Se sarete bambini non avrete dispiaceri: i bambini dimenticano subito i loro guai per tornare ai giochi abituali. —Pertanto, abbandonandovi, non avrete di che preoccuparvi, giacché riposerete nel Padre. (Cammino, 864)
All'inizio degli anni quaranta, mi recavo spesso a Valenza. Non avevo alcun mezzo umano, e con coloro che — come ora voi — si riunivano col povero sacerdote che vi parla, facevo orazione ovunque si potesse, qualche sera sulla spiaggia deserta. Come i primi amici del Maestro, ricordi? San Luca scrive che, alla partenza da Tiro, diretti con Paolo a Gerusalemme, tutti ci accompagnarono con le mogli e i figli sin fuori dalla città, e inginocchiati sulla spiaggia pregammo [Cfr. At 21,5.].
Un giorno, a sera inoltrata, durante un meraviglioso tramonto valenziano, vedemmo avvicinarsi una barca alla riva: ne balzarono fuori degli uomini bruni, forti come rocce, bagnati, a torso nudo, bruciati dal vento da sembrare di bronzo. Incominciarono a tirar fuori dall'acqua la rete tesa in mare dalla barca per la pesca a strascico: era piena di pesci lucenti, d'argento. Tiravano vivacemente, affondando i piedi nella sabbia, con sorprendente energia. D'improvviso sopraggiunse un bimbo, anche lui abbronzato: si avvicinò alla corda, l'afferrò con le sue manine e incominciò a tirare con evidente imperizia. Quei pescatori rudi, per nulla raffinati, certamente si sentirono intenerire il cuore, e consentirono al bambino di collaborare; non lo allontanarono, anche se più che altro era d'intralcio.
Pensai a voi e a me; a voi, che ancora non conoscevo, e a me; a questo nostro tirare le reti tutti i giorni, in tanti aspetti. Se ci presentiamo davanti a Dio nostro Signore come quel bambino, convinti della nostra debolezza, ma disposti ad assecondare i Suoi progetti, raggiungeremo la meta più facilmente: porteremo a riva la rete, piena di frutti abbondanti, perché dove le nostre forze vengono meno, interviene la potenza di Dio.(Amici di Dio, 14)
venerdì 24 aprile 2009
giovedì 23 aprile 2009
sono stata negli abissi dell'Inferno
Oggi, sotto la guida di un angelo, sono stata negli abissi dell'Inferno.
É un luogo di grandi tormenti per tutta la sua estensione spaventosamente grande. Queste le varie pene che ho viste: la prima pena, quella che costituisce l'inferno, è la perdita di Dio; la seconda, i continui rimorsi della coscienza; la terza, la consapevolezza che quella sorte non cambierà mai; la quarta pena è il fuoco che penetra l'anima, ma non l'annienta; è una pena terribile: è un fuoco puramente spirituale, acceso dall'ira di Dio; la quinta pena è l'oscurità continua, un orribile soffocante fetore, e benché sia buio i demoni e le anime dannate si vedono fra di loro e vedono tutto il male degli altri ed il proprio; la sesta pena è la compagnia continua di satana; la settima pena è la tremenda disperazione, l'odio di Dio, le imprecazioni, le maledizioni, le bestemmie.
Queste sono pene che tutti i dannati soffrono insieme, ma questa non è la fine dei tormenti.
Ci sono tormenti particolari per le varie anime che sono i tormenti dei sensi. Ogni anima con quello che ha peccato viene tormentata in maniera tremenda ed indescrivibile.
Ci sono delle orribili caverne, voragini di tormenti, dove ogni supplizio si differenzia dall'altro. Sarei morta alla vista di quelle orribili torture, se non mi avesse sostenuta l'onnipotenza di Dio. Il peccatore sappia che col senso col quale pecca verrà torturato per tutta l'eternità.
Scrivo questo per ordine di Dio, affinché nessun'anima si giustifichi dicendo che l'inferno non c'è, oppure che nessuno c'è mai stato e nessuno sa come sia.
Io, Suor Faustina, per ordine di Dio sono stata negli abissi dell'inferno, allo scopo di raccontarlo alle anime e testimoniare che l'inferno c'è. Ora non posso parlare di questo. Ho l'ordine da Dio di lasciarlo per iscritto. I demoni hanno dimostrato un grande odio contro di me, ma per ordine di Dio hanno dovuto ubbidirmi. Quello che ho scritto è una debole ombra delle cose che ho visto. Una cosa ho notato e cioè che la maggior parte delle anime che ci sono, sono anime che non credevano che ci fosse l'inferno. Quando ritornai in me, non riuscivo a riprendermi per lo spavento, al pensiero che delle anime là soffrono così tremendamente, per questo prego con maggior fervore per la conversione dei peccatori, ed invoco incessantemente la misericordia di Dio per loro.
Dal "Diario" di Santa Faustina Kowaslka, Libreria Editrice vaticana
.
É un luogo di grandi tormenti per tutta la sua estensione spaventosamente grande. Queste le varie pene che ho viste: la prima pena, quella che costituisce l'inferno, è la perdita di Dio; la seconda, i continui rimorsi della coscienza; la terza, la consapevolezza che quella sorte non cambierà mai; la quarta pena è il fuoco che penetra l'anima, ma non l'annienta; è una pena terribile: è un fuoco puramente spirituale, acceso dall'ira di Dio; la quinta pena è l'oscurità continua, un orribile soffocante fetore, e benché sia buio i demoni e le anime dannate si vedono fra di loro e vedono tutto il male degli altri ed il proprio; la sesta pena è la compagnia continua di satana; la settima pena è la tremenda disperazione, l'odio di Dio, le imprecazioni, le maledizioni, le bestemmie.
Queste sono pene che tutti i dannati soffrono insieme, ma questa non è la fine dei tormenti.
Ci sono tormenti particolari per le varie anime che sono i tormenti dei sensi. Ogni anima con quello che ha peccato viene tormentata in maniera tremenda ed indescrivibile.
Ci sono delle orribili caverne, voragini di tormenti, dove ogni supplizio si differenzia dall'altro. Sarei morta alla vista di quelle orribili torture, se non mi avesse sostenuta l'onnipotenza di Dio. Il peccatore sappia che col senso col quale pecca verrà torturato per tutta l'eternità.
Scrivo questo per ordine di Dio, affinché nessun'anima si giustifichi dicendo che l'inferno non c'è, oppure che nessuno c'è mai stato e nessuno sa come sia.
Io, Suor Faustina, per ordine di Dio sono stata negli abissi dell'inferno, allo scopo di raccontarlo alle anime e testimoniare che l'inferno c'è. Ora non posso parlare di questo. Ho l'ordine da Dio di lasciarlo per iscritto. I demoni hanno dimostrato un grande odio contro di me, ma per ordine di Dio hanno dovuto ubbidirmi. Quello che ho scritto è una debole ombra delle cose che ho visto. Una cosa ho notato e cioè che la maggior parte delle anime che ci sono, sono anime che non credevano che ci fosse l'inferno. Quando ritornai in me, non riuscivo a riprendermi per lo spavento, al pensiero che delle anime là soffrono così tremendamente, per questo prego con maggior fervore per la conversione dei peccatori, ed invoco incessantemente la misericordia di Dio per loro.
Dal "Diario" di Santa Faustina Kowaslka, Libreria Editrice vaticana
.
Storia di un'anima
Mi sono chiesta a lungo perché il Buon Dio facesse delle preferenze, perché tutte le anime non ricevessero un uguale grado di grazie; mi stupivo vedendolo elargire favori straordinari ai Santi che l'avevano offeso, come San Paolo e sant'Agostino e che Egli costringeva, per così dire, a ricevere le sue grazie; o leggendo la vita dei Santi che Nostro Signore si è compiaciuto di coccolare dalla culla alla tomba, senza lasciare sul loro cammino alcun ostacolo che impedisse loro di elevarsi verso di Lui, e prevenendo queste anime con favori tali che non potevano fare a meno di conservare immacolato lo splendore della loro veste battesimale, mi domandavo perché i poveri selvaggi, per esempio, morivano così numerosi prima di aver solo sentito pronunciare il nome di Dio...Gesù si è degnato di istruirmi su questo mistero, ha messo davanti ai miei occhi il libro della natura, e ho capito che tutti i fiori che ha creato sono belli, che lo splendore della rosa e il candore del Giglio non cancellano il profumo della piccola violetta o la semplicità incantevole della margheritina...
Ho capito che se tutti i fiorellini volessero essere delle rose, la natura perderebbe il suo manto primaverile, i campi non sarebbero più smaltati di fiorellini...
Così accade nel mondo delle anime che è il giardino di Gesù. Egli ha voluto creare i grandi Santi che possono essere paragonati al Giglio e alle rose, ma ne ha creati anche di piccoli, e questi devono accontentarsi di essere delle pratoline e delle violette, destinate a rallegrare lo sguardo del Buon Dio quando lo abbassa ai suoi piedi; la perfezione consiste nel fare la Sua volontà, nell'essere quello che Lui vuole...
Ho capito anche che l'amore di Nostro Signore si rivela tanto all'anima più semplice, che non oppone alcuna resistenza alla sua grazia, quanto all'anima più sublime; infatti, dato che il gesto più proprio dell'amore è di abbassarsi, se tutte le anime assomigliassero a quelle dei Santi dottori che hanno illuminato la Chiesa con lo splendore della loro dottrina, il Buon Dio non scenderebbe abbastanza in basso giungendo fino al loro cuore; ma Egli ha creato il bambino che non sa niente e fa sentire solo deboli grida, ha creato il povero selvaggio che è guidato solo dalla legge naturale ed è fino al loro cuore che Egli si degna di abbassarsi, sono proprio questi i suoi fiori di campo la cui semplicità lo rapisce... Discendendo in questo mondo il Buon Dio mostra la sua grandezza infinita.
Come il sole rischiara sia i cedri sia ogni fiorellino, come se esso fosse l'unico sulla terra, così Nostro Signore si occupa in modo particolare di ogni anima come se essa non avesse uguali; e come in natura tutte le stagioni sono regolate in modo da far sbocciare, nel giorno stabilito, anche la più umile margheritina, allo stesso modo tutto concorre al bene di ogni anima.
Tratto da: "Storia di un'anima", di Santa Teresa di Lisieux
.
Signore Gesù
Signore Gesù aiutami nella mia ricerca della Luce.
So che Tu mi guidi sulla giusta strada.
Ma quante volte ho lasciato la Tua mano per percorrere bui sentieri.
Ma poi come un bimbo sempre Ti ho cercato e Tti cerco.
Manda Signore il Tuo spirito nel nostro cuore.
Sia Lode a Te.
.
So che Tu mi guidi sulla giusta strada.
Ma quante volte ho lasciato la Tua mano per percorrere bui sentieri.
Ma poi come un bimbo sempre Ti ho cercato e Tti cerco.
Manda Signore il Tuo spirito nel nostro cuore.
Sia Lode a Te.
.
O Signore
O Signore come peccatore, mi prostro ai tuoi piedi.
Vorrei deporre infiniti doni d'amore, ma tra le mie mani
c'è solo la miseria delle mie cattiverie,
dei miei dinieghi verso i fratelli.
O Signore manda il tuo spirito nel mio cuore
affinche' rischiari di luce la mia vita.
Lode a te o Signore.
Sia fatta la Tua volontà.
Vorrei deporre infiniti doni d'amore, ma tra le mie mani
c'è solo la miseria delle mie cattiverie,
dei miei dinieghi verso i fratelli.
O Signore manda il tuo spirito nel mio cuore
affinche' rischiari di luce la mia vita.
Lode a te o Signore.
Sia fatta la Tua volontà.
Ai tuoi piedi
Ai tuoi piedi depongo Signore
I miei innumerevoli peccati.
Oh Signore se fossero azioni nobili
allora la mia sera sarebbe dolcissima.
Ma non ho altro da offrirti
se non la mia miseria
ed il mio fragile amore.
I miei innumerevoli peccati.
Oh Signore se fossero azioni nobili
allora la mia sera sarebbe dolcissima.
Ma non ho altro da offrirti
se non la mia miseria
ed il mio fragile amore.
Ama
Ama finche’ non ti fa male, e se ti fa male, proprio per questo sara’ meglio.
Perche’ lamentarsi?
Se accetti la sofferenza e la offri a Dio, ti dara’ gioia.
La sofferenza e’ un grande dono di Dio: chi l’accoglie,
chi ama con tutto il cuore, chi offre se stesso ne conosce il valore.
Madre Teresa di Calcutta
Perche’ lamentarsi?
Se accetti la sofferenza e la offri a Dio, ti dara’ gioia.
La sofferenza e’ un grande dono di Dio: chi l’accoglie,
chi ama con tutto il cuore, chi offre se stesso ne conosce il valore.
Madre Teresa di Calcutta
mercoledì 22 aprile 2009
Se vedi chiaramente il tuo cammino, seguilo
Perché non ti dai a Dio una buona volta..., sul serio..., adesso? (Cammino, 902)
Se vedi chiaramente il tuo cammino, seguilo.
—Perché non respingi la vigliaccheria che ti trattiene?(Cammino, 903)
“Andate, predicate il Vangelo... Io sono con voi...”. —Lo ha detto Gesù... e lo ha detto a te. (Cammino, 904)
“Et regni eius non erit finis”. —Il suo Regno non avrà fine!Non ti dà gioia lavorare per un regno così? (Cammino, 906)
“Nesciebatis quia in his quae Patris mei sunt oportet me esse?” —Non sapevate che devo occuparmi delle cose che riguardano il servizio del Padre mio? Risposta di Gesù adolescente. E risposta a una Madre come sua Madre, che da tre giorni lo va cercando, credendolo perduto. —Risposta che ha per complemento quelle parole di Cristo trascritte da San Matteo: “Chi ama suo padre o sua madre più di me, non è degno di me”.(Cammino, 907)
Se vedi chiaramente il tuo cammino, seguilo.
—Perché non respingi la vigliaccheria che ti trattiene?(Cammino, 903)
“Andate, predicate il Vangelo... Io sono con voi...”. —Lo ha detto Gesù... e lo ha detto a te. (Cammino, 904)
“Et regni eius non erit finis”. —Il suo Regno non avrà fine!Non ti dà gioia lavorare per un regno così? (Cammino, 906)
“Nesciebatis quia in his quae Patris mei sunt oportet me esse?” —Non sapevate che devo occuparmi delle cose che riguardano il servizio del Padre mio? Risposta di Gesù adolescente. E risposta a una Madre come sua Madre, che da tre giorni lo va cercando, credendolo perduto. —Risposta che ha per complemento quelle parole di Cristo trascritte da San Matteo: “Chi ama suo padre o sua madre più di me, non è degno di me”.(Cammino, 907)
Tu sei sale, anima d'apostolo
Tu sei sale, anima d'apostolo. —“Bonum est sal”— il sale è buono, si legge nel Santo Vangelo; “si autem sal evanuerit” —ma se il sale diventa scipìto... non serve a nulla, né per la terra, né per il concime; lo si getta via come cosa inutile. Tu sei sale, anima d'apostolo. —Ma se diventi scipìto... (Cammino, 921)
Noi cattolici dobbiamo procedere nella vita come apostoli: con la luce di Dio, con il sale di Dio. Senza paura, con naturalezza, ma con tale vita interiore, con tale unione con Dio, da illuminare, da evitare la corruzione e le ombre, da distribuire il frutto della serenità e l'efficacia della dottrina cristiana. (Forgia, 969)
In momenti di disorientamento generale, quando invochi il Signore — per le anime che sono sue! —, sembra come se non ti ascoltasse, come se fosse sordo alle tue invocazioni. Arrivi persino a pensare che il tuo lavoro apostolico sia vano.— Non ti preoccupare! Continua a lavorare con la stessa gioia, con la stessa vibrazione, con lo stesso slancio. — Permettimi di insistere: quando si lavora per Dio, nulla è infecondo! (Forgia, 978)
Figlio mio: tutti i mari del mondo sono nostri, e proprio dove la pesca è più difficile, essa è ancor più necessaria. (Forgia, 979)
Con la tua dottrina di cristiano, con la tua vita integra e con il tuo lavoro ben fatto, devi dare, nell'esercizio della tua professione, nel compimento dei doveri del tuo ufficio, buon esempio a quelli che ti circondano: parenti, amici, colleghi, vicini, alunni... — Non puoi essere un pasticcione. (Forgia, 980)
Noi cattolici dobbiamo procedere nella vita come apostoli: con la luce di Dio, con il sale di Dio. Senza paura, con naturalezza, ma con tale vita interiore, con tale unione con Dio, da illuminare, da evitare la corruzione e le ombre, da distribuire il frutto della serenità e l'efficacia della dottrina cristiana. (Forgia, 969)
In momenti di disorientamento generale, quando invochi il Signore — per le anime che sono sue! —, sembra come se non ti ascoltasse, come se fosse sordo alle tue invocazioni. Arrivi persino a pensare che il tuo lavoro apostolico sia vano.— Non ti preoccupare! Continua a lavorare con la stessa gioia, con la stessa vibrazione, con lo stesso slancio. — Permettimi di insistere: quando si lavora per Dio, nulla è infecondo! (Forgia, 978)
Figlio mio: tutti i mari del mondo sono nostri, e proprio dove la pesca è più difficile, essa è ancor più necessaria. (Forgia, 979)
Con la tua dottrina di cristiano, con la tua vita integra e con il tuo lavoro ben fatto, devi dare, nell'esercizio della tua professione, nel compimento dei doveri del tuo ufficio, buon esempio a quelli che ti circondano: parenti, amici, colleghi, vicini, alunni... — Non puoi essere un pasticcione. (Forgia, 980)
Chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato
Sant'Agostino (354-430), vescovo d'Ippona (Africa del Nord) e dottore della Chiesa
Esposizioni sui salmi, Sal 126
«Vano è per voi levarvi prima della luce» dice un salmo (126,2). Tali erano i figli di Zebedeo, i quali, prima di umiliarsi conformandosi alla passione del Signore, già si sceglievano il posto dove assidersi: uno alla sua destra, l'altro alla sua sinistra. Volevano «levarsi prima della luce»... Così anche Pietro. Si levò prima della luce quando osò dare al Signore il suggerimento di non patire per noi.
Gesù aveva parlato della sua passione, causa della nostra salvezza, e delle umiliazioni che l'avrebbero accompagnata: difatti egli patì e fu umiliato. Ascoltando le parole con cui il Signore prediceva la sua prossima passione, Pietro restò esterrefatto, tanto più che poco prima l'aveva definito Figlio di Dio. Temette che avesse davvero a morire e gli disse: «Lungi da te questo, Signore! Sia a te propizio Iddio! Non ti accadrà una cosa del genere» (cfr Mt 16,22). Voleva levarsi prima della luce e dare suggerimenti alla luce. Ma cosa fece il Signore? Lo costrinse a levarsi dopo la luce. «Va' dietro a me»... «Va' dietro a me, in modo che io preceda e tu segua. Passa per la strada dove son passato io; non pretendere di guidarmi là dove tu saresti contento d'andare»...
Con che senno volete dunque essere esaltati prima della luce, o figli di Zebedeo? Ci sia lecito parlare così e servirci del loro nome: tanto essi non si adireranno contro di noi! Inoltre, se queste cose sono state scritte di loro, è perché gli altri evitassero la superbia della quale essi furono rimproverati. Con che criterio, quindi, volete levarvi prima della luce? È vano per voi. Volete essere glorificati prima di subire le umiliazioni? Ma lo stesso vostro Signore, lui che è la vostra luce, per essere esaltato fu prima umiliato! Ascoltate cosa dice Paolo. «Essendo di natura divina, non ritenne un'appropriazione indebita la sua uguaglianza con Dio.... Per amor nostro egli si svuotò prendendo la forma di schiavo, e divenendo simile all'uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e morte di croce. Per questo, Dio lo esaltò» (Fil 2,6s).
Esposizioni sui salmi, Sal 126
«Vano è per voi levarvi prima della luce» dice un salmo (126,2). Tali erano i figli di Zebedeo, i quali, prima di umiliarsi conformandosi alla passione del Signore, già si sceglievano il posto dove assidersi: uno alla sua destra, l'altro alla sua sinistra. Volevano «levarsi prima della luce»... Così anche Pietro. Si levò prima della luce quando osò dare al Signore il suggerimento di non patire per noi.
Gesù aveva parlato della sua passione, causa della nostra salvezza, e delle umiliazioni che l'avrebbero accompagnata: difatti egli patì e fu umiliato. Ascoltando le parole con cui il Signore prediceva la sua prossima passione, Pietro restò esterrefatto, tanto più che poco prima l'aveva definito Figlio di Dio. Temette che avesse davvero a morire e gli disse: «Lungi da te questo, Signore! Sia a te propizio Iddio! Non ti accadrà una cosa del genere» (cfr Mt 16,22). Voleva levarsi prima della luce e dare suggerimenti alla luce. Ma cosa fece il Signore? Lo costrinse a levarsi dopo la luce. «Va' dietro a me»... «Va' dietro a me, in modo che io preceda e tu segua. Passa per la strada dove son passato io; non pretendere di guidarmi là dove tu saresti contento d'andare»...
Con che senno volete dunque essere esaltati prima della luce, o figli di Zebedeo? Ci sia lecito parlare così e servirci del loro nome: tanto essi non si adireranno contro di noi! Inoltre, se queste cose sono state scritte di loro, è perché gli altri evitassero la superbia della quale essi furono rimproverati. Con che criterio, quindi, volete levarvi prima della luce? È vano per voi. Volete essere glorificati prima di subire le umiliazioni? Ma lo stesso vostro Signore, lui che è la vostra luce, per essere esaltato fu prima umiliato! Ascoltate cosa dice Paolo. «Essendo di natura divina, non ritenne un'appropriazione indebita la sua uguaglianza con Dio.... Per amor nostro egli si svuotò prendendo la forma di schiavo, e divenendo simile all'uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e morte di croce. Per questo, Dio lo esaltò» (Fil 2,6s).
Agiamo da figli di Dio?
Un figlio di Dio non ha paura della vita e non ha paura della morte, perché il fondamento della sua vita spirituale è il senso della filiazione divina: Dio è mio Padre, egli pensa, ed è l'Autore di ogni bene, è tutta la Bontà. — Ma tu e io, agiamo davvero da figli di Dio? (Forgia, 987)
La nostra condizione di figli di Dio ci porterà — insisto — ad avere spirito contemplativo in mezzo a tutte le attività umane — luce, sale e lievito, attraverso l'orazione, la mortificazione, la cultura religiosa e professionale — facendo diventare realtà questo programma: quanto più siamo immersi nel mondo, tanto più dobbiamo essere di Dio. (Forgia, 740)
Quando si lavora per Dio, bisogna avere “complesso di superiorità”, ti ho ricordato.
Ma questa, mi domandavi, non è una manifestazione di superbia? — No! È una conseguenza dell'umiltà, di un'umiltà che mi fa dire: Signore, Tu sei colui che è. Io sono la negazione. Tu hai tutte le perfezioni: la potenza, la fortezza, l'amore, la gloria, la sapienza, il dominio, la dignità... Se io mi unisco a Te, come un figlio che si mette nelle forti braccia di suo padre o nel grembo dolce di sua madre, sentirò il calore della tua divinità, sentirò le luci della tua sapienza, sentirò scorrere nel mio sangue la tua fortezza. (Forgia, 342)
La nostra condizione di figli di Dio ci porterà — insisto — ad avere spirito contemplativo in mezzo a tutte le attività umane — luce, sale e lievito, attraverso l'orazione, la mortificazione, la cultura religiosa e professionale — facendo diventare realtà questo programma: quanto più siamo immersi nel mondo, tanto più dobbiamo essere di Dio. (Forgia, 740)
Quando si lavora per Dio, bisogna avere “complesso di superiorità”, ti ho ricordato.
Ma questa, mi domandavi, non è una manifestazione di superbia? — No! È una conseguenza dell'umiltà, di un'umiltà che mi fa dire: Signore, Tu sei colui che è. Io sono la negazione. Tu hai tutte le perfezioni: la potenza, la fortezza, l'amore, la gloria, la sapienza, il dominio, la dignità... Se io mi unisco a Te, come un figlio che si mette nelle forti braccia di suo padre o nel grembo dolce di sua madre, sentirò il calore della tua divinità, sentirò le luci della tua sapienza, sentirò scorrere nel mio sangue la tua fortezza. (Forgia, 342)
Dio ci sta vicino continuamente
Bisogna convincersi che Dio ci sta vicino continuamente. Viviamo come se il Signore fosse lassù, lontano, dove brillano le stelle, e non pensiamo che è sempre anche al nostro fianco. E lo è come un Padre amoroso —vuol bene a ciascuno di noi più di quanto tutte le madri del mondo possano voler bene ai loro figli— per aiutare, ispirare, benedire... e perdonare. (Cammino, 267)
Cerca riposo nella filiazione divina. Dio è un padre pieno di tenerezza, di infinito amore. Chiamalo Padre molte volte al giorno e digli — da solo a solo, nel tuo cuore — che lo ami, che lo adori, che senti l'orgoglio — che ti riempie di forza — di essere suo figlio. Vivrai così un autentico programma di vita interiore che ha come perno quelle norme di pietà con Dio — poche, ripeto, ma costanti —, che ti permetteranno di acquistare i sentimenti e le maniere di un buon figlio.
Devo ancora metterti in guardia contro il pericolo dell'assuefazione — vera tomba della pietà —, che si presenta di frequente mascherata dall'ambizione di realizzare o intraprendere gesta importanti, mentre si trascura per comodità il dovere quotidiano. Quando avverti questa tentazione, mettiti sinceramente alla presenza del Signore: pensa se il tedio di dover lottare sempre sullo stesso punto non dipende dal fatto di non avere cercato Dio; guarda se è venuta meno — per mancanza di generosità, di spirito di sacrificio — la perseveranza fedele nel lavoro. In questa situazione, le norme di pietà, le piccole mortificazioni, l'attività apostolica che non ottiene frutto immediato, ci appaiono tremendamente sterili. Siamo vuoti e forse cominciamo a sognare nuovi progetti, per far tacere la voce del nostro Padre del Cielo, che reclama lealtà totale. E, con l'anima ossessionata dalle cose grandi, lasciamo da parte la realtà più sicura, il cammino che senza dubbio ci conduce direttamente alla santità: segno certo che abbiamo perso la prospettiva soprannaturale, che è venuta meno la convinzione di essere bambini piccini, come pure la persuasione che nostro Padre opererebbe in noi meraviglie, se ricominciassimo con umiltà. (Amici di Dio, 150)
Cerca riposo nella filiazione divina. Dio è un padre pieno di tenerezza, di infinito amore. Chiamalo Padre molte volte al giorno e digli — da solo a solo, nel tuo cuore — che lo ami, che lo adori, che senti l'orgoglio — che ti riempie di forza — di essere suo figlio. Vivrai così un autentico programma di vita interiore che ha come perno quelle norme di pietà con Dio — poche, ripeto, ma costanti —, che ti permetteranno di acquistare i sentimenti e le maniere di un buon figlio.
Devo ancora metterti in guardia contro il pericolo dell'assuefazione — vera tomba della pietà —, che si presenta di frequente mascherata dall'ambizione di realizzare o intraprendere gesta importanti, mentre si trascura per comodità il dovere quotidiano. Quando avverti questa tentazione, mettiti sinceramente alla presenza del Signore: pensa se il tedio di dover lottare sempre sullo stesso punto non dipende dal fatto di non avere cercato Dio; guarda se è venuta meno — per mancanza di generosità, di spirito di sacrificio — la perseveranza fedele nel lavoro. In questa situazione, le norme di pietà, le piccole mortificazioni, l'attività apostolica che non ottiene frutto immediato, ci appaiono tremendamente sterili. Siamo vuoti e forse cominciamo a sognare nuovi progetti, per far tacere la voce del nostro Padre del Cielo, che reclama lealtà totale. E, con l'anima ossessionata dalle cose grandi, lasciamo da parte la realtà più sicura, il cammino che senza dubbio ci conduce direttamente alla santità: segno certo che abbiamo perso la prospettiva soprannaturale, che è venuta meno la convinzione di essere bambini piccini, come pure la persuasione che nostro Padre opererebbe in noi meraviglie, se ricominciassimo con umiltà. (Amici di Dio, 150)
Arrivò una donna di Samaria ad attingere acqua
Dai «Trattati su Giovanni» di sant'Agostino, vescovo
(Trattato 15, 10-12. 16-17; CCl 36, 154-156)
«E arrivò intanto una donna» (Gv 4, 7): figura della Chiesa, non ancora giustificata, ma ormai sul punto di esserlo. E' questo il tema della conversione. Viene senza sapere, trova Gesù che inizia il discorso con lei.
Vediamo su che cosa, vediamo perché «Venne una donna di Samaria ad attingere acqua». I samaritani non appartenevano al popolo giudeo: erano infatti degli stranieri. E' significativo il fatto che questa donna, la quale era figura della Chiesa, provenisse da un popolo straniero. La Chiesa infatti sarebbe venuta dai pagani, che, per i giudei erano stranieri.
Riconosciamoci in lei, e in lei ringraziamo Dio per noi. Ella era una figura non la verità, perché anch'essa prima rappresentò la figura per diventare in seguito verità. Infatti credette in lui, che voleva fare di lei la nostra figura. «Venne, dunque, ad attingere acqua». Era semplicemente venuta ad attingere acqua, come sogliono fare uomini e donne.
«Gesù le disse: Dammi da bere. I suoi discepoli infatti erano andati in città a far provvista di cibi. Ma la Samaritana gli disse: Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana? I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani» (Gv 4, 7-9).
Vedete come erano stranieri tra di loro: i giudei non usavano neppure i recipienti dei samaritani. E siccome la donna portava con sé la brocca con cui attingere l'acqua, si meravigliò che un giudeo le domandasse da bere, cosa che i giudei non solevano mai fare. Colui però che domandava da bere, aveva sete della fede della samaritana. Ascolta ora appunto chi è colui che domanda da bere. «Gesù le rispose: Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: Dammi da bere, tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva» (Gv 4, 10).
Domanda da bere e promette di dissetare. E' bisognoso come uno che aspetta di ricevere, e abbonda come chi è in grado di saziare. «Se tu conoscessi», dice, «il dono di Dio».
Il dono di Dio è lo Spirito Santo.
Ma Gesù parla alla dottrina in maniera ancora velata, e a poco a poco si apre una via al cuore di lei. Forse già la istruisce. Che c'è infatti di più dolce e di più affettuoso di questa esortazione: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: Dammi da bere, tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva»?Quale acqua, dunque, sta per darle, se non quella di cui è scritto: «E' in te sorgente della vita»? (Sal 35, 10).
Infatti come potranno aver sete coloro che «Si saziano dell'abbondanza della tua casa»? (Sal 35, 9).
Prometteva una certa abbondanza e sazietà di Spirito Santo, ma quella non comprendeva ancora, e, non comprendendo, che cosa rispondeva? La donna gli dice: «Signore dammi di quest'acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua» (Gv 4, 15). Il bisogno la costringeva alla fatica, ma la sua debolezza non vi si adattava volentieri. Oh! se avesse sentito: «Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò»! (Mt 11, 28). Infatti Gesù le diceva questo, perché non dovesse più faticare, ma la donna non capiva ancora.
(Trattato 15, 10-12. 16-17; CCl 36, 154-156)
«E arrivò intanto una donna» (Gv 4, 7): figura della Chiesa, non ancora giustificata, ma ormai sul punto di esserlo. E' questo il tema della conversione. Viene senza sapere, trova Gesù che inizia il discorso con lei.
Vediamo su che cosa, vediamo perché «Venne una donna di Samaria ad attingere acqua». I samaritani non appartenevano al popolo giudeo: erano infatti degli stranieri. E' significativo il fatto che questa donna, la quale era figura della Chiesa, provenisse da un popolo straniero. La Chiesa infatti sarebbe venuta dai pagani, che, per i giudei erano stranieri.
Riconosciamoci in lei, e in lei ringraziamo Dio per noi. Ella era una figura non la verità, perché anch'essa prima rappresentò la figura per diventare in seguito verità. Infatti credette in lui, che voleva fare di lei la nostra figura. «Venne, dunque, ad attingere acqua». Era semplicemente venuta ad attingere acqua, come sogliono fare uomini e donne.
«Gesù le disse: Dammi da bere. I suoi discepoli infatti erano andati in città a far provvista di cibi. Ma la Samaritana gli disse: Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana? I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani» (Gv 4, 7-9).
Vedete come erano stranieri tra di loro: i giudei non usavano neppure i recipienti dei samaritani. E siccome la donna portava con sé la brocca con cui attingere l'acqua, si meravigliò che un giudeo le domandasse da bere, cosa che i giudei non solevano mai fare. Colui però che domandava da bere, aveva sete della fede della samaritana. Ascolta ora appunto chi è colui che domanda da bere. «Gesù le rispose: Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: Dammi da bere, tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva» (Gv 4, 10).
Domanda da bere e promette di dissetare. E' bisognoso come uno che aspetta di ricevere, e abbonda come chi è in grado di saziare. «Se tu conoscessi», dice, «il dono di Dio».
Il dono di Dio è lo Spirito Santo.
Ma Gesù parla alla dottrina in maniera ancora velata, e a poco a poco si apre una via al cuore di lei. Forse già la istruisce. Che c'è infatti di più dolce e di più affettuoso di questa esortazione: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: Dammi da bere, tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva»?Quale acqua, dunque, sta per darle, se non quella di cui è scritto: «E' in te sorgente della vita»? (Sal 35, 10).
Infatti come potranno aver sete coloro che «Si saziano dell'abbondanza della tua casa»? (Sal 35, 9).
Prometteva una certa abbondanza e sazietà di Spirito Santo, ma quella non comprendeva ancora, e, non comprendendo, che cosa rispondeva? La donna gli dice: «Signore dammi di quest'acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua» (Gv 4, 15). Il bisogno la costringeva alla fatica, ma la sua debolezza non vi si adattava volentieri. Oh! se avesse sentito: «Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò»! (Mt 11, 28). Infatti Gesù le diceva questo, perché non dovesse più faticare, ma la donna non capiva ancora.
Pescatori d'uomini
“Sapendomi pescatore di uomini… non pesco?”
Il Signore vuole da te un apostolato concreto, come quello della pesca di quei centocinquantatré grossi pesci e non altri, presi alla destra della barca. E mi domandi: come mai, pur sapendomi pescatore di uomini, vivendo a contatto con molti compagni, e pur potendo capire verso chi deve essere diretto il mio apostolato specifico, non pesco?... Mi manca Amore? Mi manca vita interiore? Ascolta la risposta dalle labbra di Pietro, nell'altra pesca miracolosa: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte, e non abbiamo preso nulla; tuttavia, sulla tua parola, getterò la rete». In nome di Cristo, ricomincia di nuovo. Rinvigorito: via quella fiacchezza! (Solco 377)
L'apostolato, ansia che consuma interiormente il cristiano della strada, non è qualcosa di diverso dal compito di ogni giorno: si confonde col lavoro quotidiano, quando esso è trasformato in occasione di incontro personale con Cristo. In questo lavoro, impegnandoci gomito a gomito negli stessi problemi dei nostri compagni, dei nostri amici, dei nostri parenti, potremo aiutarli a raggiungere Cristo, che ci attende presso la riva del lago. Come Pietro prima di essere apostolo, pescatore; dopo essere stato eletto apostolo, pescatore. Prima e dopo la stessa professione.
Passa accanto agli apostoli, accanto ad anime che si sono date a Lui: ed essi non se ne rendono conto. Quante volte c'è Cristo, e non accanto a noi, ma in noi; eppure viviamo una vita tanto umana! Cristo è vicino, ma i suoi figli non gli rivolgono uno sguardo d'affetto, né una parola d'amore, né gli dedicano un'opera di zelo.
Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: infatti non erano lontano da terra se non un centinaio di metri [Gv 21, 8]. Subito mettono la pesca ai piedi del Signore, perché è sua.
Così noi impariamo che le anime sono di Dio, che nessuno su questa terra può attribuirsene la proprietà, e che l'apostolato della Chiesa — che è annuncio e realtà di salvezza — non si fonda sul prestigio di qualcuno, ma sulla grazia divina. (Amici di Dio, 264-267)
Il Signore vuole da te un apostolato concreto, come quello della pesca di quei centocinquantatré grossi pesci e non altri, presi alla destra della barca. E mi domandi: come mai, pur sapendomi pescatore di uomini, vivendo a contatto con molti compagni, e pur potendo capire verso chi deve essere diretto il mio apostolato specifico, non pesco?... Mi manca Amore? Mi manca vita interiore? Ascolta la risposta dalle labbra di Pietro, nell'altra pesca miracolosa: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte, e non abbiamo preso nulla; tuttavia, sulla tua parola, getterò la rete». In nome di Cristo, ricomincia di nuovo. Rinvigorito: via quella fiacchezza! (Solco 377)
L'apostolato, ansia che consuma interiormente il cristiano della strada, non è qualcosa di diverso dal compito di ogni giorno: si confonde col lavoro quotidiano, quando esso è trasformato in occasione di incontro personale con Cristo. In questo lavoro, impegnandoci gomito a gomito negli stessi problemi dei nostri compagni, dei nostri amici, dei nostri parenti, potremo aiutarli a raggiungere Cristo, che ci attende presso la riva del lago. Come Pietro prima di essere apostolo, pescatore; dopo essere stato eletto apostolo, pescatore. Prima e dopo la stessa professione.
Passa accanto agli apostoli, accanto ad anime che si sono date a Lui: ed essi non se ne rendono conto. Quante volte c'è Cristo, e non accanto a noi, ma in noi; eppure viviamo una vita tanto umana! Cristo è vicino, ma i suoi figli non gli rivolgono uno sguardo d'affetto, né una parola d'amore, né gli dedicano un'opera di zelo.
Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: infatti non erano lontano da terra se non un centinaio di metri [Gv 21, 8]. Subito mettono la pesca ai piedi del Signore, perché è sua.
Così noi impariamo che le anime sono di Dio, che nessuno su questa terra può attribuirsene la proprietà, e che l'apostolato della Chiesa — che è annuncio e realtà di salvezza — non si fonda sul prestigio di qualcuno, ma sulla grazia divina. (Amici di Dio, 264-267)
Dio ama chi dona con gioia
Soffri! —Ebbene, ascolta: “Lui” non ha il Cuore più piccolo del nostro. —Soffri? È bene che sia così. (Cammino, 230)
Ti avverto che le grandi penitenze sono compatibili anche con le cadute spettacolari provocate dalla superbia. Invece, con il continuo desiderio di piacere a Dio nelle piccole battaglie personali — ad esempio, sorridere quando non se ne ha voglia; e vi posso assicurare che, talvolta, un sorriso costa più di un'ora di cilicio —, è difficile dar spago all'orgoglio, alla ridicola ingenuità di considerarci eroi illustri: ci vediamo come bambini capaci di offrire al loro padre soltanto delle cose da nulla, che però sono ricevute con immensa gioia.
Allora il cristiano deve sempre essere mortificato? Sì, ma per amore. Forse fino a questo momento non ci eravamo sentiti spinti a seguire così da vicino le orme di Cristo. Forse non ci eravamo resi conto che possiamo unire al suo sacrificio redentore le nostre piccole rinunce: per i nostri peccati, per i peccati degli uomini di ogni tempo, per il malvagio lavoro di Lucifero che continua ad opporre a Dio il suo non serviam! Come oseremo dire senza ipocrisia: «Signore, mi fanno male le offese che feriscono il tuo amabilissimo Cuore», se non saremo decisi a privarci di una piccola cosa, o ad offrire un piccolo sacrificio a lode del suo Amore?
La penitenza — vera riparazione — ci lancia sul cammino della dedizione, della carità. Dedizione per riparare, e carità per aiutare gli altri, come Cristo ha aiutato noi.Da ora in poi, abbiate fretta di amare. L'amore impedirà di lamentarci, di protestare. Perché spesso sopportiamo le contrarietà, è vero; però ci lamentiamo, e allora, oltre a sprecare la grazia di Dio, gli impediamo, in futuro, di esigerci ancora. Hilarem enim datorem diligit Deus [2 Cor 9, 7].
Dio ama chi dona con gioia, con la spontaneità che nasce da un cuore innamorato, senza le smancerie di chi si dona come per fare un piacere. (Amici di Dio, 139-140)
Ti avverto che le grandi penitenze sono compatibili anche con le cadute spettacolari provocate dalla superbia. Invece, con il continuo desiderio di piacere a Dio nelle piccole battaglie personali — ad esempio, sorridere quando non se ne ha voglia; e vi posso assicurare che, talvolta, un sorriso costa più di un'ora di cilicio —, è difficile dar spago all'orgoglio, alla ridicola ingenuità di considerarci eroi illustri: ci vediamo come bambini capaci di offrire al loro padre soltanto delle cose da nulla, che però sono ricevute con immensa gioia.
Allora il cristiano deve sempre essere mortificato? Sì, ma per amore. Forse fino a questo momento non ci eravamo sentiti spinti a seguire così da vicino le orme di Cristo. Forse non ci eravamo resi conto che possiamo unire al suo sacrificio redentore le nostre piccole rinunce: per i nostri peccati, per i peccati degli uomini di ogni tempo, per il malvagio lavoro di Lucifero che continua ad opporre a Dio il suo non serviam! Come oseremo dire senza ipocrisia: «Signore, mi fanno male le offese che feriscono il tuo amabilissimo Cuore», se non saremo decisi a privarci di una piccola cosa, o ad offrire un piccolo sacrificio a lode del suo Amore?
La penitenza — vera riparazione — ci lancia sul cammino della dedizione, della carità. Dedizione per riparare, e carità per aiutare gli altri, come Cristo ha aiutato noi.Da ora in poi, abbiate fretta di amare. L'amore impedirà di lamentarci, di protestare. Perché spesso sopportiamo le contrarietà, è vero; però ci lamentiamo, e allora, oltre a sprecare la grazia di Dio, gli impediamo, in futuro, di esigerci ancora. Hilarem enim datorem diligit Deus [2 Cor 9, 7].
Dio ama chi dona con gioia, con la spontaneità che nasce da un cuore innamorato, senza le smancerie di chi si dona come per fare un piacere. (Amici di Dio, 139-140)
martedì 21 aprile 2009
L'uomo anela a sapere
L'uomo, per sua natura, anela a sapere; ma che importa il sapere se non si ha il timor di Dio? Certamente un umile contadino che serva il Signore è più apprezzabile di un sapiente che, montato in superbia e dimentico di ciò che egli è veramente, vada studiando i movimenti del cielo. Colui che si conosce a fondo sente di valere ben poco in se stesso e non cerca l'approvazione degli uomini. Dinanzi a Dio, il quale mi giudicherà per le mie azioni, che mi gioverebbe se io anche possedessi tutta la scienza del mondo, ma non avessi l'amore? Datti pace da una smania eccessiva di sapere: in essa, infatti, non troverai che sviamento grande ed inganno. Coloro che sanno desiderano apparire ed essere chiamati sapienti. Ma vi sono molte cose, la cui conoscenza giova ben poco, o non giova affatto, all'anima. Ed è tutt'altro che sapiente colui che attende a cose diverse da quelle che servono alla sua salvezza. I molti discorsi non appagano l'anima; invece una vita buona rinfresca la mente e una coscienza pura dà grande fiducia in Dio. Quanto più grande e profonda è la tua scienza, tanto più severamente sarai giudicato, proprio partendo da essa; a meno che ancor più grande non sia stata la santità della tua vita.
Vanità è dunque ricercare le ricchezze
Vanità è dunque ricercare le ricchezze, destinate a finire, e porre in esse le nostre speranze. Vanità è pure ambire agli onori e montare in alta condizione. Vanità è seguire desideri carnali e aspirare a cose, per le quali si debba poi essere gravemente puniti. Vanità è aspirare a vivere a lungo, e darsi poco pensiero di vivere bene. Vanità è occuparsi soltanto della vita presente e non guardare fin d'ora al futuro. Vanità è amare ciò che passa con tutta rapidità e non affrettarsi là, dove dura eterna gioia. Ricordati spesso di quel proverbio: "Non si sazia l'occhio di guardare, né mai l'orecchio è sazio di udire" (Qo 1,8). Fa', dunque, che il tuo cuore sia distolto dall'amore delle cose visibili di quaggiù e che tu sia portato verso le cose di lassù, che non vediamo. Giacché chi va dietro ai propri sensi macchia la propria coscienza e perde la grazia di Dio.
Trova il tempo
Trova il tempo di pensare
Trova il tempo di pregare
Trova il tempo di ridere
È la fonte del potere
È il più grande potere sulla Terra
È la musica dell'anima.
Trova il tempo per giocare
Trova il tempo per amare ed essere amato
Trova il tempo di dare
È il segreto dell'eterna giovinezza
È il privilegio dato da Dio
La giornata è troppo corta per essere egoisti.
Trova il tempo di leggere
Trova il tempo di essere amico
Trova il tempo di lavorare
E' la fonte della saggezza
E' la strada della felicità
E' il prezzo del successo.
Trova il tempo di fare la carità
E' la chiave del Paradiso.
(Iscrizione trovata sul muro della Casa dei Bambini di Calcutta.)
Trova il tempo di pregare
Trova il tempo di ridere
È la fonte del potere
È il più grande potere sulla Terra
È la musica dell'anima.
Trova il tempo per giocare
Trova il tempo per amare ed essere amato
Trova il tempo di dare
È il segreto dell'eterna giovinezza
È il privilegio dato da Dio
La giornata è troppo corta per essere egoisti.
Trova il tempo di leggere
Trova il tempo di essere amico
Trova il tempo di lavorare
E' la fonte della saggezza
E' la strada della felicità
E' il prezzo del successo.
Trova il tempo di fare la carità
E' la chiave del Paradiso.
(Iscrizione trovata sul muro della Casa dei Bambini di Calcutta.)
Preghiera per le anime del purgatorio
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.O Dio, vieni a salvarmi. Signore, vieni presto in mio aiuto. Gloria al Padre..
1) Gesù, per il sudore di Sangue che versasti nell'Orto degli Ulivi, quando Ti vedesti ricoperto del cumulo dei peccati degli uomini di tutti i tempi e ne avesti un grande ribrezzo, ma per nostro amore li accettasti su di Te, Vittima espiatoria dell'umanità, abbi misericordia delle Anime dei miei parenti che soffrono in Purgatorio.
Padre nostro Ave Maria L'eterno riposo
2) Gesù, per la crudele flagellazione che soffristi legato alla colonna, docile bersaglio di un'umanità empia e scellerata, abbi misericordia delle Anime dei miei amici e conoscenti che penano in Purgatorio.
Padre nostro Ave Maria L'eterno riposo
3) Gesù, per il casco di spine che Ti procurò terribili fitte alla testa e abbondanti perdite di sangue, abbi misericordia dell'Anima più abbandonata, priva di suffragi, e di quella che è più lontana ad essere liberata dalle pene del Purgatorio.
Padre nostro Ave Maria L'eterno riposo
4) Gesù, per quei dolorosi passi che facesti con la Croce sulle spalle che Ti procurò una piaga dolorosissima, abbi misericordia dell'Anima più prossima ad uscire dal Purgatorio, e per le pene che provasti insieme alla tua Santissima Madre quando Vi incontraste lungo la via del Calvario, libera dalle pene del Purgatorio le Anime che furono devote della più tenera e addolorata delle madri.
Padre nostro Ave Maria L'eterno riposo
5) Gesù, per il tuo santissimo corpo steso sulla Croce, per i piedi e le mani trafitte da grossi chiodi, per la morte crudele e per il tuo santissimo Cuore aperto dalla lancia, abbi pietà e misericordia delle Anime del Purgatorio; liberale dalle pene che soffrono, chiamale a Te, accoglile finalmente tra le tue braccia in Paradiso.
Padre nostro Ave Maria L'eterno riposo
.
Preghiamo
Padre misericordioso, che nella tua grande bontà e nel tuo immenso amore, non hai abbandonato le Anime che soffrono in Purgatorio, anzi, sei felice di alleviarne le pene per mezzo delle nostre preghiere, Ti preghiamo di sollevarle dai tormenti e di esaudirne le preghiere e le suppliche. Ti ricordiamo, Padre, il Sangue versato da Gesù nella dolorosa Passione e Morte che sostenne per noi e per loro. Per tutti i peccati che le Anime che ora soffrono in Purgatorio commisero, Ti offro in riparazione la sua vita santissima e per le pene a cui soggiacciono con tanto dolore, Ti offro tutte le penitenze, i digiuni, i sacrifici, le preghiere, le fatiche, le afflizioni, i colpi, le ferite, la Passione e la Morte che Gesù, innocente e santo, volontariamente sostenne, e Ti prego, per tali offerte, di condurle alla gioia eterna. Amen.
Padre misericordioso, che nella tua grande bontà e nel tuo immenso amore, non hai abbandonato le Anime che soffrono in Purgatorio, anzi, sei felice di alleviarne le pene per mezzo delle nostre preghiere, Ti preghiamo di sollevarle dai tormenti e di esaudirne le preghiere e le suppliche. Ti ricordiamo, Padre, il Sangue versato da Gesù nella dolorosa Passione e Morte che sostenne per noi e per loro. Per tutti i peccati che le Anime che ora soffrono in Purgatorio commisero, Ti offro in riparazione la sua vita santissima e per le pene a cui soggiacciono con tanto dolore, Ti offro tutte le penitenze, i digiuni, i sacrifici, le preghiere, le fatiche, le afflizioni, i colpi, le ferite, la Passione e la Morte che Gesù, innocente e santo, volontariamente sostenne, e Ti prego, per tali offerte, di condurle alla gioia eterna. Amen.
Recita giornaliera di tre Ave Maria
Santa Matilde di Hackeborn, monaca benedettina morta nel 1298, pensando con timore al momento della sua morte, pregava la Madonna di assisterla in quel mo mento estremo. Consolatissima fu la risposta della Madre di Dio: «Sì, farò quello che mi domandi, figlia mia, però ti chiedo la recita giomaliera di Tre Ave Maria: la prima per ringraziare l’Eterno Padre per avermi resa onnipotente in Cielo e in terra; la seconda per onorare il Figlio di Dio per avermi data tale scienza e sapienza da sorpassare quella di tutti i Santi e di tutti gli Angeli, e per avermi circonfusa di tanto splendore da illuminare, come sole splendente, tutto il Paradiso; la terza per onorare lo Spirito Santo per aver acceso nel mio cuore le fiamme più ardenti del suo amore e per avermi fatta così buona e benigna da essere, dopo Dio, la più dolce e la più misericordiosa».
Ed ecco la speciale promessa di Maria Santissima che vale per tutti:
«Nell’ora della morte, io:
1) ti sarò presente confortandoti e allontanando ogni forza diabolica;
2) t’infonderò luce di fede e conoscenza affinché la tua fede non venga tentata per ignoranza;
3) t’assisterò nell’ora del tuo trapasso infondendo nell’anima tua la sua vita del divino Amore affinché prevalga in te tanto da mutare ogni pena e amarezza di morte in grande sua vita»
(Liber specialis gratiae - p. I - cap. 47).
La speciale promessa di Maria Santissima ci assicura quindi tre cose:
1) la sua presenza nel momento della nostra morte per confortarci e tenere lontano il demonio con le sue tentazioni;
2) l’infusione di tanta luce di fede da escludere ogni tentazione che potrebbe causarci l’ignoranza religiosa;
3) nell’ora estrema della nostra vita, la Madre di Dio ci colmerà di tanta dolcezza di amore divino da non farci sentire la pena e l’amarezza della morte.
Molti Santi, fra cui Sant’Alfonso Maria de Liquori, San Giovanni Bosco, Padre Pio da Pietralcina, furono zelanti propagatori della devozione delle Tre Ave Maria.
In pratica, per ottenere la promessa di Maria, basta recitare con devozione mattina o sera (meglio ancora se mattina e sera) Tre Ave Maria secondo l’intenzione manifestata dalla Madonna a Santa Matilde.
È lodevole aggiungere una preghiera a San Giuseppe, Patrono dei moribondi: «Ave Giuseppe, pieno di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetto fra gli uomini e benedetto è il frutto di Maria, Gesù. O San Giuseppe, Padre putativo di Gesù e Sposo della sempre Vergine Maria, prega per noi peccatori adesso e nell’ora della nostra morte. Amen».
Qualcuno potrebbe pensare: se con la recita giornaliera delle Tre Ave Maria mi salverò, allora potrò continuare a peccare tranquillamente, tanto mi salverò lo stesso!
No; pensare questo è farsi ingannare dal demonio, perché le anime rette sanno benissimo che nessuno può salvarsi senza la sua libera corrispondenza alla grazia di Dio, che ci spinge suavemente a fare il bene e a fuggire il male, come insegna Sant’Agostino: «Chi ha creato te senza di te, non salverà senza di te».
La pratica delle Tre Ave Maria è un mezzo che ai buoni ottiene le grazie necessarie per condurre una vita cristiana e di morire in grazia di Dio; ai peccatori, che cadono per fragilità, se con perseveranza recitano le Tre Ave Maria giornaliere otterranno prima o poi, almeno prima della morte la grazia di una sincera conversione, di un vero pentimento e quindi si salveranno; invece ai peccatori che recitano le Tre Ave Maria con cattiva intenzione, e cioè per continuare maliziosamente la loro vita peccaminosa con la presunzione di salvarsi lo stesso per la promessa della Madonna, costoro, meritando castighi e non misericordia, certamente non persevereranno nella recita giornaliera delle Tre Ave Maria e quindi non otterranno la promessa della Madonna, perché Lei ha fatto la speciale promessa non per farci abusare della misericordia divina ma per aiutarci a perseverare nella grazia santificante fino alla nostra morte; per aiutarci a rompere le catene che ci legano al demonio, per convertirci e ottenere la felicità eterna del Paradiso.
Qualcuno potrebbe obiettare che ci sia grande sproporzione nell’ottenere la salvezza eterna con la semplice recita giornaliera di Tre Ave Maria. Ebbene al Congresso Mariano di Einsiedeln in Svizzera, il Padre G. Battista de Blois rispondeva così: «Se questo mezzo vi sembra sproporzionato al fine che con esso si vuole raggiungere (la salvezza eterna), non vi resta che reclamare presso la Santa Vergine che lo ha arricchito della sua speciale promessa. O meglio ancora dovete prendervela con Dio stesso che Le ha accordato un tale potere. Del resto non è forse nelle abitudini del Signore operare le più grandi meraviglie con dei mezzi che sembrano i più semplici e sproporzionati? Dio è padrone assoluto dei suoi doni. E la Vergine Santissima, nella sua potenza d’intercessione, risponde con generosità sproporzionata al piccolo omaggio, ma proporzionata al suo amore di Madre tenerissima». Per questo il Venerabile Servo di Dio Luigi Maria Baudoin scrisse: «Recitate ogni giorno le Tre Ave Maria. Se siete fedeli nel pagare questo tributo di omaggio a Maria, io vi prometto il Paradiso».
Ed ecco la speciale promessa di Maria Santissima che vale per tutti:
«Nell’ora della morte, io:
1) ti sarò presente confortandoti e allontanando ogni forza diabolica;
2) t’infonderò luce di fede e conoscenza affinché la tua fede non venga tentata per ignoranza;
3) t’assisterò nell’ora del tuo trapasso infondendo nell’anima tua la sua vita del divino Amore affinché prevalga in te tanto da mutare ogni pena e amarezza di morte in grande sua vita»
(Liber specialis gratiae - p. I - cap. 47).
La speciale promessa di Maria Santissima ci assicura quindi tre cose:
1) la sua presenza nel momento della nostra morte per confortarci e tenere lontano il demonio con le sue tentazioni;
2) l’infusione di tanta luce di fede da escludere ogni tentazione che potrebbe causarci l’ignoranza religiosa;
3) nell’ora estrema della nostra vita, la Madre di Dio ci colmerà di tanta dolcezza di amore divino da non farci sentire la pena e l’amarezza della morte.
Molti Santi, fra cui Sant’Alfonso Maria de Liquori, San Giovanni Bosco, Padre Pio da Pietralcina, furono zelanti propagatori della devozione delle Tre Ave Maria.
In pratica, per ottenere la promessa di Maria, basta recitare con devozione mattina o sera (meglio ancora se mattina e sera) Tre Ave Maria secondo l’intenzione manifestata dalla Madonna a Santa Matilde.
È lodevole aggiungere una preghiera a San Giuseppe, Patrono dei moribondi: «Ave Giuseppe, pieno di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetto fra gli uomini e benedetto è il frutto di Maria, Gesù. O San Giuseppe, Padre putativo di Gesù e Sposo della sempre Vergine Maria, prega per noi peccatori adesso e nell’ora della nostra morte. Amen».
Qualcuno potrebbe pensare: se con la recita giornaliera delle Tre Ave Maria mi salverò, allora potrò continuare a peccare tranquillamente, tanto mi salverò lo stesso!
No; pensare questo è farsi ingannare dal demonio, perché le anime rette sanno benissimo che nessuno può salvarsi senza la sua libera corrispondenza alla grazia di Dio, che ci spinge suavemente a fare il bene e a fuggire il male, come insegna Sant’Agostino: «Chi ha creato te senza di te, non salverà senza di te».
La pratica delle Tre Ave Maria è un mezzo che ai buoni ottiene le grazie necessarie per condurre una vita cristiana e di morire in grazia di Dio; ai peccatori, che cadono per fragilità, se con perseveranza recitano le Tre Ave Maria giornaliere otterranno prima o poi, almeno prima della morte la grazia di una sincera conversione, di un vero pentimento e quindi si salveranno; invece ai peccatori che recitano le Tre Ave Maria con cattiva intenzione, e cioè per continuare maliziosamente la loro vita peccaminosa con la presunzione di salvarsi lo stesso per la promessa della Madonna, costoro, meritando castighi e non misericordia, certamente non persevereranno nella recita giornaliera delle Tre Ave Maria e quindi non otterranno la promessa della Madonna, perché Lei ha fatto la speciale promessa non per farci abusare della misericordia divina ma per aiutarci a perseverare nella grazia santificante fino alla nostra morte; per aiutarci a rompere le catene che ci legano al demonio, per convertirci e ottenere la felicità eterna del Paradiso.
Qualcuno potrebbe obiettare che ci sia grande sproporzione nell’ottenere la salvezza eterna con la semplice recita giornaliera di Tre Ave Maria. Ebbene al Congresso Mariano di Einsiedeln in Svizzera, il Padre G. Battista de Blois rispondeva così: «Se questo mezzo vi sembra sproporzionato al fine che con esso si vuole raggiungere (la salvezza eterna), non vi resta che reclamare presso la Santa Vergine che lo ha arricchito della sua speciale promessa. O meglio ancora dovete prendervela con Dio stesso che Le ha accordato un tale potere. Del resto non è forse nelle abitudini del Signore operare le più grandi meraviglie con dei mezzi che sembrano i più semplici e sproporzionati? Dio è padrone assoluto dei suoi doni. E la Vergine Santissima, nella sua potenza d’intercessione, risponde con generosità sproporzionata al piccolo omaggio, ma proporzionata al suo amore di Madre tenerissima». Per questo il Venerabile Servo di Dio Luigi Maria Baudoin scrisse: «Recitate ogni giorno le Tre Ave Maria. Se siete fedeli nel pagare questo tributo di omaggio a Maria, io vi prometto il Paradiso».
Consacrazione al Sacro Cuore di Gesù
Io…..., dono e consacro al Cuore adorabile di Gesù la mia persona e la mia vita, le mie azioni, pene e sofferenze per non più servirmi di alcuna parte del mio essere, se non per onorarlo, amarlo e glorificarlo.E' questa la mia irrevocabile volontà: essere tutto suo e fare ogni cosa per suo amore, rinunciando a tutto ciò che può dispiacergli.
Ti scelgo, Sacro Cuore di Gesù, come unico oggetto del mio amore, custode della mia vita, pegno della mia salvezza, rimedio della mia fragilità e incostanza, riparatore di tutte le colpe della mia vita e rifugio sicuro nell'ora della mia morte.
Sii, o Cuore di bontà e di misericordia, la mia giustificazione presso Dio Padre e allontana da me la sua giusta indignazione. Cuore amoroso di Gesù, pongo in te la mia fiducia, perchè temo tutto dalla mia malizia e debolezza, ma spero tutto dalla tua bontà.
Distruggi in me quanto può dispiacerti. Il tuo puro amore s'imprima profondamente nel mio cuore in modo che non ti possa più dimenticare o essere separato da te.
Ti chiedo, per la tua bontà, che il mio nome sia scritto in te, poichè voglio vivere e morire come tuo vero devoto. Sacro Cuore di Gesù, confido in te!
(S. Margherita Maria Alacoque)
O Madre mia
O Madre mia,é nel vostro cuore che io vengo ad affidare le angosce del mio cuore e attingervi forza e coraggio.
Santa Bernadette Quaderno di note intime p.28
Santa Bernadette Quaderno di note intime p.28
Preghiera di S.Gaspare del Bufalo al Sangue di Gesù
O sangue prezioso del mio Signore, che io ti benedica in eterno.O amore del mio Signore divenuto piagato!
Quanto siamo lontani dalla conformità alla tua vita.
O sangue di Gesù Cristo, balsamo delle nostre anime,
sorgente di misericordia,
fa' che la mia lingua,
imporporata di sangue nella quotidiana celebrazione della Messa,
ti benedica adesso e sempre.
O Signore, chi non ti amerà?
Chi non arderà di affetto verso di te?
Le tue piaghe, il tuo sangue, le spine, la croce,
il divin sangue in particolare, versato fino all'ultima stilla,
con quale voce eloquente grida al mio povero cuore!
Poiché tu agonizzasti e moristi per me per salvarmi,
io darò, se occorre, anche la vita, perché giunga al possesso beato del cielo.
O Gesù, sei stato fatto per noi redenzione.
Dal tuo costato aperto, arca di salvezza, fornace di carità,
uscì sangue ed acqua segno dei sacramenti e della tenerezza del tuo amore,
o Cristo, che ci hai amati e lavati nel tuo sangue!
lunedì 20 aprile 2009
La benedizione
Il segno di croce significa ritornare a Cristo
Con la sua morte in croce per amore dei peccatori Cristo ha levato dal mondo la maledizione del peccatore. L'uomo però continua sempre a peccare e la Chiesa deve sempre aiutare a effettuare la Redenzione in nome del Signore. E ciò avviene in modo particolare per mezzo della S. Messa e dei Sacramenti, ma anche per mezzo dei Sacramentali: benedizioni dei sacerdoti, acqua santa, ceri benedetti, olio benedetto, ecc.
Ogni segno di croce fatto con fede è già un segno di benedizione
La croce irradia una corrente di benedizione per tutto il mondo, per ogni anima che crede in Dio e nella forza della croce. Ogni uomo unito a Dio può compiere la Redenzione ogni volta che fa un segno di croce.
La benedizione appartiene assolutamente ai cristiani
Il Signore ha detto: " In verità, in verità vi dico: qualunque cosa domandiate al Padre nel nome mio, ve la concederà " (Gv 16,23). Dunque: là dove c'è il nome del Signore, c'è la benedizione ; là dove c'è il segno della sua S. Croce, là si trova aiuto.
" Tu ti lamenti della cattiveria del mondo, o della mancanza di riguardo e dell'incomprensione della gente che ti circonda. La tua pazienza e i tuoi nervi vengono messi a dura prova e spesso ti scappano, malgrado le migliori intenzioni. Trova una buona volta il mezzo e la ricetta della benedizione giornaliera (Padre Kieffer O. Cap.).
Prendi ogni mattino un po' d'acqua santa, fa' un segno di croce e di': "In nome di Gesù benedico tutta la mia famiglia, benedico tutti coloro che incontrerò. Benedico tutti coloro che si raccomandano alle mie preghiere, benedico la nostra casa e tutti coloro che vi entrano ed escono ."
Ci sono moltissime persone, uomini e donne, che lo fanno ogni giorno. Anche se questo atto non si sente sempre, esso ha sempre un effetto positivo. La cosa principale è questa: fare il segno di croce adagio e dire la formula di benedizione con il cuore!
" Oh, quante, quante persone ho benedetto! ", così disse la moglie di un tenente colonnello, Maria Teresa. " Io ero la prima che si alzava in casa mia: benedicevo con l'acqua santa mio marito, che stava ancora dormendo, pregavo spesso china su di lui. Poi entravo nella camera dei bambini, svegliavo i piccoli, ed essi recitavano le preghiere del mattino a mani giunte e ad alta voce. Poi facevo loro un segno di croce sulla fronte, li benedivo e dicevo qualcosa sugli angeli custodi. Quando tutti erano usciti di casa, ricominciavo a benedire. Andavo per lo più in ogni camera, implorando protezione e benedizioni. Dicevo anche: `Mio Dio, proteggi tutti coloro che mi hai affidato: tienili sotto la tua protezione paterna, con tutto ciò che posseggo e che devo amministrare, poiché tutto appartiene a te. Tu ci hai dato tante cose: conservale, e fa' che esse ci servano, ma che non siano mai occasione di peccato'. Quando in casa mia ci sono ospiti, io prego parecchie volte per loro, prima che entrino in casa mia e mando loro la benedizione. Spesso mi è stato detto che da me c'era qualcosa di speciale, si sentiva una gran pace. Io ho sentito in me e negli altri che le benedizioni hanno una gran forza viva ".
Cristo vuole essere sempre operante nei suoi apostoli benedicenti.
La benedizione sacerdotale
Vogliamo distinguere bene i Sacramenti dai Sacramentali. I Sacramentali non sono stati istituiti da Cristo e non comunicano la grazia santificante, ma predispongono a riceverla, in virtù della nostra fede, nei meriti infiniti di Gesù Cristo. La benedizione del Sacerdote attinge dalle ricchezze infinite del Cuore di Gesù, e perciò ha una forza salvifica e santificante, una potenza esorcizzante e protettiva. Il sacerdote celebra la S. Messa ogni giorno, amministra i Sacramenti, quando è necessario, ma può benedire continuamente e ovunque. Così pure lo può un Sacerdote malato, perseguitato o incarcerato.
Un sacerdote incarcerato in un campo di concentramento ha fatto questo racconto commovente. Aveva lavorato tanto tempo a Dachau in una fabbrica delle SS. Un giorno fu pregato da un contabile di andare subito in un'abitazione, costruita in una soffitta, e di benedire la sua famiglia: " Io ero vestito come un povero detenuto di un campo di concentramento. Non mi era forse mai capitato di stendere le mie braccia benedicenti con una commozione tale come in quel momento. Malgrado fossi stato marchiato da vari anni come elemento indesiderato, reietto, di rifiuto, ero tuttavia ancora un sacerdote. Mi avevano pregato di dar loro la benedizione, l'unica e ultima cosa che potevo dare ancora ".
Una contadina molto credente racconta: " In casa mia si ha una grande fede. Quando un sacerdote entra da noi, è come se entrasse il Signore: la sua visita ci rende felici. Non lasciamo mai che un sacerdote esca dalla nostra casa, senza chiedergli la benedizione. Nella nostra famiglia di 12 figli la benedizione è qualcosa di tangibile ".
Un sacerdote spiega:
" È vero: nelle mie mani è stato messo un preziosissimo tesoro immenso. Cristo stesso vuole operare con grande forza mediante la benedizione fatta da me, uomo debole. Come un tempo, egli andava benedicendo attraverso la Palestina, così vuole che il sacerdote continui a benedire. Sì, noi sacerdoti siamo dei milionari, non in denaro, ma nella grazia che comunichiamo agli altri. Noi possiamo e dobbiamo essere delle trasmittenti di benedizioni. In tutto il mondo ci sono antenne che captano onde di benedizioni: malati, carcerati, emarginati, ecc. Inoltre con ogni benedizione che diamo, aumenta la nostra forza benedicente, e cresce il nostro zelo nel benedire. Tutto ciò riempie i sacerdoti di ottimismo e di gioia! E questi sentimenti crescono con ogni benedizione che diamo con fede ".
Anche nei nostri tempi difficili.
Con la sua morte in croce per amore dei peccatori Cristo ha levato dal mondo la maledizione del peccatore. L'uomo però continua sempre a peccare e la Chiesa deve sempre aiutare a effettuare la Redenzione in nome del Signore. E ciò avviene in modo particolare per mezzo della S. Messa e dei Sacramenti, ma anche per mezzo dei Sacramentali: benedizioni dei sacerdoti, acqua santa, ceri benedetti, olio benedetto, ecc.
Ogni segno di croce fatto con fede è già un segno di benedizione
La croce irradia una corrente di benedizione per tutto il mondo, per ogni anima che crede in Dio e nella forza della croce. Ogni uomo unito a Dio può compiere la Redenzione ogni volta che fa un segno di croce.
La benedizione appartiene assolutamente ai cristiani
Il Signore ha detto: " In verità, in verità vi dico: qualunque cosa domandiate al Padre nel nome mio, ve la concederà " (Gv 16,23). Dunque: là dove c'è il nome del Signore, c'è la benedizione ; là dove c'è il segno della sua S. Croce, là si trova aiuto.
" Tu ti lamenti della cattiveria del mondo, o della mancanza di riguardo e dell'incomprensione della gente che ti circonda. La tua pazienza e i tuoi nervi vengono messi a dura prova e spesso ti scappano, malgrado le migliori intenzioni. Trova una buona volta il mezzo e la ricetta della benedizione giornaliera (Padre Kieffer O. Cap.).
Prendi ogni mattino un po' d'acqua santa, fa' un segno di croce e di': "In nome di Gesù benedico tutta la mia famiglia, benedico tutti coloro che incontrerò. Benedico tutti coloro che si raccomandano alle mie preghiere, benedico la nostra casa e tutti coloro che vi entrano ed escono ."
Ci sono moltissime persone, uomini e donne, che lo fanno ogni giorno. Anche se questo atto non si sente sempre, esso ha sempre un effetto positivo. La cosa principale è questa: fare il segno di croce adagio e dire la formula di benedizione con il cuore!
" Oh, quante, quante persone ho benedetto! ", così disse la moglie di un tenente colonnello, Maria Teresa. " Io ero la prima che si alzava in casa mia: benedicevo con l'acqua santa mio marito, che stava ancora dormendo, pregavo spesso china su di lui. Poi entravo nella camera dei bambini, svegliavo i piccoli, ed essi recitavano le preghiere del mattino a mani giunte e ad alta voce. Poi facevo loro un segno di croce sulla fronte, li benedivo e dicevo qualcosa sugli angeli custodi. Quando tutti erano usciti di casa, ricominciavo a benedire. Andavo per lo più in ogni camera, implorando protezione e benedizioni. Dicevo anche: `Mio Dio, proteggi tutti coloro che mi hai affidato: tienili sotto la tua protezione paterna, con tutto ciò che posseggo e che devo amministrare, poiché tutto appartiene a te. Tu ci hai dato tante cose: conservale, e fa' che esse ci servano, ma che non siano mai occasione di peccato'. Quando in casa mia ci sono ospiti, io prego parecchie volte per loro, prima che entrino in casa mia e mando loro la benedizione. Spesso mi è stato detto che da me c'era qualcosa di speciale, si sentiva una gran pace. Io ho sentito in me e negli altri che le benedizioni hanno una gran forza viva ".
Cristo vuole essere sempre operante nei suoi apostoli benedicenti.
La benedizione sacerdotale
Vogliamo distinguere bene i Sacramenti dai Sacramentali. I Sacramentali non sono stati istituiti da Cristo e non comunicano la grazia santificante, ma predispongono a riceverla, in virtù della nostra fede, nei meriti infiniti di Gesù Cristo. La benedizione del Sacerdote attinge dalle ricchezze infinite del Cuore di Gesù, e perciò ha una forza salvifica e santificante, una potenza esorcizzante e protettiva. Il sacerdote celebra la S. Messa ogni giorno, amministra i Sacramenti, quando è necessario, ma può benedire continuamente e ovunque. Così pure lo può un Sacerdote malato, perseguitato o incarcerato.
Un sacerdote incarcerato in un campo di concentramento ha fatto questo racconto commovente. Aveva lavorato tanto tempo a Dachau in una fabbrica delle SS. Un giorno fu pregato da un contabile di andare subito in un'abitazione, costruita in una soffitta, e di benedire la sua famiglia: " Io ero vestito come un povero detenuto di un campo di concentramento. Non mi era forse mai capitato di stendere le mie braccia benedicenti con una commozione tale come in quel momento. Malgrado fossi stato marchiato da vari anni come elemento indesiderato, reietto, di rifiuto, ero tuttavia ancora un sacerdote. Mi avevano pregato di dar loro la benedizione, l'unica e ultima cosa che potevo dare ancora ".
Una contadina molto credente racconta: " In casa mia si ha una grande fede. Quando un sacerdote entra da noi, è come se entrasse il Signore: la sua visita ci rende felici. Non lasciamo mai che un sacerdote esca dalla nostra casa, senza chiedergli la benedizione. Nella nostra famiglia di 12 figli la benedizione è qualcosa di tangibile ".
Un sacerdote spiega:
" È vero: nelle mie mani è stato messo un preziosissimo tesoro immenso. Cristo stesso vuole operare con grande forza mediante la benedizione fatta da me, uomo debole. Come un tempo, egli andava benedicendo attraverso la Palestina, così vuole che il sacerdote continui a benedire. Sì, noi sacerdoti siamo dei milionari, non in denaro, ma nella grazia che comunichiamo agli altri. Noi possiamo e dobbiamo essere delle trasmittenti di benedizioni. In tutto il mondo ci sono antenne che captano onde di benedizioni: malati, carcerati, emarginati, ecc. Inoltre con ogni benedizione che diamo, aumenta la nostra forza benedicente, e cresce il nostro zelo nel benedire. Tutto ciò riempie i sacerdoti di ottimismo e di gioia! E questi sentimenti crescono con ogni benedizione che diamo con fede ".
Anche nei nostri tempi difficili.
Non importa, fa’ il bene
Se fai il bene, ti attribuiranno secondi fini egoistici. Non importa, fa’ il bene!
Se realizzi i tuoi obiettivi, troverai falsi amici e veri nemici.
Non importa, fa’ il bene!
Il bene che fai verrà domani dimenticato.
Non importa, fa’ il bene!
L’onestà e la sincerità ti renderanno vulnerabile.
Non importa, fa’ il bene!
Da’ al mondo il meglio di te e ti prenderanno a calci.
Non importa, fa’ il bene!
(Madre Teresa di Calcutta)
Evitare l'eccessiva familiarità
"Non aprire il tuo cuore al primo che capita" (Sir 8,22); i tuoi problemi, trattali invece con chi ha saggezza e timore di Dio.
Cerca di stare raramente con persone sprovvedute e sconosciute; non metterti con i ricchi per adularli; non farti vedere volentieri con i grandi.
Stai, invece, accanto alle persone umili e semplici, devote e di buoni costumi; e con esse tratta di cose che giovino alla tua santificazione.
Non avere familiarità con alcuna donna, ma raccomanda a Dio tutte le donne degne. Cerca di essere tutto unito soltanto a Dio e ai suoi angeli, evitando ogni curiosità riguardo agli uomini. Mentre si deve avere amore per tutti, la familiarità non è affatto necessaria. Capita talvolta che una persona che non conosciamo brilli per fama eccellente; e che poi, quando essa ci sta dinanzi, ci dia noia solo al vederla. D'altra parte, talvolta speriamo di piacere a qualcuno, stando con lui, e invece cominciamo allora a non piacergli, perché egli vede in noi alcunché di riprovevole.
Cerca di stare raramente con persone sprovvedute e sconosciute; non metterti con i ricchi per adularli; non farti vedere volentieri con i grandi.
Stai, invece, accanto alle persone umili e semplici, devote e di buoni costumi; e con esse tratta di cose che giovino alla tua santificazione.
Non avere familiarità con alcuna donna, ma raccomanda a Dio tutte le donne degne. Cerca di essere tutto unito soltanto a Dio e ai suoi angeli, evitando ogni curiosità riguardo agli uomini. Mentre si deve avere amore per tutti, la familiarità non è affatto necessaria. Capita talvolta che una persona che non conosciamo brilli per fama eccellente; e che poi, quando essa ci sta dinanzi, ci dia noia solo al vederla. D'altra parte, talvolta speriamo di piacere a qualcuno, stando con lui, e invece cominciamo allora a non piacergli, perché egli vede in noi alcunché di riprovevole.
Preghiera alla Vergine di Guadalupe
Madre Santissima di Guadalupe,che hai mostrato il Tuo amore e la Tua tenerezza
ai popoli del continente americano,
colma di gioia e di speranza
tutti i popoli e tutte le famiglie del mondo.
A Te, che precedi e guidi
il nostro cammino di fede verso la patria eterna,
affidiamo le gioie, i progetti,
le preoccupazioni e gli aneliti di tutte le famiglie.
O Maria, a Te ricorriamo
confidando nella Tua tenerezza di Madre.
Non ignorare le preghiere che Ti rivolgiamo
per le famiglie di tutto il mondo in questo periodo cruciale
della storia, piuttosto, accoglici tutti
nel Tuo cuore di Madre
e accompagnaci nel nostro cammino verso la patria celeste.
Amen.
Benedetto XVI - 18 gennaio 2008 Incontro mondiale delle famiglie
Iscriviti a:
Post (Atom)

