore, ma oggi splende nuovamente il sole. Ogni giorno la gioia deve brillare in noi! 
Unisciti al mattino all'inno cantato da miriadi di anime: “Acclamate al Signore, popoli della terra, servite il Signore nella gioia, andategli incontro con canti di gioia!” (Sal 100,1-2). 
Gesù si rivolge agli uomini col desiderio di dividere con essi il tesoro che suo Padre gli ha affidato: “Io vi dico questo affinché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia completa” (Gv 15,11).
----

Angelo Custode/1

Se potessi vedere il sorriso di Gesù! 
Non faresti che spiare il suo arrivo, e quando busserebbe alla tua porta, ti precipiteresti per accoglierlo, pranzando con Lui, come gli apostoli sulle rive del lago (cfr. Cv 21). 
Moltiplica i tuoi incontri col Signore nell'adorazione silenziosa. 
Percepirai le armonie celesti che faranno sgorgare più abbondantemente la pace e la gioia nel tuo cuore riconoscente. 
Propaga attorno a te i tesori di Gesù, come si propagano le onde nell'acqua nel punto in cui cade la pietra.
***
“Non permettete che niente vi riempia di tristezza, fino al punto di farvi dimenticare la gioia del Cristo risorto”.(Madre Teresa di Calcutta)
---

Dio è lì

Umiltà di Gesù: a Betlemme, a Nazaret, sul Calvario... —Ma la sua umiliazione e il suo annichilimento sono maggiori nell'Ostia Santissima: più che nella stalla, che a Nazaret, che sulla Croce. Perciò, quanto sono obbligato ad amare la Messa! (La “nostra” Messa, Gesù...). (Cammino, 533) 

Forse qualche volta ci siamo domandati come poter corrispondere a tanto amor di Dio, e forse vorremmo vedere esposto chiaramente un programma di vita cristiana. La soluzione è facile ed è alla portata di tutti i fedeli: partecipare con amore alla Santa Messa, imparare nella Messa a mettersi in rapporto con Dio, perché in questo Sacrificio è contenuto tutto ciò che il Signore vuole da noi. 
Permettetemi di ricordarvi ciò che tante volte voi stessi avete osservato: lo svolgimento delle cerimonie liturgiche. Seguendole con attenzione è molto probabile che il Signore faccia scoprire a ciascuno di noi dove dobbiamo migliorare, quali vizi sradicare, come impostare il nostro rapporto fraterno con tutti gli uomini. 
Il sacerdote si dirige verso l'altare di Dio, del Dio che allieta la nostra giovinezza. La Santa Messa inizia con un canto di gioia, perché Dio è lì. Questa gioia, fatta di gratitudine e di amore, si manifesta nel bacio dell'altare, simbolo di Cristo e ricordo dei santi: un piccolo spazio santificato, perché su quest'ara si realizza il Sacramento dall'efficacia infinita. (E' Gesù che passa, 88)
----

Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto

Mc 6,14-29 
Il re Erode sentì parlare di Gesù, perché il suo nome era diventato famoso. Si diceva: «Giovanni il Battista è risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi». Altri invece dicevano: «È Elia». Altri ancora dicevano: «È un profeta, come uno dei profeti». Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: «Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto!». Proprio Erode, infatti, aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l'aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell'ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri. Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell'esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto. E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro. 

I discepoli sono partiti e la scena è vuota. Marco la riempie con due brani che servono d'intermezzo: l'opinione di Erode su Gesù e l'assassinio di Giovanni Battista. Questo episodio, collocato tra l'invio in missione dei discepoli e il loro ritorno, acquista un significato preciso: è un segno premonitore dell'opposizione e del martirio riservati a Gesù e ai suoi discepoli. 
Questo brano del vangelo ci dà la versione "religiosa" della morte del Battista. Flavio Giuseppe ci dà quella "politica". Leggiamo in Antichità giudaiche 18, 119: "Erode, temendo che egli con la sua grande influenza potesse spingere i sudditi alla ribellione (sembrando in effetti disposti a fare qualsiasi cosa che egli suggerisse loro), pensò che era meglio toglierlo di mezzo prima che sorgesse qualche complicazione per causa sua, anziché rischiare di non potere poi affrontare la situazione. E così, per questo sospetto di Erode, egli fu fatto prigioniero, inviato nella fortezza di Macheronte e qui decapitato". 
Quando i profeti mettono il dito sulla piaga e arrivano al nocciolo della questione, sono tolti di mezzo senza scrupoli. 
La testa di Giovanni Battista su un vassoio, nel pieno svolgimento di un banchetto, può sembrare una "portata" insolita. A pensarci bene, non è poi un "piatto" tanto raro: quante decapitazioni durante pranzi, cene...! 
Questo brano, posto dopo l'invio in missione dei Dodici, indica il destino del missionario, del testimone di Cristo. In greco, testimone si dice "martire". La morte di Giovanni prelude la morte di Gesù e di quanti saranno inviati. 
Ciò può sembrare poco confortante, ma l'uomo deve comunque morire. 
La differenza della morte per cause naturali e martirio sta nel fatto che la prima è la fine, il secondo è il fine della vita. 
Il martire infatti testimonia fin dentro ed oltre la morte, l'amore che sta a principio della vita. Il banchetto di Erode nel suo palazzo fa da contrappunto a quello imbandito da Gesù nel deserto, descritto immediatamente di seguito (Mc 6,30-44). 
Il primo ricorda una nascita festeggiata con una morte; il secondo prefigura il memoriale della morte del Signore, festeggiato come dono della vita. Gli ingredienti del banchetto di Erode sono ricchezza, potere, orgoglio, falso punto d'onore, lussuria, intrigo, rancore e ingiustizia e, infine, il macabro piatto di una testa mozzata. 
La storia mondana non è altro che una variazione, monotona fino alla nausea, di queste vivande velenose. Il banchetto di Gesù invece ha la semplice fragranza del pane, dell'amore che si dona e germina in condivisione e fraternità. 
Padre Lino Pedron
----

giovedì 7 febbraio 2013

Se potessi

Se potessi prendere un arcobaleno lo farei proprio per te.
E condividerei con te la sua bellezza, nei giorni in cui tu fossi malinconico.
Se potessi costruire una montagna, potresti considerarla di tua piena proprietà.
Un posto dove trovare serenità, un posto dove stare da soli.
Se potessi prendere i tuoi problemi, li lancerei nel mare.
Ma sto trovando che tutte queste cose sono impossibili per me.
Non posso costruire una montagna o prendere un arcobaleno luminoso.
Ma lasciami essere ciò che so essere di più: un amico sempre presente.

-----

Sii il sostegno della mia debolezza

Quando lo ricevi, digli: Signore, spero in Te; ti adoro, ti amo, aumenta la mia fede. Sii il sostegno della mia debolezza, Tu che sei rimasto nell'Eucaristia, inerme, per porre rimedio alla debolezza delle creature. (Forgia, 832) 

Non faccio davvero una scoperta se dico che alcuni cristiani hanno un'idea assai povera della Santa Messa, e che altri la vedono solo come un rito esteriore, se non addirittura come una forma di convenzionalismo. È la meschinità del nostro cuore che ci fa accogliere come per abitudine il più grande dono che Dio potesse fare agli uomini. 
Nella Messa — in questa Messa che stiamo celebrando adesso — interviene in modo particolare, ripeto, la Santissima Trinità. Per corrispondere a tanto amore ci si richiede una totale donazione, del corpo e dell'anima: noi infatti ascoltiamo Dio, gli parliamo, lo vediamo, lo gustiamo. E quando le parole non ci sembrano sufficienti cantiamo, incitando la nostra lingua — Pange,lingua! — a proclamare davanti a tutta l'umanità le meraviglie del Signore. 
Vivere la Santa Messa significa rimanere in preghiera continua, con la convinzione che per ciascuno di noi si tratta di un incontro personale con Dio: lo adoriamo, lo lodiamo, gli chiediamo tante cose, lo ringraziamo, facciamo atti di riparazione per i nostri peccati, ci purifichiamo, ci sentiamo una cosa sola, in Cristo, con tutti i cristiani. (E' Gesù che passa, nn. 87-88) 
-----

Prese a mandarli

Mc 6,7-13 
Chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient'altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano. 

I Dodici erano stati scelti da Gesù perché "stessero con lui e anche per mandarli a predicare e perché avessero il potere di scacciare i demoni" (Mc 3,14-15). 
Nei capitoli precedenti li abbiamo visti stare con lui, ascoltare e imparare, ora Marco ci mostra la seconda dimensione del discepolo, quella missionaria. Per descrivere la missione degli apostoli, Marco usa le medesime parole con cui ha descritto la missione di Gesù: predicavano la conversione, guarivano i malati e scacciavano i demoni. 
L'invio dei discepoli avviene "a due a due", sia in riferimento alla duplice testimonianza (Dt 17, 6; 19, 15; Nm 35, 40), sia secondo il consiglio del saggio Qoèlet (4,9-12) adottato poi anche dalla comunità cristiana di Gerusalemme (At 13,2). Gli ordini che Gesù dà ai suoi inviati riguardano, anzitutto, la povertà e la rinuncia: senza alcun aiuto umano, i discepoli hanno come appoggio solo la fede in colui che li manda. 
Queste parole condannano il trionfalismo e la ricchezza e impongono la povertà e la discrezione, L'apostolo non deve usare i mezzi del mondo (denaro, potere e forza) per conquistare l'adesione dei suoi ascoltatori. Il vero apostolo non compera nessuno e non si lascia comperare da nessuno: forse sarà venduto a poco prezzo come il suo Maestro (Mc 14,10-11). 
La povertà è una condizione indispensabile per la missione: i missionari devono essere "truppe leggere". 
Questa povertà è fede, libertà e leggerezza. Un discepolo appesantito dai bagagli diventa sedentario, conservatore, incapace di cogliere la novità di Dio, abilissimo nel trovare mille ragioni di comodo. 
La povertà è fede concreta di chi non confida in sé stesso e nei propri mezzi, ma nell'assistenza e nella provvidenza di chi l'ha mandato. L'annuncio del vangelo deve sempre essere in povertà, perché proclama la croce che ha salvato il mondo. 
Più che ciò che dobbiamo dire, Gesù ci insegna ciò che dobbiamo essere. Ciò che siamo grida più forte di ciò che diciamo. Finché non siamo poveri, ogni cosa che diamo o che diciamo non è dono, ma solo esercizio di potere sugli altri. 
Già nell'Antico Testamento, povertà, piccolezza e impotenza sono i mezzi che Dio sceglie per vincere (cfr 1Sam 2,1-10; Es 3,11; 4,10; Gdc 7,2). Infatti "Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti. 
Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre al nulla le cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio" (1Cor 1,27- 29). Questa lezione l'aveva imparata bene Pietro, quando compì il primo miracolo. Egli disse allo storpio: "Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina" (At 3,6). Se Pietro e Giovanni avessero avuto argento e oro, avrebbero fatto un'opera buona, forse avrebbero fondato un istitu to per portatori di handicap, avrebbero dato dei soldi, ma non avrebbero pensato che dovevano dare Gesù, il salvatore. 
La salvezza viene dalla croce, svuotamento che rivela Dio. 
Guai se la nostra potenza o sapienza la vanifica: "Cristo mi ha mandato a predicare il vangelo; non però con un discorso sapiente, perché non venga resa vana la croce di Cristo" (1Cor 1,17). 
Gesù invia i suoi in povertà, come il Padre aveva mandato lui in povertà. I discepoli, mediante la missione, sono chiamati alla forma più alta di vita cristiana: sono pienamente associati al Figlio, che conoscendo l'amore del Padre, è spinto verso tutti i fratelli. 
I Dodici possono annunciare agli altri la conversione mostrando di essere loro stessi convertiti perché sono e vivono come Gesù. Il vangelo parla anche della possibilità, tutt'altro che teorica, vista la sorte toccata a Gesù, che i discepoli non siano accolti e ascoltati. E' una sofferenza che il discepolo deve affrontare senza perdersi d'animo. A lui è stato affidato un compito, non garantito il successo. 
Sulla attività dei Dodici, Marco non dà alcuna indicazione di tempo e di luogo; gli basta segnalare che essi realizzano esattamente ciò che aveva detto e fatto il Maestro: proclamare la conversione e operare esorcismi e guarigioni. 
Padre Lino Pedron
----

mercoledì 6 febbraio 2013

A volte mi chiedo…

A volte mi chiedo dove sei.
A volte mi chiedo se ci sei.
A volte mi chiedo
perché non ti fai vivo,
perché non spazzi via
tutto lo schifo che c’è
in questo mondo.
A volte mi chiedo
se per te conto qualcosa.
A volte mi chiedo
se hai perso il mio indirizzo.
A volte mi chiedo
perché non dici nulla
quando ti chiamo.

A volte mi chiedo…
Quando finalmente non chiedo più nulla,
quando finalmente
riesco a fare silenzio,
allora ti sento arrivare,
discreto,
come un vento leggero.
Quando finalmente
non chiedo più nulla,
Tu ti fai risposta
ad ogni perché.
Eric Pearlman da “Hai un momento, Dio?”

-----